Categoria: Innovation

  • Ecco come fare un webinar grazie alla personalizzazione del format

    Ecco come fare un webinar grazie alla personalizzazione del format

    La personalizzazione riguarda una serie di aspetti del webinar e serve a renderlo più utile a chi partecipa e più efficace per chi lo crea. I consigli di Teleskill, azienda italiana con esperienza specifica, ventennale, sul webinar, con un software proprietario e un customer care d’eccellenza.

    Il webinar è diventato un elemento centrale di ogni progetto formativo sia tradizionale che digitale.
    Il grande sviluppo della didattica a distanza e della formazione online, dovuta agli accadimenti più recenti, hanno reso popolare lo strumento del webinar in Italia, ma anche se ogni anno si organizzano milioni di webinar, sono pochi quelli che arrivano a centrare l’obiettivo formativo e a risultare davvero utili per chi vi partecipa. I motivi sono principalmente tre: poco tempo dedicato alla preparazione, lacune nella ricerca e nell’analisi dello scenario, obiettivo dell’evento formativo poco a fuoco, mancanza di personalizzazione del webinar.
    In questo articolo, realizzato in collaborazione con Teleskill, vediamo come si possano migliorare organizzazione e personalizzazione e come rendere efficace al massimo il nostro prossimo webinar.

    Webinar Teleskill

    Lo scenario e la sua analisi

    L’analisi dello scenario comprende due tipologie di elementi:

    • il contesto generale;
    • il momento storico aziendale;

    Il contesto generale riguarda la sfera digitale in cui si muove l’utente del webinar, in molti settori caratterizzata da mancanza di tempo per la formazione, attitudine alla distrazione, scarsa capacità di concentrazione. Sono molti i sociologi che imputano questi fattori alla trasformazione digitale, all’iperconnessione, al multitasking, a cui oggi si aggiunge il crescente senso di disagio per l’esposizione mediatica a notizie allarmanti. Quali che siano le cause occorre tenere in considerazione questi e altri elementi di scenario. Non siamo gli unici a organizzare un webinar, ma, operando in internet, facciamo parte di un organismo molto vasto e in cui accadono molti fatti interessanti ogni istante.

    Il momento storico aziendale riguarda la capacità di comprendere in quale punto siamo della nostra storia e come siamo percepiti dai pubblici interni ed esterni. Per quanto riguarda la formazione, questo comprende anche l’analisi degli eventi formativi passati, e il riflettere sul loro gradimento o su che risultati hanno portato.

    Focus del webinar

    Questo argomento riguarda la progettazione del webinar sulla base dello scopo o dell’obiettivo da raggiungere. Più sarà definito questo obiettivo, più il webinar risulterà focalizzato, includendo in questo la scelta dei contenuti e dei relatori. Ma cosa significa definire gli obiettivi del webinar? Significa descrivere con precisione l’obiettivo da raggiungere e in base a questo scegliere i contenuti migliori che possono essere file da condividere, video, sondaggi, test. L’importante è che tutto sia mirato, personalizzato, ritagliato su misura per gli obiettivi prescelti.

    Format del webinar

    Il format dell’evento è di immenso rilievo per rendere l’evento efficace. Un webinar per la formazione ha un format differente da uno destinato al marketing e alla vendita, che magari ospita molti momenti di “vetrina” e di confronto sul servizio o prodotto; un webinar dedicato al coaching è molto differente, nel format, da uno dedicato all’assistenza post vendita che può ospitare videotutorial o test di gradimento. Sono tutti contesti differenti che richiedono “ambienti (o format)” differenti.

    Leggi anche:

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    Personalizzazione grazie all’esperienza Teleskill

    Naturalmente può accadere che si abbiano le idee chiare su molti argomenti, ma più approssimative su altri; o che ci siano indecisioni su alcuni temi. Il servizio di assistenza e consulenza di Teleskill, formatosi su milioni di webinar erogati nei settori più differenti, si chiama Training Angel, e ha proprio l’obiettivo di aiutare chi vuole organizzare uno o più webinar, affiancandolo in ogni fase del progetto, favorendo la personalizzazione del webinar, collaborando in modo consulenziale di partnership fin dai primissimi incontri, e quindi non solo con un assistenza operativa puntuale ma con una fattiva collaborazione alla realizzazione degli obiettivi della strategia e quindi orientando con precisione al focus e al format.
    In pratica si tratta di un “angelo” Teleskill che prima, durante e dopo il webinar fornisce tutti quei supporti cui il relatore non può dedicarsi, come ad esempio:

    • gestione delle iscrizioni;
    • stanza virtuale assistita per provare la postazione degli utenti;
    • supporto dell’organizzazione per la sala da cui si trasmette;
    • supporto tecnico agli utenti tramite call center;
    • gestione del setting hardware;

    e tutti gli altri dettagli che contribuiscono a fare la differenza per la riuscita di un webinar.

    Anche in un contesto affollato di informazioni e con pressione mediatica molto elevata, seguendo queste buone pratiche il webinar sarà un successo e raggiungerà gli obiettivi prescelti senza difficoltà.

    [In collaborazione con Teleskill Italia S.r.l. a s.u.]

  • Cresce il mercato smart home in Italia, vale 530 milioni di euro

    Cresce il mercato smart home in Italia, vale 530 milioni di euro

    Continua a crescere il fenomeno smart home in Italia. I nuovi dati dell’Osservatorio Internet of Things della School of Management del Politecnico di Milano rilevano una crescita nel 2019 del 40% in un anno e un valore, nel 2019, di 530 milioni di euro.

    Agli italiani piace il fenomeno smart home, un dato di fatto che avevamo sottolineato anche lo scorso anno, proprio in occasione dei dati che l’Osservatorio Internet of Things della School of Management del Politecnico di Milano rende noti proprio in questo periodo. E i dati appena pubblicati, riferiti al 2019, confermano questo trend che continua a crescere. Il mercato che il fenomeno è in grado di generare in Italia è cresciuto in un anno del 40%, un po’ meno dell’anno precedente quando era del 52%, ma tale da portare il valore di mercato a 530 milioni di euro. L’anno precedente il valore era di 380 milioni di euro.

    mercato smart home italia franzrusso.it 2020

    Una crescita che è trainata per lo più da soluzioni per la sicurezza, smart home speaker ed elettrodomestici che complessivamente coprono oltre il 60% del mercato. Va rilevato che l mercato nel nostro paese cresce ai livelli degli altri paesi europei, anche se il divario in termini di valore di mercato è ancora molto ampio. Basti pensare che in Uk e in Germania si parla di un valore di 2,5 miliardi di euro e in Francia di 1,1 miliardi di euro. Ma superiamo la Spagna che cresce del 40% con un valore di mercato di 420 milioni di euro.

    Sicuramente il boom degli smart speaker, degli assistenti vocali, ha dato una grande mano a tutto il settore. La diffusione di questi dispositivi intelligenti spinge l’avanzata dei retailer online e multicanale come principale canale di vendita di oggetti connessi per la casa (47%), mentre la filiera tradizionale, composta da produttori, architetti, costruttori edili, distributori di materiale elettrico e installatori, mantiene un ruolo rilevante (39%) ma perde quote di mercato.

    smart home italia valore

    Aumenta il numero di aziende che lavora al lancio di nuovi servizi per la smart home. Di esempi ce ne sono tanti e spaziano dal pronto intervento garantito da aziende di vigilanza in caso di tentativo di infrazione, al supporto per la riduzione dei consumi energetici, al riordino automatico dei prodotti di cui si stanno esaurendo le scorte, fino alla possibilità di migliorare l’assistenza agli anziani. Si moltiplicano, inoltre, alleanze e partnership fra gli operatori per offrire nuovi servizi che sfruttano la progressiva integrazione tra intelligenza artificiale e dati raccolti attraverso gli oggetti connessi.

    E gli italiani, oltre che ad amare la smart home, sono sempre più consapevoli della diffusione di oggetti smart nelle proprie case. Il 68% degli italiani ha sentito parlare almeno una volta di casa intelligente e il 40% possiede almeno un oggetto smart, con soluzioni per la sicurezza e smart home speaker in cima alle preferenze degli acquirenti. Crescono anche i timori dei cittadini per i rischi legati alla cyber security e alla violazione della privacy: il 54% è restio a condividere i propri dati personali (+3% rispetto al 2018).

    Ora vediamo qualche numero più n dettaglio rispetto a quanto riportato fino ad ora in generale.

    I numeri del mercato smart home in Italia

    Le soluzioni per la sicurezza, come detto in apertura del post, trainano il fenomeno nel nostro paese e si confermano al primo posto in termini di quote di mercato, con un valore di 150 milioni di euro, pari al 28% della spesa (+15% nel 2019). In seconda posizione, gli smart home speaker, 95 milioni di euro pari al 18% del mercato (+58%), che nel 2019 hanno continuato trainare le vendite degli altri dispositivi IoT per la casa connessa. Crescono anche gli elettrodomestici, che valgono 85 milioni di euro e il 16% del mercato (+55%), di cui sempre più utenti usano le funzionalità smart (il 35%, +10% sul 2018). Subito dietro al podio si posizionano le caldaie, i termostati e i condizionatori connessi per la gestione del riscaldamento e della climatizzazione, che beneficiano della progressiva integrazione con gli assistenti vocali, dell’offerta di servizi legati alla manutenzione e della possibilità di aumentare risparmio energetico e comodità, con un valore complessivo di 65 milioni di euro (il 12% del mercato, +44%). Seguono le casse audio (50 milioni di euro, 9%) e le lampadine connesse (35 milioni di euro, 7%), spinte dalle offerte che ne prevedono la vendita insieme agli smart home speaker.

    smart home italia consumatore

    I consumatori italiani e la smart home

    Dicevamo prima di un incremento in termini di consapevolezza dei consumatori italiani verso la diffusione degli oggetti intelligenti. E infatti, il 68% del campione intervistato dall’Osservatorio, in collaborazione con Doxa, ha sentito parlare di casa intelligente almeno una volta (+9% sul 2018), il 63% conosce il termine domotica, con percentuali che salgono rispettivamente al 77% e al 65% fra gli utenti con meno di 35 anni. La diffusione degli oggetti smart nelle case degli italiani è stabile rispetto al 2018 (di poco superiore al 40%), ma aumenta il numero di dispositivi posseduti, con sensori per porte e finestre (presenti nelle case del 16% del campione), telecamere (15%), altoparlanti e casse audio (14%) ai primi posti, seguiti da videocitofoni e serrature (12%), soluzioni per il riscaldamento (9%), assistenti vocali (8%), lampadine (8%), grandi elettrodomestici (7%) e caldaie (6%).

    Cresce anche il numero di consumatori in grado di installare in autonomia gli oggetti smart acquistati, senza l’aiuto di un professionista (64% dei rispondenti, +10% rispetto al 2018), e l’utilizzo delle funzionalità smart da parte degli utenti (65%, +7%). Le motivazioni più frequenti che frenano ancora l’uso sono l’eccessiva complessità (18%), la mancata percezione dei benefici (10%) e la difficoltà a utilizzare le app per la gestione (6%). Nonostante la buona crescita del mercato, sono ancora relativamente pochi i consumatori interessati ad acquistare prodotti per la smart home in futuro (37%), con appena l’11% che intende farlo nel 2020 e il 26% che lo prevede nei prossimi tre anni. Le funzionalità più desiderate sono le soluzioni per il riscaldamento (23% dei rispondenti) e i grandi elettrodomestici (21%), seguite da lampadine (15%), telecamere (15%) e caldaie (12%).

    Come afferma Angela Tumino, Direttore dell’Osservatorio Internet of Things, autrice anche di un contributo all’interno del libro “IoT e Nuovo Marketing“, scritto insieme a Claudio Gagliardini (edito da Flaccovio Editore), a commento dei dati, “il mercato delle soluzioni per la casa intelligente cresce rapidamente e mostra oggi maggiore maturità, con offerte che si concentrano sempre più sui servizi e i bisogni che gli oggetti connessi possono soddisfare. Una spinta determinante viene dall’espansione di assistenti vocali e dallo sbarco degli Over The Top, che ora puntano a estendere le funzionalità dei loro smart speaker integrandole in dispositivi sviluppati da terzi e supportando attività tipiche dell’e-commerce, come le consegne a domicilio e il monitoraggio delle scorte. Perdono quote di mercato i tradizionali canali di vendita, che ancora riescono a cogliere solo in parte le opportunità offerte dalle nuove soluzioni, a vantaggio di retailer online e multicanale, che ormai coprono quasi il 50% del mercato, e operatori telco, che raggiungono quota 10%”.

  • Censimento Permanente delle Imprese, il Digitale come leva per Crescere

    Censimento Permanente delle Imprese, il Digitale come leva per Crescere

    Istat ha presentato i primi risultati del Censimento Permanente delle Imprese, una mappatura completa su come le aziende si stanno preparando alle sfide del futuro. Dai dati emerge che gli investenti nel digitale aiuta le aziende a crescere.

    Sono stati presentati oggi a Palazzo Mezzanotte a Milano, i primi risultati del Censimento Permanente delle Imprese di Istat, uno sguardo su come le aziende si stanno preparando ad affrontare le sfide del futuro. L’evento di oggi ha offerto una mappatura dettagliata della struttura economica del paese, dei comportamenti, delle strategie delle imprese attive e restituisce al contempo un’analisi aggiornata degli aspetti emergenti per la competitività, la sostenibilità sociale e ambientale delle imprese e la crescita economica del Paese.

    Il Censimento permanente delle imprese ha interessato un campione di circa 280.000 imprese con 3 o più addetti, rappresentative di un universo di poco più di un milione di unità, corrispondenti al 24,0% delle imprese italiane, che producono però l’84,4% del valore aggiunto nazionale, impiegano il 76,7% degli addetti (12,7 milioni) e il 91,3% dei dipendenti, costituendo quindi un segmento fondamentale del nostro sistema produttivo. La rilevazione diretta è stata realizzata tra maggio e ottobre del 2019; il riferimento dei dati acquisiti direttamente dalle imprese è il 2018.

    Istat censimento imprese-2020

    I due terzi delle imprese osservate (821 mila unità, pari al 79,5% del totale) sono microimprese (con 3-9 addetti in organico), 187 mila (pari al 18,2%) sono di piccole dimensioni (10-49 addetti) mentre le medie (con 50-249 addetti) e le grandi imprese (con 250 addetti e oltre) rappresentano il 2,3% delle imprese osservate (24 mila unità), di cui 3 mila grandi. Più della metà delle imprese è attiva al Nord (il 29,3% nel Nord-ovest e il 23,4% nel Nord-est), il 21,4% al Centro e il 26% nel Mezzogiorno.

    Dal Censimento emerge una crescente terziarizzazione delle attività produttive: nel 2011 le imprese di 3 e più addetti appartenenti ai servizi costituivano il 65,6% del totale, nel 2018 raggiungono il 70,3% arrivando ad impiegare il 64,0% degli addetti, quota di 5 punti percentuale superiore a quella del 2011. Al netto del comparto agricolo (codici Ateco 01, 02, 03), della amministrazione pubblica (Ateco 84) e delle attività di organizzazioni associative (94).

    Ma l’aspetto su cui vorremmo soffermarci, anche per quello che sono gli interessi che da sempre seguano qui sul nostro blog, riguarda quello legato all’Innovazione, alla Tecnolgia e alla Digitalizzazione.

    Nel periodo 2016-2018 oltre tre quarti (il 77,5%) delle imprese con almeno 10 addetti ha investito, o comunque utilizzato, almeno una delle 11 tecnologie individuate come fattori chiave di digitalizzazione. L’utilizzo congiunto di tali tecnologie è un indicatore, seppur generico, di intensità d’uso del digitale.

    La maggior parte delle imprese utilizza un numero limitato di tecnologie dando priorità agli investimenti infrastrutturali (soluzioni cloud, connettività in fibra ottica o in mobilità, software gestionali). Solamente ad un più avanzato grado di digitalizzazione, gli investimenti in tecnologia divengono strutturali e maggiormente integrati tra loro. La frequenza massima di imprese (oltre 90 mila su circa 210 mila) si rileva per l’utilizzo di 3 tecnologie, delle 11 considerate.

    Istat censimento imprese 2020 tecnologie digitali

    L’utilizzo di infrastrutture digitali giunge a saturazione già tra le imprese meno digitalizzate e solo molto più lentamente si diffondono le applicazioni più complesse e con maggiore impatto sui processi aziendali: la quota di imprese ha adottato almeno una tecnologia tra: Internet delle cose, realtà aumentata/virtuale, analisi dei Big Data, automazione avanzata, simulazione e stampa 3D, è pari al 16,6%, un valore che testimonia una transizione in corso e un ampio potenziale di crescita.

    Il discrimine dimensionale è presente, anche se non molto ampio: hanno effettuato investimenti digitali:

    • il 73,2% delle imprese con 10-19 addetti
    • il 97,1% delle imprese con 500 addetti e più.

    Meno significative sono le differenze territoriali, dal 73,3% nel Mezzogiorno, al 79,6% nel Nord-Est.

    A livello settoriale emerge il ruolo trainante dei servizi: le telecomunicazioni (94,2%), la ricerca e sviluppo, l’informatica, le attività ausiliarie della finanza, l’editoria e le assicurazioni, mostrano tutti percentuali di imprese che investono in tecnologie digitali superiori al 90%. Il primo settore manifatturiero è la farmaceutica (94,1%) seguita a distanza dal settore chimico (86,6%).

    In termini di investimenti attesi tra il 2019 e il 2021, le aree tecnologiche prioritarie non cambiano significativamente e si osserva, piuttosto, una tendenza a rafforzare gli investimenti infrastrutturali, in primo luogo la connessione al Web (incremento del 13,1% in termini di numero di imprese) e sicurezza (+33,5%).

    In genere, sono le imprese già impegnate in aree come l’Internet delle cose o l’analisi dei Big Data ad estendere le loro relative capacità. È in queste aree che vi è comunque maggiore potenziale di crescita in termini di diffusione (numero di imprese):

    • +180,7% per le tecnologie immersive
    • +117,6% per la stampa 3D
    • +111,9% per i Big Data
    • 109,9% per la robotica.

    Anche se sono largamente convergenti, i processi di digitalizzazione e di innovazione perseguono obiettivi diversi e si articolano in attività distinte. Sulla base delle definizioni statistiche relative alle attività innovative – quelle finalizzate allo sviluppo di nuovi prodotti, nuovi processi e nuove forme organizzative – possono essere messe in relazione i due fenomeni: in particolare, esaminare quali attività di innovazione vengono svolte a diversi livelli di intensità dei processi di digitalizzazione (oppure se non vi è comunque innovazione).

    Istat censimento imprese 2020 tecnologie digitali adozione

    Da questo punto di vista, se da un lato anche le imprese con bassa intensità di digitalizzazione sono impegnate, nel 65,8% dei casi, in almeno una attività di innovazione, dall’altro appare evidente che ad intensità maggiori di digitalizzazione la sovrapposizione con l’innovazione è quasi totale.

    Le imprese con almeno 10 addetti che investono in digitale rilevano impatti positivi essenzialmente nella maggiore facilità di condivisione di informazioni e conoscenze all’interno dell’impresa (52%). Solo il 32,4% ha osservato una maggiore efficienza dei processi produttivi e il 13,7% una maggiore facilità nell’acquisizione di conoscenze dall’esterno. Decisamente meno rilevanti sono stati gli effetti sulla qualità degli acquisti di materie prime o servizi (segnalati solo dall’8,3% delle imprese) e sull’aumento delle opportunità di outsourcing (3%). Il 14,6% dei rispondenti non ha osservato nessuna conseguenza diretta, mentre una percentuale irrilevante di imprese ha percepito effetti negativi della digitalizzazione, almeno nella sua fase iniziale, su efficienza e produttività.

    Riguardo al personale è stata verificata l’esigenza di formazione legata all’introduzione di tecnologie digitali. L’utilizzo di nuovi software gestionali sembra essere l’aspetto più critico: il 39,6% di tutte le imprese con investimenti digitali è dovuta intervenire per colmare un deficit di competenze in quest’area.

    Esigenza simili, anche se meno stringenti hanno riguardato l’introduzione di connessioni Internet (15,9%), la sicurezza informatica (13,1%) e l’adozione di tecnologie cloud (10%). Per le altre tecnologie, la formazione è stata molto mirata in relazione alla loro adozione: 60,5% per la simulazione tra macchine interconnesse, 56,2% per la robotica, 51% per la stampa 3D e 47% per l’analisi dei Big Data ma con riferimento alle sole imprese che hanno effettivamente implementato tali tecnologie.

    La digitalizzazione cambia le esigenze di competenze del personale e fa emergere nuove priorità e potenziali criticità. Sempre con riferimento alle imprese con 10 e più addetti, sono state individuate dalle imprese le macro-competenze considerate più rilevanti e quelle più critiche. La sicurezza si conferma come l’esigenza più sentita dalle imprese insieme alla capacità del personale di comunicare, condividere informazioni e collaborare utilizzando tecnologie digitali. La capacità di fornire assistenza, tecnica o sistemica, è però l’aspetto più critico e dove emerge la necessità di formare il personale esistente o acquisire personale specializzato.

    Richieste di indicare come intendono gestire le eventuali criticità, in termini di competenze, determinate dai processi di digitalizzazione, le imprese con 10 addetti ed oltre hanno indicato le seguenti pratiche: accelerazione del turnover (72,5%), auto-formazione del personale (57%), offerta di opportunità di formazione al personale (56,9%), incremento degli investimenti in automazione (56,3%), ricorso a consulenti (48,3%), perfezionamento dei processi di selezione dei nuovi assunti (44,3%). È utile segnalare che oltre metà delle imprese non prevede comunque azioni specifiche, affrontando il tema della qualificazione del personale con strumenti ordinari.

    Il monitoraggio delle vendite elettroniche, già oggetto di indicatori annuali Istat, viene arricchito dal censimento con un focus sull’utilizzo, da parte delle imprese con almeno 3 addetti, di piattaforme digitali di intermediazione commerciale, ovvero i siti web attraverso cui una percentuale crescente di famiglie e imprese acquista beni e servizi.

    E’ da rilevare la crescente diffusione di piattaforme che facilitano l’incontro tra domanda e offerta non solo nel settore della compravendita immobiliare ma anche delle costruzioni e, in particolare, della progettazione. É assai difficile distinguere le vendite tramite un sito Web proprietario dall’utilizzo di un intermediario esterno, ma viene comunque confermato che quasi un’impresa su 10 (9,7% per le imprese con 3 addetti e oltre, che sale all’11,6% per le imprese con 10 addetti ed oltre) effettua vendite sul Web.

    Il censimento consente di stimare che circa 100 mila imprese con 3 addetti e oltre – di cui 75 mila con meno di 10 addetti – sono attive sulle piattaforme. Il relativo volume di attività è stimabile pari al 2,4% del fatturato 2018 delle imprese con 10 addetti ed oltre, per un totale superiore ai 44 miliardi di euro. Tale ridotta percentuale è il risultato delle strategie di commercializzazione multicanale delle imprese, che utilizzano di regola tutti gli strumenti disponibili per raggiungere i potenziali clienti.

    L’individuazione di numerose imprese che sono presenti sulle piattaforme digitali ma realizzano un fatturato assai basso (o spesso quasi nullo) tramite di esse, indica la necessità percepita dalle aziende di attivare comunque anche tale canale di vendita, a prescindere dai risultati attesi in termini di vendite e profitti.

    Alcuni settori sono, tuttavia, già fortemente dipendenti dall’attività delle piattaforme. Ad esempio, nel settore dei viaggi e del turismo sembra necessaria la presenza sul web per ogni impresa a prescindere anche dal ritorno immediato in termini di fatturato; al contrario, la presenza web delle imprese della ristorazione appare inferiore a quanto percepito in relazione alla diffusione delle consegne di pasti a domicilio.

    In termini di impatto, il 95,9% delle imprese con almeno 10 addetti dichiara che la presenza sulle piattaforme ha consentito di acquisire clienti all’estero, un risultato che ha interessato anche i segmenti di piccole imprese, soprattutto nel settore dei servizi. L’82,9% dello stesso gruppo (circa 24 mila imprese) dichiara di aver incrementato il proprio fatturato, grazie alle piattaforme, di almeno il 10%, mentre nel 70,1% dei casi si riconosce alle piattaforme un ruolo essenziale per la propria sopravvivenza nel mercato. Infine, il 60,5% dichiara di aver migliorato, grazie alla partnership con le piattaforme, la propria capacità competitiva.

  • Eni For, il report di sostenibilità che punta sull’innovazione e guarda al futuro

    Eni For, il report di sostenibilità che punta sull’innovazione e guarda al futuro

    Viviamo in un’era in cui la sostenibilità è riconosciuta come valore imprescindibile da perseguire per il progresso delle società e delle organizzazioni. Eni, presente in 67 paesi del mondo, ha pubblicato “Eni for 2018”, il tredicesimo report di Sostenibilità, un impegno al miglioramento continuo per la creazione di valore a lungo termine.

    Viviamo in un’era in cui la sostenibilità è riconosciuta come valore imprescindibile da perseguire per il progresso delle società e delle organizzazioni. La sensibilità globale attorno a questo grande tema è uno stimolo anche per le aziende, impegnate a raggiungere quegli obiettivi, che sono alla base dell’Agenda 2030, i Sustainable Development Goals (SDGs) fissati nel 2015 dalle Nazioni Unite, per imprimere un percorso di crescita sostenibile all’intera società. Oggi alle aziende viene riconosciuto un ruolo cruciale per il perseguimento degli SDGs, in quanto driver principali dello sviluppo economico. Le imprese di tutto il mondo sono chiamate a dare il loro contributo per raggiungere uno sviluppo sostenibile attraverso nuovi modelli di business responsabili, investimenti, nuovi processi di innovazione e digitalizzazione.

    E in questo momento storico Eni sta giocando un ruolo da protagonista. La multinazionale italiana, presente in 67 paesi del mondo con oltre 30 mila persone che lavorano al suo interno, nata nel 1953 e guidata agli inizi degli anni ’60 dall’indimenticato Enrico Mattei, ha pubblicato “Eni for 2018“, il tredicesimo report di Sostenibilità, verificato da EY. Il report mostra come l’azienda stia evolvendo per affrontare le sfide globali e per contribuire al raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite. All’interno del rapporto Eni sottolinea l’impegno verso la decarbonizzazione: “Con una popolazione mondiale che nel 2040 potrebbe superare i 9 miliardi, avvertiamo la responsabilità, in quanto compagnia del settore dell’energia, di portare energia innovativa e più pulita dove necessario – dichiara l’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi – Possiamo contribuire a promuovere lo sviluppo economico, investire nell’istruzione e nella formazione, migliorare le condizioni di salute e l’accesso all’acqua”.

    Eni for 2018

    Eni ha sviluppato un modello di business volto alla creazione di valore per gli stakeholder e gli shareholder: la principale sfida del proprio settore è l’accesso alle risorse energetiche in maniera efficiente e sostenibile per tutti, contrastando il cambiamento climatico. Il modello, alimentato dall’applicazione delle proprie tecnologie innovative e dal processo di digitalizzazione, si basa sui seguenti pilastri:

    1. eccellenza operativa
    2. neutralità carbonica nel lungo termine
    3. promozione dello sviluppo locale.

    All’interno di questo modello, con la presentazione del piano strategico 2019-2022, Eni ha definito gli obiettivi per contribuire direttamente o indirettamente al conseguimento degli SDGs, come:

    1. aumentare l’accesso all’energia (SDG 7) contrastando il Cambiamento Climatico (SDGs 13) con l’impegno, tra gli altri, della riduzione del 43% dell’intensità emissiva upstream entro il 2025; del Net zero carbon footprint sulle emissioni dirette delle attività upstream valorizzate in equity entro il 2030;
    2. incentivare una crescita economica duratura, inclusiva e sostenibile (SDGs 5,8,9,16) con al centro:
    • le persone, aumentando la percentuale di donne assunte, investendo 2 milioni di euro all’anno in formazione su          temi innovativi come la digitalizzazione, la transizione energetica e i cambiamenti climatici e 180 milioni di euro in salute entro il 2022;
    • l’Integrità nella gestione di business, avendo come obiettivo il miglioramento continuo del Compliance Program anti-corruzione;
    • i diritti umani, continuando la campagna di formazione sul tema; finalizzando il codice di condotta dei fornitori e completando l’integrazione dei diritti umani nelle analisi di impatto ambientale, salute e sociale;
    • l’innovazione tecnologica, con investimenti in ricerca e sviluppo previsti di circa €900 milioni di euro al 2022.

    Il report di Sostenibilità Eni for fissa anche l’impegno di ridurre gli impatti ambientali attraverso una gestione responsabile di risorse e modelli sostenibili di produzione e consumo (SDGs 6, 12), proteggendo gli ecosistemi in cui si opera (SDGs 14, 15). Un impegno che verrà realizzato attraverso l’aumento della quota di acqua di falda bonificata e riutilizzata, con l’86% di acqua di formazione reiniettata entro il 2022 e con l’aumento della quota di rifiuti destinati al recupero, ma anche attraverso la sicurezza delle persone e degli asset con l’obiettivo di azzerare gli infortuni e rafforzare la cultura della sicurezza di processo.

    eni for report sostenibilità innovazione

    Una società come Eni si impegna per lo sviluppo delle comunità locali in cui si trova ad operare (SDGs 1, 2, 3, 4, 10, 11, 17), prevedendo un piano di investimenti di 431,5 milioni di euro entro il 2022 in progetti relativi a:

    • accesso all’energia off grid;
    • diversificazione economica;
    • educazione e formazione;
    • accesso all’acqua e servizi igienici e salute.

    Leggendo il report di Sostenibilità e trovandolo estremamente interessante, ci premeva sottolineare, visto che rientra tra gli argomenti trattati qui sul nostro blog, l’impegno di Eni per quel che riguarda l’innovazione tecnologica. Nel periodo 2019–2022 Eni ha in programma un piano di investimenti in innovazione tecnologica pari a 900 milioni di euro, con una spesa totale in Ricerca e Sviluppo (R&S) di 197 milioni di euro nel 2018. Per Eni la R&S ricopre un valore fondamentale per il futuro dell’azienda, orientato sempre più al “low carbon”.

    Eni for 2018 temi materiali

    La trasformazione digitale che Eni ha avviato in questi anni riguarda tutta l’azienda, è un processo che mette al centro le persone, vero fulcro attorno al quale si sviluppa tutta la trasformazione. E per attuarla, Eni punta ad un processo di change management che rinnovi la cultura aziendale e cambi il tradizionale approccio al lavoro, individuando percorsi più flessibili e agili e strumenti adeguati per coinvolgere le persone razionalmente ed emotivamente.

    Per Eni la trasformazione digitale è anche un processo di rinnovamento culturale e un’opportunità per chiunque voglia coglierla. Nel corso degli anni l’azienda ha avviato con ECU (Eni Corporate University) un importante programma di formazione e numerose sono le iniziative avviate per la digital transformation: una Call for Innovation rivolta alle start up italiane, il primo Hackathon interno, innovativi corsi di training operativo (virtual reality), percorsi di formazione interna per approfondimenti sul mondo digitale, rapporti con le università per attrarre nuovi talenti, e molto altro.

    Per approfondimenti vi invitiamo a consultare a questo link l’intero report di Sostenibilità Eni for 2018 che contiene informazioni dettagliate su tutto quanto qui descritto.

    [In collaborazione con Eni]

  • ABB presenta la sua Casa Aumentata: confortevole, sicura ed efficiente

    ABB presenta la sua Casa Aumentata: confortevole, sicura ed efficiente

    ABB, leader mondiale tecnologico, presenta la sua Casa Aumentata: un ecosistema che risponde ai bisogni, oggi molto sentiti, di comfort, sicurezza ed efficienza energetica. Alessandro Borghese sarà l’ambassador per tutto il 2020.

    ABB è un colosso internazionale che vanta una storia lunga ormai 130 anni. Un’azienda che ha fatto della trasformazione il suo vero leit-motiv e che ha saputo interpretare al meglio, riuscendo a imporsi come leader nel settore della elettrotecnica, della robotica, dell’automazione. Parliamo di un’azienda che oggi compie un passo importante, questa volta rivolto al consumatore finale. E lo fa presentando il suo concetto di abitazione, al passo coi tempi e rispondente ai bisogni di oggi, e cioè più comfort, maggiore sicurezza ed efficienza energetica. Tutto questo si traduce nella Casa Aumentata, un ecosistema di prodotti che rappresentano bene il concetto di casa intelligente che tanto piace agli italiani.

    Infatti, gli ultimi dati sulla Smart Home dell’Osservatorio Internet of Things della School of Management del Politecnico di Milano, il mondo degli oggetti connessi cresce molto rapidamente: nel 2018 questo mercato in Italia ha toccato quota 380 milioni di euro, +52% sul 2017. Ma le opportunità, e le sfide, sono ancora molte.

    ABB casa aumentata comfort

    La principale novità del 2018 è legata alla comparsa dei cosiddetti smart home Speaker, gli assistenti vocali, ossi Google Home e Amazon Alexa, che hanno radicalmente trascinato le vendite di tutto il comparto delle soluzioni per la casa connessa e che si sono dimostrati un volano per le vendite degli altri oggetti connessi, soprattutto legati alla sicurezza e alla gestione del comfort. E tra gli oggetti connessi spiccano quelli legati alla sicurezza con il 35% di mercato (circa 130 milioni di euro), ma anche gli elettrodomestici smart hanno toccato quota 14% (circa 55 milioni di euro), mentre le soluzioni per il comfort domestico si sono attestate al 12% (pari a circa 45 milioni di euro).

    Ma come possiamo rendere la nostra casa più intelligente?

    Dipende tutto da quello che si vuole investire, perché di investimento si parla, e si può iniziare anche con alcuni dispositivi connessi, senza stravolgere l’abitazione, altri se ne potranno poi aggiungere col tempo. Ed è proprio l’approccio, graduale, che offre ABB con la Casa Aumentata.

    Riscaldamento, climatizzazione delle stanze, impianti elettrici, sistemi di controllo per finestre, porte e antifurto, oltre a svariati componenti della casa integrati e controllabili da remoto: tutto è progettato per facilitare le molteplici attività della vita domestica, garantendo al contempo efficienza, riduzione degli sprechi e risparmio in bolletta.

    ABB Casa Aumentata: sicurezza, comfort ed efficienza energetica

    Con il progetto Casa Aumentata, ABB offre una soluzione in grado di rispondere ai più attuali macro-trend:

    • soluzioni e prodotti connessi;
    • miglioramento del benessere degli utenti;
    • comando vocale, la vera sfida dell’integrazione impiantistica;
    • trasversalità, da applicazione d’élite a un’opportunità per tutti;
    • servizi a valore aggiunto.

    ABB Casa Aumentata: maggiore comfort

    Una delle tre caratteristiche della Casa Aumentata di ABB è quella di garantire un maggiore comfort. L’integrazione delle funzionalità domestiche rappresenta essa stessa la premessa fondamentale per un miglioramento della qualità della vita. Controllare riscaldamento, climatizzazione e illuminazione attraverso uno smartphone o un tablet diventa semplice con le soluzioni ABB.

    ABB-free@home® permette, in base alle preferenze personali, la gestione simultanea di tutte le funzioni della casa, quali tapparelle, luci, riscaldamento, climatizzatore e sistema di citofonia, consentendo di risparmiare sui consumi elettrici, mentre la vita quotidiana diventa più facile e confortevole sotto tutti gli aspetti.

    ABB-free@home® riunisce tutte le funzioni in grado di rendere la domotica semplice, intuitiva, facile da programmare, veloce e pronta all’uso. Scalabile e modulare, consente di aggiungere dispositivi connessi presenti sul mercato: dagli speaker Sonos® all’illuminazione LED Philips Hue®, fino al comando vocale con Amazon Alexa®.

    ABB casa aumentata

    ABB Casa Aumentata: più sicurezza

    Casa intelligente fa rima con sicurezza. Tutti vogliamo che la nostra casa sia moderna e al passo coi tempi, ma tutti vogliamo anche che sia più sicura. ABB con la sua Casa Aumentata ha tenuto conto di questo elemento imprescindibile oggi, implementando strumenti che prevedono l’accensione di sistemi di allarme, la possibilità di programmare l’invio di un messaggio nel caso si presentino situazioni pericolose (come ad esempio una fuga di gas, perdite d’acqua o un tentativo di effrazione) consente di aumentare il livello di sicurezza della casa. Casa Aumentata offre diverse soluzioni per rendere la casa un ambiente totalmente sicuro, come l’opportunità di simulare la propria presenza attraverso l’accensione programmata e sequenziale di luci e di memorizzare immagini attraverso il videocitofono anche quando l’abitazione è vuota.

    ABB Casa Aumentata: efficienza energetica

    Quando si parla di Casa intelligente, allora si parla anche di risparmio energetico: oggi le tecnologie consentono infatti di ottimizzare le performance dei diversi apparecchi domestici, in modo da consumare solo lo stretto necessario. Infatti, la casa del futuro deve anche assicurare il minor impatto ambientale possibile: l’utilizzo di energie rinnovabili rappresenta un ulteriore step a cui si aggiunge la possibilità di utilizzare l’energia autoprodotta grazie a sistemi di storage.

    Il sistema integrato di inverter e accumulo REACT 2® garantisce una riserva di energia generata dal sole rendendo l’abitazione sostenibile. L’inverter e le batterie accumulano l’energia in eccesso prodotta dall’impianto fotovoltaico consentendo di raggiungere un ottimo livello di autosufficienza energetica.

    ABB casa aumentata

    Ma la Casa Aumentata di ABB guarda anche alla mobilità elettrica, le abitazioni in questo modo diventano anche personali stazioni di servizio dove ricaricare i veicoli grazie a sistemi di ricarica residenziali da parete Wallbox. Queste apparecchiature possono ricaricare un’auto elettrica durante la carica notturna, possono essere integrate all’interno di un sistema di building automation ed essere associate ai sistemi di accumulo dell’energia derivante da fonti rinnovabili.

    Questa è la casa del futuro, e del presente che ABB presenta come Casa Aumentata, un insieme di soluzioni che permettono di trasformare la nostra abitazione in un luogo più confortevole, sicuro ed efficiente.

    Alessandro Borghese e la Casa Aumentata

    E per entrare nelle case degli italiani con questa nuova soluzione di Casa Aumentata, ABB ha pensato bene di coinvolgere come suo ambassador lo chef Alessandro Borghese, personaggio noto al grande pubblico, nonché utente delle soluzioni di cui abbiamo parlato. Borghese ha infatti installato nella sua casa una vera e propria Casa Aumentata e sarà proprio lui a raccontare e svelare in modo diretto sul suo canale Instagram, per tutto il 2020, come la soluzione di ABB sia capace di amplificare emozioni ed esperienze vissute all’interno della casa.

    [In collaborazione con ABB Italia]

  • Eni alla Maker Faire Rome 2019, tra energia dall’acqua ed economia circolare

    Eni alla Maker Faire Rome 2019, tra energia dall’acqua ed economia circolare

    Anche quest’anno Eni, per il sesto anno consecutivo, è stata Main Partner di Maker Faire Rome – The European Edition, un’occasione per presentare progetti innovativi che l’azienda sta sperimentando per produrre energia attraverso l’acqua, anche in ottica di economia circolare. Vediamo quali sono.

    Eni, per il sesto anno consecutivo, è stata Main Partner della Maker Faire Rome – The European Edition, una bella occasione per il Cane a sei zampe di presentare progetti innovativi che l’azienda sta sperimentando per produrre energia attraverso l’acqua, anche in ottica di economia circolare.

    eni maker faire 2019All’interno del Padiglione 3 della Fiera, uno spazio di oltre 600 mq progettato per il secondo anno consecutivo con lo Studio di design Carlo Ratti Associati, Eni ha raccontato l’impegno dell’azienda sui temi della Ricerca e Innovazione attraverso l’esposizione delle 4 principali tecnologie adottate per sfruttare la più grande fonte di energia rinnovabile, il mare:

    • ISWEC: la “Culla dell’Energia”, tecnologia italiana in grado di trasformare le onde in energia economicamente e ambientalmente sostenibile;
    • PowerBuoy®: tecnologia per la produzione dell’energia da onde in grado di aumentare l’eccellenza operativa delle attività offshore;
    • Place primo esempio nazionale di conversione di una piattaforma in un sistema di acquacultura integrata, in un’ottica di economia circolare a supporto di uno sviluppo sostenibile del mare;
    • Biofissazione Intensificata della CO2: riproduce il processo naturale della fotosintesi clorofilliana per la produzione di bio-olio utilizzando solamente microalghe, CO2 e luce solare.

    Eni e l’economia circolare

    Un’innovativa sezione è stata dedicata anche ai temi dell’economia circolare, tramite vasche di coltura acquaponica realizzate in collaborazione con lo Studio di design Carlo ratti Associati, come esempio di coltivazione alternativa e virtuosa, in termini di consumo di acqua e stagionalità della produzione, sensibilizzando così verso la riduzione degli sprechi a tutti i livelli.

    Inoltre, sempre in ambito di economia circolare, durante la Fiera ha fatto tappa, grazie alla presenza di ApeCar brandizzati – il “Circular Tour”: un viaggio nelle piazze italiane organizzato da Eni e Coldiretti per scoprire come cibo ed energia siano ingredienti indispensabili per il benessere dell’uomo e della terra.

    eni maker faire 2019

    L’accordo tra Eni e Coldiretti punta alla costruzione di un modello di economia circolare legato all’eccellenza della produzione agricola e alla valorizzazione degli scarti organici di produzione a fine vita. L’obiettivo è di promuovere la filiera agricola italiana, quindi contribuire a una miglior qualità di vita delle persone. Saper trasformare gli scarti organici in nuova energia vuol dire ridurre la pressione dell’uomo sul Pianeta.

    [In collaborazione con Eni]

  • Agrifood Next, a Siena innovazione e sostenibilità nel settore agrifood

    Agrifood Next, a Siena innovazione e sostenibilità nel settore agrifood

    A Siena, 15 e 16 novembre 2019, si terrà Agrifood Next, l’evento organizzato da Segretariato Italiano di PRIMA, Fondazione Qualivita, Università di Siena, Comune di Siena dove imprenditori, innovatori, esperti, ricercatori, rappresentanti delle istituzioni, operatori e studenti discuteranno di innovazione nel settore agrifood all’insegna della sostenibilità.

    A Siena, 15 e 16 novembre 2019 al Santa Maria della Scala, Palazzo Squarcialupi, si terrà Agrifood Next, l’evento organizzato da Segretariato Italiano di PRIMA, Fondazione Qualivita, Università di Siena, Comune di Siena dove imprenditori, innovatori, esperti, ricercatori, rappresentanti delle istituzioni, operatori e studenti discuteranno di innovazione nel settore agrifood all’insegna della sostenibilità. Obiettivo delle due giornate è valorizzare i casi di innovazione tecnologica e organizzativa da parte di piccole e medie imprese del settore agroalimentare e promuovere le figure professionali del futuro.

    L’evento, presentato oggi, si aprirà venerdì 15 novembre con i saluti istituzionali di Luigi De Mossi, Sindaco di Siena, Francesco Frati, Rettore dell’Università di Siena, Fulvio Esposito, in rappresentanza del Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca, Silvio Franceschelli, Presidente Provincia di Siena, Carlo Rossi, Presidente Fondazione MPS cui seguirà l’intervento di apertura di Paolo De Castro, Commissione agricoltura e sviluppo rurale del Parlamento europeo e quello di Raffaele Borriello Direttore generale dell’ISMEA ente di riferimento insieme a CREA del Ministero delle Politiche agricole.Le tematiche al centro di Agrifood Next verranno introdotte da Angelo Riccaboni, Presidente Fondazione PRIMA e Mauro Rosati, Direttore Fondazione Qualivita.

    conferenza stampa agrifood next

    Sarà poi la volta del mondo delle imprese con 30 imprenditori che presenteranno le migliori soluzioni e le loro esperienze di innovazione sostenibile: dalle serre idroponiche alle fattorie verticali, dai sistemi evoluti di tracciabilità e blockchain ai sistemi di supporto decisionale (DSS, Decision Support System) per la gestione sostenibile di acqua, suolo e ottimizzazione della produzione e molto altro. Nel pomeriggio i casi e le storie di innovazione saranno lo spunto per la discussione nei tavoli tematici di confronto fra esperti, ricercatori, decisori politici e imprenditori sui temi: Agricoltura di precisione, Territorio ed Indicazioni geografiche, Formazione, Filiere, Digitale, Blockchain e Big Data, Agribusiness, Benessere e Sostenibilità.

    Le raccomandazioni e i suggerimenti derivati dal dibattito e dal confronto verranno presentati nella giornata conclusiva di sabato 16 novembre e discussi da un panel di esperti e dal pubblico. Tra i relatori presenti: Daniela Rondinelli – Europarlamentare, Mario Lolini – Vicepresidente Commissione Agricoltura Camera dei deputati, Susanna Cenni – Commissione agricoltura Camera dei Deputati, Marco Remaschi – Assessore Agricoltura Regione Toscana, Paolo Glisenti – Commissario generale per l’Italia Expo 2020 Dubai, Massimo Inguscio – Presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche.

    Interessante da seguire sarà anche AgriCircus, lo spazio per toccare l’agrifood del futuro: workshop, opportunità di lavoro, eventi.

    Accanto al dibattito specialistico e di settore, Agrifood Next propone iniziative rivolte anche al pubblico più ampio di cittadini, ragazzi e bambini con AgriCircus: uno spazio dove i ricercatori e gli imprenditori, attraverso stand e workshop interattivi, promuoveranno le soluzioni tecnologiche e organizzative utili a supportare le imprese del settore, faranno toccare e vedere le innovazioni più importanti come ad esempio le serre idroponiche usate per sperimentare le coltivazioni su Marte.

    AgriCircus sarà anche opportunità di lavoro e formazione con il Career Day e il Salone dell’Orientamento, momenti di incontro tra studenti, neolaureati, università e mondo delle imprese per dialogare sulle nuove figure professionali, le capacità e le competenze richieste per lo sviluppo del settore agrifood. Spazio quindi a Università, Master, Scuole, Aziende, Enti per promuovere le professionalità del futuro.

    conferenza stampa agrifood next siena 2019

    La due giorni sarà infine animata con appuntamenti culturali e di intrattenimento per tutte le età che, usando il linguaggio della fotografia, del cinema, del teatro, dell’arte e della letteratura, mettono al centro il ruolo dell’agricoltura, del cibo e della nutrizione per la nostra società, il nostro ambiente e la nostra salute: tre appuntamenti teatrali parleranno di cibo “Il pane. Quando farlo con amore è un’arte” di Dendi_Scalzi_Nardin, “Fame da lupo” di La Baracca – Testoni Ragazzi, “Sandokan o la fine dell’avventura” de I Sacchi di sabbia; una mostra fotografica a cura di TerraProject illustrerà il nuovo agrifood italiano; “Soyalism” il docufilm di Stefano Liberti e Enrico Parenti sulla produzione della soia sarà presentato per la prima volta a Siena; spazio anche alla letteratura per scoprire, guidati dalla voce di Luce Cardinale, come gli scrittori italiani raccontano e hanno raccontato il mondo agricolo; infine il lavoro pittorico dedicato all’agricoltura dell’artista Lucamaleonte.

    Ma Agrifood Next è anche innovazione digitale: a tutti i partecipanti che ne faranno richiesta sarà rilasciato un Open Badge. Si tratta di una nuova metodologia di certificazione delle competenze che studenti, cittadini, imprenditori possono inserire nel proprio curriculum, una fotografia digitale che valorizza le competenze trasversali e le conoscenze acquisite con la partecipazione alla due giorni.

    Insomma, Agrifood Next a Siena, 15 e 16 novembre 2019, è un appuntamento da non perdere per tutti coloro che sono interessati a conoscere i progetti di innovazione e sostenibilità nel settore agrifood.

  • Enel punta alla finanza sostenibile per soddisfare i SDGs

    Enel punta alla finanza sostenibile per soddisfare i SDGs

    La Sostenibilità è un valore oggi, per fare business in maniera più attenta e consapevole. Anche la finanza sta diventando sempre più sostenibile e un esempio di cui vogliamo parlarvi oggi è quello di Enel, che nelle scorse settimane ha lanciato il suo primo “General Purpose SDG Linked Bond”.

    La Sostenibilità è un valore oggi, un punto di forza per le aziende oggi, per fare business in maniera più attenta e consapevole. Ma anche la finanza sta diventando sempre più sostenibile e un esempio di cui vogliamo parlarvi oggi è quello di Enel, una delle più grandi aziende a livello globale del settore energia, che nelle scorse settimane ha lanciato il suo primo “General Purpose SDG Linked Bond” nel mercato europeo, un’obbligazione che costituisce il primo esempio al mondo nel suo genere. Per il colosso dell’energia italiano è un modo per rafforzare l’impegno al raggiungimento degli obiettivi SDGs (Sustainable Development Goals), delle Nazioni Unite.

    Se è vero, come è vero, che la Sostenibilità è un valore che permette alle aziende di fare Innovazione, di attivare quel cambiamento necessario per affrontare l’era della trasformazione digitale, di essere sempre più competitive, è altrettanto vero che anche la finanza, in questo scenario, gioca un ruolo fondamentale, specie se legata ad una complessiva strategia sostenibile Ecco perché l’iniziativa di Enel, da sempre azienda molto attenta a valori come questi, assume un significato particolare, a testimonianza che c’è sempre più bisogno di una finanza attenta ai bisogni di oggi.

    finanza sostenibile enel franzrusso.it-2019

    L’emissione del bond sostenibile da parte di Enel è legata al raggiungimento da parte di quest’ultima di due importanti obiettivi:

    • SGD 7 (Assicurare a tutti l’accesso a sistemi di energia economici, affidabili, sostenibili e moderni), con il raggiungimento, al 31 dicembre 2021, di una percentuale di capacità installata da fonti rinnovabili (su base consolidata) pari o superiore al 55% della capacità installata totale consolidata (al 30 giugno 2019 già pari al 45,9%);
    • SGD 13 (Promuovere azioni, a tutti i livelli, per combattere il cambiamento climatico), con l’impegno a ridurre le emissioni di anidride carbonica al di sotto di 125 g/kWh entro il 2030 e la completa decarbonizzazione entro il 2050.

    L’emissione del “General Purpose SDG Linked Bond” consolida il percorso di Enel verso una finanza sempre più sostenibile e ne rafforza l’impegno al raggiungimento degli obiettivi di sviluppo connessi. Enel infatti, sta introducendo nella strategia di finanziamento del Gruppo, strumenti finanziari che premiano comportamenti responsabili dal punto di vista della sostenibilità. Quali sono le principali caratteristiche di questo SDG Linked Bond?

    Le prime due tranche sono legate all’obiettivo Enel di raggiungere, al 31 dicembre 2021, una percentuale di capacità installata da fonti rinnovabili su base consolidata pari o superiore al 55% della capacità installata totale consolidata (al 30 giugno 2019 era pari al 45,9%), in linea con l’obiettivo emissioni zero entro il 2050.

    La sua terza tranche a lungo termine è invece legata all’obiettivo di riduzione del 70% delle emissioni dirette di gas effetto serra per kWh al 2030 rispetto al 2017 (125g di emissioni CO2 al 2030 per kWh rispetto ai 411g del 2017).

    Tale obiettivo è stato certificato dall’SBTi – Science Based Target Initiative. In caso di mancato raggiungimento di tale obiettivo, verrà applicato un meccanismo di step up con un incremento di del tasso di interesse a carico del Gruppo Enel.

    Science Based Target Initiative provides companies with a clearly defined pathway to future-proof growth by specifying how much and how quickly they need to reduce their greenhouse gas emissions.

    La Science Based Target Initiative è un’iniziativa congiunta del Climate Disclosure Project, il Global Compact delle Nazioni Unite (UNGC), il World Resources Institute (WRI) e il WWF.

    Gli obiettivi basati sulla scienza (“Science Based Target”) forniscono alle aziende un percorso chiaramente definito per una crescita a prova di futuro specificando quando e quanto velocemente devono ridurre le proprie emissioni di gas serra. L’Accordo di Parigi del 2015 ha visto 195 governi del mondo impegnarsi a contrastare i cambiamenti climatici. Ciò ha segnalato un’accelerazione nella transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio. Gli obiettivi adottati dalle aziende per ridurre le emissioni di gas a effetto serra sono considerati “basati sulla scienza” se sono in linea con ciò che l’ultima scienza del clima ritiene necessaria per raggiungere gli obiettivi dell’Accordo di Parigi – limitare il riscaldamento globale a valori ben al di sotto 2°C sopra i livelli preindustriali e proseguire gli sforzi per limitare il riscaldamento a 1,5°C.
    Enel lega uno strumento finanziario, e il relativo costo agli obiettivi ambientali e, in particolare, al raggiungimento di un target di riduzione delle emissioni di gas serra in linea con l’obiettivo dell’Accordo di Parigi.

    enel finanza sostenibile

    L’operazione di lancio del bond sostenibile è stata un grande successo, infatti gli ordini, per circa 10 miliardi di euro, sono stati quattro volte superiori all’emissione, confermando l’apprezzamento dei mercati per la solidità della strategia sostenibile del Gruppo Enel e dei conseguenti risultati finanziari.
    Enel è quindi focalizzata sulla creazione di valore attraverso decisioni di business che supportano il perseguimento di quattro SDGs nel piano 2019-2021, e cioè, oltre ai due già citati prima, si aggiungono:

    • SDG 9 “Industria, innovazione e infrastrutture”, con oltre 46,9 milioni di contatori intelligenti installati e 5,4 miliardi di euro di investimenti in innovazione e digitalizzazione;
    • SDG 11 “Città e comunità sostenibili”, con investimenti retail e nuovi servizi energetici orientati all’elettrificazione per raggiungere, tra gli altri, 9,9 GW di capacità di risposta alla domanda e 455.000 punti di ricarica per la mobilità elettrica.

    Questo di Enel è un bell’esempio di finanza sostenibile che ci piace raccontare e siamo sicuri, come ha sostenuto Alberto De Paoli, CFO di Enel, che “le aziende abbracceranno sempre più questo modello, orientando il loro business verso una strategia globale che pone la sostenibilità al centro delle loro decisioni di investimento e di finanziamento“.

    [In collaborazione con Enel]

  • Come la Tecnologia può essere utile per limitare gli effetti dei disastri naturali

    Come la Tecnologia può essere utile per limitare gli effetti dei disastri naturali

    La Tecnologia è ormai parte della nostra vita, ma è arrivato il momento di renderla davvero utile. Ed è quello che ha che fatto IBM con la Call for Code 2019: la tecnologia e l’innovazione utile per limitare gli effetti dei disastri naturali. Ne abbiamo parlato con Silvia Peschiera, Italy Ecosystem Advocacy Manager di IBM.

    Parliamo spesso dei grandi vantaggi che la Tecnologia può apportare nella nostra vita, ormai ne siamo circondati e siamo consapevoli che tanto, grazie appunto ala tecnologie e all’innovazione, è cambiato nelle nostre vite di tutti i giorni. Ma forse si parla meno di come la Tecnologia potrebbe essere utile per contrastare e limitare gli effetti dei grandi eventi ambientali. Ed è quello che ha cercato di fare IBM, il colosso tecnologico americano che da più di un secolo fa è impegnata a trovare soluzioni per superare le grandi sfide del mondo. L’occasione per fare questo è data alla Call for Code 2019, momento dedicato agli sviluppatori di tutto il mondo allo scopo di creare applicazioni basate su tecnologia open source, per affrontare alcune delle più grandi sfide del pianeta.

    Partiamo da questi dati, se guardiamo i terremoti degli ultimi decenni si nota che le vittime sono state centinaia di migliaia. Oltre a questo, sempre negli ultimi anni, sono stati ben 17 milioni di ettari di terra bruciati, escluso l’incendio in Amazzonia delle ultime settimane. Per non parlare degli uragani degli ultimi anni, solo Katrina (2005) provocò il numero più grande di vittime: 1.800.

    call for code ibm uragano

    Come può la tecnologia essere utile per limitare i danni da disastri ambientali? Ne abbiamo parlato con Silvia Peschiera, Italy Ecosystem Advocacy Manager di IBM, che ci ha aiutato a conoscere meglio la Call for Code 2019 di IBM.

    Come nasce la Call for Code?

    La Call for Code è stata annunciata alla conferenza Think a febbraio scorso dalla nostra CEO, Ginni Rometty, quando ha annunciato la “Code and Response“, prevedendo un investimento quadriennale di 25 milioni di dollari a livello globale per lo sviluppo di soluzioni tecnologiche per il sociale e per il bene della comunità. In Italia è stato annunciato il 17 aprile come percorso online e si è concluso in questi giorni con l’annuncio dei 5 finalisti. In questa iniziativa sono state coinvolte la Protezione Civile e InterSOS, perché il nostro vero obiettivo è quello di trasmettere la Tecnologia come Valore.

    I temi trattati sono tutti molto rilevanti, come quello relativo all’acqua potabile, proprio perché in caso di disastro ambientale uno dei primi problemi da affrontare è quello di mantenere l’acqua disponibile per tutti. E sono state sviluppate anche delle interessanti soluzioni IoT (Internet delle Cose), la tecnologia che ha ispirato di più i progetti, come l’idea di mettere dei sensori nelle travi delle case per fungere da alert in caso di terremoto. E poi ci sono i droni, riconosciuti ormai come tecnologia di valore per verificare subito i territori in prima  emergenza.

    silvia peschiera ibm
    Silvia Peschiera, Italy Ecosystem Advocacy Manager di IBM

    E come si è svolta, in senso operativo, la Call for Code 2019?

    Abbiamo dato vita ad una sfida, fatta di pitch dove il momento design è stato importante. La seconda tappa, interna, è stata a Roma lo scorso 30 maggio. Una giuria, all’interno della quale erano presenti anche giudici di InterSOS, ha valutato i progetti presentati da tutti i punti di vista, anche l’impatto reale che possono apportare queste soluzioni nel migliorare la vita delle persone. I vincitori di questa iniziativa saranno annunciati e premiati in ottobre. Al team vincitore è riservato un premio di 200 mila dollari, il supporto open source di Linux Foundation, la presentazione ai potenziali investitori e la possibilità di sviluppare la propria soluzione con la consulenza degli IBM Corporate Service Corps. Sono previsti premi fino al quinto team classificato.

    Che tipo di idee sono state presentate? Quali le aree più considerate nei vari progetti?

    Il 90% dei progetti era dedicato al tema del supporto in casi di emergenza, il filone principale è stato quello legato alla comunicazione tra le persone, vittime in casi di emergenza, con i soccorsi. La comunicazione è stato uno dei tempi più presente, specialmente perché è da questo aspetto fondamentale che passa anche il tema della prevenzione. Ma tocca il tema dei soccorsi, come essere sul posto in pochi minuti, e anche quello dell’acqua potabile.

    Molto sviluppato il supporto sanitario, ad esempio a persone affette da patologie croniche che avrebbe grosse difficoltà in casi di emergenza. Tra i progetti è emersa anche l’idea di come gestire la carena di infrastrutture in caso di emergenza. Basti pensare alla carenza di rete che annullerebbe la possibilità di comunicazione e di sopralluogo dei luoghi colpiti d disastri ambientali. Da questo punto di vista sono state presentate delle soluzioni light ma ad alto impatto, tali da essere utili anche a persone che si trovano sotto le macerie. Per questo spazio a droni e a soluzioni wifi popup.

    Il 10% dei progetti ha toccato il tema della prevenzione, un tema su cui si concentrerà l’attenzione degli sviluppatori anche nelle prossime edizioni.

    Ecco, ringraziando Silvia Peschiera per averci dato la possibilità di conoscere meglio Call for Code 2019, vediamo quali sono i progetti finalisti:

    • AsTeR (Europa) – Un’applicazione che utilizza l’Intelligenza Artificiale per tenere traccia dei livelli di emotività e di ansia, fornendo mappe termiche in modo tale che soccorritori possano individuare meglio dove c’è più bisogno di aiuto. Questo team di studenti provenienti da tutta Europa frequenta la UC Berkeley e si sono riuniti in un codeathon ospitato da IBM “Code and Response” e la “Clinton Global Initiative University” (CGIU) all’inizio di quest’anno. Insieme hanno costruito una soluzione per semplificare le chiamate di emergenza in caso di calamità e identificare più rapidamente le necessità di assistenza.
    • Healios (Usa) – Un’applicazione che utilizza un servizio di conversazione e Intelligenza Artificiale per aiutare a metter in contatto coloro che hanno bisogno di assistenza sanitaria mentale con operatori specializzati. Questo team degli Stati Uniti ha sviluppato un’applicazione che fornisce un’assistenza sanitaria mentale accessibile e di alta qualità e snellisce il processo per gli operatori specializzati per connettersi con i sopravvissuti che devono affrontare le sfide a seguito di disastri.
    • Prometeo (Europa) – Una piattaforma cognitiva per prendersi cura della salute e della sicurezza dei vigili del fuoco utilizzando sensori, monitoraggio, IoT e apprendimento automatico. Un vigile del fuoco, un’infermiera e tre sviluppatori spagnoli si sono uniti per creare una piattaforma cognitiva in cui i sensori delle uniformi dei vigili del fuoco raccolgono dati per monitorare la salute in tempo reale. Attualmente non esiste alcuna tecnologia in grado di proteggere i vigili del fuoco dagli effetti derivanti dal fumo e dall’inalazione di sostanze tossiche. Questa tecnologia potrebbe aiutare a prevenire gli effetti nocivi per la salute della lotta agli incendi e potenzialmente salvare vite umane.
    • Rove (Usa) – Un’applicazione basata su Intelligenza Artificiale che aiuta i soccorritori a identificare le strade e gli edifici danneggiati in modo che possano raggiungere le vittime più velocemente in scenari di disastro. Project Rove è una soluzione presentata dagli studenti della UCLA, che mette a disposizione una chatbot attraverso SMS dove le vittime possono condividere informazioni sul loro stato. Lachatbot analizza ogni messaggio con Natural Language Understanding e genera punteggi di priorità che vengono visualizzati su una dashboard, in modo da aiutare gli operatori a capire in quali aree è più urgente intervenire.
    • Sparrow (Asia Pacifico) – Una piattaforma che aiuta a collegare le persone bisognose a una serie di servizi durante un disastro, compreso l’accesso alle cartelle cliniche o ai consigli in tempo reale di un medico. Questa soluzione è una piattaforma open-source abilitata per l’Intelligenza Artificiale che serve come strumento unico per il benessere medico e psicologico durante e dopo i disastri. Per gli utenti, Sparrow utilizza un’IA conversazionale facilmente accessibile attraverso qualsiasi dispositivo o applicazione esistente, con o senza connettività internet. Sparrow agisce come un unico punto di connessione con tutte le applicazioni, piattaforme di comunicazione, medici e altro ancora, per garantire che la connettività, l’assistenza medica, le cartelle cliniche, gli aggiornamenti e gli avvisi siano sempre accessibili.

    Ecco, questi i 5 progetti finalisti della Call for Code 2019, selezionati tra più di 5 mila applicazioni, con la partecipazione di 180.000 sviluppatori indipendenti e aziendali, data scientist, attivisti e studenti provenienti da 165 nazioni.

  • SIT, l’azienda italiana punta a diventare leader nello smart heating

    SIT, l’azienda italiana punta a diventare leader nello smart heating

    SIT è un vero colosso del settore heating in continua evoluzione e oggi punta a diventare leader mondiale nello smart heating. Fondata nel 1953, l’azienda è guidata da Federico de’ Stefani che negli ultimi anni ha dato una grande spinta dal punto di vista della tecnologia e dell’innovazione.

    Uno dei tanti aspetti che ci piace trattare qui sul nostro blog è quello di poter raccontare storie di aziende italiane che, nel loro settore, hanno saputo costruire una grande storia e un grande percorso all’insegna della tecnologia e dell’innovazione. L’azienda di cui vi parliamo è SIT, vero colosso mondiale dell’heating (riscaldamento), fondata nel 1953 da Pierluigi e Giancarlo de’ Stefani, è guidata da Federico de’ Stefani, figlio di Giancarlo, che ha impresso una nuova direzione, innovativa, al passo coi tempi che permetterà all’azienda di crescere ancora.

    SIT oggi fattura oltre 350 milioni di euro ed ha registrato un tasso di crescita organica dei ricavi superiore al 10% all’anno, nell’ultimo triennio. Una crescita che testimonia la capacità dell’azienda di saper interpretare i tempi e di guardare verso il futuro, puntando sull’innovazione. E il futuro, oggi, è all’insegna dello “smart gas metering“, si tratta di una gamma di prodotti nuova,  i contatori a gas intelligenti il cui giro d’affari è cresciuto del 70,5% all’anno negli ultimi 5 anni raggiungendo 72,1 milioni nel 2018, pari a un quinto dei ricavi di SIT, con attese di ulteriore crescita a doppia cifra nel 2019.

    SIT azienda

    SIT, una grande storia che guarda al futuro

    Come dicevamo, l’azienda è stata fondata nel 1953 da Pierluigi e Giancarlo de Stefani, con il nome di “SIT La Precisa”. Dagli anni ’60 agli anni ’90, l’azienda ha conosciuto un importante sviluppo sui mercati di riferimento, anche internazionali (nel 1997 è stata aperta la filiale di Shanghai). Da fine anni ’90 sono state realizzate acquisizioni in Olanda e Italia e investimenti in capacità produttiva nel nostro paese, Olanda, Romania, Messico e Cina. Nel 2009 è stata costituita la controllata MeteRSit, oggi uno dei pilastri dello sviluppo dell’azienda.

    Il Gruppo è composto da 6 Società produttive localizzate in Italia, Messico, Olanda, Romania e Cina. Questa localizzazione geografica corrisponde a un approccio “locale” alla dimensione multinazionale, dell’azienda tramite la costituzione di piattaforme continentali per servire i mercati di riferimento.

    SIT ha importanti quote nei mercati in cui opera ed è leader mondiale in oltre 1/3 del proprio fatturato. L’ampia rete commerciale, la tecnologia all’avanguardia, la costante spinta all’innovazione – anche in partnership con i principali clienti – gli importanti investimenti in R&S e l’impegno delle sue persone hanno permesso a SIT di raggiungere questa posizione.

    SIT tecnologia

    L’azienda guidata da Federico de’ Stefani oggi impiega più di 2000 dipendenti, investe il 4% del fatturato in Ricerca e Sviluppo, nel 2018 sono stati investiti 30 milioni di euro nell’innovazione degli impianti e sull’incremento della capacità produttiva, e sono 29 milioni i prodotti realizzati ogni anno.

    Come abbiamo detto, SIT ha grande storia alle spalle ma che guarda al futuro con grande decisione e determinazione. In particolare, si sta concentrando sullo sviluppo tecnologico dei suoi prodotti nella convinzione che l’innovazione possa essere il volano per la crescita futura dell’azienda.

    L’azienda guarda allo sviluppo di soluzioni elettroniche e meccaniche sempre più integrate, in grado di comunicare con l’ambiente esterno attraverso le tecnologie più moderne dell’Internet Delle Cose (IoT), facili da usare e, contemporaneamente, capaci di massimizzare le prestazioni di comfort riducendo il più possibile i consumi energetici.

    Nell’area dei prodotti elettronici, prosegue lo sviluppo di nuovi prodotti che migliorano la presenza di SIT nel settore in particolare mediante progetti in co-design nell’ambito del controllo remoto, dei pannelli di controllo su tecnologia touch a colori, nell’integrazione dei dispositivi in applicazioni di Home Automation (integrazione con Amazon Alexa e Google Home) e nelle applicazioni che utilizzano sensori di combustione ad ossigeno.

    SIT sta inoltre lavorando per far crescere l’intelligenza del contatore che non solo misurerà i consumi ma parlerà con la caldaia (chiusura dell’erogazione in caso di guasti, malfunzionamenti) e diventerà quindi parte integrante della domotica.

    SIT robot mobile

    Al momento, è in fase di sviluppo un’applicazione che permette di prepagare il consumo di gas attraverso un sistema di ricarica. Questa funzionalità permetterà di gestire in maniera più semplice ed economica il consumo del gas nelle seconde case o comunque in abitazioni non abitate in maniera continuativa. Potendo visualizzare il residuo di metri cubi direttamente dall’app, si potrà ricaricare solo l’importo necessario per un periodo di tempo limitato ed evitare i costi fissi imposti dalle utenze.

    SIT e il rispetto per l’ambiente

    Il cuore dell’azienda, da oltre 30 anni, si trova a Rovigo, lo stabilimento rappresenta un polo logistico integrato in Italia.

    SIT è molto attenta all’ambiente attraverso un impegno quotidiano, considerando il rispetto dell’ambiente come strategico per lo sviluppo dell’azienda stessa,

    Lo Smart Gas Metering sviluppa prodotti che permettono un controllo immediato dei consumi da parte dell’utente finale, abilitando comportamenti più consapevoli e generando contestualmente un minor impatto ambientale. Gli investimenti per fare evolvere questa attività sono tutti indirizzati da una logica di transizione energetica dal gas a combustibili ancora più puliti, verso l’obiettivo di emissioni zero.

    SIT azienda esterno

    Esempi concreti che danno evidenza dell’attenzione di SIT per le azioni guidate dalla sostenibilità riguardano l’installazione nello stabilimento di Rovigo di una nuova lavatrice che utilizza acqua e tensioattivi al posto di prodotti chimici per lavare i pressofusi di alluminio. Nello stesso stabilimento sono inoltre state introdotte soluzioni di illuminazione a led con regolazione autonoma per contribuire al risparmio energetico.

    #MadeBySIT

    Il prossimo 1° ottobre sarà l’occasione per conoscere più da vicino la realtà del gruppo SIT con un tour negli stabilimenti di Rovigo. Sarà un momento importante per conoscere più da vicino le tecnologie del gruppo e il percorso di innovazione voluto dallo stesso presidente e CEO, Federico de’ Stefani. Noi saremo lì e vi racconteremo tutto con #MadeBySIT.