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  • La crescita di Instagram alimenta quella di Facebook, per contrastare Snapchat

    La crescita di Instagram alimenta quella di Facebook, per contrastare Snapchat

    Instagram supera il traguardo dei 700 milioni di utenti attivi al mese, una crescita alimentata certamente dalle Stories modalità che gli utenti apprezzano. E, ovviamente, la crescita di Instagram significa anche crescita di Facebook con cui può davvero contrastare Snapchat.

    Instagram continua a crescere e l’annuncio del superamento del traguardo dei 700 milioni di utenti attivi al mese ne è la conferma. Una crescita che risulta essere, per certi versi, trainata dalle ultime novità introdotte sulla piattaforma, una su tutte le Instagram Stories, modalità di racconto effimero molto apprezzata dagli utenti. E sono proprio le Stories a trainare questa crescita, affermazione che sta proprio nei numeri. Pensate, Instagram impiega 9 mesi per passare dai 400 milioni di utenti attivi, al superamento dei 500 milioni di utenti; mentre ne impiega 6 di mesi per passare dai 500 ai 600 milioni, rilevati lo scorso dicembre. E ne impiega quindi quattro mesi per arrivare a superare i 700 milioni di utenti attivi. 

    instagram 700 milioni di utenti

    Una crescita che di fatto alimenta anche la crescita di Facebook che possiede Instagram dal 2012, quando l’acquisì per 1 miliardo di dollari. Da allora l’app ha conosciuto una nuova vita e oggi rappresenta per Facebook l’arma per contrastare Snapchat. Perchè il vero obiettivo di Facebook era quello di realizzare una modalità che potesse permettere a Instagram di intercettare proprio gli utenti che usano Snapchat, solitamente più giovani. E pare esserci riuscito.

    Instagram quindi punta ad entrare nel club delle piattaforme da 1 miliardo di utenti in su, e fanno parte proprio della famiglia che ha sede a Menlo Park. E ci troviamo WhatsApp, Messenger, che da poco ha superato 1,2 miliardi di utenti, e, ovviamente, Facebook, abbondantemente oltre 1,9 miliardi di utenti, con il traguardo dei 2 miliardi di utenti ormai vicino. Traguardo mai toccato da nessun’altra piattaforma prima d’ora.

    Per Instagram sono sufficienti, stando agli ultimi ritmi di crescita, 12 mesi (100 milioni ogni 4 mesi) per superare il traguardo di 1 miliardo di utenti. Quindi, vedremo ad aprile 2018 se la previsione sarà azzeccata. Sempre che non succeda prima, cosa molto probabile.

    E in Italia quanti sono? Sicuramente più dei 9 milioni che sappiamo, molto probabile che siano 11 milioni (dati Blogmeter, aprile 2017).

  • Internet e la Generazione Z: i giovani nati dopo i Millennials

    Internet e la Generazione Z: i giovani nati dopo i Millennials

    E’ denominata Generazione Z quella dei giovani nati dalla metà degli anni novanta al 2010. Cresciuta con la Tecnologia Digitale, questa Generazione si mostra colta, pragmatica e concreta, con un approccio innovativo ed imprenditoriale alla società. Sui Social Network ricerca la maggior privacy possibile e cambia notevolmente la modalità di acquisto.

    Il susseguirsi delle diverse Generazioni che oggi utilizzano, comunicano e acquistano attraverso i Social Network merita una riflessione particolare, dopo aver parlato degli Ibridi Digitali e di come pensano e apprendono i Nativi Digitali.
    Il mondo dei prossimi decenni è, infatti, nelle mani di una nuova Generazione – che per età possiamo considerare “fratelli minori” dei Nativi Digitali -, ovvero la Generazione Z.

    Sono i ragazzi nati negli ultimissimi anni novanta fino al 2010, e le piattaforme stesse dei Social Network, quanto soprattutto le dinamiche del Social Media Marketing utilizzate dai Brand, devono innovarsi per sottostare alle caratteristiche dei nuovi fruitori.
    Studiamone insieme gli aspetti distinti.

    generazione z social media (c) franzrusso.it 2017

    La Generazione Z ha incominciato ad utilizzare la tecnologia di Internet sin dalla prima infanzia, e i Social Media sono innanzitutto il canale per rimanere aggiornati su ciò che succede nel mondo.
    Si può affermare che si tratti, infatti, di una Generazione giovanissima eppure piuttosto colta: uno su due di questi ragazzi è propenso ad andare all’Università, con l’intento di sviluppare un forte potenziale imprenditoriale.

    Secondo i risultati di una grande ricerca di Populus, per la Varkey Foundation, intervistando ventimila esponenti della Generazione Z di tutto il mondo, emerge uno scenario preciso.
    I cittadini del futuro appaiono pessimisti sulle attuali condizioni civili, economiche e politiche, ma tutti sono convinti della necessità di un proprio coinvolgimento sociale, in particolare per quanto riguarda l’innovazione e l’imprenditorialità.

    Fedeli ai valori della famiglia, hanno una caratteristica psicologica molto positiva, che li aiuta a rimanere pragmatici e disponibili: la capacità di semplificare le complessità (a tutti i livelli) del mondo d’oggi.

    Certo, questa propensione cognitiva e psicologica è data loro dall’odierna possibilità di utilizzare una media di cinque dispositivi di Rete: smartphone, desktop, notebook, tablet o iPod, sono meno costosi e certamente più facilmente reperibili anche rispetto agli anni dei “fratelli maggiori” – i Nativi Digitali – che in media ne usano tre.

    Tuttavia, pare che sia il rapporto stesso con la tecnologia ad essere molto cambiato.
    E’ un rapporto facilitante, proprio perché nato coi loro primi passi.
    Dai risultati della ricerca, gli studiosi si chiedono se davvero si abbia di fronte una Generazione di altruisti.

    Fatto sta che per la maggior parte degli intervistati la scelta ottimale è e rimane “la fine assoluta dei pregiudizi legati a razza, credo e sesso” e il denaro per se stessi rimane la priorità di solo 9% di loro.

    E il rapporto della Generazione Z con i Social Media?

    Se la parola chiave nell’uso delle piattaforme online dei Nativi Digitali – e ancor più dei loro predecessori -, è Condividere, la Generazione Z preferisce di gran lunga il Fare.
    Cresciuti con l’iPhone, sono abituati ad usare emoji al posto delle parole e a videochattare anziché telefonare.

    Per la Generazione Z, Facebook è per i vecchi e la motivazione fondamentale è data dalla loro marcata esigenza di privacy.
    Si evita la geolocalizzazione a tutti i costi e l’aspirazione, indiscutibilmente, è quella dell’Anonimato.

    Se Secret e Whisper – per scoprire non visti qualsiasi genere di segreto – sono piattaforme non ancora diffuse in Italia, ad ottenere una forte crescita nell’anno passato è stato Snapchat  noto per la sua peculiarità di eliminare i messaggi dopo alcuni secondi – in particolare con la pubblicazione di brevi video.

    Come si è accennato all’inizio, è soprattutto il Social Media Marketing a dover imparare ad adattarsi alle nuove esigenze della Generazione Z.
    Secondo uno studio di Accenture, la modalità di scelta e di spesa per acquistare prodotti è particolarmente cambiata nella Generazione Z.
    Grazie alla continua ricerca in rete di nuove offerte e prezzi, il primo fenomeno che viene a mancare è la fedeltà al brand.

    Sempre, poi, che tale brand abbia creato un E-commerce funzionante.
    I giovanissimi lasciano quasi sempre feedback e recensioni: il 70% lo fa regolarmente, il 30% lo fa molto spesso.

    Tuttavia, ciò che appare illuminante è il dato secondo cui la Generazione Z pagherebbe un prodotto di più in cambio di una spedizione veloce o addirittura entro un’ora.
    E contrariamente alle previsioni generali – da tenere fortemente in considerazione –  questo è esattamente ciò che porta i social a diventare un canale commerciale diretto. In particolare, il 72% degli intervistati statunitensi acquisterebbe volentieri direttamente tramite social.

    Cosa ci si aspetta dopo la Generazione Z?
    E’ già nata: si chiama Generazione Alpha e corrisponde a quella dei bambini venuti al mondo dopo il 2010.

    Di una cosa si è certi: nascono con la tecnologia touchscreen e per questo già sono stati battezzati screenager.

  • Twitter, crescono gli utenti globali: adesso sono 328 milioni

    Twitter, crescono gli utenti globali: adesso sono 328 milioni

    I dati relativi al primo trimestre del 2017 di Twitter fanno effettivamente tirare un po’ di respiro. Dal punto di vista finanziario, la società guidata da Dorsey riduce le perdite fino a 61,6 milioni di dollari. Ma dal lato utenti, Twitter cresce del 6% fino a 328 milioni totali. Crescono gli utenti attivi al giorno: +14% in un anno. E il titolo vola a Wall Street.

    Twitter, dopo diversi mesi, realizza un quarter decisamente più positivo rispetto a quanto ci aveva abituati, di sicuro uno dei migliori dal 2015. Se ricordate, avevamo dato notizia dei dati dell’ultimo trimestre del 2016 con una previsione in negativo, e dal punto di vista finanziario che dal punto di vista della crescita della base utenti. Ebbene, i dati del primo trimestre del 2017 fanno ritornare il sorriso a San Francisco. Certo, non sono dati che fanno saltare dalla sedia per la gioia, ma sono comunque dati positivi, nel loro complesso, dati positivi che mancavano da troppo tempo. Ma il sorriso dura poco, purtroppo, perché la crescita della base utenti è sicuramente figlia della iniziativa che Twitter aveva lanciato insieme alla NFL per la trasmissione live di alcune partite del campionato, una bella occasione e una giusta intuizione. Peccato che adesso la NFL abbia raggiunto l’accordo con Amazon.

    twitter utenti globali primo trimestre 2017

    Dal punto di vista finanziario, Twitter registra nei primi tre mesi del 2017 un abbassamento delle perdita netta a 61,6 milioni di dollari, (-9 centesimi per azione), erano 80 milioni di dollari (-12 centesimi per azione) nello stesso periodo del 2016. Questi dati vedono però annullati dal fatto che nei primi tre mesi dell’anno Twitter ha visto ridursi il fatturato dell’8% su base annua, adesso è di 584 milioni di dollari, comunque superiore alle attese. L’utile risulta pari a 11 centesimi di dollaro per azione, superando le stime degli analisti che non andavano oltre 2 centesimi di dollaro. Dati che in effetti non risollevano di molto la situazione finanziaria, nonostante la riduzione delle perdite.

    twitter ricavi calo primo trimestre 2017

    Dal punto di vista della base utenti, Twitter vede finalmente apparire il segno più in maniera più decisa facendo degnare una crescita del 6% in un anno, arrivando a 328 milioni di utenti totali, i dati degli analisti prevedevano una crescita fino a 321 milioni di utenti. Il dato forse più significativo di questi dati è che cresce il numero degli utenti attivi al giorno: +14% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Una crescita che è dell’11% rispetto agli ultimi dati, quelli dell’ultimo quarter del 2016.

     

    Sono numeri che fanno sperare, certo, ma serve adesso passare ad una fase più consolidata e concreta. La chiave sta nel coinvolgimento degli utenti, e la crescita del 14% degli utenti giornalieri ne è la prova. Serve di più, come abbiamo sempre sostenuto, e speriamo che questi dati continuino nei mesi a seguire.

    E intanto il titolo vola a Wall Street, adesso con +9,3% a 16 dollari per azione, un po’ di respiro dopo il continuo crollo delle scorse settimane.

  • Instagram costringe alla chiusura Instagress, servizio di follower bot

    Instagram costringe alla chiusura Instagress, servizio di follower bot

    Instagram ha iniziato le pulizie di Primavera e comincia a ripulire tutte quelle applicazioni e servizi che agiscono per conto degli utenti in modo automatico, per accrescere engagement e follower. Il primo a cadere è Instagress, come annunciato sul sito dello stesso servizio.

    Instagram ha iniziato le pulizie di Primavera, cominciando a ripulire tutte quelle applicazioni e servizi che agiscono per conto degli utenti in modo automatico, per accrescere engagement e follower. Il più usato di questi era proprio Instagress ed è, infatti, il primo a cadere, come annunciato sullo stesso sito del servizio. In pratica, Instagram vuole garantire un flusso naturale, organico per quel che riguarda le interazioni e senza che questo possa essere generato, ed alimentato, da applicazioni e servizi terzi. E costringe, per questo motivo, alla chiusura Instagress.

    instagress instagram bot

    Sul sito si legge infatti che il servizio ha “aiutato tanti nel viaggio si Instagram” ma, a quanto pare, contro la richiesta di Instagram non c’è nulla da fare, e quindi chiude i battenti e invita tutti coloro che stessero usando il servizio a richiedere il rimborso.

    Quello dei bot è di fatto un problema che piattaforme come Instagram devono prepararsi a gestire, specie per quel che riguarda servizi automatici come Instagress che di fatto, nel tentativo di aiutare l’utente a crescere la propria base utenti e ad incrementare l’engagement, quindi le interazioni, rischiava di “imbrogliare” Instagram stesso, trattandosi di dati “gonfiati” e non sempre veritieri.

    Instagress dà notizia della chiusura un po’ ovunque anche su Twitter con una GIF abbastanza eloquente. Tanti sono gli utenti che lamentano la chiusura del servizio, ma altrettanti si affrettano a chiedere quale possa essere il nuovo sotituto, segno che l’engagement “gonfiato” attira molto.

    Instagram inizia la sua azione di pulizia e non è escluso che anche altri servizi possano essere presi di mira. Fermo restando che Instagram deve anche guardarsi bene da tutte quelle app che rischiano poi di risultare delle vie di accesso per rubare le credenziali degli utenti, un fenomeno che è aumentato molto in questi mesi. Di recente ESET aveva scoperto 13 applicazioni che operavano in questo senso.

  • La Prima Impressione è quella che conta anche sui Social Network

    La Prima Impressione è quella che conta anche sui Social Network

    Anche sui Social Network e sul Web, come nella vita reale, può bastare meno di un secondo per creare quella Prima Impressione che si radicherà con forza nel tempo. In base ad alcuni comportamenti cognitivi, questa immagine diventa un pregiudizio e un potente condizionamento. Studiamo insieme come.

    Non si giudica un libro dalla copertina.”
    Un saggio detto popolare che, tuttavia, non pare essere rispettato neppure nelle interazioni della Comunicazione Digitale.
    Se nella vita offline, la vista del volto e la Comunicazione Non Verbale sono capaci di creare una Prima Impressione più articolata – e quindi forse più fedele nel tempo – ad oggi anche sulle piattaforme online quell’immagine che si forma immediatamente rimane radicalmente scolpita.
    E può bastare meno di un secondo.

    E’ la foto profilo che ci dà le informazioni necessarie a “costruire” questa immagine?
    Sì certo, ma non solo.
    Sui Social Network oggi avvengono la maggior parte delle interazioni, e questa non è una novità.
    E, come tutti sanno, qualsiasi frase, post, commento si scriva sul web è indelebile, oltre che leggibile da tutti in tempo reale.
    La dominanza attuale dei video fa comprendere meglio come la voce, le espressioni verbali usate nonché le espressioni stesse del viso siano sempre più richieste in Rete.
    Là dove in 15 secondi si può scientificamente prevedere il successo o l’insuccesso professionale di una persona, è nata anche l’epoca dei Selfie ed è così che conosciamo le persone ancor prima di incontrarle.
    Gli studi rivelano, infatti, che anche confrontandosi successivamente di persona, la Prima Impressione nata sul Web resta comunque l’informazione essenziale.
    E nonostante si stringa un legame nella vita reale offline, questa Prima Immagine stampata in noi può perdurare fino a 6 mesi, e ostinarsi a non cambiare affatto.

    social media prima impressione

    Eppure, la Prima Impressione può essere distorta, se non addirittura falsificata da fattori soggettivi e condizionamenti che allontanano dalla verità.
    Non si ha mai la seconda possibilità di fare una prima impressione“, scriveva Oscar Wilde.
    Proviamo a capire quali dinamiche psicologiche determinino questo comportamento.
    Il primo condizionamento che rende la Prima Impressione così essenziale e duratura nel tempo è quello delle Aspettative.
    Aspettative che sul Web si creano con estrema facilità, sia riguardo alla singola persona o professionista – che si dedichi o meno a coltivare il proprio Personal Branding – sia riguardo ai luoghi, per i quali ormai le recensioni traboccano.
    Il potere delle Aspettative è tale che, davanti ad un’esperienza non collimante, si crea una sorta di rifiuto cognitivo.
    Perché riscontrare la validità delle Aspettative è rassicurante e vincente.
    Proprio per questo – consciamente o meno – siamo capaci di non-vedere, di trasformare sotto i nostri occhi, perfino di falsare ciò che, a medio e perfino a lungo tempo, non rispetta la Prima Immagine.
    Tutto questo avviene perché il cervello umano etichetta ciò che non rispetta l’Aspettativa come fosse sempre un’eccezione alla regola, così da rafforzare la “regola stessa” che si è ancorata in noi.
    Pregiudizi? Sì, eccome.
    Molto difficili da abbattere per aprire la mente umana ad un incontro successivo, più prolungato e ricco di esperienza rispetto all’immagine che ormai saldata in noi.

    Un altro analogo fenomeno cerebrale è quello che riguarda i Bias Cognitivi.
    La Prima Impressione che rimane impressa può non dipendere totalmente da noi, ma da una serie di giudizi preformati che condizionano le interpretazioni di immagini e parole.
    Entra in gioco, qui, una componente parecchio più ancestrale e istintiva del cervello umano, che forma una sorta di mappa mentale dove, tuttavia, gli elementi di giudizio non sono necessariamente legati tra loro da nessi logici e coerenti.
    Una connessione non ragionevole, dopo una Prima Impressione, che pare ineliminabile e certo necessita di un lavoro psicologico sulla propria percezione per poter raggiungere una conoscenza valida.

    In accordo con altri studi universitari, si può oggi affermare che siano tre le principali e più durature Prime Impressioni del volto umano. La caratteristica dell’estroversione, quella dominante e quella attraente.
    Questo dato è rilevante per il cosiddetto Effetto Alone, altro ancestrale e innato meccanismo cognitivo, secondo il quale se un viso appare estroverso con estrema probabilità verrà associata una Prima Immagine arricchita di altre caratteristiche positive, quali in particolare la simpatia e la creatività.
    Ad un volto attraente si associa facilmente l’immagine di una famiglia ideale e di figli esemplari, mentre un immagine dominante riporta immediatamente ad una persona molto competente, ma non per forza “alla mano”.

    Ci si chiede, a questo punto, se la Prima Impressione formi sempre un pregiudizio.
    E’ nell’esperienza di tutti conoscere approfonditamente negli anni una persona e cambiare opinione. L’esperienza sconfigge quella beneamata immagine iniziale, che ci ha condizionato per tanto tempo.
    Altre volte succede – con sorpresa – che quell’Impressione riaffiori: ci si trova a dirsi “avevo visto giusto fin da subito”.
    Indubbiamente, ciò che fa la differenza nella Conoscenza è la capacità – non scontata affatto – di far dialogare le immagini interiorizzate, di integrare le percezioni avute nel tempo, completando informazioni non solo livello istintuale e cognitivo, ma soprattutto attraverso una maturità emotiva che si rivela l’unica risorsa per interagire davvero e confrontarsi.

  • Su Instagram ora è possibile salvare i contenuti in singole raccolte

    Su Instagram ora è possibile salvare i contenuti in singole raccolte

    A dicembre Instagram aveva introdotto la possibilità di salvare dei post, e oggi introduce una nuova possibilità. Nei prossimi giorni sarà infatti possibile salvare i post, sempre in forma privata, in singole collezioni. Una funzionalità simile a quella che si vede già su Pinterest. In pratica, Instagram conoscerà ancora più informazioni su ciò che piace agli utenti.

    Instragram continua a migliorare l’app e, solo stavolta, l’ultimo aggiornamento non riguarda le Stories. No, infatti riguarda il miglioramento di una funzionalità già introdotta nel dicembre scorso, ossia quella che permette di salvare i post, in forma privata. L’aggiornamento annunciato oggi, che fa parte della versione 10.16 per iOS e Android, migliora la funzionalità dando agli utenti la possibilità di salvare i post in singole collezioni. L’effetto che si vede è quello che è già utilizzabile su Pinterest, organizzando i propri post all’interno di board a tema. Nel dare l’annuncio di questa nuova funzionalità, Instagram fa sapere che da dicembre 2016 il 46% degli utenti ha già salvato almeno un post.

    instagram mobile collezioni

    Come salvare i post in collezioni su Instagram?

    L’operazione per salvare un post è già molto semplice. Mentre state scorrendo il vostro news feed su Instagram potete già salvare dei contenuti toccando sull’icona “Salva”, in questo modo potrete visualizzare il contenuto, dalla vostra bacheca, cliccando sulla stessa icona che vedete posizionate a destra, di fianco all’icona che vi segnala i post in cui siete taggati.

    instagram collezioni

    Ebbene, la novità adesso è che potete creare delle collezioni, e quindi organizzarle meglio, cliccando sul tasto “+” per aggiungerne di nuove.

    Vi starete chiedendo a che serve, vero?

    raccolte instagram

    In realtà, alcune volte si sente il bisogno di salvare qualche contenuto interessante per poi rivederlo più avanti, semplicemente per cogliere qualche dettaglio che si era perso, o anche solo per ricordarlo meglio. Ma c’è un altro piccolo dettaglio che emerge e cioè che, in questo modo, organizzando i contenuti catalogandoli, anche solo se visibili in privato, Instagram conoscerà meglio ciò che ci piace e come lo cataloghiamo. Informazioni preziose sugli utenti. Non credete anche voi?

     

  • “La Psicologia di Internet”, come i Social Network cambiano la nostra Personalità

    “La Psicologia di Internet”, come i Social Network cambiano la nostra Personalità

    La seconda edizione del libro “La Psicologia di Internet” di Patricia Wallace indaga e spiega come la Tecnologia Digitale e le interazioni sui Social Network e sul Web abbiano trasformato il nostro modo modo di comunicare, rendendolo sostanzialmente più aggressivo a causa della mancanza di un contatto diretto.

    È di recentissima pubblicazione in Italia la seconda edizione dell’opera “La Psicologia di Internet” di Patricia Wallace, edita originariamente dalla Cambridge University Press e subito tradotta in più di otto lingue.
    In questo libro, aggiornato agli ultimi e repentini cambiamenti della Rete, l’autrice si interroga e spiega come e perché la Tecnologia Digitale si rifletta sulla Personalità Umana e la cambi.

    Da una serie di approfondite ricerche presso la Graduate School del Maryland University College – dove la Wallace insegna Psicologia delle Relazioni e dell’Apprendimento – nasce, infatti, un profilo preciso della nostra Personalità sui Social Network e sul Web.

    psicologia internet social media

    In questo ritratto, il dato che principalmente emerge è la caratteristica del Narcisismo.
    Ne abbiamo già approfonditamente parlato https://www.franzrusso.it/insideweb/narcisismo-web-demonizziamo/ , e gli studi della Wallance riportano a galla quanto i Social Network possano facilmente trasformarsi in veri e propri palcoscenici in cui i feedback positivi servono ad arricchire e, più esattamente, a sostenere e rinforzare il livello di Autostima personale.

    E’ inevitabile cadere nella tentazione di voler piacere, arrivando perfino a sfalsare il vero carattere e i sentimenti genuini.
    La Comunicazione in Rete arriva a far credere che i mille “amici” siano costantemente in attesa dei nostri monologhi, tradendo così la reale natura del Web, che è quella di creare confronto e formazione in un dialogo creativo e innovativo.

    La mancanza di questo dialogo a viso aperto nasconde indubbiamente altri pericoli: quello della Solitudine, della Depressione e della Dipendenza da Internet, patologia ormai entrata anche nell’ultima edizione del Manuale Psicodiagnostico d’uso corrente – https://www.franzrusso.it/condividere-comunicare/come-perche-dipendenza-internet/ -.
    Pericoli gravi che non solo possono colpire i soggetti più deboli e gli adolescenti, come afferma la maggior parte degli studi, ma ogni individuo a qualunque età.

    psicologia internet wallace

    Le nuove Tecnologie Digitali consentono, indubbiamente, nuove e facilitanti forme di intrattenimento e di lavoro, potendo interagire sui Social Network e sul Web quando si vuole, utilizzando la Rete in qualsiasi momento: sono nate professioni ritagliate sui bisogni umani, con un risparmio enorme di energie, di costi e di tempi.
    Eppure, il poter essere sempre connessi – ancora di più con l’avvento e il dilagare dei dispositivi mobile – può facilmente comportare la perdita di attenzione, la perdita di sensibilità e di percezione.

    Si è presenti, ma non lo si è.

    Si impara a sostituire le emozioni con faccine che nascondono spesso i reali sentimenti, troppo impegnativi e delicati da esprimere veramente.
    In una corsa contro il tempo e nel desiderio di esserci sempre e ovunque, si dimentica che le relazioni umane e la comunicazione stessa hanno bisogno di tempo per esprimersi veramente, per non perdere umanità.

    Abbiamo avuto migliaia di anni di evoluzione per prendere confidenza con le interazioni umane in contesti faccia a faccia, ma appena due decenni per il mondo online diffuso su larga scala, che ora è il luogo dove si svolge l’interazione umana” scrive Patricia Wallace, andando così alla radice del problema.

    Indubbiamente Internet è un motore senza precedenti di innovazione, connessione e sviluppo umano: i vantaggi che ne derivano sono oggi visibile a tutti, nonché disponibili nella vita quotidiana per fare shopping risparmiando, per informarsi e formarsi, per mantenere i contatti con parenti e amici.

    Tuttavia, continua l’autrice, “il contatto faccia a faccia, ma c’è anche la distanza fisica, l’incertezza sul pubblico che ci vede e ci ascolta, la percezione dell’anonimato, la mancanza di un feedback immediato e gli strumenti di comunicazione che usiamo si basano principalmente su testo e immagini.”

    Ciò che manca nella Comunicazione Digitale è la Comunicazione Non Verbale, l’unica capace di non mentire mai e di dare quei feedback immediati necessari per aprirsi ad un confronto spontaneo.

    Nella Comunicazione Non Verbale arriva prima l’espressione del volto, lo sguardo nel contatto visivo,  il movimento degli muscoli corporei, un sorriso o un irrigidimento della postura, un gesto con le mani.
    La Comunicazione Non Verbale consente questo confronto, rassicurante e istantaneo, ma sfugge al nostro controllo.

    Quel controllo che la Comunicazione Digitale permette, invece, sempre, affinché testi e immagini possano riscontrare il maggior successo immediato.

    La Comunicazione Umana ha mille sfumature, permette allusioni senza offendere, permette di aprire parentesi e toni diversi nel discorso senza che il nostro interlocutore ne perda il filo.

    Ogni parola in differenti contesti può avere mille significati.
    La ricchezza del nostro Linguaggio Corporeo non ha fine.

    Gli studi della Wallace rilevano quanto l’assenza di contatto nella Comunicazione Digitale porti a rendere l’atteggiamento aggressivo fortemente dominante.

    Il bisogno umano di essere immediatamente compresi e di poter controllare le reazioni altrui, nel contesto di una comunicazione in cui manca il contatto diretto, fa alzare i toni.
    L’ironia diventa sarcasmo e il sarcasmo diventa cinismo.

    Proprio là dove basterebbe uno sguardo, un cenno del capo, una qualsiasi forma di risposta Non Verbale per far tornare l’equilibrio originario delle relazioni e interazioni umane.

    Scrive la Wallace: “è più difficile esprimersi in maniera sottile, quindi le comunicazioni appaiono più brusche e aggressive.”

    Il perché accada questo risiede proprio nella mancanza del Contatto Non Verbale, inevitabile nella Comunicazione Digitale.
    Comunicando in Rete e sui Social Network, si dimenticano i toni, le pause, gli sguardi, la vicinanza fisica, e questo porta direttamente ad un comportamento prevaricante.
    Come a dire che se non si sa come si verrà giudicati, e si teme il giudizio, è meglio aggredire per primi.

  • Facebook Messenger cresce ancora e raggiunge 1,2 miliardi di utenti

    Facebook Messenger cresce ancora e raggiunge 1,2 miliardi di utenti

    E’ di poco fa l’annuncio da parte di David Marcus, responsabile di Facebook Messenger, che l’app di messaggistica di Facebook ha superato il miliardo di utenti, raggiungendo 1,2 miliardi di utenti globali. Un annuncio che arriva dopo diverse nuove funzionalità introdotte in queste ultime settimane, come ad esempio le Stories.

    Facebook Messenger continua a crescere e dopo aver raggiunto, nell’agosto del 2016, il traguardo del miliardo di utenti la notizia è che l’app raggiunge un nuovo traguardo. Infatti gli utenti globali attivi al mese oggi sono 1,2 miliardi. Ad annunciarlo in un post su Facebook, ma anche su Twitter, è David Marcus, responsabile di Facebook Messenger. Un annuncio che arriva dopo una serie di funzionalità introdotte nelle ultime settimane.

    facebook messenger 1.2 miliardi utenti

    Ultima, in ordine di tempo, è la possibilità di effettuare pagamenti di gruppo, per ora solo negli Usa, che permette di effettuare piccole transazioni di denaro. L’utilizzo che se ne ipotizza è quello in cui si devono raccogliere soldi per una cena tra amici oppure per raccogliere soldi per fare il regalo di compleanno ad un amico.

    https://www.facebook.com/photo.php?fbid=10158682182955195&set=a.10150310032495195.569659.800665194&type=3&theater

    Altra recente novità è Live Location, ossia la possibilità di condividere la propria posizione per massimo 1 ora. La posizione può essere condivisa con un amico o un gruppo di amici, per la durata massima di 60 minuti. Si tratta di una funzionalità opzionale, sarete sempre voi a decidere cosa fare.

    Ma, forse, la novità che ha fatto sicuramente più discutere è stata Messenger Day, ossia le Stories su Messenger. Una funzionalità che dopo Instagram, WhatsApp e l’app mobile di Facebook, Menlo Park ha deciso di estendere anche all’app di messaggistica istantanea. E poi, definirla “solo” un’app di messaggistica è anche riduttivo. Come detto già altre volte, Facebook ha voluto da subito distinguere l’utilizzo che se ne può fare delle due app di messaggistica di casa. WhatsApp ricopre il ruolo della vera applicazioni con cui condividere messaggi, mentre Messenger diventa sempre più un’applicazione di utilità, viste le crescenti funzionalità introdotte in questa ottica.

    Ed è forse questo un elemento che contribuisce alla crescita di Messenger, ad un ritmo di 25 milioni di utenti al mese.

     

  • Facebook, ecco le regole da seguire contro le notizie false

    Facebook, ecco le regole da seguire contro le notizie false

    Facebook ha annunciato che da domani in 14 paesi, Italia compresa, verrà lanciato un nuovo strumento che aiuterà gli utenti ad individuare meglio le notizie false. In alto nel news feed comparirà una etichetta, “Suggerimenti contro le notizie false”, che porta a conoscere le regole per individuare meglio le fake news.

    Il tema delle fake news continua ad interessare Facebook, pesantemente coinvolto dal fenomeno, come abbiamo visto, nelle scorse settimane, e mesi, soprattutto in relazione all’elezione di Donal Trump a 45° presidente degli Stati Uniti d’America. Il tema ha anche interessato molto la giornata al Festival del Giornalismo, in corso a Perugia, dove Aine Kerr, manager global journalism partnerships di Facebook ha affermato, in sostanza, che Facebook non vuole dare spazio alle notizie false perchè “questo va contro il nostro spirito”, ci vogliono nuovi strumenti per contrastare il fenomeno. Ed ecco il nuovo strumento che viene annunciato da Menlo Park e che sarà disponibile da domani in 14 paesi, Italia compresa.

    In cima al news feed noteremo una etichetta “Suggerimenti contro le notizie false“, e quando ci si cliccherà sopra, si accederà a più informazioni e risorse, all’interno del Centro Assistenza Facebook, dove sono presenti consigli, e le regole su come individuare meglio notizie false. Badate che Facebook ci tiene a parlare di “false news” e non di “fake news”, come siamo soliti denominare il fenomeno.

    suggerimenti notizie false facebook

    Tra le regole che Facebook indica, troveremo anche l’avvertimento a prestare attenzione ai titoli delle notizie che vedremo all’interno del news feed, “siate scettici” è l’invito che il social network estende agli utenti. Altra regola è quella di prestare molta attenzione all’URL, un indirizzo fasullo può essere una chiara indicazione di notizia falsa. “Indagate sulla fonte“, altra regola che spesso viene disattesa. Quando si legge una notizia, solo apparentemente vera, bisognerebbe invece andare a verificare se quella notizia è stata citata da una fonte certa, affidabile, e cercare di tracciarne il percorso sul web.

    Fare attenzione alla formattazione insolita, questa è una regola preziosa, spesso è proprio la formattazione della notizia, che rimanda ad un format che noi associamo a qualcosa di affidabile (perchè già visto e consultato in passato), a trarci poi in inganno. Verificate, questa in effetti rimanda alla verifica delle fonti, se la notizia risulta poco ripresa da altri, segnale che forse non è così attendibile.

    Adam Mosseri, responsabile News Feed di Facebook, afferma che:

    Ci siamo concentrati su tre aree chiave: l’interruzione delle possibilità di guadagno, perché gran parte delle notizie false derivano dalla volontà di trarne profitto; sulla costruzione di nuovi prodotti per frenare la diffusione di notizie false e migliorare la diversità di informazione; e aiutare le persone a prendere decisioni più informate quando si trovano davanti a delle notizie false”.

    Il News Feed è il luogo per una comunicazione autentica – continua Mosseri -. Rafforzare l’alfabetizzazione mediatica è una priorità globale, e noi dobbiamo fare la nostra parte per aiutare le persone a capire come prendere decisioni e su quali fonti poter fare affidamento. Le notizie false sono contrarie alla nostra missione di connettere le persone attraverso storie significative. Continueremo a lavorare su questo progetto e siamo consapevoli di avere molto altro lavoro da fare”.

    Uno degli aspetti più rilevanti è quello relativo all’interruzione delle possibilità di guadagno. La “fabbrica delle notizie false” è pensata proprio per questo e il fatto che questa potesse guadagnare anche grazie a Faebook ha fatto indignare molto gli utenti di Facebook.

    Molte delle regole indicate da Facebook sono in realtà la base che dovrebbe proteggerci da questo genere di fenomeno. Ma è opportuno ribadirle, visti i recenti disastri da questo punto di vista. Regole che speriamo diventino davvero un sano scudo verso le notizie false.

    E voi che ne pensate?

     

  • Le Storie #AFiancodelCoraggio vincono anche sui Social Media

    Le Storie #AFiancodelCoraggio vincono anche sui Social Media

    #AFiancodelCoraggio è il progetto letterario di Roche con l’obiettivo di promuovere cambiamento culturale nell’approccio ai tumori femminili. Un tema non facile da affrontare, ma su Twitter l’hashtag è stato molto discusso, condiviso, segno che con la giusta attenzione questi temi possono sostenuti con la partecipazione di tutti.

    #AFiancodelCoraggio è il progetto letterario di Roche con l’obiettivo di promuovere cambiamento culturale nell’approccio ai tumori femminili. Ieri sera, 4 aprile 2017, si è tenuta a Roma la premiazione della storia più coinvolgente, scelta tra i 3 finalisti, presenti sul palco, selezionati tra 37 storie, “37 racconti per 37 uomini che hanno combattuto al fianco delle proprie donne“, come ha sottolineato Gianni Letta, presidente della giuria. Ha vinto Fabio, nel suo racconto aveva definito il tumore “come una partita di tennis”, aggiungendo poi, riferendosi alla compagna, “lei ha vinto perchè ha le palle”. A sostenere le storie vi erano tre attori: Sabrina Impacciatore, Richy Tognazzi e Alessandro Preziosi.

    Abbiamo avuto modo di sentire storie di uomini che sono state a fianco delle proprie donne e con coraggio hanno affrontato la loro sfida più grande. 37 storie emozionanti, toccanti, fatte anche di sorrisi.

    #afiancodelcoraggio

    #afiancodelcoraggio premiazione

    Ebbene, insieme ad alcuni colleghi, abbiamo raccolto la sfida, ossia quella di provare a far emergere questo premio, fissandoci l’obiettivo di portare, nella serata della premiazione, l’hashtag #afiancodelcoraggio, più in alto possibile nei trending topics su Twitter. Volevamo che il tema fosse più visibile possibile, al fine di coinvolgere quanti più utenti possibili, sapendo bene che si trattasse, anche nel nostro piccolo, di una sfida. Ma bella. Allora insieme a Silvio De Rossi, Raffaele Romeo Arena, Luca Talotta, Riccardo Mantica, Claudio Gagliardini, Andrea Carini, Cristiano Carriero e Giacomo Lucarini (tutti uomini) abbiamo raccontato la serata su Twitter, sapendo bene anche per noi era storie che in qualche modo ci coinvolgevano.

    E con grande orgoglio e soddisfazione quello che era in nostro obiettivo lo abbiamo, non solo raggiunto, e questo grazie ai tanti utenti che ci hanno seguito con interesse e passione.

    L’hashtag ha ottenuto 995 tweet da 227 utenti unici. La reach è stata di 19,2 milioni di utenti, con un coinvolgimento netto di 2.100 utenti.

    risultati #afiancodelcoraggio

    Tra i temi toccati durante la diretta su Twitter sono emersi “uomini”, “donne”, “amore”, “coraggio”, “malattia”, temi che descrivono il tono delle conversazioni.

    Nella nostra analisi siamo in grado anche di dire che il 52% degli utenti che partecipavano alle conversazioni su Twitter erano proprio donne, è questo per noi è un altro motivo di grande soddisfazione perchè era quello che volevamo ottenere; il 48% erano uomini.

    genere #afiancodelcoraggio

    E questi invece sono gli utenti che sono stati in grado di coinvolgere di più durante la diretta della serata:

    influencer #afiancodelcoraggio

    Insomma, è stata per noi una bellissima esperienza, toccante e coinvolgente. Siamo stati orgogliosi si aver potuto dare il nostro contributo. E siamo anche felici di constatare che, davvero, il web, la rete, i social media, non sono luoghi così brutti come spesso si tende ad evidenziare. Sono anche luoghi dove poter parlare di temi così sensibili, e la risposta si è fatta sentire.