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  • Meccatronica, ecco l′azienda iperconnessa spiegata da Roberto Rizzo

    Meccatronica, ecco l′azienda iperconnessa spiegata da Roberto Rizzo

    Il nostro è un paese di eccellenze, sembra una frase fatta ma non lo è. E tra queste ci sono eccellenze in settori economici fondamentali per il nostro Paese che meritano di essere conosciute meglio. Come SolidWorld, raccontata in questa intervista a Roberto Rizzo, presidente di SolidWorld Group.

    L’Italia è un paese di eccellenze, lo sappiamo bene. Sembra una frase fatta, di quelle che si sentono spesso; invece, esistono aziende che sono eccellenze in settori economici fondamentali per il nostro Paese che meritano di essere raccontate e fatte conoscere.

    Uno dei settori in cui l’Italia eccelle è quello della Meccatronica (nome che nasce dalla fusione tra meccanica ed elettronica, non il massimo diciamolo), settore che studia il modo di far interagire tre sottosettori, come la meccanica, l’elettronica e l’informatica, allo scopo di automatizzare i sistemi di produzione, semplificando e sostituendo il lavoro umano.

    L’Italia, come dicevamo, dal punto di vista della Meccatronica è un paese di eccellenze, tanto per dare qualche numero, stiamo parlando di un settore che genera un giro di affari da oltre 430 miliardi di euro in un anno, nel 2021, e che si è dimostrato uno dei settori più vivaci tali da guidare l’economia italiana nella fase post-pandemia. Tutto il settore rappresenta un terzo dell’export italiano, vale a dire oltre il 34%.

    meccatronica azienda iperconnessa roberto rizzo

    All’interno di questo settore esiste ormai dal 2000 una vera eccellenza italiana come SolidWorld, fondata dall’ingegner Roberto Rizzo. L’azienda di Treviso è oggi quotata nel segmento Euronext Growth Milan, il Gruppo, composto oggi da 11 aziende è leader nello sviluppo e integrazione delle più moderne e complete tecnologie digitali 3D, in ambito software e hardware, all’interno delle aziende manifatturiere per supportare e accelerare la loro trasformazione verso la Fabbrica 4.0.

    SolidWorld è una realtà ormai consolidata con 14 sedi operative, 3 poli tecnologici, più 150 dipendenti e un fatturato di 55 milioni di euro a fine 2021.

    Se c’è una cosa che ho imparato in questi anni è che nonostante le difficoltà, di un settore come il nostro, non bisogna mai smettere di investire” – ci dice Roberto Rizzo. “Nonostante un periodo difficile che ha toccato tutti, e in particolare il settore in cui operiamo, abbiamo continuato a credere nei nostri progetti e continuiamo il nostro percorso in Ricerca e Sviluppo, perché è solo in questo modo che si costruisce il futuro, puntando sulle competenze delle persone“.

    Roberto Rizzo è tra i primi ingegneri aeronautici a laurearsi alla facoltà di Ingegneria Aeronautica dell’Università La Sapienza, sotto la guida del Prof. Luigi Broglio, considerato il padre dell’astronautica italiana. Dopo aver fondato la CadCam Studio, specializzata nella progettazione di stampi complessi per il settore automotive, attraverso un software CAD 3D israeliano di derivazione aeronautica, nel 2003 fonda SolidWorld, con l’obiettivo di applicare il know how relativo alla progettazione virtuale tridimensionale a nuovi settori.

    SolidWorld utilizza tecnologie proprietarie, integrando software importati dall’estero. Il percorso fatto in questi anni ci ha permesso di allargare l’azienda acquisendone altre per completare l’offerta affiancando al software la parte hardware. Pensi che siamo stati tra i primi a fornire stampanti 3D per l’industria, integrandole con la progettazione.
    SolidWorld Group oggi – continua Rizzo – conta 12 aziende distribuite in tutta Italia, di cui tre sono poli tecnologici, cioè vere e proprie fabbriche digitali che producono per i nostri clienti. Ci teniamo a curare direttamente tutta la filiera dalla progettazione di un nuovo prodotto alla realizzazione degli esecutivi, fino al collegamento con i software.”

    Ma quando parla di Fabbrica 4.0 cosa intende?

    Guardi, oggi viviamo in un contesto che possiamo tranquillamente definire di iper-connessione. Siamo tutti perennemente connessi e questo deve riguardare anche le imprese per migliorare la vita dell’azienda. Questa condizione di iper-connessione oggi coinvolge tutti gli ambienti dell’azienda, dalla produzione alla progettazione, dalla logistica alla delivery. Industry 4.0 non è altro che connettività: software connessi per controllare tutto il processo, facendo comunicare tra loro tutte le fasi produttive. Come sappiamo, ’Italia è la seconda manifattura d’Europa, ma, a differenza della Germania, facciamo ancora fatica a lavorare sui grandi volumi.

    Ecco, grazie a tutto questo le nostre fabbriche oggi sono molto flessibili, il design e il concetto di funzionalità sono la forza dei loro prodotti. Con tutte le tecnologie avanzate di oggi le aziende hanno la possibilità di riprogrammare velocemente l’attività in funzione delle esigenze del cliente“.

    Roberto Rizzo SolidWorld franzrusso.it
    Roberto Rizzo, presidente di SolidWorld Group

    Come è riuscita SolidWorld a superare le grandi difficoltà degli ultimi due anni?

    Come dicevo prima, abbiamo puntato molto su noi stessi e sulla nostra capacità di resistere alle difficoltà. Basti pensare anche all’elevato costo dell’energia e alle congiunture internazionali che hanno dei riflessi sulla nostra economia e sulla vita delle aziende, come quelle dei cittadini. Puntare su noi stessi significa essere in grado anche di affrontare un processo di reshoring che si sta verificando, e noi siamo pronti.

    Per farle un esempio, tra i nostri clienti c’è uno storico marchio di biciclette riconosciuto in tutto il mondo, che ha dichiarato che tornerà a produrre tutto in Italia. Un altro cliente realizza vasche da bagno di altissima qualità, e la fabbrica intelligente permette loro di coniugare due esigenze: la perfezione del prodotto e i tempi di consegna molto ridotti. Ma SolidWorld è molto forte sull’automotive e anche nel settore aerospaziale.

    La nostra azienda oggi affianca oltre 200 aziende del settore, tra cui Leonardo: la stampa 3D consente di costruire rapidamente piccole tirature di parti finite, componenti custom, attrezzature speciali e prototipi estremamente complessi e accurati, garantendo la massima riservatezza e tempi rapidi. Si tratta di una trasformazione riflette anche un cambiamento sociale del modo di intendere il lavoro“.

    Cambia il modo di intendere il lavoro e cambiano anche le competenze?

    In effetti è così. In un contesto come questo, con l’economia che riparte, con questo processo di reshoring ormai avviato, nel nostro Paese facciamo fatica a trovare tecnici specializzati. Come SolidWorld sentiamo molto questa esigenza e facciamo la nostra parte avviano percorsi specifici con gli Istituti Tecnici e le Università italiane per avviare collaborazioni con l’obiettivo si specializzare i ragazzi. Ci teniamo molto e siamo molto attivi su questo.

    Per citare due iniziative, SolidWorld insieme a Umana ha dato vita a Insight4Works, una Academy aperta a diplomati e laureati di tutta Italia con un curriculum di tipo tecnico, dedicata allo sviluppo delle competenze digitali necessarie per l’inserimento dei giovani nelle ‘fabbriche digitali’, caratterizzate da interconnessione e un alto tasso di innovazione tecnologica. E poi Imi Academy (Innovation Management Institute), nata in collaborazione con altre aziende e professionisti, un nuovo ente di formazione nell’ambito della cultura digitale, con la mission di formare nuove figure professionali e manager consapevoli e preparati nell’ambito delle nuove tecnologie, ed in particolare della realtà virtuale e aumentata (XR)“.

    Di recente avete finalizzato una nuova importante operazione che ha dato vita a SolidFactory. Quale sarà il ruolo di questa nuova azienda?

    Le aziende sono alla ricerca di interlocutori che possiedano il know-how necessario per guidarle nei processi di transizione digitale e di Industry 4.0. Si tratta di un processo fondamentale, in una situazione di costante incertezza delle forniture e di forte instabilità geopolitica globale, in ottica di reshoring, come le dicevo prima. Secondo l’ultima indagine del centro studi di Confindustria, su un campione di più di 700 imprese, quasi la metà, con forti legami con l’estero, hanno già riorientato le loro produzioni verso l’Italia o intende farlo entro pochi anni.

    L’obiettivo è che SolidFactory diventi non solo il player di riferimento, in grado di garantire una consulenza sartoriale, per le aziende di tutti i settori industriali che intendono intraprendere un percorso di Digital Automation dei loro processi ma che nell’arco dei prossimi 5 anni, diventi il punto di forza del settore della meccatronica per il Gruppo SolidWorld”.

  • I Social Media alla ricerca di una nuova identità

    I Social Media alla ricerca di una nuova identità

    I Social Media sono alla ricerca di una nuova identità. Potrebbero cambiare per sempre e il ruolo della Generazione Z in questa fase è fondamentale. Del resto, questi devono essere considerati strumenti e non più contenitori delle nostre esistenze.

    Può darsi che i social media, per come li abbiamo imparati a conoscere in questi anni, possano cambiare per sempre. Quello che sta accadendo in questi giorni e in queste ultime settimane ne è la prova.

    Probabilmente questo cambiamento, va interpretata ancora la direzione, non è solo causato da un unico fattore, ma da un insieme di fattori. Tra i quali, certamente, dopo due anni di pandemia, fattore determinante è la crescente presenza della Generazione Z a guidare le decisioni delle aziende social media.

    Qualche giorno fa avevamo inquadrato uno dei motivi che sta sicuramente caratterizzando questo periodo per i colossi tech e social media ed è quello di una possibile recessione economica. Le trimestrali finora pubblicate hanno confermato che le aziende stanno attraversando un periodo piuttosto difficile, di grande incertezza dal punto di vista economico e finanziario.

    Avevamo anche anticipato ciò che poi è successo, e cioè che la trimestrale di Meta non sarebbe stata positiva. Infatti, per la prima volta la società di Mark Zuckerberg fa registrare un calo di oltre il 30% per i redditi netti e una perdita di 2,8 miliardi dal progetto Metaverso.

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    Social media, primi segnali di cambiamento

    Sono segnali che ci dicono che il cambiamento è in atto e che qualcosa sta cambiando per davvero.

    Nei giorni scorsi proprio Meta aveva annunciato delle importanti novità per quanto riguarda le due piattaforme principali: Facebook e Instagram.

    Per Facebook è stata annunciato un nuovo design del feed, per iOS e Android, che si dividerà in due parti, e cioè: in Home, dove i contenuti che saranno proposti proverranno anche da Creator che spesso usano il formato video, Reels per intenderci; in Feeds, la sezione dove invece trovare una i contenuti condivisi dagli amici, dai gruppi, in senso cronologico.

    Anche Facebook quindi rincorre TikTok.

    Per quanto riguarda Instagram l’annuncio ha riguardato il fatto che, entro le prossime settimane, i video condivisi, della durata inferiore ai 15 minuti (quindi la stragrande maggioranza) saranno tutti trasformati in Reels. Si tratta di una funzionalità che traccia in maniera evidente l’inseguimento a TikTok.

    Ma perché questo?

    La risposta parrebbe semplice, perché il fenomeno TikTok è stato capace di attrarre l’attenzione dei giovani più di quanto non abbiano saputo fare altri, Facebook e Instagram tra tutti.

    Il fatto vero è che la Generazione Z guarda ai social media in modo diverso dalle altre generazioni precedenti.

    La trasformazione dei Social Media: dagli amici agli argomenti

    Se guardiamo agli albori del fenomeno social media, vero fenomeno rivoluzionario databile tra il 2003 e il 2004, l’elemento in comune erano “gli amici”. La logica degli amici era alla base di Friendster (ce l’aveva anche nel nome) ed era anche alla base di Facebook. Ma c’era anche MySpace, come ricorderà certamente qualcuno. Tutti con quella stessa logica.

    Col tempo, i fatti hanno portato ad un progressivo cambiamento che, per certi versi, la pandemia ha finito per accelerare.

    La Generazione Z è stata quella che più ha pagato il fatto di essere rimasta chiusa, con la quasi impossibilità di poter interagire con i propri amici. In questo contesto si accelera il fenomeno di una maggiore attenzione alla privacy e di una maggiore attenzione agli strumenti più intimi.

    Ma soprattutto, la Generazione Z ha sempre usato questi strumenti per scoprire, provare a entrare in contatto con persone nuove, conoscere e scoprire nuovi argomenti. Tutto questo in maniera rapida, veloce e divertente.

    I Social Media cambiano pelle

    Ecco perché TikTok ha avuto questo grande successo che tutte le piattaforme adesso provano a copiare. Ecco perché Facebook e Instagram “cambiano pelle”. Adam Mosseri, CEO di Instagram, lo disse chiaramente già lo scorso anno che Instagram non sarebbe stato più lo stesso.

    Quello che interessa ai più giovani è quindi il tema non il contatto, quello viene dopo. La relazione si sviluppa come forma di scoperta generata da un tema su cui si registra l’interesse di altri, sconosciuti.

    Altro elemento di cambiamento è che per i giovani queste piattaforme sono, a differenza di come venivano percepite all’inizio, luoghi di intrattenimento. Come appunto si definisce TikTok.

    Le aziende tech e social media alla prova della recessione

    A dimostrazione di tutto questo, non sorprende la protesta su Instagram alimentata dalle sorelle Kardashian che chiedono a Instagram di ritornare ad essere come era. La petizione Make Instagram, Instagram again ha già superato le 220 mila adesioni. A fronte di questa stessa petizione, Mosseri è intervenuto per dire, sostanzialmente, che nonostante si tratti di un test, il cambiamento radicale di Instagram è in atto e bisogna prenderne atto.

    Ma allora, a questo punto, c’è da chiedersi davvero se i social media sono finiti? Se l’era del like è finita?

    I Social Media sono strumenti, non contenitori di esistenze

    Certamente i social media non sono finiti, cambieranno e noi tutti dovremo essere in grado di interpretare questo cambiamento diventando padroni delle nostre esistenze, senza essere più vittime di algoritmi. Ragion per cui ad essere finita, o comunque in declino, è la logica dei like, responsabile di aver esasperato fenomeni di condivisioni alteranti. Pensiamo al clickbaiting, ad esempio.

    Quindi, la logica che dovremmo tutti seguire è quella di usare questi strumenti, senza essere usati. Provare ad essere unici gestori delle nostre esistenze, senza depositarle presso strumenti che, per ragioni commerciali, possono cambiare la loro stessa ragione.

    Diamo più attenzione a ciò che facciamo e a come lo facciamo, senza abbandonarci a queste piattaforme, usandoli come strumenti. Perché di questo stiamo parlando.

    Da qui i social media potrebbe dare vita ad una nuova identità. Ma molto dipenderà da noi e, intanto, altre piattaforme stanno emergendo come Twitch, Discord e anche BeReal.

  • Guerra Ucraina Russia, il racconto su Internet e social media

    Guerra Ucraina Russia, il racconto su Internet e social media

    La guerra Ucraina Russia continua ed è giunta alla quinta settimana. È arrivato il momento di guardare cosa è stato condiviso nelle quattro settimane di conflitto, sui social media e su Internet con il report “La Guerra e la Rete”.

    La guerra Ucraina Russia purtroppo continua, dal 24 febbraio, giorno dell’aggressione militare sferrata dalla Russia contro l’Ucraina. E siamo intanto entrati nella quinta settimana.

    Come già ricordato qui sul nostro blog, si tratta della prima guerra dell’era dei social media, un triste prima purtroppo. E proprio i social media, e Internet in generale, in queste settimane hanno aiutato le persone ad informarsi e anche a condividere informazioni. Ma, come abbiamo rilevato qui sul nostro blog, i social media in questo contesto hanno costituito un nuovo terreno di scontro. Luoghi in cui si è combattuta, e ancora si combatte, un’altra guerra a suon di propaganda e disinformazione.

    È arrivato il momento di fare un po’ un resoconto di tutto il racconto fatto sui social media e su Internet. A distanza di oltre un mese da questa guerra che ancora non accenna a finire. E, per fare questo, ci serviamo di un report molto interessante, e dettagliato, elaborato da dentsu italia – The Story Lab dal titolo “La Guerra e la Rete”.

    Guerra Ucraina Russia, il racconto su Internet e social media

    Guerra Ucraina-Russia, il paper su web e social media

    Si tratta di un paper che passa in rassegna i contenuti condivisi in queste settimane su: siti di news; Blog; Forum. E canali Social come: Twitter; YouTube; Facebook; Instagram. Con al loro interno almeno una keyword o un hashtag relativi alla guerra Ucraina Russia.

    Nel mese preso in considerazione, dal 24 febbraio al 24 marzo, in lingua italiana, sono state tracciate 102 keyword e sono 10 gli hashtag più ricorrenti. Alcuni anche in inglese, a denotare il desiderio di prender parte ad un flusso di informazioni più ampio.

    Lo scenario che viene fuori da questa indagine è che sono 8,7 milioni i contenuti pubblicati in rete in un mese, da parte di oltre 400 mila utenti unici: il 72% di questi di questi su Twitter che si conferma essere canale di informazione immediata. Il restante 17% su Facebook e solo l’8% sui siti di notizie.

    the story lab la guerra e la rete

    Nelle ultime 4 settimane sono stati diversi i picchi di maggiore condivisione di informazioni. A parte quello iniziale del 24 febbraio, con oltre 473 mila contenuti condivisi, c’è da registrare un calo fisiologico naturale. Il picco più alto degli ultimi giorni del periodo monitorato è quello relativo al giorno in cui il presidente dell’Ucraina. Volodymyr Zelensky, interviene in videoconferenza al Parlamento italiano, con oltre 300 mila contenuti condivisi.

    Guerra Ucraina-Russia, il sentiment

    Il sentiment che viene fuori è negativo, nel senso che per il 55% prevale il no alla guerra. La negatività rilevata dagli algoritmi, in realtà, denota una positività nelle conversazioni che manifestano contrarietà alla guerra e all’aggressione russa. Solo il 4% appoggia Putin e questa guerra folle. Anche se in alcuni casi questa minoranza sembra prendere il sopravvento alimentata fin troppo dai media e non solo.

    La ricerca poi rileva come i media e i siti di notizie abbiano giocato un ruolo fondamentale nel racconto. Grazie a propri inviati sul campo, poi esteso anche ai social media, su Twitter in particolare. Meno rilevante la posizione di influencer nel nostro paese. A differenza invece di quello che si è visto in altri paesi.

    Guerra Ucraina Russia racconto sui social media

    Ora, se guardiamo a cosa hanno cercato gli italiani su Google, il 24 febbraio, giorno in cui la guerra su larga scala è iniziata, le tre keyword, vale a dire “Ucraina“, “Russia Ucraina” e “ANSA” hanno totalizzato 8 milioni di ricerche. Tra le query, quindi le richieste espresse dagli utenti sul motore di ricerca, troviamo “guerra ucraina ansa”, “guerra ucraina aggiornamenti”, “guerra ucraina bambini”.

    Guerra Ucraina-Russia, migliaia di citazioni sui social

    Come dicevamo, tra gli hashtag più usati dagli italiani nelle conversazioni segnaliamo #Ucraina con oltre 790 mila citazioni, poi #Putin con oltre 425 mila citazioni, #Russia con oltre 384 mila citazioni, #Guerra con più di 193 mila citazioni. Da evidenziare #Zelenesky con più di 167 mila citazioni e #UkraineRussiaWar, tra i più usati a livello globale, con oltre 163 mila citazioni.

    Il report poi mette a confronto Putin e Zelensky dal punto di vista delle citazioni e del sentiment generato in rete e non trascura l’avvento di Anonymous in questa guerra.

    E mette in evidenza i casi di social resposibility, dove forse il caso che ha colpito di più, tra i tanti, è quello di Airbnb che ha aiutato la popolazione ucraina incentivando finte prenotazioni di abitazioni/appartamenti colpite dalla guerra.

    In 48 ore sono state più di 61 mila le richieste di prenotazioni arrivate in Ucraina. Significa 1,9 milioni di dollari che arriveranno agli Host in questo momento di necessità“, scriveva su Twitter Brian Chesky, cofondatore e Ceo di Airbnb il 4 marzo scorso. Cifra che poi ha continuato a salire nei giorni successivi.

    Guerra Ucraina-Russia, le iniziative

    Ma il report cita anche Fastweb he ha azzerato il roaming sms e chiamate da e verso l’Ucraina e la donazione del Gruppo Armani di 500 mila euro alle associazioni umanitarie per l’Ucraina.

    A un mese dall’inizio del conflitto, le discussioni in rete ci mostrano l’oscillazione dello stato d’animo (e dell’interesse) degli italiani. Per le persone, ricostruire una visione d’insieme chiara e univoca sembra impossibile” ci dice Samanta Giuliani, Executive Strategy Director di The Story Lab.Tra le altre cose, i dati che abbiamo raccolto ci ricordano il pericolo di arrivare troppo velocemente a una saturazione di informazioni e stimoli su un argomento. L’essere umano non riesce a rimanere in uno stato di ansia o paura troppo a lungo: fisiologicamente, più un fenomeno si dilata nel tempo, più siamo programmati per perdere interesse”.

    Come agiscono i social media nella guerra Ucraina Russia

    Insomma, il report The Story Lab: la Guerra e la Rete merita davvero di essere consultato, in quanto diventa uno strumento prezioso per tenere traccia di tutto quello che è successo in queste 4 settimane di guerra da poco passate.

    Intanto si è arrivati alla quinta settimana in cui si registra un significativo passo verso i negoziati da poco avviati a Istanbul, sperando che sia davvero la volta buona.

  • Come agiscono i social media nella guerra Ucraina Russia

    Come agiscono i social media nella guerra Ucraina Russia

    I Social Media nella guerra Ucraina-Russia sono, a tutti gli effetti, un nuovo terreno di scontro. Ecco tutte le iniziative messe in atto dalle diverse piattaforme, come conseguenze delle sanzioni adottate contro la Russia.

    [Ultimo aggiornamento: 30 marzo]

    Sin dall’inizio della guerra Ucraina Russia, abbiamo cercato di raccontare come, in realtà, i social media siano oggi un terreno di scontro all’interno di questa crisi. Parliamo della prima guerra nell’era dei social media, un triste primato, che ci mostra come questi oggi giocano un ruolo fondamentale, per informare e informarsi.

    Giunti ormai a oltre due settimane dall’inizio delle ostilità, iniziate il 24 febbraio scorso, giorno in cui è iniziato l’attacco su larga scala da parte della Russia in Ucraina, cerchiamo di fare un po’ il punto della situazione rispetto alle iniziative che le piattaforme social media, o meglio le aziende che le guidano, hanno preso come conseguenza delle sanzioni che buona parte del mondo ha messo in atto.

    Come abbiamo detto, in questi giorni di angoscia globale, i social media sono stati usati per offrire un racconto, quasi in tempo reale, di ciò che accade sul campo (qui gli account che suggeriamo di seguire su Twitter), un filo diretto ininterrotto con la guerra, una condizione mai vista prima. Ma, allo stesso tempo, i social media sono stati il mezzo attraverso il quale condividere propaganda, fake news, disinformazione. In situazione di guerra, la propaganda gioca sempre un ruolo, nell’era dei social media tutto questo viaggia a velocità più sostenuta.

    Ma vediamo di fare il punto su come i social media si sono comportati, e continuano a farlo, dall’inizio della guerra ad oggi.

    Come agiscono i social media nel conflitto Ucraina Russia

    Meta, Facebook, Instagram

    E partiamo da Meta, la società che vede al suo interno le piattaforme social media come Facebook, Instagram, Messenger. Stiamo parlando delle piattaforme tra le più usate al mondo che superano, singolarmente, il traguardo di 1 miliardo di utenti. Facebook da sola ne fa ormai 3 miliardi.

    Ebbene, Facebook tra Russia e Ucraina contava circa 100 milioni di utenti (70 milioni in Russia e 25 milioni in Ucraina). Come sappiamo, alla fine della prima settimana della guerra, Facebook è stata bloccata in Russia, dopo essersi rifiutata di rimuovere le etichette che indicavano i contenuti di disinformazione dagli account delle emittenti televisive russe di stato, come RT e Sputnik. Il passo successivo di Meta è stato quello di sospendere iniziative di advertising da parte di queste emittenti, impedendo loro di usare Facebook come veicolo di informazione.

    Meta e l’appello a bloccare gli account

    La scorsa settimana Facebook ha risposto all’appello Uk che chiedeva di bloccare gli account di RT e Sputnik. Su Instagram, Meta ha poi criptato tutte le conversazioni private, questo sia in Russia che in Ucraina.

    Ed è di oggi la notizia che su Facebook e su Instagram sarà possibile pubblicare contenuti che in altre situazioni sarebbero vietate. Compresi gli inviti a danneggiare o addirittura la morte di soldati o politici russi. Andy Stone, portavoce di Meta, in merito ha detto: “Come conseguenza dell’invasione russa dell’Ucraina, abbiamo temporaneamente fatto delle concessioni verso forme di espressione politica che normalmente violerebbero le nostre regole, come discorsi violenti tipo ‘morte agli invasori russi’. Non permetteremo appelli credibili alla violenza contro i civili russi“. Non si tratta di permettere la possibilità di minacciare liberamente, ma Meta permetterà l’uso di dichiarazioni di difesa nel contesto della guerra.

    E sempre per quanto riguarda Meta, arriva un nuovo aggiornamento. I procuratori russi si sarebbero rivolti ad un tribunale russo chiedendo che Facebook e Instagram vengano dichiarate “piattaforme estremiste”. Se venisse approvata questa richiesta, si tratterebbe di un ulteriore “giro di vite” rispetto a quello che è la guerra sui social media.

    Instagram messa al bando in Russia

    [Aggiornamento/12 marzo] Come conseguenza della messa al bando di Instagram il prossimo lunedì 14 marzo 2022, in Russia, Nick Clegg su Twitter pubblica un comunicato in cui spiega, in via eccezionale, che sulle sue piattaforme, modificando in via eccezionale e temporaneamente le regole d’uso, sarà consentito utilizzare “appelli alla violenza contro i soldati russi”, solo in Ucraina. Anche se Clegg aggiunge che non sarà tollerata alcuna forma di “russofobia”.

    Guerra Ucraina Russia, ecco chi seguire su Twitter

    “Meta è una organizzazione estremista”

    [Aggiornamento/ 21 marzo]

    Come anticipato qualche giorno fa, la richiesta di etichettare Facebook e Instagram come organizzazioni estremiste ha trovato conferma in una sentenza di una Corte russa che ha definito Meta, appunto, una organizzazioni estremiste mettendo al bando tutte le attività sul suolo russo.

    Twitter

    Passiamo a vedere adesso cosa ha fatto e cosa sta facendo Twitter, la piattaforma guidata oggi da Parag Agrawal.

    Sempre nella prima settimana della guerra, Twitter ha sospeso temporaneamente tutti gli annunci pubblicitari che provengono dagli account delle emittenti televisive di stato russe, in Russia e in Ucraina. Nei primissimi giorni, Twitter ha apposto etichette indicanti contenuti di disinformazione agli account delle Tv di stato russe, riducendo le impressions e il downraniking dei contenuti pubblicati.

    https://twitter.com/TwitterSafety/status/1497353976588689411

    Come anche per Facebook, anche Twitter, sempre alla fine della prima settimana di guerra, è stata messa al bando in Russia. In risposta a questo, Twitter ha rimosso un centinaio di account sulla piattaforma che pubblicavano contenuti a sostengo della Russia con l’hashtag #IStandWithPutin.

    Sempre nell’ordine delle iniziative, e proprio in conseguenza del ban in Russia, qualche giorno fa Twitter ha lanciato la versione TOR della piattaforma, sfruttando appunto il sistema che protegge la privacy e aggira la censura, proprio per permettere agli utenti russi di continuare ad usare la piattaforma.

    E, notizia di ieri, Twitter, come anche Facebook, ha rimosso il tweet dell’ambasciata russa in Uk, per le false affermazioni riguardanti il bombardamento di un ospedale pediatrico nella città ucraina di Mariupol.

    Google e YouTube

    YouTube, di proprietà di Google, ha negato l’accesso ai media russi statali per gli utenti in Ucraina e ha sospeso le iniziative pubblicitarie per diversi canali russi. I contenuti video delle emittenti tv statali russe sono stati anche rimossi dai contenuti raccomandati.

    Come sappiamo, anche Google ha cessato tutte le sue iniziative pubblicitarie dopo che l’autorità delle comunicazioni russa aveva ordinato al colosso di Mountain View di cessare la diffusione di disinformazione su YouTube.

    [Aggiornamento/ 24 marzo] 

    Il regolatore per le comunicazione russo ha bloccato Google News in Russia, con l’accusa di aver contribuito a diffondere disinformazione. Allo stesso tempo Google non passerà più annunci su YouTube che ignorino la guerra in Ucraina.

    TikTok

    TikTok, come abbiamo anche riportato qui sul nostro blog, a inizio di questa settimana ha fatto sapere chein Russia non è più possibile caricare nuovi contenuti video e fare nuove dirette. Un provvedimento, ricordiamolo, reso necessario dopo l’approvazione della nuova legge russa sulle fake news che prevede anche fino a 15 anni di carcere. La piattaforma, nei primi giorni della guerra è stata usata spesso, anche da militari, per mostrare scene di guerra, ma anche per diffondere propaganda e disinformazione.

    TikTok sospende le dirette e upload di nuovi video in Russia

    Nei giorni scorsi, la piattaforma della società cinese ByteDance ha etichettato come fake news i contenuti video degli account appartenenti alle tv russe di stato.

    [Aggiornamento/ 18 marzo]

    L’app di proprietà della cinese ByteDance ha donato 5 milioni di dollari per sostenere tutte le attività umanitarie che si stanno adoperando per l’Ucraina, tra le quali Unicef e Unhcr.

    Reddit e Snapchat

    Anche Reddit ha assunto iniziative in questo contesto. La piattaforma molto usata negli Usa ha vietato la condivisione dei link che facessero riferimento alle emittenti di stato russe.

    Snapchat ha sospeso tutte le attività di advertising in Russia, Bielorussia e Ucraina e mettendo in pausa tutte le attività pubblicitarie di entità russe e bielorusse. Snapchat ha anche temporaneamente sospeso la funzione “Snap Map” per l’Ucraina, si tratta della funzione mostra quanti “snap” sono stati creati in luoghi particolari.

    Ecco, queste tutte le iniziative messe in atto finora dalle principali piattaforme social media, tenuto conto che tutte hanno preso parte, o organizzato, attività benefiche per l’Ucraina. E in questo contesto va citata anche Pinterest.

    Ovviamente, siamo qui ad aggiornare questo articolo man mano che nuove iniziative saranno annunciate.

  • Se i Social Media diventano il nuovo terreno di scontro

    Se i Social Media diventano il nuovo terreno di scontro

    Il conflitto Ucraina-Russia vede un altro terreno di scontro, ed è quello dei social media. Tra disinformazione, fake news e paesi che cercano di controllare questi strumenti, alla fine Internet potrebbe cambiare definitivamente.

    Il conflitto Ucraina-Russia è il primo vero conflitto che si combatte nell’era dei social media, un primato che avremmo voluto non segnalare. Come stiamo vedendo in questi giorni, di fianco al terreno di scontro, quello cruento che provoca vittime innocenti, ne esiste un altro: quello dei social media.

    Negli ultimi giorni stiamo assistendo ad uno scontro sulle diverse piattaforme social media che, come abbiamo già sottolineato, diventano luoghi fondamentali dove informarsi e dove informare chi vuole capirne di più. In mezzo a tutto questo, le stesse piattaforme vengono usate per diffondere disinformazione e fake news, con grande difficoltà, da parte degli utenti, di riuscire a distinguere le informazioni vere da quelle false.

    Per questo motivo, nei giorni scorsi abbiamo suggerito una serie di account da seguire su Twitter, dai quali attingere informazioni verificate e veritiere. Un suggerimento che nasce anche dalla difficoltà degli utenti di riuscire ad individuarli.

    Il conflitto Ucraina-Russia e il nuovo terreno di scontro

    Ma, oltre a questo elemento che caratterizza queste piattaforme come nuovo terreno di scontro nel conflitto, c’è da registrare anche la presa di posizione da parte delle aziende che gestiscono queste piattaforme social media.

    E nei giorni scorsi abbiamo visto come Meta, Twitter e anche Google (la casa madre di YouTube) sono intervenute con misure precise.

    Google ha sospeso tutte le forme di monetizzazione che i media di stato russi stavano usando e misura analoga è stata adottata anche da YouTube. Sabato l’autorità russa sui media ha chiesto a Google di rimuovere questa restrizione.

    Meta, l’azienda che controlla Facebook, ha adottato una misura simile indirizzata sempre ai media russi statali.

    Sulla falsariga delle aziende competitor, anche Twitter si è mossa in questa direzione, adottando una misura che mette in pausa tutte le iniziative di advertising che provengono dall’Ucraina e dalla Russia, allo scopo di “garantire che le informazioni critiche sulla sicurezza pubblica siano elevate e che gli annunci non le sminuiscano“.

    Le restrizioni da parte dei social media

    E la Russia, proprio di fronte a queste posizioni, è intervenuta duramente, attivando provvedimenti di restrizione che riguardano l’uso di Facebook e Twitter sul territorio russo. Provvedimento che ha trovato conferma nelle dichiarazioni di Nick Clegg, responsabile Meta per le attività globali:

    Il provvedimento di restrizione, da parte del governo russo, ha preso di mira Facebook per esseri rifiutata di cessare l’attività di fact-checking e di eliminare le etichette di avviso di disinformazione apparse all’interno dei contenuti pubblicati da quattro media russi statali.

    La risposta di Meta, attraverso appunto Nick Clegg, è abbastanza eloquente.

    Ma perché avviene questo?

    La Russia punta al controllo dei social media

    La risposta è semplice, forse anche scontata. Come anche altri paesi (tra cui la Cina), la Russia mira a controllare l’uso dei social media, così come Internet. Va precisato che questo desiderio della Russia non si manifesta oggi, ma è ormai palese da un po’ di anni a questa parte.

    Surfshark nelle scorse settimane, quando ancora cominciava a parlarsi di una nuova situazione di crisi, dopo quella del 2014, in Ucraina, ha stilato un report rilevando come siano decine i paesi nel mondo che vogliono controllare l’uso dei social media, limitando la libertà di parola e di espressione.

    Un’analisi interessante, pubblicata all’inizio di quest’anno, dalla quale si evince che nel mondo sono ben 72 i paesi, su 193, che hanno applicato restrizioni all’accesso sui social media negli ultimi sette anni.

    Social Media nuovo terreno scontro mondo 2022

    E in Europa i paesi che applicano restrizioni sono soprattutto quelli dell’est. Come la Russia, la Bielorussia che ha bloccato Twitter e altre piattaforme nell’agosto del 2020, il Montenegro che ha bloccato WhatsApp e Viber in occasione delle elezioni del 2016, e anche in Ucraina che ha provveduto a bloccare la piattaforma social media russa dopo l’annessione della Crimea avvenuta nel 2017.

    Social Media terreno di scontro bloccati 2022

    La frammentazione di Internet

    La situazione attuale che si è creata porta al centro, ancora una volta, il tema della frammentazione di Internet. Quello che doveva essere uno strumento libero, democratico per alcuni paesi di venta quasi una minaccia da controllare.

    Un’idea per la quale non esisterebbe più una sola Internet, ma ne esisteranno tante altre, chiuse e, quasi impenetrabili, se non con strumenti di identificazione, controllati ovviamente.

    Ogni paese (o insieme di paesi) avrà la sua rete e controllerà idee e opinioni, facendo venire meno il motivo per cui Internet è stata creata.

    Questo conflitto nell’era dei social media, come dicevamo all’inizio, mette al centro in maniera prepotente questo tema. Anche perché, vada come vada, è probabile che una volta finita questa emergenza, Internet, come il mondo, potrebbe non essere più come quello che abbiamo imparato a usare in questi anni.

  • Guerra Ucraina Russia, ecco chi seguire su Twitter

    Guerra Ucraina Russia, ecco chi seguire su Twitter

    In una situazione così complicata e difficile da interpretare, come quella tra Ucraina e Russia, Twitter assume un valore fondamentale, offrendo un luogo dove reperire informazioni preziose. Ecco una serie di account da seguire per comprendere meglio quello che accade.

    Quando ancora non era spuntato il sole del 24 febbraio 2022, la Russia sferra l’attacco verso l’Ucraina. La guerra entra di nuovo in Europa e, dopo due anni di pandemia, davvero era l’ultima cosa a cui si pensava.

    Le motivazioni che hanno portato a questa escalation militare sono tante e iniziano, per la verità 8 anni fa, nel 2014, con l’attacco dei militari russi in Crimea. Da lì in poi è iniziato un percorso, scandito anche da due trattati di pace, che avrebbe dovuto garantire la pace. Ma in effetti non era così e, forse non lo è mai stato.

    L’attacco arriva quindi in un momento in cui l’Europa e il mondo intero è ancora alle prese con una pandemia che ha segnato pesantemente questi due anni. E in un momento in cui, forse, tutte le leadership mondiali, a vario titolo, sono apparse più vulnerabili.

    Non è questo il luogo per rintracciare quelle che sono le motivazioni, anche politiche, che hanno portato a questa pesante situazione, non ne abbiamo le giuste competenze.

    Ucraina Russia, chi seguire su Twitter

    Guerra Ucraina-Russia, ecco chi seguire

    Quello che possiamo fare è segnalarvi account, internazionali e italiani, da seguire su Twitter per cercare di comprenderne di più attraverso la loro narrazione degli eventi.

    Prima di tutto è opportuno segnalare un account di cui molto si è parlato in questi ultimi anni e, specialmente, in questi ultimi due mesi. Parliamo dell’account, verificato, @Ukraine.

    Se ne è parlato molto perché spesso e volentieri utilizza una comunicazione ironica, dissacrante e dispettosa, il contrario di quello che invece ci si aspetterebbe da un account ufficiale, nato in seno alla presidenza dell’Ucraina nel 2016.

    Questo che vedete è il tweet di stamattina:

    Quindi non si può dire che non manchi il coraggio e la sfrontatezza di pubblicare un contenuto del genere, in una giornata come questa.

    L’account era stato creato da Yarema Dukh, oggi ex addetto stampa dell’ufficio presidenziale dell’Ucraina. All’inizio doveva essere un account istituzionale, poi si è trasformato, usando l’ironia come un’arma proprio contro la Russia. Da leggere questa intervista al Washington Post, via DM su Twitter, con gli attuali gestori dell’account. Infatti Dukh ha passato la mano, anche se le persone che lo gestiscono seguono quei dettami da lui indicati.

    È diventato ormai celebre il tweet di dicembre che aveva come messaggio “avere come vicino la Russia, provoca il mal di testa“.

    Nel tentativo di offrivi degli account da seguire su Twitter per seguire, e comprendere, tutta la vicenda Ucraina-Russia, segnaliamo questa due liste. Una di Josh Marshall, “2022 Ukraine Crisis“:

    E l’altra, “Ukraine“, di Daniel Dale della CNN:

    E poi, da seguire:

    https://twitter.com/maxseddon/status/1496858679970304007

     

     [Aggiornamento/14 marzo]

    Intanto, Twitter offre alcuni suggerimenti per utilizzare la piattaforma in modo sicuro in “zone di conflitto”.

    https://twitter.com/TwitterSafety/status/1496698664747687942

    Ecco, questi sono gli account da seguire su Twitter per cercare di avere un quadro più completo, per quanto possibile, di quella che è la situazione, anche in Ucraina, per sapere come la popolazione sta vivendo questi drammatici momenti.

    Ovviamente, questa è una lista in divenire e se avete suggerimenti di altri account, segnalateceli pure.

    [La foto di copertina è di ©Pierre Crom ©Getty Images – New York Times]