Tag: social media

  • Facebook, test sulle cose in comune per suggerire nuovi amici tra i commenti

    Facebook, test sulle cose in comune per suggerire nuovi amici tra i commenti

    Secondo quanto riportato da CNET, Facebook starebbe testando negli Usa una modalità per suggerire nuove amicizie, tra i commenti, sulla base di ciò che si ha in comune. Infatti, commentando un post potrebbe capitare di conversare con qualche utente “non amico”. In questo modo Facebook farà apparire un’etichetta “cose in comune” che evidenzia ciò che è in comune, come la stessa città o la stessa scuola.

    L’intento di Facebook è quello di fare in modo che tutti gli oltre 2,2 miliardi di utenti, in qualche modo, sia in contatto diretto. Come sapete, siamo soliti raccontare a Facebook quello che ci piace fare, quello che ci piace mangiare, dove viviamo, tutte informazioni che Facebook usa per veicolare messaggi pubblicitari più accurati. Ma ora Facebook, proprio per fare in modo che tutti gli utenti siano in contatto, ha pensato bene di usare quelle stesse informazioni per fare in modo che utenti ” non amici” possano diventarlo, proprio sulla base di quelle informazioni.

    Secondo quanto riportato da CNET, che ha dato la notizia in esclusiva, Facebook negli Usa avrebbe iniziato un test per fare in modo che utenti “non amici” possano diventare “amici” sulla base delle informazioni condivise. Il test al momento prevede di far apparire un’etichetta “cose in comune” che metta in evidenza, appunto, le cose in comune. La sezione in cui avviene il test è quella dei commenti. Infatti, capita spesso di trovare a commentare un post e trovarsi a conversare con utenti con i quali non vi è un rapporto diretto, ma solo indiretto. Ecco, questa etichetta ha la funzione di far diventare quel rapporto da indiretto a diretto sulla base delle cose in comune, come ad esempio la città o la scuola che si frequenta.

    facebook cose in comune etichetta franzrusso.it 2018

    Quindi, se per caso state commentando un post insieme ad una persona con cui non avete rapporti di “amicizia”, ma siete entrambi di Bologna, Facebook farà apparire un’etichetta “Bologna” come città di provenienza in comune. Lo stesso avverrà se si fa parte dello stesso gruppo o se si lavora presso la stessa azienda.

    facebook etichetta cose in comune cnet

    Facebook ha confermato questo test, spiegando che si tratta di una modalità per fare in modo che nascono nuove connessioni tra gli utenti.

    Sembra che questa modalità abbia anche l’obiettivo di alimentare connessioni tra persone che condividono gli stessi interessi per dare vita ad un uso della piattaforma ” più civile”. Evidenziando le cose in comune potrebbe facilitare forse un uso più sano di Facebook. Sarebbe una modalità alternativa a quella già esistente “persone che potresti conoscere” che si basa essenzialmente sulle persone con cui si è contatto. E non sempre i suggerimenti sono perfetti, infatti.

    Al momento Facebook non ha fatto sapere se e quando questa etichetta “cose in comune” sarà in vigore sulla piattaforma a livello globale. Di certo, sarà un incentivo in più a commentare i post e quindi a vedere i cima al proprio feed i post più “discussi”, con l’obiettivo di mettere in contatto gli utenti. E il cerchio, in parte, si chiude.

    E voi che ne pensate?

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    [L’immagine di copertina è stata realizzata da @franzrusso, si prega di citare l’autore nelle eventuali condivisioni; se i proprietari dei loghi la ritenessero inopportuna sarà modificata o eliminata all’occorrenza]

  • Hashtag Day, quando per sapere cosa succede nel mondo basta un cancelletto

    Hashtag Day, quando per sapere cosa succede nel mondo basta un cancelletto

    Il 23 agosto è l’Hashtag Day, il cancelletto, che è ormai il vero segno distintivo di Twitter, fece proprio la sua comparsa in questa giornata del 2007, 11 anni fa. E’ la modalità che più di ogni altra permette di personalizzare l’uso dei 280 caratteri. Ogni giorno se ne condividono ben 125 milioni.

    Fateci caso, quando pensate a Twitter immediatamente lo associate ad un cancelletto, all’hashtag. E questo vale di più oggi, 23 agosto, giorno in cui si celebra il compleanno dell’hashtag che fece la comparsa in questa giornata, nel 2007, 11 anni fa. Ecco perchè oggi si festeggi su Twitter #HashtagDay. Nel corso degli anni il cancelletto ha assunto sempre più importanza sulla piattaforma di Jack Dorsey e compagni, al punto da diventarne l’elemento davvero distintivo della piattaforma, non più a 140 caratteri. L’hashtag, tra l’altro è l’elemento che più di ogni altro permette di personalizzare l’uso della piattaforma che nel frattempo è cresciuta fino a 280 caratteri.

    L’hashtag è anche diventato sinonimo di informazione, di notizie. Quando uno vuole sapere cos’è successo nel mondo, aprendo Twitter, la prima cosa che si fa è dare un occhio alla colonna di sinistra, quella dei trending topics, dove vengono elencati tutti gli argomenti più discussi sulla piattaforma.

    hashtag day 2018

    Sapete chi introdusse l’hashtag nel 2007 (lo avevamo raccontato anche lo scorso anno in occasione del decimo compleanno)? Fu Chris Messina, quando nel suo tweet scrisse #barcamp

    https://twitter.com/chrismessina/status/223115412?ref_src=twsrc%5Etfw%7Ctwcamp%5Etweetembed%7Ctwterm%5E223115412&ref_url=https%3A%2F%2Fwww.franzrusso.it%2Fcondividere-comunicare%2Ftwitter-deve-molto-al-cancelletto-hashtag-compie-10-anni%2F

    Nate Ritter, imprenditore del settore IT, fu poi il primo utente ad usarlo. E lo fece il 23 ottobre del 2007raccontando, in quello che può essere definito il primo vero live tweeting della storia, di uno spaventoso incendio a San Diego, in California utilizzando #sandiegofire. Questo in basso è il primo tweet di una lunga serie:

    Tanto per essere chiari, e per rispondere ancora una volta a chi dice che l’hashtag “non lo ha inventato Twitter”, in effetti il cancelletto fece la sua prima comparsa verso la metà degli anni ’90 in poi e veniva usato sulle prima chat proprio per creare delle “camere di conversazione” tra gli utenti.

    Ma quali sono gli hashtag più usati in Italia nell’ultimo anno? Eccoli:

    • #m5s
    • #roma
    • #pd
    • #salvini
    • #italia
    • #renzi
    • #gfvip
    • #dimaio
    • #nominoermalmeta
    • #napoli

    Notate come la politica, nell’anno delle elezioni politiche sia molto presente in questa classifica con cinque hashtag. E non poteva mancare il GF Vip. Notate anche come, tra quelli più usati nell’anno, non ci sia il calcio, proprio nell’anno in cui, per la prima volta nella sua storia, la nazionale di calcio non si è qualificata per i mondiali di Russia 2018.

    E allora, buon hashtag a tutti!

  • Facebook supera YouTube come piattaforma video preferita dagli utenti

    Facebook supera YouTube come piattaforma video preferita dagli utenti

    Il video è ormai la forma di contenuto più coinvolgente, tutti amano vedere video sui social media. Una recente indagine di Slidely ha rilevato che Facebook ha superato YouTube come piattaforma video più usata dagli utenti. Inoltre, sempre su Facebook, il 71% dichiara di trovare rilevanti gli annunci video.

    Non vale ripetere che il video sarà la forma di contenuto più usata, lo è già. Per la sua natura, per la sua grande capacità di coinvolgere e intrattenete, il video oggi è la forma di contenuto che tutte, quasi tutte, le aziende dovrebbero adottare. Anche perchè agli utenti i video piacciono. Da non dimenticare lo scenario video che da poco si è arricchito anche di Instagram TV. La ricerca di Slidely, che fra poco conosceremo più in dettaglio, ci dice proprio questo. E ci dà un altro elemento su cui riflettere e cioè che Facebook ha finito per sorpassare YouTube come piattaforma video preferita dagli utenti. E questa è la notizia principale che si ricava da questa ricerca. Se è vero che già tre anni fa la piattaforma di Zuckerberg era in grado di tallonare la piattaforma video di Google in termini di visualizzazioni, oggi si aggiunge l’elemento più importante, da questo punto di vista.

    L’elemento è che il 47% degli utenti preferisce vedere video da Facebook, è quindi la piattaforma più popolare per la visualizzazione di video. Mentre gli utenti che preferiscono vedere video da YouTube sono il 41%. Come sappiamo Facebook dà molta rilevanza ai video nativi rispetto a quelli condivisi da altre piattaforme. E’ stato rilevato che i contenuti video nativi ricevono, in media, il 477% di condivisioni in più e il 530% in più di commenti, rispetto ai video inviati su Facebook da piattaforme esterne. La cosa che a questo punto conviene fare, e questo vale soprattutto per le aziende, è quella di caricare il video direttamente su Facebook, anziché caricarla su un’altra piattaforma per poi caricare il link.

    facebook video youtube

    Facebook genera 8 miliardi di visualizzazioni video al giorno. Ora considerando 3 secondi di visualizzazione per video, stiamo parlando dell’equivalente di 760 anni di visualizzazioni video al giorno.

    Oltre a questo, un dato che forse potrà risultare sorprendente, è che il 71% degli utenti dichiara di trovare rilevanti i contenuti video sponsorizzati su Facebook. Significa che l’operazione di trageting porta i suoi frutti e che quindi il pubblico individuato effettivamente approva. Un pubblico mirato ha una importanza enorme in un strategia di social video marketing e Facebook da questo punto di vista, insieme a Instagram, risulta vincente.

    Altro elemento che vogliamo portare alla vostra attenzione è quello secondo cui il 58% dichiara di compiere un’azione concreta in relazione alla visualizzazione del video. L’utente, quindi, risponde in maniera attiva dopo aver visto il video sponsorizzato. Musica per i marketers e per le aziende. Infatti, il 70% degli intervistati ha dichiarato di visitare più volte il sito web di un’azienda dopo aver visto un video online. Inoltre, un altro 60% visita la pagina o il profilo dopo aver visualizzato un video sui social. Altro elemento che potrà essere d’aiuto, l’89% dichiara di leggere la didascalia che accompagna i video.

    Il video quindi non è solo strumento per ottenere visualizzazioni, ma può aiutare ad ottenere risultati concreti.

    E se si parla di video, non si può non parlare di Stories. Il 68% degli intervistati dichiara di vedere spesso le Stories su Facebook o su Instagram; il 52% dichiara poi di pubblicarle. L’81% degli utenti sotto i 34 anni, millennials, dichiara di vedere sempre le Stories.

    Questi alcuni dati della ricerca in pillole:

    • il 44% degli intervistati guarda più di cinque video online al giorno;
    • il 56% trascorre più tempo su Facebook che su qualsiasi altra piattaforma social;
    • quando si guarda un video su Facebook, il 65% lo preferisce con l’audio acceso; gli uomini preferiscono guardarli con l’audio attivo più delle donne;
    • il 32% dei consumatori preferisce la “voce fuori campo” sui video che guardano;
    • il 60% visita la pagina Facebook di un editore dopo aver visto un video, mentre un altro 70% dichiara di visitare il sito web dell’azienda dopo aver visto il contenuto video.

    Allora, che ne pensate? In basso l’infografica associata alla ricerca.

    facebook video youtube social media infograifca

  • Facebook in Italia non è più un social per giovani come un tempo

    Facebook in Italia non è più un social per giovani come un tempo

    Facebook non piace più ai giovani utenti italiani come un tempo. Lo dimostrano i dati che qualche giorno fa ha pubblicato Vincenzo Cosenza, evidenziando che, in un anno, gli utenti della fascia di età 13-29 anni diminuiscono di 2 milioni. Inoltre, la fascia di età 13-18 anni fa registrare un calo del 40%.

    Facebook, in Italia, non è più un social per giovani. E’ questo il titolo che viene naturale per questo post, parafrasando il titolo del film del 2017 di Giovanni Veronesi, “Non è un paese per giovani” (che a sua volta si rifaceva al film dei fratelli Cohen “Non è un paese per vecchi”, 2007). E non ci poteva essere titolo diverso guardando i dati che Vincenzo Cosenza ha pubblicato qualche giorno fa, evidenziando proprio come la fascia degli utenti più giovani abbia abbandonato Facebook nell’ultimo anno. E pensare che fino a qualche anno fa, dal 2011 al 2016 circa, le cose stavano diversamente. Nel 2011 la fascia 18-34 anni costituiva oltre il 50%, poi nel 2013 la fascia 19-45 costituiva il 39%, fino ad arrivare ai dati di oggi.

    Un movimento in uscita dei giovani dalla piattaforma, che resta comunque la più usata in Italia, che testimonia un cambio di passo notevole. Gli utenti più giovani hanno oggi più opportunità di condivisione rispetto a qualche anno fa, più dinamiche e più effimere, basti pensare al grande successo di Instagram Stories.

    facebook giovani italia 2018

    I dati, rilevati da Cosenza, ci dicono che gli italiani su Facebook sono 31 milioni, il 91% degli utenti complessivi che accedono a Internet, secondo quanto rileva Audiweb. Una percentuale che si è mantenuta comunque costante nel tempo. E sono 25 milioni gli utenti italiani che accedono su Facebook ogni giorno, sono poi 24 milioni gli utenti che accedono sulla piattaforma da Mobile. Nel 2013 erano 15 milioni ma una volta al mese.

    Facebook Italia utenti 2018

    Qualche settimana fa avevamo riportato i dati dell’Osservatorio sulle Comunicazioni di Agcom che riportava Facebook come la piattaforma più usata dagli italiani, con la grande crescita di Instagram che si piazzava come seconda. I dati dell’Osservatorio rilevavano un calo nelle ore di navigazione di Facebook: oltre 25 ore mensili al mese, ma, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, si evidenziava una flessione pari a 2 ore in meno. Il dato che aveva appassionato tutti era quello legato alla crescita dell’audience: +11% in anno. Un dato che ha fatto discutere i nostri lettori sui social media, facendo notare, la maggior parte, che mancava il dato analitico della composizione dell’audience, ossia età, sesso, posizione geografica. Ma oggi possiamo, in parte, spiegare quel +11% grazie a questi dati.

    Cosenza ha rilevato che la fascia di età 13-29 anni ha subito un calo, in un anno, di 2 milioni di utenti. La fascia 13-18 anni ha poi fatto registrare un calo del 40%, un vero esodo. Più contenuti i cali rilevati nelle altre fasci di età: 19-24 anni in calo del 17%; 25-29 in calo del 12%. E quindi, a crescere sono le fasce più mature: quella dei 46-55 anni e quella degli ultra 55enni che fa un salto del 17%.

    Facebook Italia età 2018

    Ecco, forse questi dati ci spiegano la crescita, in un contesto di calo a livello globale, sebbene minimo, della piattaforma. Escono gli utenti più giovani ed entrano gli utenti più maturi. Escono i figli ed entrano i genitori, se vogliamo usare questa immagine non tanto lontano dalla realtà. Sta accadendo che gli utenti giovani italiani non trovano più interessante Facebook come un tempo, preferendo altre piattaforme più dinamiche ed effimere, dove ancora la presenza di utenti più maturi è minima.

    Non scordiamoci che questo dato spiega anche perchè Facebook sia in Italia la piattaforma social più consultata attraverso cui informarsi. Ora, prendiamo questi dati, degli utenti maturi che cercano informazioni per lo più su Facebook, e raffrontiamoli con i dati di Infosfera, che abbiamo pubblicato qualche giorno fa qui sul nostro blog. Quei dati ci dicono che l’82,83% non è in grado di identificare la pagina Facebook di un sito di fake news. E il 70,28% non sa distinguere un fake news su Twitter. Ma non è tutto, perchè per l’87% degli italiani sui social media non ci sono più opportunità di apprendere notizie credibili. Quindi i social media, per la gran parte degli italiani, non sono fonti attendibili.

    Insomma, Facebook non è più un social per giovani, ma bisogna lavorare e vigilare molto perchè non diventi un social per fake news.

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  • Twitter: la nuova politica delle API riduce o elimina intere app di terze parti

    Twitter: la nuova politica delle API riduce o elimina intere app di terze parti

    Twitter rilascia da oggi una nuova gestione delle API sempre più restrittive per avere un maggiore controllo della piattaforma centrale. Di conseguenza, si registra una riduzione delle funzionalità delle app di terze parti, come Tweetbot (per iOS) o, addirittura, una completa eliminazione di centinaia di applicazioni.

    Entrano in vigore oggi le nuove API di Twitter, anche se non ci sono ancora chiare indicazioni specifiche. Quello che si sta registrando in queste ore è che una diretta conseguenza di questa nuova politica è quella di limitare sensibilmente alcune app di terze parti, come Tweetbot (iOS) di cui si parla molto, se non quella di eliminare del tutto alcune applicazioni, avendo di fatto azzerato le funzionalità fino ad oggi permesse.

    Twitter aveva annunciato nei mesi scorsi che questa stretta sarebbe dovuta avvenire in aprile, ma, dopo la protesta di alcune società che gestiscono le app di terze parti, prima tra tutte Tapbots che gestisce TweetBot, molto amata e usata dagli utenti del sistema operativo mobile di Apple, la società di Jack Dorsey ha rimandano l’entrata in vigore ad oggi, 16 agosto 2018.

    twitter api tweetbot

    Come dicevamo, la conseguenza è quella di limitare, in maniera sensibile, le funzionalità di alcune app. TweetBot, ad esempio, che dice addio lo streaming tramite Wi-Fi, al tab delle attività, alle notifiche in push per menzioni, like e RTs. Insomma, con questo aggiornamento delle API, TweetBot subisce un ridimensionamento non da poco che scontenterà di molto gli utenti. Addio anche all’app Apple Watch. Con la disattivazione dello streaming la timeline si aggiornerà ogni due/tre minuti, così come saranno ritardate le notifiche push. Un danno enorme per tutti quegli utenti dell’app abituati a ricevere informazioni in tempo reale.

    Altre app interessate da questo aggiornamento, in senso restrittivo sono Twitterific, Tweetings e Talon. Ma tante altre stanno informando in queste ore i propri utenti dell’impossibilità di procedere alla pubblicazione di tweet programmati o semplicemente di seguire le proprie aree di interesse. Stiamo parlando di centinaia, se non migliaia, di app che sono vittima di una politica, a nostro avviso, troppo restrittiva.

    Twitter agisce con questa modalità per difendere la privacy degli utenti e per proteggere l’app dalle fake news. Il problema è che questa nuova gestione delle API finisce, per davvero, per erodere in maniera significativa l’esperienza d’uso degli utenti in relazione alla piattaforma. Se il risultato è questo, e da quello che si sa è proprio questo, allora Twitter ha ben più seri problemi di cui occuparsi. Se no altro, non è questo il modo di operare se non offri ai tuoi utenti qualcosa di alternativo, tale da non alterare l’esperienza d’uso dell’app.

    E siccome Twitter al momento non ha soluzioni alternative, non ha, da quello che sembra, nuove soluzioni innovative in serbo, resta l’amaro in bocca agli utenti. Il rischio è che si allontanino, un rischio che Twitter non può certo permettersi.

    Del resto non è la prima volta che Twitter agisce così. Vi ricordate quando nel 2012 disattivò gli aggiornamenti automatici da LinkedIn proprio in seguito ad un aggiornamento delle API?

    Segnalateci, se vi va, se avete notizia di altre applicazioni che sono prese di mira da questa nuova politica delle API di Twitter.

  • Italiani e Social Media, l’82% non sa riconoscere una notizia da una fake news

    Italiani e Social Media, l’82% non sa riconoscere una notizia da una fake news

    La recente ricerca Infosfera ci offre uno spaccato reale di quello che è l’atteggiamento degli Italiani in relazione al Digitale. Ormai il 95% degli italiani utilizza il web ogni giorno, ma c’è un dato che inquieta non poco: l’82% di esse non sa distinguere una notizia da una fake news. In aggiunta a questo dato, la ricerca rileva anche che l’87% non ritiene i social media fonti di notizie credibili.

    Sul nostro blog ogni giorno cerchiamo di raccontare il nostro paese dal punto di vista digitale e di come l’Italia sta cambiando da questo punto di vista. E lo facciamo offrendo ai nostri lettori dati che hanno lo scopo di disegnare un panorama quanto mai più vicino alla realtà di tutti i giorni. Per questo, abbiamo sempre sottolineato che c’è tanto, ma tanto da fare. Ebbene, oggi vi parliamo di una ricerca che nei giorni scorsi ha fatto molto discutere per via di alcuni dati che hanno confermato che quel “c’è tanto da fare” è molto attuale, purtroppo.

    La ricerca in questione è quella di Infosfera, la ricerca dell’Università Suor Orsola Benincasa, che ha indagato il mondo della comunicazione digitale, dei social media e i nuovi trend dell’informazione.

    Una ricerca molto interessante che potete consultare e scaricare da questo link.

    La ricerca, ricca e complessa, mette in risalto diversi punti interessanti, ma quello che su cui vogliamo, per un momento, soffermarci meglio oggi riguarda, all’interno del rapporto Italiani e Social Media, l’incapacità di riconoscere una notizia vera da una falsa. Piccolo preambolo, la ricerca mette in luce un fatto che ben si collega a questa incapacità. E cioè che gli italiani percepiscono la rete e i social media come un luogo senza limiti, nel senso che sentono di fare quello che vogliono, di informarsi “senza limiti” e di comunicare “senza limiti”. Questo è un passaggio importante che genera questa incapacità.

    italiani social media fake news facebook

    Il dato infatti è che il 65,46% non riesce a distinguere una fake news. Ma le percentuali crescono quando si tratta di identificare un sito web di bufale, infatti, il 78,75% non è in grado di farlo. L’82,83% non è in grado di identificare la pagina Facebook di un sito di fake news. E il 70,28% non sa distinguere un fake news su Twitter.

    Ma non è tutto, perchè per l’87% degli italiani sui social media non ci sono più opportunità di apprendere notizie credibili. Quindi i social media, per la gran parte degli italiani, non sono fonti attendibili.

    E su questo ci sarebbe tanto da ragionare. Prima di tutto, è sbagliato ritenere che sui social media e sulla rete sia possibile fare tutto “senza limiti”, è proprio questa percezione errata che crea poi una continua incapacità nel riconoscere il vero dal falso. Il tutto aggravato dal fatto che, essendo un luogo libero, non ci dovrebbe essere nessuno a dire come si fa. Altro grande errore. Da anni sosteniamo che è sempre necessaria una “educazione digitale” a tutti i livelli, a cominciare dalle scuole. Serve poi portare alla comprensione di tutti (che impresa) che la rete e i social media sono luoghi meravigliosi, pieni di opportunità alla portata di tutti, ma pieni di insidie. Ecco, servirebbe portare a conoscenza di tutti di che tipo di insidie si parla.

    Il dato relativo alle fake news ne è la dimostrazione. Tutto passa per vero perchè non abbiamo la capacità di riconoscerlo dal falso. Spesso ci si rifugia dietro spiegazioni come “siamo bombardati da notizie” ad una velocità tale da non saper controllare il flusso. Vero, ma in realtà è possibile, anche a velocità sostenute, basta usare un po’ di attenzione in più.

    In realtà gli italiani usano molto la rete: il 95% del campione, della ricerca Infosfera, sostiene di utilizzare quotidianamente internet, quasi il 70% lo fa per più di tre ore al giorno e il 32% per più di cinque ore. La metà di questo tempo è poi impiegata sui social media. Ma, come vediamo, la usano male. Senza dimenticare i risvolti negativi che questo uso massiccio della rete comporta. Non mancano gli stati d’ansia (8,68%), insonnia (16,84%), confusione e frustrazione (6,38%), dolori di stomaco e mal di testa (8,36%) e dimenticanze (9,93%).

    Di fronte a questi dati, il primo pensiero che viene in mente è quello espresso all’inizio e cioè che resta ancora molto ma molto da fare. E a noi resta quello di rimboccarci le maniche.

  • Ecco i libri su digital marketing, startup e social media da portare in vacanza

    Ecco i libri su digital marketing, startup e social media da portare in vacanza

    Vacanza è sinonimo di relax, di tempo libero, ma è anche un’occasione per dedicarsi alla lettura, alla quale forse non dedichiamo mai abbastanza tempo. E così come fatto in altre occasioni, abbiamo selezionato alcuni libri che possono arricchire le vostre conoscenze in ambito digital marketing, social media, digital pr e startup. Ecco la nostra lista.

    Le vacanze sono ormai alle porte per tutti, o quasi tutti, ed ecco che ci sembrava opportuno, come già fatto in altre occasioni, suggerirvi una lista di libri che trattano di digital marketing, digital pr, startup. Le vacanze sono sinonimo di relax, di tempo libero, ma anche un’occasione per dedicarsi alla lettura di quei testi che, per un motivo o per l’altro, spesso i tanti impegni di ciascuno, non si riesce mai ad approfondire del tutto. Allora, questo che sta per arrivare è il periodo giusto per colmare questa mancanza a arricchire le vostre conoscenze.

    libri estate 2018 digital marketing

    Di seguito una lista di testi che reputiamo interessanti da parte di autori di grande esperienza e capacità di osservazione, offrendo spunti e casi di studio che non possono mancare nel bagaglio culturale di un professionista del settore.

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    libri estate 2018 Marketing 4.0. Dal tradizionale al digitaleAllora partiamo con il più autorevole, non ce ne vogliano tutti gli altri autori selezionati per l’occasione, ma quando si fa il nome di Philip Kotler la sensazione è quella di stare a raccontare il grande saggio che indica la via maestra. La grande capacità di Kotler è quella di illuminare concetti che spiegano l’evoluzione digitale dei nostri tempi. Da avere e leggere no solo d’estate.

    Su Amazon: Marketing 4.0. Dal tradizionale al digitale

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    libri estate 2018 reputazione brandNon è da molto nelle librerie, ma è uno dei testi più interessanti che trattano il tema brand positioning. Il testo di Giovanni Cavaliere (Flaccovio Editore) tocca il grande tema della gestione del brand e, soprattutto, della reputazione, il vero valore che oggi le aziende e i professionisti devono imparare a salvaguardare. Tanti spunti ed esempi che vi saranno di grande aiuto.

    Su Amazon: Gestione del Brand e della Reputazione

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    libri estate 2018 digital marketing integrato de nobiliQuando si parla di digital marketing e di libri il primo pensiero va sempre a lui, a Francesco De Nobili, grande autore di testi del settore, sempre molto apprezzato. A marzo di quest’anno per Hoepli ha pubblicato l’ultima sua fatica, un vero manuale per ottimizzare il proprio business. Mettetelo subito nella vostra valigia.

    Su Amazon: Digital marketing integrato. Strumenti, strategie e tecniche per aumentare le vendite

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    libri estate 2018 digital marketing foodIl digital marketing è una branca del marketing che riguarda tutti i settori, compresi il food, la ristorazione, che grazie dal digitale possono abbracciare nuove opportunità. Di questo importante settore, fiore all’occhiello del nostro paese, ne parla in modo davvero interessante Nicoletta Polliotto che ha realizzato una vera guida da seguire e da avere. Il testo di rivolge agli attori del settore, ma si presta comunque ad essere letto dai professionisti del marketing digitale, per i tanti spunti che offre.

    Su Amazon: Digital food marketing. Guida pratica per ristoratori intraprendenti

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    libri estate 2018 grow hacking-gaitoNon poteva mancare in questa nostra lista quello che è uno dei più interessanti testi in lingua italiana su un tema ancora non esplorate del tutto del nostro paese. Raffaele Gaito con questo libro ha provato a spiegarlo, rendendo il concetto sempre molto chiaro ed esplicito. La prova della riuscita di questa fatica è il grande successo di pubblico che ha ottenuto e che continua a riscuotere. Da leggere anche sotto l’ombrellone.

    Su Amazon: Growth hacker. Mindset e strumenti per far crescere il tuo business

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    libri estate 2018 email marketing automationNonostante ci sia ancora qualcuno che crede poco all’email marketing e alla potenza delle newsletter, e i dati dicono infatti il contrario, il libro di Maura Cannaviello offre esempi, strumenti e techiche per sfruttare al massimo l’Email Marketing, ancora molto valido.

    Su Amazon: Email Marketing Automation: Il motore che accelera il rapporto con i clienti e le vendite

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    libri estate 2018digital pr francesca anzaloneSe parliamo di attività di ufficio stampa e di digital pr, allora uno dei testi più interessanti sul tema è quello di Francesca Anzalone, esperta del settore, che in questo libro ha voluto raccontare come questo settore sta cambiando nell’era del digitale. Un bel libro che spiega bene cosa significa consapevolezza digitale per un settore che diventa sempre più strategico.

     

    Su Amazon: Ufficio Stampa e digital PR. La nuova comunicazione

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    libri estate 2018 de stefani gdprAncora oggi, a distanza di quasi tre mesi dalla sua entrata in vigore, il GDPR, il nuovo regolamento sulla privacy a livello europeo, ancora non è molto chiaro. Allora, per avere un supporto valido e una guida sicura, il libro di Federica De Stefani si dimostra validissimo. Scritto in maniera chiara, grande pregio vista la complessità del tema, è uno di quelli da portarsi dietro anche al mare, ma va bene anche in montagna.

    Su Amazon: Le regole della privacy. Guida pratica al nuovo GDPR

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    brand positioning diotto

    E torniamo sul tema brand con il libro di Mariano Diotto per Flaccovio Editore con la prefazione di Rudy Bandiera. E’ un testo, da poco uscito, che espone le regole “di diamante” per arrivare ad applicare una strategia di brand positioning davvero efficace. Se siete un un creativo, un pubblicitario o un marketer, allora mettetelo nella vostra valigia perchè merita.

    Su Amazon: Brand positioning: applica le 15 Leggi di Diamante per diventare leader del tuo mercato

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    libri estate 2018 social media-marketing for dummies contiE chiudiamo questa nostra carrellata di testi con uno degli ultimi usciti sul tema, ad opera di Luca Conti. Un libro che porta il lettore alla conoscenza dei social media più popolari portandolo, in maniera semplice, ad usarli in maniera efficace.

    Su Amazon: Social media marketing For Dummies

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    Special mention per Paolo Iabichino e Riccardo Scandellari 

    libri estate 2018 scripta manent-iabichinoCome già capitato altre volte, alla fine della nostra carrellata di libri da leggere, ci permettiamo di consigliarvi quelli che sono davvero dei libri “must” che non solo vanno bene in estate, ma vanno bene sempre. E si tratta dell’ultimo libro di Paolo Iabichino, vero maestro pubblicitario, che ha molto a cuore il saper scrivere e comunicare bene, oggi.

    Su Amazon: Scripta volant. Un nuovo alfabeto per scrivere (e leggere) la pubblicità oggi

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    scandellari rock blog libri estate 2018L’ultimo libro di Riccardo Scandellari è stata una nostra gradita anteprima e oggi vogliamo riproporvelo perchè si tratta di un testo che aiuta a comunicare bene come una vera rock star. Non scordatelo, mi raccomando.

    Su Amazon: Rock’n’blog. Diventa una rockstar della comunicazione digitale

     

     

  • Facebook, ecco la funzione Mentorship per alcuni Gruppi

    Facebook, ecco la funzione Mentorship per alcuni Gruppi

    Facebook continua a spingere l’attività e la condivisione verso i Gruppi, arricchendoli di nuove funzionalità. L’ultima annunciata è “Mentorship” per aiutare gli utenti a sviluppare le proprie competenze e raggiungere i propri obiettivi. I Gruppi su cui la funzionalità sarà attiva saranno quelli a tema “genitori”, sviluppo professionale e personale.

    Facebook continua a spingere le attività e la condivisione sui Gruppi che ormai vedono attivi oltre 1 miliardo di utenti. Si tratta quindi di una componente importante che Facebook vuole alimentare e arricchire con nuove funzionalità L’ultima annunciata proprio da Menlo Park è Mentorship, una funzionalità lanciata lo scorso anno e ora attiva su alcuni Gruppi, non su tutti quindi. Lo scopo è quello di aiutare le persone a trovare il proprio mentore, all’interno del gruppo di appartenenza, per migliorare le proprie competenze, le proprie esperienze al fine di poter raggiungere i propri obiettivi. Si tratta quindi di un rapporto di mentorship classico, one-to-one, che viene a svilupparsi un una sezione protetta e sicura all’interno de gruppo, nel senso che la conversazione con il proprio mentore non sarà mai pubblica.

    Con l’attivazione di Mentorship lo scopo di Facebook, come scrive Gabriel Cohen, Product Manager di Mentorship, è quello di aiutare oltre 200 milioni di utenti che ritengono significativa la partecipazione ai gruppi a cui sono iscritti. L’idea è quindi quella di sviluppare attività e condivisioni “positive”, spingendo gli utenti a rivolgersi a Facebook anche per sviluppare il proprio percorso professionale e avere un supporto attivo per questo.

    facebook gruppi mentorship

    La funzionalità Mentorship al momento non è attiva per tutti i Gruppi, ma lo è solo per quelli a tema “genitori”, sviluppo professionale e personale.

    Come funziona Mentorship per i Gruppi di Facebook

    Intanto l’attivazione della funzione Mentorship spetta agli amministratori dei Gruppi interessati. Per attivarla, gli stessi amministratori devono prima creare il programma Mentorshhip, utilizzando uno dei modelli forniti con la nuova funzionalità. Questi programmi modello consentono agli amministratori di selezionare un tipo di programma, tra cui l’avanzamento di carriera, lo sviluppo delle competenze e l’incoraggiamento.

    Una volta creato un programma di Mentorship, gli utenti all’interno di quel gruppo possono iscriversi e indicare se vogliono essere mentori o se vogliono fare attività di mentor per altri utenti. L’amministratore del gruppo è responsabile della creazione delle coppie di mentore e utente.

    facebook mentorship gruppi

    Le conversazioni tra il mentore e l’utente possono svilupparsi all’interno di una pagina del programma di Mentorship o all’interno di Messenger. All’interno di ogni programma Facebook ha introdotto delle guide, tra cui incoraggiare la coppia a fare il check-in tra di loro almeno una volta alla settimana. Il programma elenca una serie di passaggi e mostra i progressi compiuti all’interno di tale processo. All’interno della pagina Mentorship sono contenute anche informazioni che riguardano l’utente che ha scelto di essere affiancato da un mentore.

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    La conversazione al’interno del programma Mentorship, come già detto, non è pubblica e non è visibile all’amministratore del gruppo, ma lo è solo per le due persone che partecipano al programma. Mentorship non è disponibile per gli utenti sotto i 18 anni e offre gli stessi strumenti che gli utenti hanno per i messaggi, come il blocco e altro.

    Nell’annunciate la nuova funzionalità, Facebook presenta anche due esempi concreti. Come quello di due madri di Mama Dragons, un gruppo che ha lo scopo di aiutare e sostenere le madri con bambini LGBTQIA, che si aiutano a vicenda nel viaggio di crescita di un bambino transgender. Inoltre, una donna è stata accoppiata con un mentore di “Soap-making and Business Coaching” che l’ha aiutata a trasformare in lavoro il suo hobby nel fare il sapone.

  • Addio musical.ly: ecco Tik Tok, piattaforma video da 700 milioni di utenti

    Addio musical.ly: ecco Tik Tok, piattaforma video da 700 milioni di utenti

    Se vuoi competere per un obiettivo comune allora è meglio mettersi insieme. Con questo spirito Bytedance, azienda cinese che sviluppa piattaforme video, ha pensato bene di unire la controllata musical.ly, piattaforma molto usata dai giovanissimi con 200 milioni di utenti, insieme a Tik Tok, altra piattaforma di video musicali, dello stesso gruppo, con 500 milioni di utenti. La nascente piattaforma mantiene il nome Tik Tok.

    Bytedance, popolare azienda cinese specializzata nello sviluppo di piattaforme video e proprietaria di diversi brand, ha pensato bene di unire i due prodotti principali della casa, con l’obiettivo di poter competere meglio sul mercato. Una posizione condivisibile. In pratica, l’idea è stata quella di dire addio a musical.ly, piattaforma di video musicali molto conosciuta anche dai giovanissimi italiani, con 200 milioni di utenti, e farla confluire in Tik Tok, altra piattaforma di video musicali, molto conosciuta in Asia, con 500 milioni di utenti, per far nascere una piattaforma unica che mantiene sempre il nome Tik Tok. Quindi un nuovo logo e una nuova interfaccia, offrendo maggiori possibilità nella creazione dei video e prendendo il meglio delle due piattaforme. TikTok si appresta quindi a diventare la app numero uno al mondo per la creazione e fruizione di video, con un bacino di utenti di circa 700 milioni.

    tik tok

    La nuova app unificata offrirà agli utenti un’esperienza di visione semplice, coinvolgente e personalizzata. I profili dei creatori già esistenti, i contenuti e le fanbase saranno automaticamente trasportate nella nuova app TikTok, dove gli autori conserveranno tutti i contenuti preesistenti e i fan, avendo però la possibilità di raggiungere un pubblico globale più vasto e più variegato che mai.

    TikTok incorpora gli elementi più popolari di entrambe le applicazioni con un feed che evidenzia la comunità di utenti, oltre al feed “For You” che fornisce in modo esclusivo una raccolta di video raccomandati personalizzati secondo le preferenze di visione.

    Tik Tok

    La app introduce anche nuove interessanti funzionalità tra cui:

    • una “reazione” che permette all’utente di reagire ai video degli amici direttamente dal telefono;
    • strumenti creativi migliorati come i filtri di movimento che coinvolgono il corpo intero e sbloccano funzioni come l’effetto “specchio deformante” della video/fotocamera
    • i filtri VR-Type che possono essere sbloccati con il semplice battito delle palpebre;
    • effetti greenscreen per gli sfondi.

    https://www.youtube.com/watch?v=njunDO_RACs

    C’è quindi tutto per essere pronti ad affrontare a concorrenza di Facebook e in particolare di Instagram che da pochi giorni ha rilasciato a livello globale Instagram Music, una funzionalità che permette agli utenti di inserire musica all’interno delle Stories, per una durata massima di 15 secondi. Nell’annunciare, qualche settimana, che presto la funzionalità sarebbe stata resa disponibile, avevamo ipotizzato che Instagram, ma si legge Facebook, con questa funzionalità entrava in diretta competizione proprio con musical.ly. Infatti non è strano pensare di realizzare una storia su Instagram mimando sulle note della canzone preferita. E, a distanza di poco tempo, arriva la risposta di Bytedance di unificare le due piattaforme e resistere all’attacco di Facebook.

    Va ricordato che Tik Tok ha il primato dell’app più scaricata nel primo trimestre di quest’anno con quasi 46 milioni di download e ha 150 milioni di utenti attivi al giorno. 

    Si apre quindi uno scenario nuovo di video a colpi di musica che seguiremo con molto interesse.

    La nuova app è disponibile per iOS e Android.

  • Contenuti B2B: fondamentali la SEO, i Social Media e i Blog

    Contenuti B2B: fondamentali la SEO, i Social Media e i Blog

    Il search ormai supera i social media per quanto riguarda la ricerca dei contenuti. Ergo, la SEO non è mai morta, anche se qualcuno ha provato a soffocarla in questi ultimi anni. E questo viene anche confermato da una recente ricerca di Clutch che rileva come i contenuti B2B necessitino della SEO, dei Social Media e dei Blog. Ma vediamo più in dettaglio.

    Molti di voi ricorderanno quando ad un certo punto si era data per spacciata la SEO, la Search Engine Optimization, sostenendo che i Social Media avrebbero sostituito la ricerca organica dei contenuti attraverso i motori di ricerca. Ma dopo qualche anno abbiamo scoperto che non è così, anzi, forse non lo è mai stato del tutto. La SEO ha sempre fatto la sua strada, solo che ad un certo punto qualcuno ha smesso di seguirla. E i dati emersi in questi ultimi due anni, e più recentemente, negli ultimi mesi, ci dicono che la SEO ricopre ancora un ruolo rilevante per la gestione dei nostri contenuti. Qualche mese fa, nel febbraio di questo anno, avevamo pubblicato i dati di Shareaholic che ci dicevano che il search aveva superato i social media, in termini di referral, quindi di traino del traffico verso i siti e i blog. Un calo che ha determinato una strada da seguire per la creazione dei contenuti, che è quella maestra della qualità.

    Ma, fatta questa doverosa premessa di apertura, oggi tutto questo trova una nuova conferma anche per quanto riguarda i contenuti B2B, i contenuti aziendali. Non parliamo quindi di contenuti generalisti, ma di contenuti più specifici. Ebbene, la ricerca che è stata condotta da Clutch rileva che la SEO è ancora importante, infatti l’87% degli intervistati dichiara di cercare contenuti che afferiscono alla propria attività attraverso i motori di ricerca. A seguire, l‘85% dichiara di fare questa ricerca attraverso i social media. Due elementi importanti.

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    Quindi, la SEO è ancora importante e lo è anche per i contenuti B2B che fanno leva su questa strategia per dare visibilità ai propri contenuti. E questo è l’aspetto principale che emerge dalla ricerca. Ma viene messo in evidenza un ulteriore aspetto che riguarda i social media proprio in relazione al B2B. Spesso si è portati a ragionare su strategie di social media marketing in ottica quasi esclusiva di B2C, ma questa ricerca ci dimostra chiaramente che i social media possono essere efficaci anche in ottica B2B. Un concetto spesso difficile da far passare e speriamo che questo dato possa convincere qualcuno che ancora mostra qualche riserva.

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    Il terzo elemento che vogliamo mettere in evidenza da questa ricerca è che le persone che operano nel B2B trovano le informazioni che necessitano sui blog, lo dichiara più di un terzo degli intervistati, il 33% (il 42% li legge, guardando all’imbuto di conversione, trovandosi nella parte “awarness”, consapevolezza) . Anche qui, piccola postilla, qualche anno fa si diceva che i Blog erano morti e che gli restava poco da vivere, bene, non è così, neanche per quel che riguarda il B2B. Il blog è la fonte preferita.

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    Se guardiamo all’imbuto di conversione, quel percorso che una persone compie prima di procedere ad un acquisto, notiamo che nella fase “awarness” le persone che operano nel B2B per il 45% leggono i blog, per essere informato o per imparare ad affrontare nuove sfide. Nella fase dell’”interesse” ci si concentra di più sulle descrizioni dei prodotti (28%) e sulle recensioni (27%). Nella fase “decisione” e “azione”, si preferisce leggere le recensioni (32%) per verificare se quei prodotti possano essere idonei per la propria azienda.

    Ecco, questo è un po’ il sunto di questa interessante ricerca, mettendo in evidenza gli elementi che ci sembravano più rilevanti. Di certo, la SEO non è morta e i social media servono in una ottica di distribuzione dei contenuti e di conversazione diretta. Per questo i Blog sono ancora così importanti.

    E voi che ne pensate?