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  • Twitter, tra timeline cronologica e addio al cuoricino, è il momento di innovare

    Twitter, tra timeline cronologica e addio al cuoricino, è il momento di innovare

    Negli ultimi giorni si sta parlando molto di Twitter. Prima per i dati finanziari che hanno decretato lo stato di salute dell’azienda ma non della base utenti, poi per il fatto che Jack Dorsey vorrebbe eliminare il cuoricino. E poi da ieri è iniziato il test, solo per iOS, relativo ad un pulsante che permetterebbe di passare dalla timeline rilevante a quella cronologica. E’ davvero arrivato il momento di innovare la piattaforma.

    Sul fatto che Twitter abbia bisogno di rinnovarsi, di fare vera innovazione sulla piattaforma, percepita ancora oggi, nonostante gli sforzi, come complicata da usare, lo scriviamo ormai da anni qui sul nostro blog. Negli ultimi giorni si è parlato molto di Twitter, più di quanto non succeda normalmente, e questo da un certo punto di vista è anche un bene. Se ne è parlato molto in questi ultimi giorni in relazione all’ultima trimestrale che ha messo in evidenza come la società sia in salute, redditizia come mai negli ultimi anni, nonostante abbia perso per strata 10 milioni di utenti, in totale oggi sono 326 milioni. Ma questo calo è derivato dal fatto che Twitter negli ultimi tre mesi ha intensificato le pulizie sulla piattaforma, eliminando tutti quegli account bot e fake latenti. Se ne è poi parlato, anche molto, per via di questa idea di Jack Dorsey, co-fondatore e CEO di Twitter, di voler eliminare il cuoricino, introdotto tre anni fa, come se quello fosse uno dei mali principali di Twitter, in realtà sappiamo bene che non è così.

    Di questa strana idea di eliminare il cuoricino in realtà non si sa molto e, di sicuro, non sarà una cosa facile e immediata da fare, ma su questo punto ci ritorniamo più avanti.

    Nuovo test su pulsante per passare subito alla timeline scelta

    Di Twitter, come certamente ricorderete, se ne è parlato molto nel mese di settembre per la scelta di impostare la propria timeline anche in senso cronologico, recuperando l’impostazione originale della piattaforma nata nel 2006. Una scelta che è stata molto apprezzata da quasi tutti gli utenti. E su questo punto Twitter ci ritorna con un’altra novità.

    https://twitter.com/Twitter/status/1057761107329343488

    In pratica Twitter ha iniziato un test su un esiguo gruppo di utenti solo iOS per introdurre nella parte alta dell’app, quindi in una posizione a portata do mano di tutti, di un pulsante che permetterebbe in maniera veloce di passare da una timeline in senso cronologico oppure ad una timeline in senso rilevante. Si tratta di un pulsante a “scintilla” cliccato il quale si apre un piccolo menù per switchare nella modalità cronologica oppure nella modalità impostata sulle proprie preferenze. Una impostazione che farà felice molti utenti.

    In pratica la scelta dipende molto dall’uso che si fà della piattaforma. L’utente che usa Twitter ogni giorno sicuramente propenderà per una timeline cronologica non volendo perdere nulla di quello che viene twittato. Diversamente, chi usa la piattaforma in maniera sporadica e non continuativa sicuramente propenderà per una timeline più rilevante, non volendo perdere nulla di quelli che viene condiviso dagli account preferiti.

    E’ un modo quindo per venire incontro ai tanti utenti che sa settembre chiedono una modalità più chiara per passare velocemente tra le due modalità.

    Twitter, adesso è il momento di fare vera Innovazione

    Tutto bene fin qui, ma non è questa la vera innovazione che ci si attende, o meglio, non è solo questa. Dorsey negli ultimi due anno ha intensificato molto gli sforzi per rendere Twitter un luogo più “pulito” e sicuro, almeno questo era il suo intento. Diciamo che in parte Twitter da questo punto di vista mostra qualche segnale, ma c’è bisogno, adesso, di concentrarsi su altro per fare in modo che gli utenti usino la piattaforma sempre di più.

    twitter innovare timeline cronologica

    L’effetto nullo dei 280 caratteri

    Tanto per fare un esempio delle tante cose fatte che non hanno portato gli effetti sperati, a distanza di un anno dal passaggio dai 140 caratteri storici ai 280 caratteri, l’effetto è stato praticamente nullo! Sui dati che l’azienda ha in mano, solo per la lingua inglese però, si scopre che la lunghezza media di un tweet nell’ultimo anno è stata di 33 caratteri, un in meno rispetto a quello che accadeva prima. Solo l’1% ha raggiunto effettivamente la lunghezza dei 280 caratteri. Infatti, altri dati dicono che solo il 12% dei tweet condivisi in lingua inglese ha superato la lunghezza dei 140 caratteri.

    Ma attenzione, perchè guardando il dato rispetto a tutte le lingue, solo il 6% é più lungo di 140 caratteri e solo il 3% é più lungo di 190 caratteri. Quindi di cosa stiamo parlando?

    Stiamo parlando del fatto che è arrivato davvero il momento per Twitter di innovare, passaggio necessario per recuperare utenti, altrimenti, tra le pulizie che la piattaforma continua a fare, il rischio è che Twitter resti sempre fermo. E questo non lo vogliamo.

    Sul cuoricino, argomento che avevamo lasciato in sospeso, il problema non è quello,  è abbastanza evidente. Non è questa l’innovazione che auspichiamo. E non lo è nemmeno il retweet, si parla anche di questo da qualche giorno con proposte tra le più disparate. Certo, teniamo il retweet e leviamo il contatore, può essere un’dea, come avanza The Atlantic, ma, davvero, non è questo il punto.

    Twitter deve recuperare un po’ di autostima, fa ridere lo so, ma sarebbe meglio partire da qui, piuttosto che tagliare dove non è necessario col rischio di fare più danni del solito. Cominciamo allora con un bel passo indietro di Jack Dorsey?

  • Me contro Te sono gli youtubers più coinvolgenti in Italia, secondo Blogmeter

    Me contro Te sono gli youtubers più coinvolgenti in Italia, secondo Blogmeter

    Il fenomeno “Me contro Te” alla fine si rivela essere il più coinvolgente su YouTube in Italia. L’analisi di Blogmeter ci mostra come la coppia siciliana, Sofia Scalia e Luigi Calagna, riesce a generare 79,5 milioni di interazioni in tre mesi. Seguono il gamer “WhenGamersFail Lyon”, ossia Ettore Canu, e un’altra coppia di gamer, Stefano e Veronica, in arte “Two Players One Console”.

    Di recente vi avevamo segnalato la denuncia da parte di Favij, vero nome Lorenzo Ostuni, il quale dichiarava, in un video dal titolo “YouTube sta morendo?”, lamentava di un forte calo delle sue visualizzazioni, circa il 30-40% in meno, addebitandolo al progressivo abbandono di Google+. In realtà, il calo è relativo ad un altro motivo, ossia all’algoritmo di YouTube. E una spiegazione forse più chiara la troviamo proprio in questa classifica di Blogmeter degli Youtuber più coinvolgenti in italia nel 2018. Dove si vede benissimo che essere il più seguito, come appunto è Favij con quasi 5 milioni di followers, non significa essere poi il più coinvolgente, il pubblico va conquistato. 

    La Top 10 degli Youtuber più coinvolgenti, realizzata da Blogmeter, tramite la nuova Social Suite, prende in considerazione un periodo ti tempo tra i 20 luglio e il 20 ottobre di quest’anno, mostrando gli youtuber per la loro capacità di coinvolgimento, attraverso la somma totale di visualizzazioni, commenti, like e dislike.

    me contro te lui sofi youtubers coinvolgenti 2018
    Me contro Te

    Al primo posto troviamo quello che forse può essere considerato . Stiamo parlando del fenomeno Me contro Te, la coppia siciliana composta da Sofia Scalia e Luigi Calagna, sono conosciuti anche come Luì e Sofì, i creatori di punta del team Webstars Channel, che in poco più di 4 anni sono stati in grado di raggiungere traguardi inaspettati. Pur essendo, con quasi 3 milioni di followers, al quarto posto tra i più seguiti in Italia, “Me contro Te”, Luì e Sofì riescono a realizzare un coinvolgimento totale di 79,5 milioni di interazioni nel periodo monitorato. Ricordiamo che la coppia di youtuber lo scorso mese di giugno ha ricevuto premio MOIGE, assegnato dal Movimento Italiano Genitori ai programmi Family Friendly, che riescono a conciliare gli obiettivi di share con la qualità del prodotto e la necessità di intrattenimento, con toni e contenuti adatti alla visione familiare.

    Al secondo posto troviamo il gamer WhenGamersFail Lyon (nickname di Ettore Canu) con un coinvolgimento pari a 78,7 milioni e 1,8 milioni di iscritti al canale YouTube. Il video più engaging nel periodo di riferimento è quello in cui Lyon sfida la fidanzata Anna (aka L’angolino di Spina) nella costruzione di una casa nel videogioco Minecraft e ottiene oltre 813 mila interazioni totali. Al terzo posto un’altra coppia: si tratta di Two Players One Console, Stefano e Veronica, entrambi gamers e famosi anche per il canale YouTube, Stef&Phere. Il coinvolgimento del canale Two Players One Console, nel periodo di riferimento, è pari a 72,8 milioni mentre gli iscritti sono oltre 1,2 milioni.

    Al quarto posto, con un coinvolgimento pari a 72,5 milioni di interazioni, si posiziona SPJockey, gamer specializzato in Minecraft; mentre al quinto posto troviamo Mirko Alessandrini, alias CiccioGamer89, che sorprende non tanto per il coinvolgimento, pari a 72 milioni, quanto per il numero di video pubblicati: ben 269 in tre mesi.  Sesto posto per Stefano Lepri, meglio noto come St3pNy, che può vantare oltre 3,4 milioni di iscritti sul suo canale YouTube e nel periodo di riferimento ha guadagnato un coinvolgimento di oltre 46 milioni interazioni. Al settimo posto, si posiziona il gamer “senza volto” PORKMODZ, famoso per i suoi video dedicati al videogame Grand Theft Auto V, che ottiene 43,2 milioni di interazioni totali, 26 delle quali con un singolo video.

    Lorenzo Ostuni, meglio conosciuto come Favij, lo youtuber più seguito in Italia, si piazza solo all’ottavo posto con un coinvolgimento pari a 41,7 milioni di interazioni. Il nono posto va invece a Gianluca Rigodanza, alias iPalBoy TV, che con i suoi prank videos raggiunge la cifra di 29,6 milioni di interazioni totali. Infine, al decimo posto si classifica Federico Betti, conosciuto come MikeShowSha, che ottiene un total engagement pari 29,5 milioni grazie ai 106 video pubblicati sul suo canale YouTube nel periodo di riferimento.

    Allora, che ne pensate?

    youtubers italiani coinvolgenti 2018 blogmeter

  • Facebook rallenta, cresce sempre meno e potrebbe diventare un problema

    Facebook rallenta, cresce sempre meno e potrebbe diventare un problema

    Gli ultimi dati della trimestrale di Facebook ci dicono chiaramente che Facebook sta rallentando, la crescita è sotto le attese. I ricavi crescono del 33% realizzando 13,73 miliardi di dollari, poco sotto le attese. Dal punto di vista degli utenti, quelli mensili crescono in un anno del 10%, sono oggi 2,27 miliardi; in Europa, anche per effetto del GDPR, perde 1 milione di utenti.

    Se ricordate, a inizio di questo anno, Mark Zuckerberg scrisse che in questo anno si sarebbe dedicato a risolvere i problemi di Facebook. Era la chiara ammissione che qualcosa su Facebook ormai non andava, specie dopo il polverone sollevatosi sulle fake news l’anno precedente. Ebbene, quel post in realtà non gli ha portato gran bene, perché di lì a poco scoppiò lo scandalo Cambridge Analytica che ha segnato duramente il 2018 di Facebook, e ora gli effetti cominciano a vedersi.

    Piccola premessa per spiegare che Facebook ormai da un po’ di tempo non naviga più alla velocità di prima, tutto il sistema Facebook sta rallentando, nel senso che cresce sì ma meno del previsto, e che questo va collegato a tutta una serie di fattori. Fattori che sono strettamente legati a quei problemi che Zuckerberg aveva detto che avrebbe risolto, ma che invece sono esplosi in maniera ancora più evidente.

    facebook crescita rallenta

    Gli ultimi dati della trimestrale di Facebook possono essere spiegati solo guardando a questo scenario. A quei fattori aggiungiamo che negli Usa più di un quarto degli utenti ha cancellato l’app dal proprio smartphone, percentuale che sale al 44% tra gli utenti di età 18-29 anni. E che Facebook comincia a non essere più il social per giovani anche nel nostro paese.

    Facebook fa registrare ricavi trimestrali pari a 13,73 miliardi di dollari, poco sotto le attese degli analisti; il fatturato pubblicitario cresce ma “solo” del 33%. La situazione finanziaria di Facebook non va più a gonfie vele come prima, l’azienda fondata da Mark Zuckerberg dall’inizio dell’anno ha ceduto a Wall Street il 20% e dall’inizio di luglio il 34%.

    Facebook vede crescere la sua base utenti, ma non più ai ritmi di prima e questo risulta essere abbastanza fisiologico. Gli utenti attivi al giorno crescono del 9%, essendo adesso 1,47 miliardi, e cresce del 10% in un anno la base utenti mensili, adesso 2,27 miliardi di utenti. Ma resta stabile a 185 milioni in Usa e Canada e perde un milione di utenti in Europa, passando da 279 milioni di utenti a 278. Quest’ultimo dato riflette senza dubbio l’effetto del GDPR.

    La piattaforma non cresce più nei paesi più ricchi e le motivazioni sono tante. Anche il fatto che Facebook ha perso progressivamente appeal specialmente verso le categorie di utenti più giovani, i quali usano altre piattaforme più adeguate alle loro esigenze. Se mettiamo insieme una crescita sempre più lenta, un lento abbandono da parte degli tenti più giovani, le ricadute che questi dati possono avere in termini di pubblicità, allora è il caso che da Menlo Park facciano qualche considerazione in più sul futuro.

    Zuckerberg vuole fare di Facebook il luogo delle Stories, una modalità che finirà poi, sempre secondo il fondatore di Facebook, per fare spazio ad una conversazione sempre più privata. Il news feed sarà sempre più il luogo dedicato alle pagine, ai gruppi, a Facebook Watch. Un obiettivo che finirebbe per dare un nuovo volto a Facebook, del resto la capacità di innovare non è mai mancata.

    In questo periodo però ha molto senso che Facebook investa sempre di più su Instagram e su WhatsApp per dare un forte traino all’ecosistema Facebook. Ma anche qui c’è un problema che ormai tutti vedono. E cioè che per fare tutto questo, per realizzare una evoluzione di Facebook, bisogna che ci siano gli utenti. Il vero problema che Facebook si troverà ad affrontare, nel breve periodo, è proprio la “fuga” degli utenti.

  • Influencer Marketing, il viaggio come leva per creare coinvolgimento

    Influencer Marketing, il viaggio come leva per creare coinvolgimento

    Il viaggio è sempre un’occasione per creare coinvolgimento e lo è ancora di più se associato a strategie di Influencer Marketing. I dati di Buzzoole ci mostrano chiaramente come il Travel sia una leva attraverso la quale le aziende possono costruire coinvolgimento sui loro prodotti e servizi.

    Il Travel è sicuramente uno dei tanti settori che caratterizzano il mondo dell’Influencer Marketing, a fianco del food e del fashion. E sicuramente stiamo parlando di una tipologia che, a differenza delle altre, più verticali, si mostra invece più trasversale, più flessibile per la generazione di contenuti in grado di coinvolgere più utenti. I dati di Buzzoole, azienda leader nell’Influencer Marketing che tutti abbiamo imparato a conoscere, ci confermano proprio questo dato. Le aziende cominciano a guardare anche al viaggio come momento per creare coinvolgimento sui propri prodotti e servizi.

    instagram travel viaggio influencer marketing

    I dati dell’Osservatorio interno sull’Influencer Marketing dell’azienda napoletana, in seno ai “Buzzoole Rankings“, la nuova rubrica per scoprire gli influencer per settore, ci mostrano come, analizzando profili Instagram con più di 100 mila followers (Stars) e profili con meno di 100 mila followers (Rising Stars), il risultato sia proprio questo.

    L’analisi ha preso in esame la capacità di coinvolgimento dei profili per ogni post, quindi la somma dei like e dei commenti per contenuto, e anche quella dei nuovi followers acquisiti nel corso del mese di settembre 2018, un dato interessante, quest’ultimo, per comprendere la crescita del profilo in relazione alla tipologia di contenuto condivisa.

    Top buzzoole stars instagram travel

    Ebbene, la classifica Stars, quella dei profili con oltre 100 mila followers, Dorian Pellumbi (dorpell), in prima posizione con quasi 10.000 interazioni per post e quasi 2 mila followers in più in un mese. A seguire c’è Federica Di Nardo, unica donna in classifica che con il suo profilo variopinto è riuscita a generare quasi 8.000 interazioni per post (+2.500 followers in un mese). In terza posizione Alessandro Marras, sicuramente uno dei pionieri del travel blogging e attivo con il suo canale youtube “I viaggi di Ale” dal 2011 (270 followers in più). Subito dietro, rispettivamente quarto e quinto, Gianluca Bruno (+5.100 nuovi followers, il dato più alto registrato) e Gianluca Fazio (thererumnatura).

    Top buzzoole rising stars instagram travel

    Per quanto riguarda la classifica dei Rising Stars, al primo posto, a sopresa, troviamo i Miljian (likemiljian), una una famiglia che ha deciso di mollare tutto e partire alla volta di un viaggio senza fine. Lui è l’occhio dietro la macchina fotografica, lei la penna che racconta tutte le avventure, con loro due piccoli esploratori che in tenera età possono già dire di aver fatto il giro intorno al mondo. Ogni loro post colleziona oltre 6.500 interazioni (+5.500 nuovi followers in un mese), mentre poco più indietro c’è Simone Mondino, paesaggista e amante della natura che si trova in seconda posizione con un engagement per post pari a circa 5.000 (+2.500 nuovi followers in un  mese). Chiudono la classifica Andrea Caprini (andrycurious), Davide Oricchio e Gabriele Colzi che con i loro feed fanno registrare circa 4.500 interazioni a testa e, rispettivamente, 630 nuovi followers e 2.100 nuovi followers in un mese.

    Da questa analisi emerge che, nonostante i numeri non siano alti quanto quelli registrati nel mondo fashion, i Rising Stars sono in grado di essere di grande aiuto per i brand. Nel senso che, come dimostrano questi numeri, i viaggiatori “emergenti”, in termini di coinvolgimento, riescono ad essere anche più competitivi degli account più affermati. Si manifesta così uno dei trend tanto dichiarati ad inizio di quest’anno, e cioè che sono proprio gli account con un seguito più piccolo ma con grande capacità di engagement ad emergere e a risultare più interessanti per le aziende, ossia grandi brand tech, enti del turismo, catene di alberghi e compagnie aeree.

    E voi che ne pensate?

    [La foto di copertina è di Jordan Siemens, Getty Images]

  • Addio Google+, anche i grandi a volte sbagliano

    Addio Google+, anche i grandi a volte sbagliano

    Era nell’aria da tempo ma adesso è ufficiale, Google+ chiude ed esce di scena in maniera non troppo elegante. Infatti una falla avrebbe permesso la violazione dei dati di mezzo milione di utenti, solo che Google non lo aveva comunicato. L’inchiesta del Wall Street Journal ha scoperto tutto e da Mountain View hanno preso la decisione che sarà definitiva entro il prossimo anno. Resta attiva solo parte business come strumento di conversazione tra colleghi.

    Addio Google+. Ecco l’addio più atteso che in tanti avrebbero voluto pronunciare ormai da qualche anno. Già perchè sin dalla sua apparizione, nel 2011, Google+ non ha mai convinto del tutto. E’ vero, su questo blog avevamo scritto che sarebbe stato il fenomeno del 2012, su cui anche le aziende avrebbero dovuto scommettere. Ma, a differenza di altri, ci siamo ricreduti subito, ammettendo l’errore di valutazione. Google+ era nato per dare fastidio ad un colosso come Facebook, era nato per essere la grande scommessa social di Google che sui social media non aveva mai lasciato il suo segno. Google, il colosso della rete, non aveva impresso la sua firma anche sui social media. Ecco la motivazione principale per cui è nato.

    A distanza di sette anni, Google+ non lascia nessuna traccia tangibile ed esce di scena nella maniera meno elegante possibile. Infatti, la decisione presa da Mountain View di chiudere la piattaforma arriva dopo l’inchiesta del Wall Street Journal che scopre che Google+ era stato violato già tre anni fa, nel 2015, mettendo a rischio i dati di mezzo milione di persone. Per tre anni i dati di questi utenti sono rimasti alla mercè di altri, senza che Google prendesse dei provvedimenti. Un fatto molto grave che dà la misura della considerazione di cui godeva Google+ anche internamente. Ovvio che una volta scoperto tutto Google non ha potuto fare altro che annunciarne la chiusura, era già preparata a questo e lo dimostra la velocità con cui ne ha dato notizia.

    addio google+

    Resta davvero l’amaro in bocca sapere che per tre anni Google abbia deciso di non fare nulla, pensando di risolvere tutto internamente avvisando gli utenti in maniera privata. Un errore di valutazione grossolano non da grande colosso del web quale è Google.

    E’ bene sottolineare che Google annuncia la chiusura di Google+ lato consumer, ossia lato utente, la parte che avrebbe dovuto apprezzare e usare la piattaforma. Di fatto, ne dichiara la chiusura completa. Lato aziende resta attivo solo per il fatto di voler mantenere vive le conversazioni tra colleghi. E anche su questo punto i dubbi abbondano. Ma non vale neanche approfondire più di tanto e non vale dire che Google lascia attiva la parte aziendale perchè redditizia, no, non è questa la motivazione. Google per le aziende offre strumenti di business molto più efficienti e utili.

    Ma per chi sta leggendo questo post e nota che Google+ comunque aveva centinaia di milioni di utenti, vero. Ma non erano tutti attivi e consapevoli del fatto di essere realmente su Google+. Il vero errore che ha commesso Google è stato proprio quello di aver voluto per forza assemblare la piattaforma all’interno della galassia Google. In poche parole, bastava semplicemente avere uno smartphone Android per essere poi, attraverso il proprio account usato per accedere al sistema operativo, catapultato su Google+. L’utenza attiva era meno del 20% a livello globale. Inoltre, gli ultimi dati dicono che il 90% degli accessi durava meno di 5 secondi. Giusto il tempo di accedere e via a gambe.

    Eppure in Italia, l’ultima rilevazione di Agcom a luglio ci diceva che gli utenti erano 5,7 milioni. Ma l’analisi di Blogmeter di aveva anche detto che per di un quarto degli utenti lo usava attivamente e il 38% ogni tanto ci faceva un salto. Numeri che se fossero stati attivi non avrebbero certo giustificato questo addio.

    Se Google avesse provato a tenere sganciato Google+ da tutto e avesse deciso di puntare davvero a realizzare un prodotto social di tutto rispetto, forse le cose non sarebbero andate così. O forse sarebbe fallito ben prima.

    Pensate che già nel 2012, appena un anno dopo il suo lancio, Google+ veniva definito come una “cattedrale nel deserto“, definizione che lo ha accompagnato fino all’annuncio di ieri.

    Non ci resta allora che mettere la parola fine a questo punto per tutto ciò che riguarda Google+ e ammettere che, a volte, anche i grandi possono sbagliare.

     

    [L’immagine è realizzata da @franzrusso, se dovesse essere ritenuta inopportuna dai legittimi proprietari dei loghi, verrà immediatamente rimossa. Si prega ci citare la fonte]

  • Ecco Facebook Portal, il social network fa il suo ingresso nel mondo hardware

    Ecco Facebook Portal, il social network fa il suo ingresso nel mondo hardware

    Facebook ha presentato ufficialmente Facebook Portal, il primo prodotto hardware commercializzato da Menlo Park. E’ un tentativo per lanciare la sfida ad Amazon Echo. Portal permette le video chat, ma anche chiamare gli utenti, riprodurre musica da Spotify. Portal ha un costo di 199 dollari e Portal+ ha un costo di 349 dollari. E la privacy?

    Facebook lancia ufficialmente Facebook Portal, il primo prodotto hardware interamente commercializzato da Menlo Park. Da questo punto di vista si tratta di un lancio non da poco, Facebook decide di sfidare Amazon Echo entrando anche nel modo degli smart speaker che si stanno diffondendo anche nel nostro paese. In realtà si tratta di un lancio atteso, e rimandato tra l’altro per via dei tanti dubbi che pone sotto il profilo della privacy. Il lancio era stato infatti ritardato per lo scandalo Cambridge Analytica. Il prodotto, per ora, verrà commercializzato da novembre e solo per gli Stati Uniti.

    Portal è quindi un dispositivo che può essere utilizzato per le video chat, per chiamare gli utenti Facebook e Facebook Messenger, ma è anche smart speaker, come dicevamo, potendo riprodurre musica da Spotify e da Pandora (non attivo in Italia).

    facebook portal

    Un elemento che è stato molto apprezzato del dispositivo è lo zoom automatico del dispositivo, nel senso che il dispositivo è dotato di una fotocamera grandangolare capace di identificare la corporatura corporea e quindi seguirvi in automatico anche se vi spostate nella stanza. Il dispositivo è in grado di gestire la video chiamata se fatta da una persona o da più persone, il grandangolo si auto gestisce in maniera intelligente.

    Portal supporta la realtà aumentata ma non vi è traccia ancora di Intelligenza Artificiale. Segno che il dispositivo, almeno per ora, verrà utilizzato per lo più per fare video chat con parenti e amici che abitano lontano. Un uso abituale potrebbe essere quella della telefonata della buona notte ai genitori che abitano lontano, solo che la telefonata avviene in video.

    Portal si presenta con due modalità e dispositivi diversi nelle dimensioni. Portal (display da 10″), appunto, più piccolo, sembra quasi la copia di Amazon Echo, che ha un costo di 199 dollari, e Portal+, dispositivo più grande con display da 15,6″, sembra un tablet messo in verticale, che ha un costo di 349 dollari. Ad occhio, Portal può andar bene in cucina e Portal+ anche in soggiorno.

    facebook portal+

    Il vero problema è la privacy, l’accoglienza negli Usa è stata abbastanza fredda perchè in molti ormai non hanno molta fiducia in Facebook. E non so tratta solo dello scandalo Cambridge Analytica. Portal permette di spegnere microfoni e fotocamera nel caso in cui non è attivo e si può apporre un cappuccio sopra la telecamera quando questa non è utilizzata in una chiamata vocale. Facebook sostiene che Porta non registra, ascolta o visualizza le chiamate e i suoi dati sono criptati. Però registra i meta dati, nel senso che registra chi ha effettuato la chiamata e per quanto tempo.

    https://www.facebook.com/facebook/videos/320275651886768/

    Inoltre, elemento non da poco che, forse non aiuterà a riconquistare la fiducia degli utenti americani, le conversazioni non hanno la crittografia E2E (end-to-end), di conseguenza qualsiasi autorità potrebbe richiedere a Facebook una conversazione e Facebook non potrebbe sottrarsi a questa richiesta.

    Insomma, Portal potrebbe no aiutare Facebook in un momento in cui serve davvero molta fiducia in termini di gestione della privacy. Anzi, lo stesso Portal potrebbe rivelarsi un problema.

  • Ecco una panoramica sull’uso dei Social Media a livello globale

    Ecco una panoramica sull’uso dei Social Media a livello globale

    GlobalWebIndex ha da poco diffuso un’infografica che ci offre una bella panoramica sui Social Media, fenomeno sempre in movimento, a livello globale. E scopriamo, quindi, che il tempo medio trascorso al giorno è leggermente in calo, soprattutto in Europa, e che 3 utenti su 5 provengono dall’Asia. Inoltre, il 61% degli utenti sono “FOMO networkers”.

    Raccontare come i Social Media si evolvono diciamo che è un po’ il nostro principale obiettivo fin da quando tutto è iniziato qui sul nostro blog, ormai nel lontano 2008 (dieci anni fa!). Il Social Media rappresentano un fenomeno rivoluzionario, nel senso che prima della loro avvento non esisteva nulla di simile e hanno contribuito a ribaltare il paradigma comunicativo, rendendolo sempre più orizzontale. Ma sappiamo bene anche che i Social Media rappresentano un fenomeno in continua evoluzione, ed ecco perchè ci piace osservare questo fenomeno e cogliere alcuni dati interessanti di questa continua, e spesso veloce, evoluzione. E oggi abbiamo la possibilità di farlo grazie a questa interessante infografica di GlobalWebIndex che tutti noi abbiamo imparato a conoscere, e ad apprezzare, in questi anni. E’ una bella panoramica dell’uso dei social media a livello globale con tanti e interessanti dati e spunti. Vediamo insieme quali.

    Iniziamo col dire che oggi i Social Media sono molto usati in Asia, soprattutto nei paesi del sud est asiatico, dove, forse, una infrastruttura essenzialmente basata su banda larga mobile, ha agevolato la diffusione. E infatti 3 utenti su 5 provengono dall’Asia, il 58% degli utenti a livello globale. Dall’Europa il 16%, America Latina 10%, Nord America 10% e poi i paesi MEA (Medio Oriente e Africa) con l’8%.

    social media world landscape-panorama franzrusso.it 2018

    Da evidenziare anche che ben il 61% degli utenti vengono indicati come “FOMO networkers”, ossia utenti che usano i social media essenzialmente per la paura di perdersi qualcosa. Un fenomeno questo che rappresenta un aspetto dell’uso dei social media. La maggior parte 71% sono però catalogati come “Personal networkers”, utenti che usano i social media per incontrare nuove persone e per fare networking in generale.

    Guardando al dato delle piattaforme più usate, osserviamo che, come già confermato in questa occasione ad inizio anno, YouTube resta la piattaforma più usata (87%), seguita da Facebook (84%), da WhatsApp (62%), da Instagram (60%) e da Messenger (58%). In pratica, tra le prime 5 piattaforme più usate al mondo, 4 fanno riferimento a Facebook. Un dato, questo, che non tiene conto della Cina, per ovvi motivi. E in Cina le piattaforme più usate sono WeChat (80%), Baidu (72%), Sina Weibo (60%), Youku (59%), Qzone (57%).

    Come detto all’inizio, e come confermato da altri dati in generale, soprattutto se paragonato ai dati di due/tre anni fa, sta calando il tempo medio trascorso ogni giorno sui social media a livello globale. A livello globale si è intorno alle 2 ore e mezza al giorno, ma se guardiamo il dato relativo all’Europa notiamo che è di 2 ore e 4 minuti, in calo rispetto all’anno precedente. In Italia siamo di poco sotto le 2 ore giornaliere.

    I dati di GlobalWebIndex ci offrono poi uno spaccato molto interessante su come gli utenti usano i social media. E scopriamo quindi che in Nord America vengono usati per restare in contatto con le persone, soprattutto per stringere relazioni con persone poi conosciute anche dal vivo. In Medio Oriente e Africa vengono usati per entrare in contatto con altre persone e per informarsi. Restare infornati, divertimento e scoprire sempre nuove cose da fare sono le motivazioni che spingono di più gli utenti dell’America Latina a usare i Social Media. Gli utenti Europei li usano per restare in contatto con altre persone, per scoprire cose nuove da fare e per informarsi. Gli utenti asiatici, in proporzioni un po’ differenti, li usano per gli stessi motivi. Anche gli utenti cinesi usano le piattaforme più popolari da loro per informarsi, conoscere cose nuove da fare e restare in contatto con persone nuove.

    Gli utenti se seguono di più i brand sono quelli dell’America Latina, quelli che li seguono meno sono gli utenti Europei, i quali si distinguono anche per il fatto di seguire meno gli attori.

    Tra i temi più discussi, gli utenti europei conversano sui social media di film, musica e sport; mentre gli utenti del Nord America conversano di musica, food e politica. Gli utenti dell’America Latina amano conversare di film, musica e tecnologia; mentre gli utenti del Medio Oriente e Africa amano conversare sui social media di sport, tecnologia e smartphone. Come sappiamo bene, è un elemento abbastanza noto, gli utenti dell’Asia amano conversare di smartphone, musica e tecnologia. Infine, i cinesi amano conversare di film, smartphone e abbigliamento. Film e musica sono quindi due degli argomenti più discussi sui social media a livello globale.

    In basso l’intera infografica e questo è il link, qualora foste interessanti a scaricarla.

    panorama social media globale

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    [L’immagine di copertina è realizzata da @ Franz Russo, si prega citare la fonte]

     

  • Torna il B2B Digital Day, ma il B2B è davvero morto?

    Torna il B2B Digital Day, ma il B2B è davvero morto?

    Dopo il grande successo della scorsa edizione, torna il B2B Digital Day e quest’anno il tema, anche provocazione, è “Il B2B è morto? Riflettiamoci!”. L’evento si terrà mercoledì 10 ottobre presso la Fondazione Giangiacomo Feltrinelli di Milano, a partire dalle 9,30. Tra gli speaker, oltre a Giorgio Soffiato, che abbiamo intervistato, ci saranno anche Gianluca Diegoli e Chiara Davanzo.

    Ma il B2B è davvero morto? Parte da questa provocazione la nuova edizione del B2B Digital Day, davvero l’unico evento in Italia interamente dedicato al marketing B2B ai tempi del digitale. L’evento L’evento si terrà mercoledì 10 ottobre presso la Fondazione Giangiacomo Feltrinelli di Milano, a partire dalle 9,30, ed è organizzato da Marketing Arena, agenzia di marketing già premiata da Deloitte, fondata da Giorgio Soffiato.

    La domanda di partenza sarà, quindi, il punto di partenza per l’analisi e lo studio di nuove dinamiche e sviluppi del mondo B2B, per scoprire come i cambiamenti tecnologici hanno impattato nelle strategie e nei framework di lavoro. L’evento sarà diviso in due parti, un primo momento dedicato all’analisi di casi di studio ad opera di manager di grandi brand e PMI, ed una seconda parte in cui saranno esplosi concetti e pratiche di marketing, dal content alle campagne su motori di ricerca e social media.

    b2b digital day 10 ottobre 2018

    Ad aprire la giornata sarà proprio Giorgio Soffiato e dopo seguiranno gli interventi di tanti esperti che si preannunciano molto interessanti. E quindi ci saranno:

    • Gianluca Diegoli, Professore IULM
    • Stefano Luperto, Head of Marketing di Bluenergy
    • Chiara Davanzo, Brand Manager, Brand & Digital Engagement di Arper e Preriit Souda, Data Science Director, PSA consultants Ltd che presenteranno in esclusiva un progetto di ricerca sviluppato in ottica internazionale
    • Francesco Lepre, Managing Director EMEA di Moleskine
    • Riccardo Zanardelli, Digital Business Development Manager di Beretta
    • Alessandro Facco, Head of Performance di Marketing Arena

    Seguirà una tavola rotonda, moderata da Veronica Civiero di Lancôme, che vedrà protagonisti Michela Guerra per SAS Italy, Andrea Mariella per Punto Ciemme, Raffaele Zingone per BANCA IFIS e Gabriele Maramieri per Quintegia in un confronto sul rapporto tra PMI e digitale, dinamiche di filiera e di B2B.

    La conclusione dell’evento è invece affidata a Mauro Berruto, Direttore Tecnico delle Squadre Nazionali Olimpiche di Tiro con l’Arco, che racconterà come motivazione e lavoro di squadra siano fondamentali anche in un contesto B2B, composto e mosso da persone.

    B2B Digital Day 2018 invito

    Per tutti coloro che volessero ottenere un invito per partecipare alla giornata, il link è questo, il consiglio è quello di affrettarvi.

    E per questa occasione, abbiamo intervistato Giorgio Soffiato che ci ha presentato meglio l’edizione 2018 di B2B Digital Day.

    Come nasce B2B Digital Day?

    B2B Digital Day nasce da un’idea di circa due anni fa, nasce come un momento di acculturamento necessario per le aziende sui temi del digitale. Si potrebbe dire che le aziende B2B sono le nuove PMI, vuol dire che le piccole e medie imprese molto spesso hanno delle dinamiche proprie, come il B2B e almeno noi a Marketing Arena per il posizionamento e visione che ci diamo abbiamo capito che queste dinamiche non possono essere sempre soddisfatte da noi.

    Abbiamo invece capito che incrociando una matrice tra grandi imprese e PMI e mercato B2C e B2B noi eravamo molto più bravi ad operare su questo cluster di mercato che quello del B2C. Abbiamo quindi provato, invece di essere attivi rispetto ai clienti che ci chiamano, di essere proattivi, quindi cercare di andare a prendere questo mercato.

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    B2B Digital Day 2018, intervista a Gianluca Diegoli: ‘il B2B ha molto da imparare dal B2C’

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    Come si fa a prendere questo mercato? Non aveva senso per noi andare a lavorare sul “mare magnum” di eventi del digitale come potrebbe ad esempio essere lo IAB Forum, che rispettiamo, che ci piace un sacco e dove andiamo a imparare, però non c’era un evento per noi di riferimento e abbiamo deciso di crearlo. Abbiamo deciso di creare un evento gratuito e su invito perchè comunque tutte le aziende che vogliono essere acculturate è giusto che lo siano, però siccome abbiamo sempre posti limitati e lo facciamo a Milano e, lo dico senza problemi, per un tema di posizionamento del nostro business, non abbiamo tanti posti,  cerchiamo purtroppo di lasciar fuori agenzie e comunque i professional perchè l’obiettivo del B2B Day è quello di acculturare le aziende. Un domani, nessuno esclude un’accademia anche per i professionals.

    Quali sono, secondo te, le leve su cui deve puntare il B2B per sfruttare al meglio il Digitale?

    Mi aggancio a questa domanda con il payoff e il claim di quest’anno che è “il B2B è morto? Molti ci dicono che non ha senso parlare di B2B perché siamo in un contento B2P (Business to Person), siamo in un contesto Human to Human, secondo noi non è vero. Secondo noi Business to Person è una “conditio sine qua non” per lavorare, ma il B2B vive delle dinamiche assolutamente particolari che sono riassumibili in:

    • un nuovo patto necessario tra marketing e sales, quindi il fatto che chi fa marketing, quindi genera lead e chi fa vendita deve in qualche modo divenire una realtà quasi unica attorno al mondo della customer experience e questa è una tipicità del B2B
    • le dinamiche di lead generation, che sono dinamiche di lead generation, campagna advertising Facebook, social media e siti web e lead management, quindi CRM, che sono molto diverse dalle dinamiche B2C perchè nel B2B non è detto non si veda un e- commerce però sicuramente molto spesso si parla di generazione di lead su cui poi una forza commerciale va a lavorare.
    • content marketing che molto spesso è un tema di content, narrativo e di supporto alla lead generation e non è un tema di per forza di entertainment. Noi giochiamo sempre su questa crasi che si chiama edutainment (la fusione tra education e entertainment) sicuramente è l’educazione la leva da cui stare attenti.

    Uno dei temi che toccheremo è quello dell’imbuto/funnel. Ci sono oggi due dicotomie, cosa pure curiosa, tra chi, il funnel marketers, che dice che il funnel è assolutamente vivo e vegeto, qualcun altro che dice che il funnel non esiste, sta andando in questa direzione anche hub spot con i suoi ultimi convegni, ma così come quando parla di costumer journey McKinesy e quant’altro. Probabilmente la verità sta nel mezzo però sicuramente uno dei temi che toccheremo è come gestire il processo di creazione di lead e sviluppo in un qualche modo di una macchina da lead, anche se è tutt’altro che banale. Quindi differenze nel content, differenze nella gestione del marketing e nuovo patto con i sales necessario. Questi sono i temi che toccheremo di più.

    Lo faremo con una platea, ma anche un palco di relatori da un lato divertente perchè toccheremo anche i temi della motivazione con ospiti che vanno oltre le edizione del B2B precedente, ma anche con un’apertura importante di aziende di alto livello che verranno a raccontare le dinamiche che le caratterizzano.

    Quindi la giornata è importante, è pure gratuita e credo che sarà un momento di importante qualità.

    Per noi la conferma di dove vogliamo andare, quella che è la vision e la mission di un gruppo di lavoro come Marketing Arena che oggi prende a bordo una trentina di persone con un’idea comune. 

    A questo punto non resta che richiedere subito l’invito per partecipare a B2B Digital Day 2018. #B2BDigitalDay è poi l’hashtag ufficiale per prendere parte alle conversazioni sui social media, da seguire.

    InTime Blog è partner media dell’evento e saremo lì il prossimo 10 ottobre per raccontarvi l’evento live e per approfondire i temi della giornata con alcuni speaker dell’evento.

  • Con l’addio dei due co-fondatori, ora Facebook si aggrappa a Instagram

    Con l’addio dei due co-fondatori, ora Facebook si aggrappa a Instagram

    I co-fondatori di Instagram, Kevin Systrom (CEO) e Mike Krieger (CTO), hanno annunciato che lasceranno la società nei prossimi giorni, senza indicare particolari motivazioni. Ma la ragione di questa decisione è che Facebook, nel corso degli ultimi tempi, ha ridotto l’indipendenza dell’azienda, quell’indipendenza che era alla base dell’accordo di acquisizione del 2012. Zuckerberg ha bisogno di rilanciare Facebook e lo fa aggrappandosi a Instagram.

    A sorpresa, ma non tanto per gli addetti ai lavori e per i conoscitori degli affari Facebook, Kevin Systrom e Mike Krieger, co-fondatori e, rispettivamente, CEO e CTO di Instagram, hanno annunciato che lasceranno la società, di proprietà di Facebook ormai da 6 anni. In un comunicato Systrom non indica particolari motivazioni, ma in tanti sanno che la vera motivazione è la ridotta indipendenza nella gestione della società, quell’indipendenza che era stata alla base dell’accordo di acquisizione nel 2012, per 1 miliardo di dollari.

    Una decisione che segue, a distanza di pochi mesi, quella di Jan Koum che, a fine aprile di quest’anno, lasciò WhatsApp, lui co-fondatore insieme a Brian Acton, che aveva già abbandonato la sua creatura, in seguito allo scandalo Cambridge Analytica. Quindi per evidenti contrasti con Facebook sulla gestione della privacy.

    Kevin Systrom Mike Krieger-co-fondatori Instagram Facebook
    Kevin Systrom e Mike Krieger

    Il perchè delle dimissioni di Kevin Systrom e Mike Krieger da Instagram potrebbe avere una motivazione precisa, non da poco. Nel mese di maggio ci fu un passaggio di pedine importanti da Instagram verso Facebook e viceversa. In pratica, il fedelissimo VP di Systrom, Kevin Weil, passava a Facebook e dalla società di Zuckerberg arrivava a prendere il suo post Adam Mosseri, fedelissimo di Zuckerberg e responsabile del News Feed di Facebook. E non è tutto, perchè un altro fedelissimo di Zuckerberg, Chris Cox, è diventato il supervisore di WhatsApp e Instagram.

    Insomma, Zuckerberg ha inserito le sue pedine importanti all’interno di Instagram con lo scopo di avere maggiore controllo sulle decisioni aziendali. Di fatto venendo meno a quell’accordo del 2012 che recitava più o meno così, da parte di Kevin Systrom e Mike Krieger: “Noi ti diamo la società, ma tu ci darai la massima libertà e indipendenza“. E’ durato sei anni.

    Mark Zuckerberg sa benissimo quale sia la potenza di Instagram, quest’anno si prevedono profitti per oltre 8 miliardi di dollari. E ha bisogno di avere maggiore controllo e zero contrasti sulle sue decisioni, per un motivo molto semplice: rilanciare Facebook dopo gli scandali degli ultimi mesi. Mantenere al suo interno persone che avrebbero ostacolato le sue decisioni avrebbe comportato lungaggini che Facebook potrebbe pagare care.

    Zuckerberg deve rilanciare Facebook grazie a Instagram, ha bisogno di dare ai suoi investitori quello che vogliono, ossia spazi pubblicitari sui video. E quindi anche sulle Instagram Stories e su IGTV, che ancora stenta.

    Di fronte agli scandali sulla privacy, sulle fake news, Zuckerberg sa bene che per uscirne deve usare quell’alternativa che ha costruito in questi anni, dal 2012 ad oggi, proprio per questa evenienza, in caso di bisogno. Ora Facebook ha bisogno, ma adesso comincia la parte più difficile, ossia quella di sfruttare Instagram senza snaturarla, altrimenti sarebbe la fine. Di Facebook.

  • Reggio Emilia, Bologna e Ferrara sono le città più attive sui social media

    Reggio Emilia, Bologna e Ferrara sono le città più attive sui social media

    I nuovi dati del rapporto ICity Rate 2018, che sarà presentato il mese prossimo a Firenze a ICityLab, decretano che, quest’anno, le città più attive sui social media in Italia sono Reggio Emilia, Bologna e Ferrara. Podio quindi tutto emiliano. Roma, Milano e Torino sono quelle che hanno più fan e follower su Facebook e Twitter.

    Le città italiane sono sempre più social, dai dati del nuovo rapporto ICity Rate 2018, che sarà presentato il mese prossimo a Firenze a ICityLab (17 e 18 ottobre 2018), sulla presenza, l’uso e la performance sui social network di 107 comuni capoluogo di provincia, confermano che crescono le città presenti sui social media, passano infatti da 94, del 2017, a 99 del 2018. Di conseguenza diminuiscono anche le città assenti sui social media, passando da 12 a 8 nel 2018, cioè Asti, Verona, Savona, Chieti, Brindisi, Vibo Valentia, Trapani e Enna.

    Ma la notizia più interessante è che le città più attive sui social media nel 2018 sono Reggio Emilia (che ha scalzato Torino, in testa lo scorso anno), Bologna e Ferrara (che si confermano sul podio). Tutte e le città emiliane hanno all’attivo 7 canali ciascuna. Si tratta quindi di un podio tutto emiliano.

    città social media reggio emilia

    Roma, Milano e Torino sono, invece, le città con più fan e follower su Facebook e Twitter, ma se si considerano il numero di seguaci in rapporto alla popolazione spiccano le performance di Firenze, che su Twitter è seguita dal 24,6% della popolazione, Verbania, Crotone e Pesaro, che su Facebook hanno un seguito rispettivamente pari al 41,5%, al 36,9% e al 34,5% della popolazione. Napoli, Cesena e Monza sono state invece nell’ultimo anno le città più attive su YouTube.

    Dando un’occhiata ai canali più utilizzati, ovviamente Facebook resta quello più usato, è scelto infatti come canale di comunicazione da 82 comuni capoluogo (tre in meno rispetto al 2017), seguito da Twitter con 79 città presenti (73 lo scorso anno), YouTube con 71 (67 nella precedente rilevazione) e Instagram con 26 (in crescita rispetto ai 21 del 2017). Stabile, invece, l’uso di Google+ (15), mentre cala la presenza delle città su Flickr (da 15 a 13) e su Pinterest (da 5 a 4). Ci sono anche alcuni comuni che hanno sperimentato canali inediti, come WhatsApp (Reggio nell’Emilia, Bologna, Rimini, Siracusa e Ancona) e LinkedIn (Roma Capitale e Pavia).

    reggio emilia bologna ferrara città social media

    Sempre per quanto riguarda Facebook, Roma è in testa per i “like”  in testa Roma, con 401.338 like, seguita da Milano, con 143.711, e Torino, con 119.130. Roma si porta anche in seconda posizione per numero di like guadagnati nel 2018 (+19.498) alle spalle di Bologna (+32.056) e davanti a Napoli (+18.750). Ma se si considerano i like in rapporto alla popolazione sono le piccole città a occupare le prime posizioni, con Verbania (41,5% della popolazione) a guidare la classifica, seguita da Crotone (36,9%) e Pesaro (34,5%). Anche il tasso di engagement premia i piccoli comuni, con Viterbo in prima posizione (31,2%), seguita da Pordenone (19,7%) e Aosta (10,9%).

    città social media 2018 twitter

    città social media 2018 attività twitter

    Da punto di vista della presenta delle città italiane su Twitter, i dati ICity Rate 2018 ci dicono che il quadro è molto eterogeneo. Si passa da città come Bologna, con 65.800 tweet, totali o Roma con i suoi 37.000, a città come Fermo che sono bloccate a una sessantina di post totali oramai da oltre un anno. Se si osservano gli ultimi 12 mesi, ci sono città davvero attive e altre che hanno una presenza meno efficace. Si passa infatti da Venezia, la città che più si è data da fare nell’ultimo anno pubblicando 6600 tweet in soli 12 mesi, con una media di circa 127 post la settimana, a città che hanno fatto meno di 5 post alla settimana (ben 19 città sulle 79 che hanno un account twitter).

    Così come su Facebook, anche su Twitter sono le grandi città a vantare un seguito più ampio: Roma, con 446mila follower (15,5% della popolazione), Milano, con 332mila (24,3%), e Torino, con 216mila (24,5%).

    Tra i canali utilizzati dalle città italiane c’è anche YouTube. Negli ultimi 12 mesi sono Napoli, Cesena, Monza, Genova e Roma, le città che hanno usato più intensamente il canale YouTube. Anche su questo social, molto ampio il divario fra le città più attive, come Napoli che ha pubblicato in totale oltre 5mila video, e quelle più assenti, come Padova, Mantova, Gorizia, Brescia e Vercelli, ferme a meno di cinque video pubblicati. E non mancano casi di città con canali aperti ma inutilizzati da oltre un anno, come Latina, Sondrio, Prato, Pistoia, Matera, Gorizia, Forlì, Pisa, Ancona, Rieti e Salerno.

    Questo è il quadro completo che emerge dall’interessante indagine ICity Rate 2018, sono dati interessanti che ci dicono di un maggiore utilizzo dal punto di vista quantitativo degli strumenti. Siamo ancora forse lontani da una maggiore consapevolezza degli strumenti che poi porterà ad una migliore qualità, soprattutto dal punto di vista della comunicazione. Ci vorrà tempo, ma siamo sulla buona strada.

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    [L’immagine di copertina è realizzata da @franzrusso, si prega di citare la fonte]