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  • Instagram e Coronavirus, ecco Co-Watching e altre iniziative

    Instagram e Coronavirus, ecco Co-Watching e altre iniziative

    Instagram, tra le altre, lancia una nuova funzionalità chiamata “Co-Watching” che permette agli utenti di visualizzare i post condivisi sulla piattaforma attraverso una video chat.

    Instagram in quest giorni si è attivata molto per fare in modo che le persone costrette a restare a casa, per via della pandemia da Coronavirus, potessero comunque restare in contatto attraverso l’app e contribuire a raccogliere fondi. E all’interno di questo grande sforzo, Instagram lancia oggi una nuova funzionalità chiamata Co-Watching.

    Avviando una video chat, da Direct, la sezione di messaggistica dell’app, sarà possibile visualizzare le foto, mostrare i contenuti su cui si è fatto “like” e anche quelli suggeriti proprio durante una video chat con gli amici. Per attivarla, basterà avviare una video chat da Direct e poi cliccando sull’icona delle foto in basso a sinistra, a quel punto scegliete ii contenuti che volete visualizzare insieme i vostri amici.

    instagram co-watching coronavirus

    Oltre a questa funzionalità, Instagram in questi giorni, da sabato 21 marzo per la precisione, ha lanciato a livello globale, lo sticker per le Instagram Stories “IoRestoACasa”, “StayAtHome”, un modo per motivare e condividere con gli altri questa esperienza che costringe tutti a restare a casa e per promuovere il distanziamento sociale (social distancing).

    E ancora, all’interno della sezione “Esplora” scrivendo nella barra di ricerca “coronavirus” si viene immediatamente collegati a contenuti condivisi dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), iniziativa simile a quella che Twitter ha lanciato in Italia a inizio febbraio in collaborazione con il Ministero della Salute, per contrastare la disinformazione sul Coronavirus. entro i prossimi giorni verrà visualizzato un messaggio più specifico.

    Instagram sta rimuovendo tutti quei contenuti, legati al Covid-19, che sono dichiaratamente falsi e che diffondono disinformazione, dopo un controllo che vene effettuato “da terze parti”. Sono rimosse “le false affermazioni o le teorie di cospirazione che sono state segnalate dalle principali organizzazioni sanitarie a livello globale e dalle autorità sanitarie locali, perché in grado di provocare danni alle persone“.

    instagram coronavirus donazioni

    Sono state rimosse tutte le pubblicità legate a dispositivi di protezione da Coronavirus, incluse quelle legate alle mascherine, di cui tanto si è discusso in quest giorni. Nella maggioranza dei casi si trattava di pubblicità fraudolenti.

    Le iniziative di Instagram sono rivolte anche a stimolare le donazioni ed è per questo che lo sticker “donazioni” delle Instagram Stories prevede una sezione dedicata al Covid-19, individuando le associazioni a cui poter donare.

  • Facebook abbassa il bitrate dei video in streaming anche su Instagram

    Facebook abbassa il bitrate dei video in streaming anche su Instagram

    Facebook segue l’esempio di Netflix e riduce il bitrate dello streaming dei video sulla piattaforma, anche su Instagram, in Europa. Lo stesso si appresta a fare Disney+ che debutta in Italia da domani.

    Facebook ha deciso di seguire l’esempio di Netflix, e anche di YouTube, Amazon Prime Video, e ridurrà il bitrate dello streaming dei video sulla piattaforma. Una decisione che riguarderà anche lo streaming dei video su Instagram. Una scelta che da Menlo Park è stata presa per cercare di “pesare meno” sulla rete in un momento in cui è necessario garantire ai tanti che in Europa lavorano da casa, come conseguenza della diffusione del Coronavirus.

    Si è molto discusso in questi giorni, a seguito della decisione di Netflix, su richiesta, come abbiamo ricordato anche qui sul nostro blog, del commissario europeo per il mercato interno e i servizi, Thierry Breton, di questa scelta e sulle ripercussioni che potrebbe avere sulla qualità dei video. È quindi il caso di fare una precisazione.

    facebook bitrate instagram video

    Si tratta di un abbassamento del bitrate, in pratica d un abbassamento del peso dei dati trasmessi per la visualizzazione del contenuto. Un abbassamento che non dovrebbe avere conseguenza sulla qualità stessa del video, nella stragrande maggioranza dei casi di visualizzazioni in HD l’utente nemmeno se ne accorgerà. Qualcosa si perde, invece, nella visualizzazione di video in 4K che andranno in FullHD. Stiamo parlando comunque di una decisione che ha come fine quello di alleggerire il peso dei dati trasmessi e non ha quindi senso fare polemiche su abbonamenti.

    Dopo Netflix e Youtube anche Prime Video sospende l’alta definizione

    Per contribuire ad alleviare qualsiasi potenziale congestione della rete, ridurremo temporaneamente i bitrate per i video su Facebook e Instagram in Europa“, è la dichiarazione di un portavoce di Facebook che conferma la decisione presa per un periodo, a differenza degli altri stabilito per 30 giorni, non definito. In pratica fino a fine emergenza Coronavirus.

    E lo stesso si appresta a fare anche Disney che come sapete lancerà Disney+ in Italia, e in gran parte dell’Europa domani 24 marzo 2020 (tranne in Francia dove sarà disponibile dal 7 aprile), che abbasserà il bitrate del 25%.

  • Instagram sta testando la modalità dei messaggi a scomparsa

    Instagram sta testando la modalità dei messaggi a scomparsa

    Secondo quanto scoperto da Jane Manchun Wong, Instagram sta testando la modalità dei messaggi diretti a scomparsa. Una modalità che esiste già su Snapchat. Al momento è solo un test e Instagram lo ha confermato, anche se non ci sono tempistiche precise.

    Allora, la notizia è questa. Secondo la solita, brava, ricercatrice Jane Manchun Wong, che abbiamo imparato a conoscere bene ormai, Instagram sta testando una nuova modalità effimera, questa volta in riferimento ai messaggi privati. Sapete che anche su Instagram è possibile mandare dei messaggi privati, quelli che si dividono in “Principale” e “Generale”. Ebbene, secondo quanto scoperto dalla Wong presto, forse, si potrebbero inviare dei messaggi privati pronti a scomparire nel momento in cui abbandona la chat.

    Sì, in pratica questa modalità permetterebbe a chi vuole intrattenere delle conversazioni più sciocche, più private, insomma, conversazioni tali da non renderle più reperibili per svariati motivi successivamente.

    instagram messaggi scomparsa

    Come funzionano i messaggi privati a scomparsa

    In pratica, per usare questa modalità effimera, gli utenti si ritroveranno in una finestra scura e vuota. Qui gli utenti si scambieranno dei messaggi i quali scompariranno una volta che gli utenti avranno abbandonato questa finestra. Si esce e i messaggi non ci sono più.

    Il test, illustrato bene dalla Wong in un breve video allegato al suo tweet, in realtà è qualcosa di più perché Instagram, attraverso il suo account PR, lo ha confermato proprio nella conversazione. E una ulteriore conferma è stata data a TechCrunch da un portavoce di Facebook. Ma oltre la conferma nulla di più è dato sapere. Non si conosce una data di rilascio precisa e né, tantomeno, se questa modalità di messaggi a scomparsa vedrà mai la luce. Per quel che può valere il nostro parere a riguardo, siamo quasi certi che questa modalità verrà rilasciata prima o poi.

    In realtà si tratta di una funzionalità che è già presente su Snapchat, quindi, ancora una volta, Instagram si trova a prendere in prestito una funzionalità da questa app come già successo per le Stories.

    Ma perché Instagram vorrebbe introdurre una modalità effimera anche per i messaggi privati? Non si può rispondere a questa domanda se non si prende in considerazione il fatto che la modalità effimera è sempre più richiesta dagli utenti, di qualsiasi età. Nel senso che così come i giovani hanno voglia di scambiarsi dei messaggi senza che i genitori li scoprano, allo stesso modo gli adulti vogliono intrattenere delle conversazioni senza essere scoperti da nessuno.

    Oggi la messaggistica istantanea rappresenta la prima forma di scambio di messaggi tra utenti, di tutte le età. Certo, tra gli adulti giocano un ruolo ancora importante le email, ma anche gli adulti usano sempre più spesso la messaggistica istantanea che è soprattutto mobile. Non a caso gli utenti più giovani non usano le mail come forma di conversazione diretta, ma usano la messaggistica.

    Ecco perché Instagram adesso vuole portare la modalità effimera anche nei messaggi, per rafforzare l’uso dei messaggi privati tra utenti e per offrire loro modalità sempre più private.

    Ricordate quando Zuckerberg a fine 2018 disse che le conversazioni su Facebook (intendendo anche la famiglia allargata) sarebbero state sempre più private? Ecco, intendeva anche questo. E forse, questa modalità sarà possibile usarla anche tra le diverse piattaforme. Chissà, sembra una cosa lontana ma non tanto per la verità.

  • Facebook e Instagram: gli ultimi dati su adv, performance e contenuti

    Facebook e Instagram: gli ultimi dati su adv, performance e contenuti

    Una ricerca che copre 356 milioni di spesa adv, 159.141 profili Facebook e 65.038 account Instagram: scopri dati e tendenze su investimento paid e contenuti.

    Questa analisi mappa tutto il 2019, copre le evoluzioni a partire del 2018 e vuole mettere in evidenza alcune tendenze con cui dovremmo fare i conti nel 2020. In particolare, andrò a coprire due punti chiave:

    1. stato dell’arte dell’investimento paid;
    2. utilizzo e risultati di formati e asset di content marketing.

    In parole povere, voglio provare a rispondere ad una semplice domanda: quale direzione stanno prendendo brand e professionisti su questi canali? Vediamo cosa è emerso.

    Facebook e Instagram Ads

    In questa sezione sviscererò alcuni dati legati a funnel di conversione, tipologie di investimenti, posizionamento e obiettivi.

    I social media sono una leva per la conversione?

    Apparentemente la risposta è no. Infatti, abbiamo un 1.58% delle visualizzazioni che diventano click e soltanto lo 0.32% di questi click si trasformano in acquisti.

    Il funnel di conversione di facebook e Instagram: quante visualizzazioni diventano click e quanti di questi click diventano acquisti

    Per quanto mi riguarda, questo risultato suona come un campanello d’allarme in merito a

    • creatività click baiting che (piccola parentesi) influenzano negativamente la fase di apprendimento del sistema di distribuzione delle ads di Facebook restituendo un peggior costo per azione. In particolare per gli obiettivi più avanzati come generazione di lead, conversioni e installazione di app;
    • performance degli asset d’atterraggio come le landing page ed eCommerce. In questo caso, andremo ad indagare UX, struttura, copy, value proposition, benefici, performance e velocità;
    • rilevanza del targeting in relazione ai bisogni del pubblico che vogliamo raggiungere e i momenti di consumo. Questo punto richiede necessariamente un approfondito studio del target nella fase di pianificazione di una campagna. Purtroppo, osservo come resti un tema molto dibattuto su LinkedIn ma poco applicato nella realtà;
    • pertinenza del messaggio a seconda della fase della relazione o del processo d’acquisto. A tal proposito, la mappatuta dei diversi touchpoint resta ancora una sfida aperta, in particolare l’integrazione online-offline, e abbiamo ancora tanto lavoro da fare. Ragione per cui, la comunicazione risulta spesso sfalsata e poco coerente.

    Queste riflessioni si rispecchiano anche nel dato legato a CPC e CTR che tra il 2018 e il 2019 hanno visto aumentare il primo e diminuire il secondo.

    l'evoluzione di CPC e CTR tra 2018 e 2019 su Facebook e Instagram

    Quali sono gli obiettivi più ricercati dai brand?

    L’auspicata fase di maturità, ovvero trasformare i social media in chiari asset di business, non è ancora avvenuta. Tanto è vero che l’obiettivo conversioni è sotto il 10% tanto su Facebook quanto su Instagram.

    distribuzione dell'investimento nei diversi obietti di facebook e instagram ads

    Facebook e Instagram sono ancora percepiti come strumenti utili soltanto nelle fasi iniziali del processo d’acquisto e di conseguenza i principali obiettivi sono traffico, engagement e reach. Insomma, un modello che prende in considerazione l’awareness e la considerazione e ancora troppo poco la vendita vera e propria.

    Come sta evolvendo l’investimento adv?

    Da un lato, abbiamo il feed di Facebook che resta il primo posizionamento per investimento ma perde 6 punti in percentuale. Dall’altro, l’investimento sul feed di Instagram vede un aumento (+1%) rispetto al 2018 ma inizia a rallentare. Infatti, osserviamo una riduzione della spesa a partire da luglio 2019 e che arriva fino a dicembre di quest’anno. Risulta quindi spontaneo chiedersi dove è stato dirottato l’investimento.

    l'investimento in percentuale sul feed di facebook

    la spesa in percetuale sul feed di Instagram

    Come prevedibile esplode l’investimento in Instagram Stories che in un anno (2018-2019) passa al più 40% con i video come formato più condiviso (52%).

    l'investimento paid in instagram stories aumenta del +40% in un anno

    Tuttavia, non è tutto oro quello che luccica. I brand sono ancora in fase di test e la vera sfida sarà fare diventare le Instagram Stories degli asset più avanzati nel percorso di conversione (c’è già chi lo sta facendo molto bene) e andare oltre il mero branding. Difatti, il risultato del CTR non è certo dei migliori.

    i dati del CTR su facebook e instagram a seconda del posizionamento

    Se parliamo di evoluzione della spesa, possiamo notare come i brand stiano iniziando a sperimentare nuovi posizionamenti puntando a scoperta e conversione. Ad esempio Instagram Explore cresce del +1.32%, interessante in fase di scoperta ma soprattutto in coppia con gli shoppable post, e le ad cominciano a popolare il Facebook Marketplace passando in un anno dallo 0.72% della spesa totale al 1.31%.

    l'investimendo ad in instagram explore aumenta del +1.32

    l'investimento adv in facebook marketplace aumenta del +80%

    Contenuti su Facebook e Instagram

    In questa sezione andremo a indagare quale tipologia di contenuti sono condivisi dai brand e i risultati in termini di interazioni con il pubblico.

    Video: le modalità di fruizione hanno un impatto sulla performance del contenuto?

    Ovviamente, la risposta è sì ma allo stesso tempo possiamo osservare alcuni dati in controtendenza. Il tempo medio di visualizzazione di un video su Facebook è di 4.57 secondi. Un risultato che non sorprende vista la crescente guerra legata al catturare l’attenzione dell’utente che porta ad una (ahimè fisiologica) sovraesposizione, la fruizione in movimento e da mobile (niente di nuovo sotto il sole), la condivisione maggioritaria (verticali più orizzontali) da parte dei brand di video sotto i 30 secondi.

    il tempo medio di visualizzazione di un video su Facebook è di 4.57 secondi

    Ad ogni modo Facebook non è Instagram, dove il numero di Stories (52.5%) condivise dai brand ha superato i post (47.5%), e di conseguenza il 70% dei video sono orizzontali senza reali distinzioni a seconda della lunghezza. Eppure i video verticali risultano più efficaci nel catturare l’attenzione nei primi secondi con una maggiore percentuale di visualizzazioni complete dei primi 30 secondi per tutte le tipologie di video, compresi quelli più lunghi di un minuto. Un dato da prendere in considerazione quando si pianificano i ganci (giocare sul mistero, mostrare immediatamente il vantaggio, giocare sull’inatteso, etc.) da utilizzare per attrarre il nostro pubblico. Ovviamente, ogni video fa storia a sé e va valutato in relazione a retention e capacità nello stimolare azioni.

    Si stanno imponendo nuovi formati?

    In questo caso la risposta è no. Su Instagram le immagini singole restano nettamente il formato più condiviso dai brand distaccando di gran lunga caroselli e video che comunque mostrano un leggero aumento nel corso del 2019. Sponda Facebook la storia non cambia con le immagini che rappresentano il 70.2% dei contenuti condivisi, i live video che restano un formato ancora non esplorato a sufficienza e i video tradizionali che toccano il loro picco (16.8%) soltanto nel quarto trimestre (ottobre, novembre e dicembre) grazie alle promozioni natalizie.

    la tipologia di contenuti condivisi su facebook e instagram

    Eppure se volgiamo lo sguardo verso l’engagement, i caroselli in media rappresentano l’asset più performante su Instagram. Alcune riflessioni su questo formato:

    • si tratta di una tipologia di contenuto molto apprezzata dall’algoritmo di Instagram in quanto, grazie allo scorrimento, aumenta il tempo di permanenza sul post;
    • grazie alla sua sequenza di contenuti, permette un migliore storytelling progressivo tramite tutorial, post before/after, utilizzo del prodotto in contesti concreti, etc.
    • consentono di posizionarsi ed emergere all’interno di un feed dove le immagini singole la fanno da padrone.

    Invece per quanto riguarda Facebook, i live video si confermano l’asset a più alto potenziale grazie alla possibilità di interagire in diretta con il pubblico.

    le interazioni generate su instagram e facebook a seconda del contenuto

    Questo era l’ultimo trend che volevo coprire ma se hai altri temi che vorresti approfondire, fammi sapere con un commento.

  • Instagram, l’Intelligenza Artificiale per individuare le didascalie offensive

    Instagram, l’Intelligenza Artificiale per individuare le didascalie offensive

    Instagram ha annunciato che da oggi verrà introdotta una nuova funzionalità che impedirà la pubblicazione di didascalie, su foto o video, offensive. La funzionalità, che si basa su Intelligenza Artificiale, viene rilasciata in alcuni paesi “selezionati”, nei prossimi mesi verrà rilasciata a livello globale.

    Instagram continua il suo sforzo nel cercare di rendere la piattaforma più pulita e rispettosa di tutti. Uno sforzo che può fare solo bene ad una piattaforma che su questo punto ha molto da lavorare. La società oggi proprietà di Facebook ha annunciato che da oggi verrà rilasciata una nuova funzionalità che impedirà la pubblicazione di didascalie, su foto o video, che risultano essere offensive. Nel momento in cui un utente dovesse un contenuto che offende altre persone o una categoria di persone, il sistema, attraverso strumenti che si basano su Intelligenza Artificiale, interviene bloccando la pubblicazione e facendo comparire una notifica in cui comparirà una scritta simile “sembra simile ad altre che sono state bloccate”.

    Instagram didascalie offensive

    Il messaggio che compare sarà quindi un incoraggiamento per l’utente a modificare la sua didascalia per evitare di non vederla pubblicata, anche se nelle opzioni compare anche “condividila comunque”. Un modo per indurre gli utenti a riflettere bene prima di scrivere per evitare che sulla piattaforma i contenuti offensivi e violenti possano celarsi anche dietro la descrizione di una foto o di un video. Un modo per spingere gli utenti ad usare la piattaforma in modo più responsabile.

    Ancora una volta Instagram prende una posizione netta riguardo al bullismo online, una posizione necessaria per il fatto che sono sempre più i giovani che usano la piattaforma.

    instagram didascalie offensive

    Questa funzionalità segue quella che è stata lanciata lo scorso mese di luglio a proposito dei commenti. Il meccanismo e la struttura basata su Intelligenza Artificiale è infatti simile. E poi a ottobre è stata rilasciata la possibilità di segnalare i commenti offensivi e di “oscurare” gli utenti, una modalità molto simile al “Silenzia” che è a disposizione su Twitter.

    Ed è proprio l’esperienza fatta con i commenti che Instagram ha deciso di estendere la funzionalità anche sulle didascalie. Il rilascio per ora riguarda solo alcuni paesi “selezionati”, Instagram non specifica quali siano, ma nei prossimi mesi verrà rilasciata per tutti a livello globale.

  • Instagram inizia a chiedere la data di nascita, per la privacy, senza verifiche

    Instagram inizia a chiedere la data di nascita, per la privacy, senza verifiche

    Instagram inizierà a chiedere la data di nascita nel momento in cui si crea un nuovo account, una impostazione che va nella direzione di rendere più sicura la piattaforma per i minori. Per accedervi è necessario avere 13 anni. Inoltre, l’app di Facebook permetterà agli utenti di scegliere da chi ricevere messaggi privati e da chi ricevere inviti per discussioni di gruppo.

    Instagram inizierà da oggi a chiedere agli utenti l’età. Non sarà un modo per celebrare i compleanni come avviene su Facebook, il dato infatti resterà privato. Si tratta, invece, di una modifica della policy legata alla piattaforma con l’intento di rendere l’app un luogo sempre più sicuro per i minori e per cercare di fare in modo che i messaggi pubblicitari possano raggiungere gli utenti più in linea. Spesso Instagram è stata al centro delle critiche per aver fatto in modo che messaggi pubblicitari di alcolici o di giochi d’azzardo raggiungessero anche utenti minorenni. E con le regole ferree vigenti negli Usa (COPPA, Children’s Online Privacy Protection Act), in Uk e in Europa con il GDPR, Instagram vuole correre ai ripari. Anche se, ma è solo un’impressione, la mossa possa essere stata generata per il fatto di sentire la pressione che arriva dal successo di TikTok. E su questo avevamo dato notizia dell’esperimento avviato di recente in Brasile con Reels.

    Con la richiesta dell’età Instagram, come scrive sul blog ufficiale, vuole “evitare che minori si uniscano alla piattaforma, ci aiuterà a mantenere i giovani in un luogo più sicuro e ad offrire esperienze più adeguate“. Il dato sarà quindi personale, non sarà esposto al pubblico, ma sarà visibile solo dalla propria area all’interno dell’app. Nel caso in cui l’utente abbia collegato Instagram a Facebook, ecco che il dato sarà prelevato da lì e riportato all’interno dell’app.

    instagram richiesta età

    Ora, a fronte di tutto questo, è verrebbe da dire che Instagram avrebbe già dovuto farlo da un pezzo, c’è da aggiungere che proprio Instagram non applicherà alcuna verifica sulla data di nascita degli utenti. In pratica, si affiderà al buon senso degli utenti, sperando che dicano la verità. In pratica, è come se lo stesso tentativo di rendere il tutto più sicuro e omologato alle norme vigenti venisse allo stesso tempo annullato.

    Però, Instagram non nasconde che tutto questo possa essere gestito poi dall’Intelligenza Artificiale che potrebbe apprendere da quanto già viene condiviso sulla piattaforma attraverso messaggi di auguri pubblici e hashtag adottati ad-hoc per comprendere la data di nascita degli utenti e fare le opportune verifiche.

    Vedremo come si svilupperà questo aspetto, intanto pensiamo che questo possa esser positivo per la piattaforma per davvero rendere l’app un luogo più sicuro.

    instagram controlli messaggi

    Ma oltre a questo annuncio, Instagram fa sapere che permetterà agli utenti di gestire meglio i messaggi diretti sull’app. Significa che gli utenti potranno scegliere da chi ricevere i messaggi privati, una modalità molto simile a quella già vista su WhatsApp per i gruppi, scegliendo tra “Tutti” oppure “Solo le persone che segui“. Lo stesso vale per gli inviti che arrivano per prendere parte a gruppi di discussione, anche in questo caso la scelta sarà la medesima. Se si sceglie quindi la seconda modalità, cioè quella di ricevere messaggi o inviti da persone che già si seguono, allora si avrà la certezza di non ricevere più messaggi o inviti da chiunque, quindi anche quelli indesiderati.

  • Instagram starebbe lavorando per gestire meglio gli account che si seguono

    Instagram starebbe lavorando per gestire meglio gli account che si seguono

    Secondo quanto rilevato dall’esperta Jane Manchun Wong, Instagram starebbe lavorando su due nuovi strumenti per aiutare gli utenti a gestire meglio gli account che si seguono.

    Ultimamente si parla spesso di Instagram, è vero, vuoi per i nuovi tool ufficialmente lanciati e vuoi anche per il fatto che la piattaforma è sempre più legata alla piattaforma madre, ossia Facebook. Ma se ne torna a parlare anche perché la solita Jane Manchun Wong, super esperta di reverse engineering, sempre a caccia di nuovi tool tra le app, ha scoperto, curiosando nell’app Android di Instagram, che la piattaforma starebbe lavorando per rendere più gestibile il follow degli account. Per inciso, si parla di una rivelazione che, al momento, non viene confermata da Instagram in modo ufficiale, ma si tratta comunque di una novità che andrebbe a sopperire una lacuna che la piattaforma presenta da quel punto di vista.

    Jane Manchun Wong ha scoperto che Instagram starebbe lavorando su nuovi tool che permetterebbero all’utente di catalogare gli utenti seguiti in base a delle categorie di appartenenza. Si potrebbe quindi catalogare gli account seguiti sotto diverse etichette come “quelli con meno interazioni“, “i più mostrati nel feed“. E ancora “sport“, “design“, “fashion” e così via. Insomma, si potrebbe replicare quello che già accade su Twitter con le Liste, il modo che permette di seguire gli utenti sulla base di un argomento.

    instagram strumenti tool follow

    Se questo fosse possibile anche su Instagram, sarebbe un grande aiuto per gli utenti che potrebbe, a quel punto, anche ripulire la lista di account seguiti, eliminando quelli, ad esempio, con cui si interagisce di meno. In pratica, anche in questo caso si potrebbero creare dei feed alternativi e seguirli quando non si ha voglia di seguire sempre le solite immagini dal proprio feed.

    Se venisse confermata, questa sarebbe davvero una bella novità per Instagram che diventerebbe più gestibile e aiuterebbe gli utenti a creare una griglia di interessi in base agli account con cui si interagisce.

    Instagram al momento non ha voluto commentare queste indiscrezioni, ma pensiamo che questa novità sarebbe molto utile. E voi che ne pensate?

  • Facebook: ecco Threads, l’app di Instagram per gli amici più stretti

    Facebook: ecco Threads, l’app di Instagram per gli amici più stretti

    Alla fine di agosto The Verge aveva annunciato l’avvio di un test, ma oggi Facebook dà notizia del lancio ufficiale. Disponibile per iOS e Android, ecco Threads da Instagram l’app per gli amici più stretti.

    Se ricordate, alla fine di agosto The Verge aveva dato notizia che Facebook stesse sperimentando una nuova app istantanea per Instagram con cui condividere, oltre alla possibilità di contenuti come video e immagini, anche la posizione, velocità e, addirittura, l’autonomia della batteria. Ecco, Facebook oggi ha ufficializzato il lancio di Threads da Instagram, disponibile per iOS e Android. Si tratta di un’app che permette di “scambiarsi messaggi con gli amici più stretti in uno spazio privato dedicato”.

    Attraverso questa app è possibile condividere foto, video, messaggi, Storie e altro con la lista di amici Instagram più stretti, l’utente gestisce direttamente i contatti per Threads, con la possibilità di personalizzare l’esperienza in base alle persone che ritiene più importanti.

    instagram threads android

    Cosa si può fare con Threads di Instagram?

    Inviare messaggi solo agli amici più stretti

    Gli utenti potranno usare Threads per scambiare messaggi con persone inserite nella lista di amici più stretti su Instagram e sarà disponibile anche una inbox e notifiche dedicate solo a quella lista di amici. Creare la lista è facile, basta scaricare l’app, per iOS e Android, e scegliere i propri contatti da Instagram.

    Condividere foto e video istantaneamente

    Threads permette di condividere foto o video con gli amici più stretti su Instagram. Apre direttamente la fotocamera e consente di aggiungere collegamenti rapidi per condividere quello che stai facendo in due mosse.

    Scopri cosa stanno facendo i tuoi amici con ”Stato”

    All’interno di Threads è stata creata la funzione “Stato”, permette di scegliere tra uno Stato suggerito (ad esempio 📚 Sto studiando), crearne uno ex novo (😅 Sto procrastinando) o attivare uno Stato automatico (🚗 In giro), che automaticamente mostra alcune informazioni su dove si trova l’utente, ma senza alcuna coordinata di localizzazione. Solo gli amici più stretti possono vedere lo Stato, che ha comunque la discrezione di attivare o disattivare.

    Facebook sostiene che la funzione “Stato” è stata creata con un’attenzione particolare alla tua privacy: resta sempre l’utente che ha il controllo e decidere se condividere il suo stato e con chi.

    Continuare a usare Instagram Direct

    Threads offre un nuovo spazio dedicato per le conversazioni preferite. I messaggi provenienti dagli amici inclusi nella cerchia ristretta appariranno sia in Threads sia in Direct.

    instagram threads status android

    Threads di Instagram e la privacy

    L’aspetto che più desta attenzione resta quello della privacy, al punto che Facebook ha dedicato a questo delicato tema un comunicato a parte. Quello che interessa maggiormente è come viene gestita, da Facebook, l’auto Status, la modalità che, una volta individuata le coordinate geografiche dell’utente, invia un post automatico agli amici, come abbiamo descritto sopra. E quei dati che fine fanno? Facebook, sempre all’interno del comunicato dedicato, specifica che i dati non verranno memorizzati all’interno dei suoi server. Le informazioni resteranno sul dispositivo per un periodo limitato, trascorso il quale, si cancelleranno.

    Facebook è quindi costretta a rinunciare ad una mole di dati rilevante, anche per via degli scandali che hanno caratterizzato gli ultimi tempi. Anche se, va detto, altre applicazioni simili (leggi Snapchat) non generano alcuno status automatico.

    Dopo l’esperienza poco felice con Direct, in formato stand alone, Facebook ci riprova a creare un’app di messaggistica istantanea per Instagram, una carenza che andava assolutamente colmata, soprattutto per la ricaduta in termini di conversazioni e quindi di dati. Threads è forse la prima rappresentazione di quello che sosteneva Mark Zuckerberg qualche mese fa, quando sosteneva che Facebook (inteso nel suo insieme) sarebbe diventato via via un luogo più privato. Ecco, questa app che viene lanciata a livello globale, è un tentativo in quella direzione. Resta da capire se gli utenti apprezzeranno.

    E voi? Fateci sapere cosa ne pensate.

  • In che direzione sta andando l’influencer marketing dopo le scelte di Instagram? La parola a 6 esperti

    In che direzione sta andando l’influencer marketing dopo le scelte di Instagram? La parola a 6 esperti

    La notizia, di qualche mese fa, è che Instagram avrebbe tolto i like, cosa che – nonostante in Italia sia ancora in fase di testing – ha “sconvolto” molti degli addetti ai lavori arrivando anche ad affermare che questo avrebbe significato la morte dell’influencer marketing.

    Questo per i più catastrofici; per chi sa che per i social media la continua evoluzione è nel corso naturale delle cose, ha invece significato un modo diverso di pensare a Instagram e al suo ruolo, oltre che di interagire e relazionarsi, non solo tra brand e utenti ma anche tra gli utenti stessi.

    Per fare il punto della situazione, ora che abbiamo abbondantemente superato la seconda metà di agosto e ci avviamo verso un autunno sicuramente pieno di novità, abbiamo chiesto un parere a professionisti di varia natura, sui like, ma non solo.

    Riflessioni a tutto tondo che abbiamo fatto con chi ha scritto dei libri sull’influencer marketing come Raffaella Amoroso e Arianna Chieli, autrici di “Influencer marketing spiegato semplice” (Zandegù editore), Matteo Pogliani autore di “Influencer Marketing – Valorizza le relazioni e dai voce al tuo brand” e “Professione
    Influencer” editi da Dario Flaccovio Editore (Flaccovio) oltre che founder dell’ONIM, Osservatorio Nazionale Influencer Marketing, Cristiano Carriero, autore insieme a Camilla Bellini di “Influencer marketing” (Hoepli).  Insieme a loro anche due influencer ed esperte di digital strategy e digital PR come Domitilla Ferrari e Cristina Simone. Abbiamo anche chiesto a Lino Garbellini, autore di “Professione influencer”, ma ha declinato il nostro invito perché in questo momento non poteva.

    instagram like

    A tutti e 6 abbiamo posto le stesse domande ed ecco le loro interessanti risposte che ci permettono di capire cosa c’è dietro la decisione del social di Zuckerberg e come forse non tutto vada “in direzione del contenuto”.

    Instagram sta sperimentando il fatto di togliere i like in modo da far sì che la gente valuti i contenuti e non quanti cuoricini ottengono. Esperimento fatto in Canada, anche se poi il social ha fatto un passo indietro ripristinando i like e che è in corso anche in Italia. Come interpreti tutto questo vista la tua esperienza?

    influencer marketing instagram

    Raffaella Amoroso e Arianna Chieli: “Che si voglia tornare a una maggiore attenzione nei confronti della qualità dei contenuti e non verso la quantità delle interazioni – che purtroppo, come sappiamo, spesso sono viziate da comportamenti poco etici – non può che essere una notizia positiva.
    In un mondo ideale, la quantità delle interazioni non dovrebbe in alcun modo vincolare il giudizio sulla qualità del contenuto che le ottiene: se un contenuto mi piace, dovrei voler manifestare il mio apprezzamento (mettere un like o un commento) indipendentemente da quel che possono aver fatto/voler fare gli altri utenti.
    Sappiamo però che così non succede e che la manifestazione di interesse di alcuni nei confronti di questi contenuti, guida e influenza anche quella degli altri, compresa quella delle aziende che spesso scelgono il creator di un contenuto non tanto per la sua competenza o per la qualità del suo lavoro, quanto per il “buzz” che riesce a creare intorno a esso. Probabilmente (o almeno questa è la nostra speranza) non vedere “cosa hanno già fatto
    gli altri” riporterà le interazioni degli utenti – e quindi il loro stesso giudizio – a un livello più sincero e, a lungo andare, verranno premiati i post più meritevoli.
    Inoltre nascondere il numero dei like eviterà i confronti tra profili: molto spesso infatti la quantità delle interazioni guida un giudizio di valore (più sono più il profilo è “buono”) che da adesso in poi ci auguriamo venga invece affidata alla sola valutazione della qualità del contenuto.

    Matteo Pogliani: “Ci vedo in primis la volontà di fare product design condiviso, influencer marketingfacendo testare le novità a chi poi dovrà utilizzare (e apprezzare) le stesse. Altro punto rilevante è senza dubbio quello di spostare maggiormente l’attenzione su KPI ed elementi più “profondi”, qualitativi, meno legati alla sola riprova sociale. Una necessità per combattere, in parte, le tante pratiche orientate alla sola performance (BOT, account fake, acquisto follower e like), pratica che rischia alla lunga di rendere queste piattaforme luoghi con contenuti sempre meno interessanti e quindi con meno presenza da parte degli utenti.
    Ciò avrebbe enormi ripercussioni lato advertising per Facebook.

    Ultimo, ma a mio avviso determinante, è anche la volontà di Facebook, da tempo accusata di sfruttarli e trattarli come semplici “dati”, di passare un messaggio di attenzione e cura nei riguardi degli utenti. Una mossa meramente pro reputation, andando oltre il reale impatto di tale cambiamento sull’utilizzo della piattaforma”.

    influencer marketingCristiano Carriero: “Penso che Facebook e nel caso specifico Instagram vogliano riattivare l’80% dei profili che si sentono esclusi. Quando parliamo di questi social, pensiamo sempre all’influencer, ma non è questo che interessa Zuckerberg, piuttosto che ci sia più gente possibile.

    Se Facebook, checché se ne dica, è il social più utilizzato da tutti (e un po’ meno dalle nuove generazioni), Instagram è diventato utilizzato da tanti ma sfruttato da quei pochi che sono gli influencer. La decisione di nascondere i like, secondo me, porterà anche gli utenti al momento meno attivi a postare di più dando meno rilievo alla riprova sociale. Se hai messo una bella foto e prendi 3 like, ci resti male specie se ti paragoni a chi ne ha messa una simile e ne prende 30mila perché è più “influente”. Instagram, invece, con questa prova vuole vedere quanta gente torna attiva e ciò per il social potrebbe essere una “svolta”.

    Per gli influencer, o meglio per la macchina dell’influencer marketing, ciò potrebbe essere problematico, bisogna però fidarsi. Molti parlano della volontà, con tale scelta, di dare valore ai contenuti, cosa che è molto nobile, ma ho imparato con la mia esperienza che la prima volontà di queste aziende sono i numeri, avere più utenti e il più attivi possibile che postano foto, commentano, mettano like. Perché Instagram è diventato al momento per me una sorta di club esclusivo dove i più fighi sono gli influencer e gli altri si limitano a mettere like. Che questo poi possa aumentare anche la qualità dei contenuti intesi come più  post di qualità, ben venga”.

    Domitilla Ferrari: “A cosa servono i like? Partiamo da qui. Sono un segno di apprezzamento, anche se per influencer marketingqualcuno sono la traccia lasciata da chi è passato a vedere cosa abbiamo postato (o la traccia lasciata da chi ci ha visto passare nella sua TL senza cercarci, cosa che capita più spesso, in effetti). Abbiamo vissuto senza poter misurare il nostro successo, il riscontro degli altri, a lungo, prima che la web analytics diventasse d’uso comune attraverso la valorizzazione pubblica di ogni nostra azione online.

    Quanti follower nuovi ho oggi? E quanto sono piaciute le mie foto e a chi? Ma soprattutto: chi ha visto le mie stories? Un anno fa, un artista impegnato a raccontare le implicazioni culturali, sociali e politiche dei software, ha inventato il Demetricator per togliere le notifiche numeriche da Facebook e per Twitter, per denunciare il potere distraente dei numeri sui social media: «Questi numeri mi portano a valutare la mia partecipazione all’interno del sistema da un punto di vista metrico», aveva spiegato Benjamin Grosser sul suo blog. «Osservo il conteggio delle risposte anziché le risposte stesse o aspetto che appaiano un numero di richieste di amicizia anziché cercare connessioni significative“.

    E l’arte ha fatto quello che solitamente ci aspettiamo dalla fantascienza che spesso prevede il futuro: Instagram ha iniziato a sperimentare il potere del contenuto vs quello del suo presunto apprezzamento. “.

    influencer marketing Cristina Simone: “Valuto questo esperimento in maniera molto positiva, ma pare che la piattaforma stia già tornando sui suoi passi.
    Non avere più il numero dei like in evidenza riporta, finalmente, l’attenzione sul contenuto. (Ne avevo parlato anche su Twitter con colleghi di settore in thread vari appena la notizia era uscita). Ci si focalizza su quello che c’è nella foto e non tanto su quanti hanno messo il like. E potrebbe finire questa assurda compravendita di finti like.
    C’è questa idea di fondo, errata, che tanti più like hai (così come commenti o followers) e tanto più sei “figo”. Questo esperimento ci fa ricordare, invece, la potenza vera dei social ovvero le connessioni tra le persone e la ricchezza che si crea da tanti più contatti abbiamo”.

    Chi potrebbe essere più danneggiato: aziende o utenti “normali”?

    Raffaella Amoroso e Arianna Chieli: “Gli utenti ‘normali’ (escludiamo quindi gli influencer) interagiscono solitamente con una follower base estremamente fidelizzata che per sua natura poco si fa influenzare dai comportamenti degli altri. Se i miei follower equivalgono ai miei amici, per esempio, posso stare sicura che questi esprimeranno un parere nei confronti dei contenuti che pubblico indipendentemente da quel che fanno gli altri. Gli utenti “normali”, inoltre, tendono a pubblicare post senza dare peso alle interazioni che generano. Onestamente non credo quindi che verranno danneggiati da questa novità. Al contrario saranno portati a esprimere
    una loro preferenza nei confronti dei contenuti che trovano sul loro feed in modo libero senza farsi influenzare da quel che altri hanno già fatto prima di loro.

    Le aziende, che invece su Instagram lavorano soprattutto in collaborazione con gli influencer, dovranno prestare sempre maggiore attenzione alla qualità dei contenuti che questi pubblicano  e non alle (presunte) interazioni che sono in grado di generare. Se fino a ora molto spesso lo scouting delle aziende per trovare i propri ambassador si è basato soprattutto su metriche quantitative, ora una prima scrematura dovrà basarsi sulla qualità del
    contenuto presentato e sulla propria competenza nel crearlo.

    Ci auguriamo ovviamente che non si abbia la tentazione di prendere altre scorciatoie come, per esempio, basarsi sul
    numero dei follower o dei commenti generati sotto i post (metriche queste che – ancora visibili – continueranno presumibilmente a essere oggetto di comportamenti poco etici)”.

    instagram like

    Matteo Pogliani: “Il danno maggiore è per chi utilizza professionalmente queste piattaforme, quindi soprattutto brand e creator. Ok la qualità, ma è inutile nascondersi: per questi la riprova sociale e l’impatto dato dai like è un fattore ancora rilevante. Una metrica che, seppur molto limitata e superficiale, è comunque rilevante agli occhi di follower e utenti.

    Un danno che diventa ancora maggiore per quei soggetti che hanno basato molto del loro posizionamento sulle vanity metrics, senza mai voler andare oltre e orientarsi anche su parametri più orientati al business. Per esempio, utenti che devono il loro seguito alla fama più che alla propria attività online (celebrities e simili), si vedrebbero privati di uno dei pochi elementi di rilievo da mostrare ed esibire”.

    Cristiano Carriero: “Secondo me, è il sistema che può esserne più danneggiato. C’è un sistema influencer marketing che piace a tutti e conviene a tutti. L’azienda lo usa perché fa awareness su prodotto, l’influencer perché ci fa dei soldi. Che poi, se ci pensi, non è una cosa nuova. Pensa a Costantino e a Daniele Interrante che, purtroppo per loro, sono cresciuti in un’epoca in cui c’erano solo la TV e l’ospitata in discoteca, oggi sarebbero degli influencer da  migliaia di euro.

    C’è da dire che quando guardiamo a chi c’è su Instagram, ci riferiamo sempre ai nostri contatti più vicini, ma non sono quelli a spostare i soldi. Basta poco poi per diventare influencer ed essere di un certo rilievo: chi va in TV o chi fa sport per esempio. Pensiamo al calcio femminile: queste ragazze hanno avuto la fortuna di nascere in questa epoca: oltre all’ingaggio che si spera abbiano da atlete che hanno partecipato al Mondiale, possono usare i loro profili IG anche per fare delle campagne. E basta vedere come sono cresciuti i loro profili e l’attenzione che hanno suscitato nei brand che sono sempre estremamente attenti a queste cose.

    Pertanto, a mio avviso, è il sistema che potrebbe avere un piccolo rallentamento: l’azienda vuole i numeri. Io al marketing manager devo fare vedere i numeri. A un certo punto non interessa pure la qualità ma i numeri”.

    Domitilla Ferrari: “E se invece la questione fosse chi potrebbe trarne vantaggio? Direi che la risposta è: tutti noi. In un articolo sul Guardian Natasha Schüll, autrice di Addiction by Design dice: ‘Dobbiamo iniziare a riconoscere i costi del tempo trascorso sui social media. Non è solo un gioco, ci riguarda finanziariamente, fisicamente ed emotivamente’.

    instagram like smm

    Cristina Simone: “Nessuno dei due, dal mio punto di vista. Ma solo le piattaforme che vendono questi ‘servizi’ che vedono ridurre i pacchetti acquistati.
    Le aziende, in particolare, che investono budget in campagne di influencer marketing sono quelle che ne avrebbero i vantaggi più alti. Significa non soffermarsi a guardare quanti cuoricini ha ottenuto la foto, pagata, dell’influencer, ma quello che è riuscita a generare.
    Significa poi scegliere con più attenzione l’influencer, non solo in base alla media dei like che riceve e significa fare un’analisi più profonda dei risultati”.

    E di contro chi potrebbe essere più avvantaggiato?

    Raffaella Amoroso e Arianna Chieli: “Continuerà a essere avvantaggiato l’influencer affezionato a un comportamento poco etico (in parole povere quello che compra like, commenti, follower).

    Nel caso in cui l’azienda – in fase di scouting – gli chieda gli Insights dei contenuti pubblicati (e quindi avrà accesso anche al numero di like ottenuti dai suoi post) potrà continuare a presentare dei dati viziati (anche se solo parzialmente visto che al momento Impressions e Reach non si possono “comprare”); nel caso in cui l’azienda invece non si basi sugli Insights ma solo sulle metriche visibili (numero di follower e commenti) sguazzerà in uno shopping sfrenato di finti seguaci e commenti “copia e incolla”. In pratica: non cambierà nulla“.

    Matteo Pogliani: “Chi lavora ed ha lavorato bene potrebbe essere sicuramente avvantaggiato, o meglio, non penalizzato dall’eliminazione di una metrica per lui non rilevante. Non sono tanti (purtroppo), ma ci sono brand e creator che da sempre hanno focalizzato la loro attenzione su commenti on topic, condivisioni, traffico al sito, kpi assolutamente più marketing oriented. Per loro significherebbe portare la contesa su un territorio amico e quindi certamente più performante”.

    Cristiano Carriero: Un grosso vantaggio potrebbe coglierlo tutti questi performer come Buzzoole per fare un esempio. Il fatto che nascano tutte queste piattaforme le aziende pagano per avere tanti piccoli influencer e non le celebrities va sempre più in direzione della semplicità. Usare tanti microinfluencer che in maniera spontanea fanno molto di più di grandi celebrities è sicuramente un vantaggio per i brand perché questo dà più valore allo storytelling? E poi quante aziende si possono permettere influencer da 25 mila euro?”

    Domilla Ferrari: “Per me vale quanto detto prima: questa situazione potrebbe portare vantaggi a tutti noi”.

    Cristina Simone: Per me tutti gli attori in causa: addetti ai lavori (aziende e influencer) e utenti “normali”.
    I primi potranno finalmente focalizzarsi sull’interazione che genera il contenuto e monitorare le conversazioni (a patto che siano reali) e non il semplice numero di cuoricini.
    Molti addetti ai lavori si fermano a guardare il semplice numero, ma è fondamentale guardare cosa c’è dietro lo stesso. Anche perché i numeri sono facilmente gonfiabili. Sarebbe bello se togliessero anche il totale dei commenti che un post ha ricevuto. È positivo poi per gli influencer che, spesso, si guardano tra loro per vedere chi ha ricevuto un numero più alto di like. Infine, è positivo anche per gli utenti “normali” che possono tornare a prestare attenzione a quello che viene raccontato in un post. E non tanto al fatto che, se un post ha ricevuto tanti cuoricini, allora ci racconta per forza una cosa bella.

    Instagram è un social bellissimo ma ha creato “l’ansia dei like”, specie nei più giovani.

    Ultima domanda: ci regalate una sorta di stato dell’arte sull’infuencer marketing, non solo su Instagram ma in generale anche su altri social?

    Raffaella Amoroso e Arianna Chieli: “Il 2019 è l’anno in cui l’Influencer Marketing ha raggiunto la sua maturità. I brand investono e continuano ad investire in campagne, ma con una maggiore attenzione alla qualità e alla misurabilità dei risultati.
    Instagram continua a farla da padrone, seguito da YouTube e dalle nuove piattaforme molto amate dai più giovani come TikTok. Per quanto riguarda le collaborazioni, i brand cercano una relazione di più lunga durata: non un singolo post, ma la costruzione direlazioni a lungo termine con gli influencer giusti. La sfida è trovare nuovi modi creativi e rilevanti per collaborare con loro.
    Sono i cosiddetti microinfluencer (con una fan base tra i 10 e i 100k) ad avere totalizzato il maggior numero di sponsored post, evidenza di come non sia più solo il numero di follower e like a dettare le regole della strategia.

    Una delle evidenze dell’ultimo anno è una richiesta di maggiore trasparenza: le persone vogliono sapere quando un post è sponsorizzato e lo IAP, l’Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria in Italia, ha pubblicato una digital chart sulla riconoscibilità della comunicazione commerciale diffusa attraverso Internet che tutti, influencer e brand, sono tenuti a rispettare”.

    Matteo Pogliani: “Se parliamo delll’Italia ci troviamo dinanzi ad un mercato in enorme fermento, ma ancora non del tutto maturo. Un mercato dove c’è soddisfazione e grande volontà di creare progetti (secondo il report ONIM quasi il 70% delle aziende si ritengono soddisfatte dei progetti e aumenteranno il budget dedicato all’IM), ma anche un approccio ancora poco professionale e focalizzato (solo il 30% delle realtà utilizza strumenti data driven per la selezione).
    Instagram non è semplicemente il canale più utilizzato, è IL CANALE dell’influencer marketing. Qui vivono la stragrande maggioranza dei progetti, spunti anche dal ruolo determinante delle Stories, formato dalle grandi prestazioni e sempre più amato dagli utenti.
    Andando oltre i dati, credo che i crescenti investimenti delle aziende porterà a breve ad un’evoluzione dell’influencer marketing in Italia, costringendo gli attori coinvolti a dar vita a campagne finalmente più strategiche, orientate cioè al risultato.
    Una differenza netta che segnerà il brusco calo di quelle realtà “gonfiate” a favore di chi, invece, ha un approccio più articolato, in grado cioè di andare oltre numero follower e like. Una rivoluzione in un certo senso che intaccherà la “bolla” a cui stiamo assistendo, non decretando la fine dell’IM come pensano molti, quanto più riportandola al suo reale ruolo, premiando conseguentemente i veri professionisti”.

    Domitilla Ferrari: “‘Niente più conta nella comunicazione’, scrive Gabriele Ferraresi nel libro Cortocircuito: Come politica, social media e post-ironia ci hanno fottuto il cervello, ‘Niente ha davvero importanza e allo stesso tempo tutto ne ha, se ci si ostina a leggerlo con i codici con cui siamo cresciuti. Codici che faremmo bene a mettere del tutto in discussione e piantarla una buona volta di sprecare energie mentali e tempo dietro al nulla. Che senso ha discutere di un Ministro degli Interni che su Instagram pubblica più post di Chiara Ferragni?’.

    Il punto è che i social media hanno in parte sostituito non solo, ahimè, il ruolo informativo dei media, ma anche quello di intrattenimento, proprio attraverso la valorizzazione numerica di un indice di interesse evidente.

    A me portano via tempo, quando voglio farmelo portare via. Per me i social media sono spesso anche uno svuotatesta, come un tempo – prima di abituarmi al binge watching – facevo zapping. Ma anche perdendo tempo seguo solo persone che stimo: la mia rete si costruisce così – come dicevo quagrazie alla stima che confesso di avere per l’intelligenza di quelli che decido di includere nella mia vita. Insomma, viva Internet ma: stop making stupid people famous.

    Cristina Simone: “Mi piace seguire e analizzare i trend sul web. In questo momento, è innegabile l’attenzione (e i budget aziendali) su Instagram che ha letteralmente soppiantato altri social come Facebook o Twitter. In particolare su settori altamente fotogenici come il fashion, il food o il travel.

    Ma una serie di fattori come la diffusione della consapevolezza del mondo dei fake, l’esperimento di IG, la crescita dell’instant messaging, ecc… stanno riportando la sensibilità e l’attenzione verso il contenuto. Non soltanto uno scorrere senza prestare attenzione ma un usufruire del contenuto. Le stories, il mezzo più effimero per eccellenza, scompaiono dopo 24h, ma il contenuto scritto se è utile agli utenti continua a vivere e portare risultati (a chi lo paga, a chi lo scrive e a chi lo legge).

    Quindi il futuro lo vedo incentrato sui contenuti e, di conseguenza, rimarranno solo quegli influencer che hanno qualcosa da raccontare“.
    E voi siete d’accordo? Scriveteci la vostra opinione tra i commenti.
  • Su Instagram adesso c’è il doppio degli annunci rispetto a Facebook

    Su Instagram adesso c’è il doppio degli annunci rispetto a Facebook

    Facebook ha ormai il pieno controllo di Instagram. Un rapporto di The Information riporta che l’azienda proprietaria dell’app ha ordinato il doppio degli annunci su Instagram e anche l’idea di rinominarla con un nome tipo “Instagram da Facebook”.

    Facebook ormai da un paio di anni ha impresso una accelerazione della gestione di Instagram, l’app forse più promettente della famiglia di Meno Park, evidentemente. Un’accelerazione che va letta come l’intenzione di esercitare sull’app un maggiore controllo per poterla meglio gestire, soprattutto all’interno di una nuova riorganizzazione dell’ecosistema Facebook, sempre più integrato. Il recente report di The Information non fa altro che dare ancora più sostanza a questa ipotesi, anzi, evidenzia quali siano le reali intenzioni di Facebook verso l’app acquisita per 1 miliardo di dollari nel 2012.

    Secondo questo report, un anno fa i vertici di Facebook ordinarono che su Instagram dovessero esserci il doppio degli annunci che su Facebook. A pensarci bene, è uno scenario che è riscontrabile da tutti. Gli annunci su Instagram appaiono sulle Stories, nel feed e all’interno della sezione Esplora e chiunque può verificare che, in effetti, questo raddoppio c’è stato. Accrescere il numero degli annunci, raddoppiarlo rispetto a Facebook, significa quindi far lievitare le entrate. Come riportato da eMarketer, nel 2018 Instagram ha realizzato 9 miliardi di dollari di entrate pubblicitarie. E’, quindi, molto probabile che questo dato già nel 2019 sia molto più alto, le previsioni parlano di 15,8 miliardi di dollari, vale a dire quasi un quarto delle entrate complessive di Facebook.

    facebook instagram 2019 franzrusso.it

    La gestione di Adam Mosseri, l’ex responsabile del feed di Facebook, molto vicino a Mark Zuckerberg, comincia quindi a intravedersi. L’idea è quindi quella di stabilizzare Instagram da punto di vista organizzativo, renderla sempre più legata a Facebook (motivo per cui i due co-fondatori abbandonarono la loro azienda un anno fa). Uno dei rischi, e forse una delle grandi paure, era che Instagram potesse, in qualche modo, offuscare Facebook. Ecco perché, ad un certo punto, Zuckerberg decide di imprimere una accelerazione per portare Instagram sotto il grande cappello Facebook.

    E questa idea di portare Instagram ad essere sempre più legata a Facebook, trova conferma nell’idea, come riporta sempre il report di The Information, di cambiare nome all’app. Sì, l’idea è quella di fare in modo che chi guarda a Instagram abbia ben presente che sta guardando Facebook, sotto un’altra forma. E uno dei nomi, non originalissimo per la verità, sarebbe tipo “Instagram da Facebook“.

    E’ evidente, a questo punto, attendersi una metamorfosi di Instagram in salsa Facebook come mai prima, sempre all’interno di quel macro progetto di portare tutte le app ad essere sempre più integrate tra loro. Questo è il vero disegno di Mark Zuckerberg.

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