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  • Twitter al lavoro su una nuova versione desktop, il test per pochi utenti

    Twitter al lavoro su una nuova versione desktop, il test per pochi utenti

    Da oggi un ristretto numero di utenti ha la possibilità di usare una nuova versione desktop di Twitter. Si tratta di una Progressive Web App (PWA), una versione ibrida che cerca di portare anche nella modalità desktop le normali funzioni da mobile. Come la modalità notturna, i segnalibri e anche la modalità risparmio dati.

    Dopo aver testato funzionalità per lo sviluppo della piattaforma, soprattutto in chiave mobile, da oggi Twitter ha lanciato una nuova versione per il web e desktop della piattaforma, in modalità test visibile e utilizzabile solo per un ristretto numero di utenti. Si tratta di una Progressive Web App (PWA), una versione ibrida della piattaforma che cerca di portare anche nella modalità desktop le normali funzioni da mobile. Da quello che si vede, si tratta di una versione che davvero rivoluziona l’uso di Twitter da desktop, avendo, già dal punto di vista grafico, molte similitudini con la versione mobile.

    Trattandosi quindi di una versione che cerca di rendere l’esperienza dell’utente desktop più vicina a quella mobile, Twitter ha quindi incorporato in questa versione tre funzionalità principali, per adesso, trattandosi di un test.

    nuova versione desktop twitter profilo

    Per prima cosa, siamo di fronte ad una versione che sposta tutto sulla destra mettendo la timeline, dove scorrono i tweet condivisi sulla sinistra. Sulla destra troviamo quindi il riquadro con i suggerimenti di chi seguire e, più in basso, le tendenze in tempo reale. Cambia anche la pagina profilo. La struttura è la stessa della home, solo che viene rivoluzionata l’immagine header, diventa quindi molto più piccola, e lo spazio a destra dell’immagine di copertina viene occupato dalle immagini condivise, quelle che prima di trovavano un po’ più in basso a sinistra.

    Guardiamo adesso le funzionalità introdotte.

    twitter nuova versione desktop segnalibri

    La prima è la possibilità di poter utilizzare la funzionalità dei segnalibri. Lanciata alla fine di febbraio di quest’anno per l’app mobile, è stata una delle funzionalità più apprezzate dagli utenti. La possibilità di poter salvare i tweet anche nella versione desktop è sicuramente una grande idea. Siamo sicuri che sarà molto apprezzata da tutti, una volta che Twitter rilascerà questa modalità per tutti gli utenti.

    nuova versione twitter modalità notturna

    Altra funzionalità che ha riscosso un buon successo da mobile è la modalità notturna, lanciata a luglio del 2016 per Android. La modalità è attivabile dal menù principale, solo che a differenza della versione mobile, individuabile dalla luna in basso a sinistra, da desktop è attivabile spostando verso destra la leva della voce, appunto, Modalità notturna.

    Terza funzionalità che viene introdotta in questa versione PWA è quella del Risparmio dati, attivabile sempre spostando la leva verso destra. Una volta attivata, Twitter impedisce la visualizzazione in automatico di immagini e video, rilasciando il contenuto nella modalità che vedete nell’immagine che abbiamo ricavato.

    nuova versione desktop twitter nuovo tweet

    Ma non è tutto perchè cambia anche relativa alla composizione del tweet, adesso è uno spazio più aperto perdendo quella caratteristica di “scatola chiusa” che avevamo sempre visto finora. Cambia anche la modalità i incorporare i tweet, adesso è possibile modificare il colore del link e dello sfondo.

    https://twitter.com/Twitter/status/1037742693575733248

    Twitter non ha rilasciato alcuna comunicazione ufficiale riguardo a questo test, tranne il tweet che vedete qui sopra, e non ha neanche specificato chi e quanti sono gli utenti che ad oggi possono usare la nuova versione, avendo sempre la possibilità di poter tornare a quella precedente.

    Da quello che possiamo vedere, si tratta di una versione che ci piace molto, è rivoluzionaria più dal punto di vista della grafica, molto mobile. Apprezzabile il fatto che ci sia una certa corrispondenza, in termini di funzionalità, tra la versione desktop e quella mobile. Non ci è piaciuta, almeno per quello che possiamo vedere oggi, la pagina profilo. Il fatto che no ci sia l’immagine header in alto più grande, rende il tutto più impersonale.

    Gli utenti che sono in grado di visualizzare e usare questa modalità sono invitati a fornire a Twitter feedback in modo da migliorare ancora la versione. E’ quindi probabile che la versione che vi abbiamo descritto può subire qualche cambiamento.

  • Facebook, più del 25% degli utenti Usa ha cancellato l’app dal proprio smartphone

    Facebook, più del 25% degli utenti Usa ha cancellato l’app dal proprio smartphone

    Gli effetti del caso Cambridge Analytica, l’esodo dei giovani, denotano per Facebook un periodo di difficoltà. A conferma di questo, l’ultima analisi del Pew Research Center, negli Usa, rileva che il 26% degli utenti ha cancellato l’app di Facebook dal proprio smartphone nell’ultimo anno. Il 54% dichiara di aver modificato le impostazioni della privacy.

    Il 2018 per Facebook non è certamente un bell’anno. Dall’esplosione dello scandalo Cambridge Analytica al Russiagate, dall’esodo degli utenti più giovani dalla piattaforma alle continue problematiche legate alla gestione della privacy degli utenti, non si può dire che per Mark Zuckerberg sia un periodo tranquillo. Per non parlare dei problemi a Wall Street con le perdite degli ultimi giorni che sono coincise con le audizioni di Sheryl Sandberg, COO di Facebook e di Jack Dorsey, CEO di Twitter, presso il Senato americano. La stessa Sandberg ha ammesso quanto sia difficile per Facebook individuare account con il solo scopo di “inquinare” la piattaforma.

    Questa doverosa premessa è stata fatta per introdurre quella che è poi la notizia in sè, ossia la pubblicazione dei dati dell’ultima analisi del Pew Research Center che delinea in maniera precisa quelle che possono essere indicate come dirette conseguenze di quello che abbiamo indicato in apertura di questo post.

    facebook addio

    L’analisi, effettuata nel periodo compreso tra il 29 maggio e l’11 giugno 2018 su un campione di utenti di età superiore ai 18 anni, rileva che il 26% degli utenti ha provveduto, nell’ultimo anno, ad eliminare l’app di Facebook dal proprio smartphone. Un dato che è molto significativo. Ma non è tutto.

    facebook cancella app smartohone pew research center

    Il 42% degli utenti intervistati, quindi più di 4 utenti su 10, hanno dichiarato di essersi presi una “pausa da Facebook”, per un periodo di diverse settimane. Il 54% degli utenti dichiara poi di aver modificato le impostazioni della privacy sulla piattaforma. Complessivamente, rileva il Pew Research Center, circa il 74% degli utenti Facebook dichiara di aver intrapreso almeno una di queste azioni appena descritte nell’ultimo anno.

    L’analisi poi mette in luce atteggiamenti diversi in relazione all’età degli utenti. E quindi, il 44% degli utenti 18-29 anni ha provveduto a cancellare l’app dal proprio dispositivo nell’ultimo anno, una percentuale quindi più alta tra i giovani che giustifica l’esodo in corso. E’ poi una percentuale più bassa quella rilevata tra gli over 65, infatti solo il 12% ha provveduto a cancellare l’app di Facebook.

    Come sapete, per affrontare lo scandalo Cambridge Analytica, nel pieno della sua potenza polemica, qualche mese fa Facebook ha ottimizzato in maniera notevole le impostazioni della privacy, rendendole più facilmente gestibili e rintracciabili. E ha anche reso più visibile la possibilità di poter scaricare i propri dati, effetti della GDPR. Ebbene, l’analisi rileva che solo il 9% degli utenti Usa ha provveduto a scaricare l’archivio dei propri dati. Il 47% di questi ha poi provveduto a cancellare Facebook dal proprio smartphone.

    Insomma, ribadiamo quanto detto in apertura, per Facebook non è un bel periodo. Ieri il titolo ha perso ancora il 2,33% a Wall Street. E, parlando di esodo dei più giovani, abbiamo visto quanto questo fenomeno stia dffondendosi anche nel nostro paese.

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    [L’immagine di copertina è stata realizzata da @franzrusso, si prega di citare l’autore nelle eventuali condivisioni; se i proprietari dei loghi la ritenessero inopportuna sarà modificata o eliminata all’occorrenza]

  • Social Media e genitori: il 30% pubblica foto o video dei figli ogni giorno

    Social Media e genitori: il 30% pubblica foto o video dei figli ogni giorno

    Un’indagine di McAfee, “The Age of Consent”, dedicata alle problematiche relative alla pubblicazione online delle foto di bambini, ha rilevato che il 30% dei genitori pubblica sui social media una foto o un video del proprio bambino almeno una volta al giorno.

    L’indagine di McAfee, nota azienda specializzata nella sicurezza informatica, tocca un tema spesso al centro del dibattito sui social media, sulla opportunità o meno di pubblicare foto o video dei propri figli e delle conseguenze che ne conseguono. Dal titolo The Age of Consent, l’indagine è stata pubblicata qualche giorno fa, quando ormai manca pochissimo alle riaperture delle scuole per il nuovo anno scolastico nel nostro paese, proprio per sensibilizzare i genitori, e l’opinione pubblica, su quelli che possono essere i rischi che comporta la scelta di pubblicare liberamente foto e video dei propri figli. E’ anche utile per conoscere quale sia, ad oggi, l’atteggiamento dei genitori riguardo a questo tema. Nonostante l’indagine sia stata condotta negli Usa, crediamo che sia molto utile per i contenuti e i dati che sono emersi.

    Prima di tutto, crediamo che vada sottolineato il dato che dice che il 30% dei genitori pubblica sui social media una foto o un video del proprio bambino almeno una volta al giorno. Esiste poi un 12% di essi che pubblica addirittura più volte al giorno. Sono dati, questi ultimi che preoccupano circa la eccessiva esposizione di minori sui social media, mettendoli a grave rischio.

    social media genitori foto video figli franzrusso.it

    La maggior parte dei genitori ha identificato i seguenti problemi associati alla condivisione di immagini online, tra cui pedofilia (49%), stalking (48%), rapimento (45%) e cyberbullismo (31%). Ma molti genitori (58%) non considerano nemmeno se il figlio è d’accordo sulla pubblicazione online della propria immagine, altro tema molto importante. Infatti, il 22% dei genitori ritiene che il figlio sia troppo giovane per decidere se la propria immagine debba essere condivisa online, un altro 19% ritiene che debba sempre essere il genitore a decidere.

    Al di là di queste che sono le preoccupazioni che affliggono, in ogni caso i genitori, la ricerca evidenzia anche come le stesse preoccupazioni non portano i genitori ad agire di conseguenza, anzi. Molti, infatti, ammettono di includere ancora le informazioni personali e i dati personali dei bambini nelle immagini online.

    Ad esempio, la metà dei genitori intervistati ammette di avere o di voler condividere una foto del proprio figlio sui banchi di scuola, nonostante il rischio di esporre le informazioni personali. Conforta, però, vedere che la maggior parte dei genitori, il 70%, condivida foto di bambini solo su account di social media privati. Si tratta certamente di un buon primo passo, ma c’è ancora molto da fare affinché i genitori proteggano l’identità dei loro figli.

    La ricerca mette in rilievo come i genitori ritengano che le pubblicazioni di foto e video sui social media non comportino disagi emotivi per i propri figli. Solo il 23% dei genitori teme che la pubblicazione di un’immagine del proprio figlio online possa turbare o suscitare ansia nel minore, e solo il 30% ritiene che il proprio figlio possa essere imbarazzato dall’immagine. Gli effetti collaterali sull’emotività dei bambini non devono essere sottovalutati. Un sondaggio condotto da ComRes ha rilevato che più di un bambino su quattro tra i 10 e i 12 anni si sente imbarazzato, ansioso o preoccupato quando i genitori pubblicano le loro foto online. È interessante notare che le mamme sembrano considerare la possibilità di imbarazzare i bambini più dei papà, con il 45% di papà che ritiene che i loro figli passeranno sopra qualsiasi contenuto imbarazzante rispetto a solo il 14% delle mamme.

    Sono dati che destano una certa preoccupazione e che è necessario che si parli sempre di più dei rischi che questo tipo di pubblicazioni possa comportare per i nostri figli. Bisogna che siano proprio i genitori i primi a proteggerli e che siano ben consapevoli delle conseguenze. Ecco perchè abbiamo ritenuto necessario condividere con voi questa ricerca.

    The Age of Consent offre anche qualche suggerimento utile, come questi, che dovrebbero già essere applicati:

    Attenzione alla geolocalizzazione. Molti social network taggano la posizione di un utente quando viene caricata una foto. I genitori devono assicurarsi che questa funzione sia disattivata per evitare di rivelare la propria posizione. Questo è particolarmente importante quando si pubblicano le foto fuori casa.

    Impostare regole di riservatezza. I genitori devono condividere le foto e gli altri post sui social media solo con il pubblico a cui sono destinate. Anche se servizi come Facebook e Instagram hanno caratteristiche che permettono di condividere i messaggi solo con connessioni confermate, tutto ciò che viene postato su un social network deve essere trattato come se fosse pubblico.

    Stabilire regole di base con amici, familiari e bambini. Essere chiari con amici e familiari sulle linee guida quando si pubblicano le immagini dei minori. Queste regole possono aiutare a evitare situazioni indesiderate come se un parente che condivide le foto senza autorizzazione esplicita. Non dimenticate che queste regole di base dovrebbero applicarsi anche ai genitori per proteggere i bambini ritratti nelle immagini da imbarazzo, ansia e anche cyberbullismo.

    Prendere il controllo delle proprie informazioni personali. Il numero di violazioni dei dati segnalate continua ad aumentare, così come la possibilità di furto di identità. Per i bambini che sono troppo piccoli per una carta di credito, i genitori dovrebbero bloccare il proprio accesso al conto per evitare qualsiasi uso non autorizzato. Una soluzione di protezione contro il furto d’identità come McAfee Identity Theft Protection può aiutare a proteggere in modo proattivo l’identità e i dati personali da un uso improprio.

    E voi che ne pensate di questa indagine? Siete anche voi tra quelli che pubblicano foto e video dei propri figli? Che regole vi siete dati? Raccontateci la vostra esperienza.

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  • The Ferragnez, ecco i numeri dell’evento sui social media

    The Ferragnez, ecco i numeri dell’evento sui social media

    Di sicuro sarà ricordato come il matrimonio social dell’anno, nonostante tutto, ma resta il fatto che “The Ferragnez” è stato un evento che ha coinvolto più di 9 milioni di utenti sui social media. In collaborazione con Talkwalker abbiamo rilevato quelli che sono i numeri dell’evento: 336 mila contenuti condivisi e quello più condiviso non poteva essere che di Chiara Ferragni.

    E’ stato l’evento di cui più si è discusso negli ultimi giorni, un evento che sui social media è stato più volte ricordato come matrimonio dell’anno. Senza esagerazione è così, The Ferragnez è stato un evento che ha coinvolto, in maniera diretta, oltre 9 milioni di utenti, quindi, è a pieno titolo uno degli eventi più seguiti dell’anno sui social media. Questo va detto qualsiasi siano le opinioni a riguardo, in maniera del tutto oggettiva. Per questo motivo, insieme a Talkwalker, nostro partner di social analytics ormai da anni, abbiamo voluto indagare meglio. Dalla nostra indagine ne viene fuori che si tratta di numeri elevati, considerando i tre giorni dell’evento matrimonio. Si è discusso molto in questi giorni dell’evento dal punto di vista della comunicazione, del marketing, delle sponsorizzazioni (opportune o meno) che evidentemente ci sono state. Questo nostro contributo, meramente analitico, vuole fornire qualche elemento in più a queste discussioni, vuole aggiungere quel qualcosa in più, senza pretesa ovviamente, che permette di fare un’analisi più accurata di tutto quello che è stato l’evento The Ferragnez.

    the ferragnez chiara ferragni fedez social media

    A questo proposito, vogliamo segnalare due contributi che possono aiutare a fare questa analisi. Il primo è il post di Insopportabile che nel suo blog fa un’analisi dal punto di vista della comunicazione, mettendo in chiaro come questo evento dimostri che “unica differenza è che l’esclusiva la gestiscono loro, i diritti li gestiscono loro, i contratti e gli introiti li gestiscono loro. Un modello di business applicato da manuale”. Il secondo contributo che vogliamo segnalarvi è la riflessione che fa Luca La Mesa mettendo in relazione l’elevata audience delle stories di Fedez, oltre 3 milioni vi visualizzazioni, rispetto a quelli che sono i dati Auditel dei principali canali televisivi. Un raffronto interessante che abbiamo ripreso nella nostra analisi, mostrandovi un ulteriore esempio che può aiutare nella riflessione di La Mesa.

    the ferragnez social media totale

    Detto questo, vediamo rapidamente i dati della nostra analisi. Nel nostro computo abbiamo considerato l’hashtag ufficiale #TheFerragnez insieme a quello che è stato poi a lungo in trending topic su Twitter, cioè #ferragnez. A questi, abbiamo poi aggiunto “Chiara Ferragni” e “Fedez“. Abbiamo quindi deciso di analizzare in maniera semplice quelli che sono stati i temi più condivisi. Da questa analisi è venuto fuori che i contenuti condiviso sono stati 336 mila, dove #TheFerragnez raccoglie il 33,4% delle condivisioni totali. Tra i due coniugi, Fedez è stato il più citato con il 27,9% rispetto al 15,2% di Chiara Ferragni. Notate, dalla grafica in alto come l’hashtag #ferragnez sia stato il più usato nella giornata di sabato 1° settembre. Gli utenti unici sono stati 69.600.

    the ferragnez social media tipi media

    Come vedete dal grafico qui sopra, Twitter è stato il canale social più utilizzato con il 92,1% dei contenuti condivisi. Instagram ha totalizzato il 4,4% dei contenuti condivisi, circa 11 mila, ma va detto, come vedremo più avanti, che la maggior parte dei contenuti più condivisi, e l’influencer in assoluto, provengano proprio da Instagram.

    The Ferragnez, il sentiment

    Il sentiment dell’evento è positivo, l’unico momento rosso rilevato dall’analisi riguarda le discussioni nate sulle sponsorizzazioni, in particolar modo su Alitalia.

    the ferragnez social media sentiment

    the ferragnez social media sentiment

    Come potete notare, in ogni caso, il 77,8% degli utenti ha espresso un sentimen prevalente sulla “gioia”.

    The Ferragnez, engagement e utenti

    Proseguendo con la nostra analisi, arriviamo forse al dato più importante, dopo quello del totale delle conversazioni. La nostra analisi ha rilevato un numero enorme di impressions, quindi il totale di tutte le persone che hanno visto i messaggi condivisi e di quelle potenzialmente raggiunte senza che abbiano espresso un’azione, che è in questo caso di 302,7 miliardi. Ma il numero davvero interessante, come diciamo sempre, è quello relativo all’engagement effettivo, al coinvolgimento netto, ossia al numero di persone che hanno espresso un’azione concreta. In questo caso gli utenti effettivamente coinvolti sono 9,3 milioni.

    the ferragnez social media engagement

    Nel solo giorno del matrimonio l’engagement è stato di 3,8 milioni.

    E questo invece è il dato riguardo a scoprire chi sono stati gli utenti che hanno seguito l’evento sui social media. Il 69,3% erano donne, mentre il 31,7% uomini. Notare come il grosso dell’audience avesse un’età compresa tra i 18 e i 34 anni; la fascia di età 18-24 anni è quella poi più presente.

    the ferragnez social media utenti

    Questi i temi più condivisi durante la tre giorni di evento:

    the ferragnez social media temi

    E questa è la “mappa di calore” delle condivisioni a livello globale, l’Europa ha partecipato molto attivamente. Ma non sono mancate condivisioni dagli Usa e dal Sud America.

    the ferragnez social media mappa di calore

    The Ferragnez, influencer e contenuti più condivisi

    Ora passiamo al tema contenuti più condivisi e infuencer dell’evento. Come già anticipato, l’influencer in assoluto è stata proprio Chiara Ferragni con il post del secondo abito del matrimonio pubblicato su Instagram domenica 2 settembre:

    https://www.instagram.com/p/BnO4Q6XHbYY/

    Oltre 1,2 milioni di like e questa è la virality map del post

    the ferragnez social media contenuto mappa viralità

    Questi poi gli altri influencer dell’evento, sempre da Instagram:

    https://www.instagram.com/p/BnMQ3SvlOQq/

    https://www.instagram.com/p/BnJCZCqBS3D/

    https://www.instagram.com/p/BnMWTrnAjVb/

    https://www.instagram.com/p/BnPXIDjDf7e/

    Questi invece sono gli influencer su Twitter con @supermodeldaily accoun più coinvolgente, seguito da @trash_italiano; terzo @Fedez:

    the ferragnez social media influencer twitter

    L’evento è stato molto seguito anche dai media, questa è la classifica di quelli più influenti dove si vede Vanity Fair come il più coinvolgente:

    the ferragnez influencer social media news

    The ferragnez, i tweet più condivisi

    E ora passiamo a vedere la solita nostra carrellata dei tweet più coinvolgenti relativi all’evento The Ferragnez. Quello più condiviso è proprio di @Fedez:

    https://twitter.com/supermodeldaiIy/status/1036003794356789249

    https://twitter.com/Valenteena_/status/1035513776878116865

    https://twitter.com/ElenaMTRP/status/1035442253626568705

    https://twitter.com/imdesperate91/status/1035474281516490752

    https://twitter.com/supermodeldaiIy/status/1035943850219659265

    https://twitter.com/jbowerslaugh/status/1035938438644740096

    https://twitter.com/__CrazyWoRlD__/status/1035478341392973826

    https://twitter.com/laspassosa/status/1035554119283613696

     

    Ecco, questo è il nostro resoconto dell’evento The Ferragnez, grazie al nostro partner Talkwalker. Sperando che questo possa contribuire ad arricchire le analisi che riguarderanno questo evento.

    E voi che ne pensate?

  • Twitter, test su indicatore di stato e risposte in stile Facebook. E il modifica tweet?

    Twitter, test su indicatore di stato e risposte in stile Facebook. E il modifica tweet?

    Twitter in questi giorni mostra di essere intenzionato a migliorare la piattaforma, per renderla più “colloquiale”. Alcuni blog americani hanno riportato un tweet condiviso da Sara Haider, product manager di Twitter, in cui mostrava l’indicatore di stato e le risposte ad un tweet in stile Facebook. E il modifica tweet che fine ha fatto?

    Twitter è sempre più alla ricerca di funzionalità e modalità che possano rendere la piattaforma sempre più interessante e coinvolgente. Se qualche giorno fa vi davamo notizia di un breve test effettuato sulla funzionalità di suggerire chi non seguire, ecco che nuove funzionalità vengono testate dai manager di Twitter chiedendo un feedback agli utenti.

    La notizia, riportata da diversi blog e siti americani, è che Sara Haider, product manager di Twitter, ha condiviso un tweet in cui mostra due funzionalità che hanno l’obiettivo di rendere Twitter più “conversational”, conversazionale, nel senso di rendere la piattaforma più colloquiale o discorsivo. Dovrebbe essere quindi un modo per coinvolgere gli utenti sulla piattaforma con modalità che spingono alla conversazione.

    twitter conversazionale indicatore stato commenti(Clicca per ingrandire)

    Nel tweet della Haider si vedono due finzionalità:

    • l’indicatore di stato, che indica la presenza dell’utente in tempo reale, indicata dal pallino verde in basso a destra della foto profilo. Identica a quella che si vede su Facebook
    • sempre in stile Facebook, l’altra funzionalità è quella di far vedere le risposte ad un tweet in modalità “diretta”, sequenziale insomma.

    L’indicatore di stato potrebbe essere una buona idea per spingere gli utenti ad entrare in contatto, sarebbe una buona soluzione. Molti utenti hanno criticato questa funzione, nel senso di non voler rendere pubblico quando sono online, ma dalle risposte della Haider sembra che questa possa essere gestita direttamente dagli utenti. Insomma, non sarebbe male come idea.

    E sembra una buona idea, anzi una ottima idea, la modalità di rendere le risposte in stile Facebook, cioè in linea con il tweet, in modo tale da seguire la conversazione con un certo ordine. A differenza di quanto succede oggi, in modo non tropo chiaro che spinge spesso gli utenti in confusione, nonostante: “no, non stavo rispondendo a te, ma all’altro”.

    Anche Jack Dorsey, CEO e co-fondatore di Twitter, ha ripreso il tweet della Haider per stimolare ancora di più gli utenti nella conversazione e a fornire feedback.

    Anche se non sono mancati gli utenti che gli ricordano il #modificatweet. Sono passati ormai due anni da quando lo stesso Dorsey disse che era una funzionalità da prendere in considerazione. E sono passati ormai quattro anni da quando lanciammo questa idea proprio qui dal nostro blog! E’ molto probabile che le due funzionalità che abbiamo appena descritto siano implementate a breve, anche se non ci sono conferme. Mentre per il modifica tweet bisognerà aspettare ancora, a quanto pare.

    Immaginate se implementassero tutte e tre le funzioni, Twitter sarebbe più interessante. Non trovate?

  • Twitter vorrebbe suggerire anche chi non seguire. Ma è solo un test

    Twitter vorrebbe suggerire anche chi non seguire. Ma è solo un test

    Twitter ha effettuato un test per pochi giorni, e su pochi account, che propone una lista di account da non seguire più. Suona quasi un contro senso, visto che Twitter ha sempre invitato a seguire nuovi utenti per scoprire cosa succede nel mondo. Il testo di questa nuova funzione sarebbe “non è necessario seguire tutti per sapere cosa sta succedendo”. Per ora è solo un test, che Twitter ha confermato, e non si conoscono altri sviluppi.

    Twitter ha tanti problemi, lo sappiamo e ne scriviamo spesso qui sul nostro blog. Una delle caratteristiche più identificative della piattaforma è sempre stata quella che compare sulla destra Chi seguire, con suggerimenti degli account da seguire in base a quelli che sono i nostri interessi in termini di conversazioni, almeno così dovrebbe essere. Ma ora Twitter è alla ricerca di modalità che possano accrescere il livello di engagement degli utenti anche suggerendo chi NON seguire.

    twitter non seguire unfollow

    Negli ultimi giorni Twitter ha effettuato un test per pochi giorni, infatti, e su pochi account, facendo comparire una lista di utenti da non seguire. La funzione si presenta con “Controlla cosa succede qui” e poi un testo in cui si legge anche “non è necessario seguire tutti per sapere cosa sta succedendo“.

    Lo si vede bene nel tweet di Matt Navarra:

    E anche bel tweet di Tim Fernholz di Quartz:

    In un comunicato Twitter scrive:

    [box type=”shadow” align=”” class=”” width=””]”Sappiamo che la gente vuole la timeline di Twitter rilevante. Un modo per farlo è non seguire più quelle persone con cui non ci si relaziona regolarmente. Abbiamo effettuato un test molto limitato per selezionare quelle persone con sui non c’è coinvolgimento per verificare se volessero non seguirle più“.[/box]

    L’intento di Twitter, quindi, non sarebbe quello “esprimere un giudizio sulle persone”, quanto aiutare le persone ad avere una timeline fatta di account con cui esistono già relazioni, cessando di seguire quegli account che non sono più interessanti e con i quali non c’è un livello alto di interazione e coinvolgimento.

    Twitter non ha rivelato i risultati di questo test, ora non più attivo, e non ha neanche fornito ulteriori informazioni su un eventuale lancio della funzionalità a livello globale.

    Se così fosse davvero, suggerire chi non seguire potrebbe essere un aiuto per tutti quegli utenti che vorrebbero entrare più in confidenza con Twitter, perchè lo trovano complicato da usare, di non facile comprensione. Una lista di persone da non seguire potrebbe aiutare a mantenere un line più omogenea rispetto ai contenuti da seguire e da far emergere meglio. Sarebbe anche un grosso aiuto a rendere più “pulite” le liste che ormai si allungano a dismisura facendo, spesso, perdere il senso della lista stessa.

    Ma c’è un però, non da poco, sottolineato soprattutto dai media e dai blog americani, visto il clima elettorale che si respira per le prossime elezioni di medio termine di novembre. E anche alla luce delle recenti, forti, critiche e accuse lanciate dal presidente Donald Trump, da sempre grande utilizzatore ed estimatore della piattaforma, che ha accusato Twitter di shadow banning e anche di mettere in evidenza contenuti non veritieri ai danni dei conservatori. Immaginate cosa succederebbe se tra gli account da non seguire comparissero anche account di politici conservatori.

    Twitter è anche stata minacciata, sempre da Donald Trump, insieme a Google e a Facebook, di trovarsi su “un terreno pericolante, meglio stare attenti“. Un avvertimento che non è piaciuto e che suona come una vera minaccia di pessime regole per controllarle meglio. Speriamo che questo non accada ed è forse anche uno dei motivi per cui Twitter attenda un po’ prima di lanciare a livello globale un nuova funzionalità che suggerisce chi non seguire più.

    E vi che ne pensate? Potrebbe rivelarsi utile per Twitter una funzionalità del genere?

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    [L’immagine di copertina è stata realizzata da @franzrusso, si prega di citare l’autore nelle eventuali condivisioni; se i proprietari dei loghi la ritenessero inopportuna sarà modificata o eliminata all’occorrenza]

  • Facebook, test sulle cose in comune per suggerire nuovi amici tra i commenti

    Facebook, test sulle cose in comune per suggerire nuovi amici tra i commenti

    Secondo quanto riportato da CNET, Facebook starebbe testando negli Usa una modalità per suggerire nuove amicizie, tra i commenti, sulla base di ciò che si ha in comune. Infatti, commentando un post potrebbe capitare di conversare con qualche utente “non amico”. In questo modo Facebook farà apparire un’etichetta “cose in comune” che evidenzia ciò che è in comune, come la stessa città o la stessa scuola.

    L’intento di Facebook è quello di fare in modo che tutti gli oltre 2,2 miliardi di utenti, in qualche modo, sia in contatto diretto. Come sapete, siamo soliti raccontare a Facebook quello che ci piace fare, quello che ci piace mangiare, dove viviamo, tutte informazioni che Facebook usa per veicolare messaggi pubblicitari più accurati. Ma ora Facebook, proprio per fare in modo che tutti gli utenti siano in contatto, ha pensato bene di usare quelle stesse informazioni per fare in modo che utenti ” non amici” possano diventarlo, proprio sulla base di quelle informazioni.

    Secondo quanto riportato da CNET, che ha dato la notizia in esclusiva, Facebook negli Usa avrebbe iniziato un test per fare in modo che utenti “non amici” possano diventare “amici” sulla base delle informazioni condivise. Il test al momento prevede di far apparire un’etichetta “cose in comune” che metta in evidenza, appunto, le cose in comune. La sezione in cui avviene il test è quella dei commenti. Infatti, capita spesso di trovare a commentare un post e trovarsi a conversare con utenti con i quali non vi è un rapporto diretto, ma solo indiretto. Ecco, questa etichetta ha la funzione di far diventare quel rapporto da indiretto a diretto sulla base delle cose in comune, come ad esempio la città o la scuola che si frequenta.

    facebook cose in comune etichetta franzrusso.it 2018

    Quindi, se per caso state commentando un post insieme ad una persona con cui non avete rapporti di “amicizia”, ma siete entrambi di Bologna, Facebook farà apparire un’etichetta “Bologna” come città di provenienza in comune. Lo stesso avverrà se si fa parte dello stesso gruppo o se si lavora presso la stessa azienda.

    facebook etichetta cose in comune cnet

    Facebook ha confermato questo test, spiegando che si tratta di una modalità per fare in modo che nascono nuove connessioni tra gli utenti.

    Sembra che questa modalità abbia anche l’obiettivo di alimentare connessioni tra persone che condividono gli stessi interessi per dare vita ad un uso della piattaforma ” più civile”. Evidenziando le cose in comune potrebbe facilitare forse un uso più sano di Facebook. Sarebbe una modalità alternativa a quella già esistente “persone che potresti conoscere” che si basa essenzialmente sulle persone con cui si è contatto. E non sempre i suggerimenti sono perfetti, infatti.

    Al momento Facebook non ha fatto sapere se e quando questa etichetta “cose in comune” sarà in vigore sulla piattaforma a livello globale. Di certo, sarà un incentivo in più a commentare i post e quindi a vedere i cima al proprio feed i post più “discussi”, con l’obiettivo di mettere in contatto gli utenti. E il cerchio, in parte, si chiude.

    E voi che ne pensate?

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    [L’immagine di copertina è stata realizzata da @franzrusso, si prega di citare l’autore nelle eventuali condivisioni; se i proprietari dei loghi la ritenessero inopportuna sarà modificata o eliminata all’occorrenza]

  • Hashtag Day, quando per sapere cosa succede nel mondo basta un cancelletto

    Hashtag Day, quando per sapere cosa succede nel mondo basta un cancelletto

    Il 23 agosto è l’Hashtag Day, il cancelletto, che è ormai il vero segno distintivo di Twitter, fece proprio la sua comparsa in questa giornata del 2007, 11 anni fa. E’ la modalità che più di ogni altra permette di personalizzare l’uso dei 280 caratteri. Ogni giorno se ne condividono ben 125 milioni.

    Fateci caso, quando pensate a Twitter immediatamente lo associate ad un cancelletto, all’hashtag. E questo vale di più oggi, 23 agosto, giorno in cui si celebra il compleanno dell’hashtag che fece la comparsa in questa giornata, nel 2007, 11 anni fa. Ecco perchè oggi si festeggi su Twitter #HashtagDay. Nel corso degli anni il cancelletto ha assunto sempre più importanza sulla piattaforma di Jack Dorsey e compagni, al punto da diventarne l’elemento davvero distintivo della piattaforma, non più a 140 caratteri. L’hashtag, tra l’altro è l’elemento che più di ogni altro permette di personalizzare l’uso della piattaforma che nel frattempo è cresciuta fino a 280 caratteri.

    L’hashtag è anche diventato sinonimo di informazione, di notizie. Quando uno vuole sapere cos’è successo nel mondo, aprendo Twitter, la prima cosa che si fa è dare un occhio alla colonna di sinistra, quella dei trending topics, dove vengono elencati tutti gli argomenti più discussi sulla piattaforma.

    hashtag day 2018

    Sapete chi introdusse l’hashtag nel 2007 (lo avevamo raccontato anche lo scorso anno in occasione del decimo compleanno)? Fu Chris Messina, quando nel suo tweet scrisse #barcamp

    https://twitter.com/chrismessina/status/223115412?ref_src=twsrc%5Etfw%7Ctwcamp%5Etweetembed%7Ctwterm%5E223115412&ref_url=https%3A%2F%2Fwww.franzrusso.it%2Fcondividere-comunicare%2Ftwitter-deve-molto-al-cancelletto-hashtag-compie-10-anni%2F

    Nate Ritter, imprenditore del settore IT, fu poi il primo utente ad usarlo. E lo fece il 23 ottobre del 2007raccontando, in quello che può essere definito il primo vero live tweeting della storia, di uno spaventoso incendio a San Diego, in California utilizzando #sandiegofire. Questo in basso è il primo tweet di una lunga serie:

    Tanto per essere chiari, e per rispondere ancora una volta a chi dice che l’hashtag “non lo ha inventato Twitter”, in effetti il cancelletto fece la sua prima comparsa verso la metà degli anni ’90 in poi e veniva usato sulle prima chat proprio per creare delle “camere di conversazione” tra gli utenti.

    Ma quali sono gli hashtag più usati in Italia nell’ultimo anno? Eccoli:

    • #m5s
    • #roma
    • #pd
    • #salvini
    • #italia
    • #renzi
    • #gfvip
    • #dimaio
    • #nominoermalmeta
    • #napoli

    Notate come la politica, nell’anno delle elezioni politiche sia molto presente in questa classifica con cinque hashtag. E non poteva mancare il GF Vip. Notate anche come, tra quelli più usati nell’anno, non ci sia il calcio, proprio nell’anno in cui, per la prima volta nella sua storia, la nazionale di calcio non si è qualificata per i mondiali di Russia 2018.

    E allora, buon hashtag a tutti!

  • Facebook supera YouTube come piattaforma video preferita dagli utenti

    Facebook supera YouTube come piattaforma video preferita dagli utenti

    Il video è ormai la forma di contenuto più coinvolgente, tutti amano vedere video sui social media. Una recente indagine di Slidely ha rilevato che Facebook ha superato YouTube come piattaforma video più usata dagli utenti. Inoltre, sempre su Facebook, il 71% dichiara di trovare rilevanti gli annunci video.

    Non vale ripetere che il video sarà la forma di contenuto più usata, lo è già. Per la sua natura, per la sua grande capacità di coinvolgere e intrattenete, il video oggi è la forma di contenuto che tutte, quasi tutte, le aziende dovrebbero adottare. Anche perchè agli utenti i video piacciono. Da non dimenticare lo scenario video che da poco si è arricchito anche di Instagram TV. La ricerca di Slidely, che fra poco conosceremo più in dettaglio, ci dice proprio questo. E ci dà un altro elemento su cui riflettere e cioè che Facebook ha finito per sorpassare YouTube come piattaforma video preferita dagli utenti. E questa è la notizia principale che si ricava da questa ricerca. Se è vero che già tre anni fa la piattaforma di Zuckerberg era in grado di tallonare la piattaforma video di Google in termini di visualizzazioni, oggi si aggiunge l’elemento più importante, da questo punto di vista.

    L’elemento è che il 47% degli utenti preferisce vedere video da Facebook, è quindi la piattaforma più popolare per la visualizzazione di video. Mentre gli utenti che preferiscono vedere video da YouTube sono il 41%. Come sappiamo Facebook dà molta rilevanza ai video nativi rispetto a quelli condivisi da altre piattaforme. E’ stato rilevato che i contenuti video nativi ricevono, in media, il 477% di condivisioni in più e il 530% in più di commenti, rispetto ai video inviati su Facebook da piattaforme esterne. La cosa che a questo punto conviene fare, e questo vale soprattutto per le aziende, è quella di caricare il video direttamente su Facebook, anziché caricarla su un’altra piattaforma per poi caricare il link.

    facebook video youtube

    Facebook genera 8 miliardi di visualizzazioni video al giorno. Ora considerando 3 secondi di visualizzazione per video, stiamo parlando dell’equivalente di 760 anni di visualizzazioni video al giorno.

    Oltre a questo, un dato che forse potrà risultare sorprendente, è che il 71% degli utenti dichiara di trovare rilevanti i contenuti video sponsorizzati su Facebook. Significa che l’operazione di trageting porta i suoi frutti e che quindi il pubblico individuato effettivamente approva. Un pubblico mirato ha una importanza enorme in un strategia di social video marketing e Facebook da questo punto di vista, insieme a Instagram, risulta vincente.

    Altro elemento che vogliamo portare alla vostra attenzione è quello secondo cui il 58% dichiara di compiere un’azione concreta in relazione alla visualizzazione del video. L’utente, quindi, risponde in maniera attiva dopo aver visto il video sponsorizzato. Musica per i marketers e per le aziende. Infatti, il 70% degli intervistati ha dichiarato di visitare più volte il sito web di un’azienda dopo aver visto un video online. Inoltre, un altro 60% visita la pagina o il profilo dopo aver visualizzato un video sui social. Altro elemento che potrà essere d’aiuto, l’89% dichiara di leggere la didascalia che accompagna i video.

    Il video quindi non è solo strumento per ottenere visualizzazioni, ma può aiutare ad ottenere risultati concreti.

    E se si parla di video, non si può non parlare di Stories. Il 68% degli intervistati dichiara di vedere spesso le Stories su Facebook o su Instagram; il 52% dichiara poi di pubblicarle. L’81% degli utenti sotto i 34 anni, millennials, dichiara di vedere sempre le Stories.

    Questi alcuni dati della ricerca in pillole:

    • il 44% degli intervistati guarda più di cinque video online al giorno;
    • il 56% trascorre più tempo su Facebook che su qualsiasi altra piattaforma social;
    • quando si guarda un video su Facebook, il 65% lo preferisce con l’audio acceso; gli uomini preferiscono guardarli con l’audio attivo più delle donne;
    • il 32% dei consumatori preferisce la “voce fuori campo” sui video che guardano;
    • il 60% visita la pagina Facebook di un editore dopo aver visto un video, mentre un altro 70% dichiara di visitare il sito web dell’azienda dopo aver visto il contenuto video.

    Allora, che ne pensate? In basso l’infografica associata alla ricerca.

    facebook video youtube social media infograifca

  • Facebook in Italia non è più un social per giovani come un tempo

    Facebook in Italia non è più un social per giovani come un tempo

    Facebook non piace più ai giovani utenti italiani come un tempo. Lo dimostrano i dati che qualche giorno fa ha pubblicato Vincenzo Cosenza, evidenziando che, in un anno, gli utenti della fascia di età 13-29 anni diminuiscono di 2 milioni. Inoltre, la fascia di età 13-18 anni fa registrare un calo del 40%.

    Facebook, in Italia, non è più un social per giovani. E’ questo il titolo che viene naturale per questo post, parafrasando il titolo del film del 2017 di Giovanni Veronesi, “Non è un paese per giovani” (che a sua volta si rifaceva al film dei fratelli Cohen “Non è un paese per vecchi”, 2007). E non ci poteva essere titolo diverso guardando i dati che Vincenzo Cosenza ha pubblicato qualche giorno fa, evidenziando proprio come la fascia degli utenti più giovani abbia abbandonato Facebook nell’ultimo anno. E pensare che fino a qualche anno fa, dal 2011 al 2016 circa, le cose stavano diversamente. Nel 2011 la fascia 18-34 anni costituiva oltre il 50%, poi nel 2013 la fascia 19-45 costituiva il 39%, fino ad arrivare ai dati di oggi.

    Un movimento in uscita dei giovani dalla piattaforma, che resta comunque la più usata in Italia, che testimonia un cambio di passo notevole. Gli utenti più giovani hanno oggi più opportunità di condivisione rispetto a qualche anno fa, più dinamiche e più effimere, basti pensare al grande successo di Instagram Stories.

    facebook giovani italia 2018

    I dati, rilevati da Cosenza, ci dicono che gli italiani su Facebook sono 31 milioni, il 91% degli utenti complessivi che accedono a Internet, secondo quanto rileva Audiweb. Una percentuale che si è mantenuta comunque costante nel tempo. E sono 25 milioni gli utenti italiani che accedono su Facebook ogni giorno, sono poi 24 milioni gli utenti che accedono sulla piattaforma da Mobile. Nel 2013 erano 15 milioni ma una volta al mese.

    Facebook Italia utenti 2018

    Qualche settimana fa avevamo riportato i dati dell’Osservatorio sulle Comunicazioni di Agcom che riportava Facebook come la piattaforma più usata dagli italiani, con la grande crescita di Instagram che si piazzava come seconda. I dati dell’Osservatorio rilevavano un calo nelle ore di navigazione di Facebook: oltre 25 ore mensili al mese, ma, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, si evidenziava una flessione pari a 2 ore in meno. Il dato che aveva appassionato tutti era quello legato alla crescita dell’audience: +11% in anno. Un dato che ha fatto discutere i nostri lettori sui social media, facendo notare, la maggior parte, che mancava il dato analitico della composizione dell’audience, ossia età, sesso, posizione geografica. Ma oggi possiamo, in parte, spiegare quel +11% grazie a questi dati.

    Cosenza ha rilevato che la fascia di età 13-29 anni ha subito un calo, in un anno, di 2 milioni di utenti. La fascia 13-18 anni ha poi fatto registrare un calo del 40%, un vero esodo. Più contenuti i cali rilevati nelle altre fasci di età: 19-24 anni in calo del 17%; 25-29 in calo del 12%. E quindi, a crescere sono le fasce più mature: quella dei 46-55 anni e quella degli ultra 55enni che fa un salto del 17%.

    Facebook Italia età 2018

    Ecco, forse questi dati ci spiegano la crescita, in un contesto di calo a livello globale, sebbene minimo, della piattaforma. Escono gli utenti più giovani ed entrano gli utenti più maturi. Escono i figli ed entrano i genitori, se vogliamo usare questa immagine non tanto lontano dalla realtà. Sta accadendo che gli utenti giovani italiani non trovano più interessante Facebook come un tempo, preferendo altre piattaforme più dinamiche ed effimere, dove ancora la presenza di utenti più maturi è minima.

    Non scordiamoci che questo dato spiega anche perchè Facebook sia in Italia la piattaforma social più consultata attraverso cui informarsi. Ora, prendiamo questi dati, degli utenti maturi che cercano informazioni per lo più su Facebook, e raffrontiamoli con i dati di Infosfera, che abbiamo pubblicato qualche giorno fa qui sul nostro blog. Quei dati ci dicono che l’82,83% non è in grado di identificare la pagina Facebook di un sito di fake news. E il 70,28% non sa distinguere un fake news su Twitter. Ma non è tutto, perchè per l’87% degli italiani sui social media non ci sono più opportunità di apprendere notizie credibili. Quindi i social media, per la gran parte degli italiani, non sono fonti attendibili.

    Insomma, Facebook non è più un social per giovani, ma bisogna lavorare e vigilare molto perchè non diventi un social per fake news.

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