Tag: utenti

  • Su Twitter il 25% degli utenti genera il 97% dei tweet

    Su Twitter il 25% degli utenti genera il 97% dei tweet

    Una recente ricerca di Pew Research negli Usa rileva, non certo una novità, che il 25% degli utenti Twitter genera il 97% dei tweet. E quasi la metà sono retweet.

    Non si tratta di una novità, ad essere onesti, ma una recente ricerca di Pew Research, negli Usa a rilevato, ancora una volta, che in realtà i social media non sono usati da tutti gli utenti. E cosa intendiamo per usati? “Usati” nel vero senso della parola e cioè fare uso dello strumento attraverso tutte le funzionalità che una piattaforma social media mette a disposizione.

    Ebbene, dalla ricerca emerge che solo il 25% degli utenti Twitter (oggi 211 milioni di utenti giornalieri) genera il 97% dei tweet, la quasi totalità. Vale la pena specificare che la ricerca si basa solo sul mercato Usa, ossia quello più importante per Twitter. Per questo motivo, si può ritenere che questi dati possano essere verosimilmente rilevati anche su altri mercati, almeno in media.

    Sono un quarto degli utenti governa la conversazione

    Quindi, solo un quarto degli utenti su Twitter governa la conversazione e questo può dare qualche indicazione anche in termini di uso della piattaforma da parte di un brand, sapendo che riuscire a coinvolgere quella parte di utenti può avere un impatto considerevole.

    Su Twitter il 25% degli utenti genera il 97% dei tweet

    È utile considerare anche che, sempre relativamente al 25% di utenti che generano contenuti su Twitter, solo il 14% era caratterizzato da tweet originali, mentre oltre l’80% è costituito da retweet (49%) o da risposte ad altri tweet (33%).

    Inoltre, le risposte e i retweet (RTs) costituiscono la maggior parte delle azioni compiute da chi usa meno Twitter, quindi dal restante 3% sul totale.

    Da questi dati emerge una indicazione che era in parte già nota. E cioè che, come abbiamo visto, l’82% delle azioni compiute sono retweet e risposte, non si tratta quindi di contenuti originali.

    Twitter e pensieri poco originali

    Su Twitter si condivide poco pensiero originale, ma lo strumento diventa utile nell’amplificare i messaggi. Quest’ultima sembra essere un’altra considerazione evidente che emerge da questi dati.

    Su Twitter il 25% degli utenti genera il 97% dei tweet

    Twitter si caratterizza quindi come strumento per amplificare i messaggi condivisi, considerato che il 50% di tutte le attività svolte è costituito da RTs. Non si conosce la percentuale relativa alle risposte.

    Questa ricerca evidenzia, e conferma, che Twitter è quindi uno strumento legato alla diffusione delle notizie. Risulta uno strumento molto efficace nel creare coinvolgimento attorno alle news.

    Tweet in media 37 like e 1 retweet

    Altro dato interessante è che, considerando un mese di tempo, i tweet generati dagli utenti più attivi (il 25% sul totale come abbiamo visto) ricevono mediamente, come forma di interazione, 37 like e 1 retweet. Se vi state chiedendo come mai notate basse interazioni rispetto ai vostri contenuti, questa può essere una spiegazione.

    Su Twitter il 25% degli utenti genera il 97% dei tweet

    Inoltre, c’è un aspetto per certi versi allarmanti. Nel senso che buona parte degli utenti che hanno preso parte alla ricerca, non sanno nemmeno se il proprio account è pubblico o privato.

    Il 65% riteneva che fosse pubblico, il 19% lo riteneva privato e il 17% non sapeva nulla a riguardo. Solo che a realtà dei fatti è che l’89% degli account delle persone che hanno partecipato alla ricerca sono pubblici. E poi, l’83% di quelli che sostenevano che il proprio account fosse privato, in realtà era pubblico.

    Un esempio di come, forse, sarebbe più utile parlare di come usare gli strumenti appieno, perché poi le persone non conoscono la differenza su come funziona l’algoritmo che è alla base di una piattaforma social media e come settare gestire il proprio account secondo la privacy.

    Twitter per amplificare le notizie

    Alla fine, tutto questo non deve essere letto come uno scoraggiamento ad usare Twitter, anzi. Questa ricerca ci conferma che Twitter è uno strumento ideale per condividere news e informazioni, che gli utenti lo usano proprio per amplificare queste notizie.

    Ma Twitter è molto di più. È anche uno strumento dove, attraverso la condivisione di contenuti, è possibile stringere Relazioni. Il contenuto diventa quindi strumento di relazione e le dinamiche di interazione con esso sono la chiave di tutto.

    Twitter da poco ha lanciato Twitter per Professionisti, una modalità che permette agli account di differenziarsi e distinguersi meglio, definendo la propria attività. Uno strumento in più per aiutare le persone ad usare la piattaforma in modo diverso e utile. Nel senso che Twitter può diventare anche uno strumento per indentificare meglio il proprio lavoro e le proprie competenze.

  • Il lockdown ha (ri)portato gli utenti su Facebook

    Il lockdown ha (ri)portato gli utenti su Facebook

    Questa lunga fase di lockdown che stiamo vivendo, a seguito della pandemia da Covid-19, ha (ri)portato di nuovo gli utenti su Facebook. La piattaforma di Zuckerberg nel primo trimestre dell’anno segna una media di 2,6 miliardi di utenti. Sono poi 3 miliardi di utenti, considerate tutte le app della famiglia.

    Si diceva che forse la spinta propulsiva di Facebook stava esaurendosi, ed era vero certo. Ma i numeri dell’ultima trimestrale, la prima di quest’anno così strano e turbolento, ci dicono che Facebook da questo lockdown, in seguito alla pandemia da Covid-19, in realtà sta guadagnando. Forse, come vedremo più avanti, non tanto dal punto di vista economico, ma certamente dal punto di vista del numero di utenti. Infatti, la piattaforma di Mark Zuckerberg nei primi tre mesi del 2020 fa segnare una media di 2,6 miliardi di utenti al mese, con una crescita del 10% rispetto allo scorso anno.

    I numeri poi dell’ecosistema Facebook aumentano ancora di più se consideriamo anche le altre app del gruppo come WhatsApp, Messenger, Instagram. In questo caso si superano i 3 miliardi di utenti, più o meno il 39% della popolazione mondiale se vogliamo usare questo metro di paragone.

    social media facebook app famglia

    I numeri dell’ultima trimestrale ci dicono che Facebook ha realizzato ricavi per 17,7 miliardi di dollari (+17% in un anno) e un utile netto di 4,9 miliardi di dollari (+102% in un anno). Dati che superano anche le previsioni che erano state fatte dagli analisti che davano per 17,5 miliardi di dollari i ricavi per questi primi tre mesi dell’anno.

    Facebook conta oggi 1,73 miliardi di utenti al giorno con una crescita dell’11% rispetto allo scorso anno. E crescono anche gli utenti attivi al giorno sulla famiglia di app adesso di 2,36 miliardi di utenti al giorno. Come detto in apertura del post, la famiglia delle app di Facebook conta 2,99 miliardi di utenti, in crescita anche questo dato dell’11% rispetto allo scorso anno.

    Come già ricordato, Facebook dall’inizio d questa pandemia ha visto crescere in maniera esponenziale quelle funzionalità sulle quali, in effetti, non ha la possibilità di realizzare margini di guadagni. Stiamo parlando delle videochiamate, le chiamate di gruppo in Italia sono cresciute addirittura del 1000%, unico paese al mondo a registrare un dato così alto.

    Facebook, in Italia crescono del 1000% le chiamate di gruppo

    E, nonostante questo utilizzo massiccio, con un incremento del tempo trascorso su Facebook che supera ormai il 70%, tutto questo non si traduce in guadagni. Mark Zuckerberg nella conferenza di presentazione dei dati ha infatti detto che i guadagni sono sostanzialmente invariati a marzo e ad aprile. Nel comunicato che Facebook ha diramato con tutti i dati relativi alla prima trimestrale dell’anno, si legge che è stata rilevata “una significativa riduzione della domanda di pubblicità, così come un relativo calo dei prezzi dei nostri annunci, nelle ultime tre settimane del primo trimestre del 2020“.

    Vedremo che questa “riduzione” si verificherà ancora oppure se, man man che ci vi avvia ad un lento ritorno alla “normalità”, questi dati poi segneranno un cambio di tendenza.

  • Anche in Italia cala il tempo trascorso sui social media, nel 2019

    Anche in Italia cala il tempo trascorso sui social media, nel 2019

    In un recente report, GlobalWebIndex mette in evidenza come il tempo trascorso sui social media, negli ultimi anni, sia in calo o sia rimato invariato. Un dato che potrebbe essere la conseguenza dell’attenzione delle varie piattaforme riposta proprio sul tempo che gli utenti vi trascorrono. In calo anche nel nostro paese.

    Negli ultimi anni, più precisamente negli ultimi due, tutte le piattaforme social media hanno cominciato a porre maggiore attenzione sul tempo che gli utenti trascorrono sui social media. Questo perché, proprio negli ultimi anni, si è registrato un aumento deciso del tempo trascorso. Un aumento che ha suscitato non poche preoccupazioni. Ricorderete quando anche Tim Cook, CEO della Apple, a gennaio del 2018, diceva, in occasione di un incontro all’Harlow college in Essex, “non voglio che mio nipote stia tanto tempo sui social media“. Aggiungendo, qualche mese dopo, sempre nello stesso anno, che l’intenzione della Apple non era quello di far trascorrere così tanto tempo sullo smartphone ai loro utenti.

    Il crescente tempo sui social media va insieme con quello crescente anche sullo smartphone, anche perché esistono tanti paesi nel mondo dove l’accesso ai social media avviene in prevalenza da dispositivi mobili.

    tempo speso social media 2019

    Tutto questo per parlare di un recente report di GlobalWebIndex che, tra le altre cose, mette in risalto come, negli ultimi due anni, il tempo sui social media, a livello globale, sia in realtà in calo. E questo può essere interpretato, e sicuramente è così, come da parte delle piattaforme, sempre negli ultimi due anni, ci sia stata una maggiore attenzione sul tempo trascorso sui social media dagli utenti. Al punto da introdurre strumenti per dare modo agli utenti di monitorare il tempo che viene impiegato sui social media. Ma soprattutto per rendere più consapevoli gli utenti verso un utilizzo più sano dei social media e delle nuove tecnologie in generale.

    Dal report si evince chiaramente come questo andamento sia calante.

    Le persone che utilizzano i social media solo il 98% della popolazione online, nell’ultimo mese, e la media del tempo trascorso si attesta, sempre a livello globale, sulle 2 ore e 23 minuti al giorno.

    tempo speso social media

    Il paese in cui si registra il dato più alto è le Filippine con 4 ore e 1 minuto al giorno; dato in calo rispetto al 2018 quando il tempo era di 4 ore e 8 minuti. Nel 2012 il dato del tempo era di 2 ore e 49 minuti. Anche nei paesi che seguono questa classifica di registra un calo o un assestamento, oppure, come in Nigeria, che si affaccia sulla scena mondiale, in Colombia e in Argentina dove si resta su un tempo compreso tra 3 ore e 45 minuti e poco sotto le 3 ore e mezza. Anche in Indonesia, paese molto importante per la sua conformazione basata su infrastrutture mobile, il tempo cala e passa da 3 ore e 23 al giorno del 2018 alle 3 ore e 15 minuti del 2019. Il tempo trascorso è in calo in altri paesi asiatici come India e Vietnam

    E in Italia?

    Il nostro paese si attesta a 1 ora e 46 minuti,  un dato in calo di 2 minuti rispetto allo scorso anno. In dettaglio:

    • 2012 – 1:33
    • 2013 – 1:49
    • 2014 – 1:47
    • 2015 – 1:58
    • 2016 – 2:02
    • 2017 – 1:53
    • 2018 – 1:48
    • 2019 – 1:46

    Sono dati interessanti e aggiungiamo che, nei primi tre mesi dell’anno, la media di account sui social media, per utente è di 7,3. Il dato più alto si registra in India con oltre 10 account per utente, e anche lì il dato relativo al tempo trascorso sui social media è in leggero calo, lo stesso del dato del 2017, 2 ore e 25 minuti.

    Nel nostro paese, a fronte di un dato di utilizzo dei social media del 98% da parte degli utenti, il 77% li usa da pc/laptop e l’89% li usa da mobile.

    Da punto di vista delle attività che gli italiani fanno sui social media, il report evidenzia, dal punto di viste delle attitudini quindi, come il 42% dichiari di usare questi canali per restare aggiornati; il 36% per seguire i brand preferiti; il 30% per scoprire nuovi prodotti e brand che usano i social media il 18% per scoprire brand attraverso i commenti.

    Il report è molto interessante e vi consigliamo di consultarlo perché contiene molti elementi che caratterizzano l’uso dei social media nel 2019. Ci sembrava interessante mettere in evidenza il calo del tempo di utilizzo di questi strumenti, per il fatto che siamo di fronte all’inizio di una fase nuova, per una crescente saturazione e per una frammentazione sempre più ampia. Una chiave di lettura che diventa oltre modo interessante se la osserviamo da come si sta muovendo Facebook che tende alla centralità della piattaforma, in modo che tutte le direttrici possano congiungersi in una sola piattaforma.

    Sullo sfondo, ed è poi l’aspetto più importante, c’è una maggiore attenzione sulla privacy che arriva dagli utenti, e, forse, il calo del tempo d’uso è anche un po’ il riflesso dei recenti scandali, leggi Cambridge Analytica, che hanno caratterizzato lo scorso anno.

    Insomma, un report che ci porta a fare diverse considerazioni. E voi che ne pensate?

  • Twitter, trimestrale impietosa: utenti crollano a 321 milioni

    Twitter, trimestrale impietosa: utenti crollano a 321 milioni

    Twitter ha da poco reso noti i dati relativi all’ultima trimestrale del 2018. Nonostante un fatturato in crescita pari a 909 milioni di dollari, la piattaforma fa registrare un nuovo calo degli utenti. Adesso il numero complessivo è sceso a 321 milioni.

    Questo è il periodo dell’anno in cui si tiranno le somme finanziarie e c’era quindi molta attesa per i dati finanziari di Twitter che fanno riferimento all’ultima trimestrale del 2018. Non è che ci si aspettasse di vedere numeri sempre in crescita come abbiamo visto qualche giorno fa con Facebook, però c’era molta attesa, anche in relazione al grande sforzo che Twitter ha fatto, soprattutto nella seconda parte dello scorso anno, per contrastare sulla piattaforma spam, account fake, fake news, contenuti d’odio. I numeri che escono fuori da questa trimestrale sono proprio relativi a questo grande sforzo, che in effetti ha pagato solo in parte, senza risolvere i grandi problemi di Twitter.

    Twitter Q4 2018, bene i ricavi

    Guardando al dato esclusivamente finanziario, Twitter in termini di ricavi batte le attese degli analisti realizzando un fatturato di 909 milioni di dollari che significa +24% rispetto allo scorso anno. Un dato molto positivo per la società guidata da Jack Dorsey. L’utile netto è di 244 milioni di dollari, o 0,33 centesimi di dollaro per azione. Le attese degli esperti finanziari erano di 895 milioni di fatturato e un utile per azione di 0,25.

    I ricavi dalla pubblicità sono stati 791 milioni di dollari, cioè l’87% dei ricavi dell’azienda. Gli “utenti attivi giornalieri monetizzabili” sono ora a 126 milioni, rispetto ai 124 milioni del trimestre precedente. Dati, tutto sommato, incoraggianti.

    twitter trimestrale 2018

    Twitter Q4 2018, il crollo degli utenti: 321 milioni

    Ma lo stesso, purtroppo non si può dire per quel che riguarda il grande problema irrisolto di Twitter, ossia la (non) crescita degli utenti, ormai ferma da troppo tempo. I dati che escono da questa ultima trimestrale sono impietosi perchè il numero complessivo è 321 milioni di utenti globali. Erano 326 milioni nella scorsa trimestrale. E’ un dato in discesa da ormai 4 trimestrali, l’ultimo è proprio, senza mezzi termini, un crollo. E la notizia è che dalla prossima trimestrale Twitter non rivelerà più il dato degli utenti mensili complessivi, ma solo il dato relativo agli utenti giornalieri e come abbiamo visto prima sono adesso 126 milioni. Solo che Twitter renderà pubblico il dato “monetizzabile”, sono quindi quelli che accedono a Twitter via web o via app e che dovrebbe essere un dato utile per aziende che vogliono usare la piattaforma per le loro inserzioni pubblicitarie.

    twitter ultima trimestrale 2018

    Questa ulteriore perdita di utenti è imputabile certamente alla pesante pulizia di utenti che Twitter ha messo in atto dalla seconda metà dello scorso anno, ma è causa anche dai tanti accordi interrotti con diversi vettori legati agli SMS e ai tanti accordi interrotti con società che offrivano servizi in terze parti.

    Proviamo però a fare una riflessione insieme. Se questo è il dato relativo alla “pulizia” fatta da Twitter per eliminare account fake e spam dalla piattaforma, facendo crollare così tanto il numero complessivo, allora è lecito pensare che gli utenti “veri” che utilizzano la piattaforma sonno davvero pochi. La piattaforma era quindi affollata da account bot e spam, e non è detto che sia finita qui. Quindi questo vuol dire che lo sforzo fatto in realtà non ha pagato del tutto, anche perchè c’è ancora molto da fare e Twitter, presentando i numeri di questa trimestrale ha fatto sapere che l’obiettivo principale ora è questo, intensificando anche i controlli. Ma dopo è tutto da ricostruire.

    Speriamo quindi che le novità tanto annunciate di recente possano aiutare a ricostruire una base utenti più solida.

    ———————————————–

    Update [ore 17.10 7 febbraio 2019]: il titolo TWTR all’apertura delle contrattazioni a Wall Street perde già il 10,6%-

  • Twitter, la sospensione di 70 milioni di account mette a rischio la crescita della base utenti

    Twitter, la sospensione di 70 milioni di account mette a rischio la crescita della base utenti

    Negli ultimi due mesi Twitter ha intensificato la lotta allo spam, abusi e contenuti violenti. In seguito allo scandalo “Russiagate” che investito Facebook, anche Twitter ha subito molte pressioni. Secondo un rapporto del Washington Post, Twitter ha sospeso 70 milioni di account, un’operazione che potrebbe mettere a rischio la crescita della base utenti, vero punto debole della piattaforma di Jack Dorsey.

    Twitter da sempre ha due grandi problemi che sul nostro blog abbiamo sempre cercato di evidenziare. Il primo riguarda quello del contrasto debole allo spam, agli abusi e ai contenuti violenti; il secondo, la crescita ormai piatta ferma da diverso tempo, inchiodata a poco più di 330 milioni (336 milioni per essere più precisi. Lo scandalo “Russiagate”, quello che ha investito Facebook, non ha risparmiato neanche Twitter, subendo a sua volta molte pressioni. Mettendo insieme il tutto, ancora una volta Twitter dimostrava di essere debole da questo punto di vista. Fino a qualche mese fa, quando ha seriamente intensificato la lotta allo spam e ai contenuti violenti, aggiornando termini di utilizzo e policy. Una strategia che ha portato alla progressiva sospensione di decine di migliaia di account al giorno.

    Ma ora, secondo il nuovo report del Washington Post, si scopre che proprio in questi ultimi due mesi Twitter ha sospeso 70 milioni di account, significa più di 1 milione di account al giorno. Si stima che il tasso di sospensione tra maggio e giugno di quest’anno è il doppio di quello di ottobre 2017.

    twitter spam utenti

    Proprio qualche giorno fa Twitter aveva pubblicato un post sul blog ufficiale presentando i numeri derivanti dalle nuove politiche e termini di utilizzo attive sula piattaforma. Con il risultato di aver “identificato 9,9 milioni di account spam e automatizzati a settimana”.

    Questo sforzo ulteriore da parte di Twitter, con un ritmo di sospensione così alto, potrebbe rivelarsi dannoso. Infatti, la conseguenza principale sarebbe quella di mettere davvero a rischio la crescita della base utenti, complicando le cose più di quanto non lo siano già. Concretamente, questo potrebbe portare ad un calo degli utenti per il secondo trimestre di quest’anno, quando tutti attendono invece un minimo segnale di crescita.

    Si tratta quindi di una situazione particolare che Twitter adesso deve cercare di gestire al meglio. Senza dubbio, è lodevole il contrasto allo spam e ai contenuti di odio e abusi, ma si deve tener conto del fatto che ad oggi la piattaforma non avrebbe la forza di crescere, come dimostrato negli ultimi tre anni.

    A questo punto la considerazione da fare sarebbe quella di intensificare il contrasto a situazioni che minano la credibilità della piattaforma, ma, dall’altro lato e contemporaneamente, attivare innovazioni tali da attirare nuovi utenti sulla piattaforma. Sarebbe l’unico modo per limitare i danni.

    Ma questo ormai lo ripetiamo da anni.

  • WhatsApp innalza il limite d’età a 16 anni in Europa, ma non dice come controllerà

    WhatsApp innalza il limite d’età a 16 anni in Europa, ma non dice come controllerà

    WhatsApp, adeguandosi al nuovo regolamento europeo sulla privacy che entrerà in vigore il prossimo 25 maggio, ha annunciato l’innalzamento dell’età minima per utilizzare l’app fino a 16 anni. Per gli utenti di età compresa tra i 13 e i 15 anni sarà necessaria l’autorizzazione dei genitori. Ma come verrà controllato il nuovo limite? WhatsApp per ora non lo specifica.

    Sta facendo molto discutere l’innalzamento dell’età minima a 16 anni per poter utilizzare WhatsApp. La società, oggi di proprietà di Facebook, per adeguarsi al nuovo regolamento europeo sulla privacy, che entrerà in vigore il prossimo 25 maggio, annuncia l’innalzamento, visibile nei nuovi termini di servizio, ma non specifica come avverrà il controllo. WhatsApp sta aggiornando i termini di utilizzo e l’informativa sulla privacy, come hanno già fatto Facebook e Twitter ad esempio, limitandosi solo a dire che presto utilizzerà degli strumenti adeguati per il controllo.

    Al momento WhatsApp (che conta oltre 1,5 miliardi di utenti) si limiterà a chiedere agli utenti se sono davvero in possesso del requisito dei 16 anni, nella realtà il limite potrebbe essere facilmente bypassato. Il rischio è che alla fine questo limite, in osservanza della GDPR, serva davvero poco, se non a nulla.

    whatsapp gdpr età 16-anni

    Anche Facebook si è trovata costretta ad innalzare il limite da 13 a 16 anni e gli utenti della fascia 13-15 anni dovranno richiedere il permesso dei genitori per gli annunci pubblicitari e condividere informazioni sensibili. Solo che il metodo di verifica lascia davvero tanto a desiderare. In pratica, il minore può indicare un contatto Facebook o inserire una mail per verificare il permesso. Immaginate se quell’indirizzo è gestito direttamente dall’utente di età inferiore ai 16 anni, lui stesso si autorizzerà senza che ci sia il minimo controllo da parte di Facebook.

    WhatsApp ha tenuto a precisare che l’approccio sarà però diverso, visto che raccoglie molto meno informazioni sugli utenti rispetto a Facebook. Deve quindi cercare un compromesso tra un maggiore numero di dati, o la semplicità con cui questa raccolta avviene, e l’innalzamento dell’età in tutta Europa. Inoltre, WhatsApp fa sapere che non richiederà l’anno di nascita, sarà richiesto all’utente solo se è in possesso del requisito dei 16 anni. Insomma, neanche in questo caso vi è molta chiarezza. Il limite stesso rischia di essere vano.

    [box type=”shadow” align=”” class=”” width=””][/box]

    Va notato, per quelli che sono i dati a disposizione per il nostro paese, come specificato nell’analisi di Blogmeter qualche settimana fa, che in Italia il 95% degli utenti di età compresa tra i 15 e i 24 anni usa WhatsApp. Non è dato sapere il dato effettivamente relativo al di sotto dei 16 anni. Ma ad occhio sembra comunque un dato significativo.

    Vedremo se e quali saranno le prossime specifiche in relazione all’innalzamento dell’età da parte di WhatsApp e, soprattutto, quali saranno i suoi effetti reali sull’utenza europea. Dati che non esiteremo a condividere qui con voi non appena saranno disponibili.

  • Jack Dorsey dice che Twitter non è in vendita e ammette che ‘è difficile da usare’

    Jack Dorsey dice che Twitter non è in vendita e ammette che ‘è difficile da usare’

    Parlando alla “Goldman Sachs Technology and Internet Conference”, Jack Dorsey ha tenuto a ribadire che Twitter non è in vendita e che la sua “indipendenza è la nostra forza”. Inoltre, anche in relazione ai dati dell’ultima trimestrale, ha dichiarato che al momento l’azienda sta lavorando per rendere la piattaforma più semplice da usare, puntando anche sui contenuti video.

    L’ultima trimestrale di Twitter ha mostrato ancora una volta i grandi limiti della piattaforma, anche se è stata la prima volta in cui la società è stata profittevole in 12 anni. Primo fra tutti, il fatto che oggi gli utenti percepiscono Twitter come uno strumento difficile da usare. Una percezione concreta e vera, basta dare un’occhiata ai numeri relativi alla base utenti, ferma allo zero con 330 milioni di utenti. Più volte abbiamo sottolineato l’urgenza di un intervento prima che sia troppo tardi,  e prima che Twitter possa davvero finire in mani diverse da quelle attuali.

    A proposito di questo, Jack Dorsey, fondatore e CEO di Twitter, parlando alla “Goldman Sachs Technology and Internet Conference”, ha tenuto a precisare alcune cose e ha detto anche delle altre cose interessanti. Intanzitutto, Twitter non è in vendita, aggiungendo che la sua “indipendenza è la nostra forza”. Una dichiarazione importante che spazza via qualsiasi pretendente, anche in un momento in cui il valore in borsa è cresciuto del 24% da giovedì scorso, oggi a 33,70 dollari. E pensare che si dice di Twitter in vendita ormai da due anni, una volta ogni tre mesi circa, e in una occasione ci si era andati anche vicini con l’interessamento di Disney (società di cui Dorsey e membro del CdA).

    jack dorsey ceo twitter

    Ma Jack Dorsey durante la conferenza ha toccato un altro punto importante che è quello dell’utilizzo della piattaforma e di cosa di potrebbe fare per migliorarlo. Dorsey, di fronte ad un pubblico di investitori, ha ammesso che oggi Twitter è difficile da usare, una difficoltà che vale tanto per gli utenti, quanto per gli investitori.

    Un terzo di 2 milioni di persone che ogni giorno approdano sulla piattaforma, con grandi aspettative, restano poi deluse perchè non riescono a trovare ciò che vogliono” – ha dichiarato Dorsey – “ci stiamo concentrando proprio su questo aspetto”. “Gli utenti” – ha continuato Dorsey – “ci chiedono una piattaforma più facile da usare“. Dorsey ha poi ammesso che alle volte ci vogliono mesi per capire come seguire le persone che realmente interessano. L’idea è quindi quella di offrire una esperienza sempre più personalizzata, in modo da riuscire a soddisfare le esigenze degli utenti. Twitter Momenti è nato con questa obiettivo, ma non è riuscito pienamente nell’obiettivo e, del resto, non è pienamente attivo nel nostro paese (uno dei pochi tra l’altro).

    Dorsey ha anche individuato una strada per rendere Twitter più facile e immediato da usare, puntando su immagini e video. Ed è proprio su questa ultima forma che Dorsey vuole puntare, “ad oggi la forma di contenuto che è in più rapida crescita”. L’idea è quindi quella di spaziare dalla forma del contenuto testuale verso una forma di contenuto più visiva e immediata.

    Si tratta quindi di dichiarazioni che dimostrano una certa presa di coscienza dei problemi che attanagliano Twitter. Sono parole che finalmente danno l’idea che Twitter sta cercando di organizzarsi per superare le difficoltà e quindi sono segnali positivi. Certo, è presto per esprimere una opinione sulle idee al momento allo studio, ma si tratta comunque di qualcosa.

    Le idee le passeremo al vaglio non appena saranno rese concrete.

  • Facebook e la fuga dei giovani, sempre più attratti dal visual content (anche effimero)

    Facebook e la fuga dei giovani, sempre più attratti dal visual content (anche effimero)

    Per Facebook gli ultimi due anni non sono stati esaltanti, soprattutto per quanto riguarda le fake news, il Russia Gate. Una crisi siagata da Wired con un’inchiesta, mostrando un malconcio Mark Zuckerberg in copertina, e anche, contemporaneamente, dai dati di eMarketer che mostrano la fuga dei più giovani dalla piattaforma. Ci siamo concentrati su quest’ultimo aspetto e abbiamo chiesto un parere a Riccardo Scandellari.

    Facebook ha compiuto da poco 14 anni, è stato fondato proprio nel 2004, ed è arrivato ad essere oggi il social network con il più alto numero di utenti registrati, 2,1 miliardi di utenti registrati complessivamente, numeri che nessun’altra piattaforma è in grado (ancora) di raggiungere. Eppure, anche per Facebook non sono mancate le difficoltà in questi anni, soprattutto negli ultimi due, quelli caratterizzati dal fenomeno incontrollato delle fake news e dal successivo “Russia Gate“, strettamente collegato alla diffusione delle notizie false.

    Negli ultimi due giorni l’indagine di Wired, che mostra in copertina un malconcio Mark Zuckerberg, e un’indagine di eMarketer, che mette in evidenza la fuga degli utenti più giovani dalla piattaforma, hanno messo in luce tutte le difficoltà che la società di Zuckerberg ha patito in questi due anni.

    facebook giovani utenti fuga

    Mantenendo ferma quell’immagine di Zuckerberg, quello su cui vorremmo concentrarci è proprio la fuga degli utenti più giovani. I dati di eMarketer parlano chiaro. Facebook lo scorso anno ha perso quasi il 10% degli utenti 12-17 anni, più o meno 1,4 milioni di utenti. Nel complesso, però, le stime di eMarketer rilevano che 2,8 milioni sono gli utenti che hanno abbandonato la piattaforma nel 2017 nella fascia d’ età sotto i 25 anni e altri 2,1 milioni di utenti, sempre con un’età inferiore ai 25 anni, li perderà entro quest’anno.

    Un calo che sembrerebbe giovare a Instagram e a Snapchat, due piattaforme da sempre molto gradite ai più giovani. Infatti, sempre i dati di eMarketer prevedono che la piattaforma per immagini di proprietà di Facebook crescerà del 13%, raggiungendo negli Usa 105 milioni di utenti, mentre Snapchat dovrebbe crescere del 9%, raggiungendo 86,5 milioni di utenti.

    Insomma, Facebook comincia ad essere meno usato dai più giovani che, invece, sono alla ricerca di piattaforme forse più dinamiche, più creative.

    Restando sempre in questo filone, se ricordate lo scorso anno avevamo pubblicato una ricerca di Blogmeter, molto interessante, che vi illustrava le piattaforme più usate e quelle meno usate dagli utenti social media italiani. Ebbene, se da un lato la ricerca evidenziava che Facebook rimanesse la piattaforma più usate, dall’altro si metteva in risalto anche che “gli utenti con un’età compresa tra i 15 e i 17 anni, dichiarano inoltre di dedicare più tempo a Instagram e YouTube“. Si tratta quindi di una tendenza generale, non limitata solo agli Usa.

    A questo proposito, abbiamo chiesto un parere a Riccardo Scandellari, esperto di comunicazione, formatore e blogger che tutti conosciamo, nello specifico gli abbiamo chiesto se davvero i giovani non trovano più Facebook così attraente, oppure stanno diventando più attenti, alla ricerca di piattaforme in grado di soddisfare le loro esigenze?

    riccardo scandellari facebook
    Riccardo Scandellari

    Non credo che la presenza dei genitori su Facebook sia l’unica causa. Vedo nelle giovani generazioni una maggiore predisposizione per i contenuti video e fotografici, il testo scritto appartiene alle persone dai 24 anni in poi, queste hanno maggiore dimestichezza con la parola scritta. Le stories sono contenuti in cui i ragazzi non rischiano nulla, non rimangono disponibili per le ricerche di genitori, insegnanti e (in futuro) i recruiter. Il video è il loro linguaggio in cui possono mostrare più che dimostrare, possono sperimentare e creare la distanza dai linguaggi “vecchi”, hanno come modello di riferimento YouTube e non la TV. Per loro apparire in video è normale, cool e meno impegnativo. Poi, qualora esagerassero, dopo 24 ore tutto viene cancellato. Riccardo Scandellari

    Ecco, quella che evidenzia Riccardo Scandellari è proprio una differenza del linguaggio che caratterizza le giovani generazioni, più propense alla forma di contenuto video, quindi al visual content. Una caratteristica che spiegherebbe meglio questa “fuga da Facebook” dei più giovani che si spostano verso piattaforme che fanno del contenuto visivo la propria ragion d’essere.

    Questo è un dato che certamente non metterà in difficoltà Facebook che, nonostante tutto, continuerà a crescere ancora, negli Usa quanto in altri paesi, ma è indicativo di come, per i giovani, la scelta dello strumento venga determinata dalla tipologia del contenuto che questa permetta di usare. Un approccio diverso rispetto a quelle delle generazioni “più anziane”, che spesso inseguono la piattaforma lasciandosi trasportare dalle caratteristiche che offre.

    E voi che ne pensate?

  • Twitter diventa profittevole per la prima volta in 12 anni, ma non sa più crescere

    Twitter diventa profittevole per la prima volta in 12 anni, ma non sa più crescere

    Twitter ha diffuso oggi i dati relativi al Q4 2017 e per la prima volta l’azienda di San Francisco diventa profittevole. Nell’ultimo trimestre dell’anno l’azienda guidata da Jack Dorsey ha fatto registrare 91 milioni di dollari di profitti. Un dato positivo dopo 12 anni. Resta però ferma la crescita della base utenti, ancorata allo zero.

    I dati relativi al Q4 2017 di Twitter ci rivelano, da un lato, una grande sorpresa e, dall’altro, una ulteriore conferma. La sorpresa è che per la prima volta dalla sua nascita, quasi 12 anni fa, Twitter diventa profittevole. Infatti, nell’ultimo trimestre del 2017 l’azienda guidata da Jack Dorsey realizza profitti per 91 milioni di dollari. E pensare che i dati relativi allo stesso periodo dello scorso anno riportavano perdite per 167 milioni di dollari. Un risultato ottenuto tagliando i costi. Anche il fatturato è cresciuto negli ultimi tre mesi dello scorso anno con 732 milioni di dollari, in crescita rispetto ai 717 milioni di dollari dello stesso periodo del 2016. Le previsioni degli analisti finanziari erano di 686 milioni di dollari.

    twitter utenti ricavi q4 2017

    Sono dei risultati positivi che possono davvero innescare una inversione di tendenza. Di certo, sono dati utili per acquisire maggiore fiducia tra gli investitori. Ma resta, ed è ancora evidente con questi dati trimestrali, l’annoso problema della crescita degli utenti ferma allo zero. Negli ultimi tre mesi del 2017 Twitter non aggiunge un solo nuovo utente, restando ferma a 330 milioni di utenti complessivi mensili. Anzi, negli Usa la base utenti arretra di 1 milione, passando da 69 milioni a 68 milioni di utenti. Ciò significa che Twitter cresce in maniera molto molto lenta, ma costante. Quindi, una eventuale crescita a livello internazionale (oggi 262 milioni) è stata annullata dalla decrescita della piattaforma negli Usa. Un dato, quest’ultimo, che Twitter ritiene da addebitare nelle integrazioni di terze parti di Safari. Anche se fosse vero, e anche immaginando che questo problema non fosse esistito, il dato generale non cambierebbe, restando comunque la crescita molto lenta.

    twitter ricavi q4 2017

    twitter base utenti q4 2017

    Come abbiamo raccontato qui su InTime, il 2017 è stato un anno di novità per Twitter, la più importante delle quali è stata sicuramente quella di aumentare i caratteri da 140 a 280. Una modifica che, come ha rivelato Jack Dorsey, è riuscita a far crescere il livello di coinvolgimento degli utenti sulla piattaforma, anche se non è aumentata la lunghezza dei tweet. Quindi, gli utenti usano di più la piattaforma, ma alla fine la lunghezza dei caratteri usati all’interno del tweet è rimasta uguale a quella quando vi era il limite dei 140 caratteri.

    Il titolo a Wall Street guadagna oltre il 15%.twitter wall street 8 febbraio 2018 q4 2017

     

    Gli utenti si sentono quindi più sicuri e liberi dal limite, solo che adesso resta da fare davvero il passaggio importante, quello che ormai predichiamo da tempo. Twitter adesso deve davvero rendere la piattaforma usabile e facile per tutti. Twitter deve quindi cominciare ad innovare seriamente la piattaforma, altrimenti non crescerà più.

    L’occasione è ghiotta e dopo questi dati sarebbe davvero un peccato sprecarla, per l’ennesima volta.

     

  • Instagram Stories ha 300 milioni di utenti, quasi il doppio di Snapchat

    Instagram Stories ha 300 milioni di utenti, quasi il doppio di Snapchat

    Instagram Stories, la funzionalità aggiunta nel 2016 su Instagram, raggiunge il traguardo dei 300 milioni di utenti. Un risultato che è pari al doppio degli utenti di Snapchat che ha 173 milioni di utenti al giorno. E intanto Instagram continua ad arricchire le Stories con nuove opzioni, come il Superzoom, lo Stop Motion e un nuovo formato sul news feed.

    Avreste mai pensato, un anno fa, che Instagram Stories sarebbe stato un successo? Per la verità non sono tanti quelli che lo credevano, proprio per il fatto che era palese che Instagram (leggi Facebook) aveva copiato la funzionalità da Snapchat. Era sembrato un colpo basso, una mossa non chiara al momento. E invece non è stato così, qui sul blog avevamo spiegato subito che quella sarebbe stata, nel tempo, una bella mossa. E infatti.

    In occasione della terza trimestrale del 2017 Facebook ha fatto sapere, dalla diretta voce del suo CEO e fondatore, Mark Zuckerberg, che Instagram Stories ha raggiunto il traguardo di 300 milioni di utenti. Quindi, la funzionalità cresce, erano 250 milioni ad agosto di quest’anno, quando Instagram Stories ha compiuto un anno, e mette in ulteriore difficoltà proprio Snapchat.

    instagram stories 300 milioni utenti

    Andando a paragonare gli utenti che usano le Stories e gli utenti (giornalieri) di Snapchat, si nota che quelli di Instagram Stories sono quasi il doppio dell’app di Evan Spiegel: 300 milioni contro 173 milioni.

    E Instagram, proprio in relazione a questo dato e con l’obiettivo di aumentare il numero degli utenti e anche il coinvolgimento degli stessi, continua ad introdurre nuove opzioni. Ultime, in ordine di tempo, sono il Superzoom, che permette di usare le Stories con un tocco ancora più divertente, e lo Stop Motion, una funzione che permette di realizzare un gif mettendo insieme più scatti. E poi, novità che è ancora allo studio e che ancora non è neanche in fase di test, ma lo sarà presto, presto le Instagram Stories compariranno sul news feed dell’app con una scheda/anteprima della storia, con all’interno la foto dell’account dell’autore. Una modalità che accrescerà senz’altro l’attenzione verso le Stories.

    Il traguardo dei 300 milioni poi non riguarda solo Instagram Stories, ma anche WhatsApp Status, l’equivalente delle Stories per l’app di instant messaging sempre di proprietà di Facebook, tocca i 300 milioni di utenti. Un dato, questo sì, sorprendente.

Contatti