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  • Social Media e Elezioni Europee 2024, la Generazione Z al voto

    Social Media e Elezioni Europee 2024, la Generazione Z al voto

    Le Elezioni Europee 2024 vedranno la partecipazione dei nativi digitali. Stiamo parlando di persone che si informano sui social media. Mai come adesso le piattaforme digitali giocano in questa occasione un ruolo cruciale per quanto riguarda l’informazione e l’affluenza.

    Le prossime elezioni europee, 8-9 giugno 2024, saranno comunque un evento storico. Per il periodo che stiamo vivendo, ovviamente, e per il fatto che per la prima volta partecipa una generazione di persone definite “nativi digitali“.

    La Generazione Z al voto europeo

    Stiamo parlando delle persone che appartengono alla “generazione Z“, giovani che spesso vengono erroneamente dipinti come disinteressati alla politica. Affermazione, questa, non del tutto vera.

    Già nel 2019 si era registrato un segnale importante di interessamento e avvicinamento dei giovani alla vita politica dell’UE. Infatti, cinque anni, per la prima volta dal 1979 di registrò un’affluenza alle urne che tornò ad essere sopra il 50%. Per la precisione 50,6%.

    E parte di questo aumento di persone alle urne era dato proprio dal voto dei più giovani, under 25 anni, che pesò il 14% sul totale.

    Le iniziative europee puntano a coinvolgere maggiormente i giovani che credono nei principi di libertà e democrazia.

    Ma, a fronte di tutto questo, c’è un tema importante da considerare.

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    I giovani e l’uso delle piattaforme digitali

    Se è vero che i più giovani potranno contribuire ad aumentare ancora l’affluenza alle urne (si spera), è anche vero sottolineare che stiamo parlando di una generazione di persone che si informa per lo più sulla rete e, in particolare, sui social media.

    Da considerare ancora che sono ben 4 i paesi dove quest’anno votano i sedicenni (nati nel 2008), ossia Belgio, Germania, Malta e Austria. Mentre in Grecia voteranno di diciassettenni (nati nel 2007).

    In Italia restano le regole comuni e quindi possono votare tutte le persone dai 18 anni (nati nel 2006) in su.

    I giovani elettori utilizzano principalmente le piattaforme digitali per informarsi. Nel 2021, metà della Generazione Z si affidava ai social media, mentre l’altra metà preferiva i media tradizionali, con la TV in primo piano. Oggi, l’uso delle piattaforme digitali è ancora più predominante.

    Ora il dato relative alle piattaforme digitali è più altri di tre anni, e di 5 anni fa.

    Questi giovani, anzi giovanissimi, si informano per lo più attraverso le piattaforme digitali.

    La Generazione Z si informa sui social media

    Il 65% dei 18-24 anni sceglie le piattaforme social media per informarsi. In aggiunta a questo anche il 61% dei 25-34 anni si informa sulle piattaforme digitali.

    E tra le piattaforme che usano di più per informarsi, quelli della generazione Z, figura TikTok. La piattaforma social media cinese che negli Usa rischia il divieto se non venisse ceduta a qualche compratore americano. Ipotesi, quest’ultima, ormai sempre più lontana.

    Cinque anni fa, lo scenario digitale vedeva TikTok come una presenza marginale per informarsi, dominato da piattaforme come Facebook e Twitter. Oggi, TikTok ha assunto un ruolo centrale, andando ben oltre il semplice intrattenimento.

    Adesso sulla scena TikTok conta molto. E va ben oltre il semplice intrattenimento.

    TikTok per informarsi, oltre l’intrattenimento

    Sono oltre 150 milioni gli utenti europei ed è proprio la piattaforma cinese che potrebbe tirare la volata alla affluenza, soprattutto quella dei più giovani. E questo è un dato di fatto, difficilmente controvertibile.

    Dando un’occhiata al dato relativo al tempo di utilizzo di TikTok, rispetto alle altre piattaforme, allora ci rendiamo conto del ruolo che questa piattaforma può avere in questo contesto.

    Se gli utenti trascorrono, al giorno, mediamente 70 minuti su YouTube; se il tempo medio trascorso su Instagram è di circa 45 minuti; se quello su Facebook è circa 50 minuti. Allora su TikTok il tempo trascorso è di ben 100 minuti. Vale a dire 1 ora e 40 minuti al giorno.

    A tutto questo dobbiamo aggiungere anche la grande preoccupazione relativamente all’Intelligenza Artificiale legata proprio alle piattaforme digitali.

    Il ruolo della Commissione Europea

    Come ricorderete, qualche settimana fa la commissione europea ha comunicato delle regole ben precise, mettendo l’accento sulla moderazione dei contenuti. Attività questa che vede anche l’impiego della IA. Con risultati, come stiamo vedendo, che preoccupano non poco.

    E sappiamo che l’UE è stata la prima a dotarsi di una serie di regole che hanno come fine quello di proteggere i cittadini europei dalla disinformazione e dall’enorme potere che le big tech esercitano.

    Tra queste figurano l’AI Act che sancisce importanti limiti alla IA Generativa, soprattutto in fatto di trasparenza delle informazioni. Ma c’è anche il DSA, il Digital Services Act.

    Elezioni Europee 2024 e il DSA

    Ai sensi del Digital Services Act (DSA), proposto dalla Commissione europea nel 2020, le piattaforme online con oltre 45 milioni di utenti medi mensili, tra le quali figurano Facebook, TikTok e altre, sono obbligate ad adottare misure contro la disinformazione e la manipolazione elettorale.

    Le regole fissate dal DSA hanno cominciato a trovare applicazione, nei confronti delle grandi aziende big tech, a partire dall’agosto dello scorso anno.

    Le aziende devono inoltre predisporre di strumenti di moderazione dei contenuti, che includano la possibilità di contestare le decisioni quando i contenuti degli utenti vengono rimossi o limitati. Nonché elevare il livello di trasparenza verso gli utenti riguardo a termini e condizioni e al modo in cui gli algoritmi consigliano i contenuti.

    La vicepresidente della Commissione europea Margarethe Vestager di recente ha affermato che molti dibattiti elettorali si svolgeranno online e che le regole del DSA forniscono strumenti per collaborare con le piattaforme online. “Possiamo affrontare i rischi emergenti online per i processi elettorali, come i deep fake. In questo modo possiamo consentire alle persone, in modo sicuro, di impegnarsi, discutere e prendere una decisione senza interferenze illegali”, ha affermato.

    Rapporto TikTok UE
    Rapporto TikTok UE

    Questo che vedete qui in alto fa parte del Rapporto di TikTok per l’UE, un documento necessario per la conformità della piattaforma proprio al DSA.

    L’Italia è il terzo paese su TikTok

    Come si vede, l’Italia è il terzo paese con il più alto numero di utenti in UE: 20,7 milioni. Dopo la Francia con 22,7 milioni e la Germania con 21,7 milioni.

    TikTok riferisce di avere 6.287 persone dedite alla moderazione dei contenuti nell’Unione Europea, alla fine di dicembre 2023. Rispetto al suo primo rapporto, questo numero è aumentato di altri 162 moderatori.

    Questo documento è obbligatorio per tutte le altre piattaforme indicate come gatekeeper.  Quindi scopriamo che X, la piattaforma di Elon Musk (il passaggio da Twitter si è ormai completato) ha un numero di moderatori molto più basso, come si vede nei dati riportati qui in basso:

    Nome piattaforma Utenti nell’UE Moderatori
    X 111.400.000 1849
    TikTok 142.000.000 6287
    LinkedIn 47.900.000 1150
    Meta 264.000.000 15.000

     

    Il ruolo ridotto della moderazione su X

    Sono infatti 1.849. Vale a dire che X ha il peggior rapporto tra persone addette alla moderazione e utenti, pari a 1/60.249. LinkedIn al secondo posto (1/41.652), poi TikTok (1/22.586) e Meta (1/17.600).

    Questo è lo stato degli utenti in UE fornito da LinkedIn:

    linkedin ue utenti franz russo
    LinkedIn EU Report 2024

    Un altro aspetto è quello della pubblicità politica e della comunicazione che riguarda da vicino i social media. In particolare, Meta e TikTok.

    L’indagine UE che riguarda Meta

    Meta aveva maggiore promesso attenzione sui contenuti politici, salvo poi essere al centro di una indagine della Commissione UE, aperta proprio nell’ambito del Digital Services Act.

    L’indagine sta prendendo in esame le politiche e le pratiche che Meta prevede in relazione alla pubblicità ingannevole e ai contenuti politici sui suoi servizi.

    Le potenziali violazioni oggetto di indagine riguardano proprio l’approccio della società di Mark Zuckerberg nell’affrontare le campagne di disinformazione e il “comportamento coordinato non autentico” nell’UE.

    Unitamente alla mancanza di strumenti di terze parti efficaci per monitorare l’andamento delle elezioni.

    Dal punto di vista della pubblicità, c’è da registrare le forti preoccupazioni mosse da organizzazioni come Access Now che lamenta il ritardo con cui la Commissione UE si è mossa. Un ritardo che potrebbe vanificare gli sforzi fatti.

    Elezioni Europee 2024 e la IA

    Tra gli obblighi imposti alle piattaforme vi è anche la necessità di dichiarare se i contenuti politici sono generati da IA, sebbene ciò sia gestito tramite autodichiarazione. Questo solleva preoccupazioni sulla trasparenza e sull’efficacia delle misure adottate.

    Insomma il panorama delle prossime elezioni europee è profondamente influenzato dalla presenza della Generazione Z e dall’uso delle piattaforme digitali.

    Con un numero sempre maggiore di giovani che si informa e partecipa attraverso i social media, il ruolo di queste piattaforme diventa cruciale non solo per provare a garantire un’affluenza maggiore. Ma anche per assicurare che le informazioni siano corrette e trasparenti.

    La sfida, quindi, non è solo nel coinvolgere i giovani, ma anche nel proteggere la loro esperienza democratica dalle insidie della disinformazione e delle manipolazioni elettorali.

    Le nuove normative europee, come il Digital Services Act e l’AI Act, rappresentano passi importanti in questa direzione, imponendo regole più stringenti alle big tech per una moderazione dei contenuti più efficace e trasparente.

    Resta da vedere se queste misure saranno sufficienti a garantire un processo elettorale libero e sicuro in un contesto digitale sempre più dominante.

    La partecipazione attiva dei giovani e la loro fiducia nelle istituzioni dipenderanno molto da come queste piattaforme sapranno rispondere alle nuove sfide poste dalla digitalizzazione e dall’intelligenza artificiale.

    Le elezioni del 2024 potrebbero quindi segnare un punto di svolta non solo per la partecipazione politica dei giovani, ma anche per la maturazione di un ambiente digitale più sicuro e affidabile.

    Un’opportunità che non possiamo permetterci di sprecare.

     

  • Gen Z-Millennials a confronto su digitale, relazioni e non solo

    Gen Z-Millennials a confronto su digitale, relazioni e non solo

    Ecco uno sguardo completo sulla Gen Z, a confronto coi Millennials, rispetto al suo rapporto con digitale e i social media. Ma l’indagine di Changes Unipol e Kkienn indaga anche le relazioni sentimentali. Il 38% dei giovani della Gen Z ha avviato una relazione sentimentale o sessuale con una persona che hanno conosciuto online.

    Baby Boomers e Gen X sono cresciuti in un mondo prevalentemente analogico. E poi, ad un certo punto delle loro vite, sono entrati in contatto con il digitale, iniziando ad integrarlo nella loro realtà. Questo fenomeno di transizione è stato un momento importante, poiché hanno imparato a sfruttare le nuove tecnologie digitali, pur mantenendo una distinzione netta tra il mondo virtuale e quello reale. Per loro, il digitale era un’aggiunta al mondo fisico.

    La generazione successiva, nota come Gen Z, è cresciuta in un ambiente in cui il digitale era una parte integrante della loro realtà quotidiana. Non c’è stata separazione tra virtuale e reale; invece, esiste una sola realtà – una realtà “onlife”. Per la Gen Z, il digitale è come un’estensione delle loro vite, lo vedono come un potenziamento delle loro capacità.

    Questo cambiamento ha avuto un impatto notevole su molte sfere della vita, inclusi i vertici delle grandi aziende tecnologiche e le start-up di successo. È diventato comune osservare che queste organizzazioni sono guidate da giovani talenti. La loro familiarità innata con il digitale e la sua interconnessione con il mondo reale li rende dei veri e propri pionieri in questo nuovo paradigma.

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    Un’indagine socio-culturale condotta da Changes Unipol ed elaborata da Kkienn, denominata “Osservatorio Generation Ship, ha rivelato spunti interessante per quanto riguarda l’uso del digitale e dei social media.

    La relazione con i social media, dal punto di vista dell’utilizzo è la seguente.

    La Gen Z e i social media nel 2023 in Italia

    Posto il ruolo trasversale che gioca WhatsApp, usato dall’87% della fascia 16-22 anni (Genz), dal 76% dei Millennials, fino ad arrivare all’81% dei Baby Boomers, gli utenti più giovani restano ancora fedeli a Instagram (81% fascia 16-22 anni) e a TikTok (52% fascia 16-22 anni).

    Mentre i Millennials preferiscono piattaforma social media come Instagram e Facebook (entrambi al 70%) e YouTube (59%).

    Ma ci sono alcune considerazione ulteriori da fare.

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    Il Digitale come Realtà Integrata: per la Gen Z, il digitale non è un’entità separata, ma piuttosto una parte integrante del loro mondo. Vedono il digitale come il “reale” in tutto ciò che fanno, sia che si tratti di comunicazione, apprendimento o lavoro.

    Familiarità con il Digitale fin da piccoli: avendo conosciuto il digitale sin da bambini, i membri della Gen Z sono cresciuti con una conoscenza innata delle tecnologie digitali e delle sue regole, il che li rende naturali adattabili e competenti nell’uso della tecnologia.

    Consapevolezza dei Rischi: la Gen Z è più consapevole dei rischi legati alla tecnologia, compresi temi come la privacy e la sicurezza online. Questa consapevolezza li rende più cauti nell’uso delle tecnologie digitali.

    Non Digital Addicted: contrariamente a una percezione comune, la maggior parte della Gen Z non è necessariamente dipendente dal digitale. Hanno superato gli entusiasmi dei neofiti e utilizzano la tecnologia in modo più equilibrato.

    Ottimismo Digitale: la Gen Z tende ad avere un atteggiamento ottimista verso la tecnologia digitale. Non sono apocalittici riguardo alle conseguenze negative, ma piuttosto vedono il digitale come una fonte di opportunità.

    Utilizzo del Digitale per tutto: la Gen Z utilizza il digitale per svolgere una vasta gamma di attività, dall’apprendimento alla comunicazione, alla ricerca di lavoro e alla creazione di opportunità nella sfera pubblica.

    I Social Media come ponte verso il Mondo: utilizzano i social media non solo per comunicare con amici e familiari, ma anche per entrare in contatto con il mondo, creare reti professionali e partecipare attivamente alla sfera pubblica.

    Apprendimento continuo: la Gen Z utilizza il digitale per apprendere costantemente cose nuove, piuttosto che limitarsi a migliorare le competenze già acquisite.

    Generazione di Valore: i membri della GenZ vedono il digitale come strumento per generare “valore” nella sfera pubblica, cercando opportunità di lavoro, formazione, connessione e partecipazione attiva alla società.

    Dunque, la Gen Z è una generazione che ha integrato completamente il digitale nella propria vita, utilizzandolo come mezzo per apprendere, comunicare e creare valore in vari aspetti della loro esistenza. La loro familiarità con la tecnologia e la loro prospettiva ottimista la rendono una forza influente nella società digitale odierna.

    La Gen Z e le relazioni sentimentali

    La stessa indagine socio-culturale, condotta sempre da Changes Unipol ed elaborata da Kkienn, “Osservatorio Generation Ship“, ha rivelato poi interessanti tendenze riguardo alle relazioni sentimentali e sessuali nella Gen Z italiana.

    Il rapporto indica che il 38% dei giovani della Gen Z ha avviato una relazione sentimentale o sessuale con una persona che hanno conosciuto online. Questo dato suggerisce che i social network stanno rivoluzionando il modo in cui i giovani costruiscono i loro legami affettivi.

    Dalla ricerca emerge poi una curiosa discrepanza: nonostante l’ampia presenza online, la Gen Z è meno incline a utilizzare app di incontri rispetto ai Millennials, con solo il 26% dei giovani tra i 16 e i 22 anni che le utilizza. Questo può essere attribuito principalmente ai timori di incontrare persone diverse da come si presentano online (46%) o malintenzionati (39%), oltre ai dubbi sulla superficialità di una relazione basata sull’aspetto fisico (39%).

    Per i Millennials, invece, le app di incontri sono più diffuse, con il 37% che ne fa uso. Inoltre, il 41% di loro utilizza queste app a scopo sessuale, mentre solo il 38% della Gen Z lo fa. Al contrario, i Baby Boomers si affidano a tali app per cercare relazioni stabili (55%).

    Le differenze di genere emergono anche nell’uso delle app di incontri. Solo il 15% delle donne della Gen Z le ha utilizzate, di cui il 41% per curiosità o per passare il tempo e il 19% per scopi sessuali. Nel complesso, le donne sembrano meno propense degli uomini (25%) a utilizzare app di incontri.

    Gen Z e modelli imposti di bellezza

    Un aspetto significativo è la pressione esercitata dai modelli di bellezza imposti dai social network. Il 51% dei giovani della Gen Z afferma di sentirne la pressione. Questo fenomeno è particolarmente evidente tra le giovani donne, che vengono influenzate dalla “narrazione” della perfezione veicolata dai social e dalle app, causando insicurezza e disagio legati all’aspetto fisico.

    Tuttavia, nonostante la pressione dei canoni estetici imposti dai social, emergono segnali di cambiamento. Il 68% degli intervistati ritiene che i social promuovano immagini di persone perfette, ma la body positivity sta guadagnando terreno, specialmente tra le generazioni più giovani.

    In conclusione, l’Osservatorio Generation Ship ci offre uno sguardo accurato sulla Gen Z e il suo rapporto col digitale e i social media. E rivela, anche, come le relazioni sentimentali e l’immagine corporea siano profondamente influenzate dalla digitalizzazione e dai social network, con la Gen Z che sta sperimentando una libertà e una fluidità nelle relazioni mai viste prima, ma anche affrontando nuove sfide legate all’aspetto fisico e alla pressione dei canoni di bellezza online.

  • Gen Z e le piattaforme social media più usate in Italia

    Gen Z e le piattaforme social media più usate in Italia

    Gen Z e social media. Con i dati Comscore scopriamo quali sono le app e piattaforme più usate dagli utenti più giovani. Su tutte, YouTube è quella più usata. Da segnalare la parabola BeReal, ormai in caduta libera.

    È noto come la Gen Z sia particolarmente abile nell’utilizzo di social media e piattaforme digitali. Non a caso, stiamo parlando di una generazione che è nativamente digitale.

    Di recente, lo studio Schermi Futuri ha indagato il modo in cui i giovani usano i social media e, soprattutto, con quale approccio. Dati interessanti che vi invitiamo a leggere.

    Ora, anche in luogo di una continua frammentazione dei social media, diventa sempre più arduo tracciare esattamente dove gli utenti di questa generazione scelgono di trascorrere il loro tempo. Sulla base dei dati reperiti da Comscore, cerchiamo di vedere quali sono le app e piattaforme social media più apprezzate dalla Gen Z. E poi vedremo anche un confronto tra l’uso dei social media della Gen Z e l’uso generale della popolazione.

    Lo studio, basato come dicevamo su dati Comscore, focalizza l’attenzione sulle app mobile in Italia, Regno Unito e Spagna, considerando la fascia di utenti tra i 18 e i 24 anni, per avere un’immagine più fedele possibile della Gen Z (nati tra il 1997 e il 2012).

    gen z social media 2023 franzrusso.it

    Piattaforme social media con la maggior penetrazione tra la Gen Z

    Dall’analisi emerge che l’app mobile di YouTube domina in tutti e tre i paesi, con un picco di penetrazione in Spagna (87%). L’Italia è il secondo paese con il 74%.

    Instagram segue a ruota con una penetrazione superiore al 60%. E anche in questo caso a guidare è la Spagna con il 76%; segue UK con il 63%; poi l’Italia con un quasi sorprendente 61%.

    Snapchat e Reddit, molto diffusi nel Regno Unito con una penetrazione rispettivamente del 51% e del 23%, sono meno presenti in Italia e Spagna. In merito a Twitter, Twitch e BeReal, la Spagna evidenzia una maggiore popolarità tra la generazione Z rispetto agli altri due Paesi.

    Se guardiamo il dato riferito all’app o la piattaforma social media che è cresciuta di più, i dati Comscore rilevano che, tra aprile 2022 e aprile 2023, BeReal ha mostrato il tasso di crescita più elevato in termini di visitatori unici totali tra i 18 e i 24 anni in Italia, Regno Unito e Spagna. Quindi nel 2022, l’app si è consolidata nel panorama dei social media.

    social media generazione z 2023

    Gen Z e social media: la parabola di BeReal

    BeReal, tra gli utenti 18-24 anni, ha fatto registrare numero elevati in assoluto:

    • in UK +698K
    • in Italia +609K
    • in Spagna +552K

    Ma va detto che, a proposito di BeReal, questo scenario è già in trasformazione e c’è chi definisce l’app del “momento” come ormai in caduta libera. Infatti, gli utenti giornalieri attivi si sono più che dimezzati tra ottobre 2022 e marzo 2023, passando da 20 milioni a 6 milioni.

    Una trasformazione, comunque un cambio di scenario repentino, che deve farci riflettere su una questione. E cioè se davvero siamo disposti a mostrarci autentici e se davvero vogliamo condividere questa nostra autenticità. Dalla parabola di BeReal, finito il momento di successo, sembrerebbe proprio di no.

    E poi, c’è un altro aspetto da considerare. Forse questa autenticità è troppo “impegnativa”. BeReal, forse, imponeva di essere autentici, di mostrarsi per quello che siamo davvero. Ma, nell’era dell’apparenza, della approvazione social a tutti i costi, tutto questo non paga ed è forse meglio fingersi non autentici e continuare ad usare app come Instagram, ad esempio, che nel frattempo, come ormai spesso accade, ha inglobato una delle caratteristiche di BeReal, di fatto mettendola in crisi.

    Proseguendo con la ricerca, se confrontiamo la Gen Z con la popolazione digitale generale, gli utenti più giovani eccedono i valori medi su quasi tutte le piattaforme social, con l’eccezione di LinkedIn e Facebook. Le piattaforme dove spiccano di più sono BeReal, Twitch, Reddit e Snapchat.

    La ricerca ha posi esaminato tutte e tre le fasce di età rappresentate nel grafico: Gen Z, 25-34 e 35+. Per quanto riguarda YouTube, la fascia di età 18-24 anni mostra la più alta penetrazione in Italia e Spagna, mentre nel Regno Unito la fascia di età 25-34 li supera di 6 punti percentuali di copertura.

    La penetrazione fornisce una panoramica sull’utilizzo di queste app da parte dei vari gruppi di età, ma altre metriche come il tempo speso per utente e le visite incrociate offrono ulteriori dettagli su come i livelli di coinvolgimento variano tra le diverse piattaforme, e come la Gen Z naviga tra una piattaforma e l’altra.

    Ad esempio, sebbene la Gen Z in Spagna abbia una penetrazione su Facebook inferiore alla media, ciascun utente ha trascorso mediamente 3 ore sull’app nell’aprile 2023, un dato che è più del tempo speso su Pinterest, Reddit o Snapchat.

    La Gen Z mostra un’ampia varietà di comportamenti nell’uso dei social media e delle piattaforme digitali. Questo rispecchia la velocità con cui le nuove tendenze emergono e cambiano nel panorama digitale. YouTube, Instagram e TikTok continuano a essere tra le piattaforme più popolari, mentre l’uso di piattaforme emergenti come BeReal evidenzia la continua evoluzione di questo settore.

    Ad ogni modo, le metriche come la penetrazione non raccontano l’intera storia. L’analisi del tempo speso e delle visite incrociate offre una visione più completa dell’interazione tra Gen Z e le piattaforme social media. Nonostante alcune piattaforme possano avere una penetrazione inferiore, il tempo trascorso dagli utenti può essere significativamente più alto, evidenziando un coinvolgimento profondo.

    A questo punto, risulta interessante per le aziende e i brand comprendere queste tendenze e agire di conseguenza. Anche perché la Gen Z, lo sappiamo, è una generazione destinata a plasmare il futuro del digitale.

    Gen Z italiana e social media

    Da quello che risulta dalla ricerca, la Generazione Z italiana è molto attiva sui social media, con alcune piattaforme che si distinguono particolarmente per il loro utilizzo.

    1. YouTube: come nel resto dei paesi considerati, l’app di YouTube risulta molto popolare anche tra la Gen Z italiana, con il 74%
    2. Instagram: anche Instagram è molto utilizzato dalla Generazione Z italiana, rientrando tra le piattaforme con una “reach” (percentuale di pubblico raggiunto) molto alta, con il 61%.
    3. BeReal: questa è la piattaforma che ha visto la crescita più rapida tra la Generazione Z italiana, con un aumento di 609.000 utenti unici nell’arco di un anno, da aprile 2022 ad aprile 2023, con il 15%.
    4. TikTok: la piattaforma video del momento, che ha influenzato ormai tutte le piattaforma social media, inclusa Twitter, risulta la terza piattaforma più usata dalla Generazione Z italiana con il 58%.
    5. Da segnalare Twitch con il 15% e poi, tra tutte le altre app, da evidenziare come LinkedIn non abbia appeal sulla Generazione Z con appena il 5%.

    Mentre piattaforme come Snapchat e Reddit mostrano una presenza più limitata in Italia rispetto al Regno Unito, l’uso di Twitter, Twitch e BeReal (ancora per poco) è comunque significativo.

    Infine, confrontando l’utilizzo dei social media della Generazione Z con la popolazione digitale generale italiana, risulta che la Gen Z supera i valori medi su molte piattaforme, fatta eccezione per LinkedIn e Facebook.

    La Generazione Z italiana si distingue, quindi, per un uso intenso e variegato dei social media, privilegiando in particolare YouTube, Instagram e BeReal. Tuttavia, l’engagement specifico può variare notevolmente a seconda della piattaforma.

  • Schermi Futuri, il rapporto tra la Gen Z e i social media

    Schermi Futuri, il rapporto tra la Gen Z e i social media

    Schermi Futuri esplora l’interazione tra Gen Z e i social media, evidenziando 8 comunità di auto-percezione. I risultati, raccolti in un Libro Bianco, offrono spunti interessanti.

    Osservare, comprendere, agire. Questi sono i tre pilastri che guidano “Schermi Futuri”, l’innovativo progetto di Unieuro, leader del mercato Consumer Electronics italiano. Il primo Osservatorio nato per indagare e comprendere il rapporto tra la tecnologia e le persone. Realizzato in collaborazione con Ipsos e diretto scientificamente dal Dott. Paolo Crepet, questo ambizioso progetto si pone l’obiettivo di esplorare e analizzare la sempre più complessa relazione tra le nuove generazioni e i social media.

    La ricerca è stata presentata a Milano, presso il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia, con la moderazione della giornalista Simona Branchetti, alla presenza di Gianacarlo Nicosanti Monterasteli, CEO di Unieuro; Paolo Crepet, direttore scientifico della ricerca; Enzo Risso, direttore scientifico di Ipsos; Rudy Bandiera, docente e content creator; Federico Roberti, direttore SiamoZeta.

    Unieuro, leader del mercato italiano dell’elettronica di consumo, ha sempre sostenuto un utilizzo responsabile della tecnologia. Con l’osservatorio Schermi Futuri, l’azienda intende approfondire la comprensione dei fenomeni che l’innovazione porta con sé, offrendo una fotografia reale dell’impatto che questi fenomeni hanno sulle persone.

    schermi futuri gen z social media franzrusso

    Obiettivo principale è esplorare i comportamenti dei giovani sui social media, capire le loro sensazioni all’interno di questi ecosistemi e scoprire la possibile correlazione tra la percezione che i ragazzi hanno di sé stessi nella vita quotidiana e il loro modo di utilizzare le piattaforme online.

    La ricerca è stata condotta su un campione di circa 1.200 ragazzi di età compresa tra i 14 e i 19 anni attivi sui principali social media, attraverso sondaggi web e interviste online.

    Schermi Futuri, la ricerca

    Dall’analisi condotta sui comportamenti e sulle auto-percezioni degli “Zedder” (come vengono chiamati i membri della Generazione Z) sono state identificate otto comunità, ciascuna rappresentante di un diverso stato d’animo o sensazione. Questi gruppi includono:

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    esuberanti spensierati – 18% del campione, in prevalenza studenti che vivono i social media come una naturale continuazione della reale vita sociale;

    audaci per emergere – 15% del campione, caratterizzati da coraggio e bisogno di originalità;

    bramosi di ammirazione – il gruppo più presente con il 20% del campione, più giovani della media (14-16 anni 55% v/ 50%), che vivono maggiormente al Sud (36% v/28%) e nelle grandi città (64% v/49%) e per i quali l’obiettivo è apparire;

    genuini concreti – 15% del campione, più partecipi alle dinamiche della vita quotidiana
    e familiare, hanno molti amici e si sentono sereni e liberi, non credendo che i social li
    aiutino a valorizzare pienamente i propri sentimenti;

    pacati riflessivi – 18% del campione, abituati a procedere con cautela, che fanno dei
    social un uso “passivo” e vivono nel mondo reale, dove si esprimono al meglio;

    poetico-passionali – 16% del campione che si definiscono sensibili, a volte timidi e
    spaventati, e sono in maggioranza ragazze fra i 17 e i 19 anni. Vivono i social come un
    luogo di continuità con gli affetti della vita reale;

    introversi taciturni – 14% del campione, persone solitarie e schive che non amano
    folla e parole, sono più grandi di età – 17-19 anni;

    tenebrosi isolati – 5% del campione, ragazzi cupi ed insicuri, anche loro più grandi di
    età (17-19 anni) e che provano emozioni negative sui social.

    L’indagine ha messo in luce quattro macro-aree di attenzione: la percezione distorta del proprio corpo a causa di confronti con standard non realistici, la dipendenza dai social media, la solitudine e la noia e infine i cambiamenti nella comunicazione e nelle relazioni, inclusi fenomeni come il ghosting e il cyberbullismo.

    Il direttore scientifico del progetto Schermi Futuri, il Dott. Paolo Crepet, ha sottolineato che la ricerca ha permesso di esplorare in profondità le varie forme di auto-percezione e rappresentazione di sé che i ragazzi hanno, così come quello che desiderano mostrare di sé sui social media.

    Importanti le riflessioni di Crepet, sul fatto che obbiamo considerare le diverse generazioni e come queste si avvicinano al digitale e ai social media, che in alcuni casi costituisce un vero e proprio cambiamento epocale.

    Il professor Crepet, ovviamente con la sua interpretazione, di fronte a certi fenomeni, sottolinea che i social vanno considerati come strumenti individuali. E, ancora, che l’insicurezza si manifesta quando un follower segue con bramosia un influencer.

    Quando i social media diventano per i ragazzi della GenZ un luogo di identità e sicurezza, è necessario rafforzare le relazioni familiari per contrastare l’isolamento. “Bisogna vivere e trovare motivazioni“.

    Il Libro Bianco Schermi Futuri

    I risultati dell’indagine sono confluiti nel Libro Bianco “Schermi Futuri. Generazione Z e social fra legami liquidi e nuove comunità”. Questo testo evidenzia le aree di attenzione e vulnerabilità per i giovani di oggi, offrendo un quadro completo del loro rapporto con la tecnologia e i social media.

    La ricerca non è solo descrittiva, ma offre anche un contributo propositivo e formativo. Grazie alla consulenza del Dott. Crepet, il Libro Bianco si conclude con un decalogo di consigli e buone pratiche rivolto a educatori, genitori e insegnanti, con l’obiettivo di fornire strumenti utili per affrontare le criticità del rapporto della Generazione Z con la tecnologia.

    Il Libro Bianco rappresenta un primo passo verso la creazione di tavoli di lavoro dedicati a scuola, istituzioni e specialisti del settore, come psicologi e psichiatri, volti ad approfondire le aree di attenzione individuate dalla ricerca.

    Il Libro Bianco “Schermi Futuri. Generazione Z e social fra legami liquidi e nuove comunità” è disponibile per il download gratuito su www.schermifuturi.it, senza la necessità di fornire alcun dato personale per accedere al download. Questa scelta insolita, ma fortemente voluta da Unieuro, si propone di condividere conoscenza e competenze in maniera trasparente e totalmente priva di risvolti commerciali diretti o indiretti.

    Il rapporto tra la Generazione Z e la tecnologia è un tema di grande rilevanza nell’era digitale. L’Osservatorio Schermi Futuri di Unieuro offre uno sguardo dettagliato e approfondito su questa questione, fornendo un contributo significativo alla comprensione delle dinamiche attuali e suggerendo possibili percorsi per affrontare le sfide che ci attendono.

    Ma c’è un elemento, in conclusione, che no p affatto secondario e che va tenuto in forte considerazione, alla luce di quanto visto finora. La Generazione Z vuole essere ascoltata e coinvolta attivamente in questa epoca di cambiamento.

  • Ecco la Generazione Twitch, autentica e inclusiva

    Ecco la Generazione Twitch, autentica e inclusiva

    Twitch oggi conta 140 milioni di utenti attivi a livello globale ed è sicuramente una piattaforma che piace molto ai giovani. Ecco uno studio che delinea le caratteristiche della Generazione Twitch, autentica e inclusiva.

    Twitch è la piattaforma di streaming tra le più conosciute al mondo e, sicuramente, tra le più usate dagli utenti più giovani. La piattaforma nasce nel giugno del 2011 dalle ceneri di Justin.tv, creata nel 2007 da Justin Kan ed Emmett Shear, per poi diventare proprietà di Amazon nel 2014 (operazione chiusa a 970 milioni di dollari). Anche Google aveva messo l’occhio, all’epoca, sulla piattaforma eletta per l’e-gaming, ma poi si tirò indietro per paura di attirare problemi concorrenziali, essendo già proprietaria di YouTube.

    Questi brevi cenni storici per dire che oggi Twitch è una realtà ben consolidata, nel corso del tempo ha esteso il suo raggio di azione, diventando una piattaforma di live streaming a tutto tondo, riscontrando un notevole successo, appunto, tra gli utenti più giovani.

    E se è vero, come è vero, che l’utenza ideale della piattaforma sia, appunto, quella più giovane, è vero anche che Twitch non fa mistero del desiderio di attirarli verso la sua piattaforma. Stiamo parlando, per essere più chiari, di quei giovani che appartengono alla Generazione Z, di cui tanto si parla, e della Generazione Alpha, quelli che ad oggi rappresentano 2,5 miliardi di persone sugli 8 miliardi appena raggiunti. Stiamo parlando di quelli che entro il 2030 realizzeranno, complessivamente e a livello globale, guadagni per 33 triliardi di dollari, vale a dire quasi un terzo del reddito mondiale.

    Twitch generazione Z franzrusso.it

    Ed essendo Twitch una piattaforma informale, dove i rapporti interpersonali e i talenti di ognuno vengono incoraggiati e incentivati, allora ci sono tutte le condizioni perché questa attrazione avvenga.

    Ma come accade su tutte le piattaforme social media, quindi dove si condividono contenuti, essere rilevanti è importanti. E Twitch, per comprendere meglio quali siano le caratteristiche per diventarlo, ha condotto uno studio globale “Leading Cultural Change” – “Leader del cambiamento culturale”, mettendo insieme elementi di analisi semiotica, questionari e focus group virtuali, da cui ha estratto una serie di dati molto interessanti che possono tornare utili ai brand, al fine costruire una relazione solida con il nuovo pubblico emergente.

    Dall’analisi semiotica, è emerso in particolare come per i brand sia prioritario imparare a parlare la lingua dei giovani adulti che popolano gli spazi digitali. Il linguaggio della Generazione Twitch è fortemente influenzato dalla tecnologia e, da questo punto di vista, il contesto assume tanta importanza quanta ne ha il simbolo. Se i simboli sono sempre gli stessi, è il contesto a caricarli di nuovi significati.

    Twitch generazione Z autentico

    Dallo studio di Twitch sono stati dunque rilevati 5 comportamenti che descrivono in modo più preciso il modo di comunicare delle generazioni emergenti. Si tratta di 5 elementi che caratterizzano un approccio diverso alle piattaforme social media e agli strumenti digitali in generale.

    • Dall’artificialità all’Autenticità – il pubblico emergente di oggi sta prendendo sempre più la distanza da ciò che è percepito come perfetto, e quindi irraggiungibile, preferendo quelle esperienze intime, anche imperfette, che però risultino immediatamente autentiche e oneste. Su Twitch gli streamer comunicano con il proprio pubblico in modo aperto e gli utenti apprezzano in particolare che ciò che viene trasmesso sia reale, non costruito.
    • Dalla rigidità alla Fluidità – grazie alla tecnologia, per la Generazione Twitch le distinzioni tra mondo virtuale e mondo reale si stanno facendo sempre meno fisse: ora al pubblico è offerta un’interattività senza interruzione, che porta a esperienze fluide, nuove e uniche, in cui reale e virtuale si compenetrano sempre più.
    • Dall’esclusività all’Inclusività – i giovani adulti stanno crescendo in un mondo sempre più inclusivo, in cui chiunque è benvenuto, anche e soprattutto quando si tratta di cultura, intrattenimento, apprendimento. Le esperienze esclusive non hanno più lo stesso fascino che potevano avere in passato, ma anzi: le community online stanno diventando progressivamente più accoglienti, più diversificate al loro interno e così anche quella di Twitch, davvero aperta a tutti.

    Generazione Twitch franzrusso.it

    • Dalla passività alla Collaborazione – gli utenti di Twitch sono concordi nel riconoscere che il punto di forza del servizio sia la vastissima possibilità di interagire tra streamer e spettatori. Il pubblico di oggi sa che l’intrattenimento può essere molto altro, rispetto alla fruizione passiva di contenuti: l’innovazione tecnologica consente come mai prima d’ora di prendere parte a esperienze condivise e i giovani si aspettano di poter partecipare in prima persona, anche nel mondo digitale.
    • Dal disimpegno alla Propositività – la generazione emergente è stata in grado di portare all’attenzione dell’opinione pubblica diverse questioni ambientali e sociali e crede nella possibilità di un cambiamento positivo. È un tema a loro particolarmente caro, che i giovani si aspettano di vedere rispecchiato anche nei valori espressi dai brand e negli spazi online che frequentano, come la community di Twitch, che ritengono essere solidale e propositiva, incline al cambiamento.

    Autenticità, Fluidità, Inclusività e Collaborazione. Sono queste le parole chiavi che emergono dallo studio e che caratterizzano la modalità di comunicazione tipica di queste generazioni.

    Da Leading Cultural Change emerge come Twitch sia uno spazio accogliente non solo per le persone, ma anche per i brand. I dati raccolti indicano come per la maggior parte dei fruitori del servizio qualunque azienda possa fare pubblicità sul servizio: a patto di adattare il proprio linguaggio a quello della community presente, gli utenti credono che Twitch sia lo spazio ideale per sperimentare con nuovi linguaggi pubblicitari.

    La Gen Z e la Gen Alpha sono cresciute con gli smartphone e internet, che hanno inevitabilmente informato il modo in cui comunicano: creativo, dirompente, e i meme costituiscono una parte importante della loro cultura e del loro umorismo. Comprendere le regole sottostanti i flussi di comunicazione, e inserirsi dentro di questi, è la chiave per essere rilevanti“, afferma Nicoletta Besio, Sales Director per l’Italia.

    Ecco, ci sembrava interessante segnalarvi questo interessante studio (il link è più sopra) perché Twitch è una di quelle piattaforme più in crescita con, ormai 140 milioni di utenti attivi al mese. Erano 55 milioni nel 2015.

    E voi la state già usando?

  • I Social Media alla ricerca di una nuova identità

    I Social Media alla ricerca di una nuova identità

    I Social Media sono alla ricerca di una nuova identità. Potrebbero cambiare per sempre e il ruolo della Generazione Z in questa fase è fondamentale. Del resto, questi devono essere considerati strumenti e non più contenitori delle nostre esistenze.

    Può darsi che i social media, per come li abbiamo imparati a conoscere in questi anni, possano cambiare per sempre. Quello che sta accadendo in questi giorni e in queste ultime settimane ne è la prova.

    Probabilmente questo cambiamento, va interpretata ancora la direzione, non è solo causato da un unico fattore, ma da un insieme di fattori. Tra i quali, certamente, dopo due anni di pandemia, fattore determinante è la crescente presenza della Generazione Z a guidare le decisioni delle aziende social media.

    Qualche giorno fa avevamo inquadrato uno dei motivi che sta sicuramente caratterizzando questo periodo per i colossi tech e social media ed è quello di una possibile recessione economica. Le trimestrali finora pubblicate hanno confermato che le aziende stanno attraversando un periodo piuttosto difficile, di grande incertezza dal punto di vista economico e finanziario.

    Avevamo anche anticipato ciò che poi è successo, e cioè che la trimestrale di Meta non sarebbe stata positiva. Infatti, per la prima volta la società di Mark Zuckerberg fa registrare un calo di oltre il 30% per i redditi netti e una perdita di 2,8 miliardi dal progetto Metaverso.

    social media generazione z identità

    Social media, primi segnali di cambiamento

    Sono segnali che ci dicono che il cambiamento è in atto e che qualcosa sta cambiando per davvero.

    Nei giorni scorsi proprio Meta aveva annunciato delle importanti novità per quanto riguarda le due piattaforme principali: Facebook e Instagram.

    Per Facebook è stata annunciato un nuovo design del feed, per iOS e Android, che si dividerà in due parti, e cioè: in Home, dove i contenuti che saranno proposti proverranno anche da Creator che spesso usano il formato video, Reels per intenderci; in Feeds, la sezione dove invece trovare una i contenuti condivisi dagli amici, dai gruppi, in senso cronologico.

    Anche Facebook quindi rincorre TikTok.

    Per quanto riguarda Instagram l’annuncio ha riguardato il fatto che, entro le prossime settimane, i video condivisi, della durata inferiore ai 15 minuti (quindi la stragrande maggioranza) saranno tutti trasformati in Reels. Si tratta di una funzionalità che traccia in maniera evidente l’inseguimento a TikTok.

    Ma perché questo?

    La risposta parrebbe semplice, perché il fenomeno TikTok è stato capace di attrarre l’attenzione dei giovani più di quanto non abbiano saputo fare altri, Facebook e Instagram tra tutti.

    Il fatto vero è che la Generazione Z guarda ai social media in modo diverso dalle altre generazioni precedenti.

    La trasformazione dei Social Media: dagli amici agli argomenti

    Se guardiamo agli albori del fenomeno social media, vero fenomeno rivoluzionario databile tra il 2003 e il 2004, l’elemento in comune erano “gli amici”. La logica degli amici era alla base di Friendster (ce l’aveva anche nel nome) ed era anche alla base di Facebook. Ma c’era anche MySpace, come ricorderà certamente qualcuno. Tutti con quella stessa logica.

    Col tempo, i fatti hanno portato ad un progressivo cambiamento che, per certi versi, la pandemia ha finito per accelerare.

    La Generazione Z è stata quella che più ha pagato il fatto di essere rimasta chiusa, con la quasi impossibilità di poter interagire con i propri amici. In questo contesto si accelera il fenomeno di una maggiore attenzione alla privacy e di una maggiore attenzione agli strumenti più intimi.

    Ma soprattutto, la Generazione Z ha sempre usato questi strumenti per scoprire, provare a entrare in contatto con persone nuove, conoscere e scoprire nuovi argomenti. Tutto questo in maniera rapida, veloce e divertente.

    I Social Media cambiano pelle

    Ecco perché TikTok ha avuto questo grande successo che tutte le piattaforme adesso provano a copiare. Ecco perché Facebook e Instagram “cambiano pelle”. Adam Mosseri, CEO di Instagram, lo disse chiaramente già lo scorso anno che Instagram non sarebbe stato più lo stesso.

    Quello che interessa ai più giovani è quindi il tema non il contatto, quello viene dopo. La relazione si sviluppa come forma di scoperta generata da un tema su cui si registra l’interesse di altri, sconosciuti.

    Altro elemento di cambiamento è che per i giovani queste piattaforme sono, a differenza di come venivano percepite all’inizio, luoghi di intrattenimento. Come appunto si definisce TikTok.

    Le aziende tech e social media alla prova della recessione

    A dimostrazione di tutto questo, non sorprende la protesta su Instagram alimentata dalle sorelle Kardashian che chiedono a Instagram di ritornare ad essere come era. La petizione Make Instagram, Instagram again ha già superato le 220 mila adesioni. A fronte di questa stessa petizione, Mosseri è intervenuto per dire, sostanzialmente, che nonostante si tratti di un test, il cambiamento radicale di Instagram è in atto e bisogna prenderne atto.

    Ma allora, a questo punto, c’è da chiedersi davvero se i social media sono finiti? Se l’era del like è finita?

    I Social Media sono strumenti, non contenitori di esistenze

    Certamente i social media non sono finiti, cambieranno e noi tutti dovremo essere in grado di interpretare questo cambiamento diventando padroni delle nostre esistenze, senza essere più vittime di algoritmi. Ragion per cui ad essere finita, o comunque in declino, è la logica dei like, responsabile di aver esasperato fenomeni di condivisioni alteranti. Pensiamo al clickbaiting, ad esempio.

    Quindi, la logica che dovremmo tutti seguire è quella di usare questi strumenti, senza essere usati. Provare ad essere unici gestori delle nostre esistenze, senza depositarle presso strumenti che, per ragioni commerciali, possono cambiare la loro stessa ragione.

    Diamo più attenzione a ciò che facciamo e a come lo facciamo, senza abbandonarci a queste piattaforme, usandoli come strumenti. Perché di questo stiamo parlando.

    Da qui i social media potrebbe dare vita ad una nuova identità. Ma molto dipenderà da noi e, intanto, altre piattaforme stanno emergendo come Twitch, Discord e anche BeReal.

  • Gruppo Unipol arriva su TikTok per parlare alla Generazione Z

    Gruppo Unipol arriva su TikTok per parlare alla Generazione Z

    Il Gruppo Unipol approda su TikTok, una delle prime aziende del settore assicurativo a sbarcare sulla piattaforma di ByteDance. Il gruppo coinvolgerà alcuni tra i creator più seguiti per instaurare un dialogo con la Generazione Z.

    Non sono tanti i casi di aziende che approdano su TikTok nel nostro paese ed è per questo che vogliamo segnalarvi il caso del Gruppo Unipol, uno dei pochi casi corporate del settore assicurativo a sbarcare sulla piattaforma di ByteDance.

    Trattandosi di una piattaforma social media con peculiarità evidenti, vista la esclusività del contenuto video, Grippo Unipol vuole sperimentare nuove forme di comunicazione e, in questo caso, ponendosi come obiettivo quello di rivolgersi alla Generazione Z per raccontare la propria dimensione nella sua interezza e attrattività, oltre la sua natura assicurativa.

    I contenuti saranno condivisi in linea con lo stile e i desideri del target del canale. La regola è quella di divertirsi e imparare in maniera semplice e intuitiva, grazie a un ricco piano editoriale che vedrà il coinvolgimento di alcuni tra i creator più famosi in Italia, tra i quali Mathias Loi, Andrea Nuzzo, Marilù Casini, Matteo Albrizio e Andrea Borello. Nel dettaglio, i TikToker affronteranno temi che variano dalla mobilità sostenibile alla sicurezza informatica, dal welfare alle difficoltà che i giovani incontrano nel mondo del lavoro.

    Unipol TikTok 2022

    Ai contenuti dei creator si aggiungeranno, ogni settimana, quelli redazionali dedicati ai temi trattati su Changes, il progetto editoriale del Gruppo Unipol. Nei video saranno così affrontati i cambiamenti che stanno avvenendo nella nostra società sotto numerosi punti di vista, come la tecnologia, l’ambiente e il benessere.

    Con questo primo canale TikTok si estende ulteriormente l’ecosistema social corporate del Gruppo Unipol, sempre più media company impegnata nella produzione e nella distribuzione di contenuti proprietari – gestiti attraverso UnipolGroup Press Room e UnipolSai Corporate – sulle piattaforme LinkedIn, Facebook, Instagram, Twitter, Youtube e sul blog Changes, con stili e linguaggi diversi a seconda dei contenuti e dei relativi target.

    Un caso che ci piacerà seguire, e vi invitiamo a farlo, a questo link https://www.tiktok.com/@unipolgroup_pr. Da segnalare che la strategia del canale, lo scouting dei creator e la gestione diretta sono a cura di iCorporate, da anni a fianco di Unipol nello sviluppo del suo ecosistema social.

  • Gli utenti più giovani seguono gli influencer per gli acquisti

    Gli utenti più giovani seguono gli influencer per gli acquisti

    Un recente studio di Oracle e CRM Essentials rileva come gli utenti più giovani, quelli della Generazione Z, decidono di fare acquisti seguendo influencer.

    Forse il titolo sembra scontato, ma non lo è del tutto. Un recente studio di Oracle e CRM Essentials ha rilevato come il ruolo degli influencer sia sempre più rilevante per i giovani in relazione agli acquisti. Lo studio traccia in maniera evidente un cambiamento che si è reso ancora più evidente negli ultimi anni. Gli utenti quindi stanno modificando il modo in cui si informano prima di effettuare un acquisto e i social media sono luoghi all’interno dei quali si sviluppa la conversazione, all’interno delle community, utili per formarsi un’opinione.

    Ma quello che è più chiaro da questo studio è che i giovani, quelli della Generazione Z (i nati tra il 1997 e il 2012) hanno come punto di riferimento gli influencer e i social media.

    I dati ci dicono che l’80% degli utenti intervistati ha dichiarato di acquistare prodotti dopo essere entrato in contatto con contenuti sui social media; il 37% fa affidamento in maniera esclusiva agli influencer; solo il 13% degli intervistati dichiara di effettuare acquisti dopo essersi informato dalla tv.

    Dicevamo prima dei più giovani, quelli che si individuano all’interno della Generazione Z. Di questi l’84% effettua acquisti facendo riferimento agli influencer, un dato che assume una rilevanza importante per il fatto che questa fascia di età sarà quella che, nel corso dei prossimi anni non troppo lontani, sposterà sempre di più le proprie decisioni di acquisto guardando agli influencer. E nel corso degli anni vedrà crescere anche la propria possibilità di spesa. Questo è l’elemento interessante da cogliere.

    Se guardiamo alle altre fasce di età, “solo” il 46% dei Baby Boomers prende decisione di acquisto seguendo influencer. Restano comunque ancorati ai mezzi tradizionali.

    Inoltre, gli utenti della Generazione Z sono i più propensi a scoprire prodotti e marchi tramite gli influencer (il 32%), rispetto al 28% degli intervistati in generale e solo al 13% dei boomers intervistati.

    E attraverso quali canali gli utenti della Generazione Z seguono gli influencer?

    E dallo studio di Oracle e CRM Essentials scopriamo che il 49% degli utenti della Generazione Z lo fa attraverso YouTube. Una percentuale che scende al 37% se facciamo riferimento ai Millennials. C’è poi da rilevare il ruolo di TikTok, usato dal 23% degli utenti della Generazione Z, un dato che è più del doppio rispetto alle altre classi di età.

    E parlando di decisioni di acquisto una parte dello studio è dedicata anche alla customer care. Ebbene, il 98% degli utenti definisce frustranti le interazioni con il team di assistenza.

    In ogni casom anche in questo contesto, i social media giocano un ruolo rilevante. Infatti, il 31% degli intervistati preferisce commentare sulla pagina del marchio sui social media e il 24% preferisce inviare un messaggio diretto al marchio sui social media. Dati che raddoppiano se guardiamo la Generazione Z.

    Dato interessante è poi il 93% degli utenti che si rivolge a YouTube e a TikTok per ricevere risposte ad alcune domande riguardanti dei prodotti. Percentuale che sale poi al 95% degli intervistati che appartengono alla Generazione Z e che scende al 7% tra i boomers.

    Per il 20% degli i video condivisi su YouTube e su TikTok sono rilevanti perché realizzati da altri utenti/consumatori, per il 19% sono facilmente rintracciabili, per il 16% sono sono chiari e illustrativi.

  • BeReal, il social che (forse) porta tutto alla Realtà

    BeReal, il social che (forse) porta tutto alla Realtà

    Ma davvero c’è bisogno di un’app che porti tutto alla realtà? BeReal ci prova e, al momento, i numeri le danno ragione. È tra le più scaricate nei primi mesi dell’anno. I download sono cresciuti del 315%.

    Tutti ne parlano e tutti la criticano. Stiamo parlando di BeReal, la piattaforma social media francese che sta conoscendo in questi ultimi mesi un periodo di forte diffusione. E perché? Giustamente, vi starete chiedendo. Come fa una piattaforma social media, del tutto nuova nel 2022, ad attirare l’attenzione degli utenti? Semplice, puntando sulla realtà e non sul modo in cui vorremmo che la Realtà fosse.

    Certo può sembrare strano, e tra l’altro questo non sarebbe certo l’unico tentativo finora, ma il tentativo di provare a lasciarsi alla spalle quella forma maniacale di perfezione del contenuto, che spesso passa come realtà artefatta, pare comincia ad interessare gli utenti. E parliamo degli utenti più giovani, quelli definiti Generazione Z (quelli nati tra il 1997 e il 2010, più o meno).

    La connessione tra gli utenti sulla piattaforma è reale e autentica. O almeno così dovrebbe essere. Già il fatto di portare all’attenzione la realtà che ci circonda e i giovani è un grande risultato.

    BeReal social media realta

    In questi giorni se ne sta parlando molto perché Apptopia. I download dell’app, dall’inizio dell’anno, sono cresciuti del 315%.

    L’app è stata lanciata nel 2019 e solo a fine 2021 ha cominciato a vedere lievitare i download dell’app. BeReal, in termini di download è quarta nel primo trimestre del 2022 in Usa, Regno Unito e Francia. È dietro solo a Instagram, Snapchat e Pinterest. L’app continua a crescere anche in Danimarca e Messico.

    In Francia, l’app ha fatto registrare l’80% dei download tra gli utenti iPhone di età 16-24 anni; il 180% degli utenti Android sempre di età 16-24 anni.

    Come funziona BeReal

    Ma come funziona BeReal?  Come dicevamo all’inizio, BeReal prova a introdurre un nuovo modo di concepire i social media come strumenti. Attraverso i quali condividere la realtà. L’app permette di postare soltanto una foto al giorno, ritraendo momenti diversi. Su BeReal non esistono like, filtri e followers. La piattaforma invita gli utenti a dedicare alla condivisione soltanto due minuti al giorno.

    Il contenuto deve essere creato in un momento specifico della giornata, proprio quando arriva la notifica sullo smartphone. Questo per invitare gli utenti a non essere vittime della compulsività, dell’essere sempre e costantemente online e di rincorrere una perfezione artefatta.

    BeReal social media realta

    Dicevamo dei due minuti. Dal momento in cui arriva la notifica, gli utenti hanno appunto 120 secondi per scattare una foto e condividerla, trascorsi i quali non si ha più la possibilità di usare l’app. Di conseguenza, bisognerà attendere la prossima notifica, il giorno dopo per poter pubblicare una foto.

    La foto condivisa può essere geolocalizzata, o meno, e può essere resa pubblica o privata. Se è pubblica, tutti gli utenti di BeReal potranno vedere il contenuto, mentre se è privata, la potranno vedere solo i tuoi contatti a cui hanno accesso. Il contenuto pubblicato scompare il giorno successivo, praticamente nello stesso momento in cui si ripresenta la possibilità di scattare e condividere una nuova foto. Gli utenti possono anche lasciare commenti sulle foto, commenti che spariranno quando sparirà la foto.

    Creare un account su BeReal

    Quindi, per creare un account su BeReal bisogna seguire questi 5 passi:

    1. scaricare e installare l’app, disponibile sia per dispositivi iOS che Android;
    2. impostare l’account inserendo numero di telefono, nome, nome utente e data di nascita;
    3. abilitare l’app all’invio di notifiche, passaggio fondamentale per essere avvisato su quando postare, l’ora cambia di giorno in giorno;
    4. abilitare l’app ad accedere alla fotocamera e alla posizione dello smartphone, necessario per pubblicare foto con la geolocalizzazione;
    5. caricare una foto del profilo e sincronizzare i contatti per trovare gli amici e seguirli.

    Ecco, questo per spiegare un po’ il senso di BeReal, quella che possiamo definire l’app del momento. Ma c’è da fare qualche considerazione.

    Come spesso abbiamo raccontato anche qui sul nostro blog, è giunto il momento di cominciare ad adottare una modalità più responsabile e consapevole di alcune piattaforme, come Instagram ad esempio. Le categorie più giovani, lo abbiamo visto, sono spesso attirate, ammaliate dal rincorrere una perfezione che non esiste, dall’incontrollabile desiderio di connessione continua. Tutte sensazione che danno luogo a frustrazione e a sensi di colpa, per non parlare di conseguenze ben peggiori.

    BeReal e la condivisione consapevole

    Ben vengano esempi di app che provano a smontare questo costrutto inesistente, per il più delle volte, cercando di dare luogo ad una condivisione sana, consapevole e quanto più possibile veritiera. Ben vengano, davvero.

    Solo che, dall’altro lato, una condivisione così impostata, che deve rispondere a regole stabilite (vedi l’ora precisa, mancata la quale non si può più pubblicare), non spinge le persone a raccontarsi, anzi. Alla lunga, dopo aver provato l’effetto di allontanarsi da Instagram, è quello di rendersi conto di avere una vita “normale” che a qualcuno potrebbe apparire anche “noiosa”.

    Allora, sarebbe sempre meglio lavorare sulla consapevolezza e sulla responsabilità. I filtri dovrebbero essere quelli di rendere l’immagine più chiara o più scura, lasciando comunque intravedere i colori che infondono anche sensazioni positive a chi realizza un’immagine e anche a chi la guarda.

    Forse sarebbe meglio lavorare su una via di mezzo, posto che provare a rendere la condivisione meno tossica e dannosa è sempre positivo.

    Staremo a vedere che strada prenderà BeReal.

  • Internet e la Generazione Z: i giovani nati dopo i Millennials

    Internet e la Generazione Z: i giovani nati dopo i Millennials

    E’ denominata Generazione Z quella dei giovani nati dalla metà degli anni novanta al 2010. Cresciuta con la Tecnologia Digitale, questa Generazione si mostra colta, pragmatica e concreta, con un approccio innovativo ed imprenditoriale alla società. Sui Social Network ricerca la maggior privacy possibile e cambia notevolmente la modalità di acquisto.

    Il susseguirsi delle diverse Generazioni che oggi utilizzano, comunicano e acquistano attraverso i Social Network merita una riflessione particolare, dopo aver parlato degli Ibridi Digitali e di come pensano e apprendono i Nativi Digitali.
    Il mondo dei prossimi decenni è, infatti, nelle mani di una nuova Generazione – che per età possiamo considerare “fratelli minori” dei Nativi Digitali -, ovvero la Generazione Z.

    Sono i ragazzi nati negli ultimissimi anni novanta fino al 2010, e le piattaforme stesse dei Social Network, quanto soprattutto le dinamiche del Social Media Marketing utilizzate dai Brand, devono innovarsi per sottostare alle caratteristiche dei nuovi fruitori.
    Studiamone insieme gli aspetti distinti.

    generazione z social media (c) franzrusso.it 2017

    La Generazione Z ha incominciato ad utilizzare la tecnologia di Internet sin dalla prima infanzia, e i Social Media sono innanzitutto il canale per rimanere aggiornati su ciò che succede nel mondo.
    Si può affermare che si tratti, infatti, di una Generazione giovanissima eppure piuttosto colta: uno su due di questi ragazzi è propenso ad andare all’Università, con l’intento di sviluppare un forte potenziale imprenditoriale.

    Secondo i risultati di una grande ricerca di Populus, per la Varkey Foundation, intervistando ventimila esponenti della Generazione Z di tutto il mondo, emerge uno scenario preciso.
    I cittadini del futuro appaiono pessimisti sulle attuali condizioni civili, economiche e politiche, ma tutti sono convinti della necessità di un proprio coinvolgimento sociale, in particolare per quanto riguarda l’innovazione e l’imprenditorialità.

    Fedeli ai valori della famiglia, hanno una caratteristica psicologica molto positiva, che li aiuta a rimanere pragmatici e disponibili: la capacità di semplificare le complessità (a tutti i livelli) del mondo d’oggi.

    Certo, questa propensione cognitiva e psicologica è data loro dall’odierna possibilità di utilizzare una media di cinque dispositivi di Rete: smartphone, desktop, notebook, tablet o iPod, sono meno costosi e certamente più facilmente reperibili anche rispetto agli anni dei “fratelli maggiori” – i Nativi Digitali – che in media ne usano tre.

    Tuttavia, pare che sia il rapporto stesso con la tecnologia ad essere molto cambiato.
    E’ un rapporto facilitante, proprio perché nato coi loro primi passi.
    Dai risultati della ricerca, gli studiosi si chiedono se davvero si abbia di fronte una Generazione di altruisti.

    Fatto sta che per la maggior parte degli intervistati la scelta ottimale è e rimane “la fine assoluta dei pregiudizi legati a razza, credo e sesso” e il denaro per se stessi rimane la priorità di solo 9% di loro.

    E il rapporto della Generazione Z con i Social Media?

    Se la parola chiave nell’uso delle piattaforme online dei Nativi Digitali – e ancor più dei loro predecessori -, è Condividere, la Generazione Z preferisce di gran lunga il Fare.
    Cresciuti con l’iPhone, sono abituati ad usare emoji al posto delle parole e a videochattare anziché telefonare.

    Per la Generazione Z, Facebook è per i vecchi e la motivazione fondamentale è data dalla loro marcata esigenza di privacy.
    Si evita la geolocalizzazione a tutti i costi e l’aspirazione, indiscutibilmente, è quella dell’Anonimato.

    Se Secret e Whisper – per scoprire non visti qualsiasi genere di segreto – sono piattaforme non ancora diffuse in Italia, ad ottenere una forte crescita nell’anno passato è stato Snapchat  noto per la sua peculiarità di eliminare i messaggi dopo alcuni secondi – in particolare con la pubblicazione di brevi video.

    Come si è accennato all’inizio, è soprattutto il Social Media Marketing a dover imparare ad adattarsi alle nuove esigenze della Generazione Z.
    Secondo uno studio di Accenture, la modalità di scelta e di spesa per acquistare prodotti è particolarmente cambiata nella Generazione Z.
    Grazie alla continua ricerca in rete di nuove offerte e prezzi, il primo fenomeno che viene a mancare è la fedeltà al brand.

    Sempre, poi, che tale brand abbia creato un E-commerce funzionante.
    I giovanissimi lasciano quasi sempre feedback e recensioni: il 70% lo fa regolarmente, il 30% lo fa molto spesso.

    Tuttavia, ciò che appare illuminante è il dato secondo cui la Generazione Z pagherebbe un prodotto di più in cambio di una spedizione veloce o addirittura entro un’ora.
    E contrariamente alle previsioni generali – da tenere fortemente in considerazione –  questo è esattamente ciò che porta i social a diventare un canale commerciale diretto. In particolare, il 72% degli intervistati statunitensi acquisterebbe volentieri direttamente tramite social.

    Cosa ci si aspetta dopo la Generazione Z?
    E’ già nata: si chiama Generazione Alpha e corrisponde a quella dei bambini venuti al mondo dopo il 2010.

    Di una cosa si è certi: nascono con la tecnologia touchscreen e per questo già sono stati battezzati screenager.