In questa categoria troverete articoli su Intelligenza Artificiale e Machine Learning, soprattutto su come queste tecnologie stanno evolvendosi, con esempi concreti
Amazon investe altri 4 miliardi di dollari, portando ad 8 l’investimento complessivo, in Anthropic. Si rafforza la competizione nell’IA generativa con AWS e modelli avanzati per rivoluzionare il mercato.
Amazon ha recentemente incrementato il suo investimento in Anthropic, la startup americana specializzata in intelligenza artificiale, con un ulteriore apporto di 4 miliardi di dollari, portando l’investimento totale a 8 miliardi. Questo investimento segna un passo strategico per Amazon, che punta a consolidare la sua presenza nel mercato dell’IA generativa, uno dei settori tecnologici più promettenti del futuro.
Una collaborazione strategica per il futuro dell’IA
Attraverso questo accordo, Anthropic ha nominato Amazon Web Services (AWS) come partner principale per l’addestramento e l’esecuzione dei suoi modelli di intelligenza artificiale. La startup utilizzerà i chip personalizzati Trainium e Inferentia di AWS, progettati per ottimizzare le prestazioni e ridurre i costi dell’addestramento dei modelli di IA, rafforzando così l’ecosistema tecnologico di Amazon.
Anthropic, fondata nel 2021 dai fratelli Dario e Daniela Amodei, ex membri di OpenAI, è nota per aver sviluppato il chatbot Claude, un diretto concorrente di ChatGPT. Questa collaborazione permette ad Amazon di accedere alle tecnologie avanzate di Anthropic, che saranno integrate nei servizi di AWS, come Amazon Bedrock, offrendo ai clienti soluzioni innovative di IA generativa.
Microsoft, grazie al suo investimento in OpenAI, ha integrato i modelli di ChatGPT nei servizi Azure.
Google, con la divisione DeepMind, ha sviluppato modelli come Bard, focalizzati sulla generazione e comprensione del linguaggio naturale.
Con l’integrazione dei modelli di Anthropic, Amazon punta a posizionare AWS non solo come leader nel cloud, ma anche come riferimento per l’adozione di tecnologie di IA generativa da parte delle aziende.
Un mercato IA Generativa in forte espansione
Il mercato dell’intelligenza artificiale generativa è in rapida crescita, con proiezioni che indicano un valore globale di 1.000 miliardi di dollari entro il 2027, secondo il Global Technology Report 2024 di Bain. L’aumento della domanda di computing e l’espansione delle infrastrutture dei data center stanno trainando questa evoluzione.
Amazon Anthropic
Principali attori del settore
OpenAI: Pioniera nell’IA generativa, ha sviluppato modelli come GPT-4 e ChatGPT, con ampi utilizzi nella creazione di contenuti e nella programmazione. È sostenuta da investimenti significativi di Microsoft.
Google (DeepMind): Leader nella ricerca sull’IA, Google continua a innovare con modelli avanzati come Bard.
Meta: Ha intensificato i suoi sforzi per integrare l’IA generativa nelle piattaforme social, guadagnando un ruolo di rilievo nel settore.
Anthropic: Con il chatbot Claude e il supporto di Amazon, si posiziona come un attore chiave nella competizione globale.
Impatto dell’accordo tra Amazon e Anthropic
Questo investimento permette ad Amazon di:
Differenziare la piattaforma AWS: Integrando modelli di IA generativa avanzati, AWS diventa una scelta preferenziale per le aziende.
Offrire un ecosistema integrato: Grazie alle tecnologie di Anthropic, le aziende possono creare chatbot, analisi predittive e soluzioni di automazione direttamente tramite AWS.
Nonostante l’investimento significativo, Amazon mantiene una posizione di minoranza in Anthropic, senza un posto nel consiglio di amministrazione. L’accordo ha ricevuto l’approvazione delle autorità di regolamentazione, che hanno giudicato il suo impatto competitivo non problematico.
L’investimento di Amazon in Anthropic rappresenta molto più di un’operazione finanziaria: è una dichiarazione strategica per posizionarsi tra i leader del mercato dell’IA generativa. Con il supporto tecnologico di AWS, Amazon punta a innovare e a guidare l’adozione di queste tecnologie su scala globale. Una mossa che potrebbe ridefinire il panorama del settore, aprendo nuove possibilità per aziende e consumatori.
Lo spot natalizio della Coca-Cola, realizzato con IA, sta dividendo il pubblico. Le critiche riguardano la “freddezza”, imperfezioni varie e mancanza di emozione. Un caso che offre spunti per riflettere su come coniugare innovazione e narrazione.
Il caso che stiamo per trattare è uno di quelli di cui sui social media si sta discutendo molto. Vale la pena raccontare cosa è successo e provare a trarre delle conclusioni perché ha a che fare con l’Intelligenza Artificiale.
Ora, chiunque di noi è portato a pensare, attraverso un pensiero tanto nascosto quanto immediato ed effimero, che tutto ciò che riguarda la IA sia perfetto.
In effetti non è così. O meglio, non è ancora così. Anche se la perfezione della IA poco si addice all’imperfezione umana.
Il caso riguarda il classico spot natalizio della Coca-Cola. Si sta avvicinando il Natale e l’azienda che ha inventato la figura di Babbo Natale comincia a far girare il suo spot, sempre molto seguito e atteso: “Sta arrivando la magia delle Feste“.
Lo spot Coca-Cola e la IA
Solo che stavolta lo spot è stato realizzato con la IA. Ed è il caso di dire, “apriti cielo!”.
Sui social una marea di commenti negativi che definiscono lo spot “senz’anima” e “privo di qualsiasi creatività”. Dire senz’anima ad uno spot natalizio della Coca-Cola è come mangiare una fetta di torta Sacher senza la cioccolata. Siamo lì.
Il video, realizzato dall’intelligenza artificiale presenta il classico scenario natalizio che la Coca-Cola ci ha trasmesso sempre attraverso spot del genere. Si vedono i grandi camion rossi della Coca-Cola sulle strade innevate; persone sorridenti con sciarpe e cappelli lavorati a maglia che tengono in mano bottiglie di Coca-Cola.
Un frame, in alto, dello spot natalizio 2024 di Coca-Cola, realizzato con IA. Il video completo è sul canale YouTube dell’azienda
Il video di quest’anno è stato inteso come un omaggio allo spot del 1995, appunto, “Holidays Are Coming“, che presentava immagini simili. Ma con attori umani e veri camion.
Invece, per questa versione 2024 si è voluto sperimentare la IA.
Sono state realizzate 3 versioni
Lo spot natalizio è stato creato da tre studi di intelligenza artificiale (Secret Level, Silverside AI e Wild Card), utilizzando quattro diversi modelli di intelligenza artificiale generativa.
Chris Barber, sviluppatore di intelligenza artificiale di Silverside AI, ha scritto su X che ciascuno degli studi di intelligenza artificiale ha creato una versione diversa della pubblicità, con quella virale che non appartiene a Silverside AI. Questo perché le diverse versioni presentano delle differenze evidenti tra loro.
Coca-Cola difende la sua scelta
Un portavoce della Coca-Cola, in un a dichiarazione, ha affermato:
“Coca-Cola Company ha celebrato una lunga storia sulla magia delle feste attraverso contenuti, film, eventi per decenni in tutto il mondo. Come sempre, stiamo esplorando nuovi modi per entrare in contatto con i consumatori e sperimentare approcci diversi. Quest’anno, abbiamo creato film attraverso la collaborazione di narratori umani e il potere dell’intelligenza artificiale generativa. La Coca-Cola rimarrà sempre impegnata a creare il massimo livello di lavoro che vede l’impiego tra creatività umana e tecnologia“.
Coca-Cola difende la sua scelta per allontanare le critiche e sottolinea la lunga storia fatta di racconti sempre coinvolgenti che, nel corso degli anni, hanno visto l’implementazione sempre crescente della tecnologia. E di questo ne va dato atto.
Ma a fronte di tutto questo bisogna fare alcune brevi considerazioni.
Questo esempio ci mostra alcune delle sfide principali da affrontare riguardo all’integrazione dell’intelligenza artificiale nella creatività pubblicitaria. In particolare in contesti dove il contenuto emotivo è fondamentale.
La freddezza della IA e l’assenza di autenticità
La critica principale mossa allo spot di Coca-Cola riguarda proprio l’apparente “freddezza” del risultato. Gli spettatori si aspettavano un contenuto che evocasse nostalgia, calore e contatto tra le persone. Elementi che tradizionalmente caratterizzano gli spot natalizi del brand.
L’uso della IA, invece, ha prodotto un risultato percepito come innaturale, privo di quella “umanità” che rende gli spot memorabili.
Emozione vs Innovazione
L’IA è uno strumento potente per la generazione di contenuti, ma in questo caso ha forse fallito nel replicare l’elemento emotivo che solo un tocco umano può garantire.
La mancanza di autenticità percepita ha probabilmente amplificato il senso di distacco del pubblico.
La IA senza coinvolgimento
La scelta di Coca-Cola potrebbe riflettere una tendenza delle aziende a cercare di cavalcare l’onda della tecnologia più recente, senza però considerare l’impatto sul pubblico e sul messaggio.
In questo caso, il brand ha sacrificato l’aspetto emotivo della sua narrativa per sperimentare l’innovazione tecnologica, ma il risultato ha sollevato polemiche e disappunto.
La tecnologia deve affiancare, non sostituire
Questo episodio suggerisce che la tecnologia, inclusa l’IA, può arricchire il processo creativo, ma non dovrebbe sostituire completamente l’approccio umano, soprattutto in contesti dove l’emotività e la connessione sono centrali.
L’uso della IA nel caso Coca-Cola è un esempio di come l’innovazione tecnologica debba essere attentamente bilanciata con l’autenticità e la capacità di suscitare emozioni. Altrimenti, il rischio è di perdere ciò che rende un marchio davvero memorabile e amato.
L’IA si sta evolvendo rapidamente, e strumenti sempre più sofisticati potrebbero migliorare la capacità di generare contenuti emotivamente coinvolgenti. Tuttavia, l’empatia non è solo un risultato tecnico, ma anche una questione di comprensione delle aspettative e dei bisogni del pubblico. Perché uno spot sia efficace, deve toccare corde profonde, e questo dipende da una narrazione che solo chi vive esperienze umane può realmente cogliere e tradurre in immagini.
Gli sviluppi futuri potrebbero includere:
IA addestrata sulle emozioni umane: Sistemi che analizzano più profondamente il linguaggio emotivo e le reazioni del pubblico.
Collaborazione uomo-macchina: L’IA potrebbe affiancare i creativi umani, offrendo spunti e soluzioni visive che i creativi possono affinare per garantire autenticità.
Personalizzazione degli spot: La IA potrebbe creare versioni dello stesso spot che si adattano a diverse sensibilità culturali ed emozionali, aumentando il coinvolgimento.
Fattore economico e razionalizzazione dei costi
La scelta di Coca-Cola riflette un’esigenza concreta: la riduzione dei costi. Creare un ambiente virtuale con l’IA è sicuramente meno costoso rispetto a:
affittare location
ingaggiare attori
organizzare troupe tecniche e logistiche.
In ogni caso, il risparmio economico non sempre giustifica un risultato meno efficace sul piano emotivo. Lo scopo di uno spot non è solo “esserci”, ma lasciare un impatto, evocare ricordi e sentimenti che spingano il pubblico a scegliere quel marchio.
Il compromesso tra IA e narrazione
Per arrivare a un equilibrio tra innovazione e coinvolgimento emotivo, le aziende dovranno prepararsi a:
Usare l’IA come strumento complementare: gli scenari generati dalla IA potrebbero affiancare riprese reali, creando un mix che riduca i costi ma mantenga autenticità.
Investire nella narrazione: la storia rimane il cuore di ogni spot. Un’ottima narrazione può compensare eventuali limiti visivi della IA.
Testare le reazioni del pubblico: coinvolgere gruppi di ascolto durante lo sviluppo per assicurarsi che il messaggio funzioni come previsto.
L’uso dell’IA negli spot sarà sempre più comune, ma il vero successo arriverà quando sarà possibile coniugare risparmio economico e innovazione. Mantenendo sempre autentica e vera la carica emotiva. Vale a dire, il cuore di ogni narrazione.
Fino ad allora, il rischio è che il pubblico percepisca la tecnologia come un “freddo sostituto”, invece che come uno strumento che potrebbe esaltare anche la comunicazione.
Dopo aver portato Donald Trump a diventare nuovamente presidente degli Usa, Elon Musk adesso attende la sua ricompensa. E tra ambizioni per lo spazio, conflitti di interesse e politiche governative, si profila un’alleanza controversa.
Alla fine ce l’ha fatta, l’ha spuntata. Elon Musk, il miliardario che tanto aveva scommesso su Trump alla fine è riuscito nel suo intento. Del resto, chi lo conosce bene non aveva mai avuto dubbi che potesse esserci un esito diverso. Difficilmente Musk decide di impegnarsi a tal punto senza essere sicuro di raggiungere il suo obiettivo.
L’ha fatto diverse volte, sarebbe stato strano se fosse andata diversamente.
Il suo obiettivo era portare a vincere Trump, e così è stato.
Elon Musk ha investito ben 100 milioni di dollari per supportare Trump nella sua campagna presidenziale. E adesso potrebbe trovarsi in una posizione di grande influenza, aprendo la strada potenzialmente a un inedito conflitto d’interessi che potrebbe modellare il futuro del governo americano e delle sue relazioni con le aziende del mondo tech. Quel mondo che lui conosce benissimo.
Il miliardario visionario – da oggi “super genio“ – dietro Tesla e SpaceX, dovrà comunque affrontare un primo problema. E cioè, come bilanciare il suo coinvolgimento con un’amministrazione governativa che regola diversi aspetti del suo business, dai lanci spaziali alle auto a guida autonoma?
Il Dipartimento per l’Efficienza Governativa, una struttura che Trump avrebbe promesso al capo della Tesla, potrebbe aprire proprio a Musk un accesso diretto alle decisioni cruciali per i suoi interessi finanziari. E chi lo avrebbe mai detto?
L’impero di Musk e i rapporti con le agenzie federali
Per la cronaca, Elon Musk è a capo di un gruppo di aziende valutato oltre 1.000 miliardi di dollari, con Tesla e SpaceX in primo piano.
Queste sono spesso al centro di indagini federali da parte di agenzie come la Federal Trade Commission e la Securities and Exchange Commission, che monitorano la sicurezza dei dati degli utenti, la gestione della privacy su X (ex Twitter), e la sicurezza delle auto Tesla.
Durante la campagna elettorale, Trump ha espresso il suo supporto a Musk, definendolo un “genio” che merita protezione e celebrazione. Non era di questo parere qualche anno fa, anzi.
Il rapporto tra i due si è rafforzato anche su questioni che riguardano su questioni come diversità di genere e immigrazione. Musk ha appoggiato pubblicamente diverse posizioni conservatrici di Trump, diventando un simbolo della campagna elettorale. Lo abbiamo anche visto al fianco del 47° presidente degli Usa nella notte elettorale.
Musk e la sua rete internazionale
Come sappiamo, la rete di relazioni di Musk non si limita agli Usa. Musk ha costruito nel corso del tempo contatti con leader internazionali, che includono Vladimir Putin e funzionari cinesi; ha discusso di possibili progetti in India con il primo ministro Modi. L’appoggio di investitori stranieri come sauditi e qatarioti a X, inoltre, solleva domande sugli effetti di queste alleanze sulla politica estera dell’amministrazione Trump.
SpaceX, poi, potrebbe trarre grande vantaggio dall’amministrazione grazie a contratti governativi per miliardi di dollari. Le operazioni della società per la NASA e il Pentagono sono fondamentali. Infatti, SpaceX è attualmente l’unico provider di trasporto spaziale umano verso la Stazione Spaziale Internazionale e uno dei maggiori fornitori di servizi di lancio per il Dipartimento della Difesa.
Le ambizioni di Musk: dallo spazio alla connettività globale
Ma non è tutto. Tutti sanno che la grande ambizione di Musk è la colonizzazione di Marte, un progetto che considera cruciale per la sopravvivenza umana e che vorrebbe portare avanti con il supporto del governo.
Starship, il suo razzo di punta, rappresenta il cuore del progetto marziano, ma la Federal Aviation Administration pone limiti alla frequenza dei lanci, una questione che Musk ha più volte criticato. Ecco che a questo punto la vittoria di Trump potrebbe permettergli di esercitare una maggiore pressione per ridurre tali restrizioni.
Anche Starlink, il sistema di satelliti per l’accesso a Internet, potrebbe beneficiare dei progetti governativi per l’espansione della banda larga nelle aree rurali. Trump e il commissario della FCC Brendan Carr hanno sostenuto l’idea che Starlink possa offrire una connessione migliore in queste zone rispetto alle tradizionali linee in fibra ottica, e l’amministrazione potrebbe favorire questa espansione con sussidi mirati.
Tesla e la transizione verso i veicoli elettrici
E poi c’è Tesla. L’azienda di punta di Musk ha tratto grandi benefici dai crediti per l’aria pulita introdotti dal governo Biden. Tuttavia, con Trump, noto scettico della mobilità elettrica, Musk dovrà mediare per continuare a ottenere supporto.
Nonostante le posizioni iniziali, Trump ha recentemente dichiarato il suo sostegno ai veicoli elettrici, anche grazie all’influenza di Musk. La crescita di Tesla passa inoltre dalla regolamentazione dei veicoli autonomi. Su questo punto Musk ha richiesto un’accelerazione delle approvazioni federali per favorire l’adozione delle tecnologie di guida autonoma.
Le funzioni avanzate come l’Autopilot e il Full Self-Driving sono sotto la lente d’ingrandimento della National Highway Traffic Safety Administration per la loro sicurezza. Indagini sui sistemi di guida assistita hanno rivelato incidenti attribuibili a problemi tecnici, mentre il Wall Street Journal ha raccolto dati su centinaia di collisioni, alimentando il dibattito sulla sicurezza delle auto Tesla.
X, la piattaforma ora megafono politico
Come non parlare di X, la piattaforma che un tempo era Twitter.
Nel 2022, Musk ha acquistato Twitter con l’intento dichiarato di contrastare la censura. Un intento mai del tutto chiaro, salvo poi esplicitarlo nei mesi successivi, che aveva una sua strategia. E cioè creare un canale che servisse a promuovere posizioni pro-Trump e per criticare regolatori e avversari politici.
Questa dinamica ha attirato l’attenzione della SEC e della FTC, con quest’ultima che ha avviato indagini sulla gestione della privacy e sulla sicurezza della piattaforma.
Musk non ha esitato a rispondere duramente: a fine ottobre, ha dichiarato che Lina Khan, presidente della FTC, “sarà licenziata presto”. Sarà interessante capire come Musk affronterà adesso, visto anche il suo ruolo istituzionale.
La SEC ha anche intrapreso azioni legali contro Musk per aver violato obblighi di trasparenza durante l’acquisto di Twitter.
Muske e le imprese “minori”
Poi ci sono le attività “minori” di Musk, come xAI e Neuralink. Anche queste potrebbero risentire di regolamentazioni federali.
Neuralink, ad esempio, sviluppa impianti cerebrali e necessita dell’approvazione della Food and Drug Administration per le sue sperimentazioni; mentre xAI potrebbe essere influenzata dalle nuove leggi sull’intelligenza artificiale.
Durante una diretta live elettorale su X, Musk ha annunciato l’intenzione di proseguire il proprio impegno politico anche dopo le elezioni, affermando che il suo comitato “America PAC” peserà sulle future elezioni, comprese le elezioni di medio termine.
Musk e Trump: allenza strategica e, forse, duratura
Si profila un’alleanza molto ampia tra Musk e Trump, su vari fronti.
Come accennato prima, Musk e Trump avevano già collaborato durante la precedente amministrazione, anche se l’accordo si era interrotto per divergenze sulle politiche ambientali.
Nonostante gli elogi reciproci e una comune passione per l’egocentrismo e protagonismo, le divergenze passate ricordano a loro che l’alleanza attuale potrebbe essere temporanea.
Lo stesso Musk, nel 2022, criticava Trump come un personaggio eccessivamente “drammatico”. Le circostanze attuali, però, sembrano aver portato i due a una convergenza di interessi, abbastanza evidente.
Questa sinergia tra un imprenditore – super genio – con la fissa dello spazio e di Marte, e un presidente dalle vedute dirompenti, potrebbe ridisegnare gli equilibri tra politica, tecnologia e industria, con effetti potenzialmente duraturi.
In ogni caso, resta da vedere fino a che punto questa alleanza saprà resistere alle pressioni politiche e alle sfide regolamentari dei prossimi anni.
ChatGPT Search di OpenAI finirà per cambiare il modo con cui fare ricerca online. La ricerca quindi si trasforma in un dialogo interattivo e personalizzato.
L’evoluzione dei motori di ricerca ha vissuto varie fasi. Dai primi tentativi negli anni ‘90 alla diffusione globale di Google, che ha ridefinito il concetto di rapidità e precisione nella ricerca di informazioni.
Sappiamo bene quanto la parola Google sia assolutamente legata, ormai, al concetto di ricerca. E sappiamo bene quanto la nostra vita sia associata, al tempo stesso, a Google.
Solo che tutto questo, nell’era dell’intelligenza artificiale, potrebbe cambiare. Completamente.
Cosa potrebbe succedere se non ci fosse più bisogno di digitare parole chiave generiche e scorrere pagine di risultati? Che è quello che ormai da decenni siamo abituati a fare?
Questo è il punto da cui partire per comprendere davvero la novità introdotta da OpenAI con ChatGPT Search. Una funzionalità – anche se è molto di più – che promette di rivoluzionare la nostra esperienza di ricerca online. L’aspetto interessante è l’introduzione del modello di interazione verso una vera e propria conversazione.
Ok, adesso diamo un’occhiata a ChatGPT Search, ai motori di ricerca basati su IA attualmente sul mercato. E poi cerchiamo di capire come l’uso dell’intelligenza artificiale nel search potrebbe trasformare l’intero ecosistema digitale.
Cos’è ChatGPT Search e come funziona
ChatGPT Search è una funzionalità lanciata da OpenAI, sviluppata per arricchire ChatGPT con l’accesso a dati aggiornati dal web.
Nel mese di maggio di quest’anno se ne era cominciato a parlare; per poi arrivare con l’annuncio definito a luglio, sempre di quest’anno. E ora, dopo settimane di uso sotto forma di test per alcuni utenti, arriva disponibile per gli utenti abbonati a Plus e per i Team.
Cosa si può fare con ChatGPT Search?
Attraverso questa integrazione, ChatGPT può effettuare ricerche in tempo reale; consultare siti affidabili per rispondere a domande che richiedono dati attuali, come aggiornamenti su notizie, cambiamenti di regolamenti, quotazioni di borsa; ricercare trend di costume e cultura.
Per gli utenti di ChatGPT, ciò significa non dover più affrontare risposte parziali o obsolete. Ma ricevere risposte contestualizzate e aggiornate.
ChatGPT Search è attualmente accessibile agli utenti con abbonamento Plus e Team. Ma OpenAI ha annunciato che presto sarà disponibile anche per gli utenti Enterprise e Edu. Nei prossimi mesi ci sarà una estensione verso il pubblico più ampio. Quindi sarà disponibile per tutti.
Chat GPT Search, attivazione automatica o manuale
L’accesso a ChatGPT Search è semplice. Quando una domanda richiede informazioni aggiornate, l’IA attiva automaticamente la funzionalità di ricerca web, consultando i risultati più recenti.
In ogni caso, si può sempre avviare manualmente una ricerca utilizzando l’icona dedicata. Questo permette di avere un controllo diretto sulla ricerca di informazioni, che possono poi essere verificate tramite i link alle fonti incluse nelle risposte.
La trasparenza come elemento cruciale
Per OpenAI, un elemento cruciale di ChatGPT Search è la trasparenza. Ogni risposta che sfrutta le ricerche online include citazioni delle fonti. E meno male.
In questo modo, l’utente ha modo di verificare la qualità e la veridicità delle informazioni, rendendo ChatGPT Search un’esperienza diversa rispetto ai motori di ricerca tradizionali. Sempre dal punto di vista della modalità di conversazione.
L’estensione Chrome che sostituisce l’uso di Google
Vi è poi un’altra particolarità che potrebbe avere una grande presa.
Come sapete, una volta impostato Google come motore di ricerca di base, qualsiasi cosa scriverete nello spazio dedicato all’url (dove si scrive l’indirizzo di una pagina all’interno del browser) automaticamente viene ricercata all’interno del motore più usato al mondo.
Insieme al lancio di ChatGPT Search, OpenAI ha lanciato anche una estensione per Chrome. Questa permette di impostare ChatGPT come motore di ricerca di base.
Quindi ogni qualvolta scriverete una parola, una frase o una combinazione di parole; oppure, ogni volta che effettuerete una ricerca online premendo il tasto destro del vostro mouse, ecco che si aprirà una finestra di ChatGPT Search fornendovi tutte le informazioni richieste.
Da provare, anche se non a tutti piacerà. L’impatto, da questo punto di vista, è notevole.
Come appare ChatGPT Search
I motori di ricerca attuali che sfruttano l’IA
Come detto in apertura, il mondo della ricerca online, nell’era della IA, potrebbe cambiare radicalmente. E in parte già lo è.
Infatti, ChatGPT Search rappresenta un salto qualitativo notevole, ma non è la prima tecnologia di search basata su IA.
Diversi motori di ricerca hanno già introdotto sistemi di intelligenza artificiale. Per migliorare la qualità delle risposte e offrire un’esperienza personalizzata.
Google Search con Bard (ora noto come Gemini): Google ha aggiunto funzionalità di IA per potenziare i risultati di ricerca e renderli più intuitivi, attraverso la comprensione semantica delle query e la contestualizzazione dei risultati. L’obiettivo è fornire risposte dirette anziché una lista di link, accorciando i tempi di ricerca e rendendo l’esperienza di search più dinamica.
Bing con ChatGPT integrato: Microsoft ha integrato ChatGPT direttamente nel suo motore di ricerca Bing. La sinergia tra la capacità di ricerca di Bing e le capacità di conversazione di ChatGPT ha creato un modello in cui le risposte sono generate dinamicamente e possono essere esplorate in modo più conversazionale.
You.com: un motore di ricerca creato con una base di IA che permette una ricerca modulare. You.com utilizza algoritmi per personalizzare i risultati e consente all’utente di definire il tipo di fonti da cui desidera ricevere informazioni, trasformando la search in un’esperienza altamente personalizzabile.
Perplexity AI: considerato uno dei primi motori di ricerca basati su IA con un’interfaccia conversazionale, Perplexity AI offre risposte dirette e contestualizzate, citando le fonti per trasparenza. Con una struttura basata su modelli linguistici avanzati, Perplexity AI punta a rendere l’interazione intuitiva e affidabile, aiutando l’utente a trovare informazioni in modo efficiente senza bisogno di approfondimenti esterni.
La Rivoluzione della ricerca online: l’IA e il search interattivo
Con l’introduzione di ChatGPT Search e tecnologie simili, stiamo assistendo a un cambiamento che va oltre il semplice aggiornamento tecnologico.
I motori di ricerca tradizionali ci hanno abituati a pensare in termini di parole chiave. Ma l’IA ci permette di andare oltre, arrivando a una modalità di dialogo naturale e continuativo con il modello.
Per esempio, mentre i motori di ricerca tradizionali richiedono di formulare domande precise per ottenere risposte rilevanti, ChatGPT Search e gli altri modelli basati su IA comprendono la complessità delle domande, rispondendo con maggiore empatia e capacità di contestualizzazione.
In pratica, se in passato era l’utente a doversi adattare al motore di ricerca, oggi accade il contrario: è il sistema di IA che si adatta all’utente, costruendo risposte su misura in base al contesto e alla conversazione.
Come la ricerca online su IA cambia il futuro
Una delle caratteristiche più evidenti di un sistema come ChatGPT Search è la possibilità di avere risposte complete e dettagliate, abbattendo le barriere tra ricerca e risposta. Non si tratta solo di una ricerca più veloce, ma di un vero e proprio cambiamento del modo in cui interagiamo con l’informazione.
L’utente si trova a leggere una risposta unica e coerente, invece di frammenti di dati. L’esperienza è più immediata e naturale, quasi fosse una conversazione con qualcuno – che ne sa – che risponde alle nostre domande.
Con un’interazione basata su IA, il motore di ricerca diventa una sorta di assistente. Sì, un partner che sa anticipare le necessità, proponendo una nuova forma di apprendimento e informazione.
Inoltre, la possibilità di eseguire ricerche su più livelli e di citare le fonti introduce una maggiore trasparenza. E anche un senso di fiducia più alto. La possibilità di approfondire temi in modo più completo e verificabile, riducendo la disinformazione.
Se prima una richiesta da parte del bot GPT appariva non del tutto corretta e poco legata alla realtà, con la modalità search all’interno della conversazione tutto questo può essere verificato immediatamente. Sempre restando all’interno della conversazione aperta.
Un aspetto, questo, non di poco conto.
In conclusione
ChatGPT Search rappresenta senza dubbio un passo avanti significativo nella storia del search online. Non solo cambia il modo in cui riceviamo informazioni, ma rivoluziona anche le aspettative degli utenti, avvicinandoci a un futuro in cui la ricerca assomiglia sempre di più ad un dialogo.
Anche se siamo solo agli inizi, possiamo immaginare che questa nuova forma di interazione diventerà rapidamente lo standard, con un impatto simile a quello che l’introduzione di Google ebbe negli anni Duemila.
Per chi è meno esperto, ChatGPT Search e gli altri strumenti di IA promettono una ricerca più intuitiva e accessibile; mentre per chi è già abituato a utilizzare motori avanzati, queste novità aprono a possibilità di apprendimento e informazione mai viste prima.
Il futuro della ricerca online è in continua evoluzione e, con ChatGPT Search, questo futuro sembra ancora più vicino.
Grazie alle reti GAN, l’intelligenza artificiale sta trasformando l’Arte, ma resta un dibattito aperto sulla sua definizione come Creatività artistica. L’IA va considerata un supporto per l’artista, non un sostituto.
«Ho visto cose che voi umani non potreste nemmeno immaginare», recitava nell’iconica pellicola “Blade Runner” il replicante Roy Batty.
A distanza di 40 anni dal leggendario film di Ridley Scott quell’”inimmaginabile” fa ormai parte della nostra quotidianità. I robot, o per meglio dire, l’intelligenza artificiale, è entrata prepotentemente in ogni campo delle nostre vite, compreso quello dell’ arte.
Oggi grazie alle GAN (Generative Adversarial Network) è possibile realizzare immagini difficilmente distinguibili da produzioni reali e che soprattutto possono essere “etichettate” come vere e proprie opere d’arte.
Si apre così un dibattito che non ha ancora trovato una risposta univoca: arte e intelligenza artificiale possono convivere? Le opere generate dall’AI hanno il diritto di essere definite come il frutto della creatività di un artista?
Francesco Turriani – branding Ingigni
A partire proprio da queste domande si apre la riflessione fatta con Francesco Turriani, fondatore e brand designer dell’agenzia di digital Marketing Ingigni. Come un po’ tutti noi player dell’ambito digital, anche Francesco si confronta quotidianamente con le potenzialità dell’AI. Indubbiamente ha le idee ben chiare: «La creazione di contenuti con l’intelligenza artificiale – afferma – rappresenta un’eccezionale opportunità di sviluppo, a patto che sia intesa come un complemento e non un sostitutivo delle capacità umane».
Tra le tante passioni, il responsabile del marketing di Ingigni ha anche l’arte. Scopriamo allora come vede il rapporto tra i modelli di machine learning e la creatività.
Arte e Intelligenza Artificiale, a che punto siamo?
Partiamo da un presupposto. Attualmente molti degli addetti ai lavori in campo artistico considerano determinate creazioni generate dall’AI delle effettive opere d’arte. Non a caso, verso la fine del 2018 presso la prestigiosa casa d’aste Christie’s è stata battuto per la strabiliante cifra di 432.500 dollari, il quadro “Portrait of Edmond de Belamy”, opera realizzata completamente attraverso le reti GAN.
A crearla è stato il collettivo “Obvious”, il quale raccoglie diversi ricercatori ed artisti. Negli ultimi anni gli investimenti per esplorare le potenzialità dell’intelligenza artificiale nell’arte sono stati numerosi. Basti pensare al progetto “The Next Rembrandt” sviluppato ancora una volta da un gruppo di ricercatori ed artisti con l’obiettivo di dare vita ad un nuovo dipinto sullo stile del famoso pittore olandese.
Sulla stessa scia è sorto “The Next Picasso”, un algoritmo di AI creato dalla startup Cambridge Consultants, con l’obiettivo di analizzare il tratto di un disegno di un artista e completare automaticamente i suoi schizzi generando un’opera d’arte che rispecchi lo stile e le intenzioni iniziali del creativo.
Funzionalità come questa, evidenziano come i vari progetti di intelligenza artificiale legate all’arte non si pongono l’orizzonte di sostituire in un futuro prossimo l’abilità umana con un algoritmo, ma piuttosto di fornire agli artisti un supporto per potenziare le proprie capacità e muoversi verso nuove creazioni, che – perché no – un domani potrebbero dar vita a nuove correnti.
Come funzionano le reti GAN?
Le GAN (generative adversarial network) rappresentano il pennello digitale dell’artista di domani. Capire il loro funzionamento è importante per riuscire ad ottenere una visione maggiormente oggettiva su questo strumento e riuscire così a sviluppare un’opinione più ampia sulla possibile convivenza tra arte e intelligenza artificiale.
Quindi, come funzionano le reti GAN?
Le generative adversarial network vanno intese come un’architettura pensata con la finalità di addestrare un modello generativo di AI. Nella pratica sono costituire da due reti neurali, chiamate generatore e discriminatore.
Generatore e discriminatore, le reti neurali alla base delle GAN
Facciamo un passo alla volta. Le reti neurali sono modelli di machine learning che riproducono il funzionamento del cervello umano: si basano su processi che imitano il modo in cui i neuroni lavorano insieme per effettuare operazioni di calcolo, elaborare ragionamenti e così via.
Ogni rete è formata da diversi livelli di nodi. A sua volta, ognuno di questi è settato su una “soglia” di ricezione dati. Quando le informazioni in ingresso o in uscita superano tale soglia passano i dati al livello successivo.
Tutti gli input ed output ricevuti addestrano la rete neurale che col passare del tempo imparerà a processare i dati ad altissima velocità e classificarli in maniera esatta e precisa nel giro di pochi secondi. Uno degli esempi più lampanti di una rete con capacità straordinarie è proprio l’algoritmo di Google.
Torniamo però ora alle retiGAN. Come si interfacciano tra loro le reti neurali del generatore e del discriminatore?
Possiamo immaginarle come i protagonisti di un interrogatorio. Da un lato della scrivania il generatore che veste i panni dell’accusato e dall’altro il discriminatore che interpreta un sospettoso detective.
Sia il generatore, sia il discriminatore sono addestrati con gli stessi dataset. Il primo, pixel dopo pixel, inizia a produrre immagini completamente inventate e le sottopone al discriminatore. Quest’ultimo, fino a quando non le riconoscerà come appartenenti allo stesso dataset fornito in origine, le respingerà.
Solo quando il livello degli output creato dal generatore raggiungerà un livello tale da essere confuso con il reale, il discriminatore permetterà la generazione dell’immagine definitiva. In pratica, il sospettato generatore dopo una serie di tentativi riuscirà a fornire all’ispettore discriminatore l’alibi perfetto per essere rilasciato senza destare ulteriori dubbi!
Perché non dobbiamo temere l’intelligenza artificiale nell’arte?
Una volta svelati i meccanismi alle basi del funzionamento delle reti GAN, possiamo ragionare sugli aspetti etici che ruotano intorno all’utilizzo dell’intelligenza artificiale nell’arte.
Già negli anni ’50 il filosofo tedesco Martin Heidegger nella sua opera “L’abbandono” si interrogava sulla difficile convivenza tra uomo e tecnica e sulla paura dell’essere umano di venire prima o poi sopraffatto dalle macchine.
Questo timore è stato un leitmotiv delle varie epoche storiche a partire dai luddisti che durante la prima rivoluzione industriale distrussero i telai meccanici colpevoli di rubarli il lavoro. Anche in campo artistico l’introduzione della fotografia trovò tra i pittori schiere di oppositori: temevano che la loro capacità di raccontare il reale attraverso le loro tele venisse sostituita dal nuovo mezzo.
Al contrario di quanto si potesse pensare all’epoca, la fotografia fu in un certo senso il volano per sperimentare nuovi correnti artistiche. Infatti, molti pittori di fine ‘800 si sentirono liberi dal “peso” di dover rappresentare semplicemente il reale ed iniziarono a sperimentare nuove forme di espressione, che diedero vita in tutto l’arco del XX secolo, a correnti artistiche destinate a diventare immortali partendo dall’impressionismo fino ad arrivare al cubismo.
Un luogo comune sull’intelligenza artificiale nell’arte è che dia la possibilità a tutti di diventare “artisti”. Non è assolutamente così nonostante le reti GEN siano sempre più accessibili. Il punto di partenza in ogni modello di machine learning è l’esperienza umana. Solo il vero artista con il suo bagaglio culturale e la propria sensibilità potrà indirizzare l’AI verso creazioni originali ed uniche che potranno ottenere il riconoscimento di opera d’arte.
La strada verso una convivenza “pacifica” tra intelligenza artificiale e arte è probabilmente ancora lunga ed al momento ci sono ancora alcuni nodi da sciogliere. Tra questi la definizione della proprietà intellettuale delle opere, che non possono essere attribuite all’AI (è solo lo strumento con cui vengono prodotte), ma al tempo stesso non c’è ancora una regolamentazione precisa in materia.
Lo stesso discorso può esser fatto per la loro immaterialità, una lacuna a cui molti artisti stanno cercando di porre riparo con la creazione di NFT, ovvero i certificati digitali basati sulla tecnologia Blockchain.
Aprendo un qualunque dizionario e scorrendo fino alla voce “creatività” troveremo la seguente definizione: “La capacità di creare con l’intelletto, con la fantasia”. L’intelligenza artificiale è in fondo solo uno strumento nelle mani di un artista, in grado di consentirgli di sperimentare nuovi orizzonti.
Il risultato finale sarà sempre e comunque un’espressione del suo estro. Proprio per questo motivo intelligenza artificiale e arte possono coesistere.
I nuovi Termini di uso di X, che entreranno in vigore dal prossimo 15 novembre, permettono l’uso dei contenuti degli utenti per l’IA senza possibilità di scelta. Suscitando non poche preoccupazioni.
X ha annunciato i nuovi Termini di uso e condizioni. Già modificati lo scorso settembre, la nuova modifica sta facendo molto discutere soprattutto per un aspetto e riguarda la IA.
A molti non è sfuggito il fatto che, a partire dal prossimo 15 novembre 2024, tutti i contenuti condivisi sulla piattaforma possono essere utilizzati per addestrare modelli di intelligenza artificiale.
All’interno del documento infatti si legge che gli utenti che pubblicano, inviano o visualizzano contenuti sulla piattaforma X ora concedono automaticamente alla piattaforma una “licenza mondiale, non esclusiva e royalty-free“.
Concessione dei contenuti con licenza royalty free
Vuol dire che un contenuto può essere utilizzato da chi concede la licenza (in questo caso, X) e da altri. Senza che X riconosca alcun compenso all’utente per l’uso del contenuto. L’utente non riceve royalties, cioè percentuali sulle entrate o pagamenti periodici, per l’uso dei propri contenuti da parte di X.
Alle nuove condizioni, che partiranno dal prossimo 15 novembre, gli utenti concedono a X il diritto di “utilizzare, copiare, riprodurre, elaborare, adattare, modificare, pubblicare, trasmettere, visualizzare, caricare, scaricare e distribuire tali contenuti su tutti i media o metodi di distribuzione attualmente noti o sviluppati in seguito, per qualsiasi scopo“.
La cessione dei contenuti alla IA
A destare preoccupazione tra gli utenti è la parte dedicata alla Intelligenza Artificiale.
Sui Termini adesso si legge: “Accetti che questa licenza includa il diritto per noi di analizzare il testo e altre informazioni che fornisci e di fornire, promuovere e migliorare in altro modo i Servizi, incluso, ad esempio, per l’uso e la formazione dei nostri modelli di apprendimento automatico e intelligenza artificiale“.
Questa situazione include anche il diritto per X di cedere i contenuti della piattaforma in sublicenza. Significa che gli sviluppatori di intelligenza artificiale potrebbero acquistare i contenuti degli utenti da X. Ma gli utenti stessi non sapranno mai chi li sta utilizzando, e come.
Attualmente, la sezione “Privacy e sicurezza” nelle Impostazioni consente agli utenti di attivare o disattivare la condivisione dei dati con Grok di xAI e con altri “partner commerciali”.
Solo che i partner sono descritti come aziende con cui X potrebbe collaborare per “gestire e migliorare i propri prodotti”. Non come altri fornitori di IA.
Questo potrebbe far pensare all’aggiunta di una specifica a partire dal 15 novembre. Vedremo, anche se resta molto improbabile.
La questione dei Danni liquidati e la “multa”
E poi, c’è dell’altro.
Nella sezione che viene chiamata “Danni liquidati” si dichiara che qualsiasi organizzazione che estragga i suoi contenuti sarà ritenuta responsabile per i danni. Nello specifico, “per aver richiesto, visualizzato o avuto accesso a più di 1.000.000 (1 milione) di post (inclusi post di risposta, post video, post di immagini e qualsiasi altro post) in un periodo di 24 ore“, X afferma che all’organizzazione verranno addebitati 15 mila dollari (circa 13.800 euro – n.d.r.) per 1 milione di contenuti.
In pratica, la “multa” punta a scoraggiare l’accesso automatizzato non autorizzato ai dati della piattaforma. Pratica che può includere lo scraping di contenuti per vari scopi. Come l’addestramento di modelli di intelligenza artificiale da parte di terze parti.
Ora, ricordiamo tutti cosa combinò Musk lo scorso anno quando si scagliò contro lo scraping dei contenuti, riducendo la possibilità di visualizzare i contenuti a 600, poi a 800 contenuti; poi chi era premium e chi no. Una confusione che poi indusse X a ritornare sui suoi passi.
Le modifiche del blocco che allontanano gli utenti da X
Anche questa novità rischia di allontanare gli utenti dalla piattaforma. E non è affermazione tanto lontana da quello che sta già avvenendo.
Come sapete, qualche giorno fa X ha annunciato che gli utenti bloccati potranno avere accesso ai contenuti degli utenti senza però avere possibilità di interazione.
Una novità che ha spinto circa mezzo milione di utenti verso Bluesky, la piattaforma che ormai da mesi sta vivendo momenti di crescita ogni qual volta X apporta qualche modifica.
update: half a million new people in the last day 🤯welcome, いらっしゃいませ, 환영, bem-vindo! 🦋🎉
Una questione, quella del blocco, che non ha precedenti su altre piattaforme. Soprattutto per come è stata annunciata: “Novità per i bloccati”. E da quando una piattaforma decide di riservare novità e attenzione per gli utenti bloccati.
Il blocco di un account è sempre un’azione estrema per maggiore avere sicurezza. In questo modo, gli utenti possono proteggersi e condividere i propri contenuti in modo sicuro.
Una piattaforma, come X, ha la responsabilità di fornire agli utenti tutti gli strumenti necessari per proteggere la propria privacy e agire in modo sicuro. Servono più opzioni, non meno.
É evidente che Musk decide di rendere disponibili i contenuti anche ai bloccati per aumentare le visualizzazioni su X.
Ecco, tutto questo sta avvenendo su X. Di conseguenza non è da criticare la decisione di abbandonare la piattaforma. Specie, come abbiamo visto, la stessa piattaforma finisce per offrire sempre meno opzioni di scelta e sempre meno sicurezza.
Adobe lancia Firefly Video Model in beta pubblica, un nuovo strumento di intelligenza artificiale generativa per creare video con semplici comandi di testo. L’integrazione con la grande piattaforma Adobe è il suo punto di forza.
Il mondo del video editing continua la sua evoluzione all’insegna dell’intelligenza artificiale. L’ultimo modello annunciato, durante la conferenza Adobe Max, è Firefly Video Model, per ora in fase beta pubblica.
Questo modello di IAG (intelligenza artificiale generativa) è stato pensato per trasformare l’approccio creativo al video editing, rendendo l’intero processo più rapido e flessibile.
La grande forza di questo modello è che Firefly Model Video si integra perfettamente con applicazioni come Adobe Premiere Pro e la suite Creative Cloud. Offrendo funzionalità di generazione video attraverso semplici comandi di testo (prompt).
Nella sua composizione, si tratta di un modello interessante, soprattutto per i professionisti del settore, che avranno modo di esplorare nuove possibilità creative grazie all’automazione generativa.
Come funziona Firefly Video Model
Come dicevamo prima, la peculiarità di Firefly Video Model risiede nella sua capacità di generare video da semplici prompt testuali, sfruttando una serie di controlli avanzati come angoli di ripresa, movimento della telecamera e zoom.
Gli utenti possono descrivere dettagliatamente una scena e Firefly si occuperà di trasformare quelle parole in video dinamici.
Ad esempio, è possibile creare b-roll (riprese supplementari) che riempiano automaticamente spazi vuoti nella timeline o trasformare immagini statiche in clip animate.
Questo approccio rende più accessibile e veloce l’editing, consentendo a chiunque, anche ai meno esperti, di produrre contenuti video di alta qualità.
Le funzioni di text-to-video e image-to-video sono le caratteristiche principali che rendono Firefly Video Model particolarmente interessante. Si può generare una sequenza video utilizzando descrizioni testuali, oppure arricchire filmati esistenti con elementi visivi che completano la scena.
Ciò è utile per chi deve lavorare con deadline strette o ha bisogno di aggiungere dettagli senza girare ulteriori riprese. Gli editor possono modificare ogni aspetto della clip generata, dai colori agli effetti, per ottenere risultati perfettamente integrati nel loro progetto.
Interessante è Generative Extend, strumento utile ad estendere le clip di 2 secondi e possono essere generate a 720p o 1080p a 24 FPS.
Text-to-Video, Image-to-Video e Generative Extend per essere generati impiegano circa 90 secondi. Anche se Adobe afferma che sta lavorando a una “modalità turbo” per ridurre ulteriormente questo range di tempo.
A chi può essere utile Firefly Video Model
Firefly Video Model è un prodotto progettato per video editor professionisti, registi e creatori di contenuti digitali.
Ma, grazie alla sua facilità d’uso, può essere utile anche ai meno esperti per creare video di grande impatto. I creator di contenuti per i social media, ad esempio, potranno sfruttare questo strumento per produrre clip accattivanti in modo rapido, aumentando l’efficienza delle loro creazioni.
Firefly Video Model è stato pensato anche per il mondo aziendale, grazie all’integrazione con Adobe Experience Cloud e Adobe Express, permettendo alle aziende di gestire più facilmente la loro pipeline di contenuti visivi.
Le sue capacità non si fermano alla sola generazione di contenuti. Firefly Video Model offre un grado di personalizzazione molto elevato, permettendo ai professionisti di controllare ogni minimo dettaglio, adattando i contenuti alle loro esigenze specifiche.
Quando e dove sarà disponibile Firefly Video Model
Firefly Video Model per il momento è in versione beta pubblica e potrà essere utilizzato all’interno delle principali applicazioni di Adobe, come Premiere Pro, Creative Cloud e Adobe Express.
Questo permetterà agli utenti di accedere facilmente al modello generativo, senza dover imparare nuove interfacce o cambiare software.
Adobe ha introdotto anche un modello di crediti generativi, che consente agli utenti di utilizzare queste nuove funzionalità con piani a pagamento. Ogni piano include una quantità di crediti per generare contenuti in modo rapido, con la possibilità di acquistare crediti aggiuntivi in base alle esigenze.
Il fatto che sia in beta pubblica significa che è disponibile a un’ampia base di utenti, ma non è ancora nella sua versione definitiva.
Per l’Italia si dovrà attendere ancora.
Accorgimenti nell’utilizzo di Firefly Video Model
Uno degli aspetti chiave di Firefly Video Model, enfatizzato da Adobe, è quello di essere “commercialmente sicuro”. Adobe ha dichiarato che il modello è stato addestrato su contenuti con licenza, come quelli provenienti da Adobe Stock, per garantire che ogni creazione sia conforme alle leggi sul copyright.
Si tratta di un aspetto è fondamentale per chi lavora in ambito commerciale e vuole evitare problemi legali con l’utilizzo di contenuti generati. Ogni asset creato con Firefly include delle Content Credentials, ovvero metadati che attestano come è stato generato il contenuto, fornendo un livello di trasparenza e sicurezza che pochi altri strumenti offrono.
Confronto con Meta Movie Gen e SORA di OpenAI
Nel panorama delle IA generative, Firefly Video Model non è l’unico attore.
Recentemente, Meta ha rilasciato, in forma ristretta per ora, Movie Gen, una IA simile che permette la generazione automatica di video. Mentre Firefly Model Video si distingue per la sua integrazione nel flusso di lavoro professionale e le sue ampie opzioni di personalizzazione, Movie Gen si concentra su un utilizzo più casual, possiamo dire, e sui social media.
La qualità visiva dei video di Movie Gen è notevole, ma l’integrazione di Firefly con strumenti professionali come Premiere Pro lo rende più adatto per un pubblico di editor video esperti.
Un’altra interessante IA nel settore è SORA di OpenAI, un modello che promette di rivoluzionare la creazione di video grazie all’elaborazione linguistica avanzata. SORA, a differenza di Firefly, si concentra maggiormente sull’interazione umana, offrendo una maggiore comprensione del contesto linguistico nei prompt testuali.
In ogni caso, Firefly ha il vantaggio di essere integrato all’interno di una piattaforma più matura e di un’integrazione più ampia nelle applicazioni Adobe.
Firefly Video Model la svolta del video editing con la IA
Adobe Firefly Video Model rappresenta una nuova svolta nel mondo del video editing professionale. Le sue enormi capacità di generazione video, combinate con un’ampia personalizzazione e un focus sulla sicurezza commerciale, lo candidano a diventare uno strumento indispensabile per i creativi di tutto il mondo.
Pur trovandosi a competere con tecnologie emergenti, questo modello si distingue per la sua profondità funzionale e la sua integrazione all’interno di una suite di lavoro estremante ricca.
Sarà interessante vedere come Firefly influenzerà l’industria del video editing, rendendo la creazione di contenuti visivi più accessibile, rapida e flessibile.
Non stiamo parlando semplicemente di un nuovo strumento, ma di una piattaforma che apre nuove frontiere alla creatività digitale.
Il Premio Nobel per la Fisica 2024 è stato assegnato a John J. Hopfield e Geoffrey E. Hinton. Per i loro contributi pionieristici all’intelligenza artificiale e alle reti neurali artificiali.
I due pionieri sono stati premiati “per le scoperte e le invenzioni fondamentali che consentono l’apprendimento automatico con reti neurali artificiali“. Le loro ricerche hanno gettato le basi per lo sviluppo del machine learning che oggi sono alla base di gran parte delle applicazioni di intelligenza artificiale.
Le scoperte che hanno cambiato l’IA
John J. Hopfield, fisico statunitense, è noto per aver introdotto nel 1982 la “rete di Hopfield“, un modello computazionale che permette la memorizzazione e il recupero di pattern di informazioni, come immagini o sequenze di dati.
Questo modello si ispira al funzionamento del cervello umano, con neuroni rappresentati da nodi che si influenzano reciprocamente attraverso connessioni simili a sinapsi.
La “rete di Hopfield” funziona calcolando i valori dei nodi affinché l’energia del sistema diminuisca, un processo analogo al comportamento dei sistemi fisici descritti dalla meccanica statistica. Questo approccio ha aperto la strada all’applicazione di concetti fisici nel campo dell’intelligenza artificiale, un passo rivoluzionario per la creazione di sistemi che oggi chiamiamo reti neurali artificiali.
Geoffrey E. Hinton, britannico, definito “the Godfather of AI”, ha costruito sulle fondamenta gettate da Hopfield e ha sviluppato la “macchina di Boltzmann“. Un modello che consente alle reti neurali di apprendere autonomamente i modelli ricorrenti nei dati.
Utilizzando strumenti dalla fisica statistica, Hinton ha contribuito a far progredire la capacità delle macchine di classificare immagini, identificare elementi specifici e persino creare nuovi esempi basati su dati esistenti.
Il suo lavoro sul deep learning è stato determinante per la rivoluzione odierna dell’intelligenza artificiale, che spazia dalla visione artificiale alla diagnosi medica automatizzata.
Un riconoscimento più che meritato
Il Premio Nobel per la Fisica è stato assegnato a Hopfield e Hinton per il loro contributo alla comprensione e allo sviluppo di tecnologie che permettono alle macchine di apprendere autonomamente.
Le loro scoperte sono considerate fondamentali perché hanno gettato le basi per l’esplosione dell’intelligenza artificiale moderna. Le reti neurali artificiali, sviluppate sulla base del loro lavoro, sono oggi utilizzate in numerosi settori, dalla medicina alla robotica, dalla ricerca scientifica alla tecnologia di consumo.
In particolare, la rete di Hopfield è stata il primo modello a dimostrare come i concetti della fisica potessero essere applicati all’informatica per migliorare l’efficienza del riconoscimento dei pattern.
Il lavoro di Hinton ha rivoluzionato il campo con l’introduzione del deep learning, permettendo alle macchine di elaborare e comprendere enormi quantità di dati in modo autonomo.
Cosa comporta questo Nobel per il futuro dell’IA
Il riconoscimento di Hopfield e Hinton rappresenta non solo un tributo ai loro straordinari contributi scientifici, ma anche un segnale dell’importanza crescente dell’intelligenza artificiale nel mondo moderno.
Le loro tecnologie stanno già trasformando il modo in cui affrontiamo sfide complesse come la diagnosi delle malattie, la creazione di nuovi materiali e la gestione dei sistemi complessi.
Questo Premio Nobel potrebbe accelerare ulteriormente la ricerca e l’adozione di tecnologie basate sull’IA, con potenziali ricadute in settori come la sanità, l’energia e la produzione industriale.
É comunque importante notare che Geoffrey Hinton ha espresso più volte preoccupazioni sui rischi legati all’intelligenza artificiale, specialmente se non viene gestita in modo responsabile.
Nel 2023, Hinton ha lasciato Google per parlare apertamente di questi rischi, avvertendo che l’IA potrebbe diventare più intelligente dei suoi creatori se non venissero stabiliti adeguati limiti etici e di sicurezza.
Breve profilo dei due scienziati
John J. Hopfield, nato a Chicago nel 1933, ha avuto una carriera scientifica brillante, insegnando fisica e biologia presso università come Princeton e il California Institute of Technology (Caltech). Il suo lavoro ha unito la fisica e le neuroscienze in un modo che ha cambiato radicalmente la comprensione delle reti neurali artificiali.
Geoffrey E. Hinton – Foto di Sam Barnes/Web Summit da Collision 2024, sotto licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic (CC BY 2.0)
Geoffrey E. Hinton, nato a Londra nel 1947, è uno dei più importanti ricercatori nel campo dell’intelligenza artificiale. Dopo aver conseguito il dottorato all’Università di Edimburgo, ha proseguito la sua carriera insegnando nelle migliori università e collaborando con aziende tecnologiche come Google. Considerato uno dei padri del deep learning, il suo lavoro ha trasformato il campo dell’apprendimento automatico, rendendo possibile lo sviluppo di applicazioni avanzate come la visione artificiale e il riconoscimento vocale.
In conclusione, il Nobel per la Fisica 2024 non è solo un riconoscimento a due scienziati straordinari, ma anche un simbolo dell’enorme potenziale dell’intelligenza artificiale.
Le scoperte di Hopfield e Hinton hanno reso possibili molte delle tecnologie che oggi diamo per scontate. E il loro impatto continuerà a essere presente per molti anni a venire.
Con questo riconoscimento, la comunità scientifica celebra non solo il valore della ricerca, ma invita anche a riflettere sulle sfide etiche e sociali legate all’evoluzione dell’IA.
[L’immagine di copertina è stata liberamente realizzata da @franzrusso attraverso l’utilizzo di un modello di IA]
L’Italia vede una crescita importante del mercato cloud, raggiungendo 6,8 miliardi di euro nel 2024, grazie all’intelligenza artificiale. Ecco dati e prospettive per il futuro del settore.
Il mercato del Cloud italiano continua la sua corsa, raggiungendo nel 2024 un valore di 6,8 miliardi di euro, un incremento del 24% rispetto al 2023.
Questa forte crescita è trainata, principalmente, dall’intelligenza artificiale (IA), una delle forze motrici principali che sta rivoluzionando il settore.
La spesa complessiva nel Cloud è dominata dalla componente Public & Hybrid Cloud, che rappresenta un ammontare di 4,8 miliardi di euro.
Ecco i dati nel dettaglio, approfondendo gli elementi che stanno contribuendo a questo sviluppo e le prospettive future per il settore in Italia.
La crescita del Cloud: dettagli e numeri chiave
Il mercato del Cloud italiano sta vivendo una fase di espansione straordinaria. La crescita del 24% rispetto al 2023 testimonia una forte accelerazione, con il Public & Hybrid Cloud a fare da protagonista.
Questa componente rappresenta la fetta più grande degli investimenti, raggiungendo quota 4,8 miliardi di euro. Ciò riflette la tendenza delle aziende italiane a puntare su modelli di cloud ibrido e pubblico, che consentono una maggiore flessibilità e scalabilità delle risorse IT, fondamentali in un contesto economico e tecnologico in rapida evoluzione.
Una parte significativa di questa crescita è attribuibile all’IA, la quale si inserisce come elemento trainante nell’adozione di soluzioni cloud. Sempre più aziende riconoscono il valore strategico dell’intelligenza artificiale nella gestione dei dati, nell’automazione dei processi e nell’offerta di servizi innovativi.
Di conseguenza, il mercato dei servizi Infrastructure as a Service (IaaS) ha visto una crescita tale da superare, per la prima volta, la spesa nei servizi Software as a Service (SaaS). Questo cambiamento di paradigma evidenzia come le imprese siano sempre più propense a investire nelle infrastrutture necessarie per sostenere applicazioni IA avanzate.
L’impatto dell’Intelligenza Artificiale sul mercato Cloud
L’intelligenza artificiale è il principale motore che sta guidando il boom del cloud in Italia. Le aziende stanno implementando tecnologie IA non solo per migliorare l’efficienza operativa ma anche per ottenere vantaggi competitivi in diversi settori, dalla sanità al retail, dalla finanza alla logistica. La necessità di elaborare grandi quantità di dati in tempo reale e di sviluppare soluzioni personalizzate ha reso l’utilizzo del cloud una scelta quasi obbligata.
Le piattaforme cloud, infatti, offrono l’infrastruttura necessaria per gestire i carichi di lavoro imposti dall’intelligenza artificiale, consentendo alle aziende di usufruire di servizi di machine learning e analisi dei dati in modo scalabile e flessibile. Inoltre, le soluzioni di cloud ibrido permettono alle organizzazioni di bilanciare sicurezza e agilità, mantenendo i dati sensibili on-premise mentre sfruttano la potenza computazionale del cloud pubblico per analisi e processi più intensivi.
Prospettive future: l’ecosistema del cloud in Italia
Guardando al futuro, si prevede che il mercato del cloud italiano continuerà a crescere, alimentato da una sempre maggiore adozione dell’intelligenza artificiale. La disponibilità di servizi cloud avanzati e specializzati, come il cloud edge e il cloud native, offrirà alle aziende nuove opportunità per sviluppare prodotti e servizi innovativi.
L’immagine appartiene al Politecnico di Milano, Dipartimento di Ingegneria Gestionale
In questo contesto, diventa cruciale investire in competenze e formazione. Le aziende italiane devono prepararsi a sfruttare appieno il potenziale del cloud e dell’IA, non solo in termini tecnologici ma anche strategici. Formazione e cultura digitale sono elementi chiave per garantire che le imprese possano trarre vantaggio dalla rivoluzione in atto, sviluppando nuove competenze e modelli di business incentrati sull’innovazione.
L’Italia e lo scenario internazionale
L’Italia non è sola in questo percorso di digitalizzazione. Anche a livello internazionale, il connubio tra cloud e intelligenza artificiale è al centro degli investimenti delle grandi aziende tecnologiche.
A tal proposito, è interessante osservare le mosse di attori globali come Microsoft, che sta investendo in modo significativo nel settore in Italia, come descritto in un altro articolo dove approfondiamo gli investimenti di Microsoft su IA e cloud in Italia.
Questa prospettiva globale sottolinea come l’Italia sia inserita in un più ampio contesto di trasformazione digitale, dove il cloud e l’intelligenza artificiale giocano un ruolo fondamentale.
Verso una nuova era digitale
Il mercato del cloud in Italia sta vivendo una fase di forte espansione, alimentata dalla crescente adozione dell’intelligenza artificiale. I dati parlano chiaro: con una crescita del 24% e un valore di mercato di 6,8 miliardi di euro, il cloud si conferma come il pilastro su cui le aziende italiane stanno costruendo il loro futuro digitale.
Questa tendenza non sembra destinata a rallentare. Al contrario, l’adozione sempre più diffusa di soluzioni IA e l’evoluzione dell’ecosistema cloud lasciano prevedere una crescita continua, offrendo alle aziende nuove opportunità di innovazione.
In ogni caso, per cogliere appieno questi vantaggi, sarà fondamentale investire in competenze e formazione, affinché le imprese italiane possano sviluppare strategie efficaci per competere in un mercato sempre più digitale e interconnesso.
L’evoluzione del cloud e dell’intelligenza artificiale in Italia rappresenta non solo una sfida ma anche un’opportunità unica. È una trasformazione che coinvolge l’intero tessuto produttivo, dai settori tradizionali alle startup innovative, e che richiede una visione strategica e investimenti mirati.
In questo percorso, l’Italia ha tutte le carte in regola per diventare un protagonista nel panorama internazionale, sfruttando la sinergia tra intelligenza artificiale e servizi cloud per costruire un futuro digitale solido e sostenibile.
Meta presenta Movie Gen, un modello di IA per la creazione automatica di video. Una novità che apre nuove possibilità creative, ma solleva anche dubbi sulla disinformazione.
A distanza di pochi mesi la concorrenza si concentra sui video generati con l’intelligenza artificiale.
Dopo OpenAI che aveva presentato SORA, non ancora rilasciato a tutti, ecco la proposta di Meta. Che potrebbe rivoluzionare la generazione di contenuti video e condividerla anche sui social media.
E questo può essere un fatto positivo, ma anche negativo. Basti pensare alla diffusione di disinformazione. E di esempi come questi, anche senza le proposte più recenti, non ne mancano.
Basterà quindi digitare qualche riga di testo per generare in maniera automatica nuovi video. Oltre a modificare filmati e immagini esistenti.
Come riporta il New York Times, raccontando della presentazione di questa nuova modalità di Meta, anche l’audio che viene associato ai video può essere generato attraverso la IA.
I formati video possono essere differenti, prestandosi quindi a diverse modalità di condivisione. E, come detto, si possono creare video ex novo, ma anche modificare quelli esistenti. Aspetto non da poco questo per la verità.
Tante possibilità per generare e modificare video con la IA
Un esempio che è stato mostrato alla presentazione fa vedere la generazione di un video in cui si deve una che sorseggia una bibita in un campo di zucche. Tutto partendo da una foto della donna che, appunto, diventa protagonista del video.
Ma le varianti che si possono realizzare modificando video, immagini, aggiungendo audio sono davvero infinite.
Non è ancora un prodotto finito.
Come si racconta sul NYT, il modello genera video a 16 fotogrammi al secondo che durano fino a 16 secondi. In certi casi questi video sono difettosi.
Durante la dimostrazione, quando è stato chiesto a Movie Gen di generare un video di un cane in un parco che parlava al cellulare, il modello IA ha erroneamente inserito una mano umana sul telefono.
Qualità video con la IA sempre più elevata
In ogni caso, si resta impressionati dal livello qualitativo che si è raggiunto in così poco tempo. Circa due anni, ormai.
Due anni di ricerca e sviluppo. Ma l’accelerazione in termini di rilascio di nuove soluzioni possiamo dire che si è avuta negli ultimi sei mesi. O giù di lì.
Come detto in apertura, abbiamo assistito alla presentazione di SORA, non ancora disponibile a tutti. Ma OpenAI in questi mesi non è stata certa ferma.
E c’è anche Google che a maggio ha presentato il suo modello per la generazione di video con la IA che si chiama Veo.
Per ora è solo un annuncio
Come per OpenAI, anche per Meta questo si tratta di un annuncio.
Come ha spiegato Chris Cox, responsabile dei prodotti di Meta, su Threads, “Meta non è ancora pronta a rilasciarlo come prodotto a breve”. Si tratta ancora di un modello costoso e i tempi di generazione sono ancora troppo lunghi.
Tutto questo è meraviglioso, ma pone comunque dei quesiti e delle perplessità.
In primo luogo il pensiero va alla velocità con cui sarà possibile realizzare video. Una possibilità che avremo a portata di mano.
Video e IA, a rischio creatività e disinformazione
Da sempre i video sono la forma più complessa e affascinate per generare contenuti coinvolgenti. Si tratta di una forma di contenuto che mette in gioco un elevato livello di creatività. Basti pensare ai registi, ai videomaker, a tutte quelle persone che lavorano per generare racconti attraverso i video.
Tutto questo può essere messo a repentaglio, se non altro sotto il profilo creativo e qualitativo.
Non è un caso che proprio le professionalità che operano e lavorano con i video hanno mosso serie perplessità rispetto a tutto quello che sta per arrivare.
Il fatto che questo poi sia a portata di mano sulle piattaforme digitali pone anche un serio rischio di qualità dell’informazione che viene veicolata anche in forma video.
E mi riferisco alle possibili manipolazioni per diffondere disinformazione e deepafake.
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