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  • Facebook migliora l’autenticazione a 2 fattori senza il numero di telefono

    Facebook migliora l’autenticazione a 2 fattori senza il numero di telefono

    L’autenticazione a due fattori è un sistema di autenticazione, per l’accesso a siti e servizi online, più sicuro e Facebook ha deciso di migliorarlo senza per forza dover registrare il proprio numero di telefono. Attivarlo adesso è molto più semplice con Google Autenthicator o Duo Mobile.

    Come sapete, ne abbiamo parlato anche qui sul nostro blog, Facebook di recente ha migliorato molto la gestione della privacy per gli utenti, dando un maggiore controllo. Certo, complice l’ormai imminente GDPR, che entrerà in vigore da domani 25 maggio, che sancisce il principio di un maggiore controllo dei dati personali in mano ai legittimi proprietari, ossia gli utenti. E per questo, Facebook, all’interno di questo miglioramento continuo, sopratutto dal punto di vista dell’esperienza di consultazione (vi ricordate come era difficile prima solo cercare la sezione privacy?), ha deciso di migliorare l’autenticazione a 2 fattori adesso attivabile senza, per forza, registrare il proprio numero di telefono.

    autenticazione a 2 fattori facebook screen

    L’autenticazione a 2 fattori, recentemente attivata anche su Twitter, è un ulteriore sistema per rendere più sicura l’app ed è stato migliorato molto il processo di attivazione. E la grande novità, a differenza di quanto accadeva prima, è che non è più necessario registrare il proprio numero di telefono su cui ricevere il codice di attivazione, ma lo si può fare con due app di terze parti a scelta, Google Authenticator e Duo Mobile.

    Come attivare l’autenticazione a 2 fattori su Facebook senza numero di telefono

    L’attivazione è molto semplice, basta andare su “Impostazioni e privacy” (da mobile) => “Collegamenti rapidi alla privacy” => “Usa l’autenticazione a 2 fattori”. Una volta che inserite la password vi compare una schermata con la richiesta di “aggiungere un ulteriore livello di sicurezza”, cliccate su “Inizia“. A questo punto scegliete il metodo “App di autenticazione“, quindi Google Authenticator o Duo Mobile. Meglio scaricare prima una delle due app in modo che Facebook rilevi subito la presenza dell’app. Un consiglio potrebbe essere quello di usare l’app di Google. Quindi, una volta aggiunta Facebook, il sistema vi rilascia subito un codice che dovrete inserire su Facebook nella sezione specifica (vedi galleria in alto). A questo punto il gioco è fatto e l’autenticazione a 2 fattori su Facebook, senza numero di telefono, è attiva.

    In passato attivando il sistema di autenticazione attraverso l’SMS molti utenti sono stati bersagliati da avvisi di accesso non richiesti e poi, aspetto non secondario, l’SMS è spesso preso di mira da hacker che provano a forzare l’accesso attraverso il numero di telefono. Una app come Google Authenticator offre un livello di sicurezza maggiore, generando dei codici che hanno una durata breve, trascorsa la quale ne viene generato un altro e così via.

    Attivatela subito e fateci sapere cosa ne pensate.

  • Anche Instagram sta maturando, ecco perchè sarà possibile silenziare i post

    Anche Instagram sta maturando, ecco perchè sarà possibile silenziare i post

    Entro poche settimane anche su Instagram, dopo Facebook, sarà possibile “silenziare” i contenuti (post e Stories) degli utenti senza che gli stessi lo sappiano. E’ un modo per personalizzare meglio il proprio feed, mettendo “in pausa” alcuni contenuti che possono lo possono “sporcare”. Instagram sta maturando, è evidente.

    Dopo qualche mese dall’attivazione di Snooze su Facebook, la funzionalità che permette di silenziare amici, gruppi e pagine per un periodo massimo di 30 giorni (rinnovabile finché si vuole), anche su Instagram presto verrà attivata una funzionalità molto simile. Annunciata alla recente conferenza per gli sviluppatori F8, entro poche settimane gli utenti della piattaforma potranno “silenziare” alcuni post (e anche le Stories) degli utenti con la funzionalità “Mute”. Tutto questo sarà possibile senza che l’utente, di cui si silenzierà il contenuto, riceva alcuna notifica e senza che il rapporto venga interrotto. E’ un modo quindi per cercare di personalizzare e migliorare il proprio feed, il luogo dove scorrono tutti i contenuti e che ci permette di visualizzare i contenuti degli utenti con cui siamo in relazione.

    Ma può capitare, alle volte, che alcuni utenti condividano contenuti non sempre graditi, allora, per evitare di non seguire più quel particolare utenti con “Mute” sarà possibile “silenziare” il contenuto e mantenere la relazione. E’ più o meno la stessa cosa che è già possibile fare su Facebook “mettendo in pausa” gli utenti per 30 giorni.

    Come funzionerà Mute che sarà presto attiva per tutti gli utenti Instagram?

    Attivare la funzionalità “Mute” è molto semplice. Una volta che si visualizza un post sul proprio feed, sarà sufficiente cliccare sui tre puntini a destra che si vedono alla destra, sulla stessa riga dove si vede il nome dell’account (che appare a sinistra). Fatto questo, apparirà l’opzione “Mute”, sarà interessante qui vedere la traduzione in italiano se sarà simile a quella di Facebook che ha preferito usare la formula “Metti in pausa”. Se si volesse invece riattivare il contenuto, si dovrà ripetere l’operazione cliccando, stavolta, “Riattiva post”.

    instagram mute silenziare post stories

    Dopo aver annunciato la funzionalità che ci mostrerà quanto tempo staremo sull’app, ecco che questa altra funzionalità va nella direzione di migliorare il nostro rapporto con l’app stessa. Spieghiamoci meglio.

    I social media maturano e quindi maturano le Relazioni, come su Instagram

    Come sapete, e lo raccontiamo spesso qui sul nostro blog, i social network crescono sempre di più, e Instagram è proprio una di quelle piattaforme che sta mostrando una crescita superiore alle altre. E’ anche una piattaforma che sta delineando una personalità sempre più marcata, è riduttivo infatti definirla una semplice applicazione, è a tutti gli effetti una piattaforma che dispone di tante opzione per gli utenti e che guarda anche al business mettendo a disposizione servizi specifici per professionisti e aziende. E’ una piattaforma che sta maturando e, con essa, sta maturando la relazione tra gli utenti. Diventa quindi normale che ad un certo punto si senta il bisogno di rendere più pulito il proprio feed da contenuti spesso ripetitivi e, in alcuni casi, anche fuori luogo rispetto alla nostra idea di piattaforma che ciascuno di noi vuole costruire. E’ quindi un modo per mantenere una certa personalità della propria piattaforma, pur salvaguardando la relazione.

    E voi che ne pensate? Avete già idea di quali contenuti silenziare? Raccontateci la vostra esperienza.

  • Addio Klout, (dal 25 maggio) insegna agli angeli a diventare influencer

    Addio Klout, (dal 25 maggio) insegna agli angeli a diventare influencer

    Dal prossimo 25 maggio Klout non esisterà più. Lithium, la società che ha acquisito la startup nel 2014, ha deciso di chiudere il servizio che assegnava un “punteggio” agli utenti in relazione alla loro presenza sui social media. Un numero limitato e impreciso che aveva la presunzione di stabilire l’autorevolezza di un utente rispetto ad uno o più argomenti. Ma sarà davvero la sua fine o risorgerà in altre forme?

    Dal prossimo 25 maggio diremo addio al Klout, il famigerato e tanto discusso Klout, tanto odiato e anche tanto amato, al punto che alcuni utenti includevano il famoso punteggio all’interno della foto profilo sui vari social. Lithium, la società che nel 2014 aveva acquisito la startup di San Francisco per 200 milioni di dollari, ha deciso di fermare il servizio che assegnava un punteggio agli utenti sulla base della loro presenza e autorevolezza sui vari canali social media: Twitter, Facebook, Instagram, YouTube ecc…

    Non appena, due giorni fa, si è diffusa la notizia, molti hanno reagito con espressioni come “Il Klout??? Ma perchè esiste ancora???“. In realtà, solo fino a pochi anni fa c’era la gara a chi mostrava il punteggio (da 1 a 100) più alto, con tanto di condivisioni sui social, mettendo in bella mostra quel numero che aveva la pretesa, e la presunzione, di racchiudere il livello di autorevolezza di un utente rispetto ad uno o più argomenti. Sì, quel punteggio che in molti hanno amato, scatenando un fenomeno di “celolunghismo” esasperato che adesso vogliono dimenticare in fretta, non esisterà più. Finisce l’era dello score condensato su cui aziende, agenzie si sono basati per selezionare gli influencer da coinvolgere sulle varie campagne dei loro clienti.

    addio klout

    Brevemente, il Klout, nato 10 anni fa, teneva conto del network dell’utente sui social media, misurando il livello di interazione rispetto ai contenuti condivisi. Il meccanismo era che più un utente condivideva un contenuto rispetto ad un dato argomento, più questo veniva indicato come “autorevole” attraverso un punteggio, ma no cera la misurazione della reale competenza. Questo in estrema sintesi, anche se in realtà non si è mai chiarito come fosse determinato qual numero. Agli inizi, quel numero ebbe una certa rilevanza per le agenzie HR, quelle di selezione e reclutamento di risorse umane, che lo usavano come riferimento per misurare il livello di competenze su un dato settore del candidato. E si narra che certe agenzie avessero indicato come livello minimo di punteggio 71, al di sotto del quale il candidato non veniva considerato. Non si è mai saputo se fosse vero, ma è certo che molte agenzie lo usassero.

    Col passare del tempo, è poi diventato un “distintivo” che l’influencer di turno si attaccava sul petto, nel corso del tempo è diventato un numero da esibire, ma che in realtà non poteva garantire una perfetta misura di quale fosse il livello di competenza e il livello di utilizzo dei canali social da parte di un utente. Non era difficile ritrovarsi di fronte a persone di comprovata esperienza che condividevano contenuti di valore avere uno score molto più basso di persone di comprovata inesperienza che si limitavano invece a ricondividere i contenuti di quello bravo. Un contro senso enorme. Eppure era così.

    Per non parlare dell’imprecisione con cui Klout determinava le aree di competenza di un utente. Chi vi scrive per lungo tempo era individuato esperto di “food”!

    Quale sarà il futuro? Lithium ha dichiarato che il Klout non rientra più nella strategia di business dell’azienda a lungo termine, ma è anche vero che la stessa azienda, proprio grazie al Klout, ha sviluppato sistemi basati sull’Intelligenza Artificiale. E’ quindi probabile che Klout possa risorgere sotto altre vesti con un sistema di scoring, utilizzando l’Intelligenza Artificiale, basato su Twitter. Non ci sono conferme ed è tutto da veder, restano comunque un’idea probabile.

    Vedremo se ci sarà un eventuale strumento basato sull’Intelligenza Artificiale, ma il risultato non sarà molto diverso da quello del vecchio Klout. A meno che non si voglia arrivare ad una forma di scoring come quella vista nel primo episodio della terza serie di Black Mirror, “Caduta libera”, interpretato da Bryce Dallas Howard, e cioè che la reputazione di utente sui social media possa dipendere dai punteggi che riesce ad accumulare per accedere a dei “privilegi”. Speriamo di no!

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    [L’immagine di copertina è realizzata da @franzrusso, si prega di citare la fonte; qualora i legittimi proprietari dei loghi la reputassero inopportuna, verrà rimossa immediatamente]

     

  • Twitter: ecco come cambiare la password e usare l’autenticazione a 2 fattori

    Twitter: ecco come cambiare la password e usare l’autenticazione a 2 fattori

    L’incidente interno occorso ieri a Twitter, tra l’altro nella giornata del World Password Day, ha messo in evidenza quanto sia importante la sicurezza dei dati. Non ci sono dettagli su quanto accaduto, ma per sicurezza l’azienda ha consigliato il cambio della password. Allora, ecco come procedere e, soprattutto, come attivare l’autenticazione a 2 fattori.

    Erano le 22:45 circa, ora italiana, quando comincia a diffondersi la notizia che Twitter aveva registrato un bug il quale avrebbe (forse) potuto rendere pubbliche le password di tutti gli utenti della piattaforma, cioè di 336 milioni di persone (e non 330 milioni come erroneamente diffuso). Una notizia che ha messo in allarme gli utenti, Twitter si è affrettata a pubblicare sul blog ufficiale un resoconto di quanto accaduto, senza offrire dettagli, invitando gli utenti a cambiare la password, per stare più sicuri. Oltre a questo, nel giro di 10-15 minuti, gli utenti hanno cominciato a ricevere la notifica per effettuare subito il cambio password.

    L’incidente era interno, non si conoscono dettagli, ma molti ipotizzano che sia avvenuto in fase di trasloco di una parte dell’infrastruttura della piattaforma. Nei giorni scorsi l’azienda aveva appunto preannunciato il passaggio al cloud di Google per permettere “una migliore gestione dei dati”. Ehm…quella che è mancata per un momento è stata proprio la gestione. Insomma, a pensarci bene, è stato un incidente che poteva capitare, forse poteva essere organizzato e gestito meglio. Tra l’altro ieri, primo giovedì di maggio, era proprio, ironia della sorte, il World Password Day!

    twitter password autenticazione 2 fattori

    Al di là del fatto che molti hanno criticato Twitter per la leggerezza con cui ha gestito le operazioni, ma, soprattutto, al di là del fatto che ufficialmente l’azienda non ha fornito una versione ufficiale di quanto accaduto, resta il fatto che questo incidente ha messo in evidenza quanto sia importante la sicurezza dei dati. Già il fatto stesso che ci sia un avviso a cambiare la password, è un elemento che incute un certo timore. Una sensazione che, siamo certi, molti utenti hanno avvertito.

    Ma, come detto, la password si può cambiare e il consiglio è quello di cambiarla spesso, diciamo dopo ogni tre/quattro mesi. Ma prima di toccare questo argomento, spieghiamo come cambiare la password su Twitter, anche perchè molti utenti ieri non sapevano come procedere. Se qualcuno avesse trovato difficoltà, ecco come procedere.

    Come cambiare la password su Twitter

    Per accedere alla sezione del cambio password, cliccate (o fate tap da mobile), sulla vostra foto profilo, una volta che si apre il menù andate su Impostazioni e privacy. Da qui:

    • da desktop, procedete andando su “Password” e potete quindi cambiarla subito;
    • da mobile, proseguite facendo tap su Account e, da qui, su Password.

    Importante, in entrambi i casi, che vi ricordiate la password attuale, quella impostata fino a quel momento. E fin qui il cambio è facile.

    Una raccomandazione, cercate di scegliere una password che non sia una delle tante che già usate su altre piattaforme, in questo caso sareste a rischio. Una recente ricerca di McAfee ha rilevato che gli utenti hanno in media 23 account online, ma utilizzano solo 13 password uniche per questi account. Il 31% degli utenti intervistati utilizza solo due o tre password per tutti i propri account, in modo da poterle ricordare più facilmente; il 32% degli utenti dimentica una parola chiave una volta alla settimana, mentre il 14% la dimentica più volte alla settimana. E poi, il 16% cerca di indovinarla fino a quando l’account non viene bloccato.

    Ma, per essere ancora più sicuri, su Twitter potete attivare l’autenticazione a 2 fattori, ne avevamo parlato a fine dello scorso anno quando era stata resa disponibile. Come procedere? Sicuramente saprete che per verificare il vostro account, Twitter manda in automatico un codice via SMS, da digitare per confermare la vostra identità.

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    Come attivare l’autenticazione a 2 fattori su Twitter

    Da qualche mese questa operazione è possibile attivarla anche con app di terze parti, come Google Authenticator o Authy. Si tratta di un ulteriore barriera per alzare il livello di sicurezza sulla piattaforma. I codici che vengono rilasciati attraverso l’SMS sono codici statici, ossia codici che possono essere intercettati da hacker, o da qualsiasi altra applicazione malevola, ed entrare quindi in possesso delle vostre credenziali. Effettuando, invece, il login attraverso l’autenticazione a 2 fattori con Google Authenticator i codici svaniscono dopo 30 secondi, questo rende il processo di autenticazione molto più sicuro. Al momento le app di terze parti abilitate sono le già menzionate Google Authenticator e Authy, a cui si aggiungono anche Duo Mobile e 1Password.

    Attivare l’autenticazione a 2 fattori è semplice. Prima di tutto dovete accedere alle “Impostazioni e privacy” per poi accedere a “Account“, quindi “Metodi di verifica“. Noterete che adesso vi trovate selezionate la modalità SMS e in basso trovate “App per la sicurezza”. Potete modificare la modalità SMS, quindi anche disattivarla. Cliccando su “Riverifica” (da desktop, spuntando da mobile) nella sezione “App per la sicurezza”. Vi comparirà quindi un codice QR code da scansionare con l’app che avete scelto per gestire l’account. Una volta fatta la scansione, l’app vi rilascia il codice da inserire, da quel momento gestirete la sicurezza del vostro account attraverso un’app. Come vedete è molto semplice.

    Allora, avete cambiato la password? Avete attivato l’autenticazione a 2 fattori?

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    [L’immagine è realizzata da @franzrusso, si prega la citazione dell’autore nelle condivisioni; nel caso in cui i legittimi proprietari dei marchi la ritenessero inopportuna, verrà rimossa immediatamente]

  • LinkedIn compie 15 anni: in Italia gli utenti sono 11 milioni ma solo il 23% la usa

    LinkedIn compie 15 anni: in Italia gli utenti sono 11 milioni ma solo il 23% la usa

    LinkedIn compie oggi 15 anni, era infatti il 3 maggio del 2003 quando venne lanciato online da Reid Hoffman e da Allen Blue. Nata come piattaforma rivolta ai professionisti e alle aziende, nel corso degli ultimi tempi sta invece diventando sempre più “social media”. In Italia gli utenti sono 11 milioni, ma solo il 23% di questi la usa tutti i giorni.

    LinkedIn compie il 5 maggio 15 anni, è tra le piattaforme più longeve tra quelle oggi esistenti e che possono essere catalogate tra i social media. Già perché LinkedIn nata con l’obiettivo di diventare una piattaforma orientata ai professionisti e alle aziende con il claim “Relationships Matter“, Le Relazioni contano, distinguendosi come “social business network“, negli ultimi tempi, in particolare da quando la società è stata acquisita da Microsoft nel 2016, LinkedIn sta diventando sempre più una piattaforma social media. Un elemento non da poco che, per certi versi, ha finito per scontentare gli utenti più affezionati.

    Nata il 5 maggio del 2003, appunto, LinkedIn raggiunse 2,708 utenti nella sua prima settimana e due anni dopo questo numero si è trasformato in 2 milioni di lavoratori iscritti al network. Nel giugno 2016 è stata rilevata da Microsoft per oltre 26 miliardi di dollari. 

    La piattaforma oggi conta 562 milioni di utenti globali ma LinkedIn ha mantenuto costante nel tempo il dato relativo all’uso effettivo che ne fanno gli utenti. Il dato è che solo un quarto, o poco meno, degli utenti la usa tutti i giorni, dato riscontrabile a livello globale.

    linkedin 15 anni

    In Italia, la community che si è sviluppata attorno alla piattaforma conta oggi 11 milioni di utenti, diventando la terza community più grande d’Europa,dopo Inghilterra e Francia che contano rispettivamente, 25 milioni e 16 milioni di iscritti. La Spagna conta invece 10 milioni di utenti.

    Ma anche per quanto riguarda l’Italia il dato del 25% degli utenti attivi è sempre valido. Anzi, secondo la recente analisi di Blogmeter, la percentuale degli utenti che dichiara di usare LinkedIn ogni giorno o in modo casuale è la medesima: 23%. Un dato che vede LinkedIn in sesta posizione tra le piattaforme con la percentuale di utenti attivi in Italia, dopo Twitter (28%) e Trip Advisor (24%).

    All’interno del post celebrativo dei 15 anni di attività della piattaforma, Allen Blue, co-fondatore della piattaforma, ha elencato anche quelli che sono stati i lavori che sono cresciuti di più negli ultimi 15 anni. Ecco i primi 10:

    1. Commerciale
    2. Assistente amministrativo
    3. Consulente
    4. Responsabile di progetto
    5. Supervisore
    6. CEO
    7. Tecnico
    8. Responsabile vendite
    9. Ingegnere programmatore
    10. Ingegnere

    Questi, invece i settori che sono cresciuti di più negli ultimi 15 anni:

    1. Internet
    2. Computer games
    3. Outsourcing/offshoring
    4. Media online
    5. Selezione del personale
    6. Rinnovabili e ambiente
    7. E-Learning
    8. Sviluppo programmi
    9. Salute, benessere e fitness
    10. Servizi per eventi

    Di recente ha fatto molto discutere l’introduzione sulla piattaforma delle GIF, sfruttando il motore di ricerca di Tenor, azienda acquisita da Google poche settimane fa.

  • Facebook inizia il test per i tasti upvote e downvote, molto simili a quelli di reddit

    Facebook inizia il test per i tasti upvote e downvote, molto simili a quelli di reddit

    Facebook ha iniziato oggi una fase di test in Australia e Nuova Zelanda per i tasti “upvote” e “downvote”, ossia un tasto fatto di freccia verso l’alto o verso il basso che aiuta a classificare il parere verso i commenti, su post pubblici. Si tratta dell’inizio di una fase di test che potrebbe portare l’introduzione del tasto sulla piattaforma. E’ un sistema molto simile a quanto già si vede su reddit.

    Sono almeno tre ani che si parla di un ipotetico tasto “dislike”, molto richiesto dagli utenti di Facebook. Ma la notizia di oggi è che Facebook ha iniziato una fase di test, in Australia e Nuova Zelanda, per quanto riguarda invece i tasti “upvote” e “downvote”. Si tratta di un tasto attraverso il quale gli utenti potranno esprimere un parere positivo (freccia in alto) o un parere negativo (freccia in basso). A vedere le immagini che circolano, specialmente quelle condivise su Twitter dagli utenti delle zone interessate, si tratta di un sistema molto simile a quello che da sempre si vede su reddit per esprimere un parere sulle notizie che si condividono.

    Un portavoce di Facebook ha confermato il test aggiungendo che questa sperimentazione (avviata in realtà negli Usa lo scorso febbraio per un esiguo gruppo di utenti) è “conseguente alle tante richieste ricevute dagli utenti che chiedono più strumenti per garantire pareri diversi sui contenuti condivisi”. Il test riguarda solo i commenti sulle pagine pubbliche e non i post privati. “La nostra speranza”, aggiunge il portavoce di Facebook, “è che questa funzionalità possa permettere agli utenti di apprezzare e portare più in alto (in termini di visibilità) i commenti che ritengono di premiare, piuttosto che vedere quelli che esprimono livelli emozionali molto forti”.

    facebook tasti upvote downvote franzrusso.it 2018

    Il messaggio è chiaro, più un commento riceverà “upvote”, quindi voti positivi attraverso la freccia in alto, e più sarà visibile rispetto ai commenti che ricevono più “downvote”, quindi voti negativi espressi con la freccia verso il basso.

    Altro elemento che va sottolineato è che queste frecce vanno ad aggiungersi ai tasti reactions, non si sostituiscono. Quindi potremo aggiungere (ammesso che la sperimentazione vada bene e che poi venga estesa a tutti) oltre al consueto like, o faccia arrabbiata, anche un parere che aiuta a classificare meglio il parere verso quel commento.

    facebook tasti upvote downvote
    Esempio di tasti upvote e downvote ad un commento su una pagina pubblica

    Forse qualcosa in più potrebbe venir fuori dalla conferenza F8 che si terrà in California nei prossimi giorni.

    Intanto, anche il fondatore di reddit, Alexis Ohanian, ha voluto commentare la fase di test twittanto “onorato”. Chiaro riferimento al fatto che Facebook si sia rifatto proprio al sistema in vigore sulla sua piattaforma.

    Questo è un esempio condiviso da un utente

    Al momento alcuni utenti da Sidney segnalano che i tasti “downvote” e “upvote” compaiano solo sui post pubblici di pagine create in Australia e sono visibili solo attraverso l’app mobile e non da web.

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    Facebook a questo punto cerca di capire se l’esperimento fornirà elementi sufficienti per poter poi estendere la funzionalità a tutti sulla piattaforma. E’ un modo per dare meno spazio a quei commenti che spesso, per il loro carattere molto emotivo, rischiano di far passare in secondo piano quei commenti più interessanti, non necessariamente positivi, ma forse più critici ed obiettivi.

    Per il momento ci limitiamo a riportare la notizia rimandando un giudizio completo nel momento in cui la funzionalità dovesse essere adottata su tutta la piattaforma. Vi terremo aggiornati.

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    [L’immagine di copertina è realizzata da @franzrusso, si prega la citazione in caso di condivisione. Qualora i legittimi proprietari dei loghi lo ritenessero necessario, l’immagine sarà rimossa immediatamente]

     

  • Anche Twitter aggiorna le regole della Privacy per uniformarsi alla GDPR

    Anche Twitter aggiorna le regole della Privacy per uniformarsi alla GDPR

    Anche Twitter, come tutti i colossi tech, si uniforma al nuovo regolamento europeo sulla privacy, GDPR, aggiornando i propri termini di servizio e l’Informativa sulla Privacy. Obiettivo è quello di rendere più semplice e chiara la gestione delle informazioni personali.

    Anche Twitter si prepara per uniformarsi alla GDPR e, in vista dell’entrata in vigore del nuovo regolamento europeo sulla Privacy per visto per il 25 maggio, la società guidata da Jack Dorsey aggiorna i Termini di Servizio e l’Informativa sulla Privacy. Obiettivo è quello di rendere più semplice e chiara la gestione delle informazioni personali, mettendo in evidenza le informazioni che Twitter condivide.

    Tutti gli utenti che oggi effettueranno l’accesso sulla piattaforma vedranno comparire una finestra con scritto “Aggiornamenti importanti” annunciando la modifica dei termini e della privacy.

    twitter privacy gdpr

    In un post sul blog di Twitter, Damien Kieran, Data Protection Officer di Twitter, spiega che da questo mese verranno introdotte nuove modalità per permettere agli utenti una migliore gestione dei propri dati personali. La nuova versione dell’Informativa sulla Privacy è anche scaricabile in pdf, trovate il bottone in alto a destra.

    L’aggiornamento rende possibile all’utente la presa di coscienza di quali siano le informazioni che Twitter gestisce e, soprattutto, decidere se renderle ancora disponibili o meno. Il 25 maggio gli utenti residenti in Europa vedranno una richiesta a prendere visione delle informazioni riguardanti l’aggiornamento, invitando tutti gli utenti a prenderne visione, e un grafico che spiegherà come vengono trattati i dati degli utenti. Da quel momento darà possibile visualizzare le informazioni e, se si vuole, modificarle.

    aggiornamento gdpr twitter privacy

    Twitter si uniforma dunque alla nuova GDPR, General Data Protection Regulation- Regolamento UE 2016/679, che entrerà in vigore il prossimo 25 maggio e ha come obiettivo quello di dare ai cittadini europei un maggiore controllo sui propri dai in possesso delle aziende che li gestiscono. Negli ultimi giorni si è generata, come al solito, un po’ di confusione sull’entrata in vigore delle nuove norme annunciando una proroga in Italia di qualche mese. Ebbene, non ci sarà nessuna proroga per il fatto che questa, dopo essere stata adottata nel 2016, e dopo un periodo di transizione di due anni, non prevede alcuna forma di legislazione applicativa da parte degli stati membri. Per le aziende che non si uniformeranno alle nuove regole, le mule sono molto salate. Si può arrivare a 10 milioni di euro, o fino al 2% del volume d’affari globale, per i casi previsti dall’articolo 83, paragrafo 4, o fino a 20 milioni di euro o fino al 4% del volume d’affari nei casi previsti dai Paragrafi 5 e 6.

  • Su Instagram è possibile scaricare una copia dei propri dati, anche da Mobile

    Su Instagram è possibile scaricare una copia dei propri dati, anche da Mobile

    Lo avevamo anticipato due settimane fa, e da ieri su Instagram è possibile scaricare una copia dei propri dati, un passo fondamentale che permette alla piattaforma di adeguarsi al nuovo regolamento europeo sulla privacy, GDPR, che entrerà in vigore dal prossimo 25 maggio. Per avere una copia potrebbero servire anche 48 ore. La funzionalità è disponibile anche per iOS e Android.

    Lo avevamo anticipato due settimane fa, dopo che TechCrunch aveva invitato Instagram ad adeguarsi a quando già era possibile su Facebook da diversi anni. La risposta a quell’invito, da parte di Instagram, fu veloce, anticipando che presto lo strumento per scaricare una copia dei dati sarebbe stato messo online. E così è stato. Da ieri, infatti, gli utenti Instagram hanno la possibilità di poter scaricare una copia dei propri dati che arriva via mail. Per ricevere la copia potrebbe essere necessarie fino a 48 ore. E’ uno strumento che permette ad Instagram di uniformarsi al nuovo regolamento europeo sulla privacy, GDPR, che entrerà in vigore il prossimo 25 maggio.

    Cosa contiene il file che riceveremo via mail? E un documento all’interno del quale troveremo le informazioni sul profilo, foto, video, le storie archiviate (quelle pubblicate dopo dicembre 2017), i post e le didascalie delle storie, i contatti caricati, i nomi utente dei followers e le persone che seguiamo, messaggi diretti, foto e video (non effimeri) dei messaggi diretti, commenti, like, ricerche e impostazioni.

    instagram copia dati gdpr

    Al momento lo strumento è disponibile solo per la versione web del servizio, la versione mobile per iOS e Android sarà disponibile a breve.

    Come scaricare la propria copia di dati su Instagram

    Per scaricare la propria copia dei contenuti condivisi su Instagram è molto semplice. E’ sufficiente accedere al profilo da instagram.com dal browser desktop, una volta inserite le credenziali dovrete accedere alla alle impostazioni cliccando sull’ingranaggio che trovate di fianco a “Modifica profilo”. Fatto questo, vi apparirà un menù e dovrete cliccare su “Privacy e sicurezza“.

    aggiornamento privacy gdpr instagram

    Da qui, individuate la voce “Download dei dati” e cliccate “Richiedi il download”. Una volta cliccato su questa sezione, vi apparirà quello che vedete nell’immagine, una sezione in cui dovrete inserire l’indirizzo e-mail sul quale riceverete la vostra copia di dati. Come detto, potrebbero volerci fino a 48 ore per mettere insieme tutti i vostri dati.

    Instagram a questo punto non solo si uniforma alla GDPR, ma diventa una piattaforma completa, aggiungendo quello che forse, visti gli oltre 800 milioni di utenti che la utilizzano, sarebbe dovuto essere messo a disposizione già da qualche tempo.

    #Update

    instagram copia dati app mobile

    Alcuni utenti hanno segnalato che la possibilità di scaricare una copia dei propri dati è attiva anche dall’app mobile. Abbiamo infatti verificato che è così.

     

  • Il futuro del Retail passa dalla social advocacy e dagli influencers

    Il futuro del Retail passa dalla social advocacy e dagli influencers

    Un recente studio di Oracle, “Retail 2018: The Loyalty Divide”, ha messo in evidenza che i retailer sottovalutano la social advocacy e la possibilità di offrire esperienze personalizzate agli utenti. La ricerca mette in risalto che il 53% degli utenti ricercherà i prodotti sui social media prima di acquistarli e il 37% si fida dei brand e dei marchi suggeriti dagli influencers.

    Il mondo del Retail, della vendita al dettaglio, stiamo parlando di un settore molto grande quindi che ingloba diverse categorie di prodotti, è in profonda trasformazione. D’altronde, chi no lo è? La digitalizzazione, i social media e tutti i meccanismi e le opportunità che essi generano stanno cambiando il modo in cui ci relazioniamo con le marche. La ricerca di Oracle, “Retail 2018: The Loyalty Divide“, condotta a febbraio di quest’anno, ascoltando 13 mila consumatori e 500 operatori del commercio al dettaglio in Francia, Germania, Regno Unito e India, USA, Brasile, Messico, Australia e Cina, ci offre uno spaccato molto reale. La fidelizzazione del cliente non passa più dalla raccolta punti, dalle carte, non funziona più.

    La velocità delle relazioni oggi cambia anche il modo di vivere l’esperienza, i vantaggi adesso devono essere immediati e non più differiti. E, soprattutto, è bene che i brand costruiscano una presenza sui social media autorevole e affidabile, perchè dalla ricerca emerge il fatto che prima dell’acquisto gli utenti cercano il brand sui social media e cercano proprio quell’affidabilità a cui sono abituati o che si attendono, ma che, in alcuni casi, non trovano.

    social media advocacy influencers retail

    Altro elemento che evidenzia la ricerca è costituito dal ruolo sempre più crescente degli influencers, ormai sempre più seguiti dagli utenti che ritengono sempre più affidabili. Quindi, migliore presenza sui social media e una maggiore apertura verso la social advocacy sembra siano gli elementi che oggi fanno la differenza per il Retail, elementi ancora troppo sottovalutati.

    Se il 58% dei retailers ritiene ancora che gli utenti siano desiderosi di prendere parte ai loro programmi di fidelizzazione, la ricerca evidenzia che solo il 32% degli utenti li prende in considerazione. Inoltre, solo il 45% dei retailers collabora con gli influencers mentre invece il 48% dei consumatori ritiene che i marchi recensiti di YouTubers siano più affidabili e che il 45% si fida dei social media.

    social media retail influencers

    Qualche dato più nel dettaglio per ciò che riguarda la social advocacy, l’aspetto della ricerca che più ci interessa:

    • il 53% dei consumatori, come detto all’inizio, ricerca i prodotti sui social media prima di acquistarli;
    • il 46% usa i social media per farsi un’idea dei prodotti dei brands
    • il 43% dei consumatori condividerà sui social media l’esperienza attraverso foto
    • il 43% dei consumatori è più portato a seguire influencers che postano contenuti dei marchi preferiti
    • il 41% ritiene che le recensioni su YouTube siano più affidabili delle pubblicità dei marchi o delle loro comunicazioni
    • il 37% ritiene più affidabili i marchi e i retailers raccomandati dagli influencers, piuttosto che quelli raccomandati dalle celebrità.

    Nonostante questo scenario, dove si evidenzia una relazione sempre più diretta, basata sul ruolo dell’influencer come elemento legato all’affidabilità del marchio, esiste ancora quasi un terzo dei retailers, il 28% per la precisione, che sostiene che prenderà in considerazione solo attività legate alle carte fedeltà.

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    Altro elemento che emerge dalla ricerca, che potete scaricare da questo link, è che mentre il 91% dei retailers ritiene che l’Intelligenza Artificiale sia attraente e utile per i consumatori, c’è da rilevare che solo il 26% dei consumatori la pensa in questo modo, non vale lo stesso per il restante 74%.

  • Ritorna la Museum Week 2018, dal 23 al 29 aprile, all’insegna del vivere insieme

    Ritorna la Museum Week 2018, dal 23 al 29 aprile, all’insegna del vivere insieme

    Riparte da oggi, 23 aprile, fino a domenica 29 aprile, la quinta edizione della Museum Week 2018, l’evento dedicato ai musei, alle gallerie, alle biblioteche e ai entri scientifici di tutto il mondo. L’edizione è dedicata al “vivere insieme”, alla cittadinanza e alla tolleranza. Ecco tutti gli hashtag da usare durante la settimana e si inizia con #womenMW.

    Riparte da oggi (ormai da qualche ora), 23 aprile, uno degli eventi digital e social, dedicati alla cultura, più attesi. E’ la Museum Week 2018 (#MuseumWeek), l’evento dedicato ai musei, alle gallerie, alle biblioteche e ai entri scientifici di tutto il mondo che è giunto ormai alla quinta edizione. Con gli anni sono cresciuti gli istituti, i musei e tutti i centri di cultura che hanno colto l’invito di condividere (e raccontare), durante tutta la settima, con temi diversi, la propria storia, invitando gli utenti ad essere parte attiva di questo racconto. Perchè solo comunicando e coinvolgendo si possono attrarre le persone a visitare un museo o un luogo culturale. Il racconto diventa strumento di coinvolgimento e la Cultura in questo ha molto da insegnare. Il successo di questa settimana è racchiuso in questo semplice concetto.

    museumweek 2018

    L’iniziativa quest’anno ha come leit motiv quello del “vivere insieme”, della cittadinanza e della tolleranza. Temi che indicano il fatto che la cultura, la scienza, l’istruzione sono oggi vitali per lo sviluppo delle società odierne. Ogni hashatag scelto per le giornate della settimana riflette proprio questo leit motiv.

    E si inizia oggi con un hashtag che gli organizzatori hanno scelto, a sua volta, come fondamentale per tutta l’iniziativa. Si parte quindi con #womenMW, per raccontare, segnalare donne che si sono distinte nell’arte, nella cultura, nella scienza, donne quindi artiste, intellettuali, scienziate.

    Domani, 24 aprile, si prosegue con #cityMW, le città viste come luogo di nascita di artisti, musicisti, scienziati. Ma le città sono la struttura stessa della società, quindi l’invito è condividere anche l’idea della città del passato con quella de futuro.

    Il 25 aprile è il giorno di #heritageMW, in questa giornata si celebra il patrimonio in tutte le sue forme. Il 26 aprile è dedicato a #professionsMW, una giornata dedicata alle professioni delle strutture, dei suoi talenti, ma anche delle professioni che possono interessare anche gli utenti più giovani.

    hashtag museum week 2018

    Il 27 aprile è dedicato ai bambini con #kidsMW, un giornata in cui le strutture possono raccontare come coinvolgono gli utenti più giovani e con quali attività, ma è un modo per raccontare la visione dell’arte della cultura rivolta ai più giovani.

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    Il 28 aprile è la giornata di #natureMW, giornata dedicata alla natura raccontando il ruolo che essa gioca all’interno delle strutture. Ma è anche una giornata per vivere la natura dal punto di vista dell’arte, della storia e delle scoperte scientifiche.

    L’ultimo giorno, il 29 aprile, è dedicato a #differenceMW, una giornata per raccontare come l’Arte, la Cultura vivono il tema della “differenza”, ma anche come viene vissuto il nostro rapporto con gli altri genera la nostra connessione con il mondo. Una giornata davvero originale.

     

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