Categoria: Innovation

  • L’Innovazione nella Salute passa anche dal Dialogo

    L’Innovazione nella Salute passa anche dal Dialogo

    È nei momenti di difficoltà che si prendono iniziative per interpretare il futuro. Quello che ha fatto Novartis Italia, avviando una fase di Ascolto e Dialogo con i propri stakeholder dalla quale sono emersi temi prioritari, come Innovazione, la Salute al Centro e Sostenibilità.

    Si dice che nei momenti di difficoltà si vede il carattere delle persone, ossia quella capacità di prendere iniziative e decisioni tali da permettere di leggere meglio i tempi e di mettere in pratica nuove iniziative. Il periodo che stiamo vivendo, caratterizzato dalla pandemia da Covid, impone anche alle aziende di superare questo particolare momento di difficoltà provando a mettere in campo azioni capaci di attivare nuovi progetti.

    Ma come si fa in questo momento ad attivare nuovi progetti? La risposta è tanto semplice quanto non scontata. Ed è quella dell’Ascolto e del Dialogo, cioè provare ad ascoltare chi con l’azienda opera e chi guarda all’azienda come riferimento. Significa andare da tutte quelle persone che hanno fiducia nell’azienda e ascoltare cosa si aspettano da qui in avanti, sapendo bene cosa l’azienda ha fatto fino ad oggi.

    novartis italia dialogo conta

    Questo è quello che, in sintesi, ha fatto una grande azienda come Novartis Italia, uno dei colossi farmaceutici che nel nostro paese ha un grosso impatto in termini di valore aggiunto al PIL italiano, in termini di posti di lavoro creati e di innovazioni. Ed è altresì importante che un’azione come questa arrivi da una grande azienda perché possa fungere da esempio per tutte le altre.

    percorso novartis

    Novartis opera nel settore della salute, un settore che da sempre è uno dei pilastri del nostro paese, in termini economici e, soprattutto, per il grande ruolo sociale. Ad inizio di quest’anno, nel mese di gennaio, quando ancora non si parlava in modo globale dell’emergenza Covid-19, quando ancora il nostro paese non era stato colpito dal virus, Novartis mette in campo un’azione di ascolto, gestita attraverso 230 collaboratori, che ha portato al coinvolgimento di 500 stakeholder, quindi di tutti quei soggetti che partecipano direttamente, e indirettamente, alla vita dell’azienda, con interviste e workshop che hanno portato ad un Dialogo continuo.

    Una grande azione di Ascolto e di Dialogo, portata avanti con il supporto metodologico di The European House – Ambrosetti, che è stata presentata durante un evento all digital, la quale ha permesso all’azienda di individuare le priorità su cui concentrarsi per contribuire al futuro della salute nel nostro paese:

     

    Re-immaginare la medicina. È un obiettivo da perseguire attraverso una sempre più spinta trasformazione digitale del sistema salute, investimenti in Ricerca & Sviluppo, orientata a incrementare e migliorare l’accesso alle cure, ricorso stabile all’open innovation, nonché modelli di pricing di accesso alle cure coerenti con il beneficio dimostrato in termini clinici e di sostenibilità economica e sociale.

    La salute al centro. La priorità è contribuire a rafforzare il Servizio Sanitario Nazionale, riequilibrando i gap tra aree geografiche e promuovendo la continuità tra ospedale e territorio per migliorare tempi delle diagnosi e percorsi terapeutici. Determinante lo sviluppo dei servizi al paziente, indirizzati alla prevenzione e a una corretta informazione sanitaria e sostenuti da un esteso intervento di alfabetizzazione scientifica.

    Fare la cosa giusta. Pre-condizione per contribuire allo sviluppo del Paese è rinsaldare un rapporto di fiducia tra azienda farmaceutica e collettività, attraverso un rinnovato impegno alla trasparenza e all’etica dei comportamenti, oltre che all’uso sostenibile delle risorse, in linea con gli ambiziosi obiettivi green definiti a livello internazionale.

    temi prioritari

    Questo lavoro deriva dalla elaborazione della Matrice di Materialità, un lavoro che ha finito poi per individuare le priorità da tenere in considerazione nella fase post Covid-19. Da questa analisi sono stati individuati i temi prioritari e al primo posto troviamo tecnologia e servizi innovativi, poi ricerca e sviluppo, disponibilità dei farmaci, educazione a stili di vita sani e prevenzione, rafforzamento del Servizio Sanitario Nazionale, uso delle risorse in modo sostenibile.

    matrice materialità novartis

    L’analisi offre a Novartisi gli ambiti in cui agire nei prossimi anni per approfondire quegli aspetti che avranno un impatto significativo per quanto riguarda l’aione economica dell’azienda e l’impatto sociale e ambientale. Un’analisi, dunque, che in un periodo come questo si rivela essere uno strumento prezioso per interpretare al meglio il presente per programmare il futuro. E tutti gli attori che operano intorno all’azienda, ma anche i pazienti, gli operatori sanitari, sapranno che Novartis opera in funzione di una maggiore innovazione dei servizi, nell’ottica di porre al centro la Salute dei cittadini, per un futuro migliore e sostenibile.

    La presentazione dei risultati di questa importante analisi è stata anche l’occasione per Pasquale Frega, Country President e Amministratore Delegato di Novartis Italia, per annunciare un grande piando di investimenti in Ricerca e Sviluppo da 250 milioni di euro per i prossimi tre anni.

    La collaborazione con gli stakeholder del settore salute è sempre stato un elemento fondante delle nostre strategie. Ma con questo progetto di dialogo siamo andati oltre, avviando un percorso trasparente di ascolto e confronto, con l’obiettivo di massimizzare il nostro contributo al Paese, e costruire una road-map di progetti ‘condivisi’ per i prossimi anni. Con 250 milioni di euro di investimenti in ricerca clinica previsti per i prossimi tre anni e un valore generato dalle attività in Italia per oltre 5.300 milioni di euro – prosegue Pasquale Frega – abbiamo la responsabilità non solo di individuare criteri nuovi e sostenibili per rafforzare il sistema Paese, ma anche di misurarli e rendicontarli nel percorso di partnership con i nostri stakeholder”.

    Ci piaceva raccontare questa grande azione di Novartis che costituisce un grande esempio di come l’azienda sfrutta il Dialogo, e l’Ascolto, per migliorarsi e guardare al futuro, sapendo bene che Innovazione e Sostenibilità sono i due valori portanti di tutta la strategia.

    A questo link potete consultare l’intero rapporto.

    [In collaborazione con Novartis Italia]

  • Salesforce acquisisce Slack per un nuovo modo di lavorare

    Salesforce acquisisce Slack per un nuovo modo di lavorare

    Salesforce, la piattaforma CRM più conosciuta, acquisisce Slack, il servizio di chat per lavoro, per 27,7 miliardi di dollari. Oltre ad essere una delle più grandi acquisizioni tech, la si può considerare come una operazione che guarda al post Covid-19.

    La notizia è di quelle importanti, soprattutto per il fatto che questa la si può considerare come una diretta conseguenza del periodo che stiamo vivendo.

    Salesforce, la piattaforma CRM più conosciuta e tra le più usate al mondo, acquisisce Slack, il servizio di chat per il lavoro, per 27,7 miliardi di dollari. Si tratta di una delle acquisizioni tech più grandi mai realizzate. Ma, oltre a questo dato, che vedremo più avanti in raffronto con altre acquisizioni storiche, questa è una operazione figlia del momento che stiamo vivendo.

    Con le persone che lavorano sempre più da casa, quindi con il fenomeno smartworking che sta dilagando ovunque, anche nel nostro paese, Salesforce aveva la grande occasione di provare ad allargare il proprio raggio di azione, entrando in un business particolarmente florido in questo momento. E la cifra, alta, ma non altissima, dimostra che si tratta di un affare che per Marc Benioff, CEO e fondatore di Salesforce, era da prendere o lasciare. Molto probabile che a spingere verso un rilancio, arrivando ad un’offerta molto alta per un’azienda tutto sommato non messa benissimo, è stata l’ombra di Microsoft che aveva provato ad inserirsi provando a fare l’en-plein. Sta di fatto che adesso Benioff ha la possibilità di competere direttamente con Microsoft e quindi con Teams, il software che ha finito per mettere quasi in crisi proprio Slack.

    Solo che sulla carta la sfida a Teams appare piuttosto ardua, per il fatto che ad oggi Slack conta circa 12,5 milioni di utenti, mentre il prodotto di Microsoft ha già superato i 100 milioni di utenti, ricevendo un grande rilancio proprio durante questa pandemia.

    Insomma, si sta profilando uno scenario molto interessante e il duo Salesforce & Slack darà vita ad un prodotto che non sarà da meno rispetto agli altri competitor. Anche perché Benioff sa benissimo dell’accordo, un “join commitment“, che era stato stipulato tra Slack e Zoom qualche mese fa, per collaborare sul futuro della comunicazione. Ecco, questo è il futuro, con l’inserimento di Salesforce che potrebbe contare anche su Zoom.

    Forse ricorderete che tra i tanti interessati ad acquisire Twitter qualche anno fa c’era proprio Salesforce, ed era una delle strade più concrete tra tutte le altre. E poi è finita che non se ne è fatto nulla.

    Ecco le grandi acquisizioni tech aggiornata al 2020

    Ma parlavamo prima di grandi acquisizione nel mondo tech. Ebbene, questa di Salesforce che acquisisce Slack va ad inserirsi nella top-ten, andando a scalzare proprio Microsoft con l’acquisizione di LinkedIn per 26 miliardi di dollari nel 2016. Esce dalle prime 10 proprio Salesforce, quando nel 2019 acquisiì Tableau per 15,7 miliardi di dollari, ed entra l’acquisizione di Slack:

    10. Facebook acquisice WhatsApp – 19 miliardi di dollari (2014)

    9. Microsoft compra LinkedIn – 26 miliardi di dollari (2016)

    8. Salesforce acquisice Slack – 27,7 miliardi di dollari (2020)

    7. SoftBank acquisisce ARM – 32,3 miliardi di dollari (2016)

    6. HP acquisisce Compaq – 33,6 miliardi di dollari (2001)

    5. IBM acquisisce RedHat – 34 miliardi di dollari (2018)

    4. AMD acquisice Xilinx – 35 miliardi di dollari (2020)

    3. Avago acquisisce Broadcom – 37 miliardi di dollari (2015)

    2. Nvidia acquisice ARM (da Softbank) – 40 miliardi di dollari (2020)

    1. Dell acquisisce EMC – 67 miliardi di dollari (2015)
  • Il futuro dell’area del Mediterraneo passa dallo Sviluppo Sostenibile

    Il futuro dell’area del Mediterraneo passa dallo Sviluppo Sostenibile

    Il futuro dell’area del Mediterraneo passa dallo SviluppoSostenibile. Il Report “Sustainable Development in the Mediterranean – Transformations to achieve the Sustainable Development Goals (SDGs)”evidenzia come tutta la regione sia indietro rispetto al raggiungimento degli SDGs entro il 2030, ma la strada è indicata.

    Il futuro dell’area del Mediterraneo passa dallo Sviluppo Sostenibile. Sembra una frase fatta, ma non lo è. Specie in un periodo così difficile come questo.
    Come già ricordavamo nell’anticipazione del report, a distanza di 10 anni dalla raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030, tutta la regione è indietro.
    La presentazione del Report Sustainable Development in the Mediterranean – Transformations to achieve the Sustainable Development Goals (SDGs)#SDGMedReport –  realizzato da Sustainable Development Solutions Network for the Mediterranean (SDSN Med) e
    Santa Chiara Lab ha messo in evidenza come il ritardo sia abbastanza evidente.
    Eppure, non tutto è perduto, anche se le sfide davanti sono difficili.
    futuro mediterraneo sviluppo sostenibile sdgs
    Alcuni dati:
    • 50 milioni di persone sono a rischio povertà, di cui 23 milioni di europei;
    • il 26% (circa 95 milioni di persone) della popolazione è in condizione di obesità
    • necessità di introdurre pratiche sostenibili nell’agricoltura
    • il 70% della popolazione vive in città ed è esposta ad alte concentrazioni di polveri sottili.
    • occorre potenziare le infrastrutture digitali e garantire una più ampia accessibilità a Internet. Accesso a Internet: 80% in Europa e solo il 57% in MENA (74,4% in Italia).
    https://twitter.com/SDSNMed/status/1328660232629850114
    La costituzione di 6 hubs, in pieno spirito di collaborazione, che è quello che ci salverà sempre, permetterà ai paesi della zona di trovare soluzioni per obiettivi specifici, con la collaborazione di enti e aziende. Ecco quali sono:
    sdgs med hub
    1. educazione e disuguaglianze sociali e di genere (SDSN France);
    2. salute e benessere (SDSN Spain);
    3. energia, decarbonizzazione e produzione sostenibile (SDSN Greece);
    4. cibo, suolo, acqua e mare (SDSN Mediterranean – Italy, con sede in Italia al Santa Chiara Lab – Università di Siena);
    5. città e comunità sostenibili (SDSN Turkey);
    6. rivoluzione digitale (SDSN Cyprus).

    Jeffrey Sachs, uno dei più importanti economisti sulla scena mondiale, Presidente del Sustainable Development Solutions Network (SDSN), ha sottolineato che abbiamo di fronte ben 6 sfide e riguardano: l’economia, il cibo, l’istruzione, l’energia, il sociale e la #digitaltransformation. Ognuna di queste sfide deve essere affrontata “attraverso la ricerca di soluzioni comuni che nasce da una continua collaborazione. Il #GreenDeal europeo è un grande esempio”.

    Il Mediterraneo è una delle zone più vulnerabili ai cambiamenti climatici, un altro elemento che complica la strada verso gli SDGs. La sfida energetica comunque non può prescindere dai trend crescita delle popolazioni nell’area.

    Le sfide che tutta la regione ha davanti per i prossimi 10 anni sono importanti, difficili, certo, ma non impossibili da vincere. Anche perchè è proprio da queste sfide che dipenderà il futuro del Mediterraneo.
  • L’italiana Teleskill finalista con un articolo a eLearning Learning MVP Awards

    L’italiana Teleskill finalista con un articolo a eLearning Learning MVP Awards

    “eLearning Learning MVP Awards” è uno dei più prestigiosi concorsi per aziende che si caratterizzano per l’impegno a diffondere cultura sulla materia. Teleskill è in short list con un pezzo sul tema della Learning Culture.

    Teleskill azienda da sempre attiva nella condivisione della conoscenza nel settore dell’e-learning e della didattica a distanza (DAD) ha partecipato a un contest internazionale e che selezionava i migliori articoli in lingua inglese sul tema dell’e-learning. La società di innovazione digitale, guidata da Emanuele Pucci, è tra i finalisti di questo concorso con un articolo sul tema del webinar come ambiente di apprendimento, con un approfondimento sulle differenze e le opportunità di classe virtuale e aula stesa.

    Essere tra i finalisti è una grande opportunità per una società 100% made in Italy che, con le sue soluzioni digitali proprietarie, si confronta spesso con i giganti internazionali dell’e-learning, molte volte con successo. In senso più ampio costituisce comunque un’opportunità per tutti gli addetti del settore per fare emergere le qualità digitali italiane a livello internazionale ed è per questo che il voto di tutti, da registrare sul sito eLearning Learning MVP Awards, è fondamentale.

    elearning teleskill
    L’articolo di approfondimento curato da Teleskill è stato selezionato nella categoria “learning culture” e, come accennato sopra, tratta il tema del webinar come ambiente di apprendimento e le sue declinazioni in classe virtuale o aula estesa, due modalità di grande interesse e di attualità, visto il contesto nazionale e globale che stiamo vivendo.
    Per votare l’articolo di Teleskill basta spuntare più sul quadratino a sinistra dell’articolo. Come in molti contest internazionali per votare occorrere registrarsi alla piattaforma, ma si tratta di un’operazione semplice e veloce.

    Mai come in questo momento la diffusione e la conoscenza degli strumenti relativi all’e-learning alla didattica a distanza diventa necessaria e vitale per tanti enti, aziende, università e scuole – commenta Emanuele Pucci, amministratore delegato Teleskillma quello che mi interessa sottolineare e l’impegno che Teleskill promuove nel proporre il giusto strumento per il giusto contesto.

    Abbiamo vissuto nei mesi scorsi un momento di emergenza e forse di qualche improvvisazione nello scenario della formazione online, o della didattica distanza come molti lo chiamano oggi. Con qualche esperienza in più e con una riflessione approfondita che è stato possibile fare, è possibile concentrarsi sugli strumenti più opportuni per ogni obiettivo di formazione. Proponendo il webinar come ambiente di apprendimento e due declinazioni di straordinaria attualità, classe virtuale e aula estesa, l’articolo è stato realizzato con il fine di condividere questa visione del progetto didattico, oggi sempre più premiata anche dal mercato“.elearning teleskill

    [In collaborazione con Teleskill Italia S.r.l. a s.u.]

  • Sviluppo Sostenibile, il Mediterraneo ancora indietro

    Sviluppo Sostenibile, il Mediterraneo ancora indietro

    Mancano 10 anni al raggiungimento dei 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030 dell’ONU e l’area del Mediterraneo è ancora indietro. Ecco i dati del Rapporto “Sustainable Development in the Mediterranean” del Santa Chiara Lab di Siena che verrà presentato domani con la presenza di Jeffrey Sachs.

    Il 2020 è un anno particolare, la pandemia sta sicuramente lasciando il segno in molti ambiti. Ma quest’anno ci ricorda anche che mancano 10 anni al 2030, la data in cui devono essere raggiunti i 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030 dell’ONU. Una data importante quindi che merita grande attenzione.

    E a proposito dell’attenzione che merita, ad oggi nessun paese del Mediterraneo è sulla strada giusta per il raggiungimento di adeguati livelli di sostenibilità. Questo dato emerge dal Rapporto 2020 “Sustainable Development in the Mediterranean – Transformations to achieve the Sustainable Development Goals (SDGs)” che domani, 12 novembre 2020 dalle ore 15.15, verrà presentato in un evento online organizzato da Sustainable Development Solutions Network for the Mediterranean Area (SDSN Med) e Santa Chiara Lab dell’Università di Siena, in  diretta streaming. Alla presentazione prenderanno parte Jeffrey Sachs, fra i massimi esponenti al mondo dello Sviluppo Sostenibile e Presidente del Sustainable Development Solutions Network (SDSN); Angelo Riccaboni, Presidente del network SDSN Med; Nasser Kamel, Segretario Generale dell’Unione per il Mediterraneo, insieme alla presenza di importanti istituzioni ed esperti del settore, chiamati a confrontarsi sui risultati dello studio, le possibili soluzioni e le policies indicate dagli autori del report.

    sdgs med report 2020

    Il report, frutto del lavoro congiunto tra il Santa Chiara Lab – Università di Siena, il Sustainable Development Solutions Network for the Mediterranean (SDSN Med) e il Sustainable Development Solutions Network (SDSN) delle Nazioni Unite, analizza il livello di avanzamento verso gli SDGs per 24 Paesi del Mediterraneo con l’obiettivo di favorire l’attuazione di strategie e azioni comuni di trasformazione che possano concretamente portare ad uno sviluppo sostenibile della regione.

    Il Rapporto 2020 ha portato alla costituzione di 6 centri geografici, definiti “Mediterranean Hubs”, suddivisi per competenze tematiche seguendo i principi dei grandi processi trasformativi delineati dal Rapporto sullo sviluppo sostenibile del 2019 realizzato da UN SDSN.

    I 6 Mediterranean Hubs si occuperanno di: educazione e disuguaglianze sociali e di genere (SDSN France); salute e benessere (SDSN Spain); energia, decarbonizzazione e produzione sostenibile (SDSN Greece); cibo, suolo, acqua e mare (SDSN Mediterranean – Italy, con sede in Italia al Santa Chiara Lab – Università di Siena); città e comunità sostenibili (SDSN Turkey); rivoluzione digitale (SDSN Cyprus).

    Inoltre, il Rapporto 2020 definisce un set di politiche consigliate per ciascuna delle principali sfide, una vera e propria roadmap, rivolta a governi, imprese e altri stakeholder, come cittadini, università e enti di ricerca. Con questo Rapporto il network SDSN Mediterranean si pone come attore qualificato per il supporto alle istituzioni e ai decisori politici nell’attuazione dell’Agenda 2030, dimostrando che è possibile e vantaggioso per tutti raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile.

    I principali risultati del report Sustainable Development in the Mediterranean – Transformations to achieve the Sustainable Development Goals (SDGs)

    Come dicevamo in apertura, il report non registra progressi per l’area geografica e le singole Nazioni del Mediterraneo rispetto allo scorso anno, i dati rilevati evidenziano che tutta la regione del Mediterraneo è ancora distante dal raggiungimento di tutti gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile. Stiamo parlando di un’area molo sensibile ai cambiamenti climatici, per vulnerabilità è seconda solo alle regioni artiche, e questo rappresenta una seria minaccia per una regione storicamente complessa da un punto di vista sociale, economico e politico.

    sdsn med report sdgs 2020

    Il Report mette in luce una serie di criticità evidenti che coincidono con le principali sfide da affrontare: 34 in totale, ad ognuna delle quali corrisponde un insieme di azioni (150) che potranno essere attuate da governi e amministrazioni pubbliche, imprese e altri stakeholder.

    Dall’analisi dei risultati emerge in particolare che:

    • Il 12% della popolazione mediterranea è a rischio di povertà con aumento di disuguaglianze sociali e di genere. 50 milioni di persone, di cui 27 milioni europei, sono a rischio di povertà e il 12% della popolazione vive al di sotto della metà del reddito medio; il mercato del lavoro è stagnante e il livello di disoccupazione è mediamente dell’11% (39 milioni di persone); la disuguaglianza di genere in termini di diritti e opportunità di emancipazione per le donne e le ragazze richiede attenzione, specialmente considerando i livelli di scolarizzazione (85% nell’area Middle East e North Africa – MENA), la partecipazione nella forza lavoro (78% Europa; 34% MENA) e nell’attività politica (numero di seggi occupati da donne: 37% Europa; 18% MENA).
    • Il 26% (circa 95 milioni di persone) della popolazione è in condizione di obesità con un generale progressivo abbandono della Dieta Mediterranea. Circa il 26% della popolazione, con quote fino al 35%, è in condizione di obesità (quasi 95 milioni di persone in totale) e si rileva un generale progressivo abbandono della Dieta Mediterranea in favore di alimenti proteici e diete a base di carne, specialmente in Europa.
    • Occorre promuovere l’adozione di pratiche agricole più sostenibili come prerogativa essenziale per migliorare la qualità del cibo. L’agricoltura è praticata con procedure spesso intensive che impiegano fertilizzanti chimici e provocano un eccesso di nutrienti nel suolo e nelle acque
    • La gestione dell’acqua è centrale e risulta seriamente compromessa dai cambiamenti climatici. I cambiamenti climatici rischiano di compromettere ulteriormente la disponibilità di acqua, specialmente nei Paesi dell’area MENA già in condizioni di scarsità di risorse idriche. Importante potenziare e diffondere tecniche di acquacoltura e incentivare il trattamento di acque reflue, insufficienti in molti Paesi; meno della metà dell’acqua utilizzata riceve un trattamento adeguato (78% Europa; 34% MENA).
    • È urgente che i Paesi adottino standard ambientali condivisi per tutelare la biodiversità, i bacini idrici e le aree marine costiere
    • La qualità dell’aria nelle aree urbane necessita di un attento monitoraggio: il 70% della popolazione vive in città ed è esposta ad alte concentrazioni di polveri sottili. La qualità dell’aria in aree urbane richiede un attento monitoraggio, specialmente considerando che oltre il 70% della popolazione mediterranea vive in città ed è frequentemente esposta ad alte densità di polveri sottili PM2.5.
    • Occorre migliorare l’accessibilità ai servizi di trasporto pubblico e la gestione dei rifiuti così come potenziare le infrastrutture digitali e garantire una più ampia accessibilità a Internet. Accesso a Internet: 80% in Europa e solo il 57% in MENA.

    Ma, di fronte a questo scenario, gli esperti indicano una rodamap, ossia l’individuazione di aree su cui è necessario intervenire:

    • È auspicabile nel futuro supportare e promuovere gli SDGs a livello transnazionale, nazionale e locale. Il “Green Deal” europeo è un primo esempio di quadro operativo coerente condiviso dai Paesi europei, da prendere come riferimento per iniziative simili nell’area MENA e per la definizione di una strategia comune per la sostenibilità nel Mediterraneo
    • I governi e le autorità pubbliche dovranno attuare nuove normative e protocolli di controllo, programmi e piani settoriali e sostenere la cooperazione pubblico-privato attraverso investimenti e incentivi economici
    • I centri di ricerca possono svolgere un ruolo cruciale per indirizzare le scelte e sviluppare meccanismi per il coinvolgimento degli stakeholder, fondamentali per coinvolgere varie parti sociali e costruire un ampio consenso intorno ai processi di trasformazione necessari
    • Le imprese saranno chiamate a modificare la loro mission, organizzando le attività in funzione di una maggiore sostenibilità che diventerà requisito indispensabile per i mercati. Aumentare le performance ambientali e sociali lungo le filiere produttive diventerà un fattore competitivo che progressivamente trasformerà il mercato da un’economia lineare a un’economia circolare
    • Lo sviluppo del digitale potrà assicurare un’ampia accessibilità ai servizi di base e sostenere iniziative di business. Maggiori sistemi di tracciabilità e trasparenza sulle fonti di informazioni andrebbero a vantaggio di una maggiore equità e sicurezza per utenti e consumatori
    • I Paesi ad alto reddito spesso causano forti effetti di spillover in termini socioeconomici e ambientali. L’attuazione degli SDGs da parte dei singoli Paesi non dovrebbe ostacolare quella degli altri. Le partnership internazionali assumono un’importanza centrale per il coordinamento delle azioni a livello transnazionale e per la condivisione di una roadmap comune per la sostenibilità nella regione mediterranea.

    Questi i link dove seguire la diretta domani, che vi consigliamo di seguire, dalle ore 15.15:

    L’hashtag per poter interagire durante lo streaming è #SDGMedReport.

  • SapereSalute compie 10 anni e lancia un chatbot sul Covid-19

    SapereSalute compie 10 anni e lancia un chatbot sul Covid-19

    SapereSalute.it è il portale di Bayer che ha da poco compiuto 10 e in questi anni è riuscito a diventare un punto di riferimento per gli italiani che vogliono tenersi informati sul tema Salute. E per l’anniversario, il portale ha lanciato anche un chatbot per avere informazioni sul Covid-19.

    Il tema Salute per gli italiani è sempre stato di grande interesse, soprattutto in questo periodo. E, sicuramente, uno dei punti di riferimento online è da considerarsi SapereSalute.it, il portale di Bayer, lanciato nel 2010, che ha da poco, infatti, compiuto 10 anni. Nato inizialmente come rivista nel 1994, SapereSalute ha sicuramente saputo affrontare, con competenza e autorevolezza, il crescente interesse da parte degli italiani verso il tema della Salute. Il fatto che sia arrivato a spegnere le prime 10 candeline è un segnale di quanto gli italiani abbiano continuato in questi anni a ritenere il sito un punto di riferimento.

    E, oggi, quasi un milione e mezzo di persone visitano ogni mese il portale d’informazione, che per l’occasione si è trasformato in vero e proprio ecosistema di servizi digitali per gli utenti.

    SapereSalute.it 10 anni

    A conferma di quanto sia sempre molto alto l’interesse degli italiani verso la propria salute e il proprio benessere, c’è da registrare che il 79% si informa in rete sui corretti stili di vita, il 74% sulle malattie e il 73% sui farmaci. E il periodo del lockdown della scorsa primavera, e si prevede che lo stesso capiterà in questo periodo con i lockdown regionali di questi giorni, fatto registrare un boom di interesse per la telemedicina (fonte: Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità – Politecnico di Milano).

    Per rispondere alla grande esigenza di informazione da parte degli italiani, SapereSalute deciso di aggiungere una serie di servizi, con un accesso semplice e unico. Tra quelli già attivi, lanciati per questo primo grande traguardo, ci sono un chatbot per i sintomi da Coronavius, “Chiedi all’esperto”, “Prenota una visita” e la più recente “Video visita”.

    Il nostro obiettivo è garantire un’offerta sempre più completa per aiutare i nostri utenti nella gestione della propria salute. Abbiamo in piano di integrare ancora più servizi con interessanti novità, grazie a partnership con startup e aziende innovative che operano nel settore healthcare. Un’ulteriore occasione per festeggiare insieme questo traguardo guardando al futuro e alla trasformazione digitale della salute, iniziata già da tempo” ha commentato Mariarosaria Colazzo, Head of Trade, Bayer Consumer Health.

    Il chatbot per informare sul Covid-19

    Il chatbot per informare sul Covid-19 è stato possibile grazie alla collaborazione con Paginemediche, già pensata prima che scoppiasse la pandemia, allo scopo di sviluppare nuovi servizi per gli utenti. E in piena emergenza sanitaria il chatbot ha fornito informazioni in oltre 25 mila chat. Sicuramente, anche in questa nuova fase dell’emergenza sanitaria in Italia, con l’avvio di lockdown regionali (dal 6 novembre in Calabria, Lombardia, Piemonte e Valle D’Aosta), il chatbot si dimostrerà ancora una volta utile per dare il supporto necessario.

    Il consiglio che vi diamo è quello di visitare il portare SapereSalute.it, dove in unico luogo potrete ottenere tutte le risposte che cercate.

  • AgriFuture, il contest che premia l’innovazione sostenibile

    AgriFuture, il contest che premia l’innovazione sostenibile

    AgriFuture è il contest del Santa Chiara Lab, con Maker Faire Rome The European Edition, Commissariato italiano per Expo 2020 Dubai, Rinnovabili.it che premia le migliori pratiche di innovazione sostenibile delle aziende agroalimentari italiane. Ecco come partecipare.

    Si chiama AgriFuture il contest che il Santa Chiara Lab di Siena ha avviato nei giorni scorsi, in collaborazione con Maker Faire Rome – The European Edition e il Commissariato italiano per Expo 2020 Dubai e con il supporto di Rinnovabili.it.. Scopo del contest è quello di che premiare le buone pratiche di innovazione orientate alla sostenibilità delle aziende agroalimentari.

    L’iniziativa si svolge nell’ambito della manifestazione “Maker Faire Rome – The European Edition” che si terrà a Roma dal 10 al 13 dicembre 2020. Il Contest nasce dalla volontà di selezionare e premiare le aziende italiane del settore agroalimentare che si sono distinte per aver adottato pratiche innovative in termini di sostenibilità ambientale, economica e sociale. Le pratiche aziendali saranno pubblicate sulle pagine di PRIMA Observatory on Innovation (POI), la piattaforma digitale del Segretariato Italiano di PRIMA.

    AgriFuture contest 2020

    Le aziende agroalimentari potranno sottoporre la propria candidatura entro il 20 novembre 2020 compilando il modulo di adesione on line sul sito PRIMA Observatory on Innovation (POI).

    Le candidature pervenute saranno analizzate da un comitato di esperti che ne verificherà l’originalità, l’innovatività e le ricadute positive in termini ambientali, sociali e economici. Le sei aziende finaliste illustreranno la propria esperienza nell’ambito dell’ottava edizione di Maker Faire Rome 2020 #MFR2020, in programma dal 10 al 13 dicembre 2020. Le due migliori pratiche verranno presentate a Expo Dubai 2020, l’Esposizione Universale che si terrà negli Emirati Arabi Uniti dal 1 ottobre 2021 al 31 marzo 2022.

    L’iniziativa si inserisce nell’ambito del Progetto di ricerca Fixing the Business of Food.

    Maker Faire Rome – The European Edition”- dichiara Angelo Riccaboni, Presidente del Santa Chiara Lab e della Fondazione PRIMA – “è la cornice ideale per valorizzare e promuovere le innovazioni delle imprese agrifood e favorire lo scambio tra il mondo della ricerca e le aziende. Siamo molto lieti di collaborare con il Commissariato italiano per Expo 2020 Dubai per portare all’Esposizione Universale l’eccellenza dell’agroalimentare italiano”.

    Trovate il regolamento e tutte le informazioni necessarie informazioni per partecipare al contest #AgriFuture, fino al 20 novembre 2020, a questo link: primaobservatory.unisi.it/it/agrifuture-contest.

  • PMI e Digital Transformation, sfide e opportunità del 2020

    PMI e Digital Transformation, sfide e opportunità del 2020

    La Digital Transformation è per le PMI una grande opportunità di crescita e gli Analytics strumenti fondamentali per saper interpretare il tempo che stiamo vivendo.

    Il periodo che stiamo vivendo ha, forse più che mai, messo le aziende, e specialmente le PMI, di fronte al fatto che la Digital Transformation è oggi un processo non più rinviabile. Approcciare alla trasformazione digitale diventa oggi fondamentale per le PMI italiane che costituiscono il tessuto più importante della nostra economia.

    In un momento in cui le PMI hanno la sensazione di aver perso la rotta, e di trovare difficoltà ad agganciare la “nuova normalità”, altro non bisogna fare che guardare a quello che è stato fatto finora, per prepararsi meglio al futuro.

    L’importanza degli Analytics per affrontare il futuro

    Da questo punto di vista gli Analytics diventano strumenti importanti in quanto aiutano le aziende ad individuare meglio le situazione di crisi e di difficoltà per poi adottare le strategie più adatte e a prevedere e a prevenire situazione di crisi che possono, addirittura, mettere a repentaglio l’esistenza stessa dell’azienda.

    pmi sfide digital transformation sas franzrusso.it

    Gli Analytics contengono informazioni preziose per le aziende, giocano un ruolo fondamentale in questa fase di grande incertezza.

    Ma c’è un dato che va tenuto in considerazione in questa fase. Secondo una ricerca dell’Osservatorio Big Data Analytics & Business Intelligence il 93% delle grandi imprese investe in progetti di Analytics, contro il 62% delle PMI e solo il 23% delle PMI ha introdotto almeno un Data Analyst e il 16% un Data Scientist. Le PMI registrano ancora qualche ritardo rispetto all’acquisizione di un processo di trasformazione digitale che oggi è fondamentale per far cresce la propria organizzazione.

    Ma quali sono le sfide che le PMI devono affrontare oggi?

    La sfida principale che oggi le PMI hanno davanti è quella di analizzare i dati, in modo tale da estrarre le informazioni corrette per poi agire per migliorare l’esperienza dei clienti e per migliorare la produttività. Pur sapendo bene che principali difficoltà che una PMI possa riscontare in questo momento sono:

    • agire con poco budget e in carenza di risorse dedicate;
    • mettere in condivisione i vari reparti aziendali.

    Ecco che gli Analytics in questa fase sono fondamentali, in quanto aiutano ad estrare le informazioni necessarie per poter agire anche in poco tempo.

    I vantaggi che le PMI traggono dall’analisi dei dati

    Abbiamo più volte ribadito che gli Analytics aiutano le aziende a prendere decisioni strategiche per migliorare le perfomance e la relazione coi clienti. Ma i vantaggi che gli Analytics apportano sono anche:

    • migliorare i modelli di business in ottica di analisi predittiva, per determinare, ad esempio, come e quanto acquisteranno i clienti implementando azioni per fidelizzare i più redittivi, con accurate analisi sugli scenari futuri di vendita;
    • ottimizzare la produzione diminuendo i costi derivanti dalla manutenzione dei macchinari grazie a sensori particolari che rilevano attività anomale per determinare di conseguenza lo stato di salute;
    • migliorare la comunicazione interna grazie a sistemi di data visualization che permettono di facilitare il passaggio di informazioni, anche se complesse.

    Le soluzioni di SAS Italy per le PMI italiane

    SAS, società leader negli analytics e nell’offerta di software innovativi per la gestione dei dati, mette a disposizione delle PMI soluzioni analitiche facili da installare, gestire e scalare e adatte a qualsiasi tipo di budget.

    Vuoi scoprire anche tu se la tua azienda possiede le 5 caratteristiche delle imprese che eccelleranno nel 2021?

    Fai subito il test gratuito di SAS pensato per le PMI.

    [In collaborazione con SAS Italy]

  • Le Media Company si trasformano in piattaforme

    Le Media Company si trasformano in piattaforme

    Il processo di trasformazione coinvolge inevitabilmente anche le Media Company che devono trasformarsi in “Media tech Company”, abbracciando la platform economy.

    Il grande processo di trasformazione che la pandemia da Covid ha accelerato, non ha risparmiato le Media Company. In un momento in cui gli utenti hanno dovuto rinunciare alla libertà di muoversi, per via dell’emergenza sanitaria, ecco che le media company, quindi i grandi player nazionali del mondo della tv e dell’informazione televisiva, e non solo, sono diventate un vero punto di riferimento. Ed è proprio in quel momento che si è avvertita la necessità di mettere in atto un modello nuovo, che andasse verso la direzione della “platform economy“. Le aziende del settore hanno compreso in quel momento che le esigenze degli utenti erano cambiate e che la stessa emergenza le metteva di fronte alla necessità di far fronte ad una domanda di intrattenimento e di informazione continua e diretta.

    Ecco, questo è lo scenario in cui oggi si muovono le Media Company, soprattutto a fronte della emergenza scatenata dalla pandemia che ha accelerato un processo di trasformazione che era comunque in atto. La strada è quindi quella indicata dalla platform economy, le Media Company abbracciano modalità di interazione con gli utenti implementando nuove tecnologie come Intelligenza Artificiale, Cloud e 5G per essere in grado di formulare un’offerta nuova e competitiva.

    media company piattaforme

    Sono questi i temi che sono stati al centro dell’ultimo Festival della Tv e del Nuovi Media di Dogliani, un’occasione straordinaria per riflettere come il settore sia cambiato proprio durante la pandemia e come fare tesoro di questa esperienza per il futuro.

    Le Media Company devono diventare “Media Tech Company”, è questa la strada che indica Accenture, main sponsor della manifestazione piemontese e partner strategico dei grandi player del settore, tra cui TIM Vision. Le aziende devono diventare sempre più data-driven e cloud-based. Si parla quindi di “Media-Morphosis”, una decisa accelerazione verso un nuovo modello di business sostenibile e resiliente, che sappia cogliere le opportunità derivanti dalle tecnologie sempre più accessibili con investimenti continui per sviluppare servizi e contenuti rilevanti per i clienti.

    vittorio micheli accenture
    Vittorio Micheli – Managing Director, Media Industry Lead di Accenture

    Le aziende devono affrontare il mercato attraverso una nuova organizzazione.“, ci dice Vittorio Micheli – Managing Director, Media Industry Lead di Accenture, “Vanno rivisti i modelli di business per affrontare un mercato che sta cambiando, un mercato che vede al centro il cliente che è sempre più esigente. L’offerta va quindi rivista in chiave più profilata alle esigenze del cliente e il processo di trasformazione coinvolge tutti i reparti dell’azienda. L’emergenza sanitaria ha messo in evidenza un problema in termini di ricavi, ma ha messo in evidenza quanto il digitale sia l’asset su cui investire. Un altro aspetto è quello relativo ai contenuti che vanno rimodulati e non concepiti più come fini a sè stessi“.

    Lo sviluppo della “Media Tech Company” vede al centro il Cloud. Oggi i Cloud Provider sono fondamentali per gli Over The Top (OTT) fornendo un’infrastruttura di distribuzione nativa dei contenuti a un segmento alternativo a quello che si appoggia al digitale terrestre o al satellitare e che oggi è pari al 77% dell’Internet Media. Ma la “nuvola” non si limita a questa funzione. Il mercato Cloud italiano, secondo i dati dell’Osservatorio Cloud Transformation del Politecnico di Milano, nel 2019 ha raggiunto un valore pari a 2,77 miliardi di euro. In termini di spesa assoluta riferita alle filiere merceologiche, le prime tre posizioni sono occupate dal Manifatturiero (25%), dal Bancario (20%) e dal settore Telco e Media (15%). A riprova del fatto che la “contaminazione” di business contigui ormai è una realtà.

    andrea fabiano ceo tim vision
    Andrea Fabiano – VP Multimedia di TIM

    “Durante la pandemia”, ci ha raccontato Andrea Fabiano – VP Multimedia di TIM, “ci siamo accori della grande domanda di contenuti informativi, ma c’è stata una grande richiesta di evasione, gli utenti volevano contenuti di intrattenimento, come serie tv, film documentari. Siamo riusciti a rispondere a tutte le esigenze dei nostri clienti grazie proprio alle partnership che TIM Vision ha messo in atto con Netflix, Amazon, Now Tv, Disney.”

    Ecco, un altro aspetto interessante di questa trasformazione è quella della partnership, vista come un modo per rispondere alla continue esigenze del mercato. Ci si unisce per un biettivo comune.

    Uno scenario comunque possibile anche grazie al fatto che oggi le Media Company italiane nel 2019 hanno investito su Big Data Analytics & Business Intelligence per il 14% (circa 1,7 miliardi di euro), dietro solo al settore delle banche (28%) e quello manifatturiero (21%).

    A livello generale, il 93% delle grandi aziende considerate nel campione ha investito in Analytics, soprattutto in progetti di Advanced Analytics. Il che coincide con un insieme di tecnologie che ricorrono all’intelligenza artificiale (AI) e agli algoritmi di machine learning per svolgere analisi approfondite ed estrarre pattern e insight dalla propria base clienti. Una base destinata a offrire un quadro minuzioso dei propri stili di consumo anche grazie all’avvento del 5G con cui non subiranno più i limiti della latenza o della larghezza di banda né le abbuffate da binge watching.

    cristian rengo accenture
    Cristian Rengo – Managing Director, Strategy & Consulting – Communications & Media Industry di Accenture

    Cristian Rengo – Managing Director, Strategy & Consulting – Communications & Media Industry di Accenture: “La disintermediazione riguarda oggi anche il contenuto che viene proposto ai clienti dalle aziende. Il processo di trasformazione in atto vede prevalere la logica di ecosistema all’interno della quale le aziende realizzano contenuti sempre disponibili per i propri clienti, in maniera diretta. Contenuti che abbracciano sempre di più gli interessi e i gusti dei clienti stessi“.

    Ma quali sono i vantaggi che derivano da questo processo di trasformazione per le Media Company?

    Sicuramente, su tutti, uno dei vantaggi più evidenti è quello di poter poi affrontare tutte le sfide future e in questa fase il ruolo di Accenture è fondamentale. L’azienda ha realizzato un modello, denominato Wise Pivot caratterizzato da una serie di passaggi per abbracciare sempre più il modello basato su Cloud e data-driven.

    Per comprendere come il Wise Pivot trovi attuazione nel settore Media, Accenture Research ha intervistato nel 2019 i C-level di 8356 aziende presenti in 20 Paesi. L’indagine si è focalizzata sull’uso delle tecnologie, il grado di adozione nonché la predisposizione organizzativa e culturale alla loro adozione. A livello macro, la ricerca ha evidenziato che gli innovatori cosiddetti “leader” ottengono il doppio della crescita dei ricavi (9%) rispetto ai “ritardatari” (4%). Nel dettaglio, la transizione da Media Company classica a Media Tech Company permette di reinterpretare, il proprio core business alla luce delle innovazioni tecnologiche. La strada da perseguire per il successo è quella verso la redditività, investendo in capitale, risorse umane e innovazione.

    Ecco le 5 direttive principali su cui muoversi:

    1. Una dotazione tecnologica all’avanguardia, che permetta di guidare l’innovazione e ridurre la dipendenza dai fornitori di software.
    2. Un nuovo modello operativo costruito sui reali obiettivi di business, collaborativo e in grado di monetizzare sia i contenuti che i big data.
    3. La formazione di una forza lavoro con un nuovo set di abilità e capacità, in grado di lavorare in modo proficuo con le nuove tecnologie.
    4. La creazione di un ecosistema di partner basato sulla co-creazione e sulla collaborazione, per favorire la generazione e la diffusione di un approccio altamente innovativo.
    5. Nuove metriche per la misurazione del successo del business, basato sia sull’analisi dei dati che su un sistema di valori condiviso.

    Ecco, questo era uno dei capitoli più interessanti che volevamo portare alla vostra attenzione riguardo alla trasformazione digitale che tocca anche le Media Company, soprattutto dopo la grande emergenza scatenata dalla pandemia da Coivd-19. Se è vero che questa pandemia ha permesso alle aziende, di qualsiasi settore, di accelerare in chiave di trasformazione digitale, questo non ha risparmiato sicuramente le Media Company. Quella indicata da Accenture è la strada da perseguire e noi continueremo a raccontarvela.

  • Sostenibilità e innovazione per far ripartire l’agrifood italiano

    Sostenibilità e innovazione per far ripartire l’agrifood italiano

    Sostenibilità e Innovazione queste le basi per la giusta ripartenza dell’agroalimentare italiano dall’evento digitale che ha visto la partecipazione anche della Ministra per le Politiche Agricole, Teresa Bellanova.

    “Nel titolo della vostra iniziativa c’è il senso della sfida del prossimo futuro per il settore agroalimentare italiano” così la Ministra per le Politiche agricole Teresa Bellanova ha aperto l’evento digitale “Scenari e prospettive delle imprese agroalimentari fra sostenibilità e innovazione” organizzato dal Santa Chiara Lab dell’Università di Siena, che ha presentato i risultati dell’indagine a cui hanno risposto imprese e istituzioni per comprendere gli scenari dell’agrifood italiano.

    agrifood sostenibilità innovazione

    “Per il futuro del sistema agroalimentare italiano” ha proseguito Bellanova, “è necessario conciliare sostenibilità, innovazione e reddittività”. E ha aggounto: “Abbiamo bisogno di accompagnare la transizione ecologica di tutte le nostre imprese, senza lasciare fuori nessuno; la ricerca, lo sviluppo di soluzioni innovative devono mettere al centro le esigenze e le richieste delle aziende. Le aziende devono iniziare a conoscere di più e meglio gli strumenti concreti che possono contribuire a tutelare il loro reddito e a rendere più moderna e sostenibile la produzione alimentare. Sono convinta che l’Italia deve portare in Europa idee, proposte, un modello di distintività che è fatto di sostenibilità sociale, economica e ambientale. Sono convinta che l’Italia deve portare in Europa idee, proposte, un modello di distintività che è fatto di sostenibilità sociale, economica e ambientale.”

    Al centro del dibattito l’innovazione tecnologica e organizzativa declinata nell’ottica della sostenibilità ambientale, sociale ed economica, tema in linea con gli Obiettivi dell’Agenda 2030 dell’ONU, il New Green Deal Europeo e la Strategia Farm to Fork.

    L’indagine, svolta nei mesi durante il lockdown, è stata condotta dal Santa Chiara Lab – Università degli Studi di Siena con la partecipazione di Giovani di Confagricoltura – ANGA, ENEA, Commissariato Generale di Sezione dell’Italia per Expo 2020 Dubai e con il patrocinio di ASVIS, Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile, nell’ambito del Progetto di ricerca denominato Fixing the Business of Food, svolto da SDSN Sustainable Development Solutions Network (SDSN), Columbia University, Fondazione Barilla Center for Food and Nutrition, Santa Chiara Lab dell’Università di Siena.

    A partire dai risultati dell’indagine, esperti, esponenti del settore e della ricerca accademica, policy makers, aziende, istituzioni si sono confrontati su come i sistemi agroalimentari possono e devono costruire società sempre più eque, sane e rispettose delle persone e dell’ambiente. Centrali nel dibattito la promozione e la valorizzazione di soluzioni concrete sostenibili e innovative per supportare il settore agroalimentare nel prossimo futuro.

    All’evento hanno partecipato: Angelo Riccaboni, presidente Santa Chiara Lab, Paolo Glisenti, Commissario Generale Italia per Expo Dubai, Marta Antonelli, direttore ricerca Fondazione BCFN, Paolo Bonaretti, vice presidente Cluster Agrifood Nazionale, Paola De Bernardi, Università di Torino, Massimo Iannetta, ENEA, Rosanna Zari, agronoma, Francesco Mastrandrea, presidente ANGA, Cristiana Smurra, imprenditrice BioSmurra con la moderazione di Giorgio dell’Orefice, Il Sole 24 Ore.

    L’evento digitale è stato l’occasione per comprendere, alla luce dei dati della survey, quale fosse l’indicazione da seguire per le aziende agrifood italiane. Tutti gli interventi hanno comunque sottolineato che l’innovazione, la tecnologia e la sostenibilità sono le tre direttrici che devono caratterizzare la fase di ripartenza. Anche se sarebbe auspicabile che queste direttrici diventassero la strada “normale” da seguire.

    Diversi gli aspetti messi in evidenza durante gli interventi. Come Marta Antonelli, Direttore ricerca Fondazione BCFN, che ha evidenziato anche come la pandemia da Covid-19 abbia finito per allontanare molti dalla dieta mediterranea: “Il COVID-19 ha evidenziato l’urgenza di trasformare i sistemi alimentari in un’ottica di sostenibilità ambientale, economica e sociale. La Decade dell’Azione verso il 2030 è un’occasione unica per avviare una transizione equa e sostenibile, attraverso la collaborazione e cooperazione di tutti gli attori.

    Paolo Bonaretti, Vice Presidente Cluster Agrifood Nazionale, ha evidenziato il grande contributo che può apportare l’innovazione all’grifood italiano, come l’Agricoltura di Precisione (Intelligenza Artificiale, Blockchain…). Bonaretti ha poi sottolineato lo stretto legame tra agrifood e salute, tema che ha visto la sua rilevanza proprio durante la pandemia.

    Massimo Iannetta, ENEA: “Le parole d’ordine per il futuro delle imprese agroalimentari non possono che essere Sostenibilità, Qualità e Tracciabilità, Nuovi Modelli di Consumo, il tutto pervaso da un radicale processo di Digitalizzazione. Le Sfide sono sempre più legate ad un investimento di tipo culturale con una visione di lungo periodo per innovazione tecnologica ed organizzativa, in un’ottica di “open innovation” per superare l’esistente frammentazione orizzontale e verticale dei portatori di interesse”.

    Rosanna Zari, Dottore agronomo: “Nel prossimo futuro post-covid la consulenza diretta alle imprese dell’agrifood avrà un’importanza centrale nel processo di trasferimento delle conoscenze e dell’innovazione tecnologica. Per produrre più cibo con meno risorse sarà necessario puntare sull’agricoltura di precisione, sulle moderne tecniche di miglioramento genetico e in buona sostanza su ricerca e innovazione, ma saranno necessari professionisti formati e preparati per accompagnare l’imprenditore agricolo verso la trasformazione del “contadino” in imprenditore tecnologico”.

    Francesco Mastrandrea, Presidente ANGA, l’Associazione Nazionale dei Giovani Imprenditori Agricoli, nel suo intervento ha messo in evidenza come il digital divide rischi di danneggiare tanti agricoltori che non hanno accesso alla rete. Sarebbe quindi necessario lavorare per rafforzare l’infrastruttura. “La pandemia ha costretto il mondo imprenditoriale agricolo a spingere sull’accelerare i processi di innovazione e change management che avevamo pianificato su intervalli di tempo molto più lunghi. L’agricoltura ha reagito bene ma solamente un lavoro condiviso su ricerca, logistica e produttività di tutto il sistema agroalimentare italiano permetterà a tutta la filiera di riprendere quel posto di élite in un mercato generale le cui abitudini si sono evolute anch’esse con una velocità inaspettata”.

    Cristiana Smurra, imprenditrice calabrese, fondatrice insieme alla sorella dell’impresa agricola BioSmurra, ha sottolineato come una linea sostenibile e innovativa per l’agriffod sarebbe quella di renderla più etica, giusta: “Cibo sano, qualità della vita, educazione alimentare, salvaguardia dell’ambiente, benessere animale, filiera corta, ritorno alla terra, diritto alla salute e valore delle relazioni umane. Oggi non abbiamo quasi difficoltà a considerarli algoritmi di uno stesso processo e di una stessa visione: quella di un altro modello di sviluppo e di un’altra economia possibile, eco-sostenibile ed alternativa ai totem e tabù attuali. Insomma, senza la tirannia del PIL. L’emergenza Covid dei mesi scorsi ha costretto il Pianeta intero a farvi i conti, esortando tutti a ripensare modi, declinazioni, identità, tempi ed unità di misura dello sviluppo e del progresso così come interpretato negli ultimi 30-40 anni in modo particolare”.

    Paolo Glisenti, Commissario Generale Italia per Expo Dubai: “Expo Dubai, il primo evento globale dopo la pandemia del Covid-19, sarà un’opportunità imperdibile per mostrare al Mondo le migliori competenze delle nostre imprese più innovative dell’agrifood. Dalle aziende che partecipano ai bandi di PRIMA, che saranno con noi a Dubai, il Padiglione Italia trarrà ispirazione per offrire un modello del valore di progetti nati e sviluppati con centri di ricerca e università del Mediterraneo, in una dimostrazione di quanto le competenze multidisciplinari inserite in una rete internazionale di collaborazione siano elemento fondante di una nuova visione della sostenibilità e dell’innovazione”.

    Nell’ambito della valorizzazione del settore agroalimentare più innovativo e sostenibile, l’evento è stato anche l’occasione per presentare la nuova sezione ‘Imprese e Buone Pratiche’ dell’Osservatorio PRIMA sull’Innovazione (PRIMA Observatory on Innovation, POI), un’iniziativa del Segretariato Italiano di PRIMA: la piattaforma digitale è stata progettata per monitorare e divulgare i più recenti risultati della ricerca, dell’innovazione e della formazione del settore agrifood italiano.

    La stessa Ministra Bellanova, nel suo intervento, ha sottolineato che “la sostenibilità non può essere scissa dall’innovazione, dalla ricerca e dall’inclusione come ad esempio avviene col progetto PRIMA e con l’Osservatorio sull’Innovazione”.

    Angelo Riccaboni, Presidente del Santa Chiara Labe della Fondazione PRIMA: “I dati emersi dall’indagine evidenziano la strategicità di tre tematiche per il settore: una governance internazionale più ampia capace di controllare la sostenibilità delle produzioni alimentari; la sicurezza alimentare; l’innovazione tecnologica e organizzativa. L’innovazione sarà fondamentale, in particolare, per conciliare le profonde trasformazioni richieste in termini di sostenibilità ambientale e sociale con la salvaguardia delle condizioni di redditività dei produttori e dei trasformatori. L’accordo sul piano di prestiti e sussidi del Consiglio UE per uscire dalla crisi rappresenta un’occasione preziosa per il comparto agrifood per diventare più digitale, inclusivo e sostenibile, valorizzando, allo stesso tempo, la figura dell’agricoltore, come custode del territorio e attore centrale delle nostre filiere”.

    “Per consolidare il rapporto con le imprese” aggiunge Angelo Riccaboni “abbiamo arricchito l’osservatorio digitale sull’innovazione agrifood con la nuova sezione dedicata alle aziende che hanno trovato nella sostenibilità e nell’innovazione organizzativa, di processo o di prodotto, le ragioni della loro competitività. Uno strumento importante per supportare il Santa Chiara Lab e il Segretariato Italiano di PRIMA nelle attività di promozione e sostegno del dialogo tra imprese, innovatori, istituzioni e centri di ricerca verso sistemi agroalimentari sostenibili”.

    Più di 250 persone si sono collegate e hanno partecipato all’evento seguendo il dibattito in diretta streaming sui canali Facebook e YouTube del Santa Chiara Lab e dell’Università di Siena.

    A coloro che si sono registrati e hanno seguito l’evento digitale l’Università di Siena rilascerà un attestato digitale delle competenze (Open Badge).