Categoria: Social Media

In questa categoria trovate articoli che riportano dati e ricerche sul mondo dei Social Media. Dal numero di utenti connessi, al tempo trascorso su ciascun social network

  • Clubhouse arriva su Android, ma forse è un po’ tardi

    Clubhouse arriva su Android, ma forse è un po’ tardi

    Dopo poco più di un anno dal suo lancio ufficiale, Clubhouse ha ufficializzato il suo approdo su Android, per ora negli Usa. Resterà comunque sempre su invito, ma forse adesso è un po’ tardi.

    Dopo poco più di un anno dal suo lancio ufficiale, Clubhouse ha ufficializzato il suo approdo su Android, il sistema operativo di Google che copre il 90% del mercato mobile. L’ufficializzazione è arrivata domenica scorsa, 9 maggio 2021. Per ora Clubhouse su Android resta solo per gli Usa anche se l’obiettivo è, a breve (anche se non si conoscono tempistiche precise), di espandere l’app il altri paesi.

    C’è da dire che la notizia è giunta a sorpresa e in anticipo rispetto a quelle che erano, fino a ieri, le notizie ufficiali. E cioè che l’app per Android sarebbe arrivata solo poco dopo l’estate. Evidentemente si trattava di pura tattica e per questo motivo è possibile che entro poche settimane l’app sia disponibile su Google Play anche in Italia. Tra l’altro, seguendo il link dalla home del sito di Clubhouse, sulla quale compare anche il logo del market di Android, potrete preregistrarvi e ricevere una notifica non appena l’app sarà disponibile per il download, scegliendo anche la possibilità che l’app si auto installi non appena possibile.

    android clubhouse ritardo intime blog

    Il passaggio verso Android resta per Clubhouse un passaggio importante, significa mettere fine ad un anno di esclusività per i soli dispositivi iOS e abbracciare un pubblico più ampio. E se vi state chiedendo se questo passaggio comporterà la fine degli inviti per accedervi, allora la risposta è no. La modalità degli inviti resterà ancora valida su Android, anche se resta comunque obiettivo finale quello di rendere l’app aperta davvero a tutti.

    Come dicevamo, si tratta di un passaggio importante che forse, e diciamo forse, potrebbe rivelarsi tardivo per Clubhouse.

    Clubhouse, calo dei download anche ad aprile

    Come già riportato il mese scorso, i dati relativi ai download sono in calo. Nel mese di marzo di quest’anno, come rilevato da Sensor Tower, in un mese il calo è stato di -72%. E il calo non si è fermato a marzo, i dati di aprile, sempre di Sensor Tower, ci dicono che l’app è stata scaricata meno di 1 milione di volte: 922 mila volte, per la verità.

    grafico clubhouse download 2021 aprile franzrusso.it

    Naturalmente i dati di maggio saranno molto più alti, risentiranno dell’apertura verso Android, sebbene solo limitata agli Usa, il mercato più grande per Clubhouse. Ma rischia di essere uno sforzo tardivo. Se fosse arrivato ad inizio di quest’anno, forse, sarebbe stata tutta un’altra storia.

    Già, perché nel giro di pochi mesi lo scenario è totalmente cambiato. Clubhouse da una posizione preminente, con un vantaggio competitivo elevato rispetto a tutte le altre piattaforme social media, è finita per ritrovarsi circondata dalla concorrenza che oggi presenta la sua idea di chat audio. E stiamo intendendo tutte le piattaforme, quasi nessuna esclusa. Da Twitter che ormai ha rilasciato Twitter Spaces agli utenti con più di 600 follower a Facebook, da Discord a Reddit, passando per LinkedIn fino a Spotify. E l’elenco sarebbe pure più lungo.

    Vero, Clubhouse oltre che “sdoganare” la voce come “strumento di coinvolgimento”, ha anche aperto la strada in maniera concreta verso i Creator, avviando un programma di accelerazione “Creator First”, con cui si attiveranno 50 eventi live sulla piattaforma, sino a permettere agli utenti di sostenere economicamente proprio quegli utenti in grado di creare contenuti di valore e originali.

    Twitter inizia a introdurre le donazioni per sostenere i Creator

    Ma anche su questo si sono giù attivati Twitter, che ha già avviato la sua modalità per permettere agli utenti di sostenere i creator con Tip Jar, e anche LinkedIn che ha attivato il suo programma.

    La sensazione è che Clubhouse abbia sciupato la sua grande occasione, spiegando che il grande successo ottenuto rapidamente dall’app ha finito per spingere di più a lavorare sull’organizzazione di lavoro che non sullo sviluppo dell’app per Android.

    In ogni caso, per Clubhouse non sarà una passeggiata, anche perché la modalità “invito esclusivo” su una piattaforma aperta, come è appunto il sistema operativo Android, sono palesemente in antitesi.

  • Twitter inizia a introdurre le donazioni per sostenere i Creator

    Twitter inizia a introdurre le donazioni per sostenere i Creator

    Twitter inizia ad introdurre la possibilità di effettuare donazioni per sostenere i Creator. Si chiama Tip Jar e per ora è disponibile solo per un ristretto numero di utenti in lingua inglese.

    Twitter ormai è un fiume in piena di novità. Non passa giorno, o quasi, che non ne annunci una, sono quindi lontani i tempi in cui tutto sembrava immobile. Questo per dire che a pochi giorni dell’annuncio ufficiale dell’estensione di Twitter Spaces agli utenti con almeno 600 follower, Twitter oggi annuncia un’altra importante novità che abbiamo un po’ annunciato nei mesi scorsi.

    Stiamo parlando della possibilità da oggi di ricevere pagamenti. La funzionalità denominata Tip Jar (letteralmente “barattolo delle mance”) sarà disponibile da oggi per tutti i Creator che usano Twitter in lingua inglese e permetterà di ricevere pagamenti dagli utenti. Ma come?

    Si tratta di una modalità che permetterà di supportare quegli utenti che riteniamo di Valore, in quanto in grado di creare contenuti di qualità e significativi per i nostri interessi. Parliamo di creator, giornalisti, esperti e anche organizzazioni no profit.

    Twitter- donazioni-pagamenti tip jar-Creator franzrusso.it

    In pratica, oltre a seguire, mettere like o retwittare, si potrà sostenere un utente anche economicamente, senza passare attraverso una piattaforma di pagamento esterna.

    Come detto prima, a partire da oggi chiunque utilizzi Twitter in inglese può inviare donazioni agli account abilitati su iOS e Android. In questa prima fase, la funzionalità dei pagamenti è ristretta ad un gruppo limitato di persone in tutto il mondo, composto principalmente, come dicevamo prima da creator, giornalisti, esperti e organizzazioni no profit, che usa Twitter in inglese e può aggiungere la funzione al proprio profilo e accettare
    donazioni. Successivamente, la funzione sarà disponibile a più persone in più lingue.

    Tip Jar, come effettuare donazioni su Twitter

    Come si vede nello screenshot del profilo di Matt Navarra, di Jane Manchun Wong e di Madalyn Sklar, tra i primi profili ad essere abilitati a ricevere pagamenti, l’iconcina di Tip Jar (solo da mobile) è facilmente individuabile: è quella a forma di denaro che compare vicino al tasto “Segui”. Una volta cliccata l’iconcina, compaiono i modi attraverso i quali fare donazioni.

    Per effettuare una donazione, bisogna scegliere il servizio o la piattaforma di pagamento che si preferisce per essere indirizzati da Twitter all’app selezionata, dove sarà possibile sostenere il progetto specifico. I servizi che si possono aggiungere oggi includono Bandcamp, Cash App, Patreon, PayPal e Venmo. Twitter non prende alcuna percentuale. Su Android, le donazioni possono essere inviate anche all’interno di Spaces.

    Con Tip Jar, Twitter dà seguito al suo programma, annunciato nei mesi scorsi, e si mette sulla scia, ancora una volta di Clubhouse che già permette, sempre ad un ristretto gruppo di creator, di ricevere pagamenti.

    Tip Jar era stata anticipata dalla sempre attenta Jan Manchun Wong nel mese di marzo e nel giro di poche settimane è stata introdotta effettivamente.

    Non è chiaro, e Twitter per ora non fornisce informazioni precise, quali siano i criteri per abilitare la ricezione di donazioni. Di sicuro sarà l’appartenenza a categorie come quelle descritte sopra, anche se non crediamo che una discriminante possa essere il numero dei follower.

    Altra cosa interessante, anche questa ampiamente anticipata, è che anche gli Host degli spazi su Twitter Spaces possono ricevere donazioni. E questo aggiunge un ulteriore tassello verso i Ticked Spaces di cui abbiamo scritto qualche giorno fa, dandone notizia tempestivamente a proposito dell’evoluzione di Twitter Spaces, pilastro di Twitter all’interno della strategia che guarda ai Creator.

  • Twitter Spaces da oggi per (quasi) tutti con nuove funzionalità

    Twitter Spaces da oggi per (quasi) tutti con nuove funzionalità

    Twitter Spaces continua ad evolversi. Da oggi è disponibile per gli utenti che hanno più di 600 follower e prossimamente gli spazi saranno programmabili. Inoltre arriveranno anche gli spazi esclusivi con acquisto del biglietto.

    Twitter Spaces, come previsto qualche settimana fa, si sta propagando verso tutti gli utenti, o quasi, e fra poco vedremo perché. E la propagazione è accompagnata da una serie di funzionalità che verranno presto implementate che sono frutto dei feedback ricevuti dagli utenti che hanno usato la funzionalità nelle ultime settimane. Si tratta di funzionalità che rispondono alle esigenze emerse dall’uso di Twitter Spaces che, ricordiamo, è la risposta a Clubhouse. Ci riferiamo quindi ad una funzionalità che mette al centro la voce come strumento di coinvolgimento e intrattenimento.

    La notizia è che da oggi Twitter Spaces è disponibile per tutti gli utenti che hanno più di 600 follower. L’intento di Twitter è quello di raccogliere ancora più feedback, migliorare ancora di più la funzionalità e poi rilasciarla a tutti gli utenti, senza alcun limite. Solo che al momento non si sa quanto durerà questa operazione.

    twitter spaces nuove funzionalità-maggio 2021 franzrusso.it

    Qualche giorno fa abbiamo sviluppato un post apposito per spigare cos’è Twitter Spaces e come fare per creare uno spazio coinvolgente. Un contenuto che ha riscosso molta attenzione e considerazione da voi che ci leggete e anche da chi vuole saperne di più rispetto a questa nuova funzionalità di Twitter che arricchisce gli strumenti attraverso i quali esprimersi sulla piattaforma.

    Come usare Twitter Spaces e organizzare uno spazio coinvolgente

    In aggiunta al rilascio di Twitter Spaces agli utenti che superano i 600 followers, Twitter annuncia altre novità che verranno presto implementate all’interno della funzionalità, tra cui quella di aggiungere anche la risata tra le emoji disponibili. E le principali sono:

    Ticketed Spaces

    Si tratta di una modalità che permetterà agli Host di ricevere un compenso nell’organizzare spazi esclusivi per gli utenti, dietro il pagamento di un biglietto. Gli host potranno impostare i prezzi dei biglietti per partecipare alle conversazioni e decidere quanti sono disponibili per la vendita. La funzione Ticketed Spaces verrà testata nei prossimi mesi da un gruppo ristretto di utenti. Gli host guadagneranno la maggior parte delle entrate dalla vendita dei biglietti, mentre Twitter tratterrà una piccola commissione.

    twitter spaces pagamenti

    Programmazione degli spazi e creazione di reminder

    Se c’è una funzionalità che si fa sempre più necessaria, è quella poter programmare gli spazi. E infatti, nelle prossime settimane si potranno programmare i Twitter Spaces e impostare anche dei promemoria per le prossime conversazioni. In questo modo, gli utenti saranno sempre informati e aggiornati.

    twitter spaces programmare

    Gestire Twitter Space in co-hosting

    Prossimamente verrà attivata la funzione di co-hosting insieme ad altre persone per facilitare la gestione degli speaker, dei partecipanti e, nel caso si dovesse abbandonare la conversazione, passare il testimone ad un co-host.

    Migliore accessibilità

    Miglioramento dei sottotitoli in tempo reale in modo che possano essere messi in pausa, personalizzati e resi più precisi.

    Più modi per trovare conversazioni Twitter Spaces

    Altri modi per trovare e accedere a Twitter Spaces sulla piattaforma. Attualmente in fase di test è la possibilità di unirsi ad una conversazione Twitter Spaces toccando una bolla viola
    che si crea sulla propria timeline attorno alla foto profilo di un utente quando è in diretta. Un modo per essere riconoscibili, quando di partecipa o quando si organizza uno spazio, immediatamente già dalla timeline e accedere direttamente cliccando sull’avatar dell’utente.

    https://twitter.com/jakhorner/status/1359564760942071815

    Queste tutte le novità che arriveranno presto su Twitter Spaces e continueremo a tenervi aggiornati. Intanto continuate a seguire il nostro #SpazioTech su Twitter Spaces.

     

  • Come usare Twitter Spaces e organizzare uno spazio coinvolgente

    Come usare Twitter Spaces e organizzare uno spazio coinvolgente

    Twitter Spaces rappresenta la risposta di Twitter a Clubhouse. Ecco come usare la funzionalità e come organizzare uno spazio coinvolgente.

    Twitter Spaces rappresenta la risposta di Twitter a Clubhouse. Solo queste parole, in estrema sintesi, potrebbero essere utili a spiegare di cosa stiamo parlando. In realtà il tema è molto più ampio.

    Come abbiamo raccontato, e lo stiamo ancora facendo, Clubhouse ha avuto sicuramente il merito di aver fatto mergere la voce come strumento per coinvolgere gli utenti. Per le sue caratteristiche, la voce è uno strumento che emoziona e, di conseguenza, di fatto diventa uno strumento per coinvolgere e intrattenere.

    Twitter ha cominciato a testare la funzionalità, che si chiama appunto Twitter Spaces, a fine 2020, il periodo in cui Clubhouse cominciava a conoscere un grande successo ovunque e cominciava a farsi spazio anche nel nostro paese. Dopo un periodo di test, Twitter a marzo di quest’anno comincia a rilasciare la funzionalità agli utenti della piattaforma, prima agli utenti iOS e poi a quelli che usano Android. Nei giorni scorsi, il rilascio e diventato ancora più esteso, tenendo fede alla promessa che Twitter Spaces sarebbe stato disponibile per tutti entro proprio il mese di aprile di quest’anno.

    Questa doverosa premessa per introdurre il tema degli “spazi“, così si chiamano i luoghi audio che è possibile creare su Twitter Spaces, in contrapposizione alle “stanze” di Clubhouse.

    twitter spaces organizzare spazio

    Cosa sono gli spazi e come si organizzano

    Prima di rispondere a questa domanda, è utile specificare che quando si parla di Twitter Spaces ci si sta riferendo ad una funzionalità, a differenza di Clubhouse che è invece un’applicazione, stand-alone, dedicata proprio alla voce. Si tratta di una differenza sostanziale nel metodo, anche se simile nello strumento. Ma su questo ci ritorneremo.

    Gli spazi, come detto, sono “luoghi” audio, aperti dall’Host, che è l’organizzatore dello spazio, e che possono ospitare fino a 10 speaker, ossia “partecipanti”, e fino ad un numero illimitato di ascoltatori.

    Aprire uno “spazio” è molto semplice, seguendo questi semplici passi:

    Su iOS, si deve premere a lungo il tasto “Componi tweet” fino a quando compare l’icona a forma di diamante con la scritta “Spazi”; lo stesso si può attivare anche premendo la propria immagine, come quando si vuole creare un nuovo Fleet, e scorrere fino a quando si trova appunto la scritta “Spazi”.

    Su Android, premere il tasto blu con la “+” bianca. Una volta fatta questa operazione, comparirà un piccolo menù con in alto la voce “Spazi”.

    Una volta cliccato su “Spazi”, da iOS o da Android, sarà utile aggiungere una descrizione, solitamente va descritto il tema della conversazione, tenendo a mente che si hanno a disposizione 70 caratteri. Una volta avviato, la prima cosa che dovrete fare da Host è quella di avviare il vostro microfono (ricordatevi sempre di abilitare questa funzione dalle impostazioni, altrimenti il microfono non sarà comunque attivo). Sembra scontato, ma non lo è.

    Aperto lo spazio, l’Host può cominciare ad invitare gli utenti, questo perché, a differenza di Clubhouse che permette la programmazione degli eventi audio, Twitter non ha ancora abilitato la programmazione. E presto sarà comunque disponibile sull’app una sezione dedicata dove rintracciare tutti gli spazi attivi, una buona idea.

    Al momento si possono invitare gli utenti via DM (messaggi privati), condividendo il link attraverso un tweet, che crea in automatico una card, oppure condividendo il link dello spazio che viene generato anche su altre applicazioni, come ad esempio WhatsApp.

    Quando lo “spazio” è avviato, l’Host può invitare gli utenti a diventare speaker e può accettare le richieste degli utenti a parlare. L’utente infatti che decide di partecipare ad uno spazio, può richiedere di intervenire attraverso il tasto a forma di microfono che trova sul meno in basso alla sua sinistra.

    Utile ricordare che gli “spazi” sono luoghi aperti a tutti, quindi anche agli utenti “silenziati”, ma non a quelli bloccati dall’Host.

    Per terminare uno spazio, che non ha una durata definita, basta che l’Host tocchi la voce in alto a destra “Termina”, a quel punto lo spazio viene chiuso. Anche se Twitter fa sapere che una copia del file e delle descrizioni testuali delle conversazioni resteranno disponibili per l’Host fino a 30 giorni.

    Una funzionalità interessante, reso disponibile per l’Host in questi giorni, è quella che riguarda la possibilità di silenziare i partecipanti contemporaneamente. Una funzionalità che si rende utile nel momento in cui ci sono disturbi sulla comunicazione o per riprendere la parola e ricordare, o aggiungere, il tema della conversazione. O ancora, per fare annunci.

    Come partecipare ad uno spazio su Twitter Spaces?

    Semplice. Un modo è quello di unirsi allo spazio quando lo stesso viene visionato all’interno della sezione attualmente dedicata ai Fleet, in alto sulla home di Twitter, e un altro modo è quello di cliccare la card condivisa all’interno di un tweet, fatto dall’host o da un partecipante allo spazio.

    Qualche suggerimento per organizzare uno spazio su Twitter Spaces

    Organizzare uno spazio come Host su Twitter Spaces è una esperienza da fare, e lo dice uno che sta usano questa funzionalità come Host, appunto, da un mesetto. C’è da dire subito che la funzionalità è ancora molto “ballerina”, nel senso che non è ancora del tutto stabile. Quindi, se c’è un primo consiglio da dare è sicuramente quello di dotarsi di tanta pazienza, perché se uno spazio dovesse chiudersi all’improvviso, per qualche problema dell’app, andando a riavviare lo spazio verrà comunque generato un nuovo link, diverso dal primo. E, di conseguenza, bisognerà notificare a tutti gli utenti che erano nello spazio che ne avete riaperto uno nuovo.

    Ecco, con i suggerimenti come quest’ultimo, siamo entrati completamente nel vivo dell’esperienza.

    Ma, aprire uno spazio significa aprirsi al confronto e alla conversazione, sapendo bene, come abbiamo ricordato anche sopra, che gli spazi sono aperti a tutti (tranne agli utenti che sono stati bloccati).

    Quindi, il primo suggerimento è quello di essere sé stessi e provare a gestire lo spazio con un proprio stile, un proprio ritmo, che sia coinvolgente e interessante.

    Creare uno spazio in cui tutti si sentano a proprio agio, non è facile, ma si può fare. Coinvolgere gli utenti che partecipano, invitandoli ad intervenire e ad arricchire la conversazione, è un obiettivo da fissare sempre.

    E poi, è vero che potrebbe non essere utile forzare il proprio stile nel tentativo di impostare un mood radiofonico, verissimo. Stiamo parlando di spazi, ed è altra cosa rispetto alla radio. Ma certamente, serve anche un pizzico di ironia e divertimento che non guastano mai, nella giusta dose.

    #spaziotech bruno mastroianni

    Riuscire a coniugare informazione e intrattenimento, impostando un proprio stile, sapendo bene che la riuscita di un spazio è determinata dallo spirito di partecipazione degli utenti e dal tema che sarà al centro della conversazione stessa, sarebbe la ricetta perfetta.

    Altro suggerimento, sarebbe quello di impostare una certa periodicità dello spazio, quasi a creare un appuntamento, riconoscibile per gli utenti come un momento in cui conversare, sul tema del momento, sapendo che quel momento è un arricchimento per voi che lo organizzate come Host e per gli utenti che vi partecipano.

    Un ultimo suggerimento sarebbe quello di rendere più personale il proprio spazio e organizzare anche un po’ di promozione. Per questo, il suggerimento è quello di dare un nome al proprio spazio, realizzare un minimo di grafica per rendere riconoscibile il proprio spazio. Canva è sicuramente una piattaforma che in questo caso è molto utile, per la sua flessibilità e ricchezza di immagini e strumenti.

    Ecco, questa era la nostra piccola guida (forse è esagerato definirla così) su Twitter Spaces, gli spazi e su come provare ad organizzare uno spazio che sia un vero Valore per chi lo organizza e per chi vi partecipa.

    Avete già organizzato il vostro primo spazio? Ci raccontate la vostra esperienza? E se avete suggerimenti o indicazioni, scriveteci.

    Non dimenticate di seguire il nostro spazio, #SpazioTech, il martedì (qualche volta il giovedì) e il sabato, alle 18:30!

  • Clubhouse perde slancio e i download sono ormai in caduta libera

    Clubhouse perde slancio e i download sono ormai in caduta libera

    Clubhouse in un mese vede crollare i download del 72%, a marzo sono stati 2,7 milioni. E intanto la concorrenza cresce ogni giorno.

    Un mese fa Clubhouse compiva un anno e festeggiava l’evento con 10 milioni di download a livello globale, 435 mila download in Italia. Sembrava che l’app di audio room fosse ormai destinata a ripetere il dato anche nei mesi successivi, confermando il grande interesse di pubblico, sebbene solo limitata ad utenti iOS, e degli investitori. Proprio ieri avevamo dato notizia del nuovo finanziamento ricevuto, di serie C, che ha fatto lievitare il valore dell’app a 4 miliardi di dollari.

    Ma, appunto, a distanza di un mese, i dati di download non sono stati confermati, anzi. Prima di vedere i dati, è opportuno chiarire che nel caso di Clubhouse ogni download corrisponde ad un utente, proprio per il fatto che l’app funziona solo su inviti. Quindi, è molto plausibile che chi scarica l’app poi la usa effettivamente. Lo stesso, come sappiamo, non può dirsi in altri casi.

    clubhouse caduta download franzrusso.it

    I dati, dicevamo. Eccoli.

    Secondo i dati rilevato da Sensor Tower i download di Clubhouse sono in calo del 72%: erano 9,5 milioni a febbraio di quest’anno mentre sono stati solo 2,7 milioni nel mese di marzo. Sono dati che confermano come Clubhouse abbia perso un po’ il suo slancio iniziale, quando sembrava ormai proiettata verso numeri ben più alti.

    dati download clubhouse 2021 intime blog franzrusso

    Il grafico qui in alto rende bene l’idea di quello che stiamo trattando. I numeri registrati a marzo sono molto simili a quelli di gennaio e febbraio sembra essere stata solo una fiammata.

    Serve comunque evidenziare il fatto che un calo dei download non significa calo di utenti, che restano quindi intorno ai 10 milioni. Quello che stiamo cercando di dimostrare, attraverso questi numeri, è che, forse, l’app ha perso un po’ di appeal e che il dato dei download è strettamente collegato alla crescita della base utenti, essendo un’app che funziona solo su invito. Certo, è molto probabile che una versione dell’app per Android invertirà la tendenza e l’app comincerà a crescere, ma prima di allora passeranno ancora altri mesi e la concorrenza continua a crescere, ormai ad un ritmo quotidiano.

    Di fianco a questo calo, evidente, c’è anche da registrare l’aumento di critiche negative che gli utenti cominciano a muovere nei confronti dell’app. Negli Usa è sempre molto acceso il dibattito su quanto l’app sia diventata, nel corso dei mesi, sempre più “monotona e noiosa” e di come le stanze che una volta vedevano la partecipazione di centinaia di utenti, adesso sono frequentate pochissimo.

    E, come dicevamo prima, la concorrenza al momento cresce sempre di più. E Twitter, al momento, è proprio la piattaforma che, grazie a Twitter Spaces, può mettere Clubhouse in ulteriore difficoltà, proprio perché al momento è quella già operativa e punta molto anche sulle notizie del giorno, dando modo agli utenti la possibilità di creare spazi in modo veloce.

    Ricordiamo anche che al momento non tutti possono creare spazi su Twitter Spaces, anche se il rilascio continua lentamente sia per iOS che per Android, e che gli spazi presentano ancora dei limiti (su questo ci soffermeremo con un focus specifico prossimamente), ma di sicuro è l’alternativa migliore.

    Ma Twitter Spaces al momento è l’alternativa migliore anche perché non si tratta solo di un’app stand-alone, ma è una funzionalità. Clubhouse nasce come app di social audio in maniera esclusiva, mentre Twitter Spaces è una funzionalità all’interno di una piattaforma che permette agli utenti di esprimersi anche con altre forme di contenuto. Ecco la carte vincente di Twitter.

    Perchè sappiamo bene quanto sia difficile creare contenuti audio di continuo, ogni giorno. Molto diverso invece offrire agli utenti anche la possibilità di esprimersi in audio e non in via esclusiva. E dè un po’ quello su cui si stanno orientando tutte le altre piattaforme che al loro interno stanno cercando di introdurre il contenuto audio con funzionalità simili a Clubhouse.

    Certo, non è la fine di Clubhouse, ma di sicuro quello che era il fenomeno del momento sta cominciando a subire una frenata notevole.

     

  • Clubhouse riceve nuovi finanziamenti, ma ora arriva Facebook

    Clubhouse riceve nuovi finanziamenti, ma ora arriva Facebook

    Clubhouse riceve un nuovo round di finanziamenti facendo lievitare il valore della società a 4 miliardi di dollari. Ma oggi nel panorama delle audio room si affaccia anche Facebook.

    Avevamo anticipato qualche giorno fa la notizia, ma ora arriva la conferma ufficiale. Clubhouse ha ricevuto un nuovo round di finanziamenti, di serie C, che permetterà alla società di Paul Davison e Rohan Seth di “attrarre nuovi utenti, scalare la nostra infrastruttura e raddoppiare il nostro supporto ai creator”, si legge sul sito dell’app di social media audio. Questo finanziamento, più ambito per le società che puntano a confermare il proprio progetto di business, permetterà a Clubhouse di raggiungere il valore di 4 miliardi di dollari, quella stessa cifra che Twitter, secondo le indiscrezioni riportate qualche giorno fa, era ormai pronta a pagare 4 miliardi di dollari pur di accaparrarsi l’app del momento.

    Come già accaduto per il finanziamento del mese di gennaio di quest’anno, a guidare al cordata degli investitori c’è Andrew Chen di a16z, con la partecipazione di investitori come DST Global, Tiger Global e Elad Gil. Questo nuovo round, oltre a far lievitare il valore della società, permetterà a Clubhouse di essere più scalabile, vale a dire di saper affrontare un processo di crescita più strutturato, puntando tutto sul programma di accelerazione per i Creator, denominato “Creator First”, programma che permette ai Creator di essere pagati e a Clubhouse di scoprire nuove figura su cui investire.

    Clubhouse finanziamenti facebook franzrusso.it

    Facebook e la sua idea di social audio

    Ma la notizia del nuovo investimento ricevuto da Clubhouse viene, quasi allo stesso tempo, accompagnata da un’altra notizia che sta ricevendo, giustamente, molta attenzione, perché si sa, quando c’è di mezzo Facebook l’attenzione sale.

    E infatti, secondo quanto riporta Vox-Recode, la società di Mark Zuckerberg è ormai pronta per lanciare, praticamente oggi, una serie di prodotti catalogabili sotto l’etichetta “social audio”.

    Poco più di due mesi fa era stato proprio il New York Times a riportare, secondo alcune fonti interne alla società di Menlo Park, che Facebook stava proprio lavorando ad un prodotto che potesse competere con Clubhouse, visto il grande successo riscontrato dall’app social media audio, dalla fine dello scorso anno in poi.

    Quello che si sa oggi è che Facebook vuole trasformare Room, lo strumento di video chat lanciato lo scorso anno in piena pandemia, in un luogo in cui dare vita a stanze solo in audio. Di fatto, un prodotto analogo a Clubhouse. Un altro prodotto, sempre “Clubhouse-like”, che permetterà a gruppi di persone di interagire con gli speaker all’interno di un “palco virtuale”. Un altro prodotto che permetterà agli utenti di registrare brevi messaggi vocali e di condividere all’interno del proprio newsfeed. E poi un prodotto collegato a Spotify dedicato ai podcast.

    Be Heard: Bringing Social Audio Experiences to Facebook

    Non è chiaro se tutti i prodotti verranno lanciati oggi, ma da quello che si vede, la trasformazione di Rooms potrebbe essere quella più accreditata a contrastare Clubhouse, ameno in questa fase iniziale. Staremo a vedere.

    Questa notizia conferma il fatto che Mark Zuckerberg vuole fare sul serio per quanto riguarda le chat audio e non vuole l’occasione in un momento in cui la luce di Clubhouse sembra quasi offuscarsi. I segnali di un rallentamento dell’app social audio per eccellenza sono ormai evidenti e questo annuncio di Facebook potrebbe complicare le cose, proprio quando viene annunciato un nuovo round di finanziamenti.

    Clubhouse rallenta la sua corsa

    Clubhouse paga il fatto di essere ancora molto limitata, ricordiamo che può essere solo usata da dispositivi iOS, mentre l’87% del mercato mobile è in mano ad Android. Impossibile pensare che questo dato non abbia conseguenze, anche per il fatto che la società, dopo l’annuncio dei 10 milioni di download, di cui 435 mila in Italia, non ha più aggiornato i dati.

    Clubhouse perde slancio e i download sono ormai in caduta libera

    E poi, la concorrenza non è rimasta a guardare. Twitter sta ormai estendendo Twitter Spaces sempre di più, continuando a rendere disponibile la funzionalità che permette di creare spazi in audio ad un numero sempre più crescente di utenti. LinkedIn è ormai pronta a lanciare la sua versione di audio rooms, così come Spotify.

    Insomma, creare in continuo contenuti in audio non è facile e Clubhouse è nata solo per quella forma di contenuto. Una problematica, se vogliamo definirla in questo modo, che le altre piattaforme come Twitter, Facebook o LinkedIn non avranno, in quanto il formato audio si andrà ad unire al formato testuale e a quello visual, offrendo all’utente più possibilità per esprimersi al meglio.

    Di sicuro, Clubhouse non è finito ma si può dire che non riceve più l’attenzione che riceveva a fine dello scorso anno.

  • Ecco la nuova versione Fai di Te stesso un Brand di Riccardo Scandellari

    Ecco la nuova versione Fai di Te stesso un Brand di Riccardo Scandellari

    A distanza di sette anni dalla sua prima edizione, Riccardo Scandellari torna con una nuova versione di “Fai di Te stesso un Brand”, nelle librerie e negli store online dal prossimo 29 aprile.

    A distanza di sette anni, la prima versione era del 2014, Riccardo Scandellari, blogger e formatore di successo, noto a tutti come “Skande“, torna in libreria con la nuova versione di “Fai di Te stesso un Brand“, un autentico manuale di personal branding.

    Ormai il titolo è diventato nel tempo quasi sinonimo di cura e gestione del proprio brand, un manuale che parla alle aziende e ai professionisti per aiutarli ad orientarsi meglio sul digitale. La nuova versione, che sarà disponibile in tutte le librerie e negli store online dal prossimo 29 aprile 2021, sempre edito da Dario Flaccovio Editore, arriva in occasione della nuova collana della casa editrice siciliana “Spirali”, legata a “Web book” e a “Accadde domani”, tutte incentrate, benché in diverso modo, su approfondimenti e manualistica su web marketing, social business e nuovo umanesimo digitale.

    fai di te stesso un brand riccardo scandellari

    Il libro di Scandellari, con la prefazione di Paolo Borzacchiello, è stato totalmente rivisto dall’autore, il quale esamina ancora una volta, ma con dovuti aggiornamenti, il mondo del personal branding e della web reputation. Resta il punto di partenza del volume: la volontà di scrivere un manuale semplice per aiutare il lettore a promuovere un’ottima reputazione di sé stessi in rete. Cambiano i capitoli, le analisi e le nuove strategie per mostrare come realizzare contenuti e un’attività di marketing relazionale online basata su tre principali capisaldi: la fiducia, il valore e il costo.

    Il tempo è un sottoprodotto della motivazione – ci dice Riccardo Scandellariimpegniamo una risorsa scarsa, come il tempo, solo se ne percepiamo l’utilità, ne vediamo il senso o ne traiamo un evidente vantaggio. Comunicare merita l’investimento di tempo, è una delle attività umane fondamentali, lo facciamo per ottenere l’attenzione di qualcuno o di un gruppo di persone all’interno del quale vogliamo incrementare la connessione, il livello di comprensione e la fiducia. Questo libro è inutile se non ti porta all’azione”.

    L’autore divide il testo in sei semplici, ma dettagliati capitoli. Dal conosci te stesso e quello che vuoi comunicare, si passa alla conoscenza del pubblico e alla costruzione di un’identità di scopo. Si continua con la costruzione di un luogo comunicativo, ovvero i canali online, siti, social media, pagine di approdo aziendale, contenitori dove potere condurre il proprio pubblico e ottenere fiducia. L’ultimo capito è la fine del percorso, lo step più difficile ma capace di generare economia: convertire l’interesse in contatti, i contatti in relazioni e le relazioni in clienti.

    Come ricordato, la nuova versione di “Fai di Te stesso un Brand”, la terza, sarà disponibile dal prossimo 29 aprile 2021, già comunque disponibile per l’acquisto negli store online.

  • Instagram e il contatore dei like, la scelta agli utenti

    Instagram e il contatore dei like, la scelta agli utenti

    Lasciare o nascondere il contatore dei like, questo è il problema. Instagram, dopo due anni, ha pensato di risolvere il problema con un test che lascia la scelta agli utenti.

    Lasciare o nascondere il contatore dei like, questo è il problema. Chiunque segua le vicende di Instagram, ma dei social media in generale, conosce già il gran dibattito che si scatenò nel 2019 quando la società, oggi di proprietà di Facebook, decise di nascondere il conteggio dei like, dall’app, rendendolo disponibile solo per il proprietario del contenuto. La specifica “via app”, non è casuale, perché, appunto, i like sono comunque visibile se si accede a Instagram via web, quindi anche via desktop. Anche se esistono decine di app che permettono di ripristinare il conteggio e tornare ad usare l’app come se nulla fosse.

    L’idea, anticipata da un comunicato di Facebook oggi e confermata anche da Adam Mosseri, il capo di Instagram, dal suo account Twitter, sarebbe quella di lasciare la scelta agli utenti. Una scelta “ibrida” possiamo dire, una scelta che, forse, sarebbe stato meglio adottare due anni fa, per poi arrivare ad una eventuale eliminazione del contatore.

    Instagram contatore like utenti franzrusso.it

    Come scritto nel suo thread da Mosseri, “stiamo testando una nuova opzione che permette agli utenti quale esperienza adottare, se si tratta di: non vedere il conteggio dei like sui post di altri utenti, di disattivarli per i tuoi post o di mantenere l’esperienza originale“.

    Riassumendo, il test, avviato su Instagram da oggi, è quindi quello di passare la scelta agli utenti, attraverso tre opzioni:

    • non vedere il contatore dei like sui post di altri utenti;
    • lasciare la possibilità agli utenti di disattivarli anche per i propri post;
    • lasciare tutto come prima.

    In pratica ora, dopo due anni, gli utenti hanno un maggiore controllo su un elemento che ha finito per alterare la dinamica delle condivisioni dei contenuti, privilegiando quelli che ottenevano più like che, spesso, non erano sinonimo di qualità.

    La politica dei like ha poi diffuso ansia e insofferenza tra gli utenti che vedevano solo in quel valore il modo per verificare l’apprezzamento degli utenti. Una modalità, non dimentichiamolo, che ha finito anche, guardando il tema da un punto di vista più ampio, per diffondere “bufale”. L’attrazione che derivava dall’avere un maggior numero di like non era in linea, spesso, con un contenuto di qualità.

    Per arrivare ad una soluzione che propende per un maggiore controllo da parte degli utenti, evidentemente Instagram, così come Facebook, che avvierà a sua volta lo stesso test, si è resa conto che quel dato è ancora importante per gli utenti e che, in qualche modo, bisognava dare una risposta “tranquillizzante”.

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    Va detto però che in questi quasi due anni senza contatore la condivisione di contenuti è stata vissuta in maniera più tranquilla, senza patema d’animo. Preoccuparsi dei like distrae dalla qualità dei contenuti, generando un vortice di condivisioni che nulla aggiungono, se non maggiore ansia.

    Staremo a vedere quale sarà il risultato di questo test e quale sarà la conseguente decisione finale da parte di Instagram, e di Facebook.

    Intanto voi che ne pensate?

  • Twitter ha provato ad acquisire Clubhouse prima di lanciare Twitter Spaces

    Twitter ha provato ad acquisire Clubhouse prima di lanciare Twitter Spaces

    Questo è il momento della voce e la notizia che riporta Bloomberg lo conferma. Twitter, mentre stava già lavorando su Twitter Spaces, ha provato ad acquisire Clubhouse per 4 miliardi di dollari.

    La notizia di fatto conferma che questo è il momento della voce. Bloomberg, secondo le proprie fonti, riporta che Twitter, mentre stava già costruendo il suo format per la voce, aveva provato ad acquisire Clubhouse. La cifra che era stata messa sul tavolo è importante, si parla infatti di 4 miliardi di dollari, quando, forse, ancora la stessa Clubhouse non vale va nemmeno 1 miliardo. Ricordiamo, come scritto già ieri qui sul nostro blog, che Clubhouse sta per ricevere un nuovo finanziamento che potrebbe far lievitare il suo valore a 4 miliardi, proprio quella cifra che Twitter era disposta a pagare per inserirla tra le forme di contenuto da usare all’interno della piattaforma da 280 caratteri.

    In realtà, non si sa perché poi le trattative si siano arenate, non si conoscono tutti i dettagli rispetto a questa notizia. Di certo è la conferma che Twitter, tra le concorrenti di Clubhouse, è quella che più sente lo strumento voce come affine alla sua natura. Come se sentisse il bisogno, già prima del fenomeno Clubhouse, di offrire ai suoi utenti uno strumento più per esprimersi.

    twitter acquisire clubhouse franzrusso.it

    E infatti, Twitter in questi giorni ha cominciato ad estendere Twitter Spaces, la sua risposta a Clubhouse, anche agli utenti Android e che in questo mese di aprile sarà disponibile davvero per tutti. E infatti cominciano a comparire con una certa frequenza, e anche una certa costanza, “spazi” (così si definiscono su Twitter, a differenza delle “room” o “stanze” di Clubhouse) nella sezione dei Fleets i contenuti simili alle Stories. Senza dimenticare che presto arriverà anche la versione web, quindi anche per desktop.

    Ricordiamo che nell’arco di un anno, l’arrivo Clubhouse è stato capace di innovare il panorama dei social media come non avveniva da tempo. Di fatto, tutte le atre piattaforma social media, a partire da Twitter, fino ad arrivare a Spotify e anche a LinkedIn, si stanno preparando a lanciare ognuna il proprio format che vede al centro la voce dal vivo.

    La vera differenza che queste piattaforme, includiamo anche Facebook (anche se ancora non si sa davvero nulla di più che un intenzione), hanno rispetto a Clubhouse è che l’audience è sicuramente più alta. Infatti gli utenti che usano Twitter Spaces partono già da una proprio audience costruita nel corso del tempo, mentre su Clubhouse si parte praticamente da zero.

    Insomma, la notizia che Twitter volesse acquisire Clubhouse conferma che il trend della voce è di assoluto interesse. Chiaro che l’intento di Twitter fosse quello di provare ad annullare la concorrenza e provare ad affrontare il mercato con un vantaggio competitivo non da poco. Ma, non è detto che questo non possa avvenire comunque.

  • Social Media e Creator, le piattaforme seguono Clubhouse

    Social Media e Creator, le piattaforme seguono Clubhouse

    Clubhouse permetterà agli utenti di pagare i Creator, in grado di creare contenuti esclusivi. E altre piattaforme social media sono pronte a seguire l’esempio, come già successo con le chat audio.

    Come promesso a fine gennaio, quando la startup ricevette il finanziamento da 100 milioni di dollari da Andreessen Horowitz, Clubhouse ha lanciato la funzionalità che permetterà di pagare i Creator. Chiamata Payments, attraverso questa modalità, gli utenti potranno pagare quelle persone che seguono in quanto capaci di creare “contenuti esclusivi”, i Creator. A loro volta, i Creator avranno la possibilità di guadagnare il 100% dai pagamenti, e questa è un’altra grande novità che permetterà a Clubhouse di metter in crisi la concorrenza delle membership platform.

    Alla fine, Clubhouse, dopo aver lanciato il suo programma di accelerazione “Creator First“, pensato per reclutare Creator e aiutarli a costruire il proprio pubblico, come promesso, l’app che ha rivoluzionato il panorama social media con l’introduzione delle chat audio, permetterà ad un ristretto numero di Creator, per ora, di cominciare a guadagnare.

    social media creator franzrusso.it

    Come funziona payments di Clubhouse

    La funzionalità per i pagamenti di Clubhouse è molto semplice. Una volta toccata l’immagine del profilo del creatori di riferimento, comparirà il pulsante “Invia denaro” (Send Money) offrendo all’utente la possibilità di scegliere quanto pagare. L’intera somma verrà riconosciuta al Creator, a questa andrà aggiunta “una piccola quota di elaborazione della carta” che verrà riconosciuta a Stripe, l’azienda di San Francisco, nata nel 2011, che elabora piattaforme per i pagamenti che già vanta collaborazioni con Google, Amazon, Spotify, Microsoft, Uber, Lyft.

    Ma il vero tema che introduce Clubhouse è quello di portare all’interno di una piattaforma social media la logica “membership”. Ancora una volta Clubhouse può ritenersi pioniera in quanto, con questa mossa, apre la strada ai “social media memerhsip platform”. Perché questo?

    Cresce l’esigenza di contenuti di qualità

    La pandemia ha fatto emergere in maniera evidente quanto ci sia bisogno di accedere a contenuti di qualità, in quanto garantiscono certezza delle informazioni, verificabili, e, cosa non da poco, sicuro valore aggiunto. Possiamo, forse, dire che la pandemia da Covid-19 ha fatto comprendere quanto la logica del contenuto per i “like forzati” non garantisce sempre qualità e valore per chi ne usufruisce. Allora c’è bisogno di altro.

    Vero, Clubhouse in realtà non inventa nulla, esistono già vere e proprie piattaforme di memebership che già attuano questa logica. Solo che, come dicevamo prima, Clubhouse è la prima (se non una delle prime) a sperimentare questa logica all’interno della propria piattaforma. Ecco la novità.

    E come già successo, con l’esplosione delle chat audio, o audio room che dir si voglia, sappiamo già che questa sarà la strategia che adotteranno le altre piattaforme social.

    Cos’è Patreon, la platform membership

    Prima di vedere quali sono, è doveroso, per completezza di informazione, che tra le piattaforme di memebership più usate, ad oggi, non si può non citare Patreon “piattaforma in abbonamento che permette ai creator di ricevere compensi in modo facile. E la società fondata da Jack Conte (CEO) e Sam Yam ha triplicato il suo valore, arrivano a 4 miliardi di dollari, grazie ad un nuovo investimento di 155 milioni di dollari. La dimostrazione che la strada del membership sarà, presto, quella che seguiranno tutti.

    A proposito dei 4 miliardi di dollari di valore di Patreon, è notizia di oggi, riportata da Bloomberg, secondo fonti, che Clubhouse starebbe arrivando allo stesso valore di 4 miliardi di dollari in quanto è in attesa di ricevere un nuovo finanziamento, anche se non si sa di quanto e non si sa da chi. In pochi mesi quindi l’azienda di Paul Davison e Rohan Seth ha visto lievitare il suo valore, pur non avendo ancora un versione per Android (forse arriverà in estate o poco dopo) e pur non avendo ancora generato un modello di business chiaro a tal punto da generare entrate.

    Ecco, l’introduzione della modalità per i pagamenti e il lancio di una strategia chiara proiettata ai Creator da parte di Clubhouse, sono due pilastri su cui si basa tutta la strategia dell’app di chat audio e, nei prossimi mesi, vedremo se questa pagherà.

    Le altre piattaforme social: Super Follows di Twitter

    Intanto le altre piattaforme non stanno solo a guardare. Twitter, che in questi giorni ha rilasciato la possibilità di aprire spazi su Twitter Spaces anche su Android, sebbene sempre in modalità “beta” (se vi va, seguite anche il nostro #SpazioTech) sta per lanciare Super Follows, un programma orientato ai Creator in abbonamento che consentirà loro di monetizzare. La funzionalità permetterà poi alla società di Jack Dorsey di sperimentare una nuova linea di business che consentirà di ottenere nuove entrate. Un modo per smarcarsi, se vogliamo, dalla dipendenza dall’advertising.

    Twitter, il futuro è nelle Community e nei Creator

    Anche TikTok guarda ai Creatori realizzando il “Fondo per Creator”, al quale possono accedere utenti che superano un certo numero di visualizzazioni mensili. Adesso si parla di 100 mila visualizzazioni in 30 giorni. Da alcune stime, emerge che per generare entrate per i Creator, bisogna partire da un minimo di circa 80 mila visualizzazioni per ottenere 1 euro.

    La “Creator Mode” di LinkedIn

    Ai Creator guarda anche LinkedIn, introducendo “Creator Mode”, che verrà rilasciata per gli utenti entro questo mese, permettendo agli utenti di aggiungere funzionalità in modo da rendersi riconoscibili su certi argomenti ed essere considerati come “influencer” o “opinion leader”. Una volta impostata la modalità, il tasto “Connetti” si trasformerà in “Segui”. Inoltre, sarà possibile inserire, all’interno del proprio profilo, degli hashtag che caratterizzano i contenuti dell’utente.

    E sempre LinkedIn è ormai pronta a lanciare la sua audio room, come abbiamo visto qualche giorno da, un altro strumento per aiutare i Creator ad emergere. Anche se ancora non è chiaro il modo con cui gli stessi Creator possano pensare di monetizzare a fronte di una attività sempre più strutturata sulla piattaforma.

    Ecco, questa era solo una considerazione di un grande tema che, vedremo nei prossimi mesi, sarà sempre più al centro dell’attenzione di tutti.

    E voi che ne pensate?

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