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  • Vino e Digitale 2017: attenzione al Contenuto e cresce l’uso di Instagram

    Vino e Digitale 2017: attenzione al Contenuto e cresce l’uso di Instagram

    La quarta edizione della ricerca FleishmanHillard Italia sulla presenza online delle prime 32 aziende vinicole italiane rileva una maggiore attenzione al contenuto e quindi a raccontarsi di più. Tra i social più utilizzati, Facebook si conferma il più usato, ma cresce del 23% in un anno Instagram. Ancora fermo l’e-commerce diretto.

    Da qualche anno seguiamo con molta attenzione la ricerca di FleishmanHillard, agenzia di comunicazione tra le più importanti al mondo con 85 uffici in oltre 30 paesi, che mira a disegnare l’evoluzione del digitale all’interno di un settore così importante per la nostra economia come quello del Vino. La quarta edizione della ricerca sulla presenza online delle prime 32 aziende vinicole italiane per fatturato (secondo l’ultima indagine Mediobanca) rileva un uso dei canali social media ormai integrato all’interno della comunicazione aziendale. Ma ci sono elementi di novità interessati quest’anno che confermano questo andamento.

    vino digitale social media franzrusso.it 2017

    Da parte delle aziende del Vino italiane comincia a manifestarsi una maggiore attenzione verso il Contenuto e quindi verso il racconto delle proprie realtà aziendaliIl 53% delle aziende dedica sempre più attenzione sul proprio sito al tema dei vitigni autoctoni nell’ambito della valorizzazione del territorio: le cantine che legano la comunicazione dei propri prodotti alle specificità del luogo d’appartenenza salgono quest’anno al 75% (+22% rispetto a 2016). Altro aspetto degno di nota è che oggi il 37,5% delle aziende prese in esame parla di sostenibilità.

    Altra novità da segnalare, all’interno di uno scenario social in costante evoluzione, è il forte aumento dell’utilizzo di Instagram (+23%) e Wikipedia (presidiata dal 37,5% contro l’11,5% del 2016). Ancora da esplorare l’integrazione di chat per favorire conversazioni real time sui siti; ancora male l’e-commerce proprietario, utilizzato da pochissimi (3 su 32).

    Per l’edizione 2017 si conferma sul gradino più alto del podio Frescobaldi, stabile ormai dal 2014, seguita da P. Antinori che sale al secondo posto, Masi Agricola stabile al terzo, Cavit Cantina Agricoltori in quarta posizione, in salita, mentre Mezzacorona chiude la top 5, in calo di tre posizioni. La classifica per intero la trovate nell’infografica in basso.

    vino digitale aziende digitale social media 2017

    Questo un po’ l’andamento generale della ricerca. Ma cerchiamo di fissare qualche insight più specifico in merito. Allora:

    Per quanto riguarda i social media, dal punto di vista quantitativo, l’analisi conferma Facebook come il canale più utilizzato dalle aziende lo usa no in 25 su 32; a seguire da YouTube (20 su 32), Instagram (17 su 32) e Twitter (16 su 32). Instagram, come già detto all’inizio, è la vera rivelazione, in crescita del 23% rispetto allo scorso anno. L’utilizzo d’immagini e video supera quello di contenuti puramente testuali, meno efficaci e d’impatto.

    Questi dati vengono poi confermati dalla frequenza di aggiornamento, con in evidenza proprio Instagram e Facebook: in entrambi i casi, più del 70% delle aziende che possiede un account ha pubblicato contenuti con cadenza almeno settimanale, garantendo continuità al proprio flusso di comunicazione. Oltre il 43% di aziende twittano quotidianamente e il 35% pubblica video su YouTube con cadenza almeno mensile, a chiusura di un quadro qualitativo in progressiva crescita.

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    [box type=”info” align=”aligncenter” class=”” width=””]Leggi anche le ricerche “Vino e Digitale” del 2014 – 2015 – 2016[/box]

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    La ricerca di FleishmanHillard evidenzia anche il crescente uso di Wikipedia, sono infatti in forte aumento le aziende che hanno migliorato la propria visibilità SERP (Search Engine Results Page) grazie ad una pagina dedicata alla propria storia, ai prodotti e al territorio (37,5%, contro l’11,5% del 2016).

    Come detto, la maggioranza delle aziende (75%) comunica il proprio territorio, mentre il 53% parla di vitigni autoctoni, della loro storia e delle loro peculiarità. In aumento – sul 47% dei siti delle aziende – i riferimenti a enoteche, degustazioni e canali commerciali consigliati sui siti (contro il 31% del 2016).

    Il 37,5% delle aziende (12 su 32) parla di sostenibilità: la crescente sensibilità dei consumatori verso questi temi spinge sempre più aziende a comunicare le proprie politiche virtuose in materia di agricoltura sostenibile, efficienza energetica e attenta gestione delle risorse naturali.

    La quasi totalità delle aziende (31 su 32) presenta siti in almeno due lingue, tipicamente italiano e inglese, mentre un’azienda su tre anche in tedesco, cinese fermo a 2 su 32. La disponibilità di diverse lingue è un fattore chiave sia per comunicare correttamente l’identità di marca sia per supportare l’export.

    Peggiorano numero di “link-in” (siti esterni che rimandano al website aziendale) e Page-Rank, evidenziando ancora ampi margini per il miglioramento dei siti in ottica SEO (Search Engine Optimization).

    La nota ancora dolente che riguarda il Vino e in Digitale è l’e-commerce diretto: solo 3 aziende su 32 hanno adottato piattaforme di vendita sul proprio sito. In pratica, è ancora troppo esternalizzato, quindi affidato all’esterno. Eppure, ma questo lo abbiamo ripetuto già altre volte, il commercio online gestito direttamente dal proprio sito per il Vino sarebbe un grande volano.

    Da segnalare anche l’assenza di chat che possono favorire il dialogo in tempo reale sui siti di riferimento indirizzando gli utenti verso informazioni per loro rilevanti (come ricerca e educazione su prodotti, eventi delle cantine, disponibilità di visite guidate, etc.).

    Un quadro in evoluzione quello che riguarda il Vino e il Digitale delineato dalla quarta edizione di questa interessante ricerca, una delle poche che fa un’analisi di questo tipo. Rispetto alle prime edizioni, si sono registrati dei grandi passi avanti, sia in termini di racconto che in termini di crescita dell’utilizzo degli strumenti, vedi Instagram. No si riesce però a comprendere questo grande ritardo rispetto all’utilizzo dell’e-commerce diretto.

    E voi che ne pensate?

    vino digitale aziende digitale social media 2017 infografica

  • Su Facebook è ormai presente più di un quarto della popolazione mondiale

    Su Facebook è ormai presente più di un quarto della popolazione mondiale

    Facebook ha reso noti i dati relativi al primo trimestre del 2017 che evidenziano come il social network, nato nel 2004 da un’idea di Mark Zuckerberg, continui a crescere. Gli utenti attivi al mese sulla piattaforma sono ormai 1,94 miliardi, vale a dire più di un quarto della popolazione mondiale. E il traguardo dei 2 miliardi è ormai vicino.

    I dati finanziari del primo trimestre del 2017 di Facebook ci dimostrano, ancora una volta, che il social network più grande del mondo continua a crescere. Certo, il ritmo è rapportato alle dimensioni, ma è in costante e continua crescita, soprattutto se rapportato ad altre piattaforme che stentano proprio in questo (il riferimento a Twitter è puramente voluto). Dal punto di vista squisitamente finanziario, i ricavi sono cresciuti del 49% fino a raggiungere 8,03 miliardi di dollari rispetto ai 5,38 miliardi dello stesso periodo del 2016. Un dato che addirittura supera le attese degli analisti che scommettevano su 7,8 miliardi di dollari. Questa crescita è legata al boom della raccolta pubblicitaria sui dispositivi mobili, che ha rappresentato ben l’85% di quella totale. Inoltre, l’utile netto è balzato a 3,06 miliardi, a fronte degli 1,73 miliardi dello scorso anno.

    facebook un quarto popolazione mondiale franzrusso.it 2017

    Dati che certamente segnano quelli che sono i ritmi di crescita di quello che abbiamo già definito l’ecosistema Facebook.

    Ma, come sempre, il dato più interessante resta quello legato alla base utenti. Fino a qualche anno fa, si diceva che Facebook era ormai prossimo alla saturazione e che un ritmo di crescita sostenuto come nei primi anni sarebbe stato difficile da mantenere. Vero, solo che in realtà, anche negli anni a seguire, Facebook ha continuato a crescere. Gli ultimi dati del Q1 2017 ci dicono che Facebook è arrivato a contenere all’interno del social network 1,94 miliardi di utenti, ossia più di un quarto della popolazione mondiale che è di 7.477.220 (dati aggiornati a gennaio 2017). Una crescita a due cifre: +17% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

    facebook 1-94 miliardi utenti 2017 franzrusso

    E gli utenti attivi al giorno sono 1,28 miliardi con una crescita, anche qui a due cifre, del 18% in un anno. Il traguardo dei 2 miliardi di utenti è ormai alla portata e lo raggiungerà nel Q2 2017. In Europa ha poi superato la soglia dei 350 milioni di utenti, arrivando ad essere ora 354 milioni di utenti.

    Facebook è sempre più una grande macchina che cresce che racchiude al suo interno diversi modi di vivere l’esperienza di contatto con altri utenti. La sua forza sta proprio in questo, essendo riuscito in questi anni, specialmente dal 2012 a questa parte, a fissare una strategia, basata sulla crescita via mobile, che portasse a diversificare l’esperienza degli utenti. Una cosa finora non riuscita ad altri. Certo, ci vogliono i mezzi, e Facebook ne ha tanti per poterlo fare oggi. Ma se li è creati puntando su una strategia chiara.

    E voi che ne pensate?

  • La Reciprocità e i Legami Deboli sui Social Media

    La Reciprocità e i Legami Deboli sui Social Media

    Nonostante i cambiamenti della Comunicazione Digitale, sui Social Media vince ancora la Reciprocità. E’ “il dare per avere gratuito” che si considera caratteristica intrinseca degli amici. Eppure, gli studi psicologici rivelano come anche i Legami Deboli abbiano un ruolo essenziale nel sostenere e fortificare il comportamento della Reciprocità.

    Sui Social Media si nota che oggi è più facile riscontrare risposte violente e veri propri attacchi diretti ad una persona o ad un gruppo.
    Il boicottaggio vince più di prima
    L’attenzione a mettere in ridicolo, a sottolineare con forza gli sbagli, a denunciare EpicFail.
    Eppure, esaminando la comunicazione e le interazioni odierne sui Social Network, questa non è la dinamica che va per la maggiore.

    Il dato rilevante è che sopravvive e si rinforza sempre più il desiderio di Reciprocità.
    Si è molto attenti a condividere o mettere like a colleghi che per primi hanno sostenuto il nostro lavoro in rete.
    Ci si sente alla pari solo ricambiando il reciproco interesse.
    E’ indubbiamente utile chiedersi il perché e, soprattutto, approfondire il significato di Reciprocità.
    “Un rapporto è reciproco quando il valore trasmesso tra le parti è uguale”: questo è ciò che si può affermare come definizione.
    Come sopravvive, tuttavia, questo rapporto in un contesto dove “gli amici” raggiungono i cinquemila – come su Facebook – e le interazioni risultano infinite?
    Per comprendere il fenomeno della rilevanza delle connessioni in Rete, studiamo prima di tutto quale sia l’equilibrio delle relazioni interpersonali.

    legami deboli social media

    L’immediatezza e la capacità di essere pubblici in Rete, e di rimanerlo nel tempo, fa emergere con facilità alcuni comportamenti umani del tutto istintivi.
    Esiste, prima di tutto infatti, una regola non scritta secondo cui al dare segue l’avere.
    Chi riceve attenzioni si sente in dovere di ricambiare attenzioni.
    E lo fa con piacere.
    Sui social network, e in generale nel web marketing, questo avviene regolarmente e si stabilisce così un legame più stretto fondato del tutto sulla gratuità.
    Ecco una caratteristica intrinseca della Reciprocità: è gratuita.
    Si regala un ebook? Si ricevono in cambio foto, recensioni, post.
    E’ prettamente istintivo questo comportamento, perché è alla base c’è sempre il bisogno di far parte del Gruppo e di rispettarne le norme di Appartenenza.
    E’ molto più forte del desiderio di piacere singolarmente.
    E’ la necessità primordiale di non essere soli, di ricevere approvazione e riconoscimenti tali da sentirsi dentro ad un sistema.
    Quel sistema fatto di relazioni che danno il senso al nostro stesso lavoro e, spesso, alla nostra stessa esistenza.

    Sono, tuttavia, tantissimi i Brand a non “utilizzare” questi istintivi comportamenti umani.
    Troppo spesso ancora non si capisce che creare una Community online non può che essere un vantaggio per l’azienda.
    Creare un dialogo in cui l’utente è riconosciuto come interlocutore indispensabile all’interazione e alla crescita stessa del Brand è uno dei primi indispensabili passi nel Social Media Marketing.
    E naturalmente l’effetto – che si cerca e che si ottiene – con un dialogo paritetico è la fidelizzazione del cliente.

    Esiste, poi, un altro aspetto della Reciprocità.
    Possiamo chiamarlo “Effetto Familiarità”, come detto in psicologia.
    Tale effetto determina il fatto che più si segue e si è in amicizia con qualcuno più lo si apprezza, più ne si parla ad altri, più si pubblicizza positivamente.
    Sembra una banalità, ma sui Social Media questo comporta un aumento delle condivisioni, delle conversazioni riguardo ad un post e naturalmente delle conversioni.
    Applicando, infatti, lo stesso principio al Social Media Marketing si vede come mostrandosi presenti agli interessi degli utenti, condividendo prodotti in target con esposizione costante, l’azienda guadagna visibilità, acquista il favore dei clienti e – anche in questo caso – riesce a fidelizzarli con più facilità.

    Tuttavia, nel gioco delle interazioni, dobbiamo sempre e comunque tener presente il potere delle Aspettative.
    Ne abbiamo parlato qui: https://www.franzrusso.it/insideweb/aspettative-psicologia-aiutare-lavoro-digitale/.
    Nel campo della Reciprocità, le Aspettative non hanno un ruolo facilitante.
    Si può prevedere, ad esempio, che i nostri post avranno molte condivisioni, creeranno traffico, saranno spunto di riflessioni capaci di coinvolgere moltissimi “amici” e, poi, accorgersi che tutto ciò rimane deluso.
    Pericolosissima, la delusione.
    Perché la si comunica sempre, più o meno inconsciamente, come una sorta di tradimento.
    Che ci si ritorce contro.
    Di fatto le interazioni si indeboliscono, subentra uno scetticismo che non dovrebbe trovare casa sul Web, e che altro non è che la paura di non raggiungere le aspettative altrui.

    E’ proprio qui, tuttavia, che le Teorie Psicologiche risultano più utili.
    Negli anni ’90 lo psicologo e antropologo Robin Dunbar ha dimostrato, presso il gruppo di ricerche neuro-sociali di Oxford, che in un qualsiasi contesto gli esseri umani non riescono a gestire più di 150 relazioni.
    Oltre a questo numero, a causa di un limite psico-cognitivo legato alle capacità di processare le informazioni, le interazioni si indeboliscono fortemente.
    Nel 1973 il sociologo Mark Granovetter, docente alla Johns Hopkins University di Baltimora, definì il Fenomeno dei Legami Deboli.
    Partendo da uno studio su come, attraverso i social network, si possa aiutare qualcuno a trovare lavoro, emerse che solo il 17% di chi aveva effettivamente ottenuto un’occupazione grazie a interazioni online era stato favorito da amici stretti, mentre la maggior parte era riuscita a trovare lavoro grazie a contatti poco familiari o del tutto occasionali.
    I Legami Deboli, appunto.
    Legami che, nello studio di Granovetter, sono risultati essere estremamente forti.

    I Social Media sono le piattaforme più indicate e opportune per i Legami Deboli, poiché aiutano di fatto ogni giorno a superare il limite delle 150 interazioni ipotizzato da Dumbar.
    Ed è così che si garantisce un’interazione assai più variegata, in cui la Reciprocità assume sempre il carattere dominante.
    C’è, infatti, maggior supporto contraccambiato gratuitamente ed è facile che vengano a formarsi circoli virtuosi di fiducia, condivisione e collaborazione.
    Il legami sociali deboli sono più potenti delle amicizie forti e consolidate?
    Granovetter formulò l’ipotesi che si trattino di veri e propri ponti sociali, facilissimi da perdersi per strada perché assai poco consolidati, eppure di grandissima importanza.
    Perché sono ponti verso mondi sociali lontani, che non raggiungeremmo mai probabilmente senza i Legami Deboli.
    Di fatto, le nostre interazioni in Rete si mantengono e si sviluppano anche così.
    Certo i legami forti hanno un effetto trascinante ed esplosivo nella Comunicazione attraverso i Social Network, ma è anche vero che ci connettono con persone che comunque fanno parte della nostra vita.
    Viceversa, sono appunto i Legami Deboli a garantire scorciatoie per il successo in Rete, dove i ponti tra mondi distanti sono spesso l’elemento chiave.

  • E intanto i Millennials preferiscono (ancora) le Snapchat Stories

    E intanto i Millennials preferiscono (ancora) le Snapchat Stories

    Lo scontro tra Snapchat Stories e Instagram Stories si arricchisce di un’altra puntata. Secondo una recente ricerca di Whatsgoodly, condotta su un campione di circa 2 mila Millennials, le Stories su Snapchat sono preferite dal 78%, anche se il dato è in calo del 10%. Il 16% dichiara di non usare nessuna delle due e solo il 4% dichiara di usare Instagram Stories.

    Ad agosto 2016, quando Instagram, a sorpresa, introdusse le Instagram Stories, affermammo che quella poteva essere una bella mossa, soprattutto se l’obiettivo di Instagram fosse stato quello di portare verso la propria app i Millennials. Nei numeri l’obiettivo sembrava essere proprio questo. Ora, non è detto che non lo sia e che qualcosa in questo senso non si stia già muovendo, ma forse per capirne di più è il caso di dare un’occhiata a qualche dato, perchè potrebbe rivelarci qualche sorpresa.

    E i dati ce li fornisce una recente indagine condotta da Whatsgoodly che ha chiesto a quasi 2 mila Millennials, 1.991 per l’esattezza, quale modalità di racconto usassero di più: Spachat Stories o Instagram Stories?

    snapchat stories instargram stories millennials

    Ebbene, nel periodo che va dal 5 al 18 aprile 2017, i Millennials hanno risposto di preferire le Snapchat Stories nel 78% dei casi. Un numero altissimo e forse quasi inaspettato, vuol dire che da agosto 2016 ad aprile 2017 non si è registrata ancora una preferenza marcata da parte dei Millennials verso Instagram Stories, come ci si attendeva. Abbiamo detto “ancora” non a caso. Sì, perchè che diamo un’occhiata all’indagine condotta quattro mesi prima, e cioè dal dal 15 novembre al 15 dicembre 2016, notiamo che la preferenza verso le Snapchat Stories da parte dei Millennials era dell’88%, 10 punti percentuali in più rispetto al dato rilevato ad aprile 2017. Si è verificato quindi un leggero calo, le Snapchat Stories restano ancora la modalità preferita dei Millennials rispetto alle Instagram Stories, ma la preferenza si riduce.

    snapchat stories instargram stories millennials aprile 2017

    E dove è andato a finire quel 10% che in quattro mesi ha smesso di preferire Snapchat Stories? Avrà scelto Instagram Stories? No, ha finito, invece, per non sceglierne alcuna. E’ andato ad alimentare il dato che riporta quei Millennials che non usano nè Snapchat Stories e nè Instagram Stories. Infatti, se ci fate caso, il dato del 4% dei Millennials che scelgono a dicembre 2016 Instagram Stories è rimasto identico anche quattro mesi dopo, cioè ad aprile 2017. Così come è rimasto identico il 2% dei Millennials che affermano di usarle entrambe.

    snapchat stories instargram stories millennials dicembre 2016

    Come abbiamo visto in questi mesi, le Stories rappresentano per Facebook un’importante arena di scontro con Snapchat per accaparrarsi quegli utenti che ancora non riescono ad entrare in sintonia con Snapchat. E’ anche vero che l’obiettivo di Facebook è quello di arrivare a quella fascia di età che tutti i brand hanno sotto mira, che è proprio quella dei Millennials, più flessibili nelle loro scelte, dinamici e che sono alla ricerca di modalità nuove e sempre più coinvolgenti. questa ricerca ci dimostra che, lentamente, i Millennials abbandonano Snapchat Stories ma non abbracciano ancora del tutto Instagram Stories. Di conseguenza, Facebook ha tutto l’interesse a non mollare la presa e a giocare tutto sull’innovazione di Instagram, la vera chiave di volta in questo scontro. Vince chi saprà innovare di più. E da questo punto di vista, con i mezzi a dispozione, Instagram è avvantaggiato.

    E voi cosa ne pensate? Quale preferite tra Snapchat Stories e Instagram Stories?

  • Dopo 14 anni LinkedIn può considerarsi un grande social network

    Dopo 14 anni LinkedIn può considerarsi un grande social network

    LinkedIn, co-fondato da Reid Hoffman, oggi executive chairman, esattamente 14 anni fa, nei giorni scorsi ha superato il grande traguardo dei 500 milioni di utenti. Un traguardo che permette al social “business” network di essere considerato tra i grandi. Peccato che solo il 25% degli utenti lo usi attivamente.

    LinkedIn supera il traguardo dei 500 milioni di utenti (distribuiti in 200 paesi del mondo), un traguardo importante che proietta la piattaforma di business networking tra i grandi social network del Web. Erano 400 milioni ad ottobre 2015. Un traguardo però raggiunto in ben 14 anni, LinkedIn è stato fondato proprio nel maggio del 2003 e tra i fondatori c’era anche Reid Hoffman, oggi executive chairman e membro di Microsoft che ha acquisito la piattaforma a giugno dello scorso anno.

    linkedin social network 500 milioni utenti

    LinkedIn raggiunge questo traguardo in un momento importante della sua storia. Come detto, oggi è di proprietà di Microsoft che prova ad entrare nel grande mondo dei social media. Già, ma oggi LinkedIn può essere considerato un social media a tutti gli effetti? Si, perchè proprio su questo aspetto LinkedIn sta giocando tutta la sua evoluzione: sta infatti trasformandosi da social “business” network, per come lo abbiamo sempre conosciuto, a social media, al pari di Facebook, per fare un esempio. Sta cominciando a mettere al centro della sua strategia di network il contenuto e non più solo il classico CV. Una trasformazione importante per una piattaforma del genere che per sua natura ha conosciuto una evoluzione, in termini di base utenti, molto lenta, non certamente paragonabile ad altre piattaforme. LinkedIn fino a qualche mese fa era da ritenersi una piattaforma diversa, specifica, ma ora sta cambiando.

    Peccato solo che su una base di 500 milioni di utenti solo il 25% di questi risulti effettivamente attivo. Ecco, forse la trasformazione in atto vuole provare a far crescere questo dato. Certamente le ultime novità, per gli Usa (almeno per ora) provano smuovere questo dato, come l’introduzione dei trending topic, un modo per tenete l’utente più attivo sulla piattaforma con l’intento di alzare il livello di interazione. Bisogna aumentare certamente la base utenti, ma quello che più interessa è ridurre il divario tra utenti registrati e utenti attivi, ancora troppo elevato.

    Gli italiani apprezzano LinkeIn, sono 10 milioni e la quinta città al mondo più attiva è proprio Milano, preceduta da Londra al primo posto, Amsterdam, San Francisco e Giacarta. Tra i paesi più connessi ai vertici troviamo Emirati Arabi Uniti, seguiti da Olanda, Singapore, Gran Bretagna, Danimarca. E sono poi 9 milioni le aziende iscritte; 100 mila sono gli articoli pubblicati ogni settimana dai membri del social; e 10 milioni le offerte di lavoro attive.

    Da sapere poi che le 5 figure lavorative più connesse sono (quindi quelle che lo usano di più) sono quelle che appartengono a queste aree: risorse umane; product management; business development; marketing; consulting.

  • Twitter punta sui contenuti video in streaming con 16 nuovi partner

    Twitter punta sui contenuti video in streaming con 16 nuovi partner

    Twitter punta, a ragione, sui contenuti video. I dati per primo trimestre in effetti avevano premiato l’idea di puntare su questa modalità con le partite della NFL. L’annuncio viene dato rivelando la nuova strategia che comporta 16 nuove partnership tra cui figurano Bloomberg, The Verge, BuzzFeed e altri.

    Qualche giorno fa, descrivendo e commentando i dati del primo trimestre del 2017 di Twitter, avevamo sottolineato come la crescita degli utenti, che ora è di 328 milioni, fosse stata anche grazie alla partnership video con la NFL. E avevamo sottolineato come forse quella crescita potesse essere solo una piccola fiammata, visto che ora la NFL ha chiuso un accordo con Amazon. Ma Twitter, un po’ a sorpresa, dimostra di non voler demordere, e forte delle 800 ore di video che aveva coinvolto 45 milioni di utenti, rilancia con una nuova strategia che vede la partecipazione di ben 16 nuovi partner per trasmettere centina a di ore di video. 

    Come ricordavamo, i dati finanziari, per certi positivi soprattutto perchè avevano rivelato, dopo due anni, una crescita della base utenti, avevano premiato l’azienda in borsa con una crescita a due cifre. L’effetto lo si è avuto quando due giorni fa a “New Fronts” Jack Dorsey, CEO di Twitter, ha annunciato la prima grande partnership video con Bloomberg, uno dei 16 partner. Segno che i mercati apprezzano il fatto che Twitter stia provando a muovere le acque, infatti ieri il titolo TWTR ha guadagnato il 6,4%. Va detto anche, per essere precisi, che il rialzo è frutto anche dell’acquisto di un nuovo pacchetto di 574 mila azioni, pari a 9,5 milioni di dollari di investimento da parte di Dorsey. Un “attestato di fiducia” premiato dal mercato, fino ad ora.

    twitter partner video streaming franzrusso.it 2017

    I nuovi partner appartengono a più settori, quindi si va dalle News, allo Sport all’intrattenimento. Twitter quindi punta a spaziare sulla varietà dei contenuti video da trasmettere nel tentativo di coinvolgere un pubblico sempre più vasto con partite, notizie, curiosità ed eventi live. Si tratta, in ogni caso, di contenuto originale, e questa non è cosa da poco.

    Il primo partner ad essere stato annunciato è Bloomberg, con cui Twitter ha già collaborato altre volte. La partnership prevede la trasmissione 24 ore su 24 di contenuti in streaming, gratuiti, 7 giorni su 7. Gli altri sono:

    • Sport – WNBA (lega femminile di basket) una partita a settimana per le stagioni 2017-2018-2019; MLBAM, 3 ore una volta a settimana; Stadium, programmazione 24/7; The Players’ Tribune; PGA Tour, 31 tornei per un totale di 70 ore di video.
    • News – Bloomberg Media, programmazione esclusiva 24/7; The Verge, programmazione del gadget show dal prossimo autunno, Cirucuit Breaker; BuzzFeed News, programmazione quotidiana di Morning Feed; Cheddar, programmazione quotidiana alle 9 del mattino da Wall Street.
    • Intrattenimento – Live Nation, concerti live a partire dal 13 maggio; IMG Fashion, cuorisità e backstage dalle settimana della moda di Milano, New York, Parigi e Londra; Propagate, programmazione di #whatshappening.

    Twitter ha anche annunciato nuove partnership esclusive con Viacom per trasmettere gli MTV Movie & TV Awards e l’evento annuale Video Music Awards.

    Insomma, almeno su questo fronte Twitter dimostra di avere (finalmente) una strategia chiara da seguire e sicuramente porterà giovamento all’intera piattaforma. A questo punto è lecito attendersi una adeguata attenzione a tutto il resto, perchè se è vero che il coinvolgimento aumenta è necessario che la stessa piattaforma sia resa più facile da usare. E’ vero che con la programmazione della NFL gli utenti entrati in contatto sono stati 45 milioni, ma non tutti poi sono diventati nuovi utenti. Ecco, questa è la prova che, nonostante gli sforzi, Twitter resta ancora “difficile da usare” per molti. Sarebbe un peccato non agire su questo punto, nonostante tutti gli sforzi programmati.

    [l’immagine di copertina è stata creata da @franzrusso; qualora l’interessato la ritenesse inopportuna, verrà rimossa immediatamente]

  • La crescita di Instagram alimenta quella di Facebook, per contrastare Snapchat

    La crescita di Instagram alimenta quella di Facebook, per contrastare Snapchat

    Instagram supera il traguardo dei 700 milioni di utenti attivi al mese, una crescita alimentata certamente dalle Stories modalità che gli utenti apprezzano. E, ovviamente, la crescita di Instagram significa anche crescita di Facebook con cui può davvero contrastare Snapchat.

    Instagram continua a crescere e l’annuncio del superamento del traguardo dei 700 milioni di utenti attivi al mese ne è la conferma. Una crescita che risulta essere, per certi versi, trainata dalle ultime novità introdotte sulla piattaforma, una su tutte le Instagram Stories, modalità di racconto effimero molto apprezzata dagli utenti. E sono proprio le Stories a trainare questa crescita, affermazione che sta proprio nei numeri. Pensate, Instagram impiega 9 mesi per passare dai 400 milioni di utenti attivi, al superamento dei 500 milioni di utenti; mentre ne impiega 6 di mesi per passare dai 500 ai 600 milioni, rilevati lo scorso dicembre. E ne impiega quindi quattro mesi per arrivare a superare i 700 milioni di utenti attivi. 

    instagram 700 milioni di utenti

    Una crescita che di fatto alimenta anche la crescita di Facebook che possiede Instagram dal 2012, quando l’acquisì per 1 miliardo di dollari. Da allora l’app ha conosciuto una nuova vita e oggi rappresenta per Facebook l’arma per contrastare Snapchat. Perchè il vero obiettivo di Facebook era quello di realizzare una modalità che potesse permettere a Instagram di intercettare proprio gli utenti che usano Snapchat, solitamente più giovani. E pare esserci riuscito.

    Instagram quindi punta ad entrare nel club delle piattaforme da 1 miliardo di utenti in su, e fanno parte proprio della famiglia che ha sede a Menlo Park. E ci troviamo WhatsApp, Messenger, che da poco ha superato 1,2 miliardi di utenti, e, ovviamente, Facebook, abbondantemente oltre 1,9 miliardi di utenti, con il traguardo dei 2 miliardi di utenti ormai vicino. Traguardo mai toccato da nessun’altra piattaforma prima d’ora.

    Per Instagram sono sufficienti, stando agli ultimi ritmi di crescita, 12 mesi (100 milioni ogni 4 mesi) per superare il traguardo di 1 miliardo di utenti. Quindi, vedremo ad aprile 2018 se la previsione sarà azzeccata. Sempre che non succeda prima, cosa molto probabile.

    E in Italia quanti sono? Sicuramente più dei 9 milioni che sappiamo, molto probabile che siano 11 milioni (dati Blogmeter, aprile 2017).

  • Internet e la Generazione Z: i giovani nati dopo i Millennials

    Internet e la Generazione Z: i giovani nati dopo i Millennials

    E’ denominata Generazione Z quella dei giovani nati dalla metà degli anni novanta al 2010. Cresciuta con la Tecnologia Digitale, questa Generazione si mostra colta, pragmatica e concreta, con un approccio innovativo ed imprenditoriale alla società. Sui Social Network ricerca la maggior privacy possibile e cambia notevolmente la modalità di acquisto.

    Il susseguirsi delle diverse Generazioni che oggi utilizzano, comunicano e acquistano attraverso i Social Network merita una riflessione particolare, dopo aver parlato degli Ibridi Digitali e di come pensano e apprendono i Nativi Digitali.
    Il mondo dei prossimi decenni è, infatti, nelle mani di una nuova Generazione – che per età possiamo considerare “fratelli minori” dei Nativi Digitali -, ovvero la Generazione Z.

    Sono i ragazzi nati negli ultimissimi anni novanta fino al 2010, e le piattaforme stesse dei Social Network, quanto soprattutto le dinamiche del Social Media Marketing utilizzate dai Brand, devono innovarsi per sottostare alle caratteristiche dei nuovi fruitori.
    Studiamone insieme gli aspetti distinti.

    generazione z social media (c) franzrusso.it 2017

    La Generazione Z ha incominciato ad utilizzare la tecnologia di Internet sin dalla prima infanzia, e i Social Media sono innanzitutto il canale per rimanere aggiornati su ciò che succede nel mondo.
    Si può affermare che si tratti, infatti, di una Generazione giovanissima eppure piuttosto colta: uno su due di questi ragazzi è propenso ad andare all’Università, con l’intento di sviluppare un forte potenziale imprenditoriale.

    Secondo i risultati di una grande ricerca di Populus, per la Varkey Foundation, intervistando ventimila esponenti della Generazione Z di tutto il mondo, emerge uno scenario preciso.
    I cittadini del futuro appaiono pessimisti sulle attuali condizioni civili, economiche e politiche, ma tutti sono convinti della necessità di un proprio coinvolgimento sociale, in particolare per quanto riguarda l’innovazione e l’imprenditorialità.

    Fedeli ai valori della famiglia, hanno una caratteristica psicologica molto positiva, che li aiuta a rimanere pragmatici e disponibili: la capacità di semplificare le complessità (a tutti i livelli) del mondo d’oggi.

    Certo, questa propensione cognitiva e psicologica è data loro dall’odierna possibilità di utilizzare una media di cinque dispositivi di Rete: smartphone, desktop, notebook, tablet o iPod, sono meno costosi e certamente più facilmente reperibili anche rispetto agli anni dei “fratelli maggiori” – i Nativi Digitali – che in media ne usano tre.

    Tuttavia, pare che sia il rapporto stesso con la tecnologia ad essere molto cambiato.
    E’ un rapporto facilitante, proprio perché nato coi loro primi passi.
    Dai risultati della ricerca, gli studiosi si chiedono se davvero si abbia di fronte una Generazione di altruisti.

    Fatto sta che per la maggior parte degli intervistati la scelta ottimale è e rimane “la fine assoluta dei pregiudizi legati a razza, credo e sesso” e il denaro per se stessi rimane la priorità di solo 9% di loro.

    E il rapporto della Generazione Z con i Social Media?

    Se la parola chiave nell’uso delle piattaforme online dei Nativi Digitali – e ancor più dei loro predecessori -, è Condividere, la Generazione Z preferisce di gran lunga il Fare.
    Cresciuti con l’iPhone, sono abituati ad usare emoji al posto delle parole e a videochattare anziché telefonare.

    Per la Generazione Z, Facebook è per i vecchi e la motivazione fondamentale è data dalla loro marcata esigenza di privacy.
    Si evita la geolocalizzazione a tutti i costi e l’aspirazione, indiscutibilmente, è quella dell’Anonimato.

    Se Secret e Whisper – per scoprire non visti qualsiasi genere di segreto – sono piattaforme non ancora diffuse in Italia, ad ottenere una forte crescita nell’anno passato è stato Snapchat  noto per la sua peculiarità di eliminare i messaggi dopo alcuni secondi – in particolare con la pubblicazione di brevi video.

    Come si è accennato all’inizio, è soprattutto il Social Media Marketing a dover imparare ad adattarsi alle nuove esigenze della Generazione Z.
    Secondo uno studio di Accenture, la modalità di scelta e di spesa per acquistare prodotti è particolarmente cambiata nella Generazione Z.
    Grazie alla continua ricerca in rete di nuove offerte e prezzi, il primo fenomeno che viene a mancare è la fedeltà al brand.

    Sempre, poi, che tale brand abbia creato un E-commerce funzionante.
    I giovanissimi lasciano quasi sempre feedback e recensioni: il 70% lo fa regolarmente, il 30% lo fa molto spesso.

    Tuttavia, ciò che appare illuminante è il dato secondo cui la Generazione Z pagherebbe un prodotto di più in cambio di una spedizione veloce o addirittura entro un’ora.
    E contrariamente alle previsioni generali – da tenere fortemente in considerazione –  questo è esattamente ciò che porta i social a diventare un canale commerciale diretto. In particolare, il 72% degli intervistati statunitensi acquisterebbe volentieri direttamente tramite social.

    Cosa ci si aspetta dopo la Generazione Z?
    E’ già nata: si chiama Generazione Alpha e corrisponde a quella dei bambini venuti al mondo dopo il 2010.

    Di una cosa si è certi: nascono con la tecnologia touchscreen e per questo già sono stati battezzati screenager.

  • Twitter, crescono gli utenti globali: adesso sono 328 milioni

    Twitter, crescono gli utenti globali: adesso sono 328 milioni

    I dati relativi al primo trimestre del 2017 di Twitter fanno effettivamente tirare un po’ di respiro. Dal punto di vista finanziario, la società guidata da Dorsey riduce le perdite fino a 61,6 milioni di dollari. Ma dal lato utenti, Twitter cresce del 6% fino a 328 milioni totali. Crescono gli utenti attivi al giorno: +14% in un anno. E il titolo vola a Wall Street.

    Twitter, dopo diversi mesi, realizza un quarter decisamente più positivo rispetto a quanto ci aveva abituati, di sicuro uno dei migliori dal 2015. Se ricordate, avevamo dato notizia dei dati dell’ultimo trimestre del 2016 con una previsione in negativo, e dal punto di vista finanziario che dal punto di vista della crescita della base utenti. Ebbene, i dati del primo trimestre del 2017 fanno ritornare il sorriso a San Francisco. Certo, non sono dati che fanno saltare dalla sedia per la gioia, ma sono comunque dati positivi, nel loro complesso, dati positivi che mancavano da troppo tempo. Ma il sorriso dura poco, purtroppo, perché la crescita della base utenti è sicuramente figlia della iniziativa che Twitter aveva lanciato insieme alla NFL per la trasmissione live di alcune partite del campionato, una bella occasione e una giusta intuizione. Peccato che adesso la NFL abbia raggiunto l’accordo con Amazon.

    twitter utenti globali primo trimestre 2017

    Dal punto di vista finanziario, Twitter registra nei primi tre mesi del 2017 un abbassamento delle perdita netta a 61,6 milioni di dollari, (-9 centesimi per azione), erano 80 milioni di dollari (-12 centesimi per azione) nello stesso periodo del 2016. Questi dati vedono però annullati dal fatto che nei primi tre mesi dell’anno Twitter ha visto ridursi il fatturato dell’8% su base annua, adesso è di 584 milioni di dollari, comunque superiore alle attese. L’utile risulta pari a 11 centesimi di dollaro per azione, superando le stime degli analisti che non andavano oltre 2 centesimi di dollaro. Dati che in effetti non risollevano di molto la situazione finanziaria, nonostante la riduzione delle perdite.

    twitter ricavi calo primo trimestre 2017

    Dal punto di vista della base utenti, Twitter vede finalmente apparire il segno più in maniera più decisa facendo degnare una crescita del 6% in un anno, arrivando a 328 milioni di utenti totali, i dati degli analisti prevedevano una crescita fino a 321 milioni di utenti. Il dato forse più significativo di questi dati è che cresce il numero degli utenti attivi al giorno: +14% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Una crescita che è dell’11% rispetto agli ultimi dati, quelli dell’ultimo quarter del 2016.

     

    Sono numeri che fanno sperare, certo, ma serve adesso passare ad una fase più consolidata e concreta. La chiave sta nel coinvolgimento degli utenti, e la crescita del 14% degli utenti giornalieri ne è la prova. Serve di più, come abbiamo sempre sostenuto, e speriamo che questi dati continuino nei mesi a seguire.

    E intanto il titolo vola a Wall Street, adesso con +9,3% a 16 dollari per azione, un po’ di respiro dopo il continuo crollo delle scorse settimane.

  • Instagram costringe alla chiusura Instagress, servizio di follower bot

    Instagram costringe alla chiusura Instagress, servizio di follower bot

    Instagram ha iniziato le pulizie di Primavera e comincia a ripulire tutte quelle applicazioni e servizi che agiscono per conto degli utenti in modo automatico, per accrescere engagement e follower. Il primo a cadere è Instagress, come annunciato sul sito dello stesso servizio.

    Instagram ha iniziato le pulizie di Primavera, cominciando a ripulire tutte quelle applicazioni e servizi che agiscono per conto degli utenti in modo automatico, per accrescere engagement e follower. Il più usato di questi era proprio Instagress ed è, infatti, il primo a cadere, come annunciato sullo stesso sito del servizio. In pratica, Instagram vuole garantire un flusso naturale, organico per quel che riguarda le interazioni e senza che questo possa essere generato, ed alimentato, da applicazioni e servizi terzi. E costringe, per questo motivo, alla chiusura Instagress.

    instagress instagram bot

    Sul sito si legge infatti che il servizio ha “aiutato tanti nel viaggio si Instagram” ma, a quanto pare, contro la richiesta di Instagram non c’è nulla da fare, e quindi chiude i battenti e invita tutti coloro che stessero usando il servizio a richiedere il rimborso.

    Quello dei bot è di fatto un problema che piattaforme come Instagram devono prepararsi a gestire, specie per quel che riguarda servizi automatici come Instagress che di fatto, nel tentativo di aiutare l’utente a crescere la propria base utenti e ad incrementare l’engagement, quindi le interazioni, rischiava di “imbrogliare” Instagram stesso, trattandosi di dati “gonfiati” e non sempre veritieri.

    Instagress dà notizia della chiusura un po’ ovunque anche su Twitter con una GIF abbastanza eloquente. Tanti sono gli utenti che lamentano la chiusura del servizio, ma altrettanti si affrettano a chiedere quale possa essere il nuovo sotituto, segno che l’engagement “gonfiato” attira molto.

    Instagram inizia la sua azione di pulizia e non è escluso che anche altri servizi possano essere presi di mira. Fermo restando che Instagram deve anche guardarsi bene da tutte quelle app che rischiano poi di risultare delle vie di accesso per rubare le credenziali degli utenti, un fenomeno che è aumentato molto in questi mesi. Di recente ESET aveva scoperto 13 applicazioni che operavano in questo senso.

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