Tag: social media marketing

  • FMCG su Facebook e Instagram: dati, insight e trend

    FMCG su Facebook e Instagram: dati, insight e trend

    Ecco una interessante ricerca che ci mostra l’evoluzione delle principali metriche su Facebook e Instagram in relazione al settore FMCG Food, i beni di largo consumo legati alla categoria alimentari e bevande.

    Di recente, sono stato ospite del gruppo Ferrero dove ho presentato una mia ricerca legata all’evoluzione delle principali metriche su Facebook e Instagram nel settore FMCG Food. Ovvero, i beni di largo consumo legati alla categoria alimentari e bevande.

    Personalmente trovo molto interessante la sinergia tra social media marketing e questo settore, in quanto le attività di marketing e comunicazione su questi canali posso dare risposta a nuove e tradizionali sfide del mondo fast-moving consumer goods:

    • segmentazione del posizionamento. Oggi, i beni di largo consumo alimentari stanno facendo esperienza di una crescente concorrenza proveniente da brand locali emergenti. Senza contare gli ottimi risultati, figli (anche) della crisi economica, delle private label (marca del distributore) che solo in Italia hanno aumentato la loro quota di mercato del 19%;
    • generare insight sui consumatori. Attività estremamente importante per comprendere quali linee di prodotto stanno ricevendo il miglior ritorno e in particolare in un periodo come questo caratterizzato da un’evoluzione dei modelli di consumo con una sempre maggiore attenzione da parte dei consumatori a tracciabilità, utilizzo delle materie prime, attenzione alla salute, etc.;
    • creazione di una brand equity distintiva. Non dobbiamo dimenticare che il settore FMCG è caratterizzato da una forte volatilità e una facile capacità di sostituzione nel carrello dei consumatori. Ergo, risulta fondamentale veicolare una conoscenza della marca e brand image (percezioni su una marca che determinano le associazioni di marca) differenziale per aumentare la loyalty;
    • innovare il product display. Per i beni di largo consumo, l’esposizione e riconoscibilità del prodotto risultano da sempre fondamentali per influenzare il processo d’acquisto. Basti pensare agli importanti investimenti sul packaging. Ragione per cui, i social possono diventare un canale chiave per il visual storytelling di marca.

    Detto questo, di seguito trovi tutti i dati e le evidenze emerse dall’analisi.

    Facebook

    Contrariamente ad altri settori, che hanno reagito al cambio di algoritmo di Facebook e al conseguente calo della reach organica con un esponenziale aumento del budget in paid advertising, possiamo osservare una lieve diminuzione della spesa. In aggiunta, questo dato si accompagna ad una crescita del 2% della reach a pagamento. Insomma, dati che fanno sperare in una nuova maturità legata all’ottimizzazione del budget.

    FMCG: spesa advertising su facebook

    FMCG: dati reach a pagamento su Facebook

    Tuttavia, bisogna sempre mettere a confronto le metriche per poterle interpretare correttamente. Infatti, constatiamo un evidente declino del click through rate (il rapporto tra numero clic e visualizzazioni) che passa da 1.08 a 0.75 e viene accompagnato da un (seppur lieve) incremento del CPC (costo per click). Questi numeri confermano (purtroppo ancora una volta) come siamo ancora lontani da una performance legata a

    • segmentazione del pubblico a target;
    • parcellizzazione del retargeting;
    • personalizzazione delle leve di content marketing a seconda dell’audience coinvolta.

    Al contrario, ci troviamo davanti ad una comunicazione massiva, rivolta a un pubblico ampio e non ben definito, che porta fisiologicamente a un divario tra costi e risultati. Comunque su questo argomento, ti rimando a un mio articolo a riguardo.

    FMCG: i dati sul CTR su facebook

    FMCG: i dati sul CPC su facebook

    A tal proposito, è interessate notare come a livello mondiale i video siano diventati il formato più sponsorizzato nel 2018, raggiungendo le foto, ma per quanto riguarda i beni di consumo alimentari rappresentano soltanto il 20% dei contenuti complessivi pubblicati e sono caratterizzati da una chiara riduzione delle visualizzazioni a pagamento.

    i dati sui formati più sponsorizzati su facebook

    la tipologia di contenuti condivisi su facebook dai brand FMCG

    Nonostante le sirene dei marketing guru, i video non sono la panacea di tutti i mali. Esattamente come per gli altri formati, il punto centrale è la rilevanza di cosa proponiamo in relazione alle reali aspettative ed esigenze del pubblico. Quindi, bisogna fare una riflessione sui contenuti proposti. Ad esempio le video ricette e la mera esposizione del prodotto, leve che vanno per la maggiore, non sono dei differenziali che permettono di posizionarsi realmente in quanto vengono proposti da svariati profili. Per di più, il tema del posizionamento ha un impatto diretto e concreto sul targeting paid. Mi spiego meglio, le visualizzazioni di per sé sono delle vanity metrics ma se ottimizzate per generare un reale interesse permettono di definire un funnel profilato di retargeting.

    FMCG su Facebook: i dati delle visualizzazioni video

     

    Per concludere questa prima parte dell’articolo relativa a Facebook, osserviamo un crollo delle interazioni ancora più marcato rispetto all’esperienza di altre categorie merceologiche. Ad ogni modo, bisogna prendere in considerazione che stiamo analizzando l’evoluzione temporale. Viceversa, se ci spostiamo dalla tendenza ai totali, il settore FMCG Food resta nella lista dei leader per engagement grazie alla presenza al suo interno di molti lovemark. Ciò nonostante, i dati appena citati indicano con chiarezza come il vento stia cambiando.

    I settori con i migliori risultati per engagement su facebook e instagram

    Instagram

    Il settore FMCG non fa eccezione rispetto agli altri e assistiamo ad un trend positivo di crescita legato alle interazioni e visualizzazioni dei post sulla piattaforma. In ogni caso, questa luna di miele è destinata a finire nel medio periodo in quanto sta aumentando in modo vertiginoso l’investimento paid (qui tutti i dati) nel canale. Fisiologicamente, tutto questo andrà ad impattare i risultati organici.

    FMCG su Instagram: i dati relativi ad engagement e interazioni

    FMCG su Instagram: i dati relativi alle visualizzazioni dei post

    Nondimeno, assistiamo ad un’opportunità mancata legata alle Instagram Stories con un tasso di adozione nettamente inferiore rispetto alle medie globali (siamo passati dal 25% al 50%) di tutti gli altri settori.

    Evoluzione delle condivisioni legate alle Instagram Stories

    Di conseguenza, abbiamo un risultato (molto) più basso, legato alle visualizzazioni generate da questo formato, in relazione ai brand delle altre categorie. Ovviamente, in tutti i settori i post sono ancora il principale strumento per veicolare reach e impression, dato che andrà a cambiare vista l’esponenziale crescita dell’adozione relativa alle Instagram Stories tanto dal lato degli utenti quanto da quello dei brand, ma in questo caso osserviamo una forchetta decisamente più ampia.

    FMCG su Instagram: le visualizzazioni di post e Stories

    Reach e impression di post e stories su instagram

    Risulta quindi naturale aprire una discussione sulla connessione tra post e Stories, in quanto i dati evidenziano la sinergia dei due formati. Ovvero, i post agiscono da attivatori, grazie alla maggiore copertura, per indirizzare gli utenti sulle Stories che amplieranno lo storytelling del contenuto sul newsfeed, agiranno da asset conversazionale stimolando i direct message e promuoveranno il drive to website (swipe up).

    Leggi anche

    Trasformare la passione in acquisti su Instagram: il case study La Redoute

    In conclusione, i dati ci mostrano come ci sia ancora da rimboccarsi le maniche ma allo stesso ampi spazi di manovra ed opportunità. In ogni caso, i brand FMCG non hanno molta scelta: il posizionamento è qualcosa di realmente chiave per non essere considerati intercambiabili e facilmente sostituibili con altri player della stessa categoria.

    Se vuoi segnalare brand FMCG che secondo te lavorano molto bene sui social, lascia un commento.

  • Social Media, alcuni consigli (speriamo graditi) per affrontare il 2019

    Social Media, alcuni consigli (speriamo graditi) per affrontare il 2019

    I Social Media sono ormai strumenti fondamentali per comunicare oggi e di questo ormai ne siamo tutti, più o meno convinti. Ma ci sono alcune considerazioni da fare e alcuni consigli da valutare per usarli al meglio in questo 2019, anche per evitare di commettere sempre gli stessi errori. E speriamo che questi consigli siano graditi.

    Il 2019 sarà l’anno dei Social Media. No, questa la si diceva già nel 2012, quando, da circa un anno, si era unito anche Google + nel panorama degli strumenti digitali da utilizzare, e abbiamo visto tutti come è finita, anzi, come finirà. Questa vuole essere solo una considerazione ad ampio raggio, chiamiamoli anche “consigli“, speriamo graditi, ma che potranno tornare utili per affrontare questo nuovo anno appena iniziato evitando di ripetere gli stessi errori. Sono alcuni consigli rivolti a chi usa questi strumenti per comunicare, quindi professionisti e aziende, ma valgono anche in generale. E sono anche considerazioni sul fatto che ormai i Social Media stanno avviandosi verso una sorta di “maturazione”, anche se una vera e propria maturazione non è stata ancora raggiunta. Nonostante l’emergere, negli ultimi due anni soprattutto, dei contenuti effimeri, è vero anche che si va sempre più verso una modalità di contenuto che vira verso la narrazione (leggi “storytelling”) e verso più qualità e meno quantità, quindi, razionalizzazione e ottimizzazione degli sforzi, più contenuti emozionali, che è quello che chiedono gli utenti.

    Le piattaforme devono recuperare la fiducia degli utenti

    Partiamo però da un primo punto, le piattaforme, quindi Facebook (prima di tutte), Twitter, LinkedIn, Instagram, nel 2019 devono lavorare per riconquistare la fiducia degli utenti. Il 2018 è stato l’anno delle continue violazioni della privacy, lo scandalo Cambridge Analytica che ha travolto Facebook ha segnato tutti. Ma non è solo un tema legato solo alla piattaforma di Mark Zuckerberg, certo è la più grande e la più usata, ma quel senso di insicurezza e di sfiducia ha via via influenzato anche le altre piattaforme. Quello che devono fare le aziende e i professionisti è quindi usare una comunicazione quanto più orientata ad una maggiore consapevolezza verso questi temi e, ovviamente, attendersi che anche le piattaforme facciano la loro parte.

    social media consigli 2019

    Quando comunicazione fa rima con narrazione

    I Social Media ha dimostrato in questi ultimi tre/quattro anni di essere strumenti adatti per “narrare”, raccontare storie, coinvolgere, emozionare, tutti sinonimi di narrazione che trovano casa comune in un termine che va sotto il nome di “storytelling“. Definizione fin troppo abusata, certo, ma nel 2019 sentiremo parlare forse più del suo senso che non del termine stesso. Si è giunti quindi al momento in cui le aziende devono trovare il modo di sapersi raccontare, aprirsi verso il proprio pubblico coinvolgendoli con quello che è già in loro possesso, ossia la loro storia fatta di fatica, soddisfazioni, emozioni. Meglio quindi orientarsi verso una narrazione più personale, più umana, fatta di tante storie in cui lo stesso utente ha la possibilità di riconoscersi, creando quella bella empatia che è sempre difficile da creare.

    Di conseguenza, è opportuno concentrarsi sulla narrazione della propria azienda, del proprio marchio attraverso i Social Media. Badate, tutte le aziende hanno una storia da raccontare, bisogna “solo” (si fa per dire) trovare la modalità giusta e la piattaforma adatta, bisogna lavorare sulla community che si è creata in questi anni e comprendere come veicolare al meglio questo tipo di contenuti. E’ un lavoro duro, ma, per “emergere” dal frastuono dei contenuti che ogni giorno viene condiviso sui social media, è meglio dedicarsi in questo 2019 su una modalità che è più stimolante per il proprio pubblico.

    Ecco le novità tech e digital che vedremo nel 2019

    Nel 2019 la qualità supererà la quantità

    E’ forse giunto il tempo di rendersi conto che la quantità non può essere più la sola motivazione per condividere contenuti, una modalità che spesso si traduce in una comunicazione poco appagante e ridondante, senza capacità di coinvolgimento. Allora, meglio lavorare su contenuti di qualità. E vi starete chiedendo, “ma dove la vado a prendere questa qualità?”. Semplice, iniziamo a usare più creatività per i nostri contenuti, iniziamo a creare contenuti che sappiano davvero ispirare e coinvolgere. La creatività è la chiave per riuscire a creare una comunicazione di qualità ed efficace, solo che ha bisogno di impegno, ecco perchè spesso manca. Ci si è ormai assuefatti ad una comunicazione ormai standardizzata, sempre uguale, sempre con quel sapore del “già visto da qualche parte”. Allora, meglio osare più creatività che omologarsi ad una comunicazione che non coinvolge.

    Gli influencer saranno sempre più coinvolti

    Il 2019 sarà l’anno in cui il fenomeno degli influencer e dell’influencer marketing sarà sempre più fondamentale. Già si è scritto tanto su questo tema e, in tempi non sospetti, qui sul nostro blog, era più o meno il 2012, avevamo già parlato di “micro influencer” che sembra essere oggi il trend del momento. In realtà, il tema dell’influencer marketing nel 2019 sarà più maturo e sarà sempre più usato perchè le aziende cominciano a comprendere, non solo la sua efficacia, ma soprattutto il suo aspetto non diretto, quello che spesso non è stato facilmente compreso. Nel senso che le aziende quando decidevano di abbracciare una strategia di influencer marketing “forzavano” sempre la mano verso un legame e una comunicazione sempre più diretta. Invece non deve essere così. L’influencer marketing differisce dalle altre forme di marketing proprio per questa caratteristica. Nel 2019 vedremo quindi maggiore consapevolezza da questo punto di vista ed influencer sempre più efficaci.

    Scegliere le piattaforme giuste

    Ad alcuni sembrerà banale, qualcosa di scontato, ma in realtà non è proprio così. Il 2019 è l’anno della narrazione sui social media, di una comunicazione più creativa, originale, di qualità, come abbiamo già detto. Di conseguenza, le aziende e i professionisti devono lavorare sulla scelta delle piattaforme più adatte. Il che significa, conoscerle bene, conoscere gli utenti che le frequentano e da lì considerare le stesse in virtù della propria azienda, quindi del proprio marchio, della propria comunicazione. Significa quindi prestare più attenzione alla conoscenza delle piattaforme e decidere di parlare a pubblici sempre più segmentati, sempre più specifici per esprimere una comunicazione sempre più mirata. E’ il momento di rendersi conto che è finito il tempo in cui valeva dire di essere su “ogni piattaforma”. No, in virtù di quello che abbiamo fin qui detto, è arrivato il momento di essere più specifici, più diretti verso il proprio pubblico.

    Ma attenzione, questo pubblico è sempre più preparato. Allora, meglio lavorare su piattaforme che possono aiutare a veicolare meglio questo tipo di comunicazione, facendoci aiutare da una forte dose di creatività che darà vita ad una comunicazione più originale, personale e coinvolgente.

  • Le condivisioni sui Social Media sono in calo, meglio puntare sulla qualità

    Le condivisioni sui Social Media sono in calo, meglio puntare sulla qualità

    Le condivisioni sui Social Media sono in calo, è un dato inconfutabile che chiunque gestisca un sito o un blog può constatare. E anche le visualizzazioni delle pagine, come rileva nel suo “Content Trends Report 2018” Buzzsumo. La saturazione dei contenuti porta sempre più verso una riduzione dell’attenzione del pubblico, quindi verso una riduzione delle condivisioni.

    Per gli gestisce un sito di informazione o per i blogger questa notizia forse sarà già risaputa, un dato con cui, forse staranno combattendo già da qualche mese. La notizia è che le condivisioni sui social media sono in calo. Il dato emerge, in maniera chiara, dal nuovo report di Buzzsumo “Content Trends Report 2018“. E notizia nella notizia è che, per la prima volta, si nota un calo delle visualizzazioni delle pagine, dato però che riguarda solo i siti e blog che si poggiano su wordpress.com. Molti dei blogger e dei siti di informazione però poggiamo sulla versione estesa di WordPress, ma il dato, per certi versi può essere riscontrato anche in questa circostanza.

    Il dato del calo delle condivisioni Buzzsumo lo ha rilevato considerando 100 milioni di articoli pubblicati da gennaio a novembre 2017 e comparandoli con lo stesso periodo del 2015.

    Questi due grafici dimostrano in effetti il calo nelle condivisioni. La ricerca mostra come solo una piccola parte dei contenuti pubblicati riesca ad ottenere un numero di condivisioni alte.

    curva condivisioni social media buzzsumo

    Il primo grafico rappresenta la distribuzione dei contenuti sui social media.

    istogramma condivisioni social

    Invece, l’istogramma che vedete qui sopra ci mostra che solo una piccolissima parte riesce a raggiungere le 350 condivisioni, il restante 95% registra condivisioni molto basse.

    calo condivisioni buzzfeed

    Guardate, questo in alto è il calo delle condivisioni di Buzzfeed.

    Se la notizia è questa, la domanda che viene spontanea è: “perchè?”. Prima di passare ad una possibile risposta, sapete che per blogger e siti di informazione il dato relativo alle condivisioni sui social media è di grande importanza, per il fatto che costituisce il dato più visibile, quello che balza subito agli occhi del lettore realizzando una equazione che spesso, o comunque non sempre, non corrisponde a qualità. E cioè: più è condiviso, più è interessante. Non è sempre così. E su questo ci si potrebbe ragionare per mesi.

    Ma restiamo sempre sulla notizia, come sapete ormai da più di 2 anni Twitter ha eliminato il contatore delle condivisioni, cioè di quante volte il contenuto viene twittato. Il tutto per risparmiare risorse in quanto quei contatori assorbono molta energia dai server. Fu un vero panico. Successivamente fu la volta di Google+, e qui, per la verità nessuno (o quasi nessuno) se ne accorse, si proseguì come se niente fosse. All’inizio del mese di febbraio è stata la volta di LinkedIn a togliere il contatore di quante volte il contenuto venisse condiviso sulla piattaforma, lo riportava l’amico Riccardo Scandellari sulla sua pagina Facebook, complicando ancora di più le cose. Sembra che al momento come contatore ancora attivo sia rimasto quello di Facebook.

    Ora, fatta questa premessa che aiuta a comprendere il contesto (anche se può sembrare solo in parte scollegata da questa notizia), arriva il report di Buzzsumo a dirci che le condivisioni sui social media sono in calo. E la spiegazione è presto detta, e ci avvaliamo di un grande esperto come Mark Schaefer il quale sostiene che tutto questo era prevedibile, per il semplice motivo che l’aumentare dei volumi di contenuti pubblicati avrebbe avuto come conseguenza il calo d’attenzione da parte del pubblico. Questo si riversa direttamente sul conseguente calo delle condivisioni. Quello che sostiene Schaefer, e che constatiamo anche nella nostra attività qui su InTime, è che è vero che si deve essere primi a dare una notizia, ma alo stesso tempo di deve essere originali. E questo è in effetti molto difficile.

    calo condivisioni social media buzzsumo

    Qualche consiglio su come agganciare una notizia calda, con qualità

    Fateci caso, quando una notizia comincia ad essere “calda” vedete che in poco tempo comparirà, quasi come un continuo copia-incolla, più o meno ovunque. In quel momento il lettore ha già avuto la notizia, l’ha già letta. Se si dovesse tentare di riportare la notizia, perchè importante e in linea con la propria linea editoriale, allora è necessario fare uno sforzo di qualità notevole. E come? Intanto conviene lanciarsi sulla scia se si conosce bene il tema che si sta trattando, dare un’orizzonte storico ad una notizia, anche appena uscita, è sinonimo di conoscenza dell’argomento e il lettore se ne accorge. A quel punto, conviene arricchire, in maniera abbastanza veloce, tutto dando il proprio punto di vista, dare un tocco personale ad una notizia di cui tutti già parlano ma che, per la fretta, omettono alcune considerazioni importanti. Questo si traduce in un contenuto di qualità. Ma, badate bene, tutto deve essere fatto in velocità.

    Altro consiglio è quello di, data una situazione in cui tutti parlano di quella notizia, di puntare su un tema ristretto, di nicchia, alla vostra portata, a quel punto andrete a sparigliare le carte in tavola. Anche questa è una strategia difficile da mettere in pratica, ma estremamente efficace. In questa strategia vale molto puntare su community di nicchia e puntare, quindi, sui gruppi di Facebook, ad esempio.

    Di fatto, in questa difficoltà si trovano anche agenzie e marketers che troveranno grandi difficoltà a spiegare ai clienti questo calo delle condivisioni che va a confluire in un calo delle metriche generale. Il dato che emerge è che si deve andare oltre a questa visione che abbiamo avuto finora, si deve cominciare a ragionare su nuove metriche, come appunto al costruzione di una community interessata, si deve ragionare in termini di qualità e dare valore e significato alla SEO, spesso dichiarata per morta in questi ultimi anni. Qualche settimana fa riportavamo il dato che Facebook sta portando sempre meno traffico ai siti, tra l’altro dato che si lega bene alla notizia che stiamo dando adesso, notando anche che il search ha sorpassato i social in termini di traffico referral. Google ha sempre il suo valore.

    Ecco, alla luce di tutto questo, per quanto possa sembrare difficile, si deve cominciare a ragionare su elementi nuovi. Il valore di un contenuto non può essere più solo, e soltanto, misurato dalle condivisioni sui social. Ma c’è bisogno di guardare altrove. sarà un percorso non facile, certo, ma doveroso.

    Ovviamente, queste sono solo considerazioni su una notizia basate molto sull’esperienza diretta, che non hanno valore assoluto, esprimono solo un punto di vista. Per questo, se avete anche voi considerazioni da fare, esprimere pareri e condividere esperienze, questo è il luogo adatto per farlo. Potremo contribuire a sviluppare nuove idee.

    Potete scaricare il report da qui.

  • Social Media e Aziende, la principale sfida resta la carenza di risorse

    Social Media e Aziende, la principale sfida resta la carenza di risorse

    Una recente ricerca, condotta da The Manifest e Smart Insights, evidenzia come una delle principali sfide che le aziende devono affrontare per adottare i social media all’interno del proprio business è la carenza di risorse, sia finanziare che risorse umane (26%). Per il 24% dei casi, invece, la principale sfida è l’assenza di una strategia.

    Trattiamo spesso il tema social media in chiave business qui sul nostro blog, cercando di offrire spunti e idee alle aziende, ai professionisti, ai marketer al fine di dare una panoramica sempre più ampia soprattutto per quelle che sono le sfide da affrontare. Ed è proprio in termini di sfide che vogliano parlarne oggi, presentandovi questa interessante ricerca di The Manifest, agenzia globale con sede a Whashington, e Smart Insights che hanno interpellato 344 social media marketer provenienti da aziende, B2B e B2C, con almeno 10 dipendenti, da Regno Unito (30%), Stati Uniti (22%), Australia (5%), India (5%) e Germania (3%).

    Certo, penserete, c’è poca Europa e niente dall’Italia, ma quello che davvero interessa è sapere come le aziende di tutto il mondo affrontano la sfida di rendere i social media strumenti di business sempre più efficaci e quali siano le difficoltà o le sfide che esse affrontano per realizzare questo obiettivo. Un tema che riguarda anche le aziende del nostro paese.

    social media aziende sfide

    Prima di partire con i  risultati, va detto che il 52% degli interpellati ha dichiarato che i social media hanno contribuito ad aumentare i ricavi e le vendite delle aziende in cui collaborano.

    Dalla ricerca emerge per il 26% dei marketers, quindi oltre un quarto degli interpellati, la prima vera grande sfida da affrontare è la carenza di risorse, in termini di risorse umane e finanziarie. Questa è una delle sfide principali che le aziende devono affrontare, un dato che vale anche per il nostro paese. E come si supera? Prima di tutto occorre che l’azienda intenda i social media come un vero strumento di marketing e ancora questo non succede ovunque. I social media sono strumenti per portare avanti azioni di marketing e, come tali, necessitano di persone e di risorse finanziarie adeguate. Un suggerimento, che viene anche dalla ricerca e da alcuni casi di studio, è quello di implementare strategie di Influencer Marketing. In assenza di risorse, il lavorare con influencer, mirati e affini con l’azienda, può essere una valida alternativa per superare la carenza di risorse e assicurarsi, grazie all’attività degli influencers che diffondono il messaggio dell’azienda, brand awarness e followers. Alternativa valida, certo, ma può non essere valida in alcuni contesti. Pensiamo al nostro paese, dove è difficile affrontare questi temi in un contesto di PMI. Ma non è detto che sia impossibile.

    social media sfide aziende

    Al secondo posto, delle principali sfide che i marketers devono affrontare per usare i social media all’interno dell’azienda in cui operano, troviamo l’assenza di una strategia al 24%, ossia quasi un quarto degli interpellati. Si tratta di un dato elevato e preoccupante. Significa che ci sono ancora aziende che non reputano i social media come strumenti per fare marketing, non li prendono ancora troppo sul serio. In questo contesto ci sarebbe piaciuto conoscere il dato italiano. E’ bene essere chiari, senza una strategia non si va da nessuna parte. Non ci può essere adozione dei social media come strumenti se non si ha ben di fronte che cosa si vuole ottenere. E cioè: quali siano gli obiettivi di business; quale sia il pubblico a cui si vuole mirare e quale sia il contesto dei competitors; quali siano i canali social media che meglio possono essere adeguati rispetto ad altri; quale sia il contenuto che si vuole diffondere; quali siano le risorse (torniamo alla prima sfida); quali siano gli strumenti per tracciare i risultati. Senza questi elementi non si va da nessuna parte, utili per capire la strategia da mettere in atto.

    Terza sfida principale riscontrata dai marketers è la costruzione di una community, anche questa sfida al 24%. Vero, è difficile costruire una community di followers al giorno d’oggi. Un problema che riscontrano molte aziende, per il semplice fatto che tutte, più o meno, agiscono allo stesso modo, senza far emergere cosa le distingue davvero dalle altre. In dato che oggi gli utenti notano e apprezzano di più, in un contesto di aziende molto affollato, è quel qualcosa in più, quel dato caratteristico che distingue ogni azienda, quell’elemento che porta l’utente a sceglierle. Non è facile, ma la strada per la costruzione di una community di followers passa anche da qui. E, soprattutto, non commettere l’errore di usare i social media come strumenti passivi, come può essere un manifesto, sperando che poi gli altri lo vedano. No, i social media sono strumenti attivi, bisogna andare a prendere le persone, bisogna guadagnarsi lo spazio, come scrivevamo qualche mese fa, e non comprarlo.

    Ecco, queste sono le tre sfide principali, quelle più sentite dai marketers interpellati dalla ricerca. A seguire troviamo il tracciare i risultati (17%), tema molto sentito anche nel nostro paese. Ebbene, i social media sono strumenti che ci permettono di raccogliere dei dati, questi devono poi essere analizzati, bisogna che ci siano strumenti che permettano di tracciare questi dati per avviare una strategia che abbia come obiettivo quello di investire sempre sulla relazione con i clienti, che è quello che maggiormente interessa.

    Questi sono i risultati più rilevanti che emergono da questa interessante ricerca che ci ha permesso, ancora una volta, di fronte alle sfide che sono emerse, di ritornare a rimarcare alcuni punti che riteniamo essere fondamentali, anzi, sono proprio “i fondamentali”, ossia le basi che servono per adottare al meglio i social media come strumenti di marketing.

    E coi che ne pensate?

     

  • Adglow è Pinterest Marketing Partner per nuove soluzioni di social advertising

    Adglow è Pinterest Marketing Partner per nuove soluzioni di social advertising

    Adglow, il network spagnolo specialista globale nel social advertising, entra a far parte del Pinterest Marketing Partner Program (PMP) offrendo così nuove opportunità di business per i suoi advertiser.

    Adglow, il network spagnolo specialista globale nel social advertising, ha annunciato di essere ufficialmente diventato Pinterest Marketing Partner (PMP), ampliando in questo modo le opportunità di advertising offerte ai propri clienti alla ricerca di nuove modalità per raggiungere la propria audience. La nomina di Adglow come Partner di Pinterest incrementa ulteriormente il portfolio delle partnership già acquisite con i maggiori social network. Adglow infatti potrà offrire campagne di advertising su Facebook, Instagram, Twitter, Pinterest e Snapchat.

    adglow pinterest marketing partners

    Il Network, attualmente presente in 14 paesi tra Europa, USA, America Latina, Asia e Africa, collabora con i più importanti player del mercato per incrementare il rendimento delle campagne di social advertising grazie alla piattaforma ADAM, la sua tecnologia proprietaria.

    Siamo entusiasti di questa nomina che ci permette di poter aggiungere i Promoted Pins di Pinterest alla nostra offerta advertising per clienti diretti e agenzie. I primi test Pinterest  effettuati in ambito ecommerce e retail hanno portato ad ottime performance e siamo molto contenti di integrare le Pinterest Advertising API alla nostra piattaforma ADAM” afferma Damian Routley, Partner di Adglow.

    Pinterest, il social network delle immagini, permette agli utenti di scoprire nuove idee e tendenze in vari settori come Food&Beverage, Style, Fashion e Travel. Sono più di 150 milioni le persone che lo utilizzano ogni mese in tutto il mondo e, secondo recenti studi, il 93% di questi utenti usa Pinterest per pianificare o effettuare acquisti (Fonte  – Millward Brown Study).

    Il team di specialisti di Adglow, che ha sede in Italia, è pronto sin da subito nell’integrare Pinterest all’interno della strategia di marketing dei propri clienti, in modo da offrire un panorama sempre più completo per soddisfare le loro esigenze di comunicazione e advertising.

  • Ecco 3 strumenti per Content e Social Media Marketing nel 2017

    Ecco 3 strumenti per Content e Social Media Marketing nel 2017

    Il nuovo anno è appena iniziato e allora è il caso di cominciare a dotarsi di qualche strumento per lavorare sul Content e sul Social Media Marketing in maniera più curata e veloce nel 2017. E allora ecco 3 strumenti che potranno adattarsi al vostro metodo di lavoro come Adobe Spark, Pixabay e PostReach. Scopriamoli insieme.

    Il nuovo anno è appena iniziato, certo, siamo ancora un po’ più rilassati, le feste non sono ancora finite, ma è il caso di cominciare a pensare a strumenti che possano rendere il nostro lavoro, specie se si lavora sul Content e sul Social Media Marketing, più curato e più veloce. Già, perchè spesso velocità e cura dei dettagli non vanno spesso d’accordo ed è sempre difficile riuscire a trovare l’alchimia giusta. E allora oggi vogliamo proporvi 3 strumenti che potranno aiutarvi in questa direzione, tre strumenti semplici ma al tempo stesso efficaci. Certo, leggendo qua e là, soprattutto in questo periodo, ci sono centinaia di pagine online che offrono una lista infinita di strumenti da provare, ma qui vogliamo consigliarvene 3, per essere più focalizzati sull’argomento e per averli testati.

    social media marketing tool #smmtool17 franzrusso.it

    Sono tre strumenti che per certi versi si legano anche tra loro, ma poi starà a voi riuscire a trovare nella vostra cassetta degli attrezzi la giusta collocazione, per l’uso che vi sarà più adatto. Noterete uno strumento specifico per i blog e per le pagine web che si vogliono monitorare, avendo la possibilità di estrapolare dati in poco tempo. Altro elemento che lega questi strumenti sono le immagini. Spesso chi lavora nel Social Media Marketing deve “velocemente” creare un contenuto che sappia veicolare al meglio il messaggio che si vuole comunicare. “Velocemente!” – chissà quante volte ve lo sarete sentito dire.

    Allora, cominciamo a vedere il primo strumento:

    Pixabay – è un motore di ricerca di immagini e video che offre più di 790 mila contenuti, tra immagini, foto, video, vettoriali, gratis. Ogni giorno la community di Pixabay contribuisce a caricare 1.000 nuovi contenuti, tra immagini e video. E tutti i contenuti vengono rilasciati con licenza Creative Commons CC0, quella che permette di utilizzare i contenuti per qualsiasi scopo, quindi con eccezioni molto limitate.

    pixabay strumenti social media marketing 2017

    Pixabay è quindi uno strumento perfetto per realizzare post o articoli sul vostro blog, offrendo una varietà di contenuti davvero apprezzabile. Consigliato.

    Adobe Spark – è uno strumento di Adobe, gratuito, che permette di realizzare:

    • Post, ossia testo e grafica ottimizzati per i vari canali social come Twitter, Facebook, Instagram e altri. E’ possibile anche realizzare velocemente meme, annunci, banner e tanto altro ancora;
    • Page, ossia testo con immagini o video utile per creare una vera e propria storia. SI può usare questa modalità per presentare i propri servizi o lavori, oppure una narrazione, in stile story telling;
    • Video, ossia testo con immagini e anche suoni per realizzare velocemente delle animazioni video. Anche qui, può essere usato per presentazioni, per eventi, guide, documentazioni e altro.

    L’esempio che vedete è sulla creazione di un Post, è sufficiente creare un nuovo contenuto, individuare il canale per impostare le misure adeguate (esempio Facebook), per poi scegliere il tema da utilizzare, le immagini da includere, con la possibilità di modificare stili e fonte del testo. Dopo aver realizzato l’immagine, questa la si può salvare o condividere sul canale che si vuole utilizzare per il contenuto. Uno strumento veloce e utile.

    PostReach – è uno strumento di content marketing che offre informazioni dettagliate come visualizzazioni e condivisioni per una singola pagina. Uno strumento di monitoring da avere per offrire i risultati della vostra strategia di content marketing. Una volta effettuato l’accesso sulla piattaforma, avrete da subito l’occasione di sfruttare i 21 giorni di uso gratuito, fatelo, alla fine potre valutare se usare la piattaforma con 10 dollari al mese oppure acquistare l’uso completo per un anno. Una volta che avete linkato il vostro sito o blog, dopo poco tempo, PostReach vi rilascerà i dati per ogni singolo contenuto con visualizzazioni, le ultime visualizzazioni nei 30 giorni, la reach potenziale e le condivisioni. Una volta che avrete cliccato sul contenuto che vi interessa per realizzare il vostro report, PostReach vi fornirà tutta una serie di dati dove, ovviamente, la componente social è quella più importante.

     

    Oltre quindi a comprendere meglio come il vostro contenuto è stato condiviso e da quale piattaforma, questo strumento vi permette anche di individuare gli utenti che sono stati più capaci, in termini di reach, nelle condivisioni. In altre parole, per ogni post potrete individuare quelli che sono i vostri influencer. Da usare per avere in poso tempo tutte quelle informazioni che vi servono per dettagliare la vostra strategia di Content Marketing, offrendo risultati completi ed esaustivi.

    Bene, questi erano i 3 strumenti di Content e Social Media Marketing che volevamo consigliarvi per il 2017, per fare in modo che il vostro lavoro sia più veloce e curato. Se vi va usateli e fateci sapere cosa ne pensate.

     

  • Le sfide del Social Media Marketing tra nuove piattaforme e influencer

    Le sfide del Social Media Marketing tra nuove piattaforme e influencer

    L’indagine di KANTAR TNS, Connected Life TNS Global 2016, svolta su 70.000 consumatori a livello globale, evidenzia che il 26 % degli utenti dichiara di ignorare i post sui social o i contenuti condivisi dai brand; in Italia la percentuale è del 24%. Lo studio certifica la crescita di Snapchat e Instagram, sottolineando il valore degli influencer nel veicolare la percezione del brand.

    La ricerca globale di KANTAR TNS, Connected Life TNS Global 2016, sulla base di 70 mila consumatori di 57 paesi (età compresa tra i 16 e i 65 anni) mette in fila tutta una serie di dati molto attuali, di quelli che vengono discussi molto in questo periodo. E cioè come i brand possano sfruttare al meglio i Social Media per creare coinvolgimento, come sfruttare piattaforme in crescita come Instagram e Snapchat (in un’altra ricerca si era evidenziato proprio il ruolo di Instagram come punto di riferimento) e come creare una relazione con influencer e celebrità vista la loro capacità nel veicolare i messaggi e contribuire ad una migliore percezione del brand da parte degli utenti e consumatori. Temi di cui si parla molto oggi e di conseguenza i dati di questa ricerca, che si riferiscono anche al nostro paese, assumono una valore importante.

    L’indagine di KANTAR TNS evidenzia che il 26% dei consumatori dichiara di ignorare i post sui social o i contenuti condivisi dalle marche, un dato significativo, cioè: 1 utente su 4. Il dato peggiore, da questo punto di vista, lo si riscontra nei paesi scandinavi, dove il 57%  dei rispondenti, sia in Svezia che in Danimarca, aveva dichiarato di ignorare i contenuti condivisi dalle marche. All’estremità opposta della scala solo il 15% dei rispondenti in Arabia Saudita e il 19% in Brasile avevano dichiarato di non essere interessati a contenuti brandizzati. In Italia, così come in Cina, il dato rilevato è molto vicino alla media globale con il 24%.

    Un dato, questo rilevato, che viene a confrontarsi con un altro dato interessante. E cioè che crescono ancora le piattaforme come Snapchat e Instagram, un dato che si conosceva certo, ma che vale la pena di verificare anche con questi numeri. La popolarità delle due piattaforme è cresciuta negli ultimi due anni in risposta alla richiesta di contenuti veri, personali, e istantanei, “in the moment” secondo lo studio dell’istituto globale di ricerca KANTAR TNS. Quasi un quarto degli utenti (23%) internet è ora su Snapchat, un grande salto rispetto al 12 % di due anni fa. Una situazione che si risconta anche nel nostro paese: in Italia il 25% degli utenti internet ora attivi sulla piattaforma, rispetto al 15% del 2015. In altre zone, come l’America Latina assistiamo ad un balzo dal 12 (2014) al 38% (2016).

    social media influencer brand infografica

    Anche Instagram ha acquisito popolarità, con un livello di utilizzo globale che oggi è al 42% dal 24% del 2014. In Italia, è sulla piattaforma il 51%, con una crescita del 15% negli ultimi due anni.

    Le marche, dunque, dovranno affrontare non poche difficoltà nel tentativo di coinvolgere i consumatori, dal momento che questi ultimi si sentono bombardati dalla presenza dei brands sulle piattaforme social, con il 34% in Italia (in linea con il dato Global, mentre a livello Europa, siamo addirittura al 39%) che dichiara addirittura di sentirsi “costantemente seguito” dalla comunicazione online.

    E tornando a quanto dicevamo all’inizio di questo post, uno dei temi che si affronta ogni giorno, all’interno della sfera del Social Media Marketing, è il ruolo che giocano, in maniera sempre più crescente, gli influencer e le celebrità. Da questo punto di vista, la ricerca KANTAR TNS ha evidenziato come gli influencer e le celebrità abbiano un ruolo chiave nell’influenzare la percezione sulle marche da parte delle persone. In pratica, 2 utenti su 5 (40 % nel mondo – il 32% in Italia) di età compresa tra i 16 e i 24 anni, dichiarano di avere più fiducia in quello che le persone dicono online a proposito del brand che sulle informazioni trovate sui canali ufficiali come giornali, siti o pubblicità TV.

    Come si sa, e come evidenzia anche la ricerca, giovani sono i più grandi utilizzatori dei social media, su tutte le piattaforme, ma è da notare che anche i più adulti si stanno aprendo alle novità del momento: 1 utente su 5, di età compresa tra i 55 e i 65 anni ora utilizza Instagram (un aumento del 47 % rispetto all’anno scorso nello stesso periodo). L’Italia sembra in linea con il dato globale, mentre per esempio nei Paesi del Sud America un 35% degli utenti in questa fascia accede alla piattaforma e ad Hong Kong addirittura il 44%. Anche su Snapchat in queste fasce d’età, la tendenza a condividere foto istantanee sta crescendo: il 9 % degli user globali è di età compresa tra i 55-65 anni ( era il 3 % nel 2015).

    E’ evidente che l’aumento degli user in tutte le fasce d’età rappresenta un’opportunità per i brand che possono creare contenuti condivisibili e coinvolgenti. Peraltro, con il 30 % dei rispondenti (il 35% in Italia) che ha dichiarato di essere contrario all’idea di vedere i propri comportamenti online tracciati dalla pubblicità, emerge la necessità di muoversi con attenzione.

    Di fronte a questi dati, forse sarebbe utile per le aziende qualche consiglio, e cioè:

    • concentrarsi e migliorare la creazione di contenuti che possano essere utilizzati su diversi canali, valutandone le specificità;
    • cercare di coinvolgere gli influencer coinvolgendoli nella creazione di contenuti, considerandoli come fonti attendibili di informazioni e consigli. Le partnership sono un’ottima opportunità per generare un genuino e autentico contenuto, che è quello che le persone vogliono;
    • puntare su ciò che in effetti emoziona i consumatori. La realtà oggi è che non sono più solo i teenagers coloro che utilizzano questi canali.

    Allora, che ne pensate di questi dati e se pensate che ci sia bisogno di qualche altro consiglio?

  • Instagram si evolve: ecco strumenti e profili Business

    Instagram si evolve: ecco strumenti e profili Business

    Instagram vira verso il Business, una scelta per molti attesa da tempo. Le novità annunciate riguardano la possibilità per le aziende di creare dei profili business, la possibilità di entrare in contatto con gli utenti attraverso email e l’introduzione degli insight per misurare l’andamento delle campagne. Nei prossimi mesi in Usa, Australia e Nuova Zelanda, entro l’anno a livello globale.

    Instagram cresce, continua a crescere in maniera costante e, allo stesso tempo, crescono le aziende che cominciamo ad investire sulla piattaforma. Di conseguenza, cresce anche l’esigenza per le aziende di avere adeguati strumenti per usare la piattaforma in chiave business. Un aspetto che mancava, fino ad oggi. Infatti è di poco l’annuncio di Instagram l’introduzione di opzioni e strumenti orientati al Business, proprio per soddisfare tutte quelle aziende, tante, che chiedevano di poter cominciare a sviluppare strategie più mirate anche su Instagram. Uno sviluppo atteso da tempo

    instagram business cover

    Le novità annunciate sono il frutto di un continuo dialogo con le aziende, da parte di Instagram, per comprendere le esigenze delle oltre 200 mila aziende che oggi usano la piattaforma. Ne è venuto fuori un insieme di strumenti e misure che consentiranno alle aziende di distinguersi, avendo la possibilità  di avere gli strumenti per farlo. Allora:

    Profili Business

    instagram profili business

    I nuovi profili business consentiranno agli account di accedere a diverse opzioni. Prima di tutto, c’è da dire che le aziende che vorranno avere un account business su Instagam dovranno avere una Pagina su Facebook. I Profili Business potranno quindi avere la possibilità di entrare in contatto con gli utenti via mail o via telefono attraverso il tasto “Contatto”. Questo perchè molte aziende hanno riferito, nei vari sondaggi che Instagram ha sostenuto, di trovare difficoltà ad entrare in contatto con gli utenti. Il tasto Location consentirà poi agli utenti di avere informazioni geografiche sull’azienda.

    Insights

    instagram business insight

    Sezione molto attesa dagli addetti ai lavori. Attraverso gli Insights su Instagram si avranno informazioni utili sui followers e misurare l’efficacia della comunicazione adottata sulla piattaforma. Sarà quindi possibili migliorare, con queste informazioni, i propri contenuti per renderli più coinvolgenti, ma anche avere informazioni sui tempi di pubblicazioni in relazione alle interazioni ricevute. Al momento questa è una possibilità legata agli account verificati e a quelli che hanno largo seguito, solo successivamente gli Insights saranno disponibili per tutti gli altri profili.

    Promozioni

    instagram business promozioni

    Questa possibilità di promozione renderà i post più performanti trasformabili in ads all’interno della piattaforma, con la possibilità di entrare in contatto con molti più utenti. Quindi per attivare un annuncio, sarà sufficiente selezionare il contenuto più performante e aggiungere un bottone, invitando gli utenti ad interagire. Sarà possibile selezionare un target di riferimento oppure lasciarsi suggerire da Instagram. Fatto questo, si potrà scegliere il periodo di visualizzazione dell’annuncio. E’ una modalità, come avrete certamente notato, piuttosto semplice, sicuramente sarà estesa nel corso del tempo anche in base ai feedback che arriveranno.

    I nuovi strumenti e i nuovi profili saranno rilasciati nei prossimi mesi in Usa, Australia e Nuova Zelanda. Entro l’anno lo saranno a livello globale.

  • Social Media e Aziende, manca l’approccio alla Relazione

    Social Media e Aziende, manca l’approccio alla Relazione

    Sono stati presentati oggi i risultati della quarta edizione della SocialMediAbility 2016,  condotta dall’Osservatorio IULM sui Social Media. Dai risultati viene fuori che le aziende italiane migliorano dal punto di vista dell’utilizzo ma meno nell’uso di strumenti per le relazioni come Content e Social Caring.

    Sono stati presentati oggi i risultati della quarta edizione della SocialMediAbility 2016, l’interessante indagine condotta dall’Osservatorio IULM sui Social Media. Seguiamo la SocialMediAbility dal 2011 e grazie a questa ricerca abbiamo conosciuto l’evoluzione dell’utilizzo dei Social Media da parte delle aziende italiane. L’indagine di quest’anno evidenzia il fatto che le aziende ormai utilizzano questi strumenti in larga parte, parliamo di una percentuale che supera il 70%. Un risultato che se paragonato a quello del 2011, quando era del 10%, dimostra il grande percorso fatto in questi ultimi 5 anni. Certo un percorso che molti di voi noteranno essere stato lento, a volte anche macchinoso, ma è comunque da considerarsi un primo risultato importante.

    social media marketing socialmediability 2016

    Siamo passati da Pmi e Social Media ancora lontani del 2011 a Social Media e aziende, rapporto ancora da costruire, poiCresce ma a rilento l’uso dei Social Media nelle aziende italiane del 2013. Fino ad arrivare ad oggi, con i dati dell’ultima ricerca che ci dicono che migliora ancora l’utilizzo, ma è carente ancora a livello qualitativo. E’ ancora un utilizzo non troppo orientato alla costruzione di una relazione con gli utenti, ma è ancora troppo auto-promozionale, quindi una comunicazione che non tiene conto dell’enorme potenzialità dei Social Media. Ed è proprio su questo aspetto che ci si aspettava di più ed ancora una volta si deve rimandare. Per non palare del Social Caring, altra grande opportunità che le aziende hanno per costruire una relazione forte basata sulla fiducia.

    La percentuale di utilizzo non è certamente indice della qualità dell’utilizzo stesso, stiamo parlando di un dato numerico che ci da la dimensione del numero delle aziende che utilizza questi strumenti tecnologici. E in effetti quello che interessa è proprio sapere come queste aziende li utilizzano e con quali risultati. Ecco che il livello di SocialMediAbility assume una certa importanza, utile da conoscere.

    social media aziende socialmediability 2016

    Prima di dare qualche dettaglio, ricordiamo che l’indagine è promossa e realizzata dall’Executive Master in Social Media Marketing & Digital Communication, e ha continuato il monitoraggio avviato nel 2010 del panel di 720 aziende italiane, appartenenti a 6 diversi settori: Alimentare, Arredamento, Banche, Hospitality, Moda. Novità di questa edizione 2016 sono le  aziende che, pur operando in settori diversi (manifattura, legno, gomma e plastica, metallurgia), sono accomunate da un modello di business di tipo B2B.

    Nel misurare l’effettivo utilizzo del Social Media Marketing da parte delle aziende italiane, per ciascun settore sono state valutate, attraverso diversi strumenti e approcci di analisi, 120 aziende casualmente estratte dall’universo di riferimento, ulteriormente segmentate per dimensioni: 40 grandi, 40 medie e 40 piccole. L’indagine è stata condotta in collaborazione con Blogmeter.

    Bene, fatte le doverose premesse, passiamo a vedere i punti salienti, gli highlights, della ricerca.

    Dalla SocialMediAbility 2016 emerge che:

    • Aumenta la percentuale di aziende che utilizza un social media per attività di comunicazione e marketing: si passa dal 64% del 2013 al 73% del 2015 (nel 2011 la percentuale era del 10%).
    • Cresce in maniera sensibile la presenza sui social media delle PMI e diminuisce il divario registrato negli anni precedenti con le grandi aziende (l’87% di quelle esaminate ne ha attivato almeno uno, con un aumento di 6 punti percentuali rispetto alla rilevazione precedente). Dal 2013 l’uso di tali canali è passato dal 50% al 62% per le piccole, e dal 53% al 67% per le medie. Ovviamente, Facebook si conferma il canale più utilizzato, attivato dal 79% delle aziende comprese nel campione che hanno aperto almeno un social media, rispetto al 75% del 2013 (nel 2011 era del 71%).
    • Si rileva comunque una crescita di YouTube, Twitter e LinkedIn, utilizzati rispettivamente dal 55%, dal 48% e dal 45% delle aziende presenti sui social media, rispetto al 51%, al 45% e al 44% del 2013 (nel 2011 erano 32%, 39,8% e 35,7%). Dato interessante da segnalare è che la ricerca rileva deciso aumento nell’uso di Instagram, presidiato dal 34% delle aziende con almeno un canale social,rispetto al solo 4% rilevato nell’edizione precedente. Nell’edizione 2011 ancora non esisteva.
    • La maggiore diffusione di tali canali a livello aziendale è stata accompagnata anche da una modesta crescita dell’indice medio complessivo di SocialMediAbility (SMA) che, su una scala di range “0-10”, passa dai 3,6 punti del 2013 ai 4,2 punti dell’ultima rilevazione (valore relativo alle sole aziende B2C che hanno aperto almeno un canale social).
    • Tra le dimensioni monitorate e ricomposte nel nuovo indice di SMA, quella su cui le aziende incontrano maggiori difficoltà è quella relativa al Social Caring.

    Come ha osservato il prof. Guido Di Fraia, Direttore Scientifico della ricerca:

    I risultati ottenuti mostrano un costante incremento nell’adozione e nell’utilizzo dei canali social. L’indice SMA è in aumento, in particolare se confrontato con gli indici rilevati nelle precedenti edizioni. Non si può dire lo stesso per l’evoluzione dei contenuti che vi si trovano all’interno e questo si ricollega anche alla situazione riscontrata per quanto riguarda l’asse del caring. Mentre tutti gli assi riportano valori sempre più positivi, la dimensione relazionale rimane indietro e i canali sono sotto-utilizzati per prendersi cura del rapporto con i clienti. Essi si concentrano prettamente su attività di corporate branding (awareness) e social media marketing (di prodotto), sviluppando una comunicazione che è per lo più auto-referenziale e centrata sul brand, sui prodotti o sui servizi offerti, e non presta attenzione all’ascolto o al costumer care”.

    Ecco perchè all’inizio facevamo riferimento alla qualità dell’utilizzo e la ricerca evidenzia bene che proprio su questo c’è ancora molto da lavorare.

    Concepire l’uso dei Social Media come un qualsiasi strumento di comunicazione allo scopo solo ed esclusivamente di promuovere servizi/prodotti, allora si fa un utilizzo sterile, che non porta alcun risultato. Serve invece un utilizzo aperto al dialogo con i propri utenti, il che significa instaurare relazioni dirette con gli stessi utenti. Come spesso ripetiamo su questo blog, le aziende che riescono a costruire relazioni con i propri utenti, accettando anche le critiche che si avanzano (che sono poi quelle che fanno crescere), sono quelle che migliorano i propri prodotti/servizi, coltivano e migliorano relazioni, sono quelle più aperte al confronto. Ma per fare tutto questo serve una strategia che preveda contenuti adeguati, non solo auto-promozionali, e proprio su questo punto sorgono le difficoltà maggiori.

    E voi che ne pensate di questi risultati? Raccontateci la vostra esperienza.

  • Social Media: accrescere l’Engagement con il Contenuto

    Social Media: accrescere l’Engagement con il Contenuto

    Quali sono i principali obiettivi che ci si pone in una strategia di Social Media Marketing? La risposta ce la da un’indagine di Ascend2 che ha chiesto a 294 professionisti quali fossero i principali obiettivi. Al primo posto figura quello di aumentare l’engagement con il proprio pubblico; al secondo quello di accrescere la brand awareness.

    Molti di voi sanno cosa significa approntare una strategia di Social Media Marketing, quali sono le difficoltà che si presentano puntuali. Come tutte le strategie, anche una strategia di SMM ha bisogno di fissare degli obiettivi, concetto che potrebbe apparire banale, ma è opportuno sottolinearlo, proprio per trasmettere l’idea che la strategia va pensate, ragionata, rapportata alle esigenze che si presentano. E quindi alla domanda “quali sono i principali obiettivi da porsi in una strategia di Social Media Marketing?” possiamo dare una risposta con i dati che ci offre questa ricerca di Ascend2 che ha chiesto a 294 professionisti del marketing, vendite e business, provenienti da ogni parte del mondo, quali fossero gli obiettivi che si prefiggono, sintetizzata anche da eMarketer.

    social-media-contenuto-engagement

    Ebbene, da quello che si vede i marketers usano costantemente i Social Media non solo in ottica di brand awareness, ma soprattutto per dialogare e accrescere il coinvolgimento del proprio pubblico. E questo è da ritenersi un po’ il senso di una strategia per un’azienda. Il dialogo va cercato per coinvolgere il proprio pubblico per far sì che la stessa azienda possa crescere, possa migliorarsi, possa dare la giusta attenzione alle persone che apprezzano quello che fa, e quindi anche acquistando e servendosi dei prodotti e/o servizi che propone.

    social-media-obiettivi-engagement

    Come potete vedere, questo obiettivo è stato indicato dal 64% degli intervistati. Al secondo posto troviamo un altro grande obiettivo  che è quello di accrescere la brand awareness indicato dal 54% dei marketers intervistati.

    social-media-obiettivi-contenuto

    E quale tattica risulta più efficace? La risposta a questa domanda apparirà, anche in questo caso, scontata ma, come sappiamo bene, senza Contenuto non vi può essere una strategia efficace. E allora ecco che al primo post troviamo proprio la tattica di creare un contenuto coinvolgente, 82%. La stessa tattica risulta poi essere la più difficile da realizzare (69%).

    Per il 54% degli intervistati una tattica utile è quella di “postare” sui social networks, considerata difficile da applicare per il 19%. Notare che scrivere sul blog è indicato al 25% e postare su un “microblog” (leggasi Twitter, ad esempio) solo al 4%.

    social-media-obiettivi-contenuti-efficaci

    Parlare di Social Media Marketing oggi è molto diverso rispetto solo a pochi anni fa, oggi c’è maggiore consapevolezza da parte delle aziende, sono infatti temi affrontati con maggiore “maturità” se vogliamo usare questo termine. E se ne trova conferma anche alla domanda “quanto è cambiata l’efficacia della strategia di social media marketing?“. Il 77% in sostanza afferma che è cresciuta l’efficacia delle loro strategie: cresciuta significativamente per il 30%, cresciuta lievemente per il 47%. Di conseguenza aumenta anche il budget, cresce infatti per il 69% degli intervistati

    E qual è la tipologia di contenuto più efficace? Al primo posto troviamo, ovviamente (è il caso di dire) i Video (69%), poi le infografiche (50%), e poi i post sul blog (35%). Il visual content è quindi il contenuto più efficace.