Categoria: Social Media

In questa categoria trovate articoli che riportano dati e ricerche sul mondo dei Social Media. Dal numero di utenti connessi, al tempo trascorso su ciascun social network

  • La presenza sui Social Media dei Ministri del Governo Draghi

    La presenza sui Social Media dei Ministri del Governo Draghi

    In attesa del passaggio parlamentare di domani, ecco la presenza sui social media dei ministri del Governo Draghi. La maggior parte è presente su Twitter, Instagram e Facebook. Quattro i ministri totalmente assenti.

    Comunicare solo quando c’è effettivamente qualcosa meglio far parlare i fatti. Sarebbe questa l’indicazione data dal presidente Mario Draghi ai suoi ministri al primo consiglio di sabato scorso, giorno del giuramento. “Noi comunichiamo quello che facciamo. Non abbiamo fatto ancora niente e non comunichiamo niente“, questa la frase che viene accreditata a Draghi nel momento in cui nel consiglio viene posto il tema della comunicazione. Una indicazione più pragmatica e meno incline al semplice “apparire”.

    Il riferimento è quindi al governo precedente, il Conte 2 (ma anche al Conte 1) che, secondo molti, avrebbe abusato degli strumenti di comunicazione, specialmente i social media, senza badare alla qualità, quanto, piuttosto, alla quantità.

    E proprio ai social media vogliamo orientare questo nostro piccolo intervento che vuole solo offrire a tutti quella che è la vera presenza sui social media dei ministri del Governo Draghi. Certo, puntare ad una comunicazione più concreta, che dia spazio ai fatti e meno al resto, è tuttavia auspicabile. Ma si può comunque puntare ad una comunicazione costante, di qualità, concreta con l’obiettivo di parlare ai cittadini, sempre. Perché il vero rischio di un cambio di rotta netto, e in contrasto con quanto fatto fino all’altro ieri, è che il cittadino si senta escluso, non coinvolto e non adeguatamente informato.

    governo draghi presenza social media franzrusso.it

    I social media sono strumenti di comunicazione e informazione che la politica, molto spesso, ha confuso come strumenti di propaganda. Allora, sarebbe meglio imprimere una svolta qualitativa, migliorando la propria presenza sui social media, non limitarla. E per fare questo, bisogna esserci.

    Sappiamo bene quanto questo sia difficile nel nostro paese, sapendo anche che sono tanti i leader che usano questi strumenti per alimentare polemiche e fare propaganda, dotandosi di vere macchine da guerra. Ma pare che l’invito di Draghi fosse rivolto anche ai leader di partito che sostengono il suo governo, e non solo ai suoi ministri.

    Intanto, ecco la presenza dei ministri del Governo Draghi sui social media con qualche dato in rilievo. Abbiamo preso in considerazione Facebook, Twitter, LinkedIn e Instagram. E possiamo quindi dire che

    • la maggior parte usa Twitter, 16 ministri su 23;
    • 15 ministri su 23 hanno un account su Instagram;
    • 14 ministri su 23 hanno una pagina Facebook;
    • 7 ministri su 23 hanno poi un account su LinkedIn;
    • 4 ministri non sono presenti su alcuna piattaforma.

    Da verificare la pagina Facebook e l’account Instagram di Vittorio Colao, neo ministro dell’Innovazione Tecnologica e della transizione Digitale, e di Patrizio Bianchi che sembra avere un solo account, su Instagram, non verificato.

    Ecco di seguito l’elenco completo:

    Dario Franceschini, ministro della Cultura

    Andrea Orlando, ministro del Lavoro

    Marta Cartabia, ministra della Giustizia

    Luciana Lamorgese, ministra dell’Interno

    • Twitter: no
    • Facebook: no
    • LinkedIn: no
    • Instagram: no

    Federico D’Incà, ministro dei rapporti con il Parlamento

    Vittorio Colao, ministro dell’Innovazione Tecnologica e transizione Digitale

     

    Renato Brunetta, ministro della Pubblica amministrazione

    Mariastella Gelmini, ministra degli Affari regionali e Autonomie

    Mara Carfagna, ministra al Sud e Coesione Territoriale

    Fabiana Dadone, ministra alle Politiche giovanili

    Elena Bonetti, ministra alle Pari opportunità e alla famiglia

    Erika Stefani, ministra alla Disabilità

    Massimo Garavaglia, ministro del Turismo

    Luigi Di Maio, ministro degli Esteri

    Lorenzo Guerini, ministro della Difesa

    Daniele Franco, ministro dell’Economia e delle Finanze

    • Twitter: no
    • LinkedIn: no
    • Facebook: no
    • Instagram: no

    Giancarlo Giorgetti, ministro dello Sviluppo economico

    • Twitter: no
    • Facebook: no
    • LinkedIn: no
    • Instagram: no

    Stefano Patuanelli, ministro all’Agricoltura

    Roberto Cingolani, ministro alla Transizione ecologica

    Enrico Giovannini, ministro delle Infrastrutture e Trasporti

    Patrizio Bianchi, ministro dell’Istruzione

    Cristina Messa, ministra dell’Università

    Roberto Speranza, ministro della Salute

    Roberto Garofoli, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio

    • Twitter: no
    • Instagram: no
    • Facebook: no
    • LinkedIn: no

    Potrebbe accadere che alcuni dei ministri, ora sprovvisti, nei prossimi giorni attiveranno una loro presenza sui diversi canali, anche se, dopo l’invito di Draghi, questo resta improbabile. E resta da capire come, e se, il premier comunicherà attraverso i social media. Si dice che i suoi account siano già pronti e che forse l’attivazione verrà accelerata anche dopo la nomina di Antonio Funiciello come capo di gabinetto di Mario Draghi.

    In attesa, la situazione è questa.

    Se avete osservazioni, aggiornamenti, indicazioni particolari, noi siamo qui ad aggiornare sempre questa lista.

  • Facebook sarebbe pronto a clonare Clubhouse

    Facebook sarebbe pronto a clonare Clubhouse

    Secondo quanto riporta il New York Times, Facebook sarebbe pronto a clonare Clubhouse e a lanciare il suo servizio di chat audio.

    Secondo quanto riporta il New York Times, Facebook sarebbe pronto a clonare Clubhouse e a lanciare il suo servizio di chat audio. E la conferma arriva da due persone molto vicine alle vicende di Menlo Park. La società di Zuckerberg sarebbe quindi pronta a sviluppare un servizio proprio, molto vicino quindi a quello che è oggi Clubhouse, che al momento è nelle fasi iniziali.

    La notizia sta facendo, giustamente, il giro del mondo, ma in realtà non sorprende granché. Qui sul nostro blog avevamo avanzato l’ipotesi che Facebook stessa potesse, prima o poi, acquisire Clubhouse, ripercorrendo un po’ la storia già vista con Instagram, ma a quanto pare l’idea sarebbe quella di farlo direttamente in casa propria. E pensare che solo qualche giorno fa Mark Zuckerberg si era affacciato su Clubhouse, evidentemente per cercare di cogliere qualche elemento da sfruttare.

    Del resto, la storia recente di Facebook è costellata di tante “repliche” trasformate poi in motivo di successo. E ci riferiamo chiaramente alle Instagram Stories, spudoratamente “copiate” da Snapchat, trasformate oggi in una modalità di racconto alternativa all’interno della stessa app, e a Reels, ripresa pari pari da TikTok, e adesso verrà introdotta a modalità di visualizzazione verticale, tipica dell’app di ByteDance, anche per quanto riguarda le Stories.

    clubhouse facebook clone franzrusso.it

    Non è chiaro quando Facebook sarà pronta a lanciare la sua versione di Clubhouse e non si conoscono ancora i dettali, ma è certo che Facebook non si lascerà sfuggire questa occasione di provare a presidiare anche la modalità di contenuto audio, in modo da chiudere il cerchio e abbracciare tutte le modalità attive oggi all’interno del suo ecosistema.

    Come detto in più occasioni ormai, Clubhouse ha acceso un faro sulle chat audio e adesso sono tanti i player che vogliono sperimentare questa modalità. Lo sta già facendo Twitter con il test attivo su Spaces (per questo ha acquisto Breaker), ma di iniziative ne stanno nascendo un po’ ovunque. E non è detto che la stessa app possa poi resistere a tutto questo. Anche se potrebbe continuare ad esistere e non essere più al centro, come è stato per Snapchat.

    Fenomeno Cloubhouse, quasi 5 milioni di download a livello globale

    Bisognerà però capire, nelle prossime settimane se questa mossa corrisponde a verità o se si tratta di strategia per cercare di far aumentare l’interesse attorno al fenomeno Clubhouse. Staremo a vedere e noi saremo qui a raccontarvelo.

  • Social Media 2021, ecco uno sguardo a livello globale

    Social Media 2021, ecco uno sguardo a livello globale

    Social Media a livello globale 2021, ecco l’atteso report di We Are Social e Hootsuite, “Digital 2021: Global Overview Report”, che ci offre uno sguardo sulle piattaforme più usate, e non solo. In attesa dei dati italiani.

    Puntuale, come sempre in questo periodo dell’anno, arriva forse uno dei report più interessanti perché denso di dati. Stiamo parlando di Digital 2021: Global Overview Report, l’indagine che We Are Social pubblica insieme a Hootsuite ci presenta l’anno che è da poco iniziato offrendoci una panoramica su Digitale, in questo caso a livello globale.

    I dati italiani arriveranno, e come sempre puntuali anche questi, un po’ più avanti. Infatti il 10 febbraio saranno presentati all’interno di un webinar e poi li racconteremo anche qui. E, intanto che arrivino i dati nostrani, diamo un’occhiata ai dati globali dove l’effetto della pandemia è evidente.

    A livello globale, gli utenti internet sono 4,66 miliardi (su una popolazione totale nel mondo di 7,83 miliardi), un numero in crescita del 7,3%, o 316 milioni; mentre sono 4,2 miliardi gli utenti sui social media, con una crescita a doppia cifra: +13%, o 490 milioni di utenti. Gli utenti Mobile nel mondo sono 5,22 miliardi, con una crescita più live rispetto agli altri dati precedenti, infatti aumenta nel 2020 sono dell’1,8%, o 93 milioni di utenti.

    social media sguardo globale 2021 franzruss.it

    Il nostro focus, per quello che è il tema più rilevante dal nostro punto di vista, è sui Social Media, strumenti di comunicazione che, proprio durante il lockdown e lungo tutto il 2020, hanno giocato un ruolo fondamentale.

    Il 2021, è tema di questi giorni, è per i Social Media l’anno della Consapevolezza, forse. Tema che in realtà potrebbe risultare “datato”, ma che, alla luce degli eventi del 2020 e, soprattutto, di questo inizio d’anno, riemerge con forza. E i dati ci aiutano a comprendere meglio anche questo fenomeno, in attesa dei dati italiani.

    Social Media 2021, utenti globali

    Abbiamo visto prima che il numero degli utenti Social Media a livello globale cresce del 13,2%, quasi mezzo milione di utenti in più, arrivando ad un totale di 4,2 miliardi. La quasi totalità degli utenti usa il mobile per accedere ai propri strumenti.

    social media utenti mondo 2021

    Social Media 2021, tempo trascorso sulle piattaforme

    Un aspetto sempre molto interessante è il tempo trascorso sui Social Media. Ebbene, il dato è cresciuto ma non quanto forse ci si aspettava. Infatti il dato delle 2 ore e 25 minuti al giorno (quasi un giorno interno alla settimana) è rimasto sostanzialmente invariato rispetto all’anno precedente, facendo registrare appena lo 0,4%. Il paese dove si trascorre il tempo maggiore è le Filippine con 4 ore e 15 minuti. Dalla parte opposta il Giappone, il paese che fa registrare il periodo trascorso sui social media più basso: soli 51 minuti.

    social media utenti tempo trascorso 2021

    Il balzo in effetti lo fa il tempo trascorso su Internet con +4%, con 6 ore e 54 minuti al giorno. E anche qui troviamo Filippine e Giappone ai due estremi con, rispettivamente, 11 ore e 4 ore e 25 minuti.

    E restando in tema social media, un aspetto interessante che emerge dal report è quello della social search, ossia usare i social media come motore di ricerca. L’aspetto interessante, appunto è che queste piattaforme vengono usate soprattutto dai più giovani come strumento per effettuare ricerche, come il 53,2% dei giovani tra 16-24 anni. Poi questa voce va calando man mano che si sale con l’età.

    Social Media 2021, le piattaforme più usate

    E, infine, queste sono le piattaforme social media più usate nel mondo, dato aggiornato al 25 gennaio 2021:

    social media piattaforme 2021

    Come vedete, Facebook resta comunque la piattaforma più usata a livello globale che nel frattempo, come abbiamo visto con i dati dell’ultima trimestrale del 2020, ha raggiunto 2,8 miliardi di utenti. Seguita da YouTube con 2,29 miliardi di utenti. Sul podio, in terza posizione WhatsApp con 2 miliardi di utenti che in realtà saranno anche di più. Un dato interessante è le piattaforme che si posizionano nelle prime 6 posizioni superano il miliardo di utenti e la metà di queste superano i 2 miliardi di utenti.

    Balzo in avanti di TikTok con 689 milioni di utenti a livello globale e la gemella cinese, Douyin, con 600 milioni di utenti. Telegram, con il balzo degli ultimi giorni arriva a 500 milioni di utenti, mentre Twitter resta ancora indietro nelle retrovie con 353 milioni di utenti. E chiude Quora con 300 milioni.

    Ecco, questi i dati più rilevanti rispetto al tema Social Media, quello che più sentiamo vicino ai nostri temi. Considerazioni finali sono che lo scenario delle piattaforme Social Media, in questo 2021, cambierà ancora. L’emergere del fenomeno Clubhouse farà sentire i suoi effetti e, aspetto da non sottovalutare, aumenterà la Consapevolezza degli utenti rispetto al modo di usare queste piattaforme. Aspetto che le aziende, chiamate anch’esse ad una nuova consapevolezza degli strumenti, dovranno tenerne conto.

  • Il ruolo dei Social Media quando la democrazia negli Usa venne sospesa

    Il ruolo dei Social Media quando la democrazia negli Usa venne sospesa

    Nel giorno in cui la democrazia negli Usa è stata sospesa, i Social Media per una volta hanno agito di conseguenza. Una vicenda che segna anche l’avanzata delle piattaforme di “nicchia” come Parler.

    I social media da qualche anno a questa parte sono stati considerati principali responsabili della diffusione di fake news, disinformazione e contenuti di violenza. Ed è vero. Ma forse quello che è successo ieri notte potrebbe considerarsi come l’inizio di un nuovo corso.

    Per la prima volta, tutte le principali piattaforme social hanno agito allo stesso modo, eliminando contenuti che incitavano alla violenza e sospendendo l’account dal quale questi contenuti venivano diffusi.

    È successo quello che accade di solito in questi casi, solo che l’account in questione è quello di Donald Trump, presidente Usa uscente, che ieri si è reso protagonista, indiretto, di una delle pagine più brutte della storia americana e della democrazia a livello globale.

    social media capitol hill aggressione getty mages

    Come sapete, lo abbiamo scritto più volte qui sul nostro blog, dal 2016, anno in cui Trump è stato eletto come 45° presidente degli Stati Uniti d’America, i social media sono stati additati come diffusori di disinformazione e accusati di gestire il fenomeno in modo blando.

    Poi è arrivato lo scandalo Cambridge Analytica che ha aperto una voragine, dimostrando per davvero che una parte dell’elettorato era stato “traghettato” verso una parte politica con l’inganno; poi è scoppiato il “Russia gate“. Tutti scandali in cui i social media hanno avuto il ruolo di diffusori.

    Al centro di tutto questo vi era Facebook che nel corso degli anni ha mantenuto una linea non molto condivisa ma costante, ossia quella di non intervenire mai in maniera diretta su queste questioni per rispettare il “diritto di parola” di tutti. Anche di chi diffonde disinformazione. E i risultati si sono visti.

    Una strada ben diversa, ma con molte difficoltà, aveva invece intrapreso Twitter, decisa ad allontanare la diffusione della disinformazione dalla propria piattaforma, dichiarando guerra ai tanti account che sfruttavano i 280 caratteri per diffondere informazioni e notizie false.

    Ad un certo punto però Twitter decise che gli account dei politici non dovessero essere oggetto di attenzione, perché per loro doveva essere sempre valido il diritto di esprimersi, visto il ruolo pubblico. Salvo poi ricredersi lungo la strada.

    social media capitol hill aggressione getty mages

    Ecco, questa lunga premessa per dire che ieri invece il ruolo dei social media è stato attivo.

    Bisogna dirlo subito. A distanza di 5 anni, quello che è successo ieri è la dimostrazione di come la disinformazione sia in grado di invadere anche il ruolo più rappresentativo della democrazia: il Parlamento. L’aggressione a Capitol Hill, la sede del Congresso Usa, “aizzata” da colui che dovrebbe lasciare la sua carica al nuovo presidente eletto, Joe Biden, è una ferita alla democrazia a livello globale e coinvolge direttamente i social media.

    Facebook, la prima piattaforma ad rimuovere il video di Trump

    Dopo l’aggressione, avvenuta quando Washington era in lockdown, Donal Trump ha diffuso un video in cui elogiava il gruppo dei violenti che era entrato a Capitol Hill, alcuni di essi erano armati. Di fronte a questo video, per la prima volta, Facebook è intervenuta prima delle altre piattaforme, rimuovendo il video, così come annunciato da Guy Rosen, VP Integrity, Facebook.

    Facebook e Instagram sospendono Trump per 24 ore

    In pratica Facebook, che negli anni aveva sempre rifiutato di agire per garantire a tutti il diritto di parola, è la prima ad intervenire, per evitare che quel video potesse alimentare altra violenza. Un intervento che anticipa anche Twitter che fino a quel momento si era limitata solo a indicare come contenuti di disinformazione i tweet di Trump, senza rimuoverli. Facebook anticipa anche YouTube, che rimuove i contenuti video che fanno riferimento all’aggressione al Capitol Hill e fa addirittura quello che mai la piattaforma di Zuckerberg aveva fatto. E cioè sospende l’account di Trump per 24 ore, su Facebook e su Instagram, come annunciato da Adam Mosseri:

    In un comunicato Facebook spiega meglio di essere intervenuta non solo per rimuovere il contenuto di Trump, ma di aver rimosso tutti i contenuti che facevano riferimento all’aggressione e anche quelli che intimavano a continuare le violenze per i prossimi giorni.

    Facebook sospende gli account di Trump per almeno 2 settimane

    Questo è un aggiornamento a quanto scritto poco sopra. Nel pomeriggio di oggi, sempre Adam Mosseri su Twitter dà notizia del fatto che Facebook, intendendo tutta la famiglia delle app di casa a Menlo Park, sospenderà gli account di Donald Trump per almeno due settimane.

    Nel tweet si legge:

    “Viste le circostanze eccezionali e il fatto che il Presidente (Trump) abbia deciso di condonare, piuttosto che condannare le violenze di ieri nella capitale, estendiamo a tempo indeterminato, o almeno per le prossime due settimane, il blocco degli account”.

    La forma “almeno due settimane” è stata usata per intendere che dagli account di Trump, su Facebook e su Instagram, non si potrà scrivere nulla fino all’insediamento di Joe Biden come 46° presidente Usa, e oltre.

    Twitter rimuove i contenuti e sospende Trump per 12 ore

    Anche Twitter, subito dopo che Facebook ha rimosso il video, interviene con mano più pesante e comincia a rimuovere i tweet di Trump, non era la prima volta che accadeva. E poi, decide di sospendere l’account di Donald Trump per 12 ore. Un atto dovuto.

    https://twitter.com/twittersafety/status/1346970430062485505

    Siamo di fronte ad un passaggio storico, senza dubbio e senza esagerazione. I Social media, lungamente ritenuti responsabili di diffondere disinformazione, hanno dimostrato che c’è un limite a tutto e che il valore della democrazia va preservato sempre.

    Ma c’è un però in tutto questo, una considerazione finale.

    L’avanza dei social di nicchia come Parler

    Si sapeva da giorni che qualcosa sarebbe successo, in vista della ratifica della elezione di Biden come 16° presidente Usa, e l’organizzazione di questa aggressione è avvenuta proprio sui social media, non soltanto Facebook o Twitter, ma anche attraverso quelle piattaforme che sono considerate in grande ascesa perché di “nicchia”, come Parler, la piattaforma che tanto piace ai sostenitori di Trump. Anche Telegram è stata usata per questo scopo, così come Twitch, piattaforma in grande ascesa anche in Italia.

    Ecco, nel giorno in cui la democrazia è stata sospesa, nel giorno in cui la disinformazione è riuscita ad approdare in Parlamento, i Social Media hanno agito in modo responsabile. Forse ci si attendeva qualcosa di più e le critiche non sono mancate.

    L’auspicio è che questo segni un nuovo inizio. Lo speriamo.

  • Il futuro dei social media è nelle community, non nella funzionalità

    Il futuro dei social media è nelle community, non nella funzionalità

    Ultimamente tutte le piattaforme social media sembrano rincorrersi proponendo sempre la stessa funzionalità che esiste già altrove. Sembra che la spinta innovativa si sia esaurita. Ma il futuro è nella community e non nell’ultima feature.

    Come vi sarete certamente accorti, da qualche anno a questa parte, almeno dal 2016 ad oggi, tutte le piattaforme social media sembrano proporre, più o meno, le stesse funzioni. Alle volte, passando da una piattaforma all’altra, si fa fatica a capire dove ci si trova, se non fosse per i colori o il layout leggermente diverso ad avvisarci di trovarci su Facebook e non su Instagram, tanto per fare un esempio.

    Perché parliamo di questo tema oggi? Per il fatto che in questi giorni, la piattaforma che fino ad oggi risultava essere la più “copiata”, quella da cui tutti hanno tratto ispirazione per lanciare i propri contenuti effimeri, e parliamo di Snapchat ovviamente, ha lanciato una funzionalità che altro non è che riportare TikTok all’interno della sua piattaforma. La funzionalità si chiama Spotlight e serve a mettere in evidenza i video più virali in una modalità, a scroll, tipica di TikTok.

    Ora, se anche Snapchat ricorre a qualcosa di già visto e di già usato, questo impone un minimo di riflessione che vogliamo fare con voi.

    social media funzionalità simili 2020 axios

    Partiamo da questo grafico che vedete qui sopra, realizzato da Axios all’interno di un articolo che mette in evidenza come oggi le piattaforme social media siano, più o meno tutte uguali. Tralasciando piattaforme come Reddit o Twitch, quasi tutte hanno le stesse funzionalità. Nessuna offre qualcosa di unico, eppure queste piattaforme nascono, in origine, con obiettivi precisi. Obiettivi che poi, negli anni, si sono sempre più affievoliti, lasciando spazio, invece, ad una corsa ad accaparrarsi gli utenti, indipendentemente se quella funzionalità fosse utile o meno.

    Ecco, forse il punto è proprio questo, ossia queste piattaforme sono nate, ognuna con le sue peculiarità, offrendo caratteristiche particolari, attorno alle quali si andavano costruendo delle community. Un concetto che via via si è sempre più sbiadito.

    Nel 2016 Kevin Systrom, co-fondatore di Instagram (oggi interamente proprietà di Facebook), presentando le Instagram Stories, un format di contenuto effimero lanciato per la prima volta su Snapchat, sosteneva che quello non fosse altro che uno strumento che andava ad arricchire l’esperienza d’uso di Instagram. La piattaforma da sola non poteva bastare, bisognava aggiungere altro. Due anni dopo, nel 2018, Evan Spiegel, fondatore di Snapchat, diceva che a lui non lo preoccupava il fatto che tutti copiassero le sue Stories, perché l’unicità di Snapchat era sempre salva.

    social media funzionalità 2020 community franzrusso.it-2020

    Se badate bene, i due sostengono, a distanza di due anni, più o meno la stessa cosa. E nel 2020 però la realtà è ben altra. E cioè che anche Snapchat, alla fine, cede un po’ della sua unicità per andare incontro ad un pubblico più ampio, nel tentativo di competere con quello che al momento sembra essere il diretto concorrente, cioè TikTok.

    Tutte offrono le stesse funzionalità e tutte, con modalità più o meno diverse, mirano allo stesso obiettivo. Perdendo il vero scopo originale che stava alla base di ogni piattaforma.

    E cioè che oggi la vera Innovazione per una piattaforma è quella di guardare alle proprie community. Sulla base delle proprie caratteristiche, dare agli utenti di quella piattaforma, strumenti relativi a quelle caratteristiche, che non sono le stesse che si trovano altrove. Questo è il vero punto.

    Dare agli utenti una nuova funzionalità nel senso di offrire strumenti in linea con quello che è la caratteristica della piattaforma stessa.

    Per essere più chiari, facciamo un esempio pratico che certamente, forse, avete sentito altrove. Tra tutte queste piattaforme, prendiamo LinkedIn, la più “anziana” (essendo stata fondata nel 2003 quando ancora non si parlava di social network), che da sempre ha caratterizzato la sua piattaforma come luogo d’incontro, di scambio e di condivisione tra aziende e professionisti. Questa stessa caratteristica già di per sé caratterizza la piattaforma. Nel senso che la Conversazione che viene attivata all’interno della piattaforma non è la stessa di quella che si potrebbe portare avanti su Facebook (tanto per fare un esempio di piattaforma generalista). Se uso LinkedIn è perché parlo tra colleghi e non parlo tra familiari, è perché voglio interagire con quel professionista/azienda e non perché voglio parlare con il mio amico per organizzare la partita di calcetto del sabato pomeriggio (quando si poteva ancora fare). Vero, anche LinkedIn cede un po’ alla visione generalista ed introduce le Stories. Ma le stesse Stories vengono usate al modo di LinkedIn.

    LinkedIn sin dalle sue origini ha sempre mantenuto esplicito che quello è un luogo paragonabile ad un grande ufficio, dove il tema era già definito da chi lo frequentava. E lo fa ancora oggi.

    Altra regola che abbiamo sempre imparato ovunque e che tutti, o quasi, abbiamo sempre più disatteso. E cioè che non serve pubblicare contenuti copia-incolla su tutte le piattaforme, perché la reazione non sarà la stessa ovunque e perché ogni piattaforma è diversa dall’altra.

    Quello che si vuole sostenere è che nei prossimi anni la corsa all’ultima funzionalità dovrebbe esaurirsi, non è più quello il focus. La corsa dovrà invece riguardare a come meglio gestire e far crescere le proprie community di riferimento, le proprie nicchie.

    Il focus principale per ogni piattaforma sarà quindi quello di lanciare la nuova funzionalità per meglio legarla alla propria community.

  • La settimana sui social media all’insegna di Instagram

    La settimana sui social media all’insegna di Instagram

    La settimana che è appena passata possiamo dire che sui social media ha avuto come protagonista Instagram che ha tirato fuori diverse novità. Ma non mancano Twitter e anche TikTok.

    Piccola rassegna periodica di quello che è successo sui social media nella settimana che è appena passata. Sappiamo che non è facile seguire tutte le novità, più o meno interessanti, che si susseguono ogni giorno a velocità sostenuta, ma sul nostro blog cerchiamo di rendervene conto al meglio delle nostre possibilità e poi, quando riusciamo, con un piccolo recap come questo.

    Allora, se c’è una piattaforma social media che questa settimana ha sfornato novità, o comunque è stata al centro anche di qualche soffiata (perché anche quella va intercettata), questa è proprio Instagram.

    settimana social media instagram franzrusso.it

    Instagram, tra guide, ricerche e il rilancio di Threads

    Grande movimento nella settimana attorno a Instagram e siccome le novità sono diverse, partiamo con ordine. Secondo le notizie ufficiali, su Instagram approda Whatch Together, direttamente da Facebook, una funzionalità che permette agli utenti la visione, insieme, di video su IGTV, Reels, ma anche di altri contenuti video. Di Watch Togeteher su Facebook ne avevamo parlato qui su Il Sole 24 Ore nell’articolo di Giampaolo Colletti.

    watch together instagram

    Ma la novità ufficiale è che arriva (arriverà anche da noi) la Vanish Mode, la funzionalità che permette agli utenti di Instagram di inviare messaggi in un chat individuale e, impostata la quale, gli stessi messaggi spariranno dopo averli letti o dopo aver chiuso la chat. Vi accorgerete della presenza della funzionalità quando cliccherete in alto a destra la “i”, oppure sul nome dell’utente con cui avete attivato una chat su Instagram, e vedrete la funzionalità “Modalità messaggi temporanei”. E, come avviene anche su Messenger, le due app saranno sempre più legate permettendo agli utenti di messaggiare da piattaforme diverse con le stesse funzionalità, l’app vi avviserà se un utente sta facendo uno screenshot della conversazione.

    I messaggi adesso scompaiono anche su Messenger e Instagram

    Altra novità, sempre su Instagram, è rappresentata dalle Guide disponibili per tutti, riconoscerete l’icona che le contraddistingue che sembra, appunto, una guida o una brochure aperta. Ricordano molto il contenuto tipo blog e trovano la loro destinazione finale nella sezione Shop, la nuova sezione apparsa da pochi giorni in basso che ha spostato in alto quella delle interazione, il cuoricino. Spostamento che ha disorientato non poco gli utenti.

    E, ancora, su Instagram è possibile effettuare delle ricerche, solo in pochi paesi tra cui Regno Unito, Stati Uniti, Irlanda e Canada, quindi solo in lingua inglese. La novità è interessante perché prima di questa novità si poteva cercare solo hashtag o account, invece adesso si possono cercare direttamente delle parole chiave. Di conseguenza, diventa importante il contenuto che si pubblica accompagnando il contenuto visual. Molto interessante, soprattutto quando sarà disponibile anche in italiano.

    Twitter inizia a testare le chat audio e intanto ecco Fleets per tutti

    Twitter, ecco Fleets a livello globale e forse le chat audio

    Questa novità l’abbiamo data anche qui sul nostro blog e ha destato molto interesse, specialmente per il fatto che molti hanno scoperto Fleets, le Stories di Twitter, il contenuto effimero della piattaforma a 280 caratteri che era stato lanciato in Italia a maggio ma che non era ancora disponibile per tutti. Su questo, volendo fare alcune veloci considerazioni a distanza di pochi giorni, la modalità si presta ad una piattaforma come Twitter perché permette l’interazione con utenti che altrimenti non si incrocerebbe in altro modo. Resta da migliorare l’interazione con questi contenuti. Sarebbe meglio che la reazione con emoji restasse sul contenuto e che il messaggio arrivasse in DM, convogliare tutto sui messaggi privati potrebbe diventare fastidioso. E poi, meglio adottare nuovi strumenti per arricchire il contenuto, al momento sembra davvero l’antenato delle Stories, molto limitati per il momento e non inducono gli utenti all’uso.

    E poi le chat audio, su questo abbiamo detto che permangono seri dubbi sulla capacità di Twitter di gestire questa modalità in sicurezza, oltre che sul fatto se davvero questo sia utile alla piattaforma.

    E poi, arriva anche su Android, dopo essere stata lanciata in agosto su iOS, la possibilità di condividere un tweet su altre app in maniera nativa. Una volta cliccato l’icona di condivisione si visualizza una schermata con le app su cui condividere da subito, senza accedere al passaggio successivo, come avveniva prima.

    TikTok, rafforza il legame tra giovani e genitori con il Collegamento Familiare

    TikTok, ecco il Collegamento Familiare tra giovani utenti e genitori

    Anche questa è stata una delle novità che abbiamo seguito direttamente, partecipando alla conferenza stampa online organizzata da TikTok Italia per la presentazione della guida “Insieme alla scoperta di TikTok – Guida all’uso sicuro dell’app più creativa del momento” insieme a Unione Nazionale Consumatori (UNC), in collaborazione con la psicologa Maura Manca. Il Collegamento Familiare, parte di questa guida, permette ai genitori di associare il loro account TikTok a quello dei loro figli adolescenti per abilitare una serie di impostazioni riguardanti i contenuti e la privacy, per offrire alle famiglie una maggiore supervisione e un pacchetto di strumenti ancora più ricco per creare un’esperienza su misura e corretta per i loro figli sulla piattaforma.

     

  • Hashtag e Social Media, ecco come usarlo su Twitter e sulle altre piattaforme

    Hashtag e Social Media, ecco come usarlo su Twitter e sulle altre piattaforme

    L’hashtag su Twitter è ormai un modo per personalizzare la propria comunicazione e renderla più efficace. Diventa importante usarlo nella propria strategia di contenuti, di visibilità del brand e di personal branding. E sulle altre piattaforme? Vediamolo insieme.

    Ieri abbiamo celebrato l’Hashtag Day che su Twitter è ormai presente da 13 anni, da quando Chris Messina lo usò per la prima volta in un suo tweet (quando ancora erano da 140 caratteri) scrivendo #barcamp. Anche se poi il primo utente ad usare questa forma, ossia parola contrassegnata da cancelletto, è stato Nate Ritter, qualche mese dopo , sempre nel 2007.

    Certo, lo scriviamo subito e lo ribadiamo ancora una volta, l’hashtag non è nato su Twitter, era già usato dalla fine degli anni ’80 per dare vita a delle stanze di discussione su IRC, la piattaforma antesignana delle moderne chat.

    Ma possiamo ben dire che Twitter è la piattaforma che meglio di altre ha saputo sfruttare la possibilità che permette il “cancelletto”, ossia quella di catalogare attorno ad una determinata parola tutte le discussioni. Non è molto diverso da quello che era l’uso su IRC, se ci pensate, solo che su Twitter su quella determinata parola possono discutere tutti gli utenti.

    hashtag social media franzrusso.it 2020

    L’hashtag ha finito per essere in questi anni l’elemento distintivo di Twitter perché, proprio per la sua brevità, il cancelletto è riuscito a dare la possibilità di ampliare alcuni temi e alcuni concetti. Ma non solo. Già, perché c’è una caratteristica ben più importante che proprio su Twitter è diventata basilare.

    E cioè che grazie all’hashtag è possibile personalizzare la comunicazione. Se è vero che l’hashtag ha cambiato il modo di comunicare, è anche vero che l’hashtag permette di aggiungere qualcosa in più. Permette alle aziende, ai professionisti, agli utenti di realizzare un termine distintivo, una parola che può essere usata per farsi “riconoscere”. Banalmente potremmo definirla una sorta di etichetta, ma è molto di più.

    Pensate poi alle campagne adv, agli eventi (quando si potevano fare in presenza, ma anche online), sempre caratterizzati da un hashtag. Questo per meglio indicare quella specifica conversazione agli utenti, per seguirla e conoscere meglio l’argomento di cui si parla in quel momento. “In quel momento“, ecco una caratteristica che Twitter ha in più rispetto alle altre piattaforme, il racconto in tempo reale di un evento grazie ad uno specifico hashtag. Perché Twitter, meglio di altre, è la piattaforma per raccontare ciò che avviene in tempo reale e permette agli utenti di sapere cosa sta avvenendo proprio grazie al cancelletto.

    Su questa “strategia” chi scrive ci lavora ormai da anni insieme ad un team di professionisti di altissimo livello, proprio per mettere meglio in risalto gli eventi delle aziende, valorizzarli e renderli più proficui, riuscendo a fornire loro dati e informazioni su cui lavorare in seguito.

    Hashtag Day, Twitter celebra i 13 anni del cancelletto

    Quello che vorremmo fare, a questo punto, dopo questa introduzione doverosa, era una breve panoramica sulle piattaforme che oggi permettono l’utilizzo degli hashtag e cercare di ottimizzarli al meglio.

    Intanto, meglio fissare alcune regole di base per confezionare il proprio hashtag.

    • La parola che viene dopo il cancelletto deve essere senza punteggiatura, in generale, trovate qualche forma poco utile utilizzando il tasto “underscore” (_), es. #social_media.
    • Meglio usare sostantivi e non ripetere nel contenuto la parola che viene determinata dal cancelletto.
    • Andate alla ricerca del vostro hashtag che meglio spiega cosa fate e di cosa vi occupate. Ad esempio #socialmedia è molto usate con milioni di conversazioni, per emergere dovete costruire attorno ad esso tutta la vostra strategia di contenuti. Se usato spesso, se usato nelle vostre conversazioni, allora pian piano riuscirete ad imporvi e ad essere visibili.
    • Se avete bisogno di qualche suggerimento, potete dare un’occhiata su Hashtagify o su RiteTag che vi offre una panoramica degli hashtag correlati. Ma potete verificare voi stessi sulla piattaforma di riferimento, quella su cui andrete ad operare. Ad esempio su Twitter provate a generare il vostro hashtag e verificare se già in uso, e da quando tempo, o se “libero”, in quel caso fatelo subito vostro cominciando ad usarlo e a farvi riconoscere.
    • Un buon hashtag, usato a dovere, diventa un prezioso strumento di analisi delle conversazioni.

    Gli Hashtag su Twitter

    Come detto, su Twitter l’hashtag compare 13 anni fa. Diventato simbolo dell piattaforma, permette agli utenti, alle aziende, ai professionisti di “personalizzare” la propria comunicazione.

    Intanto, meglio non abusarne, come spesso accade. Ricordate sempre che infarcire tweet di hashtag, specie se non correlati con il tema trattato nella conversazione e nel tweet, viene letto dalla piattaforma come spam. Di conseguenza, otterrete il risultato opposto. Meglio usarne fino ad un massimo di 5 (meglio sarebbe stare su 2/3). Un tweet con hashtag ottiene il 90% in più di interazioni, se infarcito di hashtag l’engagement sarebbe pari a zero.

    Da non sottovalutare gli hashtag del giorno (#24agosto ad esempio) e quelli geografici (#Bologna), aiutano a connotare meglio la conversazione essendo molto usati.

    Se usato bene l’hashtag, per raccontare un evento o suggellare meglio un momento, può arrivare in poco tempo in trending topic, il che non significa dare a questo momento una caratteristica meramente “vanity” (in parte lo è), significa portare a conoscenza a più persone possibili, coinvolgendole, il proprio argomento.

    Gli Hashtag su Instagram

    Se c’è una piattaforma che, dopo Twitter, riesce a valorizzare meglio gli hashtag, questa è proprio Instagram. Anche su questa piattaforma gli utenti, le aziende, gli influencer, i professionisti hanno bisogno di creare una conversazione quanto più mirata rispetto al loro ambito proprio usando il cancelletto. E Instagram premia tutto questo.

    Intanto diciamo che è una delle poche piattaforme che permette un uso “generoso” degli hashtag all’interno dei post, se ne possono usare fino ad un massimo di 30. Significa che se ne usate di più e spesso, Instagram annullerà la visibilità al post e quindi verrete sottoposti ad una sorta di “shadow ban”. Siccome 30 sono una massa enorme, forse sarebbe meglio fissare un numero più basso e usare hashtag quanto più vicini al tema del contenuto e a quello che vi occupate.

    Per le aziende, quindi per tutti i profili business, Instagram mette a disposizione tutta una serie di strumenti per migliorare l’uso degli hashtag, ma potete sempre cercare all’interno della piattaforma in “Cerca”, quello che fa al caso vostro e quelli più popolari.

    Qui qualche utile suggerimento https://business.instagram.com/blog/how-to-get-discovered-on-instagram

    Inoltre, dal 2017 Instagram offre agli utenti la possibilità di seguire gli hashtag, modalità molto utile. E non dimenticate che gli hashtag sono molto utili anche nelle Stories, se ne possono usare fino ad un massimo di 10, anche qui meglio usarne di meno e più efficaci, per dare ancora più visibilità ai propri contenuti effimeri.

    Gli Hashtag su TikTok

    TikTok, piattaforma del momento, per tanti motivi, ultimo dei quali per il fatto che presto potrebbe essere bannata dagli Usa, a meno che qualcuno non riesca a comprare le sue attività sul territorio americano. E la lista dei possibili compratori, dopo Microsoft, si allunga.

    Ovviamente, anche su TikTok gli hashta sono molto utili per tanti usi. Per scoprire argomenti, per le challenge e lanciarne di nuove. Anche qui, come su Instagram, è possibile scoprire quelli più rilevanti e anche qui usare l’hashtag serve a farsi riconoscere, a rendersi visibile.

    Considerando la brevità dei caratteri a disposizione, e considerando che non vi è un limite specifico per l’uso di hashtag, è sempre meglio non abusarne. In teoria, se ne potrebbe usare una trentina, ma meglio stare su numeri inferiori.

    Gli Hashtag su LinkedIn

    Dopo Twitter e Instagram, le due piattaforme che meglio permettono di attuare una sorte di “hashtag strategy“, anche LinkedIn da qualche anno sta cominciando a spingere sul cancelletto. La piattaforma di social media business, di proprietà di Microsoft, permette di usare parole chiavi anticipate dal cancelletto per meglio spiegare il proprio contenuto. Attenzione, “spiegare” non è usato a caso, perché la piattaforma su questo è abbastanza rigida. L’hashtag deve essere correlato strettamente al contenuto e se ne possono usare fino ad un massimo di 3 (c’è chi dice fino a 5, ma meno è meglio e se ne usate di più il post verrà contrassegnato come spam), che vadano a definire meglio ciò che è trattato nel post.

    Anche qui gli hashtag geografici, o locali, assumono significato, usateli per identificare meglio l’evento della vostra azienda, ad esempio.

    Come visto su Instagram, anche LinkedIn permette agli utenti di seguire gli hashtag, li potete cercare allo stesso modo di quando cercate un utente o una specifica professione.

    Gli Hashtag su Facebook

    Già a leggere il titolo di questo paragrafo, immagino molti di voi molto perplessi, ma aspettate prima di andare via e abbandonare questo post, è utile sapere qualcosa anche su Facebook.

    Come sapete, gli hashtag si possono usare anche su Facebook ma, tra tutte le piattaforme, questa è quella che peggio valorizza il cancelletto. Nel senso che esiste una struttura per poterli valorizzare, solo che l’algoritmo non li premia a dovere. Anche se proprio di recente, scrivendo una parola anticipata da cancelletto, Facebook comincia a suggerirne qualcuno.

    Ma nonostante questo sforzo, il risultato non cambia.

    Allora possiamo solo dire che su Facebook non serve a niente infarcire il post si hashtag sperando in un miracolo, meglio usarne 1, al massimo 2, che sia strettamente legato all’argomento. Va bene usare anche gli hashtag geografici, anzi questi performano meglio di altri. Su tutto il resto, meglio aspettare ancora qualche anno.

    Gli Hashtag su Pinterest

    Come sapete certamente, gli hashtag si possono usare anche su Pinterest, anche se, non avendo possibilità di monitorare in modo analitico questa piattaforma, in realtà non si ha ben chiara quale sua la loro efficacia.

    Sicuramente gli hashtag tornano utili per la descrizione di un pin, ma attenzione anche qui perchèé un uso eccessivo delle parole con cancelletto viene segnalato dall’algoritmo come spam, e quindi niente visibilità.

    Gli Hashtag su YouTube

    Prima di lasciarvi, non potevamo non menzionare la piattaforma video più usata al mondo, il secondo sito più visitato dopo Google. Ecco, su YouTube gli hashtag servono a descrivere meglio il contenuto e si possono usare anche nei titoli. Se è vero che gli hashtag possono aiutare alla visibilità dei video postati, è anche vero che abusarne, come abbiamo visto anche su tutte le altre piattaforme, è invece dannoso.

    Secondo YouTube “se un video ha più di 15 hashtag, tutti gli hashtag di quel video saranno ignorati“, ecco, fissate bene questa regola. E fate attenzione anche a questa regole, se gli hashtag non sono allineati al tema del video, o se sono fuorvianti, questo non solo penalizzerà la visibilità del video, ma porterà anche alla rimozione dello stesso. Quindi fate molta attenzione ad usare gli hashtag nei vostro video.

    Ecco, questo è la nostra breve panoramica su come usare gli hashtag, nel 2020, sulle piattaforme social media per meglio sfruttarli nella propria strategia di contenuti, nella propria strategia di brand awareness e di personal branding.

    Se avete suggerimenti o altre indicazioni, siamo qua. E intanto fateci sapere cosa ne pensate.

  • #ChallengeAccepted, la solidarietà femminile viaggia sui Social Media

    #ChallengeAccepted, la solidarietà femminile viaggia sui Social Media

    Da qualche giorno sui social media si susseguono migliaia di post con #ChallengeAccepted. Sono foto in bianco e nero di donne che invitano amiche e conoscenti a fare lo stesso. Ma l’origine di questa “sfida” non è ben chiara. Anche se ci sono due motivazioni più forti di altre.

    Diciamolo, non è difficile imbattersi in “challenge” sui social media, ne spunta una quasi ogni giorno, come le catene di Sant’Antonio via mail. E poi l’estate è un periodo classico per il fiorire di sfide a colpi di post. Spesso si tratta di “sfide” con motivazioni più o meno precise e/nobili. Ma quella che sta spopolando in questi giorni,#ChallengeAccepted, sembra non avere ancora una origine chiara e definita. Molti la spiegano come un classico esempio di solidarietà femminile e in effetti di questo si tratta.

    In pratica, da giorni sui social media, in particolare su Twitter e su Instagram (da dove tutto è iniziato) si susseguono post con foto in bianco e nero di donne che invitano altre donne, spesso amiche e conoscenti, a fare lo stesso. Senza una motivazione specifica però.

    challenge accepted social media italia 2020 franzrusso.it

    Infatti, il fatto di non avere un chiaro scopo, quindi un obiettivo tangibile, ha finito per attirare non poche critiche. Non è mancato chi ha definito questa sfida come un “concorso fotografico senza senso“.

    Scavando più a fondo però delle motivazioni ci sono, oltre a quella di evidenziare anche sui social media una solidarietà femminile che supera ogni confine, accomunando tutte attraverso un semplice gesto, quello di condividere una foto di sè in bianco e nero, dando a questo gesto il significato che si vuole.

    Delle motivazioni di fondo ci sono e sono due in particolare. La prima è che questa sfida nasce dopo il grande discorso che la deputata democratica Alexandria Ocasio-Cortez ha tenuto al Congresso in risposta alle offese ricevute da parte del deputato repubblicano Ted Yoho che l’aveva definita, davanti ai giornalisti “una fottuta stronza“. “Quello che non posso tollerare è usare le donne, mogli e figlie per farsi scudo e trovare scuse per un comportamento sbagliato“, è solo uno dei passaggi del suo discorso che ha finito poi per coinvolgere altre deputate che hanno preso la parola dopo di lei.

    Altra motivazione, la seconda e forse la più accreditata, è che questa sfida sia collegata alle manifestazioni femministe dei giorni scorsi in Turchia, in seguito all’ennesimo caso di femminicidio, quello di Pinar Gültekin, 27 anni, picchiata a morte dal suo fidanzato. Le foto delle donne uccise dai propri compagni, mariti, familiari, sono spesso mostrate in bianco e nero. Ecco il perché delle foto postate in bianco e nero sui social media.

    Come è stato scritto dai media americani, si tratta di una sfida che vede partecipi anche chi, come Ivanka Trump, figlia di Donald Trump, presidente degli Stati Uniti, che non è intervenuta quando il padre ha strappato i figli piangenti dalle madri ai confini con il Messico.

    Ricordiamo che la sfida nasce (o riparte) da questo post condiviso sui social media da un post su Instagram della giornalista brasiliana Ana Paula Padräo che ha postato una sua foto in bianco e nero con scritto “Desafio aceito“, ossia “sfida accettata”.

    https://www.instagram.com/p/CCxGfzTBmXP/?utm_source=ig_embed

    Dal nostro punto di vista ci piace pensare che queste due motivazioni siano davvero la ragione della ricomparsa dell’hashtag #ChallengeAccepted (già usato in altre occasioni per la verità) perché oltre ad esprimere un messaggio di solidarietà, diventa strumento per mantenere alta l’attenzione su questi temi, ancora purtroppo attuali anche nel nostro paese.

    E infatti anche l’Italia non ha fatto mancare la sua partecipazione. Moltissime sono state le donne, note e meno note, che hanno voluto esprimere la loro vicinanza a questa challenge, spesso senza saperne il vero significato.

    Con Talkwalker siamo riusciti a seguire un po’ l’andamento dell’hashtag nel nostro paese, hashtag spesso accompagnato da altri come #Womensupportingwomen, #WomenEmpoweringwomen, #BlackAndWhiteChallenge.

    Ed ecco una breve carrellata di quello che abbiamo raccolto su Twitter, usato per il 97,6% dei casi. Ricordiamo che i contenuti rilevati da Facebook e Instagram, il restante 2,4%, provengono da profili pubblici e business.

    challenge accepted italia social media franzrusso.it 2020

    Ad oggi i post condivisi in Italia sono 1.100 (da 950 autori) e Laura Pausini risulta essere la più condivisa su Twitter e su Facebook. Il 70,1% di chi ha preso parte alle conversazioni sui social media sono donne e il restante 29,9% sono uomini. L’85% ha un’età compresa tra 18-34 anni (18-24 anni, 33,4%; 25-34 anni, 51,6%).

    https://www.facebook.com/permalink.php?id=145165688832506&story_fbid=3861046770577694

    http://twitter.com/chetempochefa/status/1288200648715120641

    http://twitter.com/GloriaMarinel7/status/1288580666549035011

    Ovviamente non è mancato chi ha finito per usare hashtag a caso, agganciandoli a scopi diversi, cosa ripetuta poi su Instagram.

    Ecco questo il nostro breve resoconto sul fenomeno del momento.

    E voi che ne pensate?

  • Dirette video Linkedin Live: potenzialità e case study

    Dirette video Linkedin Live: potenzialità e case study

    Anche se ancora in fase di beta-testing, su LinkedIn prendono sempre più piede i Live, i video in diretta. Come dimostrano alcune grandi aziende internazionali che lo stanno utilizzando, questo strumento business ha grandi potenzialità nel social media marketing e può essere impiegato in modi diversi.

    Su LinkedIn l’introduzione dei video nativi ha visto la luce solo nel 2017, quindi molto più tardi rispetto ad altre piattaforme social quali Facebook e Twitter, e ha contribuito non poco all’aumento di traffico. Il servizio di live streaming LinkedIn Live è stato invece inaugurato nel 2019 ed è tutt’ora in fase di beta-testing, tanto negli Stati Uniti quanto in Italia. In attesa che questo utile strumento di social media marketing venga ufficialmente reso accessibile per tutti gli account business di LinkedIn, andiamo a scoprire in cosa consiste e come alcune note aziende e brand lo stiano impiegando in maniera efficace e originale.

    Cosa è LinkedIn Live

    Per poter usufruire di LinkedIn Live è necessario fare domanda compilando un modulo presente sul sito ufficiale. Le richieste in Italia sono moltissime e il numero degli account selezionati davvero limitato, per cui è necessario dimostrare di avere un profilo molto attivo, costante nelle pubblicazioni e nelle interazioni e con un seguito di almeno 10mila follower. Qualora la propria richiesta venisse accettata è necessario ricorrere a uno strumento esterno di live-streaming che vada integrato sulla pagina LinkedIn per realizzare le dirette video. È bene sapere che le piattaforme broadcaster disponibili sono davvero tante (tra queste Socialive e Switcher Studio) e che l’eventuale costo di questi strumenti è a carico degli utenti; fortunatamente la maggior parte sta mettendo a disposizione prove gratuite.

    linkedin live casi franzrusso.it 2020

    Caratteristiche e potenzialità del live streaming di LinkedIn

    Come per ogni strumento social di diretta streaming gli utilizzi possono essere i più disparati, ma prima di analizzare questo aspetto andiamo a esaminarne le caratteristiche tecniche nonché le linee guida. Tra i suggerimenti di LinkedIn c’è quello di mandare live un video precedentemente registrato, di non mettere in evidenza i loghi di eventuali sponsor e di non superare la durata di 10-15 minuti. Inoltre la diretta dovrebbe contenere un contenuto professionale e interessante per il target ma che non sia esplicitamente promozionale. Un aspetto fondamentale che LinkedIn invita a curare è quello dell’engagement della community, che andrebbe stimolato e incoraggiato sia durante che dopo la diretta. Come qualsiasi altro simile contenuto social, anche quello di LinkedIn Live va curato in tutti i suoi aspetti, schedulato, pubblicizzato e successivamente analizzato, nonché inserito all’interno di una strategia digital e di un piano editoriale. L’azienda può ricorrere allo strumento delle dirette per dare vita a una grandissima varietà di eventi, sia pubblici che privati; può ad esempio creare una sessione di domande e risposte con il pubblico sfruttando lo strumento della chat, organizzare un talk o un dibattito, intervistare un esperto del settore, mostrare un dietro le quinte o un prodotto, far fare un tour virtuale dell’ufficio o dell’azienda, celebrare un traguardo o una ricorrenza importante, presentare o svelare qualcosa in anteprima o puntare a suggerimenti e best practice.

    Case Study: analisi di alcuni eventi streaming aziendali di successo

    Da quando la fase di beta-testing è iniziata, LinkedIn Live ha consentito a numerose realtà aziendali sparse nel mondo di dar vita a eventi originali e innovativi.
    La piattaforma di video-sharing Vimeo ha usato LinkedIn Live per dare il via a un salotto virtuale, ovvero un format chiamato “Working Lunch”. Questa serie va in onda settimanalmente e in ogni puntata della diretta vengono invitati esperti di tecnologia, business o comunicazione, fornendo quindi al pubblico contenuti attuali, educativi e interattivi.

    Cisco, leader mondiale del settore IT, in un video in streaming della durata di 13 minuti, ha presentato e intervistato tre membri dello staff. Nel corso del talk accompagnato dall’hashtag #LoveWhereYouWork, questi hanno raccontato la loro gratificante ed entusiasmante esperienza lavorativa presso l’azienda, condividendo con il pubblico storie, aneddoti e consigli.

    Infine la nota piattaforma di Social Media Management Hootsuite è ricorsa a LinkedIn Live per un evento in linea con le finalità del social network dedicato al mondo del lavoro più famoso del mondo. Nel corso di una diretta streaming dall’esplicito titolo “We are hiring!” (“Stiamo assumendo!”) lo staff commerciale account executive ha infatti illustrato al pubblico le opportunità di lavoro dell’azienda, includendo nella presentazione storie che riguardano gli aspetti del lavoro e che mettono in evidenza le caratteristiche e i valori aziendali.

    Queste tre case study sono la dimostrazione del grande potenziale di LinkedIn Live, uno strumento che ha tutte le carte in regola per diventare una futura risorsa preziosa per il digital marketing. Non resta che vedere cosa succederà durante e dopo questa fase di beta-testing e soprattutto quanto e come le aziende italiane coglieranno questa opportunità per creare un filo diretto e professionale con la loro community online.

  • Il caso Twitter, quando prendere posizione serve al brand

    Il caso Twitter, quando prendere posizione serve al brand

    Nei giorni scorsi sono state diverse le aziende che, in seguito alle proteste nate dopo la morte di George Floyd, hanno preso una posizione contro il razzismo. Una su tutte, Twitter che ha dimostrato come prendere posizione anche su temi come questi può giovare al brand.

    Questi ultimi giorni sono stati segnati dalle proteste negli Stati Uniti dopo la morte assurda di George Floyd, che ha avuto una grande eco in tutto il mondo grazie proprio ai Social Media. Ancora una volta, questi strumenti digitali hanno assolto il compito di informare in maniera immediata e di fungere da megafono per coinvolgere e far conoscere il messaggio che sta dietro a #BlackLivesMatter, nato nel 2016.

    E proprio durante lo scorso fine settimana, aziende tech e piattaforme social non hanno voluto far mancare il loro appoggio alla causa, condividendo proprio sui Social Media i loro messaggi. Sul nostro blog ne abbiamo raccolto alcuni, evidenziando come questo non era una semplice condivisione per agganciare il trend delle conversazioni. No, era una vera presa di posizione, coraggiosa. Aziende e piattaforme social media hanno espresso quello che pensano, ripudiando il razzismo e qualsiasi forma di discriminazione.

    twtter razzismo george floyd brand

    Le aziende prendono posizione

    Non accade spesso che le aziende decidano di esporsi su temi così sentiti a livello globale e così sensibili, per paura di scontentare qualcuno e per paura che il messaggio possa ritorcersi contro. Invece, è proprio quello che cercano gli utenti che vogliono sapere come quell’azienda, quel brand di cui si fidano e che seguono da anni, affronta temi anche molto sensibili. L’utente lo vuole sapere perché ha bisogno di capire se può continuare a fidarsi. Già, la fiducia si conquista ma poi è difficile da mantenere e per un brand lo è ancora di più, nulla può essere considerato come scontato.

    In questa fase così drammatica quindi le aziende erano chiamate a fare quel passo così importante. Per quello che è stato il nostro racconto, sono state tante quelle che hanno risposto a questa richiesta, tacita, che arrivava dagli utenti, non tutte però hanno osato fare quel passo in avanti. Forse perché non lo ritenevano opportuno, o forse perché avevano paura che questa esposizione avrebbe potuto avere effetti negativi sul proprio business.

    Fatta questa doverosa premessa, perdonate la lunghezza ma serviva a contestualizzare il tema che vogliamo portare alla vostra attenzione, val la pena portare un esempio di come invece prendere posizione può essere positivo e può dare effetti inaspettati, per certi versi.

    Ed è il caso di Twitter.

    Twitter e il valore della solidarietà

    Come sapete, lo abbiamo raccontato anche qui sul nostro blog, la piattaforma di Jack Dorsey è stata in prima linea nel dare supporto alla causa #BlackLivesMatter, è stata la prima piattaforma social, ad esempio, a cambiare immagine profilo e copertina su Twitter, in segno di solidarietà con la comunità black. Un piccolo, ma molto significativo, gesto di vicinanza per lanciare un messaggio chiaro al mondo.

    Twitter black lives matter

    Sulla piattaforma gli utenti hanno poi potuto seguire il racconto di tutto quello che ha riguardato la morte di Floyd, con immagini e video delle proteste. Un canale di informazione, immediato e reattivo, che è riuscito ad assolvere il suo compito, dichiarando però di stare dalla parte di chi pensa che siamo tutti uguali, indipendentemente dal colore della pelle.

    In quei giorni però Twitter era al centro dell’attenzione anche per essere stata la prima piattaforma social a segnare come “infondato” un contenuto condiviso dal presidente Trump, prendendo, anche in questo caso, una posizione netta, cosa non scontata. E Trump, per tutta risposta, di fronte a quella presa di posizione, a difesa delle regole della piattaforma, manifestando la sua contrarietà alla diffusione di notizie e informazioni false, risponde con la modifica della Section 230 e l’annullamento della copertura legale a favore delle piattaforme che diventano quindi responsabili dirette dei contenuti condivisi sulle piattaforme.

    Trump si vendica con l′addio all′immunità legale per i social media

    Prendere posizione e credere nei valori

    Una situazione in cui, proprio in quei giorni, Twitter si è trovata da sola a contrastare l’ira di Trump. Una posizione molto scomoda che poteva minare l’azienda e la piattaforma stessa. Ma Dorsey decide di mantenere ferma la posizione presa, del resto era da tempo che molti chiedevano questo passaggio che sarebbe dovuto anche capitare ben prima, le occasioni infatti non erano mancate. Ma Twitter non aveva mai pensato di intervenire direttamente, per garantire e mantenere il dibattito politico.

    Ci preme sottolineare che questo contrasto tra Twitter e Trump ha messo fine alla disintermediazione delle piattaforme, viste come strumento d comunicazione e di diffusione di messaggi, anche politici. Twitter, etichettando come “infondato” il tweet di Trump interviene direttamente sul contenuto, filtrandolo e giudicandolo, appunto, infondato. Una situazione che cambia lo scenario della comunicazione politica e non solo.

    Ebbene, tutto questo, e non era affatto sicuro che potesse accadere, ha giovato eccome a Twitter, toccando de record di download che mai aveva visto prima.

    Come avevamo già scritto qui, riportando il dato di Apptopia, anche Sensor Tower conferma il record di download dell’app di Twitter durante la scorsa settimana.

    Twitter, crescono i download

    Lunedì scorso, secondo Sensor Tower, Twitter ha toccato più di un milione di installazioni e poi circa 1 milione di nuovi download il giorno successivo. Quindi il lunedì è il giorno in cui si è registrato il più alto numero di download dell’app di Twitter dal 2014, da quando Sensor Tower ha iniziato il monitoraggio.

    Twitter download social media

    Apptopia, come già ricordato, ha rilevato che Twitter ha superato il suo record di installazioni il mercoledì, con 677.000 download in tutto il mondo. Questo numero includeva il dato record di 140.000 installazioni negli Stati Uniti, con un numero maggiore di download provenienti paesi come Uk, India, Brasile e Messico.

    Noterete numeri più alti da parte di Sensor Tower rispetto a quelli di Apptopia. Sono numeri che indicano comunque un risultato enorme per Twitter e, probabilmente, i numeri veri stanno nel mezzo, sempre molto alti.

    Twitter, esempio da seguire

    Apptopia ha anche rilevato, lo scorso 3 giugno, l’accesso di 40 milioni di utenti attivi sulla piattaforma, segnando un altro record per l numero di utenti attivi giornalieri negli Usa. Gli ultimi dati, riferiti sempre agli Usa, degli utenti attivi giornalieri “monetizzabili” era di 30 milioni.

    Tutto questo per dire che Twitter rappresenta un esempio di quando un’azienda decide di prendere posizione su alcuni temi e in alcune situazioni molto complesse, ottenendo dati concreti, soprattutto in termini di brand awareness.

    Twitter verrà ricordata dagli utenti esistenti per questa “presa di posizione” e continueranno ad usarla, forse più di prima. Ma ha acquisito ancora più riconoscibilità per quanto riguarda nuovi utenti, i quali hanno apprezzato come Twitter ha affrontato quelle giornate molto difficili, diventando un punto di riferimento per tanti.

    Certo, non sappiamo se questi dati avranno un effetto duraturo sulla piattaforma, lo scopriremo con i dati della prossima trimestrale di fine estate. Ma di certo, si può annoverare questo esempio come quello di un’azienda che riesce a trarre giovamento non temendo di esporre il suo pensiero.

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