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  • Addio Google+, anche i grandi a volte sbagliano

    Addio Google+, anche i grandi a volte sbagliano

    Era nell’aria da tempo ma adesso è ufficiale, Google+ chiude ed esce di scena in maniera non troppo elegante. Infatti una falla avrebbe permesso la violazione dei dati di mezzo milione di utenti, solo che Google non lo aveva comunicato. L’inchiesta del Wall Street Journal ha scoperto tutto e da Mountain View hanno preso la decisione che sarà definitiva entro il prossimo anno. Resta attiva solo parte business come strumento di conversazione tra colleghi.

    Addio Google+. Ecco l’addio più atteso che in tanti avrebbero voluto pronunciare ormai da qualche anno. Già perchè sin dalla sua apparizione, nel 2011, Google+ non ha mai convinto del tutto. E’ vero, su questo blog avevamo scritto che sarebbe stato il fenomeno del 2012, su cui anche le aziende avrebbero dovuto scommettere. Ma, a differenza di altri, ci siamo ricreduti subito, ammettendo l’errore di valutazione. Google+ era nato per dare fastidio ad un colosso come Facebook, era nato per essere la grande scommessa social di Google che sui social media non aveva mai lasciato il suo segno. Google, il colosso della rete, non aveva impresso la sua firma anche sui social media. Ecco la motivazione principale per cui è nato.

    A distanza di sette anni, Google+ non lascia nessuna traccia tangibile ed esce di scena nella maniera meno elegante possibile. Infatti, la decisione presa da Mountain View di chiudere la piattaforma arriva dopo l’inchiesta del Wall Street Journal che scopre che Google+ era stato violato già tre anni fa, nel 2015, mettendo a rischio i dati di mezzo milione di persone. Per tre anni i dati di questi utenti sono rimasti alla mercè di altri, senza che Google prendesse dei provvedimenti. Un fatto molto grave che dà la misura della considerazione di cui godeva Google+ anche internamente. Ovvio che una volta scoperto tutto Google non ha potuto fare altro che annunciarne la chiusura, era già preparata a questo e lo dimostra la velocità con cui ne ha dato notizia.

    addio google+

    Resta davvero l’amaro in bocca sapere che per tre anni Google abbia deciso di non fare nulla, pensando di risolvere tutto internamente avvisando gli utenti in maniera privata. Un errore di valutazione grossolano non da grande colosso del web quale è Google.

    E’ bene sottolineare che Google annuncia la chiusura di Google+ lato consumer, ossia lato utente, la parte che avrebbe dovuto apprezzare e usare la piattaforma. Di fatto, ne dichiara la chiusura completa. Lato aziende resta attivo solo per il fatto di voler mantenere vive le conversazioni tra colleghi. E anche su questo punto i dubbi abbondano. Ma non vale neanche approfondire più di tanto e non vale dire che Google lascia attiva la parte aziendale perchè redditizia, no, non è questa la motivazione. Google per le aziende offre strumenti di business molto più efficienti e utili.

    Ma per chi sta leggendo questo post e nota che Google+ comunque aveva centinaia di milioni di utenti, vero. Ma non erano tutti attivi e consapevoli del fatto di essere realmente su Google+. Il vero errore che ha commesso Google è stato proprio quello di aver voluto per forza assemblare la piattaforma all’interno della galassia Google. In poche parole, bastava semplicemente avere uno smartphone Android per essere poi, attraverso il proprio account usato per accedere al sistema operativo, catapultato su Google+. L’utenza attiva era meno del 20% a livello globale. Inoltre, gli ultimi dati dicono che il 90% degli accessi durava meno di 5 secondi. Giusto il tempo di accedere e via a gambe.

    Eppure in Italia, l’ultima rilevazione di Agcom a luglio ci diceva che gli utenti erano 5,7 milioni. Ma l’analisi di Blogmeter di aveva anche detto che per di un quarto degli utenti lo usava attivamente e il 38% ogni tanto ci faceva un salto. Numeri che se fossero stati attivi non avrebbero certo giustificato questo addio.

    Se Google avesse provato a tenere sganciato Google+ da tutto e avesse deciso di puntare davvero a realizzare un prodotto social di tutto rispetto, forse le cose non sarebbero andate così. O forse sarebbe fallito ben prima.

    Pensate che già nel 2012, appena un anno dopo il suo lancio, Google+ veniva definito come una “cattedrale nel deserto“, definizione che lo ha accompagnato fino all’annuncio di ieri.

    Non ci resta allora che mettere la parola fine a questo punto per tutto ciò che riguarda Google+ e ammettere che, a volte, anche i grandi possono sbagliare.

     

    [L’immagine è realizzata da @franzrusso, se dovesse essere ritenuta inopportuna dai legittimi proprietari dei loghi, verrà immediatamente rimossa. Si prega ci citare la fonte]

  • Ecco Facebook Portal, il social network fa il suo ingresso nel mondo hardware

    Ecco Facebook Portal, il social network fa il suo ingresso nel mondo hardware

    Facebook ha presentato ufficialmente Facebook Portal, il primo prodotto hardware commercializzato da Menlo Park. E’ un tentativo per lanciare la sfida ad Amazon Echo. Portal permette le video chat, ma anche chiamare gli utenti, riprodurre musica da Spotify. Portal ha un costo di 199 dollari e Portal+ ha un costo di 349 dollari. E la privacy?

    Facebook lancia ufficialmente Facebook Portal, il primo prodotto hardware interamente commercializzato da Menlo Park. Da questo punto di vista si tratta di un lancio non da poco, Facebook decide di sfidare Amazon Echo entrando anche nel modo degli smart speaker che si stanno diffondendo anche nel nostro paese. In realtà si tratta di un lancio atteso, e rimandato tra l’altro per via dei tanti dubbi che pone sotto il profilo della privacy. Il lancio era stato infatti ritardato per lo scandalo Cambridge Analytica. Il prodotto, per ora, verrà commercializzato da novembre e solo per gli Stati Uniti.

    Portal è quindi un dispositivo che può essere utilizzato per le video chat, per chiamare gli utenti Facebook e Facebook Messenger, ma è anche smart speaker, come dicevamo, potendo riprodurre musica da Spotify e da Pandora (non attivo in Italia).

    facebook portal

    Un elemento che è stato molto apprezzato del dispositivo è lo zoom automatico del dispositivo, nel senso che il dispositivo è dotato di una fotocamera grandangolare capace di identificare la corporatura corporea e quindi seguirvi in automatico anche se vi spostate nella stanza. Il dispositivo è in grado di gestire la video chiamata se fatta da una persona o da più persone, il grandangolo si auto gestisce in maniera intelligente.

    Portal supporta la realtà aumentata ma non vi è traccia ancora di Intelligenza Artificiale. Segno che il dispositivo, almeno per ora, verrà utilizzato per lo più per fare video chat con parenti e amici che abitano lontano. Un uso abituale potrebbe essere quella della telefonata della buona notte ai genitori che abitano lontano, solo che la telefonata avviene in video.

    Portal si presenta con due modalità e dispositivi diversi nelle dimensioni. Portal (display da 10″), appunto, più piccolo, sembra quasi la copia di Amazon Echo, che ha un costo di 199 dollari, e Portal+, dispositivo più grande con display da 15,6″, sembra un tablet messo in verticale, che ha un costo di 349 dollari. Ad occhio, Portal può andar bene in cucina e Portal+ anche in soggiorno.

    facebook portal+

    Il vero problema è la privacy, l’accoglienza negli Usa è stata abbastanza fredda perchè in molti ormai non hanno molta fiducia in Facebook. E non so tratta solo dello scandalo Cambridge Analytica. Portal permette di spegnere microfoni e fotocamera nel caso in cui non è attivo e si può apporre un cappuccio sopra la telecamera quando questa non è utilizzata in una chiamata vocale. Facebook sostiene che Porta non registra, ascolta o visualizza le chiamate e i suoi dati sono criptati. Però registra i meta dati, nel senso che registra chi ha effettuato la chiamata e per quanto tempo.

    https://www.facebook.com/facebook/videos/320275651886768/

    Inoltre, elemento non da poco che, forse non aiuterà a riconquistare la fiducia degli utenti americani, le conversazioni non hanno la crittografia E2E (end-to-end), di conseguenza qualsiasi autorità potrebbe richiedere a Facebook una conversazione e Facebook non potrebbe sottrarsi a questa richiesta.

    Insomma, Portal potrebbe no aiutare Facebook in un momento in cui serve davvero molta fiducia in termini di gestione della privacy. Anzi, lo stesso Portal potrebbe rivelarsi un problema.

  • Ecco una panoramica sull’uso dei Social Media a livello globale

    Ecco una panoramica sull’uso dei Social Media a livello globale

    GlobalWebIndex ha da poco diffuso un’infografica che ci offre una bella panoramica sui Social Media, fenomeno sempre in movimento, a livello globale. E scopriamo, quindi, che il tempo medio trascorso al giorno è leggermente in calo, soprattutto in Europa, e che 3 utenti su 5 provengono dall’Asia. Inoltre, il 61% degli utenti sono “FOMO networkers”.

    Raccontare come i Social Media si evolvono diciamo che è un po’ il nostro principale obiettivo fin da quando tutto è iniziato qui sul nostro blog, ormai nel lontano 2008 (dieci anni fa!). Il Social Media rappresentano un fenomeno rivoluzionario, nel senso che prima della loro avvento non esisteva nulla di simile e hanno contribuito a ribaltare il paradigma comunicativo, rendendolo sempre più orizzontale. Ma sappiamo bene anche che i Social Media rappresentano un fenomeno in continua evoluzione, ed ecco perchè ci piace osservare questo fenomeno e cogliere alcuni dati interessanti di questa continua, e spesso veloce, evoluzione. E oggi abbiamo la possibilità di farlo grazie a questa interessante infografica di GlobalWebIndex che tutti noi abbiamo imparato a conoscere, e ad apprezzare, in questi anni. E’ una bella panoramica dell’uso dei social media a livello globale con tanti e interessanti dati e spunti. Vediamo insieme quali.

    Iniziamo col dire che oggi i Social Media sono molto usati in Asia, soprattutto nei paesi del sud est asiatico, dove, forse, una infrastruttura essenzialmente basata su banda larga mobile, ha agevolato la diffusione. E infatti 3 utenti su 5 provengono dall’Asia, il 58% degli utenti a livello globale. Dall’Europa il 16%, America Latina 10%, Nord America 10% e poi i paesi MEA (Medio Oriente e Africa) con l’8%.

    social media world landscape-panorama franzrusso.it 2018

    Da evidenziare anche che ben il 61% degli utenti vengono indicati come “FOMO networkers”, ossia utenti che usano i social media essenzialmente per la paura di perdersi qualcosa. Un fenomeno questo che rappresenta un aspetto dell’uso dei social media. La maggior parte 71% sono però catalogati come “Personal networkers”, utenti che usano i social media per incontrare nuove persone e per fare networking in generale.

    Guardando al dato delle piattaforme più usate, osserviamo che, come già confermato in questa occasione ad inizio anno, YouTube resta la piattaforma più usata (87%), seguita da Facebook (84%), da WhatsApp (62%), da Instagram (60%) e da Messenger (58%). In pratica, tra le prime 5 piattaforme più usate al mondo, 4 fanno riferimento a Facebook. Un dato, questo, che non tiene conto della Cina, per ovvi motivi. E in Cina le piattaforme più usate sono WeChat (80%), Baidu (72%), Sina Weibo (60%), Youku (59%), Qzone (57%).

    Come detto all’inizio, e come confermato da altri dati in generale, soprattutto se paragonato ai dati di due/tre anni fa, sta calando il tempo medio trascorso ogni giorno sui social media a livello globale. A livello globale si è intorno alle 2 ore e mezza al giorno, ma se guardiamo il dato relativo all’Europa notiamo che è di 2 ore e 4 minuti, in calo rispetto all’anno precedente. In Italia siamo di poco sotto le 2 ore giornaliere.

    I dati di GlobalWebIndex ci offrono poi uno spaccato molto interessante su come gli utenti usano i social media. E scopriamo quindi che in Nord America vengono usati per restare in contatto con le persone, soprattutto per stringere relazioni con persone poi conosciute anche dal vivo. In Medio Oriente e Africa vengono usati per entrare in contatto con altre persone e per informarsi. Restare infornati, divertimento e scoprire sempre nuove cose da fare sono le motivazioni che spingono di più gli utenti dell’America Latina a usare i Social Media. Gli utenti Europei li usano per restare in contatto con altre persone, per scoprire cose nuove da fare e per informarsi. Gli utenti asiatici, in proporzioni un po’ differenti, li usano per gli stessi motivi. Anche gli utenti cinesi usano le piattaforme più popolari da loro per informarsi, conoscere cose nuove da fare e restare in contatto con persone nuove.

    Gli utenti se seguono di più i brand sono quelli dell’America Latina, quelli che li seguono meno sono gli utenti Europei, i quali si distinguono anche per il fatto di seguire meno gli attori.

    Tra i temi più discussi, gli utenti europei conversano sui social media di film, musica e sport; mentre gli utenti del Nord America conversano di musica, food e politica. Gli utenti dell’America Latina amano conversare di film, musica e tecnologia; mentre gli utenti del Medio Oriente e Africa amano conversare sui social media di sport, tecnologia e smartphone. Come sappiamo bene, è un elemento abbastanza noto, gli utenti dell’Asia amano conversare di smartphone, musica e tecnologia. Infine, i cinesi amano conversare di film, smartphone e abbigliamento. Film e musica sono quindi due degli argomenti più discussi sui social media a livello globale.

    In basso l’intera infografica e questo è il link, qualora foste interessanti a scaricarla.

    panorama social media globale

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    [L’immagine di copertina è realizzata da @ Franz Russo, si prega citare la fonte]

     

  • Torna il B2B Digital Day, ma il B2B è davvero morto?

    Torna il B2B Digital Day, ma il B2B è davvero morto?

    Dopo il grande successo della scorsa edizione, torna il B2B Digital Day e quest’anno il tema, anche provocazione, è “Il B2B è morto? Riflettiamoci!”. L’evento si terrà mercoledì 10 ottobre presso la Fondazione Giangiacomo Feltrinelli di Milano, a partire dalle 9,30. Tra gli speaker, oltre a Giorgio Soffiato, che abbiamo intervistato, ci saranno anche Gianluca Diegoli e Chiara Davanzo.

    Ma il B2B è davvero morto? Parte da questa provocazione la nuova edizione del B2B Digital Day, davvero l’unico evento in Italia interamente dedicato al marketing B2B ai tempi del digitale. L’evento L’evento si terrà mercoledì 10 ottobre presso la Fondazione Giangiacomo Feltrinelli di Milano, a partire dalle 9,30, ed è organizzato da Marketing Arena, agenzia di marketing già premiata da Deloitte, fondata da Giorgio Soffiato.

    La domanda di partenza sarà, quindi, il punto di partenza per l’analisi e lo studio di nuove dinamiche e sviluppi del mondo B2B, per scoprire come i cambiamenti tecnologici hanno impattato nelle strategie e nei framework di lavoro. L’evento sarà diviso in due parti, un primo momento dedicato all’analisi di casi di studio ad opera di manager di grandi brand e PMI, ed una seconda parte in cui saranno esplosi concetti e pratiche di marketing, dal content alle campagne su motori di ricerca e social media.

    b2b digital day 10 ottobre 2018

    Ad aprire la giornata sarà proprio Giorgio Soffiato e dopo seguiranno gli interventi di tanti esperti che si preannunciano molto interessanti. E quindi ci saranno:

    • Gianluca Diegoli, Professore IULM
    • Stefano Luperto, Head of Marketing di Bluenergy
    • Chiara Davanzo, Brand Manager, Brand & Digital Engagement di Arper e Preriit Souda, Data Science Director, PSA consultants Ltd che presenteranno in esclusiva un progetto di ricerca sviluppato in ottica internazionale
    • Francesco Lepre, Managing Director EMEA di Moleskine
    • Riccardo Zanardelli, Digital Business Development Manager di Beretta
    • Alessandro Facco, Head of Performance di Marketing Arena

    Seguirà una tavola rotonda, moderata da Veronica Civiero di Lancôme, che vedrà protagonisti Michela Guerra per SAS Italy, Andrea Mariella per Punto Ciemme, Raffaele Zingone per BANCA IFIS e Gabriele Maramieri per Quintegia in un confronto sul rapporto tra PMI e digitale, dinamiche di filiera e di B2B.

    La conclusione dell’evento è invece affidata a Mauro Berruto, Direttore Tecnico delle Squadre Nazionali Olimpiche di Tiro con l’Arco, che racconterà come motivazione e lavoro di squadra siano fondamentali anche in un contesto B2B, composto e mosso da persone.

    B2B Digital Day 2018 invito

    Per tutti coloro che volessero ottenere un invito per partecipare alla giornata, il link è questo, il consiglio è quello di affrettarvi.

    E per questa occasione, abbiamo intervistato Giorgio Soffiato che ci ha presentato meglio l’edizione 2018 di B2B Digital Day.

    Come nasce B2B Digital Day?

    B2B Digital Day nasce da un’idea di circa due anni fa, nasce come un momento di acculturamento necessario per le aziende sui temi del digitale. Si potrebbe dire che le aziende B2B sono le nuove PMI, vuol dire che le piccole e medie imprese molto spesso hanno delle dinamiche proprie, come il B2B e almeno noi a Marketing Arena per il posizionamento e visione che ci diamo abbiamo capito che queste dinamiche non possono essere sempre soddisfatte da noi.

    Abbiamo invece capito che incrociando una matrice tra grandi imprese e PMI e mercato B2C e B2B noi eravamo molto più bravi ad operare su questo cluster di mercato che quello del B2C. Abbiamo quindi provato, invece di essere attivi rispetto ai clienti che ci chiamano, di essere proattivi, quindi cercare di andare a prendere questo mercato.

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    B2B Digital Day 2018, intervista a Gianluca Diegoli: ‘il B2B ha molto da imparare dal B2C’

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    Come si fa a prendere questo mercato? Non aveva senso per noi andare a lavorare sul “mare magnum” di eventi del digitale come potrebbe ad esempio essere lo IAB Forum, che rispettiamo, che ci piace un sacco e dove andiamo a imparare, però non c’era un evento per noi di riferimento e abbiamo deciso di crearlo. Abbiamo deciso di creare un evento gratuito e su invito perchè comunque tutte le aziende che vogliono essere acculturate è giusto che lo siano, però siccome abbiamo sempre posti limitati e lo facciamo a Milano e, lo dico senza problemi, per un tema di posizionamento del nostro business, non abbiamo tanti posti,  cerchiamo purtroppo di lasciar fuori agenzie e comunque i professional perchè l’obiettivo del B2B Day è quello di acculturare le aziende. Un domani, nessuno esclude un’accademia anche per i professionals.

    Quali sono, secondo te, le leve su cui deve puntare il B2B per sfruttare al meglio il Digitale?

    Mi aggancio a questa domanda con il payoff e il claim di quest’anno che è “il B2B è morto? Molti ci dicono che non ha senso parlare di B2B perché siamo in un contento B2P (Business to Person), siamo in un contesto Human to Human, secondo noi non è vero. Secondo noi Business to Person è una “conditio sine qua non” per lavorare, ma il B2B vive delle dinamiche assolutamente particolari che sono riassumibili in:

    • un nuovo patto necessario tra marketing e sales, quindi il fatto che chi fa marketing, quindi genera lead e chi fa vendita deve in qualche modo divenire una realtà quasi unica attorno al mondo della customer experience e questa è una tipicità del B2B
    • le dinamiche di lead generation, che sono dinamiche di lead generation, campagna advertising Facebook, social media e siti web e lead management, quindi CRM, che sono molto diverse dalle dinamiche B2C perchè nel B2B non è detto non si veda un e- commerce però sicuramente molto spesso si parla di generazione di lead su cui poi una forza commerciale va a lavorare.
    • content marketing che molto spesso è un tema di content, narrativo e di supporto alla lead generation e non è un tema di per forza di entertainment. Noi giochiamo sempre su questa crasi che si chiama edutainment (la fusione tra education e entertainment) sicuramente è l’educazione la leva da cui stare attenti.

    Uno dei temi che toccheremo è quello dell’imbuto/funnel. Ci sono oggi due dicotomie, cosa pure curiosa, tra chi, il funnel marketers, che dice che il funnel è assolutamente vivo e vegeto, qualcun altro che dice che il funnel non esiste, sta andando in questa direzione anche hub spot con i suoi ultimi convegni, ma così come quando parla di costumer journey McKinesy e quant’altro. Probabilmente la verità sta nel mezzo però sicuramente uno dei temi che toccheremo è come gestire il processo di creazione di lead e sviluppo in un qualche modo di una macchina da lead, anche se è tutt’altro che banale. Quindi differenze nel content, differenze nella gestione del marketing e nuovo patto con i sales necessario. Questi sono i temi che toccheremo di più.

    Lo faremo con una platea, ma anche un palco di relatori da un lato divertente perchè toccheremo anche i temi della motivazione con ospiti che vanno oltre le edizione del B2B precedente, ma anche con un’apertura importante di aziende di alto livello che verranno a raccontare le dinamiche che le caratterizzano.

    Quindi la giornata è importante, è pure gratuita e credo che sarà un momento di importante qualità.

    Per noi la conferma di dove vogliamo andare, quella che è la vision e la mission di un gruppo di lavoro come Marketing Arena che oggi prende a bordo una trentina di persone con un’idea comune. 

    A questo punto non resta che richiedere subito l’invito per partecipare a B2B Digital Day 2018. #B2BDigitalDay è poi l’hashtag ufficiale per prendere parte alle conversazioni sui social media, da seguire.

    InTime Blog è partner media dell’evento e saremo lì il prossimo 10 ottobre per raccontarvi l’evento live e per approfondire i temi della giornata con alcuni speaker dell’evento.

  • Con l’addio dei due co-fondatori, ora Facebook si aggrappa a Instagram

    Con l’addio dei due co-fondatori, ora Facebook si aggrappa a Instagram

    I co-fondatori di Instagram, Kevin Systrom (CEO) e Mike Krieger (CTO), hanno annunciato che lasceranno la società nei prossimi giorni, senza indicare particolari motivazioni. Ma la ragione di questa decisione è che Facebook, nel corso degli ultimi tempi, ha ridotto l’indipendenza dell’azienda, quell’indipendenza che era alla base dell’accordo di acquisizione del 2012. Zuckerberg ha bisogno di rilanciare Facebook e lo fa aggrappandosi a Instagram.

    A sorpresa, ma non tanto per gli addetti ai lavori e per i conoscitori degli affari Facebook, Kevin Systrom e Mike Krieger, co-fondatori e, rispettivamente, CEO e CTO di Instagram, hanno annunciato che lasceranno la società, di proprietà di Facebook ormai da 6 anni. In un comunicato Systrom non indica particolari motivazioni, ma in tanti sanno che la vera motivazione è la ridotta indipendenza nella gestione della società, quell’indipendenza che era stata alla base dell’accordo di acquisizione nel 2012, per 1 miliardo di dollari.

    Una decisione che segue, a distanza di pochi mesi, quella di Jan Koum che, a fine aprile di quest’anno, lasciò WhatsApp, lui co-fondatore insieme a Brian Acton, che aveva già abbandonato la sua creatura, in seguito allo scandalo Cambridge Analytica. Quindi per evidenti contrasti con Facebook sulla gestione della privacy.

    Kevin Systrom Mike Krieger-co-fondatori Instagram Facebook
    Kevin Systrom e Mike Krieger

    Il perchè delle dimissioni di Kevin Systrom e Mike Krieger da Instagram potrebbe avere una motivazione precisa, non da poco. Nel mese di maggio ci fu un passaggio di pedine importanti da Instagram verso Facebook e viceversa. In pratica, il fedelissimo VP di Systrom, Kevin Weil, passava a Facebook e dalla società di Zuckerberg arrivava a prendere il suo post Adam Mosseri, fedelissimo di Zuckerberg e responsabile del News Feed di Facebook. E non è tutto, perchè un altro fedelissimo di Zuckerberg, Chris Cox, è diventato il supervisore di WhatsApp e Instagram.

    Insomma, Zuckerberg ha inserito le sue pedine importanti all’interno di Instagram con lo scopo di avere maggiore controllo sulle decisioni aziendali. Di fatto venendo meno a quell’accordo del 2012 che recitava più o meno così, da parte di Kevin Systrom e Mike Krieger: “Noi ti diamo la società, ma tu ci darai la massima libertà e indipendenza“. E’ durato sei anni.

    Mark Zuckerberg sa benissimo quale sia la potenza di Instagram, quest’anno si prevedono profitti per oltre 8 miliardi di dollari. E ha bisogno di avere maggiore controllo e zero contrasti sulle sue decisioni, per un motivo molto semplice: rilanciare Facebook dopo gli scandali degli ultimi mesi. Mantenere al suo interno persone che avrebbero ostacolato le sue decisioni avrebbe comportato lungaggini che Facebook potrebbe pagare care.

    Zuckerberg deve rilanciare Facebook grazie a Instagram, ha bisogno di dare ai suoi investitori quello che vogliono, ossia spazi pubblicitari sui video. E quindi anche sulle Instagram Stories e su IGTV, che ancora stenta.

    Di fronte agli scandali sulla privacy, sulle fake news, Zuckerberg sa bene che per uscirne deve usare quell’alternativa che ha costruito in questi anni, dal 2012 ad oggi, proprio per questa evenienza, in caso di bisogno. Ora Facebook ha bisogno, ma adesso comincia la parte più difficile, ossia quella di sfruttare Instagram senza snaturarla, altrimenti sarebbe la fine. Di Facebook.

  • Reggio Emilia, Bologna e Ferrara sono le città più attive sui social media

    Reggio Emilia, Bologna e Ferrara sono le città più attive sui social media

    I nuovi dati del rapporto ICity Rate 2018, che sarà presentato il mese prossimo a Firenze a ICityLab, decretano che, quest’anno, le città più attive sui social media in Italia sono Reggio Emilia, Bologna e Ferrara. Podio quindi tutto emiliano. Roma, Milano e Torino sono quelle che hanno più fan e follower su Facebook e Twitter.

    Le città italiane sono sempre più social, dai dati del nuovo rapporto ICity Rate 2018, che sarà presentato il mese prossimo a Firenze a ICityLab (17 e 18 ottobre 2018), sulla presenza, l’uso e la performance sui social network di 107 comuni capoluogo di provincia, confermano che crescono le città presenti sui social media, passano infatti da 94, del 2017, a 99 del 2018. Di conseguenza diminuiscono anche le città assenti sui social media, passando da 12 a 8 nel 2018, cioè Asti, Verona, Savona, Chieti, Brindisi, Vibo Valentia, Trapani e Enna.

    Ma la notizia più interessante è che le città più attive sui social media nel 2018 sono Reggio Emilia (che ha scalzato Torino, in testa lo scorso anno), Bologna e Ferrara (che si confermano sul podio). Tutte e le città emiliane hanno all’attivo 7 canali ciascuna. Si tratta quindi di un podio tutto emiliano.

    città social media reggio emilia

    Roma, Milano e Torino sono, invece, le città con più fan e follower su Facebook e Twitter, ma se si considerano il numero di seguaci in rapporto alla popolazione spiccano le performance di Firenze, che su Twitter è seguita dal 24,6% della popolazione, Verbania, Crotone e Pesaro, che su Facebook hanno un seguito rispettivamente pari al 41,5%, al 36,9% e al 34,5% della popolazione. Napoli, Cesena e Monza sono state invece nell’ultimo anno le città più attive su YouTube.

    Dando un’occhiata ai canali più utilizzati, ovviamente Facebook resta quello più usato, è scelto infatti come canale di comunicazione da 82 comuni capoluogo (tre in meno rispetto al 2017), seguito da Twitter con 79 città presenti (73 lo scorso anno), YouTube con 71 (67 nella precedente rilevazione) e Instagram con 26 (in crescita rispetto ai 21 del 2017). Stabile, invece, l’uso di Google+ (15), mentre cala la presenza delle città su Flickr (da 15 a 13) e su Pinterest (da 5 a 4). Ci sono anche alcuni comuni che hanno sperimentato canali inediti, come WhatsApp (Reggio nell’Emilia, Bologna, Rimini, Siracusa e Ancona) e LinkedIn (Roma Capitale e Pavia).

    reggio emilia bologna ferrara città social media

    Sempre per quanto riguarda Facebook, Roma è in testa per i “like”  in testa Roma, con 401.338 like, seguita da Milano, con 143.711, e Torino, con 119.130. Roma si porta anche in seconda posizione per numero di like guadagnati nel 2018 (+19.498) alle spalle di Bologna (+32.056) e davanti a Napoli (+18.750). Ma se si considerano i like in rapporto alla popolazione sono le piccole città a occupare le prime posizioni, con Verbania (41,5% della popolazione) a guidare la classifica, seguita da Crotone (36,9%) e Pesaro (34,5%). Anche il tasso di engagement premia i piccoli comuni, con Viterbo in prima posizione (31,2%), seguita da Pordenone (19,7%) e Aosta (10,9%).

    città social media 2018 twitter

    città social media 2018 attività twitter

    Da punto di vista della presenta delle città italiane su Twitter, i dati ICity Rate 2018 ci dicono che il quadro è molto eterogeneo. Si passa da città come Bologna, con 65.800 tweet, totali o Roma con i suoi 37.000, a città come Fermo che sono bloccate a una sessantina di post totali oramai da oltre un anno. Se si osservano gli ultimi 12 mesi, ci sono città davvero attive e altre che hanno una presenza meno efficace. Si passa infatti da Venezia, la città che più si è data da fare nell’ultimo anno pubblicando 6600 tweet in soli 12 mesi, con una media di circa 127 post la settimana, a città che hanno fatto meno di 5 post alla settimana (ben 19 città sulle 79 che hanno un account twitter).

    Così come su Facebook, anche su Twitter sono le grandi città a vantare un seguito più ampio: Roma, con 446mila follower (15,5% della popolazione), Milano, con 332mila (24,3%), e Torino, con 216mila (24,5%).

    Tra i canali utilizzati dalle città italiane c’è anche YouTube. Negli ultimi 12 mesi sono Napoli, Cesena, Monza, Genova e Roma, le città che hanno usato più intensamente il canale YouTube. Anche su questo social, molto ampio il divario fra le città più attive, come Napoli che ha pubblicato in totale oltre 5mila video, e quelle più assenti, come Padova, Mantova, Gorizia, Brescia e Vercelli, ferme a meno di cinque video pubblicati. E non mancano casi di città con canali aperti ma inutilizzati da oltre un anno, come Latina, Sondrio, Prato, Pistoia, Matera, Gorizia, Forlì, Pisa, Ancona, Rieti e Salerno.

    Questo è il quadro completo che emerge dall’interessante indagine ICity Rate 2018, sono dati interessanti che ci dicono di un maggiore utilizzo dal punto di vista quantitativo degli strumenti. Siamo ancora forse lontani da una maggiore consapevolezza degli strumenti che poi porterà ad una migliore qualità, soprattutto dal punto di vista della comunicazione. Ci vorrà tempo, ma siamo sulla buona strada.

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    [L’immagine di copertina è realizzata da @franzrusso, si prega di citare la fonte]

  • Facebook apre a Roma lo spazio dedicato alle competenze digitali insieme a LVenture Group

    Facebook apre a Roma lo spazio dedicato alle competenze digitali insieme a LVenture Group

    Annunciato a gennaio di quest’anno, Facebook sigla l’accordo con LVenture Group per ospitare alla Stazione Termini il nuovo spazio dedicato allo sviluppo delle competenze digitali, Binario F. Lo spazio sarà messo a disposizione gratuitamente e verrà inaugurato il prossimo 9 ottobre 2018.

    Facebook all’inizio di quest’anno aveva annunciato di voler puntare sull’Europa, programmando l’apertura di 3 centri di formazione, “community skills hubs”. Ebbene, l’azienda fondata da Mark Zuckerberg ha scelto l’Hub di LVenture Group e LUISS EnLabs, presso la Stazione Termini di Roma, come sede del suo nuovo spazio dedicato allo sviluppo delle competenze digitali chiamato “Binario F”.

    Lo spazio sarà messo a disposizione gratuitamente per la comunità italiana. Binario F from Facebook aspira così a diventare il punto di riferimento di imprese, istituzioni e semplici cittadini che vogliono accrescere la propria preparazione sul digital, ma anche confrontarsi sui più moderni temi legati all’innovazione e alla tecnologia.

    facebook hub binario F LVenture

    Binario F, che in base all’accordo siglato tra Facebook e LVenture Group, verrà ospitato nell’Hub di LVenture Group e LUISS EnLabs, offrirà alle persone e alle aziende le competenze digitali necessarie per sviluppare nuova imprenditorialità, creare nuovi posti di lavoro e sostenere le comunità locali. Lo spazio verrà inaugurato il prossimo 9 ottobre 2018.

    [box type=”shadow” align=”aligncenter” class=”” width=””]Siamo orgogliosi di poter accogliere, all’interno del nostro Hub,Facebook, una delle aziende leader nel campo del digital” – afferma Luigi Capello, CEO di LVenture Group. – “Il nostro ecosistema si arricchisce di un partner strategico, con cui abbiamo un obiettivo comune: potenziare le competenze digitali delle persone e delle aziende che vogliono diventare protagonisti dell’economia del futuro, creando in questo modo nuove imprese di successo e opportunità di lavoro per i giovani talenti italiani”.[/box]

    Si tratta di una ottima notizia per lo sviluppo delle competenze digitali nel nostro paese, tenendo conto che il 35% delle aziende intervistate in Francia, Germania, Italia, Polonia, Spagna e Regno Unito dichiara di aver costruito il proprio business su Facebook; il 49% dichiara di aver assunto più personale grazie alla crescita derivata dalla presenza su Facebook; il 57% dichiara di aver incrementato le vendite e il 60% dichiara di aver venduto i propri prodotti in altri paesi e città. Inoltre, il 67% delle PMI intervistate dichiara che le competenze digitale e social media sono molto importanti.

    Il progetto europeo di Facebook prevede anche un piano di investimenti di 10 milioni di euro per incrementare i processi di innovazione attraverso l’Intelligenza Artificiale in Francia.

  • Twitter introduce la possibilità di ritornare alla timeline cronologica

    Twitter introduce la possibilità di ritornare alla timeline cronologica

    Due anni e mezzo fa, Twitter introdusse la timeline che si basava sulle interazioni, permettendo agli utenti di visualizzare in alto i tweet più rilevanti. Una mossa che, a distanza di tempo, non tutti gli utenti hanno apprezzato. Ed ecco che Twitter annuncia presto la possibilità di ritornare alla timeline cronologia, quella che in pratica era l’impostazione originale della piattaforma.

    Era febbraio del 2016 quanto Twitter, a sorpresa, lanciò la timeline che si basava sulle interazioni, permettendo quindi che i tweet più rilevanti si posizionassero più in alto. Era un modo per rendere la piattaforma più coinvolgente, mettendo in evidenza agli utenti i contenuti più rilevanti condivisi dagli utenti con cui si interagiva di più. In pratica veniva messa in soffitta la modalità della timeline cronologica. Messa in soffitta appunto, perchè Twitter adesso, dopo una bella spolverata, ha intenzione di reintrodurla, ma non in modo definitivo.

    La notizia è che entro breve tempo gli utenti avranno la possibilità di scegliere se visualizzare la timeline con la modalità rilevante oppure scegliere di visualizzare la timeline in ordine cronologico inverso, proprio quella che era stata concepita nel momento in cui nacque Twitter nel 2006. Per fare questo, basterà andare in Impostazioni>Preferenze contenuti e deselezionare “Mostrami i migliori tweet per primi“. Da quel momento la timeline ritornerà completamente cronologica.

    Twitter timeline cronologica

    Twitter ha fatto questo annuncio dall’account @TwitterSupport, spiegando che questa decisione arriva dopo qualche tempo e dopo aver ricevuto feedback da parte degli utenti che chiedevano il ritorno alla vecchia timeline cronologica. La scelta è quindi, saggia a nostro modo di vedere, di equilibrare la piattaforma, permettendo all’utente di scegliere la modalità che preferisce. Sarebbe stato meglio forse introdurla già due anni e mezzo fa, forse, sarebbe stato un passo avanti notevole.

    Per Twitter cambia anche dal punto di vista strategico in ottica di sviluppo del business. La piattaforma adesso rilancia anche la modalità cronologica, due dinamiche diverse rispetto a quella rilevante che dovranno in qualche modo essere equilibrate per le aziende che vorranno investire in advertising. Ma la mossa è comunque importante perchè offre agli utenti maggiore controllo sulla piattaforma, lasciando la possibilità di scelta.

    E voi che ne pensate? Quale modalità scegliete, quella rilevante o quella cronologica?

  • Pinterest cresce, 250 milioni gli utenti globali. Mentre altri rallentano o stentano

    Pinterest cresce, 250 milioni gli utenti globali. Mentre altri rallentano o stentano

    Pinterest continua a crescere, mentre altre piattaforme rallentano o stentano a crescere. In una intervista al New York Times, il co-fondatore e CEO dell’azienda nata nel 2010, Ben Silbermann, ha annunciato che oggi la piattaforma ha 250 milioni di utenti, più di 175 miliardi di pin, in aumento del 75% dall’inizio del 2017.

    Mentre ci sono piattaforme che vanno incontro ad una crescita sempre più a rallentatore oppure incontro ad una crescita stagnante, come è il caso di Twitter, c’è da registrare invece che Pinterest continua a crescere. Per lungo tempo, dopo l’entusiasmo iniziale tra il 2012 e il 2013, si pensava che questa piattaforma, la prima ad dare vita a quella categoria di piattaforme di social network per interessi, dovesse rimanere una micro piattaforma, molto di nicchia e limitata. Invece Ben Silbermann, il co-fondatore e CEO dell’azienda nata nel 2010, in una intervista al New York Times, ha annunciato che oggi Pinterest conta 250 milioni di utenti a livello globale, più di 175 miliardi di pin, in aumento del 75% dall’inizio del 2017.

    Sono dati che in effetti testimoniano una crescita costante della piattaforma che a settembre dello scorso anno contava 200 milioni. Di fatto, in un anno è cresciuta di altri 50 milioni, ossia il 25% in più. E l’azienda oggi vanta un valore di 12,3 miliardi. Ben Silbermann ha anche detto che Pinterest in realtà non è un vero e proprio social network, ma una piattaforma diversa dalle altre che vuole essere un luogo sicuro per gli utenti, non politicizzata. Un strategia che alla fine ha pagato, spostando la piattaforma sempre più verso l’e-commerce piuttosto che verso i classici canoni dei social network.

    pinterest

    L’utenza globale di Pinterest arriva dagli Stati Uniti per oltre la metà e l’80% dei nuovi utenti arriva da altri paesi. Un dato molto interessante, e caratterizzante se vogliamo, è che il 98% degli utenti Pinterest dichiara di provare per davvero le idee che trova sulla piattaforma, contro il 71% delle altre piattaforme.

    Solo qualche anno fa erano davvero pochi a scommettere su Pinterest, eppure oggi crescere e si avvicina sempre di più anche a Twitter.

    pinterest facebook instagram osservatorio agcom marzo 2018

    In Italia Pinterest, secondo i dati che ha raccolto l’Osservatorio sulle Comunicazioni di Agcom, conta 6,1 milioni di utenti, in crescita dai 4,5 milioni dell’anno precedente. Di fatto, è la quinta piattaforma più seguita dagli italiani.

  • Twitter, fiocco arancione per la Giornata Mondiale per la Prevenzione del Suicidio

    Twitter, fiocco arancione per la Giornata Mondiale per la Prevenzione del Suicidio

    Twitter da oggi dedica un fiocco arancione per la Giornata Mondiale per la Prevenzione del Suicidio che quest’anno ha come tema “Lavorare insieme per prevenire il suicidio”. In collaborazione con l’Associazione Internazionale per la Prevenzione del Suicidio, Twitter dedica alla giornata una emoji speciale, un fiocco arancione appunto, con #GiornataMondialePrevenzioneSuicidio​ ​#PrevenzioneSuicidio #GMPS2018​ ​#GMPS​, dal 10 al 16 settembre.

    Twitter è sempre al fianco delle associazioni che si attivano per prevenire e per affrontare i grandi problemi che attanagliano le nostre società. E un’occasione come queste è la Giornata Mondiale per la Prevenzione del Suicidio che quest’anno ha come tema “Lavorare insieme per prevenire il suicidio”. In collaborazione con l’Associazione Internazionale per la Prevenzione del Suicidio, Twitter dedica alla giornata una emoji speciale, un fiocco arancione appunto, con #GiornataMondialePrevenzioneSuicidio​  ​#PrevenzioneSuicidio​  ​#GMPS2018​  ​#GMPS​, dal 10 al 16 settembre.

    Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, i suicidi ogni anno sono circa 800.000, vale a dire una persona ogni 40 secondi. A livello globale, il suicidio è la seconda causa di morte tra le persone in età compresa tra i 15 e i 29 anni.

    twitter giornata prevenzione suicidio

    Prevenire il suicidio rimane una questione estremamente delicata e complessa, ma Twitter ritiene che sia importante che le persone in difficoltà vengano ascoltate e che possano ricevere l’aiuto di cui hanno bisogno.
    Le numerose community su Twitter sono una fonte di supporto positivo e possono incoraggiare gli utenti più in difficoltà a non farsi del male e a cercare un sostegno da parte di professionisti.

    Inoltre, le ONG spesso usano Twitter come canale per identificare e raggiungere persone vulnerabili con cui altrimenti non potrebbero avere contatti e per diffondere ulteriormente gli importanti servizi che forniscono.

    emoji gif twitter giornata prevenzione suicidio

    La presenza di queste organizzazioni rappresenta il trend globale con cui i servizi per la salute mentale si stanno sempre più digitalizzando per andare incontro alle esigenze della società e soprattutto per raggiungere il target dei giovani. Le organizzazioni per la salute mentale offrono servizi fondamentali tramite i canali digitali e tramite le più importanti piattaforme social, che hanno visto un incremento nell’utilizzo e che riflettono il modo in cui la società comunica oggi.

    Twitter ha uno ​strumento specifico per segnalare ​le persone che minacciano di suicidarsi o di farsi del male e un team specializzato che si occupa di analizzare le segnalazioni. Una volta ricevuta una segnalazione del genere, Twitter contatta l’utente segnalato e gli/le indica che c’è qualcuno che ha segnalato che potrebbero essere a rischio. Successivamente Twitter fornirà all’utente segnalato le risorse online e offline disponibili e lo incoraggerà a cercare aiuto.

    Inoltre, Twitter darà le informazioni relative all’​Help Centre sia alle persone che potrebbero pensare o al suicidio o a farsi del male, sia alle persone che si preoccupano per un altro utente di Twitter.
    Twitter ritiene che le partnership e le iniziative in questo ambito diano un importante contributo agli sforzi in corso per affrontare una tematica così seria e delicata.

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