Tag: social media

  • Con Isual la distribuzione dei contenuti è fake news free

    Con Isual la distribuzione dei contenuti è fake news free

    Isual è una piattaforma che permette alle aziende di moltiplicare i contenuti in modo sicuro e affidabile. Sviluppata dall’imprenditrice ferrarese Arianna Ruzza, offre una serie di funzionalità che consentono alle aziende di diffondere i propri contenuti su diverse piattaforme social media.

    L’era digitale ha reso la diffusione dei contenuti più facile che mai. Ma, come sappiamo bene, tutto questo ha anche portato alla diffusione di contenuti falsi e disinformativi.

    Ed è per questo che nasce Isual®, la piattaforma che permette alle aziende di diffondere i propri contenuti in modo sicuro e affidabile. La piattaforma offre una serie di funzionalità che consentono alle aziende di verificare la fonte dei contenuti e di controllarne la qualità prima di diffonderli.

    Inoltre, Isual offre alle aziende la possibilità di tracciare la diffusione dei propri contenuti e di misurarne l’impatto.

    Nel mondo di oggi, le aziende sono alla ricerca di modalità digitali per espandere il proprio pubblico. E, anche qui lo sappiamo bene, la diffusione dei contenuti online può essere un compito complesso e dispendioso in termini di tempo. Una situazione che potrebbe essere molto diversa con l’ausilio di Isual.

    Isual, il cui nome nasce dalla combinazione di “Visual” e “Isual”, sviluppata dall’imprenditrice ferrarese Arianna Ruzza, è un’innovazione significativa per le realtà “aggregate”, come franchising, case editrici e consorzi alimentari; è una piattaforma che permette alle aziende di moltiplicare i contenuti in modo sicuro e affidabile.

    isual digital content fake news free franzrusso.it

    Utilizzando Isual, le aziende possono facilmente calcolare il vantaggio della condivisione simultanea. Attraverso una interfaccia user-friendly, l’utente inserisce la periodicità del messaggio, il numero di partner che lo condivideranno e sceglie le piattaforme social media su cui pubblicarlo, inclusi Facebook, Instagram, Linkedin, GoogleMyBusiness, Telegram, Twitter, WordPress, e altre.

    Per un’azienda con 20 partner che utilizzano esclusivamente Facebook e LinkedIn e che producono 4 post al mese, l’amplificazione del messaggio può raggiungere il 1900%, con una ottimizzazione del budget del 425%.

    Funzionalità di Isual

    Come dicevamo all’inizio, Isual offre una serie di funzionalità che consentono alle aziende di diffondere i propri contenuti in modo sicuro e affidabile. Queste funzionalità includono:

    • Verifica della fonte dei contenuti: Isual® verifica la fonte dei contenuti prima di diffonderli. Questo aiuta a garantire che i contenuti siano accurati e affidabili.
    • Controllo della qualità dei contenuti: Isual® controlla la qualità dei contenuti prima di diffonderli. Questo aiuta a garantire che i contenuti siano ben scritti e pertinenti al pubblico target.
    • Tracciamento della diffusione dei contenuti: Isual® traccia la diffusione dei contenuti dopo che sono stati pubblicati. Questo aiuta le aziende a misurare l’impatto dei propri contenuti e a ottimizzare le loro campagne di marketing.
    • Misurazione dell’impatto dei contenuti: Isual® misura l’impatto dei contenuti dopo che sono stati pubblicati. Questo aiuta le aziende a capire come i loro contenuti vengono recepiti dal pubblico e a ottimizzare le loro campagne di marketing.

    Come potete vedere sono tutte funzionalità molto utili nella fase di distribuzione dei contenuti e poter fare tutto in sicurezza, oltre ad essere la condizione ideale che tutte le aziende ricercano, rappresenta il fiore all’occhiello di una piattaforma come Isual.

    In conclusione di questa nostra considerazione su questa interessante piattaforma come Isual, possiamo dire che uno strumento come questo può essere fondamentale per le aziende e aiutarle a condividere contenuti digitali in sicurezza.

    Per saperne di più, visita il sito web www.isual.it.

  • La minaccia di Twitter non è Threads, è Twitter stesso

    La minaccia di Twitter non è Threads, è Twitter stesso

    A differenza da quello che si può pensare, Twitter non è minacciato da Threads, ma da Twitter stesso. Elon Musk, TikTok e la perdita dell’essenza della piattaforma ne stanno segnando la sua fine.

    A leggere il titolo si pensa che il tema sia l’arrivo di Threads che mette a rischio Twitter. In realtà le cose sono un po’ diverse e un po’ più semplici. Twitter stesso ha firmato la sua fine.

    So che in molti (spero) che leggeranno questo articolo pensano che questo sarebbe dovuto essere il titolo, ma permettetemi un esercizio di retorica. Un altro titolo potrebbe essere: “L’attesa della fine di Twitter, è essa stessa la fine”.

    Insomma, ci siamo capiti dove si va a parare.

    Ma in tutto questo parlare di Twitter e di Threads, come se l’app di Meta avesse sferrato il colpo finale verso la piattaforma di Elon Musk, beh, permettetemi di non trovarmi d’accordo verso questa conclusione un po’, a mio modo di vedere, troppo frettolosa.

    twitter minaccia threads 2023 franzrusso.it

    Il punto è che è Twitter stesso ad aver firmato la sua fine e Threads non sortirà alcun effetto su questo esito. Vuoi perché l’app di Meta non è ancora disponibile in UE, un mercato cospicuo per riuscire ad attrarre un pubblico più esteso, vuoi perché Threads, al momento, non ha caratteristiche particolari da essere preferito a Twitter. Al momento.

    Gli utenti Threads sono già 100 milioni

    Intanto, è notizia di oggi che gli utenti su Threads sono già 100 milioni. Un record, se ci pensate. Ma, se ci pensiamo ancora meglio, è un dato che non desta particolare sorpresa, dato che gli utenti Instagram sono gli stessi che accedono a Threads. Se non tutti, lo sono nella maggior parte dei casi.

    La fine di Twitter, per come lo abbiamo sempre usato e conosciuto, e amato, risiede in altri momenti e qui cercherà, brevemente, di riportarli alla memoria di tutti.

    Come sapete, Twitter è sempre stato un social network un po’ atipico, spesso veniva definito un “non” social network, forse neanche un “microblogging”, appellativo molto amato ai media. Ma Twitter, da subito, è sempre stato altro.

    Anzi, nel panorama che si è poi trasformato, via via, in social media (per il fatto che oltre a condividere preferenze, luoghi più amati, piatti più amati, foto di parenti e amici, venivano condivide anche informazioni e notizie) Twitter è la piattaforma più rappresentativa di questo filone.

    Twitter ha segnato tanti momenti della storia recente

    La sua presenza è stata determinante in tanti momenti della nostra storia recente che ci ha permesso di apprezzarla, e lodarla in certi casi, come nel caso della Primavera Araba, nel caso dell’uccisione di Osama Bin Laden (lo si seppe prima via Twitter), nel caso del terremoto di Fukushima, unico moto per poter restare in contatto e attivare i soccorsi.

    Di fatti ce ne sarebbero tanti, ma come dimenticare la capacità di Twitter di smuovere le coscienze e invitare tutti a prendere una posizione, al di là di quello che può essere il perseguimento di un interesse commerciale. Un caso di storia, da questo punto di vista è stato il barbaro assassinio di George Floyd.

    Ma tutto questo è stato possibile grazie agli utenti, alle persone, prima ancora che all’algoritmo. Le scelte degli utenti, gli interessi, hanno fatto sì che la piattaforma venisse modellata dalle persone stesse. Twitter, per lungo tempo, ha rappresentato questo momento che, diciamolo pure, non è stato compreso fino in fondo. Ce ne stiamo accorgendo solo adesso.

    La grande innovazione di Twitter: l’hashtag

    Basti pensare alla geniale trovata degli hashtag, non deciso da Dorsey e compagni, ma dagli utenti e avallato da chi gestiva la piattaforma, cogliendo il fatto che quella potesse essere una caratteristica per far crescere la grande comunità di Twitter.

    Ricorderete, e qui su InTime Blog, è stato raccontato e riportato diverse volte, quante volte Twitter veniva indicata come “difficile da usare” rispetto alle altre piattaforme. Certamente, lo era per una parte, abituata ad altri meccanismi, ma non lo era per tutta quella grande comunità che, invece, aveva contribuito a svilupparla.

    Per anni Twitter è andata avanti così ed è stato quello il momento in cui sono iniziati i veri problemi.

    Anche questo aspetto abbiamo raccontato qui su questo blog, sottolineando come la scarsa capacità di innovare abbia complicato ancora di più la percezione della piattaforma.

    Jack Dorsey, l’unico dei fondatori a restare a lungo come CEO della società, salvo poi espletare le sue funzioni in modalità part-time, in quanto CEO, contemporaneamente, di Square, ha commesso uno e un solo errore. Non dedicarsi ad uno sviluppo concreto della piattaforma. Una situazione che ha finito per creare delle grosse crepe e, in una di queste, ci si è infilata proprio Elon Musk. E, una volta entrato, ha mandato all’aria tutto. Legittimamente, ma non si è fatto scrupoli e ha letteralmente ignorato cosa fosse Twitter al momento del suo arrivo.

    Ma il momento finale di Twitter non è stato proprio l’arrivo di Musk, la fine, o comunque il percorso verso la fine di Twitter, ripeto, per come lo abbiamo conosciuto e amato in questi anni, è stato il voler rincorrere TikTok e modellare l’algoritmo sulla scia dell’app di video.

    Quello è stato il momento in cui tutto si è rotto e Twitter ha smesso di essere Twitter.

    Mettere mano all’algoritmo significa ridisegnare tutti i nodi del grafo che ognuo di noi ha costruito nel corso degli anni. La prova tangibile la vediamo nella sezione “Per te” che mostra contenuti di account che non seguiamo e che, forse, non avremmo mai voluto vedere.

    Tutto questo ci allontana dai nostri nodi, dai nostri contatti, dai nostri follower, trasmettendoci una sensazione di sbandamento, di non riconoscere più il luogo che abbiamo tanto amato. Spingendoci ad usarlo di meno.

    Questo perché Twitter non è TikTok e, forse, non lo sarà mai.

    Altro momento è stato quello di voler spingere verso il livello a pagamento con Twitter Blue, tagliando via una fetta cospicua di persone che hanno avvertito ancora di più la sensazione di non essere più nel luogo dove erano soliti informarsi. Subendo un trattamento ancora meno rispettoso.

    Sono tanti gli episodi in cui Twitter targato Elon Musk ha dato una visione distorta di ciò che è libertà di parola e ciò che viene spacciato come libertà. L’odio, la violenza, il sessismo, il razzismo non può essere giustificato come libertà di dire ciò che si vuole, eppure Musk ha instillato questa sensazione. Non solo l’ha instillata, l’ha pure alimentata.

    Per non parlare degli insulti e delle espressioni poco consone al ruolo che ricopre che Elon Musk sta indirizzando da giorni a Meta e a Mark Zuckerberg. Uno spettacolo indecoroso e indegno. Un esempio di cose sia per lui la libertà di espressione, per chi non lo avesse ancora chiaro.

    Ora, per cercare anche di concludere, questo articolo non è contro Twitter o contro Musk. Musk, come scritto prima non è che una conseguenza di una gestione non brillante in un momento topico per la piattaforma. Forse è un po’ contro di noi utenti, non troppo consapevoli del fatto che siamo noi che contribuiamo al successo o meno di una piattaforma. E adesso ci ritroviamo in questa condizione.

    Il futuro non è Threads, per quanto possa rappresentare un esempio positivo, ma non è una novità e non determinerà la fine di Twitter.

    Certo, dobbiamo poi riflettere su cosa potrebbe significare relegare a Meta le varie diramazioni di che cosa siano oggi i social media, incorporando all’interno di essa tutte le caratteristiche principali di questa diversità, sempre più accentrata in una sola realtà.

    E poi, va detto che, come atto finale, anche il nome Twitter sparirà, forse a brevissimo, e, a quel punto, la fine di quell’app da 140 caratteri sarà segnata definitivamente.

    Tutta questa storia, un giorno, potrà servirci come monito, in qualche modo, avendo anche l’esperienza accumulata in questi anni a renderci un po’ più vigili e attenti. Forse non sarà così, ma solo la storia ce lo dimostrerà.

  • Meta pronta a lanciare Threads, la sua alternativa a Twitter

    Meta pronta a lanciare Threads, la sua alternativa a Twitter

    Meta lancia Threads, la sua alternativa a Twitter, progettato per facilitare la discussione tra comunità. Nonostante le critiche su privacy e sicurezza dei dati, potrebbe imporsi nel panorama dei social media.

    La domanda che tutti si stanno ponendo sulle piattaforme social media è: “ma siamo di fronte ad una nuova svolta?”.

    Ecco, alla luce di quello che è accaduto negli ultimi giorni, a proposito di Twitteralla luce di quello che è accaduto negli ultimi giorni, a proposito di Twitter che ha sospeso la visualizzazione dei tweet agli utenti non loggati e imposto dei limiti, questa domanda potrebbe avere senso.

    Già, perché da domani quello che tante volte é stato paventato come “esodo da Twitter”, mai verificatosi del tutto, potrebbe essere possibile. Anche se non del tutto.

    Ma perché parliamo di domani, 6 luglio 2023?

    Meta lancia Threads, la sua alternativa a Twitter

    Perché sta per arrivare Threads, la tanto attesa risposta di Instagram a Twitter, e dovrebbe debuttare proprio domani, 6 luglio, come indicato dalla scheda dell’app sull’App Store. Questo lancio arriva, come ricordavamo prima, in un momento in cui Twitter sta affrontando diversi problemi tecnici, offrendo a Instagram una potenziale opportunità di rafforzare la propria posizione nel contesto dei social media.

    Threads, al contrario di altre piattaforme emergenti come Bluesky e Post, avrà un vantaggio significativo: gli utenti potranno portare direttamente i loro follower e le persone seguite su Instagram. In questo modo, non dovranno ricostruire la loro comunità da zero, aspetto non di poco conto.

    L’app si descrive come un luogo dove le comunità possono riunirsi per discutere di argomenti di interesse, creare e condividere idee, opinioni e creatività.

    Sebbene Threads sia strettamente connessa a Instagram, sarà una sua app indipendente. Nonostante non siano disponibili molte informazioni sull’App Store, sembra che gli utenti potranno mettere mi piace, commentare, ripubblicare e condividere post. Le schermate dell’App Store mostrano anche che si potrà scegliere l’audience a cui permettere di rispondere ai propri post.

    Update

    L’app è stata lanciata ufficialmente in 100 paesi. Per il momento, non è previsto il lancio nella UE.

    Threads permette di condividere post, della lunghezza di 500 caratteri, immagini e video, della lunghezza massima di 5 minuti.

    Questo lancio non sorprende del tutto, dato che nei mesi scorsi sono trapelate diverse informazioni sull’app. Un portavoce di Instagram ha descritto Threads come “decentralizzata” e sembra che sarà compatibile con Mastodon, che utilizza la rete decentralizzata ActivityPub. Rimane però da capire come questa decentralizzazione si coniugherà con Instagram, un’app,invece, molto centralizzata.

    Nel frattempo, il principale concorrente di Threads, Twitter, ha vissuto giorni piuttosto tumultuosi. Nei giorni scorsi la piattaforma di proprietà di Elon Musk ha bloccato agli utenti non registrati la possibilità di visualizzare i tweet, e ha impostato limiti temporanei per gli utenti registrati che potrebbero bloccarti dopo aver letto centinaia o migliaia di post in un giorno. Queste modifiche hanno causato problemi diffusi, con utenti impossibilitati a navigare nel servizio.

    Di fronte alla notizia del lancio di Threads, Elon Musk ha risposto con sarcasmo alle preoccupazioni sollevate sulla quantità di dati che l’App Store di Meta per Threads potrebbe raccogliere sugli utenti.

    L’arrivo di Threads potrebbe rappresentare una grande occasione per Meta, riuscendo ad imporsi in un contesto dove finora non c’erano mai state occasioni di inserimento.

    Resta da capire se davvero gli utenti vogliono che Meta controlli un altro aspetto della loro esperienza sui social media.

    Threads dovrà da subito registrare un’impressione positiva tra gli utenti, altrimenti rischia di essere uno dei tanti progetti che Meta ha lanciato in questi ultimi anni, senza particolare successo.

    L’obiettivo di Threads è evidente: facilitare la comunicazione e la discussione tra le comunità, avvicinando i creator di contenuti ai loro fan in un modo più diretto e personale rispetto a quanto permesso da altre piattaforme. L’integrazione diretta con Instagram potrebbe rivelarsi un punto di forza, considerando il vasto numero di utenti che potrebbe essere potenzialmente interessato a un’esperienza di social media più focalizzata.

    Ma, l’aspetto critico è la questione della privacy e della sicurezza dei dati. I detrattori, tra cui Elon Musk e l’ex CEO di Twitter Jack Dorsey, hanno espresso preoccupazione per la quantità di dati che Meta, la società madre di Instagram, raccoglie sugli utenti. Questo aspetto potrebbe ostacolare l’adozione di Threads da parte di un’ampia base di utenti preoccupata per la sicurezza dei propri dati personali.

    In ogni caso, Threads, come dicevamo prima, arriva in un momento opportuno. Potrebbe sfruttare le difficoltà di Twitter e cercare di posizionarsi come una valida alternativa. Le dinamiche del mercato dei social media sono in costante evoluzione, e Threads potrebbe giocare la sua parte.

    Domani, dunque, sarà una data importante per i social media e Meta potrebbe ridefinire le regole del gioco, dando vita a una nuova era di interazione social.

    Come sempre, il successo dell’app dipenderà da come gli utenti percepiranno e adotteranno questa nuova piattaforma.

    Anche perché, come abbiamo sempre visto, specialmente in questo ultimo anno, sono sempre gli utenti che decidono il successo di una piattaforma o di una app.

  • Gen Z e le piattaforme social media più usate in Italia

    Gen Z e le piattaforme social media più usate in Italia

    Gen Z e social media. Con i dati Comscore scopriamo quali sono le app e piattaforme più usate dagli utenti più giovani. Su tutte, YouTube è quella più usata. Da segnalare la parabola BeReal, ormai in caduta libera.

    È noto come la Gen Z sia particolarmente abile nell’utilizzo di social media e piattaforme digitali. Non a caso, stiamo parlando di una generazione che è nativamente digitale.

    Di recente, lo studio Schermi Futuri ha indagato il modo in cui i giovani usano i social media e, soprattutto, con quale approccio. Dati interessanti che vi invitiamo a leggere.

    Ora, anche in luogo di una continua frammentazione dei social media, diventa sempre più arduo tracciare esattamente dove gli utenti di questa generazione scelgono di trascorrere il loro tempo. Sulla base dei dati reperiti da Comscore, cerchiamo di vedere quali sono le app e piattaforme social media più apprezzate dalla Gen Z. E poi vedremo anche un confronto tra l’uso dei social media della Gen Z e l’uso generale della popolazione.

    Lo studio, basato come dicevamo su dati Comscore, focalizza l’attenzione sulle app mobile in Italia, Regno Unito e Spagna, considerando la fascia di utenti tra i 18 e i 24 anni, per avere un’immagine più fedele possibile della Gen Z (nati tra il 1997 e il 2012).

    gen z social media 2023 franzrusso.it

    Piattaforme social media con la maggior penetrazione tra la Gen Z

    Dall’analisi emerge che l’app mobile di YouTube domina in tutti e tre i paesi, con un picco di penetrazione in Spagna (87%). L’Italia è il secondo paese con il 74%.

    Instagram segue a ruota con una penetrazione superiore al 60%. E anche in questo caso a guidare è la Spagna con il 76%; segue UK con il 63%; poi l’Italia con un quasi sorprendente 61%.

    Snapchat e Reddit, molto diffusi nel Regno Unito con una penetrazione rispettivamente del 51% e del 23%, sono meno presenti in Italia e Spagna. In merito a Twitter, Twitch e BeReal, la Spagna evidenzia una maggiore popolarità tra la generazione Z rispetto agli altri due Paesi.

    Se guardiamo il dato riferito all’app o la piattaforma social media che è cresciuta di più, i dati Comscore rilevano che, tra aprile 2022 e aprile 2023, BeReal ha mostrato il tasso di crescita più elevato in termini di visitatori unici totali tra i 18 e i 24 anni in Italia, Regno Unito e Spagna. Quindi nel 2022, l’app si è consolidata nel panorama dei social media.

    social media generazione z 2023

    Gen Z e social media: la parabola di BeReal

    BeReal, tra gli utenti 18-24 anni, ha fatto registrare numero elevati in assoluto:

    • in UK +698K
    • in Italia +609K
    • in Spagna +552K

    Ma va detto che, a proposito di BeReal, questo scenario è già in trasformazione e c’è chi definisce l’app del “momento” come ormai in caduta libera. Infatti, gli utenti giornalieri attivi si sono più che dimezzati tra ottobre 2022 e marzo 2023, passando da 20 milioni a 6 milioni.

    Una trasformazione, comunque un cambio di scenario repentino, che deve farci riflettere su una questione. E cioè se davvero siamo disposti a mostrarci autentici e se davvero vogliamo condividere questa nostra autenticità. Dalla parabola di BeReal, finito il momento di successo, sembrerebbe proprio di no.

    E poi, c’è un altro aspetto da considerare. Forse questa autenticità è troppo “impegnativa”. BeReal, forse, imponeva di essere autentici, di mostrarsi per quello che siamo davvero. Ma, nell’era dell’apparenza, della approvazione social a tutti i costi, tutto questo non paga ed è forse meglio fingersi non autentici e continuare ad usare app come Instagram, ad esempio, che nel frattempo, come ormai spesso accade, ha inglobato una delle caratteristiche di BeReal, di fatto mettendola in crisi.

    Proseguendo con la ricerca, se confrontiamo la Gen Z con la popolazione digitale generale, gli utenti più giovani eccedono i valori medi su quasi tutte le piattaforme social, con l’eccezione di LinkedIn e Facebook. Le piattaforme dove spiccano di più sono BeReal, Twitch, Reddit e Snapchat.

    La ricerca ha posi esaminato tutte e tre le fasce di età rappresentate nel grafico: Gen Z, 25-34 e 35+. Per quanto riguarda YouTube, la fascia di età 18-24 anni mostra la più alta penetrazione in Italia e Spagna, mentre nel Regno Unito la fascia di età 25-34 li supera di 6 punti percentuali di copertura.

    La penetrazione fornisce una panoramica sull’utilizzo di queste app da parte dei vari gruppi di età, ma altre metriche come il tempo speso per utente e le visite incrociate offrono ulteriori dettagli su come i livelli di coinvolgimento variano tra le diverse piattaforme, e come la Gen Z naviga tra una piattaforma e l’altra.

    Ad esempio, sebbene la Gen Z in Spagna abbia una penetrazione su Facebook inferiore alla media, ciascun utente ha trascorso mediamente 3 ore sull’app nell’aprile 2023, un dato che è più del tempo speso su Pinterest, Reddit o Snapchat.

    La Gen Z mostra un’ampia varietà di comportamenti nell’uso dei social media e delle piattaforme digitali. Questo rispecchia la velocità con cui le nuove tendenze emergono e cambiano nel panorama digitale. YouTube, Instagram e TikTok continuano a essere tra le piattaforme più popolari, mentre l’uso di piattaforme emergenti come BeReal evidenzia la continua evoluzione di questo settore.

    Ad ogni modo, le metriche come la penetrazione non raccontano l’intera storia. L’analisi del tempo speso e delle visite incrociate offre una visione più completa dell’interazione tra Gen Z e le piattaforme social media. Nonostante alcune piattaforme possano avere una penetrazione inferiore, il tempo trascorso dagli utenti può essere significativamente più alto, evidenziando un coinvolgimento profondo.

    A questo punto, risulta interessante per le aziende e i brand comprendere queste tendenze e agire di conseguenza. Anche perché la Gen Z, lo sappiamo, è una generazione destinata a plasmare il futuro del digitale.

    Gen Z italiana e social media

    Da quello che risulta dalla ricerca, la Generazione Z italiana è molto attiva sui social media, con alcune piattaforme che si distinguono particolarmente per il loro utilizzo.

    1. YouTube: come nel resto dei paesi considerati, l’app di YouTube risulta molto popolare anche tra la Gen Z italiana, con il 74%
    2. Instagram: anche Instagram è molto utilizzato dalla Generazione Z italiana, rientrando tra le piattaforme con una “reach” (percentuale di pubblico raggiunto) molto alta, con il 61%.
    3. BeReal: questa è la piattaforma che ha visto la crescita più rapida tra la Generazione Z italiana, con un aumento di 609.000 utenti unici nell’arco di un anno, da aprile 2022 ad aprile 2023, con il 15%.
    4. TikTok: la piattaforma video del momento, che ha influenzato ormai tutte le piattaforma social media, inclusa Twitter, risulta la terza piattaforma più usata dalla Generazione Z italiana con il 58%.
    5. Da segnalare Twitch con il 15% e poi, tra tutte le altre app, da evidenziare come LinkedIn non abbia appeal sulla Generazione Z con appena il 5%.

    Mentre piattaforme come Snapchat e Reddit mostrano una presenza più limitata in Italia rispetto al Regno Unito, l’uso di Twitter, Twitch e BeReal (ancora per poco) è comunque significativo.

    Infine, confrontando l’utilizzo dei social media della Generazione Z con la popolazione digitale generale italiana, risulta che la Gen Z supera i valori medi su molte piattaforme, fatta eccezione per LinkedIn e Facebook.

    La Generazione Z italiana si distingue, quindi, per un uso intenso e variegato dei social media, privilegiando in particolare YouTube, Instagram e BeReal. Tuttavia, l’engagement specifico può variare notevolmente a seconda della piattaforma.

  • Schermi Futuri, il rapporto tra la Gen Z e i social media

    Schermi Futuri, il rapporto tra la Gen Z e i social media

    Schermi Futuri esplora l’interazione tra Gen Z e i social media, evidenziando 8 comunità di auto-percezione. I risultati, raccolti in un Libro Bianco, offrono spunti interessanti.

    Osservare, comprendere, agire. Questi sono i tre pilastri che guidano “Schermi Futuri”, l’innovativo progetto di Unieuro, leader del mercato Consumer Electronics italiano. Il primo Osservatorio nato per indagare e comprendere il rapporto tra la tecnologia e le persone. Realizzato in collaborazione con Ipsos e diretto scientificamente dal Dott. Paolo Crepet, questo ambizioso progetto si pone l’obiettivo di esplorare e analizzare la sempre più complessa relazione tra le nuove generazioni e i social media.

    La ricerca è stata presentata a Milano, presso il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia, con la moderazione della giornalista Simona Branchetti, alla presenza di Gianacarlo Nicosanti Monterasteli, CEO di Unieuro; Paolo Crepet, direttore scientifico della ricerca; Enzo Risso, direttore scientifico di Ipsos; Rudy Bandiera, docente e content creator; Federico Roberti, direttore SiamoZeta.

    Unieuro, leader del mercato italiano dell’elettronica di consumo, ha sempre sostenuto un utilizzo responsabile della tecnologia. Con l’osservatorio Schermi Futuri, l’azienda intende approfondire la comprensione dei fenomeni che l’innovazione porta con sé, offrendo una fotografia reale dell’impatto che questi fenomeni hanno sulle persone.

    schermi futuri gen z social media franzrusso

    Obiettivo principale è esplorare i comportamenti dei giovani sui social media, capire le loro sensazioni all’interno di questi ecosistemi e scoprire la possibile correlazione tra la percezione che i ragazzi hanno di sé stessi nella vita quotidiana e il loro modo di utilizzare le piattaforme online.

    La ricerca è stata condotta su un campione di circa 1.200 ragazzi di età compresa tra i 14 e i 19 anni attivi sui principali social media, attraverso sondaggi web e interviste online.

    Schermi Futuri, la ricerca

    Dall’analisi condotta sui comportamenti e sulle auto-percezioni degli “Zedder” (come vengono chiamati i membri della Generazione Z) sono state identificate otto comunità, ciascuna rappresentante di un diverso stato d’animo o sensazione. Questi gruppi includono:

    schermi futuri community gen z social media

    esuberanti spensierati – 18% del campione, in prevalenza studenti che vivono i social media come una naturale continuazione della reale vita sociale;

    audaci per emergere – 15% del campione, caratterizzati da coraggio e bisogno di originalità;

    bramosi di ammirazione – il gruppo più presente con il 20% del campione, più giovani della media (14-16 anni 55% v/ 50%), che vivono maggiormente al Sud (36% v/28%) e nelle grandi città (64% v/49%) e per i quali l’obiettivo è apparire;

    genuini concreti – 15% del campione, più partecipi alle dinamiche della vita quotidiana
    e familiare, hanno molti amici e si sentono sereni e liberi, non credendo che i social li
    aiutino a valorizzare pienamente i propri sentimenti;

    pacati riflessivi – 18% del campione, abituati a procedere con cautela, che fanno dei
    social un uso “passivo” e vivono nel mondo reale, dove si esprimono al meglio;

    poetico-passionali – 16% del campione che si definiscono sensibili, a volte timidi e
    spaventati, e sono in maggioranza ragazze fra i 17 e i 19 anni. Vivono i social come un
    luogo di continuità con gli affetti della vita reale;

    introversi taciturni – 14% del campione, persone solitarie e schive che non amano
    folla e parole, sono più grandi di età – 17-19 anni;

    tenebrosi isolati – 5% del campione, ragazzi cupi ed insicuri, anche loro più grandi di
    età (17-19 anni) e che provano emozioni negative sui social.

    L’indagine ha messo in luce quattro macro-aree di attenzione: la percezione distorta del proprio corpo a causa di confronti con standard non realistici, la dipendenza dai social media, la solitudine e la noia e infine i cambiamenti nella comunicazione e nelle relazioni, inclusi fenomeni come il ghosting e il cyberbullismo.

    Il direttore scientifico del progetto Schermi Futuri, il Dott. Paolo Crepet, ha sottolineato che la ricerca ha permesso di esplorare in profondità le varie forme di auto-percezione e rappresentazione di sé che i ragazzi hanno, così come quello che desiderano mostrare di sé sui social media.

    Importanti le riflessioni di Crepet, sul fatto che obbiamo considerare le diverse generazioni e come queste si avvicinano al digitale e ai social media, che in alcuni casi costituisce un vero e proprio cambiamento epocale.

    Il professor Crepet, ovviamente con la sua interpretazione, di fronte a certi fenomeni, sottolinea che i social vanno considerati come strumenti individuali. E, ancora, che l’insicurezza si manifesta quando un follower segue con bramosia un influencer.

    Quando i social media diventano per i ragazzi della GenZ un luogo di identità e sicurezza, è necessario rafforzare le relazioni familiari per contrastare l’isolamento. “Bisogna vivere e trovare motivazioni“.

    Il Libro Bianco Schermi Futuri

    I risultati dell’indagine sono confluiti nel Libro Bianco “Schermi Futuri. Generazione Z e social fra legami liquidi e nuove comunità”. Questo testo evidenzia le aree di attenzione e vulnerabilità per i giovani di oggi, offrendo un quadro completo del loro rapporto con la tecnologia e i social media.

    La ricerca non è solo descrittiva, ma offre anche un contributo propositivo e formativo. Grazie alla consulenza del Dott. Crepet, il Libro Bianco si conclude con un decalogo di consigli e buone pratiche rivolto a educatori, genitori e insegnanti, con l’obiettivo di fornire strumenti utili per affrontare le criticità del rapporto della Generazione Z con la tecnologia.

    Il Libro Bianco rappresenta un primo passo verso la creazione di tavoli di lavoro dedicati a scuola, istituzioni e specialisti del settore, come psicologi e psichiatri, volti ad approfondire le aree di attenzione individuate dalla ricerca.

    Il Libro Bianco “Schermi Futuri. Generazione Z e social fra legami liquidi e nuove comunità” è disponibile per il download gratuito su www.schermifuturi.it, senza la necessità di fornire alcun dato personale per accedere al download. Questa scelta insolita, ma fortemente voluta da Unieuro, si propone di condividere conoscenza e competenze in maniera trasparente e totalmente priva di risvolti commerciali diretti o indiretti.

    Il rapporto tra la Generazione Z e la tecnologia è un tema di grande rilevanza nell’era digitale. L’Osservatorio Schermi Futuri di Unieuro offre uno sguardo dettagliato e approfondito su questa questione, fornendo un contributo significativo alla comprensione delle dinamiche attuali e suggerendo possibili percorsi per affrontare le sfide che ci attendono.

    Ma c’è un elemento, in conclusione, che no p affatto secondario e che va tenuto in forte considerazione, alla luce di quanto visto finora. La Generazione Z vuole essere ascoltata e coinvolta attivamente in questa epoca di cambiamento.

  • Twitter, pesante calo dei ricavi pubblicitari del 59%

    Twitter, pesante calo dei ricavi pubblicitari del 59%

    Twitter affronta una crisi nel fatturato pubblicitario, con un calo del 59% rispetto all’anno scorso. La piattaforma sta perdendo inserzionisti, preoccupati per l’aumento di discorsi d’odio e contenuti inappropriati. Si attende la svolta con la nuova CEO, Linda Yaccarino.

    Da quanto riportato dal NYT, Twitter continua a perdere inserzionisti a causa dell’aumento dei discorsi di odio sulla piattaforma, e tutto questo a causa dell’aumento dei discorsi d’odio sulla piattaforma.

    E i numeri sono altamente indicativi di un trend che era, nonostante tutto, abbastanza prevedibile.

    Nelle cinque settimane dall’1 aprile alla prima settimana di maggio, il fatturato pubblicitario è stato di 88 milioni di dollari. Numeri che si traducono in un calo del 59% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Questo, ripetiamo, secondo quanto riportato dal prestigioso quotidiano americano che ha avuto modo di visualizzare una presentazione interna.

    La stessa presentazione mostra che Twitter ha regolarmente mancato le sue previsioni settimanali di vendite negli Usa, in alcuni casi si parla -30%. Una situazione, quella che si sta creando, che è davvero improbabile pensare che si possa risolvere nel breve periodo, sulla base di documenti e interviste a dipendenti passati e presenti di Twitter.

    Twitter calo investitori pubblicitari 2023 franzrusso.it

    Questi dipendenti sostengono che lo staff delle vendite pubblicitarie teme che le aziende possano essere allontanate da un aumento di discorsi di odio e pornografia su Twitter, così come da un aumento di annunci pubblicitari per aziende di gioco d’azzardo online e di altro.

    Sempre una presentazione interna rivela che le entrate pubblicitarie americane di Twitter – che rappresentano il 90% delle entrate dell’azienda – per questo mese saranno in calo di almeno il 56% ogni settimana rispetto a giugno 2022.

    Lo scorso mese di aprile, in un’intervista rilasciata alla BBC ad aprile, Elon Musk, proprietario di Twitter, aveva affermato che l’azienda era “approssimativamente in pareggio”, e che la maggior parte dei suoi inserzionisti erano tornati. A vedere quanto emerge da questa presentazione, le cose non sembrano essere così rosee che delineate dal proprietario della Tesla.

    Questa notizia segue quelle della scorsa settimana che mostrano che il valore di Twitter è ora solo un terzo dei 44 miliardi di dollari che Musk aveva pagato per esso. Ad aprile, Musk aveva valutato Twitter 20 miliardi di dollari, ma aveva anche affermato di vedere la società crescere fino a diventare un’azienda di pagamenti da 250 miliardi di dollari che potrebbe eventualmente diventare “la più grande istituzione finanziaria del mondo“, parte di una super app chiamata X che Musk vuole costruire.

    Come abbiamo sempre notato qui sul nostro blog, Twitter ha ottime motivazioni per iniziare a diversificare le fonti di reddito, poiché vuole diventare meno dipendente dalle entrate pubblicitarie. L’azienda ha anche cercato di recuperare le entrate pubblicitarie perse attraverso le vendite di abbonamenti, anche se il suo programma Twitter Blue ha finora attratto solo una piccola parte della sua base di utenti.

    Al momento, dopo il caos generato con il passaggio dalla spunta blu legacy a quella attuale che vale per tutti, pagare per un segno di spunta blu su Twitter potrebbe essere, ancora, una modalità necessaria. Pensiamo a chi usa Twitter per lavoro e per aziende che vogliono iniziare a costruire un proprio spazio.

    Ma va detto anche che il sistema di verifica a pagamento attuale rischia di allontanare aziende che potrebbero vedere altrove altre opportunità di investimento e visibilità. Proprio perché la gestione attuale non permetterebbe più le condizioni precedenti.

    Ora, questo importante calo delle entrate pubblicitarie è uno degli ostacoli che deve, e dovrà, affrontare la nuova CEO di Twitter, Linda Yaccarino, che sta per assumere il suo ruolo ne i prossimi giorni. E vedremo se, come tutti credono, la Yaccarino sarà in grado di invertire la tendenza negativa.

  • Twitter abbandona il Codice di condotta UE sulla disinformazione

    Twitter abbandona il Codice di condotta UE sulla disinformazione

    Twitter, targato Elon Musk, ha abbandonato il Codice di condotta UE sulla disinformazione, suscitando preoccupazioni sulla sicurezza della piattaforma. L’ultimo episodio di una serie di mosse controverse di Musk.

    L’era di Twitter sotto la guida di Elon Musk, indipendentemente dal punto di vista, è indubbiamente ricca di polemiche. È un dato incontrovertibile.

    Sin dall’acquisizione, abbiamo affermato, qui su InTime Blog, che il destino di Twitter fosse intrinsecamente legato a quello del suo nuovo proprietario, Elon Musk. A distanza di sette mesi, possiamo affermare con certezza che questa previsione si è avverata senza ombra di dubbio. Il Twitter che abbiamo conosciuto e utilizzato non esiste più. Ora abbiamo il Twitter 2.0, una versione della piattaforma sempre più distante da quella originale, secondo la visione di Musk.

    L’ultima polemica è scaturita da un fatto significativo che evidenzia la natura di questo nuovo Twitter 2.0.

    Infatti, Twitter ha deciso di lasciare il “Codice di condotta dell’UE sulla disinformazione“, un patto volontario che riunisce le principali piattaforme di social media. Nonostante questa mossa, “i suoi obblighi restano”, ha twittato sabato il Commissario per l’Industria dell’UE, Thierry Breton.

    Twitter abbandona Codice condotta UE disinformazione franzrusso.it

    Il Codice di Condotta, uno sforzo per stabilire standard di autoregolamentazione per le aziende tecnologiche al fine di mitigare la disinformazione, è stato concordato da Twitter, Facebook, Google e altri partner del settore nel 2018 e successivamente rivisto e rafforzato nel 2022.

    I firmatari del Codice si impegnano a prendere varie misure per contrastare la diffusione di informazioni false. Queste misure comprendono la demonetizzazione della disinformazione, interventi sulla pubblicità politica, standard di trasparenza e integrità, sforzi per migliorare l’alfabetizzazione mediatica e aiutare gli utenti a identificare la disinformazione, potenziare la comunità di ricerca e cooperare con i fact-checkers.

    A febbraio di quest’anno, Twitter è stata l’unica grande piattaforma a non presentare un rapporto completo sulla sua attuazione del Codice, non rispettando così questo requisito fondamentale.

    Ad agosto, Twitter sarà soggetta ai requisiti del Digital Services Act (DSA) dell’UE, che trasforma molti degli obblighi del Codice in legge. Poiché Twitter è riconosciuta come una piattaforma online di grandi dimensioni dalla Commissione Europea, sarà soggetta a un attento esame se desidera operare nel mercato europeo.

    Thierry Breton ha twittato una frase che è destinata a diventare iconica in questa vicenda: “Si può scappare, ma non ci si può nascondere”.

    Lotta alla disinformazione diventerà un obbligo legale sotto la DSA (legge sui servizi digitali, n.d.r.) a partire dal 25 agosto” ha scritto ancora Breton. “Le nostre squadre saranno pronte per far rispettare la legge” ha avvertito.

    La decisione di abbandonare l’impegno a combattere le false informazioni sembra essere l’ultima mossa di Elon Musk per allentare le redini della piattaforma dopo averla acquistata l’anno scorso.

    In questi mesi, Musk ha mitigato le precedenti regole anti-disinformazione e ha gettato nel caos il sistema di verifica e le politiche di moderazione dei contenuti, nel tentativo di trasformare Twitter in una piazza digitale dove ciascuno è libero di esprimersi. Ha inoltre licenziato il 75% dei dipendenti, causando una serie di disservizi e malfunzionamenti sulla piattaforma e riducendo in maniera considerevole il team dedicato alla sicurezza della stessa.

    Resta da vedere come si evolverà la situazione. Di certo, Elon Musk ha un numero limitato di opzioni a disposizione, e il tempo stringe.

  • LinkedIn e Politica: solo il 45% dei parlamentari italiani attivi

    LinkedIn e Politica: solo il 45% dei parlamentari italiani attivi

    Il recente approdo della premier Giorgia Meloni su LinkedIn ha acceso l’interesse della politica verso la piattaforma di Microsoft. La ricerca di iCorporate ci aiuta a conoscere qualche dato in più e come la usano i parlamentari italiani.

    Con il recente approdo della premier Giorgia Meloni anche su LinkedIn si è acceso l’interesse dei politici verso la piattaforma di Microsoft. Certo, la Meloni non è la prima politica a fare questo passo ed è per questo che cerchiamo di saperne di più con questa interessante ricerca che stiamo per vedere insieme.

    LinkedIn, la popolare piattaforma di social networking professionale che ha da poco compiuto 20 anni, è diventata un mezzo essenziale per la comunicazione e l’interazione in vari settori, compreso quello politico. Tuttavia, nel contesto politico italiano, l’uso di LinkedIn rimane sorprendentemente limitato, mettendo in luce un approccio alla comunicazione online che sembra privilegiare altre piattaforme social.

    Indagine e contesto

    iCorporate, in un’indagine recentemente condotta, ha esaminato il grado di utilizzo di LinkedIn da parte dei parlamentari italiani. L’obiettivo dello studio era di mettere in luce come i membri della Camera dei Deputati e del Senato italiano utilizzano questa piattaforma, considerando che LinkedIn non rientra tipicamente nelle strategie mediatiche della classe politica italiana. Questo in contrasto con altre piattaforme come Twitter, Facebook o TikTok, che vedono una partecipazione molto più alta da parte dei politici.

    parlamentari italiani linkedin franzrusso.it 2023

    Questa indagine assume un significato ancora più rilevante in un’epoca in cui la comunicazione digitale e online gioca un ruolo fondamentale nelle interazioni tra politici e cittadini. Comprendere come e perché i politici utilizzano (o non utilizzano) determinate piattaforme può offrire intuizioni importanti sulle strategie di comunicazione politica e sul modo in cui i politici cercano di connettersi con l’elettorato.

    Risultati: uso ancora limitato di LinkedIn

    L’indagine ha rivelato che solo il 45% dei parlamentari italiani è presente su LinkedIn. Questo risultato evidenzia una discrepanza interessante nel modo in cui i politici italiani scelgono di interagire online. Mentre altre piattaforme come Twitter e Facebook sono ampiamente utilizzate, LinkedIn rimane sottoutilizzato.

    La scoperta di questa lacuna nell’uso della comunicazione online da parte della classe politica italiana potrebbe avere importanti implicazioni. Forse suggerisce una mancanza di consapevolezza dell’importanza di LinkedIn come strumento di networking e comunicazione professionale. Allo stesso tempo, potrebbe indicare una preferenza per piattaforme che consentono una connessione più diretta e informale con l’elettorato. TikTok l’esempio da citare su tutti.

    parlamentari italiani linkedin franzrusso.it 2023

    In ogni caso, i risultati dell’indagine evidenziano un’area di possibile sviluppo e miglioramento per la strategia di comunicazione online dei politici italiani. L’adozione di LinkedIn potrebbe offrire nuove opportunità per raggiungere e coinvolgere un pubblico più vasto e diversificato.

    I Parlamentari su LinkedIn: numeri e percentuali

    La ricerca condotta da iCorporate ha analizzato la presenza dei politici italiani su LinkedIn dal 13 ottobre 2022 all’8 maggio 2023. Dei 606 parlamentari, solo 270 hanno un profilo LinkedIn, con una rappresentanza maggiore nella Camera dei Deputati (191 su 404, il 48%) rispetto al Senato (79 su 206, il 38%). Questo risultato evidenzia l’uso ancora limitato di LinkedIn da parte dei politici italiani, rispetto ad altre piattaforme social come Twitter, Facebook e TikTok.

    parlamentari italiani linkedin franzrusso.it 2023

    I gruppi parlamentari su LinkedIn

    Secondo l’indagine, il gruppo parlamentare con la maggiore presenza su LinkedIn è Fratelli d’Italia, con 83 membri presenti. A seguire, troviamo il Movimento 5 Stelle con 43 membri e la Lega con 42. In fondo alla classifica, invece, troviamo l’Alleanza Verdi e la Sinistra con solo 2 membri ciascuno, e il gruppo Misto con 4 membri.

    parlamentari italiani linkedin franzrusso.it 2023

     

    Parlamentari più seguiti su LinkedIn

    Sebbene Fratelli d’Italia rappresenti il gruppo più numeroso su LinkedIn, il Partito Democratico detiene la leadership per quanto riguarda i parlamentari più seguiti sulla piattaforma. Quattro dei dieci politici più seguiti appartengono al Partito Democratico, con Enrico Letta in testa con oltre 87.000 follower.

    Attività dei Parlamentari su LinkedIn

    Lo studio evidenzia che, nonostante la presenza di un profilo LinkedIn, solo il 13% dei parlamentari è effettivamente attivo sulla piattaforma. Inoltre, i politici più seguiti non corrispondono necessariamente a quelli più attivi. Il più attivo, infatti, risulta essere Antonio De Poli (Noi Moderati) con 574 post pubblicati.

    I temi più trattati dai parlamentari su LinkedIn riguardano prevalentemente l’attività politica, le questioni di attualità, le iniziative territoriali e le interviste.

    Secondo Nicholas Scalino, Digital Practice Leader di iCorporate, la presenza politica su LinkedIn è uno strumento consolidato in paesi come Francia e Gran Bretagna. Tuttavia, l’uso limitato di LinkedIn nel Parlamento italiano sottolinea l’esigenza per i politici di sfruttare questa piattaforma più attivamente, considerando l’aumento di atteggiamenti negativi su altri canali social.

    Lo studio è stato condotto dal team digital di iCorporate, con il coordinamento di Nicholas Scalino e la supervisione di Gianluca Scarpaleggia.

  • WhatsApp, ecco 15 minuti per modificare i messaggi

    WhatsApp, ecco 15 minuti per modificare i messaggi

    WhatsApp, a distanza di qualche giorno dalle prime anticipazioni circolate, ha ufficializzato l’arrivo della possibilità di modificare i messaggi entro 15 minuti dall’invio.

    Lo avevamo anticipato qualche giorno fa, raccontando dell’anticipazione fatta da WABetainfo che aveva intercettato la funzionalità di modifica dei messaggi.

    Come già ricordato, siamo tutti umani e come tali, a volte commettiamo errori, specialmente quando scriviamo in fretta. E specialmente su WhatsApp. Teniamo presente che, nell’era del digitale e dei social media, WhatsApp è una delle ultime app, o piattaforme, che abilita al suo interno la possibilità di modificare i testi/messaggi.

    Questo è il messaggio di base che la piattaforma di proprietà di Meta vuole lanciare. La nuova funzionalità è pensata per correggere quei piccoli refusi o per aggiungere contesto laddove necessario.

    Dettagli sulla funzionalità di modifica: 15 minuti di tempo

    A partire da ora, avrai la possibilità di modificare un messaggio inviato entro un lasso di tempo di 15 minuti dalla sua spedizione. L’operazione è semplice: tieni premuto il messaggio che desideri cambiare, poi seleziona “Modifica” dal menu che apparirà.

    Indicatori di modifica e trasparenza

    Per garantire trasparenza e chiarezza, ogni messaggio che viene modificato avrà accanto l’etichetta “Modificato”. In questo modo, i destinatari dei messaggi saranno consapevoli della modifica del testo, senza però poter visualizzare la cronologia delle modifiche.

    Sicurezza e crittografia

    Come già accade per tutte le modalità su WhatsApp, la privacy e la sicurezza dei dati degli utenti saranno comunque garantite. Pertanto, anche i messaggi modificati saranno protetti dalla crittografia end-to-end, come avviene per tutti i messaggi personali, i file multimediali e le chiamate.

    Disponibilità della modifica dei messaggi su WhatsApp

    WhatsApp ha iniziato a implementare questa funzione a livello globale. L’obiettivo è di renderla disponibile per tutti gli utenti nelle prossime settimane, in modo da poter permettere a tutti gli utenti di sperimentare la modifica.

    In conclusione, WhatsApp si augura che questa funzionalità di modifica possa aiutare a rendere le conversazioni più precise, consentendo una maggiore flessibilità nel modo in cui si interagisce attraverso i messaggi. E ce lo auguriamo anche noi.

    Ma voi che ne pensate?

  • Trasferimento dati UE-USA: multa record da 1,2 mld di euro a Meta

    Trasferimento dati UE-USA: multa record da 1,2 mld di euro a Meta

    Meta è stata multata per 1,2 mld dall’UE, si tratta di una multa senza precedenti. Il provvedimento comporta lo stop al trasferimento dei dati degli utenti da Europa agli USA. In attesa dell’accordo definitivo tra Washington e Bruxelles.

    Si tratta di una multa senza precedenti nel suo genere ed è destinata a far discutere perché riguarda Meta, in particolare Facebook, e il tema del trasferimento dei dati degli utenti dall’Europa agli Usa. Tema che prima o poi dovrà essere affrontato in maniera definitiva.

    Secondo quanto riportato inizialmente da Bloomberg, Politico e Wall Street Journal, Meta, la società madre di Menlo Park che è a capo di Facebook, Instagram, WhatsApp, Oculus, è stata multata di 1,2 miliardi di euro (1,3 miliardi di dollari) dal Garante europeo della protezione dei Dati.

    Il Garante europeo ha ordinato a Meta di interrompere il trasferimento verso gli Stati Uniti dei dati di Facebook riguardanti i cittadini dell’UE. L’ente per la protezione dei dati europeo ritiene che questi trasferimenti di dati espongano i cittadini dell’Unione Europea a violazioni della privacy. Il caso fa riferimento ad una denuncia che risale al 2013 e alle rivelazioni dell’informatore Edward Snowden (ricorderete certamente lo scandalo della NSA) sui programmi di sorveglianza di massa operati dagli Stati Uniti.

    meta multa trasferimento dati usa ue franzrusso.it

    La sentenza è stata emessa dalla Commissione irlandese per la protezione dei dati (DPC), specificando che l’attuale quadro giuridico per il trasferimento dei dati verso gli Usa “non affronta i rischi per i diritti e le libertà fondamentali” degli utenti europei di Facebook.

    Come dicevamo all’inizio, si tratta della multa più alta mai comminata prima nel suo genere. Infatti, supera il precedente record europeo di 746 milioni di euro inflitto ad Amazon nel 2021 per analoghe violazioni della privacy.

    Ora, come tutti sappiamo, la faccenda è molto delicata e vede coinvolti Europa e Usa ormai da anni. Sappiamo anche che il trasferimento dei dati negli Stati Uniti è basilare per tutte le operazioni di targeting pubblicitario messe in atto da Meta, che si basano sull’elaborazione dei dati personali dei propri utenti.

    L’anno scorso, Meta dichiarò che avrebbe preso in considerazione la chiusura di Facebook e Instagram nell’UE se non fosse stato possibile inviare dati negli Stati Uniti. Si trattò di una sorta di avvertimento che in Europa venne percepita come una minaccia.

    Ora per cercare di comprendere meglio cosa significa questa multa e qual è il tema in ballo, è utile fare qualche passo indietro.

    In precedenza, questi trasferimenti di dati erano protetti da un patto transatlantico noto come Privacy Shield. Quadro normativo che è stato dichiarato non valido nel 2020, dopo che la Corte suprema dell’UE ha stabilito che non proteggeva i dati dal rischio di essere utilizzati dai programmi di sorveglianza degli Stati Uniti. La sentenza è stata emessa in risposta a un reclamo dell’avvocato austriaco Max Schrems, la cui battaglia legale contro Facebook risale al 2013 e alle prime rivelazioni di Snowden sulla sorveglianza statunitense.

    Ne scrissi su Fanpage, trovate l’articolo qui.

    Nonostante la sentenza ordini a Meta di interrompere il trasferimento dei dati, ci sono alcune situazioni che rischiano di creare un contesto a doppia velocità..

    Per prima cosa, la sentenza si applica solo ai dati di Facebook, non riguarda le società Meta come Instagram e WhatsApp. E ancora, è previsto un periodo di tolleranza di cinque mesi prima che Meta debba interrompere i trasferimenti futuri, periodo di tolleranza che scade il 22 ottobre. Inoltre, l’Unione Europea e gli Stati Uniti stanno attualmente negoziando un nuovo accordo per il trasferimento dei dati che potrebbe entrare in vigore già quest’estate e arrivare a ottobre.

    Dato che la situazione è ancora in divenire, e che un eventuale accordo cambierebbe radicalmente l’intero scenario, al di là della mega multa da oltre 1 miliardo di euro, c’è da dire che comunque la situazione resta ancora sospesa. E l’entità stessa della multa non cambierà molto.

Contatti