Categoria: Social Media

In questa categoria trovate articoli che riportano dati e ricerche sul mondo dei Social Media. Dal numero di utenti connessi, al tempo trascorso su ciascun social network

  • Su Instagram sarà possibile nominare i Moderatori nelle dirette

    Su Instagram sarà possibile nominare i Moderatori nelle dirette

    Su Instagram sarà possibile nominare i moderatori nelle dirette. Una modalità che aiuterà a realizzare Instagram Live più sicure e coinvolgenti.

    Instagram Live è un potente strumento che Instagram mette a disposizione degli utenti. Uno strumento, IG Live, che durante la pandemia è stato molto usato, per informare e per fare intrattenimento. Una modalità che, sebbene con intensità inferiore, è continuata anche dopo la fase acuta della pandemia.

    E ora, di fronte all’esplosione della guerra Ucraina-Russia, Instagram Live ha ripreso vigore, proprio con l’obiettivo di informare gli utenti e anche con l’obiettivo di fare puro intrattenimento, per distrarre e alleggerire un po’ la situazione.

    Ecco, di fronte a questo fenomeno, in forte crescita, è emersa (ma in realtà c’è sempre stata) l’esigenza di rendere le dirette più sicure e più funzionali. Per questo, Instagram ha deciso di rendere concreta la possibilità di nominare dei moderatori all’interno della Instagram Live. Aggiungere un moderatore ad una IG Live è molto semplice: una volta avviata una diretta, sarà sufficiente cliccare sui tre pallini all’interno dello spazio di commento. Sarà possibile nominare un utente specifico, oppure sceglierne uno da una lista suggerita da Instagram.

    Cosa può fare un moderatore all’interno di una Instagram Live?

    Se vi trovate ad essere nominati moderatori di un IG Live, allora sappiate che avete in mano (a portata di tocco) la possibilità di segnalare commenti sgraditi, rimuovere gli utenti dalla conversazione che si genera all’interno della diretta e disattivare i commenti ad un utente specifico.

    Inoltre, c’è da considerare che l’attività di moderazione è particolarmente impegnativa, richiede molta attenzione perché, praticamente avviene in tempo reale. Motivo per cui chi sta tenendo la diretta non può, allo stesso tempo, occuparsi della moderazione. Sono due cose che, per la natura di IG Live, devono essere tenute in considerazione in maniera distinta.

    E questo giova alla diretta e alla conversazione che, con la presenza di un moderatore, sarà sicuramente più sana e coinvolgente.

    Ecco perché la possibilità di nominare un moderatore all’interno di una diretta su Instagram è un’ottima idea.

    Come iniziare una Instagram Live

    Perché usare Instagram Live

    Intanto, partiamo dalla considerazione generale che il contenuto video resta ancora una forma molto coinvolgente. E il contenuto video live su Instagram trova la sua dimensione ideale, perché permette chi segue la diretta in quel momento può far sapere agli altri del momento live, condividere la diretta stessa.

    Una condivisione che ha la possibilità di continuare anche subito dopo la conclusione, quando il video della diretta può essere condiviso nel feed, in quella sezione unica che adesso prevede Instagram per i video (dirette e non).

    Come già sapete, uno dei grandi vantaggi di fare dirette su Instagram è anche quello che, una volta avviata la diretta (in maniera molto semplice che adesso vedremo) il sistema manda una notifica ai propri follower e le trasmissioni in diretta sono poi allocate in alto sul feed. Una modalità, questa, ripresa da Twitter per Twitter Spaces, infatti gli spazi audio in diretta vengono visualizzati in alto nella home.

    Senza dimenticare che la possibilità di fare dirette su Instagram permette di offrire ai vostri follower un lato umano poco conosciuto dagli altri che può arricchire le Relazioni.

    Su Instagram sarà possibile nominare i Moderatori nelle dirette

    Ed ecco come avviare una Instagram Live

    Fare una diretta su Instagram, come dicevamo prima, è molto semplice.

    Una volta che vi trovate all’interno della home dell’app, dove vedete scorrere il vostro feed, scorrete con un gesto verso sinistra e si apre la sezione dalla quale potete avviare una diretta, la stessa può essere usate per fare stories. In questa sezione, dal menù in basso, cercate la modalità “In diretta”. Dopo averla selezionata, con la centro il tasto tondo per avviare la diretta, notate che sulla destra è possibile visualizzare un menù, dal quale potete scegliere di programmare la diretta e anche di impostare un pubblico.

    Potete scegliere anche di dare una diretta di prova, per esercitarvi e prenderci la mano.

    Diciamolo senza problemi, le prime volte non è così entusiasmante. Tra l’ansia e il fatto che sono pochi quelli che vi seguono, il risultato potrebbe non essere ottimale. Ma voi non scoraggiatevi, anzi. Funziona così in tutte le cose che hanno bisogno di un po’ di tempo per entrare a regime.

    Una volta che avete preso dimestichezza con lo strumento, vi renderete conto che si tratta di una modalità molto efficace. Per questo, scegliete bene il contenuto da trattare, da soli o insieme a qualcun altro (si possono aggiungere fino a tre ospiti, oltre chi avvia la diretta, per un massimo di 4 persone) e, cosa ancora più importante, ricordate che le Instagram Live hanno una durata massino di 1 ora.

  • Come agiscono i social media nella guerra Ucraina Russia

    Come agiscono i social media nella guerra Ucraina Russia

    I Social Media nella guerra Ucraina-Russia sono, a tutti gli effetti, un nuovo terreno di scontro. Ecco tutte le iniziative messe in atto dalle diverse piattaforme, come conseguenze delle sanzioni adottate contro la Russia.

    [Ultimo aggiornamento: 30 marzo]

    Sin dall’inizio della guerra Ucraina Russia, abbiamo cercato di raccontare come, in realtà, i social media siano oggi un terreno di scontro all’interno di questa crisi. Parliamo della prima guerra nell’era dei social media, un triste primato, che ci mostra come questi oggi giocano un ruolo fondamentale, per informare e informarsi.

    Giunti ormai a oltre due settimane dall’inizio delle ostilità, iniziate il 24 febbraio scorso, giorno in cui è iniziato l’attacco su larga scala da parte della Russia in Ucraina, cerchiamo di fare un po’ il punto della situazione rispetto alle iniziative che le piattaforme social media, o meglio le aziende che le guidano, hanno preso come conseguenza delle sanzioni che buona parte del mondo ha messo in atto.

    Come abbiamo detto, in questi giorni di angoscia globale, i social media sono stati usati per offrire un racconto, quasi in tempo reale, di ciò che accade sul campo (qui gli account che suggeriamo di seguire su Twitter), un filo diretto ininterrotto con la guerra, una condizione mai vista prima. Ma, allo stesso tempo, i social media sono stati il mezzo attraverso il quale condividere propaganda, fake news, disinformazione. In situazione di guerra, la propaganda gioca sempre un ruolo, nell’era dei social media tutto questo viaggia a velocità più sostenuta.

    Ma vediamo di fare il punto su come i social media si sono comportati, e continuano a farlo, dall’inizio della guerra ad oggi.

    Come agiscono i social media nel conflitto Ucraina Russia

    Meta, Facebook, Instagram

    E partiamo da Meta, la società che vede al suo interno le piattaforme social media come Facebook, Instagram, Messenger. Stiamo parlando delle piattaforme tra le più usate al mondo che superano, singolarmente, il traguardo di 1 miliardo di utenti. Facebook da sola ne fa ormai 3 miliardi.

    Ebbene, Facebook tra Russia e Ucraina contava circa 100 milioni di utenti (70 milioni in Russia e 25 milioni in Ucraina). Come sappiamo, alla fine della prima settimana della guerra, Facebook è stata bloccata in Russia, dopo essersi rifiutata di rimuovere le etichette che indicavano i contenuti di disinformazione dagli account delle emittenti televisive russe di stato, come RT e Sputnik. Il passo successivo di Meta è stato quello di sospendere iniziative di advertising da parte di queste emittenti, impedendo loro di usare Facebook come veicolo di informazione.

    Meta e l’appello a bloccare gli account

    La scorsa settimana Facebook ha risposto all’appello Uk che chiedeva di bloccare gli account di RT e Sputnik. Su Instagram, Meta ha poi criptato tutte le conversazioni private, questo sia in Russia che in Ucraina.

    Ed è di oggi la notizia che su Facebook e su Instagram sarà possibile pubblicare contenuti che in altre situazioni sarebbero vietate. Compresi gli inviti a danneggiare o addirittura la morte di soldati o politici russi. Andy Stone, portavoce di Meta, in merito ha detto: “Come conseguenza dell’invasione russa dell’Ucraina, abbiamo temporaneamente fatto delle concessioni verso forme di espressione politica che normalmente violerebbero le nostre regole, come discorsi violenti tipo ‘morte agli invasori russi’. Non permetteremo appelli credibili alla violenza contro i civili russi“. Non si tratta di permettere la possibilità di minacciare liberamente, ma Meta permetterà l’uso di dichiarazioni di difesa nel contesto della guerra.

    E sempre per quanto riguarda Meta, arriva un nuovo aggiornamento. I procuratori russi si sarebbero rivolti ad un tribunale russo chiedendo che Facebook e Instagram vengano dichiarate “piattaforme estremiste”. Se venisse approvata questa richiesta, si tratterebbe di un ulteriore “giro di vite” rispetto a quello che è la guerra sui social media.

    Instagram messa al bando in Russia

    [Aggiornamento/12 marzo] Come conseguenza della messa al bando di Instagram il prossimo lunedì 14 marzo 2022, in Russia, Nick Clegg su Twitter pubblica un comunicato in cui spiega, in via eccezionale, che sulle sue piattaforme, modificando in via eccezionale e temporaneamente le regole d’uso, sarà consentito utilizzare “appelli alla violenza contro i soldati russi”, solo in Ucraina. Anche se Clegg aggiunge che non sarà tollerata alcuna forma di “russofobia”.

    Guerra Ucraina Russia, ecco chi seguire su Twitter

    “Meta è una organizzazione estremista”

    [Aggiornamento/ 21 marzo]

    Come anticipato qualche giorno fa, la richiesta di etichettare Facebook e Instagram come organizzazioni estremiste ha trovato conferma in una sentenza di una Corte russa che ha definito Meta, appunto, una organizzazioni estremiste mettendo al bando tutte le attività sul suolo russo.

    Twitter

    Passiamo a vedere adesso cosa ha fatto e cosa sta facendo Twitter, la piattaforma guidata oggi da Parag Agrawal.

    Sempre nella prima settimana della guerra, Twitter ha sospeso temporaneamente tutti gli annunci pubblicitari che provengono dagli account delle emittenti televisive di stato russe, in Russia e in Ucraina. Nei primissimi giorni, Twitter ha apposto etichette indicanti contenuti di disinformazione agli account delle Tv di stato russe, riducendo le impressions e il downraniking dei contenuti pubblicati.

    https://twitter.com/TwitterSafety/status/1497353976588689411

    Come anche per Facebook, anche Twitter, sempre alla fine della prima settimana di guerra, è stata messa al bando in Russia. In risposta a questo, Twitter ha rimosso un centinaio di account sulla piattaforma che pubblicavano contenuti a sostengo della Russia con l’hashtag #IStandWithPutin.

    Sempre nell’ordine delle iniziative, e proprio in conseguenza del ban in Russia, qualche giorno fa Twitter ha lanciato la versione TOR della piattaforma, sfruttando appunto il sistema che protegge la privacy e aggira la censura, proprio per permettere agli utenti russi di continuare ad usare la piattaforma.

    E, notizia di ieri, Twitter, come anche Facebook, ha rimosso il tweet dell’ambasciata russa in Uk, per le false affermazioni riguardanti il bombardamento di un ospedale pediatrico nella città ucraina di Mariupol.

    Google e YouTube

    YouTube, di proprietà di Google, ha negato l’accesso ai media russi statali per gli utenti in Ucraina e ha sospeso le iniziative pubblicitarie per diversi canali russi. I contenuti video delle emittenti tv statali russe sono stati anche rimossi dai contenuti raccomandati.

    Come sappiamo, anche Google ha cessato tutte le sue iniziative pubblicitarie dopo che l’autorità delle comunicazioni russa aveva ordinato al colosso di Mountain View di cessare la diffusione di disinformazione su YouTube.

    [Aggiornamento/ 24 marzo] 

    Il regolatore per le comunicazione russo ha bloccato Google News in Russia, con l’accusa di aver contribuito a diffondere disinformazione. Allo stesso tempo Google non passerà più annunci su YouTube che ignorino la guerra in Ucraina.

    TikTok

    TikTok, come abbiamo anche riportato qui sul nostro blog, a inizio di questa settimana ha fatto sapere chein Russia non è più possibile caricare nuovi contenuti video e fare nuove dirette. Un provvedimento, ricordiamolo, reso necessario dopo l’approvazione della nuova legge russa sulle fake news che prevede anche fino a 15 anni di carcere. La piattaforma, nei primi giorni della guerra è stata usata spesso, anche da militari, per mostrare scene di guerra, ma anche per diffondere propaganda e disinformazione.

    TikTok sospende le dirette e upload di nuovi video in Russia

    Nei giorni scorsi, la piattaforma della società cinese ByteDance ha etichettato come fake news i contenuti video degli account appartenenti alle tv russe di stato.

    [Aggiornamento/ 18 marzo]

    L’app di proprietà della cinese ByteDance ha donato 5 milioni di dollari per sostenere tutte le attività umanitarie che si stanno adoperando per l’Ucraina, tra le quali Unicef e Unhcr.

    Reddit e Snapchat

    Anche Reddit ha assunto iniziative in questo contesto. La piattaforma molto usata negli Usa ha vietato la condivisione dei link che facessero riferimento alle emittenti di stato russe.

    Snapchat ha sospeso tutte le attività di advertising in Russia, Bielorussia e Ucraina e mettendo in pausa tutte le attività pubblicitarie di entità russe e bielorusse. Snapchat ha anche temporaneamente sospeso la funzione “Snap Map” per l’Ucraina, si tratta della funzione mostra quanti “snap” sono stati creati in luoghi particolari.

    Ecco, queste tutte le iniziative messe in atto finora dalle principali piattaforme social media, tenuto conto che tutte hanno preso parte, o organizzato, attività benefiche per l’Ucraina. E in questo contesto va citata anche Pinterest.

    Ovviamente, siamo qui ad aggiornare questo articolo man mano che nuove iniziative saranno annunciate.

  • Amazon presenta Amp, le stanze audio con la musica

    Amazon presenta Amp, le stanze audio con la musica

    Amazon presenta Amp, la sua app di stanze audio ma con la musica. Per ora è in versione beta solo negli Usa e su iOS. I creator potranno utilizzare musica con licenza gratuita e creare il proprio show radiofonico.

    Mentre in tanti si stanno chiedendo in questo periodo, “ma che fine ha fatto Clubhouse?“, ecco che arriva Amazon a dare vita al suo progetto audio.

    Sì, anche Amazon avrà la sua piattaforma di stanze audio, sotto forma di app solo su iOS, proprio in stile Clubhouse, e si chiama Amp. Ma c’è una differenza sostanziale. Amp permette a tutti, in realtà, di creare stanze audio non solo per conversare, ma per ascoltare musica.

    In pratica, con Amp ognuno può fare il suo live show radiofonico, attingendo a “decine di milioni di canzoni su licenza” delle tre grandi etichette discografiche coinvolte, Universal Music Group, Sony Music Entertainment, Warner Music Group, e “una lunga lista” di etichette indipendenti, le cosiddette indies”, come Beggars Group, Believe, CD Baby, e PIAS.

    Amp, ognuno può fare la sua radio

    Ognuno potrà quindi fare la propria radio, quell’elemento che mancava su Clubhouse, così come su Twitter Spaces, la piattaforma di spazi audio di Twitter che in pratica adesso ha preso il posto di Clubhouse.

    Amazon Amp, le stanze audio con la musica

    Già perché con Amp si potranno fare spazi, o stanze, audio parlando al proprio pubblico, conversando in chat, facendo poi ascoltare musica attraverso una playlist predisposta in precedenza.

    Al momento Amazon ha lanciato Amp in versione beta solo negli Usa, per ora, accedendo con le credenziali Amazon. I creator che daranno vita a spazi audio su questa piattaforma avranno la possibilità di programmarli, gestire gli interventi da parte del pubblico.

    Come detto, la musica la si potrà usare gratuitamente e aiuterà i creator a rendere lo spazio ancora più coinvolgente parlando del tema oggetto dello spazio stesso. Come sport, cultura, attualità. Allo stesso modo di come accade all’interno di qualsiasi altro programma radio.

    Amp, coinvolti grandi artisti per il lancio

    Per lanciare questa nuova modalità, Amazon ha pensato di coinvolgere artisti come Nicki Minaj, Pusha T, Tinashe, Travis Barker, Lil Yachty e Big Boi.

    Cos’ha dunque Amp che Twitter Spaces o Clubhouse o anche le Live Audio Rooms di Facebook non hanno? Semplice, la musica.

    Quasi tutti i tentativi di creare stanze, o spazi, audio, a partire da Clubhouse a cui va dato merito di aver animato lo scenario dei social media in piena pandemia, si sono concentrati sulla conversazione. E se avete avuto modo di partecipare a qualche spazio su Twitter Spaces o a qualche stanza su Clubhouse, vi sarete resi conto che in tante occasioni la musica sembrava essere l’elemento mancante. O ancora, almeno nella fase iniziale di Clubhouse, ma anche su Twitter Spaces, non mancavano incontri dove si sentiva solo musica, con l’elevato rischio, sicuro, di vedersi chiudere quello spazio per l’uso di musica senza la dovuta licenza.

    Una situazione simile si vede anche su Instagram, con dirette interrotte per il fatto di trasmettere musica senza licenza.

    Amp e la musica con licenza libera

    Amazon, dunque, offre un qualcosa in più, fornendo agli utenti musica con licenza d’uso liberamente e con la possibilità di poter costruire il proprio palinsesto, attorno allo sviluppo di un tema da trattare con gli utenti. E non è questo uno show radiofonico?

    Come dicevamo, al momento Amazon sta sperimentando Amp solo negli Usa, per un ristretto gruppo di persone, e solo su iOS.

    Al momento non si sa se vi saranno sviluppi anche su Android e non si sa se Amp potrà mai varcare i confini americani. Anche perché garantire la musica da usare con licenza gratuita non è cosa semplice da attuare in tutto il mondo.

    Se l’esperimento dovesse dare risultati positivi, allora potremmo sperare di poter vedere Amp anche in Europa e in Italia. E non sarebbe una cattiva idea.

    Intanto, si può seguire @onamp_, su Twitter, Instagram e TikTok per avere informazioni aggiornate.

  • TikTok sospende le dirette e upload di nuovi video in Russia

    TikTok sospende le dirette e upload di nuovi video in Russia

    TikTok, dopo essersi allineata con altre piattaforme social media nel sospendere gli account delle reti tv statali russe, sospende il caricamento di nuovi video e le dirette in Russia. Provvedimento necessario dopo l’approvazione della legge sulle fake news russa.

    Gli ultimi giorni, praticamente lo scorso fine settimana, sono stati scanditi da diverse iniziative in relazione al “conflitto Ucraina Russia“. Come vi abbiamo raccontato, ormai quasi tutte le aziende che gestiscono piattaforme social media hanno preso posizione, dando seguito, quindi, alle sanzioni già messe in atto contro la Russia.

    E mentre proprio la Russia ha messo al bando piattaforme come Facebook e Twitter, ultima, in ordine di tempo, è TikTok. La piattaforma di proprietà della cinese ByteDance (particolare rilevante in questo contesto) ha annunciato di sospendere il caricamento di nuovi contenuti video e le dirette streaming in Russia. Da questo provvedimento resta fuori il servizio di messaggistica all’interno dell’app.

    TikTok si allinea con le altre piattaforme

    Il provvedimento si è reso necessario, fa sapere TikTok su Twitter, in seguito all’approvazione della legge russa sulle fake news, approvata la scorsa settimana su precisa richiesta di Putin. Tale legge, infatti, prende di mira tutti i media che tentino di raccontare il conflitto Ucraina Russia come una “aggressione”. E se ci fosse qualche media, piattaforma social, che la raccontasse da questo punto di vista, o desse spazio a questa narrazione, rischierebbe pesanti sanzioni come multe e fino a 15 anni di reclusione.

    TikTok sospende le dirette e upload di nuovi video in Russia

    Alla luce della nuova legge russa sulle ‘fake news’, non abbiamo altra scelta che sospendere il livestreaming e i nuovi contenuti del nostro servizio video, mentre prendiamo in considerazione le implicazioni di questa legge sulla sicurezza“, si legge nel secondo dei tre tweet con cui TikTok ha dato l’annuncio su Twitter.

    Nei giorni scorsi, TikTok si era unita a Meta, Twitter e YouTube nel vietare i media di stato russi all’interno dell’Unione europea e nell’etichettare tali media nel resto del mondo. Le piattaforme social media, come abbiamo già sottolineato, si sono trovate nel mezzo di una guerra d’informazione sull’invasione, con i leader ucraini, americani ed europei che chiedono loro di tagliare fuori la Russia. E allo stesso tempo, la Russia fa pressione sulle aziende per censurare i loro contenuti.

    Come scrivevamo qualche giorno fa, i social media costituiscono quindi un verso e proprio terreno di scontro.

    Val la pena di ricordare anche che TikTok nei giorni scorsi ha visto lievitare contenuti video, e dirette, che pretendevano di mostrare le azioni sul campo di guerra, contenuti che spesso non sono verificati, rischiando quindi di diffondere propaganda e disinformazione.

    Quasi 500 milioni di video con #Ukrainewar

    Secondo alcune informazioni, sula piattaforma si sono registrati quasi 500 milioni di contenuti video con l’hashtag #Ukrainewar e spesso alcuni di questi hanno ottenuto centinaia di migliaia di like. Su Instagram, sempre con lo stesso hashtag si sono registrati 125 mila video e i più popolari hanno ottenuto qualche migliaio di like.

    Guerra Ucraina Russia, ecco chi seguire su Twitter

    Questa misura non è che una dimostrazione di quanto la situazione sia grave, dal punto di vista dell’informazione, a testimonianza che in Russia non si può dare vita ad una informazione indipendente. Questo riguarda TikTok e tutte le altre piattaforme che in questo momento non hanno la possibilità di continuare ad operare liberamente.

  • Twitter, il progetto di fact checking Birdwatch è attivo negli Usa

    Twitter, il progetto di fact checking Birdwatch è attivo negli Usa

    Twitter estende negli Usa, dopo un anno di test e per piccolo gruppo di utenti, il proprio programma di fact checking chiamato Birdwatch.

    Un anno fa Twitter lanciava il suo programma di fact checking denominato Birdwatch. E da oggi il programma inizia ad estendersi negli Usa, sebbene disponibile per un picciolo gruppo “randomizzato”. Ma di cosa si tratta?

    Birdwatch è un programma che consente agli utenti di aggiungere delle note sui tweet che contengono informazioni fuorvianti. Attraverso questo programma di fact checking collaborativo, si possono aggiungere delle note manuali in modo tale da aiutare gli utenti che entreranno in contatto con quel tweet specifico specificando che il contenuto all’interno di esso contiene disinformazione. In pratica, il tweet preso in esame avrà visibili delle note di contesto che aiuteranno l’utente a comprendere se quelle informazioni sono in realtà delle fake news.

    Twitter e Birdwatch

    Va detto che una volta che lo stesso tweet viene segnalato con delle note, Twitter non ne limita le impressions o la reach. Quindi, se ci si trova di fronte ad un tweet che contiene tante note di segnalazioni, evidentemente ci si trova ne caso in cui effettivamente quel tweet contiene informazioni false.

    Si tratta quindi di un progetto partecipativo, potremmo quasi dire che si ispira a Wikipedia, coinvolgendo gli utenti a segnalare contenuti fuorvianti. Un progetto importante, soprattutto in un momento particolare della storia odierna, con il dilagare delle informazioni sul conflitto Ucraina Russia dal potenziale fuorviante enorme. Il processo ricorda molto Reddit (ancora una volta), anche se non ci sono il voti negativi (il downvote), che invece troviamo all’interno dei tweet di risposta.

    Ma il rilascio negli Usa, ad un ristretto gruppo di utenti, non è che un primo passo, lento. Segno che il progetto, ambizioso, ha bisogno di tempo ancora per riuscire a risultare efficace.

    Dagli screenshot diffusi da Twitter si vedono dei tweet con delle note in primo piano e gli stessi utenti saranno anche invitati a valutare tali note, in modo da individuare quelle più affidabili.

    Twitter Birdwatch, il programma di fact checking attivo negli Usa

    Come funziona Birdwatch

    Ma come funziona il progetto Birdwatch?

    Per poter apparire sotto forma di nota, la segnalazione degli utenti riguardo ad un tweet deve essere votata da “un numero sufficiente di collaboratori di Birdwatch“, precisa Twitter, da diverse prospettive, in modo da avere diversi punti di vista. “La differenza di prospettive è determinata da come le persone hanno valutato le note in passato, non in base ai dati demografici“, precisa sempre Twitter.

    Al momento si sa che al progetto hanno contribuito, nella prima fase, circa 10 mila persone. Anche se, come riportava da Poynter a febbraio scorso, solo la metà degli utenti aveva citato una fonte e che spesso le note contenevano “retorica di parte”. Certo, si trattava di un progetto appena lanciato e se oggi Twitter procede ad una prima estensione, vuol dire che qualche segnale è stato ricevuto.

    Infatti, nel presentare il lancio, limitato, negli Usa, Twitter fa sapere che coloro che hanno visto le note sui tweet hanno avuto tra il 20% e il 40% di probabilità in meno di essere d’accordo con il contenuto di un tweet, potenzialmente fuorviante; mentre la maggioranza degli utenti che ha visto le note le ha trovate utili.

    Il progetto esce dalla fase di test

    Il progetto quindi esce dalla sua fase di test, anche se il lancio resta ancora molto circoscritto e la modalità è abbastanza comprensibile. Come in tutte le cose, ci vuole tempo e, quando di parla di disinformazione, ce ne vuole ancora di più.

    Il lancio prevede anche la novità degli alias, ossia la possibilità che gli utenti che propongono delle note possono utilizzare dei nomi diversi in modo da non essere facile bersaglio sulla piattaforma.

    Birdwatch comincia a prendere più forma proprio nel momento in cui i social media sperimentano nuove modalità per tenere lontana la disinformazione dalle piattaforme, un tema particolarmente sentito proprio in questo periodo in cui i social media diventano un nuovo luogo di scontro all’interno del conflitto Ucraina Russia.

    Ovviamente, saremo qui a raccontarvi gli sviluppi di questo programma.

  • Su Instagram arrivano le didascalie automatiche nei video

    Su Instagram arrivano le didascalie automatiche nei video

    Un anno dopo TikTok, Instagram segue a ruota. Sull’app di Meta arrivano le didascalie automatiche nei video che possono essere anche disabilitate. Instagram punta sempre più sui video raccolti tutti nell’app principale.

    Un anno dopo TikTok, anche Instagram segue a ruota. Del resto, il destino delle due app è ormai segnato per sempre, dopo che l’app di Meta, nel 2016, ha praticamente copiato la funzionalità dell’app di ByteDance, chiamandola Instagram Stories.

    E sappiamo bene quanto questa mossa, nel tempo, si sia rivelata azzeccata per la società guidata oggi da Adam Mosseri.

    La notizia di questi giorni, allacciandoci a quello che dicevamo in apertura, è che su Instagram arrivano le didascalie automatiche nei video. Una funzionalità che gli utenti, specialmente i creator, apprezzeranno particolarmente, visto che fino a ieri dovevano utilizzare altri metodi.

    Su Instagram arrivano le didascalie automatiche nei video

    Instagram e le didascalie in 17 lingue

    La nuova funzionalità viene rilasciata in 17 lingue, tra cui l’italiano. Le altre sono inglese, spagnolo, portoghese, francese, arabo, vietnamita, tedesco, turco, russo, tailandese, tagalog, urdu, malese, hindi, indonesiano e giapponese. Presto verrà esteso a tutte le altre lingue. Sono 105 le lingue ufficiali nel mondo e 33 risultano essere quelle più parlate.

    Le didascalie offriranno la possibilità ai creator di provare a cambiare le abitudini di uso dell’app del proprio pubblico. Infatti, la possibilità che venga aggiunto del testo in automatico permetterà, da una parte, ad altri utenti con disabilità di poter accedere con un ausilio in più. E, dall’altra, permetterà agli utenti di poter vedere il video anche senza audio, avendo appunto la possibilità di leggere, senza arrecare fastidio a chi si ha di fianco, per esempio.

    Ovviamente, per i creatori, questa può essere un’occasione per provare a verificare come reagisce il proprio pubblico.

    Le didascalie possono essere anche disattivate e la tecnologia di Intelligenza Artificiale che sta dietro alla funzionalità migliorerà man mano che la stessa funzionalità viene utilizzata.

    Instagram, ancora una volta, punta sui video, in particolar modo sui Reels. In questa direzione va anche l’ultima decisione che è quella di disattivare definitivamente IGTV, l’app standalone che avrebbe dovuto aprire nuove opportunità, scegliendo quindi di raccogliere tutti i contenuti video all’interno dell’app principale.

  • Se i Social Media diventano il nuovo terreno di scontro

    Se i Social Media diventano il nuovo terreno di scontro

    Il conflitto Ucraina-Russia vede un altro terreno di scontro, ed è quello dei social media. Tra disinformazione, fake news e paesi che cercano di controllare questi strumenti, alla fine Internet potrebbe cambiare definitivamente.

    Il conflitto Ucraina-Russia è il primo vero conflitto che si combatte nell’era dei social media, un primato che avremmo voluto non segnalare. Come stiamo vedendo in questi giorni, di fianco al terreno di scontro, quello cruento che provoca vittime innocenti, ne esiste un altro: quello dei social media.

    Negli ultimi giorni stiamo assistendo ad uno scontro sulle diverse piattaforme social media che, come abbiamo già sottolineato, diventano luoghi fondamentali dove informarsi e dove informare chi vuole capirne di più. In mezzo a tutto questo, le stesse piattaforme vengono usate per diffondere disinformazione e fake news, con grande difficoltà, da parte degli utenti, di riuscire a distinguere le informazioni vere da quelle false.

    Per questo motivo, nei giorni scorsi abbiamo suggerito una serie di account da seguire su Twitter, dai quali attingere informazioni verificate e veritiere. Un suggerimento che nasce anche dalla difficoltà degli utenti di riuscire ad individuarli.

    Il conflitto Ucraina-Russia e il nuovo terreno di scontro

    Ma, oltre a questo elemento che caratterizza queste piattaforme come nuovo terreno di scontro nel conflitto, c’è da registrare anche la presa di posizione da parte delle aziende che gestiscono queste piattaforme social media.

    E nei giorni scorsi abbiamo visto come Meta, Twitter e anche Google (la casa madre di YouTube) sono intervenute con misure precise.

    Google ha sospeso tutte le forme di monetizzazione che i media di stato russi stavano usando e misura analoga è stata adottata anche da YouTube. Sabato l’autorità russa sui media ha chiesto a Google di rimuovere questa restrizione.

    Meta, l’azienda che controlla Facebook, ha adottato una misura simile indirizzata sempre ai media russi statali.

    Sulla falsariga delle aziende competitor, anche Twitter si è mossa in questa direzione, adottando una misura che mette in pausa tutte le iniziative di advertising che provengono dall’Ucraina e dalla Russia, allo scopo di “garantire che le informazioni critiche sulla sicurezza pubblica siano elevate e che gli annunci non le sminuiscano“.

    Le restrizioni da parte dei social media

    E la Russia, proprio di fronte a queste posizioni, è intervenuta duramente, attivando provvedimenti di restrizione che riguardano l’uso di Facebook e Twitter sul territorio russo. Provvedimento che ha trovato conferma nelle dichiarazioni di Nick Clegg, responsabile Meta per le attività globali:

    Il provvedimento di restrizione, da parte del governo russo, ha preso di mira Facebook per esseri rifiutata di cessare l’attività di fact-checking e di eliminare le etichette di avviso di disinformazione apparse all’interno dei contenuti pubblicati da quattro media russi statali.

    La risposta di Meta, attraverso appunto Nick Clegg, è abbastanza eloquente.

    Ma perché avviene questo?

    La Russia punta al controllo dei social media

    La risposta è semplice, forse anche scontata. Come anche altri paesi (tra cui la Cina), la Russia mira a controllare l’uso dei social media, così come Internet. Va precisato che questo desiderio della Russia non si manifesta oggi, ma è ormai palese da un po’ di anni a questa parte.

    Surfshark nelle scorse settimane, quando ancora cominciava a parlarsi di una nuova situazione di crisi, dopo quella del 2014, in Ucraina, ha stilato un report rilevando come siano decine i paesi nel mondo che vogliono controllare l’uso dei social media, limitando la libertà di parola e di espressione.

    Un’analisi interessante, pubblicata all’inizio di quest’anno, dalla quale si evince che nel mondo sono ben 72 i paesi, su 193, che hanno applicato restrizioni all’accesso sui social media negli ultimi sette anni.

    Social Media nuovo terreno scontro mondo 2022

    E in Europa i paesi che applicano restrizioni sono soprattutto quelli dell’est. Come la Russia, la Bielorussia che ha bloccato Twitter e altre piattaforme nell’agosto del 2020, il Montenegro che ha bloccato WhatsApp e Viber in occasione delle elezioni del 2016, e anche in Ucraina che ha provveduto a bloccare la piattaforma social media russa dopo l’annessione della Crimea avvenuta nel 2017.

    Social Media terreno di scontro bloccati 2022

    La frammentazione di Internet

    La situazione attuale che si è creata porta al centro, ancora una volta, il tema della frammentazione di Internet. Quello che doveva essere uno strumento libero, democratico per alcuni paesi di venta quasi una minaccia da controllare.

    Un’idea per la quale non esisterebbe più una sola Internet, ma ne esisteranno tante altre, chiuse e, quasi impenetrabili, se non con strumenti di identificazione, controllati ovviamente.

    Ogni paese (o insieme di paesi) avrà la sua rete e controllerà idee e opinioni, facendo venire meno il motivo per cui Internet è stata creata.

    Questo conflitto nell’era dei social media, come dicevamo all’inizio, mette al centro in maniera prepotente questo tema. Anche perché, vada come vada, è probabile che una volta finita questa emergenza, Internet, come il mondo, potrebbe non essere più come quello che abbiamo imparato a usare in questi anni.

  • Social Media in Italia nel 2022, le piattaforme e non solo

    Social Media in Italia nel 2022, le piattaforme e non solo

    Ecco i dati principali della sezione dedicata all’Italia del Digital 2022 Global Overview Report. Gli italiani usano i social media per leggere nuove storie.

    Dopo aver dato uno sguardo globale all’ultima edizione di Digital 2022 Global Overview Report, sempre dallo stesso report, è il momento di guardare insieme quella che è la situazione dei Social Media in Italia nel, e per il, 2022.

    Sono dati sempre molto attesi e che ci offrono uno spaccato approfondito, e interessante, che ci accompagnerà lungo tutto questo anno con aggiornamenti periodici. Ma intanto, partiamo con questi dati che possono incontrare l’interesse di aziende ma anche di semplici utenti che vogliono capire più a fondo lo stato dei Social Media in Italia.

    Social Media in Italia 2022: 43,2 milioni di utenti

    Partiamo col dire che in Italia le persone connesse a Internet sono 50,85 milioni, vale a dire l’84,3% della popolazione italiana che è di 60,3 milioni. Le persone che usano i social media in maniera attiva sono 43,2 milioni, vale a dire il 71,6% della popolazione italiana.

    E proprio in relazione all’ultimo dato, il rapporto rileva che nel corso dell’ultimo anno le persone che usano i social media sono cresciute del 5,4%, vale a dire la metà del dato relativo a livello globale, con 2.2 milioni di nuovi utenti.

    Prima ancora di vedere i dati relativi a come e quanto gli utenti italiani usano i social media, è utile considerare forse, prima di tutto, che cosa spinge, nel 2022, gli italiani a usare i social media. Quali sono le motivazioni e che cosa cercano?

    Social Media in Italia 2022: cosa cercano gli italiani

    Ed eccola qua la risposta a queste domande: gli italiani vogliono leggere storie (48%). Al primo posto tra le ragioni per cui gli italiani usano questi strumenti troviamo, appunto, “leggere nuove storie”. Gli italiani vanno alla ricerca di storie, e questo può essere una indicazione unica per chi, come le aziende, i professionisti che sono alla ricerca di un mood da usare per coinvolgere le persone. Eccolo qua: raccontate storie.

    Motivi uso social media in Italia nel 2022

    Al secondo posto troviamo la motivazione per cui queste piattaforme sono nate, ossia quella di “restare in contatto con amici e familiari” (46,8%). In terza posizione, “riempire il tempo libero” (46,1%). Crearsi nuovi contatti e scoprire contenuti da brand sono in fondo alla classifica.

    Social Media in Italia 2022: leggero calo tempo di utilizzo

    Questa panoramica che vedete qui in basso, ci offre un colpo d’occhio molto esaustivo.

    Panoramica Social Media in Italia nel 2022
    Intanto, ricordiamo ancora una volta, in Italia gli utenti che usano i social media sono 43,2 milioni, in crescita del 5,4%, 2,2 milioni, nell’ultimo anno.

    In relazione al tempo trascorso sulle piattaforme social, il report rileva una durata media, per utente, di 1 ora e 47 minuti al giorno. Dato che fa segnare un lieve decremento del 4,5%, che corrisponde a 5 minuti in meno. Un dato che forse appare in contrasto con il periodo che abbiamo vissuto, e stiamo vivendo, che è quello della pandemia. Ci si aspettava forse una crescita, vito il periodo di massiccio utilizzo di strumenti digitali. Ebbene, forse il massiccio uso del digitale si è orientato verso altri strumenti.

    Gli italiani, in media, utilizzano 6 piattaforme social media ogni mese, il dato globale è di 7,5 piattaforme. Fra poco vedremo quale sono queste piattaforme che gli italiani usano e preferiscono.

    Dato demografico interessante da considerare è che il 50,8% degli utenti social media italiano sono uomini e 49,2% sono donne. Possiamo sostenere che vi è quasi parità.

    Social Media in Italia 2022: le piattaforme preferite

    E adesso vediamo quelle che sono le piattaforme social media che preferiscono gli italiani, quelle che amano di più, al di là dell’utilizzo che ne fanno.

    Piattaforme social media preferite in Italia nel 2022

    E non sorprende che al primo posto ci sia WhatsApp (39,7%), seguono poi le altre app di casa Meta come Instagram (21,7%) e Facebook (16,4%). Molto più staccato, troviamo Telegram (5,4%) e TikTok (3,4%). Twitter è preferito solo al 2,4%; poi Pinterest (2,2%), LinkedIn (1,2%), Messenger (1%) e chiude Discord (0,6%).

    Social Media in Italia 2022: le piattaforme più usate

    Queste, invece, sono le piattaforme social media più usate in Italia.

    Piattaforme social media più usate in Italia nel 2022

    E di nuovo, ai vertici, troviamo le app di Meta in un ordine leggermente diverse da prima. Infatti, WhatsApp, oltre che preferita, è anche l’app social media più usata in Italia (90,8%), seguita da Facebook (78,6%) e da Instagram (71,4%). Più staccata è Messenger (51,1%).

    Come prima, l’unica app capace di stare dietro al gruppo Meta è Telegram (45,3%), anche se forse qualcuno si sarebbe aspettato qualcosa di più. Poi troviamo TikTok (28,9%) e Twitter (28,2%), LinkedIn e Pinterest (27,6%), Skype (24,3%).

    Ecco, questo era il nostro resoconto su un report tra i più attesi, come ripetiamo sempre, oltre che utile e prezioso. Potete consultarlo e scaricarlo anche da qui.

  • Twitter al lavoro per evitare le mention indesiderate

    Twitter al lavoro per evitare le mention indesiderate

    Twitter starebbe lavorando ad una funzionalità che potrebbe essere “Lascia questa conversazione”, che permetterebbe agli utenti di rimuovere le mention indesiderate.

    Qualche anno fa mi ritrovai a conversare con un grande manager italiano e, tra una chiacchiera e un’altra, arrivammo a parlare di Twitter. Pur restandone sempre affascinato, mi guardò e mi disse: “Vedi Franz (mostrandomi un tweet in cui era menzionato) questo io non lo posso eliminare, su Facebook sì. Ecco perché Twitter mi piace poco“. In quel momento, potevo aggiungere veramente poco, aveva ragione.

    Uno dei grandi limiti di Twitter è da sempre l’attività di mention “selvaggia”, quella che prevede l’aggiunta dell’account all’interno del tweet, mention che nei fatti non è possibile annullare. Lo stesso vale poi nelle conversazioni che si sviluppano, con tweet di risposta pieni di mention che possono risultare non graditi.

    Questo per il semplice fatto che, a volte, la conversazione in cui si è menzionati possa degenerare o anche allontanarsi molto da quello che era il contenuto originale.

    In effetti ci sarebbe un modo per annullare il rumore di fondo e sarebbe quello di silenziare. Anche se si tratta di una modalità che rimane anonima, nel senso che l’autore del tweet non saprà mai che uno di quelli che è menzionato l’ha silenziata.

    Twitter al lavoro per evitare le mention indesiderate

    Twitter lavora ad una funzione per le mention indesiderate

    Ecco, tutto questo per inquadrare meglio la notizia di cui stiamo per parlarvi. Più che notizia, in effetti, per ora è solo un rumor. Ma, vista la fonte che l’ha resa nota, è molto probabile che si tratti di una anticipazione di qualcosa che verrà presto alla luce in maniera ufficiale.

    Jane Manchun Wong, reverse engineering non nuova a scovare novità, ha scoperto che Twitter starebbe lavorando ad una nuova funzionalità che permetterebbe agli utenti di “lasciare la conversazione” nel momento in cui ci si trovi di fronte ad una mention indesiderata.

    Ecco come potrebbe essere

    Dal tweet si vede uno screenshot della funzionalità, che potrebbe prendere il nome “Lascia questa conversazione”, con un bottone grande, cliccato il quale si attiveranno queste tre opzioni di default:

    • Annullare la mention: il nome resta ma non si riceveranno più notifiche dalla conversazione;
    • Bloccare la mention: le persone non potranno più menzionare quell’utente in quella conversazione specifica;
    • Bloccare le notifiche: non si riceveranno più notifiche relative alla conversazione specifica, anche se sarà sempre e comunque visibile.

    Quindi, scegliendo questa funzionalità, il nome dell’account (il nome scelto dopo la @) resterà all’interno del tweet ma non sarà più linkabile. Di conseguenza, non si riceveranno più notifiche e si potrà essere più menzionati nella conversazione.

    Come potete vedere, si tratta di una funzionalità che andrebbe oltre il semplice silenziare la conversazione.

    Questa modalità, se confermata, andrebbe quindi ad aggiungersi a “Rimuovi tag dalla foto“, la funzionalità che permette agli utenti di rimuovere il tag, questa volta, da una immagine all’interno di un tweet che risulta essere indesiderato.

    Fine all’effetto “canoa”

    Se andasse in porto questa funzionalità “Lascia questa conversazione”, si metterebbe fine a quel fenomeno che va sotto il nome di “canoa di Twitter”, locuzione coniata da Lindsey Weber indicando quel fenomeno che vede un tweet crescere, man mano, con diverse mention. ” I partecipanti sono invitati a ‘prendere una pagaia’ per portare la canoa ‘a riva’, prima che ‘affondi’. In migliaia sono annegati in canoe rovesciate su Twitter“. Una forma che rende bene l’idea.

    Piccolo recap delle novità che Twitter ha lanciato ultimamente, due su tutte.

    La prima, la possibilità di pinnare le conversazioni nei DM, quindi si potranno riportare e fissare in alto le conversazioni solite che tenete con qualche utente in particolare.

    La seconda, che segnalavamo anche all’interno della nostra newsletter settimanale (non vi siete ancora registrati?🤔), è la funzione Safety Mode, che si sta propagando in Usa, Regno Unito, Canada, Australia, Irlanda e Nuova Zelanda, che applicherà un blocco a quegli utenti che fanno uso di linguaggio ingiurioso, violento o che disturbano la conversazione con risposte ripetute e con menzioni continue. Infatti, dicevamo proprio delle menzioni selvagge, e quindi tutto torna.

  • Manager e social media, sempre più brand ambassador

    Manager e social media, sempre più brand ambassador

    La nuova edizione della Social Top Manager di Reputation Manager rileva che ancora il 26% dei manager italiani è assente sui social media, e che il 26% è invece inattivo. Tra i manager italiani, si fa strada la modalità d’uso da brand ambassador.

    A distanza di sei mesi, ecco la versione 2022 di uno dei report più interessanti che indagano il rapporto dei Manager italiani e il loro modo di usare i social media. Dalla precedente edizione, la nuova edizione di Social Top Manager di Reputation Manager evidenzia come ci sia stato un lieve miglioramento nell’uso. Infatti, se nella precedente edizione avevamo visto che ben il 32% dei manager era inattivo sui social media, adesso lo è il 26%. Un miglioramento lieve che comunque va registrato.

    Resta sempre poi il 26% di manager che invece è totalmente assente sui social media, vale a dire quasi un terzo.

    Più di un quarto dei manager non usa i social media

    E poi, va evidenziato come i Manager italiani usino i social media come strumenti per comunicare l’azienda che guidano. Una modalità da “brand ambassador” per l’appunto. I valori dell’azienda rientrano nello stile comunicativo del manager, e viceversa. Un processo che, proprio durante la pandemia da Covid-19 ha permesso agli executive di porsi come punto di riferimento per l’azienda e per le persone a cui parlano.

    Manager e social media, sempre più brand ambassador

    Altro interessante elemento, che vogliamo portare alla vostra attenzione, prima di passare a vedere i dati relativi alle performance dei manager sulle singole piattaforme social media, è che i manager si concentrano sempre di più sui temi legati all’ESG, ossia Environmental, Social e Governance. Il tema sociale, attenzione alla sostenibilità e a nuovi modelli di governance, temi emersi soprattutto durante e dopo la pandemia, sono entrati nel lessico comunicativo dei manager. I loro contenuti diffusi attraverso i social media hanno lo scopo di portare i propri follower a comprendere meglio i tempi che viviamo e a trovare nuove modalità e soluzioni per il futuro.

    Come potete vedere, si tratta di due elementi molto interessanti che delineano una evoluzione da questo punto di vista. Anche se, resta ancora molto alta la percentuale di manager che usano poco i social media.

    Social media e manager, i dati

    E ora passiamo a i dati per ogni singola piattaforma.

    I Social Top Manager stili comunicazione

    Prima di passare alle piattaforme social media, il report mette in evidenza come, ancora oggi, solo il 51% dei manager italiani è presente con una pagina su Wikipedia. Si tratta di un presidio importante da considerare, visto che il sito della più grande enciclopedia partecipativa online è uno dei link principali posizionati su Google.

    Passiamo adesso a guardare come i manager italiani usano LinkedIn. E, come già rilevato prima, sono due i grandi temi che guidano la comunicazione su LinkedIn dei top manager: le tematiche relative al mondo Esg e le performance positive delle aziende che guidano. Sono invece più rari i riferimenti al mercato di cui fanno parte e all’attualità.

    Manager su LinkedIn

    Tra i manager più seguiti sulla piattaforma di proprietà di Microsoft, al primo posto troviamo ancora l’Amministratore Delegato di Lamborghini Stephan Winkelmann, “Top Employers Italia 2022”, con i suoi 113 mila follower. Nella precedente edizione, pubblicata qui sul nostro InTime Blog, ne aveva 72 mila. Winkelmann è sempre molto attento alle ultime innovazioni tecnologiche, prova ne è che il 1° febbraio Lamborghini ha messo all’asta il suo primo Nft.

    I Social Top Manager su LinkedIn

    In seconda posizione, stabile l’Ad di Renault, Luca de Meo, con 76 mila follower, 14 mila in più dall’ultima edizione del report. Tra i contenuti postati dal manager italiano, ex Seat, la firma dei Women Empowerment Principles delle Nazioni Unite. De Meo ha ricordato come Renault sia la casa automobilistica con la più alta percentuale di occupazione femminile nel settore, vicina al 25%, e ribadendo il proprio impegno su questo tema.

    In terza, stabile anche lui, troviamo Marco Alverà, Snam, con 65 mila follower, 11 mila in più dall’ultima rilevazione. Da segnalare la “scalata” di Giampaolo Grossi, General Manager di Starbucks, che passa in settima posizione con 39 mila follower, 10 mila in più dall’ultima rilevazione.

    Dopo aver visto le performance dei manager italiani su LinkedIn, passiamo a vedere come usano Twitter, altra piattaforma sempre più centrale per gli executive italiani.

    Manager su Twitter

    Il presidente del Napoli, oltre che presidente della Filmauro, Aurelio de Laurentiis, è sempre molto attivo su Twitter e si conferma al primo posto tra i manager italiani più seguiti, con 684 mila follower, 16 mila in più dall’ultima rilevazione. De Laurentiis usa spesso lo strumento per parlare del suo Napoli, ma non disdegna di offrire la sua visione riguardo i temi di attualità.

    I Social Top Manager su Twitter

    In seconda posizione, stabile, troviamo il presidente della Juve, Andrea Agnelli, con 163 mila follower, 2 mila in più dall’ultima rilevazione. Il nipote dell’Avvocato però non usa lo strumento in modo costante, infatti è inattivo dallo scorso 18 giugno.

    In terza posizione troviamo Lapo Elkann, con i suoi 135 mila follower. Nella scorsa rilevazione era quarto con 108 mila follower. L’altro nipote dell’Avvocato usa lo strumento per parlare delle sue attività, spesso benefiche, senza trascurare i grande temi dell’attualità e, ovviamente, la Juve.

    Nella classifica troviamo anche lo stilista Giuseppe Zanotti, Lady Gaga ha indossato sue creazioni. Da segnalare l’ottima performance di Corrado Passera, co-fondatore di illimity bank, che riesce ad essere molto attivo anche su Twitter, oltre che su LinkedIn.

    Manager e Instagram

    Come già rilevato la scorsa volta, i manager italiani si stanno avvicinando anche a Instagram, piattaforma che riserva grandi soddisfazioni quando si è in grado di inquadrare la corretta comunicazione da usare sulla piattaforma.

    Il report ci riporta anche questa classifica, nella quale spiccano i manager del fashion e dello sport.

    Al primo posto, stabile, troviamo infatti Elisabetta Franchi, fondatrice di Betty Blue, con i suoi 2,7 milioni di follower, 200 mila in più dall’ultima rilevazione pubblicata qui sul nostro blog. La sua forza è quella di generare 9 mila interazioni in media per ogni post condiviso.

    I Social Top Manager su Instagram

    In seconda posizione, anche questa una conferma, troviamo Steven Zhang, presidente dell’Inter, con 534 mila follower, circa 16 mila in meno rispetto all’ultima rilevazione da noi riportata.

    Terzo posto, e anche qui una conferma, con Brunello Cucinelli, con 348 mila follower, 28 mila in più dall’ultima rilevazione a noi pubblicata. Il fondatore della omonima azienda usa Instagram per raccontare della sua azienda, ma anche per condividere pensieri su questi tempi che stiamo vivendo.

    Non è un caso che anche in quarta e quindi posizione, con Margherita Missoni (205 mila follower) e Renzo Rosso (181 mila follower), ci siano manager particolarmente affermati nel mondo della moda, uno dei settori principali del belpaese.

    Ecco, questa in sintesi l’analisi dell’Osservatorio Social Top Manager di Reputation Manager che potete anche scaricare.

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