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  • Sono Facebook e Instagram le piattaforme social preferite dagli italiani

    Sono Facebook e Instagram le piattaforme social preferite dagli italiani

    Facebook è ormai da tempo la piattaforma social preferita dagli italiani che cresce sempre di più. L’Osservatorio sulle Comunicazioni di Agcom rileva una crescita continua di Facebook che ormai supera le 25 ore mensili. Inoltre, restando sempre in casa di Mark Zuckerberg, cresce, tra le piattaforme, anche Instagram: +2,7 milioni di utenti in un anno. Cresce anche Twitter: + 700 mila utenti in un anno.

    L’Osservatorio sulle Comunicazioni di Agcom ha diramato una bella panoramica contenuta nel secondo rapporto che considera il periodo tra marzo 2017 e marzo 2018. E, ovviamente, la sezione su cui ci concentriamo è quella dedicata al web e ai social media. Inutile dire che il rapporto incorona, ancora una volta Facebook come piattaforma leader. Vediamo meglio in dettaglio i dati del report relativi alla sezione Internet e social network.

    Dal punto di vista dell’utilizzo di Internet, i leader sono Google e Facebook (compreso anche WhatsApp) con performance sempre positive. Crescono anche Microsoft e Amazon, molto più distaccate. L’Osservatorio rileva anche che nel mese di marzo 2018, gli italiani hanno navigato in Internet per oltre 55 ore dedicandovi meno tempo (-2 ore su base annua), in gran parte riconducibile ad una minore fruizione di Facebook. Quindi è vero che la piattaforma di Zuckerberg resta sempre leader con oltre 25 ore mensili al mese, ma, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, mostra una flessione pari a 2 ore in meno.

    social network facebook instagram osservatorio agcom

    Google, guadagna qualcosina avvicinandosi alle 10 ore mensili, e poi via via tutti gli altri. Sono dati molto interessanti perchè ci dicono che gli italiani guardano a Facebook non solo come piattaforma su cui conversare e condividere, ma è anche la principale piattaforma web che utilizzano.

    facebook instagram osservatorio agcom marzo 2018

    Dal punto di vista squisitamente social, Facebook, che conta ormai più di 2,2 miliardi di utenti a livello globale, nel nostro paese, in un anno, cresce dell’11% in termini di audience. Una crescita a doppia cifra. E, restando sempre in casa Facebook, l’Osservatorio rileva che, dopo Facebook, in Italia la piattaforma che cresce di più è Instagram con un bel 22%, ossia + 2,7 milioni di utenti che in totale diventano 15 milioni. Un risultato niente male che non ci sorprende del tutto.

    Cresce anche LinkedIn che raggiunge 11 milioni di utenti unici medi, con +1,6 milioni di utenti rispetto allo stesso periodo dello scorso anno (marzo 2017). E cresce anche Twitter (sì, avete letto bene) che fa registrare in un anno una crescita di 700 mila utenti arrivando, complessivamente a quasi 8 milioni di utenti (7,9 milioni). Bene anche Pinterest che passa in un anno da 4,5 milioni di utenti a 6,1 milioni di utenti.

    Si riduce l’audience di Google+ e di Tumblr. In calo anche Snapchat che perde 100 mila utenti, in totale adesso gli utenti italiani sulla piattaforma di video effimeri sono 1 milione e 600 mila, visitando la piattaforma almeno una volta al mese

  • World Emoji Day, ecco le emoji più condivise in Italia su Twitter nel 2018

    World Emoji Day, ecco le emoji più condivise in Italia su Twitter nel 2018

    Le emoji, simboli grafici nati verso la fine degli anni ’90, sono oggi diffusissime sui social media. Solo su Twitter ogni giorno ne vengono condivise 250 milioni. In occasione del World Emoji Day, vediamo allora quelle speciali, quelle più condivise in Italia nel 2018 e anche quelle più usate durante gli ultimi Mondiali di Calcio di Russia 2018.

    Le emoji sono diventate ormai parte integrante del contenuto condiviso sui social media, non sostituendolo ma integrandolo. E’ forse questo il grande successo di questi simboli grafici nati in Giappone verso la fine degli anni ’90 e ormai utilizzati da chiunque sui social media, nessuno escluso. Solo su Twitter ne vengono condivise 250 milioni ogni giorno, vale a dire qualche decina di migliaia ogni anno.

    L’utilizzo delle emoji su Twitter corrisponde ancora all’idea di base dell’inventore Shigetaka Kurita che sviluppò le prime 176 emoji nel 1998 per esprimere sentimenti ed emozioni in un carattere, risparmiando così spazio negli SMS (che avevano un limite simile a quello iniziale di Twitter). Ad oggi, le emoji sono 2.800.

    La popolarità delle emoji è esplosa nel 2015, quando l’Oxford Dictionaries incoronò “emoji” come parola dell’anno e fu sempre nel 2015 che emoji divenne prima nei trending topics su Twitter, ecco perchè si festeggia il 17 luglio la giornata mondiale degli Emoji, World Emoji Day.

    world emoji day 2018 giornata mondiale

    Negli ultimi tempi ha preso piede anche il trend di legare una emoji ad un hashtag speciale, di esempi ne abbiamo visti tantissimi sulla piattaforma a 280 caratteri (una volta si diceva a 140 caratteri). E tra queste ce ne sono alcune uniche che non si conoscono in molti paesi, ma che sono ancora disponibili. Ecco quelle delle speciali emoji tra le più divertenti e uniche:

    emoji day speciali

    E restando sul tema delle emoji speciali, basta dare un’occhiata a quanto visto nell’ultimo anno con emoji che hanno caratterizzato storie ed eventi particolari in qualsiasi ambito. Basti pensare all’hashtag #MeToo, usato dagli utenti di tutto il mondo per discutere e portare all’attenzione di tutti gli episodi di violenza sessuale con il simbolo delle mani alzate e unite. Questa campagna ha avuto una diffusione incredibile su Twitter che ha creato questa emoji speciale per rendere la discussione ancora più visibile e per incoraggiare gli utenti a prendere parte e discuterne. A #MarchForOurLives, persone raffigurate vicine che affrontano insieme una minaccia. Quello che era cominciato con una dimostrazione, enfatizzato dal discorso carico di emozione di Emma Gonzalez è cresciuto rapidamente in un movimento di dimensioni impressionanti. Migliaia di persone hanno portato avanti una campagna nelle strade per opporsi alla minaccia delle armi e in particolare alla lobby delle armi. In modo simbolico Twitter ha aggiunto il potere delle masse all’hashtag.

    E ancora #Pride con il simbolo dell’arcobaleno, a testimoniare il fatto che Twitter è un luogo d’inclusione,  dando la possibilità a voci diverse e a comunità in tutto il mondo di esprimersi e entrare in contatto. Ma ce ne sono state tantissime altre, tutte caratterizzate dal grande valore della discussione e del confronto a 280 caratteri.

    E in occasione di questa giornata, vediamo quali sono le prime 10 emoji più usate in Italia nel 2018:

    Emoji Italia Top 10 2018

    • la faccina che ride, l’emoji più usata al mondo, “Face with Tears of Joy”, è stata usata in questi primi sei mesi dell’anno, fino ad oggi, 592.184;
    • il cuore è stato usato dagli utenti italiani su Twitter 384.459
    • la faccina con gli occhi a cuore è stata usata 253.192

    Questi invece, allacciandoci agli ultimi Mondiali di Calcio di Russia 2018, molto seguiti su Twitter, le emoji più usate sempre dagli utenti italiani:

    Emoji Mondiali Top10 Italia

    • il pallone è stato usato 8.465 volte
    • le mani che applaudono 7.444
    • la bandiera della Croazia 7.408
    • la bandiera della Francia 4.360

    Di recente il consorzio Unicode, preposto all’approvazione, ne ha riconosciute 157 nuove che a valanga stanno per arrivare su chat e tastiere degli smartphone. Fanno il loro ingresso le emoji con le persone ricciolute, maschere da supereroi, l’aragosta, la zanzara e persino il microbo. In cucina le new entry sono il mango, la foglia d’insalata, bagel e cupcake. Non mancano la cassetta del pronto soccorso e anche la carta igienica.

    Insomma, le emoji le useremo sempre di più. E voi quale usate di più?

     

  • Instagram Stories alimenta il coinvolgimento ‘effimero’ con lo sticker domande

    Instagram Stories alimenta il coinvolgimento ‘effimero’ con lo sticker domande

    Dopo aver lanciato lo sticker per i sondaggi, adesso Instagram lancia lo sticker domande per Instagram Stories, ora disponibile per tutti gli utenti. Con questa modalità sarà possibile porre la domanda con un storia e poi rispondere con un’altra. Un modo per estendere il coinvolgimento “effimero” sullo strumento.

    Parola d’ordine: coinvolgimento. Potremmo riassumere così il lancio della nuova feature su Instagram Stories, ossia il nuovo sticker domande che, dopo essere stato in uso per un ristretto gruppo di utenti, da oggi è disponibile per tutti gli utenti, su iOS e Android. Coinvolgimento sembra essere la bussola che guida ormai Instagram nell’incrementare le funzionalità di Instagram Stories che, a distanza di due anni dal lancio, risulta essere oggi quasi una piattaforma parallela, fatta di contenuti effimeri, ma parallela all’altra linea di racconto fatta attraverso il feed. Basti pensare che conta già oggi 400 milioni di utenti e, di conseguenza, la carta da giocare è quella di tenere “incollati” alle storie il più possibile. E lo sticker domande spiega bene quello che intendiamo.

    Attivare lo sticker domande è semplicissimo. Dopo aver selezionato una foto dal vostro rullino, o dopo averne scattara una nuova, non dovete fare altro che selezionare lo sticker che trovate in mezzo agli altri con su scritto “Domande” (se non lo vedete ancora allora dovete aggiornare l’app). A questo punto si apre una piccola finestra sull’immagine che avete selezionato con la vostra icona, in alto al centro, e con uno spazio dove digitare una qualsiasi domanda aperta. Pubblicate l’immagine e da questo punto che inizia davvero il gioco.

    instagram stories sticker domande

    Vedere le risposte alla vostra domanda è altrettanto semplice, le potete vedere tra coloro che hanno visualizzato la vostra storia. E siamo arrivati al momento del “coinvolgimento esteso” che da effimero cerca di protrarsi nel tempo. Infatti, con questa funzionalità potete scegliere una delle risposte tra quelle ricevute, fare una nuova storia e rispondere, a vostra volta, a quella risposta. In questo caso, l’account e la foto di colui che ha risposto non verrà pubblicata. La risposta comparirà allo stesso modo in cui avete pubblicato la domanda nella storia precedente.

    Scatta quindi una “discussione” basata su contenuti effimeri che si alimenta, invece, grazie alle domande e alle risposte. Il coinvolgimento verrà quindi mantenuto fino all’esaurirsi della conversazione, quindi per ogni risposta realizzerete una nuova storia. Sicuramente vedremo molte storie che ci porranno delle domande nei prossimi giorni, vedrete.

    Allora, voi che ne pensate?

  • Twitter, la sospensione di 70 milioni di account mette a rischio la crescita della base utenti

    Twitter, la sospensione di 70 milioni di account mette a rischio la crescita della base utenti

    Negli ultimi due mesi Twitter ha intensificato la lotta allo spam, abusi e contenuti violenti. In seguito allo scandalo “Russiagate” che investito Facebook, anche Twitter ha subito molte pressioni. Secondo un rapporto del Washington Post, Twitter ha sospeso 70 milioni di account, un’operazione che potrebbe mettere a rischio la crescita della base utenti, vero punto debole della piattaforma di Jack Dorsey.

    Twitter da sempre ha due grandi problemi che sul nostro blog abbiamo sempre cercato di evidenziare. Il primo riguarda quello del contrasto debole allo spam, agli abusi e ai contenuti violenti; il secondo, la crescita ormai piatta ferma da diverso tempo, inchiodata a poco più di 330 milioni (336 milioni per essere più precisi. Lo scandalo “Russiagate”, quello che ha investito Facebook, non ha risparmiato neanche Twitter, subendo a sua volta molte pressioni. Mettendo insieme il tutto, ancora una volta Twitter dimostrava di essere debole da questo punto di vista. Fino a qualche mese fa, quando ha seriamente intensificato la lotta allo spam e ai contenuti violenti, aggiornando termini di utilizzo e policy. Una strategia che ha portato alla progressiva sospensione di decine di migliaia di account al giorno.

    Ma ora, secondo il nuovo report del Washington Post, si scopre che proprio in questi ultimi due mesi Twitter ha sospeso 70 milioni di account, significa più di 1 milione di account al giorno. Si stima che il tasso di sospensione tra maggio e giugno di quest’anno è il doppio di quello di ottobre 2017.

    twitter spam utenti

    Proprio qualche giorno fa Twitter aveva pubblicato un post sul blog ufficiale presentando i numeri derivanti dalle nuove politiche e termini di utilizzo attive sula piattaforma. Con il risultato di aver “identificato 9,9 milioni di account spam e automatizzati a settimana”.

    Questo sforzo ulteriore da parte di Twitter, con un ritmo di sospensione così alto, potrebbe rivelarsi dannoso. Infatti, la conseguenza principale sarebbe quella di mettere davvero a rischio la crescita della base utenti, complicando le cose più di quanto non lo siano già. Concretamente, questo potrebbe portare ad un calo degli utenti per il secondo trimestre di quest’anno, quando tutti attendono invece un minimo segnale di crescita.

    Si tratta quindi di una situazione particolare che Twitter adesso deve cercare di gestire al meglio. Senza dubbio, è lodevole il contrasto allo spam e ai contenuti di odio e abusi, ma si deve tener conto del fatto che ad oggi la piattaforma non avrebbe la forza di crescere, come dimostrato negli ultimi tre anni.

    A questo punto la considerazione da fare sarebbe quella di intensificare il contrasto a situazioni che minano la credibilità della piattaforma, ma, dall’altro lato e contemporaneamente, attivare innovazioni tali da attirare nuovi utenti sulla piattaforma. Sarebbe l’unico modo per limitare i danni.

    Ma questo ormai lo ripetiamo da anni.

  • Video e Social Media, ecco la lunghezza ideale da tenere a mente su ogni piattaforma

    Video e Social Media, ecco la lunghezza ideale da tenere a mente su ogni piattaforma

    Il Video oggi è uno degli strumenti più potenti per fare marketing, coinvolgimento, comunicazione, posizionamento. I benefici sono davvero tanti e per questo i video condivisi saranno sempre di più. Le piattaforme social si stanno ormai adattando a questo grande trend. Ma qual è la lunghezza ideale di un video? Lo scopriamo con questa utile infografica.

    Se un paio di anni fa, forse anche tre, si riteneva (a ragione) che il video sarebbe stata la forma di contenuto su cui scommettere. Ebbene, oggi quella scommessa è stata vinta da tanti che hanno creduto subito nei Video. Come ben saprete, anche perchè l’abbiamo ripetuto varie volte, Cisco nel 2016 aveva previsto che entro il 2020 i Video saranno la forma di contenuto più diffusa all’80%. E le piattaforme social si sono subito adattate a questo grande trend, lanciando a loro volta il proprio strumento video da utilizzare per fare marketing, comunicazione, coinvolgimento, posizionamento. Tutti vantaggi che derivano dal buon utilizzo dei Video. Già, perchè sebbene i video siano così condivisi, questa è comunque una forma di contenuta impegnativa, che richiedere una testosterone propionate certa preparazione. Per dirla breve, non tutti riescono a fare dei buoni video, ma non è detto che non ci si riesca però. Anche perchè improvvisarsi non sempre è una buona soluzione.

    Partiamo con qualche considerazione: il 92% degli utenti che visualizzano video, di proprio gradimento, dal proprio dispositivo mobile, saranno più portato a condividerlo con altri; l’82% degli utenti Twitter apprezza i contenuti video; l’87% dei marketer utilizza il video come forma di contenuto all’interno delle strategie di comunicazione/marketing.

    Detto questo, lo scopo di oggi è quello di fare una bella panoramica su un tema specifico, ossia quale sia la migliore lunghezza dei video da condividere sulle diverse piattaforme. Lo facciamo con l’aiuto di questa preziosa infografica che è stata tenuta in costante aggiornamento, propri per il fatto che ormai le piattaforme social lanciano quasi quotidianamente (stiamo esagerando?) nuovi strumenti per utilizzare al meglio i video.

    Allora, abbiamo suddiviso l’argomento tenendo presente le principali piattaforme che permettono la creazione al condivisione di video come Instagram, Facebook, Twitter, YouTube, Pinterest, andando a vedere i vari strumenti e le varie possibilità che queste piattaforme propongono, tenendo ben presente la lunghezza ideale per fare in modo che il video sia performante al meglio. Ne viene fuori, ripetiamo, una bella panoramica che può tornare utile ad aziende, professionisti, blogger, marketer, insomma a tutte le quelle figure che vogliono scommettere su questa forma di contenuto.

    lunghezza video social media @franzrusso.it 2018

    I Video su Instagram

    Instagram introdusse i Video nel 2013 della durata massima di 15 secondi, aumentandola poi, nel 2016 a 60 secondi. Ebbene sottolineare che il pubblico che visualizza Video da questa piattaforma non va oltre 1 minuto e che il tempo ideale resta comunque quello compreso tra i 30-45 secondi, video di questa durata sono molto performanti.

    Instagram Stories

    Come sapete Instagram Stories è ormai lo strumento principe di Instagram, da poco ha anche raggiunto il traguardo dei 400 milioni di utenti. Ebbene, sapete che si tratta di contenuti effimeri, e qui la durata massima dovrebbe essere di 15 secondi. Se ritenete che il video debba essere condiviso per intero, allora spezzettatelo condividendolo in momenti diversi come forse una piccola saga. In alternativa, avete sempre la modalità Live da sfruttare, con un tempo massimo di 60 minuti che poi svaniranno superate le 24 ore.

    IGTV

    E’ l’ultima novità di Instagram, la vera sfida che la piattaforma di Kevin Systrom lancia a YouTube. Infatti questa app stand-alone permette la condivisione di lunga durata in modalità verticale. Ricordate che la lunghezza massima da mobile è di 15 minuti e da desktop è di 60 minuti (solo per uteti con una grande audience e per gli utenti verificati). E’ una modalità nuova, per il pubblico a cui mirate di solito, vale la pena quindi sperimentare.

    I Video su Facebook

    Facebook è la piattaforma che di solito viene scelta anche per il fatto che non pone molti limiti di lunghezza, un dato che lo si riscontra anche per quanto riguarda i video. Infatti, la durata massima dei Video su questa piattaforma è di ben 120 minuti. Non è detto che il miglior video debba durare 2 ore, anzi, tutt’altro. E’ dimostrato, quasi scientificamente, che la lunghezza ideale si attesti intorno al minuto e mezzo, quindi considerate questa lunghezza su cui realizzare le vostre performance video.

    Facebook Stories

    Anche in questo caso parliamo di video effimeri ed anche in questo caso dobbiamo parlare di video brevi ed accattivanti. La lunghezza di un Video in una storia è di 20 secondi, più lunga di 5 secondi rispetto a Instagram Stories. Secondi in più da sfruttare allora.

    Facebook Live

    Facebook Live è stato rilasciato per Android nel 2016, dopo il rilascio per iOS, e da allora è stato un crescendo. Da tenere in considerazione che si tratta di una modalità dal vivo che permette una durata massima di 4 ore di diretta. Il consiglio è quello di ottimizzare la durata, sottolineando le parti salienti, mettendola a disposizione per la vostra audience sulla vostra pagina in versione on-demand.

    Facebook Video Cover

    Sapete che da un po’ di tempo è possibile adottare copertine in modalità video, molto coinvolgenti. La durata ottimale di questa forma di contenuto è tra i 20-90 secondi. E sapete anche che il video gira in loop, quindi potete tarare il video anche su una durata inferiore al minuto e mezzo.

    Facebook Video Profilo

    Anche il profilo può essere caricato in video, anche in questo caso, se fatto bene, può risultare molto coinvolgente. Consiglio sulla durata massima è di 5-7 secondi, in alternativa potete caricare una GIF.

    I Video su Twitter

    E passiamo ora a Twitter dove i Video, come ricordavamo prima sono molto coinvolgenti e molto apprezzati dagli utenti di questa piattaforma. I Video devono quindi ricalcare le caratteristiche della piattaforma all’insegna della rapidità e della brevità, quindi, nonostante la durata massima sia di 2 minuti e 20 secondi, cercate di mantenere una durata più breve. Anche 30 secondi possono bastare se si riesce a veicolare bene il messaggio.

    I Video su YouTube

    YouTube è la piattaforma per antonomasia quando si parla di Video. Nel tempo gli utenti hanno costruito su questa piattaforma un proprio palinsesto, alternativo a quello della Tv (imposto). Di conseguenza, si tratta di una piattaforma complessa in termini di offerta di modalità e sta quindi a voi scegliere quella più adatta alle vostre esigenze. Di certo, se si avanafil generico tratta di video tutorial, la lunghezza ideale è quella di 45-90 secondi. Se in video è uno spot, allora mantenetevi tra i 15 secondi e 1 minuto di durata. Tenete presente che a durata video, quella più generalista, è di 2 minuti e mezzo.

    I Video su Pinterest

    Alcuni studi recenti ci dicono che il 75% degli utenti è ben predisposto a visualizzare video su questa piattaforma e il 67% di essi dichiara la visualizzazione di invita a compiere un’azione. Quindi, se forse questo vi sorprenderà, è forse il caso di prendere in considerazione anche questa piattaforma nella vostra strategia video. La lunghezza massima è di 30 minuti e, dopo tutto quello che abbiamo sin qui esaminato insieme, sperimentate la durata idela per quella audience.

    Dopo questa panoramica sulla durata consigliata e ideale, è ben chiaro che non esiste una formula ben precisa. Se c’è un elemento che dovete certamente considerare è che, come è ormai conclamato da più parti, se il vostro video non dimostra da subito di essere coinvolgente, rischiate di perdere il 33% di pubblico nei primi 30 secondi. Dopo 1 minuto di perde addirittura il 45%.

    I consiglio finale è quindi quello di concentrarsi prima sul contenuto, sulla capacità di coinvolgimento, solo dopo prendete in considerazione la durata ideale.

    E allora, che ne pensate? Qual è la vostra esperienza su questa tema. Condividete con noi le vostre esperienze tra i commenti o sui nostri canali social.

    video lunghezza ideale social media franzrusso.it 2018

  • Facebook lancia la funzione ‘Metti in pausa’ anche per le parole fastidiose

    Facebook lancia la funzione ‘Metti in pausa’ anche per le parole fastidiose

    Facebook, dopo aver lanciato lo scorso dicembre la funzionalità “Snooze” per le persone, dando la possibilità di “metterle in pausa” fino a 30 giorni, da oggi rilascia la possibilità di fare lo stesso anche per le parole. Potremo usare “metti in pausa” per quelle parole contenute in un post che riteniamo essere fastidiose, scegliendo di non silenziare l’autore del post.

    Facebook sta puntando sempre di più ad offrire strumenti che possano dare all’utente la possibilità di migliorare la qualità del suo news feed. Dopo aver rilasciato, lo scorso dicembre, la funzionalità “Snooze” per le persone, ossia la possibilità di “silenziare” utenti che pubblicano contenuti che non ci aggradano fino a 30 giorni (rinnovabili fino a quando si vuole), Facebook adesso rilancia la versione “Snooze” anche per le parole. In questo modo l’utente avrà una opzione in più intervenendo direttamente sulle parole chiavi che possono risultare fastidiose.

    Dopo le funzionalità come “Non seguire più“, “Nascondi post“, “Metti in pausa per 30 giorni“, adesso Facebook offre agli utenti la possibilità di intervenire direttamente sulle parole con la funzionalità che, stando a quello che è stato finora, dovrebbe mantenere in italiano la stessa forma, quindi: “Metti in pausa (parola) per 30 giorni”. Ma come si attiva?

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    Facebook fa sapere che la funzionalità sta cominciando a propagarsi sulla piattaforma partendo da un ristretto gruppo di utenti fino poi ad essere disponibile per tutti nel giro di qualche giorno o di qualche settimana. Attivare la funzionalità, sempre dal menù in alto a destra del contenuto (quello che si apre dai 3 pallini) si selezionerà “Metti in pausa”. A questo punto si potrà mettere in pausa la parola chiave contenuta in quel post. Non si potrà quindi fare una scelta preventiva, ma si potrà silenziare la parola solo una volta attivata la funzionalità dal menù.

    Se ad esempio volete mantenere pulito il vostro news feed da parole che ritenete fastidiose, oppure se “allontanare” troll, oppure ancora se non volete sapere l’evoluzione di un qualsiasi tema, pensiamo all’esito di una partita di calcio, o l’uscita di un film oppure il finale della vostra serie tv preferita, allora sceglierete di mettere in pausa quella parola chiave. Automaticamente il sistema non vi mostrerà più, per 30 giorni, quelle determinate parole, indipendentemente da chi le pubblica.

    facebook snooze metti in pausa parole

    Ad un primo sguardo potrebbe somigliare ad una funzionalità che già esiste su Twitter, ad esempio, quella che permette di inserire parole offensive e violente per non vederle più in modo permanente. In questo caso, infatti, si tratta solo di una sospensione temporanea, della durata di 30 giorni, e quindi l’utente, per mantenere attiva la funzionalità, dovrà ogni volta rinnovarla.

    E’ un altro modo per mantenere il proprio news feed più pulito da parole che possono risultare fastidiose o offensive, ci permettiamo di aggiungere questo elemento, che ci sembra più rilevante, invece, come ha fatto Facebook, di mettere l’accento sul fatto che in questo modo si possono evitare gli spoiler.

  • Facebook sta lavorando ad una funzione che indica il tempo trascorso sull’app

    Facebook sta lavorando ad una funzione che indica il tempo trascorso sull’app

    Secondo quanto riporta TechCrunch, Facebook sta lavorando ad una funzione che indica il tempo trascorso sull’app. Il nome sarebbe “Your Time on Facebook” e oltre ad indicare all’utente il tempo trascorso, permetterà anche l’impostazione di un limite. La funzione è simile a quella su cui starebbe lavorando anche Instagram.

    Come evidenzia bene Josh Constine su TechCrunch, che per primo ha riportato la notizia, Mark Zuckerberg dopo averci detto che “proteggere la nostra community è più importante dei profitti” (a proposito dello scandalo Cambridge Analytica, n.d.r.), adesso si appresta a trasformare questo nostro continuo impegno sull’app in qualcosa da rivendere bene. Sembrerà strano, ma è proprio così. Il riferimento è alla funzione scoperta dalla programmatrice è ingegnere Jane Manchun Wong, non nuova a questo genere di scoperte, che ha scovato, sepolta in Android, “Your Time on Facebook”, una funzione che permette all’utente di conoscere quanto tempo trascorre sull’app. Una funzione simile a quella su cui starebbe lavorando anche Instagram, funzione sempre scoperta dalla Wong.

    Questa funzionalità permetterà anche l’impostazione di un limite per l’uso dell’applicazione stessa.

    tempo trascorso facebook

    E Facebook ha confermato questa indiscrezione, sia a TechCrunch che ad Engadget, dichiarando che “stiamo lavorando sempre su strumenti innovativi che garantiscano agli utenti di spendere bene il proprio tempo sull’app“. Al momento, però, non è chiaro quando questa funzione verrà resa disponibile, in via ufficiale, sul sistema Android e, quindi, anche su iOS.

    Facebook quindi seguirebbe l’esempio di Apple e di Google che permettono ai proprio utenti si saper quanto tempo trascorrono sul computer o sullo smartphone.

    La nuova funzione di Facebook dovrebbe quindi aiutare gli utenti ad un uso più attento e consapevole dell’app, quanto meno a mantenere sotto controllo il fattore tempo che, nella maggior parte dei casi, viene assolutamente considerato in secondo piano. Eppure, nonostante gli ultimi dati dicano che il coinvolgimento sull’app siano in calo, questo non trova riscontro poi sull’effettivo business di Facebook che va a gonfie vele.

    Vedremo quale sarà il futuro di questa funzione su cui vi terremo informati.

    Di certo, possiamo solo aggiungere che sul market di Android, Google Play, esiste già un’app, Quality Time che permette di conoscere quanto tempo trascorriamo sullo smartphone e quali app usiamo e pariamo di più durante la giornata, offrendo anche parametri quotidiano e settimanali.

  • Vino e Digitale 2018: in 4 anni, dopo Facebook, cresce la presenza su Instagram

    Vino e Digitale 2018: in 4 anni, dopo Facebook, cresce la presenza su Instagram

    Nuovo appuntamento con la ricerca annuale, che arriva alla quinta edizione, di FleishmanHillard – Omnicom PR Group Italia sulla presenza online delle prime aziende vinicole italiane per fatturato. In 4 anni, Facebook rimane il canale più presidiato ma a crescere di più è Instagram: erano 6 su 25 le aziende presenti nel 2014, oggi sono 15.

    Sin dalla prima edizione del 2014, seguiamo con molto interesse la ricerca annuale che FleishmanHillard – Omnicom PR Group Italia propone sulla presenza online delle prime aziende vinicole italiane per fatturato. Una ricerca che ci offre uno spaccato interessante su come le aziende di uno dei comparti italiani, da sempre tra i più apprezzato, abbracciano il digitale. In questi anni i dati delle passate edizioni ci hanno raccontato che le aziende del settore del vino hanno cominciato ad abbracciare il digitale e i social media in particolare costruendo man mano una presenza che avesse al centro un racconto. Il racconto della propria storia, della propria azienda. Un racconto che ha quindi messo al centro il contenuto.

    Oggi notiamo che quella strategia è servita per creare una community che è cresciuta nel tempo, concentrandosi quindi su temi come il territorio, i vitigni autoctoni, la sostenibilità. Certo, noterete, come vedremo insieme fra poco dai dati della ricerca, non tutte riescono a focalizzarsi su questi temi allo stesso modo, ma di certo questa è la strada che alla fine porterà dei risultati. E in questo racconto, la ricerca ci dice anche che in questi anni le aziende, in modo corretto, hanno studiato e capito quali fossero le piattaforme più adeguate per la propria azienda. E infatti notiamo un’avanzata di Instagram in termini di presenza e un calo, in termini di aggiornamento dei contenuti, di Twitter che in 4 anni registra un calo del 30%.

    L’e-commerce proprietario fatica ancora (solo 3 su 10), le aziende del settore esternalizzano il servizio invece di creare una sezione all’interno del proprio sito. Mentre si affaccia la blockchain come opportunità in arrivo per le certificazioni. Ma vediamo meglio i dati della ricerca.

    vino digitale social media franzrusso.it 2018

    Vino e Digitale 2018: Social Media e web

    Come detto all’inizio, si registra una rilevante crescita di Instagram: 15 aziende su 25 gestiscono un canale nel 2018, contro le sole 6 del 2014. In crescita, Facebook rimane il canale più amato (oggi 21 aziende contro le 17 del 2014), seguito da YouTube (18 vs le 15 del 2014) e Twitter (oggi 15 contro le 11 del 2014). Come in passato, solo poche aziende (3 come detto prima) presentano una sezione dedicata all’e-commerce sul proprio sito: la maggioranza delle cantine preferisce affidare le vendite online a piattaforme esterne specializzate. 9 aziende presenti su Wikipedia contro le 3 del 2014.

    Crescita verticale del numero di follower e iscritti su tutte le piattaforme utilizzate dalle prime 25 aziende per fatturato, evidenziando come le cantine abbiano investito sui propri canali social negli ultimi 5 anni. Alcuni dati, i follower Facebook ammontano oggi in aggregato a 3.333.627, +657% rispetto ai 440.999 del 2014. Crescita importante soprattutto per Instagram, che assiste a un vero e proprio boom di follower, 63.064 nel 2018, contro i soli 746 del 2014 (+8.354%). Trend positivi anche per Twitter e YouTube, rispettivamente con oltre 27.000 e 4.000 follower in più.

    [Leggi anche le ricerche “Vino e Digitale” del 2014 – 2015 – 2016 2017]

    L’analisi ha messo in luce anche una maggiore attenzione alla frequenza di aggiornamento sul canale Facebook: il 72% delle cantine propone oggi contenuti su base settimanale, rispetto al 65% del 2014. Stabile la situazione su YouTube: la maggioranza delle aziende (73%) preferisce concentrare i propri sforzi altrove, limitandosi alla pubblicazione su base mensile o sporadica. In calo la frequenza di aggiornamento su Twitter del 30%: nel 2014 il 91% delle aziende proponeva Tweet su base almeno settimanale, oggi solo il 60%.

    Nel 2018 il 64% delle aziende parla di vitigni autoctoni (19% nel 2014), e il 40% suggerisce enoteche, percorsi e degustazioni, contro il 15 % del 2014. Infine, il 76% presenta una sezione del proprio sito dedicata alla sostenibilità con focus su agricoltura sostenibile, efficienza energetica, certificazioni e attenta gestione delle risorse naturali.

    Vino e Digitale: lingue, e-commerce e chat

    La quasi totalità delle aziende (24 su 25) presenta nel 2018 siti in almeno due lingue, tipicamente italiano e inglese, mentre un’azienda su tre anche in tedesco, cinese a 1 su 25 (stabile). Ancora fermo l’e-commerce diretto: solo 3 aziende hanno adottato piattaforme di vendita sul proprio sito contro le 2 del 2014.

    Da segnalare un aumento di chat dedicate, quasi tutte su Messenger, che possono favorire il dialogo in tempo reale indirizzando gli utenti verso informazioni per loro rilevanti (come ricerca e educazione su prodotti, eventi delle cantine, disponibilità di visite guidate, etc.). Nel 2018 ne fanno uso ben 16 aziende su 25, quando lo scorso anno ne segnalavamo l’assenza.

    Vino e Digitale: la classifica

    La classifica di come le aziende del vino stanno adottando il digitale, considerano vari parametri come: presenza e utilizzo di piattaforme online, tra cui Facebook, Youtube, Twitter, Instagram, sito mobile, e-commerce, video e Wikipedia; numero di fan/iscritti/follower sui 4 principali canali social Facebook, Youtube, Twitter, Instagram; frequenza di aggiornamento dei propri profili social; visibilità nei motori di ricerca, Look & Feel dei siti, ruolo della territorialità online, riferimenti a iniziative riguardanti vitigni autoctoni e sostenibilità, sito multilingua e assistenza clienti tramite chat e chatbot online. Da questa si nota che Frescobaldi si conferma ancora al primo posto, lo era infatti anche lo scorso anno, seguita poi da Mionetto che fa un balzo in un anno di 5 posizioni, lo scorso anno era infatti in 7° posizione. Terza Masi Agricola, prima nell’edizione 2016, che conferma la stessa posizione dello scorso anno.

    vino digitale 2018