Tag: social media

  • Italiani e Social Media, ecco le piattaforme più usate e quelle meno usate

    Italiani e Social Media, ecco le piattaforme più usate e quelle meno usate

    Interessante ricerca di Blogmeter “Italiani e Social Media” che ci illustra come gli italiani usano questi canali di comunicazione. Facebook resta quello più usato, in ogni senso, mentre quello che gli italiani non usano più in assoluto è Tinder. Il 25% dichiara di non usare più Snapchat e il 10% di non usare più Twitter e Pinterest.

    L’indagine di Blogmeter, dal titolo “Italiani e Social Media” di fatto segue, per certi versi, quello che scrivevamo ieri, a proposito della disaggregazione dei social media ad opera di Facebook. La ricerca condotta attraverso 1.500 interviste ad utenti italiani ci rivela quelli che sono in canali social più usati dagli italiani e come essi li impiegano durante la loro giornata. Sono dati molto interessanti, utili per comprendere come oggi gli italiani usano i questi canali di comunicazione. Non ci sono grandi sorprese per quanto riguarda i canali più usati, Facebook resta leader incontrastato ormai, ma ci sono sorprese, o conferme a seconda da quale punto di vista vogliate valutarle, che in effetti danno un’altra forma allo scenario social media italiano.

    italiani social media @franzrusso.it 2017 blogmeter

    Interessante la differenziazione che Blogmeter fa parlando di social di cittadinanza e social funzionali. Obiettivo della ricerca è quello di capire il perchè gli italiani usano queste piattaforme e come vengono usate in rapporto alle relazioni personali, agli acquisti, all’informazione.

    Italiani e Social Media: Facebook il social più usato in assoluto

    I social media che gli italiani usano di più sono detti “social di cittadinanza“, sono quindi quelli che contribuiscono a “definirci nel nostro agire digitale“, di cui Facebook è il leader. Infatti, ben l’84% degli intervistati ha dichiarato di utilizzarlo più volte al giorno. Gli altri sono YouTube, Instagram e Whatsapp.

    Italiani Social Media più usati facebook

    I “social funzionali” sono invece quelli che soddisfano un “bisogno specifico” e in questo caso, secondo i risultati della analisi di Blogmeter, i principali sono Google Plus, Twitter e Linkedin, usati rispettivamente il 40%, il 35% e il 31% dagli intervistati che afferma di usarli saltuariamente. Le aziende che utilizzano i social come strumenti di lavoro devono quindi decidere quando porsi nella veste di “compagni di strada” degli utenti e quando invece diventare dei risolutori di bisogni specifici, se vogliono parlare con efficacia ai loro consumatori.

    Italiani e Social Media: Tinder il social più abbandonato

    La ricerca di Blogmeter mette in evidenza anche il fatto che gli italiani non si fanno tanti problemi a “disiscriversi dai social”. E da questo punto di vista, il più abbandonato in assoluto è Tinder: ben 3,5 italiani su 10 dichiarano di essersi iscritti e poi cancellati. A seguire Snapchat, con il 25%, Pinterest e Twitter, con il 10%.

    Italiani Social Media abbandonati tinder

    Dal punto di vista dell’età degli utenti, i risultati della ricerca rilevano che al crescere dell’età decresce il numero di social a cui si è iscritti: nella fascia di età compresa tra i 18 e i 34 anni, la media di social e servizi di messaggistica posseduti è superiore a sette, dopo i 45 anni, invece, scende a tre canali. I giovanissimi, ossia gli utenti con un’età compresa tra i 15 e i 17 anni, dichiarano inoltre di dedicare più tempo a Instagram e YouTube, ma al crescere dell’età subentrano Facebook (18-24 anni) e televisione (per gli italiani dai 35 anni in su).

    Italiani social media età

    Ma perchè gli italiani usano i social media?

    Gli italiani come ben sappiamo, amano i social media e molto. La ricerca di Blogmeter ci rivela anche le motivazioni che portano gli utenti italiani ad usare queste piattaforme. E tra queste, quelle più gettonate sono la curiosità e l’interesse (ben il 21% degli utenti ha dato questa risposta); il 17% ha dichiarato che lo scopo di utilizzo è legato alla creazione di relazioni nuove e personali, mentre il 14% afferma di utilizzarli per svago o piacere. È interessante notare come il 4% degli intervistati pensa che sia inevitabile iscriversi ai social. Se guardiamo poi alle ragioni dell’utilizzo di un determinato social, la ricerca rileva che Facebook si conferma essere il principale social network per tutti gli obiettivi. Dopo Facebook, tra gli altri social media, emerge TripAdvisor per leggere recensioni, YouTube per informarsi, mentre per seguire brand e personaggi celebri gli intervistati preferiscono Instragram.

    Italiani e Social Media: la televisione è visto ancora come un mezzo di comunicazione affidabile

    Se Facebook si configura il canale social che gli italiani usano di più in assoluto, dall’altro canali di comunicazione più tradizionali come la televisione e i magazine continuano a mantenere una forte credibilità anche tra gli utenti del web. Infatti gli intervistati considerano come assolutamente credibili per informarsi tv e stampa, mentre al contrario ritengono poco affidabili Facebook, YouTube e i Blog. Quando però si tratta di acquistare, i canali che gli italiani digitalizzati considerano più attendibili sono i siti di acquisti online (Amazon e Ebay) e siti di recensione (TripAdvisor), e non più quindi la tv e la stampa.

    Italiani e Social Media: gli influencer e le celebrità

    L’ultima parte della ricerca di Blogmeter è dedicata al mondo degli influencer e delle celebritià. Se cantanti, giornalisti e scrittori sono i personaggi di cui gli intervistati dichiarano di fidarsi di più, musicisti e personalità della TV risultano i più seguiti (secondo il 33% del campione). Tra le personalità più seguite, spiccano Belen, Vasco Rossi, Gianni Morandi. Tra gli sportivi, Valentino Rossi, Buffon e Del Piero.

    Dall’analisi, emerge anche che il rapporto con gli influencer è però sfaccettato: se fan-base e credibilità sono aspetti non sempre correlati, età e numero di influencer seguiti sì. I giovani seguono un numero maggiore di personaggi appartenenti a categorie diverse, mentre invecchiando si diventa più selettivi. Da questo dato emerge chiaro che le aziende devono quindi comprendere bene a quali target ci si rivolge nella scelta di un determinato influencer.

    Allora, che ne pensate di questa ricerca e qual è la piattaforma che usate di più e quella che avete abbandonato?

  • La disaggregazione dei social media ad opera di Facebook

    La disaggregazione dei social media ad opera di Facebook

    Il mondo dei social media sta vivendo un momento particolare. Tutto sembra essere copiato e ripreso da altri, ma in realtà sta avvenendo una trasformazione profonda, anzi, una vera e propria disaggregazione ad opera di Facebook. Il social network di Mark Zuckerberg è l’unica piattaforma in grado di inglobare e non farsi inglobare.

    Quello che certamente notano tutti è che ultimamente, da circa un paio d’anni per la verità, si assiste ad un continuo copia/incolla di funzionalità viste su una piattaforma e prontamente ripresa su un’altra. Assistiamo ad un momento particolare in questi giorni, settimane, in cui questo fenomeno si è acuito ulteriormente. Per certi versi, è un processo normale, nel senso che stiamo parlando di piattaforme che prima non esistevano, è questa l’era dei Social Media, non esisteva prima. Ed è quindi normale che vi sia questo continuo riprendere quelle funzionalità o quelle idee che dall’altra parte hanno ottenuto grande successo. Del resto, questo tipo di atteggiamento non è nuovo, la storia del Marketing ne è piena, quando un prodotto funziona tutti cercano di imitarlo. O quando una comunicazione funziona tutti cercano di rifarla, ma il risultato non è mai sempre lo stesso. Certo sono temi che rischiano di portare l’attenzione altrove, ma era solo un modo per fare degli esempi, e per inquadrare quello che sta succedendo nel panorama dei Social Media.

    disagregazione social media facebook

    Sta avvenendo quindi una trasformazione vera e propria, meglio una disaggregazione, ossia una attività di scomposizione in parti che si ritrovano ricomposte su altre piattaforme. E per sostenere questa tesi, vi riportiamo due esempi che evidenziano questo fenomeno, aprendo uno scenario nuovo con un elemento che resta inamovibile.

    Il primo fenomeno di disaggregazione è quello che sta vivendo Snapchat. E’ ormai noto che Facebook ha ormai importato definitivamente le Stories di Snapchat all’interno del suo ecosistema. E’ notizia di ieri, infatti, che le Stories che in Italia abbiamo visto tra i primi comparire sulla nostra app sono state infatti rilasciate a livello globale. Si chiude quindi il cerchio, nel senso che dopo Instagram, WhatsApp, Messenger ecco che la modalità Stories arriva anche sull’app mobile di Facebook, per iOS e Android. Significa rendere disponibile questa funzionalità a 1,65 miliardi di utenti, un bacino enorme che senza dubbio sarà incuriosito nell’usare questa nuova modalità di conversazione visuale. Già, è una modalità visuale che comincia a prendere maggiore forma su una piattaforma che puntava tutto, fino a ieri, sulla forma testuale. Quindi, dopo i video live, che tutti possono fare anche da pc, arrivano anche le immagini e i video effimeri, nel senso che durano poco (24 ore), a completare quella che era la previsione di Facebook, e di Cisco prima, ossia che entro il 2020 l’80% del contenuto su Facebook sarà video.

    Ma questa disaggregazione porta quindi alla scomparsa, a forza di scompattare, di altre piattaforme. Ed è il caso di Snapchat, ormai messo a dura prova, ieri infatti ha ceduto quasi il 7% a Wall Street e continua cedere l’1% nel momento in cui scriviamo. Un duro colpo a Snap quindi, la società appena approdata in borsa che si trova a contrastare un fenomeno che forse non aveva valutato fino in fondo. E poi, non avrebbe le dimensioni che ha Facebook per contrastare questo fenomeno.

    E pensare che nel 2013 Facebook propose a Snachat un’acquisizione, ma Evan Spiegel disse di no.

    Secondo fenomeno che vogliamo porre alla vostra attenzione, anche se già in rete ne hanno scritto e parlato altri, è la disaggregazione di Twitter. Su Twitter abbiamo già scritto tante volte sottolineando il fatto che il vero problema della piattaforma è costituito da due parti: problema di prodotto e cattiva gestione, quindi problemi di management. Ma perchè parliamo anche di disaggregazione di Twitter, in realtà nessuno di avventurerebbe in 140 caratteri. In 140 caratteri no, ma nella sua modalità sì. L’esempio che vi riportiamo è quello che riguarda Reddit, piattaforma molto popolare negli Usa, poco ancora in Italia. Per chi la conoscesse, Reddit è una piattaforma di social news, nel senso che gli utenti, “redditors”, condividono notizie, con forma testuale o anche solo il link. A questi contenuti gli utenti poi attribuiscono delle valutazioni che determinano poi la visibilità degli stessi contenuti. Un format che alcune piattaforme avevano riportato anche in Italia.

    disaggregazione social media facebook nuova pagina profilo reddit

    Ebbene, dove sta la novità? Reddit la settimana scorsa con un post sulla piattaforma ha annunciato il nuovo design della pagina utente, fino ad oggi molto scarna che ripropone le notizie che l’utente condivide. La nuova invece sembra proprio la pagine utente che vediamo oggi su Twitter, il colpo d’occhio è lampante. In questo modo Reddit finisce per fare un aggiornamento sostanziale sulla piattaforma che avrà come obiettivo quello di attrarre nuove utenti ad usare la piattaforma. Significa che se Reddit riuscirà in questa operazione e riuscirà a portare dentro di sè l’elemento distintivo di Twitter che è il tempo reale, ecco che la disaggregazione di Twitter sarà avvenuta. Uno scenario non lontanissimo, perchè se Twitter non si dà una mossa sul prodotto, se non dà una svegliata alla piattaforma, se non sarà in gradi di trasformare quel miliardo di utenti che ogni mese arriva sulla piattaforma e scappa, la disaggregazione è ad un passo. E Reddit potrebbe prenderne il posto.

    Ma potrebbe non essere così. Nel senso che la disaggregazione di Twitter potrebbe essere anche opera di Facebook che potrebbe completare l’opera inglobando la caratteristica principale che è, come già detto, il tempo reale. Del resto, facebook si è già impadronita di alcune parti di Twitter. Come Periscope. Twitter nel 2015 ebbe un grande vantaggio sul social network più usato, introducendo per prima l’app di broadcasting, ma non aveva i mezzi necessari per valorizzarla. Morale della favola, Facebook introduce i Live Video sulla piattaforma e Periscope resta ferma al palo.

    Siamo quindi davvero di fronte ad una fase di disaggregazione di uno scenario che va, molto probabilmente, verso una fase dove esisterà un grosso player, Facebook. Non sarà unico, ma sarà talmente forte da deciderne il destino.

  • Sui Social Media trascorriamo più di 5 anni della nostra vita

    Sui Social Media trascorriamo più di 5 anni della nostra vita

    Quanto tempo trascorriamo sui Social Media? Domanda che si ripropone spesso, e allora cerchiamo di dare una risposta con questi dati di Mediakix. L’infografica ci mostra che trascorriamo ben 5 anni e 4 mesi della nostra vita sui Social Media, ossia il tempo che ci vorrebbe per andare sulla Luna e tornare 32 volte.

    Quante ore trascorriamo su Facebook? E su Twitter? E Instagram? Domande che di tanto in tanto ritornano e che è utile conoscere la risposta, anche per avere un’idea sempre più precisa di quanto i Social Media ormai facciano sempre più parte della nostra vita, in ogni situazione. L’ultima volta ce ne eravamo occupati nel 2012, quando avevamo visto che su Facebook in tre mesi si trascorrevano 405 minuti. E oggi? Proviamo a dare un’occhiata con questi dati rilevati da Mediakix, una piattaforma californiana di influencer marketing, qualche mese fa. Va anche detto che questi dati tornano utili anche in chiave business, basti sapere che entro il 2017 la spesa complessiva per quanto riguarda le attività di social media marketing sarà di 36 miliardi di dollari, più di un terzo saranno spessi tra Usa e Canada (12,5 miliardi di dollari). E va detto anche che nel 2015 il tempo trascorso sui social media superava quello trascorso a guardare la tv. Diciamo anche che ci interessa conoscere il tempo che trascorriamo sui social media anche per verificare come gli utenti accolgono le continue modifiche che le diverse piattaforme stanno introducendo di continuo negli ultimi mesi.

    social media tempo trascorso vita @franzrusso.it 2017

    I dati raccolti da Mediakix rilevano che ogni giorno trascorriamo 2 ore sui social media, dato tra l’altro riscontrato anche nell’analisi di We are social combinando anche i dati di GlobalWebIndex, così ripartiti: 40 minuti su YouTube; 35 minuti su Facebook; 25 minuti su Snapchat; 15 minuti si Instagram; e (sorprendentemente) 1 minuto su Twitter. Il dato relativo di Twitter in effetti rispecchia molto la situazione di difficoltà, dal punto di vista del prodotto, che sta attraversando in questo periodo. Spanpchat gode ancora di una posizione di rilievo da questo punto di vista, ma per quanto tempo ancora? Una volta che Instagram ingranerà la marcia, sarà difficile per la piattaforma appena approdata a Wall Street riuscire a mantenere gli utenti coinvolti. E poi, se ci fate caso, in realtà il tempo trascorso su Facebook, in senso esteso, è di 50 minuti: Facebook+Instagram. Senza contare WhatsApp e Messenger.

    E se volessimo sapere quanto tempo trascorriamo sui social media durante la nostra vita? I dati rispondono anche a questa domanda. In pratica, trascorriamo complessivamente sui social media ben 5 anni e 4 mesi della nostra vita. Anche in questo caso possiamo sapere su quale piattaforma trascorriamo più tempo. Quindi:

    • YouTube, 1 anno e 10 mesi;
    • Facebook, 1 anno e 7 mesi;
    • Snapchat, 1 anno e 2 mesi;
    • Instagram, 8 mesi;
    • Twitter, soli 18 giorni.

    L’analisi rivela quindi che il tempo che trascorriamo nella nostra vita sui social media si piazza al secondo posto, dopo i 7 anni e otto mesi che trascorriamo guardando la tv. E prima dei 3 anni e 5 mesi che trascorriamo per alimentarci; prima di 1 e 10 mesi che passiamo davanti ad uno specchio; e così via. E’ evidente che ormai i social media sono una parte rilevante della nostra vita, questi dati ci aiutano, ancora una volta, a comprenderlo meglio. E cosa avremmo potuto fare anzichè trascorrere 5 anni e 4 mesi sui social media? Anche a questa domanda la ricerca ci offre una risposta.

    Ebbene, con il tempo equivalente saremmo potuti andare sulla Luna e tornare ben 32 volte, forse con l’aiuto di Jeff Bezos potremmo anche impiegarci qualcosina in meno. Avremmo potuto percorrere a piedi la Grande Muraglia in Cina per 3,5 volte; oppure, avremmo potuto guardare la serie dei Simpson per 215 volte, se siete appassionati ovviamente; o, ancora, avremmo potuto scalare l’Everest ben 32 volte; e così via.

    E allora, che ne pensate do questi dati? E su quale piattaforma trascorrete più tempo? Fateci sapere tra i commenti.

    tempo trascorso social media

     

  • Twitter si ricorda di TweetDeck e considera una versione a pagamento

    Twitter si ricorda di TweetDeck e considera una versione a pagamento

    Twitter starebbe studiando l’ipotesi di rilasciare una versione di TweetDeck, l’applicazione che offre agli utenti una dashboard attraverso la quale gestire account e informazioni. La notizia nasce da un sondaggio che Twitter sta conducendo su power user. Non sarebbe una cattiva idea, ma erano necessari sei anni per ricordarsi di avere TweetDeck in casa propria?

    La notizia potrebbe in effetti lasciare perplessi, sorpresi, pensando che forse, data la situazione in cui versa, per Twitter l’ipotesi di lanciare un qualche servizio a pagamento potrebbe non essere l’idea che serve. Ma è tutto da verificare. Quello che si sa, è che Twitter sta cominciando a considerare di rilasciare una nuova versione di TweetDeck a pagamento, con una serie di funzionalità in più, soprattutto dal punto di vista delle analytics. Intanto la vera notizia, se ci pensate un attimo, è che Twitter si sia finalmente accorto di avere TweetDeck, e questo è davvero sorprendente. Andiamo per ordine.

    tweetdeck versione pagamento

    Twitter di solito conduce dei sondaggi con alcuni power user, ossia utenti individuati secondo certe caratteristiche (che non conosciamo), ai quali chiede come sviluppare e potenziare Twitter. Di recente ha chiesto a questi utenti speciali se fossero disposti a considerare una nuova versione di TweetDeck anche a pagamento. A rendere pubblico questo sondaggio è stato Andrew Tavani, giornalista, che con un tweet ha reso pubblico una parte del sondaggio dove si vede anche quella che potrebbe essere la dashboard di TweetDeck a pagamento.

    Un’idea che lascia sorpresi in prima battuta, ma in effetti ha una sua logica. Se ricordate, qualche settimana fa avevamo presentato i dati finanziari di Twitter relativi all’ultimo trimestre del 2016 i quali delineavano una situazione tutt’altro che felice. Infatti, i ricavi erano cresciuti solo dell’1%. Ecco che, data la situazione, Twitter comincia a sondare anche la possibilità di offrire qualche servizio a pagamento. E come fare? Semplice, rovista qualcosa in soffitta e tira fuori TweetDeck.

    Pensate che Twitter acquista TweetDeck nel 2011 per 40 milioni di dollari per poi lasciarlo praticamente abbandonato a sè stesso, senza alcun lavoro di miglioramento, a parte un piccolo aggiornamento nel 2012. Eppure TweetDeck è uno strumento molto utile per giornalisti, per marketers, per tutte le persone che usano Twitter e vogliono qualche informazione in più. Tra l’altro è anche molto semplice da usare. Ma per sei lunghi anni Twitter se n’era praticamente dimenticata si avere in casa sua una piccola piattaforma di analisi e monitoraggio.

    E quanto potrebbe pagare un utente per avere una versione di TweetDeck più ricca? Secondo quello che afferma Tavanni si potrebbe parlare di una cifra pari a 19,99 dollari al mese, ma a Travis Bernard di TechCrunch è stato chiesto anche 4,99 dollari al mese. Quindi le idee su quanto pagare non sono ancora chiare, certo è che Twitter ci sta seriamente pensando al punto che dopo la fuga di notizie sul sondaggio ha dovuto ammettere in maniera ufficiale dichiarando che allo studio c’è l’ipotesi di rilasciare una nuova versione di TweetDeck a pagamento e che questa è una pratica che la società guidata da Jack Dorsey è solita fare.

    Ora, è chiaro che Twitter ha bisogno di far crescere i ricavi, di cominciare a monetizzare seriamente, e subito, visto che la situazione dal punto di vista finanziario non è rosea. Certo, a pensarci meglio, dopo l’effetto sorpresa, pensare ad una versione premium di TweetDeck non è una cattiva idea, ma servivano davvero sei anni per ricordarsi di avercela a disposizione? Ecco, questa è una delle dimostrazione di come Twitter in realtà sia condotta male, nonostante un grande potenziale.

    E voi che ne pensate? Usate TweetDeck e sareste disposti a pagare per usarlo?

  • iAdvize integra WhatsApp agevolando la relazione tra brand e clienti

    iAdvize integra WhatsApp agevolando la relazione tra brand e clienti

    iAdvize integra da oggi WhatsApp alla sua piattaforma, permettendo così ai brand di comunicare con i propri clienti attraverso l’applicazione di messaggistica più utilizzata al mondo. Una integrazione che agevola senza dubbio la relazione tra aziende e clienti.

    iAdvize, piattaforma conversazionale leader in Europa della relazione clienti online, annuncia oggi l’integrazione dell’applicazione di messaggistica istantanea WhatsApp all’interno della sua piattaforma. Da oggi, i marchi possono comunicare con i loro clienti e prospetti direttamente su WhatsApp.

    whatsapp iadvize

    L’integrazione di WhatsApp alla piattaforma iAdvize permette agli utenti di contattare il servizio clienti di un marchio facendo le domande attraverso i messaggi privati dell’applicazione. Tutte le informazioni scambiate potranno essere ritrovate in un unico posto e la conversazione con il brand risulta più semplice, rapida e gradevole. Un esempio in Italia è l’azienda Fontanot, leader nella produzione di scale, che permette già ai suoi clienti di comunicare con il customer service su WhatsApp attraverso la piattaforma iAdvize.

    whatsapp iadvize piattaforma

    Come funziona l’integrazione tra iAdvize e WhatsApp

    Quando un visitatore ha bisogno di un consiglio, il marchio, da qualsiasi dispositivo fisso o mobile, gli propone di contattare il servizio clienti tramite WhatsApp. Il visitatore aggiunge il numero nei suoi contatti e potrà così interagire via messaging con un consulente del customer service. I consulenti ricevono le domande direttamente nella finestra delle chat e, come per qualsiasi discussione su WhatsApp, possono inviare immagini, emoticon e allegati.

    E’ una grande opportunità per i brand per stringere una relazione più stretta coi clienti, anche per il fatto che, come spesso ricordiamo anche qui sul nostro blog, WhatsApp è l’app di messaggistica istantanea più usata in Italia e in altri paesi come Germania, Spagna e Regno Unito.

    L’integrazione di WhatsApp a iAdvize consente alle imprese di gestire tutti i messaggi provenienti da questa applicazione dalla stessa piattaforma utilizzata per la chat, i social network e le altre applicazioni di messaging come Messenger. In questo modo, i consulenti possono gestire contemporaneamente più discussioni provenienti da WhatsApp o da altri canali. Attraverso l’interfaccia di reporting, il customer service può seguire le performance legate all’utilizzo di WhatsApp grazie ai 150 indicatori che misurano il tasso di soddisfazione dei clienti. Ma grazie a questi indicatori si può vedere molto di più, come il tasso di occupazione dei consulenti, la loro reattività, la durata media di gestione di una conversazione, ecc.

  • Su LinkedIn arrivano i trending topics, solo negli Usa per ora

    Su LinkedIn arrivano i trending topics, solo negli Usa per ora

    Il social network per i professionisti e per le aziende sta cominciando ad introdurre negli Usa una sezione denominata, che appare sull’applicazione mobile e su desktop, “Trending Storylines” dove sarà possibile accedere a news e informazioni personalizzate sugli interessi degli utenti. E’ il momento in cui LinkedIn diventa un vero social (business) media.

    LinkedIn da sempre è stato sempre indicato come il “social network per professionisti e aziende“, una rete sociale dove professionisti di vario settore possono trovare e coltivare relazioni professionali in base a rispettivi interessi. Bene, da oggi LinkedIn può entrare a pieno titolo nel novero dei Social Media, ossia di quelle reti, o piattaforme, all’interno delle quali non solo si creano amicizie e relazioni, non solo si condividono informazioni più o meno personali, non solo dove si condividono foto e immagini, ma anche un luogo dove ci si informa, un luogo dove si condividono informazioni e notizie. E voi direte, ma perchè? Semplice, perchè da oggi LinkedIn comincia ad introdurre negli Usa una sezione dedicata alle notizie del momento, quelle che tutti noi, su altre piattaforme, Twitter su tutti e anche Facebook (non ancora in Italia), conosciamo sotto il nome di trending topics. Sulla piattaforma business di Microsoft si chiameranno Trending Storylines.

    linkedin trending storylines

    Questa sezione sarà visualizzabile dall’applicazione mobile e anche da desktop, e sarà la sezione dove gli utenti troveranno le notizie del momento e le informazioni in base ai propri interessi. Da quello che si sa la cura dei contenuti da visualizzare all’interno della sezione trending sarà in parte a cura di una redazione di 24 redattori e in parte a cura di specifici algoritmi che regoleranno la visualizzazioni delle notizie all’interno dei feed.

    trending storylines linkedin sfondo

    Se vi state chiedendo anche perchè LinkedIn passa a introdurre una sezione che solo apparentemente appare lontana alla natura stessa della piattaforma, allora la risposta è che LinkedIn ha bisogno di utenti. Il discorso è sempre lì, ma più che utenti ha bisogno di un maggiore coinvolgimento degli stessi sulla piattaforma. Ricordiamo che LinkedIn conta oggi 467 milioni di utenti ma solo 106 milioni sono quelli attivi per mese. Stiamo parlando del 25% sul totale. Un problema che LinkedIn so porta dietro da un bel po’, perchè sta nella natura della piattaforma.

    trending storylines linkedin

    trending storylines linkedin

    E allora la carta da giocare per riavvicinare gli utenti sulla piattaforma è quella delle notizie che da sempre appassionano gli utenti. Da oggi sarà quindi possibile informarsi anche su LinkedIn avendo a disposizione una sezione che mostra all’utente le notizie più discusse, un modo per incrementare il coinvolgimento degli utenti sulla piattaforma.

    Non è facile gestire una sezione trending, lo sanno bene sia Facebook che Twitter ed è per questo che LinkedIn ha messo a capo di questa nuova sezione Dan Roth, ex capo redattore di Fortune. Il messaggio che LinkedIn vuole dare all’utente, con questa nuova feature, è che nonostante il mestiere che si può fare è necessario sapere cosa accade nel mondo, quindi anche dalla piattaforma.

    E voi che ne pensate?

  • Ecco Messenger Day, Facebook porta le Stories anche su Messenger

    Ecco Messenger Day, Facebook porta le Stories anche su Messenger

    Facebook, dopo Instagram, WhatsApp e l’app mobile di Facebook, dà notizia oggi del rilascio a livello globale di Messenger Day, ossia le Stories adesso approdano anche sull’app di messaggistica Messenger. E così, l’operazione di copiare le Stories di Snapchat si conclude essendo ora disponibili su tutte le app.

    Facebook ha preso l’impegno di voler rendere disponibili le Stories ovunque, e così è. Infatti, oggi Facebook introduce una nuova funzionalità che si chiama Messenger Day, ossia le Stories adesso approdano anche sull’app di messaggistica Messenger. Dopo Instagram (anche in versione Live), WhatsApp, l’app mobile di Facebook, è la volta di Messenger, per chiudere il cerchio e per rendere disponibile la possibilità di raccontare storie praticamente ovunque. Ma non sarà un po’ troppo?

    messenger day facebook stories

    Come funziona Messenger Day

    In realtà, per i lettori più attenti, non si tratta di una vera novità o di una sorpresa, tutt’altro. Molti di voi ricorderanno il rilascio a fine 2016 di una camera potenziata proprio per Messenger, una passaggio che seguiva i vari test che erano stati compiuti nei mesi precedenti e che facevano presagire a qualcosa di simile alle Stories. Poi l’attenzione è stata catturata dal rilascio della medesime funzionalità sulle altre app di casa Menlo Park. Ma alla fine eccole qua.

    Il funzionamento generale è molto simile a quello in uso già su Instagram o sull’app mobile di Facebook, parliamo quindi di un contenuto che dura il tempo di 24 ore, per poi scomparire del tutto. Per avere la funzionalità attiva, dato che da oggi è disponibile per tutti a livello globale, dovete installare la versione più recente.

    messenger day facebook stories messenger day facebook stories

    Una volta aperta l’app noterete un “sole” (solo per questa fase di lancio) ad indicare la camera. Per aggiungere la vostra storia potete comunque cliccare su “Add your Day”. A questo punto scattate il vostro selfie oppure girate un breve video, aggiungete gli effetti che desiderate, dopo di che premete sulla freccia in basso che indica di proseguire. Se scegliete di mandarlo come “Day”, sappiate che quella storia poi sparirà nel giro di 24 ore.

    Bene, detto questo vi starete (giustamente) chiedendo, ma perchè rendere disponibili le Stories anche su Messenger? Quale vantaggio porterebbe a Facebook? Una considerazione generale è che, sebbene Snapchat abbia inventato questo formato, Facebook dimostra di non aver paura a copiare, perchè sa benissimo che questo formato funziona e funzionerà meglio se inserito in app che presentano una base utenti più ampia. Messenger conta oggi più di 1 miliardo di utenti ed è sufficiente vedere il successo che le Stories hanno ottenuto su Instagram, cioè 150 milioni di utenti in soli 5 mesi. Certo, direte, parliamo comunque di app e pubblici diversi. Ma a Facebook questo non interessa.

    Vedrete che, una volta che Facebook ha un quadro più chiaro della situazione, passerà a disattivare la funzionalità sulle app dove sono usate di meno. Per ora conta solo raccontare storie, senza problemi di app.

    E voi che ne pensate?

  • Ecco alcune regole per fare un buon Live Tweeting, in modo organico

    Ecco alcune regole per fare un buon Live Tweeting, in modo organico

    Fare Live Tweeting è ancora oggi un’attività utile per far conoscere e raccontare un evento, una conferenza, un brand. Ma esistono alcune semplici, e poche, regole per farlo al meglio, soprattutto per renderla un’attività efficace. Il primo obiettivo è quello di trasmettere Valore finalizzato alla Relazione, in maniera organica.

    So bene che qualcuno di voi si sta chiedendo se, leggendo il titolo, abbia ancora senso fare live tweeting oggi, con tutte le difficoltà in cui versa Twitter. La risposta è assolutamente sì! Soprattutto perché, al di là delle difficoltà in cui versa l’azienda, Twitter è e resta ancora oggi un prezioso strumento per raccontare, informare, trasmettere valore e costruire Relazioni. E quella che abbiamo definito più volte “una finestra sul mondo“. E perché considerare anche un’attività di Live Tweeting? Semplice, perché è questa la migliore attività per raccontare in tempo reale un evento, una conferenza, un brand. Non limitiamoci solo a guardare la base utenti, pensando, perché così è, più ridotta di altre piattaforme. Ma pensiamo anche che su Twitter ogni mese arrivano quasi 1 miliardo di persone perché attratte dai contenuti. Certo, poi i loggati, ossia gli utenti effettivamente registrati sono 319 milioni, ma pensiamo invece all’audience organica che possiamo raggiungere utilizzano Twitter per il racconto live.

    Ecco, oggi voglio parlare di questa particolare attività perché ormai me ne occupo da qualche anno, prima di tutto perché mi piace, così come mi piace Twitter, strumento che mi ha permesso meglio di costruire la mia identità digitale, dopo il blog. E il live tweeting è una delle attività a cui mi dedico con costanza ormai da tempo. Ebbene, sapendo che è un’attività in cui spesso ci si improvvisa, o, anche, la si affronta pensando che sia ala portata di tutti, vi dico che non è così. Fare Live Tweeting, così come per qualsiasi altra attività, non è per tutti e non tutti lo sanno fare in maniera adeguata. Serve molta capacità di sintesi, velocità nel trasmettere e veicolare concetti e pensieri in pochi caratteri, serve molta attenzione per non sbagliare, al fine di non dare l’idea che l’attività sia di scarsa qualità.

    twitter live tweeting regole

    Ma oggi ve ne voglio parlare perché l’impressione che si ha, ogni qual volta che si parla di Live Tweeting, è quella di fare una gara a chi va prima in trending topic, gli hashtag più twittati che si aggiornano sulla piattaforma. Riconosco, e lo sottolineo, che riuscire a portare il proprio argomento dia grande visibilità al proprio racconto, allo scopo di attrarre altri utenti potenzialmente interessati, ma non deve essere questo il primo obiettivo da raggiungere “ad ogni costo”. Il primo obiettivo all’interno di una strategia di comunicazione che preveda anche un’attività di live tweeting è trasmettere contenuti che diano Valore e siano in grado di costruire Relazioni. Tutto qua.

    Allora vediamo di fissare al cune semplici regole tra cosa fare e, soprattutto, cosa non fare.

    • Prima di tutto, scegliere un hashtag che sia breve e chiaro, che faccia capire subito di che cosa si vuole parlare. So che non è facile e questa è una delle prime difficoltà da superare, ma una volta trovato, questa è già un grande risultato.
    • Costruire il team che porterà avanti l’attività considerando anche il coinvolgimento di influencer, ossia quegli utenti che sono capaci e coinvolgenti in quella data materia.
    • Comunicare  e fare conoscere l’evento nei giorni precedenti, usando l’hashtag scelto. Questa attività è necessaria per attirare i vostri utenti che di solito vi seguono e per attirarne di nuovi. Promuovetelo anche su altre piattaforme.
    • Durante il live tweeting è necessario ricordarsi di fare un racconto live di quello che sta accadendo. Introdurre le proprie opinioni è utile, ma differenziatele dal racconto.
    • Fare attenzione allo spamming. Twitter, una volta notato una forma di attività irregolare da un account, è anche la velocità con cui si scrive può esserlo, può anche sospendere l’account. Quindi fate molta attenzione.
    • Inserite per ogni tweet un’immagine, questa è una regola non basilare ma sicuramente consigliata. Prima di tutto per dare ancora più capacità di coinvolgimento al vostro contenuto. Da poco le immagini non concorrono più alla composizione del tweet facendovi risparmiare caratteri. E poi perché in un’immagine potete taggare fino a 10 utenti. Badata che la scelta dei 10 utenti non deve essere fatta a caso, pena l’accusa di essere spammer, ma scegliete gli utenti che secondo voi sono potenzialmente interessati al tema e che potrebbero darvi una mano a far conoscere l’evento che state raccontando. Questa è una regola che funziona sempre. Buona norma è di solito avvisare prima quegli utenti che sapete essere interessati ma che non conoscete direttamente, perché vedersi citati in tanti tweet di seguito per alcuni non è proprio il massimo.
    • Come detto, essere in trending topic è molto utile per dare visibilità al proprio evento, ma non deve essere il primo vero obiettivo. Certo, fa piacere quando questo accade, ma se riuscite  a trasmettere valore e ad ottenere interazioni di qualità che possono dare vita a Relazioni anche senza il trending topic, sappiate che l’obiettivo è stato raggiunto.
    • Dovete sapere che esiste un numero per entrare in trending topic, deve quindi verificarsi una massa di contenuto costante e continuativa su quell’hashtag per poi entrare in trending topic. Il difficile poi è entrare nei primi 10 se avete poco tempo a disposizione.
    • Sappiate che per alcuni andare in trending topic è quasi come una gara di 100 metri, vince chi arriva prima, chi è quindi più veloce. Ma vince chi è più veloce a trasmettere valore e a costruire relazioni. Se l’obiettivo, come spesso accade purtroppo, è quello di andare in trending topic usando tool impostati su quell’hashtag in modo tale che tre/quattro utenti facciano in automatico retweet a tutti coloro che twittano in quel momento, nel medesimo secondo (senza per altro essere presenti all’evento), ecco che state vincendo col doping. State quindi invalidando la vostra gara, solo per ottenere una visibilità effimera che no vi porterà la benché minima interazione o relazione. Caso concreto: mi è capitato di recente i osservare alcuni hashtag legati a degli eventi e twittare in alcuni casi, in pochi secondi i miei contenuti erano retwittati sempre dai medesimi utenti, tutti rigorosamente “non presenti” all’evento. Notavo che lo stesso accadeva anche con tutti gli tweet. Quei tre o quattro utenti usavano un tool che faceva RTs automatici su quell’hashtag al fine di figurare come tra gli utenti più attivi (vale anche il retweet) e per fare andare l’hashtag primo in trending topic. Non mi pare ci sia nulla di organico, ma solo un automatismo che non porta valore.
    • E quindi, ricordare che tutta l’attività deve essere monitorata e analizzata con dei tool specifici che vi permettono di estrarre tutti i risultati in modo tale da verificare se avete ottenuto i risultati sperati. Questa è un’attività che non deve assolutamente mancare.

    Mi rendo conto che mi sono dilungato molto e che ci sia bisogno di ritornare sul tema, magari specificando meglio tutte le fasi. Qui ho voluto solo fissare alcune regole di base per lasciare arrivare il messaggio che il live tweeting deve essere fatto da persone che hanno determinate caratteristiche e deve essere fatto, soprattutto, in maniera organica.

    E voi che ne pensate?

  • Spotify, adesso gli utenti abbonati sono 50 milioni a livello globale

    Spotify, adesso gli utenti abbonati sono 50 milioni a livello globale

    Spotify raggiunge un nuovo importante traguardo, dopo quello di settembre dello scorso anno quando annunciò i 40 milioni di utenti abbonati. E oggi la società fondata da Daniel Ek fa sapere, attraverso un tweet dall’account ufficiale, di aver raggiunto il traguardo dei 50 milioni di utenti paganti. Una crescita del 25% in sei mesi.

    Spotify, la startup che offre il servizio di musica in streaming on demand, ha raggiunto un nuovo importante traguardo. Dopo quello di settembre scorso, quando raggiunse i 40 milioni di utenti abbonati, la società fondata da Daniel Ek, con un tweet dall’account ufficiale, fa sapere di aver raggiunto i 50 milioni di utenti abbonati. Questo significa che la base utenti è cresciuta del 25% negli ultimi sei mesi, vale a dire 600 mila nuovi utenti che ogni mese hanno sottoscritto un abbonamento sulla piattaforma di musica in streaming.

    spotify 50 milioni utenti paganti globali

    Di questo passo, con un ritmo di crescita così costante, Spotify potrebbe dare luogo ad una quotazione a Wall Street, uun’idea che la società accarezza ormai da due anni, come avevamo infatti prospettato in questo articolo. Non è certo, ma potrebbe essere.

    E Spotify, con questi ritmi, si impone sempre di più come piattaforma leader sul mercato. Infatto se si guarda ai competitor diretti, notiamo che Apple Music è “fermo” a 20 milioni di utenti abbonati, erano 11 milioni a febbraio del 2016.

    Nei giorni scorsi Spotify ha iniziato a testare su un piccolo numero di utenti un nuovo servizio, chiamato Spotify Hi-Fi, che offre musica con una qualità audio superiore a un prezzo di 5-10 dollari al mese in aggiunta all’abbonamento mensile da 10 dollari. Un servizio che va a contrastare Tidal, il servizio di musica in streaming di Jay Z che fa della qualità audio elevata il suo punto di forza. E oggi Tidal ha poco più di 1 milione di abbonati.

    E pensare che nel 2011 Spotify poteva contare 2 milioni circa di abbonati, che arrivarono poi ad essere 5 milioni l’anno successivo, nel 2012; tra il 2014 e il 2015 Spotify cresce tra i 10 e i 20 milioni; fino ad arrivare ai numeri di oggi. Ma quanti potrebbero essere gli utenti registratti complessivi. Ecco, questo è un dato che non viene confermato da nessuna fonte, ma si sa quasi per certo che a giugno del 2016 erano 100 milioni a livello globale. Un numero che nel corso dei mesi potrebbe essere cresciuto anche ad un ritmo più elevato.

  • Snapchat a Wall Street: seguirà Facebook o sarà un nuovo caso Twitter?

    Snapchat a Wall Street: seguirà Facebook o sarà un nuovo caso Twitter?

    Snap Inc., la società che detiene la proprietà di Snapchat, ha debuttao ieri a Wall Street con un risultato, come previsto, molto positivo: +44% e valore vicino ai 30 miliardi di dollari. Ma quale sarà il suo futuro? Seguirà le orme di Facebook o sarà un nuovo caso Twitter?

    L’approdo a Wall Street di Snap Inc., la società che detiene la proprietà di Snapchat, la piattaforma social ormai famosa per la condivione di video messaggi, è stato ovviamente un successo. Era infatti prevedibile che dopo il tradizionale suono della campanella, alla presenza dei due fondatori di Snapchat, Evan Spiegel, oggi CEO, e Bobby Murphy, il titolo arrivasse a 24 dollari per azione, partendo da 17 dollari, con un guadagno del 44%, facendo così crescere il valore dell’azienda che è arrivato fino a superare i 30 miliardi di dollari per poi stabilizzarsi sui 28,4 miliardi di dollari. Un valore che risulta quindi superiore a quello che aveva determinato la IPO di 24 dollari. Un debutto col botto, così lo hanno definito molti analisti e giornalisti, anche se non così eclatante.

    snapchat borsa wall street social media

    Quando Facebook si quotò in borsa nel 2012, al primo giorno di contrattazione il titolo arrivo a 42 dollari, dai 38 fissati con la IPO, anche Twitter fece un vero debutto col botto: chiuse a 44,94 dollati (dai 27 della IPO), con una crescita del 72,84%! Anche LinkedIn fece un buon debutto con 83 dollari dalla IPO, subito raggiunse i 120 dollariper poi stabilizzari intorno a 95 dollari. Un’azione valeva oltre 195 dollari al momento dell’acquisizione da parte di Microsoft.

    Se volessimo quindi andare a vedere quale sarebbe la capitalizzazione oggi, dopo l’ingresso di Sna Inc. a Wall Street, scopriremmo che proprio l’azienda che detiene Snapchat è la seconda per valore, dietro solo a Facebook che ormai supera i 400 miliardi di valore complessivo.

    valore aziende socal media tech snapchat 2017 marzo

    Il valore di Snap è superiore ad aziende come la CBS, American Airlines, Viacom e anche di Twitter che ora ha più o meno lo stesso valore di quando approdò a Wall Street nel 2013. Un segno evidente che l’azienda non è cresciuta sotto il profilo finanziario.

    Per fare un paragone più vicino, così come abbiamo fatto prima, proprio per affinità, Facebook oggi ha un valore per azione di 136 dollari, come ricordato partiva da 38 dollari, significa che nel corso degli anni ha sperimentato nuove strategie, quella Mobile su tutte, e ha continuato ad innovare. Situazione ben diversa per Twitter che oggi ha un valore per azione di 15,79 dollari, ben al di sotto dei 27 dollari del 2013. Significa che l’azienda guidata oggi da Jack Dorsey, CEO e co-fondatore di Twitter Inc., non cresce da tutti i punti di vista. La via d’uscita, come già ricordato altre volte, sta nell’innovare il prodotto. Non significa solo scegliere se allungare o meno i 140 caratteri, significa adottare strategie in grado di far crescere l’azienda.

    snapchat primo giorno wall street

    E adesso è la volta di Snap Inc., sarà interessante vedere già oggi, dopo l’euforia di ieri, quale sarà la quotazione, pronti a gridare al tracollo nel caso in cui il titolo si mangiasse tutto quello guadagnato ieri. E’ possibile che accada, proprio per l’alta volabilità del titolo, è necessario quindi aspettare una sorta di stabilizzazione del titolo. E come può stabilizzarsi? Prima di tutto, se esiste da oggi una chiara strategia dell’azienda per far crescere bene e in maniera costante la base utenti. Gli investitori vogliono capire come da oggi Snap si appresta ad intraprendere un percorso di crescita costante. Certo, la IPO è servita soprattutto a questo, ma alla prova dei fatti sul mercato le cose cambiano velocemente. E Twitter ne è la prova.

    Se Snapchat non trova subito la sua strada, come fece Facebook a suo tempo, quando arrivò a toccare i 17 dollari per azione nel giro di pochi mesi, allora potremo dire di essere davanti ad un nuovo caso Twitter. Diversamente, se Snap Inc. riesce da subito a trovare la strada per la crescita, allora sì che potrà candidarsi a diventare il nuovo fenomeno Facebook.

    Vedremo allora quali saranno gli sviluppi immediati.

    E voi che ne pensate?