Tag: social media marketing

  • Quando la crisi diventa opportunità, ecco 3 storie concrete

    Quando la crisi diventa opportunità, ecco 3 storie concrete

    Quando la crisi diventa una opportunità. Ecco 3 storie concrete che arrivano dalla provincia di Siena. Le difficoltà si superano grazie al digitale.

    Abbiamo più volte ricordato, soprattutto a noi stessi, che di fronte ad una grande crisi, si presenta sempre un’opportunità. Già nel 1933 Franklin D. Roosevelt diceva “l’unica cosa di cui dobbiamo avere paura è la paura stessa“, frase diventata ormai celebre. In una condizione in cui tutto sembra non avere alcuna via d’uscita, è quello il momento in cui, invece, dobbiamo tirar fuori le nostre miglio energie.

    La crisi pandemica ha messo in difficoltà le aziende, i professionisti, la società tutta. Le difficoltà si possono superare, si devono. E poi, noi italiani abbiamo dimostrato come in questi casi sappiamo sempre tirar fuori il meglio di noi stessi. La nostra storia, dal secondo dopo guerra ad oggi ne è piena.

    crisi opportunità giango franzrusso.it 2021

    Ebbene, senza voler scomodare i grandi esempi che ci hanno tirato fuori spesso da difficoltà che sembravano insuperabili, in questa occasione vogliamo portare alla vostra attenzione delle storie italiane, di aziende che hanno saputo guardare oltre e mettersi in gioco, sfruttando gli strumenti a disposizione. Sono storie di provincia che mettono in evidenza come il territorio ha, e avrà ancora di più, la sua importanza.

    Le storie che stiamo per raccontarvi arrivano dalla provincia di Siena, da settori diversi, storie di chi ha saputo trasformare la crisi pandemica in opportunità. E come hanno fatto? Semplice, hanno investito su nuove idee e nuove forme di comunicazione.

    E sono le storie de La Fabbrica del Panforte, Safety&Privacy e il festival internazionale Siena Awards, che sono state supportate, fra la prima e la seconda ondata del Coronavirus, dall’agenzia di comunicazione Giango di Siena. La stessa agenzia ha lanciato, lo scorso aprile, in piena pandemia, il manifesto Via la maschera! articolato in sette punti chiave per trasformare la comunicazione restando sé stessi. L’iniziativa va avanti coinvolgendo altre altre attività.

    Ma vediamo nello specifico le 3 storie.

    La Fabbrica del Panforte: l’e-commerce per ripartire

    Fabbrica del Panforte opportunità crisi

    La Fabbrica del Panforte, azienda artigianale di Siena, è nata nel 1993 con una mission: far conoscere al mondo la tradizione dei dolci senesi che affonda le sue radici nei secoli scorsi. Di fronte alle limitazioni derivate dalla pandemia da Covid-19 e al blocco dei consueti canali di vendita, con la consulenza e l’affiancamento di Giango si è pensato di puntare sull’e-commerce per raggiungere tutti i consumatori che volessero continuare ad acquistare i prodotti, online. Sono stati curati il lancio e la creazione dell’identità di un nuovo prodotto: P.Forte, una barretta energetica realizzata con gli ingredienti del panforte pensata per chi fa sport grazie alle sue proprietà nutrizionali: zuccheri, proteine, grassi e carboidrati. Ecco, un piccolo esempio di come sfruttare gli strumenti che si hanno a disposizione possono aiutare ad andare avanti.

    Safety&Privacy: sito web e blog per ripartire in sicurezza

    Safety&Privacy crisi opportunità giango

    Safety&Privacy è una realtà senese che opera da 25 anni nel settore degli impianti di sicurezza. Con il supporto di Giango, ha trasformato il Covid-19 in opportunità e ha sviluppato nuovi servizi puntando soprattutto sul digitale per la loro promozione: dal sito web al blog fino ai canali social. Insieme ai malintenzionati, il nemico da combattere è diventato anche il virus, rafforzando la protezione della casa e dei luoghi di lavoro. Con questi obiettivi e investendo su nuove idee e strumenti, l’offerta di Safety&Privacy è stata estesa e sta proponendo anche prodotti anti Covid-19, quali sistemi di sanificazione degli ambienti, di conteggio delle persone, di misurazione della temperatura per controllare gli accessi e di controllo delle distanze interpersonali.

    Siena Awards: nuove forme di immaginazione con il Digitale

    Siena Awards è il festival internazionale dedicato alle arti visive che ogni anno riunisce centinaia partecipanti da tutto il mondo e di cui l’agenzia senese ha curato anche il rebranding puntando sulla brand idea “il mondo dell’immaginazione”. L’incontro fra le arti visive e i linguaggi digitali ha dato forma alla mostra “Non potevamo immaginare l’inimmaginabile”, che ha unito reale e virtuale e ha acceso i riflettori sul lockdown nel mondo. L’esposizione, installata a Siena ma visibile da ogni parte del globo grazie alla app Siena Awards è stata composta da 24 pannelli di grande formato con ritratti di uomini e donne uniti da un QR Code sulla bocca che ricordava la mascherina anti Covid. Aprendo ogni QR Code è stato possibile vedere l’immagine originale e un video inedito girato durante il lockdown dai fotografi che hanno partecipato ai premi del Siena Awards, con immagini provenienti da città di tutto il mondo che hanno accompagnato lo spettatore a viaggiare con l’immaginazione e a scoprire prospettive inedite di grandi città del mondo che era impossibile pensare e immaginare prima della pandemia.

    Ecco, queste 3 storie sono piccole, ma possono essere di grande ispirazione per tante altre aziende a trovare la modalità giusta per affrontare un momento non facile. Ci piaceva condividerle anche con voi.

  • Dirette video Linkedin Live: potenzialità e case study

    Dirette video Linkedin Live: potenzialità e case study

    Anche se ancora in fase di beta-testing, su LinkedIn prendono sempre più piede i Live, i video in diretta. Come dimostrano alcune grandi aziende internazionali che lo stanno utilizzando, questo strumento business ha grandi potenzialità nel social media marketing e può essere impiegato in modi diversi.

    Su LinkedIn l’introduzione dei video nativi ha visto la luce solo nel 2017, quindi molto più tardi rispetto ad altre piattaforme social quali Facebook e Twitter, e ha contribuito non poco all’aumento di traffico. Il servizio di live streaming LinkedIn Live è stato invece inaugurato nel 2019 ed è tutt’ora in fase di beta-testing, tanto negli Stati Uniti quanto in Italia. In attesa che questo utile strumento di social media marketing venga ufficialmente reso accessibile per tutti gli account business di LinkedIn, andiamo a scoprire in cosa consiste e come alcune note aziende e brand lo stiano impiegando in maniera efficace e originale.

    Cosa è LinkedIn Live

    Per poter usufruire di LinkedIn Live è necessario fare domanda compilando un modulo presente sul sito ufficiale. Le richieste in Italia sono moltissime e il numero degli account selezionati davvero limitato, per cui è necessario dimostrare di avere un profilo molto attivo, costante nelle pubblicazioni e nelle interazioni e con un seguito di almeno 10mila follower. Qualora la propria richiesta venisse accettata è necessario ricorrere a uno strumento esterno di live-streaming che vada integrato sulla pagina LinkedIn per realizzare le dirette video. È bene sapere che le piattaforme broadcaster disponibili sono davvero tante (tra queste Socialive e Switcher Studio) e che l’eventuale costo di questi strumenti è a carico degli utenti; fortunatamente la maggior parte sta mettendo a disposizione prove gratuite.

    linkedin live casi franzrusso.it 2020

    Caratteristiche e potenzialità del live streaming di LinkedIn

    Come per ogni strumento social di diretta streaming gli utilizzi possono essere i più disparati, ma prima di analizzare questo aspetto andiamo a esaminarne le caratteristiche tecniche nonché le linee guida. Tra i suggerimenti di LinkedIn c’è quello di mandare live un video precedentemente registrato, di non mettere in evidenza i loghi di eventuali sponsor e di non superare la durata di 10-15 minuti. Inoltre la diretta dovrebbe contenere un contenuto professionale e interessante per il target ma che non sia esplicitamente promozionale. Un aspetto fondamentale che LinkedIn invita a curare è quello dell’engagement della community, che andrebbe stimolato e incoraggiato sia durante che dopo la diretta. Come qualsiasi altro simile contenuto social, anche quello di LinkedIn Live va curato in tutti i suoi aspetti, schedulato, pubblicizzato e successivamente analizzato, nonché inserito all’interno di una strategia digital e di un piano editoriale. L’azienda può ricorrere allo strumento delle dirette per dare vita a una grandissima varietà di eventi, sia pubblici che privati; può ad esempio creare una sessione di domande e risposte con il pubblico sfruttando lo strumento della chat, organizzare un talk o un dibattito, intervistare un esperto del settore, mostrare un dietro le quinte o un prodotto, far fare un tour virtuale dell’ufficio o dell’azienda, celebrare un traguardo o una ricorrenza importante, presentare o svelare qualcosa in anteprima o puntare a suggerimenti e best practice.

    Case Study: analisi di alcuni eventi streaming aziendali di successo

    Da quando la fase di beta-testing è iniziata, LinkedIn Live ha consentito a numerose realtà aziendali sparse nel mondo di dar vita a eventi originali e innovativi.
    La piattaforma di video-sharing Vimeo ha usato LinkedIn Live per dare il via a un salotto virtuale, ovvero un format chiamato “Working Lunch”. Questa serie va in onda settimanalmente e in ogni puntata della diretta vengono invitati esperti di tecnologia, business o comunicazione, fornendo quindi al pubblico contenuti attuali, educativi e interattivi.

    Cisco, leader mondiale del settore IT, in un video in streaming della durata di 13 minuti, ha presentato e intervistato tre membri dello staff. Nel corso del talk accompagnato dall’hashtag #LoveWhereYouWork, questi hanno raccontato la loro gratificante ed entusiasmante esperienza lavorativa presso l’azienda, condividendo con il pubblico storie, aneddoti e consigli.

    Infine la nota piattaforma di Social Media Management Hootsuite è ricorsa a LinkedIn Live per un evento in linea con le finalità del social network dedicato al mondo del lavoro più famoso del mondo. Nel corso di una diretta streaming dall’esplicito titolo “We are hiring!” (“Stiamo assumendo!”) lo staff commerciale account executive ha infatti illustrato al pubblico le opportunità di lavoro dell’azienda, includendo nella presentazione storie che riguardano gli aspetti del lavoro e che mettono in evidenza le caratteristiche e i valori aziendali.

    Queste tre case study sono la dimostrazione del grande potenziale di LinkedIn Live, uno strumento che ha tutte le carte in regola per diventare una futura risorsa preziosa per il digital marketing. Non resta che vedere cosa succederà durante e dopo questa fase di beta-testing e soprattutto quanto e come le aziende italiane coglieranno questa opportunità per creare un filo diretto e professionale con la loro community online.

  • TikTok vicina ai 2 miliardi di download, che non sono gli utenti attivi

    TikTok vicina ai 2 miliardi di download, che non sono gli utenti attivi

    Sensor Tower ha diffuso i dati relativi alle app più scaricate nel mese di febbraio. TikTok è stata scaricata 113 milioni di volte in tutto il mondo ed è vicina ai 2 miliardi d download totali. Ma il numero di download non corrisponde al numero di utenti.

    TikTok continua a macinare record e, secondo gli ultimi dati di Sensor Tower, l’app è stata scaricata nel mese di febbraio ben 113 milioni di volte in tutto il mondo, considerando App Store e Google Play. L’app d ByteDance è risultata essere più scaricata d WhatsApp e Facebook. Pensate che i download di TikTok in un anno sono cresciuti del 96% ed è probabile che questo dato sia una conseguenza anche della diffusione del coronavirus, l’app infatti vene vista come un’occasione per evadere e divertirsi.

    tiktok febbraio 2020

    Altro dato interessante da sottolineare è che con questi ulteriori 113 milioni di download TikTok si avvicina al dato complessivo di 2 miliardi di download, un numero enorme. Ma, di fronte a questi dati, che caratterizzano ormai la forte ascesa dell’app in tutto il mondo, Italia compresa, c’è da fare una precisazione doverosa.

    Si parla infatti di download e non di utenti attivi, una differenza sostanziale. È possible infatti che l’app venga scaricata molto ma non esiste una diretta dimostrazione che questo s traduca in utenti attivi. Uno può scaricarla ma poi decidere di non usarla, risulta il dato del download, ma non quello relativo all’utente attivo.

    tiktok 113 milioni download

    Se davvero il download corrispondesse all’utente attivo, allora TikTok avrebbe qualcosa come 2 miliardi di utenti nel mondo e si avvicinerebbe molto a Facebook, che i 2 miliardi di utenti li ha ormai superati da un po’. Un dato che sembrerebbe spropositato anche perché, al di là dei dati che sono venuti fuori recentemente anche per il nostro paese, quelli ufficiali in realtà sono del 2018 e dicono che gli utenti sono 700 milioni. Un dato questo molto vicino alla realtà, si potrebbe pensare a qualcosa di più certo, ma non di certo 2 miliardi d utenti.

    Il paese dove TikTok cresce di più è l’India con 46,6% di download che rappresentano il 41,3% di tutti i download del mondo. Seguono poi il Brasile, con 9,7 milioni di download, e gli Usa, con 6,4 milioni di download.

    A fronte di tutto questo, il tema advertising diventa sempre più interessante. TikTok nel mese di febbraio, secondo i dati di Sensor Tower, ha realizzato 50,4 milioni di dollari di entrate pubblicitarie con un incremento del 784,2%. Questo permette a TikTok di essere la terza applicazione che ha incassato d più al mondo (escludendo del app di gaming), dopo Tinder e YouTube.

    tiktok advertising

    Il 91% di tutte le entrate provengono dalla Cina, dagli Usa provengono 3 milioni di dollari e da Uk 216 mila dollari. Sono numeri, per quanto rilevanti, che pe ora indicano uno sbilanciamento evidente verso la Cina. La domanda quindi è se TikTok sia pronta a realizzare profitti anche in altri paesi. Non che non possa costituire un’opportunità, ma resta comunque una domanda interlocutoria per il fatto che questo sembrerebbe non emergere dal numero dei download che abbiamo visto.

    Riuscirà TikTok a realizzare entrate pubblicitarie di una certa rilevanza anche in Usa o in Uk? Una domanda che va oltre le tante difficoltà, legate alla privacy, che l’app ha incontrato con l’aumentare della sua popolarità.

    Tutto questo per dire che spesso i numeri legati ai download fanno notizia, è evidente, ma deve essere chiaro che lo scarcare un’app non corrisponde poi ad un utilizzo attivo della stessa.

    In ogni caso TikTok resta sempre un fenomeno che crescerà ancora nel 2020 e sarebbe interessante anche conoscere qualche numero ufficiale.

  • Social Media in Italia: ecco alcuni dati per il 2020

    Social Media in Italia: ecco alcuni dati per il 2020

    È stato pubblicato il Report Digital 2020, di We Are Social e Hootsuite, con focus sul sul nostro paese. Per quanto riguarda i Social Media, resta invariato il numero di utenti, 35 milioni, ma aumenta il tempo trascorso: 1 ora e 57 minuti al giorno.

    Come sempre di questo periodo, professionisti e addetti del settore, o semplici appassionati della materia, attendono l’ormai famoso Report Digital che We Are Social e Hootsuite realizzano a livello globale. Il report è l’occasione per avere una visione d’insieme per quel che riguarda l’utilizzo di Internet e dei Social Media a livello globale, ma anche per comprendere come viene vissuta l’Innovazione e la Trasformazione Digitale, che è già n atto.

    E l’attesa era alta anche per il report italiano, soprattutto a seguito di qualche giorno fa quando è stato reso pubblico il report globale, in tanti aspettavano i dati che riguardano il nostro paese, anche per confrontarli con quelli dello scorso anno.

    social media utenti 2020 franzrusso.it

    Ora, ci sono alcuni dati che per la verità non ci convincono molto, anche se non abbiamo seguito, nostro malgrado, la rilevazione dei dati periodici del report durante l’anno. Ma in generale, qualche piccola perplessità resta.

    Internet Italia 2020, 49.5 milioni di italiani

    Il primo dato non chiaro riguarda il numero di utenti Internet italiani attivi. Lo scorso anno il report ci indicava che questo numero era di 54,8 milioni, un dato che avevamo sottolineato allora essere molto alto rispetto ad altre stime che indicava una popolazione Internet attiva in Italia intorno ai 40 milioni.

    Nel nuovo Report Digital 2020 si indica una popolazione Internet attiva di 49,48 milioni, quindi molto più bassa. We Are Social scrive che questo dato sarebbe “in aumento” rispetto al 2019, ma a noi sembra proprio il contrario.

    digital italia 2020 franzrusso.it

     

     

     

     

     

     

     

     

    Social Media in Italia 2020

    Altro elemento che non ci convince di questo nuovo Report Digital 2020 è la popolazione Social Media in Italia. Lo scorso anno avevamo scritto, sulla base dei dati che avevamo, che il numero di utenti attivi sui Social Media era di 35 milioni, era anche nel titolo del nostro post. Ora, secondo i dati di quest’anno quel dato dei 35 milioni è rimasto invariato. Ma, nonostante questa evidenza, We Are Social, anche in questo caso, scrive di “un aumento” rispetto al 2019, che non risulta.

    social media italia 2020 franzrusso

    Fatte queste precisazioni, volevamo essere molto chiari nei vostri confronti, e magari ci sbagliamo, anche se i numeri che abbiamo, e che vi mostriamo, dicono quello. Ora passiamo a vedere gli altri dati.

    Il dato dei 35 milioni, che riguarda al popolazione italiana che usa i i Social Media viene dato in crescita, anche se il dato dello scorso anno, a confronto, ci indica il medesimo dato.

    Quindi si dovrebbe parlare di dato invariato e, in effetti, suonerebbe un po’ strano. Ma, per essere ancora più precisi, il dato di We Are Social viene confrontato con quello di aprile 2019, quindi in crescita del 6,4%. È come se da inizio anno ad aprile ci fosse stata una flessione, per poi ritornare a 35 milioni. Qualcosa non quadra.

    L’Italia Digitale del 2019, con 35 milioni di utenti sui Social Media

    Tempo giornaliero social media, 1 ora e 57 minuti

    Dato molto interessante da analizzare è poi quello relativo al tempo medio giornaliero che gli utenti italiani trascorrono sui social media. Gli ultimi dati ci dicono che è in aumento, e infatti, questo dato rispetto al 2019 corrisponde. Il Report Digital 2020 rileva un tempo medio giornaliero per utente di 1 ora e 57 minuti, in rialzo da 1 ora e 51 minuti. Cresce anche il numero di account sulle varie piattaforma social media, adesso è di 7,8 per utente, in crescita da 7,1.

    tempo trascorso digital italia 2020 franzrusso

    Triplica, quasi la percentuale di utenti che usa i social meda per motivi professionali. Se lo scorso anno il dato era dell’11%, nel 2020 il dato cresce fino al 31%, quindi più di un terzo degli utenti totali. Un dato su cui si dovrebbe cominciare a fare una seria riflessione.

    Anche in Italia cala il tempo trascorso sui social media, nel 2019

    Preoccupano le fake news

    E gli utenti italiani manifestano preoccupazione per il proliferare sui social media, e su internet in generale, delle fake news (52%) e per il trattamento dei propri dati (59%). Cresce anche l’ad-blocking, passa dal 35 al 40%.

    E veniamo adesso ad uno dei dati più attesi, quello relativo alle piattaforme che gli utenti social meda italiani usano di più. Dal punto di vista generale, le prime posizioni sono invariate. La piattaforma che cresce di più è Instagram che, pur mantenendo la medesima posizione dello scorso anno, passa dal 55% al 64%. Un dato che non sorprende.

    social media piattaforme italia 2020 franzrusso

    Cresce anche Pinterest, sempre molto amato dagli utenti social meda italiani, che passa dal 24% al 29% e, in classifica, scavalca Skype che cede 1 punto percentuale.

    Crescono del 2% anche Twitter e LinkedIn che mantengono la stessa posizione dello scorso anno. Mentre un bel salto in avanti lo fa anche Snapchat che passa dal 12% al 16%. Un salto di quattro punti lo fa anche Twitch che passa dal 10% al 14% e scavalca WeChat, che pure cresce del 2%.

    Il fenomeno TikTok

    Ma la vera novità, rispetto al 2019, è rappresentata dal fenomeno TikTok, non presente nelle rilevazione dello scorso anno. L’app della cinese ByteDance si piazza in classifica con l‘11%, un dato molto rilevante che è destinato senz’altro a crescere.

    Questo invece un dettaglio sugli utenti italiani complessivi sulle principali piattaforme:

    • Facebook: 29 milioni di utenti
    • Instagram: 20 milioni di utenti
    • LinkedIn: 14 milioni di utenti
    • Twitter: 3,7 milioni di utenti
    • Snapchat: 3,05 milioni di utenti

    Ecco queste alcune delle nostre considerazioni riferite solo al capitolo sui Social Media del nuovo Report Digital 2020 che resta comunque un documento importante per comprendere l’evoluzione delle piattaforme e di come gli utenti vi approcciano.

    E voi che ne pensate?

    social media italia 2020 franzrusso.it

  • Open-Box continua a crescere e si consolida come gruppo digital

    Open-Box continua a crescere e si consolida come gruppo digital

    Open-Box, la digital agency di Arezzo, ha registrato anche nel 2019 una grande crescita: +30% di fatturato, 1,8 milioni di euro. La crescita ha riguardato i clienti e anche il team, con l’ingresso di un nuovo Creative Director.

    Se ricordate, avevamo parlato l’ultima volta di Open-Box, la digital agency di Arezzo, esattamente due anni fa, quando entrò in Comunicatica, il gruppo fondato e guidato da Jacopo Paoletti. Da quel momento per Open-Box è iniato un percorso di forte crescita. Infatti, dopo una crescita del 40% registrata proprio alla fine del 2018, l’agenzia ha fatto registrate anche nel 2019 un momento di forte crescita, con un ulteriore +30% dl fatturato, ossia 1,8 milioni di euro. Numeri che testimoniano il grande momento che sta vivendo questa importante agency specializzata in social media, content e influencer marketing.

    La crescita ha riguardato anche i clienti e il team, con l’ingresso di Gianni Gaggiani, operante prima nella startup Grow The Planet e poi in H-Farm, come nuovo Creative Director dell’agenzia.

    open-box

    Un’evoluzione, quella intrapresa da Open-Box, che non arriva per caso, ma è figlia anche dei progetti di social media, e soprattutto dell’influencer marketing, settore che vede l’agenzia e il suo partner Matteo Pogliani da anni in prima linea, anche con la nascita dell’ONIM (Osservatorio Nazionale Influencer Marketing).

    Con questo nostro rebranding – ha aggiunto Jacopo Paoletti, Partner & CMO di Open-Box – si conclude positivamente anche l’esperienza iniziata tre anni fa con Comunicatica, che è stato il primo network liquido di startup e PMI del digitale, e inizia il consolidamento delle nostre partnership e partecipazioni dirette e indirette verso un gruppo societario vero e proprio, che vedrà Open-Box come capofila. Fra i nostri goal c’è quello di dar vita ad un hub diffuso dell’innovazione digitale, che unisca il modello dell’agenzia strutturata con realtà verticali di prodotto ad alto potenziale (come Vidoser, SEO Tester Online, Userbot e Coderblock), con il fine comune di creare nuove opportunità per i nostri clienti a supporto delle strategie di digital transformation ed open innovation.

  • Social Media Marketing 2020, ecco cosa ci aspetta per il nuovo anno

    Social Media Marketing 2020, ecco cosa ci aspetta per il nuovo anno

    Con l’arrivo del 2020 non solo inizia un nuovo anno, ma inizia un nuovo decennio. Siamo quindi di fronte ad un passaggio cruciale per i Social Media, sempre più strumenti per fare Marketing e Comunicazione. Ma cosa cambierà per il nuovo anno?

    Più volte abbiamo ripetuto negli ultimi anni che davvero si può parlare di Social Media Revolution, quella rivoluzione che ha cominciato a manifestarsi materialmente tra il 2004 e il 2010, gli anni in cui sono nate la maggior parte delle piattaforme ancora in uso. Una rivoluzione che ha dato vita a strumenti che prima non esistevano, cambiando completamente il paradigma comunicativo. Facebook, LinkedIn, Twitter e altri hanno cambiato le regole, o forse hanno assecondato un nuovo bisogno di comunicare, più diretto, orizzontale, senza filtri.

    Gli anni in cui si sono manifestati gli effetti di questa rivoluzione li possiamo inquadrare tra il 2010 e il 2016. Poi, come era forse inevitabile, ha cominciato a manifestarsi una serie di conseguenze a cui, forse, non avevamo prestato molto attenzione fino a quel momento. Il riferimento alla privacy e al fenomeno delle fake news è puramente voluto. Dal 2016 è iniziata una fase interlocutoria per i Social Media. Per molte piattaforme era il momento di cambiare, di svoltare per cercare di offrire agli utenti quello che chiedevano: maggiore attenzione alla privacy e lotta alle fake news.

    Tutto questo, ovviamente, ha avuto enormi riflessi anche per il Social Media Marketing, le aziende negli ultimi anni hanno sempre avuto enormi difficoltà nel prendere dimestichezza con questi strumenti. L’assenza di filtri e quindi quel modo di comunicare più diretto, orizzontale, con gli utenti di riferimento, è stato spesso vissuto come un problema. Invece era una risorsa, una opportunità che non tutti hanno saputo riconoscere, perseguendo la via, più facile, della quantità.

    Questa premessa, perdonate la lunghezza, ma doverosa, per cercare di sintetizzare il momento, gli ultimi dieci anni per lo più, e di provare a identificare un nuovo corso per i Social Media, per il Social Media Marketing quindi, che con l’inizio di questo nuovo anno, 2020, in qualche modo si manifesterà. Con il 2020 non inizia solo un nuovo anno, ma inizia anche un nuovo decennio, una fase importante per questi strumenti, quella della piena maturità.

    social media marketing 2020 franzrusso.it

    Lo scorso anno avevamo provato a dare dei consigli su come usare al meglio le piattaforme durante l’anno. Adesso vogliamo invece delineare alcuni elementi che troveranno spazio in questo 2020 appena iniziato che, in qualche modo, sono il sintomo che qualcosa sta cambiando, un sintomo che le aziende non possono più sottovalutare.

    Il contenuto sarà sempre più effimero

    Pur restando ancora valido che le aziende devono raccontarsi sempre di più, c’è da considerare però che il contenuto sta diventando sempre più effimero. Nel senso che nel 2020 vedremo sempre più emergere quelle piattaforme che spingono verso questa forma, come le Stories di Instagram o come TikTok. Di conseguenza, le aziende dovranno iniziare a considerare questa modalità per agganciare quella fetta di audience che è più vicina al proprio modo di comunicare.

    Sarà un storytelling forse più effimero che si manifesterà in diverse forme, ma che inizierà a farsi strada.

    Le Stories da questo punto di vista potrebbero funzionare per lanciare nuove occasioni per il proprio pubblico (pensiamo a qualche promozione limitata) o anche si potrebbe pensare di usarle come momento flash per catturare l’attenzione degli utenti per poi portarle ad approfondire. TikTok invece per le aziende è più difficile da usare. Nel senso che per considerarne l’uso, occorre fare un’attenta analisi della propria audience per comprendere le effettive opportunità. Non è una piattaforma dove condividere news o informazioni (non è annoverabile tra i social media in senso stretto!), è una piattaforma dove diventa necessario entrare nel mood della piattaforma, quindi veloce, dinamico, spensierato. Se non si apprende quel mood e se l’audience a cui si vuole mirare non è lì, allora forse è meglio lasciar perdere.

    Social Media 2020, le nicchie van sempre bene

    E’ vero, Facebook resta sempre più la piattaforma regina dei social media con oltre 2,7 miliardi di utenti. Resta la piattaforma generalista per eccellenza. Così come generalista è Instagram o Twitter. Nel 2020, ma è un trend iniziato già nel 2019, saranno attive anche le piattaforme di nicchia. La già citata TikTok è una piattaforma di nicchia, la sua audience è prevalentemente giovane, così come resta di nicchia LinkedIn per il fatto che le aziende continuano a vederla come piattaforma di elezione B2B. Ma ci sono altre piattaforme che hanno la loro motivazione in una nicchia specifica, come Twitch ad esempio. Queste piattaforme continueranno ad essere molto usate, perché gli utenti sono alla ricerca di piattaforme più vicine ai loro interessi.

    Vale la pena comunque evidenziare il ruolo di Twitter che, per il suo carattere dinamico e divulgativo, può essere utile da volano per costituire “conversazioni di nicchia. Come già detto, l’hashtag su Twitter permette proprio la personalizzazione delle conversazione, diventando un carattere distintivo.

    Le vanity metrics avranno meno valore, si punterà sulla qualità?

    Nella seconda parte del 2019 ha fatto molto discutere la decisione di Instagram di rimuovere i like, un tema che abbiamo affrontato anche sentendo la voce di esperti della materia. Una decisione che ha, per certi versi, destabilizzato, nel senso che chi fino a quel momento era abituato ad un approccio orientato alle vanity metrics ha dovuto repentinamente rivedere la sua strategia, puntando sulla qualità. L’addio ai like lo vedremo presto anche su Facebook, i test sono già iniziati, nel corso del 2020.

    Dal punto di vista delle aziende ha comportato, ovviamente, un cambio di strategia. L’assenza del dato numerico quantitativo ha reso più difficile l’analisi dell’impatto del messaggio. Di conseguenza le aziende hanno l’occasione di puntare sulla qualità, sul contenuto, sfruttando le piattaforme per costruire Relazione (è questo il vero senso). Oppure, via più pratica, le aziende si orienteranno verso contenuti effimeri (le Stories) e, soprattutto, sugli annunci, con la possibilità di misurarne analiticamente l’impatto.

    L’Influencer Marketing crescerà anche nel 2020

    Se le aziende decideranno di spostarsi verso gli annunci pubblicitari, come conseguenza dell’addio ai “like”, è evidente che questo avrà anche una ricaduta sull’Influencer Marketing. Ma non nel senso negativo. Perché se le aziende devono prendere in considerazione l’idea di costituire budget per l’advertising, l’Influencer Marketing, trend non certo nato ieri, ha comunque ancora il suo valore. Resta ancora uno strumento efficace per le aziende perché più economico ed è anche più efficace, sempre rispetto agli annunci pubblicitari.

    tiktok social media maketing 2020 franzrusso.it

    L’Influencer Marketing sarà ancora un trend del 2020 per il fatto che ci saranno sempre più influencer, sempre più “micro”, e ci saranno nuove opportunità su altre piattaforme. E, di nuovo, citiamo TikTok, piattaforma che nel 2020 sarà presa in considerazione dalle aziende per le loro strategie di IM. Salvo prima fare una attena analisi della piattaforma, della audience che si vuole mirare e del messaggio che si vuole veicolare.

    Social Media 2020, tra Paid Media e community

    Senza girarci troppo intorno, i Social Media sono ormai piattaforme Paid Media. Vero, non è un trend del 2020, ma lo sarà sempre di più anche in questo anno appena iniziato. Le aziende saranno sempre più portate ad un approccio tipico dei media a pagamento, solo con caratteristiche di immediatezza e dinamicità che altre forme di media non potranno mai dare. Per questo i Social Media saranno sempre parte di una strategia di marketing e di comunicazione. Bisogna cambiare approccio, questo sì, e non sarà facile.

    Come non sarà facile per le aziende comprendere la logica delle community. Gli utenti sono sempre più orientati verso una conversazione più ristretta, più privata, più orientata a temi specifici con persone specifiche. Ecco che per le aziende tutto si complica, perché le community saranno sempre più costituire all’interno di Gruppi. Basta guardare Facebook. Ma da una difficoltà nasce sempre una opportunità. Allora le aziende hanno la grande occasione di lanciare, a loro volta, gruppi specifici, per dare vita a community social. Si tratta di dare vita a gruppi in modo da coinvolgere la propria audience conversare e discutere di ari argomenti legati al brand e, magari, trovare anche delle soluzioni. Passaggio difficile, ma necessario.

    Ecco, ci sembrava utile mettere in evidenza questi trend che crediamo saranno molto presenti nel 2020 per dare modo alle aziende di diversificare la propria strategia di marketing e comunicazione sui Social Media. Sono trend che val la pena sfruttare in questo 2020 per restare sempre competitivi e attivi, perché i Social Media restano sempre degli strumenti potenti per comunicare. Aspetto questo da non dimenticare mai.

  • B2B Day 2019, è il momento di avere un approccio al Marketing più human

    B2B Day 2019, è il momento di avere un approccio al Marketing più human

    Il B2B Day 2019 è stata una grande occasione per riflettere sul fatto che oggi non ha più senso insistere sul Funnel a tutti i costi. E’ forse arrivato il momento di mettersi al passo coi tempi e avere un approccio più “human”.

    Quella che poteva essere una semplice provocazione, alla fine si è mostrata essere una grande occasione di riflessione, con contenuti che hanno stimolato ben più di una riflessone. Il titolo del B2B Day 2019 di quest’anno era “Fuori dal Funnel“, un modo per spronare il B2B ad affrontare il marketing moderno con una logica nuova più attuale e meno arroccata alla logica del Funnel forse oggi poco adeguato. Pensate, e molti di voi lo sapranno già, l’ideatore del “Purchase Funnel” fu Elias St. Elmo Lewis che rese effettivo questo processo nel 1898. Certo, col tempo anche il Funnel si è evoluto, ma è rimasto troppo arroccato ad una logica che, nell’era che stiamo vivendo, può non risultare più soddisfacente, semplicemente perchè non tiene conto di un elemento fondamentale.

    b2b day 2019 franzrusso.it

    E quell’elemento fondamentale lo ha messo ben in evidenza Giorgio Soffiato, fondatore e CEO di Marketing Arena, che ha organizzato l’evento giunto alla terza edizione, quando ha evidenziato che oggi i “2/3 dei touchpoint nella fase di valutazione pre-acquisto, sono legati ad attività ‘human-driven‘”, come i social, le recensioni, il passaparola. Ecco l’elemento che mancava, l’elemento “human”. E sulla base del libro di Eric Keiles e Mike Lieberman, “Smash The Funnel” (An Inc. Original, 2019), che ha ispirato l’evento, il suggerimento è quello di superare il Funne, così come lo conosciamo oggi, ridisegnandolo introducendo tutta una serie di fasi che rispondono all’esigenza di semplificare e rendere più concreto il processo che porta all’acquisto. E quindi, maggiore attenzione ai contenuti, alle persone intese come “ambasciatori” e non più, solo, come “personas”.

    Tra gli interventi della giornata, ci ha molto colpito quello di Simone Goffo, digital and trade marketing coordinator di Lago Desing, che ha introdotto il tema del “Desing come leva di relazione“. A lui abbiamo chiesto quale modello segue oggi l’azienda e come viene interpretata la parola Design oggi:

    Il modello che adottiamo in azienda è quella di avere un modello che si basa sui luoghi, come bed and breakfast, hotel, uffici, spazi di lavoro, dove il Design possa essere parte dell’esperienza. Pensiamo a quanto tempo si passa in un ufficio, certamente vivere in un ambiente molto più vicino all’ambiente di casa aiuterà quelle persone ad essere più proficue. Ma pensiamo anche all’esperienza in hotel o B&B, spazi spesso troppo omologati tra loro. Quello che cerchiamo di fare è di elevare l’esperienza attraverso il Design, del bello. Vivendo l’esperienza in un B&B, dormendo su un letto Lago, la persona vive, appunto, un’esperienza diversa da quella che potrebbe vivere in un negozio, legata all’acquisto. Se piace il nostro prodotto, grazie all’esperienza che ha vissuto, è probabile che vorrà acquistarlo. Quindi facciamo brand, ma diamo alla persona la possibilità di vivere quel prodotto in maniera diversa. Quindi da una parte la rete tradizionale e dall’altra una strategia che si basa sull’esperienza fatta sui territori“.

    Che risultati porta una strategia di questo tipo?

    Attraverso questo nostro modello aiuta molto a crescere e aiuta la riconoscibilità del brand. Lago è una delle poche aziende che riesce prima dell’acquisto. L’utente sa già di volere Lago ed è un processo che si genera da questo tipo di attività. Oggi sono gli stessi utenti che si rivolgono al rivenditore o progettista chiedendo Lago. Sono risultati che ci soddisfano molto e siamo sicuri che dobbiamo continuare su questa strada“.

    Degli eventi della giornata, non si può non menzionare di Alessandro Mininno, Gummy Industries, che ha incitato a uscire dalla logica di omologarsi a pratiche di marketing che spesso non portano a nulla, facendo esplicito riferimento ad “abbandonare Facebook” e, invece, invitando a raccontare i brand raccontare i valori, anche considerando attività di influencer marketing.

    Ecco, abbandonare il Funnel oggi significa questo, uscire da logiche standard per provare ad andare incontro alle esigenze delle persone, attraverso approcci nuovi, sicuramente più human.

     

  • Socialbakers Engage Parigi: i social media trend emersi

    Socialbakers Engage Parigi: i social media trend emersi

    L’evento internazionale di social media marketing Engage ha fatto emergere svariati trend con cui dovremo fare i conti nei prossimi mesi. Scopriamo i temi più rilevanti in merito a fiducia e influencer marketing, gestione del dato e tecnologie, privacy e trasparenza, content marketing e scalabilità.

    Anche quest’anno si è svolta la nuova edizione di Engage: la conferenza internazionale targata Socialbakers che copre le ultime tendenze legate a digital e social media marketing.

    Come durante le precedenti edizioni, si sono alternati diversi interventi, workshop e momenti di confronto che mi hanno permesso di portare a casa diversi spunti. Tuttavia, ho deciso di selezionare i temi più rilevanti in quanto reputo che avranno un impatto diretto sulla nostra strategia nei mesi a seguire:

    1. fiducia e influencer marketing;
    2. gestione del dato e tecnologie;
    3. trasparenza e privacy come nuovo paradigma.
    4. content marketing, scalabilità ed efficienza operazionale.

    1.La vera sfida dell’influencer marketing si chiama fiducia

    L’aumento esponenziale dell’investimento in influencer marketing è sotto gli occhi di tutti, basti citare che nel secondo trimestre del 2019 l’utilizzo dell’hashtag #ad è cresciuto di un più 33% rispetto al periodo precedente nel 2018.

    Evoluzione Utilizzo Hashtag #Ad Da Parte Degli Influencer

    Indubbiamente, si tratta di una buona notizia se parliamo di trasparenza nelle partnership tra brand ed influencer. Ad ogni modo, crescendo il numero di contenuti brandizzati una domanda sorge spontanea: dareste fiducia a qualcuno che su base settimanale vi consiglia tutto e il suo contrario in base alla proposta economica del momento?

    Personalmente la risposta è no e non sono l’unico a pensarla in questo modo. Infatti, una recente ricerca effettuata dalla media agency UM mostra come soltanto il 4% degli utenti dichiari di aver fiducia negli influencer mettendo chiaramente autenticità e credibilità al centro del dibattito. Ragione per cui, in fase di selezione i brand devono inizare a lavorare maggiormente su una mappattura delle precedenti partnership per valutare: frequenza e tipologia di campagne (“sono coerenti rispetto al nostro posizionamento e valori?”), brand coinvolti (“può emergere la nostra identià di marca?”)  e contenuti (“ad hoc o in linea con la linea creativa dell’autore?”).  Inoltre, questa mancanza di fiducia non tocca soltanto i consumatori ma anche le marche stesse. Difatti, un’indagine realizzata dalla start-up svedese A Good Company stima come le frodi relative a fake followers e bot costino ai brand circa la metà dei loro investimenti in influencer marketing. Tradotto, i brand pagano cifre considerevoli e inviano gratuitamente prodotti nella speranza di entrare in connessione, attaraverso gli influencer, con persone reali ma dall’altro lato del ponte trovano bot che per ovvie ragioni non saranno mai interessati alla loro offerta.

    stime frodi influencer

    Ciò nonostante, i brand non sono esenti da colpe in quanto hanno indirettamente alimentato questo mercato delle vacche tramite una selezione prevalentemente focalizzata sul numero di follower non analizzando la reale capacità di un autore nello stimolare conversazioni e interazioni di valore. Ce lo dimostra la case study che è stata presentata realativa al brand Boohoo con il suo 30x ROI rispetto all’investimento. Si è trattato di una campagna abbastanza classica dove un gruppo eterogeneo di influencer (macro, micro e top tier) hanno avuto a disposizione un buono acquisto per i propri follower tramite dei link tracciati. Tuttavia, il vero dato interessante emerso durante la campagna è la totale mancanza di correlazione tra numero di follower e ROI. Al contrario, questa attivazione mostra una correlazione diretta tra l’alto tasso di engagement generato dagli influencer più performanti e le vendite sul sito.

    Questa case ci porta ad un altro punto cardine: la valutazione e pianificazione della spesa in influencer marketing. Ad oggi, la valutazione dei costi si basa prevalentemente su meri criteri di visibilità molto simili alla spesa media trazionale e di conseguenza ci si concentra su metriche come reach, numero di follower, cost per view, cost per engagement, etc. Ciononostante, pensare di acquistare soltanto della mera visibilità è riduttivo in quanto in realtà si sta comprando (o almeno si dovrebbe) endorsement, audience (un target profilato) e creatività. Ragione per cui, i brand dovrebbero valutare i seguenti criteri quando giudicano questa tipologia di spesa: caretteristiche dell’audience raggiungibile, engagement reale, medie del settore e tipologie di asset creativi offerti. All’interno di questo processo, tecnologie e tool ad hoc giocano un ruolo chiave nel promuovere un nuovo rapporto totalmente votato alla trasparenza tra creatori e marche. Per l’appunto, nel panorama dell’influencer marketing si affaccia prepotentemente la possibilità, ovviamente regolata tramite contratti, di condividere specifici insight privati di un profilo (generalmente legati alla propria audience e una selezione di post) in maniera temporanea e revocabile. In questo modo, chi non avrà niente da nascondere potrà posizionare al meglio la propria offerta creativa, le marche avranno tutti gli strumenti per ottimizzare il loro investimento e scremare la selezione. Si affaccia quindi uno scenario che (incrociando le dita) metterà fine a questa terra di mezzo fatta di screenshot (spesso) photoshoppati ed excel autocompilati. Senza girarci intorno, la partita si gioca attorno ad accessibilità e trasparenza del dato.

    2.Una maggiore mole di dati ci ha reso dei marketer migliori?

    La tendenza è piuttosto evidente agli adetti ai lavori: secondo i dati di Gartner (The CMO Spend Survey 2018-2019), cresce in maniera esponenziale (+29%) la spesa in tool e tecnologie di marketing e parallelamente diminuisce (-24%) l’investimento in forza lavoro. Quindi il settore del martech, non soltanto è in piena salute ma evidenzia picchi mai raggiunti. Eppure non è tutto oro quello che luccica e ve lo dice qualcuno che lavora in questo settore.

    Basti citare qualche dato per rendersi facilmente conto delle sfide in ballo:

    • il 71% dei professionisti intervistati da Deloitte giudica imprecisi i dati relativi al targeting delle DMP (data management platform);
    • soltanto il 23% delle aziende (State Of Marketing Report) è soddisfatta della loro capacità nell’utilizzare i dati dei consumatori/prospect per personalizzare l’esperienza;
    • uno scarno 2% dei marketer dichiara di aver integrato tutti i processi lungo le diverse fasi del funnel (Eliminating Friction in the Funnel 2019) e il 33% (la maggioranza) non ha una visione chiara del ROI a seconda del canale.

    Questa situazione è prevalentemente figlia dell’attuale sistema frammentario dei sistemi utilizzati che non comunicano tra di loro e creano dei veri e propri data silos. Ad oggi, abbiamo più di 7.000 tool recensiti sul mercato. Quindi, non ci troviamo realmente davanti (in media) ad una mancanza di qualità del dato quanto piuttosto a una mancanza di visibilità, accessibilità (la famosa governance), condivisione e correlazione dello stesso. Le stesse aziende hanno riconosciuto questa sfida, ad esempio il 36% degli intervistati (DemandGen survey report) indica i data silos come il principale ostacolo alla crescita, e stanno andando nella seguente direzione:

    1. utilizzo di piattaforme di marketing unificate, una scelta che provocherà nel lungo periodo non pochi scossoni nel mercato martech, e caratterizzate da set di dati omogenei;
    2. metriche e processi condivisi per non isolare i dati ad un solo dipartimento aziendale ma la contrario allineare tutta l’organizzazione, facilitare la collaborazione e gestire al meglio il customer journey;
    3. standardizzazione ed integrazione della reportistica aziendale. Per portare un esempio, i KPIs social dovranno essere affiancati da indicatori provenienti da altri dipartimenti come vendita, customer care e sviluppo di prodotto per poter risultare rilevanti. Social media trattati non come isole ma parte del più ampio piano aziendale.

    Insomma, una gestione organizzata e non bulimica del dato è e sarà sempre più centrale per mappare i bisogni dele audience a target.

    3.Il retargeting e il nuovo paradigma legato a privacy e trasparenza

    A breve i marketer andranno ad operare in uno nuovo scenario caratterizzato da un restringimento delle opzioni di targeting/retargeting figlio delle crescenti preoccupazioni legate alla privacy, The State Of Social Advertising di Forrester riporta come i consumatori classifichino i social media al terzultimo posto in affidabilità se si parla della sicurezza dei propri dati, e le conseguenti ondate regolatorie come la GDPR e il California Consumer Privacy Act. Questo sta portando i maggiori player del mercato a restringere in maniera considerevole il tracciamento:

    • Apple ha aggiornato per tutti gli utenti la sua anti-tracking feature (“ITP”) del browser Safari e adesso le informazioni raccolte scadranno dopo un giorno, rispetto ai sette della versione precedente;
    • Mozilla ha recentemente incluso di default un’opzione predefinita di blocco dei cookie di tracciamento su Firefox;
    • Google ha introdotto la possibilità di cancellare lo storico della navigazione mappata dai cookie su più siti;
    • Facebook sta effettuando i primi test sul nuovo strumento per scollegare i dati.

    Quindi, ci troviamo di fronte ad una serie di interventi in divenire che avranno un impatto concreto. La stessa Google ha stimato che le limitazioni del retargeting tramite i cookie porteranno ad un calo del 52% delle entrate dell’investimento media e David Baser (Product Management Director di Facebook) ha dichiarato di aspettarsi: “una diminuizione delle entrate come conseguenza di ad meno rilevanti e pertinenti”. Infatti osserviamo un vero e proprio paradosso, da un lato, gli utenti chiedono un maggiore controllo dei propri dati ma dall’altro vogliono una maggiore personalizzazione di contenuti, offerte e comunicazioni. In questo scenario, si affaccerà sempre di più un nuovo modello di retargeting basato meno sulla navigazione ma più sulle interazioni con i contenuti che diventeranno centrali per poter profilare gli utenti in base a bisogni, tipologie di prodotti e modalità d’acquisto. Una delle nostre priorità sarà quindi l’analisi e l’interpretazione dei feedback attorno alle diverse tipologie di contenuti (informativi, promozionali, ispirazionali, etc.) per creare segmenti di pubblico e contenuti ad hoc per muoverli nel percorso d’acquisto. Ne parlo maggiormente nel dettaglio in questo articolo dedicato agli ultimi dati su Facebook ads.

    4.Non esiste content marketing (efficace) senza collaborazione

    Abbiamo già parlato della centralità della strategia di content marketing ma (se ce ne fosse bisogno) una recente ricerca effettuata da LinkedIn mette in risalto come la creazione di contenuti efficaci (58% degli intervistati) sia una delle priorità dei marketer nel 2019. Eppure persistono ancora delle barriere che bloccano gli addetti ai lavori e vanno ricercate, come emerso dall’ultimo studio di Adobe (Adobe’s State of Creative and Marketing Collaboration survey), nella mancata comunicazione tra team e la relativa ghettizzazione del content marketing al solo team creativo:

    • soltanto il 35% dichiara di avere un processo di creazione e distribuzione del contenuto ben coordinato;
    • solamente il 28% dei creativi affermi di essere coinvolto nella fase di reportistica e lamenta di conseguenza una mancata visibilità sulla performance dei contenuti;
    • il 71% vorrebbe coinvolgere maggiormente il team creativo nella fase di pianificazione.

    Ai dati appena riportati, vanno aggiunti altri due spunti: la mancanza di tempo viene indicata come la principale sfida nel processo di creazione e come diretta conseguenza il 90% dei contenuti dei brand è un copia e incolla/adattamento tra più canali social. Un dato interessante che apre uno spazio di riflessione su scalabilità, content intelligence ed efficienza operativa.

    Ad oggi, la principale sfida risiede nel superare gli steccati tra chi si occupa di analisi, creazione e pianificazione media. La ragione è presto detta: parliamo di team con flussi di lavoro diversi, linguaggi differenti e obiettivi specifici ma che giocano un ruolo complementare. Alcune linee guida che i brand possono mettere in campo per far fronte a queste sfide:

    • strategia – fuori dalle peculiarità di ogni team, bisogna definire obiettivi e KPIs comuni dando una visione condivisa che copra il medio e lungo periodo;
    • processi – andremo a coprire funzioni e tempistiche (chi si occupa di cosa e quando?), condivisione delle informazioni (procedure standardizzate su come redigere documenti di brief per gli altri team), organizzazione dei momenti di confronto tra i team, procedimenti chiari sui momenti di convalida, approvazione e revisione;
    • tool e infrastrutture – dotare i team di uno spazio di lavoro comune e dove sia possibile condividere agilmente l’informazione. Ovviamente, si tratta di un punto chiave ma assolutamente inutile se non si è agito a monte su strategia e processi.

    Questo era l’ultimo social media trend che volevo coprire ma se pensi che ci siano altre tendenze chiave da sviscerare, ti aspetto con piacere nei commenti.

  • Content Marketing per eventi, il primo corso a Milano

    Content Marketing per eventi, il primo corso a Milano

    Il 5 giugno a Milano si terrà il primo corso sul Content Marketing dedicato agli organizzatori di eventi. Un’occasione per apprendere suggerimenti e tecniche su come utilizzare il contenuto per agganciare le enormi opportunità della comunicazione online.

    Il Content Marketing è una branca del Marketing che negli ultimi anni, specialmente nell’era della comunicazione digitale, sta ricoprendo un ruolo sempre più crescente. Tanto per dare qualche dato, alcuni analisti rilevano che la spesa per il Content Marketing passerà, a livello globale, dai 4,2 miliardi di dollari del 2018 ai 9,6 miliardi di dollari entro il 2013. Un volume di affari che aumenta più del doppio nel giro di 5 anni.

    Una parte consistente del Content Marketing è rappresentata proprio dal ruolo che giocano i social media, questi strumenti sono oggi una parte integrante di questa branca del Marketing.

    Questa premessa per introdurvi ad un corso, il primo nel suo genere, sul Content Marketing dedicato agli organizzatori di eventi. Una giornata a Milano, il 5 giugno 2019, insieme a due docenti d’eccezione come Alessandra Boiardi e Cristina Maccarrone che illustreranno modalità, tecniche, suggerimenti su come utilizzare il contenuto per sfruttare al meglio le grandi opportunità che offre la comunicazione digitale oggi.

    content marketing eventi

    Ci si concentrerà quindi sulla SEO, che non è morta, anzi. Se ricordate, qualche mese fa avevamo riportato i dati di una interessante ricerca di Clutch che rilevava come il search, all’interno di un contesto B2B, sia ancora rilevante. Infatti le audience B2B entrano in contatto con in contenuto prevalentemente dal search 87% e poi dai social media 85%.

    Due aree di argomenti che saranno oggetto del corso, senza tralasciare l’altro grande tema legato alla Reputazione. Tutte tematiche che riguardano direttamente anche chi è alle prese nell’organizzazione di eventi e vuole imparare ad usare meglio gli strumenti digitali per comunicarli meglio e per coinvolgere gli utenti interessati.

    L’evento formativo si rivolge ad agenzie di organizzazioni di eventi e meeting planner d’azienda. E questo è il programma della giornata:

    Content marketing: cos’è e a cosa serve nel mondo degli eventi

    • Inbound marketing: blog, social media, SEO, brand journalism
    • Tutto inizia dalla strategia
    • L’importanza della pianificazione (chi meglio di voi lo sa?) → piano e calendario editoriale
    • Tone of voice → come si comunica è fondamentale
    • Come fare in modo che il tuo sito per l’evento sia indicizzato e sia sempre ai primi posti quando si è alla ricerca di informazioni
    • Le cose da sapere sulla SEO e come utilizzarla per gli eventi

    Social media marketing

    • Che tipo di contenuti
    • Quali social e principali differenze
    • I tool
    • Principali tool di content marketing e social media marketing
    • Tool di analisi

    Personal branding

    • Cos’è e come farlo al meglio

    Esercitazione finale

    • Le ultime 2 ore saranno dedicate a un’esercitazione pratica personalizzata

    Come detto all’inizio, le docenti della giornata sono:

    Alessandra BoiardiAlessandra Boiardi, giornalista, content manager di MeetingeCongressi.com, formatrice per corsi di content management (Ordine dei giornalisti della Lombardia e associazioni).

     

     

     

    cristina maccarroneCristina Maccarrone, giornalista, blogger e formatrice per corsi di content marketing (Randstad, Civica, Ordine dei giornalisti della Lombardia) oltre che social media editor.

     

     

     

    Il corso si terrà presso lo Studio 4 in Via Eustachi 31 a Milano (nei pressi di Porta Venezia). Il termine per le iscrizioni è il 30 maggio e il costo della partecipazione dell’intera giornata è di 159 euro, iva compresa.

    Per iscrizioni e informazioni, potete scrivere a contentpereventi@gmail.com.

  • Twitter, trimestrale impietosa: utenti crollano a 321 milioni

    Twitter, trimestrale impietosa: utenti crollano a 321 milioni

    Twitter ha da poco reso noti i dati relativi all’ultima trimestrale del 2018. Nonostante un fatturato in crescita pari a 909 milioni di dollari, la piattaforma fa registrare un nuovo calo degli utenti. Adesso il numero complessivo è sceso a 321 milioni.

    Questo è il periodo dell’anno in cui si tiranno le somme finanziarie e c’era quindi molta attesa per i dati finanziari di Twitter che fanno riferimento all’ultima trimestrale del 2018. Non è che ci si aspettasse di vedere numeri sempre in crescita come abbiamo visto qualche giorno fa con Facebook, però c’era molta attesa, anche in relazione al grande sforzo che Twitter ha fatto, soprattutto nella seconda parte dello scorso anno, per contrastare sulla piattaforma spam, account fake, fake news, contenuti d’odio. I numeri che escono fuori da questa trimestrale sono proprio relativi a questo grande sforzo, che in effetti ha pagato solo in parte, senza risolvere i grandi problemi di Twitter.

    Twitter Q4 2018, bene i ricavi

    Guardando al dato esclusivamente finanziario, Twitter in termini di ricavi batte le attese degli analisti realizzando un fatturato di 909 milioni di dollari che significa +24% rispetto allo scorso anno. Un dato molto positivo per la società guidata da Jack Dorsey. L’utile netto è di 244 milioni di dollari, o 0,33 centesimi di dollaro per azione. Le attese degli esperti finanziari erano di 895 milioni di fatturato e un utile per azione di 0,25.

    I ricavi dalla pubblicità sono stati 791 milioni di dollari, cioè l’87% dei ricavi dell’azienda. Gli “utenti attivi giornalieri monetizzabili” sono ora a 126 milioni, rispetto ai 124 milioni del trimestre precedente. Dati, tutto sommato, incoraggianti.

    twitter trimestrale 2018

    Twitter Q4 2018, il crollo degli utenti: 321 milioni

    Ma lo stesso, purtroppo non si può dire per quel che riguarda il grande problema irrisolto di Twitter, ossia la (non) crescita degli utenti, ormai ferma da troppo tempo. I dati che escono da questa ultima trimestrale sono impietosi perchè il numero complessivo è 321 milioni di utenti globali. Erano 326 milioni nella scorsa trimestrale. E’ un dato in discesa da ormai 4 trimestrali, l’ultimo è proprio, senza mezzi termini, un crollo. E la notizia è che dalla prossima trimestrale Twitter non rivelerà più il dato degli utenti mensili complessivi, ma solo il dato relativo agli utenti giornalieri e come abbiamo visto prima sono adesso 126 milioni. Solo che Twitter renderà pubblico il dato “monetizzabile”, sono quindi quelli che accedono a Twitter via web o via app e che dovrebbe essere un dato utile per aziende che vogliono usare la piattaforma per le loro inserzioni pubblicitarie.

    twitter ultima trimestrale 2018

    Questa ulteriore perdita di utenti è imputabile certamente alla pesante pulizia di utenti che Twitter ha messo in atto dalla seconda metà dello scorso anno, ma è causa anche dai tanti accordi interrotti con diversi vettori legati agli SMS e ai tanti accordi interrotti con società che offrivano servizi in terze parti.

    Proviamo però a fare una riflessione insieme. Se questo è il dato relativo alla “pulizia” fatta da Twitter per eliminare account fake e spam dalla piattaforma, facendo crollare così tanto il numero complessivo, allora è lecito pensare che gli utenti “veri” che utilizzano la piattaforma sonno davvero pochi. La piattaforma era quindi affollata da account bot e spam, e non è detto che sia finita qui. Quindi questo vuol dire che lo sforzo fatto in realtà non ha pagato del tutto, anche perchè c’è ancora molto da fare e Twitter, presentando i numeri di questa trimestrale ha fatto sapere che l’obiettivo principale ora è questo, intensificando anche i controlli. Ma dopo è tutto da ricostruire.

    Speriamo quindi che le novità tanto annunciate di recente possano aiutare a ricostruire una base utenti più solida.

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    Update [ore 17.10 7 febbraio 2019]: il titolo TWTR all’apertura delle contrattazioni a Wall Street perde già il 10,6%-