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  • Instagram lancia IGTV, l’app che permette di caricare video di lunga durata

    Instagram lancia IGTV, l’app che permette di caricare video di lunga durata

    Instagram si evolve e punta sui video. Nell’annunciare il traguardo di 1 miliardo di utenti, l’app di proprietà di Facebook annuncia il lancio di IGTV, un’app stand alone che permette di caricare video di durata fino a un’ora. Il contenuto è quindi sempre più video.

    L’annuncio era ormai nell’aria, lo si attendeva da giorni infatti. Ieri, in un evento a San Francisco dove hanno partecipato molte Instagram star, Instagram non solo ha annunciato il traguardo raggiunto di 1 miliardo di utenti attivi al mese, ma ha anche fatto un altro grande annuncio che di fatto chiarisce meglio quale sia la strategia dell’app oggi di proprietà di Facebook: il video. Ma non solo il video di pochi secondi o quello effimero condiviso attraverso le Instagram Stories, no, si parla del video quello di lunga durata, quello che può arrivare fino a 1 ora. Una cosa oggi possibile solo su YouTube. Quindi, Instagram (leggi Facebook) alza l’asticella e lancia la sfida all’unica piattaforma che oggi permetteva questo tipo di video.

    Per prima cosa, va ribadito che si tratta di un’app stand alone, cioè un’app che potrebbe vivere anche staccata da Instagram ma che, in realtà, una volta scaricata, si stringe a doppio filo con Instagram. Infatti da Instagram, in alto a destra, di fianco al loghino di Direct (la sezione dedicata ai messaggi diretti), trovate anche il loghino di IGVT, questi piccolo televisore. Potete scaricare l’app dal market per iOS o da Google Play per Android. L’app vi permetterà di condividere video e di visualizzare contenuti degli utenti che seguite su Instagram.

    igtv instagram franzrusso.it 2018

    Creare il proprio canale su IGTV

    Per entrare da subito su IGTV e cominciare a creare video lunghi, dovete creare il vostro canale, operazione molto semplice. Una volta che siete entrati nell’app, notate poco sopra i video suggeriti, un loghino di impostazioni. Cliccateci sopra e verrete guidati verso la creazione di video lunghi che saranno in verticale a schermo intero. fatta questa semplice procedura, arriverete nella sezione dove potrete caricare video più lunghi. E il vostro canale è creato.

    IGTV propone le sezioni “Per te“, “Persone che segui“, “Popolari” e “Continua a guardare“, qui trovate i video che non avete finito di visualizzare.

    canale IGTV franzrusso.it 2018

    Instagram si evolve, cresce, non solo dal punti di vista degli utenti, ma cresce in termini di offerta, di complessità. Sta dimostrando una certa maturazione che potrebbe tornare utile a Facebook, in un momento in cui ce n’è davvero bisogno. IGTV diventa quindi un’app pronta all’uso per tutti coloro che vogliono creare il proprio canale e sfruttare già un bagaglio di utenti al seguito. Le idee per sfruttare questa opportunità sono innumerevoli, basta solo avere un po’ di idee chiare, creatività e fantasia.

    E’ chiaro che questa potrebbe trasformarsi per Instagram, e quindi sempre per Facebook, in una nuova occasione da monetizzare. Resta da capire quale e come sarà organizzato l’eventuale guadagno che spetterebbe ai creatori di canali, ma questo è un aspetto che vedremo successivamente.

    Intanto, diteci cosa ne pensate e se avete già creato il vostro canale.

    Instagram ha 1 miliardo di utenti a livello globale

     

  • Instagram ha 1 miliardo di utenti a livello globale

    Instagram ha 1 miliardo di utenti a livello globale

    Instagram ha raggiunto il traguardo di 1 miliardo di utenti, raggiungendo quindi tutte le altre app di casa Facebook che hanno già raggiunto, e superato, il medesimo traguardo. L’app fondata da Kevin Systrom nel 2010 impiega quindi impiega poco più di 8 anni e mezzo per entrare del club da 1 miliardo di utenti.

    Forse qualcuno riteneva che lo potesse raggiungere prima, ma resta il fatto che fa oggi anche Instagram fa parte del ristretto club di app e piattaforme digitali da 1 miliardo di utenti. Instagram era quindi l’ultima app di casa Facebook che ancora non aveva raggiunto l’ambito traguardo, ma adesso può unirsi a Facebook stessa, che fa 1 miliardo di utenti al giorno, Messenger e WhatsApp che hanno già superato il miliardo.

    L’app fondata da Kevin Systrom, oggi anche CEO, e da Mike Krieger nel 2010, impiega quindi 8 anni e 8 mesi nel raggiungere questo obiettivo, crescendo ad un ritmo di 200 milioni l’anno, se si paragona questo a quello di settembre 2017, quando gli utenti erano 800 milioni.

    instagram 1 miliardo utenti

    Si può dure che Instagram ha conosciuto due momenti che hanno spinto molto l’app dal punto di vista degli utenti. Il primo è stato nel 2012, quando l’app venne resa disponibile anche per Android (ricordiamo che Instagram era nata solo per iOS), facendo registrare il record di 1 milione di nuovi utenti in 24 ore. E l’altro, sempre nel 2012, quando Facebook acquisì l’app per 1 miliardo di dollari, un investimento strategico per Menlo Park che decise in quello stesso anno di puntare dritto sul mobile per rilanciare Facebook, strategia che si è poi rivelata vincente.

    Instagram lancia IGTV, l’app che permette di caricare video di lunga durata

    Ma a questi due momenti se ne deve aggiungere anche un terzo che, indirettamente se vogliamo, ha contribuito al raggiungimento di questo traguardo, ed è il momento del lancio di Instagram Stories, anche questa rivelatasi poi una scelta vincente.

    Nel commentare questo risultato raggiunto da Instagram, volevamo riportarvi questi dati che ci dicono quante siano le app e le piattaforme digitali che oggi hanno raggiunto e superato il traguardo del miliardo di utenti.

    app 1 miliardo di utenti

    Come potete notare, viene evidenziato anche in quanto tempo (espresso in numeri di anni) è stato raggiunto il traguardo. Guardate lo scarto enorme tra il sistema operativo Windows e le app social, enorme. Il sistema operativo di Bill Gates ha impiegato quasi 26 anni per raggiungere il miliardo di utenti, a differenza di Facebook, ad esempio, che ha impiegato meno di 9 anni. Android, il sistema operativo mobile di Google, è quello che ha impiegato di meno con 5,8 anni. Ma, se guardiamo le app e le piattaforme strettamente social, va detto che la più veloce è stata WhatsApp, con 6,8 anni, seguita da WeChat, l’app di messaging cinese, che ha impiegato poco più di 7 anni per raggiungere il traguardo del miliardo di utenti.

  • Facebook, al via i test per i Gruppi in abbonamento per contenuti esclusivi

    Facebook, al via i test per i Gruppi in abbonamento per contenuti esclusivi

    Facebook ha annunciato di aver avviato i test per i Gruppi in abbonamento, una modalità che permetterebbe agli utenti di pagare gli amministratori dei gruppi per avere in cambio contenuti esclusivi. Gli amministratori potrebbero così creare dei sottogruppi in abbonamento facendosi pagare da 4,99 a 29,99 dollari al mese.

    E se Facebook avesse intenzione di cominciare a monetizzare partendo dai Gruppi? La domanda sorge spontanea dopo l’annuncio fatto da Menlo Park che ufficializza una fase di test per i Gruppi in abbonamento. Facebook quindi pensa di sfruttare al meglio un bacino di utenti che ormai è di 1 miliardo di persone. Si tratta di una modalità che potrebbe permettere agli amministratori dei gruppi di creare dei contenuti esclusivi per i propri utenti, dietro il pagamento, appunto di un abbonamento. Al momento quello che si sa è che il range dell’abbonamento va dai 4,99 ai 29,99 dollari al mese. Per il primo anno Facebook tratterrà agli amministratori il 30%, successivamente invece tratterrà il 15%. Nella fase di test Facebook non tratterrà alcuna cifra.

    Alex Deve, responsabile di Facebook per i Gruppi, ha precisato, nell’articolo che annuncia l’inizio del test per un ristretto numero di amministratori di gruppi, che non si tratta di “guadagnare”, quanto invece di una modalità che potrebbe permettere agli amministratori di “investire” meglio tempo ed energie per migliorare il coinvolgimento degli utenti. “Il fatto di avere dei fondi che provengono dall’attività permetterà agli amministratori di creare contenuti di qualità superiore”, precisa Deve.

    E quali potrebbero essere questi contenuti esclusivi? Per esempio video tutorial speciali, checklist specifiche per ambiti di interesse, supporto diretto dagli amministratori. Per questa fase di test è stato coinvolto anche “Declutter My Home Group” di Sandra Mueller che ha creato un gruppo in abbonamento, a 14,99 dollari al mese, Organize My Home Group, in cui mostrerà agli utenti come gestire al meglio le checklist e guide video. Altro esempio per l’occasione è il gruppo The Grown and Flown Parents che mostra tutta una serie di contenuti per l’ammissione al college e un contatto diretto con i consulenti a 29,99 dollari al mese.

    facebook gruppi in abbonamento

    Ma come funzionano i Gruppi in abbonamento?

    Per prima cosa, l’utente deve trovarsi in un gruppo il cui amministratore ha accesso alle opzioni per attivare gruppi in abbonamento. In questo gruppo l’amministratore mostrerà con anteprime il gruppo, quali contenuti verranno condivisi e quanto costa diventare membro. Se l’utente lo trova interessante, a quel punto invia la sua richiesta. Una volta approvata la richiesta dall’amministratore, all’utente viene addebitato subito l’importo mensile. L’utente può interrompere il pagamento dell’abbonamento anche nel corso del mese e comunque fruire dei contenuti fino alla fine del mese stesso.

    Insomma, Facebook comincia a far passare il principio, sacrosanto, per cui la creatività di un utente nella creazione dei contenuti ha un costo ed sarebbe quindi giusti pagare per avere quel contenuto esclusivo che non troveresti da altre parti. Ma è anche vero che Facebook in questo modo sperimenta una modalità a pagamento, ristretta, con finalità diverse certo, ma sempre di modalità a pagamento si tratta. E’ un punto non da poco che potrebbe trasformarsi presto, qualora si passasse da una fase di test ad una più standard, in una nuova voce di reddito considerevole.

    E voi che ne pensate? Paghereste per avere contenuti esclusivi in un gruppo?

  • I musei italiani sono sempre più sui social media ma pochi hanno progetti innovativi

    I musei italiani sono sempre più sui social media ma pochi hanno progetti innovativi

    L’indagine dell’Osservatorio Innovazione Digitale nei Beni e Attività Culturali di qualche giorno fa ci dice che i musei italiani investono sempre di più sui social media, con risultati evidenti, ma investono meno in innovazione digitale. Il 57% dei musei italiani è presente sui social media, cresce in particolare la presenza su Instagram.

    L’ultima indagine dell’Osservatorio Innovazione Digitale nei Beni e Attività Culturali ci riserva dei risultati molto soddisfacenti per quello che è l’uso dei social media, per comunicare e creare coinvolgimento con gli utenti, dei musei italiani. Sono risultati in crescita se li paragoniamo a quelli della ricerca dello scorso anno, infatti la percentuale dei musei che usa questi canali digitale per comunicare direttamente con gli utenti passa dal 52% del 2016 al 57% del 2017. Questi dati fanno parte di un processo, per certi versi lento, di innovazione dei musei, nel tentativo di sfruttare le nuove tecnologie, in tutti i sensi, per rendere ancora più interessante e coinvolgente l’offerta museale del nostro paese tra le più ricche al mondo.

    Ma se da un lato i musei stanno investendo in comunicazione, la ricerca rileva però che sono ancora pochi i musei italiani che adottano piani di innovazione digitale per migliorare le strutture e i servizi: solo 4 musei su 10 lo fanno. Una percentuale ancora molto bassa. Offrire modalità di acquisto dei biglietti online, offrire un servizio di wi-fi, ma anche offrire un’esperienza culturale che possa essere arricchita dalle nuove tecnologie, diventa ormai necessario.

    musei social media italia 2018

    Ma passiamo a vedere più da vicino i dati della ricerca.

    Dal punto di vista dei social media, come detto all’inizio di questo post, c’è un miglioramento dal punto di vista della presenza dei musei italiani su questi canali. Una presenza che è cresciuta nel tempo, lentamente, ma è cresciuta e questo è un dato che va evidenziato. Il 57% dei musei italiani oggi usa questi canali per comunicare e creare coinvolgimento, engagement.

    musei social media 2017

    Se diamo un’occhiata a quelli che sono i canali che vengono usati maggiormente, notiamo che Facebook resta il canale più usato, in un anno passa dal 51% al 54%; seguito da Twitter, altro canale molto amato dai musei italiani, soprattutto da quelli più grandi, che passa dal 30% al 33%, quindi una crescita del 3% analoga a quella registrata da Facebook. Ma il canale che fa registrare il livello di utilizzo più alto in un anno è Instagram che passa dal 15% al 23%, con una crescita dell’8%.

    Sul tema delle figure legate alle attività sui social media, la ricerca rileva che il Social Media Manager è presente nel 59% delle istituzioni con una figura interna e nel 26% con personale esterno.

    Per quanto riguarda la presenza online di circa 500 musei italiani, si può notare una leggera crescita del numero di istituzioni culturali con un sito web proprietario (43% rispetto al 42% dello scorso anno) e passi avanti si registrano anche sul fronte dei servizi che mettono a disposizione: la biglietteria online è presente nel 23% di questi (+3% rispetto allo scorso anno), il 67% ha in homepage icone per l’accesso facilitato alle pagine social dell’istituzione (+4%) e il 55% consente l’accesso alla collezione virtuale (+3%). A crescere con tasso più sostenuto è invece la presenza sui canali non proprietari: il 75% dei musei è presente su Tripadvisor (+20% rispetto a fine 2016).

    Dal punto di vista dell’innovazione e dei progetti attivati, la ricerca rileva che solo il 39% delle istituzioni partecipanti alla Community ha un piano strategico formalizzato e il 19% un piano di innovazione digitale. La Comunicazione è il settore che più di altri è al centro dell’Innovazione nei musei italiani (72%), seguito dalla Fruizione (64%). Per quanto riguarda la Comunicazione e il Customer Care, le attività, come già detto, su cui le istituzioni hanno manifestato il maggior interesse nello sviluppo di progetti digitali lo sviluppo di un sistema di CRM (Customer Relationship Management) è progetto prioritario per il 43% delle Istituzioni, che lo hanno indicato come progetto di digitalizzazione futura per una migliore conoscenza del proprio bacino di utenti. Il rinnovo di sito web e canali social è il secondo ambito più indicato tra le azioni future (38%), seguito dal completamento della catalogazione della collezione per poi procedere alla sua digitalizzazione (29%), a pari merito con l’adozione di un software per una conservazione programmata di beni mobili e immobili (29%).

    Le attività di monitoraggio sulla conservazione del patrimonio digitale sono assenti nel 56% delle istituzioni culturali e solo un 8% conduce attività di monitoraggio costante. Manca un orientamento strategico al tema della Conservazione digitale di lungo periodo e al Digital asset management, approcci che invece vengono descritti come i trend del futuro dagli esperti del settore, anche ricorrendo a tecnologie emergenti quali ad esempio la blockchain.

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    [L’immagine di copertina appartiene all’autore @franzrusso, proprietario dello scatto; i loghi appartengono ai legittimi proprietari che, qualora li ritenessero inopportuni, verranno rimossi immediatamente]

  • Facebook migliora l’autenticazione a 2 fattori senza il numero di telefono

    Facebook migliora l’autenticazione a 2 fattori senza il numero di telefono

    L’autenticazione a due fattori è un sistema di autenticazione, per l’accesso a siti e servizi online, più sicuro e Facebook ha deciso di migliorarlo senza per forza dover registrare il proprio numero di telefono. Attivarlo adesso è molto più semplice con Google Autenthicator o Duo Mobile.

    Come sapete, ne abbiamo parlato anche qui sul nostro blog, Facebook di recente ha migliorato molto la gestione della privacy per gli utenti, dando un maggiore controllo. Certo, complice l’ormai imminente GDPR, che entrerà in vigore da domani 25 maggio, che sancisce il principio di un maggiore controllo dei dati personali in mano ai legittimi proprietari, ossia gli utenti. E per questo, Facebook, all’interno di questo miglioramento continuo, sopratutto dal punto di vista dell’esperienza di consultazione (vi ricordate come era difficile prima solo cercare la sezione privacy?), ha deciso di migliorare l’autenticazione a 2 fattori adesso attivabile senza, per forza, registrare il proprio numero di telefono.

    autenticazione a 2 fattori facebook screen

    L’autenticazione a 2 fattori, recentemente attivata anche su Twitter, è un ulteriore sistema per rendere più sicura l’app ed è stato migliorato molto il processo di attivazione. E la grande novità, a differenza di quanto accadeva prima, è che non è più necessario registrare il proprio numero di telefono su cui ricevere il codice di attivazione, ma lo si può fare con due app di terze parti a scelta, Google Authenticator e Duo Mobile.

    Come attivare l’autenticazione a 2 fattori su Facebook senza numero di telefono

    L’attivazione è molto semplice, basta andare su “Impostazioni e privacy” (da mobile) => “Collegamenti rapidi alla privacy” => “Usa l’autenticazione a 2 fattori”. Una volta che inserite la password vi compare una schermata con la richiesta di “aggiungere un ulteriore livello di sicurezza”, cliccate su “Inizia“. A questo punto scegliete il metodo “App di autenticazione“, quindi Google Authenticator o Duo Mobile. Meglio scaricare prima una delle due app in modo che Facebook rilevi subito la presenza dell’app. Un consiglio potrebbe essere quello di usare l’app di Google. Quindi, una volta aggiunta Facebook, il sistema vi rilascia subito un codice che dovrete inserire su Facebook nella sezione specifica (vedi galleria in alto). A questo punto il gioco è fatto e l’autenticazione a 2 fattori su Facebook, senza numero di telefono, è attiva.

    In passato attivando il sistema di autenticazione attraverso l’SMS molti utenti sono stati bersagliati da avvisi di accesso non richiesti e poi, aspetto non secondario, l’SMS è spesso preso di mira da hacker che provano a forzare l’accesso attraverso il numero di telefono. Una app come Google Authenticator offre un livello di sicurezza maggiore, generando dei codici che hanno una durata breve, trascorsa la quale ne viene generato un altro e così via.

    Attivatela subito e fateci sapere cosa ne pensate.

  • Anche Instagram sta maturando, ecco perchè sarà possibile silenziare i post

    Anche Instagram sta maturando, ecco perchè sarà possibile silenziare i post

    Entro poche settimane anche su Instagram, dopo Facebook, sarà possibile “silenziare” i contenuti (post e Stories) degli utenti senza che gli stessi lo sappiano. E’ un modo per personalizzare meglio il proprio feed, mettendo “in pausa” alcuni contenuti che possono lo possono “sporcare”. Instagram sta maturando, è evidente.

    Dopo qualche mese dall’attivazione di Snooze su Facebook, la funzionalità che permette di silenziare amici, gruppi e pagine per un periodo massimo di 30 giorni (rinnovabile finché si vuole), anche su Instagram presto verrà attivata una funzionalità molto simile. Annunciata alla recente conferenza per gli sviluppatori F8, entro poche settimane gli utenti della piattaforma potranno “silenziare” alcuni post (e anche le Stories) degli utenti con la funzionalità “Mute”. Tutto questo sarà possibile senza che l’utente, di cui si silenzierà il contenuto, riceva alcuna notifica e senza che il rapporto venga interrotto. E’ un modo quindi per cercare di personalizzare e migliorare il proprio feed, il luogo dove scorrono tutti i contenuti e che ci permette di visualizzare i contenuti degli utenti con cui siamo in relazione.

    Ma può capitare, alle volte, che alcuni utenti condividano contenuti non sempre graditi, allora, per evitare di non seguire più quel particolare utenti con “Mute” sarà possibile “silenziare” il contenuto e mantenere la relazione. E’ più o meno la stessa cosa che è già possibile fare su Facebook “mettendo in pausa” gli utenti per 30 giorni.

    Come funzionerà Mute che sarà presto attiva per tutti gli utenti Instagram?

    Attivare la funzionalità “Mute” è molto semplice. Una volta che si visualizza un post sul proprio feed, sarà sufficiente cliccare sui tre puntini a destra che si vedono alla destra, sulla stessa riga dove si vede il nome dell’account (che appare a sinistra). Fatto questo, apparirà l’opzione “Mute”, sarà interessante qui vedere la traduzione in italiano se sarà simile a quella di Facebook che ha preferito usare la formula “Metti in pausa”. Se si volesse invece riattivare il contenuto, si dovrà ripetere l’operazione cliccando, stavolta, “Riattiva post”.

    instagram mute silenziare post stories

    Dopo aver annunciato la funzionalità che ci mostrerà quanto tempo staremo sull’app, ecco che questa altra funzionalità va nella direzione di migliorare il nostro rapporto con l’app stessa. Spieghiamoci meglio.

    I social media maturano e quindi maturano le Relazioni, come su Instagram

    Come sapete, e lo raccontiamo spesso qui sul nostro blog, i social network crescono sempre di più, e Instagram è proprio una di quelle piattaforme che sta mostrando una crescita superiore alle altre. E’ anche una piattaforma che sta delineando una personalità sempre più marcata, è riduttivo infatti definirla una semplice applicazione, è a tutti gli effetti una piattaforma che dispone di tante opzione per gli utenti e che guarda anche al business mettendo a disposizione servizi specifici per professionisti e aziende. E’ una piattaforma che sta maturando e, con essa, sta maturando la relazione tra gli utenti. Diventa quindi normale che ad un certo punto si senta il bisogno di rendere più pulito il proprio feed da contenuti spesso ripetitivi e, in alcuni casi, anche fuori luogo rispetto alla nostra idea di piattaforma che ciascuno di noi vuole costruire. E’ quindi un modo per mantenere una certa personalità della propria piattaforma, pur salvaguardando la relazione.

    E voi che ne pensate? Avete già idea di quali contenuti silenziare? Raccontateci la vostra esperienza.

  • Addio Klout, (dal 25 maggio) insegna agli angeli a diventare influencer

    Addio Klout, (dal 25 maggio) insegna agli angeli a diventare influencer

    Dal prossimo 25 maggio Klout non esisterà più. Lithium, la società che ha acquisito la startup nel 2014, ha deciso di chiudere il servizio che assegnava un “punteggio” agli utenti in relazione alla loro presenza sui social media. Un numero limitato e impreciso che aveva la presunzione di stabilire l’autorevolezza di un utente rispetto ad uno o più argomenti. Ma sarà davvero la sua fine o risorgerà in altre forme?

    Dal prossimo 25 maggio diremo addio al Klout, il famigerato e tanto discusso Klout, tanto odiato e anche tanto amato, al punto che alcuni utenti includevano il famoso punteggio all’interno della foto profilo sui vari social. Lithium, la società che nel 2014 aveva acquisito la startup di San Francisco per 200 milioni di dollari, ha deciso di fermare il servizio che assegnava un punteggio agli utenti sulla base della loro presenza e autorevolezza sui vari canali social media: Twitter, Facebook, Instagram, YouTube ecc…

    Non appena, due giorni fa, si è diffusa la notizia, molti hanno reagito con espressioni come “Il Klout??? Ma perchè esiste ancora???“. In realtà, solo fino a pochi anni fa c’era la gara a chi mostrava il punteggio (da 1 a 100) più alto, con tanto di condivisioni sui social, mettendo in bella mostra quel numero che aveva la pretesa, e la presunzione, di racchiudere il livello di autorevolezza di un utente rispetto ad uno o più argomenti. Sì, quel punteggio che in molti hanno amato, scatenando un fenomeno di “celolunghismo” esasperato che adesso vogliono dimenticare in fretta, non esisterà più. Finisce l’era dello score condensato su cui aziende, agenzie si sono basati per selezionare gli influencer da coinvolgere sulle varie campagne dei loro clienti.

    addio klout

    Brevemente, il Klout, nato 10 anni fa, teneva conto del network dell’utente sui social media, misurando il livello di interazione rispetto ai contenuti condivisi. Il meccanismo era che più un utente condivideva un contenuto rispetto ad un dato argomento, più questo veniva indicato come “autorevole” attraverso un punteggio, ma no cera la misurazione della reale competenza. Questo in estrema sintesi, anche se in realtà non si è mai chiarito come fosse determinato qual numero. Agli inizi, quel numero ebbe una certa rilevanza per le agenzie HR, quelle di selezione e reclutamento di risorse umane, che lo usavano come riferimento per misurare il livello di competenze su un dato settore del candidato. E si narra che certe agenzie avessero indicato come livello minimo di punteggio 71, al di sotto del quale il candidato non veniva considerato. Non si è mai saputo se fosse vero, ma è certo che molte agenzie lo usassero.

    Col passare del tempo, è poi diventato un “distintivo” che l’influencer di turno si attaccava sul petto, nel corso del tempo è diventato un numero da esibire, ma che in realtà non poteva garantire una perfetta misura di quale fosse il livello di competenza e il livello di utilizzo dei canali social da parte di un utente. Non era difficile ritrovarsi di fronte a persone di comprovata esperienza che condividevano contenuti di valore avere uno score molto più basso di persone di comprovata inesperienza che si limitavano invece a ricondividere i contenuti di quello bravo. Un contro senso enorme. Eppure era così.

    Per non parlare dell’imprecisione con cui Klout determinava le aree di competenza di un utente. Chi vi scrive per lungo tempo era individuato esperto di “food”!

    Quale sarà il futuro? Lithium ha dichiarato che il Klout non rientra più nella strategia di business dell’azienda a lungo termine, ma è anche vero che la stessa azienda, proprio grazie al Klout, ha sviluppato sistemi basati sull’Intelligenza Artificiale. E’ quindi probabile che Klout possa risorgere sotto altre vesti con un sistema di scoring, utilizzando l’Intelligenza Artificiale, basato su Twitter. Non ci sono conferme ed è tutto da veder, restano comunque un’idea probabile.

    Vedremo se ci sarà un eventuale strumento basato sull’Intelligenza Artificiale, ma il risultato non sarà molto diverso da quello del vecchio Klout. A meno che non si voglia arrivare ad una forma di scoring come quella vista nel primo episodio della terza serie di Black Mirror, “Caduta libera”, interpretato da Bryce Dallas Howard, e cioè che la reputazione di utente sui social media possa dipendere dai punteggi che riesce ad accumulare per accedere a dei “privilegi”. Speriamo di no!

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    [L’immagine di copertina è realizzata da @franzrusso, si prega di citare la fonte; qualora i legittimi proprietari dei loghi la reputassero inopportuna, verrà rimossa immediatamente]

     

  • Twitter: ecco come cambiare la password e usare l’autenticazione a 2 fattori

    Twitter: ecco come cambiare la password e usare l’autenticazione a 2 fattori

    L’incidente interno occorso ieri a Twitter, tra l’altro nella giornata del World Password Day, ha messo in evidenza quanto sia importante la sicurezza dei dati. Non ci sono dettagli su quanto accaduto, ma per sicurezza l’azienda ha consigliato il cambio della password. Allora, ecco come procedere e, soprattutto, come attivare l’autenticazione a 2 fattori.

    Erano le 22:45 circa, ora italiana, quando comincia a diffondersi la notizia che Twitter aveva registrato un bug il quale avrebbe (forse) potuto rendere pubbliche le password di tutti gli utenti della piattaforma, cioè di 336 milioni di persone (e non 330 milioni come erroneamente diffuso). Una notizia che ha messo in allarme gli utenti, Twitter si è affrettata a pubblicare sul blog ufficiale un resoconto di quanto accaduto, senza offrire dettagli, invitando gli utenti a cambiare la password, per stare più sicuri. Oltre a questo, nel giro di 10-15 minuti, gli utenti hanno cominciato a ricevere la notifica per effettuare subito il cambio password.

    L’incidente era interno, non si conoscono dettagli, ma molti ipotizzano che sia avvenuto in fase di trasloco di una parte dell’infrastruttura della piattaforma. Nei giorni scorsi l’azienda aveva appunto preannunciato il passaggio al cloud di Google per permettere “una migliore gestione dei dati”. Ehm…quella che è mancata per un momento è stata proprio la gestione. Insomma, a pensarci bene, è stato un incidente che poteva capitare, forse poteva essere organizzato e gestito meglio. Tra l’altro ieri, primo giovedì di maggio, era proprio, ironia della sorte, il World Password Day!

    twitter password autenticazione 2 fattori

    Al di là del fatto che molti hanno criticato Twitter per la leggerezza con cui ha gestito le operazioni, ma, soprattutto, al di là del fatto che ufficialmente l’azienda non ha fornito una versione ufficiale di quanto accaduto, resta il fatto che questo incidente ha messo in evidenza quanto sia importante la sicurezza dei dati. Già il fatto stesso che ci sia un avviso a cambiare la password, è un elemento che incute un certo timore. Una sensazione che, siamo certi, molti utenti hanno avvertito.

    Ma, come detto, la password si può cambiare e il consiglio è quello di cambiarla spesso, diciamo dopo ogni tre/quattro mesi. Ma prima di toccare questo argomento, spieghiamo come cambiare la password su Twitter, anche perchè molti utenti ieri non sapevano come procedere. Se qualcuno avesse trovato difficoltà, ecco come procedere.

    Come cambiare la password su Twitter

    Per accedere alla sezione del cambio password, cliccate (o fate tap da mobile), sulla vostra foto profilo, una volta che si apre il menù andate su Impostazioni e privacy. Da qui:

    • da desktop, procedete andando su “Password” e potete quindi cambiarla subito;
    • da mobile, proseguite facendo tap su Account e, da qui, su Password.

    Importante, in entrambi i casi, che vi ricordiate la password attuale, quella impostata fino a quel momento. E fin qui il cambio è facile.

    Una raccomandazione, cercate di scegliere una password che non sia una delle tante che già usate su altre piattaforme, in questo caso sareste a rischio. Una recente ricerca di McAfee ha rilevato che gli utenti hanno in media 23 account online, ma utilizzano solo 13 password uniche per questi account. Il 31% degli utenti intervistati utilizza solo due o tre password per tutti i propri account, in modo da poterle ricordare più facilmente; il 32% degli utenti dimentica una parola chiave una volta alla settimana, mentre il 14% la dimentica più volte alla settimana. E poi, il 16% cerca di indovinarla fino a quando l’account non viene bloccato.

    Ma, per essere ancora più sicuri, su Twitter potete attivare l’autenticazione a 2 fattori, ne avevamo parlato a fine dello scorso anno quando era stata resa disponibile. Come procedere? Sicuramente saprete che per verificare il vostro account, Twitter manda in automatico un codice via SMS, da digitare per confermare la vostra identità.

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    Come attivare l’autenticazione a 2 fattori su Twitter

    Da qualche mese questa operazione è possibile attivarla anche con app di terze parti, come Google Authenticator o Authy. Si tratta di un ulteriore barriera per alzare il livello di sicurezza sulla piattaforma. I codici che vengono rilasciati attraverso l’SMS sono codici statici, ossia codici che possono essere intercettati da hacker, o da qualsiasi altra applicazione malevola, ed entrare quindi in possesso delle vostre credenziali. Effettuando, invece, il login attraverso l’autenticazione a 2 fattori con Google Authenticator i codici svaniscono dopo 30 secondi, questo rende il processo di autenticazione molto più sicuro. Al momento le app di terze parti abilitate sono le già menzionate Google Authenticator e Authy, a cui si aggiungono anche Duo Mobile e 1Password.

    Attivare l’autenticazione a 2 fattori è semplice. Prima di tutto dovete accedere alle “Impostazioni e privacy” per poi accedere a “Account“, quindi “Metodi di verifica“. Noterete che adesso vi trovate selezionate la modalità SMS e in basso trovate “App per la sicurezza”. Potete modificare la modalità SMS, quindi anche disattivarla. Cliccando su “Riverifica” (da desktop, spuntando da mobile) nella sezione “App per la sicurezza”. Vi comparirà quindi un codice QR code da scansionare con l’app che avete scelto per gestire l’account. Una volta fatta la scansione, l’app vi rilascia il codice da inserire, da quel momento gestirete la sicurezza del vostro account attraverso un’app. Come vedete è molto semplice.

    Allora, avete cambiato la password? Avete attivato l’autenticazione a 2 fattori?

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    [L’immagine è realizzata da @franzrusso, si prega la citazione dell’autore nelle condivisioni; nel caso in cui i legittimi proprietari dei marchi la ritenessero inopportuna, verrà rimossa immediatamente]

  • LinkedIn compie 15 anni: in Italia gli utenti sono 11 milioni ma solo il 23% la usa

    LinkedIn compie 15 anni: in Italia gli utenti sono 11 milioni ma solo il 23% la usa

    LinkedIn compie oggi 15 anni, era infatti il 3 maggio del 2003 quando venne lanciato online da Reid Hoffman e da Allen Blue. Nata come piattaforma rivolta ai professionisti e alle aziende, nel corso degli ultimi tempi sta invece diventando sempre più “social media”. In Italia gli utenti sono 11 milioni, ma solo il 23% di questi la usa tutti i giorni.

    LinkedIn compie il 5 maggio 15 anni, è tra le piattaforme più longeve tra quelle oggi esistenti e che possono essere catalogate tra i social media. Già perché LinkedIn nata con l’obiettivo di diventare una piattaforma orientata ai professionisti e alle aziende con il claim “Relationships Matter“, Le Relazioni contano, distinguendosi come “social business network“, negli ultimi tempi, in particolare da quando la società è stata acquisita da Microsoft nel 2016, LinkedIn sta diventando sempre più una piattaforma social media. Un elemento non da poco che, per certi versi, ha finito per scontentare gli utenti più affezionati.

    Nata il 5 maggio del 2003, appunto, LinkedIn raggiunse 2,708 utenti nella sua prima settimana e due anni dopo questo numero si è trasformato in 2 milioni di lavoratori iscritti al network. Nel giugno 2016 è stata rilevata da Microsoft per oltre 26 miliardi di dollari. 

    La piattaforma oggi conta 562 milioni di utenti globali ma LinkedIn ha mantenuto costante nel tempo il dato relativo all’uso effettivo che ne fanno gli utenti. Il dato è che solo un quarto, o poco meno, degli utenti la usa tutti i giorni, dato riscontrabile a livello globale.

    linkedin 15 anni

    In Italia, la community che si è sviluppata attorno alla piattaforma conta oggi 11 milioni di utenti, diventando la terza community più grande d’Europa,dopo Inghilterra e Francia che contano rispettivamente, 25 milioni e 16 milioni di iscritti. La Spagna conta invece 10 milioni di utenti.

    Ma anche per quanto riguarda l’Italia il dato del 25% degli utenti attivi è sempre valido. Anzi, secondo la recente analisi di Blogmeter, la percentuale degli utenti che dichiara di usare LinkedIn ogni giorno o in modo casuale è la medesima: 23%. Un dato che vede LinkedIn in sesta posizione tra le piattaforme con la percentuale di utenti attivi in Italia, dopo Twitter (28%) e Trip Advisor (24%).

    All’interno del post celebrativo dei 15 anni di attività della piattaforma, Allen Blue, co-fondatore della piattaforma, ha elencato anche quelli che sono stati i lavori che sono cresciuti di più negli ultimi 15 anni. Ecco i primi 10:

    1. Commerciale
    2. Assistente amministrativo
    3. Consulente
    4. Responsabile di progetto
    5. Supervisore
    6. CEO
    7. Tecnico
    8. Responsabile vendite
    9. Ingegnere programmatore
    10. Ingegnere

    Questi, invece i settori che sono cresciuti di più negli ultimi 15 anni:

    1. Internet
    2. Computer games
    3. Outsourcing/offshoring
    4. Media online
    5. Selezione del personale
    6. Rinnovabili e ambiente
    7. E-Learning
    8. Sviluppo programmi
    9. Salute, benessere e fitness
    10. Servizi per eventi

    Di recente ha fatto molto discutere l’introduzione sulla piattaforma delle GIF, sfruttando il motore di ricerca di Tenor, azienda acquisita da Google poche settimane fa.

  • Facebook inizia il test per i tasti upvote e downvote, molto simili a quelli di reddit

    Facebook inizia il test per i tasti upvote e downvote, molto simili a quelli di reddit

    Facebook ha iniziato oggi una fase di test in Australia e Nuova Zelanda per i tasti “upvote” e “downvote”, ossia un tasto fatto di freccia verso l’alto o verso il basso che aiuta a classificare il parere verso i commenti, su post pubblici. Si tratta dell’inizio di una fase di test che potrebbe portare l’introduzione del tasto sulla piattaforma. E’ un sistema molto simile a quanto già si vede su reddit.

    Sono almeno tre ani che si parla di un ipotetico tasto “dislike”, molto richiesto dagli utenti di Facebook. Ma la notizia di oggi è che Facebook ha iniziato una fase di test, in Australia e Nuova Zelanda, per quanto riguarda invece i tasti “upvote” e “downvote”. Si tratta di un tasto attraverso il quale gli utenti potranno esprimere un parere positivo (freccia in alto) o un parere negativo (freccia in basso). A vedere le immagini che circolano, specialmente quelle condivise su Twitter dagli utenti delle zone interessate, si tratta di un sistema molto simile a quello che da sempre si vede su reddit per esprimere un parere sulle notizie che si condividono.

    Un portavoce di Facebook ha confermato il test aggiungendo che questa sperimentazione (avviata in realtà negli Usa lo scorso febbraio per un esiguo gruppo di utenti) è “conseguente alle tante richieste ricevute dagli utenti che chiedono più strumenti per garantire pareri diversi sui contenuti condivisi”. Il test riguarda solo i commenti sulle pagine pubbliche e non i post privati. “La nostra speranza”, aggiunge il portavoce di Facebook, “è che questa funzionalità possa permettere agli utenti di apprezzare e portare più in alto (in termini di visibilità) i commenti che ritengono di premiare, piuttosto che vedere quelli che esprimono livelli emozionali molto forti”.

    facebook tasti upvote downvote franzrusso.it 2018

    Il messaggio è chiaro, più un commento riceverà “upvote”, quindi voti positivi attraverso la freccia in alto, e più sarà visibile rispetto ai commenti che ricevono più “downvote”, quindi voti negativi espressi con la freccia verso il basso.

    Altro elemento che va sottolineato è che queste frecce vanno ad aggiungersi ai tasti reactions, non si sostituiscono. Quindi potremo aggiungere (ammesso che la sperimentazione vada bene e che poi venga estesa a tutti) oltre al consueto like, o faccia arrabbiata, anche un parere che aiuta a classificare meglio il parere verso quel commento.

    facebook tasti upvote downvote
    Esempio di tasti upvote e downvote ad un commento su una pagina pubblica

    Forse qualcosa in più potrebbe venir fuori dalla conferenza F8 che si terrà in California nei prossimi giorni.

    Intanto, anche il fondatore di reddit, Alexis Ohanian, ha voluto commentare la fase di test twittanto “onorato”. Chiaro riferimento al fatto che Facebook si sia rifatto proprio al sistema in vigore sulla sua piattaforma.

    Questo è un esempio condiviso da un utente

    Al momento alcuni utenti da Sidney segnalano che i tasti “downvote” e “upvote” compaiano solo sui post pubblici di pagine create in Australia e sono visibili solo attraverso l’app mobile e non da web.

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    Facebook a questo punto cerca di capire se l’esperimento fornirà elementi sufficienti per poter poi estendere la funzionalità a tutti sulla piattaforma. E’ un modo per dare meno spazio a quei commenti che spesso, per il loro carattere molto emotivo, rischiano di far passare in secondo piano quei commenti più interessanti, non necessariamente positivi, ma forse più critici ed obiettivi.

    Per il momento ci limitiamo a riportare la notizia rimandando un giudizio completo nel momento in cui la funzionalità dovesse essere adottata su tutta la piattaforma. Vi terremo aggiornati.

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    [L’immagine di copertina è realizzata da @franzrusso, si prega la citazione in caso di condivisione. Qualora i legittimi proprietari dei loghi lo ritenessero necessario, l’immagine sarà rimossa immediatamente]