Categoria: Innovation

  • Club Bayer, la gamification a supporto dei farmacisti

    Club Bayer, la gamification a supporto dei farmacisti

    Club Bayer è il nuovo portale di Bayer che punta sulla gamification per fornire un supporti concreto ai farmacisti per potenziare anche la comunicazione digitale.

    Si chiama Club Bayer ed è il nuovo portale che Bayer, brand leader del settore farmaceutico, ha lanciato a supporto dei farmacisti, i partner a supporto della divisione Consumer Health di Bayer, per affiancarli ancora di più nelle attività che li hanno reso figura di fiducia per i propri clienti. Specie in un periodo come quello che stiamo vivendo.

    Il portale punta molto sulla gamification, uno dei trend intramontabili che riesce sempre a mostrarsi come un valido strumento peri il coinvolgimento e per apprendere meglio gli strumenti tecnologici e digitali.

    Con Club Bayer, infatti, i farmacisti possono muoversi attraverso vari livelli e tipologie di formazione e partecipare a “sfide” in diverse aree tematiche rilevanti per la farmacia.

    Club Bayer, per la comunicazione delle farmacie

    Tra i servizi offerti, anche la possibilità per le farmacie di tracciare 24/7 ordini e situazione contabile, oltre alla facoltà di scaricare materiali di marketing pronti all’uso, per potenziare la comunicazione fisica e digitale, in particolare sui social media, strumento sempre più utile per comunicare con i propri clienti.

    Club Bayer gamification

    Proprio per quel che riguarda la gamification in relazione ai social media, sono sempre di più le aziende che usano questa modalità per accrescere l’uso di questi strumenti tra i propri dipendenti e collaboratori. Il numero di utenti che si identificano come “gamers” è cresciuto del 32% nell’ultimo anno.

    Club Bayer, il portale

    Tornando a Club Bayer, il portale è aggiornato in modo costante con nuovi contenuti e servizi, per essere sempre al passo con i bisogni dei farmacisti in costante evoluzione. La piattaforma si basa su 4 pilastri:

    • Impara: per migliorare le proprie conoscenze professionali con una vasta offerta di centinaia di corsi di formazione, non solo in senso classico, ma anche corsi utili alla professione, sia dal punto di vista scientifico che di business, come ad esempio la gestione del team e le tecniche di vendita e marketing;
    • Gioca: per mettersi alla prova con le varie sfide guadagnando punti o medaglie;
    • Sfida: per partecipare alle sfide di sell out, per incrementare conoscenza e visibilità;
    • Vinci: per riscattare i punti guadagnati e ottenere premi utili alla professione del farmacista, riconoscimenti e certificazioni di formazione per tutto il team.

    Club Bayer è un asset digitale unico, che apre un nuovo prezioso canale di comunicazione e relazione con i farmacisti, in sinergia con il lavoro quotidiano dei colleghi che li incontrano sul territorio – ha commentato Mariarosaria Colazzo, Head of Trade Marketing della divisione Consumer Health di Bayer –. È uno spazio in cui possiamo fornire strumenti per crescere nella professione e che ci permetterà di conoscere più a fondo interessi ed esigenze di ciascuno dei nostri clienti, permettendoci così di stare al loro fianco nell’importante percorso di digitalizzazione”.

    Club Bayer, strumento di relazione

    Ecco, come dice Mariarosaria Colazzo, Bayer sfrutta la gamification come strumento di “comunicazione e relazione”, due parole spesso legate tra loro, non fosse solo per la rima.

    Obiettivo dell’azienda è quello di rafforzare il proprio ruolo come partner di riferimento per i farmacisti, supportandoli nelle attività di consulenti di fiducia per i propri clienti. Un progetto quindi che vede al centro il farmacista, una figura che si è già dimostrata, in questo momento particolare di pandemia, sempre più centrale nell’assistenza e nel consiglio sanitario sul territorio.

  • Negli spot di Natale vince il Brand con una storia

    Negli spot di Natale vince il Brand con una storia

    Il Natale è anche il momento in cui il consumatore è assalito da annunci pubblicitari di ogni tipo. Ma come dimostra lo studio di Kantar, oggi vince il brand che sa comunicare emozionando con una storia.

    Il Natale è sempre un momento di grande coinvolgimento, ma è anche un momento in cui il consumatore è letteralmente assalito da annunci pubblicitari di ogni tipo. Una massa di pubblicità che inonda qualsiasi media allo scopo, ovviamente, di attirare attenzione sui prodotti nel momento dell’anno in cui le persone, tendenzialmente, sono portate a fare più acquisti.

    Ma c’è da fare una considerazione a proposito ed è quella che ormai l’utente, il consumatore, è sempre più attento alle emozioni, ad una storia. La sua propensione è rivolta al brand che riesce a suscitare un’emozione, al brand che sa associare una storia e sa raccontarla.

    Brand, suscitare emozioni

    Una considerazione, questa, che trova conferma nell’ultimo studio di Kantar che ha evidenziato che le marche per distinguersi devono essere in grado di suscitare emozioni, differenziarsi e rimanere coerenti alla propria identità. Una modalità che i brand potrebbero adottare anche in qualsiasi periodo dell’anno.

    Negli spot di Natale vince il Brand con una storia

    Secondo lo studio, che ha analizzato i copy natalizi attualmente in onda in Italia, Nutella è la top performer. Lo storico vasetto del brand di Alba, nella sua versione natalizia, ispira la giovane protagonista dello spot a passare un momento di condivisione con la nonna, come citato dal payoff “L’amore è il regalo più prezioso”. Tutti gli elementi più tradizionali che contraddistinguono il Natale, come la famiglia, l’inclusione, la condivisione e la convivialità, sono raccontati attraverso una storia che riesce ad emozionare.

    Negli spot di Natale vince il Brand con una storia

    Al secondo posto si piazza Pan di Stelle che “Risveglia il sogno di Natale” attraverso la voce narrante della giovane protagonista che ci guida nella riscoperta della magia della festività all’interno di un mondo Pan di Stelle già riconosciuto.

    Negli spot di Natale vince il Brand con una storia

    Terzo posto per Pringles spicca con l’originale copy “Pop play it” utilizzando l’ironia tipica dell’umorismo anglosassone e del brand: risulta vincente la trovata di usare il prodotto nel contesto natalizio.

    Il Brand e i valori: inclusione e diversità

    La centralità del brand/prodotto all’interno della storia è un fattore essenziale soprattutto in un contesto natalizio che per sua natura è poco differenziabile. E i winner in questo ambito sono ancora i copy Pan Di Stelle e Nutella, seguiti da Disney che tratta il Natale con valori legati ai temi di Inclusion & Diversity in pieno stile disneyano.

    Alla luce di questi studio, si può ben affermare che l’assenza di un ruolo di marca chiaro e coerente nel racconto, si riscontrano performance negative.

    Tratto comune a molte comunicazioni di successo è anche la presenza di un forte brand purpose associato al tema natalizio all’interno di storie fortemente apprezzate anche grazie ad elementi creativi come la musica, i personaggi, il ritmo e lo stile.

    In questa selezione emergono quelle comunicazione che evidenziano i Valori che un brand abbraccia e che appartengono alla sua storia, facilmente riconoscibili dal consumatore.

    Oltre a Pan di Stelle e Nutella, fin qui già citati, si distinguono anche gli spot di Coca Cola, OVS per Save the Children, Dr Schär e Amazon.

    La grande sfida per i brand

    La grande sfida per i brand, specie in un periodo molto affollato come quello del Natale, è quella di  emergere e distinguersi per catturare in modo positivo l’attenzione dei consumatori e creare predisposizione verso la marca. Il segreto è quindi quello di emozionare con una storia.

    Analizzando le pubblicità natalizie, è evidente – e questo vale per tutti i copy a prescindere dal momento natalizio – come non sia sufficiente generare emozioni all’interno di un piacevole narrative: è fondamentale che i consumatori siano in grado di ricollegare la storia al brand“, afferma Stéphanie Leix, Head of Media and Creative di Kantar. “Alcuni risultati del nostro studio potrebbero sorprendere: dietro un’apparenza di un copy wow, possono comparire delle criticità che solo il confronto con il consumatore può far emergere”.

    Per realizzare questo studio, Kantar ha intervistato 3.000 consumatori italiani (18-65 anni, 50% donne e 50% uomini) attraverso la soluzione Link Now di Ad Testing di Kantar Marketplace.

  • Nel mondo il 37% della popolazione non ha accesso a Internet

    Nel mondo il 37% della popolazione non ha accesso a Internet

    I dati diffusi dall’International Telecommunication Union (ITU) dicono che nel 2021 le persone che non hanno accesso a Internet sono il 37% sul totale, vale a dire 2,9 miliardi di persone.

    I dati diffusi dall’International Telecommunication Union (ITU), agenzia interna dell’ONU, disegnano un panorama mondiale, riguarda all’accesso a Internet che presenta ancora, nel 2021, situazioni molto critiche.

    Si stima che, ad oggi, il 37% della popolazione mondiale, vale a dire 2,9 miliardi di persone, non hanno accesso a Internet. Stiamo parlando quindi di oltre un terzo dell’intera popolazione mondiale. Un dato ancora più preoccupante se consideriamo il fatto che il 96% di questa popolazione proviene dai cosiddetti paesi in via di sviluppo.

    Come dicevamo di tratta di dati che delineano una situazione critica all’interno di uno scenario che, invece, è in crescita. Infatti, i dati ITU indicano che negli ultimi due anni il numero di persone che hanno accesso a Internet nel mondo è salito a 4,9 miliardi, rispetto ai 4,1 miliardi del 2009.

    Aumentanto di 782 milioni le persone connesse

    Sembra quindi logico pensare che la pandemia ha impresso una spinta in questo senso facendo crescere di 782 milioni il numero di persone che hanno accesso a Internet, con una crescita del 17% rispetto al 2019, prima della pandemia da Covid-19.

    A questo incremento hanno contribuito sicuramente l’uso più esteso dello smart working e il ricorso alla DAD (Didattica a Distanza) nelle scuole. Così come un elevato utilizzo di e-commerce per effettuare acquisti e del banking online. Se guardiamo nello specifico il solo anno 2020, la popolazione mondiale che accede a Internet è cresciuta del 10%.

    Nel mondo il 37% della popolazione non ha accesso a Internet

    Va però considerato che anche all’interno dei 4,9 miliardi di persone che hanno accesso a Internet le condizioni non sono omogenee. ITU rileva infatti come molto probabile che ci siano milioni di persone che accedono a Internet molto meno rispetto a quelle che vivono in paesi più sviluppati, con velocità di connessione molto inferiori.

    E, in relazione a questi dati, si possono individuare tre tipi di digital divide (divario digitale): territoriale, di genere e generazionale.

    Accesso a Internet: digital divide territoriale

    I dati dell’ITU mettono in evidenza come ancora oggi esista un divario “territoriale”. Se guardiamo le aree urbane notiamo che il 76% della popolazione che vi fa parte accede a Internet. Il dato poi scende quasi alla metà, il 39%, se osserviamo il dato dal punto di vista delle aree meno urbane, quindi rurali.

    Nei paesi più sviluppati, il digital divide urbano-rurale sembra trascurabile in termini di utilizzo di Internet, con l’89% delle persone nelle aree urbane che hanno utilizzato Internet negli ultimi tre mesi, rispetto all’85% nelle aree rurali. Mentre nei paesi in via di sviluppo le persone nelle aree urbane hanno il doppio delle probabilità di utilizzare Internet rispetto a quelle che vivono nelle aree rurali: 72% urbano rispetto al 34% rurale.

    Accesso a Internet: digital divide di genere

    Oltre al divario territoriale, i dati ITU mettono in evidenza anche l’esistenza di un divario di genere nell’accesso a Internet. A livello globale, il 62% degli uomini accede a internet rispetto al 57% delle donne e, anche se in realtà va riducendosi, questa disparità aumenta in modo significativo nei paesi meno sviluppati, dove il 31% degli uomini accede a internet rispetto al 19% delle donne. Nei paesi in via di sviluppo senza sbocco sul mare il dato di accesso a internet è 38% uomini e 27% donne.

    Il digital divide di genere rimane particolarmente evidente in Africa, con il 35% degli uomini rispetto al 24% delle donne, e negli Stati arabi, con il 68% degli uomini rispetto al 56% delle donne.

    Accesso a Internet: digital divide generazionale

    Accanto al digital divide territoriale e di genere, ne esiste un terzo che è quello generazionale. Nel mondo, il 71% della popolazione compresa tra i 15 e i 24 anni accede a Internet, rispetto al 57% di tutte le altre fasce di età. E questo digital divide lo si riscontra più o meno ovunque. Anche se siamo ben consapevoli che una maggiore diffusione di Internet tra i giovani va letta come un fattore di sviluppo per i territori.

    Risulta essere più pronunciato nei paesi in via di sviluppo, dove il 34% dei giovani è connesso, rispetto al solo 22% del resto della popolazione.

    C’è da fare una considerazione, proprio in relazione ai paesi in via di sviluppo. Notoriamente sono paesi con una popolazione giovanile molto elevata, ovunque, in questi paesi, il 50% della stessa popolazione ha un’età inferiore ai 20 anni. Garantire a questi giovani un accesso a Internet significa, in un futuro non molto lontano, migliori opportunità e miglior condizioni lavorative.

    Internet, il futuro è satellitare

    Per quanto riguarda, invece, le possibilità infrastrutturali di accesso a Internet, sappiamo che solo Google, dati dello scorso anno, qualcosa come 17 mila chilometri di cavi sottomarini e di recente Meta, la società nata da poco che possiede Facebook e tutte le altre app della famiglia, ha ordinato la messa in opera di un cavo sottomarino, tra il Nord America e l’Europa, capace di trasportare 500 terabit al secondo.

    Ma, non possiamo non considerare l’accesso a Internet satellitare, con SpaceX, la società aerospaziale di Elon Musk, che detiene qualcosa come 1.800 satelliti Starlink in orbita che è pronta a lanciare la sua offerta sempre più in larga scala.

    E anche qui, la concorrenza vede la presenza di Amazon con il Progetto Kuiper che va via via sviluppandosi con importanti acquisizioni, con il recente team satellitare di Facebook, anche se finora non ha lanciato satelliti nello spazio.

    Di fronte a questo scenario, i dati ITU evidenziano che l’accesso a Internet diventa sempre più necessario per uno sviluppo che sia più equo e inclusivo. E che, nonostante tutto, resta comunque una grande incognita riuscire a prevedere quando l’intera popolazione mondiale riuscirà ad essere connessa a Internet.

  • Indice qualità vita digitale, Italia in chiaro scuro

    Indice qualità vita digitale, Italia in chiaro scuro

    Il report annuale dell’Indice sulla Qualità della Vita Digitale (DQL) di Surfshark, vede l’Italia piazzarsi al 27° posto, perdendo 7 posizioni rispetto allo scorso anno. Pesano valutazioni basse per qualità di Internet e accessibilità. Meglio sulla cybersecurity.

    Siamo sempre connessi a dispositivi e la nostra vita è sempre più digitale. Ma dal punto di vista della qualità di vita digitale, appunto, come siamo messi? A questa domanda rispondiamo oggi con i dati della terza edizione dell’Indice sulla Qualità della vita Digitale (DQL, Digital Quality Life), lo studio DQL viene condotto dalla società di sicurezza informatica Surfshark e valuta i paesi sulla base di una serie di cinque pilastri fondamentali del benessere digitale.

    Il nostro paese quest’anno, perdendo 7 posizioni rispetto allo scorso anno, si piazza comunque al 27° posto su 110. L’Italia si piazza poi al 19° posto per quanto riguarda la sicurezza informatica, al 25° per quanto riguarda l’infrastruttura informatica, sempre al 25° posto per l’amministrazione digitale.

    Il punto dolente è rappresentato, come ben sappiamo, dalla qualità di internet che è poco soddisfacente, infatti ci piazziamo al 40° posto e siamo al 41° per accessibilità. Ma vediamo meglio i dati.

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    Lo studio, molto interessante, come dicevamo, evidenzia il passo indietro compiuto dal nostro paese, perdendo 7 posti rispetto allo scorso anno, andando a posizionarsi dietro a Spagna e Francia. Un calo determinato essenzialmente dai punteggi più bassi per quanto riguarda la qualità di Internet e l’accessibilità.

    Nonostante tutto, l’indice della sicurezza informatica in Italia è migliore del 30% rispetto alla media globale e uno dei criteri con il punteggio più alto è proprio quello che riguarda la cybersecurity.

    La velocità di internet in Italia è inferiore rispetto a quelli dei paesi limitrofi; la velocità di internet a banda larga è 2 volte più veloce in Francia e Spagna. Tuttavia, ha registrato un miglioramento del 68% dall’inizio della pandemia del COVID-19.

    Per quanto riguarda l’accessibilità ad internet l’Italia è superiore rispetto alla Spagna, ma dall’anno precedente il punteggio è calato del 70%. Le persone in Italia devono lavorare complessivamente 2 ore e 23 minuti al mese per permettersi di avere accesso al pacchetto internet a banda larga più economico.

    Le opportunità digitali si sono rivelate più importanti che mai durante la crisi del COVID-19, evidenziando l’importanza per ciascun paese di garantire a pieno la possibilità di lavorare da remoto per la propria economia,” così ci ha detto Vytautas Kaziukonis, CEO di Surfshark. “Questo è il motivo per cui, per il terzo anno di fila, continuiamo ad effettuare studi sulla qualità della vita digitale, i quali ci consentono di avere un quadro di insieme esaustivo sul modo in cui i paesi eccellono in termini digitali. L’indice pone le basi per discussioni significative su come l’avanzamento digitale influenzi la prosperità di un paese e sulle aree che possono essere migliorate”.

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    Guardando il quadro complessivo, 6 dei 10 paesi con i punteggi più alti si trovano in Europa, in linea con la tendenza dell’anno precedente. La Danimarca occupa il 1° posto nel DQL per il secondo anno di fila ed è subito seguita dalla Corea del Sud. La Finlandia è al 3° posto mentre Israele e gli Stati Uniti completano la top five delle 110 nazioni valutate. Le ultime 5 posizioni sono occupate rispettivamente da Etiopia, Cambogia, Camerun, Guatemala e Angola.

    A livello regionale, gli Usa spiccano come paese che vanta la qualità di vita digitale superiore nelle Americhe, mentre la Corea del Sud occupa la prima posizione in Asia. Per quanto riguarda i paesi del continente africano, gli abitanti del Sud Africa vantano la qualità di vita digitale più elevata mentre l’Australia primeggia in Oceania, superando la Nuova Zelanda in molte aree digitali.

    italia qualità digitale dq 2021

    Ed ecco alcuni dati significativi del report:

    • La banda larga quest’anno è diventata più cara in tutto il mondo. Confrontando i paesi sia del DQL20 che del DQL21, emerge che le persone devono lavorare l’11% in più (25 minuti in più) per permettersi internet a banda larga nel 2021. Ad ogni modo, le persone devono lavorare il 29% in meno (28 minuti in meno) per permettersi internet per dispositivi mobili quest’anno.
    • Il peggior accesso a internet al mondo è il meno abbordabile. Le persone in alcuni paesi, come la Nigeria, la Costa d’Avorio e il Mali, hanno bisogno di circa una settimana di lavoro per permettersi internet.
    • Investire nell’infrastruttura informatica e nell’amministrazione digitale è ciò che contribuisce maggiormente al benessere digitale delle persone.

    Da evidenziare che la ricerca DQL del 2021 ha esaminato una popolazione totale di oltre 6,9 miliardi di persone in base a cinque pilastri fondamentali e 14 indicatori di base che forniscono una valutazione esaustiva. Lo studio si basa su informazioni open-source fornite dalle Nazioni Unite, dalla Banca Mondiale, dalla Freedom House, dall’Unione Internazionale delle Comunicazioni e da altre fonti.

  • Maker Faire Rome, l′Innovazione e le idee ritornano anche in presenza

    Maker Faire Rome, l′Innovazione e le idee ritornano anche in presenza

    Maker Faire Rome – The European edition torna dall’8 al 10 ottobre 2021 al Gazometro Ostiense. La voglia di fare Innovazione, scoprire nuove idee ritorna anche in presenza.

    Maker Faire Rome – The European edition torna dall’8 al 10 ottobre 2021 al Gazometro Ostiense, luogo iconico che vuole rappresentare la voglia di ricominciare e fare Innovazione per crescere.

    L’area del Gazometro occupa una superficie di oltre 12 ettari dove Eni, main partner della manifestazione, sta procedendo al costante recupero delle aree industriali e alle opere di bonifica. Un’area che vuole diventare un ecosistema aperto dedicato ai nuovi modelli di business non emissivi e allo sviluppo di filiere imprenditoriali. In questo perimetro di innovazione è stato inserito l’headquarter di Joule, la Scuola di Eni per l’Impresa, creata per promuovere la formazione imprenditoriale sostenibile e “ZERO”, l’acceleratore “clean tech” della Rete Nazionale CDP che vede partecipare anche Lventure, ELIS, Acea, Maire Tecnimont e Microsoft.

    L’edizione di quest’anno della Maker Faire rappresenta un momento importante per tornare a visitarla dal vivo. Infatti, gli spazi saranno accessibili nella massima sicurezza in osservanza dei protocolli sanitari previsti, ma con i visitatori che torneranno ad ammirare da vicino le tante idee e invenzioni in esposizione nella nona edizione della kermesse che è ormai una piattaforma internazionale consolidata dedicata all’Open Innovation, capace di valorizzare una experience di qualità e di abilitare processi di trasferimento di competenze.

    Maker Faire Rome Innovazione in presenza franzrusso.it

    Visto il grande successo dell’edizione dello scorso anno, resta comunque attiva anche la rassegna online. Questo grazie a una piattaforma dedicata che sarà divisa in diversi canali tematici sui principali topics di Maker Faire e un canale Main, sempre live, dal quale verranno raccontate tante storie d’innovazione. verrà un vero e proprio studio televisivo all’interno negli spazi del Gazometro dal quale, in diretta, verranno incontrati e ascoltati i protagonisti nazionali e internazionali del mondo dell’innovazione là dove lavorano o sperimentano.

    Saranno più di 240 gli spazi espositivi (stand e aree allestite) con idee, prototipi e progetti innovativi pronti ad essere svelati. I contenuti proposti sono tanti, variegati e di altissima qualità.

    Maker Faire Rome 2021, i temi principali

    Dall’agritech al foodtech, dal digital manufacturing alla robotica, dall’intelligenza artificiale alla mobilità, dall’economia circolare alla salute, dall’IoT al recycling fino alla data science e al design thinking, oltre alle sezioni dedicate di Maker Art e Maker Music che esploreranno l’intersezione tra arti, musica, scienza e tecnologia: i contenuti sono pronti a sorprendere, sia in presenza che online.

    Maker Faire Rome 2021, Opening Conference

    E’ l’appuntamento, imperdibile, che dà il via ufficiale alla manifestazione, in programma il prossimo 7 ottobre. Il tema 2021 è “Fast Forward – The Future In The Making”: il riconoscimento di circostanze che hanno accelerato cambiamenti lungamente dovuti e la celebrazione di quella capacità di “fare” che ha reso possibile gestire l’incertezza di questi interminabili e complessi mesi dall’arrivo sulla scena mondiale del Covid-19.

    Maker Faire Rome 2021, Robotica e Intelligenza artificiale

    Tra gli argomenti che, nel corso degli anni, sono stati protagonisti a Maker Faire Rome e che hanno riscosso un crescente interesse di pubblico ci sono la Robotica e l’Intelligenza Artificiale. Questo anche grazie alle collaborazioni sempre più solide con l’Istituto di Robotica e Macchine Intelligenti (I-Rim) e il Laboratorio nazionale di Intelligenza Artificiale del Cini (Consorzio Interuniversitario Nazionale per l’Informatica).

    E sono decine, anche quest’anno, le realizzazioni e i prototipi che verranno presentati al pubblico proposti da singoli maker, atenei, spin off universitari e Istituti di ricerca. Una vasta serie di progetti che spaziano dal settore medico a quello industriale, dai trasporti ai beni culturali.

    Tutti i gruppi di punta della ricerca in Robotica italiana saranno rappresentati, sia provenienti dalle Università – come i Politecnici di Milano, Torino e Bari, le Università di Bologna, Roma, Napoli, Pisa – che dai Centri di ricerca di eccellenza, IIT e CNR in primo luogo.

    All’interno di quest’area verrà illustrato anche il “Joiint Lab”, un esperimento unico di trasferimento tecnologico industriale appena lanciato a Bergamo presso l’area del Kilometro Rosso, in cui alcune delle aziende di punta del territorio lombardo lavorano fianco a fianco con i ricercatori di IIT per dare vita a nuove forme di lavoro fisico da remoto mediante avatar robotici, riducendo l’esposizione dei lavoratori umani a condizioni di lavoro faticose e/o potenzialmente pericolose.

    Inoltre, è stata consolidata la collaborazione con l’Istituto di Robotica e Macchine Intelligenti (I-RIM) presieduto da Antonio Bicchi. Alla sua terza edizione I-RIM 3D (in programma dall’8 al 10 ottobre) costituisce già un riferimento per chi voglia fare innovazione tecnologica: un punto di incontro tra ricerca e industria. I-RIM 3D 2021, organizzata da Barbara Caputo ed Eugenio Guglielmelli, due tra i più rinomati esperti di robotica a livello internazionale, anche quest’anno promette numeri record di partecipazione e un interessantissimo programma di interventi.

    Maker Faire Rome 2021, Maker Art e Maker Music

    Dopo il successo dell’edizione 2020, basata soprattutto su un coinvolgimento di più di 30 artisti internazionali da tutto il mondo, la sezione 2021 di Maker Art si focalizzerà su meno installazioni a più impatto. L’intento è sempre quello di unire il mondo dei maker con quello degli artisti che operano con le tecnologie, creare nuove sinergie e attivare collaborazioni tra mondo dell’arte, dei maker e delle aziende del settore tecnologico.

    Quest’anno il focus sarà l’intelligenza artificiale. Maker Faire collaborerà insieme alla Onassis Foundation con la mostra “You and AI. Through The Algorithmic Lens”. La versione romana della mostra sarà a cura di Irini Mirena Papadimitriou (direttrice artistica del FutureEverything) e Valentino Catricalà. “You and AI” è una mostra che esplora l’intelligenza artificiale non come una potenzialità futura ma come una realtà attuale.

    La sezione performativa si svilupperà in collaborazione con Maker Music, in un dialogo tra artisti e musicisti che vedrà la partecipazione dell’artista Donato Piccolo. I talk coinvolgeranno artisti internazionali di alto livello e saranno sviluppati insieme all’importante curatore, fondatore del Palais de Tokyo, Jérôme Sans.

    Maker Music 2021, all’interno di Maker Faire Rome, racconta il making della musica, dal punto di vista dell’innovazione, della creatività e della tecnologia. Attraverso un programma divulgativo, con i contributi di alcuni dei protagonisti della scena musicale italiana, fra i quali Clementino, La Rappresentante Di Lista, NAIP, Max Casacci dei Subsonica.

    Maker Faire Rome 2021, Agrifood e Sostenibilità

    La sezione sostenibilità e agrifood della manifestazione presenta, nonostante le difficoltà del periodo, un ricco panorama di innovazioni applicabili alle imprese, alle filiere agricole e ai sistemi locali.

    Partecipano alle attività di Maker Faire 2021 i più importanti enti nazionali di ricerca, tra cui il Crea, il Cnr, l’Enea, oltre al mondo universitario e a una selezione di imprese private impegnate nel mondo dell’innovazione. Complessivamente saranno presentate oltre 50 innovazioni per l’agricoltura e l’ambiente.

    Maker Faire Rome 2021, Education

    Le nuove generazioni guardano al futuro attraverso la Maker Faire Rome. Lo conferma la grande partecipazione di atenei e scuole attraverso le relative call. Nell’area Education di MFR 2021, sia on line che in presenza, si potranno ammirare i progetti provenienti da 30 scuole secondarie italiane, dalla Sicilia al Friuli Venezia Giulia e 2 europee (Croazia e Norvegia).

    Saranno, inoltre, oltre 20 i progetti di altrettanti ITS (Istituti Tecnici Superiori), provenienti da tutta Italia.

    Maker Faire Rome 2021, i Contest

    L’edizione 2021 prevede due contest finalizzati a valorizzare i migliori progetti, per garantire visibilità e lo sviluppo delle diverse iniziative presentate: un riconoscimento pubblico e tangibile al valore della creatività esposta durante la manifestazione.

    Il primo è “Make to Care”, l’iniziativa open innovation di Sanofi finalizzata a far emergere e facilitare la realizzazione, nonché la diffusione di soluzioni innovative e utili a dare risposte ai bisogni reali delle persone che convivono con una disabilità a causa di patologie e/o eventi traumatici. Giunto alla sesta edizione, il contest ha ottenuto grande partecipazione dalla comunità maker e da chi ha colto un bisogno concreto, orientando il proprio ingegno e proponendo una soluzione innovativa. Conosceremo in dettaglio i progetti finalisti durante la Maker Faire Rome mentre i vincitori saranno stabiliti da una commissione indipendente che si riunirà il prossimo 27 ottobre. Come da tradizione delle passate edizioni, i vincitori avranno accesso ad una coinvolgente esperienza formativa.

    Il secondo contest è “MakeITCircular”, realizzato da Innova Camera e dalle Associazioni dei consumatori del Consiglio Nazionale Consumatori e Utenti (CNCU), che promuove la Carta del Consumo Circolare e i valori del riciclo, del riuso e della co-progettazione. Il passaggio da un modello di economia lineare a uno di “economia circolare” è la chiave per rendere possibile una crescita economica che rispetti le risorse materiali e naturali e per offrire un contributo alla tutela contro il cambiamento climatico che il pianeta si è impegnato a fermare entro il 2050. Per praticare e incentivare il “consumo circolare”, promuovendo il passaggio dalla cultura dello scarto e dello spreco alla cultura del riciclo e del riuso, è nata la “Carta del Consumo Circolare”: un contributo di idee alle grandi scelte che la transizione ecologica ci impone, per affermare una società e un’economia più giuste.

    Il contest premierà le migliori idee in linea con i principi della Carta e che ne favoriscano la sua diffusione e il coinvolgimento di diversi attori nella sua implementazione.

    Maker Faire Rome 2021, come partecipare

    Per partecipare in presenza, oltre al rispetto della normativa vigente anti-Covid 19, è necessario acquistare – in base alle proprie esigenze ed esclusivamente on line – le varie tipologie di biglietti per l’ingresso: un’operazione semplice che va fatta direttamente dal sito makerfairerome.eu.

    Chi preferisce seguire la manifestazione da remoto può farlo senza problemi, grazie a una semplice registrazione alla piattaforma dedicata (tutte le informazioni utili saranno disponibili sul portale di MFR 2021). Per migliorare l’esperienza di visita, basterà profilarsi esprimendo preferenze sui temi e le attività che ci si aspetta di trovare nel corso dell’evento. Si riceveranno suggerimenti e notifiche in linea con i propri interessi.

    Sui social media potete seguire le conversazioni con #MakerFaireRome e #MFR2021.

  • Acea Innovation Day, l′Innovazione è Sostenibile e Digitale

    Acea Innovation Day, l′Innovazione è Sostenibile e Digitale

    L′Innovazione e Sostenibilità sono ormai due sinonimi. Da qui inizia quel grande processo di ripartenza che vede al centro di tutto le città sempre più connesse e il cuore di nuovi servizi per i cittadini.

    Se c’è un aspetto che tutti abbiamo compreso, dopo la grave pandemia da Covid-19 che ha contrassegnato tutto il 2020, è che l’Innovazione e Sostenibilità sono diventati due sinonimi. L’una non può esistere senza l’altra, sono diventati in poco tempo due facce della stessa medaglia. Questo è una delle considerazioni più importanti emerse dalla Acea Innovation Day, edizione 2021. Una giornata di confronto e di incontro di Acea, dal titolo “Costruttori di Futuro“, con l’obiettivo, raggiunto, di mettere al centro la collaborazione e la condivisione di idee, l’Innovazione e le città sempre più connesse.

    Ai panel della mattinata hanno preso parte Gianmatteo Manghi, Ceo Cisco Italia, Stefano Rebattoni, General Manager IBM Italia, Massimo Tedeschi, Chief Technology Officer Leonardo, Fabio Fregi, Country Manager Google Cloud Italia, Claudio Arcudi, Responsabile Energy & Utility di Accenture Italia, nonché della Presidente di Acea Michaela Castelli e dell’Amministratore Delegato Giuseppe Gola.

    Acea Innovation Day Innovazione Sostenibile Digitale franzrusso.it

    Ognuna di queste aziende è partner di Acea nella costruzione di un ecosistema che possa dare vita a idee, soluzioni e servizi sempre più efficienti e che rispondano ai bisogni dei cittadini. E sullo sfondo vi è il PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza), il piano attraverso cui mettere in pratica tutti i progetti innovativi per il rilancio del paese.

    Le soluzioni messe in campo comprendono Cloud e Intelligenza Artificiale, andando nella direzione del “quantum computing“, come ricordato da Stefano Rebattoni, il quale ha sottolineato come il PNRR possa costituire da acceleratore in questo senso, sull’esempio di quanto avviene in Germania.

    Gianmatteo Manghi ha invece posto l’accento su Come oggi l’Innovazione si muova in tre direzioni: Digitale, Sostenibile e Inclusiva. Un aspetto fondamentale che la pandemia ha messo ancora di più in risalto, è l’importanza della Cyber Security, al centro della partnership tra Acea e Leonardo.

    Acea Innovation Day è stato anche un momento per parlare di e-mobility e self-driving, delle auto a guida autonoma che Google sta al momento sperimentando in Arizona e California, ma che un giorno, non tanto lontano, possano essere realtà concreta anche nel nostro paese con lo sviluppo delle Smart City.

    Allo sviluppo delle Città Connesse possono partecipare le startup, come sottolineato da Claudio Arcudi, che se in possesso di dati, in continuo aumento, posso realizzare soluzioni e servizi sempre più smart e sempre più “as a service“.

    L’occasione dell’evento, svoltosi in parte in presenza e in parte online, ha permesso anche di effettuare una survey, dalla quale è emerso che il futuro sostenibile è green (70%) e che le smart city del futuro dovranno essere connesse e dotate di piattaforme “open” per abilitare sempre nuovi servizi (80%).

    L’Innovazione Sostenibile è reale quando al centro del processo di applicazione viene messa l’efficacia dei progetti stessi, che rappresenta il vero Valore da tenere in considerazione. Bisogna abbracciare una logica da ecosistema dove ogni azienda, ogni attore, contribuisca a realizzare progetti sempre più innovativi, concreti ed efficaci.

    [In collaborazione con Acea Spa]

  • Forrester Wave, Accenture è leader nella consulenza per l’innovazione

    Forrester Wave, Accenture è leader nella consulenza per l’innovazione

    Forrester Wave riconosce Accenture come leader nei servizi per la consulenza per l’Innovazione, mostrando una grande capacità di adattamento.

    Forrester, una delle società di ricerca più importanti al mondo, attraverso “Forrester Wave” fa il punto sulle società che offrono servizi di consulenza per l’innovazione. E tra le nove società prese in considerazione, ruolo di leader in assoluto viene riconosciuto ad Accenture, una delle più grandi aziende di consulenza al modo.

    Un risultato importante per la società guidata da Julie Sweet che riconosce il grande lavoro fatto nell’ultimo anno e, specialmente, negli ultimi mesi. Infatti, come sottolinea lo stesso report, l’intento è quello di indicare i grandi leader che si non distinti, negli ultimi mesi appunto, nel modo di fare innovazione “adattiva”.

    Forrester Wave Accenture leader consulenza innovazione franzrusso

    Innovare per guardare al futuro

    Una delle qualità che abbiamo imparato a valorizzare è stata certamente la Resilienza, oggi fin troppo abusata per certi versi, ma sicuramente quella che ha permesso a tante aziende di affrontare la fase più acuta dell’emergenza sanitaria che ha caratterizzato il 2020.

    Se è vero, come è vero, che fare Innovazione è la strada per guardare la futuro, è vero anche che una grande capacità di adattamento è alla base di questo processo che non è un processo a sè stante, ma è un processo che si alimenta di giorno in giorno, grazie alla capacità di saper leggere i tempi e di saper intervenire offrendo soluzioni sempre adeguate.

    accenture forrester wave 2021

    Ecco, questa è la motivazione per cui Accenture viene indicata leader in questo prezioso report che vuole essere una indicazione per tutte quelle imprese alla ricerca di società di consulenza che sappiano davvero indicare la strada verso l’innovazione, facendo un uso prezioso della Tecnologia.

    Innovazione come Valore

    Nella motivazione Forrester sottolinea l’approccio all’Innovazione di Accenture che non si limita allo sviluppo di soluzioni tecnologiche fine a se stesse, ma “utilizza l’innovazione come uno strumento utile a fornire un valore a 360° per i suoi clienti, guidando un cambiamento significativo in aree come la gestione dei talenti, la customer experience, la trasformazione della supply chain e della gestione finanziaria, il tutto sostenuto da piattaforme tecnologiche e investimenti“.

  • Sviluppatore software non è programmatore, ecco le differenze

    Sviluppatore software non è programmatore, ecco le differenze

    Sviluppatore Software e Programmatore. Spesso si è portati a confondere le due figure, per il fatto che, può sembrare strano, le differenze tra le due figure non sono molto chiare. Ecco una piccola guida che ha come obiettivo quello di fare un po’ più di chiarezza.

    Sviluppatore Software e Programmatore. Spesso si è portati a confondere le due figure, per il fatto che, può sembrare strano, le differenze tra le due figure non sono molto chiare. Quello che faremo di seguito è mettere in evidenza quelli che sono gli elementi distintivi tra due figure professionali che giocano un ruolo importante nel mondo IT.

    Tutti cercano i maghi del “codice”, tutti vogliono sapere quali sono i linguaggi di programmazione più utilizzati pochi, però, spesso conoscono esattamente il loro mestiere e soprattutto le differenze rispetto ad altre figure professionali centrali per questa fase di nuova normalità digitale per tutti noi.

    Ecco allora una prima, piccola guida alla differenza tra Independent Software Vendor, e programmatori. Una guida che si inserisce in un interessante progetto di comunicazione multipiattaforma come #DevRev costruito in collaborazione Oracle e sergentelorusso.it.

    Sviluppatore software-programmatore differenze

    Programmatore non è Sviluppatore

    Possiamo tranquillamente dire che da tempo ci si chiede quale sia la vera differenza tra queste due importanti figure e, spesso, sono proprio le aziende che avviano una ricerca professionale in tal senso a non avere molto chiare le idee.

    Quello che vogliamo fare in questa occasione è spiegare, in maniera chiara, il ruolo che spetta al Programmatore e quello che compete allo Sviluppatore.

    Un’azienda che oggi vuol ricercare una figura all’interno del suo team IT, deve sapere bene che il Programmatore e lo Sviluppatore svolgono funzioni diverse, sebbene lavorino in contesti molto simili. Le competenze richieste per svolgere questi due ruoli sono quasi analoghe, così come alcune funzioni che sono chiamate a svolgere. Ma esistono delle differenze molto chiare. E quali?

    [Vuoi conoscere, passo passo, gli strumenti che Oracle mette a disposizione degli sviluppatori e delle imprese? Qui le video multimediali complete]

    Oracle cloud infrastruture

    Se volessimo spiegare e rendere più chiaro il ruolo del Programmatore, allora prendiamo ad esempio un luogo di lavoro che è molto vicino come modello, per rendere bene l’idea.

    Prendiamo una cucina di un ristorante, all’interno di essa esistono diverse figure. Ora, assumendo questo esempio, possiamo ben dire che il ruolo del Programmatore è quello del Cuoco, colui che è in grado di rendere pratiche le idee che gli vengono proposte perché conosce bene gli ingredienti per fare dei buoni piatti. Ovviamente gli ingredienti sono i linguaggi e i piatti non sono altro che la messa in pratica di quelle idee.

    I programmatori conoscono bene i processi

    I Programmatori conoscono bene tutti i processi informatici e sulla base di questa conoscenza, traducono in pratica i progetti che gli vengono proposti.

    Un buon prodotto realizzato da un Programmatore lo si giudica dagli ingredienti adottati, quindi dalla qualità, dalla capacita di realizzare un codice pulito senza bug. Il Programmatore si occupa quindi di fare test e si assicura che non ci siano errori.

    Bene. Se abbiamo presente allora che il Programmatore può essere assimilato al ruolo di un cuoco in Cucina, allora possiamo ben dire che lo Sviluppatore è assimilabile allo Chef.

    Seguendo questo esempio, lo Sviluppatore è quello che aggiunge creatività al prodotto per aumentare il livello di qualità dello stesso. Si tratta quindi di una figura che, come lo Chef, sa aggiungere il giusto tocco creativo e concettuale per rendere il prodotto di alto livello.

    Lo sviluppatore è responsabile di progetto

    Lo Sviluppatore è quindi il responsabile del progetto e di tutta l’architettura software, quindi, anche, di tutta la documentazione e del collegamento delle parti del prodotto.

    Volendo allora rendere il tutto in maniera più sintetica, possiamo dire che il Programmatore si limita alla parte di codifica e lo Sviluppatore è coinvolto in tutto l’ambito del progetto.

    Come dicevamo all’inizio di questo nostro focus sulle differenze tra Programmatore e Sviluppatore di software, il più delle volte le caratteristiche distintive tra queste due figure non sono molto conosciute, nemmeno dalle aziende. Quelle stesse aziende che spesso sono alla ricerca di queste due figure, facendo spesso confusione nella descrizione usata per attivare una ricerca.

    Tenendo a mente il nostro tentativo di rendere quanto più chiara possibile al distinzione tra queste due figure molto importanti, vale la pena entrare un po’ più nel vivo.

    Se abbiamo capito i ruoli specifici che ricoprono un Programmatore e uno Sviluppatore, allora è opportuno aggiungere che:

    Il Programmatore di Software

    Il Programmatore è colui che “scrive il codice”. Si tratta della figura che scrive le linee di codice che sono alla base di un software, dei sistemi operativi e di altri programmi per computer. Alcuni usano i termini “codifica” e “programmazione” in modo quasi intercambiabile, anche se, tecnicamente, la codifica è solo l’atto di scrivere codice, mentre la programmazione spesso si concentra sull’intero progetto, non solo su parti di esso. In un ambiente di lavoro tipo, i programmatori prendono istruzioni da designer, ingegneri o da un programmatore capo e trasformano queste istruzioni in codice funzionante. I compiti possono essere specifici come scrivere istruzioni, o più complessi come trasformare un intero concetto in un programma completo.

    Sviluppatore software programmatore differenze franzrusso.it

    Lo Sviluppatore di Software

    Come abbiamo visto, il ruolo dello Sviluppatore, rispetto al Programmatore, si colloca un po’ più avanti. Si tratta della figura che ha la responsabilità del progetto, è la persona che ha i contatti coi clienti, analizza i loro bisogni e, una volta raccolte tutte le informazioni, testano poi il software nel tentativo di risolvere tutte le problematiche, avendo ben presente cosa vuole il cliente. Lo Sviluppatore è quindi più creativo e ha molta più libertà di azione di un programmatore, anche se, in una scala di ruoli, è quello che riporta al Software Engineering.

    Ecco, questo era il nostro contributo al fine di rendere più chiari i ruoli di due figure molte richieste sul mercato. Figure che trovano spazio ovunque ci sia bisogno di rendere in pratica un’idea che possa soddisfare una esigenza specifica. E in un momento in cui il Digitale è diventato sempre più importante per le nostre relazioni e per il business, è utile sapere bene di cosa si parla.

    [In collaborazione con Oracle Italia]

  • La Tecnologia è la vera spinta verso il Cambiamento

    La Tecnologia è la vera spinta verso il Cambiamento

    La pandemia ha segnato il nostro tempo e ha spinto le organizzazioni a condensare in un solo anno il Cambiamento che avrebbe richiesto almeno 10 anni. Ma è la sola leva per crescere. È quanto emerge dal Technology Vision 2021 di Accenture.

    La pandemia ha sicuramente segnato il nostro tempo, ma ha anche spinto verso un Cambiamento come mai nessun fenomeno era riuscito a fare prima. Come abbiamo spesso raccontato anche qui sul nostro blog, la pandemia da Covid-19 ha catapultato l’intera società verso una realtà la cui parola d’ordine era, appunto, Cambiamento. Alla base di questo cambiamento vi è stato l’utilizzo della Tecnologia che si aveva a portata di mano, ma che, per tanti motivi, non era stata mai sfruttata appieno. Ecco che oggi il vero Leader è chi sa abbracciare la Tecnologia per spingere verso il Cambiamento non più opzionabile.

    Questa premessa è un anche l’estrema sintesi di uno degli studi più attesi di questo periodo dell’anno, stiamo parlando del Technology Vision 2021, uno studio di Accenture che ci offre gli scenari futuri, non tanto lontani, che vivremo direttamente.

    Lo studio di quest’anno, edizione 2021, porta il titolo “Leaders wanted: Masters of  Change at the Moment of Truth”, e sottolinea come le aziende si siano trovate in questo ultimo anno a condensare almeno un decennio di trasformazione nell’arco di un solo anno. Le organizzazioni che sanno guidare questo cambiamento, sono quelle che riescono a far crescere i propri ricavi di 5 volte più velocemente rispetto alle altre, ancora indietro. Utilizzando le tecnologie a disposizione.

    techvision 2021 tecnologia cambiamento franzrusso.it

    In risposta alla pandemia, le aziende grandi e piccole hanno inaugurato una nuova era di rapida trasformazione. L’Italia è un Paese maturo e, in quanto tale, ha bisogno di investire in competenze che garantiscano una crescita sostenibile e strategica. In questo contesto la tecnologia gioca un ruolo determinante e va applicata non solo in maniera combinata, ma con visione e con intelligenza, così da occupare spazi nuovi in cui potersi differenziare e produrre maggior valore”, ha dichiarato Fabio Benasso, Presidente e Amministratore Delegato di Accenture Italia. “La difesa dello status quo non paga. Pur mantenendo la propria identità e salvaguardando l’eccellenza che le contraddistingue, le organizzazioni italiane devono reinterpretarsi, aprendosi agli ecosistemi e velocizzando i processi di innovazione. Solo così potranno dare concretezza a nuove opportunità”.

    Il rapporto conflittuale che si era creato tra uomo e tecnologia è stato completamente ridefinito dalla pandemia in un’ottica di necessità, condensando in un anno un intero decennio di progresso digitale. Il 2020 ha messo in luce il messaggio centrale della Technology Vision di quest’anno, ovvero che ogni business è un business tecnologico e che in questa era di profonda trasformazione la tecnologia sta riplasmando interi settori come anche l’esperienza umana”, dichiara Valerio Romano, Cloud First Lead di Accenture. “La strategia aziendale e quella tecnologica sono ormai inseparabili e la capacità di guidare il cambiamento continuo spinto da un’innovazione tecnologica esponenziale è la caratteristica principale dei leader del futuro. Abbiamo oggi un’opportunità irripetibile per trasformare questo momento cruciale in una prova di fiducia e in nuove possibilità, sfruttando la costante evoluzione tecnologica ed imprimendo una forte accelerazione del ritmo di adozione”.

    Nel realizzare questo studio, Accenture ha intervistato 6.200 leader tra responsabili di business e tecnologici. Il 92% di loro dichiara che la propria azienda sta innovando con urgenza, con l’intenzione di agire entro questo anno. E poi, il 91% dei dirigenti concorda che per conquistare il mercato di domani è necessario definirlo con chiarezza quale sarà fin da ora.

    Accenture TechVision 2021

    I Leader di oggi devono trainare questo cambiamento, anche perché l’era del “first follower” è finita ed è necessario puntare tutto sulla Tecnologia.

    La Technology Vision 2021 identifica cinque tendenze chiave con le quali le aziende dovranno confrontarsi nei prossimi tre anni per accelerare e gestire il cambiamento in tutti i settori della loro attività:

    Stack Strategically: Architecting a Better Future

    Nascono nuovi scenari in cui ricostruire l’architettura IT. Significa pensare alla tecnologia in modo diverso, rendendo indistinguibili le strategie aziendali e tecnologiche. A questo proposito, l’83% dei leader concorda sul fatto che le strategie aziendali e tecnologiche della propria impresa stiano diventando inseparabili e indistinguibili.

    Mirrored World: The Power of Massive, Intelligent, Digital Twins

    Le aziende leader iniziano a utilizzare gemelli digitali per creare modelli viventi di intere fabbriche, catene di approvvigionamento, cicli di vita dei prodotti e altro ancora. Mettere insieme dati e intelligenza per rappresentare il mondo fisico in uno spazio digitale creerà nuove opportunità per lavorare, collaborare e innovare. Il 65% degli intervistati prevede nei prossimi tre anni un aumento degli investimenti della propria organizzazione in gemelli digitali intelligenti.

    I, Technologist: The Democratization of Technology

    Le persone sono sempre al centro e oggi hanno a disposizione strumenti in modo da innescare un Cambiamento profondo. Oggi ogni dipendente può essere un innovatore, ottimizzando il proprio lavoro, risolvendo i problemi e mantenendo l’azienda al passo con le nuove e mutevoli esigenze. L’88% dei dirigenti ritiene che la democratizzazione della tecnologia stia diventando fondamentale per la capacità di stimolare l’innovazione in tutta la propria organizzazione.

    Anywhere, Everywhere: Bring Your Own Environment

    Il più grande cambiamento della forza lavoro a memoria d’uomo è stata, per le aziende, l’espansione dei propri confini. Le persone hanno la possibilità di replicare l’ambiente di lavoro ovunque in questo modello, i leader possono ripensare lo scopo del lavoro nei diversi luoghi e cogliere l’opportunità di reinventare la propria attività in questo nuovo mondo. Durante l’emergenza sanitaria, il 47% delle organizzazioni ha investito in strumenti di collaborazione digitale e il 48% in strumenti e tecnologie cloud-enabled per sostenere la loro forza lavoro da remoto.

    From Me to We: A Multiparty System’s Path Through Chaos

    Il tracciamento dei contatti, la necessità di nuove esperienze di pagamento digitali e di nuove modalità per costruire fiducia ha messo a fuoco ciò che era stato fino ad ora lasciato incompiuto dalle aziende. I multiparty system, ovvero ecosistemi di organizzazioni interoperabili, possono aiutare le aziende a ottenere maggiore resilienza e adattabilità, creare nuovi modi per accedere al mercato e stabilire nuovi standard ecosistemici per i loro settori. Il 90% dei dirigenti intervistati afferma che i multiparty system consentiranno di dare vita a ecosistemi di collaborazione più resilienti e adattabili per creare nuovo valore con i partner della propria organizzazione.

    In un momento in cui la ristorazione versa in condizioni drammatiche, con aziende che chiudono definitivamente, in questa ottica è bene segnalare l’esempio di Starbucks, azienda che da sempre sa interpretare l’evoluzione dei tempi. Ebbene, l’azienda nella fase critica è emersa come leader, utilizzando la tecnologia per espandere la propria clientela e i canali di vendita. Ad agosto, la sua app era stata scaricata da tre milioni di nuovi utenti e gli ordini da smartphone e il ritiro drive-thru sono arrivati a rappresentare il 90% delle vendite. Con l’aumento della domanda, ha implementato un sistema di gestione dei ticket integrato, combinando gli ordini dalla sua app, UberEats e i clienti drive-thru in un unico flusso di lavoro per i baristi. Starbucks ha anche introdotto una nuova macchina per caffè espresso con sensori per monitorare la quantità di caffè erogata e prevedere la necessaria manutenzione. Un esempio, questo, della tecnologia come leva fondamentale per fornire una risposta agile, resiliente e di successo al cambiamento da parte di un’azienda.

    L’invito è quello di visitare il sito visitare accenture.com/technologyvision  r seguire la conversazione su Twitter con #TechVision2021.

  • Come si adatteranno i data center, tra IoT e Edge Computing

    Come si adatteranno i data center, tra IoT e Edge Computing

    Essere connessi a tutte le ore comporta un grande consumo di energia e la produzione di una enorme mole di dati. Tra IoT e Edge Computing, i Data Center andranno ripensati.

    Di recente abbiamo esaminato come oggi gli HPC debbano rifarsi ai moderni Data Center, adesso è il momento di vedere quale sarà l’evoluzione dei Data Center, in uno scenario in piena evoluzione e in continua produzione di dati.

    L’anno della pandemia ci ha messo davanti ad un’altra realtà. L’essere connessi a tutte le ore comporta un grande consumo di energia e la produzione di una enorme mole di dati. Senza contare l’espansione del 5G, con la relativa diffusione del fenomeno IoT, con un numero crescente di dispositivi connessi. Di fronte a questo scenario, che credevamo di dover affrontare entro qualche anno, è necessario prendere coscienza che servono data center sempre più performanti, in grado di sostenere l’elevato numeri di dati che viene prodotto ogni giorno.

    La pandemia ha quindi accelerato i tempi, in tutti i sensi, mettendo al centro un grande problema di spazio.

    futuro data center iot edge computing

    Dopo un anno di pandemia, e la conseguente crisi economica, il digitale è ormai l’unico asset che si conferma in crescita. Nel periodo più difficile ha permesso alle persone di restare in contatto con i propri cari, ha permesso alle persone di poter continuare a lavorare da casa e ha permesso anche a tanti di dare vita a nuovi servizi digitali.

    Il vero fenomeno determinante sarà il 5G. Si è notato che negli ultimi mesi dell’anno scorso gli utenti abbiano consumato un volume di dati più alto di 2,7 volte rispetto al consumo 4G. Ma il 5G, come già ricordato in altre occasioni, sarà il fenomeno che abiliterà in pieno l’IoT, grazie ad un incremento della velocità di connessione compreso tra le 100 e le 800 volte rispetto alle reti esistenti. Gli esperti di settori prevedono che entro 4 anni, nel 2025, i dispositivi connessi saranno 75 miliardi, un numero enorme.

    Ma il 5G porta con sè anche il fenomeno dell’Edge Computing che trova terreno fertile proprio in questa fase che stiamo vivendo, caratterizzata dalla pandemia.

    I due fenomeni, che vivono in un legame molto stretto, daranno vita ad applicazioni concrete proprio nel mondo della Salute. Basti pensare al monitoraggio delle condizioni di salute degli anziani all’interno delle proprie abitazioni, grazie all’uso dei dispositivi indossabili che permetteranno anche ai medici di approntare un sistema di monitoraggio a distanza. ma Edge Computing e 5G creeranno le condizioni ideali per l’espansione delle smart city, in una versione nuova dopo la crisi pandemica, ma non meno impegnativa.

    E qui arriviamo al primo grande cambiamento che subiranno i Data Center. L’elevato numero di dati da gestire fa pensare che i Data Center cresceranno in dimensioni, diventando sempre più grandi arrivando a occupare interi capannoni. Niente di tutto ciò.

    Nel corso ne 2021, e nei prossimi anni a venire, assisteremo alla diffusione dei Data Center Locali, macchine sempre più performanti, veloci, in grado di gestire una mole di dati sufficiente per garantire l’operatività.

    La realizzazione di un sistema di Data Center Locali mette comunque al centro delle sfide da affrontare. Come il consumo energetico, si stima che entro il 2025, i data center assorbiranno un quinto dell’energia mondiale, arrivando a superare il consumo di numerosi singoli stati, e la capacità di gestire i dati in totale sicurezza. Questo perché il proliferare di dispositivi connessi, con la progressiva diffusione, come dicevamo, dell’IoT e dell’Edge Computing bisognerà pensare a strutture sempre più sicure.

    Come farsi trovare preparati di fronte alla scenario delineato?

    Prima di tutto, bisogna agire subito e bisogna individuare in tempi rapidi i partner giusti.

    Kingston Technology, leader mondiale nella produzione di schede di memoria, da anni si pone sul mercato come partner ideale per affrontare le sfide che riguardano la gestione dei dati e quindi la realizzazione di Data Center sempre più all’avanguardia.

    Lo scenario che abbiamo di fronte è caratterizzato da una crescente connettività che abiliterà il proliferare di nuove tecnologie, come IoT e Edge Computing. Le aziende dovranno quindi farsi trovare pronte a cogliere l’occasione per far nascere nuove servizi e quindi nuove opportunità di business. Kingston Technology è pronta a mettere a disposizione la sua esperienza e la sua visione per mettere in condizioni le aziende di poter gestire al meglio la gestione dei dati, punto cruciale dei prossimi anni.

    [In collaborazione con Kingston Technology]