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giovedì, 31 luglio, 2014
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I tragici avvenimenti in Egitto, e ancora prima in Tunisia, hanno messo in evidenza il fatto che la rete ha giocato ancora una volta un ruolo fondamentale. Si può parlare allora di Potere del Web?

Il Potere del Web e le rivoluzioni in Egitto e Tunisia

I tragici avvenimenti in Egitto, e ancora prima in Tunisia, hanno messo in evidenza il fatto che la rete ha giocato ancora una volta un ruolo fondamentale. Si può parlare allora di Potere del Web?

Egitto Censura WebIl ruolo dei social media nei disordini recenti in Egitto, così come in Tunisia, in questi giorni è oggetto di molte discussioni. In molti si chiedono che ruolo abbiano giocato in questi tragici avvenimenti. Senza dubbio il fatto di poter comunicare grazie ai social media ha aiutato a capire al modo cosa realmente stava accadendo nei giorni delle rivolte. Di fronte all’impossibilità di poter reperire notizie e di poter comunicare tra di essi, i cittadini hanno avuto come unica finestra sul mondo e come unico modo per coordinardi proprio i social media. E’ il caso di parlare di potere di questi strumenti  oppure si deve parlare di Potere della Rete? Senza dubbio, si deve sottolineare il potere della comunicazione in tempo reale che grazie alla rete ha potuto essere di fondamentale importanza, ancora una volta.

Se proviamo a ragionare in questi termini si potrebbe correre il rischio si sostenere che le recenti rivoluzioni sono accadute proprio grazie al potere dei social media, senza il quale niente sarebbe successo. E’ questo uno dei punti attorno al quale si va sviluppando il dibattito. E su questo punto Evgeny Morozov ha sostenuto che Twitter e Facebook non devono essere accreditati con una valenza di questo genere, aggiungendo che così facendo si guarderebbe agli eventi nella direzione della “cyber-utopia” di cui molti sostenitori di social media soffrono: cioè, la convinzione che Internet è inequivocabilmente buono, o che l’uso di Twitter o Facebook possa in qualche modo liberare le società represse dai vari regimi. Morozov, autore del libro Delusion Net,sul suo blog ha sostenuto che Twitter e Facebook non hanno giocato un ruolo cruciale e che la rivoluzione sarebbe accaduto con o senza di loro.

Zeynep Tufekci, docente di sociologia all’università del Maryland, si è interrogata sul suo blog proprio su questo tema, intervenendo sul tema dielle cause e degli effetti che essi producono, e secondo il suo modo di interpretare gli eventi, i social media hanno avuto un ruolo cruciale. Ma c’è anche chi come Jillian York, di Global Voices, sostiene che è vero che strumenti tecnologoco come i SM siano importanti in situazioni come queste, ma non necessari. E Ethan Zuckerman, uno dei fondatori di Global Voices, ritiene che le rivolte avvenute in Tunisia e in Egitto abbiano molto più a che fare con decenni di povertà e repressioni che non con quello che i social media siano riusciti a fare, aggiungendo che “è un errore associare le proteste esclusivamente a Facebook, a Twitter o a Wikileaks. Alla base di queste proteste ci sono decenni di problemi economici e di regini autocratici”. Di sicuro non gli si può dar torto.

Sinceramente non credo che ci sia qualcuno che pensi che queste rivoluzioni, che hanno sconvolto i paesi nord-africani, possano essere state mosse dal potere dei social media o tantomeno da cyber-utopisti. Il tema in questione, secondo me, è che l’utilizzo di strumenti come i social media può essere incredibilmente potente, sia per diffondere la parola, in modo da dare anche un sostegno morale o emotivo, oltre che generare un supporto esterno. Può risultare utile per motivi organizzativi, grazie porprio alla potenza della rete.

Grazie a Twitter, che ha giocato comunque un ruolo importante già in altre occasioni, basti pensare alla rivolta dopo le elezioni presidenzial in Iran nel 2009, Jacob Appelbaum (conosciuto su Twitter come @ioerror) e i suoi amici hanno potuto creare connessioni dialup e satellitari, mettendo su una rete adhoc dopo lo spegnimento del web da parte delle autorià egiziane per evitare che si potessero rafforzare o generare nuove proteste. Questo per citare un esempio.

Allora ci avviciniamo al quesito con cui siamo partiti. Si deve parlare di potere dei social media o invece di potere della rete? Sono sempre più convinto che è proprio grazie alla rete che si possa parlare di potere dei social media. Questi strumenti hanno forza perchè milioni di persone li usano. Il caso particolare poi riguarda sempre Twitter che anche in situazioni di spegnimento della rete, è in grado di mantenere il flusso di informazioni. Segnalo il bel post scritto dal co-fondatore Biz Stone sul blog ufficiale di Twitter, The Tweets Must Flow, dove viene rivendicato il fatto che Twitter è al fianco della libertà di espressione, diritto fondamentale esercitato in quasi tutti i paesi del mondo.

Insomma, mentre prima quando accadevano rivoluzioni epocali, a giocare un ruolo fondamentale era ad esempio il fax, oggi questo ruolo viene vestito da Twitter, da Facebook. E come abbiamo sostenuto, anche attraverso le opinioni raccolte, essi non sono causa di rivoluzioni popolari, ma ignorarne e minimizzarne la loro potenza sarebbe veramente un grave errore.

About Francesco Russo

Consulente web e social media, content manager e blogger. Nel 2008 apro questo blog per osservare come la comunicazione stia cambiando nell'era dei social media

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8 commenti

  1. Occorre specificare che i blog, e i social network (e forse la maggior parte delle informazioni dala rete) non sono spesso \controllate\ nel senso di VALIDATE o VERIFICATE.
    Se ad esempio fosse possibile che tutti i fans di Michael Jackson potessero mettersi d’accordo nell’appoggiare uno di loro che sostenga di aver visto oggi Michael vivo, si potrebbe credere alla reincarnazione.
    Non è cosi’.
    Quindi l’aumento di informazione non puo’ essere , per i contenuti, l’elemento di innesco di rivolte o di cambiamenti sociali.
    E’ pero’ la possibilità di far sapere all’estero di una rivoluzione in atto che puo’ essere di stimolo ad usare anche il social network per comunicare e quindi estendere al mondo un messaggio.
    Che il messaggio sia veritiero questo è un altro paio di maniche.
    La cosa assurda è che di questo potere di suggestione mediatica non si siano accorti gli stessi governi sia dei Paesi a regime totalitario (o quasi) sia quelli democratici.
    I primi si limitano a censurare o a bloccar egli accessi ad internet : è come voler arginare una inondazione con un ombrello: ridicolo. LA diffusione di dati, immagini e informazione avviene in tempo reale e quando anche la censura abbia provveduto ad oscurare i siti o impedire informaticamente gli accessi a internet , già qualcosa è passata pronta arimbalzare su you tube o sui social network.
    Allo stesso modo i governi potrebbero utilizzare i social network per sondare e avere pareri su \cosa pensa un certo tipo di gente\ e confrontare i dati con quelli ufficiali dei sondaggisti accreditati : sarebbe una bella e utile informazione su cui ragionare.
    Non parlerei quindi di potere del web o dell’informazione sul web, quanto di effetto dirompente della diffusione di informazione.
    Non c’e’ una vera e propria gestione di un potere, quanto lo sprigionarsi di una forza devastante e incontrollabile, raramente gestibile da chi ha innescato l’effetto mediatico di diffusione delle informazione stessa. E senza controllo, non c’e’ potere (a parafrasare uno slogan pubblicitario …pneumatico).

  2. Non dimenicare quello che è il vero e unico social network davvero esistente: la blogosfera.

  3. Sicuri del “potere del web” ?
    Le connessioni che il web crea sono tutte a bassa intensità e scarso legame ed i legami deboli raramente conducono all’attivismo ad alto rischio. Prova ne è che i militanti che hanno condotto le manifestazioni in Egitto diffondevano volantini, istruzioni ed avvisi per lo scontro in piazza scritti sulla carta.
    Al di là della partecipazione popolare di massa,chi è interessato al cambiamento sistemico usa strumenti gerarchici ed una organizzazione di tipo militare. C’è però da ricordare che l’attivismo convenzionale a volte è molto migliorato dagli strumenti digitali e che la partecipazione digitale in alcune società può comportare gli stessi rischi della partecipazione fisica.
    In altre parole, l’attivismo digitale da solo è abbastanza inutile, ma l’uso di strumenti digitali può rendere l’attivismo tradizionale infinitamente più forte.
    Le reti possono essere strumenti potenti per le gerarchie, e le reti stesse non sono mai completamente piatte. Hanno nodi che prendono decisioni e pianificano azioni. Le strutture di rete hanno in se stesse le loro gerarchie.
    Vorrei stare con i piedi per terra e vedere bene cosa succede, mi spiacerebbe davvero dover decidere di partire per difendere l’unica democrazia del Medio Oriente.

  4. Scusa Giovanni ma non sono per nulla d’accordo. Vorrei ricordare che la struttura su cui regge il web e intendo la struttura fatta di interconnessioni e servers, è frutto dell’ingegnerizzazione militare. Internet nascea livello universitario ma viene poi sviluppata dai militari come sistema informativo impossibile da “tranciare” e oscurare in caso di invasione del sacro suolo americano, guarda caso.

    Evidentemente poi, non hai seguito bene la vicenda WIKILEAKS per capire a che punto è arrivato il potere della rete. Il sistma giudiziario americano ha imposto a Twitter di mettere a disposizione delle forze inquirenti (FBI) federali, tutta la documentazione di Assange che continua comunque liberamente a rimbalzare di server in server in gir per il mondo, proprio secondo il sistema che i militari americani avevano progettato nei primi anni ’70.

    Io comprendo le ragioni del tuo commento, ma comprendo molto bene anche il messaggio trasversale che Francesco ha voluto lanciare qui.

    Per ultimo, ti ricordo che Obama ha fatto la sua grandissima campagna presidenziale, grazie al potere dela rete.

    Vero però e te lo riconosco che non deve essere e non è di fatto uno strapotere, che un mix di processi di comunicazione e scambio tra rete e sistemi informativi “classici” è sempre la miglior cosa. Però, non si può nascondere la testa sotto la sabbia e non vedere la realtà dei fatti: la rete, il web o internet, come volete chiamarla è sempre più importante e el prossimo futuro lo sarà ancora di più.

  5. Bello lo slogan Ruggero :) A parte tutto, l’idea che il web potesse essere di ausilio a chi governa, per avere un dialogo più diretto coi cittadini, sarebbe il massimo. Ed è proprio questo che fa paura: quello che dice la gente, per giunta liberamente! Finora questa metodologia l’ha seguita, in maniera più o meno costante, il presidente Usa Obama, il quale ha costruito gran parte della sua figura politica grazie porprio al web. Anche in questi giorni, in seguito al suop discorso sullo Stato dell’Unione, ha realizzato un dibattito diretto con gli americani su yootube, dando spazio a chi la pensa come lui e a chi no. In un momento in cui la sua popolarità è al minimo, rispetto a quando fu eletto. Chi altro lo farebbe? Risposta: nessun altro. Perchè la gran parte di chi governa teme la rete. All’inizio, e tutt’ora, era la Cina, oggi tocca ai paesi del Nord Africa, del Maghreb. Tutti accomunati da governi che più o meno fanno della loro comunicazione con i loror cittadini solo pura e semplice propaganda.

    Ecco che quando si trovano di fronte a strumenti dai quali può trapelare una realtà mai raccontata, ma che i cittadini vivono sulla loro pelle, scatta il timore che si traduce in censura. proprio ieri sera, attorno alle 23 è stato spento l’ultimo provider ancora attivo in Egitto. Una mossa che va un pò in contro senso rispetto alle aperture che Mubarak aveva promesso in giornata.

    La possibilità per molti di poter usare la rete come strumento per far sentire la propria voce è un qualcosa paragonabile ad una boccata d’aria fresca. Senza dubbio!

    Dico anche che oggi l’informazione ha bisogno del web, per arrivare dove non è possibile attraverso i canali tradizionali, quasi sempre assoggettati al potere di chi governa e di conseguenza incapaci di esprimere un libero pensiero.

  6. Mai la dimenticherei Andreas!

  7. Concordo appieno la risposta di Andreas al tuo commento Giovanni. Anch’io non sono molto convinto di quello che dici. Nel senso che se fosse vero che la rete si sia rivelata poco utile e d efficace, allora sarebbe difficile comprendere tutto il resto. In questo, come in tutti gli altri casi dove invece è stata fondamentale. E’ vero che insieme, attivismo digitale e attivismo tradizionale, per dirla con te, sono più forti, ma qui ci troviamo di fronte al fatto che la rete è stata fondamentale per portare quanta più gente in piazza. Attraverso la rete la gente ha potuto trovare sostegno da ogni parte del mondo, aiutandoli a superare le paure. Basta digitare su twitter #jan25 e #egypt per rendersi facilmente conto di cosa si parla. Leggendo i vari messaggi si ha di fronte un paese che trova la forza di reagire.

    Adesso non vorrei sembrare io un cyber-utopista, come li definisce Morozov, ma se è vero che questa rivoluzione ci sarebbe stata lo stesso, è anche vero che la rete l’ha rafforzata, no?

  8. Lo sarà sempre di più. Solo che chi governa ne ha sempre di più paura, ovviamente certi tipi di governanti. Non sarebbe meglio che chi sta al governo cercasse di trarre dei vantaggi dalla rete, anzichè reprimerla come se fosse un cancro? Ah no, scusa! Mi stavo trasformando di nuovo in uno cyber-utopista! ;)

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