Categoria: Social Media

In questa categoria trovate articoli che riportano dati e ricerche sul mondo dei Social Media. Dal numero di utenti connessi, al tempo trascorso su ciascun social network

  • Threads, l′app di Meta inizia già a perdere fascino

    Threads, l′app di Meta inizia già a perdere fascino

    Threads inizia a perdere fascino tra gli utenti dopo il fulminante successo. I dati mostrano che l’engagement degli utenti è diminuito del 70% e il numero degli utenti è calato a 13 milioni. Meta cerca di correre ai ripari.

    E siamo qui a scrivere nuovamente di Threads, l’app di Meta presentata al globo social media come la vera novità capace di attrarre anche gli utenti delusi di Twitter ma che, invece, a distanza di pochi giorni dal lancio, sta riscontrando qualche problema.

    Come sappiamo, il lancio di Threads ha ottenuto un successo iniziale che ha portato l’app a segnare un record difficilmente ripetibile, e cioè oltre 100 milioni di utenti registrati nel giro di 5 giorni.

    Solo che l’engagement degli utenti è calato rapidamente e ora Meta sta accelerando l’introduzione di nuove funzionalità per cercare di invertire la tendenza. E chissà se ci riuscirà.

    Tutto questo perché si torna a parlare, a distanza di pochi giorni in cui si era giù rilevata la tendenza calante, dei numeri che sono ormai inflessione.

    Secondo le stime di Sensor Tower, che si occupa di ricerche di mercato e di social intelligence, il numero di utenti attivi giornalieri su Threads è diminuito a 13 milioni, in calo di circa il 70% rispetto al picco del 7 luglio (erano 23,5 milioni una settimana dopo). Anche il tempo medio di permanenza degli utenti sulle app iOS e Android è diminuito da 19 minuti a 4 minuti.

    threads calo utenti engagement 2023 franzrusso.it

    Posto tutto questo, e sappiamo quanto davvero sia difficile oggi fare breccia nel panorama dei social media anche per una realtà come Meta, ci sono diversi motivi per cui Threads sta perdendo interesse tra gli utenti.

    Prima di tutto, secondo quanto riportano gli utenti che la stanno usando (ricordando sempre che l’app non è ancora stata lanciata in UE) l’app è molto simile a Instagram e molti utenti non riescono a vedere il bisogno di dotarsi di due app simili.

    Poi, Threads non offre ancora molte funzionalità che sono disponibili su altre app, come Twitter, ad esempio, o Reddit per restare in tema Usa. Infine, Threads è ancora in fase di sviluppo e gli utenti si lamentano dei diversi bug e problemi tecnici, del tutto inevitabili in questa fase.

    threads utenti in calo sensor tower

    Ma come dicevamo prima, per cercare di di invertire la tendenza, Meta sta accelerando l’introduzione di nuove funzionalità per Threads. E tra queste ci sono la possibilità di modificare i post e la possibilità di avere un feed cronologico come quelli di Instagram e Facebook.

    Meta sta anche lavorando per migliorare la sicurezza e la privacy di Threads. La società di Mark Zuckerberg ha annunciato che sta introducendo nuove funzionalità per impedire agli utenti di essere molestati o perseguitati.

    Lo scrivevamo qualche giorno fa, proprio per questo motivo Meta ha iniziato a limitare i post che si possono visualizzare, come fece Twitter qualche settimana fa.

    Resta da vedere se le nuove funzionalità di Threads saranno sufficienti per invertire la tendenza.

    Meta, ovviamente, è determinata a fare in modo che Threads abbia successo, e sta investendo molto in questa direzione. La verità, lo ricordavamo proprio qui sul nostro blog, è che il successo di una app o di una piattaforma social media lo definiscono gli utenti. Solo loro.

  • Meta regala la sua tecnologia AI per battere ChatGPT

    Meta regala la sua tecnologia AI per battere ChatGPT

    Meta ha reso open-source il suo grande modello linguistico LLaMA 2 ed entra in competizione con ChatGPT. LLaMA 2 è stato addestrato su un dataset di testo e codice molto più grande di ChatGPT.

    Meta ha reso open-source il suo modello linguistico in collaborazione con Microsoft. La società di Mark Zuckerberg ha annunciato che sta rendendo libero il suo modello linguistico chiamato LLaMA 2, rendendolo gratuito per l’uso commerciale e di ricerca e puntando ad entrare in sfida con GPT-4 di OpenAI, che alimenta strumenti come ChatGPT e Microsoft Bing.

    Meta ha annunciato questo momento molto importante per l’azienda in occasione dell’evento Microsoft Inspire, il grande evento di Microsoft dedicato ai partner, sottolineando il suo supporto per Azure e Windows e una “crescente” collaborazione tra le due società.

    Allo stesso tempo, Microsoft ha rivelato maggiori dettagli sugli strumenti AI integrati nella sua piattaforma 360 e quanto costeranno.

    Qualcomm ha anche annunciato che sta lavorando con Meta per portare LLaMA su laptop, telefoni e visori a partire dal 2024 in poi per le app alimentate dall’intelligenza artificiale che funzionano senza fare affidamento sui servizi cloud.

    Meta AI LLaMA 2 open source franzrusso.it

    Il comunicato di Meta spiega la decisione di aprire LLaMA come un modo per dare alle imprese, alle startup e ai ricercatori accesso a più strumenti di intelligenza artificiale, consentendo l’esperimento come comunità. Secondo Meta, LLaMa 2 è stato addestrato su un 40% di dati in più rispetto a LLaMa 1, che include informazioni da “fonti online pubblicamente disponibili“. Dice anche che “supera” altri LLM come Falcon e MPT per quanto riguarda ragionamento, codifica, competenza e test di conoscenza.

    Aprendo LLaMA, Meta ha dichiarato che vuole migliorare la sicurezza e la trasparenza. La società ha affermato che il modello LLaMA 2 è stato “red-teamed”, o testato per la sicurezza generando “richiami ad avversari per facilitare la messa a punto del modello“, sia internamente che esternamente. Meta divulga anche come vengono valutati e modificati i modelli e ha detto anche che il modello LLaMA 2 open-source sarà disponibile tramite la piattaforma Azure di Microsoft.

    La società madre di Facebook ha detto che LLaMA sarà disponibile anche tramite AWS, Hugging Face e altri provider. “Crediamo che un approccio aperto sia quello giusto per lo sviluppo dei modelli di intelligenza artificiale odierni, specialmente in quello generativo in cui la tecnologia sta progredendo rapidamente“, ha affermato Meta in una dichiarazione. “L’apertura all’accesso ai modelli di intelligenza artificiale odierni significa che una generazione di sviluppatori e ricercatori può stressarli, identificando e risolvendo i problemi rapidamente, come comunità“.

    Dopo questo annuncio, è naturale aspettarsi che più persone abbiano accesso a LLaMA 2, siamo quindi destinati a vedere nuovi strumenti basati sull’intelligenza artificiale costruiti su questo modello. Meta afferma di aver ricevuto già oltre 100.000 richieste da parte di ricercatori per utilizzare il suo primo modello, ma la LLaMA 2 open-source avrà probabilmente una portata ben più alta.

    Meta ha rilasciato LLaMa 2 per la ricerca e l’uso commerciale, in un tentativo di battere ChatGPT, un modello linguistico simile realizzato da OpenAI.

    LLaMa 2 è stato addestrato su un dataset di testo e codice molto più grande di ChatGPT, il che gli conferisce una maggiore capacità di generare testo di qualità umana. Inoltre, LLaMa 2 è stato progettato per essere più sicuro e trasparente di ChatGPT.

    Meta spera che LLaMa 2 diventerà lo standard di fatto per i modelli linguistici, sostituendo ChatGPT e altri modelli simili. Il rilascio di LLaMa 2 è un significativo passo avanti nello sviluppo dell’intelligenza artificiale, e segnerà probabilmente l’inizio di un’era di modelli linguistici più potenti e sofisticati.

  • Threads come Twitter limita il numero di post da vedere

    Threads come Twitter limita il numero di post da vedere

    Meta ha annunciato che limiterà il numero di post che gli utenti possono vedere su Threads, la sua app di social media. Questa decisione è stata presa in risposta all’aumento degli attacchi di spam sulla piattaforma.

    Threads, l’app di social media di Meta che ha un po’ movimentato il panorama dei social media, sembra iniziare a imitare Twitter limitando il numero di post che gli utenti possono vedere.

    Adam Mosseri, CEO di Instagram, lo ha annunciato in un post su Threads, dicendo che “gli attacchi di spam sono aumentati, quindi dovremo essere più severi con le cose come i limiti di frequenza, il che significa che limiteremo inavvertitamente più persone attive (falsi positivi)“.

    Come sapete, Twitter è stato ampiamente criticato per aver limitato, qualche settimana fa, il numero di post che gli utenti potevano visualizzare. In mezzo a quelle critiche, Threads è stato lanciato e in pochi giorni è diventato una delle app di social media più scaricate negli Stati Uniti.

    Ma Threads, nel dare la colpa agli spammer, ha citato la stessa ragione che Twitter ha usato in precedenza quando ha istituito i limiti.

    Elon Musk, il proprietario di Twitter, aveva inizialmente detto che Twitter avesse fato ricorso  ai limiti di frequenza per fermare lo “scraping dei dati”, ma la società ha poi affermato in una dichiarazione che lo scopo era “rilevare ed eliminare i bot e altri attori dannosi che stanno danneggiando la piattaforma“. I limiti di frequenza rigorosi di Twitter sono stati in vigore solo per pochi giorni.

    Nel caso di Threads, non c’è un calendario che preveda quanto tempo i limiti di frequenza su Threads rimarranno in vigore.

    In un tweet di risposta a uno screenshot del post di Mosseri, Musk sembrava divertito, come al suo solito in casi come questi.

    Threads ha raggiunto 100 milioni di utenti la scorsa settimana più velocemente di qualsiasi altra app, solo cinque giorni dopo il suo lancio. Ma deve ancora dimostrare molto per essere un concorrente a lungo termine di Twitter.

    I dati di Google Trends hanno mostrato che l’interesse di ricerca per la piattaforma è diminuito dai primi giorni del suo lancio. Ma oltre a questi ci sono altri risultati che dimostrano come l’engagement sulla piattaforma si sia ridotto, se non addirittura dimezzato.

    I numeri dicono che Threads è sceso a 23,6 milioni di utenti attivi.

    Ricordiamo che Threads non è ancora disponibile per il download in Europa a causa delle normative sulla privacy dei dati dell’Unione Europea.

  • Con Isual la distribuzione dei contenuti è fake news free

    Con Isual la distribuzione dei contenuti è fake news free

    Isual è una piattaforma che permette alle aziende di moltiplicare i contenuti in modo sicuro e affidabile. Sviluppata dall’imprenditrice ferrarese Arianna Ruzza, offre una serie di funzionalità che consentono alle aziende di diffondere i propri contenuti su diverse piattaforme social media.

    L’era digitale ha reso la diffusione dei contenuti più facile che mai. Ma, come sappiamo bene, tutto questo ha anche portato alla diffusione di contenuti falsi e disinformativi.

    Ed è per questo che nasce Isual®, la piattaforma che permette alle aziende di diffondere i propri contenuti in modo sicuro e affidabile. La piattaforma offre una serie di funzionalità che consentono alle aziende di verificare la fonte dei contenuti e di controllarne la qualità prima di diffonderli.

    Inoltre, Isual offre alle aziende la possibilità di tracciare la diffusione dei propri contenuti e di misurarne l’impatto.

    Nel mondo di oggi, le aziende sono alla ricerca di modalità digitali per espandere il proprio pubblico. E, anche qui lo sappiamo bene, la diffusione dei contenuti online può essere un compito complesso e dispendioso in termini di tempo. Una situazione che potrebbe essere molto diversa con l’ausilio di Isual.

    Isual, il cui nome nasce dalla combinazione di “Visual” e “Isual”, sviluppata dall’imprenditrice ferrarese Arianna Ruzza, è un’innovazione significativa per le realtà “aggregate”, come franchising, case editrici e consorzi alimentari; è una piattaforma che permette alle aziende di moltiplicare i contenuti in modo sicuro e affidabile.

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    Utilizzando Isual, le aziende possono facilmente calcolare il vantaggio della condivisione simultanea. Attraverso una interfaccia user-friendly, l’utente inserisce la periodicità del messaggio, il numero di partner che lo condivideranno e sceglie le piattaforme social media su cui pubblicarlo, inclusi Facebook, Instagram, Linkedin, GoogleMyBusiness, Telegram, Twitter, WordPress, e altre.

    Per un’azienda con 20 partner che utilizzano esclusivamente Facebook e LinkedIn e che producono 4 post al mese, l’amplificazione del messaggio può raggiungere il 1900%, con una ottimizzazione del budget del 425%.

    Funzionalità di Isual

    Come dicevamo all’inizio, Isual offre una serie di funzionalità che consentono alle aziende di diffondere i propri contenuti in modo sicuro e affidabile. Queste funzionalità includono:

    • Verifica della fonte dei contenuti: Isual® verifica la fonte dei contenuti prima di diffonderli. Questo aiuta a garantire che i contenuti siano accurati e affidabili.
    • Controllo della qualità dei contenuti: Isual® controlla la qualità dei contenuti prima di diffonderli. Questo aiuta a garantire che i contenuti siano ben scritti e pertinenti al pubblico target.
    • Tracciamento della diffusione dei contenuti: Isual® traccia la diffusione dei contenuti dopo che sono stati pubblicati. Questo aiuta le aziende a misurare l’impatto dei propri contenuti e a ottimizzare le loro campagne di marketing.
    • Misurazione dell’impatto dei contenuti: Isual® misura l’impatto dei contenuti dopo che sono stati pubblicati. Questo aiuta le aziende a capire come i loro contenuti vengono recepiti dal pubblico e a ottimizzare le loro campagne di marketing.

    Come potete vedere sono tutte funzionalità molto utili nella fase di distribuzione dei contenuti e poter fare tutto in sicurezza, oltre ad essere la condizione ideale che tutte le aziende ricercano, rappresenta il fiore all’occhiello di una piattaforma come Isual.

    In conclusione di questa nostra considerazione su questa interessante piattaforma come Isual, possiamo dire che uno strumento come questo può essere fondamentale per le aziende e aiutarle a condividere contenuti digitali in sicurezza.

    Per saperne di più, visita il sito web www.isual.it.

  • Elon Musk lancia xAI, la sua nuova società di intelligenza artificiale

    Elon Musk lancia xAI, la sua nuova società di intelligenza artificiale

    Elon Musk ha lanciato una nuova società di intelligenza artificiale chiamata xAI. La società si propone di rivaleggiare con OpenAI, Microsoft e Google. Musk ha previsto che un’IA più intelligente degli umani sarà realtà tra cinque o sei anni.

    Elon Musk, già proprietario di Twitter e CEO di SpaceX e Tesla, ha ufficialmente lanciato la sua nuova impresa nel settore dell’intelligenza artificiale. Si chiama xAI e si presenta come potenziale competitor di colossi dell’IA come OpenAI, Microsoft e Google (proprio Bard arriva in Italia da oggi).

    xAI è qui per capire la realtà,” così Musk ha annunciato su Twitter, la piattaforma di social media di sua proprietà. Musk aveva costituito l’azienda di IA in Nevada a marzo, reclutando ricercatori nel tentativo di creare un rivale per OpenAI, la compagnia che ha lanciato ChatGPT. Musk ha criticato ChatGPT definendolo e ha avvertito che potrebbe portare l’IA a diventare troppo potente per essere controllata dagli umani.

    La rapida scalata di ChatGPT (100 milioni di utenti in 5 giorni) ha scatenato un vortice di interesse da parte degli investitori nel settore dell’IA. Microsoft, che aveva stretto una partnership con OpenAI, ha poi preferito andare a fondo con la partnership a gennaio con un investimento pluriennale di diversi miliardi di dollari. Google, parte del colosso Alphabet, ha cercato di tenere il passo, rilasciando il proprio chatbot, Bard che, come ricordavamo all’inizio, è finalmente disponibile anche in Italia.

    xAI intelligenza artificiale elon musk franzrusso.it

    La visione di Elon Musk per l’IA

    Durante un spazio live su Twitter, Elon Musk ha presentato la nuova società e la sua visione per l’IA, espremendo il suo sostegno alla regolamentazione governativa dell’IA. Ha, inoltre, suggerito l’idea di una cooperazione internazionale con il governo cinese sulla tecnologia dell’IA.

    Se potessi mettere in pausa l’IA o l’IA superintelligente, lo farei. Ma non sembra realistico,” ha detto Musk. E ancora, il CEO di Tesla crede sia possibile “far crescere” un’IA curiosa riguardo all’umanità e all’universo, e che non sia pericolosa. Musk ha previsto che un’IA più intelligente degli umani sarà realtà tra cinque o sei anni, una tempistica più breve rispetto a quella prevista dalla maggior parte dei ricercatori in Intelligenza Artificiale.

    Durante lo space, Musk ha accolto con favore la supervisione governativa e ha detto di aver avuto recentemente conversazioni con alti funzionari del governo cinese riguardo ai rischi dell’IA e alla regolamentazione.

    Il Futuro dell’Intelligenza Artificiale

    La competizione nell’IA è ora feroce. Google, Microsoft e altre grandi aziende tecnologiche hanno da anni investito miliardi di dollari nella ricerca sull’IA, integrando le loro scoperte in prodotti esistenti come Google Search o per rendere i loro data center più efficienti. L’anno scorso, OpenAI ha suscitato una nuova ondata di entusiasmo attorno alla tecnologia rilasciando ChatGPT direttamente ai consumatori, permettendo loro di vedere gli avanzamenti nell’IA.

    Durante l’evento Twitter Spaces, Musk ha affermato che ci vorrà del tempo prima che xAI raggiunga il livello di OpenAI e Google. Ha inoltre parlato a lungo del suo recente viaggio in Cina, dove ha incontrato alti funzionari governativi e leader aziendali. Ha affermato di credere che la Cina stia regolamentando aggressivamente la propria industria dell’IA e che abbia avvertito i funzionari governativi che un’IA super intelligente potrebbe sottrarre il controllo del paese al Partito Comunista Cinese.

    Il difficile problema di Taiwan una volta risolto, spero che ci saranno relazioni positive tra Cina e Stati Uniti,” ha detto Musk. “Probabilmente avremo una strada accidentata tra ora e allora.

    Curiosità. La storia di Musk con la lettera X risale a molto tempo fa. La sua ex startup di servizi bancari online, X.com, è poi diventata PayPal.

    Nonostante le sfide, Elon Musk rimane deciso a plasmare il futuro dell’intelligenza artificiale con la sua nuova compagnia, xAI, portando la competizione nel settore dell’IA a un nuovo livello.

    Vedremo se riuscirà. Certamente, se decidesse di occuparsi solo di IA e la smettesse di occuparsi di Twitter sarebbe pure meglio.

  • La minaccia di Twitter non è Threads, è Twitter stesso

    La minaccia di Twitter non è Threads, è Twitter stesso

    A differenza da quello che si può pensare, Twitter non è minacciato da Threads, ma da Twitter stesso. Elon Musk, TikTok e la perdita dell’essenza della piattaforma ne stanno segnando la sua fine.

    A leggere il titolo si pensa che il tema sia l’arrivo di Threads che mette a rischio Twitter. In realtà le cose sono un po’ diverse e un po’ più semplici. Twitter stesso ha firmato la sua fine.

    So che in molti (spero) che leggeranno questo articolo pensano che questo sarebbe dovuto essere il titolo, ma permettetemi un esercizio di retorica. Un altro titolo potrebbe essere: “L’attesa della fine di Twitter, è essa stessa la fine”.

    Insomma, ci siamo capiti dove si va a parare.

    Ma in tutto questo parlare di Twitter e di Threads, come se l’app di Meta avesse sferrato il colpo finale verso la piattaforma di Elon Musk, beh, permettetemi di non trovarmi d’accordo verso questa conclusione un po’, a mio modo di vedere, troppo frettolosa.

    twitter minaccia threads 2023 franzrusso.it

    Il punto è che è Twitter stesso ad aver firmato la sua fine e Threads non sortirà alcun effetto su questo esito. Vuoi perché l’app di Meta non è ancora disponibile in UE, un mercato cospicuo per riuscire ad attrarre un pubblico più esteso, vuoi perché Threads, al momento, non ha caratteristiche particolari da essere preferito a Twitter. Al momento.

    Gli utenti Threads sono già 100 milioni

    Intanto, è notizia di oggi che gli utenti su Threads sono già 100 milioni. Un record, se ci pensate. Ma, se ci pensiamo ancora meglio, è un dato che non desta particolare sorpresa, dato che gli utenti Instagram sono gli stessi che accedono a Threads. Se non tutti, lo sono nella maggior parte dei casi.

    La fine di Twitter, per come lo abbiamo sempre usato e conosciuto, e amato, risiede in altri momenti e qui cercherà, brevemente, di riportarli alla memoria di tutti.

    Come sapete, Twitter è sempre stato un social network un po’ atipico, spesso veniva definito un “non” social network, forse neanche un “microblogging”, appellativo molto amato ai media. Ma Twitter, da subito, è sempre stato altro.

    Anzi, nel panorama che si è poi trasformato, via via, in social media (per il fatto che oltre a condividere preferenze, luoghi più amati, piatti più amati, foto di parenti e amici, venivano condivide anche informazioni e notizie) Twitter è la piattaforma più rappresentativa di questo filone.

    Twitter ha segnato tanti momenti della storia recente

    La sua presenza è stata determinante in tanti momenti della nostra storia recente che ci ha permesso di apprezzarla, e lodarla in certi casi, come nel caso della Primavera Araba, nel caso dell’uccisione di Osama Bin Laden (lo si seppe prima via Twitter), nel caso del terremoto di Fukushima, unico moto per poter restare in contatto e attivare i soccorsi.

    Di fatti ce ne sarebbero tanti, ma come dimenticare la capacità di Twitter di smuovere le coscienze e invitare tutti a prendere una posizione, al di là di quello che può essere il perseguimento di un interesse commerciale. Un caso di storia, da questo punto di vista è stato il barbaro assassinio di George Floyd.

    Ma tutto questo è stato possibile grazie agli utenti, alle persone, prima ancora che all’algoritmo. Le scelte degli utenti, gli interessi, hanno fatto sì che la piattaforma venisse modellata dalle persone stesse. Twitter, per lungo tempo, ha rappresentato questo momento che, diciamolo pure, non è stato compreso fino in fondo. Ce ne stiamo accorgendo solo adesso.

    La grande innovazione di Twitter: l’hashtag

    Basti pensare alla geniale trovata degli hashtag, non deciso da Dorsey e compagni, ma dagli utenti e avallato da chi gestiva la piattaforma, cogliendo il fatto che quella potesse essere una caratteristica per far crescere la grande comunità di Twitter.

    Ricorderete, e qui su InTime Blog, è stato raccontato e riportato diverse volte, quante volte Twitter veniva indicata come “difficile da usare” rispetto alle altre piattaforme. Certamente, lo era per una parte, abituata ad altri meccanismi, ma non lo era per tutta quella grande comunità che, invece, aveva contribuito a svilupparla.

    Per anni Twitter è andata avanti così ed è stato quello il momento in cui sono iniziati i veri problemi.

    Anche questo aspetto abbiamo raccontato qui su questo blog, sottolineando come la scarsa capacità di innovare abbia complicato ancora di più la percezione della piattaforma.

    Jack Dorsey, l’unico dei fondatori a restare a lungo come CEO della società, salvo poi espletare le sue funzioni in modalità part-time, in quanto CEO, contemporaneamente, di Square, ha commesso uno e un solo errore. Non dedicarsi ad uno sviluppo concreto della piattaforma. Una situazione che ha finito per creare delle grosse crepe e, in una di queste, ci si è infilata proprio Elon Musk. E, una volta entrato, ha mandato all’aria tutto. Legittimamente, ma non si è fatto scrupoli e ha letteralmente ignorato cosa fosse Twitter al momento del suo arrivo.

    Ma il momento finale di Twitter non è stato proprio l’arrivo di Musk, la fine, o comunque il percorso verso la fine di Twitter, ripeto, per come lo abbiamo conosciuto e amato in questi anni, è stato il voler rincorrere TikTok e modellare l’algoritmo sulla scia dell’app di video.

    Quello è stato il momento in cui tutto si è rotto e Twitter ha smesso di essere Twitter.

    Mettere mano all’algoritmo significa ridisegnare tutti i nodi del grafo che ognuo di noi ha costruito nel corso degli anni. La prova tangibile la vediamo nella sezione “Per te” che mostra contenuti di account che non seguiamo e che, forse, non avremmo mai voluto vedere.

    Tutto questo ci allontana dai nostri nodi, dai nostri contatti, dai nostri follower, trasmettendoci una sensazione di sbandamento, di non riconoscere più il luogo che abbiamo tanto amato. Spingendoci ad usarlo di meno.

    Questo perché Twitter non è TikTok e, forse, non lo sarà mai.

    Altro momento è stato quello di voler spingere verso il livello a pagamento con Twitter Blue, tagliando via una fetta cospicua di persone che hanno avvertito ancora di più la sensazione di non essere più nel luogo dove erano soliti informarsi. Subendo un trattamento ancora meno rispettoso.

    Sono tanti gli episodi in cui Twitter targato Elon Musk ha dato una visione distorta di ciò che è libertà di parola e ciò che viene spacciato come libertà. L’odio, la violenza, il sessismo, il razzismo non può essere giustificato come libertà di dire ciò che si vuole, eppure Musk ha instillato questa sensazione. Non solo l’ha instillata, l’ha pure alimentata.

    Per non parlare degli insulti e delle espressioni poco consone al ruolo che ricopre che Elon Musk sta indirizzando da giorni a Meta e a Mark Zuckerberg. Uno spettacolo indecoroso e indegno. Un esempio di cose sia per lui la libertà di espressione, per chi non lo avesse ancora chiaro.

    Ora, per cercare anche di concludere, questo articolo non è contro Twitter o contro Musk. Musk, come scritto prima non è che una conseguenza di una gestione non brillante in un momento topico per la piattaforma. Forse è un po’ contro di noi utenti, non troppo consapevoli del fatto che siamo noi che contribuiamo al successo o meno di una piattaforma. E adesso ci ritroviamo in questa condizione.

    Il futuro non è Threads, per quanto possa rappresentare un esempio positivo, ma non è una novità e non determinerà la fine di Twitter.

    Certo, dobbiamo poi riflettere su cosa potrebbe significare relegare a Meta le varie diramazioni di che cosa siano oggi i social media, incorporando all’interno di essa tutte le caratteristiche principali di questa diversità, sempre più accentrata in una sola realtà.

    E poi, va detto che, come atto finale, anche il nome Twitter sparirà, forse a brevissimo, e, a quel punto, la fine di quell’app da 140 caratteri sarà segnata definitivamente.

    Tutta questa storia, un giorno, potrà servirci come monito, in qualche modo, avendo anche l’esperienza accumulata in questi anni a renderci un po’ più vigili e attenti. Forse non sarà così, ma solo la storia ce lo dimostrerà.

  • Meta pronta a lanciare Threads, la sua alternativa a Twitter

    Meta pronta a lanciare Threads, la sua alternativa a Twitter

    Meta lancia Threads, la sua alternativa a Twitter, progettato per facilitare la discussione tra comunità. Nonostante le critiche su privacy e sicurezza dei dati, potrebbe imporsi nel panorama dei social media.

    La domanda che tutti si stanno ponendo sulle piattaforme social media è: “ma siamo di fronte ad una nuova svolta?”.

    Ecco, alla luce di quello che è accaduto negli ultimi giorni, a proposito di Twitteralla luce di quello che è accaduto negli ultimi giorni, a proposito di Twitter che ha sospeso la visualizzazione dei tweet agli utenti non loggati e imposto dei limiti, questa domanda potrebbe avere senso.

    Già, perché da domani quello che tante volte é stato paventato come “esodo da Twitter”, mai verificatosi del tutto, potrebbe essere possibile. Anche se non del tutto.

    Ma perché parliamo di domani, 6 luglio 2023?

    Meta lancia Threads, la sua alternativa a Twitter

    Perché sta per arrivare Threads, la tanto attesa risposta di Instagram a Twitter, e dovrebbe debuttare proprio domani, 6 luglio, come indicato dalla scheda dell’app sull’App Store. Questo lancio arriva, come ricordavamo prima, in un momento in cui Twitter sta affrontando diversi problemi tecnici, offrendo a Instagram una potenziale opportunità di rafforzare la propria posizione nel contesto dei social media.

    Threads, al contrario di altre piattaforme emergenti come Bluesky e Post, avrà un vantaggio significativo: gli utenti potranno portare direttamente i loro follower e le persone seguite su Instagram. In questo modo, non dovranno ricostruire la loro comunità da zero, aspetto non di poco conto.

    L’app si descrive come un luogo dove le comunità possono riunirsi per discutere di argomenti di interesse, creare e condividere idee, opinioni e creatività.

    Sebbene Threads sia strettamente connessa a Instagram, sarà una sua app indipendente. Nonostante non siano disponibili molte informazioni sull’App Store, sembra che gli utenti potranno mettere mi piace, commentare, ripubblicare e condividere post. Le schermate dell’App Store mostrano anche che si potrà scegliere l’audience a cui permettere di rispondere ai propri post.

    Update

    L’app è stata lanciata ufficialmente in 100 paesi. Per il momento, non è previsto il lancio nella UE.

    Threads permette di condividere post, della lunghezza di 500 caratteri, immagini e video, della lunghezza massima di 5 minuti.

    Questo lancio non sorprende del tutto, dato che nei mesi scorsi sono trapelate diverse informazioni sull’app. Un portavoce di Instagram ha descritto Threads come “decentralizzata” e sembra che sarà compatibile con Mastodon, che utilizza la rete decentralizzata ActivityPub. Rimane però da capire come questa decentralizzazione si coniugherà con Instagram, un’app,invece, molto centralizzata.

    Nel frattempo, il principale concorrente di Threads, Twitter, ha vissuto giorni piuttosto tumultuosi. Nei giorni scorsi la piattaforma di proprietà di Elon Musk ha bloccato agli utenti non registrati la possibilità di visualizzare i tweet, e ha impostato limiti temporanei per gli utenti registrati che potrebbero bloccarti dopo aver letto centinaia o migliaia di post in un giorno. Queste modifiche hanno causato problemi diffusi, con utenti impossibilitati a navigare nel servizio.

    Di fronte alla notizia del lancio di Threads, Elon Musk ha risposto con sarcasmo alle preoccupazioni sollevate sulla quantità di dati che l’App Store di Meta per Threads potrebbe raccogliere sugli utenti.

    L’arrivo di Threads potrebbe rappresentare una grande occasione per Meta, riuscendo ad imporsi in un contesto dove finora non c’erano mai state occasioni di inserimento.

    Resta da capire se davvero gli utenti vogliono che Meta controlli un altro aspetto della loro esperienza sui social media.

    Threads dovrà da subito registrare un’impressione positiva tra gli utenti, altrimenti rischia di essere uno dei tanti progetti che Meta ha lanciato in questi ultimi anni, senza particolare successo.

    L’obiettivo di Threads è evidente: facilitare la comunicazione e la discussione tra le comunità, avvicinando i creator di contenuti ai loro fan in un modo più diretto e personale rispetto a quanto permesso da altre piattaforme. L’integrazione diretta con Instagram potrebbe rivelarsi un punto di forza, considerando il vasto numero di utenti che potrebbe essere potenzialmente interessato a un’esperienza di social media più focalizzata.

    Ma, l’aspetto critico è la questione della privacy e della sicurezza dei dati. I detrattori, tra cui Elon Musk e l’ex CEO di Twitter Jack Dorsey, hanno espresso preoccupazione per la quantità di dati che Meta, la società madre di Instagram, raccoglie sugli utenti. Questo aspetto potrebbe ostacolare l’adozione di Threads da parte di un’ampia base di utenti preoccupata per la sicurezza dei propri dati personali.

    In ogni caso, Threads, come dicevamo prima, arriva in un momento opportuno. Potrebbe sfruttare le difficoltà di Twitter e cercare di posizionarsi come una valida alternativa. Le dinamiche del mercato dei social media sono in costante evoluzione, e Threads potrebbe giocare la sua parte.

    Domani, dunque, sarà una data importante per i social media e Meta potrebbe ridefinire le regole del gioco, dando vita a una nuova era di interazione social.

    Come sempre, il successo dell’app dipenderà da come gli utenti percepiranno e adotteranno questa nuova piattaforma.

    Anche perché, come abbiamo sempre visto, specialmente in questo ultimo anno, sono sempre gli utenti che decidono il successo di una piattaforma o di una app.

  • Gen Z e le piattaforme social media più usate in Italia

    Gen Z e le piattaforme social media più usate in Italia

    Gen Z e social media. Con i dati Comscore scopriamo quali sono le app e piattaforme più usate dagli utenti più giovani. Su tutte, YouTube è quella più usata. Da segnalare la parabola BeReal, ormai in caduta libera.

    È noto come la Gen Z sia particolarmente abile nell’utilizzo di social media e piattaforme digitali. Non a caso, stiamo parlando di una generazione che è nativamente digitale.

    Di recente, lo studio Schermi Futuri ha indagato il modo in cui i giovani usano i social media e, soprattutto, con quale approccio. Dati interessanti che vi invitiamo a leggere.

    Ora, anche in luogo di una continua frammentazione dei social media, diventa sempre più arduo tracciare esattamente dove gli utenti di questa generazione scelgono di trascorrere il loro tempo. Sulla base dei dati reperiti da Comscore, cerchiamo di vedere quali sono le app e piattaforme social media più apprezzate dalla Gen Z. E poi vedremo anche un confronto tra l’uso dei social media della Gen Z e l’uso generale della popolazione.

    Lo studio, basato come dicevamo su dati Comscore, focalizza l’attenzione sulle app mobile in Italia, Regno Unito e Spagna, considerando la fascia di utenti tra i 18 e i 24 anni, per avere un’immagine più fedele possibile della Gen Z (nati tra il 1997 e il 2012).

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    Piattaforme social media con la maggior penetrazione tra la Gen Z

    Dall’analisi emerge che l’app mobile di YouTube domina in tutti e tre i paesi, con un picco di penetrazione in Spagna (87%). L’Italia è il secondo paese con il 74%.

    Instagram segue a ruota con una penetrazione superiore al 60%. E anche in questo caso a guidare è la Spagna con il 76%; segue UK con il 63%; poi l’Italia con un quasi sorprendente 61%.

    Snapchat e Reddit, molto diffusi nel Regno Unito con una penetrazione rispettivamente del 51% e del 23%, sono meno presenti in Italia e Spagna. In merito a Twitter, Twitch e BeReal, la Spagna evidenzia una maggiore popolarità tra la generazione Z rispetto agli altri due Paesi.

    Se guardiamo il dato riferito all’app o la piattaforma social media che è cresciuta di più, i dati Comscore rilevano che, tra aprile 2022 e aprile 2023, BeReal ha mostrato il tasso di crescita più elevato in termini di visitatori unici totali tra i 18 e i 24 anni in Italia, Regno Unito e Spagna. Quindi nel 2022, l’app si è consolidata nel panorama dei social media.

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    Gen Z e social media: la parabola di BeReal

    BeReal, tra gli utenti 18-24 anni, ha fatto registrare numero elevati in assoluto:

    • in UK +698K
    • in Italia +609K
    • in Spagna +552K

    Ma va detto che, a proposito di BeReal, questo scenario è già in trasformazione e c’è chi definisce l’app del “momento” come ormai in caduta libera. Infatti, gli utenti giornalieri attivi si sono più che dimezzati tra ottobre 2022 e marzo 2023, passando da 20 milioni a 6 milioni.

    Una trasformazione, comunque un cambio di scenario repentino, che deve farci riflettere su una questione. E cioè se davvero siamo disposti a mostrarci autentici e se davvero vogliamo condividere questa nostra autenticità. Dalla parabola di BeReal, finito il momento di successo, sembrerebbe proprio di no.

    E poi, c’è un altro aspetto da considerare. Forse questa autenticità è troppo “impegnativa”. BeReal, forse, imponeva di essere autentici, di mostrarsi per quello che siamo davvero. Ma, nell’era dell’apparenza, della approvazione social a tutti i costi, tutto questo non paga ed è forse meglio fingersi non autentici e continuare ad usare app come Instagram, ad esempio, che nel frattempo, come ormai spesso accade, ha inglobato una delle caratteristiche di BeReal, di fatto mettendola in crisi.

    Proseguendo con la ricerca, se confrontiamo la Gen Z con la popolazione digitale generale, gli utenti più giovani eccedono i valori medi su quasi tutte le piattaforme social, con l’eccezione di LinkedIn e Facebook. Le piattaforme dove spiccano di più sono BeReal, Twitch, Reddit e Snapchat.

    La ricerca ha posi esaminato tutte e tre le fasce di età rappresentate nel grafico: Gen Z, 25-34 e 35+. Per quanto riguarda YouTube, la fascia di età 18-24 anni mostra la più alta penetrazione in Italia e Spagna, mentre nel Regno Unito la fascia di età 25-34 li supera di 6 punti percentuali di copertura.

    La penetrazione fornisce una panoramica sull’utilizzo di queste app da parte dei vari gruppi di età, ma altre metriche come il tempo speso per utente e le visite incrociate offrono ulteriori dettagli su come i livelli di coinvolgimento variano tra le diverse piattaforme, e come la Gen Z naviga tra una piattaforma e l’altra.

    Ad esempio, sebbene la Gen Z in Spagna abbia una penetrazione su Facebook inferiore alla media, ciascun utente ha trascorso mediamente 3 ore sull’app nell’aprile 2023, un dato che è più del tempo speso su Pinterest, Reddit o Snapchat.

    La Gen Z mostra un’ampia varietà di comportamenti nell’uso dei social media e delle piattaforme digitali. Questo rispecchia la velocità con cui le nuove tendenze emergono e cambiano nel panorama digitale. YouTube, Instagram e TikTok continuano a essere tra le piattaforme più popolari, mentre l’uso di piattaforme emergenti come BeReal evidenzia la continua evoluzione di questo settore.

    Ad ogni modo, le metriche come la penetrazione non raccontano l’intera storia. L’analisi del tempo speso e delle visite incrociate offre una visione più completa dell’interazione tra Gen Z e le piattaforme social media. Nonostante alcune piattaforme possano avere una penetrazione inferiore, il tempo trascorso dagli utenti può essere significativamente più alto, evidenziando un coinvolgimento profondo.

    A questo punto, risulta interessante per le aziende e i brand comprendere queste tendenze e agire di conseguenza. Anche perché la Gen Z, lo sappiamo, è una generazione destinata a plasmare il futuro del digitale.

    Gen Z italiana e social media

    Da quello che risulta dalla ricerca, la Generazione Z italiana è molto attiva sui social media, con alcune piattaforme che si distinguono particolarmente per il loro utilizzo.

    1. YouTube: come nel resto dei paesi considerati, l’app di YouTube risulta molto popolare anche tra la Gen Z italiana, con il 74%
    2. Instagram: anche Instagram è molto utilizzato dalla Generazione Z italiana, rientrando tra le piattaforme con una “reach” (percentuale di pubblico raggiunto) molto alta, con il 61%.
    3. BeReal: questa è la piattaforma che ha visto la crescita più rapida tra la Generazione Z italiana, con un aumento di 609.000 utenti unici nell’arco di un anno, da aprile 2022 ad aprile 2023, con il 15%.
    4. TikTok: la piattaforma video del momento, che ha influenzato ormai tutte le piattaforma social media, inclusa Twitter, risulta la terza piattaforma più usata dalla Generazione Z italiana con il 58%.
    5. Da segnalare Twitch con il 15% e poi, tra tutte le altre app, da evidenziare come LinkedIn non abbia appeal sulla Generazione Z con appena il 5%.

    Mentre piattaforme come Snapchat e Reddit mostrano una presenza più limitata in Italia rispetto al Regno Unito, l’uso di Twitter, Twitch e BeReal (ancora per poco) è comunque significativo.

    Infine, confrontando l’utilizzo dei social media della Generazione Z con la popolazione digitale generale italiana, risulta che la Gen Z supera i valori medi su molte piattaforme, fatta eccezione per LinkedIn e Facebook.

    La Generazione Z italiana si distingue, quindi, per un uso intenso e variegato dei social media, privilegiando in particolare YouTube, Instagram e BeReal. Tuttavia, l’engagement specifico può variare notevolmente a seconda della piattaforma.

  • Su Internet si parla per lo più Inglese, un rischio per l′AI

    Su Internet si parla per lo più Inglese, un rischio per l′AI

    L’Inglese domina su Internet, ma molte lingue sono quasi assenti. Questo squilibrio potrebbe influenzare l’Intelligenza Artificiale, che rischia di favorire l’inglese, marginalizzando altri idiomi.

    Internet è diventato una parte integrante della vita di circa il 63% della popolazione mondiale, con oltre 5 miliardi di persone connesse digitalmente. Resta ancora, purtroppo, attuale il dato di circa il 37% della popolazione mondiale che non ha accesso a Internet.

    Ora, questa enorme massa di individui proviene da tutte le parti del mondo e parla migliaia di lingue diverse, molte delle quali si possono trovare online, dall’urdu al catalano.

    Ma di recente, uno studio condotto da Rest of World in collaborazione con W3Techs, azienda austriaca specializzata in web scanning, ci mostra un quadro diverso.

    I madrelingua inglese sono il 5% della popolazione globale

    Secondo i dati raccolti da questo studio, oltre la metà dei siti web utilizza l’inglese come lingua principale, una percentuale sorprendentemente alta considerando che i madrelingua inglesi costituiscono meno del 5% della popolazione globale.

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    Al contrario, le lingue più parlate nel mondo come il cinese e l’hindi, nonostante la loro vasta diffusione, sono rispettivamente presenti solo nell’1,4% e nello 0,07% dei domini. Lingue come il bengalese e l’urdu, parlate da centinaia di milioni di persone, sono quasi assenti online.

    Da quello che sappiamo, W3Techs monitora principalmente i linguaggi di programmazione utilizzati online. La società quindi scandisce regolarmente i domini pubblicamente accessibili, categorizzandoli per lingua e fornendo rapporti in tempo reale ai suoi clienti. I dati raccolti sono stati poi comparati con le statistiche sull’uso delle lingue a livello mondiale, fornite da Ethnologue, un’organizzazione no-profit riconosciuta come autorità mondiale in materia di lingue.

    Alcune lingue europee su Internet sono inesistenti

    La combinazione di questi due set di dati mostra un’evidente sovrarappresentazione e sottorappresentazione di alcune lingue sul web. L’inglese, il tedesco e il giapponese dominano l’internet molto più di quanto non facciano tra i parlanti nativi, mentre molte lingue non europee sono quasi inesistenti online.

    Le organizzazioni internazionali vedono questa discrepanza come un segnale preoccupante per il futuro. Già nel 2003, l’UNESCO esortava i settori pubblici e privati a mantenere contenuti online in tutte le lingue umane. Tuttavia, con l’espansione del web, il divario tra le lingue parlate e quelle utilizzate online non ha fatto che aumentare.

    Bhanu Neupane, manager presso l’UNESCO che si occupa di inequità linguistica, ha espresso la preoccupazione di un futuro in cui solo una manciata di lingue avrà una presenza significativa online. “Il mondo sta convergendo,” ha detto Neupane, “e tra 15 anni potrebbero esserci solo cinque o dieci lingue che vengono effettivamente utilizzate nelle attività commerciali e online.

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    Anche se i dati presentano delle limitazioni (ad esempio, non tengono conto dei contenuti non pubblicamente accessibili come le app e i social network), il messaggio di fondo è chiaro. Milioni di persone non madrelingua inglesi sono costrette a utilizzare il web in una lingua.

    Le indagini sulla questione variano, ma la valutazione dell’UNESCO è coerente con i risultati di W3Techs, che mostrano solo 14 lingue presenti in più dell’1% dei domini.

    Se vi state chiedendo quale sia la situazione dell’italiano, la risposta è nel grafico che vedete in alto e ci illustra che la nostra lingua sul web è usata per l’1,9%, a fronte di uno 0,81% di persone che la parlano a livello globale.

    In ogni caso, è importante considerare alcune limitazioni di questo set di dati. Le informazioni provengono da scansioni di siti web pubblicamente disponibili, quindi qualsiasi cosa si trovi dietro un login, come app e social network, non viene probabilmente conteggiata. Questo potrebbe implicare una sottostima particolare del web cinese, sebbene sia difficile determinare l’entità di questa discrepanza.

    Inglese e Internet, limiti per l’Intelligenza Artificiale Generativa

    Anche all’interno di social media accessibili al web, come Reddit, le scansioni non sono progettate per esaminare ogni pagina di un dominio, il che significa che potrebbero essere sottostimati anche le comunità non anglofone presenti su siti in lingua inglese.

    Nonostante queste considerazioni, l’immagine complessiva è difficile da ignorare.

    Milioni di persone, dunque, che non hanno l’inglese come lingua madre, o che non parlano affatto inglese, si trovano costrette a utilizzare il web in una lingua diversa da quella con la quale sono cresciuti.

    Questa realtà assume una rilevanza ancora più grande se consideriamo che i testi disponibili pubblicamente su Internet vengono spesso utilizzati per formare grandi modelli linguistici, come Bard e GPT-4.

    In pratica, il punto chiave è che se l’addestramento dei modelli di intelligenza artificiale generativa, come Bard e GPT-4, si basa in gran parte su testi disponibili in inglese, allora si rischia di creare programmi che favoriscono l’inglese e forse non riuscirebbero a comprendere o generare efficacemente contenuti in altre lingue.

    Tutto questo crea una sorta di squilibrio digitale, in cui l’intelligenza artificiale può finire per essere ottimizzata prevalentemente per coloro che parlano inglese, a discapito di coloro che parlano altre lingue.

  • Schermi Futuri, il rapporto tra la Gen Z e i social media

    Schermi Futuri, il rapporto tra la Gen Z e i social media

    Schermi Futuri esplora l’interazione tra Gen Z e i social media, evidenziando 8 comunità di auto-percezione. I risultati, raccolti in un Libro Bianco, offrono spunti interessanti.

    Osservare, comprendere, agire. Questi sono i tre pilastri che guidano “Schermi Futuri”, l’innovativo progetto di Unieuro, leader del mercato Consumer Electronics italiano. Il primo Osservatorio nato per indagare e comprendere il rapporto tra la tecnologia e le persone. Realizzato in collaborazione con Ipsos e diretto scientificamente dal Dott. Paolo Crepet, questo ambizioso progetto si pone l’obiettivo di esplorare e analizzare la sempre più complessa relazione tra le nuove generazioni e i social media.

    La ricerca è stata presentata a Milano, presso il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia, con la moderazione della giornalista Simona Branchetti, alla presenza di Gianacarlo Nicosanti Monterasteli, CEO di Unieuro; Paolo Crepet, direttore scientifico della ricerca; Enzo Risso, direttore scientifico di Ipsos; Rudy Bandiera, docente e content creator; Federico Roberti, direttore SiamoZeta.

    Unieuro, leader del mercato italiano dell’elettronica di consumo, ha sempre sostenuto un utilizzo responsabile della tecnologia. Con l’osservatorio Schermi Futuri, l’azienda intende approfondire la comprensione dei fenomeni che l’innovazione porta con sé, offrendo una fotografia reale dell’impatto che questi fenomeni hanno sulle persone.

    schermi futuri gen z social media franzrusso

    Obiettivo principale è esplorare i comportamenti dei giovani sui social media, capire le loro sensazioni all’interno di questi ecosistemi e scoprire la possibile correlazione tra la percezione che i ragazzi hanno di sé stessi nella vita quotidiana e il loro modo di utilizzare le piattaforme online.

    La ricerca è stata condotta su un campione di circa 1.200 ragazzi di età compresa tra i 14 e i 19 anni attivi sui principali social media, attraverso sondaggi web e interviste online.

    Schermi Futuri, la ricerca

    Dall’analisi condotta sui comportamenti e sulle auto-percezioni degli “Zedder” (come vengono chiamati i membri della Generazione Z) sono state identificate otto comunità, ciascuna rappresentante di un diverso stato d’animo o sensazione. Questi gruppi includono:

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    esuberanti spensierati – 18% del campione, in prevalenza studenti che vivono i social media come una naturale continuazione della reale vita sociale;

    audaci per emergere – 15% del campione, caratterizzati da coraggio e bisogno di originalità;

    bramosi di ammirazione – il gruppo più presente con il 20% del campione, più giovani della media (14-16 anni 55% v/ 50%), che vivono maggiormente al Sud (36% v/28%) e nelle grandi città (64% v/49%) e per i quali l’obiettivo è apparire;

    genuini concreti – 15% del campione, più partecipi alle dinamiche della vita quotidiana
    e familiare, hanno molti amici e si sentono sereni e liberi, non credendo che i social li
    aiutino a valorizzare pienamente i propri sentimenti;

    pacati riflessivi – 18% del campione, abituati a procedere con cautela, che fanno dei
    social un uso “passivo” e vivono nel mondo reale, dove si esprimono al meglio;

    poetico-passionali – 16% del campione che si definiscono sensibili, a volte timidi e
    spaventati, e sono in maggioranza ragazze fra i 17 e i 19 anni. Vivono i social come un
    luogo di continuità con gli affetti della vita reale;

    introversi taciturni – 14% del campione, persone solitarie e schive che non amano
    folla e parole, sono più grandi di età – 17-19 anni;

    tenebrosi isolati – 5% del campione, ragazzi cupi ed insicuri, anche loro più grandi di
    età (17-19 anni) e che provano emozioni negative sui social.

    L’indagine ha messo in luce quattro macro-aree di attenzione: la percezione distorta del proprio corpo a causa di confronti con standard non realistici, la dipendenza dai social media, la solitudine e la noia e infine i cambiamenti nella comunicazione e nelle relazioni, inclusi fenomeni come il ghosting e il cyberbullismo.

    Il direttore scientifico del progetto Schermi Futuri, il Dott. Paolo Crepet, ha sottolineato che la ricerca ha permesso di esplorare in profondità le varie forme di auto-percezione e rappresentazione di sé che i ragazzi hanno, così come quello che desiderano mostrare di sé sui social media.

    Importanti le riflessioni di Crepet, sul fatto che obbiamo considerare le diverse generazioni e come queste si avvicinano al digitale e ai social media, che in alcuni casi costituisce un vero e proprio cambiamento epocale.

    Il professor Crepet, ovviamente con la sua interpretazione, di fronte a certi fenomeni, sottolinea che i social vanno considerati come strumenti individuali. E, ancora, che l’insicurezza si manifesta quando un follower segue con bramosia un influencer.

    Quando i social media diventano per i ragazzi della GenZ un luogo di identità e sicurezza, è necessario rafforzare le relazioni familiari per contrastare l’isolamento. “Bisogna vivere e trovare motivazioni“.

    Il Libro Bianco Schermi Futuri

    I risultati dell’indagine sono confluiti nel Libro Bianco “Schermi Futuri. Generazione Z e social fra legami liquidi e nuove comunità”. Questo testo evidenzia le aree di attenzione e vulnerabilità per i giovani di oggi, offrendo un quadro completo del loro rapporto con la tecnologia e i social media.

    La ricerca non è solo descrittiva, ma offre anche un contributo propositivo e formativo. Grazie alla consulenza del Dott. Crepet, il Libro Bianco si conclude con un decalogo di consigli e buone pratiche rivolto a educatori, genitori e insegnanti, con l’obiettivo di fornire strumenti utili per affrontare le criticità del rapporto della Generazione Z con la tecnologia.

    Il Libro Bianco rappresenta un primo passo verso la creazione di tavoli di lavoro dedicati a scuola, istituzioni e specialisti del settore, come psicologi e psichiatri, volti ad approfondire le aree di attenzione individuate dalla ricerca.

    Il Libro Bianco “Schermi Futuri. Generazione Z e social fra legami liquidi e nuove comunità” è disponibile per il download gratuito su www.schermifuturi.it, senza la necessità di fornire alcun dato personale per accedere al download. Questa scelta insolita, ma fortemente voluta da Unieuro, si propone di condividere conoscenza e competenze in maniera trasparente e totalmente priva di risvolti commerciali diretti o indiretti.

    Il rapporto tra la Generazione Z e la tecnologia è un tema di grande rilevanza nell’era digitale. L’Osservatorio Schermi Futuri di Unieuro offre uno sguardo dettagliato e approfondito su questa questione, fornendo un contributo significativo alla comprensione delle dinamiche attuali e suggerendo possibili percorsi per affrontare le sfide che ci attendono.

    Ma c’è un elemento, in conclusione, che no p affatto secondario e che va tenuto in forte considerazione, alla luce di quanto visto finora. La Generazione Z vuole essere ascoltata e coinvolta attivamente in questa epoca di cambiamento.

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