Categoria: Innovation

  • “Diversity Drives Societal Change”. A Roma la conferenza womENcourage 2019

    “Diversity Drives Societal Change”. A Roma la conferenza womENcourage 2019

    Si è tenuta martedì 10 settembre a Roma, presso il Senato Accademico dell’Università Sapienza, la conferenza stampa di presentazione della 6a edizione europea dell’ACM Europe Celebration of Women in Computing: Women Encourage 2019

    Organizzata da due Dipartimenti Sapienza, il Dipartimento di Ingegneria Informatica, Automatica e Gestionale “Antonio Ruberti” e il Dipartimento di Informatica, l’edizione di quest’anno ha come tema “Diversity Drives Societal Change” e si terrà presso la sede del Museo MAXXI, dal 16 al 18 settembre.
    L’obiettivo della conferenza è quello di unire e coinvolgere le donne nelle professioni ICT, e fornire un sostegno speciale per studiose, ricercatrici e per chi inizia la carriera informatica.

    In base a quanto rilevato dalla Commissione Europea, nei prossimi anni, fino al 2020, potrebbero essere oltre 900.000 i posti di lavoro vacanti nel campo ICT (Information and Communication Technology) in Europa. Si stima che con una percentuale femminile in ICT pari a quella maschile, il PIL europeo registrerebbe un incremento di circa 9 miliardi l’anno. Purtroppo però, come fa notare Eugenio Gaudio, Magnifico Rettore di Sapienza Università di Roma, sono sempre di più le donne che scelgono di non acquisire le competenze informatiche che sono cruciali in questo periodo di trasformazione digitale: in Europa sono soltanto 24 le laureate in ICT su 1000 (2,4%), di queste solo 6 lavorano nel settore. La carenza di donne è di fatto un danno in termini di innovazione e crescita economica.

    womenencourage 2019

    Il ruolo dell’Università è fondamentale ed è da questa consapevolezza che è nata l’iniziativa congiunta del Dipartimento di Ingegneria Informatica, Automatica e Gestionale “Antonio Ruberti” e del Dipartimento di Informatica dell’Università “Sapienza” di Roma di partecipare, vincendola, alla call competitiva internazionale per organizzare in Italia la sesta edizione europea di Acm Women Encourage.

    Alla presentazione della Conferenza ha partecipato anche Paolo Orneli, presidente di Lazio Innova, che ha ricordato l’obiettivo della Regione di rendere il Lazio una regione modello per le pari opportunità. Alle iniziative come “Donna Forza 8” e “Innovazione Sostantivo Femminile” si aggiunge il sostegno a Women Encourage 2019.

    Gli stereotipi di genere condizionano fortemente le scelta delle donne e lo strumento migliore per superarli sono i modelli di riferimento femminile, lo scambio di conoscenze ed esperienze. La Conferenza, che si articola in 3 giornate, sarà una occasione importante di incontro e confronto, una iniziativa che saprà essere di ispirazione ma che, al contempo, offrirà concretezza. Tante le attività previste tra cui hackathon, career fair, keynote speakers di altissimo livello, workshops, panel e interventi di “role models”. Non mancheranno preziose occasioni di partecipazione e networking.

    «La trasformazione digitale – dichiara Tiziana Catarci, direttrice del DIAG Sapienza e ACM womENcourage 2019 General Chair – investe tutti i settori della società e produce cambiamenti di rilievo in ogni aspetto della vita delle persone. Questa tendenza sarà ancora più accentuata nei prossimi anni. Le donne, tuttavia, si stanno autoescludendo da questo processo, lasciandolo in larga misura agli uomini, perché scelgono di non acquisire le competenze informatiche che sono cruciali. Gli stereotipi di genere, infatti, e ancor prima il patrimonio profondo culturale ed emotivo acquisito in ambito familiare, condizionano sottilmente scelte e comportamenti, indirizzando le ragazze verso professioni “femminili”, convincendole della loro inferiorità in campo matematico e scientifico, e facendo percepire l’ingegneria, le scienze e la matematica come temi prettamente maschili, il che non è vero.

    womenencourage 2019

    In Italia le donne ottengono risultati scolastici migliori dei maschi in tutte le materie, matematica compresa, ma sono solo il 23% degli iscritti nei corsi di laurea in ingegneria e il 33% nei corsi di area scientifica. Con riferimento in particolare ai dati relativi a Sapienza, in linea con il dato nazionale, tra i corsi di laurea con la minor presenza femminile c’è quello in Ingegneria Informatica e Automatica (13%).
    Eppure soltanto la cultura della diversità e dell’inclusione è capace di generare un mondo migliore, come auspicato dal titolo del convegno: “Diversity Drives Societal Change”. Tanto per citare un esempio, la mancanza di diversità, di genere e di etnia, sta creando già problemi negli algoritmi di machine learning, che ripropongono un mondo quasi esclusivamente a misura di maschio bianco.»

    «C’è da domandarsi perché, come nota la professoressa Catarci, le donne non siano né artefici né supporters della rivoluzione che l’informatica ha introdotto nelle nostre vite e nel nostro modo di lavorare – dichiara Paola Velardi, professore ordinario del DI Sapienza e ACM womENcourage 2019 Program Chair – Le ragioni sono tante, e cercare di comprenderle è importante per definire politiche adeguate ad invertire la tendenza. La prima cosa da osservare è che gli stereotipi di genere (“la tecnologia non è adatta alle donne”) non sono la prima motivazione. In alcuni paesi del terzo mondo, ad esempio l’India, non certo famosa per favorire l’eguaglianza di genere, molte donne si iscrivono ai corsi di laurea in Informatica. Al contrario, paesi all’avanguardia come i paesi scandinavi, non mostrano tendenze significativamente diverse dall’Italia. Le motivazioni dunque sono da cercare altrove, ed in primo luogo sulla percezione che le donne hanno di questa disciplina. Da una parte l’immagine stereotipata del “nerd” trasmessa insistentemente dai media (Garzanti fornisce questa definizione: “giovane dall’aspetto goffo e insignificante, che sublima la propria condizione con una grande abilità e passione per computer e videogame”) non è certo adatta ad attrarre le ragazze. Dall’altra, il fatto che la nostra esistenza sia oramai condizionata dalle, e immersa nelle, applicazioni dell’informatica – i giovani tengono continuamente lo sguardo fisso sul quel meraviglioso contenitore di “giocattoli” informatici che è il cellulare – impedisce di apprezzarne la presenza, un po’ come la lettera rubata di Edgard Allan Poe, che nessuno vedeva ed era sotto lo sguardo di tutti. Le ragazze, è noto, scelgono una professione per passione, perché ne percepiscono la creatività e l’impatto sociale: né l’immagine del “nerd”, né la visione sbiadita del ruolo dell’informatica le aiutano a comprenderne quanto invece questa professione sia creativa e ad alto impatto. Con le nostre iniziative, ed in particolare nel definire il programma di questa conferenza, la Prof. Catarci ed io ci siamo sforzate proprio di trasmettere questo messaggio, chiedendo a scienziati di grande valore e professionisti (maschi e femmine perché non vogliamo discriminare al contrario) di parlare di molte applicazioni affascinanti ed interdisciplinari, nell’ambito della medicina, nell’architettura, nelle scienze sociali, nell’etica. Inoltre, le ragazze saranno coinvolte, attraverso l’hackathon, nel processo di ideazione di nuove soluzioni per l’economia circolare, la sostenibilità urbana, il bilanciamento tra lavoro e vita, le applicazioni sociali dell’intelligenza artificiale. Siamo sicure che questi stimoli potranno ispirare le loro future scelte professionali.

    ACM è la prima associazione scientifica mondiale in Computer Science, e da anni supporta iniziative volte a favorire la carriera di donne che intraprendono studi nell’area ICT, attraverso un capitolo dedicato, ACM Women Encourage (ACM-W). Le conferenze annualmente organizzate da ACM-W Europe hanno l’obiettivo di ispirare e sostenere le donne che scelgono una carriera nel settore dell’informatica.

    Il Convegno di Roma ha ottenuto il patrocinio della Regione Lazio e il supporto prestigioso di Enti e aziende italiane e internazionali: Eni, EY, Lazio Innova, Sapienza, SIGCHI in qualità di Super Diamond sponsor; Accenture, Google, Links, Oracle Academy, VarGroup in qualità di Diamond sponsor; Rai Way, Uc3m in qualità di Platinum sponsor, Avio, Fondazione Bracco, Fondazione Ugo Bordoni, CTNA, IBM in qualità di Gold sponsor; CINI, CRAT, Microsoft in qualità di Silver sponsor; Fondazione Balsano, Informatics Europe, Lyit in qualità di Bronze sponsor.
    Fondazione Mondo Digitale, IBM, Lazio Innova, Sapienza, SheTech hanno inoltre contribuito all’organizzazione del Convegno.

    Link ufficiale della Conferenza https://womencourage.acm.org/2019/

  • Crescono le auto elettriche anche in Italia, il futuro è presente

    Crescono le auto elettriche anche in Italia, il futuro è presente

    Aumentano le auto elettriche anche in Italia e non solo. Gli ultimi dati ci dicono che nei primi sei mesi dell’anno in Italia si è registrato un boom di auto elettriche pure del 120%. Nel mondo, secondo un rapporto BloombergNEF, le auto elettriche rappresenteranno il 57% del mercato entro il 2040. Un futuro che è già presente.

    Le auto elettriche cominciano a diffondersi anche in Italia, e non solo. Ma il fatto che si registri un deciso aumento anche nel nostro paese è un buon segnale. Spesso si parla ancora della mobilità elettrica come “la mobilità del futuro”, ma le auto elettriche, quelle “pure”, ossia elettriche al 100% (EV), sono il presente e i dati che stiamo per vedere insieme lo confermano. Sono dati, poi, che se visti nel contesto del mercato delle auto in Italia, che potremmo definire eccezionali e ben auguranti. E sono dati che sicuramente vedono allineato anche il nostro paese in quello scenario, riportato di recente da uno studio di BloombergNEF, che vede le auto elettriche rappresentare il 57% del mercato totale delle auto entro il 2040, percentuale che sale all’81% tra i bus elettrici, che in questi anni sono stati al centro della sperimentazione della mobilità elettrica nelle città.

    E pensare che la prima auto elettrica della storia è del 1839, quella inventata dall’imprenditore scozzese Robert Anderson, e aveva una forma abbastanza rozza. Fino agli inizi del ‘900 le auto elettriche in circolazione erano moltissime con la Francia e Gran Bretagna che guidavano il mercato, seppure ancora in forma limitata. Ma poi per via dei costi delle batterie e della struttura del motore e per via della maggiore diffusione dei motori a scoppio, le auto elettriche via via scomparvero dalla strade. La ricerca però non si è fermata e, visto il contesto dei nostri anni che richiede una maggiore attenzione all’ambiente nell’intento di sostituire motori molto inquinanti, le auto elettriche sono tornate alla ribalta, anche se il limite dei costi delle batterie e delle infrastrutture a supporto hanno limitato la crescita che tutti si attendono.

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    Se ci fate caso, si parla sempre più di auto elettriche con una forte connotazione al futuro. Ma qual è questo futuro? E quanto è lontano?

    In realtà, secondo alcuni dati recenti, le auto elettriche in circolazione sono 5,1 milioni, dato che ci offre una realtà che sta cominciando ad espandersi sempre di più, anche in Italia. Infatti, secondo gli dati Anfia/Acea e Unrae fotografano un mercato italiano delle auto elettriche in continua espansione: per le elettriche “pure” +120% rispetto allo stesso periodo del 2018, mentre se si confronta il solo mese di  giugno l’aumento è stato addirittura di +225%. Dati che se raffrontati al mercato complessivo, che fa registrate -2,2% sono molto confortanti.

    A supporto di questi dati molto interessanti, vi segnaliamo un interessante report di BloombergNEF, “Electric Vehicle Outlook 2019“, il quale evidenzia come entro il 2040, quindi 21 anni, il mercato della auto sarà rappresentato dalle auto elettriche per il 57% sul totale. Numeri più altri tra i bus, si prevede l’81% elettrici, che in questi ultimi anni sono stati al centro della sperimentazione della mobilità elettrica. Sperimentazione che, soprattutto dal punto di vista infrastrutturale, ha spinto le compagnie automobilistiche a spingere verso le auto elettriche.

    Nel report BloombergNEF delinea il fattore che trainerà questa crescita che è proprio la riduzione dei costi delle batterie, quei costi che tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900 avevano frenato lo sviluppo della auto elettriche. Lo stesso motivo che ha impedito poi la diffusione negli ultimi anni. A fronte di questa riduzione dei costi, dei maggiori investimenti per le infrastrutture (basti pensare agli investimenti delle compagni elettriche fatti in questi ultimi anni), il rapporto BloombergNEF prevede che le vendite delle auto elettriche raggiungerà i  28 milioni nel 2030, fino ad arrivare a 56 milioni entro il 2040. Nel frattempo, le vendite di “auto convenzionali” scenderanno a 42 milioni entro il 2040, da circa gli 85 milioni di auto vendute nel 2018.

    Insomma, si può ben affermare, a fronte di questi dati, che siamo di fronte a quello che viene definito anche nel campo della mobilità “ad un cambio di paradigma“. La mobilità diventa più attenta all’ambiente, più sostenibile e più conveniente. E quel futuro è sempre più vicino.

  • Huawei e il 5G, l’Italia al centro della strategia del colosso cinese

    Huawei e il 5G, l’Italia al centro della strategia del colosso cinese

    Huawei è presente in Italia da ormai 15 anni e con il 5G punta decisamente sul nostro paese. La connessione veloce abiliterà lo sviluppo di progetti orientati alla crescita del business di aziende e PMI, ma anche all’espansione di progetti smart city.

    Huawei è un colosso cinese, fondato a Shenzhen (Guangdong, la provincia situata sulla costa meridionale della Cina) nel 1987, ed è oggi uno dei leader del mercato degli smartphone, sempre più sulla strada per diventare il primo produttore al mondo. Ma Huawei è altro, anzi forse è soprattutto altro, non solo smartphone o altri dispositivi. L’azienda cinese, presente ormai in Italia dal 2004, quindi una presenza lunga ormai 15 anni, è leader di mercato per quanto riguarda le nuove tecnologie di comunicazione 5G, quella che sta arrivando in effetti è una vera rivoluzione per gli effetti che sprigionerà in ogni ambito. Un futuro che per Huawei è già presente.

    Una giornata passata nel quartier generale di Milano è servita per prendere contatto e conoscere da vicino questo colosso che è ormai ben radicato nel nostro paese. E l’Italia, all’interno di una strategia orientata fortemente alla diffusione e allo sviluppo delle tecnologie 5G, è assolutamente al centro.

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    Huawei in Italia è presente con due quartier generali, uno a Milano Lorenteggio e l’altro a Roma e complessivamente contano oltre 800 dipendenti, di cui l’85% italiani. Ma, forse per spiegare il grande successo di Huawei in questi ultimi anni, val la pena dare risalto al fatto che in 10 anni, dal 2008 al 2018, il colosso cinese ha investito 75 miliardi di dollari in ricerca e sviluppo. Un investimento tale che ha permesso all’azienda di Shenzhen di imporsi sul mercato degli smartphone e, soprattutto, di imporsi come leader assoluto per quando riguarda il 5G.

    Huawei 5G, l’Italia al centro della strategia

    L’Italia dal punto di vista del 5G, nella strategia di Huawei ricopre un ruolo di primo piano, possiamo dire, senza esagerazione, che ne è al centro. Intanto vanno ricordati casi belli e concreti come quello del “progetto 5G Bari Matera” portato avanti con il Ministro dello Sviluppo Economico, progetto che attraverso l’uso di tecnologie 5G permette di sperimentare tante soluzioni che si rifanno alla smart city, in modo da rivalutare, salvaguardare e promuovere il territorio. Altri progetti come questi sono allo studio, ma è un esempio che vogliamo mettere in risalto perchè si trova al Sud.

    E se guardiamo la cartina dello stato dell’arte del 5G in Italia, dopo l’avvio in città come Roma, Milano, Torino, Napoli, Bologna, a breve saranno anche altre città del Sud ad essere avviate alla connessione veloce come appunto Bari, Matera, L’Aquila. E poi ancora Verona, Firenze e Prato.

    Huawei e la rivoluzione 5G nelle aziende

    Il 5G porterà quindi una rivoluzione, non è esagerato dire neanche questo, nel senso che abiliterà tutta una serie di azioni che finora non era possibile fare. Si potranno attivare progetti che apporteranno un concreto sviluppo per i territori e anche per le aziende che potranno sperimentare soluzioni di realtà virtuale e aumentata applicata all’industria come quello di Isotta Fraschini, una piattaforma che consente, attraverso speciali visori, di fornire formazione e assistenza remota agli addetti impegnati nelle attività di montaggio e di smontaggio di un motore navale.

    Ma c’è spazio anche per il gaming, grazie proprio al 5G il nostro smartphone diventerà una vera e propria console di gioco che permetterà di giocare anche alla tv, proprio come una normale console. Anche questo è un passaggio epocale.

    Huawei, no il 5G non fa male

    Forse la domanda che più riecheggia quando si parla di 5G è sempre: “Ma il 5G fa male? Provoca malattie incurabili?”. In realtà, attorno a questi argomenti, spesso e volentieri vengono generate fake news allo scopo di confondere e di montare notizie artefatte, nascondendo quella che è una verità tra l’altro conclamata, senza bisogno di fare uno sforzo particolare.

    Anzi, l’occasione della visita al quartier generale di Huawei ci ha permesso di approfondire un po’ di più questo aspetto, per dare delle risposte più concrete. Intanto si può ben affermare che il 5G non fa male e che non provoca malattie, al pari di tutte le altre tecnologie precedenti. Semplicemente perché, come già fatto in riferimento del 2G/3G/4G ci sono delle norme a livello europeo e locali che limitano il range delle onde elettromagnetiche (EM).

    Nel caso specifico italiano, siamo ben al di sotto della soglia consentita, tra l’altro uno dei paesi in Europa con un livello  molto basso, e, di conseguenza si può dire che al momento sono più che rispettati i parametri di legge. Certo, man mano che il 5G si estenderà, il livello di onde EM aumenterà, ma resterà sempre al di sotto dei valori di legge. Di conseguenza non è corretto parlare di rischi altissimi quando questi non sono rilevabili con i dati alla mano.

    E’ chiaro che, aumentando la sperimentazione e i casi di utilizzo del 5G aumenteranno anche i rischi di eventuali “data breach”, anche questo tema molto discusso. Huawei è ben consapevole di questi rischi, come è altrettanto consapevole che questi rischi vanno affrontati e risolti, lavorando su nuovi sistemi di difesa e rafforzandoli. E gli sforzi stanno andando in questa direzione.

    Infine, ma non è certamente ultimo caso in termini di interesse, Huawei sta collaborando con alcune città italiane per portare avanti progetti di smart city, per sperimentare progetti smart safety, di smart parking. Per dare una migliore organizzazione al territorio, una migliore sorveglianza e una migliore efficienza anche dal punto di vista energetico. Uno dei casi più belli su cui sta lavorando il colosso cinese è quello della città di Cagliari, ma altri ne arriveranno a breve.

    Insomma, Huawei dimostra di meritare il ruolo di leader nel settore del 5G e dimostra chiaramente come il nostro paese sia davvero importante in questa fase storica. E siamo sicuri che da questa collaborazione verranno fuori grandi benefici per tutti.

    [In collaborazione con Huawei Italia]

  • Unipol, il nuovo piano industriale punta su Innovazione e sostenibilità

    Unipol, il nuovo piano industriale punta su Innovazione e sostenibilità

    E’ stato presentato a Milano il nuovo piano industriale del Gruppo Unipol per il prossimo triennio. Un piano ambizioso che poggia su una forte Innovazione dei servizi e delle competenze e anche sulla sostenibilità. Carlo Cimbri, CEO del gruppo, ha sottolineato come il gruppo oggi sia leader tecnologico europeo nel settore assicurativo.

    E’ stato presentato ieri a Milano il nuovo piano industriale del Gruppo Unipol, leader storico nel settore assicurativo, che punta ad obiettivi ambiziosi, ma raggiungibili, come ha più volte sottolineato Carlo Cimbri, CEO del gruppo bolognese. Il piano, denominato Mission Evolve, vuole segnare un ulteriore passo avanti del gruppo, nei prossimi tre anni (2019-2021) puntando molto sull’innovazione e sulla tecnologia, la base di un processo ormai maturo che ha portato il gruppo ad essere leader europeo dal punto di vista tecnologico nel settore assicurativo.

    Dal punto di vista degli obiettivi, “sempre più industriali” come ha voluto sottolineare Cimbri, il nuovo piano prevede un utile netto cumulato di 2 miliardi di euro, “un obiettivo alla portata” ha detto Cimbri, “perché il gruppo ha una grande forza retail come pochi“. Il piano prevede l’uscita di 600 persone con il fondo di solidarietà e l’assunzione di 300 dipendenti, così da ridurre l’età media di 2 anni e portare nel gruppo nuove competenze, e oltre 200 milioni di investimenti in tecnologia.

    Ed è proprio la tecnologia e l’innovazione la base del nuovo piano “Mission Evolve 2019-2021” che renderà il gruppo sempre più “multicanale”, proprio per il fatto che l’innovazione e la tecnologia di questi ultimi anni hanno reso il cliente sempre più esigente e consapevole. E le tecnologie su cui punterà Unipol sono Internet delle Cose, Intelligenza Artificiale, robotica, Blockchain, un piano di innovazione che punta quindi a rendere i servizi sempre più flessibili e pronti all’uso.

    Unipol, come già detto, è leader tecnologico europeo nel settore assicurativo, un primato reso possibile dalla distribuzione di 4 milioni di “black box”, un elemento non da poco che permette a Unipol di accedere ad una grossa mole di dati. I Big Data sono per il gruppo uno dei principali asset per il nuovo piano industriale, come ha spiegato il Direttore Generale del gruppo, Matteo Laterza. Una massa di dati, 350 terabyte (TB), cioè 350 mila GB, che permetteranno al gruppo di elaborare nuove strategie e nuove soluzioni sempre più dirette e vicine ai propri clienti, grazie anche alla startup del gruppo, Alfa Evolution, che sulla base della elaborazione dei dati, sta lavorando ad una black box ancora più evoluta.

    E non manca nel nuovo piano industriale il tema della sostenibilità, tema caro al gruppo, consapevole che “always one step ahead” significa anche soddisfare obiettivi che rendono il gruppo sempre più sensibile e consapevole da questo punto di vista. E infatti, il nuovo piano industriale prevede di centrare entro il 2021 tre obiettivi previsti dall’Agenda 2030, il programma racchiuso all’interno dell’”Agenda Globale per lo sviluppo sostenibile” istituita dalle Nazioni Unite nel 2015. L’obiettivo dell’Agenda è quello di raggiungere, entro il 2030, un modello di sviluppo sostenibile che soddisfi i 17 obiettivi, quelli che si definiscono SDGs (Sustainable Development Goals). E’ un tema che spesso viene racchiuso e circoscritto al tema dell’ambiente, ma lo sviluppo sostenibile riguarda non solo questo ma anche aspetti economici e sociali. E Unipol ha già dimostrato di essere una delle poche realtà italiane che investe da questo punto di vista.

    Entro il 2021 il Gruppo Unipol prevede di soddisfare 3 dei 17 con un investimento di 600 milioni di euro:

    • L’obiettivo 3, Salute e Benessere, attraverso una serie di soluzioni accessibili che si integreranno anche con il sistema pubblico del welfare, estendendo la protezione a un pubblico più ampio e intervenendo nella prevenzione. Obiettivo e ampliare i canali di distribuzione per raggiungere nuovi segmenti sotto assicurati.
    • L’obiettivo 8, Lavoro Dignitoso e Crescita Economica, sostenendo e rafforzando il business e la resilienza delle agenzie. Attraverso anche lo viluppo di modelli predittivi sul rischio climatico per le imprese, al fine di aumentare la resilienza dei vari settori.
    • L’obiettivo 11, Città e Comunità Sostenibili, attraverso prodotti e servizi di mobilità integrata per privati e imprese, per una maggiore sicurezza e sostenibilità delle città e delle comunità, anche attraverso la valorizzazione dei dati generati da collaborazioni tra pubblico e privato.

    Tutti obiettivi che il Gruppo Unipol intende soddisfare puntando su Mobilità, Welfare e Famiglie, tre leve importanti che Cimbri ha tenuto più vote a sottolineare.

    [Nella foto di copertina, Carlo Cimbri, CEO Gruppo Unipol – In Collaborazione con Unipol]

  • Le Idee in movimento che innovano il trasporto locale

    Le Idee in movimento che innovano il trasporto locale

    A volte le Idee in Movimento sono proprio quelle che riescono a portare Innovazione sul territorio. Un esempio  sono i nuovi treni ad Alta Capacità del Gruppo FNM che entreranno in servizio da maggio 2020 in Lombardia. Si tratta di treni tecnologicamente avanzati, grande attenzione alla sicurezza, alla connettività e alla sostenibilità ambientale.

    Viviamo un’era in cui le nuove tecnologie, il digitale, l’innovazione hanno ormai pervaso le nostre vite, questo è un dato di fatto. Le hanno pervase migliorandole, venendo incontro alle nuove esigenze imposte da ritmi quotidiani diversi da quelli che si registravano solo pochi anni fa. Il trasporto locale, se lo guardiamo da questo punto di vista, non è immune da questa pervasione e, anzi, comincia ad uniformarsi ai tempi, rendendo le esigenze di movimento e di trasporto locali sempre più vicine a quelle dei viaggiatori e sempre più al passo coi tempi.

    Qui sul nostro blog ci piace raccontarvi esempi che possano dare l’idea di che cosa significa dare concretezza ad un cambiamento, ad una trasformazione digitale che comincia a palesarsi anche a livello locale. E l’esempio di cui vi parliamo oggi è quello del Gruppo FNM, il principale gruppo integrato nel trasporto e nella mobilità in Lombardia, rappresenta il più importante investitore non statale italiano del settore, che è pronto a immettere nella regione i nuovi treni ad Alta Capacità che entreranno in servizio a maggio del prossimo anno. Si tratta di treni altamente innovativi e tecnologici, con una grande attenzione verso la sicurezza, la connettività e la sostenibilità ambientale.

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    I nuovi convogli sono dotati di tutte le più moderne tecnologie e realizzati con particolare attenzione al comfort, all’accessibilità e alla sostenibilità ambientale, fanno parte del programma di rinnovamento della flotta approvato e finanziato con 1,6 miliardi da Regione Lombardia, che prevede l’acquisto di 161 nuovi treni. Nel mese di settembre dello scorso anno, FNM e FERROVIENORD hanno firmato con Hitachi Rail, azienda che si è aggiudicata la gara e che produrrà i treni, l’Accordo Quadro e il primo Contratto applicativo per la fornitura.

    Il mock up del “Caravaggio”, che si trova esposto in piazzale Cadorna, a Milano, fino al prossimo 3 maggio, mostra per la prima volta dal vivo come saranno i nuovi treni a doppio piano, in grado di trasportare fino a 1.000 persone alla volta, tra posti seduti e in piedi. Con l’occasione, sarà anche visibile la nuova livrea, sviluppata dallo studio Giugiaro Architettura, per i treni del servizio regionale. Le forme sono forme lineari, sobrie e semplici; i colori, il verde e il blu, sono quelli del servizio di trasporto pubblico in Lombardia, utilizzati con gradazioni più chiare e leggere che li rendono più moderni. Entrambi i colori inoltre sono inoltre legati ai temi dell’ambiente, della sostenibilità, dell’utilizzo del mezzo pubblico come comportamento virtuoso.

    Da punto di vista delle tecnologie adottate e della sicurezza, da segnalare la presenza di: illuminazione LED, Wi-Fi, prese 220V e USB, sistema informazione a passeggeri, misuratore energia, conta-persone, telecamere laterali e frontali, telediagnostica da remoto, videosorveglianza intelligente con tecnologia “Anomalous Behavior detection”. I convogli saranno inoltre dotati del più moderno e avanzato sistema di sicurezza ERTMS/ETCS che, oltre a garantire elevatissimi standard di sicurezza, permetterà di incrementare la capacità di traffico sulle linee ferroviarie.

    Per quanto riguarda i benefici ambientali, è da sottolineare la riduzione del 30% dei consumi di energia elettrica, la riduzione della rumorosità, il recupero di energia elettrica in frenatura, l’utilizzo di materiali innovativi che permettono la riduzione del peso ed elevati tassi di riutilizzabilità (96%) e biodegradabilità (95%). Presenti anche postazioni per le biciclette e prese elettriche per la ricarica delle e-bike.

    L’invito che vi facciamo è di andare a visitare il modello che trovate, ricordiamolo, in piazzale Cadorna fino al 3 maggio, avendo modo di vedere da subito come si presenta.

    L’Innovazione e la tecnologia possono essere davvero utili per migliorare la viabilità e il trasporto locale, venendo incontro alle esigenze delle persone.

    Ma quando si parla di treni si parla anche di viaggi, e il treno è proprio è uno dei mezzi più adatti e veloci per scoprire le bellezze di un territorio, per conoscere luoghi e tradizioni di una regione. Con questi nuovi treni sarà possibile anche farlo senza mai perdere la possibilità di poter condividere le emozioni del viaggio con i propri amici.

    Allora, raccontateci le vostre esperienze di viaggio e territorio e condividetele con noi usando #IdeeInMovimento sui social media.

    [In collaborazione con Gruppo FNM]

  • ABB, il futuro delle auto elettriche passa anche dall’Italia

    ABB, il futuro delle auto elettriche passa anche dall’Italia

    ABB punta molto sul futuro delle auto elettriche, un progetto che vede l’Italia al centro. Infatti, gran parte delle stazioni di ricarica vengono realizzate a Terranuova Bracciolini, vicino Arezzo. In occasione della tappa romana della Formula E, abbiamo avuto modo di conoscere meglio “Terra HP”, la stazione di ricarica di ABB utilizzata per Jaguar I-PACE eTROPHY.

    ABB è un colosso globale nel settore dell’energia, della robotica e automazione, e oggi è all’avanguardia per quel che riguarda le stazioni di ricarica. L’occasione della tappa romana della Formula E, il primo campionato al mondo di corse su strada completamente elettrico, di cui ABB è title sponsor, arrivato per la seconda volta in Italia, ci ha permesso di conoscere da vicino il colosso di Zurigo, leader anche nella robotica e nell’automazione, nato nel 1988, che oggi punta molto sul futuro delle auto elettriche e in questo gioca un ruolo importante anche il nostro paese. Infatti, gran parte delle stazioni di ricarica rapida per i veicoli elettrici di ABB viene realizzata e prodotta presso lo stabilimento di Terranuova Bracciolini, vero punto di eccellenza.

    ABB, il futuro delle auto elettriche e il ruolo dell’Italia

    C’è un pezzo di Italia nel futuro di ABB per quanto riguarda le auto elettriche, a dimostrazione del fatto che il nostro paese in fatto di innovazione gioca sempre un ruolo in prima linea. L’occasione del Rome ePrix, la tappa romana della Formula E, ci ha permesso di conoscere da vicino la tecnologia che ABB mette a disposizione per il futuro delle auto elettriche, un futuro che è già presente. Presso lo stabilimento di Terranuova Bracciolini, vicino Arezzo, solo nel 2017 sono state fabbricate 952 stazioni di ricarica (942 in corrente continua per auto e 10 stazioni per gli autobus elettrici), cifra che è poi diventata il doppio nel 2018, quando le stazioni di ricarica prodotte nello stabilimento toscano sono state 1800 (1.670 in corrente continua per auto e 130 per gli autobus).

    Ma il vero punta di forza di ABB in Italia è rappresentato da Terra HP, la stazione di ricarica più rapida al mondo, in grado di offrire tempi di ricarica tra i 4/6 minuti, nonché la stazione di ricarica più veloce per gli autobus, dato che permette ad ABB di aumentare l’impiego urbano di autobus a emissioni zero. Nello stabilimento italiano viene poi realizzata la stazione di ricarica in corrente continua da 50 kW, la più venduta in Europa e in Nord America: la Terra 54. Si tratta di una stazione di ricarica più mobile, più compatta in grado di ricaricare un veicolo elettrico per un’autonomia di 200 km in soli 8 minuti.

    Questa tecnologia, opportunamente modificata, viene utilizzata per la serie Jaguar I-PACE eTROPHY che ha debuttato nel dicembre dello scorso anno come la serie principale di supporto alla ABB Formula E.

    ABB, title sponsor della Formula E

    ABB come colosso all’avanguardia nel settore della mobilità elettrica, ha deciso, in linea con i suoi valori dediti alla sostenibilità, di diventare title sponsor della Formula E, il primo campionato al mondo dedicato alle auto da corsa completamente elettriche. Le case automobilistiche hanno ormai compreso il valore della manifestazione sportiva, soprattutto come luogo in cui sperimentare sempre nuove tecnologie per le auto elettriche che presto troveranno spazio nelle auto prodotte in serie.

    Il campionato è ormai in crescita e in continua evoluzione. La Gen2, l’evoluzione della prima vettura elettrica utilizzata che ha debuttato in questo campionato, che finirà a New York il prossimo mese di luglio, ne è la dimostrazione. La caratteristica principale è l’aumento della durata della batteria che permette ai piloti di portare a termine la gara senza effettuare il cambio d’auto come avveniva in precedenza. E poi, un dato su tutti, tanto per comprendere meglio le prestazioni di queste auto, la Gen2 passa a 0-100 km/h in soli 2,8 secondi, solo 0,2 in più rispetto ad un’auto di Formula 1.

    Ma ABB, come dicevamo in apertura, è anche leader nella robotica e a Roma ha fatto la sua apparizione anche YuMi, il primo robot al mondo, a due bracci, veramente collaborativo. Nato per l’assemblaggio di piccoli pezzi, YuMi è dotato di bracci flessibili, telecamera per il riconoscimento delle parti e controllo avanzato. A Roma ha dato dimostrazione delle sue grandi abilità come fotografo e come barman.

    abb formula e 2019 rome e-prix

    ABB fprmula e roma evans premiazione ABB fprmula e roma evans premiazione

    La gara di Roma si è rivelata ancora una volta uno spettacolo entusiasmante, nonostante la pioggia, ed è stata vinta dal neozelandese Mitch Evans, al suo primo successo insieme a Jaguar Racing.

    ABB è dove c’è il futuro, con un ruolo da protagonista.

    [In collaborazione con ABB Italia]

  • Digital Workspace, come cambia il nostro modo di lavorare

    Digital Workspace, come cambia il nostro modo di lavorare

    Nell’era digitale che stiamo vivendo, anzi in piena trasformazione digitale, è normale che cambi anche il modo e il luogo in cui si lavora. E oggi smart working fa sempre più rima con Digital Workspace, fondamentale per le aziende. Conosciamolo meglio insieme.

    Nell’era digitale che stiamo vivendo, anzi in piena trasformazione digitale, è normale che cambi anche il modo e il luogo in cui si lavora. Il fenomeno smart working è un fenomeno che va via via consolidandosi anche nel nostro paese, secondo gli ultimi dati dell’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano in Italia gli smart workers sono 480 mila, pari al 12,7% della forza lavoro. Sono dati comunque in grande fermento visto che il tasso di crescita nell’ultimo anno è stato del 20% e coinvolge tanto le grandi aziende, in misura maggiore, quanto le PMI, in misura minore ma in crescita.

    Abbiamo fatto questa piccola introduzione, parlando proprio di era digitale e di trasformazione digitale che coinvolge anche il modo e il luogo di lavorare perché smart working fa sempre più rima anche con Digital Workspace. Cosa si intende per Digital Workspace e come influisce sul modo di lavorare?

    Cosa si intende per Digital Workspace

    E’ inevitabile pensare che oggi la tecnologia e il digitale ci indicono a rivedere il luogo di lavoro che non è più un luogo fisico e fisso, ma che si evolve grazie proprie alle nuove tecnologie e diventa mobile. E’ un cambiamento culturale, certo, ma è anche un riflesso di quello che avviene ormai giornalmente nella vita di tutti i giorni. Un cambiamento epocale lo ha apportato sicuramente lo smartphone, il dispositivo mobile per antonomasia molto amato dagli italiani, che ci permette di avere tutto, e subito, a portata di mano, è ormai diventato, a pensarci bene, il prolungamento della nostra esistenza. Ebbene, tutto questo si riflette necessariamente anche sul modo in cui lavoriamo dove la componente mobile gioca un ruolo essenziale.

    digital workspace vmware franzrusso.it 2019

    Il Digital Workspace, provando a dare una definizione, è quell’insieme di tecnologie, in continua evoluzione, che nascono e si evolvono, appunto, proprio intorno alle nuove esigenze legate al modo di lavorare che non è più solo fisico. E’ quell’insieme di tecnologie che darà alle persone libertà di spostarsi e nuovi spazi di lavoro, avendo tutto ciò che serve a portata del proprio dispositivo. Quindi, non ci si preoccupa più, in relazione al lavoro, del “da dove lo fai” ma su “come e cosa fai” da l luogo in cui ti trovi in un dato momento. Si tratta quindi di un passaggio culturale, dicevamo prima, pensiamo solo alla generazione dei Millennials che costituirà il 50% della forza lavoro già dal prossimo anno che vede il luogo di lavoro sempre più open, mobile e collaborativo, elementi che si ritrovano all’interno della definizione di Digital Workspace.

    L’affermarsi delle tecnologie, soprattutto mobile, viene confermata di recente anche da IDC, l’ente prevede infatti che i “mobile worker” cresceranno con un tasso medio annuo, in Europa, del +3,6%, passando da 103 milioni di individui nel 2017 a 123 milioni nel 2022. Sull’intera popolazione europea dei lavoratori, i mobile worker incideranno per il 65% nel 2022, nove punti percentuali in più rispetto al 2017 (56%). In Italia, i mobile worker sono circa 7 milioni (su 22 milioni di occupati), indietro quindi rispetto alla media europea, IDC si aspetta che diventino 10 milioni entro il 2022.

    Il Digital Workspace si compone quindi di strutture e soluzioni tecnologiche che partono da mobile per passare dal Cloud, essenziale per abilitare le nuove tecnologie, e dalle applicazioni specifiche che permettono la possibilità di lavorare, elaborare, condividere i vari progetti.

    Digital Workspace by VMware

    Al netto di tutto questo, vogliamo segnalarvi il grande impegno che una grande azienda come VMware sta mettendo in campo proprio sul Digital Workspace, in collaborazione con Computer Gross, proprio per abilitare il fenomeno proponendo soluzioni che sono assolutamente all’avanguardia che si sviluppano in una modalità di processo orientata al “Cloud first“. Questo perché alla base del Digital Workspace c’è l’esigenza di garantire sempre e ovunque l’accesso alle app per sviluppare processi e progetti. Una modalità che ha certamente dei risvolti anche verso l’utente finale, in quanto la relazione viene a saldarsi meglio per il fatto che le soluzioni sono sempre a portata di mano, come dimostra benissimo il video in basso.

    L’invito è quindi quello di visitare la pagina che VMware dedica all’adozione del Digital Workspace, dove potete trovare soluzioni ad hoc, dati e anche scoprire se la vostra organizzazione è pronta per il Digital Workspace.

    Questo è il primo appuntamento qui su InTime dedicato a #VMDigitalWorkspace, una rubrica portata avanti in collaborazione con Channel City, rivista punto di riferimento in Italia a tema innovazione, e con Marco Lorusso, giornalista da sempre dedicato alle tecnologie e all’innovazione. Insieme proveremo a raccontare questo fenomeno con spunti, dati, ricerche e soluzioni che VMware mette in campo in collaborazione con Computer Gross.

    [In collaborazione con VMware Italia]

  • Accenture Tech Vision 2019, l’era Post-Digitale è ora

    Accenture Tech Vision 2019, l’era Post-Digitale è ora

    Accenture Tech Vision 2019 è il report annuale di Accenture che individua i principali trend tecnologici che ridefiniranno il business nell’arco dei prossimi tre anni. Dalla Blockchain per il Supply Chain, alla sicurezza, alla virtual reality, tutte tecnologie che caratterizzano l’era del Post Digitale, quello dell’iper-personalizzazione dei servizi.

    Accenture, all’interno dell’ACIN, Accenture Customer Innovation Network, spazio ipertecnologico nel cuore della Milano che fa innovazione, ha presentato Accenture Tech Vision 2019 è il report annuale di Accenture che individua i principali trend tecnologici che ridefiniranno il business nell’arco dei prossimi tre anni.

    Si tratta di tecnologie già applicabili, quindi in grado di essere applicate da subito, che hanno una stretta corrispondenza con quello che è il claim del report, ossia “The Post-Digital Era is Upon Us — Are You Ready for What’s Next?“. Siamo nell’era del Post-Digitale, quello caratterizzato da una forte personalizzazione dei servizi. Le aziende, quindi, si trovano di fronte ad una svolta e ad una grande occasione.

    Le tecnologie digitali permettono di comprendere i clienti in maniera più approfondita, di utilizzare più canali per raggiungere i consumatori e di espandere gli ecosistemi con nuovi potenziali partner.

    Tuttavia, il digitale non è più un elemento distintivo, rappresenta oggi il punto di ingresso per entrare in gioco.

    accenture tech vision 2019

    Quasi quattro su cinque (79%) degli oltre 6.600 manager di business e IT intervistati da Accenture in tutto il mondo per redigere il report ritengono, infatti, che le tecnologie digitali, in particolare social, mobile, analytics e cloud, non siano più confinate in silos, ma abbiano superato il loro perimetro iniziale per diventare parte integrante del cuore tecnologico delle aziende.

    La Technology Vision identifica cinque trend tecnologici emergenti a cui le aziende che vogliono rimanere competitive dovranno fare riferimento:

    Trend 1 – DARQ Power: comprendere il DNA delle tecnologie DARQ

    • Ogni singola tecnologia DARQ sarà efficace di per sé nel consentire alle aziende di differenziare i propri prodotti e servizi. Ma la loro applicazione congiunta può amplificare di gran lunga il loro effetto e dare vita a nuove prospettive e opportunità.
    • Tecnologie che come queste si affermano in breve tempo, possono innescare una grande trasformazione e ridisegnare interi settori. Le tecnologie DARQ saranno le prossime ad attivare un simile processo, sulla scia di quanto accaduto con le tecnologie SMAC: social, mobile, analytics, e cloud.
    • Con il progressivo raggiungimento della maturità delle tecnologie DARQ, le aziende saranno in grado di potenziare le proprie competenze al fine di creare esperienze intelligenti, altamente personalizzate e in tempo reale, che plasmeranno la vita e il lavoro delle persone e il modo di fare business.
    • E’ importante che le aziende esplorino il potenziale di queste tecnologie, sperimentando l’effetto delle loro combinazioni e avviando progetti pilota rilevanti ed efficaci.

    Dati

    • L’89% degli intervistati sta già sperimentando una o più tecnologie DARQ.
    • Alla richiesta di indicare quale tecnologia DARQ avrà il maggiore impatto sulla loro organizzazione nei prossimi tre anni, la maggior parte (41%) ha indicato l’Intelligenza Artificiale (IA). Distributed ledger / blockchain, quantum computing ed extended reality sono state menzionate da meno di un partecipante su cinque (rispettivamente 19%, 19% e 18%).
    • Il 42% degli intervistati ha dichiarato che l’IA è già stata integrata in almeno una business unit, compreso un 18% che ha confermato l’adozione in più business unit.
    • Il 38% degli intervistati ha dichiarato che il distributed ledger / blockchain è già stato integrato in almeno una business unit, compreso un 15% che ha confermato l’adozione in più business unit. 

    Caso concreto:

    Distributed ledgers, Artificial Intelligence, Extended Reality e Quantum Computing sono i nomi delle tecnologie che faranno da catalizzatore per il cambiamento. Il caso concreto mostrato alla presentazione, ha dimostrato  come con una piattaforma blockchain sia possibile far comunicare tutti gli attori all’interno della value chain garantendo un livello di sicurezza e trasparenza delle informazioni.

    È inoltre possibile tenere traccia dei dati relativi alle merci trasportate grazie a sensori intelligenti che in real-time scrivono i dati rilevati su nodi della blockchain. Grazie agli smart-contracts la fatturazione viene automatizzata garantendo e certificando la qualità del servizio erogato.

    Trend 2 – Get to Know Me: identificare l’unicità dei consumatori e cogliere nuove opportunità

    • Con l’avvento dell’era digitale stiamo assistendo al superamento del concetto di prodotto personalizzato a favore di quello di esperienza individualizzata, ottenuta creando con i clienti relazioni uno-a-uno basate su esperienze in cui la tecnologia svolge un ruolo fondamentale.
    • Le “impronte” lasciate dall’identità tecnologica dei clienti stanno creando una base “viva” di conoscenza per le imprese. Le aziende dovranno saper integrare prodotti e servizi nelle scelte tecnologiche degli individui, cogliendo spunti non solo dal tipo di tecnologia che una persona adotta, ma anche da come questa viene utilizzata.
    • Le aziende devono tenere conto del fatto che ci sono momenti in cui i consumatori vogliono più tecnologia nella loro vita e altri in cui non ne vogliono affatto, e che c’è una linea che divide la tecnologia “utile” dalla tecnologia “invasiva”, un limite che varia da persona a persona. Esse devono svolgere un ruolo di bilanciamento tra i bisogni del cliente e le proprie opportunità.
    • Nell’era “post-digitale” coloro che riusciranno a cogliere le identità tecnologiche dei consumatori avranno la visione giusta per instaurare con loro relazioni ricche, continuative e basate sull’esperienza.
    • Tuttavia, queste opportunità richiedono una maggiore responsabilità e una comprensione delle informazioni profonda e continua, elementi indispensabili per mantenere alto il livello di fiducia nelle interazioni con il consumatore.

    Dati

    • L’83% degli intervistati ritiene che i dati demografici digitali offrano alla loro organizzazione un nuovo modo di individuare le opportunità di mercato in risposta ai bisogni non soddisfatti dei clienti.
    • Il 73% degli intervistati ritiene che i dati demografici digitali stiano diventando uno strumento sempre più potente per comprendere i propri clienti, mentre il 75% ritiene che questi dati stiano estendendo significativamente o comunque ampiamente le modalità con cui cui poter offrire i propri prodotti e servizi.
    • L’83% degli intervistati ritiene che comprendere i comportamenti dei consumatori nei confronti della tecnologia sarà essenziale per incrementare la fedeltà dei propri clienti.
    • Il 52% degli intervistati si aspetta che la quantità di dati demografici digitali da loro gestiti cresca significativamente nei prossimi due anni, mentre il 26% si aspetta che cresca in modo esponenziale.

    Caso concreto:

    Le identità tecnologiche fanno da guida a nuove offerte di business. La demo mostra sistemi di riconoscimento della clientela che sfruttano l’image recognition e con i quali è possibile per i brand associare attributi unici per i singoli consumatori, anche senza la necessità di raccogliere dati anagrafici.

    Utilizzando questa tecnologia è possibile arrivare a individuare la tipologia di outfit indossato e fornire all’utente un identificativo per associarlo a un cluster di consumatori. Con il supporto di una intelligenza artificiale si potranno ricevere informazioni su un prodotto in linea con il proprio stile.

    Trend 3 – Human+ Worker: trasformare l’ambiente di lavoro e valorizzare le persone

    • I dipendenti stanno utilizzando la tecnologia per accrescere le proprie competenze ed esperienze. La forza lavoro sta diventando human+, con una nuova serie di capacità costantemente in crescita e rese possibili dall’innovazione tecnologica.
    • Se da una parte però la forza lavoro si evolve rapidamente in questo senso, molte aziende restano ancorate a modelli del passato, creando un divario tra i propri dipendenti e il proprio modello organizzativo: le strategie per la ricerca di talenti risultano ad esempio spesso obsolete rispetto alle competenze dello human+ worker e gli investimenti in formazione e reskilling sono in genere molto al di sotto delle necessità, soprattutto quando i lavoratori cambiano ruolo o azienda.
    • Per essere leader nell’era human+, le aziende devono investire nella propria forza lavoro con strategie di formazione e di riqualificazione che preparino i dipendenti a ruoli in mutamento. Invece di limitare il potere della propria forza lavoro alle competenze necessarie per l’oggi, le aziende devono investire in piattaforme e strategie di formazione che preparino al meglio i lavoratori (e la società) per il domani, utilizzando anche tecnologie innovative come AI, realtà aumentata (XR) e analisi del sentiment.

    Dati

    • Il 71% degli intervistati ritiene che i propri dipendenti siano più maturi dal punto di vista digitale rispetto alla loro organizzazione e che gli stessi si trovino quindi costretti ad aspettare che l’azienda si metta al passo.
    • Il 78% degli intervistati ritiene che la crescente velocità di spostamento della forza lavoro tra vari ruoli e aziende abbia causato un maggior bisogno di riqualificazione all’interno delle organizzazioni.
    • Solo il 9% degli intervistati ha dichiarato che, negli ultimi tre anni e grazie all’utilizzo della tecnologia, oltre il 60% della propria forza lavoro ha già assunto nuovi ruoli che richiedono una riqualificazione sostanziale. Ben il 43% ha dichiarato invece che oltre il 60% della propria forza lavoro assumerà ruoli di questo tipo nei prossimi tre anni.

    Caso concreto

    I dipendenti stanno utilizzando la tecnologia per accrescere le proprie competenze ed esperienze. La forza lavoro sta diventando “human+”, con una nuova serie di capacità costantemente in crescita e rese possibili dall’innovazione tecnologica. Abbiamo chiamato questo concetto “Human+ Worker”. La demo mostra come durante la creazione del nuovo concept store di Autogrill, “Smart”, sia stato possibile sfruttare la virtual reality al fine di diminuire drasticamente i tempi di servizio e di ottenere feedback ancora prima che il negozio fosse realizzato fisicamente. E’ stato creato il così detto “Digital Twin”, una copia fedelissima dello store realizzata in digitale, ma navigabile, che ha permesso di testare il layout dello store e analizzare i dati di flusso e movimento di un panel di consumatori.

    Trend 4 – Secure Us to Secure Me: le imprese non sono vittime, ma vettori

    • L’attuale dipendenza delle attività di business dagli ecosistemi amplifica in modo esponenziale l’impatto degli attacchi informatici: gli eventi che paralizzano un’impresa possono crescere rapidamente minacciando non solo l’azienda stessa, ma l’intero ecosistema.
    • Mentre la maggior parte delle aziende considera la sicurezza informatica come una questione strettamente individuale, da risolvere nel perimetro della propria operatività interna, gli autori degli attacchi guardano all’intero meccanismo e vedono gli ecosistemi come una superficie di attacco in continua espansione. Ecco perché, in un mondo di ecosistemi, sicurezza non significa più proteggere l’organizzazione, ma proteggere tutti.
    • Le aziende devono modificare il loro approccio alla sicurezza, ampliando l’orizzonte delle proprie valutazioni del rischio e tenendo conto di un panorama di minacce molto più ampio. Devono considerare la sicurezza una componente fondamentale nella costruzione delle partnership, riconoscendo che, così come collaborano per fornire i migliori prodotti, servizi ed esperienze, allo stesso modo devono collaborare per garantire la sicurezza del proprio ecosistema.
    • In questo contesto è necessario diffondere la titolarità e la responsabilità della sicurezza in tutte le strutture aziendali, garantendo ai team interni l’agilità necessaria per mantenere alti i livelli di protezione.
    • Le aziende dovranno inoltre lavorare a più stretto contatto con autorità e istituzioni, soggetti con una preziosa visione trasversale dei vari settori e sempre più spesso bersaglio della criminalità informatica.
    • Le aziende che sapranno gestire al meglio il tema della sicurezza si distingueranno in termini di reputazione e diventeranno interlocutori più affidabili e interessanti per consumatori, istituzioni e partner.

    Dati

    • L’87% degli intervistati ritiene che, per essere veramente resilienti, le aziende devono riconsiderare il loro approccio alla sicurezza in modo da difendere non solo loro stesse, ma i propri ecosistemi.
    • L’81% degli intervistati afferma che la sicurezza rappresenta un fattore di differenziazione e un vantaggio competitivo per la propria organizzazione.
    • Solo il 29% degli intervistati si è dichiarato certo che i propri partner di ecosistema si impegnino diligentemente a essere conformi e resilienti in materia di sicurezza.

    Caso concreto:

    L’attuale dipendenza delle attività di business dagli ecosistemi amplifica in modo esponenziale l’impatto degli attacchi informatici. Questo richiede alle aziende di ampliare l’orizzonte delle proprie valutazioni del rischio, tenendo conto di un panorama di minacce molto più ampio. Nella demo viene mostrata una simulazione di un attacco informatico a una infrastruttura energetica. Un hacker riuscirà a colpire l’azienda target utilizzando tecniche di phishing e sfruttando le vulnerabilità della rete aziendale e gli anelli deboli dell’ecosistema in cui l’azienda opera.

    Trend 5 – MyMarkets: soddisfare le esigenze dei consumatori in tempo reale

    • Se per un’azienda l’adozione di nuove tecnologie non è più sufficiente per differenziarsi, ciò rappresenta comunque un punto di partenza per la prossima grande opportunità: catturare momenti.
    • Man mano che la tecnologia offre maggiore possibilità di personalizzazione creando una molteplicità di realtà e momenti, le aziende devono imparare a considerare ogni momento come un singolo mercato, un mercato momentaneo, e a cogliere le opportunità che ne derivano.
    • La combinazione di capacità analitiche sempre più efficaci e sofisticate tecnologie back-end in grado di orientare le decisioni aziendali, rende ogni momento un’occasione per fornire un nuovo prodotto o servizio, concepito non solo per un cliente specifico, ma per le sue necessità in un momento specifico.
    • Prima di poter rispondere alle esigenze di un dato momento, le aziende devono sapere che quell’opportunità esiste. Ciò significa identificare le esigenze del cliente prima dei competitor e, potenzialmente, prima dei clienti stessi.
    • Il nuovo mondo dei momentary market si fonda sul mercato dell’Internet of Things (IoT), per il quale si prevedono 31 miliardi di dispositivi collegati a livello globale entro il 2020. Ogni dispositivo è un nuovo canale, una nuova fonte di dati, nonché un nuovo modo di identificare, raggiungere e offrire soluzioni a questi mercati.
    • Gestire i momentary market diventerà sia un’arte che una scienza. Fornire soluzioni per ogni momento è impraticabile e superfluo, l’arte sta nello scegliere le opportunità giuste per essere sia efficaci che bene accolti dai consumatori, creando prodotti e servizi personalizzati e on-demand.

    Dati

    • L’85% degli intervistati ritiene che le nuove esigenze dei consumatori stiano spingendo le aziende ad offrire prodotti e servizi sempre più personalizzati e on-demand. Secondo gli stessi intervistati, inoltre, l’integrazione tra personalizzazione e disponibilità del prodotto e servizio in tempo reale rappresenterà un nuovo grande vantaggio competitivo.
    • Sempre gli stessi intervistati hanno dichiarato che serviranno mediamente 3,5 anni affinché le loro strutture siano in grado di fornire prodotti e servizi personalizzati on-demand in tempo reale.
    • Il 62% degli intervistati ritiene che il 5G avrà un impatto significativo sul loro settore entro i prossimi tre anni.

    Caso concreto:

    La tecnologia sta creando un mondo fortemente personalizzato e ricco di esperienze on-demand. Le aziende devono trovare un modo per sfruttare queste nuove opportunità. La demo mostra come dando la possibilità al consumatore di effettuare un test drive, e applicando al veicolo sensoristica connessa e intelligenza artificiale, vengono tracciati il suo stile di guida e le sue preferenze inconsce per poi essere applicate all’esperienza di configurazione. Questo permetterà di avere un prodotto configurato e personalizzato a seconda dei singoli fruitori e delle loro esigenze.

    fabio benasso ceo accenture italia
    Fabio Benasso, CEO e presidente di Accenture Italia

    Accenture Tech Visione 2019 individua trend, supportati da dati interessanti, che spiegano del perchè le aziende oggi siano ad una svolta. “Ci troviamo ora a un punto di svolta: le nuove tecnologie permettono di comprendere i propri clienti in maniera più approfondita, di utilizzare più canali per raggiungerli, di espandere gli ecosistemi con nuovi partner. In questo contesto, valori come fiducia, responsabilità e sicurezza diventano fattori critici di successo. Le aziende devono sì concentrarsi sull’adozione di nuove tecnologie, ma operando in modo etico e responsabile, con una particolare attenzione alla forza lavoro che va preparata al cambiamento”, dichiara Fabio Benasso, Presidente e Amministratore Delegato di Accenture Italia.

    Nel nostro paese l’innovazione può e deve accelerare, guidata in prima battuta dai grandi player, che hanno capacità di scala  e finanziaria. Le PMI possono cogliere le opportunità di crescita, a patto che siano in grado di mettere a sistema alcune capabilities facendo leva su piattaforme comuni, che permettano di innovare e, allo stesso tempo, liberare risorse da investire nello sviluppo della propria eccellenza”.

    Accenture Tech Vision 2019 Infografica

  • Videoconferenza, ecco alcune regole di base

    Videoconferenza, ecco alcune regole di base

    La Videoconferenza nell’era del digitale, a differenza di quello che si pensa, ha assunto un valore sempre più importante. La tecnologia in questo contesto ha fatto passi da gigante e in poco tempo è possibile fare una videoconferenza con persone collegate da ogni parte del mondo. Ma ci sono alcune regole di base da seguire, inclusa quella, fondamentale, di dotarsi della tecnologia giusta.

    La Videoconferenza nell’era del digitale è sempre più importante, al di là di quello che a volte si pensa. Oggi le grandi aziende, come le piccole, i team di lavoro, le agenzie, i professionisti, fanno un uso continuo di videoconferenze per il fatto che è più semplice, e in poco tempo, entrare in contatto con persone collegate da più parti del mondo per focalizzarsi su un tema specifico. Dopo aver visto, un po’ di tempo fa, quali sono i 5 software migliori per la videoconferenza, oggi vediamo quali sono alcune regole di base da osservare, tenendo ben presente che una di esse è quella di dotarsi della migliore tecnologia, e più avanti vedremo quale. Prima di procedere tocca fare una precisazione, rispetto all’articolo sui software migliori per la videoconferenza. In quella occasione avevamo citato Google Hangouts, ebbene il software verrà chiuso per l’uso generalista, mentre resterà ancora attivo per l’uso orientato al business. Una precisazione che vi dovevamo.

    Partendo dalle regole di base per una videoconferenza ottimale, non si può non ricordare di fare una:

    Videoconferenza sì, ma breve

    La spiegazione più semplice è solitamente quella corretta” diceva il filosofo Guglielmo di Ockham nel sedicesimo secolo, una regola che vale ancora oggi. Sappiamo bene quanto le nostre giornate siano piuttosto frenetiche con agende zeppe di cose da fare. Allora, visto che la videoconferenza rientra tra gli impegni della giornata, conviene andare dritti al punto, senza perdersi in inutili conversazioni che non portano a nulla.

    Videoconferenza sì, ma prepariamoci

    Capita spesso che si arrivi al momento della videoconferenza e, perchè presi da mille impegni e da mille cose da fare, non si è preparati abbastanza, e questo capita per tanti motivi. Allora, per evitare lungaggini, è meglio preparare un ordine del giorno da inviare ai partecipanti per tempo, in modo da arrivare all’appuntamento più preparati sull’argomento da trattare.

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    Videoconferenza e le immagini

    Tra i materiali da usare per mantenere alta l’attenzione, è meglio usare delle immagini, un ottimo modo per mantenere l’attenzione dei partecipanti.

    Videoconferenza, registriamola

    Capita spesso che all’ultimo momento qualcuno non possa più prendere parte alla videoconferenza per degli impegni sopraggiunti. Ebbene, regola d’oro, in questo caso, è quella di registrarla proprio per coloro che non hanno avuto la possibilità di prendervi parte. Un modo per trasmettere le informazioni per intero, dando loro la possibilità di poterla visualizzare in un secondo momento.

    Videoconferenza, ottimizziamo la sala

    Una delle regole d’oro è quella di ottimizzare la sala per l’appuntamento. Sembra una banalità, ma spesso questa regola la si dà per scontata e in videoconferenza puntualmente capita che qualcosa non va. Sarebbe meglio controllare che tutto sia a posto qualche minuto prima, dalla luce della sala, dai colori, ricordandosi che non vi siano bagliori che possano disturbare il video. Controllare che la tecnologia video sia funzionante, che tutto sia collegato correttamente.

    Videoconferenza, niente distrazioni

    Sebbene tutti siano sempre molto impegnati, è buona regola che durante la videoconferenza non vi siano distrazioni, quindi spegnere i telefoni aiuta a mantenere alta la concentrazione.

    Videoconferenza, dotarsi della migliore tecnologia

    Questa è la regola d’oro per eccellenza, senza la quale non si avrebbe la possibilità di effettuare una videoconferenza efficiente. Nel considerare questa regola di fondamentale importanza, siamo sicuri che tanti apprezzeranno Logitech Rally, la soluzione ideale che offre oggi Logitech, leader mondiale del settore, che ha messo a punto una soluzione dinamica e moderna che può fare davvero a caso nostro.

    Diciamo subito che Logitech Rally offre video di alta qualità, voci nitide e l’automazione RightSense™ per meeting ottimali con le applicazioni per videoconferenza che supportano i dispositivi USB, tra cui Google Hangouts Meet, Microsoft Skype®for Business, Microsoft Teams e Zoom. Con audio modulare, gestione cavi ottimale e finiture di qualità la soluzione, Rally si integra perfettamente in sale riunioni di medie e grandi dimensioni. Grazie al sistema di imaging Ultra HD, Rally offre video incredibilmente nitidi, colori straordinari e un’eccezionale precisione ottica con risoluzioni fino a 4K. La tecnologia Logitech RightLight™ ottimizza il bilanciamento della luce per enfatizzare i volti e conferire un aspetto naturale alle tonalità della pelle, anche in condizioni di scarsa illuminazione o controluce.

    Sappiamo bene quanto sia importante l’audio in una videoconferenza, ebbene Logitech Rally offre un suono naturale, nitido e altamente intelligibile. Logitech RightSound™ rende più chiara la voce isolando i rumori di fondo, livellando automaticamente le voci e incentrandosi sugli altoparlanti attivi.

    logitech rallyLogitech Rally offre poi un design moderno e di qualità che si presta a qualsiasi ambiente.

    Su sito di sergentelorusso.it trovate un interessante articolo su “Videoconferenza, cos’è e come si fa” e altre informazioni su Logitech Rally .

    Insomma, queste sono le regole che secondo noi dovrebbero essere sempre seguite se si vuole fare una videoconferenza come si deve, inclusa quella di dotarsi di una tecnologia moderna, avanzata, in grado di soddisfare tutte le esigenze come riesce a fare Logitech Rally.

    Per maggior informazioni vi invitiamo a consultare il sito dedicato a Logitech Rally.

    [In collaborazione con Logitech Italia e sergentelorusso.it]

  • Blockchain in Italia mercato agli albori e in un anno cresce del 76 percento

    Blockchain in Italia mercato agli albori e in un anno cresce del 76 percento

    Il mercato della Blockchain inItalia è praticamente agli inizi, ma mostra comunque una grande crescita. Secondo quanto rilevato dall’Osservatorio Blockchain & Distributed Ledger del Politecnico di Milano, i progetti messi in atto sono cresciuti in un anno del 76% e l’Italia è il terzo mercato in Europa, dietro Uk e Germania.

    La Blockchain sta cominciando a prendere piede anche in Italia e ha di fronte a sè grandi spazi di crescita. Secondo quando rilevato dall’Osservatorio Blockchain & Distributed Ledger del Politecnico di Milano, i progetti messi in atto dalle aziende italiane sono cresciuti in un anno del 76%, sono stati 328 quelli realizzati solo tra il 2017 e il 2018. Le aziende che ci hanno creduto di più sono quelle del settore finanziario (48% dei progetti), le pubbliche amministrazioni (10%) e quelle della logistica (8%), mentre i principali processi di applicazione sono la gestione dei pagamenti (24%), la gestione documentale (24%) e la tracciabilità di filiera (22%).

    L’Italia è il terzo paese europeo per numero di progetti (19 che hanno avuto visibilità mediatica, ma se guardiamo anche alla formazione e alla consulenza superano i 150 totali), ma il mercato si può dire che è ancora agli albori. Da un sondaggio su 61 CIO, (Chief Innovation Officer), di grandi imprese italiane emerge che ben il 59% delle aziende ha avviato sperimentazioni o è in procinto di avviarne, ma gli investimenti sono ancora limitati (15 milioni di euro in formazione, progetti e consulenze) e il 59% non ha un budget dedicato.

    blockchain mercato

    Le aziende italiane, inoltre, conoscono ancora poco le tecnologie Blockchain e Distributed Ledger e non le ritengono rivoluzionarie per il futuro: se il 26% dichiara una conoscenza elevata della “catena dei blocchi”, il 31% non sa ancora cosa sia; soltanto per il 32% sarà una rivoluzione e appena il 2% dei CIO la considera una priorità.

    Il mercato italiano della Blockchain

    blockchain aziende italiane

    Restando sul mercato italiano, per dare qualche dettaglio in più, i dati dell’Osservatorio Blockchain & Distributed Ledger del Politecnico di Milano ci dicono che nel 2018 le aziende italiane hanno speso in tecnologie Blockchain e Distributed Ledger circa 15 milioni di euro, con 150 casi suddivisi fra corsi di formazione e consulenza strategica per comprendere modalità e ambiti applicativi di questa tecnologia (50, avviati da imprese che devono ancora orientarsi sul tema), consulenze per conoscere le diverse piattaforme e sviluppare progetti pilota (80, attivati da aziende che hanno già una conoscenza di base della Blockchain), progetti operativi (10) e ICO (Initial Coin Offering, 10 casi attivati da startup). Fra questi soltanto 19 hanno avuto visibilità mediatica. Al momento le aziende che investono in progetti di Blockchain e Distributed Ledger sono solo quelle di grandi dimensioni e le startup che cercano supporto operativo nella realizzazione di ICO.

    Come detto, il 59% delle aziende ha avviato progetti legati alla blockchain o è pronto a farlo, fra cui il 3% ha già progetti operativi, il 35% ha delle sperimentazioni iniziate e il 21% ha intenzione di attivarle nei prossimi 12 mesi. Il restante 41% non ha ancora lanciato progetti, ma il 31% di queste si sta informando per capire cosa fare. Le principali barriere all’adozione della tecnologia Blockchain sono la mancanza di competenze, la difficoltà nel valutare i benefici attesi e la scarsità delle risorse a disposizione. La maggior parte delle aziende, infatti, non ha né un budget né un team dedicato alla Blockchain.

    blockchain caratteristiche

    Il 59% delle imprese non ha stanziato risorse per questa tecnologia nel 2018, il 30% ha un budget inferiore a 100 mila euro, il 7% ha preventivato risorse comprese tra 100 mila e 500 mila euro e solo il 4% ha investito più di 500 mila euro. Oltre un’impresa su tre non ha nessuna figura in organico impegnata sul tema (36%), il 17% ha più persone ma non in modalità strutturata, il 39% delle aziende ha affidato il compito al team innovazione e solo l’8% ha un delle figure dedicate.

    Ci sono ampi spazi di crescita, perchè queste sono le indicazioni di mercato, ma bisogna anche considerare che su 61 grandi aziende italiane emerge come la conoscenza di queste tecnologie sia ancora scarsamente diffusa: il 31% del campione non sa cosa siano la Blockchain e gli strumenti Distributed Ledger, il 43% ha una conoscenza sufficiente e solo il 26% conosce bene la tecnologia. Anche le aspettative sull’impatto della Blockchain sono ancora ridotte: solo un’azienda su tre (32%) ritiene che sarà una rivoluzione, per il 61% si limiterà a migliorare alcuni processi e per il 7% non ci sarà alcuna influenza.

    Il mercato della Blockchain a livello internazionale

    blockchain mercato internazionale

    Dal punto di vista del mercato internazionale della blockchain, l’area con la più alta densità di casi di applicazione nell’ultimo triennio è l’Asia, col 32% dei progetti, seguita da Europa (27%), America (22%) e da Oceania e Africa (5%), mentre il restante 14% è costituito da progetti multi continentali. Gli Stati Uniti, invece, guidano la classifica dei singoli paesi con più progetti (17%), seguiti da Giappone (oltre il 7%), Cina (7%), Regno Unito (4%) e Corea del Sud (4%). Anche l’Italia registra un forte fermento e si posiziona per numero di progetti al terzo posto in Europa, dopo Regno Unito e Germania.

    Le aziende che hanno attivato sperimentazioni di Blockchain preferiscono affidarsi a piattaforme private (90% dei 448 casi in cui viene dichiarata la tipologia di soluzione utilizzata) piuttosto che a piattaforme pubbliche (10%). Fra i 318 casi in cui viene indicata la piattaforma impiegata, le più diffuse sono Hyperledger (75 progetti, 24%) e nuove piattaforme Blockchain sviluppate appositamente (altri 75 casi, 24%), seguite da Ethereum (49 casi, 15%), Corda (35 casi, 11%), Ripple (22 casi, 7%) e Bitcoin (7 casi, 2%). I restanti 55 progetti si affidano a piattaforme minori (17%).