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  • Su Twitter i due terzi dei link sono condivisi da bot

    Su Twitter i due terzi dei link sono condivisi da bot

    Un recente studio di Pew Research ha evidenziato che su Twitter i bot sono molto più attivi degli account umani a condividere link. Dalla ricerca, effettuata nell’estate del 2017, emerge che il 66% dei tweet contenenti link viene condiviso da account automatizzati.

    In effetti non è un segreto che su Twitter i bot siano particolarmente attivi, è cosa abbastanza risaputa. Ma l’aspetto interessante dello studio di Pew Research, realizzato nell’estate del 2017, è che il 66% dei tweet contenenti link viene condiviso da account automatizzati. Quindi 2 tweet su 3. Attenzione, per non entrare in confusione, è molto facile infatti, non si parla di tutti i tweet condivisi, ma solo quelli contenenti link. E’ molto semplice infatti generalizzare e dire che “i due terzi de tweet sono condivisi da bot”, ma non è così come vedremo subito insieme.

    La ricerca ha esaminato 1,2 milioni di tweet con collegamenti URL per determinare in che percentuale avvenisse la condivisione dai bot su Twitter. Utilizzando Botometer e un programma per seguire ogni link condiviso fino alla sua destinazione, la ricerca ha poi isolato 2.315 siti tra quelli più condivisi. Da qui Pew Research è arrivata a queste conclusioni.

    twitter link bot getty images

    Come detto già in apertura del post, il 66% dei dei tweet con link vengono condivisi da bot e si parla di diverse tipologie di contenuti come contenuti per adulti, sport, contenuti commerciali e anche tweet che reindirizzano su twitter.com. Si può affermare quindi che gli account automatizzati sono più prolifici degli account umani nella condivisione di link.

    Di quel 66% di link condivisi da bot ci sono anche contenuti relativi a news ed eventi. Comunque in percentuale inferiore a quanto riscontrato per contenuti per adulti (90%), sport (76%) e prodotti commerciali (73%). Ma in misura superiore, invece, a quella dei siti che si occupano di celebrità (62%), organizzazioni o gruppi (53%) o collegamenti interni a Twitter.com (50%). Rimanendo sulle notizie e eventi attuali, quelli che hanno ottenuto una percentuale più bassa, del 57%, sono link a contenuti politici.

    Altro elemento che emerge dalla ricerca è che 9 link su 10 (89%), pubblicati da bot e non da umani, riportano a siti di aggregazione di notizie. Si tratta di quei siti che spesso riportano una schermata o un’immagine di una notizia ripresa da un altro sito con una descrizione ripresa dalla notizia originale.

    twitter link bot

    Ma veniamo all’elemento emerso dalla ricerca che, forse, risulta essere il più interessante. E cioè che un piccolo numero di bot molto attivi sono responsabili di una grande quota di link che riportano ad importanti siti di news e informazione. In pratica, 500 account bot più attivi erano responsabili del 22% dei collegamenti twittati a siti di informazione e attualità durante il periodo di ricerca. Dal confronto emerge poi che 500 account umani più attivi sono stati responsabili di solo il 6% dei link che riportano verso questi siti.

    Tanto per essere chiari, la ricerca non vuole mettere in evidenza che questo sia il male, anzi. Lo studio di Pew Research evidenzia che questi sono i bot buoni che non fanno altro che, in maniera automatizzata, aggornare gli utenti. La ricerca poi ne segnala qualche esempio positivo come quello di Netflix (@netflix_bot), della CNN (@attention_cnn), del Metropolitan Museum (@MuseumBot).

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    E’ quindi uno studio che si concentra sul mezzo, con interessanti indicazioni certo. Il problema è che certi bot rischiano poi di spingere il pubblico verso certe direzioni. Magari la prossima volta lo studio potrà mostrarci come gli account umani condividono i contenuti politici. I russi si sono serviti molto dei bot per esercitare la loro influenza, e non solo i russi. Lo scorso novembre Marc Owen Jones, professore dell’Istituto di studi Arabi e Islamici della Exeter University (UK), ha documentato come un’inondazione di account Twitter simili a bot abbia finito per amplificare un tweet del presidente Donald Trump a sostegno della leadership dell’Arabia Saudita.

    Insomma, che i bot siano particolarmente attivi su Twitter non è una novità, già lo scorso anno uno studio della University of Southern California aveva specificato che il 15% degli account sul totale fossero dei bot, ossia circa 48 milioni.

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  • Italiani e Social Media, 1 utente su 3 non distingue la pubblicità dai contenuti

    Italiani e Social Media, 1 utente su 3 non distingue la pubblicità dai contenuti

    Blogmeter ha realizzato l’edizione 2018 dell’interessante ricerca, “Italiani e Social Media”, uno spaccato su come gli italiani si relazionano con i Social Media. La ricerca individua due categorie social: quella “di cittadinanza”, dominata da Facebook, e quella “funzionale”, dove figurano Trip Advisor e Messenger. Inoltre, 1 utente su 3 non distingue la pubblicità dai contenuti.

    Blogmeter ha presentato l’edizione 2018 della ricerca annuale “Italiani e Social Media“, uno spaccato attraverso il quale conoscere e comprendere come gli italiani si relazionano con i Social Media. La ricerca è stata realizzata attraverso interviste a 1.500 utenti, tra i 15 e i 64 anni, iscritti ad almeno un canale social.

    La ricerca individua due categorie di social: quelli di cittadinanza e quelli funzionali. I social di cittadinanza sono quelli che gli italiani usano più spesso, sono quelli che contribuiscono a definire le nostre identità di relazione. Questa categoria è dominata da Facebook, indicato dall’84% del campione intervistato come il social più usato. A seguire, YouTube (58%) e Instagram, quest’ultimo cresce in un anno del 6%, passando dal 40 al 46%. Restando sempre nella categoria “social di cittadinanza”, WhatsApp continua a giocare un ruolo importante e passa dal 91% al 94% di utilizzo quotidiano: per gli utenti questo è un considerato un social (nel senso di relazione) e non un semplice servizio di messaggistica.

    L’altra categoria social individuata dalla ricerca è quella “funzionale”, in questa categoria vengono considerati tutti quei social che riescono a soddisfare un bisogno specifico e del momento, come può essere la ricerca di un ristorante o di un hotel. Ed infatti, qui scopriamo che i principali sono Trip Advisor e Facebook Messenger, i quali crescono entrambi del 4%, rispetto al dato registrato lo scorso anno.

    social media social cittadinanza funzionali

    Notate come per Twitter la percentuale di chi lo usa “più volte al giorno” e di chi lo usa “ogni tanto” è quasi identica: 28% e 27% (lo scorso anno era 26% e 31%, c’è un piccolo miglioramento). Una simile proporzione la si riscontra anche per quanto riguarda Pinterest (lo scorso anno 15% e 17%). E per LinkedIn è praticamente identica: 23% (anche se lo scorso anno era 20% e 25%) tra gli lo usa ogni giorno e chi lo usa ogni tanto. Google Plus viene usato come Trip Advisor, la percentuale di chi lo usa ogni tanto (38%) e più alta di quelli che lo usano ogni giorno (23%), e anche questa è una notizia.

    I motivi per cui gli Italiani usano i Social Media

    Dalla ricerca emerge una polarizzazione: il 42% degli intervistati dichiara di limitarsi a leggere contenuti altrui, il 13% afferma di scrivere prevalentemente propri post, senza particolare attenzione a quelli degli altri. Il restante 45% legge, scrive o commenta. Facebook si conferma il social preferito per una pluralità di scopi. Tra le novità spicca la preminenza per leggere e condividere recensioni, che lo vede preferito anche a Trip Advisor. Instagram è il social di riferimento per seguire le celebrity (in crescita rispetto al 2017); YouTube e Pinterest invece sono utilizzati per trovare stimoli e idee. Crescono le menzioni di Facebook Messenger (+7%) come canale per comunicare con le aziende.

    1 utente su 3 non distingue la pubblicità dai contenuti

    La pubblicità su Facebook e Instagram è considerata dagli utenti italiani utile come fonte di stimoli rispettivamente per il 26% e il 33% degli intervistati. Però dalla ricerca emerge un dato che diventa automaticamente il più rilevante. Ed è il fatto che su questi canali molti utenti tendono a non distinguere la pubblicità dai contenuti, un dato che vale per 1 utente su 3. Su questo bisognerebbe aprire una profonda riflessione per quanto riguarda la capacità degli utenti nel prestare attenzione a quello che leggono e per quanto riguarda i creatori di contenuti.

    social media pubblicità

     

    Notate le risposte: “non ci faccio caso” (Facebook 33%, Instagram 34%), mentre la pubblicità veicola “suggerimenti utili” (Instagram 33%, Facebook 26%).

    Mentre invece viene considerata in modo più critico la pubblicità su YouTube, ritenuta fastidiosa dal 75% degli intervistati.

    Nel 2018 l’e-commerce si conferma fortemente correlato all’uso dei social: chi acquista frequentemente online è tra i più frequenti utilizzatori dei social network. Rispetto all’anno scorso cresce la quota di chi dichiara di acquistare cosmetici e prodotti per la persona (+6%), prodotti per animali domestici (+4%), pasti a domicilio (+3%) e articoli per bambini (+3%). Il 50% degli intervistati ritiene che incrementerà i propri acquisti online nell’anno a venire.

    La ricerca si sofferma anche su quelle che sono le icone social e, da questo punto di vista, gli intervistati indicano tra le personalità che seguono di più, e cioè: Chiara Ferragni e Clio Zammatteo; la terza personalità influencer per citazioni è anche quest’anno Gianni Morandi.

    I nativi digitali, la Generazione Z dei ragazzi tra i 15 e i 24 anni, confermano i dati della ricerca: il 95% degli intervistati utilizza WhatsApp tutti i giorni e il 75% usa anche con Instagram. Per il 37% dei giovanissimi la pubblicità su social media, quali Facebook e Instagram, risulta utile e il 5% ha ammesso di aver acquistato prodotti perché visti sui profili social di una social icon. Questa categoria di utenti preferisce comunicare con le aziende utilizzando servizi di messaggistica istantanea, in misura decisamente maggiore rispetto ad altre fasce d’età. Un dato che conferma il fatto che per questa generazione la dimensione digitale è una e non ce ne sono altre, come viene ritenuto invece dalla altre generazioni.

  • Entrano in vigore le nuove regole su Twitter: si rischia la sospensione per Spam

    Entrano in vigore le nuove regole su Twitter: si rischia la sospensione per Spam

    Da oggi entrano in vigore le nuove regole su Twitter e quindi bisognerà prestare molta attenzione su alcuni aspetti. In particolare, bisognerà fare molta attenzione a non pubblicare più contenuti duplicati, menzioni, risposte “su un unico account” oppure creare account duplicati o molto simili. E’ forte il rischio di sospensione per Spam.

    E’ bene che tutti coloro che operano su Twitter, in particolar modo blogger, social media manager, influencer e altri si segnino la data del 23 marzo, perchè da oggi su Twitter le regole cambiano drasticamente. Come sappiamo bene, uno dei grandi vantaggi di Twitter è quello di poter veicolare i propri contenuti in momenti diversi, un modo per agganciare un pubblico sempre più esteso che possa essere interessato a ciò che condividiamo. Un lavoro che farlo manualmente è davvero faticoso. Allora, nella gran parte dei casi, di passa all’operazione di “scheduling“, quindi di programmazione della pubblicazione dei contenuti, facendoci aiutare da app che rendono il tutto molto più semplice.

    Questa è un’operazione che adottano in tanti, blogger e social media manager in primis. In alcuni casi, per rendere il messaggio più condiviso possibile, si passati ad utilizzare lo stesso contenuto, o comunque molto simile, utilizzando uno o più account. Quindi lo stesso contenuto che veniva condiviso da account diversi, in orari e giorni diversi. Utilizzando proprio le app di gestione e programmazione dei contenuti.

    twitter nuove regole account spam

    Bene, fatta questa premessa, doverosa, da oggi tutto questo su Twitter non sarà più possibile, il rischio è la sospensione dell’account per Spam. La regola adesso parla chiaro, infatti nella sezione dedicata proprio allo Spam c’è un punto molto chiaro, questo:

    Ecco alcuni fattori che prendiamo in considerazione per determinare se il comportamento attuato è considerato spam: (…)

    – pubblichi risposte, menzioni o contenuti duplicati (o molto simili) su più account o più aggiornamenti duplicati su un unico account oppure crei account duplicati o molto simili;

    Sembra molto chiaro, se prima Twitter chiudeva un occhio quando si condividevano contenuti anche duplicati sullo stesso account o da account duplicati, da oggi non sarà più possibile. Il rischio di vedersi sospeso l’account per Spam è molto alto. Tra l’altro, qualche giorno fa, il 10 marzo, Twitter ha sospeso per questo motivo decine e decine di account, anche in Italia, anche fino a 48 ore. Badate che stiamo parlando di account che non sono soliti condividere spam, tutt’altro. Il fatto era che l’algoritmo, aggiornato alle nuove regole, “leggeva” e interpretava quel modo di condividere come Spam e, quindi, procedeva alla sospensione.

    Vi è poi un altro punto critico da tenere in considerazione, questo:

    pubblichi più aggiornamenti su un argomento popolare o di tendenza con l’intenzione di sovvertire o manipolare l’argomento per dirottare il traffico o l’attenzione verso account, iniziative, prodotti o servizi non correlati;

    E non manca anche una regole più ferrea per quelli che sono soliti seguire o smettere di seguire account in maniera quasi maniacale, spesso appoggiandosi ad app di terze parti:

    hai seguito e/o smesso di seguire un gran numero di account in un breve lasso di tempo, in particolare avvalendoti di mezzi automatizzati (following o abbandono di follower aggressivo);

    E sono proprio le app di terze parti che in questi giorni stanno allertando gli utenti visto l’importante aggiornamento che da oggi entra in vigore. Parliamo di app come Crowdfire App e simili, come Hooutsuite ad esempio, TweetDeck (l’app di Twitter), ma ci sono anche app che permettono di condividere tweet programmati dal proprio blog (su WordPress) che invitano a fare attenzione, aggiornando l’app alle nuove regole di Twitter.

    Allora, ricapitolando, da oggi, in seguito alle nuove regole di Twitter, non è più consentito pubblicare contenuti identici o sostanzialmente simili su più account. Di conseguenza, tutti i tutti per la gestione dei contenuti non permettono più agli utenti di inviare lo stesso messaggio da più account Twitter.

    Il consiglio, se avete programmato dei contenuti per i prossimi giorni, è quello di cancellare tutti i contenuti identici e tutti i contenuti duplicati da condividere da più account. Fatelo per non rischiare di sospendere l’account Twitter vostro o quello dell’azienda che state seguendo.

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    [L’immagine di copertina è realizzata da @franzrusso, si prega di citare la fonte; qualora i leggimi proprietari dei loghi la reputassero inopportuna, verrà rimossa immediatamente]

  • Instagram riporta in alto sul feed gli ultimi post e presenta il tasto New Posts

    Instagram riporta in alto sul feed gli ultimi post e presenta il tasto New Posts

    Instagram introduce delle novità per rendere più interessante il feed. La prima novità, quella più interessante, è la modifica dell’algoritmo in modo da avere i post più recenti in alto sul feed. La seconda è l’introduzione del tasto “New Posts”, premendo il quale si potrà aggiornare il feed in maniera autonoma.

    Instagram introduce delle novità che dovrebbero rendere più interessante la consultazione del feed, il cui algoritmo, in relazione agli ultimi aggiornamenti, lo ha reso forse più statico e meno dinamico. Un feedback che molti utenti hanno riferito a Instagram ed ecco che qualcosa si muove per renderlo più dinamico.

    La prima novità riguarda proprio la modifica dell’algoritmo in modo tale da avere gli ultimi post in alto sul feed. Capita spesso, infatti, che sia difficile risalire, dal feed, all’ultimo post del vostro account preferito, spesso è necessario visitare proprio l’account. Con questa novità sarà molto più facile visualizzare subito l’ultimo post dell’account che seguite particolarmente, senza dover scrollare di continuo. Non si tratta di un ritorno al feed cronologico, ma è un aggiornamento che molti utenti apprezzeranno.

    instagram new posts feed

    E, sempre in materia di feed, Instagram introduce anche un’altra novità ed è quella dell’introduzione del tasto New Posts, un modo per gestire autonomamente l’aggiornamento del feed. Capita alle volte che il feed si aggiorni e l’utente venga sbalzato in alto, perdendo poi il post che stava guardando. Con questa funzionalità l’aggiornamento del feed sarà ad opera dell’utente.

    Si tratta di due novità che sono correlate fra loro. Infatti, premendo il tasto “Nuovi Post” (immaginiamo che sia questa la traduzione italiana), automaticamente visualizzeremo per primi i nuovi post degli account che seguiamo.

    Negli ultimi due anni, da quanto Instagram ha modificato l’algoritmo nel 2016 mettendo in rilevanza i contenuti più popolari, in molto si sono lamentati del fatto che il feed avesse perso un po’ di freschezza. Ecco, forse adesso un po’ di quella freschezza la si può recuperare.

  • Secondo il co-fondatore di WhatsApp è tempo di cancellare Facebook

    Secondo il co-fondatore di WhatsApp è tempo di cancellare Facebook

    Brian Acton, che ha fondato WhatsApp insieme a Jan Koum, ha scritto in un tweet: “It’s time. #deletefacebook”. Secondo Acton, in seguito allo scandalo Cambridge Analytica che ha travolto il social network più usato al mondo, è arrivato il momento di cancellare Facebook.

    Lo scandalo Cambridge Analytica non accenna a rallentare la sua intensità, anzi. Ormai da giorni Facebook è nell’occhio del ciclone, è sufficiente ricordare quanto è successo a Wall Street in questi giorni dove il titolo ha perso, in termini di valore di capitalizzazione, quasi 50 miliardi di dollari. Il caso cresce sempre di più e ora il parlamento inglese e quello europeo convocano il fondatore Mark Zuckerberg perchè chiarisca meglio la vicenda. Da queste audizioni forse dipenderà l’esito di tutta la vicenda.

    Come dicevamo, le polemiche non accennano a diminuire e a gettare benzina sul fuoco adesso arriva anche il co-fondatore di WhatsApp, Brian Acton. Ricordiamo che proprio Facebook comprò nel 2014 WhatsApp da lui e da Jan Koum per 16 miliardi di dollari. Acton oggi non fa più parte di WhatsApp, a differenza di Koum che ne è il CEO, e cura un progetto legato ad una sua fondazione. Possiede un patrimonio di 6,5 miliardi di dollari e il mese scorso ha investito 50 milioni di dollari su Signal, un’app che si presenta come alternativa a WhatsApp.

    delete facebook cancellare facebook

    Brian Acton ieri, dal suo profilo Twitter ha scritto: “It’s time. #deletefacebook“. Secondo Acton, questa vicenda sta facendo maturare i tempi per cui è il momento di cancellare Facebook.

    L’hashtag #deletefacebook ha cominciato a fare la sua comparsa nei primi giorni del caso Cambridge Analytica, diventando sempre più condiviso dal 19 marzo. Adesso il tweet di Acton è quello che ha ottenuto il livello più alto di interazioni e non vi è dubbio che verrà usato come “manifesto” legato a questa discussione.

    Acton scrivendo che è arrivato il momento di cancellare Facebook è ben consapevole che se ciò avvenisse, significherebbe anche la fine di WhatsApp, l’app che ha contribuito a far nascere. Non si capisce se si tratta di una opinione personale oppure se ritiene che sia arrivato il momento di superare il modello di social imposto da Facebook in questi anni. Al momento si possono fare solo delle ipotesi, non essendoci altre sue dichiarazioni chiarificatrici.

    Del resto, è ben nota la sua posizione a difesa della privacy che si è sempre manifestata ostacolando qualsiasi tipo di advertising su WhatsApp, all’epoca in cui operava al suo interno. Per il semplice motivo, come scrisse nel 2012 proprio sul blog di WhatsApp, “ricordate nel momento in cui prende piede la pubblicità, allora il prodotto siete voi“. Un principio che abbiamo ben compreso in questi anni, mettendo sempre in guardia gli utenti che i nostri dati sono preziosi, al punto da diventare “moneta di scambio”. Il “trucco” che abbiamo sempre consigliato era quello di far sapere agli altri solo ciò che noi vogliamo che si sappia, non tutto. Un modo per mantenere piena consapevolezza di ciò che si condivide sui social media.

    Il pensiero di Brian Acton per la verità non è solitario, da giorni negli Usa su tutti i network ci si interroga se questa vicenda, se questa crisi possa davvero portare alla distruzione di Facebook. Per non dimenticare Chamath Palihapitiya, ex digerente di Facebook che lo scorso anno affermò che Facebook ah contribuito a creare “strumenti che stanno lacerando il tessuto sociale che fa funzionare le nostre società”. Un’affermazione che fece davvero molto discutere.

    Facebook non scomparirà, almeno non con questa vicenda. E’ plausibile pensare che questa storia dovrà mettere fine ad un modello che va ripensato, che sia più rispettoso della privacy degli utenti. Questo sì.

    Ma voi che ne pensate? Pesante anche voi che sia arrivato il momento di cancellare Facebook?

  • Giornata nera a Wall Street, in calo i titoli tech trainati dal crollo di Facebook

    Giornata nera a Wall Street, in calo i titoli tech trainati dal crollo di Facebook

    E’ una giornata nera a Wall Street per tutti i titoli tech, trainati dal calo di Facebook. Il titolo FB è in calo al momento del 7,5%, portandosi dietro Twitter (-2,3%), Alphabet (-3,65%), Apple (-1,70%), Microsoft (-2%), Amazon (-2,16%). Il caso Cambridge Analytica sta facendo sentire il suo peso anche sul mercato.

    Il Cambridge Analytica inevitabilmente sta facendo sentire i suoi effetti anche a Wall Street. Il titolo Facebook (FB) in questo momento sta perdendo il 7,5%, un calo pesante che sta finendo per portarsi dietro anche altri titoli tech. Infatti, per il settore, a Wall Street questa è una giornata nera. A far registrare perdite ci sono anche Twitter (-2,3%), Alphabet (-3,65%), Apple (-1,70%), Microsoft (-2%), Amazon (-2,16%); ma anche Snapchat (-3,6%), Netflix (-2%), Adobe (-1,9%), eBay (-1,06%), Akamai (-1,95%), Altaba (-2,23%), Salesforce (-1,5%), Alibaba (-1,4%). E l’elenco potrebbe continuare.

    La notizia del calo di Facebook ha cominciato a fare il giro del mondo quando era già a -4%, ma col passare dei minuti il titolo ha fatto registrare sempre più un calo pesante. Tutti gli indici Nasdaq e Dow Jones sono in calo.

    Da venerdì, da quando Facebook ha provveduto prima a oscurare Cambridge Analytica, l’attenzione è puntata su come Menlo Park intende spiegare il “furto” di dati di 50 milioni di americani, usati poi per spot politici mirati e per influenzare gli elettori. Da oggi le autorità Usa e quelle di Uk stanno mettendo pressione all’azienda Facebook perchè spieghi come è potuto accadere una situazione simile.

    facebook cambridge analytica wall street

    Facebook sospende Cambridge Analytica, società britannica che si occupa di analisi e big data, che avrebbe raccolto dati da 50 milioni di utenti con un sondaggio “tranello”, dati che sarebbe poi serviti per manipolare l’esito delle elezioni presidenziali vinte da Donald Trump. Ma Facebook sostiene di aver ricevuto rassicurazioni dall’azienda inglese che quei dati sarebbero stati cancellati. Ora, perchè sospendere l’azienda oggi e non nel 2015, quando l’azienda raccolse quei dati? E’ questa la domanda che al momento tutti si stanno facendo, sopratutto i parlamentari americani e inglesi, in grande pressing su Facebook.

    Un altro esempio di quanto si alta la pressione su Facebook e di come in realtà da Menlo Park facciano trasparire molto nervosismo. L’ultimo esempio lo segnala The Intercept, infatti Facebook ha cancellato la sezione dedicata alle storie politiche di successo, cioè quelle che grazie all’uso del social network sono riuscite ad emergere ed ottenere risultati elettorali. Anche in questo caso è stata data una spiegazione molto evasiva.

    Christopher Wylie facebook cambridge analytica
    Christopher Wylie

    L’attenzione di tutti i media e bloggers del settore è anche sulla figura che ha rivelato tutto il meccanismo che aveva messo in campo Cambridge Analytica, è cioè Christopher Wylie, ex dipendente dell’azienda inglese, l’uomo che materialmente ha escogitato il meccanismo, personaggio di cui si sentirà parlare ancora.

    Ma adesso l’attenzione è tutta su Facebook e su come supererà questa crisi. Le pressioni di Usa e Uk puntano ad una nuova regolamentazione, ipotesi che gli analisti finanziari vedono come un ulteriore segnale di “problemi sistemici” di Facebook.

    Staremo a vedere come Facebook supererà questa crisi, di certo non è la fine del social network, è senza dubbio un momento importante in cui valutare una nuova fase. Questo sì.

  • Le condivisioni sui Social Media sono in calo, meglio puntare sulla qualità

    Le condivisioni sui Social Media sono in calo, meglio puntare sulla qualità

    Le condivisioni sui Social Media sono in calo, è un dato inconfutabile che chiunque gestisca un sito o un blog può constatare. E anche le visualizzazioni delle pagine, come rileva nel suo “Content Trends Report 2018” Buzzsumo. La saturazione dei contenuti porta sempre più verso una riduzione dell’attenzione del pubblico, quindi verso una riduzione delle condivisioni.

    Per gli gestisce un sito di informazione o per i blogger questa notizia forse sarà già risaputa, un dato con cui, forse staranno combattendo già da qualche mese. La notizia è che le condivisioni sui social media sono in calo. Il dato emerge, in maniera chiara, dal nuovo report di Buzzsumo “Content Trends Report 2018“. E notizia nella notizia è che, per la prima volta, si nota un calo delle visualizzazioni delle pagine, dato però che riguarda solo i siti e blog che si poggiano su wordpress.com. Molti dei blogger e dei siti di informazione però poggiamo sulla versione estesa di WordPress, ma il dato, per certi versi può essere riscontrato anche in questa circostanza.

    Il dato del calo delle condivisioni Buzzsumo lo ha rilevato considerando 100 milioni di articoli pubblicati da gennaio a novembre 2017 e comparandoli con lo stesso periodo del 2015.

    Questi due grafici dimostrano in effetti il calo nelle condivisioni. La ricerca mostra come solo una piccola parte dei contenuti pubblicati riesca ad ottenere un numero di condivisioni alte.

    curva condivisioni social media buzzsumo

    Il primo grafico rappresenta la distribuzione dei contenuti sui social media.

    istogramma condivisioni social

    Invece, l’istogramma che vedete qui sopra ci mostra che solo una piccolissima parte riesce a raggiungere le 350 condivisioni, il restante 95% registra condivisioni molto basse.

    calo condivisioni buzzfeed

    Guardate, questo in alto è il calo delle condivisioni di Buzzfeed.

    Se la notizia è questa, la domanda che viene spontanea è: “perchè?”. Prima di passare ad una possibile risposta, sapete che per blogger e siti di informazione il dato relativo alle condivisioni sui social media è di grande importanza, per il fatto che costituisce il dato più visibile, quello che balza subito agli occhi del lettore realizzando una equazione che spesso, o comunque non sempre, non corrisponde a qualità. E cioè: più è condiviso, più è interessante. Non è sempre così. E su questo ci si potrebbe ragionare per mesi.

    Ma restiamo sempre sulla notizia, come sapete ormai da più di 2 anni Twitter ha eliminato il contatore delle condivisioni, cioè di quante volte il contenuto viene twittato. Il tutto per risparmiare risorse in quanto quei contatori assorbono molta energia dai server. Fu un vero panico. Successivamente fu la volta di Google+, e qui, per la verità nessuno (o quasi nessuno) se ne accorse, si proseguì come se niente fosse. All’inizio del mese di febbraio è stata la volta di LinkedIn a togliere il contatore di quante volte il contenuto venisse condiviso sulla piattaforma, lo riportava l’amico Riccardo Scandellari sulla sua pagina Facebook, complicando ancora di più le cose. Sembra che al momento come contatore ancora attivo sia rimasto quello di Facebook.

    Ora, fatta questa premessa che aiuta a comprendere il contesto (anche se può sembrare solo in parte scollegata da questa notizia), arriva il report di Buzzsumo a dirci che le condivisioni sui social media sono in calo. E la spiegazione è presto detta, e ci avvaliamo di un grande esperto come Mark Schaefer il quale sostiene che tutto questo era prevedibile, per il semplice motivo che l’aumentare dei volumi di contenuti pubblicati avrebbe avuto come conseguenza il calo d’attenzione da parte del pubblico. Questo si riversa direttamente sul conseguente calo delle condivisioni. Quello che sostiene Schaefer, e che constatiamo anche nella nostra attività qui su InTime, è che è vero che si deve essere primi a dare una notizia, ma alo stesso tempo di deve essere originali. E questo è in effetti molto difficile.

    calo condivisioni social media buzzsumo

    Qualche consiglio su come agganciare una notizia calda, con qualità

    Fateci caso, quando una notizia comincia ad essere “calda” vedete che in poco tempo comparirà, quasi come un continuo copia-incolla, più o meno ovunque. In quel momento il lettore ha già avuto la notizia, l’ha già letta. Se si dovesse tentare di riportare la notizia, perchè importante e in linea con la propria linea editoriale, allora è necessario fare uno sforzo di qualità notevole. E come? Intanto conviene lanciarsi sulla scia se si conosce bene il tema che si sta trattando, dare un’orizzonte storico ad una notizia, anche appena uscita, è sinonimo di conoscenza dell’argomento e il lettore se ne accorge. A quel punto, conviene arricchire, in maniera abbastanza veloce, tutto dando il proprio punto di vista, dare un tocco personale ad una notizia di cui tutti già parlano ma che, per la fretta, omettono alcune considerazioni importanti. Questo si traduce in un contenuto di qualità. Ma, badate bene, tutto deve essere fatto in velocità.

    Altro consiglio è quello di, data una situazione in cui tutti parlano di quella notizia, di puntare su un tema ristretto, di nicchia, alla vostra portata, a quel punto andrete a sparigliare le carte in tavola. Anche questa è una strategia difficile da mettere in pratica, ma estremamente efficace. In questa strategia vale molto puntare su community di nicchia e puntare, quindi, sui gruppi di Facebook, ad esempio.

    Di fatto, in questa difficoltà si trovano anche agenzie e marketers che troveranno grandi difficoltà a spiegare ai clienti questo calo delle condivisioni che va a confluire in un calo delle metriche generale. Il dato che emerge è che si deve andare oltre a questa visione che abbiamo avuto finora, si deve cominciare a ragionare su nuove metriche, come appunto al costruzione di una community interessata, si deve ragionare in termini di qualità e dare valore e significato alla SEO, spesso dichiarata per morta in questi ultimi anni. Qualche settimana fa riportavamo il dato che Facebook sta portando sempre meno traffico ai siti, tra l’altro dato che si lega bene alla notizia che stiamo dando adesso, notando anche che il search ha sorpassato i social in termini di traffico referral. Google ha sempre il suo valore.

    Ecco, alla luce di tutto questo, per quanto possa sembrare difficile, si deve cominciare a ragionare su elementi nuovi. Il valore di un contenuto non può essere più solo, e soltanto, misurato dalle condivisioni sui social. Ma c’è bisogno di guardare altrove. sarà un percorso non facile, certo, ma doveroso.

    Ovviamente, queste sono solo considerazioni su una notizia basate molto sull’esperienza diretta, che non hanno valore assoluto, esprimono solo un punto di vista. Per questo, se avete anche voi considerazioni da fare, esprimere pareri e condividere esperienze, questo è il luogo adatto per farlo. Potremo contribuire a sviluppare nuove idee.

    Potete scaricare il report da qui.

  • Alla Milano Digital Week arriva il Tram dell’Innovazione

    Alla Milano Digital Week arriva il Tram dell’Innovazione

    Alla Milano Digital Week arriva il Tram dell’Innovazione, un’iniziativa di Women & Technologies in collaborazione con ATM. A bordo di una “Carrelli” del 1928 protagonisti dell’innovazione e trasformazione digitale prenderanno parte al tour di 45 minuti per le vie del centro di Milano. E InTime è lieta di prendere parte a questa importante iniziativa.

    La Milano Digital Week ha aperto i battenti, nei prossimi giorni saranno ben 400 gli eventi che si snoderanno nella città avendo come comune denominatore il digitale e l’innovazione. All’interno dei tanti eventi, InTime è felice di prendere parte ad una bellissima iniziativa dell’associazione Women & Technologies, nata in collaborazione con ATM, l’agenzia dei trasporti di Milano, per parlare di social media, blockchain, cybersecurity, smart city, industry 4.0, intelligenza artificiale. Protagonisti dell’innovazione e della trasformazione digitale prenderanno parte al tour, della durata di 45 minuti, per le vie del centro di Milano all’interno di una “Carrelli” del 1928. E’ quindi un’occasione per parlare di futuro tenendo bene a mente quale è stato il nostro passato. Gli ambiti che saranno trattati riguardano:

    • Essere cittadino digitale a Milano
    • La rivoluzione digitale nel mondo del trasporto urbano
    • L’innovazione digitale nel sistema dei pagamenti e delle transazioni finanziarie
    • Sicurezza: come proteggersi nell’era del digitale

    tram digitale innovazione 2018

    Nella giornata di sabato sarò presente anche io per parlare di Social Media Intelligence insieme a Anna Beduschi, Marketing Office Italy Talkwalker che sostiene a sua volta l’iniziativa. Sarà un’occasione per comprendere al meglio come l’analisi delle conversazioni, dei dati che provengono dalle interazioni che nascono sui vari canali, possono nascere nuove iniziative di marketing.

    Per prendere parte al tour il consiglio è quello di registrarsi a questo link.

    sponsor tram digitale innovazione

    E questo è il programma completo delle due giornate in cui sarà in giro per Milano il Tram dell’Innovazione:

    Sabato 17 marzo – Trasformazione Digitale, inspired by users, driven by science

    • Ore 10.00: tour inaugurale
    • Ore 10.45: HYPE, in nuovo modo di gestire il denaro Gianluca Zetti, Banca Sella
    • Ore 11.30: Artigianato e Innovazione Digitale Arianna Fontana, presidente Confartigianato sezione Milano – Roberta Gagliardi, Responsabile Relazioni Istituzionali Area Competitività Confartigianato Imprese Lombardia- Patrizia Lia, Titolare di Lia Parrucche
    • Ore 12.15: Social Media Intelligence. Cosa guida la strategia di marketing delle aziende più innovative?
      Anna Beduschi, Marketing Office Italy, Talkwalker – Franz Russo, blogger, InTime
    • Ore 14.30: Smart City, Secure CityGiulia Rossi, Vodafone
    • Ore 15.15: La rivoluzione digitale del trasporto milanese: Mobility as a Service, Smart ticketing, App ATM Antonia Cotroneo, Specialista Applicazioni di Comunicazione e Mobilità, ATM S.p.A. – Antonio Patti, Digital Product Manager, ATM S.p.A.
    • Ore 16.00: Dall’io al noi: l’evoluzione delle community femminili nell’era della digitalizzazione. Vanessa Occhetti, Chiara Zini – Triumph
    • Ore 16.45: Digitale e chirurgia robotica. Franca Melfi, professore di chirurgia toracica dell’Università di Pisa, responsabile del Centro multidisciplinare di Chirurgia robotica mini-invasiva dell’Azienda Ospedaliero Universitaria di Pisa

    Domenica 18 marzo – Non solo tecnologie, ma persone: sempre connessi nel mondo virtuale eppur disconnessi nelle relazioni

    • Ore 10.00: Dalla Mano al Video, sviluppare il pensiero creativo e computazionale – Michele Ricci, Papà al Centro, Università degli Studi di Milano
    • Ore 10.45: La rivoluzione digitale del trasporto milanese: Mobility as a Service, Smart ticketing, App ATM
      Annalisa Nuovo, Responsabile Applicazioni di Comunicazione e Mobilità, ATM S.p.A. – Carmelo Scannella, Digital Product Manager, ATM S.p.A.
    • Ore 11.30: Artigianato e Innovazione Digitale Arianna Fontana, presidente Confartigianato sezione Milano-
      Roberta Gagliardi, Responsabile Relazioni Istituzionali Area Competitività Confartigianato Imprese Lombardia – Patrizia Lia, Titolare di Lia Parrucche
    • Ore 12.15: HYPE, in nuovo modo di gestire il denaro Gianluca Zetti, Banca Sella
    • Ore 14.30: La rivoluzione digitale del trasporto milanese: Mobility as a Service, Smart ticketing, App ATM Roberto Carreri, Responsabile Ricerca, Sviluppo e Gestione Applicazioni, ATM S.p.A. Carmelo Scannella, Digital Product Manager, ATM S.p.A.
    • Ore 15.15: Cos’è l’intelligenza artificiale e come può aiutare le persone a vivere e lavorare meglio Roberto Andreoli, Microsoft
    • Ore 16.00: Digitale e relazione: conflitti, negoziazione e intelligenza emotiva (1° parte) Rossella Cardinale Formatrice, Counselor e Consulente per progetti formativi – Mario F. Dotti, Avvocato, Mediatore e Facilitatore
    • Ore 16.45: Digitale e relazione: conflitti, negoziazione e intelligenza emotiva (2° parte) Rossella Cardinale Formatrice, Counselor e Consulente per progetti formativi – Mario F. Dotti, Avvocato, Mediatore e Facilitatore
  • WhatsApp, i messaggi inviati per errore adesso si possono cancellare entro un’ora

    WhatsApp, i messaggi inviati per errore adesso si possono cancellare entro un’ora

    Nel mese di ottobre dello scorso anno WhatsApp aveva rilasciato la possibilità di cancellare i messaggi inviati per errore entro sette minuti dall’invio. A distanza di mesi però l’azienda ci ripensa e decide di estendere il tempo fino ad 1 ora dall’invio.

    Lo scorso mese di ottobre WhatsApp aveva introdotto la possibilità di poter cancellare i messaggi inviati ad un utente per errore (per altro, situazione molto comune) in un lasso di tempo però ridotto, infatti il tempo a disposizione era di 7 minuti dall’invio del messaggio. Trascorsi quei minuti il messaggio non sarebbe stato più cancellabile. A distanza di mesi l’azienda, oggi di proprietà di Facebook, ci ripensa e decide di aumentare i minuti a disposizione.

    Il tempo che adesso gli utenti hanno per cancellare messaggi inviati per errore, da “Elimina messaggi per tutti“, arriva fino a 68 minuti e 16 secondi, quindi 1 ora, 8 minuti e 16 secondi. Ad accorgersi di questa novità è stato il sito WABetaInfo, notandolo su una versione beta dell’app per iPhone.

    whatsapp 1 ora elimina messaggi franzrusso.it 2018

    Così come non era chiaro il tempo di 7 minuti, adesso non è chiaro il tempo concesso dei 68 minuti, poteva essere anche di 60 minuti. I più attenti notano che il totale adesso è di 4.096 secondi, ossia 2 alla dodicesima.

    Si tratta comunque di un tempo più che sufficiente per cancellare un messaggio o, addirittura, intere conversazioni dalla chat con un amico o un’amica. Un tempo che diventa utile anche per il fatto che, a differenza dei suoi competitor, WhatsApp non permette la creazione di conversazioni segrete dove condividere messaggi che non possono essere memorizzati nè sul dispositivo del mittente, è su quello del destinatario. Infatti, questo elemento che altri hanno diventa ancora più evidente se pensiamo che se l’utente volesse cancellare il messaggio entro l’ora di tempo a disposizione, l’utente che a suo volta aveva ricevuto per sbaglio il messaggio si vedrà comparire la dicitura “Questo messaggio è stato eliminato”, lasciando il dubbio di cosa contenesse quel messaggio. Non è escluso che possano nascere poi delle incomprensioni e degli equivoci.

  • Gli italiani sono soliti guardare film e serie di Netflix dalla Tv

    Gli italiani sono soliti guardare film e serie di Netflix dalla Tv

    Netflix rende possibile la visione di film, show, serie tv praticamente da qualsiasi dispositivo, fisso o mobile. Ma, nonostante questo, gli italiani preferiscono guardarli per la maggior parte dalla propria Tv: il 54% dei contenuti, in ore, viene fruito dalla Tv. A livello globale, dopo sei mesi di abbonamento, i contenuto vengono visualizzati per il 70% dalla Tv.

    Se vi ricordate ad inizio di quest’anno, a proposito delle app più scaricate dagli italiani nel 2017, avevamo rilevato, dai dati App Annie, che l’app su cui gli italiani amano scorrere più tempo era Netflix. E in parte questo è vero, anzi, proprio Netflix ci offre la possibilità di conoscere qualche dato in più anche sul nostro paese. I dati sono stati diffusi dall’azienda di Reed Hastings durante un incontro con la stampa a Los Gatos, California, dove ha sede il colosso del video streaming. E i dati diffusi sono molto interessanti.

    Netflix ha quindi ridato nuova vita alla Tv, come mezzo. Se fino a qualche anno fa si scriveva che il mezzo televisivo sarebbe stato destinato alla pensione, ecco che invece nell’era della fruizione dei contenuti personalizzati, nel senso che ognuno è libero di costruirsi il proprio palinsesto, la Tv sta vivendo una nuova era.

    netflix su tv

    I dati diffusi da Netflix ci dicono che gli utenti abbonati, alla fine, preferiscono fruire dei contenuti proprio dalla Tv. Il dato vale anche per gli utenti italiani: il 54% dei contenuti, espressi in termini di ore, viene fruito dalla Tv. E’ questo è un dato molto interessante. Se diamo un’occhiata agli atri dispositivi gli italiani guardano contenuti Netflix per il 23% sul computer e il 13% sullo smartphone, mentre solo il 10% dal tablet.

    netflix contenuti italia

    Guardando ai dati relativi alla registrazione, gli italiani si registrano per il 36% da pc, il dispositivo forse più comodo per fare un’operazione come questa, per il 34% dal proprio smartphone, per il 22% dalla Tv e per l’8% dal tablet. Quindi ci si registra da pc, ma poi si preferisce sfruttare l’abbonamento Netflix per la maggior parte dalla Tv.

    Sono dati che spiegano anche il recente accordo tra Sky e Netflix, che permetterà agli utenti della piattaforma Sky di poter accedere a tutti i contenuti di Netflix.

    In occasione dell’incontro di Los Gatos, Netflix ha diffuso anche i dati relativi ai flussi, ossia il percorso che gli utenti compiono durante l’abbonamento, da quale dispositivo accedono fino a quale dispositivo utilizzano per la fruizione dei contenuti. Ebbene, a livello globale, tenendo conto un periodo di abbonamento di 6 mesi, il 70% delle ore di programmazione erogate in streaming arriva sul display del televisore, il 15% sul computer, il 10% sullo smartphone e il 5% sul tablet. Il pc è il mezzo più gettonato per abbonarsi con il 40%, seguito da smartphone  30%, tv 25% e tablet 5%. Sono dati simili a quelli italiani dunque.

    netflix contenuti flussi dispositivi

    Insomma, non importa il tipo di abbonamento perchè poi film, serie tv, spettacoli preferiamo guardarli sulla Tv. E voi, che dispositivo usate per vedere i contenuti di Netflix? Raccontateci la vostra esperienza.

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