Categoria: News

In questa categoria si trovano articoli che parlano di comunicazione, condivisione, social media, social network. Insomma, tutto ciò che riguarda il web 2.0 e di come si sta evolvendo

  • Giro d′Italia, la maglia rosa diventa un NFT

    Giro d′Italia, la maglia rosa diventa un NFT

    La maglia rosa del Giro d’Italia diventa un NFT. Grazie alla collaborazione tra Italia NFT e RCS Sport, da oggi e nei giorni successivi diventeranno opere uniche anche trofeo, loghi e altri simboli della storia e della tradizione del Giro.

    Il fenomeno del momento, quello degli NFT, finisce per coinvolgere anche la carovana in rosa, il Giro d’Italia, una delle grandi classiche ciclistiche su strada. Grazie a Italia NFT, maglia rosa, il trofeo, i loghi e gli altri simboli della storia e della tradizione del Giro saranno disponibili per la prima volta nel rivoluzionario formato delle collezioni digitali certificate dalla Blockchain all’interno del grande marketplace dei non fungible token dedicati al Made In Italy.

    L’iniziativa nasce da un accordo raggiunto tra Italia NFT e RCS Sport, e rappresenta la prima di una serie di attività congiunte per creare nuove iniziative di valore – sia in ambito fisico che digitale – legate al mondo delle massime competizioni sportive.

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    I primi NFT del Giro d’Italia saranno disponibili dal 6 maggio, data che segna l’inizio della kermesse ciclistica, e la lista dei collezionabili digitali si arricchirà durante il corso di tutta la manifestazione. Fra questi, anche le quattro maglie del Giro (rosa, bianca, azzurro e ciclamino), i loghi, le maglie speciali e il Trofeo Senza Fine, quest’ultimo disponibile in un’asta finale esclusiva.

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    La maglia rosa in NFT

    Gli NFT non sono semplici miniature digitali ma vere e proprie opere uniche ed esclusive, rese autentiche dall’associazione alla Blockchain. Per le maglie e le altre creazioni fisiche del Giro d’Italia, il Lab di ItaliaNFT ha lavorato su ogni singolo item, utilizzando avanzate tecniche di scansione e computer graphic per replicare in tutto e per tutto le sembianze degli originali e garantire al contempo un’esperienza visiva aumentata dalle animazioni digitali.

    Anche le texture delle maglie sono state ricreate in modo fedele, mentre per il Trofeo Senza Fine è stata effettuata una virtualizzazione in 3D per esaltare l’eccezionale design della coppa, un nastro d’oro forgiato che simboleggia la strada percorsa dai corridori e che porta incisi i nomi di tutti i vincitori della Corsa Rosa dal 1909 ad oggi.

  • Accenture Technology Vision 2022, il Metaverso è qui

    Accenture Technology Vision 2022, il Metaverso è qui

    Accenture Technology Vision 2022, il report che illustra i trend tecnologici del momento, ci mostra come il Metaverso è già qui.

    Al Technology Vision 2022, che torna in presenza dopo due anni, Accenture ha presentato lo studio che ogni anno individua quelli che saranno i trend tecnologici dell’anno. E alla base di tutto c’è il Metaverso.

    Il report ci mostra come il “Continuum Metaverso“, che comprende mondi, realtà e modelli di business potenziati digitalmente, sta ridefinendo il modo in cui il mondo funziona, opera e interagisce.

    Il report Accenture Technology Vision 2022, “Incontriamoci nel Metaverso. Il continuum tra tecnologia ed experience che dà nuova forma al business“, mostra come le aziende sarebbero già avviate verso un futuro molto diverso da quello in cui sono state progettate per operare, poiché le tecnologie, tra cui la realtà estesa, la blockchain, i digital twin e l’edge computing, stanno convergendo per dare vita ad una nuova forma di esperienza sempre più coinvolgente.

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    “Vediamo il Metaverso come un continuum che attraversa lo spettro tra mondi estesi digitalmente, realtà e modelli, applicati a tutti gli aspetti del business e attraverso le intere organizzazioni” ha dichiarato Mauro Macchi – AD di Accenture Italia. “Questa evoluzione ridefinirà le modalità di interazione con il cliente, il modo di lavorare, di costruire e distribuire prodotti e servizi. L’evoluzione del Metaverso spingerà ulteriormente il fenomeno di ibridazione delle competenze e dei mestieri”.

    Mauro Macchi – AD di Accenture Italia, franzrusso
    Mauro Macchi – AD di Accenture Italia

    Accenture ha intervistato oltre 4.600 leader aziendali e tecnologici di 23 settori distribuiti in 35 Paesi. In questa fase iniziale, il 71% dei dirigenti ritiene che il Metaverso avrà un impatto positivo sulla propria organizzazione e il 42% ritiene che sarà rivoluzionario o trasformativo.

    “Siamo riconosciuti tra i primi leader nell’ambito delle competenze legate al Metaverso, con 600 brevetti depositati e oltre un decennio di esperienza”, ha aggiunto Valerio Romano – Cloud First Lead Accenture Italia – “Crediamo molto nelle grandi potenzialità di questo nuovo sviluppo tecnologico, tanto che è stato istituito un nuovo business group che aggiunge alle competenze tecniche in quest’ambito i punti di forza creativi di Accenture Song”.

    Valerio Romano - Cloud First Lead Accenture Italia
    Valerio Romano – Cloud First Lead Accenture Italia

    Val la pensa di specificare che Accenture gestisce inoltre un proprio Metaverso, il Nth floor, una piattaforma dove il personale dell’azienda partecipa all’apprendimento immersivo e all’orientamento dei nuovi assunti, è anche un luogo dove ci si incontra e si socializza in team. Per questo esercizio l’azienda prevede che almeno 150.000 nuovi assunti lavoreranno nel Metaverso il loro primo giorno.

    Come dicevamo in apertura, Accenture Technology Vision 2022 è un report molto importante perché individua quelli che sono i trend che caratterizzano l’anno in corso. E vediamoli insieme.

    WebMe. Mettere il Me nel Metaverso

    Le strategie aziendali sono costruite per l’Internet di oggi – un mondo digitale dove le piattaforme sono spesso carenti in termini di interoperabilità e portabilità dei dati. Metaverso e Web 3.0 sono pronti a dare nuova forma a Internet; piuttosto che essere una collezione eterogenea di siti e applicazioni, il Metaverso porterà in prospettiva a un ambiente 3D persistente in cui muoversi da un “luogo” all’altro sarà semplice come camminare da una stanza all’altra. Il 95% dei dirigenti ritiene che le future piattaforme digitali debbano offrire esperienze unificate, permettendo l’interoperabilità dei dati dei clienti in piattaforme e spazi diversi.

    Programmable World. Il nostro pianeta, su misura

    Con l’avanzamento di tecnologie emergenti come il 5G, l’ambient computing, la realtà aumentata e i materiali intelligenti, gli ambienti digitali saranno sempre più integrati nel tessuto del nostro mondo fisico. Questi ambienti non solo daranno nuova forma alle modalità di engagement degli utenti con i mondi, ma ridefiniranno anche tutto ciò che è costruito al loro interno, le modalità di percezione e interazione delle persone, nonché il controllo che hanno su di essi. È interessante notare che il 92% dei dirigenti concorda sul fatto che le organizzazioni leader si spingeranno oltre i confini del mondo virtuale per renderlo più reale, aumentando l’esigenza di persistenza e navigazione senza soluzione di continuità tra il mondo digitale e quello fisico.

    The Unreal. Rendere il sintetico, autentico

    Le aziende e gli ambienti sono sempre più sostenuti dai dati generati dall’IA che riflettono in maniera credibile il mondo fisico. Oggi più che mai, l’IA è una priorità per i business, dato che sia le aziende che i consumatori hanno smesso di raffrontare ciò che è reale con ciò che è falso, preferendo puntare su ciò che è autentico, non solo in termini di contenuti e algoritmi di un’azienda, ma a livello di intero marchio. Con il mondo irreale che è pronto a diventare realtà, i leader devono necessariamente preparare le rispettive aziende. Già il 96% dei dirigenti riferisce che le relative organizzazioni sono impegnate ad autenticare l’origine dei dati e l’uso genuino dell’IA.

    Computing the Impossible. Nuove macchine, nuove possibilità

    L’emergere di una nuova classe di macchine sta permettendo alle organizzazioni di tutti i settori di estendere i confini delle capacità di risoluzione dei computer. Strumenti tra cui il quantum computing e il biology-inspired computing stanno permettendo alle aziende di risolvere quei problemi che potrebbero essere troppo costosi, inefficienti o del tutto impossibili per i sistemi tradizionali. Con le grandi sfide che risultano sempre più “a portata di mano“, il modo in cui le imprese competono, forniscono valore e stringono collaborazioni cambierà radicalmente; quasi tutti (94%) i dirigenti sono d’accordo sul fatto che il successo di lungo termine dipenderà dalla capacità di sfruttare l’elaborazione di prossima generazione per risolvere sfide apparentemente impossibili.

    Ci sono alcuni esempi che vanno sottolineati, come quello di Mars che, in collaborazione con Microsoft e Accenture, sta abbracciando i digital twin – uno degli elementi fondamentali del Metaverso – per ridurre gli sprechi, aumentare velocità e capacità, e permettere ai relativi associati di prendere decisioni in tempo reale in tutta la filiera. Mars ora estende questo concetto allo sviluppo di prodotti con simulazioni digitali che tengono conto di variabilità, come il clima e le disruption, e garantiscono una maggiore visibilità dal punto di origine al luogo di consumo.

    Qui potete consultare l’intero report.

  • Le grandi acquisizioni nel mondo dei Social Media

    Le grandi acquisizioni nel mondo dei Social Media

    L’acquisizione di Twitter da parte di Elon Musk per 44 miliardi di dollari è la più alta nel panorama dei social media. Vediamo quali sono state le altre nel corso di questi ultimi anni.

    L’acquisizione di Twitter da parte di Elon Musk, per 44 miliardi di dollari, diventa una delle più costose nel panorama dei social media. Anzi, la più costosa, oltre ad essere tra quelle più costose in assoluto. Tra l’altro, l’acquisizione della piattaforma a 280 caratteri è la seconda acquisizione effettuata “by leverage”, ossia utilizzando capitale preso in prestito per finanziare l’operazione. E infatti, Elon Musk per completare l’operazione di acquisto della piattaforma co-fondata da Jack Dorsery ha messo sul piatto 25,5 miliardi di dollari attraverso Morgan Stanley Senior Funding. Il resto ce lo ha messo di tasca propria.

    Certo, di operazioni costose nel corso degli ultimi 20-25 anni ce ne sono state tante. Tra le tante si può ricordare l’operazione da 130 miliardi di dollari per permettere a Verizon, nel 2013, di acquisire Vodafone. Oppure, nel 2000 quando AOL acquisì per 165 miliardi di dollari la Time Warner Inc.

    Ma quello che vogliamo fare oggi è elencare le acquisizioni che hanno caratterizzato il panorama dei social media negli ultimi anni. Negli ultimi 18-19 anni possiamo dire. E il fatto stesso che nel giro di quasi due decadi si arrivi a toccare queste cifre, di decine e decine di miliardi di dollari, vuol dire che alla fine queste piattaforme social a livello di business hanno rappresentato più di qualcosa.

    Nessuno avrebbe mai previsto, almeno 5-6 anni fa, che un giorno sarebbe arrivato un personaggio come Elon Musk e avrebbe messo sul piatto più di 40 miliardi di dollari per comprarsi Twitter. E dire 5-6 anni fa non è un caso. Stiamo parlando del 2016, all’incirca, quando su Twitter non ci avrebbe scommesso nessuno e, anzi, in quel periodo molti avrebbero voluto farlo comprando l’azienda ad un prezzo stracciato.

    Social Media Acquisizioni

    Ricorderete quando nel 2015/2016 si diceva che Google sarebbe stata ad un passo, ed era vero. Così come è stata ad un passo Salesforce e anche Disney, per via della stretta amicizia tra Jack Dorsey e Bob Iger, colui che salvò Dorsey da tante situazioni.

    Insomma, l’acquisizione di Elon Musk rappresenta, comunque la si pensi ovviamente, un punto importante per i social media, ammesso che ci sia qualcuno che abbia compreso del perché Musk abbia sentito una così forte esigenza di acquistare una piattaforma come Twitter (forse neanche lui ha le idee chiare).

    Allora, vediamo insieme quali sono state le più grandi acquisizione nel mondo dei social media negli ultimi anni, considerando l’ultima acquisizione di Twitter.

    Facebook compra Instagram

    Esattamente 10 anni fa, era l’aprile del 2012, Facebook decise che la sua strada all’interno di Wall Street (era da poco approdata in borsa con mille difficoltà) dovesse essere accompagnata da una strategia orientata al mobile. E l’opportunità era segnata proprio acquisendo Instagram, quando ancora aveva “solo” 150 milioni di utenti. Fu, ovviamente, una scelta azzeccata. Era il 2012 e la cifra sborsata da Mark Zuckerberg fu di 1 miliardo di dollari.

    Facebook compra WhatsApp

    Come per Instagram, qualche anno dopo Facebook sempre puntando verso il mobile decise che fosse arrivato il momento di arricchire il parco app della casa di Menlo Park. E l’occasione ghiotta era rappresentata da WhatsApp. Era il 2016 e sul piatto Zuckerberg offrì a Jan Koum e Brian Acton (poi fondatore di Signal) 16 miliardi di dollari, di cui 4 in cash.

    Microsoft compra LinkedIn

    Ma poteva il colosso di Redmond restare fuori dal gioco dei social media, nel 2016? Certo che no. E così Satya Nadella, CEO di Microsoft dal 2014, offre a Reid Hoffman, uno dei fondatori di LinkedIn (la prima piattaforma social media nata nel 2003), la bella cifra di 26,2 miliardi di dollari. Oggi LinkedIn è parte integrante dell’universo Microsoft.

    Microsoft compra Skype

    Poco prima dell’era Nadella, Microsoft aveva compreso che il mondo dei social media stava andando nella direzione dei video, e delle video conferenze in particolare. Quello, il 2011, era il periodo in cui svettava Skype, allora di proprietà di eBay. E così, Steve Ballmer (poi azionista e consigliere di amministrazione di Twitter) fece il grande passo e mise sul piatto 8,5 miliardi di dollari per accaparrarsi lo strumento. Anche se nel corso degli anni ha perso un po’ di smalto, resta comunque ancora oggi molto usato.

    Microsoft compra Yammer

    Forse non tutti ricordano Yammer, una piattaforma social orientata al business. Stiamo parlando di una piattaforma che anticipò Slack, Asana, Trello, per intenderci. Diciamo che un’altra piattaforma competitor è diventata poi Facebook Workplace. Ebbene, Microsoft voleva presidiare anche questo settore e così, nel 2012 offrì a David Sacks, uno dei fondatori di Yammer, 1,2 miliardi di dollari.

    Grandi acquisizioni social media franzrusso.it 2022

    Google compra YouTube

    Come sapete, YouTube, piattaforma di condivisione video, è a tutti gli effetti una piattaforma social media e Google ne comprese il potenziale prima di altri nel 2006. Non solo comprese il potenziale, ma lo sviluppò rendendola la piattaforma social media più usata al mondo. Si tratta di uno degli investimenti nel mondo dei social media per la casa di Mountain View meglio riusciti e costato “solo” 1,65 miliardi di dollari. Un vero affare.

    Yahoo compra Tumblr

    Yahoo!, ve lo ricordate? Il motore di ricerca del web prima ancora che nascesse Google. Un grande potenziale a portata di mano che poi via via si è sprecato nel tempo. C’è stato un momento, però, in cui l’azienda è stata guidata da Marissa Mayer, fino al 2017. La sua strategia era quella di rivitalizzare l’azienda e vide in Tumblr una possibilità. L’operazione si concluse con 1,1 miliardi di dollari ma non ne beneficiò nessuno. Infatti, Yahoo venne poi assorbita da Verizon diventando Altaba e Marissa Mayer si dimise di lì a poco.

    Twitter compra Vine

    Twitter nel corso della sua storia ha formalizzato diverse acquisizioni. E, spesso, si trattava di soluzioni che anticipavano i tempi. Un paradosso per Twitter di quel tempo, infatti quelle occasioni vennero sprecate tutte. Una di queste è proprio Vine, la piattaforma che permetteva la condivisione di video della durata di sei secondi. L’operazione è costata 970 milioni di dollari, conclusasi prima che Vine rilasciasse il prodotto al pubblico.

    Salesforce acquisisce Slack

    Si tratta di una acquisizione molto recente, è del dicembre 2020, e coinvolge un’azienda, come Salesforce, che più volte è andata vicino ad acquisire Twitter. Più o meno verso il 2016. L’operazione è costata all’azienda di Marc Benioff ben 27,7 miliardi di dollari.

    Elon Musk compra Twitter

    A differenza di tutte le altre acquisizioni che abbiamo visto fino ad ora, questa di Elon Musk che compra Twitter per 44 miliardi di dollari, di cui una buona parte con capitale finanziato, non è orientata a far crescere il business dell’azienda. Più volte in questi giorni il fondatore della Tesla ha sottolineato come questa non sia una acquisizione per fare soldi. Non è chiaro ancora cosa intenda fare, ma certo è che il progetto della app a pagamento andrà avanti, lo aveva confermato lo stesso Musk, e sicuramente quei soldi verranno investiti per creare una struttura aziendale per alimentare la piattaforma con diverse funzionalità, ma non per farla crescere in termini di affari. In questi giorni Twitter sta inviando messaggi via mail a tutti coloro che hanno investito in pubblicità sulla piattaforma tranquillizzando i clienti che non cambierà nulla e che la piattaforma non diventerà uno spazio tossico. Ancora tutto da vedere.

    Ecco, questo un po’ il panorama che abbiamo tracciato delle più grandi acquisizioni che si sono succedute in questi ultimi anni nel mondo dei social media. Come avrete certamente notato, questa di Twitter è la più costosa, fino ad oggi. Almeno fino alla prossima.

  • Twitter rende pubblici gli ultimi dati prima dell’era Elon Musk

    Twitter rende pubblici gli ultimi dati prima dell’era Elon Musk

    Twitter pubblica i dati dell’ultimo trimestre, il primo di quest’anno, prima dell’era Elon Musk. Gli utenti arrivano a 229 milioni giornalieri, poi non conosceremo più questi dati.

    Sono stati resi noti oggi i dati relativi al Q1 2022, i dati finanziari e societari che si riferiscono all’esercizio del primo trimestre di quest’anno di Twitter. E, alla luce dell’acquisizione da parte di Elon Musk, sono di grane importanza per il fatto che si tratta degli ultimi dati pubblici che avremo modo di conoscere. Una volta che il processo di acquisizione verrà concluso, Twitter si trasformerà in una private company e non avrà più l’obbligo, come quello attuale, di rendere pubblici i dati di esercizio.

    Anche per questo motivo, Twitter ha annullato la conferenza di presentazione e sta ritirando tutti quelli che erano gli obiettivi prefissati per il quinquennio che si sarebbe concluso entro il prossimo anno.

    In pratica, i dati che stiamo per conoscere, specialmente quelli riferiti agli utenti giornalieri, sono gli ultimi che conosceremo di Twitter in via ufficiale.

    Twitter pubblici ultimi dati

    Dal punto di vista finanziario, Twitter chiude il trimestre, alla data del 31 marzo, con entrate per 1,2 miliardi di dollari in crescita del 15,4% rispetto allo scorso anno. Le entrate ricavate dalla vendita pubblicitaria sono aumentate del 23% in un anno arrivando a 1,11 miliardi di dollari.

    Le spese e i costi della società sono 1,33 miliardi di dollari in aumento del 35% rispetto all’anno precedente. Il reddito netto durante il trimestre è stato di 513 milioni di dollari, anche se è stato aiutato da un guadagno di 970 milioni di dollari, al netto delle tasse, dalla vendita di MoPub.

    https://twitter.com/TwitterIR/status/1519648492926341120

    Twitter, gli utenti giornalieri sono 229 milioni

    Se guardiamo invece il dato riferito agli utenti, Twitter fa registrare 229 milioni di utenti giornalieri, in aumento del 15,9% rispetto all’anno precedente. E crescono negli Usa del 6,4% e nel resto del mondo con 18,1%. In pratica, si passa dai 217 milioni dell’ultimo trimestre del 2021 ai 229 milioni del primo trimestre di quest’anno.

    Ma c’è da rilevare che, negli ultimi due anni/tre anni, Twitter ha praticamente sempre sovrastimato il numero dei suoi utenti. Un errore in eccesso che ha portato a calcolare circa 1,9 milioni di utenti giornalieri in più per ogni trimestre. Questo per il fatto di considerare come attivi anche account che spesso erano riferiti ad un solo utente. Un errore grossolano che i numeri attuali riportano alla realtà.

    Come dicevamo in apertura, questi saranno gli ultimi numeri resi pubblici da parte di Twitter, dopo aver accettato la proposta di acquisizione per 44 miliardi di dollari avanzata da Elon Musk.

    Il quale Elon Musk ha più volte tenuto a precisare che questo per lui non è un affare per fare soldi, ma solo per rendere Twitter una piazza “de-facto”, dove ognuno sarà libero di esprimersi come gli pare.

    Questo il principio in generale, anche se ancora non è dato sapere come questo principio verrà messo in pratica.

    Di certo, questi sono gli ultimi dati di Twitter come società pubblica, con l’era Elon Musk inizia la vita di Twitter come azienda privata, non più tenuta a rendere pubblici i propri dati.

    Il processo di acquisizione va avanti e, come gli accordi impongono, in questo periodo è fatto divieto a Elon Musk di usare Twitter per denigrare il vecchio management di Twitter. Un obbligo a cui lo stesso fondatore della Tesla fa fatica a rispettare, visto che nei giorni scorsi ha preso di mira Vijaya Gadde, responsabile legale di Twitter, la persona che ha lavorato molto in questi ultimi tre anni per approntare una policy su Twitter in modo da garantire regole certe.

    Il futuro di Twitter è legato al destino di Elon Musk

    Dal tweet di Elon Musk è scaturito un fiume di insulti, rea di essere stata secondo molti artefice della censura di diversi personaggi su Twitter, Donald Trump compreso. Un atteggiamento che la dice lunga su quale sia l’idea di “libertà di parola” che da giorni ormai Elon Musk va professando ovunque.

    L’unica cosa che al momento è certa, è che una volta chiuso il processo di acquisizione non si sa in quale direzione andrà Twitter.

  • Il futuro di Twitter è legato al destino di Elon Musk

    Il futuro di Twitter è legato al destino di Elon Musk

    Elon Musk è riuscito a raggiungere il suo scopo e ad acquisire Twitter per 44 miliardi di dollari. La società diventerà una private company e tutto si gioca sulla libertà di parola. Probabilmente, la libertà di parola di Elon Musk.

    Otto anni e mezzo dopo dal suo ingresso a Wall Street e 16 anni dopo la sua fondazione, Twitter è pronta a uscire dal mercato per trasformarsi in una private company e cambiare di mano. Come ormai sapete bene, ad acquistarla è stato Elon Musk, per 44 miliardi di dollari, che nelle ultime settimane ha intensificato tutti i suoi sforzi, anche finanziari, per arrivare a quello che era il suo obiettivo ormai da qualche tempo: compare Twitter.

    Non è ancora chiaro cosa voglia fare di Twitter il fondatore di Tesla, ma da quanto affermato, anche nel suo breve comunicato di ieri, gli entusiasmi si infrangono immediatamente contro le intenzioni.

    Elon Musk ha più volte tenuto a precisare che questa operazione è animata dall’idea di trasformare Twitter in un grande luogo dove vige la libertà di parola ”pietra fondante di una democrazia che funziona“. Resta, però, il grande problema su come questa libertà verrà resa effettiva.

    Sappiamo bene che la reputazione che accompagna Musk non è spesso lusinghiera, anche per come tratta le sue aziende. Ecco perché, oggi, la preoccupazione che Twitter possa trasformarsi in qualcosa di diverso a come lo conosciamo è molto alta. Per non parlare della preoccupazione dei dipendenti che da settimane sollevano dubbi e che adesso rischiano di lasciare l’azienda. Almeno un cospicuo gruppo da quello che si sa, prima ancora che venga formalizzato l’accordo di acquisizione.

    Intanto, in attesa che lo stesso Musk, o chi per lui, spieghi davvero cosa intende fare, al di là dei proclami generalizzati, per “libertà di parola” va intesa anche come la sua di libertà di scrivere sulla sua piattaforma quello che vuole, insulti compresi, senza che ci sia nessuno che possa fare qualcosa.

     

    elon musk futuro twitter franzrusso

    Perchè questo? Perché proprio nei giorni scorsi, durante lo scorso fine settimana, si succedevano riunioni su riunioni per arrivare ad un accordo, lo stesso Musk prendeva ad insultare i funzionari della SEC (la Consob italiana), definendoli ”sfacciati burattini“ continuando a dire di aver perso qualsiasi rispetto per loro. Tutto normale?

    Proviamo ad estendere, nella situazione attuale, questa libertà di parola, per come la intende Musk, a tutti gli utenti. Significherebbe gettare alle ortiche tutto quello che è stato fatto in questi anni, per rendere Twitter un luogo dove dare vita ad una conversazione sana.

    Restiamo ancora su questo punto, e ci avviciniamo a prendere in considerazione uno dei punti più chiari espressi da Elon Musk. Stiamo parlando dell’intenzione di rendere l’algoritmo “open-source”. Cosa significa questo?

    Molto semplice. Rendendolo open source significa renderlo più trasparente per tutti, per comprendere come vengono regolati i contenuti, sia algoritmicamente che manualmente.

    La trasparenza come valore è comunque un grande auspicio, specie su una piattaforma come Twitter. Lo stesso Musk, verso fine marzo, aveva fatto un sondaggio tra i suoi oltre 83 milioni di utenti chiedendo se fossero d’accorso a rendere trasparente il codice che disciplina i contenuti pubblicati. Ovviamente la risposta fu per il sì.

    Nel concreto, rendendo open-source il codice che sta alla base dell’algoritmo, si vorrebbe (il condizionale è d’obbligo!) rendere più partecipi gli utenti nella definizione di ciò che deve essere regolamentato, e come. Un principio che lo stesso Jack Dorsey, co-fondatore di Twitter e ex CEO fino a novembre 2021, ha sempre sostenuto. Lo stesso Jack Dorsey ha lodato l’operazione di acquisizione della sua ex creatura.

    Un’idea di decentralizzazione era già stata messa in atto da Twitter, andando nella direzione di abilitare una maggiore partecipazione degli utenti, attraverso, ad esempio, l’applicazione di targhette o applicare segnalazioni visibili, in modo da rendere chiaro a tutti che quello specifico contenuto non fosse adeguato agli standard della piattaforma.

    Per fare un esempio, in questi giorni non si fa altro che parlare di Mastodon, una piattaforma social che somiglia molto a Twitter e che permette proprio questo. Un’idea che, in realtà, non ha mai suscitato tanto interesse, ma adesso il contesto è cambiato. Nel senso che Twitter sta per cambiare per sempre. E Mastodon diventa un modello a cui guardare.

    Questo è il punto focale su sui si concentrano adesso le curiosità di tutti e le critiche, ovviamente. Nel senso che non è ancora chiaro come questo processo verrà messo in pratica.

    Altro punto focale per la strategia di rilancio di Twitter da parte della gestione di Elon Musk è la lotta serrata agli spam-bot. In questo caso, Elon Musk vorrebbe impiegare massicciamente la tecnologia di Intelligenza Artificiale per eliminare milioni di account che ogni giorno, su Twitter, diffondono contenuti spam e disinformazione.

    E questa lotta dovrebbe essere accompagnata dal rilascio della spunta di verifica a tutti gli utenti che non siano bot, appunto. Idea che piaceva tanto anche a Jack Dorsey.

    Finora abbiamo trattato di punti e fatto considerazioni su cui ancora non ci sono elementi ufficiali. Probabile che qualcosa verrà snocciolata dallo stesso Elon Musk nel corso delle prossime settimane.

    Il percorso che porta alla formalizzazione dell’acquisizione di Twitter da parte di Elon Musk non è breve. Si prevede che tutto si debba concludere entro l’anno, quando Twitter verrà ritirata da Wall Street e diventerà, appunto, un’azienda privata guidata da un amministratore unico che è Elon Musk.

    Vista questa situazione, mai avremmo immaginato di dover scrivere che adesso il futuro di Twitter è legato al destino di Elon Musk.

  • Elon Musk vuole Twitter, l′offerta arriva a 46 miliardi di dollari

    Elon Musk vuole Twitter, l′offerta arriva a 46 miliardi di dollari

    Elon Musk non molla la presa su Twitter. Ora, grazie ad un finanziamento con Morgan Stanley, offre 46 miliardi di dollari. Probabile che Twitter risponda di no, passando alla pillola avvelenata.

    Da 43 miliardi di dollari, l’offerta di Elon Musk adesso cresce a 46 miliardi di dollari. Se qualche giorno dopo l’offerta di circa 43 miliardi, appunto, lo stesso Elon Musk dichiarava di “non essere sicuro di potercela fare“, adesso contrattacca mettendo insieme altri denari.

    Il co-fondatore della Tesla mette sul piatto, poggiandolo sul tavolo della SEC, 46 miliardi di dollari. Così distribuiti: con il supporto di Morgan Stanley Senior Funding, grazie ad una serie di finanziamenti, mette insieme 25,5 miliardi di dollari, e poi 21 miliardi di dollari di tasca sua.

    C il deposito formale dell’offerta, si attende la risposta di Twitter che ha già fatto sapere sarà “attenta e completa”.

    “Abbiamo ricevuto la proposta aggiornata e non vincolante di Elon Musk, che fornisce informazioni aggiuntive sulla proposta originale e nuove informazioni sul potenziale finanziamento”, fa sapere un portavoce di Twitter. “Come già annunciato e comunicato al signor Musk direttamente, il Consiglio di Amministrazione è impegnato a condurre una revisione attenta, completa e deliberata per determinare il corso di azione che ritiene sia nel migliore interesse della società e di tutti gli azionisti di Twitter”.

    Insomma, una dichiarazione formale che, nei fatti, dimostra quanto la situazione per Twitter sia particolarmente impegnativa.

    Elon Musk, pur essendo tra gli uomini più ricchi al mondo con un patrimonio stimato in circa 249 miliardi di dollari, aveva difficoltà a comprare Twitter da solo. Questo perché la gran parte del suo patrimonio è legata ad azioni Tesla. E, nonostante questo sia un patrimonio considerevole, Elon Musk comunque non può usare tutto il suo patrimonio per via di limiti apposti sulle azioni Tesla.

    Perché Elon Musk vuole comprare Twitter

    Se vi state chiedendo perché mai Elon Musk si è messo in testa di comprare Twitter, la risposta ancora non c’è. Si possono fare delle ipotesi, ma una spiegazione vera forse non l’avremo mai.

    Musk vuole Twitter per fare una piattaforma che permette a tutti, nessuno escluso, di potersi esprimere liberamente. Un po’ come una piazza digitale. Secondo lui, Twitter incarna le caratteristiche perché questo possa verificarsi. Ma, sempre secondo il fondatore della Tesla, questo potenziale è ancora bloccato e lui vorrebbe sboccarlo.

    Elon Musk Twitter 46 miliardi

    Di “piazza digitale” o Agorà se ne parlava una decina di anni fa, quando Dick Costolo, allora CEO di Twitter. In un discorso all’Università del Michigan, spiegò come il ruolo di Twitter fosse quello di una grande piazza. Questo era uno dei valori alla base stessa di Twitter.

    L’idea di Musk su Twitter

    E comunque, la metafora di Twitter, oggi, come piazza digitale suona molto diversa rispetto ad allora. Twitter è una piazza moderata, nel senso di strutture tecnologiche e umane che monitorano quello che si dice all’interno della piattaforma. L’idea che ha quindi Elon Musk potrebbe essere in contrasto con quella che la vera natura di Twitter oggi.

    A molti sembra però, e potrebbe essere una spiegazione plausibile, che questa operazione serva a Elon Musk per pura e semplice visibilità. Per sua stessa ammissione, non è un bravo manager ed è spesso rispetto alla gestione dei suoi affari. Per non parlare del suo carattere, volubile al quadrato.

    Elon Musk ha provato a coinvolgere qualche attore finanziario per arrivare a prendere la società di San Francisco, ma non è stato possibile. Vuoi per i già citati limiti che permangono sul patrimonio di Elon Musk. Ma anche per il fatto che la stessa reputazione finanziaria di Twitter non sia una grande garanzia. Per essere precisi, reputazione legata al fatto che Twitter non ha mai messo in fila prestazioni finanziarie solide e costati nel corso degli anni.

    Twitter e la pillola avvelenata

    E va detto anche che, nonostante i finanziamenti, è molto probabile che l’operazione di acquisizione non vada a buon fine. Questo perché Twitter userà quella che ormai tutti hanno imparato a chiamare poison pill, ossia la “pillola avvelenata“. E in cosa consiste?

    La pillola avvelenata di Twitter in pratica permetterebbe agli azionisti di Twitter di compare azioni con uno sconto, al fine di diluire quella che è la quota di Elon Musk. Come sappiamo, Elon Musk dopo l’acquisizione del 9,2% di Twitter (con un investimento di circa 3 miliardi di dollari) avrebbe dovuto prendere posto nel Consiglio di Amministrazione. Posto che poi ha deciso di non occupare, a sorpresa. Prima di questa decisione era stato fatto un accordo fatto con Twitter che impedisce, tuttora, di andare oltre il 14,9% delle quote per azionista.

    E adesso Elon Musk vuole comprare tutta Twitter

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    Provando a fare una previsione, di fronte a questa situazione, è molto probabile che Twitter rimandi al mittente anche questa proposta. Elon Musk si troverà a quel punto a decidere se mollare la presa e rinunciare, oppure trovare qualche altro escamotage.

    Elon Musk ha più volte tenuto a precisare che per lui Twitter non è un affare per fare soldi. Ma vuole farlo perché crede che Twitter sia la piattaforma “della libertà di parola”, che per lui è “un imperativo sociale per una democrazia funzionante”.

    In attesa di vedere se Elon Musk sarà in grado, prima o poi, di “sbloccare il potenziale di Twitter”, attendiamo lo sviluppo degli eventi.

  • ShopFully acquisisce Tiendeo e diventa leader europeo nel drive to store

    ShopFully acquisisce Tiendeo e diventa leader europeo nel drive to store

    ShopFully, la tech company italiana del Drive To Store, già proprietaria di DoveConviene, PromoQui e VolantinoFacile, ha acquisito il 100% di Tiendeo.

    ShopFully, la tech company italiana tra i principali player europei nel Drive To Store, già proprietaria di DoveConviene, PromoQui e VolantinoFacile, ha acquisito il 100% di Tiendeo, società spagnola con sede a Barcellona specializzata nella digitalizzazione dei cataloghi e dei volantini, diventando così il leader europeo nel Drive to Store in termini di Paesi in cui opera, numero di utenti attivi e di partner.

    Di Tiendeo avevamo già scritto qui su InTime Blog nel 2013, in occasione del suo approdo in Italia.

    L’operazione di Shopfully sancisce, quindi, la creazione di un gruppo presente con un team in 12 nazioni, un network di 45 milioni di utenti attivi e oltre 400 partner tra i grandi retailer e brand più noti a livello globale. In questo modo, l’azienda fondata da Stefano Portu potrà offrire a consumatori e mercato una tecnologia e prodotti best-in-class, attraverso una piattaforma di innovazione comune.

    Shopfully tiendeo

    Il piano di espansione di ShopFully

    L’acquisizione rientra nel piano di espansione strategica di ShopFully che di fatto proietta l’azienda come leader nel Drive To Store, a livello europeo e internazionale. Questa di Tiendeo, per Shopfully, va a completare un ciclo di acquisizioni che ha portato anche all’integrazione di PromoQui e VolantinoFacile nel 2020.

    Si tratta di una acquisizione importante e avviene in un contesto di profonda trasformazione dello shopping e del retail. Nonostante infatti l’80% delle vendite avvenga nei negozi e il 70% della crescita del retail dei prossimi anni sia prevista proprio attraverso il canale fisico, il 75% delle decisioni di acquisto dei beni di consumo in Europa sono ormai prese dal consumatore attraverso i canali digitali.

    “ShopFully ha registrato negli anni un importante trend di crescita, sia organica sia per linee esterne e punta a collegare sempre più consumatori in Europa e nel mondo con i negozi vicino casa attraverso la sua tecnologia. Con questa acquisizione acceleriamo il nostro percorso e puntiamo a creare ancora maggiore valore per consumatori e partner.” – commenta Stefano Portu, CEO e Founder di ShopFully.

    “Siamo felici di entrare nel gruppo di ShopFully, dando vita così al leader europeo del Drive-to-Store.” commenta Eva Martìn Co-Founder di Tiendeo: “Unire le forze permetterà infatti di creare nuove sinergie fra i nostri business, mettendo a fattor comune risorse e know-how per sviluppare soluzioni sempre più innovative da proporre ai mercati in cui operiamo.”

    A seguito di questa operazione, i Soci Fondatori di Tiendeo, Eva Martín, Jonathan Lemberger e Maria Martín ricopriranno ruoli di leadership all’interno del senior management team di ShopFully, unendosi a un team di oltre 370 professionisti di quasi 30 nazionalità diverse.

  • BeReal, il social che (forse) porta tutto alla Realtà

    BeReal, il social che (forse) porta tutto alla Realtà

    Ma davvero c’è bisogno di un’app che porti tutto alla realtà? BeReal ci prova e, al momento, i numeri le danno ragione. È tra le più scaricate nei primi mesi dell’anno. I download sono cresciuti del 315%.

    Tutti ne parlano e tutti la criticano. Stiamo parlando di BeReal, la piattaforma social media francese che sta conoscendo in questi ultimi mesi un periodo di forte diffusione. E perché? Giustamente, vi starete chiedendo. Come fa una piattaforma social media, del tutto nuova nel 2022, ad attirare l’attenzione degli utenti? Semplice, puntando sulla realtà e non sul modo in cui vorremmo che la Realtà fosse.

    Certo può sembrare strano, e tra l’altro questo non sarebbe certo l’unico tentativo finora, ma il tentativo di provare a lasciarsi alla spalle quella forma maniacale di perfezione del contenuto, che spesso passa come realtà artefatta, pare comincia ad interessare gli utenti. E parliamo degli utenti più giovani, quelli definiti Generazione Z (quelli nati tra il 1997 e il 2010, più o meno).

    La connessione tra gli utenti sulla piattaforma è reale e autentica. O almeno così dovrebbe essere. Già il fatto di portare all’attenzione la realtà che ci circonda e i giovani è un grande risultato.

    BeReal social media realta

    In questi giorni se ne sta parlando molto perché Apptopia. I download dell’app, dall’inizio dell’anno, sono cresciuti del 315%.

    L’app è stata lanciata nel 2019 e solo a fine 2021 ha cominciato a vedere lievitare i download dell’app. BeReal, in termini di download è quarta nel primo trimestre del 2022 in Usa, Regno Unito e Francia. È dietro solo a Instagram, Snapchat e Pinterest. L’app continua a crescere anche in Danimarca e Messico.

    In Francia, l’app ha fatto registrare l’80% dei download tra gli utenti iPhone di età 16-24 anni; il 180% degli utenti Android sempre di età 16-24 anni.

    Come funziona BeReal

    Ma come funziona BeReal?  Come dicevamo all’inizio, BeReal prova a introdurre un nuovo modo di concepire i social media come strumenti. Attraverso i quali condividere la realtà. L’app permette di postare soltanto una foto al giorno, ritraendo momenti diversi. Su BeReal non esistono like, filtri e followers. La piattaforma invita gli utenti a dedicare alla condivisione soltanto due minuti al giorno.

    Il contenuto deve essere creato in un momento specifico della giornata, proprio quando arriva la notifica sullo smartphone. Questo per invitare gli utenti a non essere vittime della compulsività, dell’essere sempre e costantemente online e di rincorrere una perfezione artefatta.

    BeReal social media realta

    Dicevamo dei due minuti. Dal momento in cui arriva la notifica, gli utenti hanno appunto 120 secondi per scattare una foto e condividerla, trascorsi i quali non si ha più la possibilità di usare l’app. Di conseguenza, bisognerà attendere la prossima notifica, il giorno dopo per poter pubblicare una foto.

    La foto condivisa può essere geolocalizzata, o meno, e può essere resa pubblica o privata. Se è pubblica, tutti gli utenti di BeReal potranno vedere il contenuto, mentre se è privata, la potranno vedere solo i tuoi contatti a cui hanno accesso. Il contenuto pubblicato scompare il giorno successivo, praticamente nello stesso momento in cui si ripresenta la possibilità di scattare e condividere una nuova foto. Gli utenti possono anche lasciare commenti sulle foto, commenti che spariranno quando sparirà la foto.

    Creare un account su BeReal

    Quindi, per creare un account su BeReal bisogna seguire questi 5 passi:

    1. scaricare e installare l’app, disponibile sia per dispositivi iOS che Android;
    2. impostare l’account inserendo numero di telefono, nome, nome utente e data di nascita;
    3. abilitare l’app all’invio di notifiche, passaggio fondamentale per essere avvisato su quando postare, l’ora cambia di giorno in giorno;
    4. abilitare l’app ad accedere alla fotocamera e alla posizione dello smartphone, necessario per pubblicare foto con la geolocalizzazione;
    5. caricare una foto del profilo e sincronizzare i contatti per trovare gli amici e seguirli.

    Ecco, questo per spiegare un po’ il senso di BeReal, quella che possiamo definire l’app del momento. Ma c’è da fare qualche considerazione.

    Come spesso abbiamo raccontato anche qui sul nostro blog, è giunto il momento di cominciare ad adottare una modalità più responsabile e consapevole di alcune piattaforme, come Instagram ad esempio. Le categorie più giovani, lo abbiamo visto, sono spesso attirate, ammaliate dal rincorrere una perfezione che non esiste, dall’incontrollabile desiderio di connessione continua. Tutte sensazione che danno luogo a frustrazione e a sensi di colpa, per non parlare di conseguenze ben peggiori.

    BeReal e la condivisione consapevole

    Ben vengano esempi di app che provano a smontare questo costrutto inesistente, per il più delle volte, cercando di dare luogo ad una condivisione sana, consapevole e quanto più possibile veritiera. Ben vengano, davvero.

    Solo che, dall’altro lato, una condivisione così impostata, che deve rispondere a regole stabilite (vedi l’ora precisa, mancata la quale non si può più pubblicare), non spinge le persone a raccontarsi, anzi. Alla lunga, dopo aver provato l’effetto di allontanarsi da Instagram, è quello di rendersi conto di avere una vita “normale” che a qualcuno potrebbe apparire anche “noiosa”.

    Allora, sarebbe sempre meglio lavorare sulla consapevolezza e sulla responsabilità. I filtri dovrebbero essere quelli di rendere l’immagine più chiara o più scura, lasciando comunque intravedere i colori che infondono anche sensazioni positive a chi realizza un’immagine e anche a chi la guarda.

    Forse sarebbe meglio lavorare su una via di mezzo, posto che provare a rendere la condivisione meno tossica e dannosa è sempre positivo.

    Staremo a vedere che strada prenderà BeReal.

  • Loyalty e Engagement Rewarding, l’idea di Oracle

    Loyalty e Engagement Rewarding, l’idea di Oracle

    Costruire una relazione duratura col cliente è difficile. Una strategia di Loyalty e Engagement Rewarding aiuta a sviluppare un’esperienza sempre più coinvolgente. Ecco l’idea di Oracle, perché i dati sono sempre importanti.

    Costruire una relazione duratura con il proprio cliente è il sogno di tutte le aziende. Un sogno che in realtà è realizzabile, ma servono pazienza, strumenti e… anche creatività. E poi, come accade in tutte le relazioni, ci vuole impegno.

    Se è vero, come è vero, che dopo due anni di pandemia abbiamo registrato un aumento dell’utilizzo del digitale e di tutte le sue manifestazioni.

    È anche vero che l’Esperienza (sì, con la E maiuscola!) ha assunto un valore ancora più grande.

    Oggi l’utente è sempre più informato. Grazie alla moltitudine di accessi all’informazione, che riguardano le aziende e i prodotti/servizi a disposizione.

    Quello che manca, ed è il Valore aggiunto in assoluto, è appunto l’Esperienza.

    L’Esperienza è sempre più personalizzata

    Un’Esperienza che può diventare sempre più diretta e personalizzata, grazie ai dati che oggi le aziende hanno a disposizione. I vari punti di contatto digitali, “touch-point“, sono luoghi che permettono all’azienda di costruire un legame di fedeltà. Quindi una Relazione, restituendo Esperienze di Valore.

    Loyalty e Engagement Rewarding, l’idea di Oracle

    Loyalty tradizionale

    Tutto questo lo possiamo tradurre in quella che è una vera e propria evoluzione da un paradigma di Loyalty tradizionale. Ossia la fidelizzazione del cliente all’interno di un programma che ricompensa gli acquisti fatti.

    Engagement Rewarding

    Engagement Rewarding, ossia l’interazione, il coinvolgimento, che diventa “un premio”; il premio dell’interazione stessa e il coinvolgimento del cliente nel digitale. Grazie a tecniche di gamification.

    Loyalty ed Engagement Rewarding non sono in contrapposizione. In realtà, e l’una non sostituisce l’altra: i due programmi possono convivere in perfetta complementarietà. E oggi, nell’era del digitale, tutto questo – come dicevamo – può assumere un significato enorme per le aziende.

    E, quando si parla di dati e di analisi degli stessi, non si può non parlare di Oracle, azienda leader del settore che ha oggi al suo attivo uno strumento specifico in cloud nell’ambito della “modern Loyalty”- cioè della fidelizzazione ma non intesa in modo tradizionale – chiamata Oracle CrowdTwist.

    Uno strumento prezioso che permette di elaborare attività diverse con l’obiettivo di coinvolgere il cliente. I dati raccolti permettono un’esperienza sempre più profonda e premiante per il cliente.

    Per spiegare meglio, si tratta di una piattaforma per costruire vere e proprie “missioni digitali” basate sulla gamification, che consente ai Brand di coinvolgere i propri clienti in modo innovativo, acquisendo nuovi dati in base ai quali i responsabili marketing possono raccogliere nuovi attributi per conoscere meglio i propri clienti e poter disegnare campagne più mirate e personalizzate.

    A tale proposito vogliamo segnalarvi un webcast on-demand, Dalla Loyalty tradizionale all’Engagement Rewarding, che Oracle Italia ha presentato recentemente. Un evento digitale che potete rivedere e vivere a questo link. Un progetto, una piazza di incontro davvero molto interessante per inquadrare l’evoluzione dalla Loyalty all’Engagement Rewarding.

    Come spiega nel video Paolo Massimiliano Sivo, Cloud CX Country Leader di Oracle Italia, il mondo sta cambiando e cambia anche il modo in cui le aziende instaurano relazioni con i propri clienti. A livello strategico, sottolinea Sivo, oggi servirebbe forse utilizzare più humour, provare a creare divertimento (…e di questi tempi ce n’è davvero bisogno). Ma serve anche provare a tenere d’occhio quelle che sono le ultime tendenze.

    Tra queste la gamification, che possiamo considerare un po’ il sale dell’Engagement Rewarding, abilitando la partecipazione diretta del cliente tramite “missioni”, precisa Sivo, raccorda anche altri paradigmi di grande innovazione. Un esempio è quello del FantaSanremo, un fenomeno di cui si è parlato molto e che ha permesso a un’audience, principalmente composta di millennial e gen-z, di avvicinarsi al Festival e partecipare alla competizione con un’esperienza totalmente digitale. Serve anche dare attenzione al fenomeno NFT (Non Fungible Token), nonché riconoscere che i sistemi aziendali di front-end verso il cliente stanno cambiando, basti pensare alle ultime tendenze quali Metaverso, Web Experience 3d e Advergame.

    Questo è solo un assaggio: all’interno del video trovate un puntuale approfondimento dello strumento Oracle CrowdTwist, di cui parlavamo prima, con gli interventi di Mauro Oldani, CX Master Principal Sales Consultant, Mattia Cattini, CX Marketing Sales Representative, Andrea Fedeli, Director Insight & Customer Strategy e Michael Harris, Principal CX Consultant & Loyalty Manager.

  • E adesso Elon Musk vuole comprare tutta Twitter

    E adesso Elon Musk vuole comprare tutta Twitter

    Elon Musk, dopo aver rinunciato qualche giorno fa al suo posto nel CdA, ha sorpreso tutti di nuovo. Adesso vuole comprare tutta Twitter. La sua proposta è di 54,2 dollari per azione. “Twitter ha un potenziale straordinario e io lo sbloccherò”.

    Quello che sembrava il capitolo di una relazione complicata, altro non era un ulteriore capitolo. Quello finale stava in effetti per arrivare. Ed eccolo qui: Elon Musk vuole comprare tutta Twitter.

    Elon Musk ha di fatto formulato una proposta di acquisto del 100% dell’azienda co-fondata da Jack Dorsey. Proponendo un prezzo di 54,2 dollari per azione (ieri il titolo TWTR ha chiuso a 44,47 dollari). Un’offerta che farebbe salire la capitalizzazione di Twitter fino a 43 miliardi di dollari. Attualmente è di 35 miliardi di dollari.

    Si tratta di una proposta formalizzata all’interno dello “Schedule 13D” e depositato presso la SEC americana, l’equivalente della Consob italiana. Quindi siamo di fronte ad un gesto sostanziale che dimostra come il fondatore della Tesla adesso faccia sul serio.

    Twitter Elon Musk, proposta di acquisto

    Solo qualche giorno fa il CEO di Twitter, Parag Agrawal, aveva annunciato che Elon Musk, in virtù dell’acquisto del 9,2% di Twitter (un investimento di circa 3 miliardi di dollari), rinunciava al suo posto all’interno del Consiglio di Amministrazione dell’azienda di San Francisco.

    Elon Musk vuole Twitter

    Adesso, da maggior azionista, Elon Musk vuole diventare il proprietario di Twitter. Giusto come dettaglio, stiamo parlando di un personaggio che oggi vanta un patrimonio di circa 230 miliardi di dollari.

    “Ho investito in Twitter perché credo nel suo potenziale di essere la piattaforma per la libertà di parola in tutto il mondo, e credo che la libertà di parola sia un imperativo sociale per una democrazia funzionante“, ha scritto Elon Musk in una lettera indirizzata al presidente di Twitter, Bret Taylor. “Twitter ha un potenziale straordinario. Io lo sbloccherò“.

    Nel caso in cui la sua proposta non venisse accettata, Elon Musk aggiunge: “Avrei bisogno di riconsiderare la mia posizione di azionista“.

    https://twitter.com/TwitterIR/status/1514565044490563585

    In risposta all’offerta di Elon Musk, Twitter ha rilasciato un breve comunicato in cui confermando l’offerta, si legge: “Twitter, Inc. (NYSE: TWTR) ha confermato oggi di aver ricevuto una proposta, non richiesta e non vincolante, da Elon Musk per acquisire tutte le azioni ordinarie in circolazione della società per 54,20 dollari per azione in contanti. Il Consiglio di Amministrazione di Twitter esaminerà con attenzione la proposta al fine di determinare la linea di azione da adottare nel migliore interesse della società e di tutti gli azionisti di Twitter“.

    Elon Musk e le sue aziende

    Ora, se la cosa andasse in porto, e al momento è difficile provare a fare qualsiasi previsione in questo senso, Elon Musk potrebbe aggiungere anche Twitter tra le aziende di sua proprietà. Le altre sono: Tesla, SpaceX, The Boring Company e Neuralink. Significherebbe per Musk un’azienda in più da gestire, e che azienda!

    Per sbloccare il potenziale di Twitter, come afferma nel documento depositato oggi, Elon Musk dovrebbe dedicarsi all’azienda molto di più di quanto già on faccia per Tesla o SpaceX. E se pensiamo che una volta, pubblicamente, fu lo stesso Elon Musk a criticare Jack Dorsey per il fatto che fosse alla guida contemporaneamente di due aziende, Twitter e Square, non è proprio il massimo per iniziare. Gestire 5 aziende di questo calibro non è cosa da poco. Ma sappiamo anche che si tratta di Elon Musk.

    Certo, di fronte ad un’offerta del genere è difficile resistere. Ma la saga continua…

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