Categoria: Social Media

In questa categoria trovate articoli che riportano dati e ricerche sul mondo dei Social Media. Dal numero di utenti connessi, al tempo trascorso su ciascun social network

  • Twitter, adesso Twitter Spaces è davvero per tutti

    Twitter, adesso Twitter Spaces è davvero per tutti

    Twitter Spaces diventa disponibile per tutti e quindi decade il limite dei 600 follower. Tutti gli utenti possono quindi creare i propri spazi audio e la possibilità di registrarli è sempre più vicina.

    Twitter Spaces è ora disponibile per tutti gli utenti, senza alcun limite. Twitter continua a lavorare sugli spazi audio, arricchendoli di nuovi strumenti e opzioni, e ora, dopo aver limitato la possibilità di aprire spazi audio agli utenti con più di 600 followers, ecco che adesso permette a tutti di usare questa funzionalità, sia su iOS che su Android.

    Una operazione che dimostra l’intenzione di Twitter di continuare a sviluppare la funzionalità audio anche se ancora non possiede una sezione dedicata all’interno dell’app.

    Come sapete, Twitter ha detto addio agli inizi di agosto ai Fleets lasciando comunque la parte alta della timeline solo per gli spazi. Ma questi compaiono solo quando attivi, mentre si avverte l’esigenza di avere una sezione dedicata a Twitter Spaces.

    Sezione dedicata che al momento è in versione test su iOS solo in lingua inglese, ancora niente su Android. La sezione compare visibile al centro sul menù in basso, tra la sezione “Cerca” e la campanella delle “Notifiche”. In questo modo sarebbe più facile seguire gli spazi, vedere quelli in programma e, soprattutto ascoltare quelli in diretta.

    Twitter, adesso Twitter Spaces è davvero per tutti

    Di sicuro la sezione dedicata darebbe maggiore impulso all’uso degli spazi.

    Recentemente, come dicevamo all’inizio, Twitter ha introdotto alcune opzioni interessanti. Come la possibilità per l’host di avere un co-host e anche la possibilità di poter usare dei tag per definire meglio l’argomento che sarà trattato all’interno dello spazio.

    Come usare Twitter Spaces e organizzare uno spazio coinvolgente

    E non dimentichiamoci che gli spazi sono anche un grande opportunità per i creator e per tutti coloro che vogliono realizzare degli spazi unici. Infatti negli Usa, per ora solo lì, è possibile realizzare spazi a pagamento, possibilità che comunque resta limitata ad alcuni utenti e non per tutti.

    Nelle scorse settimane è stato possibile provare ad accedere alla funzionalità, mostrando di possedere i requisiti richiesti; nei giorni scorsi alcuni utenti hanno cominciato a ricevere i primi feedback da Twitter e ora, come dicevamo negli Usa è possibile creare spazi a pagamento, in attesa che la possibilità venga estesa a livello globale.

    La domanda che tutti si pongono spesso, invece, è: ma quando si potrà avere la possibilità di registrare gli spazi? A questa domanda risponde proprio l’account di Twitter Spaces quando un mese fa twittò un concept di come si presenterà la possibilità di registrare gli spazi, con un tasto attivabile proprio nel momento in cui lo spazio viene creato.

    Al momento non si sa molto di più, ma qualcosa si sta muovendo.

  • Usare Instagram da desktop adesso è possibile, finalmente

    Usare Instagram da desktop adesso è possibile, finalmente

    Finalmente è possibile usare Instagram da desktop. Da ieri è possibile, per tutti, caricare immagini e video dal proprio computer. Una modalità a lungo attesa che fa felici, in particolare, tutti coloro che con Instagram ci lavorano.

    La notizia è stata accolta, immaginiamo, con scene di giubilo da tutti i professionisti e agenzie di comunicazione che hanno a che fare spesso con lo strumento. Più che immaginare, siamo sicuri che sia andata proprio così.

    Stiamo parlando della possibilità, da ieri per la verità, di poter usare Instagram anche da desktop, una possibilità che da sempre è stata molto richiesta e che è arrivata dopo molto tempo. Dopo una fase di test, a giugno ve ne avevamo dato notizia, adesso tutti possono usare Instagram dalla modalità desktop.

    Una notizia, questa, che forse interesserà poco quegli utenti, la gran parte ovviamente, che usano Instagram da mobile e che sicuramente non si sono mai posti il problema di poter avere la possibilità di usarlo anche dal proprio computer. Ma la notizia interesserà molto tutte quelle persone che con Instagram lavorano e che non vedevano l’ora di poter avere l’estensione d’uso anche dal proprio pc.

    Usare Instagram desktop franzrusso intime blog

    E cosa si potrà fare?

    Tutto, o quasi tutto. Di sicuro, quelle operazioni che di solito accompagnano la condivisione di un contenuto: quindi video e/o immagini.

    Come usare Instagram da desktop

    In pratica, accedendo a Instagram da desktop, dalla home, noterete in alto a destra che tra l’icona dei messaggi e quella di Esplora si trova quella con il simbolo “+”, con la dicitura “Ora puoi creare e condividere post direttamente dal tuo computer“. Una volta cliccato sull’icona compare una finestra all’interno della quale è possibile trascinare l’immagine o il video che serve per il vostro contenuto, oppure cliccare su “Seleziona da computer” e scegliere, appunto, l’immagine o video utile per la vostra condivisione.

     

    Visualizza questo post su Instagram

     

    Un post condiviso da Instagram’s @Creators (@creators)

    Insomma, da oggi lavorare su Instagram sarà sicuramente più facile. E se vi state chiedendo, legittimamente, se cambia qualcosa nelle dimensioni delle immagini da condividere da desktop, la risposta è no: il formato a cui fare riferimento anche in questo caso resta sempre quello 1080 x 1080px.

    Oltre a questa novità, Instagram sta per rilasciare anche altre funzionalità come “Collabs”, ossia la possibilità data a due account diversi di autorizzare un post o un Reel. E sempre a proposito di Reel, ci sono nuove opzioni come “Superbeat”, per dare più movimento musicale al contenuto e anche “Dynamic 3D Lyrics”, per dare nuovi effetti ai testi che si usano all’interno dei Reel.

  • Paypal vuole acquisire Pinterest per entrare nel Social Commerce

    Paypal vuole acquisire Pinterest per entrare nel Social Commerce

    Paypal avrebbe intenzione di acquisire Pinterest, si parla di cifre tra i 39 e i 45 miliardi di dollari. Se si concretizzasse, gli permetterebbe di entrare nel Social Commerce.

    Potrebbe essere la notizia dell’anno o forse potrebbe essere una delle tante news che si affollano quando un’aziende è in procinto di presentare i propri dati finanziari del terzo trimestre. Fatto sta che la notizia ha cominciato a diffondersi, anche con qualche fondo di verità.

    La notizia è che Paypal, il servizio per effettuare e ricevere pagamenti elettronici, è interessata ad acquisire Pinterest, forse la piattaforma social media che più di ogni altra caratterizza il grande fenomeno del Social Commerce.

    Per Social Commerce si intende il fenomeno e-commerce che apre ai social media come strumenti, con soluzioni più interattive e immediate per raggiungere più clienti.

    Da quello che si sa, si parla di cifre attorno ai 39 miliardi di dollari o forse meglio di 45 miliardi di dollari. Questo perché la proposta di Paypal sarebbe quella di pagare 70 dollari per azione Pinterest e significherebbe, anche in virtù del balzo in avanti del titolo ieri a Wall Street che ha chiuso con un rialzo di oltre il 12% (mentre il titolo Paypal ha perso il 5%), chiudere l’acquisizione attorno ai 45 miliardi di dollari, appunto.

    paypal acquisire pinterest social commerce franzrusso intime blog

    Come ormai abbiamo imparato in questi casi, specie quando si tratta di notizie che vengono diffuse da fonti che si dichiarano molto vicine alle parti in causa, che siamo di fronte a cifre che potrebbero variare ancora. Così come poi potrebbe trattarsi di un nulla di fatto completo.

    Ma restiamo sulla notizie e proviamo ad ipotizzare che cosa significherebbe per Paypal, che è l’azienda che vuole comprare, acquisire Pinterest.

    Intanto, se le cifre dovessero essere quelle comprese tra i 39/45 miliardi di dollari, si tratterebbe dell’acquisizione più alta mai avvenuta nel mondo dei social media, e questo sarebbe già un fatto molto rilevante. Ricordiamo che, ad oggi, la più alta resta sempre quella di Microsoft quando nel 2016 acquisì LinkedIn per 26 miliardi di dollari.

    E poi, soprattutto, Paypal avrebbe la grande occasione di entrare nel mondo del social commerce, portando direttamente in casa propria la piattaforma che in questi ultimi anni ha rappresentato meglio il fenomeno.

    C’è poi da fare un paio di considerazioni ulteriori.

    Paypal prova a fare un grosso investimento dopo aver vissuto il periodo della pandemia da player principale per quanto riguarda i pagamenti digitali, a tutto tondo: dal pagamento di un capo di abbigliamento su uno store online, alla bolletta del telefono, per essere più chiari. E questo ha permesso a Paypal di vedere il titolo in borsa crescere del 36% nell’ultimo anno e di vedere lievitare il proprio valore fino a 320 miliardi di dollari. Avere la possibilità di entrare nel mondo dei social media significherebbe anche poter diversificare le proprie entrate dalla vendita di pubblicità che è il motore che mantiene attiva una piattaforma come Pinterest.

    Dal canto suo Pinterest potrebbe valutare l’acquisizione come un affare, in quanto avrebbe la possibilità di intensificare sul social commerce offrendo possibilità di pagamento on-site grazie a Paypal. Oltre alla possibilità di generare una nuova strategia che porterebbe la piattaforma a crescere ulteriormente.

    Ricordiamo che la piattaforma di Ben Silbermann si è quotata in borsa nel 2019 facendo il suo ingresso con un valore di 13 miliardi di dollari.

    https://twitter.com/chrismessina/status/1450868889462743046

    Pinterest in questo momento storico si trova ad un bivio per il fatto che il co-fondatore Evan Sharp ha deciso di lasciare l’azienda per seguire invece John Ive nella sua avventura con la piattaforma LoveFrom.

    Siamo di fronte poi ad un caso che, se dovesse andare in porto, potrebbe rappresentare un esempio di come le aziende fintech si alleano con piattaforme social media per dare vita a nuove forme di e-commerce. Una collaborazione che potrebbe presagire altre acquisizioni simili nel prossimo futuro.

    Quella di Paypal sarebbe quindi una scommessa e vedremo se la vincerà.

  • Twitter, come rimuovere follower indesiderati da web

    Twitter, come rimuovere follower indesiderati da web

    Su Twitter è possibile rimuovere follower indesiderati, per il momento solo da web. Un modo alternativo al blocco, ecco come fare.

    Fino a ieri, l’unica possibilità per non interagire più con follower indesiderati era quella di bloccarli, una scelta “pesante” per tutto quello che comporta. Invece, adesso Twitter offre una possibilità più “soft”, più morbida, non a caso viene già definita come “soft block“.

    In pratica, da oggi su Twitter è possibile rimuovere follower indesiderati senza necessariamente bloccarli. Un’operazione che per il momento è possibile fare solo da web, quindi non dall’app mobile.

    Come rimuovere un follower indesiderato su Twitter

    L’operazione in sè è molto semplice anche se molto utile. Per rimuovere un follower, e quindi non bloccare, è sufficiente seguire questa procedura.

    Dal proprio “Profilo”, cliccare sul numero dei vostri follower. Fatto questo, vi apparirà la lista dei follower, dal più recente in poi, e noterete che di fianco al tasti “Segui o Smetti di seguire” appaiono tre pallini in orizzontale. Cliccate su questi ultimi a vi apparirà un menù in cui compare la voce “Rimuovi questo follower“. Se voleste procedere con questa operazione, quindi rimuovere il follower, sappiate che allo stesso utente non verrà notificato nulla, a differenza di quanto avviene con il blocco (l’utente scopre di essere stato bloccato quando visita il profilo dell’utente bloccante).

    twitter rimuovere follower web franzrusso intime blog

    La differenza, come dicevamo, con il blocco è sostanziale. In questo caso, l’utente che viene rimosso può ancora vedere i tweet, e anche i DM, dell’utente che segue dal profilo dello stesso (cosa in genere non possibile in situazione di bocco) ma non li vedrà più invece dalla timeline.

    E poi, nel caso in cui un utente venisse rimosso, lo stesso può tornare comunque a seguire lo stesso utente.

    Come abbiamo sottolineato, rimuovere un utente è meno “pesante” che bloccarlo e potrebbe tornare utile nel caso ci si accorgesse di voler rimuovere un utente con cui si interagisce poco e, quindi, “fare spazio” ad altri utenti con cui creare maggiore interazione. Diciamo che questa rappresenta una migliore e valida alternativa al blocco che resta, da adesso in poi, quella più estrema per rompere qualsiasi rapporto con un utente specifico.

    Ma, questa della rimozione, diventa uno strumento in più in mano agli utenti che hanno maggiore controllo sulla loro esperienza Twitter, sempre nell’ottica di vivere la piattaforma lontano da utenti che con il loro modo aggressivo e poco rispettoso tendono a rendere la stessa esperienza poco piacevole.

    Questo non è che uno dei tanti sforzi di Twitter nel tentativo di rendere la piattaforma un luogo più sicuro e altri, sempre in questa direzione, ne arriveranno nelle prossime settimane.

  • Instagram, una funzione avviserà quando l’app non funziona

    Instagram, una funzione avviserà quando l’app non funziona

    Instagram negli Usa ha avviato un test su una funzione che permetterà di informare quando l’app smette di funzionare per problemi tecnici. Se fosse stata attiva lo scorso 4 ottobre sarebbe stata molto utile, almeno per fare chiarezza.

    Il blackout di Facebook, e di tutte le app della famiglia fa ancora discutere, anzi, lo scorso fine settimana si è pure ripetuto, durando un paio d’ore. Ora, vista la situazione, la società di Mark Zuckerberg cerca di correre ai ripari. La notizia è che Instagram sta avviando un test, per ora limitato solo negli Usa, che avvisa gli utenti quando l’app non funziona, cioè quando ci si trova nella situazione di gravi problemi tecnici, indipendenti dagli utenti.

    Instagram, un messaggio avvisa del malfunzionamento

    Come forma di avviso, apparirà un messaggio nel feed delle attività, questo perché il più delle volte si pensa che il problema possa dipendere dalla qualità della connessione ed è facile andare in confusione. Per essere più chiari, il messaggio di avviso apparirà in casi come quello del 4 ottobre, quindi cin gravi problemi tecnici che non dipendono dalla connessione dell’utente, ma da un reale malfunzionamento dell’app.

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    Si tratta di una funzione sensata, per la verità, proprio per fare chiarezza in un momento in cui spesso, al contrario regna la confusione.

    Instagram, l’app social media che soffre più malfunzionamenti

    Di recente, questo prima del 4 ottobre, l’indagine risale alla metà circa del mese di settembre, proprio Instagram è risultata l’app social media che più di altre nell’ultimo anno, negli Usa, ha sofferto di malfunzionamenti: ben 81 in 12 mesi (circa 7 al mese). Il 71% di questi afferiscono a problemi legati al feed, il 19% il login all’app e il 10% ha riguardato il sito web.

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    Questo per dare l’idea che comunque Instagram soffre spesso di questi problemi che quelli del 4 ottobre sono stati la goccia che ha fatto traboccare il vaso, come si dice.

    Dopo Instagram, sempre restando in ambito social media, troviamo YouTube con 65 malfunzionamenti; poi Twitter con 54 (l’avreste mai detto?), Snapchat con 46 e Facebook con 41. Pensate che WhatsApp ne ha contati 2 (!).

    Instagram, ecco Account status

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    Instagram, oltre a questa funzione, ha annunciato anche il lancio di un nuovo strumento chiamato “Account status” che segnalerà agli utenti quando il loro contenuto è stato ritenuto inappropriato. Uno strumento che permetterà agli utenti di capire se l’account è a rischio di disattivazione.

    Per ora si tratta, come dicevamo, di funzionalità che iniziano ad essere testate negli Usa con l’obiettivo, se tutto va bene, di vederle poi completamente operative nel resto del mondo. Almeno questo è l’auspicio.

  • Twitter, al via il test che avvisa se la conversazione si infiamma

    Twitter, al via il test che avvisa se la conversazione si infiamma

    Twitter sta dando il via ad un test che ha come obiettivo quello di avvisare gli utenti se ci si sta per imbattere in una conversazione che potrebbe presto surriscaldarsi e diventare molto impegnativa.

    Twitter, come già ricordato un paio di anni fa, sembra quasi un cantiere impegnato su più fronti, dopo anni di immobilismo. L’avvio di diversi test su altrettanto funzionalità che potrebbero vedere la luce è andata avanti anche questa estate, e non sembra ci sia l’intenzione di smettere.

    Solo così possiamo leggere il lancio del nuovo test, di cui ha dato notizia Twitter Support, proprio sulla piattaforma da 280 caratteri, che ha come obiettivo quello di avvisare gli utenti se ci si sta per imbattere in una conversazione che potrebbe presto surriscaldarsi e diventare molto impegnativa.

    Nell’esempio twittato dall’account di supporto, si vede che, nel momento in cui l’utente sta per prendere parte ad una conversazione, appare un messaggio che lo avviso con questa dicitura: “Conversazioni come questa possono essere intense“. Un modo per allertare l’utente che quella conversazione può trasformarsi in una sorta di “battaglia”.

    twitter test conversazione intensa infiamma franzrusso intime blog

    Nel messaggio successivo il titolo della tab rende bene l’idea, con un messaggio del tipo: “Guardiamoci le spalle a vicenda”. Più in basso appaiono poi delle esortazioni nell’affrontare la conversazione:

    • Ricorda l’umano: questa è la prima vera regola di qualsiasi netiquette, che spesso dimentichiamo. “Comunicare con rispetto rendere Twitter un posto migliore“, regola che vale sempre.
    • I Fatti contano: “verificare i fatti è un aiuto per tutti“.
    • Le diverse prospettive hanno valore: “scoprire diverse prospettive possono rafforzare la propria“. Una esortazione ad entrare in conversazione con una mentalità più aperta.

    Una volta presa visione di questi messaggi, e presa coscienza della litigiosità della conversazione a cui si decide di partecipare, si può cliccare sul tasto grande in blu: “Count me in“, una sorta di “ci stò”.

    Questo test, se dovesse mai diventare una funzionalità a tutti gli effetti, segue la strategia di fondo che Twitter persegue, in maniera più intensa, appunto da un paio di anni, che è quella di liberarsi di contenuti d’odio, di conversazioni che hanno lo scopo di diffondere disinformazione. Un test che segue la funzionalità che invita gli utenti a leggere bene prima di retwittare un articolo, questo perché, come sappiamo bene, il titolo non racconta il contenuto per intero.

    Al momento non si conosce la modalità con cui Twitter determina quale conversazione sta per infuocarsi, in risposta ad un utente, Twitter Support ha risposto che questo test ha lo scopo di affinare meglio la modalità che potrebbe cambiare nel corso della prova.

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    E non si conosce nemmeno quanti sono gli utenti che possono visualizzare e provare questo test che è stato avviato comunque sia su iOS che si Android.

    Il tentativo di migliorare la consapevolezza su cosa twittare e sulla possibilità di imbattersi in qualche conversazione che potrebbe mettere a rischio la nostra stessa serenità è sempre una buona cosa. Per questo, valutiamo questo test in maniera positiva se l’intento è quello di rendere gli utenti più consapevoli e avvicinarli alla piattaforma.

    Ma dal nostro punto di vista, per quello che può valere, resta sempre valida la regola che se non si è sicuri di ciò che si condivide, se non si ha padronanza dell’argomento, allora è meglio non twittare niente. Che ne pensate?

  • Telegram con il Facebook down guadagna 70 milioni di nuovi utenti

    Telegram con il Facebook down guadagna 70 milioni di nuovi utenti

    Il Facebook down ha segnato per tutta la famiglia Facebook il blackout più lungo mai registrato. Occasione che ha permesso a Telegram di guadagnare altri 70 milioni di nuovi utenti. Ma anche altre piattaforme guadagnano in termini di tempo trascorso.

    Sono giorni che si parla di quanto abbia perso, in termini di milioni di dollari, Facebook durante le 7 ore di blackout del 4 ottobre. Esperti della materia, analizzando i dati dell’ultima trimestrale dicono che in un’ora Facebook guadagni circa 13 milioni di dollari, moltiplicate per 7 fanno 91 milioni di dollari, circa 3.700 dollari al secondo.

    Ma Facebook in quelle ore ha perso anche qualcos’altro. Anzi, è meglio dire che le concorrenti ha guadagnato. E stiamo parlando di utenti.

    Vediamo qualche numero, per capire anche l’entità di questo guadagno e, soprattutto quale piattaforma se ne è avvantaggiata di più, anche con l’aiuto di Sensor Tower, specializzata nell’analizzare i dati da questo punto di vista, per capire le variazioni sul tempo trascorso sulle varie app.

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    Ebbene, i dati sono molto chiari. A guadagnare di più dal blackout di Facebook dell’altro giorno è stata Telegram che ha visto crescere la sua base utenti, in un giorno, di ben 70 milioni (questo dato è stato diffuso da fondatore dell’app, Pavel Durov). L’app di Durov di recente ha superato 1 miliardo di download e i 500 milioni di utenti.

    Sempre in merito a Telegram, Sensor Tower dice che anche il tempo medio trascorso sull’app è cresciuto nelle ultime settimane del 18%. Al contrario, per WhatsApp e Messenger è calato, rispettivamente del 25% e del 20%.

    Anche Signal ha avuto benefizio dal blackout di Facebook, anche se non si conoscono dati specifici. In merito all’app di messaggistica preferita da Edward Snowden, Sensor Tower rileva che il tempo trascorso sull’app nell’ultima settimana è cresciuto del 15%.

    Snapchat, sempre secondo i dati di ST, ha visto un aumento del tempo trascorso in media dagli utenti, nelle ultime settimane, del 23%. Mentre Twitter, la piattaforma che di solito in situazioni di blackout della famiglia Facebook si trasforma nel luogo ideale per avere informazioni su quanto sta avvenendo, ha visto crescere dell’11% il tempo medio trascorso dagli utenti nelle ultime settimane.

    Quindi, possiamo dire che se ci sono state delle app che hanno approfittato del blackout di Facebook, e di tutte le app della famiglia, queste sono state sicuramente Telegram e Signal.

    Una situazione analoga si era già verificata, come certamente ricorderete, quando WhatsApp propose le modifiche alla privacy e ai termini di utilizzo dell’app in maniera unilaterale. Anche in quel caso  trarne vantaggio, con gli endorsement di Snowden e di Elon Musk, furono, nell’ordine, Signal e Telegram.

  • IGTV non ha convinto del tutto, ecco Instagram Video

    IGTV non ha convinto del tutto, ecco Instagram Video

    I video su Instagram da oggi avranno un unico luogo, si chiama Instagram Video. Di fatto, IGTV in questi tre anni non ha convinto molto, era stata presentata come alternativa a YouTube, ma così non è stato.

    IGTV è stata l’ultima funzionalità lanciata da Kevin Systrom nel giugno del 2018, quando ancora ricopriva il ruolo di CEO, oltre ad essere il co-fondatore di Instagram insieme a Mike Krieger. I due, infatti, lasceranno la società, acquisita da Facebook, tre mesi più tardi. IGTV avrebbe dovuto rappresentare la svolta di Instagram verso il formato tv, ma, forse, troppe limitazioni, nella durata, nei formati e nello stesso utilizzo, e così non è stato.

    Allora Instagram, il giorno dopo il grande black-out che ha colpito la stessa app e tutte quelle della famiglia Facebook, lancia Instagram Video che altro non è che una tab all’interno della quale vengono raccolti i video condivisi nel feed e i video condivisi attraverso IGTV. Si tratta quindi di una nuova sezione e di un nuovo formato. I video destinati al feed possono avere anche una durata fino a 60 minuti, prerogativa prima permessa solo su IGTV.

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    Il modo di caricare video per il feed o per IGTV resterà come prima: cliccando sul simbolo + nell’angolo in alto a destra nella home page di Instagram e selezionando “Pubblica”.

    La nuova tab Instagram Video sarà quindi il luogo dove vedere i video condivisi sull’app e renderà più semplice per gli utenti trovare i contenuti dei creator che solitamente seguono. Guardando un video su Instagram, gli utenti possono toccare qualunque punto del video per visualizzarlo a schermo intero; inoltre, c’è sempre la possibilità di scorrere per scoprire nuovi contenuti interessanti.


    Presto Instagram introdurrà nuovi insight per permettere ad aziende e creator di poter comprendere meglio le performance dei video e dei post sul feed.

    Con l’introduzione di Instagram Video, le inserzioni di IGTV si chiameranno inserzioni video in-stream di Instagram. I creator abilitati potranno ancora monetizzare i contenuti di lunga durata, e i brand potranno raggiungere il pubblico coinvolgendolo con contenuti lunghi. Le aziende interessate a promuovere i propri video per raggiungere più utenti, potranno pubblicare video non superiori ai 60 secondi.

    Instagram quindi riprova a rilanciare il formato video provando ad entrare in concorrenza con YouTube, l’obiettivo per cui era stata lanciata IGTV. Senza dimenticare che TikTok continua a crescere, nonostante si provi a copiarne le funzionalità.

  • Cosa è accaduto con Facebook down e il racconto su Twitter

    Cosa è accaduto con Facebook down e il racconto su Twitter

    Il più lungo black-out della storia dei social media, nel giorno in cui Frances Haugen dichiarava che la società di Zuckerberg fa profitti a scapito della sicurezza degli utenti. Vediamo cosa è successo e il racconto su Twitter. Non una bella giornata per Facebook.

    Si è trattato del più lungo black-out della storia dei social media. Il down di Facebook e di tutti i servizi che fanno parte della famiglia di Menlo Park, vale a dire Instagram, WhatsApp, Messenger e anche Oculus, è durato circa 7 ore, mai successo prima, lasciando nell’impossibilità di usare le piattaforme miliardi di utenti. Perché di questi numeri si parla quando si ha a che fare con Facebook.

    Nei momenti iniziali sembrava che la cosa potesse risolversi nel giro di qualche minuto, non è la prima volta che una piattaforma social media vada in down. Solo che col passare delle ore la cosa si faceva sempre più grave, come pure le conseguenze che da questa sono derivate.

    Già, spesso pensiamo che un disservizio ad una piattaforma possa essere soltanto un incidente limitato e, invece, le cose non stanno così. Il danno che ne è derivato è enorme, per Facebook, per tutte quelle aziende che vi investono, per tutti quei professionisti che usano queste piattaforme per lavorare. Ora, il down si è verificato quando in Italia erano le 17 circa, e i danni ci sono stati, ma negli Usa la giornata lavorativa era appena iniziata, un dettaglio non da poco.

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    Facebook alle prese con le dichiarazioni di Frances Haugen

    Tutto questo accadeva in una giornata già molto difficile per Facebook e Mar Zuckerberg con Frances Haugen che è uscita allo scoperto rivelando di essere la fonte che ha passato i dati al WSJ e con l’intervista a 60 minutes della CBS in cui ha sottolineato come il vero scopo di Facebook sia quello di alimentare disinformazione e contenuti fortemente divisi per trarne profitto: “Facebook realizza profitti a scapito della nostra sicurezza“.

    Facebook down, cosa è successo

    Alla fine di una serata impegnativa, in Italia si era nel pieno dello svolgimento degli spogli elettorali delle amministrative 2021, è stata Facebook stessa, con un post sul blog “Facebook engineering” a spiegare cosa è successo. Per renderla più semplice, si è trattato di un cambiamento di configurazione dei router: “l’interruzione del traffico di rete ha avuto un effetto a cascata sul modo in cui i nostri data center comunicano, portando i nostri servizi ad un arresto.

    In pratica, un aggiornamento BGP, Border Gateway Protocol, protocollo usato per connettere più router tra loro, non è andato come doveva, finendo per cancellare le informazioni di routing DNS (Domain Name System), un sistema utile per permettere a Facebook per consentire alle reti di trovare i suoi siti. Ecco spiegato cosa è successo. Quindi niente attacco hacker o altro. Un incidente che può succedere, ma se accade ad un colosso come Facebook ecco che le conseguenze possono essere molto pesanti.

    Facebook down, quale insegnamento trarne

    Un insegnamento che da questa vicenda possiamo trarre tutti, visto che si questo blog trattiamo sempre i social media come strumenti di comunicazione, è forse quello di smettere di delegare a queste piattaforme, in via esclusiva, la comunicazione e le conversazioni che gravitano attorno ad un’azienda, ad un brand, ad un evento. Bisogna ripensare, nel 2021, il modo in cui queste piattaforme possono essere utilizzate, ricordandoci che esiste ancora il “vecchio” sito web, il perno sul quale dovrebbe essere costruita la comunicazione digitale, per meglio delineare l’identità di un’azienda o di un brand.

    Ma, come spesso accade in questi casi, se Facebook, e tutta la sua famiglia, va in down, si va alla ricerca di piattaforme che invece sono online per sfogare la propria rabbia o, semplicemente, per creare contenuti allo scopo di sottolineare il momento col sorriso (mentre dall’altra parte c’è chi voglia di ridere non ne ha poi tanto).

    Facebook down e il troll di Twitter

    E Twitter in questi casi, per le sue caratteristiche, risulta essere la piattaforma d’elezione. Vediamo allora di dare qualche numero di ciò che è accaduto sulla piattaforma da 280 caratteri, dove nemmeno Twitter stessa si è sottratta al momento dando vita ad un siparietto con gli account della Famiglia Facebook, che non avevano in verità altro luogo dove poter comunicare in maniera tempestiva, e con altri brand che hanno partecipato divertendo gli utenti. Un momento storico potremmo dire.

    https://twitter.com/Twitter/status/1445078208190291973

    Facebook down e il racconto su Twitter

    Dall’analisi con la piattaforma di social media monitoring Talkwalker vediamo che sono stati ben 3 milioni i contenuti condivisi su Twitter usando gli hashtag che hanno caratterizzato il pomeriggio/sera in Italia, e cioè: #facebookdown, #instagramdown, #whatsappdown.

    risultati totali analisi facebookdown talkwalker intime blog

    Come vedete dal grafico in altro, il 43,5% erano contenuti #facebookdown, 30,1% #instagramdown e 26,4% #whatsappdown.

    E, a fronte di 3 milioni di contenuti condivisi, le interazioni con gli stessi contenuti sono state ben 10 milioni.

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    Ovviamente, tra gli argomenti e i temi più twittati, tra i più citati c’è anche Twitter. Notate come la faccina che ride, in diverse forme, è molto presente. Questo perché i contenuti condivisi su Twitter sono stati conditi con molta ironia.

    mappa analisi facebookdown talkwalker intime blog

    Qui sopra, la “mappa di calore” che ci mostra le aree da cui si è twittato di più. Dall’analisi emerge che l’italiano è la terza lingua che compare di più nei tweet (10,2%), dopo inglese (55,1%) e spagnolo (11,5%). E l’Italia (10,2%) è il paese da cui si è twittato di più dopo gli Usa (26,6%).

    E adesso, vediamo i tweet che hanno totalizzato più condivisioni, con molto contenuti divertenti e ironici, come dicevamo. Ma non sono mancati anche quelli su cui fare qualche riflessione, come quello di Edward Snowden:

    http://twitter.com/rthur_013/status/1445088473313120266

    http://twitter.com/mazzzoff/status/1445109069845516294

    Ecco, questo è tutto quello che c’è da raccontare su quanto successo ieri, 4 ottobre 2021, una data che resterà storica per i social media.

  • Clubhouse, ecco Replays per registrare gli audio delle stanze

    Clubhouse, ecco Replays per registrare gli audio delle stanze

    Su Clubhouse arriva la possibilità di poter registrare l’audio delle stanze e condividerlo anche su altre piattaforme, la funzionalità si chiama Replays. Interessante Clips che permette di estrarre 30 secondi di audio.

    Clubhouse, dal suo blog ufficiale, ha presentato diverse nuove funzionalità e, forse, la più attesa da tutti gli utenti dell’app è la possibilità di poter registrare l’audio delle stanze. A partire da questo mese, o comunque entro qualche settimana, verrà lanciato Replays, ossia la possibilità di poter ascoltare gli audio delle rooms anche dopo che le stanze si sono chiuse.

    Capita molto spesso che gli utenti che non hanno la possibilità di poter partecipare ad una stanza in particolare chiedano come poter recuperare l’audio. E la risposta era sempre che non c’era modo di poterlo fare. Ma entro qualche settimana tutto questo sarà possibile.

    Gli utenti potranno infatti scegliere di attivare l’abilitazione dei Replay quando aprono una room. Replays renderà possibile l’ascolto delle stanze nel tempo e, cosa molto importante, sarà possibile scaricare e condividere gli audio. La funzionalità sarà perfezionata nel corso delle prossime settimane e disponibile per i creator, come dicevamo prima, nel mese di ottobre.

    clubhouse replays registrare audio stanze franzrusso

    Insieme ai Replays su Clubhouse arrivano anche i Clips, ossia la possibilità di condividere segmenti di 30 secondi di stanze pubbliche, in modo che più persone possano scoprirle e avvicinarvisi. Ecco come funzionano:

    • Quando si avvia una stanza, è possibile scegliere se si desidera abilitare Clips. Questa funzionalità può essere attiva tramite impostazione predefinita per le stanze aperte/pubbliche e si potrà disattivare in qualsiasi momento. Clips non è disponibile per stanze chiuse, con restrizioni o club.
    • Se si abilita Clips, gli utenti vedranno una nuova icona (✄), grazie alla quale potranno, in qualsiasi momento, catturare un segmento degli ultimi 30 secondi. Ciò consente di condividere un’anteprima della stanza o di salvare un momento memorabile appena accaduto.
    • Gli utenti possono condividere questi segmenti di conversazione su Instagram, Twitter, Facebook, iMessage, o WhatsApp e persino salvarli nello smartphone.

    https://twitter.com/Clubhouse/status/1443650744792453125?ref_src=twsrc%5Etfw%7Ctwcamp%5Etweetembed%7Ctwterm%5E1443650744792453125%7Ctwgr%5E%7Ctwcon%5Es1_&ref_url=https%3A%2F%2Fblog.clubhouse.com%2Fclips-replay-search-clubhouse%2F

    Clips in versione beta è da oggi disponibile per un ristretto numero di creator e presto sarà esteso a tutti.

    Anche Twitter Spaces sta sperimentando la possibilità di registrare gli spazi e presto verrà resa ufficiale.

    La possibilità di trasformare le conversazioni delle stanze, o degli spazi, in audio per podcast da poter condividere anche su altri canali diventa sempre quindi più concreta.

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