Categoria: Social Media

In questa categoria trovate articoli che riportano dati e ricerche sul mondo dei Social Media. Dal numero di utenti connessi, al tempo trascorso su ciascun social network

  • Su WhatsApp arrivano anche gli avatar, la porta verso il Metaverso

    Su WhatsApp arrivano anche gli avatar, la porta verso il Metaverso

    Su WhatsApp arrivano gli avatar, un passaggio quasi obbligato per l’app di Meta. Ma si tratta di qualcosa di più per l’app di messagistica, è la porta verso il metaverso.

    Come era del tutto prevedibile, su WhatsApp stanno per arrivare gli avatar, ossia la possibilità di trasformare in avatar la propria immagine e impostarla come foto profilo oppure inviarla nei messaggi. Prevedibile perché la stessa modalità è già attiva all’interno delle altre app di casa Meta, come Facebook e Instagram.

    Se ne parla ormai da circa un paio di mesi, ma oggi WhatsApp ne ha dato conferma anche sul suo blog ufficiale. La funzione sarà disponibile dai prossimi giorni nelle versioni aggiornate dell’app per iOS (la 22.23.77) e Android (la 2.22.24.73).

    La funzionalità è comunque in beta, attiva già per alcuni utenti; quindi, si tratterà di attendere ancora qualche giorno per essere disponibile per tutti gli utenti.

    Lo stile adottato ricorda molto quello di Bitmoji, già usato su Snapchat, ma, come molti di voi già sanno, gli avatar sono comunque disponibili su dispositivi Apple, attraverso Memoji, e sui dispositivi Samsung con l’app AR Emoji.

    whatsapp avatar metaverso franzrusso.it

    Inviare un avatar è un modo veloce e divertente per condividere stati d’animo con amici e familiari” – si legge su blog di WhatsApp. “Può essere anche un modo per mostrarsi agli altri senza usare foto reali e avere maggiore privacy. Per molte persone sarà la prima esperienza con la creazione di un avatar e noi continueremo a offrire miglioramenti di stile, tra cui luci, ombreggiature, texture per capelli e altro ancora che nel tempo renderanno gli avatar sempre più realistici“.

    Come detto prima, si potranno realizzare degli avatar, sotto forma di stickers, da inviare anche nei messaggi. Se ne potranno realizzare fino a 36 con espressioni diverse.

    Ma questa di WhatsApp in realtà non è da vedersi come un semplice allineamento aziendale, in realtà questo rappresenta molto di più. Proprio trattandosi di Meta, per WhatsApp si tratta della possibilità di fornire ai propri utenti un accesso diretto al metaverso. Anche se, va detto, questa nuova modalità realtà super aumentata in 3D non è ancora in grado di raccogliere grande interesse da parte del pubblico.

    Al momento si registrano grandi investimenti, come quelli di Meta, ma ancora poco coinvolgimento da parte degli utenti.

    Quindi, si tratta di un passaggio che va ben oltre la possibilità di fornire nuove modalità di conversazione e coinvolgimento.

  • Ecco cosa perderebbe il Giornalismo se Twitter sparisse

    Ecco cosa perderebbe il Giornalismo se Twitter sparisse

    Se Twitter dovesse davvero sparire, cosa molto improbabile (ma tutto è possibile), ecco cosa perderebbe il Giornalismo, e non solo.

    Dalle ultime notizie, sembra che il Big Bang di Twitter stia arrivando. Il Washington Post ha ormai stabilito che Musk sta letteralmente aprendo le porte dell’Inferno. Il riferimento, quasi dantesco, è all’iniziativa del nuovo proprietario di riabilitare quegli account che erano stati sospesi per spam.

    Platformer parla di 62 mila account con più di 10 mila follower e c’è un account, altri dicono più di uno, con oltre 5 milioni di follower. Una situazione che potrebbe in effetti mettere in difficoltà i già pochi dipendenti rimasti all’interno della società.

    E nonostante tutto, Elon Musk continua la sua narrazione che questo sia il momento di uso più alto di Twitter nella storia. Con un engagement crescente e con oltre 2 milioni di nuovi account al giorno. Senza fornire fonti reali.

    Numeri che in parte si spiegano con le iniziative di Musk di riabilitare account sospesi a vario titolo, iniziative che continuano a far storcere il naso a molti utenti della piattaforma.

    Una doverosa premessa questa, perché il nostro focus in realtà è un altro.

    twitter giornalismo

    Posto che davvero Twitter non rischia di sparire, almeno per il momento e sempre che davvero Elon Musk non intenda inimicarsi Apple, e poi Google, ci siamo chiesti, e siamo sicuri di non essere i soli, cosa succederebbe al giornalismo se davvero Twitter non ci fosse più.

    Come abbiamo tante volte detto (e lo ripetiamo ogni venerdì alle 18:30 su Twitter Spaces) è difficile che Twitter possa essere replicato, nonostante le tante alternative che stanno emergendo, giustamente in questo periodo.

    Ed è per questo che è giusto chiedersi cosa mancherebbe al giornalismo se Twitter sparisse davvero.

    Nieman Lab, il progetto di Harvard per il giornalismo, ha provato a mettere in fila alcuni elementi a cui ci siamo ispirati.

    Intanto, verrebbe a mancare il flusso di notizie in tempo reale. E quando si dice “tempo reale” lo si intende nel senso letterale del termine. Quasi sempre Twitter è il luogo in cui la notizia viene condivisa e prende sempre più forma con il passare dei minuti. Da ormai oltre 10 anni, Twitter è la piattaforma delle notizie in tempo reale. Basti pensare a come i giornalisti, i blogger e influencer stanno raccontando, e spiegando, su Twitter il modo in cui Elon Musk usa la piattaforma per comunicare le due idee e decisioni, con screenshot in evidenza. Ma di esempi se ne potrebbero fare all’infinito.

    Se Twitter sparisse verrebbe a mancare il ruolo in cui reperire, in maniera rapida, fonti e ricerche. Questa piattaforma viene usata er condividere risultati di analisi e ricerche, dati preziosi per i giornalisti e tutti coloro che si occupano di informare in maniera precisa fornendo dati concreti. La piattaforma, come sappiamo, offre l’accesso a fonti accademiche nella modalità che altre piattaforme non saprebbero garantire.

    Sebbene qualche settimana fa avevamo messo in guardia rispetto all’uso dei DM, in relazione alla condivisione di dati sensibili per il fatto che la modalità non è ancora dotata di crittografia E2E (end-to-end) anche se forse lo sarà presto, i messaggi privati su Twitter sono una modalità di contatto diretto formidabile.

    Quando si vuole contattare qualche personaggio per approfondire un tema specifico, la modalità dei DM diventa quasi più veloce dell’invio di una e-mail. Poi meglio non condividere lì il numero di telefono. Ma certo diventa una modalità molto rapida.

    Altra caratteristica interessante di Twitter, che rischieremmo di non avere più, è la capacità di offrire una visione più o meno completa, e più o meno aggiornata, della persona che si sta cercando. Potremmo dire che Twitter rappresenta una vera directory, una cartella dove ci sono tutti i link delle persone che cerchiamo. Quasi meglio di LinkedIn (e su questo tanti storceranno il naso).

    E poi, se Twitter dovesse sparire si perderebbe, come in parte dicevamo prima, quel racconto in tempo reale, quella modalità di condivisione, di racconto, appunto in real time, che è difficile avere, e realizzare, su altre piattaforme. Si tratta di una modalità preziosa per i giornalisti come per i blogger e per tutti coloro che vogliono informare. Raccontare attraverso dei tweet cosa sta accadendo in quel momento, in quel dato luogo mentre tutti quelli potenzialmente interessati non possono esserci. Quel racconto, supportato da un hashtag per dare vita ad un flusso di informazioni dedicate, con immagini e/o video, rende unica quella modalità.

    Ecco, pensate ad una conferenza stampa del governo, al racconto di un grande evento sportivo, al racconto di un grande evento culturale o, semplicemente, al racconto in tempo reale di qualcosa che sta accadendo in quel momento assolutamente imprevisto.

    Pensate anche agli eventi dedicati ai social media, a quanti momenti di conoscenze e competenze condivisi con le persone che vi seguono e che attraverso quella condivisione hanno imparato qualcosa in più.

    Se Twitter dovesse sparire, sparirebbe anche tutto questo. Per i giornalisti e non solo.

  • Elon Musk comincia a dare forma alla sua idea di Twitter

    Elon Musk comincia a dare forma alla sua idea di Twitter

    Da ieri ha cominciato a prendere forma l’idea che Elon Musk ha di Twitter, una piattaforma aperta a tutti con moderazione alleggerita lasciando voce anche agli utenti. Intanto sono altri 1.200 i dipendenti che hanno lasciato l’azienda.

    Sin da quando abbiamo iniziato a seguire tutta la vicenda Elon Musk e Twitter, da aprile di quest’anno ormai, ci siamo sempre chiesti quale fosse la sua idea di Twitter. Ebbene, dopo l’acquisizione chiusa il 27 ottobre, il fondatore della Tesla sta cominciando a plasmare Twitter come la intende lui. E, per la verità, non c’è nulla di nuovo o di cui meravigliarsi.

    Elon Musk non ha mai dettagliato come intendesse lui Twitter, nascondendosi sempre dietro all’intento generico di farne “una piazza libera per tutti”. Un intento che ha portato con sè sempre la stessa domanda, ma perché Twitter non era aperto a tutti?

    In realtà, la sua idea di “aperta a tutti” trova spiegazione nel suo tweet di ieri sera, ora italiana. Quel tweet potrebbe essere l’inizio della spiegazione di ciò che vuole fare. In buona sostanza, un programma su ciò che diventerà Twitter, forse, a breve.

    elon musk idea twitter

    Nel tweet Elon Musk scrive: “La nuova policy di Twitter prevede la ‘libertà di parola’, ma non la libertà di accesso. I tweet negativi/di odio saranno al massimo depotenziati e demonetizzati, quindi niente pubblicità o altre entrate per Twitter. Non troverete il tweet a meno che non lo cerchiate specificamente, il che non è diverso dal resto di Internet“.

    A questo tweet è seguito poi quello in cui Musk ha annunciato il reintegro sulla piattaforma di Kathie Griffin, Jorden Peterson e Babylon Bee. Giusto per spiegare chi sono questi personaggi che forse non tutti conoscono, bisogna dire che due dei tre due dei tre account sono stati bannati a causa di tweet in cui si parlava in maniera sbagliata di persone trans.

    Peterson è stato bannato a luglio per un tweet in cui parlava dell’attore trans Elliot Page, sollevando un caso di “deadnaming”, motivo per cui l’account venne sospeso. Nel tweet era infatti scritto “Vi ricordate quando l’orgoglio era un peccato? A Ellen Page è stato rimosso il seno da un medico criminale“. The Babylon Bee è stato bannato, nel marzo scorso, per un tweet simile in cui si parlava male di Rachel Levine, una donna trans che attualmente ricopre la carica di assistente segretario alla Sanità degli Stati Uniti. In particolare, The Babylon Bee era uno degli organi di informazione citati nei messaggi di Musks, resi noti nell’ambito del processo in cui era stato citato da Twitter. Quello scaturito dal suo intento di provare ad abbandonare l’accordo di acquisizione iniziale.

    Il terzo account, quello della comica Kathy Griffin, era stato bannato una decina di giorni fa nell’ambito della campagna di Musk contro le imitazioni. In un tweet Kathy Griffin aveva impersonato Musk sulle elezioni di metà mandato a seguito del quale, Musk aveva detto che la Griffin sarebbe stata riammessa sulla piattaforma se avesse pagato gli 8 dollari per Twitter Blue.

    Ricordiamo che adesso Twitter Blue è sospeso e che dovrebbe essere riattivato dal prossimo 29 novembre.

    Ora, a seguito dei due tweet, la veloce considerazione che si può fare è che questi reintegri sono la rappresentazione quasi plastica di quello che sarà Twitter prossimamente. E cioè un luogo dove ognuno potrà scrivere quello che vuole, dove le operazioni di monitoraggio e moderazione saranno di molto alleggerite e, sempre seguendo l’intento del nuovo proprietario, nelle decisioni una voce l’avranno anche gli utenti.

    Per rendere ancora più chiaro questo intento, l’occasione ce la offre proprio Musk.

    Qualche ora dopo la pubblicazione del tweet in cui ha annunciato i reintegri di cui molto si è discusso, ha avviato un sondaggio pubblico su Twitter chiedendo agli utenti se sono d’accordo o meno a reintegrare l’account di Donald Trump, sospeso da Twitter, e non solo, a seguito degli eventi di Capitol Hill di inizio 2021.

    Al momento i votanti sono più di 8,4 milioni di voti e i Sì sono il 52,7% (in calo) e i No sono il 47,4%. In pratica, Musk sta dimostrando che cosa significa dare voce agli utenti, cosa che verrà certamente più dettagliata e strutturata, provando a far passare questo sondaggio su un personaggio molto discusso, al centro adesso di una indagine negli Usa, come una decisione degli utenti. Da questo sondaggio, qualunque sia l’esito, potrà dire che la decisione è stata presa da chi usa Twitter.

    Vedremo come andrà.

    Ma tutto questo arriva al termine di un’altra giornata molto pesante per Twitter perché l’esodo dei dipendenti continua.

    Negli ultimi giorni, da giovedì, sono state orma più di 1.200 persone che hanno deciso di abbandonare Twitter invece che continuare a lavorare per Musk dopo il suo ultimatum con cui aveva chiesto una modalità hardcore per costruire quello che Musk definisce “Twitter 2.0”.

    Tenendo conto che la prima ondata di licenziamenti aveva ridotto il personale dai 7.500 iniziali ai 3.700, sottraendone altri 1.200, le persone che adesso lavorano in Twitter sono 2.500. Quasi il 70% in meno, senza considerare tutti i contratti annullati ai vari collaboratori esterni.

    Ci si chiede se questo possa apportare dei disagi sulla piattaforma, venendo a mancare figure centrali per la gestione tecnica della piattaforma. E di disagi ce ne sono segnalati da ieri più del solito, anche con una serie di down della piattaforma, una situazione molto rara. In alcuni casi, delle funzionalità ieri funzionavano a singhiozzi e alcuni tweet non venivano visualizzati correttamente.

    A questo proposito, vi invitiamo ad ascoltare lo spazio di ieri, ancora una volta su questo tema.

     

  • Ecco la Generazione Twitch, autentica e inclusiva

    Ecco la Generazione Twitch, autentica e inclusiva

    Twitch oggi conta 140 milioni di utenti attivi a livello globale ed è sicuramente una piattaforma che piace molto ai giovani. Ecco uno studio che delinea le caratteristiche della Generazione Twitch, autentica e inclusiva.

    Twitch è la piattaforma di streaming tra le più conosciute al mondo e, sicuramente, tra le più usate dagli utenti più giovani. La piattaforma nasce nel giugno del 2011 dalle ceneri di Justin.tv, creata nel 2007 da Justin Kan ed Emmett Shear, per poi diventare proprietà di Amazon nel 2014 (operazione chiusa a 970 milioni di dollari). Anche Google aveva messo l’occhio, all’epoca, sulla piattaforma eletta per l’e-gaming, ma poi si tirò indietro per paura di attirare problemi concorrenziali, essendo già proprietaria di YouTube.

    Questi brevi cenni storici per dire che oggi Twitch è una realtà ben consolidata, nel corso del tempo ha esteso il suo raggio di azione, diventando una piattaforma di live streaming a tutto tondo, riscontrando un notevole successo, appunto, tra gli utenti più giovani.

    E se è vero, come è vero, che l’utenza ideale della piattaforma sia, appunto, quella più giovane, è vero anche che Twitch non fa mistero del desiderio di attirarli verso la sua piattaforma. Stiamo parlando, per essere più chiari, di quei giovani che appartengono alla Generazione Z, di cui tanto si parla, e della Generazione Alpha, quelli che ad oggi rappresentano 2,5 miliardi di persone sugli 8 miliardi appena raggiunti. Stiamo parlando di quelli che entro il 2030 realizzeranno, complessivamente e a livello globale, guadagni per 33 triliardi di dollari, vale a dire quasi un terzo del reddito mondiale.

    Twitch generazione Z franzrusso.it

    Ed essendo Twitch una piattaforma informale, dove i rapporti interpersonali e i talenti di ognuno vengono incoraggiati e incentivati, allora ci sono tutte le condizioni perché questa attrazione avvenga.

    Ma come accade su tutte le piattaforme social media, quindi dove si condividono contenuti, essere rilevanti è importanti. E Twitch, per comprendere meglio quali siano le caratteristiche per diventarlo, ha condotto uno studio globale “Leading Cultural Change” – “Leader del cambiamento culturale”, mettendo insieme elementi di analisi semiotica, questionari e focus group virtuali, da cui ha estratto una serie di dati molto interessanti che possono tornare utili ai brand, al fine costruire una relazione solida con il nuovo pubblico emergente.

    Dall’analisi semiotica, è emerso in particolare come per i brand sia prioritario imparare a parlare la lingua dei giovani adulti che popolano gli spazi digitali. Il linguaggio della Generazione Twitch è fortemente influenzato dalla tecnologia e, da questo punto di vista, il contesto assume tanta importanza quanta ne ha il simbolo. Se i simboli sono sempre gli stessi, è il contesto a caricarli di nuovi significati.

    Twitch generazione Z autentico

    Dallo studio di Twitch sono stati dunque rilevati 5 comportamenti che descrivono in modo più preciso il modo di comunicare delle generazioni emergenti. Si tratta di 5 elementi che caratterizzano un approccio diverso alle piattaforme social media e agli strumenti digitali in generale.

    • Dall’artificialità all’Autenticità – il pubblico emergente di oggi sta prendendo sempre più la distanza da ciò che è percepito come perfetto, e quindi irraggiungibile, preferendo quelle esperienze intime, anche imperfette, che però risultino immediatamente autentiche e oneste. Su Twitch gli streamer comunicano con il proprio pubblico in modo aperto e gli utenti apprezzano in particolare che ciò che viene trasmesso sia reale, non costruito.
    • Dalla rigidità alla Fluidità – grazie alla tecnologia, per la Generazione Twitch le distinzioni tra mondo virtuale e mondo reale si stanno facendo sempre meno fisse: ora al pubblico è offerta un’interattività senza interruzione, che porta a esperienze fluide, nuove e uniche, in cui reale e virtuale si compenetrano sempre più.
    • Dall’esclusività all’Inclusività – i giovani adulti stanno crescendo in un mondo sempre più inclusivo, in cui chiunque è benvenuto, anche e soprattutto quando si tratta di cultura, intrattenimento, apprendimento. Le esperienze esclusive non hanno più lo stesso fascino che potevano avere in passato, ma anzi: le community online stanno diventando progressivamente più accoglienti, più diversificate al loro interno e così anche quella di Twitch, davvero aperta a tutti.

    Generazione Twitch franzrusso.it

    • Dalla passività alla Collaborazione – gli utenti di Twitch sono concordi nel riconoscere che il punto di forza del servizio sia la vastissima possibilità di interagire tra streamer e spettatori. Il pubblico di oggi sa che l’intrattenimento può essere molto altro, rispetto alla fruizione passiva di contenuti: l’innovazione tecnologica consente come mai prima d’ora di prendere parte a esperienze condivise e i giovani si aspettano di poter partecipare in prima persona, anche nel mondo digitale.
    • Dal disimpegno alla Propositività – la generazione emergente è stata in grado di portare all’attenzione dell’opinione pubblica diverse questioni ambientali e sociali e crede nella possibilità di un cambiamento positivo. È un tema a loro particolarmente caro, che i giovani si aspettano di vedere rispecchiato anche nei valori espressi dai brand e negli spazi online che frequentano, come la community di Twitch, che ritengono essere solidale e propositiva, incline al cambiamento.

    Autenticità, Fluidità, Inclusività e Collaborazione. Sono queste le parole chiavi che emergono dallo studio e che caratterizzano la modalità di comunicazione tipica di queste generazioni.

    Da Leading Cultural Change emerge come Twitch sia uno spazio accogliente non solo per le persone, ma anche per i brand. I dati raccolti indicano come per la maggior parte dei fruitori del servizio qualunque azienda possa fare pubblicità sul servizio: a patto di adattare il proprio linguaggio a quello della community presente, gli utenti credono che Twitch sia lo spazio ideale per sperimentare con nuovi linguaggi pubblicitari.

    La Gen Z e la Gen Alpha sono cresciute con gli smartphone e internet, che hanno inevitabilmente informato il modo in cui comunicano: creativo, dirompente, e i meme costituiscono una parte importante della loro cultura e del loro umorismo. Comprendere le regole sottostanti i flussi di comunicazione, e inserirsi dentro di questi, è la chiave per essere rilevanti“, afferma Nicoletta Besio, Sales Director per l’Italia.

    Ecco, ci sembrava interessante segnalarvi questo interessante studio (il link è più sopra) perché Twitch è una di quelle piattaforme più in crescita con, ormai 140 milioni di utenti attivi al mese. Erano 55 milioni nel 2015.

    E voi la state già usando?

  • Twitter e le alternative, oltre Mastodon

    Twitter e le alternative, oltre Mastodon

    Da giorni si parla di alternative a Twitter verso cui emigrare. Tutti puntano su Mastodon, ma ce ne sono altre. Anche se, alla fine, Twitter resta una piattaforma non replicabile.

    Da giorni non si fa altro che parlare di alternative a Twitter, pensando che tutto possa precipitare da un momento all’altro. certo, la situazione è complicata, ma non è da ultima spiaggia. Ancora no.

    Ma è dal 27 ottobre, giorno in cui è stato ufficializzato l’accordo di acquisizione di Twitter da parte di Elon Musk, che si parla di “fuggi, fuggi” dalla piattaforma fondata da Jack Dorsey insieme Biz Stone e Evan Williams (che a sua volta ha fondato Medium). Anche se va detto che al lancio prese parte anche Noah Glass, colui che diede vita al nome Twitter che inizialmente era “Twttr“.

    Ed è da giorni che si parla di Mastodon come unica alternativa a Twitter che sta ricevendo tutti quelli che stanno abbandonando la piattaforma che adesso è in mano a Elon Musk.

    twitter mastodon alternative

    Va detto che questa idea di “fuggi fuggi” in realtà non è proprio nei numeri, molto ridimensionati rispetto a quanto si è dato credere. Anche se, in rapporto alla realtà “decentralizzata”, sono numeri considerevoli. Spesso in questi giorni i server Mastodon sono andati in crash per il troppo traffico da gestire.

    L’idea adesso è quella di fare un po’ un quadro più chiaro sulle alternative.

    Va detto, ad onor di cronaca, che nei giorni scorsi il popolare attore Ryan Reynolds ha deciso di passare a Tumblr, creando un piccolo caso.

    Tumblr è la piattaforma nata nel 2007, come piattaforma di microblogging, che nel 2011, nel pieno della sua forza, venne acquisita da Yahoo!, un progetto mai decollato del tutto. Nel 2019 Verizon (che a sua volta aveva acquisito Yahoo!) la cede ad Automattic, la piattaforma proprietaria di WordPress, la piattaforma per il blogging più usata al mondo. E sono in tanti a credere che Tumblr possa ritornare a splendere come un tempo.

    Mastodon

    Ovviamente partiamo da Mastodon, la piattaforma decentralizzata, di cui già ci siamo occupati in passato, e che sta attirando l’attenzione di tutti, ponendosi come alternativa a Twitter. Ma, nella realtà delle cose, non lo è. Sono in molti a credere che passando a Mastodon ci si ritrovi più o meno con le stesse dinamiche di Twitter, solo che, ripetiamo, non è così.

    Il primo impatto non è facile e nemmeno intuitivo. Essendo decentralizzata, per sua natura, non riprodurrà mai le stesse dinamiche di Twitter.

    I numeri dicono che negli ultimi giorni, a livello globale, la piattaforma ha visto aumentare di 1 milione i suoi utenti (in Italia sono stati 5 mila), gli utenti attivi sono quindi 1,6 milioni. Vedremo se questa tendenza sarà mantenuta nei prossimi giorni.

    Bluesky

    Bluesky è il progetto che l’allora CEO di Twitter, Jack Dorsey, annunciava nel 2019 come il futuro della piattaforma da 280 caratteri. Un futuro libero e decentralizzato, sulla stregua di Mastodon, appunto. Il progetto per la verità è andato avanti e lo stesso Dorsey ha tirato dentro Elon Musk. Adesso c’è molta attesa.

    Il progetto di Jack Dorsey è ormai sulla rampa di lancio, ad oggi sono oltre 30 mila gli utenti in lista di attesa, e molti sperano che da qui possa nascere la vera alternativa a Twitter. Lo stesso Dorsey scrive che il progetto non è competitivo con Twitter. Vedremo.

    Counter Social

    Tra le alternative a Twitter va considerata anche Counter Social che sulla home recita: ““Niente troll. Nessun abuso. Nessuna pubblicità. Nessuna notizia falsa. Nessuna operazione di influenza straniera”.

    La piattaforma si presenta come la prima piattaforma social media ad “assumere una posizione di tolleranza zero nei confronti di nazioni ostili, account bot, troll e reti di disinformazione”. Inoltre, Counter Social promette di non estrarre o vendere alcun dato utente. Su Google la ricerca di Counter Social è aumentata negli ultimi giorni del 160%.

    Tribel

    Tribel da molti è indicata come la vera alternativa a Twitter, ma a Twitter versione Elon Musk per il fatto che la piattaforma, in via preventiva ha già bandito il nome del fondatore della Tesla. “A differenza del Twitter di Musk, non mettiamo le entrate pubblicitarie al di sopra della decenza e della verità” – affermava qualche giorno fa un portavoce di Tribel – ha dichiarato questa settimana un rappresentante del sito – “I fomentatori di razzismo e propaganda pro-Putin non sono i benvenuti su Tribel, la nostra alternativa a Twitter a favore della democrazia”.

    La piattaforma nasce in contrapposizione alle piattaforme con simpatie a destra, come Truth di Trump o Parler di Kaye West. Si è discusso molto di Tribel qualche giorno fa quando Elon Musk pubblicò un tweet, poi cancellato, facendo sembrare che fosse di sua proprietà, o almeno in parte.

    https://twitter.com/TribelSocial/status/1590066851979333632

    Sebbene ci sia stato qualcuno che abbia sostenuto che dietro la piattaforma ci siano proprietari cinesi, nella realtà Tribel è di proprietà di un gruppo di attivisti politici democratici guidato da Omar Rivero e Rafael Rivero, due attivisti filo-democratici proprietari del sito di Occupy Democrats.

    Tribel si presenta con un layout semplice, gli utenti possono rivolgersi a segmenti di pubblico specifici con post al fine, ovviamente, di massimizzare il loro coinvolgimento e personalizzare il proprio feed. Per quelli che ci tengono a distinguersi, vi è l’opportunità di diventare un “collaboratore stellare”, star contributor.

    Cohost

    Cohost, che si presenta con un layout tra Tumblr e Twitter, è la piattaforma più recente, lanciata a febbraio di quest’anno. Promette che non vi è tracciamento dei dati o algoritmi pubblicitari. Attualmente è disponibile solo su desktop.

    C’è da porre particolare attenzione perché non si tratta di una piattaforma gratuita, per ora. Sul sito si legge: “puoi inviarci qualche dollaro al mese per tenere le luci accese”.

    La filosofia di Cohost sta in queste parole, riprese sempre dal sito della piattaforma: “I moderni social media sono progettati attorno a un circolo vizioso di feedback che mantiene gli utenti coinvolti a scapito della loro salute mentale, tutto per far guadagnare più soldi ai loro dirigenti”. Parole chiare che spiegano meglio quale sia lo scopo della piattaforma.

    I post (chiamati ‘coposts’ o ‘Chosts’) appaiono cronologicamente, senza limiti di caratteri e gli utenti possono creare le proprie pagine in stile Tumblr o collaborare alle pagine con altri, dandogli più un aspetto da blog che Twitter.

    Queste le piattaforme che abbiamo ritenuto essere più interessanti e che, nelle loro intenzioni, cercano di avviare gli utenti ad un modo diverso di vivere i social media.

    Certo è che parliamo di alternative che in qualche modo riprendono alcune dinamiche ma non le riproducono nello stesso modo di Twitter, che resta al momento una piattaforma non replicabile.

    Alla base di tutto, bisogna capire bene che cosa si vuole da una piattaforma e quale sia il proprio scopo. Una volta trovata una risposta, allora val la pena di provare per capire quale sia quella che fa al caso nostro.

    Tra tutte, forse, merita l’attesa, e la scoperta, Bluesky, il progetto di Jack Dorsey.

  • Elon Musk e Twitter Blue, tra caos e bancarotta

    Elon Musk e Twitter Blue, tra caos e bancarotta

    Elon Musk ha adombrato lo spettro della bancarotta riguardo a Twitter, l’azienda che ha acquisito per 44 miliardi di dollari. Intanto, la versione da 8 dollari al mese di Twitter Blue, come previsto, ha generato il caos.

    Non è il massimo iniziare in questo modo, ma trattandosi di Elon Musk e la sua gestione Twitter è doveroso. La premessa è che tutto questo che state per leggere è in continua evoluzione, tra notizie, smentite e notizie e poi smentite. Un fiume in piena di informazioni dal quale non emerge un piano chiaro e certo rispetto al futuro di Twitter.

    Questo è il racconto delle ultime 48 ore.

    Nonostante tutto l’ottimismo che Elon Musk cerca di infondere da giorni, parlando di numeri in crescita (senza fornire dati) sulla base dei quali cerca di calmare gli inserzionisti pubblicitari, all’interno della prima lettera indirizzata ai dipendenti dell’azienda ora in mano sua il tono è diverso.

    Elon Musk, Twitter e la lettera ai dipendenti

    E così, tra un tweet e l’altro (si dice che ormai sia oltre i 25 tweet al giorno), Musk ha trovato il tempo di scrivere ai dipendenti rimasti dopo il pesante taglio al personale all’indomani del passaggio di mano dell’azienda. Nella mail sono fissati i punti che caratterizzeranno la sua gestione, come: la fine del lavoro da remoto e la settimana lavorativa, in presenza, di 40 ore.

    Ma il contenuto si sofferma su quella che è la situazione di Twitter oggi. In pratica il fondatore della Tesla la definisce una situazione disastrosa che, per la sua stessa sopravvivenza, non potrà fare a meno della versione a pagamento.

    elon musk twitter caos

    Francamente” – scrive nella mail – “il quadro economico che si prospetta è disastroso, soprattutto per un’azienda come la nostra che dipende dalla pubblicità in un clima economico difficile. Inoltre,” – continua – “il 70% della nostra pubblicità è di marca, invece che di prestazioni specifiche, questo ci rende doppiamente vulnerabili!“.

    Twitter ad un passo dalla bancarotta

    Secondo il nuovo proprietario di Twitter, l’azienda co-fondata da Jack Dorsey è ad un passo dalla bancarotta e la priorità resta Twitter Blue.

    Come sappiamo, e abbiamo imparato bene in queste giornate immediatamente dopo l’insediamento di Elon Musk come nuovo proprietario della società di San Francisco, quando si parla adesso di Twitter Blue non ci si riferisce più alla sua accezione originale. E cioè di app sviluppata a parte con funzionalità aggiuntive.

    In questa nuova fase della piattaforma, Twitter Blue assume un valore centrale o meglio, sarebbe il caso di dire, fondamentale. Il fondatore della Tesla, senza mezzi termini definisce Twitter Blue “priorità assoluta”.

    Ovviamente, vista la situazione che si è creata, questa sembra essere l’unica soluzione che potrebbe portare al rialzo le entrate.

    Le entrate pubblicitarie hanno già subito una brusca frenata non appena Elon Musk si è insidiato alla guida di Twitter. Aziende come Allianz, Audi, L’Oréal e altre hanno sospeso le proprie campagne sulla piattaforma in risposta all’idea di rendere Twitter una piattaforma aperta a tutti. Un’idea che Musk ripropone sin dall’inizio, senza specificare come contrastare il fenomeno dello spam, dei bot, dei contenuti d’odio.

    Nei giorni scorsi Elon Musk aveva anche accusato, genericamente, gli attivisti che fanno pressione sugli advertiser per non fare più pubblicità su Twitter ed evitare di dare soldi a Elon Musk. E sempre Elon Musk continua a cercare di tranquillizzare le aziende sostenendo che nulla cambierà dal loro punto di vista e che Twitter resta una piattaforma con numeri in crescita. Da giorni Twitter di dati, senza fornire dettagli, che dicono di un crescente aumento nell’uso della piattaforma e di un aumento del numero degli utenti giornalieri.

    Ma la cronaca delle ultime ore ci riporta al solito problema dello spam, dei trollo, di account fake e anche alla fuga dei manager che si dimettono.

    Un duro colpo, da questo punto di vista, arriva con le dimissioni di altri manager che hanno abbandonato l’azienda nelle ultime 24 ore. L’uscita di uno in particolare ha destato molta sorpresa, e parliamo di Yoel Roth, responsabile della moderazione e della sicurezza di Twitter che solo fino a due giorni fa era al fianco di Elon Musk a spiegare che tutto procedeva come sempre. Aveva anche preso parte allo space di mercoledì sera (in Italia) alla presenza di Musk, uno space ascoltato fino ad oltre da oltre 1,8 milioni di utenti.

    E, proprio nelle ultime ore si aggiunge anche l’addio a Twitter da parte di Lea Kissner, la CISO di Twitter, ossia la responsabile della Information Security dell’azienda.

    Colpisce come, soprattutto in relazione a questi ultimi nomi, stiano abbandonando Twitter soprattutto le persone che dovrebbero garantire la sicurezza della piattaforma. Si tratta di dimissioni che confermano come il cambio della proprietà sia in rotta con tutto quello che è stato Twitter fino al 27 ottobre di quest’anno.

    Come detto, Twitter Blue è e sarà centrale per il futuro di Twitter, è ormai abbastanza evidente. Ma proprio mentre scriviamo Twitter Blue è stato temporaneamente disabilitato su iOS, l’unico sistema operativo su cui è attualmente disponibile (non lo è ancora per Android e per la versione web della piattaforma). La spiegazione è che vi è stato un corposo aumento di account fake, verificati con la spunta blu attraverso Twitter Blue, che in realtà impersonavano celebrità, giornalisti, politici. In alcuni casi anche il presidente Usa, Joe Biden.

    Una situazione incresciosa che ha costretto Twitter a sospendere l’app per le iscrizioni a pagamento. Insomma, una situazione che non si può non definire caotica.

    Il caso più eclatante è quello capitato all’azienda Eli Lilly, l’azienda farmaceutica di Indianapolis, colloso mondiale, passata alla storia come una delle prime aziende a produrre l’insulina. Ebbene, un account fake con il nome dell’azienda, creato attraverso Twitter Blue con apposita spunta di verifica, ha creato il caso più totale con un tweet che annunciava l’intenzione dell’azienda di rendere l’insulina gratis.

    Si è trattato di un grave caso di hacking autorizzato, pagando i famosi 8 dollari al mese, senza bisogno di fare hacking. È come se l’account dell’azienda fosse stato violato usando una modalità che avrebbe invece dovuto ottenere, secondo Elon Musk, l’effetto contrario.

    Il titolo dell’azienda ha poi perso, in relazione a quel falso tweet, il 4,45%.

    Come già ricordato, Twitter Blue, secondo le ultime informazioni a riguardo, a fronte del pagamento di 8 dollari al mese (7,99$ al mese), che molto probabilmente nel nostro paese saranno 7,99 euro (circa 8,2 dollari al cambio attuale) aggiungerà il segno di verifica e sbloccherà altre funzioni. E sul segno di verifica si è discusso molto in questi giorni, anche perché a molti non è ancora chiaro cosa succederà a chi ha già la spunta. Di seguito cerchiamo di fare un po’ più di chiarezza.

    https://twitter.com/chrismessina/status/1591066530011545600

    La nuova versione di Twitter Blue e la spunta blu

    Sulla base di quello che è dato sapere fino a questo momento, chi ha già la spunta continuerà ad averla. Viene sospeso il metodo di richiesta di verifica, l’ultimo attivo fino a qualche giorno fa, e per ottenere la spunta blu i nuovi iscritti dovranno necessariamente pagare 8 dollari. Questo significa che qualsiasi nuovo account di rilievo, come una grande azienda, una testata giornalistica o una università, deve pagare attraverso Twitter Blue.

    Twitter fa sapere poi che l’abbonamento includerà

    • un posizionamento più elevato dei tweet nelle risposte e nelle ricerche;
    • il 50% in meno di annunci pubblicitari;
    • la possibilità di caricare video più lunghi.

    Elon Musk ha precedentemente twittato che potrebbe esserci un modo per leggere gli articoli di notizie a pagamento.

    Si tratta di funzionalità aggiuntive oltre a quelle già previste per la prima versione di Twitter Blue, a 4,99 dollari, con la possibilità di modificare i tweet, di utilizzare una immagine NFT come foto del profilo e di caricare video ad alta risoluzione.

    Ora, dal momento in cui un account verrà verificato comparirà la dicitura “Questo account è verificato perché è abbonato a Twitter Blue“, mentre gli account precedentemente verificati, che, come abbiamo detto, conserveranno la spunta, avranno questa dicitura “Questo account è verificato perché è importante per il governo, le notizie, l’intrattenimento o un’altra categoria designata“.

    E qui è il caso di fermarsi per il fatto che le notizie si susseguono in maniera frenetica. Ma torneremo ad occuparcene e a rendervene conto.

  • Le aziende tech e social media alle prese con i licenziamenti

    Le aziende tech e social media alle prese con i licenziamenti

    Le aziende tech e social media stanno affrontando un momento di crisi già annunciato. I licenziamenti di Meta di questa settimana sono solo una parte di quelli già in atto o che arriveranno, purtroppo.

    Venti di crisi soffiano sulle aziende tech e social media e le cronache di questi giorni ne sono la conferma. La notizia dei licenziamenti che Facebook, della famiglia Meta, starebbe per mettere in atto già in questa settimana, secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, mette al centro, ancora una volta, la grande crisi che si sta abbattendo sulle grandi aziende tech e social media.

    E dopo una settimana di notizie che hanno riguardato Twitter e i licenziamenti che hanno riguardato il 50% dei dipendenti (circa 3.800 persone) della società adesso in mano a Elon Musk (salvo poi richiamarne a decine), si ripiomba nello stesso problema con le notizie riportate dal Wall Street Journal.

    Secondo le informazioni raccolte dal quotidiano finanziario, Facebook già questa settimana farà partire un piano di licenziamenti ingente, il più grande da quando esiste la stessa Facebook, ossia 18 anni. Le notizie dicono che funzionari dell’azienda hanno già informato i dipendenti di cancellare viaggi non essenziali, a partire già da questa settimana.

    tech social media licenziamenti franzrusso.it

    Sebbene non si parla delle percentuali viste in Twitter, il WSJ comunque riporta che si è di fronte ad un piano di licenziamenti che coinvolge un numero di persone che potrebbe essere il più grande finora raggiunto da una grande azienda tecnologica, in un anno che ha visto un ridimensionamento del settore tecnologico.

    A luglio di quest’anno avevamo trattato il tema di una possibile recessione economica che non avrebbe risparmiato le aziende tech e social media. E questo perché, purtroppo i segnali era abbastanza chiari. Questa situazione difficile che si sta palesando in realtà arriva proprio da quei segnali che erano stato avvertiti già in primavera e poi diventati sempre più concreti durante l’estate.

    Alla fine di settembre di quest’anno Meta dichiarava 87.314 dipendenti, con un aumento del 28% rispetto allo scorso anno. Ora, non è chiaro quanti saranno interessati da questo nuovo ingente piano di licenziamenti.

    Risuonano in queste giornate le parole che proprio Mark Zuckerberg, il fondatore di Facebook, aveva pronunciato alla fine di giugno durante una riunione aziendale a Menlo Park: “Realisticamente, in azienda ci sono probabilmente un mucchio di persone che non dovrebbero essere qui“. Probabile che già allora sapesse che si sarebbe arrivati, a distanza di poco, a mettere in atto un programma come quello che si appresta ad iniziare.

    tech social media licenziamenti meta

    Le motivazioni sono tante, la congiuntura economica e sociale che stiamo attraversando in generale a livello globale e anche una crescita troppo accelerata negli ultimi anni che adesso deve fare i conti con la realtà. Da rilevare anche che il titolo Meta quest’anno ha perso il 70% del suo valore. Nelle scorse settimane il titolo è sceso sotto i 100 dollari, cosa che non succedeva dal 2016.

    Pesano poi gli scarsi risultati che riguardano Metaverso con investimenti di oltre 15 miliardi di dollari.

    [Update 9 novembre 2022]

    Come previsto, Mark Zuckerberg mercoledì 9 novembre, con una mail inviata ai dipendenti ha comunicato il licenziamento di 11 mila dipendenti, circa il 13% della forza lavoro di Meta. Tutto questo rischia di frenare il lavoro del Reality Labs, su cui Meta ha investito 15 miliardi di dollari, che lavora anche a sviluppare il progetto Metaverso.

    Mark Zuckerberg’s Message to Meta Employees

    Per non parlare della grande concorrenza che arriva da altre piattaforme come TikTok. Ha pesato anche la richiesta di Apple agli utenti di acconsentire al tracciamento dei loro dispositivi che ha limitato la capacità delle piattaforme social media di indirizzare gli annunci pubblicitari. Ricordiamo il grande braccio di ferro, su questo punto, tra Facebook e Apple.

    Ma, come dicevamo all’inizio, Twitter e Facebook non sono le sole piattaforme social media e aziende tech che stanno misurandosi con ingenti piani di licenziamenti. Purtroppo, la lista è lunga e si stima che, dall’inizio dell’anno, siano già più di 44 mila i lavoratori della Silicon Valley che hanno perso il lavoro. E altri, purtroppo, ne arriveranno.

    TikTok

    Anche TikTok è alle prese con i licenziamenti. Lo scorso mese Wired ha citato cinque fonti che affermavano che TikTok aveva iniziato a licenziare una quantità non specificata di lavoratori nel suo ufficio negli Stati Uniti. Secondo quanto riportato, anche ai lavoratori delle divisioni UE e Regno Unito dell’azienda è stato detto di prepararsi, in vista di azioni simili. Intanto, TikTok avrebbe sospeso i piani precedenti per espandere alcuni team, come parte di una presunta e più ampia ristrutturazione.

    Netflix

    Anche la società di video streaming, co-fondata da Reed Hastings, lo scorso mese di maggio il taglio di 150 dipendenti o l’1,3% della sua forza lavoro. Ma da quel momento le cose andate peggio. Infatti, circa un mese dopo i licenziamenti iniziali, la società ha annunciato un’altra serie di tagli, questa volta con un impatto su 300 dipendenti, ovvero il 4% della forza lavoro totale dell’azienda. Come sappiamo, di recente Netflix ha cominciato ad adottare forme di abbonamento che contengono pubblicità, un modo per risollevare la situazione economica difficile e per recuperare circa 200 mila abbonati.

    Shopify

    tech social media licenziamenti shopify

    Shopify alla fine di luglio, attraverso il CEO di Shopify Tobi Lütke, ha annunciato che l’azienda avrebbe licenziato il 10% della sua forza lavoro, circa 1.000 dipendenti, dopo un periodo di crescita esplosiva registrata durante la pandemia.

    Shopify ha beneficiato della grande espansione del fenomeno e-commerce, negli ultimi due anni, e, come molte aziende, ha intrapreso una corsa alle assunzioni, aspettandosi che quel livello di e-commerce rimanesse costante. Le cose, purtroppo, sono andate diversamente.

    Robinhood

    Rcorderete certamente Robinhood, l’app della “finanza democratizzata”, che lo scorso anno ha lottato per riprendersi dalla sua disastrosa IPO, che secondo Bloomberg è stato tra i peggiori debutti tra le aziende delle sue dimensioni. Ora, nel 2022, i dipendenti dell’azienda, che i dirigenti chiamano ‘Robinhooders’, sono in grande difficoltà.

    Alla fine di aprile, il CEO e fondatore Vlad Tenev ha annunciato che la società avrebbe tagliato circa il 9% della sua forza lavoro dopo un periodo definito di “iper-crescita“, tra il 2020 e il 2021. Ma poi quell’annuncio non era che l’inizio. Nella prima settimana di agosto, Tenev ha annunciato un licenziamento più ampio che ha colpito il 23% della forza lavoro.

    Lyft

    Anche Lyft purtroppo è in difficoltà. Il principale competitor di Uber, dopo un primo piano di licenziamenti previsti a luglio di quest’anno, qualche giorno ha annunciato il licenziamento di quasi 700 dipendenti, ovvero circa il 13% dell’intera forza lavoro aziendale.

    Soundcloud

    SoundCloud è una delle piattaforme del panorama musica in streaming che non è riuscita ad evitare i licenziamenti. Nei giorni scorsi, secondo Billboard, il CEO Michael Weissman ha inviato un’e-mail ai dipendenti avvertendo dell’avvio di un piano di licenziamenti che dovrebbe coinvolgere il 20% dell’azienda.

    Snap

    Come già ricordato in altre occasioni, Evan Spiegl, fondatore di Snap, la società che gestisce la piattaforma social media Snapchat, tra i primi a maggio scorso aveva preannunciato che le difficoltà, per l’azienda e non solo, stavano per arrivare. Dopo mesi di lotte finanziarie pubbliche, Snap si è finalmente fatto avanti con una bomba. Ad agosto Snap ha annunciato il piano di riduzione della forza lavoro della società di circa il 20%, più di 1.000 dipendenti. L’azienda ha subito una rapida espansione, quasi raddoppiando da marzo 2020, salvo poi rivedere i propri programmi e propendere per una più profonda ristrutturazione.

    Microsoft

    Anche Microsoft è costretta ad affrontare il tema dei licenziamenti. Circa un mese fa, secondo quanto riportato da Axios, la società ha avanzato un piano per licenziare poco meno di 1.000 dipendenti distribuiti in più divisioni della sua attività e in varie regioni.

    E i licenziamenti di Microsoft, per tutto il settore, sono stati una sorta di shock. Per mesi aziende in difficoltà, come Facebook o Snap, come abbiamo visto, hanno cercato di preparare il terreno, prefigurando, in un certo senso, quanto sarebbe poi accaduto da lì in avanti. Invece Microsoft non ha offerto alcun segnale in questo senso e, anzi, sulla carta sembrava essere l’azienda meno coinvolta da questo punto di vista.

    Intel

    tech social media licenziamenti intel

    Intel, il colosso tecnologico di Santa Clara, sta procedendo ad un corposo taglio di posti di lavoro aziendali al fine di risparmiare ben 3 miliardi di dollari di costi per il prossimo anno. Si tratta di un’azione in risposta al calo della domanda di chip dell’azienda, il risultato del mercato dei PC in forte contrazione.

    I licenziamenti colpiranno in modo particolare i team delle vendite e del marketing, secondo quanto riportato da Bloomberg a metà del mese scorso, colpendo circa il 20% del personale. A luglio Intel dichiarava oltre 113 mila dipendenti.

    Flipboard

    Il CEO di Flipboard, Mike McCue, ha confermato i licenziamenti, notizia anticipata da Axios a metà del mese scorso. Si tratta di 24 lavoratori che è pari al 21% della forza lavoro di Flipboard. Ristrutturazione aziendale e prospettivi difficili per il proprio business, queste le motivazioni alla base di questa scelta.

    Flipboard è stata lanciata 12 anni fa con la visione di diventare “l’unico posto dove trovare le storie per la tua giornata”. Dal 2010 molto è cambiato però. Ormai gli aggregatori supportati dalle Big Tech, come Google e Apple News, dominano praticamente lo spazio e questo costituisce una seria minaccia per i servizi più piccoli, come appunto Flipboard.

    In realtà la lisa potrebbe continuare, ma queste che abbiamo indicato sono casistiche esaustive a rendere chiaro che i problemi ci sono e che vedremo piani di licenziamenti estendersi ancora per qualche mese.

    Staremo a vedere se si tratta del fenomeno simile degli inizi 2000 quando scoppiò la bolla delle dot-com. Vedremo.

  • Per Elon Musk la verifica dell′account passa da Twitter Blue

    Per Elon Musk la verifica dell′account passa da Twitter Blue

    Elon Musk comincia a dettare la sua idea di Twitter e, come primo atto in tempi brevi, vuole legare l’abbonamento a Twitter Blue alla spunta blu ad un costo di circa 20 dollari al mese, poi ritrattato a 8 dollari. Una scelta che finirebbe per svalutare Twitter.

    Dopo appena tre giorni, Elon Musk, fresco proprietario di Twitter, ha cominciato a dettare la sua linea, non senza sorprese.

    Tra le tante, basterebbe leggere solo quello che scrive su Twitter (il consiglio è quindi quello di seguirlo se non lo avete ancora fatto), l’ultima è quella che vorrebbe far risorgere Vine con l’obiettivo, lui non lo scrive, di iniziare a fare concorrenza a TikTok. Solo che Twitter su questo, ancora una volta, lo ha già anticipato.

    Ma il tema adesso non è questo, anche se sarà sicuramente oggetto di discussione qui e altrove. Il tema adesso è come fare in modo che Twitter possa ripartire nell’era Elon Musk. E il fondatore della Tesla, ingegnere ricordiamocelo, pare abbia già le idee chiare.

    Prima di tutto, bisogna rendere Twitter economicamente e finanziariamente competitiva e interessante, adesso che la società non è più quotata in borsa. E la soluzione trovata da Elon Musk si sviluppa su due fronti. Il primo è quello dei licenziamenti, tema scottante su cui si gioca l’esistenza stessa della società.

    twitter blue verifica accounttwitter blue verifica account

    Nei giorni scorsi, prima dell’ufficialità della chiusura dell’acquisizione, si era parlato di un progetto di licenziamenti che potrebbe riguardare il 75% della forza lavoro di Twitter. Ma, a quanto pare le cifre più realiste parlano di un quarto dei 7.500 dipendenti.

    Il secondo fronte è quello più squisitamente legato a come rendere economicamente e finanziariamente sostenibile la società. E Musk la soluzione l’avrebbe trovata.

    E consiste nell’aumentare l’abbonamento di Twitter Blue, l’app standalone di Twitter che sblocca funzionalità aggiuntive, tra cui il modifica tweet, da 4.99 dollari al mese a 19.99 dollari al mese: ben quattro volte di più.

    Ma tutto questo potrebbe essere poi messo in discussione, ancora una volta, e non essere più certo. Questo è il rischio di avere a che fare con Elon Musk: nel momento in cui dice una cosa, di sicuro dirà il contrario un secondo dopo.

    E dopo il grande polverone sollevatosi con la richiesta di aumentare l’abbonamento a 20 dollari, lo stesso Musk, in uno scambio con lo scrittore Stephen King dove sostiene “dovresti essere tu a pagarmi”, propone di elevare l’abbonamento a 8 dollari al mese.

    Come vedete, non vi è alcuna programmazione in termini di business, non vi è, ancora, nessun piano pubblicato. Basta entrare in contatto con lui su Twitter, intercettarlo e, con lui, giocare a fare l’azienda.

    Resta, comunque, l’intento di legare l’app Twitter Blue alla spunta di verifica. Musk vuole che gli utenti già verificati paghino l’abbonamento, altrimenti, potranno perderla.

    Già, quella spunta tanto ambita che nel corso degli anni ha generato molto interesse e che, attualmente, veniva concessa con molta difficoltà, adesso potrà essere pagata con una quota mensile che è addirittura più alta dell’abbonamento a Netflix.

    Il punto è che Elon Musk è stato categorico, vuole che questo progetto legato a Twitter Blue, con abbonamento a 20 dollari al mese (praticamente) sia pronto entro il 7 novembre, altrimenti a casa. Proprio così. In pratica i due fronti che abbiamo sin qui descritto sono strettamente legati a questa sua idea.

    Inoltre, gli utenti verificati hanno 90 giorni di tempo per scegliere di abbonarsi, altrimenti potranno dire addio alla loro spunta blu.

    Secondo le ultime stime, del 2021, gli account verificati su Twitter sarebbero oltre 400 mila. Anche se potrebbero essere qualcosa di più.

    Elon Musk, già nei mesi scorsi era tornato su questo argomento degli utenti verificati e adesso, da proprietario, ha ribadito che l’intero processo di verifica verrà completamente rivisto. Tra l’altro, una soluzione sarebbe proprio quella di concedere la spunta blu ad ogni abbonato a Twitter Blue.

    Twitter Blue, Twitter in abbonamento arriva in Usa e in Nuova Zelanda

    Ora, non si sa se tutto questo vedrà effettivamente la luce nei tempi che Elon Musk prevede, il 7 novembre è praticamente arrivato. Però alcune veloci considerazioni vanno fatte.

    Vendere in abbonamento la spunta blu finirebbe per svalutare Twitter agli occhi degli utenti stessi non abbonati. E se poi qualcuno non vorrebbe pagare, perdendo la spunta blu in quanto giornalista e persona che lavora nell’informazione, prefigura un rischio per ciò che riguarda la diffusione della disinformazione. Consideriamo anche chi non vorrebbe pagare e chi non potrebbe permetterselo. Insomma, da questo punto di vista non sarebbe una buona idea.

    E poi, come ci dimostrano i dati, fino ad ora Twitter Blue non è stato un successo nemmeno a 4,99 dollari al mese, figurarsi a 20. Dopo un avvio promettente, soprattutto legato al rilascio della funzionalità che permette di modificare il tweet nel tempo di 30 minuti, per un massimo di 5 volte, adesso gli abbonamenti latitano un po’. In realtà sono praticamente fermi.

    Infine, non dimentichiamo, che anche in questo contesto Twitter deve giocarsela con la concorrenza e il fatto di legare l’abbonamento alla spunta blu rischia di non bastare perché altre app, più economiche, potrebbero creare non pochi disagi.

    Staremo a vedere.

  • Elon Musk ha comprato Twitter, ora inizia un′altra storia

    Elon Musk ha comprato Twitter, ora inizia un′altra storia

    Alla fine, dopo mesi travagliati, Elon Musk ha comprato Twitter per 44 miliardi di dollari. “Twitter non può diventare un inferno per tutti” ha scritto agli investitori. Di certo, per Twitter inizia un’altra storia, dal destino incerto.

    L’uccellino è libero“. Con queste poche parole, Elon Musk ha confermato che l’acquisizione di Twitter è completata, con un giorno di anticipo. In effetti, c’era tempo fino alle ore 17, orario di New York, del 28 ottobre 2022 per concludere l’affare, ma, evidentemente, i giochi erano ormai fatti e Musk, d’altronde, non aveva altra scelta.

    Sin dall’inizio di questa vicenda, andata avanti per mesi, abbiamo seguito con estrema attenzione tutte le fasi, per cercare di comprendere quale fosse il vero motivo per cui, ad un certo punto, uno degli uomini più ricchi del pianeta, decidesse di investire su una piattaforma come Twitter. Quello che poteva sembrare una grande occasione, in effetti si è dimostrata quasi una grande iattura.

    Elon Musk dunque arriva a completare l’acquisizione di Twitter e per la piattaforma nata a 140 caratteri inizia un’altra storia, piena di incognite e di incertezze.

    Per restare sulla cronaca di queste ore, il primo atto di Musk è stato quello di licenziare i primi executive dell’azienda co-fondata dall’ex CEO Jack Dorsey. E parliamo del CEO Parag Agrawal, insediatosi solo a novembre dello scorso anno, del direttore finanziario Ned Segal e di Vijaya Gadde, responsabile delle politiche legali, della fiducia e della sicurezza, la persona che ha lavorato molto in questi ultimi tre anni per approntare una policy su Twitter in modo da garantire regole certe.

    Elon Musk compra Twitter 2022

    Ci sono stati momenti concitati, ovviamente, anche solo per il fatto che la vicenda, come vi abbiamo raccontato, non è stata condotta come avrebbe dovuta essere, caratterizzata da diversi momenti di tensione, che hanno alimentato un ambiente molto irrequieto. I manager e un consulente sono stati scortati fuori, come ha scritto il Washington Post.

    La situazione che si prospetta da oggi in poi non è molto tranquilla e non lo è certamente per gli oltre 7.500 dipendenti che lavorano all’interno dell’azienda. Nei giorni scorsi si è parlato di un taglio del 75% della forza lavoro dell’azienda, destando molti dubbi su quello che sarà il futuro della piattaforma anche solo dal punto di vista della moderazione. Un taglio pesante che è stato messo in discussione, anche se su questo Musk non si è mai pronunciato chiaramente.

    Quello che si sà è che i tagli ci saranno, forse in misura molto ridotta rispetto a quanto si pensa, ma a questo si aggiunge il taglio di quasi 1 miliardo di dollari per la gestione del personale. Gioco forza, ci saranno comunque delle conseguenze.

    E proprio ieri, giovedì 27 ottobre 2022, Musk in una lettera, pubblicata anche in un suo tweet, indirizzata agli investitori pubblicitari, ha cercato di rassicurarli sostenendo che questo passaggio per lui non è un modo per fare soldi, ma semplicemente per rendete “Twitter una piazza aperta a tutti”. Parole che abbiamo già sentito, soprattutto all’inizio di questa lunga vicenda.

    Nella lettera Musk aggiunge che “Twitter non può diventare un inferno libero per tutti“, senza spiegare come intende portare a compimento questo intento.

    Di certo, Musk ha dimostrato in più occasioni di essere particolarmente funambolico, poco affidabile, ma pur sempre allergico alle regole e alla suo osservazione. Si dice spesso che sia un carattere spesso presente nelle persone geniali, poco avvezze a seguire certi canoni e molto più propensi verso il loro istinto. Ma questo aspetto geniale può essere valido, per certi versi, quando riguarda la persona singola e non quando questo aspetto finisce per essere in relazione con altri e averne addirittura la responsabilità. Sono due cose diverse e non possono stare insieme.

    Questo denota come sarà il nuovo corso di Twitter: funambolico.

    Diciamo anche, come accennato all’inizio, per chi non avesse seguito tutti i passaggi di questa “saga”, come l’hanno definita i media americani, che Elon Musk non aveva scelta.

    In sintesi, quando a luglio scorso manifestò l’intento di uscire dall’accordo di acquisizione, per il fatto che lui ritenesse le informazioni fornite da Twitter sulla presenza di spam/bot assolutamente lontane dalla realtà, Twitter un secondo dopo lo ha citato in giudizio per fare in modo che l’accordo si completasse.

    Ricordiamo che, naturalmente, l’accordo avrebbe dovuto compiersi comunque entro ottobre di quest’anno.

    Ora, in questi ultimi mesi ha cercato di percorre la via legale con i suoi avvocati, salvo poi rendersi conto che i debiti contratti con le banche erano alti e le stesse cominciavano a stancarsi del suo atteggiamento; che gli stessi amici coinvolti, come Larry Ellison (che ha sborsato 1 miliardo di dollari) non avevano nessuna intenzione di abbandonare l’affare; che gli stessi azionisti gli avrebbero fatto causa per avere i loro soldi a 54,2 dollari per azione posseduta; che avrebbe comunque dovuto pagare una pensale da 1 miliardi di dollari e che, soprattutto, il Tribunale del Delaware lo avrebbe costretto a completare l’acquisizione.

    Di fatto, non aveva scelta a completare l’acquisizione di un’azienda verso cui, si dice, avrebbe perso interesse, ammettendo, qualche giorno fa, di essere consapevole di pagarla ad un prezzo ben più alto di quello che vale effettivamente. Il prezzo finale, ricordiamolo ancora una volta, è di 44 miliardi di dollari. Alcuni analisti finanziari sostengono che il valore effettivo dell’azienda oggi sarebbe di circa un quarto di quella cifra.

    Insomma, da oggi per Twitter inizia un’altra storia con la rimozione del titolo da Wall Street diventando di fatto un’azienda privata. Un vecchio pallino di Jack Dorsey che aveva inizialmente approvato l’interesse di Elon Musk proprio su questo punto.

    Non conosceremo più le informazioni di base in via ufficiale, come il numero effettivo degli utenti, ad esempio, che resterà condiviso solo con gli inserzionisti pubblicitari. Non conosceremo più diverse informazioni sulla crescita della piattaforma, anche dal punto di vista del business.

    Il futuro di Twitter resta incerto e già una parte dei repubblicani chiedono a Musk di sbloccare subito l’account Twitter di Donald Trump, bloccato da Twitter per via dei fatti di Capitol Hill. “L’uccellino è libero, adesso libera il GOAT“, scrive in risposta la repubblicana Lauren Boebert, menzionando Donald Trump e dove GOAT, ma questo lo sapete già, sta per “Great Of All Times”, il più grande di tutti i tempi.

    Di recente è tornato anche Kanye West, che adesso si fa chiamare Ye, accolto a bracci aperte da Musk.

    Ecco, questo è il tono che prenderà il nuovo corso di Twitter, si partirà da qui.

    Di certo Twitter non sparirà, ma forse finirà per far parte di un ecosistema con al centro Tesla, denominato X app, e vedremo se sarà davvero così.

    Noi continueremo ad usarlo e chi vi scrive deve molto a questa piattaforma. Mi ha dato tanto, mi ha permesso di fare tanto, regalandomi come primo follower addirittura Barack Obama.

    Seguiremo le vicende a seguire e ve le racconteremo sempre qui, ma intanto da oggi per Twitter inizia un’altra storia.

  • L′accordo tra Elon Musk e Twitter si farà, ma a caro prezzo

    L′accordo tra Elon Musk e Twitter si farà, ma a caro prezzo

    Il 28 ottobre si avvicina e l’accordo di acquisizione di Twitter da parte di Elon Musk sembra proprio che si farà e a caro prezzo. I tagli al personale ci saranno, ma Twitter rischia di diventare altro.

    La data del 28 ottobre si avvicina e l’accordo tra Elon Musk e Twitter sembra consolidarsi sempre di più. Dopo aver riaperto la strada verso l’acquisizione, con il conseguente stop al processo che le vedeva contrapposte, le parti ormai sono sempre più vicine e si lavora sugli ultimi dettagli. E che dettagli.

    Da parte sua, Elon Musk non ha mai nascosto che, una volta acquisita la società, avrebbe operato una forte riduzione del personale, ma i numeri che sono stati anticipati dal Washington Post sono davvero allarmanti. E non è detto che quanto riportato da WP accadrà per davvero.

    Secondo quanto riportato dall’autorevole quotidiano Usa, oggi di proprietà di Jeff Bezos, il fondatore della Tesla avrebbe in mente di ridurre di ben il 75% la forza lavoro di Twitter, una volta diventato proprietario. Un dato decisamente impressionante.

    Tenendo fede a questo dato, l’attuale forza lavoro di Twitter, composta da 7.500 lavoratori, si ridurrebbe a circa 1.850 dipendenti. Una forte riduzione che avrebbe, come è facile intuire, una pesante ricaduta sulla gestione dell’azienda e, di conseguenza, anche sulla funzionalità della piattaforma.

    Elon Musk accordo Twitter 2022

    Va detto che, se l’accordo dovesse andare male, e quindi non concludersi, le conseguenze sul personale dell’azienda e sulla gestione sarebbero comunque gravi. Si stima che ci sarà una riduzione di 800 milioni di dollari nella gestione dell’azienda che comporterà la riduzione del numero dei dipendenti del 25%.

    E le preoccupazioni, da questo punto di vista, riguardano tutto quanto è stato fatto in questi anni per rendere la piattaforma più sicura. Una forte riduzione del personale rischierebbe di rendere la piattaforma più suscettibile ad violazioni e attacchi.

    Uno scenario che andrebbe evitato.

    L’intento di Musk sarebbe quello di avvalersi dello stack ranking, metodo dismesso da Microsoft nel 2013, in quanto contribuiva ad alimentare un cattivo ambiente di lavoro, che consiste nell’individuare, all’interno del personale, gli “high” e i “low performer” attraverso una metodologia informatica.

    Il punto è proprio questo. Si vuole adottare all’interno di un team di essere umani quello che viene usato all’interno di uno schema in bit. Appare evidente che il metodo risulterebbe poco praticabile e, infatti, sono sempre di meno le aziende che lo adottano oggi. Figurarsi all’interno di un’azienda come Twitter.

    Il vero problema di Elon Musk sta nei costi che deve sostenere per completare l’acquisizione. Non ne ha mai fatto mistero, anzi, il suo staff di consulenti è alla continua ricerca di sconti.

    Intanto, lui ribadisce l’intento di raddoppiare le entrate nei prossimi tre anni. E come? Vendendo profumi? Perché al momento non è dato sapere come questo potrà mai concretizzarsi. Pensare di riuscirci attuando una forte riduzione del personale sarebbe semplicemente da folli. E in effetti il soggetto in questione nell’etichetta “folle” ci sta tutto.

    Senza tralasciare il fatto che, nello stesso lasso di tempo, intende anche triplicare il numero degli utenti giornalieri sulla piattaforma. E anche su questo le parole descrivono solo intenzioni senza dettagli. Anche perché il fondatore della Tesla ritiene che i 238 milioni di utenti giornalieri “monetizzabili” siano gonfiati, ritenendo più veritieri essere intorno ai 20 milioni giornalieri. E anche qui ha ingaggiato una battaglia a suon di numeri.

    Come certamente ricorderete, Elon Musk, all’inizio di questa sua “avventura”, aveva posto l’accento su una possibile versione premium di Twitter per cercare di creare una alternativa alle entrate. Ora, era strano che proprio colui che intendeva acquisire la piattaforma non sapesse che questa modalità a pagamento esiste e si chiama Twitter Blue. Ricorderete anche quando cercò di far passare una sua idea il fatto di rendere a pagamento la funzionalità per modificare i tweet, cosa che invece Twitter aveva già messo in cantiere.

    Ma è forse il caso, adesso, che lo stesso Elon Musk si rendesse conto di come stanno veramente le cose.

    elon musk accordo twitter 2022

    Dopo aver annunciato il rilascio della funzionalità, tanto attesa, per modificare i tweet, entro 30 minuti per un massimo di 5 volte (con cronologia delle modifiche visibile) all’interno di Twitter Blue, l’app a pagamento, sembra che l’interesse non sia entusiasmante. I primi dati, dopo il rilascio della funzionalità negli Usa lo scorso 6 ottobre, ci dicono che non si è registrato quel boom che ci si aspettava. E questo per due motivi.

    Il primo è spiegato dall’aumento dei costi per l’abbonamento all’app, quasi raddoppiati durante la scorsa estate. Negli Usa è passato da 2,99 dollari a 4,99 dollari al mese. Il secondo è spiegato, forse, dal fatto che adesso l’interesse verso questa funzionalità tanto attesa e tanto richiesta, sta calando. Nel senso che avrebbe avuto più senso rilasciarla disponibile per tutti gli utenti, come già avviene su altre piattaforme, invece che renderla premium sperando che questo avesse attirato gli utenti ad abbonarsi.

    Questa considerazione ha molto senso se la guardiamo nell’ottica di modalità alternativa di guadagno per Twitter. Anche perché questa stessa funzionalità avrebbe dovuto alimentare l’interesse e gli abbonamenti. E invece, sembrerebbe non essere così.

    E dunque, come intende Elon Musk raddoppiare le entrate? Lo scopriremo, forse, dopo il 28 ottobre, sapendo bene che il destino di Twitter sarà quello di diventare un’azienda privata, libera dalla pressione di Wall Street, il vero intento di Elon Musk che piacque subito a Jack Dorsey. Ma ora?

    Davvero Elon Musk è pronto ad acquisire un’azienda, quasi di malavoglia adesso, e licenziare la gran parte dei dipendenti? Davvero vuole rendere Twitter così debole? E come lo spiegherebbe ai suo creditori, tra i quali figura anche Larry Ellison, co-fondatore di Oracle, che ha messo nell’affare 1 miliardo di dollari? E come pensa di raddoppiare le entrate con una piattaforma indebolita?

    Sono queste le domande che andrebbero poste a Musk e che rendono poco attuabile il taglio del 75% del personale.

    Senza dimenticare che adesso l’amministrazione Biden ha deciso di monitorare da vicino tutte le attività di Elon Musk e, quindi, anche l’acquisizione di Twitter. Fatto non del tutto secondario.

    In tutto questo, la notizia di oggi è che le banche coinvolte nell’affare si dicono ormai pronte a sostenere l’accordo di Twitter di Elon Musk per mantenere tutti i 13 miliardi di dollari di debito nei loro bilanci piuttosto che venderlo. Questo perché, anche volendo rivenderlo, nel mercato con la situazione attuale sarebbe un rischio ulteriore. allora è meglio continuare su questa strada. Lo riporta il Wall Street Journal, a conferma che tutto sta procedendo verso la conclusione.

    Insomma, tutti i segnali, come abbiamo visto, dicono che sarà un accordo a caro prezzo, per Musk e per Twitter.

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