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  • Ecco com’è andato il 2018 su Twitter, in Italia e nel mondo

    Ecco com’è andato il 2018 su Twitter, in Italia e nel mondo

    Twitter, nell’avvicinarsi della fine dell’anno, fa un po’ il resoconto di quello che è accaduto sulla piattaforma in questo 2018. Sono stati 125 milioni gli hashtag condivisi ogni giorno; il 25 febbraio è stato il giorno in cui si è twittato di più con la chiusura dei Giochi Olimpici Invernali e le GIF pubblicate sono state più di 500 milioni. In Italia, Matteo Salvini è l’account più citato, dopo YouTube. Tra gli hashtag, primo #amici17 e poi #salvini.

    Si avvicina la fine dell’anno ed è il momento di fare il sunto di quello che è stato questo 2018, a cominciare da Twitter. Per la piattaforma di Jack Dorsey è stato un anno importante, sotto certi punti di vista, nel senso che la società ha comunque agito in qualche modo per cercare di rilanciare la piattaforma. E tutti gli sforzi di si sono concentrati nel tentativo, adesso quasi riuscito, di rendere la piattaforma un luogo pi sicuro. Anche se questo ha comportato il calo di 10 milioni di utenti, frutti di una massiccia operazione di pulizia di account fake e bot inattivi.

    Ma come dicevamo, è il momento di vedere gli account, gli hashtag e i personaggi più twittati durante l’anno, dando uno sguardo a livello globale con un piccolo focus sul nostro paese, sperando che il 2019 sia davvero l’anno del rilancio di Twitter, augurandoci che sia l’anno delle innovazioni sulla piattaforma. Augurandoci che arrivi davvero quel modifica tweet che iniziammo a chiedere dal 2014 ormai.

    twitter 2018 italia mondo

    Intanto, il giorno con più tweet dell’anno è stato il 25 febbraio, ​in occasione della cerimonia di chiusura delle Olimpiadi invernali​. Le ​GIF pubblicate nel 2018 sono state quasi più di 500 milioni, con una media di 1,6 milioni al giorni vale a dire 100 gif al minuto. E poi, sono stati ben 125 milioni gli hashtag condivisi ogni giorno nel 2018. Sono numeri, questi, che ci indicano che Twitter non è una piattaforma finita, anzi, spesso lo pensa chi non la usa come dovrebbe, anche se va riconosciuto il fatto che Twitter un po’ complica un effettivo coinvolgimento tra la piattaforma e l’utente. E’ su questo che Twitter dovrebbe lavorare di più.

    Twitter offre anche la possibilità agli utenti di condividere i più bei momenti, ricordi e conversazioni del 2018 utilizzando l’hashtag speciale ​#ThisHappened.

    Questi sono i tre hashtag più popolari nel 2018 su Twitter:

    • #nowplaying
    • #newprofilepic
    • #bbb18 (Big Brother TV show Brasil)

    Tra i tweet più retwittati dell’anno troviamo quello dello youtuber spagnolo @Rubiu5:

    Questo dei BTS è il tweet con più like in assoluto:

    https://twitter.com/BTS_twt/status/1021325648659296256

    E questo tweet di Summer Jeanne è quello con il più alto numero di quote dell’anno:

    Il 2018 su Twitter in Italia

    In Italia Twitter è ancora indietro tra le piattaforme più amate dagli italiani, ma risulta essere ancora molto usata dai circa 9 milioni di utenti. Questi sono gli account più menzionati durante il 2018:

    • @YouTube
    • @matteosalvinimi
    • @onedirection
    • @repubblica
    • @luigidimaio
    • @matteorenzi
    • @pdnetwork
    • @juventusfc
    • @fattoquotidiano
    • @ArianaGrande  

    Si vede benissimo che la politica, con 4 account, sia un argomento molto discusso su Twitter, soprattutto nell’anno delle elezioni politiche.

    Di seguito gli account più citati per Sport, Politica e Intrattenimento

    Sport Politica Intrattenimento
    @juventusfc @matteosalvinimi @BTS_twt
    @Inter @luigidimaio @YouTube
    @acmilan @matteorenzi @onedirection
    @pisto_gol @pdnetwork @ArianaGrande
    @sscnapoli @CarloCalenda @MetaErmal
    @Cristiano @borghi_claudio @Benji_Mascolo
    @OfficialASRoma @Rinaldi_euro @fedefederossi
    @SkySport @a_meluzzi @Harry_Styles
    @zazzatweet @AlbertoBagnai @BTS_ITALIA
    @DiMarzio @GiorgiaMeloni @Louis_Tomlinson

    Passiamo a vedere gli hashtag più twittati in Italia:

    • #amici17
    • #salvini
    • #directioners
    • #m5s
    • #sanremo2018
    • #gf15
    • #news
    • #selenagomez
    • #pd
    • #clario
    • #uominiedonne

    E questi invece per Sport, Politica e Intrattenimento:

    Sport Politica Intrattenimento
    #milan #salvini #amici17
    #finoallafine #m5s #directioners
    #juventus #pd #sanremo2018
    #inter #dimaio #gf15
    #asroma #renzi #selenagomez
    #f1 #mattarella #clario
    #forzajuve #lega #uominiedonne
    #calciomercato #conte #gfvip
    #juve #migranti #isola
    #forzanapolisempre #berlusconi #temptationisland

    Guardando al tweet più condiviso dell’anno, questo non poteva non essere quello di Cristiano Ronaldo:

    Altro tweet molto condiviso è stato poi quello dei Negramaro, a settembre, invitando tutti i propri fan ad raccogliersi attorno al chitarrista del gruppo Lele Spedicato, colpito da un’emorragia celebrale, adesso sta meglio ed fuori dall’ospedale in via di riabilitazione:

    Ecco, questo è stato Twitter in Italia e nel mondo, sperando che il prossimo anno sia un anno ancora più ricco per questa piattaforma che ha ancora molto da dare.

  • Instagram, ecco due funzionalità per i non vedenti grazie all’Intelligenza Artificiale

    Instagram, ecco due funzionalità per i non vedenti grazie all’Intelligenza Artificiale

    L’Intelligenza Artificiale può essere davvero un grande aiuto per tutti. Un esempio, in questo senso, ce lo offre Instagram, l’applicazione di condivisione di immagini per antonomasia, che ha introdotto due nuove funzionalità per i non vedenti. L’AI legge le descrizioni “alt text” adesso integrate anche sull’app.

    Il Web e i Social Media devono essere accessibili per tutti e dove ancora ci sono degli impedimenti, degli ostacoli, ecco che può arrivare in soccorso l’Intelligenza Artificiale. E’ il caso di Instagram che ha annunciato l’introduzione di due nuove funzionalità che permetterà ai non vedenti di poter fruire di tutte le potenzialità dell’applicazione. Si tratta di due modifiche importanti che sfruttano l’”alt text” che viene letto in automatico e l’utente potrà ascoltare la descrizione.

    In pratica, quando l’utente scorrerà il suo feed, oppure consulterà la sezione Esplora o il suo profilo, si attiverà un lettore attraverso l’Intelligenza Artificiale che leggerà le descrizioni all’utente. E nel caso in cui non dovesse esservi una descrizione, il software provvederà a leggere una descrizione dell’immagine, attraverso il riconoscimento automatico reso possibile sempre attraverso l’AI (Artificial Intelligence).

    Oltre a questo strumento di lettura, Instagram permetterà anche l’introduzione dell’”alt text” personalizzata, arricchendola come si vuole, permettendo così anche ad altri utenti con disabilità visive di poter avere una descrizione dell’immagine attraverso il loro screen reader.

    Si tratta di due novità che permetteranno anche a chi ha disabilità visive di utilizzare Instagram. Ecco come apparirà la nuova opzione di modifica:

    instagram non vedenti intelligenza artificiale

    Facebook già da qualche anno sfrutta l’Intelligenza Artificiale per descrivere le foto agli utenti non vedenti.

    Prima di queste novità, Instagram veniva usato dagli utenti non vedenti attraverso il lettore automatico di alcuni dispositivi come iPhone. Siri, l’assistente virtuale di Apple, provvedeva a leggere le descrizioni. Il problema era che non tutti avessero a disposizione un iPhone e, di conseguenza, le due novità introdotte da Instagram saranno davvero utili per tanti utenti. Questo video mostra bene come veniva usato Instagram prima.

    Si stima che ad oggi siano 253 milioni le persone con disabilità visive e, di recente, uno studio pubblicato sul Lancet Public Health ha stimato che la cifra possa addirittura arrivare a 500 milioni entro il 2050.

  • I nuovi censimenti permanenti di Istat, la comunicazione istituzionale che ci piace

    I nuovi censimenti permanenti di Istat, la comunicazione istituzionale che ci piace

    Istat ha introdotto di recente i nuovi “censimenti permanenti” una nuova modalità di censimento che da decennale ora diventa annuale, a campione. Ma la vera novità è la campagna che ha accompagnato questo lancio, un esempio di comunicazione istituzionale che ci piace.

    Uno dei grossi temi che riguardano il tema della comunicazione è quella cosiddetta istituzionale, un’attività che dovrebbe creare una relazione forte e diretta tra l’istituzione pubblica e il cittadino. Ebbene, quasi sempre questo tipologia di comunicazione ha sempre avuto un piccolo difetto che è quello di essere “poco coinvolgente” e modo al passo coi tempi. In pratica, il risultato è sempre stato quello di una comunicazione “ingessata” che non ha quasi mai sortito l’effetto sperato.

    Ma oggi, invece, vogliamo segnalarvi quella che secondo noi è un bell’esempio di comunicazione istituzionale coinvolgente e al passo coi tempi, e parliamo di una istituzione pubblica che ha a che fare coi numeri, con continue statistiche, rilevazioni, insomma, elementi che di coinvolgente spesso hanno poco. E invece, in questo caso, Istat, lo storico Istituto Nazionale di Statistica, l’istituto che tiene conto di quanti siamo e di altri interessanti dati, ha da poco lanciato una nuova forma di rilevazione non più su base decennale, ma su base annuale, lanciando una campagna di comunicazione trasversale, includendo anche in maniera decisa il digitale, sfruttando al meglio piattaforme e anche personaggi influenti, blogger che veicolassero il significato vero di questa nuova modalità di rilevazione della popolazione italiana.

    istat nuovi censimenti permanenti

    In pratica, Istat compie un passo importante, che è quello appunto del nuovo cambio di rilevazione, più dinamico, meno ingessato, più attuale e vicino agli italiani. Di conseguenza riesce ad abbinare una campagna di comunicazione che riesca a trasmettere proprio questi messaggi e il claim adottato è molto chiaro: “L’Italia ha bisogno di campioni“. Un messaggio, quello che ha voluto lanciare Istat che sottolinea l’importanza della partecipazione, non solo come obbligo di legge, ma anche e soprattutto come opportunità per il Paese: “Se ne fai parte fai la tua parte“. Il risultato è una campagna coinvolgente caratterizzata da questi tre elementi centrali:

    • lancio del nuovo sito www.censimentigiornodopogiorno.it
    • partecipazione esilarante dei “The Jackal“;
    • contest fotografico su Instagram – #UnGiornoDaCampione –  attraverso cui gli utenti raccontavano il significato si essere “campioni di normalità”.

    Tutti elementi di una strategia di comunicazione che avevano il chiaro obiettivo di informare e coinvolgere, in modo innovativo, il cittadino.

    Patrizia Cacioli, Direttore della Comunicazione Istat, in queste sue parole spiega bene la nuova campagna di comunicazione dell’istituto:

    [box type=”shadow” align=”aligncenter” class=”” width=””]“Unica, cross-mediale e digital oriented. La campagna ha valenza informativa e valoriale, sottolinea l’importanza della partecipazione, non solo come obbligo di legge, ma anche e soprattutto come contributo alla costruzione del futuro del Paese. La rappresentatività è il perno strategico intorno cui si snoda l’impianto creativo e comunicativo: le persone intervistate sono dei campioni ma le loro risposte permettono di raccontare le caratteristiche e le evoluzioni appunto dell’Italia, giorno dopo giorno che è poi il pay off della campagna”.[/box]

    Istat, attraverso l’utilizzo di mezzi tradizionali e innovativi, ha voluto valorizzare la specificità dei messaggi comunicativi attraverso una social strategy ricca di contenuti dall’alto potenziale virale e di engagement, specifica per tutti i target.

    Ma immaginate quante informazioni interessanti ci sono all’interno dei tanti numeri e delle tante statistiche che diffonde Istat. E siccome a noi i numeri piacciono, proprio con la modalità coinvolgente come quella adottata da Istat, ne vogliamo condividere qualcuno.

    Come funzionano i nuovi censimenti permanenti di Istat

    I nuovi censimenti permanenti della popolazione interesseranno ogni anno un campione di circa un milione e 400 mila famiglie, per un totale di 3,5 milioni di persone residenti in 2.852 comuni italiani. Solo in una parte dei comuni (1.143) parteciperanno ogni anno alle operazioni censuarie. La restante parte del comuni sarà chiamata a partecipare invece una volta nell’arco di quattro anni In questo modo, entro il 2021, tutti i comuni parteciperanno, almeno una volta, alle rilevazioni censuarie. I dati ottenuti saranno di tipo censuario, quindi riferiti all’intera popolazione italiana: un risultato raggiungibile solo grazie all’integrazione statistica tra le rilevazioni campionarie e i dati di altre fonti amministrative. “Il censimento annuale rappresenta una sfida per l’Istat che intendiamo vincere grazie alla qualità del nostro personale” – afferma il Presidente facente funzioni Maurizio Franzini  – “L’obiettivo di questo nuovo impianto è quello di fornire in tempi rapidissimi una mappa sempre aggiornata dell’evoluzione che vive la società italiana. Per raggiungere questo traguardo sarà fondamentale una collaborazione a tutti i livelli dei vari attori – istituzionali e non – coinvolti nel processo di rilevazione dei dati. L’Istat è pronto a fare la sua parte”.

    Intanto, in totale siamo 60.483.973 di italiani, di cui uomini 29.427.607 donne 31.056.366. La regione con il più alto numero di cittadini residenti è la Lombardia con 10.036.258 di persone, seguita dal Lazio con 5.896.693 e dalla Campania con 5.826.860. Gli stranieri in Italia sono 5.144.440.

    Altri dati curiosi riguardano la mobilità, cioè con quali mezzi di trasporto gli italiani si recano al lavoro. Ebbene, il 69% utilizza l’auto, un tema questo che va a braccetto con i temi ambientali. Dopo l’auto gli italiani usano andare al lavoro a piedi, l’11%. E poi il 6% usa l’auto come passeggero; solo il 4% va in bicicletta e solo il 3% usa la metro; il 6% usa l’autobus o il tram; il 3% va in treno.

    Sono tutti dati che ci aiutano a capire come viviamo, come ci spostiamo, perchè è da questi numeri che possono nascere nuove idee, nuove tecnologie, nuove innovazioni che possono rendere migliore la nostra vita. Allora, siccome ne facciamo parte, facciamo anche noi la nostra parte. E un plauso davvero a Istat.

    istat censimenti permanenti infografica mobilità

    [In collaborazione con Istat]

  • La reazione negativa su Twitter al caso Dolce & Gabbana

    La reazione negativa su Twitter al caso Dolce & Gabbana

    Il caso Dolce & Gabbana si arricchisce di un nuovo episodio che è quello delle scuse, un po’ tardive. Nel video Domenico Dolce e Stefano Gabbana chiedono scusa, “duibuqi”. Ma il caso nato due giorni fa dopo le frasi estremamente gravi pubblicate dall’account Instagram di Stefano Gabbana, lui sostiene ancora che sia stato hackerato, ha avuto una grossa eco negativa verso il brand, come dimostriamo con questa piccola analisi con Talkwalker.

    Doveva essere la grande occasione per il grande brand di moda Dolce & Gabbana, brand ormai universalmente riconosciuto, con l’approdo in Cina realizzando il loro “Great Show”. Ma poi tutto è finito in un grande e devastante flop, con un caso che ha davvero dell’incredibile. E, come sempre succede i social media in casi come questi giocano un ruolo fondamentale, tanto per informarsi effettivamente, tanto per misurare l’effettiva portata del caso, in termini analitici, quindi banalmente numerici, e in termini qualitativi, riuscendo a comprendere quale sia stato l’effettivo sentiment di tutte le conversazioni generate.

    Il caso rivive ancora oggi per il fatto che i due stilisti, Domenico Dolce e Stefano Gabbana hanno pubblicato un video in cui chiedono scusa ai cinesi, “duibuqi“. Un video tardivo che di certo non sortirà l’effetto che i due stilisti italiani almeno sperano, di sicuro non nell’immediato.

    dolce e gabbana video scuse 2018

    In questa storia ci sono tanti elementi che ne fanno un vero caso di storia, sotto tanti punti di vista. Uno su tutti, un scarso senso di responsabilità, pensando che i social media siano un gioco. In realtà non è così e questa storia, ancora una volta lo dimostra. E poi, lo stesso video, ripetiamo tardivo, suona anche come una ammissione di colpa.

    In questi giorni, esperti della moda, del marketing e della comunicazione hanno cercato di spiegare cosa sia successo, ma soprattutto gli effetti che questa vicenda può arrecare al brand Dolce & Gabbana, proprio perchè la vicenda, che è quasi sfiorata in un incidente diplomatico tra i due paesi, riguarda un paese che è ad oggi una potenza economica mondiale, grande appassionata del brand “made in Italy” da sempre. Ecco, questa storia può avere degli effetti davvero pesanti sull’attività economica del marchio in Cina.

    Ma, come sempre facciamo, lasciando ai più esperti il compito di analizzare questa caso sotto tanti punti di vista, ci siamo voluti soffermare su quella che è stata la reazione su Twitter, in particolar modo abbiamo voluto effettivamente analizzare il fenomeno dal punto di vista qualitativo, quindi della sentiment sui social media.

    E abbiamo scoperto che raramente si è visto una cosa del genere sui social media e questo grafico in basso lo dimostra.

    dolce gabbana sentiment tot 2018

    Guardate il brand prima del 21 novembre: il rosso del sentiment negativo comincia a formarsi dopo la pubblicazione dei video di lancio della sfilata, per poi consolidarsi dopo le polemiche sollevate dalla pubblicazione dei messaggi privati di Stefano Gabbana resi pubblici da Diet Prada. Un calo netto che la piattaforma Talkwalker, grazie alla quale abbiamo effettuato questa breve analisi, quantifica in un -73%. Inoltre, andando a pesare le conversazioni, dato una massa di contenuti molto ironici, in realtà emerge che più di un terzo sono negativi, il 38% per l’esattezza, e solo il 6% è positivo.

    Inoltre, il 49% delle conversazioni esprime un sentimento di “ira” e anche laddove sembra ci siano delle sensazioni positive, in realtà si tratta di contenuti molto ironici e comici, per meglio dire.

    Questo invece è il grafico che ci mostra il sentiment il relazioni ai temi condivisi su Twitter, abbastanza eloquente:

    dolce gabbana sentiment argomenti

    Questo è invece il dato relativo all’aspetto demografico degli utenti che hanno preso parte alle conversazioni su Twitter. Il 51,1% sono donne e il 48,9% sono uomini. Ma il dato più interessante è legato all’età: l’82,6% ha un’eta compresa tra i 18 e i 34 anni, con una prevalenza dei 18-24 anni pari al 45,2%, quasi la metà.

    dolce gabbana demog

    Infine, vi mostriamo la heatmap, la mappa di calore, delle conversazioni su Twitter dal punto di vista geografico.

    dolce gabbana mappa 2018

    Da notare la grande partecipazione anche nel sud est asiatico.

    Ecco, questa voleva essere il nostro piccolo contributo per questa vicenda che farà ancora molto discutere. Voleva essere un tentativo per arricchire gli spunti che questa vicenda offre, per poi trarne dei dovuto insegnamenti.

    I social media, in maniera diretta o diretta, al giorno d’oggi, giocano un ruolo importante, su questo si può essere tutti d’accordo.

    Grazie a Talkwalker per aver reso possibile questa breve analisi.

  • Ecco i 10 food blogger più coinvolgenti in Italia, secondo Blogmeter

    Ecco i 10 food blogger più coinvolgenti in Italia, secondo Blogmeter

    Ecco un’altra interessante analisi di Blogmeter che stavolta prende in esame il fenomeno del food blogging in Italia, mostrandoci la classifica dei 10 food blogger più coinvolgenti. Al primo posto, con un ampio margine, troviamo Benedetta Rossi, con oltre 9 mln di interazioni sui social media, seguita da Valeria Ciccotti e dal trio gli “Chef in camicia”.

    Dopo aver conosciuto la classifica dei 10 youtuber più coinvolgenti in Italia, oggi, sempre grazie a Blogmeter, conosciamo i 10 food blogger più coinvolgenti in Italia. L’analisi, che fa leva sugli strumenti messi a disposizione della Blogmeter Suite, come già la volta scorsa, prende in esame i principali profili social su Facebook, Instagram, Twitter e YouTube (ove presenti), prendendo come riferimento temporale il periodo dall’1/9 al 1/11 2018. Un tempo di sessanta giorni per definire chi tra questi food blogger molto conosciuti in Italia riesce meglio a generare interazioni, quindi like, commenti, visualizzazioni. E poi si parla di food blogging, un fenomeno che in Italia è molto seguito e grazie al quale tanti blogger sono riusciti ad affermarsi.

    Ma passiamo a conoscere meglio questi 10 food blogger e, così come la volta scorsa, anche in questo caso vale sempre la regola che non serve avere un grande seguito, la differenza la fa la capacità di coinvolgimento. Non serve basarsi solo e soltanto sulla quantità, serve a ben poco. Meglio concentrarsi sula qualità, e questo vale ormai in qualsiasi ambito.

    food blogger italia 2018

    Al primo posto della classifica troviamo Benedetta Rossi, la fondatrice e il volto di Fatto in casa da Benedetta con un coinvolgimento netto di oltre 9 milioni di interazioni e 5,6 milioni di follower totali. Si può ben affermare quindi che Benedetta è la Food Blogger d’Italia. Le interazioni totalizzate sui canali social targati “Fatto in casa da Benedetta” si distribuiscono in modo piuttosto equo: il 43% proviene da Facebook (dove sono stati pubblicati la maggioranza dei contenuti), il 34% proviene da YouTube e il 23% da Instagram.

    Al secondo posto si attesta Valeria Ciccotti, meglio conosciuta come Vale cucina e fantasia che, con la pubblicazione di oltre 4 mila post sui suoi profili social durante i due mesi analizzati, raccoglie quasi 1 milione di interazioni totali.

    Al terzo posto, con un total engagement che supera le 950 mila interazioni, si piazzano gli Chef in camicia, ovvero i tre fondatori del format omonimo, Nicolò, Lello e Andrea. Nonostante la maggior parte dei fan degli Chef in camicia si concentrino sul canale Facebook, è su Instagram che viene raccolto oltre l’85% delle interazioni totali del periodo di riferimento.

    Al quarto e al quinto posto si classificano rispettivamente Valentina Boccia, fondatrice del blog Ho voglia di dolce, e Antonia Distasi, conosciuta sui social come uccia3000. Valentina, specializzata in ricette dolci, vanta oltre 1,7 milioni di fan sui suoi canali social e grazie a loro guadagna un total engagement pari a 941 mila interazioni. Antonia, invece, grazie soprattutto alle video-ricette pubblicate sul suo canale YouTube, ottiene 919 mila interazioni totali.

    Sesto posto per la celebre food blogger, Chiara Maci, che tra foto di deliziose ricette e ritratti dei suoi splendidi bambini conquista i social e guadagna oltre 762 mila interazioni totali. Oltre il 96% dell’engagement di Chiara in pentola proviene dal suo canale Instagram, dove gli hashtag #vitamia e #neverstop e #family sono diventati la firma della giudice di Cuochi e Fiamme.  Al settimo e ottavo posto si classificano rispettivamente Enrica Panariello, alias Chiarapassion, e Marco Bianchi. La prima totalizza oltre 714 mila interazioni, grazie principalmente al suo canale Instagram, dove si concentra la maggior parte del suo seguito social (ben il 76% dei suoi fan); il secondo, invece, grazie alla sua esperienza condivisa da divulgatore scientifico e food mentor, guadagna 672 mila interazioni totali sui suoi canali social, prevalentemente tramite Instagram che raccoglie l’85% del total engagement.

    Sonia Peronaci, fondatrice del blog Giallo Zafferano, si attesta al nono posto con un engagement pari a 614 mila interazioni, per il 98% provenienti dal solo canale Instagram. Tra i contenuti più engaging a sorpresa non compaiono ricette golose ma post intimi, dedicati ad esperienze della vita privata di Sonia, a dimostrazione del fatto che sui social la genuinità e la normalità premiano sempre.  Decimo posto per 55Winston55, ovvero i foodblogger siciliani Mauro e Antonio, che conquistano i loro fan con il loro bellissimo vlog di ricette su YouTube, canale su cui si raccoglie il 64% delle 526 mila interazioni totali.

    Bene, trovate la classifica completa qui in basso. Come dicevamo prima, al di là di quello che può essere il seguito, quello che conta è il reale coinvolgimento che si riesce a creare con i proprio follower. E avrete certamente notato come questo passi anche da Instagram, canale che si sposa benissimo con il tema del food e, infatti, i food blogger di questa classifica ci danno una chiara dimostrazione.

    food blogger coinvolgenti italia 2018

  • Twitter, dopo un anno dall’introduzione dei 280 caratteri l’effetto è nullo

    Twitter, dopo un anno dall’introduzione dei 280 caratteri l’effetto è nullo

    Un anno fa Twitter decise di raddoppiare i caratteri disponibile per comporre un tweet, passando dai 140 caratteri ai 280, con la speranza che gli utenti potessero trovare “più spazio” per i loro contenuti. Ebbene, a distanza di un anno l’effetto è praticamente nullo: a livello globale, solo il 6% dei tweet supera i 140 caratteri e solo il 3% va oltre i 190 caratteri.

    Vi ricordate le lunghe discussioni lo scorso anno rispetto al raddoppio dei caratteri su Twitter, discussioni tra puristi della piattaforma e tra “innovatori” che spingevano anche al raddoppio dei caratteri purchè Twitter desse un segnale di movimento. In effetti, Jack Dorsey, CEO e co-fondatore di Twitter voleva dare un segnale di rinnovamento della piattaforma, andando incontro ai tantissimi utenti che trovavano Twitter un luogo difficile, specialmente per la brevità dei caratteri a disposizione. Un modo per coinvolgerli e per attirarne di nuovi.

    Ebbene, a distanza di un anno esatto possiamo tranquillamente dire che l’effetto è stato praticamente nullo. Lo ricordavamo qualche giorno fa anche qui, in occasione della notizia di un test sull’app per iOS che permetterebbe, con un click, di passare alla timeline cronologica.

    Ma tornando ai 280 caratteri, a distanza di un anno si è verificato anche un paradosso. Nel senso che è vero che sono raddoppiati i caratteri a disposizione, ma sono cresciute le espressioni brevi come “per favore” (+54%) e “grazie” (+22%). Perchè prima lo scrivevano in forma contratta tipo “grz” o “pfvr”?

    twitter 280 caratteri franzrusso.it 2018

    E infatti, sono diminuite proprio le forme contratte come “gr8” (-36%), “​​b4” (-13%) e “sry” (-5%) se al loro posto si utilizzano sempre più le parole per intero: great (+32%), before (+70%) e sorry (+31%). Che risultato, 280 caratteri per aggiungere una vocale in mezzo a consonanti e numeri.

    Ma non è tutto, eh no.

    Perchè un altro grande risultato del raddoppio dai 140 caratteri ai 280 attuali è che, a livello globale, la lunghezza media dei tweet si mantiene corta: con il limite dei 140 caratteri era intorno ai 34 caratteri e con l’aumento a 280 caratteri, è addirittura diminuito a 33 caratteri circa. Uno in meno.

    Con l’estensione a 280 caratteri, solo l’1% dei tweet in inglese raggiunge il limite di 280, il 12% dei tweet sono più lunghi di 140 e il 5% sono più lunghi di 190 caratteri. Ma quello che + davvero la notizia, dopo 12 mesi da questa “innovazione” è che a livello globale si è visto che solo il 6% dei tweet supera i 140 caratteri e solo il 3% va oltre i 190 caratteri. 

    Leggi anche:

    Twitter, tra timeline cronologica e addio al cuoricino, è il momento di innovare

     

    Sia chiaro, chi vuole scrivere a 140 caratteri può sempre farlo, in realtà non è cambiato nulla da questo punto vista, se non il fatto che lo spazio a disposizione per scrivere un contenuto si è arricchito di altri 140 caratteri. Il vero risultato è che questo raddoppio in effetti non ha indotto gli utenti a scrivere di più, anzi. Ci si sente più tranquilli nello scrivere sapendo bene che non esiste più un limite di caratteri esiguo (per qualcuno!), la la sostanza no è cambiata, come si è visto da questi dati.

    A proposito, gli utenti sono passati da 336 milioni a 326 milioni (10 milioni in meno) non perchè sono raddoppiati i caratteri, ma perchè la piattaforma negli ultimi mesi ha cominciato a fare una seria pulizia di account bot e fake inattivi.

    Per tutto il resto, vi invitiamo a questa riflessione, adesso è arrivato davvero il momento di innovare per Twitter.

  • Su Messenger si potranno cancellare i messaggi entro 10 minuti

    Su Messenger si potranno cancellare i messaggi entro 10 minuti

    Presto anche su Messenger sarà possibile cancellare i messaggi entro il tempo di dieci minuti, molto meno di un’ora consentito su WhatsApp. Se ne è parlato molto di recente ma il primo a segnalare che presto la funzionalità sarà attiva, solo per iOS al momento, è stato Matt Navarra.

    Anche su Messenger si potranno cancellare i messaggi inviati entro un tempo limite di 10 minuti. Un tempo decisamente inferiore rispetto all’altra app di messaggistica WhatsApp che estese, dai 7 minuti iniziali, il tempo ad un’ora. Al momento non ci sono notizie ufficiali, va detto, stiamo commentando, come stanno facendo altri, una notizia che è partita da uno screenshot twittato dal solito Matt Navarra, molto attento a scovare novità in arrivo, tanto per ricostruire un po’ la notizia.

    Lo screenshot di Navarra infatti mostra la descrizione che si trova nell’app di Facebook Messenger per iOS, versione 191.0, infatti al momento questa funzionalità pare sia stata pensata solo per il sistema operativo della Apple, ma non è escluso che poi possa fare la sua comparsa anche su Android, il sistema operativo di Google, il più usato al mondo.

    messenger messaggi 10 minuti

    Non è un tempo lunghissimo, ma è comunque qualcosa. Capita, a volte, di aver mandato un messaggio per errore, magari alla persona sbagliata, e di non aver la possibilità di cancellarlo. Ecco, presto questo sarà possibile anche su Messenger, anche prima che la persona lo riceva.

    Certo, questa funzionalità è attiva su Telegram ormai da quasi due anni ed è possibile cancellare il messaggio entro le 48 ore, un tempo lunghissimo.

    La storia di cancellare i messaggi, anche quelli inviati entro pochi minuti, è iniziata quando si è scoperto, nel mese di aprile scorso, quando Facebook ammise, in pieno scandalo Cambridge Analytica, di aver cancellato messaggi inviati dal CEO Mark Zuckerberg e da altri manager di Menlo Park. Dopo le tante proteste degli utenti, Facebook promise che presto avrebbe permesso a tutti di fare lo stesso. Adesso sembra che davvero sarà presto così.

  • Ecco lo stato dell’arte dell’advertising su Instagram

    Ecco lo stato dell’arte dell’advertising su Instagram

    Instagram è la piattaforma del momento. Con oltre 1 miliardo di utenti a livello globale, il 60% dei quali con un’età inferiore ai 30 anni, e con oltre 2 milioni di advertisers attivi e una previsione di fatturato nel 2018 di 6,6 miliardi di dollari, fare advertising su questa piattaforma è ormai strategico per le aziende. Ma vediamo qual è lo stato dell’arte dell’advertising su Instagram.

    La centralità di Instagram è sotto gli occhi di tutti e quindi non merita ulteriori approfondimenti. Tuttavia, vale la pena interrogarsi sulle ragioni di questo risultato. Personalmente, penso che basti citare due dati per trovare la risposta:

    • crescita esponenziale, oltre che estremamente più rapida rispetto alle altre piattaforme, degli utenti attivi mensilmente. Inoltre, questo dato sugli utenti è accompagnato da un tasso di adozione molto rapido relativo ai nuovi formati come le Stories;

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    • risultati ottimali in termini di interazioni organiche in relazione agli altri canali. Nella fase iniziale, si tratta di una strategia classica, dando maggiore copertura ai contenuti, per popolare un canale e attrarre investimenti.

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    Questi due fattori hanno veicolato l’attenzione da parte dei brand e conseguentemente stiamo assistendo a un investimento massivo sulla piattaforma. Ad ogni modo, ultimamente ricevo molte domande a riguardo e noto una certa (fisiologica) confusione sullo scenario attuale. Per questa ragione, in questo articolo ho raccolto alcuni dati chiave relativi alle mie ultime presentazioni e workshop:

    1. Come sta evolvendo l’investimento adv?
    2. Quale posizionamento sta prendendo il canale?
    3. Quali sono gli scenari a venire?

    Ovviamente, per poter investire in maniera mirata su questa piattaforma bisogna avere le idee chiare sullo stato di cose attuali. Quindi di seguito, ho riportato la risposta a questi interrogativi.

    brand instagram advertising

    1 – Come sta evolvendo l’investimento adv?

    Aumenta in maniera incisiva la concorrenza con una media di campagne paid sul canale che passa dal 17.44% al 54.55%. Ragione per cui, osserviamo allo stesso tempo un aumento dell’engagement di tutti quei settori che tradizionalmente erano lontani da questa piattaforma.

    instagram advertising campagne

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    Una tendenza confermata dal confronto con mamma/matrigna Facebook. Ovvero, i brand stanno migrando sempre più il budget adv verso Instagram.

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    Tuttavia per avere una migliore interpretazione, bisogna sempre mettere in relazione i dati. Infatti, crescono le sponsorizzazioni e ovviamente si riduce la portata dell’organico. Non a caso per la prima volta, assistiamo ad una (seppur lieve) diminuzione della media delle interazioni totali. Un andamento in divenire da prendere fortemente in considerazione.

    dati engagement su instagram

    Questa prima panoramica ci porta ad un’ulteriore domanda sulla strada intrapresa dal canale.

     

    2 – Quale posizionamento sta prendendo il canale?

    Basta aprire il proprio smartphone per rendersi conto del successo delle Instagram Stories e i brand non rappresentano un’eccezione. Difatti, l’adozione decolla e in soli sette mesi passa dal 25% al 50%.

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    In ogni caso, se parliamo di questo formato, i brand sono evidentemente ancora in fase di test. Ragione per cui, la spesa adv è ancora fortemente ancorata al newsfeed e stenta a prendere il suo spazio se parliamo di Stories.

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    Comunque, bisogna tenere a mente che per favorire l’adozione dei nuovi formati paid le piattaforme, rigorosamente in fase iniziale, tengono i costi relativamente molto bassi. In questo caso, non osserviamo eccezioni con un CPC altamente competitivo che apre ampi spazi di manovra per le campagne legate al drive to website/e-commerce.

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    Personalmente, trovo questi dati molto interessanti ma l’analisi degli obiettivi legati alla spesa possono indicarci con maggiore precisione l’evoluzione della piattaforma.

    instagram advertising distribuzione

    Rispetto alle precedenti rilevazioni, possiamo osservare uno spostamento e in un certo senso una nuova fase di maturità legata all’utilizzo di Instagram:

    • diminuisce l’investimento in engagement (-6%);
    • al contrario, in maniera speculare, aumento il drive to website (+6%);
    • ergo, comincia a prendere fortemente piede un utilizzo del canale per influenzare la fase legata alla considerazione all’acquisto e non soltanto alla notorietà di marca. Qui un case study a riguardo.

    Sulla base di questi dati, sembra sempre più evidente la vocazione al social commerce del canale. Una direzione indicata anche dallo sviluppo stesso del prodotto, ad esempio con l’introduzioni di feature specifiche come gli shoppable post e Stories.

    3 – Quali sono gli scenari a venire?

    Per quanto mi riguarda, il social shopping è il presente e il futuro della piattaforma. Di conseguenza, bisogna cominciare ad andare oltre al volume delle interazioni e la crescita dei followers per valutare KPIs maggiormente orientati alla vendita come CTR, traffico al sito, lead e conversioni, etc. Per questo motivo, bisogna fare alcune riflessioni.

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    Ripensare le interazioni

    Cerchiamo di essere chiari sin dall’inizio, l’engagement non ha alcun valore di business ma tattico/operativo legato al retargeting delle audience più attive. Di conseguenza, l’obiettivo non deve essere generare un alto volume di engagement ma qualificare le interazioni. In termini pratici, questo vuol dire sposare un approccio orientato alla mappatura delle proprie Social Personas nella creazione dei contenuti. Quindi, prima di creare le nostre risorse di content marketing, andremo ad indagare:

    • interessi e bisogni;
    • obiettivi e sfide;
    • brand preferiti e affinità con il marchio del cliente;
    • principali demografiche.

    Questa attività ci permetterà di rendere più rilevanti i contenuti per i segmenti maggiormente propensi all’acquisto. Di conseguenza, le interazioni saranno votate all’ispirazione e non alla mera collezione di like. Ragione per cui a seguire, il retargeting di contenuti legati all’acquisto vero e proprio sarà percepito in modo più naturale e fisiologico da parte degli utenti.

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    Ampliare la portata degli influencer

    L’investimento attorno all’influencer marketing è già molto forte ma ad oggi i contenuti sono prevalentemente organici. Un dato che apre ampi spazi di manovra per pianificare fette di budget dedicate alle sponsorizzazioni e inserire nel brief specifiche scelte di targeting. Piccola parentesi, fisiologicamente nel lungo periodo andrà ad acuirsi la concorrenza attorno ai contenuti paid degli influencer.

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    Ad ogni modo, non bisogna fermarsi qui ma dobbiamo sempre ricordarci che gli influencer sono degli incredibili creatori di contenuti. Questo significa puntare meno su campagne one shot ma (al contrario) di lungo periodo sviluppando, in sinergia con il creator, formati/contenuti che in successione coprono ogni fase della relazione: scoperta del prodotto, valutazione all’acquisto, conversione. Un punto che emerge anche dall’opinione dei consumatori stessi. Infatti, secondo il report The Influencer Marketing Report 2018, se interrogati sugli influencer e i temi legati ad autorevolezza e fiducia gli utenti rispondono:

    – che i fattori che maggiormente guidano la credibilità sono conoscenza e utilizzo del prodotto, oltre che competenza ed esperienza del settore;
    – che una precedente fiducia nell’autore, legata quindi ad interazioni passate, rende più credibili le segnalazioni di prodotto.

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    Pensare in ottica e-commerce

    Se associato al giusto concept creativo, il tuo profilo Instagram può diventare un perfetto catalogo dei tuoi prodotti esattamente come un e-commerce. Allora, possiamo mettere in campo alcune strategie similari:

    • retargeting di prodotti complementari/similari ai precedenti acquisti provenienti dal canale;
    • sequenze di offerte/promozioni per recuperare i carrelli abbandonati;
    • segmentare il targeting (custom audience) sulla base di interazioni e visite sulle pagine di prodotto per promuovere coupon, prove prodotto e inviti per attività esclusive in negozio al fine di stimolare la valutazione all’acquisto;
    • sfruttare specifiche feature come le Dynamic Product Ads.

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    Conclusioni

    Questo è lo scenario attuale restituito dalle cifre. Tuttavia, si può prevedere il futuro soltanto se si sa interpretare il presente, dati alla mano. Un tema su cui si dovrebbe riflettere in quanto (allo stato attuale) non vedo un’auspicata maturità aziendale in termini di know-how interno, centralità e cultura del dato. Saltare questo punto porterà semplicemente a costi crescenti accompagnati da una mancata incisività delle attività di marketing sulla piattaforma. Insomma, una fumosità fatta di belle foto e tanti followers.

  • Su WhatsApp presto arriveranno le risposte private nei gruppi, per ora solo in beta

    Su WhatsApp presto arriveranno le risposte private nei gruppi, per ora solo in beta

    WhatsApp è ormai pronta a rilasciare una funzionalità di cui si parla molto, ossia le risposte private dai gruppi. Come anticipato nei giorni scorsi dal sito WABetainfo, la funzionalità per ora è disponibile solo per la versione beta di Android, la 2.18.335. Se non siete già tester, è meglio quindi aspettare la versione ufficiale, Google Play Beta Program ha già raggiunto il livello massimo di tester. E presto debutterà anche la pubblicità.

    WhatsApp, che vanta ormai più di 1,5 miliardi di utenti a livello globale, è al centro, insieme a Instagram, del piano di sviluppo di Facebook. Le due app sono ormai centrali per l’ecosistema Facebook in modo da riuscire a recuperare il rallentamento della piattaforma madre ed è quindi normale assistere a continui aggiornamenti e lanci di nuove funzionalità.

    Dopo avervi dato la notizia dell’approdo su WhatsApp degli stickers, gli adesivi che fecero la loro prima comparsa su LINE, l’app di messaggistica giapponese nel 2011, adesso sull’app di messaggistica di casa Menlo Park sta per arrivare una funzionalità di cui nei mesi scorsi si è parlato molto. Come anticipato nei giorni scorsi da solito sito WABetainfo, WhatsApp ha rilasciato la funzionalità delle risposte private nei gruppi. Per ora, va specificato, la funzionalità è attiva solo nella versione beta dell’app, la numero 2.18.335. Di conseguenza, se no siete già tester, e quindi in grado di scaricare l’app in beta e usare subito la nuova funzionalità, è meglio attendere l’aggiornamento definitivo per tutti, anche perchè Google Play Beta Program ha già raggiunto il livello massimo di tester.

    whatsapp rispondi privatamente-app

    Come funzionano le risposte private nei gruppi su WhatsApp?

    In realtà la funzionalità è molto semplice. Una volta avviata una chat di gruppo, la funzionalità funziona anche in gruppi chiusi, se volete rispondere ad un utente in particolare basterà tenere premuto il messaggio della persona a cui si vuole rispondere in privato. Subito dopo si aprirà un piccolo menù da dove è possibile cliccare l’opzione “Rispondi privatamente”. A questo punto l’app creerà subito una chat privata tra voi e l’utente seguendo la discussione avviata nel gruppo in precedenza. Insomma, questa funzionalità facilita l’avvio di una chat privata da un gruppo con utente con cui si desidera chiarire alcuni aspetti della conversazione di gruppo, ad esempio.

    Restando sempre in tema di versione app, con la numero 2.18.338 per Android arriveranno le nuove emoji.

    whatsapp rispondi privatamente

    Arriva la pubblicità su WhatsApp

    Ma una delle notizie di cui si è discusso molto in merito a WhatsApp è l’approdo, ormai ufficiale, della pubblicità sull’app. Una novità assoluta visto che da sempre WhatsApp si era caratterizzata per non aver mai dato spazio sull’app ad alcun tipo di pubblicità.

    La pubblicità apparirà in un aggiornamento che arriverà a breve e comparirà negli status, l’equivalente delle stories su Instagram. La conferma arriva da Chris Daniels, vice presidente di WhatsApp. Ad un recente brief a New Delhi, in India, Daniela ha affermato: “Metteremo gli annunci in Status. Questa sarà la modalità di monetizzazione primaria per l’azienda e un’opportunità per le aziende di raggiungere le persone su WhatsApp”.

    Intanto, sempre in tema di prossime novità su WhatsApp, di vocifera del’inserimento del Touch ID o Face ID di Apple per i messaggi. I messaggi saranno quindi bloccati dalla biometria, comunque sbloccabili attraverso il codice dello smartphone.

  • Facebook: in vendita messaggi privati di oltre 80 mila utenti, secondo BBC

    Facebook: in vendita messaggi privati di oltre 80 mila utenti, secondo BBC

    Il servizio russo della BBC ha diffuso la notizia che un gruppo di hackers avrebbe violato Facebook nel mese di settembre 257 mila account e messo in vendita messaggi privati di oltre 80 mila utenti, molti dei quali in Ucraina e in Russia. Gli stessi hacker hanno affermato all’emittente inglese di avere dettagli di oltre 120 milioni di utenti, anche se non ci sono certezze su questa cifra. I dati potrebbero essere stati prelevati da estensioni malevoli per browser.

    Come se non bastasse, dopo lo scandalo Cambridge Analytica, che ha di fatto sollevato una grave problema su come Facebook ha gestito i dati privati degli utenti, e dopo solo la violazione di qualche settimana fa, operata direttamente sulla piattaforma, l’azienda di Mark Zuckerberg si trova oggi ad affrontare una nuova pesante violazione dei dati degli utenti.

    Secondo quanto riportato dalla BBC, il servizio russo dell’emittente inglese sarebbe venuto a conoscenza di una violazione ad opera di hacker che, nel mese di settembre, avrebbe portato alla violazione di 257 mila account alla pubblicazione di messaggi privati di oltre 80 mila utenti. Il problema è che questa cifra potrebbe essere molto più alta. La società informatica Digital Shadows ha rilevato che 12.000 dei 257.000 utenti hanno detto di risiedere in Russia, 47.000 hanno dichiarato di essere originari dell’Ucraina.

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    L’emittente infatti fa sapere che questi hacker affermano di avere i dettagli di oltre 120 milioni di utenti, un dato molto preoccupante se fosse confermato, anche se, come precisa la stessa BBC, non ci sono conferme reali su questa cifra.

    Il servizio russo della BBC manda avanti la sua indagine e scopre che gran parte degli utenti violati hanno sede in Ucraina e in Russia, e poi ci sono anche dati che provengono da altri paesi come Regno Unito, Stati Uniti, Brasile e altri. La violazione dei dati sarebbe avvenuta tramite estensioni malevoli per browser, quelle che usiamo all’interno di Chrome, Opera o Firefox. Gli hacker stavano per mettere sul mercato questi dati per 10 centesimi l’uno.

    Tutto è iniziato, appunto a settembre, quando in un forum è comparso “FBSaler” che scrisse, in inglese, di vendere informazioni private di Facebook, aggiungendo che il loro database aveva in serbo 120 milioni di account violati.

    Un sito su cui sono stati pubblicati i dati è stato rintracciato a San Pietroburgo, ma il vero problema sarebbero le estensioni dei browser. Facebook ha fatto sapere, attraverso un suo portavoce, di aver contatto tutti i produttori delle estensioni per eliminare subito quelle malevoli, senza però indicare quali siano le estensioni nel mirino. Inoltre, alcuni esperti affermano che in questo caso non sarebbe tutta responsabilità di Facebook, in parte sarebbe anche dei produttori delle estensioni che non hanno vigilato a dovere.

    In ogni caso però, tutto questo rischia di avere nuove ripercussioni su Facebook. Il servizio russo della BBC ha contattato gli hacker ponendosi come acquirente dei dati. E’ stato chiesto agli hacker se questi dati avessero in qualche modo a che fare con lo scandalo Cambridge Analytica. La risposta è stata negativa, si tratterebbe quindi di un’altra pesante violazione.

    Si tratta di un caso da analizzare bene e poi di sono i dubbi degli esperti che dichiarano che sia improbabile che Facebook non abbia parlato ancora di una violazione così pesante. La risposta agli esperti potrebbe essere di vedere come Facebook ha trattato il caso Cambridge Analytica, omettendo di informare gli utenti per ben tre anni.