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In questa categoria si trovano articoli che parlano di comunicazione, condivisione, social media, social network. Insomma, tutto ciò che riguarda il web 2.0 e di come si sta evolvendo

  • Sanremo 2020, l’edizione del Festival più social di sempre

    Sanremo 2020, l’edizione del Festival più social di sempre

    La 70° edizione del Festival di Sanremo ha dimostrato come i social media siano sempre più parte integrante del racconto dell’evento. E Sanremo 2020 è l’edizione più social di sempre con 2,5 milioni di contenuti condivisi nelle 5 serate.

    La 70° edizione del Festival di Sanremo ha dimostrato, ancora una volta, come i social media siano sempre più parte integrante del racconto dell’evento. E dalla nostra analisi, portata aventi in questa edizione in esclusiva con Talkwalker, emerge chiaramente che questa di Sanremo 2020 è l’edizione più social di sempre. E l pubblico che segue l’evento attraverso le varie piattaforme, è donna e giovane, questo il tratto che possiamo cogliere da dati che abbiamo analizzato.

    sanremo 2020 serata finale

    Nelle cinque serate del Festival abbiamo registrato ben 2,5 milioni di contenuti condivisi. La serata finale è stata quella che ha fatto registrare il più alto numero con 697 mila contenuti condivisi. In totale, gli autori online sono stati 186 mila con una meda di circa 15 contenuti condivisi per persona.

    Altissimo il numero delle interazioni totali che supera i 50 milioni.

    engagement sanremo 2020

    Così come riscontrato nelle altre serate, il canale che ha generato più engagement è stato Instagram e lo si nota anche dal grafico qui in basso:

    engagement sanremo 2020 suddivisione

    Twitter dimostra ancora una volta di essere il canale attraverso cui gli utenti sono riusciti a seguire in maniera diversa il Festival. Sulla piattaforma a 280 caratteri si è generato il 93% delle conversazioni totali (su Instagram il 2,1%). Anche se Instagram ha offerto modalità che hanno sicuramente accresciuto il coinvolgimento degli utenti.

    Tornando alla nostra analisi con Talkwalker, come detto all’inizio, il profilo dell’utente che ha seguito Sanremo 2020 attraverso i social media è sicuramente donna ed è giovane, come si vede bene nel grafico in basso.

    demografico sanremo 2020

    Il 58,9% del pubblico social di Sanremo 2020 è donna e per l’89,1% ha un’età compresa tra 18 e i 34 anni. Un trend che si è mantenuto costante per tutte e cinque le serate.

    Se guardiamo ai cantanti in gara, Achille Lauro vincerebbe Sanremo 2020 per numero di menzioni: quasi 240 mila per tutte e cinque le serate. L’artista che non è riuscito ad arrivare sul podio ha superato anche il vincitore della manifestazione, Diodato, che ha totalizzato circa 87 mila mentions.

    Il caso Bugo/Morgan ha totalizzato in soli due giorni 193 mila contenuti condivisi.

    E ora guardiamo un aspetto che riscontra sempre molto interesse ed è quello che riguarda gli influencer. Prima di guardare qualche dato, bisognerebbe fare una breve considerazione. Abbiamo detto che Instagram è il canale dell’engagement, anche se la piattaforma purtroppo non permette di analizzare, per motivi di privacy, le conversazione tra privati, vengono considerati solo gli account pubblici, quelli business. Lo stesso vale per Facebook, su questa piattaforma hanno realizzato buone performance le radio nazionali e le testate giornalistiche.

    Su Twitter, almeno per ora, la situazione è un po’ diversa, nel senso che seguendo le conversazioni su questa piattaforma si ha uno sguardo d’insieme su quanto si sta dicendo di un dato evento. Ed è quello che è successo anche stavolta per Sanremo 2020. Questa è la vera caratteristica peculiare che la piattaforma ancora conserva, anche se non è detto che sarà così ancora per molto.

    Allora, questi sono gli influencer generali di Sanremo 2020:

    influencer generali sanremo 2020

    Questi invece sono gli account più influenti su Twitter, dove Trash Italiano si conferma nella posizione più in alto anche in quest edizione:

    influencer Twitter sanremo 2020

    Da evidenziare anche quei contenuti che per la loro unicità sono riusciti ad attrarre molte interazioni, tra quest v segnaliamo il tweet di Lapo Elkan che risponde ad Amadeus che sull’Ariston ha mostrato la maglietta regalategli da Cristiano Ronaldo, senza tradire la sua fede nerazzurra:

    Ma ora vediamo una breve dei contenuti più condivisi su tutte le piattaforma durante le 5 serate di Sanremo 2020. Su Instagram questo è il post più condiviso, è quello di Georgina Rodriguez, compagna di Cristiano Ronaldo, che ha totalizzato poco più di 2 milioni di like.

    https://www.instagram.com/p/B8RqZ5HHdcK/

    https://www.instagram.com/p/B8W4b0Uo9YP/

    http://instagram.com/p/B8R-sZjCXFr

    https://www.instagram.com/p/B8UigzhIMjZ/

    Questi invece i tweet più condivisi su Twitter. Quello che ha totalizzato più interazioni è quello di Fabrizio Biasin che ha superato le 30 mila interazioni:

     

    https://twitter.com/staharmo/status/1224807661771902976

    https://twitter.com/farispenti/status/1226284036781432834

    https://twitter.com/Fiorello/status/1224980189190467584

    Ecco questo era il nostro racconto di Sanremo 2020 supportato da dati rilevati da Talkwalker che ringraziamo per averci concesso questa opportunità in esclusiva. Come sempre, è stata una bella occasione per conoscere meglio come le persone, in occasioni come queste, usano i social media, sempre più indispensabili per aver un quadro completo riguardo ad un evento così grande come è il Festival di Sanremo.

  • Censimento Permanente delle Imprese, il Digitale come leva per Crescere

    Censimento Permanente delle Imprese, il Digitale come leva per Crescere

    Istat ha presentato i primi risultati del Censimento Permanente delle Imprese, una mappatura completa su come le aziende si stanno preparando alle sfide del futuro. Dai dati emerge che gli investenti nel digitale aiuta le aziende a crescere.

    Sono stati presentati oggi a Palazzo Mezzanotte a Milano, i primi risultati del Censimento Permanente delle Imprese di Istat, uno sguardo su come le aziende si stanno preparando ad affrontare le sfide del futuro. L’evento di oggi ha offerto una mappatura dettagliata della struttura economica del paese, dei comportamenti, delle strategie delle imprese attive e restituisce al contempo un’analisi aggiornata degli aspetti emergenti per la competitività, la sostenibilità sociale e ambientale delle imprese e la crescita economica del Paese.

    Il Censimento permanente delle imprese ha interessato un campione di circa 280.000 imprese con 3 o più addetti, rappresentative di un universo di poco più di un milione di unità, corrispondenti al 24,0% delle imprese italiane, che producono però l’84,4% del valore aggiunto nazionale, impiegano il 76,7% degli addetti (12,7 milioni) e il 91,3% dei dipendenti, costituendo quindi un segmento fondamentale del nostro sistema produttivo. La rilevazione diretta è stata realizzata tra maggio e ottobre del 2019; il riferimento dei dati acquisiti direttamente dalle imprese è il 2018.

    Istat censimento imprese-2020

    I due terzi delle imprese osservate (821 mila unità, pari al 79,5% del totale) sono microimprese (con 3-9 addetti in organico), 187 mila (pari al 18,2%) sono di piccole dimensioni (10-49 addetti) mentre le medie (con 50-249 addetti) e le grandi imprese (con 250 addetti e oltre) rappresentano il 2,3% delle imprese osservate (24 mila unità), di cui 3 mila grandi. Più della metà delle imprese è attiva al Nord (il 29,3% nel Nord-ovest e il 23,4% nel Nord-est), il 21,4% al Centro e il 26% nel Mezzogiorno.

    Dal Censimento emerge una crescente terziarizzazione delle attività produttive: nel 2011 le imprese di 3 e più addetti appartenenti ai servizi costituivano il 65,6% del totale, nel 2018 raggiungono il 70,3% arrivando ad impiegare il 64,0% degli addetti, quota di 5 punti percentuale superiore a quella del 2011. Al netto del comparto agricolo (codici Ateco 01, 02, 03), della amministrazione pubblica (Ateco 84) e delle attività di organizzazioni associative (94).

    Ma l’aspetto su cui vorremmo soffermarci, anche per quello che sono gli interessi che da sempre seguano qui sul nostro blog, riguarda quello legato all’Innovazione, alla Tecnolgia e alla Digitalizzazione.

    Nel periodo 2016-2018 oltre tre quarti (il 77,5%) delle imprese con almeno 10 addetti ha investito, o comunque utilizzato, almeno una delle 11 tecnologie individuate come fattori chiave di digitalizzazione. L’utilizzo congiunto di tali tecnologie è un indicatore, seppur generico, di intensità d’uso del digitale.

    La maggior parte delle imprese utilizza un numero limitato di tecnologie dando priorità agli investimenti infrastrutturali (soluzioni cloud, connettività in fibra ottica o in mobilità, software gestionali). Solamente ad un più avanzato grado di digitalizzazione, gli investimenti in tecnologia divengono strutturali e maggiormente integrati tra loro. La frequenza massima di imprese (oltre 90 mila su circa 210 mila) si rileva per l’utilizzo di 3 tecnologie, delle 11 considerate.

    Istat censimento imprese 2020 tecnologie digitali

    L’utilizzo di infrastrutture digitali giunge a saturazione già tra le imprese meno digitalizzate e solo molto più lentamente si diffondono le applicazioni più complesse e con maggiore impatto sui processi aziendali: la quota di imprese ha adottato almeno una tecnologia tra: Internet delle cose, realtà aumentata/virtuale, analisi dei Big Data, automazione avanzata, simulazione e stampa 3D, è pari al 16,6%, un valore che testimonia una transizione in corso e un ampio potenziale di crescita.

    Il discrimine dimensionale è presente, anche se non molto ampio: hanno effettuato investimenti digitali:

    • il 73,2% delle imprese con 10-19 addetti
    • il 97,1% delle imprese con 500 addetti e più.

    Meno significative sono le differenze territoriali, dal 73,3% nel Mezzogiorno, al 79,6% nel Nord-Est.

    A livello settoriale emerge il ruolo trainante dei servizi: le telecomunicazioni (94,2%), la ricerca e sviluppo, l’informatica, le attività ausiliarie della finanza, l’editoria e le assicurazioni, mostrano tutti percentuali di imprese che investono in tecnologie digitali superiori al 90%. Il primo settore manifatturiero è la farmaceutica (94,1%) seguita a distanza dal settore chimico (86,6%).

    In termini di investimenti attesi tra il 2019 e il 2021, le aree tecnologiche prioritarie non cambiano significativamente e si osserva, piuttosto, una tendenza a rafforzare gli investimenti infrastrutturali, in primo luogo la connessione al Web (incremento del 13,1% in termini di numero di imprese) e sicurezza (+33,5%).

    In genere, sono le imprese già impegnate in aree come l’Internet delle cose o l’analisi dei Big Data ad estendere le loro relative capacità. È in queste aree che vi è comunque maggiore potenziale di crescita in termini di diffusione (numero di imprese):

    • +180,7% per le tecnologie immersive
    • +117,6% per la stampa 3D
    • +111,9% per i Big Data
    • 109,9% per la robotica.

    Anche se sono largamente convergenti, i processi di digitalizzazione e di innovazione perseguono obiettivi diversi e si articolano in attività distinte. Sulla base delle definizioni statistiche relative alle attività innovative – quelle finalizzate allo sviluppo di nuovi prodotti, nuovi processi e nuove forme organizzative – possono essere messe in relazione i due fenomeni: in particolare, esaminare quali attività di innovazione vengono svolte a diversi livelli di intensità dei processi di digitalizzazione (oppure se non vi è comunque innovazione).

    Istat censimento imprese 2020 tecnologie digitali adozione

    Da questo punto di vista, se da un lato anche le imprese con bassa intensità di digitalizzazione sono impegnate, nel 65,8% dei casi, in almeno una attività di innovazione, dall’altro appare evidente che ad intensità maggiori di digitalizzazione la sovrapposizione con l’innovazione è quasi totale.

    Le imprese con almeno 10 addetti che investono in digitale rilevano impatti positivi essenzialmente nella maggiore facilità di condivisione di informazioni e conoscenze all’interno dell’impresa (52%). Solo il 32,4% ha osservato una maggiore efficienza dei processi produttivi e il 13,7% una maggiore facilità nell’acquisizione di conoscenze dall’esterno. Decisamente meno rilevanti sono stati gli effetti sulla qualità degli acquisti di materie prime o servizi (segnalati solo dall’8,3% delle imprese) e sull’aumento delle opportunità di outsourcing (3%). Il 14,6% dei rispondenti non ha osservato nessuna conseguenza diretta, mentre una percentuale irrilevante di imprese ha percepito effetti negativi della digitalizzazione, almeno nella sua fase iniziale, su efficienza e produttività.

    Riguardo al personale è stata verificata l’esigenza di formazione legata all’introduzione di tecnologie digitali. L’utilizzo di nuovi software gestionali sembra essere l’aspetto più critico: il 39,6% di tutte le imprese con investimenti digitali è dovuta intervenire per colmare un deficit di competenze in quest’area.

    Esigenza simili, anche se meno stringenti hanno riguardato l’introduzione di connessioni Internet (15,9%), la sicurezza informatica (13,1%) e l’adozione di tecnologie cloud (10%). Per le altre tecnologie, la formazione è stata molto mirata in relazione alla loro adozione: 60,5% per la simulazione tra macchine interconnesse, 56,2% per la robotica, 51% per la stampa 3D e 47% per l’analisi dei Big Data ma con riferimento alle sole imprese che hanno effettivamente implementato tali tecnologie.

    La digitalizzazione cambia le esigenze di competenze del personale e fa emergere nuove priorità e potenziali criticità. Sempre con riferimento alle imprese con 10 e più addetti, sono state individuate dalle imprese le macro-competenze considerate più rilevanti e quelle più critiche. La sicurezza si conferma come l’esigenza più sentita dalle imprese insieme alla capacità del personale di comunicare, condividere informazioni e collaborare utilizzando tecnologie digitali. La capacità di fornire assistenza, tecnica o sistemica, è però l’aspetto più critico e dove emerge la necessità di formare il personale esistente o acquisire personale specializzato.

    Richieste di indicare come intendono gestire le eventuali criticità, in termini di competenze, determinate dai processi di digitalizzazione, le imprese con 10 addetti ed oltre hanno indicato le seguenti pratiche: accelerazione del turnover (72,5%), auto-formazione del personale (57%), offerta di opportunità di formazione al personale (56,9%), incremento degli investimenti in automazione (56,3%), ricorso a consulenti (48,3%), perfezionamento dei processi di selezione dei nuovi assunti (44,3%). È utile segnalare che oltre metà delle imprese non prevede comunque azioni specifiche, affrontando il tema della qualificazione del personale con strumenti ordinari.

    Il monitoraggio delle vendite elettroniche, già oggetto di indicatori annuali Istat, viene arricchito dal censimento con un focus sull’utilizzo, da parte delle imprese con almeno 3 addetti, di piattaforme digitali di intermediazione commerciale, ovvero i siti web attraverso cui una percentuale crescente di famiglie e imprese acquista beni e servizi.

    E’ da rilevare la crescente diffusione di piattaforme che facilitano l’incontro tra domanda e offerta non solo nel settore della compravendita immobiliare ma anche delle costruzioni e, in particolare, della progettazione. É assai difficile distinguere le vendite tramite un sito Web proprietario dall’utilizzo di un intermediario esterno, ma viene comunque confermato che quasi un’impresa su 10 (9,7% per le imprese con 3 addetti e oltre, che sale all’11,6% per le imprese con 10 addetti ed oltre) effettua vendite sul Web.

    Il censimento consente di stimare che circa 100 mila imprese con 3 addetti e oltre – di cui 75 mila con meno di 10 addetti – sono attive sulle piattaforme. Il relativo volume di attività è stimabile pari al 2,4% del fatturato 2018 delle imprese con 10 addetti ed oltre, per un totale superiore ai 44 miliardi di euro. Tale ridotta percentuale è il risultato delle strategie di commercializzazione multicanale delle imprese, che utilizzano di regola tutti gli strumenti disponibili per raggiungere i potenziali clienti.

    L’individuazione di numerose imprese che sono presenti sulle piattaforme digitali ma realizzano un fatturato assai basso (o spesso quasi nullo) tramite di esse, indica la necessità percepita dalle aziende di attivare comunque anche tale canale di vendita, a prescindere dai risultati attesi in termini di vendite e profitti.

    Alcuni settori sono, tuttavia, già fortemente dipendenti dall’attività delle piattaforme. Ad esempio, nel settore dei viaggi e del turismo sembra necessaria la presenza sul web per ogni impresa a prescindere anche dal ritorno immediato in termini di fatturato; al contrario, la presenza web delle imprese della ristorazione appare inferiore a quanto percepito in relazione alla diffusione delle consegne di pasti a domicilio.

    In termini di impatto, il 95,9% delle imprese con almeno 10 addetti dichiara che la presenza sulle piattaforme ha consentito di acquisire clienti all’estero, un risultato che ha interessato anche i segmenti di piccole imprese, soprattutto nel settore dei servizi. L’82,9% dello stesso gruppo (circa 24 mila imprese) dichiara di aver incrementato il proprio fatturato, grazie alle piattaforme, di almeno il 10%, mentre nel 70,1% dei casi si riconosce alle piattaforme un ruolo essenziale per la propria sopravvivenza nel mercato. Infine, il 60,5% dichiara di aver migliorato, grazie alla partnership con le piattaforme, la propria capacità competitiva.

  • Anche nella seconda serata di Sanremo 2020 sui social media è boom di interazioni

    Anche nella seconda serata di Sanremo 2020 sui social media è boom di interazioni

    Anche la seconda serata di Sanremo 2020 ha fatto registrare un grande interesse su social media, anche considerando il consueto calo fisiologico. Dalla nostra analisi, che stiamo conducendo, in esclusiva con Talkwalker, abbiamo rilevato 454 mila contenuti condivisi.

    La seconda serata di Sanremo 2020 ha un po’ sofferto il consueto calo fisiologico che la manifestazione accusa in ogni edizione, ma, guardando il Festival dai social media e paragonando i dati con la seconda serata delle scorse edizioni, possiamo dire che i numeri sono in crescita. E quindi cresce anche sulle piattaforme che stiamo monitorando per la nostra analisi, in esclusiva con Talkwalker. Il pubblico che segue Sanremo 2020 sui social resta comunque giovane e femmine, elementi che sembrano ormai caratterizzare la manifestazione di quest’anno. Ma fatta questa dovuta premessa, passiamo a vedere più in dettaglio qualche dato.

    I contenuti condivisi sui social media nella seconda serata di Sanremo 2020 sono stati in totale 454 mila e 400, molti di più rispetto alla seconda serata dello scorso anno, quando furono 307 mila e 500. Si può quindi registrare un incremento delle conversazioni di oltre il 50%.

    seconda serata sanremo 2020 talkwalker franzrusso.it

     

    l momento di condivisioni più alto si è registrato ad inizio della gara, verso le 22:15, quando sul palco si esibiva Elettra Lamborghini, l’artista più citata della serata con oltre 20 mila citazioni, 11.800 delle quali proprio durante l’esibizione sul palco dell’Ariston.

    Interessante notare, così come visto già nella prima serata, che in trend delle interazioni resta sempre molto alto, rispetto all’edizione del 2019. Anche nella seconda serata le interazioni sono state molte, 5,5 milioni secondo i dati rilevati grazie a Talkwalker, quasi il triplo dello scorso anno.

    engagement seconda serata sanremo 2020

    E resta giovane il pubblico di Sanremo 2020 sui social media, un dato rilevato anche nella prima serata. Infatti, anche nella seconda, la stragrande maggioranza, 89,2%, ha un’età compresa tra i 18 e i 34 anni. Nel dettaglio: 18-24 anni, il 39,4%; 35-44 il 49,7%; 35-44 anni il 9.3%; 45-54 anni il 2.3%.

    demografici seconda serata sanremo 2020

    Dal punto di vista degli influencer, la seconda serata ci offre una panoramica molto simile a quella vista nella prima serata. Nel primo grafico in basso troviamo gli influencer della serata in generale, dove gli account ufficiali guidano le conversazioni su Facebook e su Instagram. Seguiti da Fanpage.it, da Trash Italiano, leader degli influencer su Twitter (dove avviene il 95% delle conversazioni), e da altri media, sempre su Facebook.

    influencer seconda serata sanremo 2020

    influencer twitter seconda serata sanremo 2020

    Volevamo anche offrirvi una panoramica proprio geografica che ci mostra quando il Festival sia seguito anche all’estero. La prima ci offre uno sguardo globale, la seconda invece ci mostra le zone italiane in cui le conversazioni sono più calde.

    mappa seconda serata sanremo 2020

    mappa italia seconda serata sanremo 2020

    E ora vediamo una breve carrellata dei contenuti con il più alto numero di interazioni durante la seconda serata del Festival di Sanremo 2020:

    https://www.instagram.com/p/B8Mm2yLI4vc/

    https://www.instagram.com/p/B8MrHK9Cj8I/

    https://www.instagram.com/p/B8MAWYJIaV3/

    https://www.instagram.com/p/B8M48rvi1uW/

    E questi  contenuti con più interazioni su Twitter:

    https://twitter.com/Enzo_Miccio/status/1225161247408230405

    Ecco, questo il resoconto della seconda serata di Sanremo 2020, grazie alla collaborazione con Talkwalker che ci permette di pubblicare questi dati in esclusiva.

    E voi, state guardando il Festival, che ne pensate?

  • Sanremo 2020, il racconto della prima serata sui social media

    Sanremo 2020, il racconto della prima serata sui social media

    Anche quest’anno vi raccontiamo l’edizione del Festival di Sanremo dal punto di vista dei social media, grazie alla collaborazione con Talkwalker. La prima serata di Sanremo 2020 è stata più discussa rispetto a quella dello scorso anno, con oltre 580 mila citazioni.

    Anche quest’anno siamo lieti di raccontarvi il nostro Festival di Sanremo, quello dal punto di vista dei social media, un racconto resto possibile alla collaborazione esclusiva con Talkwalker, leader globale nel settore del social listening. E quest’anno la collaborazione si impreziosisce anche della partecipazione di DataMedia Hub, punto di riferimento per tutto ciò che riguarda le analisi nel nostro paese.

    sanremo 2020 prima serata getty images

    La prima serata di Sanremo 2020, oltre che ad essere stata un successo in Tv, con il 52% di share (facendo meglio dell’era di Baglioni), ha fatto registrare un successo anche sui social media. Secondo i dati che abbiamo raccolto con Talkwalker, in riferimento alle citazione di ‘Sanremo 2020’, ‘sanremo70’ e ‘sanremo20’, la prima serata ha totalizzato oltre 580 mila citazioni. Il picco della serata si è registrato durante l’esibizione di Achille Lauro, il cantante più citato della serata. Per fare un paragone, lo scorso anno erano state 464 mila, quindi un incremento di oltre il 20%. Il 95% delle conversazioni si è svolto su Twitter, ma se guardiamo al canale per engagement da questo punto di vista la fa da padrone, ancora una volta Instagram.

    totale prima serata sanremo 2020

    Un incremento nelle citazioni che si riflette, di conseguenza, anche nelle interazioni, ossia la somma di like, Retweet, risposte e commenti sulle varie piattaforme. Nella prima serata ne abbiamo registrate 6 milioni, quasi il triplo rispetto alla prima serata dello scorso anno.

    engagement sanremo 2020

    Un aspetto interessante che emerge dalla nostra analisi è quello che riguarda il dato dal punto di vista demografico, ossia l’età e il sesso degli utenti che hanno seguito la prima serata di Sanremo 2020 sui social media. Ebbene, il dato sostanzialmente è simile a quello rilevato lo scorso anno, con un leggero incremento del pubblico femminile.

    demograf sanremo 2020

    Infatti, rispetto allo scorso anno il pubblico femminile è stato il 58,7% (57% nel 2019) e il pubblico maschile è stato il 41,3% (43% nel 2019). Da segnalare l’età del pubblico rilevata: il 49,3% ha un’età compresa tra 25-34 anni; il 39,4% un’età compresa tra 18-24 anni. Aumenta, anche se leggermente, rispetto allo scorso anno la fascia più giovane, mentre resta stabile quella più matura.

    E vediamo ora gli influencer della serata, tenendo conto che la gran parte delle conversazioni si è tenuta su Twitter. Partiamo quindi con il dato generale, dove vediamo come gli account ufficiali della manifestazione guidano le conversazioni. Su Twitter invece troviamo un volto a noi familiare, come Trash Italiano, che guida invece la classifica degli influencer su Twitter, come si vede bene nella grafica più in basso.

    influencer tot sanremo 2020

    influencer twitter sanremo 2020

    Ecco invece, come siamo soliti fare, una breve carrellata dei contenuti più condivisi sulle piattaforme dove si sono concentrate maggiormente le conversazioni:

    https://www.instagram.com/p/B8KQZP-imKZ/

    https://www.instagram.com/p/B8KSQNwo4QZ/

    https://www.instagram.com/p/B8KKQ2DIVP2/

    Questi invece i tweet più condivisi della prima serata di Sanremo 2020:

    https://twitter.com/staharmo/status/1224807661771902976

    Ecco, questo il nostro racconto della prima serata di Sanremo 2020 sui social media, un evento che continueremo a seguire con Talkwalker. E voi, diteci, avete seguito anche voi il festival? Cosa ne pensate?

    [Immagine di copertina: Getty Images 2020]

  • Twitter contro le fake news sul coronavirus insieme al Ministero della Salute

    Twitter contro le fake news sul coronavirus insieme al Ministero della Salute

    Twitter lancia anche in Italia un’iniziativa contro le fake news sul coronavirus, in collaborazione con il Ministero della Salute. Cercando la parola “coronavirus” nella piattaforma, comparirà un messaggio che rimanderà sul sito del ministero per accedere a notizie verificate.

    Il coronavirus continua ad espandersi, sono ormai oltre 20 mila i casi accertati nel mondo (la gran parte, ricordiamolo, localizzata in Cina), 427 i morti, e continuano ad espandersi, quasi di pari passo, anche le fake news, le notizie false che rischiamo di diffondere inutile allarmismo. A questo proposito, visto che la gran parte delle notizie false viene veicolata attraverso web e social media, vi vogliamo segnalare questa importante iniziativa che Twitter lancia anche in Italia, in collaborazione con il Ministero della Salute.

    Si tratta di un lavoro contro la disinformazione, allo scopo di fare emergere contenuti corretti e attendibili, e promuovere un coinvolgimento costruttivo su quello che è un tema ancora in via di sviluppo. Nel corso delle ultime quattro settimane su Twitter sono stati pubblicati oltre 15 milioni di tweet sull’argomento #coronavirus. Un trend che non accenna a diminuire.

    twitter coronavirus ministero salute

    In pratica, tutte le volte che cercherete, attraverso il motore di ricerca interno, su Twitter la parola “coronavirus”, o altri termini ad essa collegati, comparirà un messaggio che rimanda alla pagina internet dedicata del Ministero della Salute. L’iniziativa è stata introdotta in diversi paesi in Europa e nel resto del mondo, e da oggi è attiva anche in Italia.

    “Siamo al lavoro ogni giorno sul coronavirus.” – commenta il ministro della Salute, Roberto Speranza – “Anche per offrire notizie accurate e tempestive ai cittadini. Da oggi lo facciamo anche in collaborazione con Twitter che metterà in evidenza nelle ricerche il nostro link ufficiale. Un aiuto in più contro un pericoloso virus… le false notizie”.

    Considerata la rapida evoluzione del fenomeno e la crescente attenzione a livello internazionale, Twitter ha deciso di lanciare un’importante iniziativa per garantire a chiunque cerchi #coronavirus sulla piattaforma di ricevere in prima posizione nell’homepage informazioni verificate e da fonti autorevoli.

    Inoltre, Twitter bloccherà qualsiasi suggerimento automatico che potrebbe indirizzare le persone verso contenuti non credibili su Twitter. Si tratta di un’estensione della ricerca #KnowTheFacts, che Twitter ha messo in atto per offrire al pubblico informazioni sempre aggiornate, chiare e affidabili sui temi legati all’ immunizzazione e ai vaccini.

    Le collaborazioni ufficiali relative alle informazioni sul #coronavirus sono attive in Italia, Australia, Brasile, Canada, Hong Kong, Giappone, Nuova Zelanda, Filippine, Singapore, Corea del Sud, Taiwan, Thailandia, USA, Regno Unito, Danimarca, Germania, Francia, Spagna e Vietnam. L’iniziativa continuerà ad essere ampliata anche in altri paesi dove verrà ritenuto utile l’intervento di Twitter.

    twitter coronavirus fake news

    Al momento Twitter non ha rilevato tentativi rilevanti di diffusione sistematica di informazioni fuorvianti sul tema #coronavirus. L’attenzione della piattaforma resterà in ogni caso molto alta e Twitter si è impegnata per agire proattivamente per assicurarsi che i trending topic, la sezione di ricerca e gli altri spazi comuni vengano tutelati da qualsiasi azione malevola che possa danneggiare la veridicità delle informazioni pubblicate sulla piattaforma. Come sempre, chiunque venga sorpreso in tale attività sarà escluso dalla piattaforma. Twitter non consentirà alcuna manipolazione e invita le persone a riflettere prima di condividere o prendere parte a tentativi deliberati di danneggiare la conversazione pubblica.

    Il team Global Public Policy di Twitter sta lavorando per individuare la soluzione migliore per coinvolgere direttamente i soggetti impegnati in questa battaglia contro la disinformazione. Gli esperti, le ONG e i governi giocano un ruolo pubblico di fondamentale importanza nell’utilizzare Twitter per fornire ai cittadini informazioni corrette e puntuali. La piattafprma guidata da Jack Dorsey si sta impegnando, in questa fase molto delicata, per amplificare la diffusione di  contenuti ufficiali e autorevoli in tutto il mondo.

    Per maggiori informazioni è possibile seguire @TwitterGov e @Policy.

  • Douyin, l’app cinese gemella di TikTok, si attiva per il coronavirus

    Douyin, l’app cinese gemella di TikTok, si attiva per il coronavirus

    La versione cinese di TikTok, Douyin, si mobilita lanciando una pagina #FightPneumonia con cui vengono forniti aggiornamenti sulla diffusione del coronavirus, il virus che ha infettato 1.300 persone provocando 41 vittime, anche se c’è il rischio che il numero possa crescere ancora.

    Come tutti voi già sapete il coronavirus sta spaventando il mondo, per la velocità con cui si sta propagando e per i rischi di un contagio a livello globale. E come spesso accade, anche il mondo dei social e digital si attiva per creare maggiore consapevolezza attorno al fenomeno e per informare tutti. Da questo punto di vista, vogliamo segnalarvi quello che sta portando avanti in questi giorni l’app Douyin, ossia l’applicazione gemella di TikTok, che ha lanciato una iniziativa, denominata #FightPneumonia, attraverso la quale fornire aggiornamenti sulla diffusione di questo terribile virus. Al momento il coronavirus ha provocato 41 vittime, anche se pare sia un numero destinato a crescere, e ha infettato più di 1.300 persone. Al momento in cina sono praticamente isolate 56 milioni di persone, un numero di abitanti quasi pari a quello dell’intera popolazione italiana.

    coronavirus Douyin getty images

    Ma, come dicevamo, il nostro intento era quello di portare alla vostra attenzione questa iniziativa, già bollata come “tragicomica” da un giornale italiano, ma che in realtà dimostra quanto sia importante fare divulgazione e informazione, quindi creare maggiore consapevolezza, andando in tutti i luoghi in cui le persone si incontrano. Ecco che quindi l’app Douyin ha pensato che fosse il caso di render più consapevoli gli utenti lanciando #FightPneumonia. A lanciare la notizia è stato TMT Post, poi ripreso da pochi altri media americani.

    https://twitter.com/tmtpostenglish/status/1220330751356366849

    Pochi sanno che Douyin è un’app in cui esiste un effetto video chiamato “Jiayou”, un effetto che gli utenti utilizzano per incoraggiare i medici che stanno operando per contrastare al diffusione del virus, e per curare i malati, e anche per le stesse vittime del coronavirus. Corrisponde all’equivalente in italiano “Dai! Dai!“. L’espressione “Jiayou”, in “chinglish”, che significa “aggiungere olio” è stata inserita nell’Oxford English Dictionary.

    Pare che molti influencer e molte celebrities stanno manifestando il loro sostegno con semplici video in cui appaiono con il pollice alzato, una situazione che da un lato sta creando molto coinvolgimento e dall’altro anche molte critiche.

    https://twitter.com/ForeverWithFOX_/status/1219966468042850304?ref_src=twsrc%5Etfw%7Ctwcamp%5Etweetembed%7Ctwterm%5E1219966468042850304&ref_url=https%3A%2F%2Fwww.businessinsider.com%2Fwuhan-coronavirus-douyin-tiktok-launches-feature-to-help-fight-virus-2020-1

    Dal nostro punto di vista, ci sembra che questa di Douyin sia una iniziativa molto utile in questo momento, per, lo diciamo ancora una volta, creare ancora maggiore consapevolezza attorno al coronavirus e per dare supporto ai medici. Tr al’altro la categoria dei medici e dei paramedici è molto presente sull’app, proprio per dare informazioni utili ad un pubblico molto giovane. Da considerare che l’app conta più di 400 milioni di utenti al giorno e riesce a registrare 1 miliardo di visualizzazioni, sempre al giorno.

    Esiste però un problema non da poco in Cina, relativamente ai social media. E come segnalato su Twitter, sembrerebbe che il governo cinese abbia censurato i tweet riguardanti la diffusione del coronavirus. Anche se Xi Jinping, presidente della Repubblica Popolare Cinese, ha detto proprio oggi che “la situazione è grave”.

  • Twitter, nei DM sono disponibili i tasti Reactions

    Twitter, nei DM sono disponibili i tasti Reactions

    La funzionalità era in fase di test dallo scorso anno, ma ora Twitter la ufficializza per tutti, sia su iOS, Android e versione web. Stiamo parlando dei tasti Reactions disponibili solo per i DM. Noterete che è inserito, tra gli altri, anche il pollice in giù.

    Come detto ormai da tempo, Twitter ha intrapreso lo scorso anno un serio percorso per innovare la piattaforma, a tutti i livelli. Qui sul nostro blog stiamo cercando di raccontarvi più nel dettaglio gli ambiti su cui Twitter si sta concentrando, il focus principale resta quello di migliorare la conversazione, ma la piattaforma di Jack Dorsey ha ufficializzato un’altra funzionalità che molti potrebbero apprezzare. Stiamo parlando dei tasti Reactions (sì, quelli che Facebook ha inserito sulla propria piattaforma nel 2016) che sono disponibili da subito per i DM, i messaggi privati. E questo vale sia per l’app mobile, iOS e Android, sia per la versione web.

    twitter tasti reactions dm

    Come usare subito i tasti Reactiond dei DM di Twitter

    Se provate ad entrare nella sezione della messaggistica di Twitter, noterete che adesso di fianco al messaggio, sulla destra, compare un simbolo cuore con all’interno un simbolo “+” più piccolo (lo vedete nell’immagine in alto).

    tasti reactions dm twitter

    Cliccandoci sopra vi si apre un pop-up con i tasti Reaction che ormai abbiamo imparato a conoscere bene in questi anni. Notate subito che, a differenza di quelli che si vedono su Facebook, in questo caso compare il tasto “ok”, pollice in alto, e anche il pollice in basso, per indicare un “dislike”. Sarebbe comunque il settimo, visto che su Facebook sono sei.

    Aggiungere una reazione ad un messaggio privato adesso è facilissimo. Basta scegliere che tipo di reazione mandare all’autore del messaggio e lo stesso riceverà una notifica che lo informa della reaction. La stessa reaction può comunque essere annullata in qualsiasi momento. E’ poi sufficiente cliccare sulla reazione per vedere chi l’ha espressa.

    In caso di conversazione privata con altri utenti, ognuno dei partecipanti alla conversazione riceverà una notifica ogni qual volta verrà aggiunta una reaction.

    Qualcuno ricorderà che, ad ottobre 2019, la prima ad accorgersi del test che Twitter stava effettuando sui reaction nei DM era stata Jane Manchun Wong, solita a scovare test di questo tipo. Se guardate l’immagine da lei postata allora, nella versione finale è sparita l’emoji “arrabbiata”, sostituita dalla emoji con il pollice in giù.

    Visti gli sforzi che Twitter sta facendo per migliorare, aggiornare e innovare la piattaforma, è normale che questo processo riguardi anche il servizio di messaggistica. Primo per restare al passo con le altre piattaforme, può sembrare scontato ma non lo è. E poi per potenziare l’esperienza utente all’interno di un servizio che per Twitter è molto importante, sia per quanto riguarda la conversazione diretta tra utenti, sia per quanto riguarda la relazione tra utente e azienda che proprio attraverso i DM può mettere in atto azioni di customer care.

    Allora, voi che ne pensate? Li avete già usati?

  • Twitter, il modifica tweet (forse) non arriverà mai

    Twitter, il modifica tweet (forse) non arriverà mai

    Potrebbe essere la risposta definitiva quella che Jack Dorsey ha dato, a proposito del tasto modifica tweet che gli utenti di Twitter attendono ormai da sempre. Alla domanda, durante un Q&A con Wired se arriverà il modifica tweet per il 2020, Dorsey ha detto: “La risposta è no”.

    Era esattamente un anno fa quando Jack Dorsey, co-fondatore e CEO di Twitter, durante un intervista, disse che l’idea del modifica tweet, un tasto che permetta agli utenti di correggere i 280 caratteri, potesse essere presa in considerazione. Addirittura, disse che l’idea di rendere la modifica nel tempo di 30 secondi dalla pubblicazione del tweet era quella più probabile. Il 2019 è trascorso nella speranza che questo benedetto modifica tweet arrivasse, prima o poi. Ma, a distanza di 12 messi, ecco la svolta. Il tasto modifica tweet potrebbe non arrivare mai, almeno questo è il pensiero di Jack Dorsey.

    Durante un Q&A con Wired ovviamente non è mancata la classica domanda sul modifica tweet. “E’ possibile aspettarsi nel 2020 il tasto modifica tweet”, è stata la domanda. Jack Dorsey con un leggero sorriso ha detto: “La risposta è no”.

    jack dorsey twitter modifica tweet 2020

    Per molti utenti Twitter, che da sempre attendono il tasto di modifica sarà una doccia fredda, la risposta di Dorsey può anche interpretarsi come un modo per poi giocarsi un cambio di programma in seguito, magari entro qualche mese. Almeno questa potrebbe essere una speranza.

    Qualche segnale la scorsa estate c’era stato, quando Kayvon Beykpour, responsabile di prodotto e co-founder di Periscope, aveva detto chiaramente che il modifica tweet non era tra le priorità dell’azienda di San Francisco, pur riconoscendo che prima o poi un tasto che dia la possibilità di modificare il contenuto debba essere inserito prima o poi.

    La risposta di Jack Dorsey pare allontanare ancora di più questa possibilità.

    Tutti sanno che Twitter nasce con i 140 caratteri perché ispirato agli SMS e, come tali, i messaggini non sono modificabili. Ecco, Dorsey spiega che questa è una caratteristica che Twitter manterrà ancora per un po’, nonostante i caratteri siano poi arrivati ad essere il doppio, ossia 280 caratteri. Quindi già di fatto Twitter ha perso la sua caratteristica originale, ragion per cui non si capisce perché non prendere in considerazione anche quella del modifica tweet.

    “Queste sono le nostre considerazioni, probabilmente non lo faremo mai“. Queste le parole di Dorsey che sembrano, almeno così pare, mantenere comunque uno spazio aperto per considerare in futuro una possibilità per ripensarci.

    Eppure Twitter negli ultimi mesi ha intrapreso una decisa strada verso l’innovazione della piattaforma, puntando di molto a migliorare le conversazioni. L’ultima quella di trasformarsi definitivamente in una piattaforma chiusa. Di fatto, Twitter è cambiata, non è più quella piattaforma che si ispirava agli SMS, è molto di più.

    Motivo per cui, il modifica tweet sarebbe anche necessario, magari anche tenendo buona l’idea di renderlo disponibile entro pochi secondi, ma è una funzionalità che darebbe un qualcosa in più alla piattaforma. Completerebbe questo processo di innovazione intrapreso.

    Nonostante questa, apparente, chiusura, restiamo ancora fiduciosi.

  • The New Facebook, ecco la nuova versione desktop 2020

    The New Facebook, ecco la nuova versione desktop 2020

    Facebook, dopo averla annunciata lo scorso anno, e dopo un periodo di test, sta cominciando a rilasciare la nuova versione desktop. Per ora è disponibile solo per pochi utenti, per lo più negli Usa. Entro la primavera lo sarà per tutti, o quasi.

    Era stata annunciata lo scorso anno e dopo un lungo test ecco che Facebook ha cominciato a rilasciare la nuova versione desktop. Per ora è disponibile solo per un piccolo gruppo di utenti, per lo più negli Usa, ma, secondo quanto confermato da Menlo Park e CNet, che ne ha dato notizia, la nuova versione dovrebbe essere disponibile per un gruppo più vasto di persone, infatti non si dice “tutti”. Ma staremo a vedere.

    Intanto, da quelle che sono le prime impressioni raccontate proprio da CNet, e anche da altri siti e blog tech americani, la nuova versione piace. Facebook l’ha chiamata “The New Facebook“, quasi a voler indicare una sorta di nuovo corso della piattaforma. Tutti coloro che troveranno un pop-up che invita a provare la nuova versione, avranno sempre valida, in questa fase, la possibilità di ritornare alla vecchia versione. Un po’ come fece Twitter, per poi rilasciare a tutti la nuova versione web.

    Ricordiamo che questo aggiornamento di Facebook arriva dopo quello mobile. In altre epoche si sarebbe visto un aggiornamento a fasi inverse, prima desktop e poi mobile. Ma adesso i tempi li detta proprio il mobile.

    nuova versione desktop facebook 2020 franrusso.it

    La nuova versione desktop di Facebook appare più ordinata e meno “pesante” di quella attuale. Sembra sia anche un po’ più veloce e dinamica, mettendo in evidenza i Gruppi, su cui Facebook vuole scommettere molto.

    Gli utenti che accetteranno di provare la nuova versione avranno comunque la possibilità di inviare feedback per segnalare eventuali situazioni particolari ed eventuali bug notati durante l’uso della piattaforma.

    Ad un primo sguardo, regna il bianco come colore principale mettendo in evidenza colori molto accesi. E’ prevista anche una versione scura, in linea con quello che già si vede su altre applicazioni.

    Insomma, Facebook prova a rifarsi un po’ il look per quest’anno che vedono la società di Mark Zuckerberg impegnata a ridare slancio alla piattaforma, parliamo sempre dal punto di vista della reputazione.

    Resta ancora il problema legato alle pubblicità fake che Facebook non vuole ancora risolvere del tutto, in aggiunta alle pubblicità che diffondono informazioni errate sui vaccini, violando palesemente la policy della piattaforma.

  • Twitter da piattaforma aperta si trasforma in piattaforma chiusa

    Twitter da piattaforma aperta si trasforma in piattaforma chiusa

    Al CES di Las Vegas Twitter annuncia che entro il primo trimestre dell’anno verrà introdotta una nuova funzionalità che permetterà agli utenti di limitare le risposte ai tweet. Al fine di rendere la piattaforma un luogo più sicuro, Twitter perde la sua caratteristica di “piattaforma aperta”.

    Twitter all’inizio del 2019 aveva iniziato un processo di innovazione della piattaforma che ha generato, nel corso dell’anno, alcune novità interessanti e l’avvio di un processo di testing su una version beta, un test per circa un migliaio di utenti. Obiettivo era quello di innovare la piattaforma, a gran richiesta degli utenti, e di provare a rendere Twitter un luogo più sicuro, al riparo da contenuti violenti che hanno generato spesso conversazioni cariche d’odio e di intolleranza. E ora, il frutto di quel lavoro comincia a palesarsi, proprio in questo 2020.

    L’annuncio fatto a Las Vegas da Suzanne Xie, responsabile del product placement di Twitter è importante per due motivi. Il primo è che dimostra che Twitter è una piattaforma viva e che il 2020 sarà l’anno in cui arriverà quella svolta tanto richiesta dagli utenti. Il secondo motivo è che Twitter, proprio per rendere la piattaforma più sicura per tutti gli utenti, perderà la sua caratteristica di “piattaforma aperta”, diventando come le altre, ossia piattaforme chiuse.

    Andiamo con ordine e vediamo subito l’oggetto dell’annuncio.

    Gli utenti decideranno chi potrà rispondere ai tweet

    Suzanne Xie ha annunciato al CES di Las Vegas che Twitter entro il Q1 2020, quindi entro il primo trimestre del nuovo anno (che si chiude a fine marzo), renderà disponibile a tutti gli utenti la possibilità di limitare le risposte ai propri tweet. Detta così sembra che ogni utente agisca per limitare le conversazioni invece di alimentarle. Invece, è più corretto dire che gli utenti avranno la possibilità di decidere a quale pubblico fare riferimento, mettendo al riparo il contenuto. In pratica, entra in vigore anche su Twitter la possibilità di “rendere il contenuto più privato“.

    twitter piattaforma chiusa

    La funzionalità sarà resa evidente quando gli utenti avranno la possibilità di scegliere se rendere il contenuto disponibile per queste categorie:

    Global: il tweet viene reso visibile a tutti e tutti potranno eventualmente rispondere;

    Gruppo: in questo caso potranno rispondere al tweet solo gli account citati e gli account che l’utente stesso segue;

    Panel: scegliendo questa opzione potranno rispondere al tweet solo gli account citati all’interno del contenuto;

    Statement: infine, con questa opzione nessuno potrà rispondere al tweet, sarà una di quelle opzione che useranno i politici, ad esempio, quando useranno Twitter per fare qualche annuncio.

    Fino ad oggi gli utenti non avevano un grane controllo da questo punto di vista, a meno di “Silenziare” o bloccare gli account che infastidiscano la conversazione. Di recente Twitter ha anche aggiunto la possibilità di nascondere la risposta ad un tweet.

    Ma, in questo caso, il passo in avanti è notevole. Twitter si allinea alla modalità già presente su altre piattaforme (pensiamo a Facebook, ad esempio) permettendo agli utenti di decidere chi può rispondere ad un tweet. Di fatto, l’utente decide di rendere quel contenuto più privato, preservando la qualità della conversazione e mettendola al riparo da chiunque voglia perseguire intenti diversi.

    Si tratta quindi di una risposta di Twitter a tutti gli utenti, la gran parte, che chiedevano la possibilità di gestire meglio la conversazione, il vero problema che ha tenuto lontani dalla piattaforma centinaia di milioni di utenti. Sì, proprio così. Ogni mese su Twitter, dati di un pio di anni fa, arrivavano su Twitter un miliardo di utenti, ma solo un terzo erano quelli che poi risultavano iscritti alla piattaforma. Un motivo, e più di uno, per cui gli altri 700 milioni andavano via subito c’era eccome.

    Se da una parte questa novità renderà felici buona parte degli utenti, c’è da sottolineare un aspetto importante, quello che all’inizio avevamo individuato come il secondo motivo per cui l’annuncio di Suzanne Xie era importante. E cioè che Twitter in questo modo perde la sua caratteristica di piattaforma tradizionalmente aperta per diventare una piattaforma chiusa, come tutte le altre.

    twitter risposta tweet

    Twitter si trasforma da “piattaforma aperta” a “piattaforma chiusa”

    Significa che permettendo a delle categorie di utenti di partecipare alla conversazione, di fatto si sta limitando anche la stessa visibilità di quel contenuto. Questo avrà quindi un impatto su quella che sarà la reach totale del contenuto, sulle impressions. Se così fosse, stiamo parlando di una nostra considerazione, Twitter dovrà intervenire dal punto di vista dell’advertising, come conseguenza, per garantire agli investitori la visibilità massima del contenuto. Dovrà trovare quindi delle modalità per strutturare meglio la possibilità di fare promozione sulla piattaforma.

    E poi ci sarebbe l’impatto sull’analisi dei contenuti, ossia nella misurazione analitica della visibilità di quel tweet. Forse un esempio ci potrà aiutare. Se un utente decide di posizionare il contenuto sotto la categoria “Panel”, sarà possibile riuscire ad avere i dati sulla visibilità e sulle interazioni così come è possibile fare oggi? Al momento la risposta potrebbe essere di no, proprio perché a quel contenuto può rispondere solo una piccola parte di pubblico e non tutti. Di fatto è un contenuto “chiuso” e non “aperto”, come avviene oggi. Ovviamente su questo aspetto attendiamo altri dettagli da parte di Twitter nei prossimi mesi.

    E voi che ne pensate?

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