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  • La Prima Impressione è quella che conta anche sui Social Network

    La Prima Impressione è quella che conta anche sui Social Network

    Anche sui Social Network e sul Web, come nella vita reale, può bastare meno di un secondo per creare quella Prima Impressione che si radicherà con forza nel tempo. In base ad alcuni comportamenti cognitivi, questa immagine diventa un pregiudizio e un potente condizionamento. Studiamo insieme come.

    Non si giudica un libro dalla copertina.”
    Un saggio detto popolare che, tuttavia, non pare essere rispettato neppure nelle interazioni della Comunicazione Digitale.
    Se nella vita offline, la vista del volto e la Comunicazione Non Verbale sono capaci di creare una Prima Impressione più articolata – e quindi forse più fedele nel tempo – ad oggi anche sulle piattaforme online quell’immagine che si forma immediatamente rimane radicalmente scolpita.
    E può bastare meno di un secondo.

    E’ la foto profilo che ci dà le informazioni necessarie a “costruire” questa immagine?
    Sì certo, ma non solo.
    Sui Social Network oggi avvengono la maggior parte delle interazioni, e questa non è una novità.
    E, come tutti sanno, qualsiasi frase, post, commento si scriva sul web è indelebile, oltre che leggibile da tutti in tempo reale.
    La dominanza attuale dei video fa comprendere meglio come la voce, le espressioni verbali usate nonché le espressioni stesse del viso siano sempre più richieste in Rete.
    Là dove in 15 secondi si può scientificamente prevedere il successo o l’insuccesso professionale di una persona, è nata anche l’epoca dei Selfie ed è così che conosciamo le persone ancor prima di incontrarle.
    Gli studi rivelano, infatti, che anche confrontandosi successivamente di persona, la Prima Impressione nata sul Web resta comunque l’informazione essenziale.
    E nonostante si stringa un legame nella vita reale offline, questa Prima Immagine stampata in noi può perdurare fino a 6 mesi, e ostinarsi a non cambiare affatto.

    social media prima impressione

    Eppure, la Prima Impressione può essere distorta, se non addirittura falsificata da fattori soggettivi e condizionamenti che allontanano dalla verità.
    Non si ha mai la seconda possibilità di fare una prima impressione“, scriveva Oscar Wilde.
    Proviamo a capire quali dinamiche psicologiche determinino questo comportamento.
    Il primo condizionamento che rende la Prima Impressione così essenziale e duratura nel tempo è quello delle Aspettative.
    Aspettative che sul Web si creano con estrema facilità, sia riguardo alla singola persona o professionista – che si dedichi o meno a coltivare il proprio Personal Branding – sia riguardo ai luoghi, per i quali ormai le recensioni traboccano.
    Il potere delle Aspettative è tale che, davanti ad un’esperienza non collimante, si crea una sorta di rifiuto cognitivo.
    Perché riscontrare la validità delle Aspettative è rassicurante e vincente.
    Proprio per questo – consciamente o meno – siamo capaci di non-vedere, di trasformare sotto i nostri occhi, perfino di falsare ciò che, a medio e perfino a lungo tempo, non rispetta la Prima Immagine.
    Tutto questo avviene perché il cervello umano etichetta ciò che non rispetta l’Aspettativa come fosse sempre un’eccezione alla regola, così da rafforzare la “regola stessa” che si è ancorata in noi.
    Pregiudizi? Sì, eccome.
    Molto difficili da abbattere per aprire la mente umana ad un incontro successivo, più prolungato e ricco di esperienza rispetto all’immagine che ormai saldata in noi.

    Un altro analogo fenomeno cerebrale è quello che riguarda i Bias Cognitivi.
    La Prima Impressione che rimane impressa può non dipendere totalmente da noi, ma da una serie di giudizi preformati che condizionano le interpretazioni di immagini e parole.
    Entra in gioco, qui, una componente parecchio più ancestrale e istintiva del cervello umano, che forma una sorta di mappa mentale dove, tuttavia, gli elementi di giudizio non sono necessariamente legati tra loro da nessi logici e coerenti.
    Una connessione non ragionevole, dopo una Prima Impressione, che pare ineliminabile e certo necessita di un lavoro psicologico sulla propria percezione per poter raggiungere una conoscenza valida.

    In accordo con altri studi universitari, si può oggi affermare che siano tre le principali e più durature Prime Impressioni del volto umano. La caratteristica dell’estroversione, quella dominante e quella attraente.
    Questo dato è rilevante per il cosiddetto Effetto Alone, altro ancestrale e innato meccanismo cognitivo, secondo il quale se un viso appare estroverso con estrema probabilità verrà associata una Prima Immagine arricchita di altre caratteristiche positive, quali in particolare la simpatia e la creatività.
    Ad un volto attraente si associa facilmente l’immagine di una famiglia ideale e di figli esemplari, mentre un immagine dominante riporta immediatamente ad una persona molto competente, ma non per forza “alla mano”.

    Ci si chiede, a questo punto, se la Prima Impressione formi sempre un pregiudizio.
    E’ nell’esperienza di tutti conoscere approfonditamente negli anni una persona e cambiare opinione. L’esperienza sconfigge quella beneamata immagine iniziale, che ci ha condizionato per tanto tempo.
    Altre volte succede – con sorpresa – che quell’Impressione riaffiori: ci si trova a dirsi “avevo visto giusto fin da subito”.
    Indubbiamente, ciò che fa la differenza nella Conoscenza è la capacità – non scontata affatto – di far dialogare le immagini interiorizzate, di integrare le percezioni avute nel tempo, completando informazioni non solo livello istintuale e cognitivo, ma soprattutto attraverso una maturità emotiva che si rivela l’unica risorsa per interagire davvero e confrontarsi.

  • Su Instagram ora è possibile salvare i contenuti in singole raccolte

    Su Instagram ora è possibile salvare i contenuti in singole raccolte

    A dicembre Instagram aveva introdotto la possibilità di salvare dei post, e oggi introduce una nuova possibilità. Nei prossimi giorni sarà infatti possibile salvare i post, sempre in forma privata, in singole collezioni. Una funzionalità simile a quella che si vede già su Pinterest. In pratica, Instagram conoscerà ancora più informazioni su ciò che piace agli utenti.

    Instragram continua a migliorare l’app e, solo stavolta, l’ultimo aggiornamento non riguarda le Stories. No, infatti riguarda il miglioramento di una funzionalità già introdotta nel dicembre scorso, ossia quella che permette di salvare i post, in forma privata. L’aggiornamento annunciato oggi, che fa parte della versione 10.16 per iOS e Android, migliora la funzionalità dando agli utenti la possibilità di salvare i post in singole collezioni. L’effetto che si vede è quello che è già utilizzabile su Pinterest, organizzando i propri post all’interno di board a tema. Nel dare l’annuncio di questa nuova funzionalità, Instagram fa sapere che da dicembre 2016 il 46% degli utenti ha già salvato almeno un post.

    instagram mobile collezioni

    Come salvare i post in collezioni su Instagram?

    L’operazione per salvare un post è già molto semplice. Mentre state scorrendo il vostro news feed su Instagram potete già salvare dei contenuti toccando sull’icona “Salva”, in questo modo potrete visualizzare il contenuto, dalla vostra bacheca, cliccando sulla stessa icona che vedete posizionate a destra, di fianco all’icona che vi segnala i post in cui siete taggati.

    instagram collezioni

    Ebbene, la novità adesso è che potete creare delle collezioni, e quindi organizzarle meglio, cliccando sul tasto “+” per aggiungerne di nuove.

    Vi starete chiedendo a che serve, vero?

    raccolte instagram

    In realtà, alcune volte si sente il bisogno di salvare qualche contenuto interessante per poi rivederlo più avanti, semplicemente per cogliere qualche dettaglio che si era perso, o anche solo per ricordarlo meglio. Ma c’è un altro piccolo dettaglio che emerge e cioè che, in questo modo, organizzando i contenuti catalogandoli, anche solo se visibili in privato, Instagram conoscerà meglio ciò che ci piace e come lo cataloghiamo. Informazioni preziose sugli utenti. Non credete anche voi?

     

  • “La Psicologia di Internet”, come i Social Network cambiano la nostra Personalità

    “La Psicologia di Internet”, come i Social Network cambiano la nostra Personalità

    La seconda edizione del libro “La Psicologia di Internet” di Patricia Wallace indaga e spiega come la Tecnologia Digitale e le interazioni sui Social Network e sul Web abbiano trasformato il nostro modo modo di comunicare, rendendolo sostanzialmente più aggressivo a causa della mancanza di un contatto diretto.

    È di recentissima pubblicazione in Italia la seconda edizione dell’opera “La Psicologia di Internet” di Patricia Wallace, edita originariamente dalla Cambridge University Press e subito tradotta in più di otto lingue.
    In questo libro, aggiornato agli ultimi e repentini cambiamenti della Rete, l’autrice si interroga e spiega come e perché la Tecnologia Digitale si rifletta sulla Personalità Umana e la cambi.

    Da una serie di approfondite ricerche presso la Graduate School del Maryland University College – dove la Wallace insegna Psicologia delle Relazioni e dell’Apprendimento – nasce, infatti, un profilo preciso della nostra Personalità sui Social Network e sul Web.

    psicologia internet social media

    In questo ritratto, il dato che principalmente emerge è la caratteristica del Narcisismo.
    Ne abbiamo già approfonditamente parlato https://www.franzrusso.it/insideweb/narcisismo-web-demonizziamo/ , e gli studi della Wallance riportano a galla quanto i Social Network possano facilmente trasformarsi in veri e propri palcoscenici in cui i feedback positivi servono ad arricchire e, più esattamente, a sostenere e rinforzare il livello di Autostima personale.

    E’ inevitabile cadere nella tentazione di voler piacere, arrivando perfino a sfalsare il vero carattere e i sentimenti genuini.
    La Comunicazione in Rete arriva a far credere che i mille “amici” siano costantemente in attesa dei nostri monologhi, tradendo così la reale natura del Web, che è quella di creare confronto e formazione in un dialogo creativo e innovativo.

    La mancanza di questo dialogo a viso aperto nasconde indubbiamente altri pericoli: quello della Solitudine, della Depressione e della Dipendenza da Internet, patologia ormai entrata anche nell’ultima edizione del Manuale Psicodiagnostico d’uso corrente – https://www.franzrusso.it/condividere-comunicare/come-perche-dipendenza-internet/ -.
    Pericoli gravi che non solo possono colpire i soggetti più deboli e gli adolescenti, come afferma la maggior parte degli studi, ma ogni individuo a qualunque età.

    psicologia internet wallace

    Le nuove Tecnologie Digitali consentono, indubbiamente, nuove e facilitanti forme di intrattenimento e di lavoro, potendo interagire sui Social Network e sul Web quando si vuole, utilizzando la Rete in qualsiasi momento: sono nate professioni ritagliate sui bisogni umani, con un risparmio enorme di energie, di costi e di tempi.
    Eppure, il poter essere sempre connessi – ancora di più con l’avvento e il dilagare dei dispositivi mobile – può facilmente comportare la perdita di attenzione, la perdita di sensibilità e di percezione.

    Si è presenti, ma non lo si è.

    Si impara a sostituire le emozioni con faccine che nascondono spesso i reali sentimenti, troppo impegnativi e delicati da esprimere veramente.
    In una corsa contro il tempo e nel desiderio di esserci sempre e ovunque, si dimentica che le relazioni umane e la comunicazione stessa hanno bisogno di tempo per esprimersi veramente, per non perdere umanità.

    Abbiamo avuto migliaia di anni di evoluzione per prendere confidenza con le interazioni umane in contesti faccia a faccia, ma appena due decenni per il mondo online diffuso su larga scala, che ora è il luogo dove si svolge l’interazione umana” scrive Patricia Wallace, andando così alla radice del problema.

    Indubbiamente Internet è un motore senza precedenti di innovazione, connessione e sviluppo umano: i vantaggi che ne derivano sono oggi visibile a tutti, nonché disponibili nella vita quotidiana per fare shopping risparmiando, per informarsi e formarsi, per mantenere i contatti con parenti e amici.

    Tuttavia, continua l’autrice, “il contatto faccia a faccia, ma c’è anche la distanza fisica, l’incertezza sul pubblico che ci vede e ci ascolta, la percezione dell’anonimato, la mancanza di un feedback immediato e gli strumenti di comunicazione che usiamo si basano principalmente su testo e immagini.”

    Ciò che manca nella Comunicazione Digitale è la Comunicazione Non Verbale, l’unica capace di non mentire mai e di dare quei feedback immediati necessari per aprirsi ad un confronto spontaneo.

    Nella Comunicazione Non Verbale arriva prima l’espressione del volto, lo sguardo nel contatto visivo,  il movimento degli muscoli corporei, un sorriso o un irrigidimento della postura, un gesto con le mani.
    La Comunicazione Non Verbale consente questo confronto, rassicurante e istantaneo, ma sfugge al nostro controllo.

    Quel controllo che la Comunicazione Digitale permette, invece, sempre, affinché testi e immagini possano riscontrare il maggior successo immediato.

    La Comunicazione Umana ha mille sfumature, permette allusioni senza offendere, permette di aprire parentesi e toni diversi nel discorso senza che il nostro interlocutore ne perda il filo.

    Ogni parola in differenti contesti può avere mille significati.
    La ricchezza del nostro Linguaggio Corporeo non ha fine.

    Gli studi della Wallace rilevano quanto l’assenza di contatto nella Comunicazione Digitale porti a rendere l’atteggiamento aggressivo fortemente dominante.

    Il bisogno umano di essere immediatamente compresi e di poter controllare le reazioni altrui, nel contesto di una comunicazione in cui manca il contatto diretto, fa alzare i toni.
    L’ironia diventa sarcasmo e il sarcasmo diventa cinismo.

    Proprio là dove basterebbe uno sguardo, un cenno del capo, una qualsiasi forma di risposta Non Verbale per far tornare l’equilibrio originario delle relazioni e interazioni umane.

    Scrive la Wallace: “è più difficile esprimersi in maniera sottile, quindi le comunicazioni appaiono più brusche e aggressive.”

    Il perché accada questo risiede proprio nella mancanza del Contatto Non Verbale, inevitabile nella Comunicazione Digitale.
    Comunicando in Rete e sui Social Network, si dimenticano i toni, le pause, gli sguardi, la vicinanza fisica, e questo porta direttamente ad un comportamento prevaricante.
    Come a dire che se non si sa come si verrà giudicati, e si teme il giudizio, è meglio aggredire per primi.

  • Facebook Messenger cresce ancora e raggiunge 1,2 miliardi di utenti

    Facebook Messenger cresce ancora e raggiunge 1,2 miliardi di utenti

    E’ di poco fa l’annuncio da parte di David Marcus, responsabile di Facebook Messenger, che l’app di messaggistica di Facebook ha superato il miliardo di utenti, raggiungendo 1,2 miliardi di utenti globali. Un annuncio che arriva dopo diverse nuove funzionalità introdotte in queste ultime settimane, come ad esempio le Stories.

    Facebook Messenger continua a crescere e dopo aver raggiunto, nell’agosto del 2016, il traguardo del miliardo di utenti la notizia è che l’app raggiunge un nuovo traguardo. Infatti gli utenti globali attivi al mese oggi sono 1,2 miliardi. Ad annunciarlo in un post su Facebook, ma anche su Twitter, è David Marcus, responsabile di Facebook Messenger. Un annuncio che arriva dopo una serie di funzionalità introdotte nelle ultime settimane.

    facebook messenger 1.2 miliardi utenti

    Ultima, in ordine di tempo, è la possibilità di effettuare pagamenti di gruppo, per ora solo negli Usa, che permette di effettuare piccole transazioni di denaro. L’utilizzo che se ne ipotizza è quello in cui si devono raccogliere soldi per una cena tra amici oppure per raccogliere soldi per fare il regalo di compleanno ad un amico.

    https://www.facebook.com/photo.php?fbid=10158682182955195&set=a.10150310032495195.569659.800665194&type=3&theater

    Altra recente novità è Live Location, ossia la possibilità di condividere la propria posizione per massimo 1 ora. La posizione può essere condivisa con un amico o un gruppo di amici, per la durata massima di 60 minuti. Si tratta di una funzionalità opzionale, sarete sempre voi a decidere cosa fare.

    Ma, forse, la novità che ha fatto sicuramente più discutere è stata Messenger Day, ossia le Stories su Messenger. Una funzionalità che dopo Instagram, WhatsApp e l’app mobile di Facebook, Menlo Park ha deciso di estendere anche all’app di messaggistica istantanea. E poi, definirla “solo” un’app di messaggistica è anche riduttivo. Come detto già altre volte, Facebook ha voluto da subito distinguere l’utilizzo che se ne può fare delle due app di messaggistica di casa. WhatsApp ricopre il ruolo della vera applicazioni con cui condividere messaggi, mentre Messenger diventa sempre più un’applicazione di utilità, viste le crescenti funzionalità introdotte in questa ottica.

    Ed è forse questo un elemento che contribuisce alla crescita di Messenger, ad un ritmo di 25 milioni di utenti al mese.

     

  • Facebook, ecco le regole da seguire contro le notizie false

    Facebook, ecco le regole da seguire contro le notizie false

    Facebook ha annunciato che da domani in 14 paesi, Italia compresa, verrà lanciato un nuovo strumento che aiuterà gli utenti ad individuare meglio le notizie false. In alto nel news feed comparirà una etichetta, “Suggerimenti contro le notizie false”, che porta a conoscere le regole per individuare meglio le fake news.

    Il tema delle fake news continua ad interessare Facebook, pesantemente coinvolto dal fenomeno, come abbiamo visto, nelle scorse settimane, e mesi, soprattutto in relazione all’elezione di Donal Trump a 45° presidente degli Stati Uniti d’America. Il tema ha anche interessato molto la giornata al Festival del Giornalismo, in corso a Perugia, dove Aine Kerr, manager global journalism partnerships di Facebook ha affermato, in sostanza, che Facebook non vuole dare spazio alle notizie false perchè “questo va contro il nostro spirito”, ci vogliono nuovi strumenti per contrastare il fenomeno. Ed ecco il nuovo strumento che viene annunciato da Menlo Park e che sarà disponibile da domani in 14 paesi, Italia compresa.

    In cima al news feed noteremo una etichetta “Suggerimenti contro le notizie false“, e quando ci si cliccherà sopra, si accederà a più informazioni e risorse, all’interno del Centro Assistenza Facebook, dove sono presenti consigli, e le regole su come individuare meglio notizie false. Badate che Facebook ci tiene a parlare di “false news” e non di “fake news”, come siamo soliti denominare il fenomeno.

    suggerimenti notizie false facebook

    Tra le regole che Facebook indica, troveremo anche l’avvertimento a prestare attenzione ai titoli delle notizie che vedremo all’interno del news feed, “siate scettici” è l’invito che il social network estende agli utenti. Altra regola è quella di prestare molta attenzione all’URL, un indirizzo fasullo può essere una chiara indicazione di notizia falsa. “Indagate sulla fonte“, altra regola che spesso viene disattesa. Quando si legge una notizia, solo apparentemente vera, bisognerebbe invece andare a verificare se quella notizia è stata citata da una fonte certa, affidabile, e cercare di tracciarne il percorso sul web.

    Fare attenzione alla formattazione insolita, questa è una regola preziosa, spesso è proprio la formattazione della notizia, che rimanda ad un format che noi associamo a qualcosa di affidabile (perchè già visto e consultato in passato), a trarci poi in inganno. Verificate, questa in effetti rimanda alla verifica delle fonti, se la notizia risulta poco ripresa da altri, segnale che forse non è così attendibile.

    Adam Mosseri, responsabile News Feed di Facebook, afferma che:

    Ci siamo concentrati su tre aree chiave: l’interruzione delle possibilità di guadagno, perché gran parte delle notizie false derivano dalla volontà di trarne profitto; sulla costruzione di nuovi prodotti per frenare la diffusione di notizie false e migliorare la diversità di informazione; e aiutare le persone a prendere decisioni più informate quando si trovano davanti a delle notizie false”.

    Il News Feed è il luogo per una comunicazione autentica – continua Mosseri -. Rafforzare l’alfabetizzazione mediatica è una priorità globale, e noi dobbiamo fare la nostra parte per aiutare le persone a capire come prendere decisioni e su quali fonti poter fare affidamento. Le notizie false sono contrarie alla nostra missione di connettere le persone attraverso storie significative. Continueremo a lavorare su questo progetto e siamo consapevoli di avere molto altro lavoro da fare”.

    Uno degli aspetti più rilevanti è quello relativo all’interruzione delle possibilità di guadagno. La “fabbrica delle notizie false” è pensata proprio per questo e il fatto che questa potesse guadagnare anche grazie a Faebook ha fatto indignare molto gli utenti di Facebook.

    Molte delle regole indicate da Facebook sono in realtà la base che dovrebbe proteggerci da questo genere di fenomeno. Ma è opportuno ribadirle, visti i recenti disastri da questo punto di vista. Regole che speriamo diventino davvero un sano scudo verso le notizie false.

    E voi che ne pensate?

     

  • Le Storie #AFiancodelCoraggio vincono anche sui Social Media

    Le Storie #AFiancodelCoraggio vincono anche sui Social Media

    #AFiancodelCoraggio è il progetto letterario di Roche con l’obiettivo di promuovere cambiamento culturale nell’approccio ai tumori femminili. Un tema non facile da affrontare, ma su Twitter l’hashtag è stato molto discusso, condiviso, segno che con la giusta attenzione questi temi possono sostenuti con la partecipazione di tutti.

    #AFiancodelCoraggio è il progetto letterario di Roche con l’obiettivo di promuovere cambiamento culturale nell’approccio ai tumori femminili. Ieri sera, 4 aprile 2017, si è tenuta a Roma la premiazione della storia più coinvolgente, scelta tra i 3 finalisti, presenti sul palco, selezionati tra 37 storie, “37 racconti per 37 uomini che hanno combattuto al fianco delle proprie donne“, come ha sottolineato Gianni Letta, presidente della giuria. Ha vinto Fabio, nel suo racconto aveva definito il tumore “come una partita di tennis”, aggiungendo poi, riferendosi alla compagna, “lei ha vinto perchè ha le palle”. A sostenere le storie vi erano tre attori: Sabrina Impacciatore, Richy Tognazzi e Alessandro Preziosi.

    Abbiamo avuto modo di sentire storie di uomini che sono state a fianco delle proprie donne e con coraggio hanno affrontato la loro sfida più grande. 37 storie emozionanti, toccanti, fatte anche di sorrisi.

    #afiancodelcoraggio

    #afiancodelcoraggio premiazione

    Ebbene, insieme ad alcuni colleghi, abbiamo raccolto la sfida, ossia quella di provare a far emergere questo premio, fissandoci l’obiettivo di portare, nella serata della premiazione, l’hashtag #afiancodelcoraggio, più in alto possibile nei trending topics su Twitter. Volevamo che il tema fosse più visibile possibile, al fine di coinvolgere quanti più utenti possibili, sapendo bene che si trattasse, anche nel nostro piccolo, di una sfida. Ma bella. Allora insieme a Silvio De Rossi, Raffaele Romeo Arena, Luca Talotta, Riccardo Mantica, Claudio Gagliardini, Andrea Carini, Cristiano Carriero e Giacomo Lucarini (tutti uomini) abbiamo raccontato la serata su Twitter, sapendo bene anche per noi era storie che in qualche modo ci coinvolgevano.

    E con grande orgoglio e soddisfazione quello che era in nostro obiettivo lo abbiamo, non solo raggiunto, e questo grazie ai tanti utenti che ci hanno seguito con interesse e passione.

    L’hashtag ha ottenuto 995 tweet da 227 utenti unici. La reach è stata di 19,2 milioni di utenti, con un coinvolgimento netto di 2.100 utenti.

    risultati #afiancodelcoraggio

    Tra i temi toccati durante la diretta su Twitter sono emersi “uomini”, “donne”, “amore”, “coraggio”, “malattia”, temi che descrivono il tono delle conversazioni.

    Nella nostra analisi siamo in grado anche di dire che il 52% degli utenti che partecipavano alle conversazioni su Twitter erano proprio donne, è questo per noi è un altro motivo di grande soddisfazione perchè era quello che volevamo ottenere; il 48% erano uomini.

    genere #afiancodelcoraggio

    E questi invece sono gli utenti che sono stati in grado di coinvolgere di più durante la diretta della serata:

    influencer #afiancodelcoraggio

    Insomma, è stata per noi una bellissima esperienza, toccante e coinvolgente. Siamo stati orgogliosi si aver potuto dare il nostro contributo. E siamo anche felici di constatare che, davvero, il web, la rete, i social media, non sono luoghi così brutti come spesso si tende ad evidenziare. Sono anche luoghi dove poter parlare di temi così sensibili, e la risposta si è fatta sentire.

  • Italiani e Social Media, ecco le piattaforme più usate e quelle meno usate

    Italiani e Social Media, ecco le piattaforme più usate e quelle meno usate

    Interessante ricerca di Blogmeter “Italiani e Social Media” che ci illustra come gli italiani usano questi canali di comunicazione. Facebook resta quello più usato, in ogni senso, mentre quello che gli italiani non usano più in assoluto è Tinder. Il 25% dichiara di non usare più Snapchat e il 10% di non usare più Twitter e Pinterest.

    L’indagine di Blogmeter, dal titolo “Italiani e Social Media” di fatto segue, per certi versi, quello che scrivevamo ieri, a proposito della disaggregazione dei social media ad opera di Facebook. La ricerca condotta attraverso 1.500 interviste ad utenti italiani ci rivela quelli che sono in canali social più usati dagli italiani e come essi li impiegano durante la loro giornata. Sono dati molto interessanti, utili per comprendere come oggi gli italiani usano i questi canali di comunicazione. Non ci sono grandi sorprese per quanto riguarda i canali più usati, Facebook resta leader incontrastato ormai, ma ci sono sorprese, o conferme a seconda da quale punto di vista vogliate valutarle, che in effetti danno un’altra forma allo scenario social media italiano.

    italiani social media @franzrusso.it 2017 blogmeter

    Interessante la differenziazione che Blogmeter fa parlando di social di cittadinanza e social funzionali. Obiettivo della ricerca è quello di capire il perchè gli italiani usano queste piattaforme e come vengono usate in rapporto alle relazioni personali, agli acquisti, all’informazione.

    Italiani e Social Media: Facebook il social più usato in assoluto

    I social media che gli italiani usano di più sono detti “social di cittadinanza“, sono quindi quelli che contribuiscono a “definirci nel nostro agire digitale“, di cui Facebook è il leader. Infatti, ben l’84% degli intervistati ha dichiarato di utilizzarlo più volte al giorno. Gli altri sono YouTube, Instagram e Whatsapp.

    Italiani Social Media più usati facebook

    I “social funzionali” sono invece quelli che soddisfano un “bisogno specifico” e in questo caso, secondo i risultati della analisi di Blogmeter, i principali sono Google Plus, Twitter e Linkedin, usati rispettivamente il 40%, il 35% e il 31% dagli intervistati che afferma di usarli saltuariamente. Le aziende che utilizzano i social come strumenti di lavoro devono quindi decidere quando porsi nella veste di “compagni di strada” degli utenti e quando invece diventare dei risolutori di bisogni specifici, se vogliono parlare con efficacia ai loro consumatori.

    Italiani e Social Media: Tinder il social più abbandonato

    La ricerca di Blogmeter mette in evidenza anche il fatto che gli italiani non si fanno tanti problemi a “disiscriversi dai social”. E da questo punto di vista, il più abbandonato in assoluto è Tinder: ben 3,5 italiani su 10 dichiarano di essersi iscritti e poi cancellati. A seguire Snapchat, con il 25%, Pinterest e Twitter, con il 10%.

    Italiani Social Media abbandonati tinder

    Dal punto di vista dell’età degli utenti, i risultati della ricerca rilevano che al crescere dell’età decresce il numero di social a cui si è iscritti: nella fascia di età compresa tra i 18 e i 34 anni, la media di social e servizi di messaggistica posseduti è superiore a sette, dopo i 45 anni, invece, scende a tre canali. I giovanissimi, ossia gli utenti con un’età compresa tra i 15 e i 17 anni, dichiarano inoltre di dedicare più tempo a Instagram e YouTube, ma al crescere dell’età subentrano Facebook (18-24 anni) e televisione (per gli italiani dai 35 anni in su).

    Italiani social media età

    Ma perchè gli italiani usano i social media?

    Gli italiani come ben sappiamo, amano i social media e molto. La ricerca di Blogmeter ci rivela anche le motivazioni che portano gli utenti italiani ad usare queste piattaforme. E tra queste, quelle più gettonate sono la curiosità e l’interesse (ben il 21% degli utenti ha dato questa risposta); il 17% ha dichiarato che lo scopo di utilizzo è legato alla creazione di relazioni nuove e personali, mentre il 14% afferma di utilizzarli per svago o piacere. È interessante notare come il 4% degli intervistati pensa che sia inevitabile iscriversi ai social. Se guardiamo poi alle ragioni dell’utilizzo di un determinato social, la ricerca rileva che Facebook si conferma essere il principale social network per tutti gli obiettivi. Dopo Facebook, tra gli altri social media, emerge TripAdvisor per leggere recensioni, YouTube per informarsi, mentre per seguire brand e personaggi celebri gli intervistati preferiscono Instragram.

    Italiani e Social Media: la televisione è visto ancora come un mezzo di comunicazione affidabile

    Se Facebook si configura il canale social che gli italiani usano di più in assoluto, dall’altro canali di comunicazione più tradizionali come la televisione e i magazine continuano a mantenere una forte credibilità anche tra gli utenti del web. Infatti gli intervistati considerano come assolutamente credibili per informarsi tv e stampa, mentre al contrario ritengono poco affidabili Facebook, YouTube e i Blog. Quando però si tratta di acquistare, i canali che gli italiani digitalizzati considerano più attendibili sono i siti di acquisti online (Amazon e Ebay) e siti di recensione (TripAdvisor), e non più quindi la tv e la stampa.

    Italiani e Social Media: gli influencer e le celebrità

    L’ultima parte della ricerca di Blogmeter è dedicata al mondo degli influencer e delle celebritià. Se cantanti, giornalisti e scrittori sono i personaggi di cui gli intervistati dichiarano di fidarsi di più, musicisti e personalità della TV risultano i più seguiti (secondo il 33% del campione). Tra le personalità più seguite, spiccano Belen, Vasco Rossi, Gianni Morandi. Tra gli sportivi, Valentino Rossi, Buffon e Del Piero.

    Dall’analisi, emerge anche che il rapporto con gli influencer è però sfaccettato: se fan-base e credibilità sono aspetti non sempre correlati, età e numero di influencer seguiti sì. I giovani seguono un numero maggiore di personaggi appartenenti a categorie diverse, mentre invecchiando si diventa più selettivi. Da questo dato emerge chiaro che le aziende devono quindi comprendere bene a quali target ci si rivolge nella scelta di un determinato influencer.

    Allora, che ne pensate di questa ricerca e qual è la piattaforma che usate di più e quella che avete abbandonato?

  • La disaggregazione dei social media ad opera di Facebook

    La disaggregazione dei social media ad opera di Facebook

    Il mondo dei social media sta vivendo un momento particolare. Tutto sembra essere copiato e ripreso da altri, ma in realtà sta avvenendo una trasformazione profonda, anzi, una vera e propria disaggregazione ad opera di Facebook. Il social network di Mark Zuckerberg è l’unica piattaforma in grado di inglobare e non farsi inglobare.

    Quello che certamente notano tutti è che ultimamente, da circa un paio d’anni per la verità, si assiste ad un continuo copia/incolla di funzionalità viste su una piattaforma e prontamente ripresa su un’altra. Assistiamo ad un momento particolare in questi giorni, settimane, in cui questo fenomeno si è acuito ulteriormente. Per certi versi, è un processo normale, nel senso che stiamo parlando di piattaforme che prima non esistevano, è questa l’era dei Social Media, non esisteva prima. Ed è quindi normale che vi sia questo continuo riprendere quelle funzionalità o quelle idee che dall’altra parte hanno ottenuto grande successo. Del resto, questo tipo di atteggiamento non è nuovo, la storia del Marketing ne è piena, quando un prodotto funziona tutti cercano di imitarlo. O quando una comunicazione funziona tutti cercano di rifarla, ma il risultato non è mai sempre lo stesso. Certo sono temi che rischiano di portare l’attenzione altrove, ma era solo un modo per fare degli esempi, e per inquadrare quello che sta succedendo nel panorama dei Social Media.

    disagregazione social media facebook

    Sta avvenendo quindi una trasformazione vera e propria, meglio una disaggregazione, ossia una attività di scomposizione in parti che si ritrovano ricomposte su altre piattaforme. E per sostenere questa tesi, vi riportiamo due esempi che evidenziano questo fenomeno, aprendo uno scenario nuovo con un elemento che resta inamovibile.

    Il primo fenomeno di disaggregazione è quello che sta vivendo Snapchat. E’ ormai noto che Facebook ha ormai importato definitivamente le Stories di Snapchat all’interno del suo ecosistema. E’ notizia di ieri, infatti, che le Stories che in Italia abbiamo visto tra i primi comparire sulla nostra app sono state infatti rilasciate a livello globale. Si chiude quindi il cerchio, nel senso che dopo Instagram, WhatsApp, Messenger ecco che la modalità Stories arriva anche sull’app mobile di Facebook, per iOS e Android. Significa rendere disponibile questa funzionalità a 1,65 miliardi di utenti, un bacino enorme che senza dubbio sarà incuriosito nell’usare questa nuova modalità di conversazione visuale. Già, è una modalità visuale che comincia a prendere maggiore forma su una piattaforma che puntava tutto, fino a ieri, sulla forma testuale. Quindi, dopo i video live, che tutti possono fare anche da pc, arrivano anche le immagini e i video effimeri, nel senso che durano poco (24 ore), a completare quella che era la previsione di Facebook, e di Cisco prima, ossia che entro il 2020 l’80% del contenuto su Facebook sarà video.

    Ma questa disaggregazione porta quindi alla scomparsa, a forza di scompattare, di altre piattaforme. Ed è il caso di Snapchat, ormai messo a dura prova, ieri infatti ha ceduto quasi il 7% a Wall Street e continua cedere l’1% nel momento in cui scriviamo. Un duro colpo a Snap quindi, la società appena approdata in borsa che si trova a contrastare un fenomeno che forse non aveva valutato fino in fondo. E poi, non avrebbe le dimensioni che ha Facebook per contrastare questo fenomeno.

    E pensare che nel 2013 Facebook propose a Snachat un’acquisizione, ma Evan Spiegel disse di no.

    Secondo fenomeno che vogliamo porre alla vostra attenzione, anche se già in rete ne hanno scritto e parlato altri, è la disaggregazione di Twitter. Su Twitter abbiamo già scritto tante volte sottolineando il fatto che il vero problema della piattaforma è costituito da due parti: problema di prodotto e cattiva gestione, quindi problemi di management. Ma perchè parliamo anche di disaggregazione di Twitter, in realtà nessuno di avventurerebbe in 140 caratteri. In 140 caratteri no, ma nella sua modalità sì. L’esempio che vi riportiamo è quello che riguarda Reddit, piattaforma molto popolare negli Usa, poco ancora in Italia. Per chi la conoscesse, Reddit è una piattaforma di social news, nel senso che gli utenti, “redditors”, condividono notizie, con forma testuale o anche solo il link. A questi contenuti gli utenti poi attribuiscono delle valutazioni che determinano poi la visibilità degli stessi contenuti. Un format che alcune piattaforme avevano riportato anche in Italia.

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    Ebbene, dove sta la novità? Reddit la settimana scorsa con un post sulla piattaforma ha annunciato il nuovo design della pagina utente, fino ad oggi molto scarna che ripropone le notizie che l’utente condivide. La nuova invece sembra proprio la pagine utente che vediamo oggi su Twitter, il colpo d’occhio è lampante. In questo modo Reddit finisce per fare un aggiornamento sostanziale sulla piattaforma che avrà come obiettivo quello di attrarre nuove utenti ad usare la piattaforma. Significa che se Reddit riuscirà in questa operazione e riuscirà a portare dentro di sè l’elemento distintivo di Twitter che è il tempo reale, ecco che la disaggregazione di Twitter sarà avvenuta. Uno scenario non lontanissimo, perchè se Twitter non si dà una mossa sul prodotto, se non dà una svegliata alla piattaforma, se non sarà in gradi di trasformare quel miliardo di utenti che ogni mese arriva sulla piattaforma e scappa, la disaggregazione è ad un passo. E Reddit potrebbe prenderne il posto.

    Ma potrebbe non essere così. Nel senso che la disaggregazione di Twitter potrebbe essere anche opera di Facebook che potrebbe completare l’opera inglobando la caratteristica principale che è, come già detto, il tempo reale. Del resto, facebook si è già impadronita di alcune parti di Twitter. Come Periscope. Twitter nel 2015 ebbe un grande vantaggio sul social network più usato, introducendo per prima l’app di broadcasting, ma non aveva i mezzi necessari per valorizzarla. Morale della favola, Facebook introduce i Live Video sulla piattaforma e Periscope resta ferma al palo.

    Siamo quindi davvero di fronte ad una fase di disaggregazione di uno scenario che va, molto probabilmente, verso una fase dove esisterà un grosso player, Facebook. Non sarà unico, ma sarà talmente forte da deciderne il destino.

  • Sui Social Media trascorriamo più di 5 anni della nostra vita

    Sui Social Media trascorriamo più di 5 anni della nostra vita

    Quanto tempo trascorriamo sui Social Media? Domanda che si ripropone spesso, e allora cerchiamo di dare una risposta con questi dati di Mediakix. L’infografica ci mostra che trascorriamo ben 5 anni e 4 mesi della nostra vita sui Social Media, ossia il tempo che ci vorrebbe per andare sulla Luna e tornare 32 volte.

    Quante ore trascorriamo su Facebook? E su Twitter? E Instagram? Domande che di tanto in tanto ritornano e che è utile conoscere la risposta, anche per avere un’idea sempre più precisa di quanto i Social Media ormai facciano sempre più parte della nostra vita, in ogni situazione. L’ultima volta ce ne eravamo occupati nel 2012, quando avevamo visto che su Facebook in tre mesi si trascorrevano 405 minuti. E oggi? Proviamo a dare un’occhiata con questi dati rilevati da Mediakix, una piattaforma californiana di influencer marketing, qualche mese fa. Va anche detto che questi dati tornano utili anche in chiave business, basti sapere che entro il 2017 la spesa complessiva per quanto riguarda le attività di social media marketing sarà di 36 miliardi di dollari, più di un terzo saranno spessi tra Usa e Canada (12,5 miliardi di dollari). E va detto anche che nel 2015 il tempo trascorso sui social media superava quello trascorso a guardare la tv. Diciamo anche che ci interessa conoscere il tempo che trascorriamo sui social media anche per verificare come gli utenti accolgono le continue modifiche che le diverse piattaforme stanno introducendo di continuo negli ultimi mesi.

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    I dati raccolti da Mediakix rilevano che ogni giorno trascorriamo 2 ore sui social media, dato tra l’altro riscontrato anche nell’analisi di We are social combinando anche i dati di GlobalWebIndex, così ripartiti: 40 minuti su YouTube; 35 minuti su Facebook; 25 minuti su Snapchat; 15 minuti si Instagram; e (sorprendentemente) 1 minuto su Twitter. Il dato relativo di Twitter in effetti rispecchia molto la situazione di difficoltà, dal punto di vista del prodotto, che sta attraversando in questo periodo. Spanpchat gode ancora di una posizione di rilievo da questo punto di vista, ma per quanto tempo ancora? Una volta che Instagram ingranerà la marcia, sarà difficile per la piattaforma appena approdata a Wall Street riuscire a mantenere gli utenti coinvolti. E poi, se ci fate caso, in realtà il tempo trascorso su Facebook, in senso esteso, è di 50 minuti: Facebook+Instagram. Senza contare WhatsApp e Messenger.

    E se volessimo sapere quanto tempo trascorriamo sui social media durante la nostra vita? I dati rispondono anche a questa domanda. In pratica, trascorriamo complessivamente sui social media ben 5 anni e 4 mesi della nostra vita. Anche in questo caso possiamo sapere su quale piattaforma trascorriamo più tempo. Quindi:

    • YouTube, 1 anno e 10 mesi;
    • Facebook, 1 anno e 7 mesi;
    • Snapchat, 1 anno e 2 mesi;
    • Instagram, 8 mesi;
    • Twitter, soli 18 giorni.

    L’analisi rivela quindi che il tempo che trascorriamo nella nostra vita sui social media si piazza al secondo posto, dopo i 7 anni e otto mesi che trascorriamo guardando la tv. E prima dei 3 anni e 5 mesi che trascorriamo per alimentarci; prima di 1 e 10 mesi che passiamo davanti ad uno specchio; e così via. E’ evidente che ormai i social media sono una parte rilevante della nostra vita, questi dati ci aiutano, ancora una volta, a comprenderlo meglio. E cosa avremmo potuto fare anzichè trascorrere 5 anni e 4 mesi sui social media? Anche a questa domanda la ricerca ci offre una risposta.

    Ebbene, con il tempo equivalente saremmo potuti andare sulla Luna e tornare ben 32 volte, forse con l’aiuto di Jeff Bezos potremmo anche impiegarci qualcosina in meno. Avremmo potuto percorrere a piedi la Grande Muraglia in Cina per 3,5 volte; oppure, avremmo potuto guardare la serie dei Simpson per 215 volte, se siete appassionati ovviamente; o, ancora, avremmo potuto scalare l’Everest ben 32 volte; e così via.

    E allora, che ne pensate do questi dati? E su quale piattaforma trascorrete più tempo? Fateci sapere tra i commenti.

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  • Twitter si ricorda di TweetDeck e considera una versione a pagamento

    Twitter si ricorda di TweetDeck e considera una versione a pagamento

    Twitter starebbe studiando l’ipotesi di rilasciare una versione di TweetDeck, l’applicazione che offre agli utenti una dashboard attraverso la quale gestire account e informazioni. La notizia nasce da un sondaggio che Twitter sta conducendo su power user. Non sarebbe una cattiva idea, ma erano necessari sei anni per ricordarsi di avere TweetDeck in casa propria?

    La notizia potrebbe in effetti lasciare perplessi, sorpresi, pensando che forse, data la situazione in cui versa, per Twitter l’ipotesi di lanciare un qualche servizio a pagamento potrebbe non essere l’idea che serve. Ma è tutto da verificare. Quello che si sa, è che Twitter sta cominciando a considerare di rilasciare una nuova versione di TweetDeck a pagamento, con una serie di funzionalità in più, soprattutto dal punto di vista delle analytics. Intanto la vera notizia, se ci pensate un attimo, è che Twitter si sia finalmente accorto di avere TweetDeck, e questo è davvero sorprendente. Andiamo per ordine.

    tweetdeck versione pagamento

    Twitter di solito conduce dei sondaggi con alcuni power user, ossia utenti individuati secondo certe caratteristiche (che non conosciamo), ai quali chiede come sviluppare e potenziare Twitter. Di recente ha chiesto a questi utenti speciali se fossero disposti a considerare una nuova versione di TweetDeck anche a pagamento. A rendere pubblico questo sondaggio è stato Andrew Tavani, giornalista, che con un tweet ha reso pubblico una parte del sondaggio dove si vede anche quella che potrebbe essere la dashboard di TweetDeck a pagamento.

    Un’idea che lascia sorpresi in prima battuta, ma in effetti ha una sua logica. Se ricordate, qualche settimana fa avevamo presentato i dati finanziari di Twitter relativi all’ultimo trimestre del 2016 i quali delineavano una situazione tutt’altro che felice. Infatti, i ricavi erano cresciuti solo dell’1%. Ecco che, data la situazione, Twitter comincia a sondare anche la possibilità di offrire qualche servizio a pagamento. E come fare? Semplice, rovista qualcosa in soffitta e tira fuori TweetDeck.

    Pensate che Twitter acquista TweetDeck nel 2011 per 40 milioni di dollari per poi lasciarlo praticamente abbandonato a sè stesso, senza alcun lavoro di miglioramento, a parte un piccolo aggiornamento nel 2012. Eppure TweetDeck è uno strumento molto utile per giornalisti, per marketers, per tutte le persone che usano Twitter e vogliono qualche informazione in più. Tra l’altro è anche molto semplice da usare. Ma per sei lunghi anni Twitter se n’era praticamente dimenticata si avere in casa sua una piccola piattaforma di analisi e monitoraggio.

    E quanto potrebbe pagare un utente per avere una versione di TweetDeck più ricca? Secondo quello che afferma Tavanni si potrebbe parlare di una cifra pari a 19,99 dollari al mese, ma a Travis Bernard di TechCrunch è stato chiesto anche 4,99 dollari al mese. Quindi le idee su quanto pagare non sono ancora chiare, certo è che Twitter ci sta seriamente pensando al punto che dopo la fuga di notizie sul sondaggio ha dovuto ammettere in maniera ufficiale dichiarando che allo studio c’è l’ipotesi di rilasciare una nuova versione di TweetDeck a pagamento e che questa è una pratica che la società guidata da Jack Dorsey è solita fare.

    Ora, è chiaro che Twitter ha bisogno di far crescere i ricavi, di cominciare a monetizzare seriamente, e subito, visto che la situazione dal punto di vista finanziario non è rosea. Certo, a pensarci meglio, dopo l’effetto sorpresa, pensare ad una versione premium di TweetDeck non è una cattiva idea, ma servivano davvero sei anni per ricordarsi di avercela a disposizione? Ecco, questa è una delle dimostrazione di come Twitter in realtà sia condotta male, nonostante un grande potenziale.

    E voi che ne pensate? Usate TweetDeck e sareste disposti a pagare per usarlo?

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