Come lavorare in smart working migliorando la memoria

Da leggere

Franz Russo
Franz Russo
Franz Russo, fondatore, nel 2008, del blog InTime, ho collaborato con grandi aziende nazionali e internazionali, come consulente per strategie di comunicazione e come divulgatore. Da sempre impegnato nella comunicazione digitale, cerco di unire sempre una profonda passione per l’innovazione tecnologica a una visione olistica dell’evoluzione dei social media e degli strumenti digitali. Il mio percorso professionale in questo campo, iniziato nel 2007, è stato caratterizzato da un costante impegno nel raccontare e interpretare i cambiamenti nel panorama digitale. Il mio approccio si basa su un mix di analisi strategica, creatività e un profondo impegno per il racconto e la divulgazione.

Ricorderemo questo anno anche per l’esplosione del fenomeno dello smart working e del relativo fenomeno delle videoconferenze, spesso non con la qualità che meritano. Eppure, è tutta questione di memoria.

La pandemia da Covid-19 ha provocato cambiamenti e accelerazioni dalle quali sarà difficile tornare indietro. E, tra i cambiamenti che hanno caratterizzato questo 2020, non possiamo non citare lo smart working, il fenomeno che ha subito una accelerazione notevole e che continua ancora a registrare una grande adesione.

Va detto, nella prima prima fase le aziende sono state colte impreparate e la stragrande maggioranza ha sperimentato problemi legati alla sicurezza. Il repentino passaggio al lavoro da casa ha esposto le aziende a molti rischi, non avendo adottato, nel tempo, le opportune accortezze per una eventualità come questa. Un passaggio che ha poi portato i lavoratori a lavorare da casa e a diventare responsabili di processi, spesso con scarsa preparazione.

lavorare smart working sicurezza-memoria kingston franzrusso

Il fenomeno smart working

A distanza di mesi, il fenomeno è in continua crescita e gli ultimi dati ci dicono che gli smart workers in Italia sono 6,5 milioni, quando un anno fa erano appena 570 mila, facendo registrare un balzo del 1.050%. E buona parte di questi non tornerà più indietro.

Il fenomeno dello smart working porta con sè anche il crescente utilizzo della videoconferenze. Un fenomeno che non ha risparmiato anche il nostro paese, anzi. L’Italia, avendo sperimentato per primo il lockdown, è stato uno dei paesi che ha fatto registrare un aumento esponenziale delle videochiamate per lavoro.

Ora, chissà quante volte, in questi mesi, vi sarà capitato di prendere parte ad una videoconferenza e di rendervi conto che la vostra qualità video non fosse così perfetta. Proviamo ad immaginare, tante volte. Nella maggior parte dei casi siamo soliti pensare che sia solo un problema di rete, certo, il più delle volte è così. Ma avete provato a pensare che ci fossero altri fattori come la memoria del vostro dispositivo?

Ecco, questo è uno di quegli aspetti che, in casi come questi, consideriamo meno, ma la memoria del nostro dispositivo gioca un ruolo importante in quel momento. La memoria, infatti, è una parte integrante del sistema e concorre a definire la qualità delle nostre video-call. Inoltre, concorre a determinare l’effettiva capacità del sistema di compiere più attività nello stesso momento, come condivisione dello schermo, di immagini e di altro materiale usato durante le presentazioni, attività queste a cui si ricorre quasi sempre quando si lavora da casa in smart working.

Videoconferenze ovunque

Ora, e app e i software per le videoconferenze hanno approcci diversi da questo punto di vista. Mentre Microsoft Teams adatta e rapporta il proprio assorbimento della memoria alla configurazione del sistema e alle funzionalità attive, altre applicazioni, invece, funzionano in maniera più statica, finendo per assorbire tutta, o quasi, la memoria a disposizione. Con il risultato di una pessima qualità video nella videochiamata.

Come si può superare questo problema, ripetiamo, spesso poco considerato? Semplice, aggiungendo memoria aggiuntiva, al fine di garantire il funzionamento ottimale di tutto il sistema. Ma come?

Provate ad immaginarvi un attimo di fronte al vostro pc, quello che usiamo spesso per le nostre videoconferenze. Nel momento che siete in modalità live, avete sicuramente aperto il vostro browser Chrome (nella maggior parte dei casi, il vostro client per le email, qualche altro software per le immagini, per la scrittura e chissà cos’altro. Tutti strumenti di lavoro utili ma che ala fine rubano memoria e che finirà per condizionare la nostra videoconferenza.

Migliorare la memoria con Kingston Technology

La soluzione ce la offre Kingston Technology, leader mondiale nella produzione di schede di memoria, fondata nel 1987 a Fountain Valley, in California. Da sempre Kingston significa memoria, potremmo quasi dire che nel nostro immaginario “Kingston” è ormai un sinonimo di “memoria”, grazie alla sua affidabilità e alla sua esperienza in oltre 30 anni di attività.

Per ottenere migliori prestazioni, anche in fase di videoconferenza, il suggerimento è quello di potenziare la memoria del vostro sistema, così da ottenere prestazioni migliori. A questo link potete effettuare la ricerca del vostro dispositivo (anche se fuori produzione) e avere subito la soluzione al vostro problema di memoria, sia come modulo DDR o come SSD.

kingston technology memoria videoconferenza

Insomma, se volete migliorare, e di molto, la vostra qualità delle videochiamate in conferenza, allora non dimenticate di fare attenzione alla vostra memoria e la soluzione la trovate qua.

[In collaborazione con Kingston Technology]

1 commento

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Ultimi articoli

Elon Musk ha ingannato gli azionisti di Twitter, e li deve risarcire

La giuria federale di San Francisco ha giudicato Elon Musk responsabile di frode sui titoli Twitter. Risarcimento stimato fino a 2,6 miliardi di dollari. Prima sconfitta legale per il proprietario di X in un processo per frode

Potrebbe interessare