Tag: social media

  • Social e minori, il Garante Privacy apre un fascicolo su Facebook e Instagram

    Social e minori, il Garante Privacy apre un fascicolo su Facebook e Instagram

    Dopo l’intervento su TikTok, imponendo il blocco alla piattaforma a seguito della triste vicenda della bambina di Palermo, il Garante della Privacy interviene nuovamente sul tema social media e minori, aprendo un fascicolo su Facebook e Instagram.

    Dopo l’intervento su TikTok, imponendo il blocco alla piattaforma a seguito della triste vicenda della bambina di Palermo, il Garante della Privacy interviene nuovamente sul tema social media e minori.

    Il Garante ha infatti provveduto ad aprire un fascicolo su Facebook e su Instagram, sempre in relazione alla vicenda della bimba di Palermo che, secondo quanto riportato da diversi quotidiani italiani, pare avesse diversi profili attivi proprio sulle due piattaforme.

    Le parole del Garante

    In relazione a questo, il Garante si è rivoto alla società di Mark Zuckerberg, che controlla anche Instagram, al fine di “fornire una serie di informazioni, a partire da quanti e quali profili avesse la minore e, qualora questa circostanza venisse confermata, su come sia stato possibile, per una minore di 10 anni, iscriversi alle due piattaforme“. E anche di fornire “indicazioni sulle modalità di iscrizione ai due social e sulle verifiche dell’età dell’utente adottate per controllare il rispetto dell’età minima di iscrizione“.

    facebook garante privacy minori instagram franzrusso

    Il Garante ha dato tempo 15 giorni a Facebook per fornire una risposta in merito alle questioni sollevate.

    E, da quanto si legge nel comunicato, la verifica del garante proseguirà anche sulle altre piattaforme social media.

    La notizia fa il giro del mondo

    La notizia del blocco di TikTok da parte del garante italiano ha fatto il giro del mondo e ha ottenuto una eco enorme sul tema social e minori. Si è trattata, infatti, della prima volta che un organo preposto a garanzia della Privacy dei cittadini prendesse un provvedimento così duro nei confronti di una piattaforma social.

    E la notizia è stata molto discussa anche in Italia e molto di è discusso se effettivamente la piattaforma fosse o meno usabile. TikTok fino al 15 febbraio non potrà permettere nuove iscrizioni e intanto la piattaforma dovrà verificare l’età degli utenti, disattivando quelle che fanno riferimento a minori. Un tema che ha portato al centro del dibattito, ancora una volta, il tema della verifica dell’età degli utenti, “age verification“, operazione complessa, se non impossibile, che al momento è poco praticabile.

    A questo punto non resta che aspettare la risposta di Facebook al Garante entro l’11 febbraio e di vedere cosa succederà sul fronte TikTok dopo il 15 febbraio.

  • Instagram, ecco la dashboard per professionisti dedicata agli account business e creator

    Instagram, ecco la dashboard per professionisti dedicata agli account business e creator

    Instagram non è più solo un’app dove condividere video o foto, ma con gli strumenti introdotti in questi ultimi anni, e in questi ultimi mesi, è diventata un vero strumento di lavoro dove promuoversi e vendere. Ecco perché da oggi è disponibile una vera e propria dashboard per professionisti sull’app.

    Instagram non è più solo un’app dove condividere video o foto, ma con gli strumenti introdotti in questi ultimi anni, e in questi ultimi mesi, è diventata un vero strumento di lavoro dove promuoversi e vendere. Ecco perché da oggi è disponibile una vera e propria dashboard per professionisti sull’app, una funzionalità che farà felici tuti gli account business e creator che utilizzano l’app per lavoro.

    La Dashboard per professionisti è quindi un nuovo strumento per monitorare le prestazioni, accedere a strumenti professionali e scoprire contenuti formativi selezionati da Instagram.

    instagram dashboard professioniti business franzrusso.it

    Queste le tre principali funzionalità della dashboard accessibile dalla bacheca degli utenti, in alto:

    • Monitora la tua performance: insight e tendenze in base alle performance del tuo account.
    • Fai crescere il tuo business: accedi facilmente agli strumenti per gestire il tuo account in modo più efficiente, scopri nuove funzionalità utili per far crescere la tua attività e verifica lo stato di idoneità alla monetizzazione
    • Rimani informato: scopri come ottenere il massimo da Instagram grazie a contenuti formativi, consigli, guide e idee.

    Come forse molti di voi sapranno, su Instagram alcune di queste risorse sono già disponibili, quello che adesso fa Instagram è di posizionarle in un’unica destinazione e renderle facilmente reperibili a tutti i professionisti per utilizzarli al meglio.

    In futuro, Instagram continuerà ad arricchire la Dashboard attraverso una suite di strumenti a sostegno di creator e aziende che vogliono crescere sull’app.

    Nel corso del 2020, instagram ha lanciato una serie di prodotti per aiutare i creators e le aziende a raggiungere i loro obiettivi come Badges, Instagram Shop, Checkout, e gli strumenti Branded Content. Sin dal lancio del nuovo hub degli strumenti per professionisti, da novembre scorso, lo hanno visitato più di 82 milioni di account e 37 milioni di account hanno cliccato su almeno un elemento.

    La Dashboard per Professionisti è disponibile per tutti gli account Business e Creator su Instagram.

  • Clubhouse, ecco perché non è da sottovalutare

    Clubhouse, ecco perché non è da sottovalutare

    Clubhouse annuncia un nuovo finanziamento da Andreessen Horowitz e nuove iniziative, tra cui quella di investire sui creator. Intanto l’app, per ora solo per iOS, conta 2 milioni di utenti attivi a settimana.

    Lanciata nel mese di marzo dello scorso anno, Clubhouse sta ottenendo un riscontro sempre sempre più alto. La startup ha annunciato di aver ricevuto un nuovo importane finanziamento, senza però rivelarne l’entità, da Andreessen Horowitz attraverso l’azienda partner Andrew Chen. Un nuovo finanziamento che, secondo alcuni analisti finanziari, porterebbe già il valore della startup a 1 miliardo di dollari, una valutazione enorme se pensate che a fine 2020 l’app veniva valutata intorno ai 100 milioni di dollari.

    [La notizia è che il finanziamento, inizialmente non confermato, è che si tratti di 100 milioni di dollari, una cifra considerevole.]

    Con questo ultimo finanziamento, Clubhouse dichiara di essere arrivata fino ad oggi più di 180 investitori. Gli ultimi finanziamenti erano stati a maggio scorso con 12 milioni di dollari (investimento di Serie A), sempre da Andreessen Horowitz. Questo dimostra il crescente interesse verso l’app di chat audio che sta cominciando ad appassionare un po’ tutti. Ricordiamo che l’app fino ad oggi funziona solo per iOS, conta già 2 milioni di utenti attivi a settimana e funziona, almeno per adesso, solo su invito.

    Al suo debutto, ma anche nei mesi successivi, si era discusso dell’ap per via della diffusione di contenuti antisemiti, incitanti all’odio, situazioni che avevano fatto dubitare molto su quello che poteva essere il livello di moderazione all’interno dell’applicazione. Sembra evidente che uno degli aspetti che verranno maggiormente potenziati con questa nuove iniezione di finanziamenti, sarà la moderazione e anche la possibilità di estendere l’uso dell’app anche su altri sistemi come Android. E sarà a quel punto che l’app comincerà a conoscere una crescita ancora più forte.

    clubhouse app franzrusso.it 2021

    Clubhouse nasce con una caratteristica che altre piattaforme non hanno, e cioè quella di sfruttare la voce come mezzo per creare coinvolgimento, condivisione, discussione e quindi relazione. La voce, tra l’altro, come mezzo esclusivo, nel senso che non esistono altre modalità. Di per sé questo è già molto interessante, e per questo non va sottovalutata.

    Le valutazione che arrivano, soprattutto dagli Usa, da chi la utilizza sono già molto positive. Proprio per il fatto che questa app apre a nuovi scenari. Nell’annunciare il nuovo finanziamento, Clubhouse ha delineato quella che sarà la road map da seguire per i prossimi mesi e un obbiettivo molto interessante è quello di investire sui creator, ossia quelli che creano le conversazioni i quali potranno ricevere dei riconoscimenti, nel senso che verranno pagati attraverso forme come gli abbonamenti o la vendita di biglietti.

    Come funziona Clubhouse

    In maniera sintetica, Clubhouse funzione attraverso stanze tematiche, stanze intese come luoghi dove le persone si incontrano per discutere, a voce, di un tema specifico. Come abbiamo detto, la stanza viene creata da un utente e poi invita altre persone a prendervi parte. La cosa interessante è che le persone invitate partecipano attivamente alla conversazione, semplicemente alzando la mano. Sì, proprio come se si fosse in presenza ad un incontro per poter fare “sentire la propria voce”.

    Questa è una caratteristica che altre piattaforme social non hanno, ed ecco perchè l’app rappresenta forse una delle novità più interessanti nello scenario dei social media. La partecipazione degli utenti è dinamica, molto diversa da quella che si genera attraverso un tweet o un post su Facebook. Si tratta di una interazione che avviene in tempo reale e ognuno può intervenire in una stanza, oppure uscire e andare a sentire di cosa si parla nella stanza di fianco.

    L’app ha conosciuto un momento di grande lancio in questa pandemia, ma siamo sicuri che riscuoterà ancora più successo anche dopo, quando torneremo alla nostra vita di sempre.

    Clubhouse mette insieme le caratteristiche dei social, la voglia di partecipare attivamente alla discussione, facendo sembrare tutto come un grande podcast che l’utente può ascoltare anche mente fa altro. Ecco un’altra grande differenza con le altre piattaforme.

    Questi alcuni dei canali attualmente presenti sull’app che danno meglio l’idea di cosa si puà fare: Startup Club, Black Wealth Matters, Leadership Reinvented, Music & Technology, Dear Young Queen, Health Is Wealth, Designkinds the Multi Creatives, NBA Fan Club, Smiling & Positivity, Afropolitan Lounge, Muslims & Friends, The Legacy Think Tank, Reinventing Health\Care, The True Love Society, TikTok Marketing Secrets. E molto altro ancora.

    Ma, attenzione, si affaccia all’orizzonte, e lo abbiamo raccontato qui sul nostro blog, un potenziale concorrente per Clubhouse, e stiamo parlando di Spaces di Twitter. La chat audio della piattaforma da 280 caratteri è in fase di test per una platea di utenti ristretta e presenta, tuttavia, alcune interessanti funzionalità come la trascrizione in tempo reale dell’audio e la possibilità di poter condividere all’interno della chat audio un tweet, così per meglio circoscrivere la conversazione.

    Si chiama Spaces, la chat audio di Twitter avviata in test

    Come già sottolineato, vale lo stesso problema come per Clubhouse, ossia quello relativo alla moderazione. Twitter da questo punto di vista ha dovuto impegnarsi molto per cercare di limitare i fenomeni di troll, hate speech e altro. Fenomeni negativi che possiamo dire essere stati alla base della scarsa crescita della base utenti. La piattaforma di Jack Dorsey ha l’opportunità di provare a offrire qualcosa di nuovo rispetto a Clubhouse, anche se sarà molto difficile soprattutto perché gli utenti che prendono parte a Clubhouse provengono da diverse parti e hanno background molto vari.

    Insomma, Clubhouse non è assolutamente da sottovalutare, rappresenta una novità interessante, specie se riuscirà a mettere in piedi un processo di moderazione efficace, per non sprecare l’occasione.

    E voi che ne pensate? Avete già usato l’app?

  • Signal, ecco le principali differenze rispetto a WhatsApp

    Signal, ecco le principali differenze rispetto a WhatsApp

    Dal momento in cui Elon Musk ha suggerito di usare Signal, sono tantissimi gli utenti che stanno scaricando questa app di messaggistica, anche in Italia. Ecco le principali differenze rispetto a WhatsApp.

    Dal giorno in cui WhatsApp ha annunciato la modifica alle condizioni d’uso, che entreranno in vigore il prossimo 8 febbraio, è successo quello che molti prevedevano. Anzi, diciamo che se non fosse stato per l’invito, esplicito, di Elon Musk a scaricare Signal, forse il fenomeno di abbandonare WhatsApp sarebbe stato più velato. Già successo in altre occasioni, ma stavolta la situazione si fa più seria.

    Va detto subito, come del resto abbiamo scritto qui sul nostro blog, che le modifiche, ossia il passaggio dei dati degli utenti all’azienda madre (Facebook) in modo tale che le aziende abbiano l’opportunità di affinare sempre di più i propri annunci pubblicitari, non dovrebbe valere per noi europei. Ma intanto, val la pensa di sottolinearlo, Facebook già da tempo ha avviato questa fase di passaggio di dati da una piattaforma all’altra, sempre della famiglia di Menlo Park. Quello che ha, però, scontentato tutti, in aggiunta a tutto il resto, è che non vi era scelta.

    signal vs whatsapp franzrusso.it 2021

    Malcontento negli USA

    Negli Usa, dove non vigono le stesse regole europee, il malcontento è altissimo e si sta verificando quello che già sappiamo. E cioè che molti utenti stanno cominciando ad usare anche altre app di messaggistica, come Signal appunto. Ma anche Telegram che proprio ieri ha annunciato una crescita di 25 milioni di utenti in sole 72 ore.

    Non siamo in grado ancora di poter parlare di “fuga”, al momento è improprio usare questo termine, lo useremo qualora verrà certificato il calo degli utenti di WhatsApp nello stesso periodo in cui le altre app concorrenti sono invece cresciute. Quindi ci vorrò qualche mese prima di averne eventuale notizia.

    Chiaro che utenti che in questo momento stanno usando WhatsApp, stanno anche cominciando ad usare anche Signal o Telegram, per verificare se queste app sono altrettanto valide. E, ovviamente, lo sono.

    Il nostro intento, in questa occasione, è quello di fare un piccolo raffronto tra Signal, l’app che proprio Elon Musk ha suggerito di usare, e WhatsApp, subito dopo l’annuncio delle modifiche da parte dell’app di messaggistica più usata al mondo. Un tweet, quello del fondatore di Tesla e SpaceX che ha dato una spinta notevole a Signal che, fino a qualche giorno fa, non era molto conosciuta nel nostro paese.

    WhatsApp è la più scaricata in Italia

    E invece, da Google Play, l’app store del colosso di Mountain View, notiamo che nella categoria “Comunicazione”, l’app è la più scaricata in Italia. Tanto per fare un esempio. Evidentemente l’influenza di Elon Musk ha fatto centro anche nel nostro paese. Ma lo stesso fenomeno si è registrato anche in altri paesi come Germania, Francia, Austria, Finlandia, Hong Kong, Svizzera.

    Ma perché, così come fece Edward Snowden, il fondatore di Tesla ha suggerito proprio Signal? I due hanno sicuramente motivazioni diverse. Musk lo ha fatto d’impulso, semplicemente perché non ama Facebook e tutte le app della famiglia che fa capo a Mark Zuckerberg. Snowden fece il suo “invito” quando ancora non era molto conosciuta, lodando la protezione della privacy che questa app riesce a garantire.

    WhatsApp aggiorna i termini d’uso e condivide i dati con Facebook

    Diciamo subito che anche WhatsApp garantisce una crittografia end-to-end (E2E), vale a dire che i server non potrebbero essere visualizzati neanche da Facebook stessa, quindi la garanzia della privacy sui messaggi è garantita. I messaggi vengono letti solo dai due utenti che prendono parte ad una conversazione. Proprio come fa Signal, o anche Telegram.

    E allora perché consigliare Signal? Che differenza c’è con WhatsApp?

    Ecco, se cercate le differenze più evidenti sono quelle che andiamo ad elencare di seguito.

    Signal batte WhatsApp sulla sicurezza

    WhatsApp garantisce la crittografica E2E, quindi i messaggi sono impenetrabili, come già detto. Il protocollo in uso è Open Whisper Systems, “un gruppo software no profit che sviluppa progetti open source collaborativi”, e uno dei progetti sviluppati da questo gruppo è proprio Signal. Ora il fatto che WhatsApp utilizzi lo stesso protocollo è sicuramente un punto a favore dell’app di Facebook.

    Vero che questa crittografia non permette a WhatsApp nemmeno di fare dei backup delle conversazioni, nè in locale e nè sul cloud, ma è anche vero che, e qui veniamo ad una grande differenza con Signal, comunque non sono crittografati i metadati delle conversazioni. E che significa? Significa che le autorità, nel caso in cui ce ne fosse bisogno, possono venire a conoscenza di chi ha scritto quel messaggio e a che ora. Informazioni comunque importanti.

    Signal, invece, ha nella sicurezza il suo vero punto di forza, uno dei principali, che l’hanno portata ad essere così scaricata in questi ultimi giorni. Come anticipato, Signal utilizza il protocollo Open Whisper Systems per la crittografia E2E e, a differenza di WhatsApp, questa copre, oltre che qualsiasi tipo di contenuto sviluppato all’interno dell’app, anche i metadati delle conversazioni. Va detto che Signal non memorizza alcuna informazione dell’utente, riducendo davvero al minimo le informazioni degli utenti. Infatti, l’app non memorizza “non memorizza un record dei vostri contatti, il grafico sociale, la lista di conversazione, la posizione, l’avatar dell’utente, il nome del profilo dell’utente, le appartenenze al gruppo, i titoli del gruppo o gli avatar del gruppo”.

    E intanto Elon Musk consiglia di usare Signal

    Ma poi con l’app si può bloccare lo schermo con la biometria e con un codice; ma c’è anche l’autenticazione a 2 fattori (2FA), l’opzione per bloccare gli screenshot all’interno dell’app e della schermata recente. Si possono anche sfumare i volti prima di inviare un’immagine (funzionalità che si trova anche su Telegram). Sono criptate anche le chiamate di gruppo, aggiunte di recente. Insomma, da questo punto di vista, Signal è superiore a WhatsApp, senza dubbio.

    WhatsApp offre più funzionalità di Signal

    L’anello debole, se vogliamo definirlo tale, di Signal è nelle funzionalità, nel senso che paragonata a WhatsApp ne offre di meno. Anche se, di default, offre messaggi, audio e video chiamate, anche di gruppo, tutte crittografate. E non è poco. Ma certo, WhatsApp permette l’invio di file anche con il desktop mirroring, cosa che è comunque possibile anche con Signal, si trasforma in uno strumento alternativo anche alle mail. Su Signal, ad esempio, si possono creare gruppi ma non si possono mandare messaggi a più contatti contemporaneamente, e non è un male.

    Su Signal, come da poco su WhatsApp, ci sono i messaggi a scomparsa e anche la possibilità di inviare un’immagine una sola volta.

    E poi, funzionalità che può tornare davvero utile, c’è “Note Personali“, uno spazio dove ognuno può annotare pensieri, scrivere qualcosa da ricordare, qualcosa che si è visto online e riportarla lì per averla a portata di mano. Insomma, una funzionalità davvero utile.

    Con Signal è possibile anche inoltrare le chiamate vocali ai suoi server in modo che l’identità dell’utente rimanga nascosta ai contatti. L’app offre anche un’opzione integrata per nascondere l’indirizzo IP. Inoltre, è possibile abilitare la tastiera in incognito mentre si digita su Signal, applicare la modalità oscura, cancellare i vecchi messaggi in un colpo solo, e, come già accennato prima, sfumare i volti e le informazioni private dalle immagini utilizzando l’editor interno dell’app.

    Signal e WhatsApp, come sono gestite?

    Come sappiamo bene, WhatsApp è di proprietà di Facebook e la società di Zuckerberg ha scopo di lucro attraverso la vendita di pubblicità. L’origine dell’app era però diversa, i fondatori Jan Koum e Brian Acton, che oggi non fanno più parte della società, era quello di realizzare un’app che avesse rispetto della privacy degli utenti, senza vendere pubblicità. Ed è questo il nodo che ha portato Koum e Acton poi ad uscire dalla società. Acton è sempre stato inflessibile verso Facebook, qualche anno fa, nel pieno dello scandalo Cambridge Analytica, lanciò #deleteFacebook, riscuotendo grande consenso.

    Ebbene, proprio Brian Acton gestisce la Fondazione, senza scopo di lucro, che è a capo di Signal, insieme a Moxie Marlinspike. L’app vive attraverso donazioni e sovvenzioni, queste sono le uniche forme di entrata.

    Dicevamo prima di Snowden e Elon Musk, tra i grandi personaggi che “sponsorizzano” Signal, ma c’è anche l’attuale CEO di Twitter, Jack Dorsey, l’apprezza molto.

    Signal vs WhatsApp: verdetto

    Insomma, le differenze tra le due app sono evidenti e Signal è certamente quella che assicura una migliore gestione della privacy per gli utenti. Quindi il suggerimento è che se avete a cuore questo aspetto, allora Signal è l’app di messaggistica che fa al caso vostro. Se, invece, siete alla ricerca di più funzionalità, allora WhatsApp può essere una alternativa valida, grazie alla crittografia E2E, ma resta il nodo del passaggio dei dati, l’aggiornamento delle nuove condizioni d’uso potrebbe poi costituire un problema.

  • Il ruolo dei Social Media nella società, tra libertà di parola e regole

    Il ruolo dei Social Media nella società, tra libertà di parola e regole

    La sospensione di Donald Trump da Facebook e da Twitter, e non solo, ha acceso un grande dibattito sul ruolo dei social media. Abbiamo chiesto un parere ad esperti che ci hanno offerto il proprio punto di vista, come: Vincenzo Cosenza, Vera Gheno, Stefano Epifani, Veronica Gentili, Ernesto Belisario.

    La sospensione di Donald Trump, 45° presidente degli Stati Uniti d’America ormai a fine mandato, da Facebook e da Twitter, ma non solo, ha acceso il dibattito sul grande tema che avvolge le piattaforme social media, dopo i gravi fatti di Capitol Hill. E cioè: si tratta di piattaforme pubbliche o private? Possono davvero arrivare a mettere a tacere il presidente Usa, al limite della censura? Sono allora degli editori?

    Tutte domande, lecite, che ormai si ripetono da giorni senza, tuttavia, aver ricevuto delle risposte esaustive. Si tratta della prima volta che un personaggio così rilevante viene sospeso da tutte le piattaforme. Già, perché si continua a discutere di Facebook e Twitter, le prime a prendere una posizione netta, in realtà la lista è lunghissima e coinvolge anche Pinterest, YouTube, Shopify, Twitch e via discorrendo, con molte altre come TikTok o Snpachat che hanno rimosso video di Trump.

    trump banned sullivan getty images

    Ricordiamo sempre che stiamo parlando di piattaforme gestite da aziende private che perseguono scopo di lucro con la vendita della pubblicità. E sono anche quotate in borsa, come Facebook o Twitter. Questo per dire che, in gioco ci sono, enormi interessi economici, basti pensare alle decine di milioni di dollari in pubblicità a cui ha rinunciato Facebook sospendendo l’account del presidente. Ma c’è in gioco anche la libertà di parola, principio nobile a cui tutte le piattaforme si richiamano, attorno al quale hanno costruito un insieme di regole da rispettare, nelle rispettive piattaforme, sempre tenendo conto delle regole vigenti.

    Insomma, si tratta di un problema enorme che non può essere risolto nel giro di poco tempo e che, comunque la si pensi, questo costituisce un precedente.

    Come sempre in questi casi, ci piace sentire la voce di chi ci può aiutare a vedere il problema da angolazioni diverse, in modo tale da far emergere diverse sfaccettature. E per questo, in questa nostra tavola rotonda, abbiamo voluto coinvolgere personalità ed esperti che ci offrono il loro punto di vista, prezioso, per noi, e speriamo anche per voi, per formularci una opinione quanto più oggettiva possibile.

    E cominciamo con Vincenzo Cosenza, social media analyst tra i più esperti al mondo che da poco ha pubblicato “Marketing Aumentato“, che pone il tema della regolamentazione:

    vincenzo cosenzaÈ la prima volta che viene estromesso un presidente degli USA, anche se a pochi giorni dall’uscita. In questo senso si tratta di decisioni poco coraggiose e un po’ furbe, che rispondono più a logiche contingenti che di interesse pubblico (altrimenti avrebbero dovuto agire prima).
    Ora si aprirà un dibattito sul potere di queste aziende e su possibili regolamentazioni esterne. Facebook sta cercando di correre ai ripari attraverso la nomina preventiva di un suo “oversight board”, ma credo che si arriverà a qualche forma di regolamentazione, almeno in Europa“.

    Vera Gheno, sociolinguista tra le più esperte in Italia:

    A riguardo, questi sono i miei pensieri:

    vera gheno1) Le policy delle piattaforme sono molto grossolane per forza di cose, particolarmente per quanto riguarda lo hate speech. Per esempio, bloccano a livello lessicale senza tenere conto di contesto, intenzioni comunicative e interlocutori; se ricevono una marea di segnalazioni, prima bloccano e poi casomai controllano. 2) Il sistema dice di essere democratico, ma non lo è affatto: un po’ come per l’esperienza che ho avuto con la branca italiana di una nota enciclopedia condivisa, c’è chi fa il bello e il brutto tempo, altro che democrazia. In realtà, la stessa difficoltà che c’è nell’arrivare a parlare con qualcuno del customer care secondo me la dice lunga di come questi contesti abbiano al loro interno una ben precisa piramide del potere. Insomma, sui social non siamo tutti uguali. 3) Trovo comico che queste misure siano arrivate adesso, quando il Titanic sta affondando, anche se concedo loro – soprattutto a Twitter – che già da mesi mettevano gli avvisi ai messaggi di Trump in caso di tweet particolarmente impresentabili. 4) Anche io sono spaventata dal fatto che la decisione di cosa far vedere e cosa no dipenda dalle superpotenze della rete, ma del resto, cosa ci aspettavamo? Rimango dell’idea che sia ora di educare seriamente all’uso della rete, perché non sarà vietando e nascondendo che ci sbarazzeremo dei complottismi vari e assortiti. Del resto, abbiamo permesso che si creassero queste superpotenze della rete (forse perché i governi hanno continuato a pensare ai social come un giochetto per lungo tempo); ora è oggettivamente un po’ difficile intervenire. 5) Mi rimane un interrogativo in testa: io sono felice che abbiano bloccato Trump perché lo giudico insopportabile e pericoloso, ma non so se sia la strada giusta per vincere i Trump del mondo. La verità è che chi si ritiene dalla parte dei “giusti” tende, da molto tempo, a minimizzare l’intelligenza o le azioni degli “altri”. Anche oggi, mille post per prendere in giro il tizio con il copricapo con le corna o quello ricoperto di pelliccia. Non ci si rende conto che questo disprezzo non fa che peggiorare la situazione e aumentare il rift tra il presunto “noi” e il presunto “loro”? Chi si definisce progressista o di sinistra non può pensare che abbandonare “gli scemi” possa essere una reale soluzione, almeno non rimanendo in democrazia”.

    Stefano Epifani, docente alla Sapienza di Roma, fondatore di Tech Economy 2030 e presidente del Digital Transformation Institute, che pone al centro di tutto la politica “grande assente”:

    stefano epifani“Sto vedendo una gigantesca confusione tra merito e metodo e distorsioni che non giovano al dibattito, anche da parte di professionisti che di questo si occupano, o dovrebbero occuparsi. Il punto non è se sia stato giusto o sbagliato bloccare Trump, ma il processo che ha portato a questa decisione. Dare ai Social Media la responsabilità di decidere chi bannare e chi no vuol dire conferire loro ulteriore potere, e responsabilità che se non è detto che vogliano (Zuckerberg lo ha sottolineato diverse volte) è certo che non devono avere. È troppo facile far riferimento ai TOS dimenticandosi che i TOS devono comunque essere subordinati alla normativa, e la normativa dipende dalla natura degli strumenti, in un contesto -oltretutto – in cui questa natura sta cambiando. Rispetto a questo punto il grande assente è stata la politica, che avrebbe dovuto occuparsi di questi anni già da anni. Non c’è più tempo per rimandare: occuparsene vuol dire capire cosa vogliamo che rappresentino le piattaforme rispetto a modelli di sostenibilità sociale ed economica verso le quali traghettare la nostra società. È impressionante come non ci si renda conto del fatto che quella che potrebbe anche sembrare una buona notizia è il primo passo verso un imperialismo di piattaforma che produrrà molti più danni di quelli che potrebbe risolvere. Oggi la decisione secondo molti è indubbia: ma cosa fare dei casi dubbi? E dei margini interpretativi? E quali le conseguenze di possibili errori? Di buono c’è che – se sapremo coglierla – questo fatto ci da l’opportunità per non poter più rimandare la discussione su un tema di importanza fondamentale. Ignorare la sostanza del problema e guardare al risultato immediato vorrà dire porre le basi di un problema che sarà davvero molto complesso da risolvere”.

    Proseguiamo il nostro giro con Veronica Gentili, esperta proprio di Facebook e del Social Media Marketing in generale, il suo ultimo libro è “Professione Social Media Manager“, che ci porta il suo punto vista su questo tema:

    veronica gentili“Penso che siamo di fronte a una di serie di azioni intraprese da parte di piattaforme private a seguito della palese violazione delle normative delle stesse. Ovvio che ci pone davanti a una serie di quesiti molto importanti che impongono sia una riflessione che un piano di azione: fin dove si possono spingere i privati nel “silenziare” chi si esprime negli spazi pubblici odierni? Dove finisce l’applicazione delle regole e inizia un vero e proprio meccanismo di censura? Aggiungo che non vedo conseguenze per quanto riguarda il Social Media Marketing, Facebook agisce già in questo modo, spesso blocca account e campagne senza una reale motivazione. L’unica possibilità è che irrigidiscano ancora di più le norme in materia politica, quindi chi tratta questi temi dovrà gestirsi con ancora più restrizioni”.

    E chiudiamo il nostro giro di tavolo con Ernesto Belisario, avvocato e uno dei massimi esperti in Italia di diritto delle tecnologie, che si spinge a riflettere sul ruolo che le piattaforme social media hanno nella nostra società:

    ernesto belisarioLa decisione di “deplatforming” del Presidente USA rappresenta sicuramente un passaggio di svolta nelle discussioni, aperte da anni, sul ruolo delle piattaforme nel dibattito pubblico, nel confronto politico e nelle campagne elettorali.
    È un tema complesso che deve essere affrontato partendo da un presupposto: i social media, oggi, sono piattaforme completamente private che si autoregolano. Decidono autonomamente quali sono le regole che gli utenti devono rispettare nell’uso del servizio. Decidono, con ampia discrezionalità e poca trasparenza, come (e quando) fare rispettare le regole che si sono dati autonomamente.
    In questo quadro, la decisione di bannare Trump appare coerente con le policy dei social, contrarie all’incitamento all’odio e alla disinformazione. Anzi, semmai sembrano tardive visto che al Presidente USA sono stati negli anni consentiti comportamenti che non sarebbero stati tollerati da parte di qualsiasi altro utente.
    Il tema su cui confrontarci è quindi il seguente: è giusto che piattaforme – che ormai erogano un servizio pubblico – siano totalmente libere di autoregolarsi? Credo che la stessa decisione di deplatforming testimoni la consapevolezza che i social media hanno del loro ruolo nella società (e in quello che è accaduto a Capitol Hill).
    A mio avviso è necessario che i legislatori lavorino a una regolamentazione delle piattaforme che – lungi dal prevedere filtri (che si trasformerebbero in censura preventiva) – imponga trasparenza su criteri e decisioni di moderazione, prevedendo tutele per gli utenti, meccanismi di reclamo efficaci contro le decisioni delle piattaforme, vigilanza da parte di autorità nazionali.
    In questo senso, l’Unione Europea – con la proposta di “digital services act” – potrebbe indicare la strada da intraprendere per rispettare i diritti e le libertà fondamentali (come già fatto con il GDPR per la protezione dei dati personali)“.

    Ecco, questo era il nostro tavolo ideale per ragionare su questo grande tema e i pareri espressi ci aiutano a focalizzare meglio il tema. Grazie davvero a questi grandi professionisti per la loro grande professionalità e disponibilità, davvero preziosa.

    E voi che ne pensate?

  • E intanto Elon Musk consiglia di usare Signal

    E intanto Elon Musk consiglia di usare Signal

    Nel giorno in cui WhatsApp notificava agli utenti che dal prossimo 8 febbraio cambieranno i termini di utilizzo dell’app, senza possibilità di scelta per l’utente, Elon Musk suggeriva ai suoi 41,4 milioni di follower su Twitter di usare l’app di messaggistica Signal.

    Proprio nel giorno in cui WhatsApp notificava agli utenti che dal prossimo 8 febbraio cambieranno i termini di utilizzo dell’app, senza possibilità di scelta per l’utente, Elon Musk suggeriva ai suoi 41,4 milioni di follower su Twitter di usare l’app di messaggistica Signal. Un suggerimento che ha avuto da subito i suoi effetti. Infatti, immediatamente dopo si è registrato un boom di download al punto da creare qualche disagio nelle iscrizioni.

    Il tweet del fondatore della Tesla non è stato, ovviamente, un caso. L’intento di Musk era quello di manifestare tutto il suo disappunto contro le nuove condizioni d’uso di WhatsApp, soprattutto per quanto riguarda la maggiore condivisione dei dati degli utenti con Facebook.

    elon musk signal app

    Inoltre, Musk poche ora prima aveva anche twittato un meme in aperta polemica con Mark Zuckerberg, fondatore di Facebook. L’immagine allegata al tweet raffigura una serie di domino sempre più grandi. Il primo è proprio quello relativo “al sito che serviva a valutare le ragazze di Harward” (chiaro riferimento alle origini di Facebook), fino ad essere “complice” dell’attacco di qualche giorno fa a Capito Hill.

    E ancora, in un altro tweet in risposta ad una conversazione, Musk ha twittato un altro meme in cui si vede Zuckerberg che mente sul modo in cui vengono raccolti i dati sulla piattaforma. Un meme tra l’altro abbastanza diffuso.

    Ora, la situazione è abbastanza complessa in verità. Di certo, ma non ce n’era bisogno, Elon Musk, da poco diventato l’uomo più ricco del pianeta, scalzando persino Jeff Bezos, fondatore di Amazon, ha dimostrato che è capace di influenzare le scelte eccome. Ma, se si può dire, lo ha fatto in coerenza, infatti da sempre è in contrasto con Facebook. Ricorderete senz’altro quando, in pieno scandalo Cambridge Analytica, cancellò le pagine di Tesla e SpaceX in un secondo e senza rendere conto a nessuno, due pagine con milioni di utenti. Non è poi mancata occasione in cui dicesse che Facebook gli faceva “schifo”.

    Signal in poco tempo è diventata una delle 5 app più scaricate, nella categoria “social network”, negli Usa. Dati App Store di Apple.

    Ma è una forma di protesta contro, come dicevamo, il cambio delle condizioni d’uso di WhatsApp, specie per quando riguarda la condivisione dei dati degli utenti con Facebook. E su questo c’è da fare una puntualizzazione, anche alla luce delle dichiarazioni che manager di Facebook hanno reso ai media e ai blog americani.

    In pratica, secondo Facebook, queste condizioni non dovrebbero cambiare molto la situazione, infatti già da ottobre dello scorso anno era iniziata una fase do transizione, soprattutto per quanto riguarda i dati verso le aziende. E, comunque, tutto questo non dovrebbe avere alcun effetto per gli utenti europei. In Europa, Facebook non condividerà dati a fini pubblicitari con nessuna azienda, questo è quando dichiarato da Niamh Sweeney, direttore della policy di WhatsApp per l’Europa.

    WhatsApp aggiorna i termini d’uso e condivide i dati con Facebook

    Certo, la preoccupazione degli utenti è sacrosanta, soprattutto per il fatto che stiamo parlando di un’app che era nata proprio per evitare che tutto questo accadesse, preservando la privacy degli utenti.

    Proteste negli Usa, Signal e Citizen sono le app più scaricate

    E allora, Elon Musk ha consigliato di scaricare un’app di messaggistica, Signal, che è gestista da una fondazione senza ha scopo di lucro, che metto al centro la crittografia end-to-end, senza trasmettere i dati degli utenti ad alcuno. Infatti, ha rifiutato ingenti finanziamenti proprio per evitare che tutta l’attenzione si concentrasse sul profitto. Non dimentichiamo poi che Signal ha giocato un ruolo importante nelle proteste a seguito dell’assassinio di George Floyd negli Usa, diventando l’app di messaggistica attraverso cui le persone si organizzavano. E anche in quel caso si registrò un book di download.

  • WhatsApp aggiorna i termini d’uso e condivide i dati con Facebook

    WhatsApp aggiorna i termini d’uso e condivide i dati con Facebook

    WhatsApp aggiorna i termini d’uso e l’informativa sulla privacy. In sostanza, l’aggiornamento prevede la condivisione dei dati con Facebook, fino ad ora rimandata. I nuovi termini entreranno in vigore il prossimo 8 febbraio, senza possibilità di scelta.

    Alzi la mano chi stamattina ha letto per davvero la notifica di aggiornamento dei nuovi termini di WhatsApp prima di cliccare su “Accetta”, per altro unica possibilità lasciata all’utente. Provando ad indovinare, pochissimo avete alzato la mano perché nella maggior parte dei casi si è cliccato sul tasto verde, senza leggere, come quasi sempre accade con qualsiasi altra app. Solo che stavolta leggere prima di andare avanti era davvero prezioso. Perché?

    La risposta è semplice. Perché dal prossimo 8 febbraio 2021, giorno in cui entreranno in vigore i nuovi termini di utilizzo e l’informativa sulla privacy di WhatsApp i dati degli utenti verranno condivisi con Facebook.

    whatsapp aggiornamento termini informativa privacy 2021 franzrusso 2021

    È probabile anche che tutto questo non vi sorprenda, del resto resta tutto in famiglia. Invece questo aggiornamento è importante per un paio di motivi in particolare.

    Il primo è sicuramente legato al fatto che WhatsApp ha da sempre sostenuto che la condivisione dei dati personali a Facebook, che in sostanza servirà alle aziende che investono a migliorare l’offerta dei propri prodotti e servizi, non sarebbe mai avvenuta, è invece è successo. Il secondo motivo è che questo aggiornamento, importante, non lascia molta scelta all’utente, mettendolo di fronte al fatto di continuare, e quindi accettare, oppure abbandonare l’app.

    L’unica cosa che può fare l’utente è quella di ritardare l’aggiornamento e magari attendere l’8 febbraio prima di accettare in maniera compulsiva e riflettere se sia il caso, a queste condizioni, di continuare ad usare l’app.

    I dati che verranno condivisi includono, dall’8 febbraio, anche le informazioni sui pagamenti e sulle transazioni.

    whatsapp aggiornamento-termini informativa privacy

    Raccogliamo informazioni sulla tua attività sui nostri servizi, come informazioni relative ai servizi, alla diagnostica e alle prestazioni. Ciò include informazioni sulla tua attività (incluse le modalità di utilizzo dei nostri Servizi, le impostazioni dei Servizi, il modo in cui interagisci con gli altri utenti che utilizzano i nostri Servizi (anche quando interagisci con un’azienda) e l’orario, la frequenza e la durata delle tue attività e delle tue interazioni), i file di log e i log e i rapporti su diagnostica, crash, sito web e prestazioni.

    Ciò include anche informazioni su quando ci si è registrato per utilizzare i nostri Servizi; le funzioni che si utilizzano come la nostra messaggistica, le chiamate, lo stato, i gruppi (compreso il nome del gruppo, la foto del gruppo, la descrizione del gruppo), i pagamenti o le funzioni aziendali; la foto del profilo, le informazioni “about”; se si è online, quando si è utilizzato i nostri Servizi per l’ultima volta; e quando si è aggiornato l’ultima volta le informazioni “about”“.

    E intanto Elon Musk consiglia di usare Signal

    Questo è quello che si legge all’interno delle condizioni.

    Un aggiornamento che alla fine non fa altro che portare vantaggio a Facebook, e, a guardare bene, non poteva essere diversamente.

  • Il ruolo dei Social Media quando la democrazia negli Usa venne sospesa

    Il ruolo dei Social Media quando la democrazia negli Usa venne sospesa

    Nel giorno in cui la democrazia negli Usa è stata sospesa, i Social Media per una volta hanno agito di conseguenza. Una vicenda che segna anche l’avanzata delle piattaforme di “nicchia” come Parler.

    I social media da qualche anno a questa parte sono stati considerati principali responsabili della diffusione di fake news, disinformazione e contenuti di violenza. Ed è vero. Ma forse quello che è successo ieri notte potrebbe considerarsi come l’inizio di un nuovo corso.

    Per la prima volta, tutte le principali piattaforme social hanno agito allo stesso modo, eliminando contenuti che incitavano alla violenza e sospendendo l’account dal quale questi contenuti venivano diffusi.

    È successo quello che accade di solito in questi casi, solo che l’account in questione è quello di Donald Trump, presidente Usa uscente, che ieri si è reso protagonista, indiretto, di una delle pagine più brutte della storia americana e della democrazia a livello globale.

    social media capitol hill aggressione getty mages

    Come sapete, lo abbiamo scritto più volte qui sul nostro blog, dal 2016, anno in cui Trump è stato eletto come 45° presidente degli Stati Uniti d’America, i social media sono stati additati come diffusori di disinformazione e accusati di gestire il fenomeno in modo blando.

    Poi è arrivato lo scandalo Cambridge Analytica che ha aperto una voragine, dimostrando per davvero che una parte dell’elettorato era stato “traghettato” verso una parte politica con l’inganno; poi è scoppiato il “Russia gate“. Tutti scandali in cui i social media hanno avuto il ruolo di diffusori.

    Al centro di tutto questo vi era Facebook che nel corso degli anni ha mantenuto una linea non molto condivisa ma costante, ossia quella di non intervenire mai in maniera diretta su queste questioni per rispettare il “diritto di parola” di tutti. Anche di chi diffonde disinformazione. E i risultati si sono visti.

    Una strada ben diversa, ma con molte difficoltà, aveva invece intrapreso Twitter, decisa ad allontanare la diffusione della disinformazione dalla propria piattaforma, dichiarando guerra ai tanti account che sfruttavano i 280 caratteri per diffondere informazioni e notizie false.

    Ad un certo punto però Twitter decise che gli account dei politici non dovessero essere oggetto di attenzione, perché per loro doveva essere sempre valido il diritto di esprimersi, visto il ruolo pubblico. Salvo poi ricredersi lungo la strada.

    social media capitol hill aggressione getty mages

    Ecco, questa lunga premessa per dire che ieri invece il ruolo dei social media è stato attivo.

    Bisogna dirlo subito. A distanza di 5 anni, quello che è successo ieri è la dimostrazione di come la disinformazione sia in grado di invadere anche il ruolo più rappresentativo della democrazia: il Parlamento. L’aggressione a Capitol Hill, la sede del Congresso Usa, “aizzata” da colui che dovrebbe lasciare la sua carica al nuovo presidente eletto, Joe Biden, è una ferita alla democrazia a livello globale e coinvolge direttamente i social media.

    Facebook, la prima piattaforma ad rimuovere il video di Trump

    Dopo l’aggressione, avvenuta quando Washington era in lockdown, Donal Trump ha diffuso un video in cui elogiava il gruppo dei violenti che era entrato a Capitol Hill, alcuni di essi erano armati. Di fronte a questo video, per la prima volta, Facebook è intervenuta prima delle altre piattaforme, rimuovendo il video, così come annunciato da Guy Rosen, VP Integrity, Facebook.

    Facebook e Instagram sospendono Trump per 24 ore

    In pratica Facebook, che negli anni aveva sempre rifiutato di agire per garantire a tutti il diritto di parola, è la prima ad intervenire, per evitare che quel video potesse alimentare altra violenza. Un intervento che anticipa anche Twitter che fino a quel momento si era limitata solo a indicare come contenuti di disinformazione i tweet di Trump, senza rimuoverli. Facebook anticipa anche YouTube, che rimuove i contenuti video che fanno riferimento all’aggressione al Capitol Hill e fa addirittura quello che mai la piattaforma di Zuckerberg aveva fatto. E cioè sospende l’account di Trump per 24 ore, su Facebook e su Instagram, come annunciato da Adam Mosseri:

    In un comunicato Facebook spiega meglio di essere intervenuta non solo per rimuovere il contenuto di Trump, ma di aver rimosso tutti i contenuti che facevano riferimento all’aggressione e anche quelli che intimavano a continuare le violenze per i prossimi giorni.

    Facebook sospende gli account di Trump per almeno 2 settimane

    Questo è un aggiornamento a quanto scritto poco sopra. Nel pomeriggio di oggi, sempre Adam Mosseri su Twitter dà notizia del fatto che Facebook, intendendo tutta la famiglia delle app di casa a Menlo Park, sospenderà gli account di Donald Trump per almeno due settimane.

    Nel tweet si legge:

    “Viste le circostanze eccezionali e il fatto che il Presidente (Trump) abbia deciso di condonare, piuttosto che condannare le violenze di ieri nella capitale, estendiamo a tempo indeterminato, o almeno per le prossime due settimane, il blocco degli account”.

    La forma “almeno due settimane” è stata usata per intendere che dagli account di Trump, su Facebook e su Instagram, non si potrà scrivere nulla fino all’insediamento di Joe Biden come 46° presidente Usa, e oltre.

    Twitter rimuove i contenuti e sospende Trump per 12 ore

    Anche Twitter, subito dopo che Facebook ha rimosso il video, interviene con mano più pesante e comincia a rimuovere i tweet di Trump, non era la prima volta che accadeva. E poi, decide di sospendere l’account di Donald Trump per 12 ore. Un atto dovuto.

    https://twitter.com/twittersafety/status/1346970430062485505

    Siamo di fronte ad un passaggio storico, senza dubbio e senza esagerazione. I Social media, lungamente ritenuti responsabili di diffondere disinformazione, hanno dimostrato che c’è un limite a tutto e che il valore della democrazia va preservato sempre.

    Ma c’è un però in tutto questo, una considerazione finale.

    L’avanza dei social di nicchia come Parler

    Si sapeva da giorni che qualcosa sarebbe successo, in vista della ratifica della elezione di Biden come 16° presidente Usa, e l’organizzazione di questa aggressione è avvenuta proprio sui social media, non soltanto Facebook o Twitter, ma anche attraverso quelle piattaforme che sono considerate in grande ascesa perché di “nicchia”, come Parler, la piattaforma che tanto piace ai sostenitori di Trump. Anche Telegram è stata usata per questo scopo, così come Twitch, piattaforma in grande ascesa anche in Italia.

    Ecco, nel giorno in cui la democrazia è stata sospesa, nel giorno in cui la disinformazione è riuscita ad approdare in Parlamento, i Social Media hanno agito in modo responsabile. Forse ci si attendeva qualcosa di più e le critiche non sono mancate.

    L’auspicio è che questo segni un nuovo inizio. Lo speriamo.

  • Twitter acquisisce Breaker e scommette sulle chat audio

    Twitter acquisisce Breaker e scommette sulle chat audio

    Twitter crede nelle chat room audio e per sviluppare Spaces acquisisce l’app di podcasting Breaker. Ancora una volta, dopo Vine e Periscope, si trova a gestire un vantaggio competitivo. Ma finirà come le altre volte? Di certo l’impresa non è facile da gestire.

    A fine anno scorso vi avevamo dato notizia che Twitter aveva deciso di lanciare, sotto forma di test, Spaces, la chat audio che si appresta a diventare la vera rivale di Clubhouse.

    E Twitter adesso fa un passo in più, deciso, che è la conferma che la società guidata da Jack Dorsey voglia scommettere nel 2021 sulle chat audio. Il passo ulteriore è l’acquisizione di Breaker, app molto nota tra i podcaster, infatti si tratta di una applicazione di podcasting che ha introdotto le dinamiche tipiche dei social media. Nata nel 2016 quando i podcast non erano ancora molto diffusi, ha conosciuto il suo momento di massima diffusione quando, durante il lockdown, molti si sono accorti, e hanno scoperto, i contenuti in audio.

    twitter acquisisce breaker

    Al momento, non si conoscono i dettagli dell’operazione che, secondo alcuni, non dovrebbe essere stata molto costosa. Di certo si sa che il team di Breaker, così come spiegato dal CEO, Erik Berlin, e dalla CTO, Leah Culver, confluirà nel team Spaces di Twitter per continuare a sviluppare la funzionalità e che l’app chiuderà i battenti il prossimo 15 gennaio.

    La considerazione che si può fare, come già rilevata nelle occasioni, recenti, in cui vi abbiamo parlato di Spaces, è che Twitter stavolta vuole investire in un formato nuovo, che va oltre la sua stessa natura dei 280 caratteri. Dopo aver abbracciato il contenuto effimero sotto forma di Fleets, altra forma che va oltre la natura della piattaforma, adesso è il turno delle chat room in audio, ponendosi come diretta rivale di Clubhouse.

    Ora, di fronte a questa scommessa, resta comunque la perplessità espressa nelle altre occasioni. E cioè, questa funzionalità avrà successo se Twitter sarà davvero in grado di superare il grande problema legato alla sicurezza delle conversazioni e a come tenere a bada troll e hate speech. In poche parole, resta l’arduo compito di preservare le conversazioni in audio, che si svilupperanno nelle varie stanze, anche di gruppo. Impresa ardua.

    Si chiama Spaces, la chat audio di Twitter avviata in test

    Ma Twitter vuole scommetterci, in un momento in cui il fenomeno podcasting sta conoscendo il suo momento più alto e, soprattutto, in un momento in cui cui, a parte Clubhouse, nessuna piattaforma social ha ancora investito su questa forma di contenuto.

    Twitter, potremmo quasi dire, si trova tra le prime a dover sperimentare, con non poco coraggio, in una impresa che è quasi sconosciuta. E non è la prima volta che questo accade.

    Come certamente ricorderete, è capitato con Vine, quando i video brevi non era affatto usati come oggi, ed è successo con Periscope, quando il live broadcasting non si era ancora diffuso come oggi.

    Due situazioni in cui Twitter si trovò a gestire un vantaggio competitivo notevole rispetto alle altre piattaforme sociale. Un vantaggio, col tempo, gestito male. Al punto che le due app sono state poi chiuse definitivamente.

    Ecco, Space nasce con i buoni auspici, ma la storia di Twitter è inclemente quando si tratta di essere in vantaggio. Vedremo come andrà questa volta.

  • Ecco il 2020 degli italiani su TikTok, guardando al 2021

    Ecco il 2020 degli italiani su TikTok, guardando al 2021

    Il 2020 è stato per tutti gli italiani un anno particolare e questo emerge anche dall’indagine di YouGov, commissionata da TikTok. Gli italiani si sono scoperti più resilienti, più legati alle comunità e anche più aperti a sperimentare cose nuove. Nei prossimi giorni anche in Italia sarà disponibile “Year on TikTok”.

    Il 2020 non lo scorderemo facilmente, è stato un anno particolare che ci ha messo a dura prova. E come abbiamo avuto occasione di scrivere qui sul nostro blog, i social media ci hanno aiutato molto, ci hanno permesso di restare in contato con i nostri cari, i nostri amici e colleghi e ci hanno hanno aiutato a sperimentare cose nuove. A vivere esperienze nuove.

    L’indagine di YouGov, commissionata da TikTok fotografa proprio questo. Gli italiani nel 2020, in un anno difficile come mai negli ultimi 70 anni, hanno dimostrato di essere resilienti, hanno messo in evidenza il loro grande spirito di comunità e hanno sperimentato cose nuove.

    tiktok 2020 italiani 2021 franzrusso.it

    Presto anche in Italia Year on TikTok

    L’indagine viene pubblicata in concomitanza con il lancio di Year on TikTok, funzione della piattaforma che dà la possibilità di rivivere il proprio anno su TikTok. Year on TikTok, disponibile in Italia nei prossimi giorni, mostrerà agli utenti la compilation dei loro video, trend, creator ed effetti creativi preferiti e permetterà di scoprire le top vibe dell’anno, in base ai contenuti che gli utenti hanno amato di più.

    La compilation, inoltre, metterà in evidenza come creator e trend hanno conquistato l’immaginazione della community di TikTok nell’anno appena trascorso e come hanno intrattenuto, supportato, affascinato e formato gli utenti. Inoltre, è l’occasione per scaricare il video-riassunto del proprio 2020 sull’app e condividerlo, su TikTok e non solo.

    Ma vediamo insieme qualche dato in più a proposito della ricerca di YouGov per TikTok, che ha coinvolto 2.168 adulti, con interviste online tra il 30 novembre e il 3 dicembre di quest’anno.

    Gli italiani i più resilienti in Europa

    Come dicevamo prima, gli italiani si sono mostrati, in questo 2020, molto resilienti. Due italiani su cinque (45%) ritengono di avere imparato a essere più resilienti nel 2020 e la metà (50%) crede di avere imparato a utilizzare più risorse personali rispetto agli anni precedenti, ad esempio trovando nuove soluzioni per la gestione dei figli o individuando nuove fonti di reddito.

    Nel confronto europeo, la ricerca YouGov indica che il nostro Paese si posiziona fra i tre più resilienti e inventivi, davanti a Regno Unito, Francia e Germania. L’inventiva degli italiani consiste anche nello scoprire, approfondire o cimentarsi con nuove abilità e attività.

    Le attività degli italiani nel 2020

    Quasi due italiani su cinque (il 38%) affermano di avere vissuto il 2020 a un ritmo più lento e di avere apprezzato questo cambiamento. Secondo la ricerca, il periodo di lockdown ha regalato al 45% degli intervistati più tempo per fare cose che ama o che normalmente non ha mai tempo di fare (per es. leggere, fare decoupage, ecc.).

    Il 23% degli intervistati è riuscito, anche, a esplorare il proprio lato creativo e iniziare
    nuove attività e hobby come, per esempio, la pittura o la fotografia. In particolare, sono state le giovani generazioni ad aver scelto un nuovo hobby, ben un terzo dei rispondenti tra i 18 e i 24 anni (33%), rispetto al 19% di quelli tra i 45 ei 54.

    Il 25% delle persone intervistate ha dichiarato, inoltre, che i contenuti visti sulle piattaforme e/o sui social network sono stati di ispirazione e stimolo per provare, nel tempo libero a disposizione, nuove cose (per es. cucinare, ballare, fare attività fisica, suonare ecc).

    Nel 2020 in Italia le attività più popolari – svolte e apprese – sono state cucinare e preparare dolci (49%), leggere (43%), fare attività fisica (31%), dedicarsi al giardinaggio o alle piante di casa (26%). Interessi che si riflettono in alcuni degli hashtag e video più rappresentativi visti nascere su TikTok nel 2020, come è stato #iorestoacasa con 3.1 miliardi visualizzazioni.

    Ed ecco il racconto dei mesi di lockdown:

    • #imparaconTikTok (3.9 miliardi di visualizzazioni), nato ufficialmente a maggio, il trend è cresciuto in parallelo alla popolarità dei contenuti informativi disponibili sulla piattaforma andando a rappresentare un nuovo modo di apprendere e condividere conoscenze, competenze e interessi;
    • #ActivePlank (21.4 milioni di visualizzazioni), che ha preso il via con una sfida lanciata da @melissasatta, e #PalestraACasa (36,1 milioni di visualizzazioni);
    • #museoacasa (59.2 milioni di visualizzazioni) per sentirsi in un museo anche a casa propria;
    • #aCenaCon (63.1 milioni di visualizzazioni) un invito virtuale per una cena con i nostri creator. Tra una ricetta e una confidenza durante dei Live streaming molto seguiti;
    • #Cucinasenzasprechi (110.9 milioni di visualizzazioni), nato da una sfida lanciata da Unione Nazionale Consumatori che invitava a cucinare un piatto delizioso solo con gli avanzi. Ha partecipato anche @bruno.barbieri;
    • #giardinaggio, #pianta, #piante hanno raggiunto complessivamente i 19.3 milioni di visualizzazioni;
    • Le difficoltà della didattica a distanza e alternativi modi di imparare la pronuncia inglese;
    • La riscoperta della musica, in tutte le sue varianti, dalla più alla meno classica.

    Gli italiani hanno riscoperto il senso di comunità

    Per quanto riguarda il 2021, oltre la metà degli intervistati prevede di continuare a mettere a frutto questa ritrovata creatività e l’82% ritiene che dedicherà più tempo ai propri hobby.

    Nonostante le sfide, separazioni e difficoltà causate dalla pandemia, i risultati rivelano che in Italia un terzo degli intervistati (32%) si sente più vicino che mai ai propri cari, mentre il 58% afferma di essersi reso conto, grazie a questa crisi, dell’importante ruolo che gli amici, la famiglia e le comunità rivestono nella propria vita. Un dato ancora più elevato per i Millennial (25-34 anni): il 67% si dichiara d’accordo con questa affermazione.

    @chiaraferragni

    😅 #leoneluciaferragni

    ♬ 嗚咿嗚啊啊 – 晨彥👋逼

    @giorgiamalerba0

    ❤️

    ♬ electric love – favsoundds

    Gli affetti vanno ben oltre la famiglia e i propri cari. Gli Italiani infatti hanno scoperto e riscoperto il senso di comunità. Un terzo degli italiani che hanno preso parte all’indagine (32%) afferma, infatti, di essersi sentito più vicino alla propria comunità nel 2020, sia online che offline. Un quarto di essi (26%) ha scoperto nuove realtà esplorando la Rete, più tra i 25-34enni (31%) che gli over 55 (22%).

    Il senso di comunità, online viene riscoperto non solo attraverso supporto a cause comuni e importanti ma anche grazie allo scambio di consigli e questo si riflette anche su TikTok. E infatti, tra gli hashtag che si sono distinti, troviamo:

    • #ConsiglidiViaggio (120.5 milioni di visualizzazioni)
    @cheviaggitifai

    Reply to @laledep74 amanti di Harry fatevi sentire – qual è il vostro incantesimo preferito? 😍 #consiglidiviaggio #harrypotter

    ♬ Harry Potter – The Intermezzo Orchestra

    • #ConsiglidiModa (64.3 milioni di visualizzazioni)
    @uffizigalleries

    Fashion time travelling💫✨ #shoes #fashion #fashionweek #tiktokfashion

    ♬ nhạc nền – Ngoc Trinh – Ngoc Trinh

    • #grazieavoi (52M visualizzazioni), un grazie alla comunità medico sanitaria
    • #distantimauniti (795M visualizzazioni) una catena che ha abbracciato tutti gli italiani a sostegno all’OMS
    • Menzione speciale anche agli Sticker per le donazioni, una nuova funzionalità in-app presentata ad aprile, attraverso la quale, le persone su TikTok hanno mostrato il loro supporto verso numerose organizzazioni e cause, prima fra tutte quella a favore della Croce Rossa Italiana raccontata con l’hashtag #tuttifratelli.

    Il 2020 è stato un anno molto difficile, ma gli italiani – come sempre – hanno trovato un modo per essere creativi e resilienti”, ci dice Paul Marvucic, Head of Creator & Product Marketing, Europe di TikTok.

    La ricerca di YouGov ha messo in luce l’incredibile livello di resilienza dimostrato in Italia dalle persone: i risultati indicano che il 2020 è stato anche l’anno in cui in molti hanno scoperto nuove comunità e affetti. Con “Year on TikTok”, la nuova funzione che siamo felici di presentare, gli utenti potranno ‘riguardare’ il loro anno e ricordare i momenti in cui hanno ispirato o si sono fatti ispirare dalla creatività e hanno condiviso allegria.

    Ogni giorno c’è qualcosa di nuovo da scoprire su TikTok, e la nostra community di creator in costante crescita continuerà a dettare questo trend, nel 2021 e oltre.

    Ecco, questo era il nostro resoconto su questa interessante ricerca. In basso anche l’infografica che riassume tutta l’indagine di YouGov.

    TikTok Ricerca YouGov Infografica