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  • Twitter si trasforma: ecco i messaggi vocali

    Twitter si trasforma: ecco i messaggi vocali

    Twitter continua il suo percorso di cambiamento, o snaturamento, sotto Elon Musk. Ecco i messaggi audio nei DM e presto saranno disponibile anche le video chiamate. E poi?

    Nell’era di Elon Musk, Twitter sta attraversando un profondo cambiamento, estendendo le sue funzionalità oltre i tradizionali 280 caratteri. Da oggi, gli utenti avranno la possibilità di inviare messaggi vocali nei Direct Message (DM) e presto sarà possibile anche effettuare videochiamate. Ma queste novità rappresentano realmente un progresso? O stanno snaturando l’anima stessa di Twitter? Cerchiamo di capirlo insieme.

    La notizia, quindi, è che da oggi, a livello globale, tutti gli utenti Twitter hanno la possibilità di inviare messaggi vocali all’interno della sezione dei messaggi diretti, i DM. Si tratta di una funzionalità che, per la verità, era già stata lanciata a fine febbraio del 2021 in Brasile, Giappone e India. Stiamo parlando di un periodo in cui non si parlava ancora di Elon Musk.

    Di certo, l’arrivo del proprietario della Tesla ha accelerato l’estensione della funzionalità verso tutti gli utenti Twitter, anche perché lo stesso Musk qualche giorno fa aveva annunciato che sarebbe arrivata, insieme alla possibilità di andare oltre e abilitare anche le video chiamate.

    twitter messaggi audio 2023 franzrusso.it

    Insomma, da oggi la possibilità di inviare brevi messaggi vocali sarà possibile anche su Twitter, un annuncio che arriva a pochi giorni dalla crittografia (non completa del tutto) dei messaggi privati.

    Breve parentesi. La crittografia era stata già in programma da abilitare nei DM nel 2011, su proposta di Moxie Marlinspike, allora responsabile cybersecurity dell’azienda di Jack Dorsey. Solo che il tempo passava e non succedeva nulla. Marlinspike lascia l’azienda nel 2013 e co-fonda Open Whisper Systems e nel 2015 nacque Signal. Chiusa parentesi.

    Quindi possiamo dire che Elon Musk, in questi giorni, sta portando a compimento innovazioni che erano già state avviate all’interno di Twitter ma che non erano mai state concluse del tutto. Ecco perché adesso si intesta queste innovazioni, estendendone ancora di più il senso delle stesse. E questo perché il suo vero obiettivo, dichiarato, è quello di rendere Twitter “un’app per tutto”.

    Tornando alla funzionalità dei messaggi vocali nei DM di Twitter, possiamo dire che inviarli è molto semplice.

    Una volta entrati nella sezione dei DM e dop aver aperto una chat già avviata, notate che alla destra della riga dove inserite il testo compare l’icona audio. Se cliccate sopra, parte la registrazione del messaggio. Terminata la registrazione, il messaggio resta in standby, nel senso che non viene inviato immediatamente. Questo permette quindi, eventualmente, di riascoltare il messaggio e poi decidere se inviarlo o meno.

    La lunghezza massima dei messaggi audio nei DM su Twitter è di 140 secondi. Più lunghi di quelli che si inviano su Instagram, che hanno una durata massima di 60 secondi.

    Se vi state chiedendo del perché usare i messaggi vocali nei DM di Twitter sappiate che questa domanda in realtà non ha una risposta compiuta.

    Vero che Twitter integra la crittografia dei DM da poco – solo per gli abbonati a Twitter Blue -, ma non si tratta di una crittografia completa, come su WhatsApp, Messenger o Instagram, tanto per fare qualche nome. Per non parlare di Signal.

    Non vi è una risposta in termini di utilità, e non ce ne sarà una nemmeno quando verranno abilitate le video chiamate.

    Semplicemente perché esistono già delle app che permettono questo e sono quelle app nate proprio per questo. Twitter, originariamente, non è nata per questo e per quanto avesse bisogno di innovarsi, e lo abbiamo raccontato in questi anni qui su InTime Blog, di certo non per competere con app come WhatsApp.

    Alla fine, Elon Musk sta snaturando Twitter, basti pensare anche alla possibilità, ristretta solo agli abbonati a Twitter Blue, di caricare video fino a 8GB della durata massima di due ore. Per quello esistono già piattaforme video che aiutano anche ad ottimizzare il contenuto. Quale sarebbe quindi la motivazione a farlo su Twitter?

    Diciamolo chiaramente, Twitter ormai è molto diversa da quella che era e da quello che ha sempre rappresentato. Mantiene ancora la sua centralità, resta ancora molto usata, ma va via via trasformandosi in altro.

    La brevità, la sintesi, la dinamicità caratteristiche dettate da pochi caratteri a disposizione – originariamente 140 e poi passati a 280 caratteri – determinavano un uso più diretto che spingeva molto alla capacità di sintesi, vera caratteristica distintiva della piattaforma.

    Guardando al futuro, non sappiamo ancora quali altre innovazioni Elon Musk potrebbe introdurre su Twitter. Tuttavia, è fondamentale ricordare l’identità originale della piattaforma e il suo scopo. Nel tentativo di innovarsi e rimanere competitiva, Twitter rischia di perdere la sua unicità e di diventare un amalgama di funzionalità già presenti altrove.

    Tra 10 mila caratteri, video lunghi, audio chiamate e tutto quello che ne verrà, stiamo vedendo Twitter diventare una somma di caratteristiche di altre piattaforme.

    E quindi, in che direzione si evolverà Twitter? E cosa significherà per noi, come utenti, se l’anima di Twitter dovesse cambiare radicalmente? Solo il tempo ci dirà cosa ci riserva il futuro della piattaforma.

    Non meraviglierebbe se a cambiare fosse anche il nome, visto che già la società Twitter non esiste più, soppiantata da X Corp.

  • WhatsApp, presto si modificheranno i messaggi inviati

    WhatsApp, presto si modificheranno i messaggi inviati

    Presto su WhatsApp sarà possibile modificare i messaggi inviati. Questa funzionalità è attualmente in fase di beta test su iOS e Android e permetterà la modifica del testo entro 15 minuti dall’invio del messaggio originale.

    Secondo il sito WABetaInfo, specializzato in notizie di questo tipo, presto su WhatsApp si potranno modificare i messaggi inviati. “Presto”, perché l’aggiornamento rilasciato nei giorni scorsi riguarda la versione beta dell’app, sia per iOS (la 23.10.0.70) che per Android (la 2.23.10.10).

    Ormai è quasi diventata un’esigenza, quella di modificare un messaggio, o anche una mail (Gmail, ad esempio, lo permette). Un tempo, quello che veniva inviato restava tale, creando spesso incomprensioni se non disagi.

    Ma negli ultimi anni si fa sempre più forte la necessità di correggere, e in alcuni casi, di riscrivere un messaggio. Basta pensare alle possibilità offerte dalle piattaforme di social media, sia gratuitamente che a pagamento.

    WhatsApp modifica messaggi inviati franzrusso.it

    Tutto questo per dire che anche su WhatsApp, presto, si potranno modificare i messaggi inviati. WhatsApp, forse anche per l’immediatezza che la caratterizza, è spesso teatro di incomprensioni e imbarazzi.

    La funzione di modifica dei messaggi inviati su WhatsApp sarà possibile entro una finestra temporale di 15 minuti.

    Come funziona la modifica dei messaggi inviati su WhatsApp

    Ecco come funziona, in maniera abbastanza semplice, la modifica dei messaggi inviati su WhatsApp

    Una volta inviato il messaggio, si hanno 15 minuti per poterlo modificare. Se vi accorgete di aver scritto qualcosa di sbagliato, entro il lasso di tempo concesso, basta evidenziare il messaggio (come quando si desidera inoltrarlo ad un’altra chat) e, in alto, selezionare la voce “Modifica”.

    Una volta apportate le modifiche, il messaggio sarà contrassegnato con l’etichetta “modificato”, in modo che sia chiaro a tutti che non si tratta del messaggio originale inviato.

    Da sapere: il messaggio si può modificare tutte le volte che si vuole, sempre all’interno dei 15 minuti di tempo stabiliti.

    Ecco, la procedura è abbastanza semplice e forse i 15 minuti sono sufficienti per apportare una modifica al messaggio inviato.

    Insomma, anche WhatsApp si unisce al club delle piattaforme che permettono la modifica dei testi.

  • Su Twitter i messaggi crittografati sono per gli abbonati

    Su Twitter i messaggi crittografati sono per gli abbonati

    Su Twitter arrivano, finalmente, i messaggi privati crittografati, ma non per tutti. Infatti, la crittografia, come opzione, resta disponibile solo per gli abbonati a Twitter Blue e non è neanche ad un livello alto.

    Finalmente, su Twitter arrivano i messaggi privati crittografati. E questa sarebbe una bella notizia, solo che non è per tutti. Purtroppo. A dire il vero, perché altrimenti tutto passa come un colpo di genio di Elon Musk e non è così, Twitter aveva iniziato a testare i messaggi crittografati già nel 2018, si trattata allora di un test sull’app Android.

    Invece da adesso si tratta di una crittografia dei messaggi che riguarda la versione web e le due app per iOS e Android, appunto.

    Il fatto di aver dato seguito ad una serie di test di qualche anno fa, ottimizzato l’idea di realizzare la modalità crittografata nei messaggi privati è sicuramente una buona notizia. Tra l’altro, si tratta di una delle funzionalità più richieste, negli anni, dagli utenti della piattaforma che fu a 280 caratteri.

    Peccato, come si ricordava prima, che non sia per tutti e che sia disponibile solo per gli abbonati a Twitter Blue, agli account affiliati ad una organizzazione.

    Twitter messaggi privati crittografia franzrusso.it

    Ricordiamo, per gli abbonati si parla di un abbonamento di 8 euro (più IVA) al mese via web, che diventano 11 euro (più IVA) al mese se effettuato via app mobile. L’account organizzazione, se verificato, paga 1.159 euro al mese, mentre per gli affiliati l’organizzazione verificata deve aggiungere 61 euro per account.

    Le funzionalità aggiuntive, a pagamento, sono: la possibilità di modificare i tweet, 5 volte massimo entro 30 minuti dall’invio; la possibilità di accedere ad una sezione di notizie maggiormente lette e condivise dagli utenti; la possibilità di catalogare i segnalibri; la possibilità di visualizzare il 50% in meno degli annunci pubblicitari; ottenete maggiore visibilità. E ora la possibilità di attivare i messaggi privati crittografati.

    Sugli oltre mille euro al mese che Twitter chiede agli account organizzazione per la verifica oro, Elon Musk qualche giorno fa ha chiarito che quella è una cifra

    Tanto per citare alcune app, WhatsApp, Messenger o Signal offrono già la possibilità di inviare messaggi privati crittografati, tra due utenti, senza dover pagare nulla. Il fatto di rendere una modalità come questa a pagamento di certo, a qualcuno e non a tutti, fa storcere un po’ il naso.

    Avviare una conversazione privata crittografata su Twitter

    Per avviare una conversazione privata crittografata su Twitter, che verrà avviata in una sezione a parte, è necessario che entrambi gli utenti abbiano abilitato la crittografia. Si parla quindi di crittografia opt-in e non di default.

    In pratica, la crittografia deve essere abilitata, essendo intesa da Twitter come una opzione. Se si ha questa possibilità, perché abbonati, si potrà attivare la crittografia una volta scelto di inviare un nuovo messaggio ad un utente.

    In alternativa, si può inviare un messaggio crittografato tramite la pagina delle impostazioni della conversazione di una conversazione non crittografata. Basta accedere ad una conversazione non crittografata tra i messaggi in arrivo, toccare l’icona delle informazioni, e selezionare “Avvia un messaggio crittografato”.

    Se siete una persona che può inviare messaggi crittografati a qualcuno che può riceverli, vedrete una levetta di blocco durante la stesura di un messaggio. In una conversazione crittografata, si vedrà anche una piccola icona di blocco accanto all’avatar della persona con cui si sta chattando. I DM crittografati saranno separati da quelli non crittografati.

    Su Twitter, almeno per ora, non si possono inviare messaggi crittografati di gruppo, solo uno-a-uno. Si possono condividere testo e link, ma non immagini o video. Nel senso che contenuti visual possono essere condivisi ma non saranno crittografati nell’invio del messaggio.

    Al di là del fatto che, come ricordato all’inizio, in ogni caso si tratta di una buona notizia, il livello di crittografia però non è al livello più alto, come invece sosteneva Elon Musk.

    Come dichiarato da Twitter, al momento non è possibile garantire una protezione da attacchi man-in-the-middle (MitM), affermando anche che l’azienda può accedere ai messaggi crittografati senza che gli utenti lo sappiano. Ma da San Francisco fanno sapere che stanno lavorando per offrire a breve un livello di crittografia sempre più alto e sicuro.

    Ora, vista la descrizione della situazione attuale, forse sarebbe stato meglio comunicare la crittografia con meno enfasi e sottolineare il fatto che si tratta di un livello iniziale, invece di promettere un livello che di fatto ancora non c’è. E questo vale ancora di più per il fatto che si tratta di una possibilità disponibile solo per gli utenti che pagano.

    Per dire, se la crittografia dei messaggi poteva essere una valida leva ulteriore per convincere gli utenti ad abbonarsi, la stessa è stata vanificata da una comunicazione roboante che non ha riscontro, al momento.

    Una comunicazione più efficace, in questa fase molto confusa, potrebbe aiutare. Ma chiaro che questo suggerimento non verrà preso in considerazione da nessuno, figurarsi da uno come Elon Musk.

    Ad ogni modo, per completezza di informazione, nell’articolo abbiamo parlato di crittografia, argomento già toccato all’interno di InTime Blog, e anche di attacchi man-in-the-middle.

    Di seguito alcune, brevi, considerazioni specifiche per chiarie meglio di cosa si tratta.

    Cosa si intende per Crittografia

    La crittografia è una tecnica di sicurezza che si usa per proteggere le informazioni, rendendole incomprensibili a chiunque non abbia la chiave per decifrarle. Quando si rende crittografata una conversazione scritta, allora si sta convertendo il testo leggibile (conosciuto come “testo in chiaro”) in un codice che solo le persone con la chiave di decrittografia possono leggere.

    Si tratta di una tecnica particolarmente utile per proteggere le conversazioni online, dove le informazioni possono essere intercettate durante il trasferimento tra mittente e destinatario. Per esempio, molte applicazioni di messaggistica come WhatsApp e Signal usano la crittografia end-to-end (E2), il che significa che solo le persone che partecipano alla conversazione possono leggerne il contenuto. Anche se qualcuno riuscisse ad intercettare i messaggi, vedrebbe solo testo criptato e incomprensibile.

    Bisogna ricordare che la forza della crittografia dipende dalla complessità della chiave di crittografia. Più è lunga e complessa la chiave, più difficile sarà per un attaccante decifrare le informazioni senza la chiave.

    La crittografia end-to-end è utilizzata in una varietà di applicazioni, tra cui le app di messaggistica istantanea, le chiamate VoIP, le e-mail e altre forme di comunicazione online. È uno strumento fondamentale per proteggere la privacy e la sicurezza delle comunicazioni digitali.

    Cosa si intende per attacchi man-in-the-middle

    Un attacco “man-in-the-middle” (MitM) è un tipo di attacco informatico in cui un malintenzionato intercetta la comunicazione tra due parti senza che nessuna delle due se ne accorga. In questo scenario, l’attaccante si posiziona “in mezzo”, ecco perché si definisce così, riuscendo a intercettare, leggere, modificare e/o reindirizzare i dati che vengono scambiati.

    Ecco un esempio semplice di come può funzionare un attacco MitM:

    1. Massimo sta cercando di inviare un messaggio a Chiara.
    2. Hacker1, l’attaccante, intercetta il messaggio di Massimo prima che raggiunga Chiara.
    3. Hacker1 può ora leggere il messaggio, modificarlo, oppure semplicemente prenderne nota e inoltrarlo a Chiara.
    4. Chiara riceve il messaggio, pensando che provenga direttamente da Massimo. Se Hacker1 ha modificato il messaggio, Massimo non ha la possibilità di saperlo.

    Questo tipo di attacco può avere conseguenze molto gravi, in particolare se vengono intercettate informazioni sensibili come password o numeri di carta di credito.

    Per proteggersi dagli attacchi MitM, è importante utilizzare connessioni sicure (come HTTPS per la navigazione web), verificare l’autenticità dei siti web e delle app che si utilizzano, e fare attenzione a qualsiasi cosa sembri sospetta durante le comunicazioni online.

    La crittografia end-to-end, di cui abbiamo parlato prima, è un altro strumento molto efficace per proteggersi da questo tipo di attacchi, poiché rende i dati incomprensibili a chiunque li intercetti.

  • LinkedIn, 20 anni di storia che hanno cambiato i social media

    LinkedIn, 20 anni di storia che hanno cambiato i social media

    LinkedIn compie 20 anni. Mai nessuna piattaforma del mondo dei social media era riuscita a raggiungere questo momento. Ecco alcune tra le tappe principali.

    E pensare che su LinkedIn nessuno aveva creduto davvero all’inizio, tanta era la novità, ma ben presto fece ricredere tutti. Arrivava dopo il fallimento delle “dotcom” e quando andava cresceva l’attenzione sulla condivisone di fatti che riguardavano le persone. Invece, la piattaforma fondata nel dicembre 2002 da Reid Hoffman e da un gruppo di co-fondatori (Allen Blue, Eric Ly, Jean-Luc Vaillant, Lee Hower, Konstantin Guericke, Stephen Beitzel, David Eves, Ian McNish, Yan Pujante, Chris Saccheri) provava ad introdurre un elemento nuovo, ossia i fatti professionali delle persone, mettendoli in condivisione con altri.

    Un elemento abbastanza semplice, se ci pensate, ma assolutamente innovativo in quegli anni.

    LinkedIn viene lanciata ufficialmente il 5 maggio del 2003 ed è quindi giunta al traguardo dei 20 anni. Mai nessuna piattaforma del mondo dei social media era riuscita a raggiungere questo momento. Un traguardo che fa di LinkedIn la prima vera piattaforma di social networking.

    L’ingrediente, che ha funzionato alla grande, era quello di mettere insieme l’esigenza di networking con le dinamiche social che in quel momento stavano, letteralmente, nascendo. Ci penserà poi Facebook a sviluppare le dinamiche social, orientato ai fatti personali come nessun altro, con un luogo dove ritrovare amici e conoscerne di nuovi condividendo i propri interessi. Ma LinkedIn ha, sicuramente, il primato di aver messo insieme l’esigenza dell’incontro professionale con l’online.

    LinkedIn 20 storia social media

    LinkedIn 20 anni, i primi passi e primi traguardi

    I primi passi mossi all’interno del nascente scenario dei social media (che allora non era definito propriamente così, lo diventerà qualche anno più tardi) furono straordinari. Dopo i primi 2,708 utenti raccolti nella prima settimana, LinkedIn già 15 mesi dopo, nell’agosto del 2004, raggiunse il traguardo di 1 milione di utenti e nel marzo del 2006, quindi poco meno di tre anni dal lancio, raggiunse il primo mese di profittabilità.

    Ma, prima di fare un breve percorso nella storia di questa piattaforma, vale la pena fare una veloce considerazione sullo stato attuale della piattaforma, dopo 20 anni.

    Oggi, come sappiamo, LinkedIn è parte di Microsoft che l’ha acquisita nel 2016 e da allora ha continuato il suo percorso, mantenendo lo stesso nome e facendo uno sforzo per diventare, a tutti gli effetti, una piattaforma di social business media. Una piattaforma che ha abbracciato quindi quasi tutte le forme di contenuto, visuale, testuale, video, audio, pur mantenendo fede alle sue origini.

    Possiamo tranquillamente affermare che LinkedIn raggiunge la sua massima popolarità proprio dopo l’acquisizione da parte di Microsoft e questo è uno dei pochi casi in cui succede.

    Questo perché, sin dal giorno dell’acquisizione, LinkedIn ha mantenuto salda la sua indipendenza, il suo brand, continuando a crescere all’interno dell’ecosistema Microsoft.

    Oggi sulla piattaforma vengono presentate più di 4.500 domande di lavoro e vengono effettuate 8 assunzioni al minuto. Il suo fatturato ha superato i 14 miliardi di dollari negli ultimi 12 mesi, ossia quasi il quadruplo rispetto al momento dell’acquisizione.

    La tartaruga meno eccitante a volte vince la gara“, ha detto di recente Reid Hoffman, cofondatore e primo CEO dell’azienda. Una frase che detta da Hoffman spiega tante cose di questi 20 anni di LinkedIn.

    LinkedIn 2023: oltre 900 milioni di utenti

    LinkedIn nel 2023 ha superato il traguardo dei 900 milioni di utenti, di cui circa 18 milioni in Italia. Il nostro paese è nei primi dieci paesi che usano di più LinkedIn al mondo.

    LinkedIn 900 milioni 2023

    A livello globale, il 60% degli utenti LinkedIn ha un’età compresa tra i 25-34 anni; il 21,7% degli utenti ha 18-24 anni; il 15,4% ha 35-54 anni; e poi poco meno del 3% ha oltre 55 anni.

    LinkedIn, come dicevamo, è stata fondata nel dicembre 2002 e lanciata il 5 maggio del 2003, quando i social media erano ancora agli albori. Inizialmente, la piattaforma era stata concepita come un sistema di networking online per professionisti e imprenditori, con l’obiettivo di offrire una piattaforma per la condivisione di informazioni professionali e l’espansione delle opportunità di lavoro.

    Il co-fondatore di LinkedIn Reid Hoffman (uno tra gi investitori in OpenAI) aveva una lunga storia nel mondo del tech, avendo lavorato in precedenza per PayPal, come executive vice president e come membro del consiglio di amministrazione. Inoltre, Hoffman ha co-fondato diverse altre società tecnologiche, tra cui SocialNet (praticamente, la piattaforma che ha anticipato LinkedIn) e Village Ventures.

    Durante la fase di sviluppo di LinkedIn, Hoffman ha assunto un consulente di marketing di nome Christopher Sacca, che gli ha fornito importanti consigli sul posizionamento del marchio e sulla creazione di una strategia di marketing efficace. Chris Sacca è diventato poi un importante investitore di startup tecnologiche, tra cui Twitter, Uber e Instagram.

    Nel corso degli anni, LinkedIn ha raccolto finanziamenti da una serie di importanti investitori, tra cui Sequoia Capital, Greylock Partners e Bain Capital. Anche se il principale investitore di LinkedIn è rimasto nel tempo Reid Hoffman stesso, che ha investito una ingente somma di denaro nella società nelle fasi iniziali della sua crescita.

    LinkedIn 20 anni, le tappe principali

    Queste alcune tappe importanti nei 20 anni di storia di LinkedIn:

    Nel 2004, LinkedIn ha raggiunto un milione di utenti registrati. La piattaforma ha anche introdotto la funzionalità delle connessioni di primo e secondo grado, che ha consentito agli utenti di connettersi con altri professionisti in base alla loro rete di contatti.

    Nel 2005, LinkedIn ha lanciato la sua prima offerta pubblicitaria. La piattaforma ha anche introdotto una serie di nuove funzionalità, tra cui la possibilità di cercare offerte di lavoro e di creare gruppi di discussione. Nello stesso anno, Linkedin lancia “LinkedIn Business Accounts”, offrendo alle aziende l’accesso a strumenti di ricerca più potenti.

    Nel 2008, LinkedIn ha lanciato la sua prima applicazione mobile, che ha consentito agli utenti di accedere alla piattaforma dai loro dispositivi mobili.

    Nel 2010, LinkedIn lancia la sua versione in italiano, quando in Italia gli utenti erano circa 1 milione.

    Nel 2011, LinkedIn è diventata una società pubblica, con un’offerta pubblica iniziale che ha valutato la società a oltre 4 miliardi di dollari. A livello globale, conta 100 milioni di utenti.

    Nel corso degli anni, LinkedIn ha continuato a innovare e ad evolversi, introducendo nuove funzionalità come LinkedIn Learning, Sales Navigator, e molte altre.

    Nel 2012, ha introdotto la funzionalità degli endorser, che ha permesso agli utenti di approvare le competenze dei loro contatti. Inoltre, la piattaforma ha lanciato LinkedIn Influencers, che ha permesso agli utenti di seguire le opinioni dei leader di pensiero di vari settori.

    Nel 2013, ha introdotto Showcase Pages, che ha permesso alle aziende di promuovere i propri prodotti e servizi. Inoltre, la piattaforma ha lanciato Pulse, una piattaforma di news che ha fornito ai professionisti notizie personalizzate in base ai loro interessi.

    Nel 2014, LinkedIn ha lanciato la sua versione in lingua cinese, aprendo la piattaforma a un mercato di oltre 140 milioni di professionisti. È stato anche introdotto il Content Marketing Score, che ha permesso agli inserzionisti di valutare l’impatto delle proprie campagne di content marketing.

    Nel 2015, LinkedIn ha introdotto la funzionalità di notifiche intelligenti, che ha permesso agli utenti di ricevere notifiche pertinenti in base alle loro attività sulla piattaforma. Inoltre, la piattaforma ha lanciato la funzionalità LinkedIn Salary, che ha fornito agli utenti informazioni sulle retribuzioni in base alla loro posizione e settore.

    Reid Hoffman LinkedIn 20 anni storia social media
    Reid Hoffman

    Nel 2016 LinkedIn è stata acquisita da Microsoft per 26,2 miliardi di dollari. La piattaforma ha introdotto la funzionalità LinkedIn Learning, che ha fornito agli utenti corsi online per migliorare le loro competenze professionali. È stata poi introdotta la funzionalità Open Candidates, che ha permesso agli utenti in cerca di lavoro di segnalare discretamente ai reclutatori che sono aperti alle opportunità.

    Nel 2017, introdotta la funzionalità di chat bot, che ha permesso agli utenti di comunicare con le aziende direttamente sulla piattaforma. È stata lanciata la funzionalità LinkedIn Video, che ha permesso agli utenti di creare e condividere video sulla piattaforma. Gli utenti sono oltre 500 milioni.

    Nel 2018 ha introdotto il redesign del profilo, che ha fornito agli utenti una nuova interfaccia più moderna e intuitiva. La piattaforma ha anche lanciato la funzionalità LinkedIn Career Advice, che ha permesso agli utenti di connettersi con altri professionisti per ricevere consigli sulla carriera.

    Nel 2019, LinkedIn ha lanciato la funzionalità di Live Streaming, che ha permesso agli utenti di trasmettere in diretta video sulla piattaforma. Nello stesso anno, LinkedIn ha introdotto la funzionalità LinkedIn Events, che ha permesso agli utenti di creare e gestire eventi professionali sulla piattaforma.

    Nel 2020 LinkedIn ha introdotto la funzionalità LinkedIn Stories, poi abbandonata l’anno successivo, che ha permesso agli utenti di condividere momenti della loro vita professionale in modo temporaneo. Sempre nel 2020 ha lanciato la funzionalità di ricerca di lavoro migliorata, che ha permesso agli utenti di cercare offerte di lavoro in base alle loro preferenze e interessi.

    Nel 2021 LinkedIn ha lanciato la funzionalità di audio chat, che ha permesso agli utenti di partecipare a conversazioni in tempo reale su diversi argomenti professionali. È stata poi introdotta la funzionalità Creator Mode, che ha permesso agli utenti di evidenziare i propri contenuti e di promuovere il proprio profilo come creator.

    E poi, nel 2022 LinkedIn ha introdotto la funzionalità di videoconferenza integrata, che ha permesso agli utenti di effettuare videochiamate direttamente sulla piattaforma. E ancora, la piattaforma ha lanciato la funzionalità di Eventi Virtuali, che ha permesso agli utenti di organizzare eventi completamente online.

    In aggiunta a tutte queste tappe, va poi ricordato che LinkedIn è stata uno delle prime piattaforme social media a introdurre la pubblicità mirata per gli inserzionisti, offrendo un’opportunità per le attività di raggiungere un pubblico altamente qualificato e interessato. Questa funzionalità ha permesso a LinkedIn di diventare una delle principali piattaforme per il B2B marketing.

    Per arrivare alla conclusione di questo lungo articolo, a fronte di una continua frammentazione dei social media, che virano su altre forme, anche a pagamento, alla ricerca di una nuova identità, i 20 anni di LinkedIn rappresentano, per tutto il panorama dei social media, un traguardo importante. Su cui nessuno, forse, avrebbe mai scommesso.

    Una pietra miliare dei social media, ancora prima che diventassero tali. Un punto di riferimento, insomma, in un momento di grande cambiamento ancora tutto da decifrare.

  • Bluesky è ora anche su Android, ma resta su invito. Ecco come funziona

    Bluesky è ora anche su Android, ma resta su invito. Ecco come funziona

    A circa un mese di distanza dal lancio su iOS, Bluesky, la piattaforma decentralizzata lanciata da Jack Dorsey, arriva anche su Android. Si presenta come una valida alternativa a Twitter, ma resta ancora su invito. Vediamo come funziona.

    Bluesky, dopo aver aperto la sua piattaforma all’app per iOS il primo marzo di quest’anno, da pochi giorni è approdata anche su Android. Ma, anche se questo può sembrare, e lo è per certi versi, una propagazione significativa, dato che Android è il sistema operativo più usato, c’è da dire che l’app resta sempre e comunque su invito.

    In questi ultimi giorni, proprio in seguito all’approdo su Android, dal punto di vista dei tempi molto vicino alla sciagurata gestione della spunta blu legacy su Twitter da parte di Elon Musk, si è acceso un forte interesse e ora si è aperta una specie di caccia all’invito.

    Se ricordate, quando abbiamo dato notizia dell’apertura dell’app su iOS, avevamo chiuso l’articolo sostenendo che l’arrivo su Android ci avrebbe permesso di capire di più sulla longevità, o meno, di questo progetto. Ovviamente ci si riferiva ad un accesso libero, senza invito, di conseguenza è ancora difficile provare a fare qualche previsione, nonostante il forte interesse che si registra.

    bluesky android come funziona

    Bluesky è disponibile anche da computer, da questo link: staging.bsky.app.

    Prima di provare a fare qualche considerazione in più, sarebbe utile forse fare di nuovo chiarezza sulla natura di questa piattaforma, sulle dinamiche che la alimentano e, anche, provare a tracciare un panorama di piattaforme decentralizzate che al momento esistono.

    Innanzitutto, conviene sottolineare che stiamo parlando di un progetto, Bluesky, che era nato per diventare la piattaforma decentralizzata di Twitter, ecco perché la somiglianza è netta. Quindi da un punto di vista del layout grafico, Bluesky riprende pari pari Twitter.

    Sull’app quindi abbiamo una sezione dedicata al profilo, un menù laterale, una sezione dedicata alla ricerca e poi le notifiche. Al momento si possono caricare immagini ma non video, e non sono attivi neanche gli hashtag. Anche se il motore di ricerca interno permette di cercare termini specifici.

    Non è possibile, ancora bloccare nessuno e non ci sono i DM, i messaggi privati. Si tratta di una situazione da “lavori in corso”, ed è comprensibile.

    Come detto, Bluesky è una piattaforma decentralizzata, ossia un sistema che non dipende da un’entità centrale per funzionare, ma si basa su una rete di nodi indipendenti che collaborano tra loro. Questo significa che non esiste un’autorità che gestisce i dati degli utenti, le regole della piattaforma o la censura dei contenuti. Gli utenti sono liberi di scegliere con chi interagire e quali informazioni condividere, senza intermediari o limitazioni imposte da terze parti.

    Gli sviluppatori dell’app, quindi, non avrebbero il pieno controllo su ciò che gli utenti e gli altri sviluppatori possono fare con la piattaforma. Jack Dorsey non molto tempo fa disse che le piattaforme come Twitter non dovrebbero avere così tanto potere “in termini di decisione su quali utenti e comunità possono esprimersi e su chi è responsabile della moderazione di tali contenuti“.

    bluesky android come funziona

    Tanto per chiarire un altro aspetto riguardo alla gestione di Bluesky, Jack Dorse è stato promotore della piattaforma e oggi siede all’interno del consiglio di amministrazione della società.

    La piattaforma oggi è guidata da Jay Graber, assunta da Twitter nel 2021. Una volta che la società si è costituita, sempre nel 2021, la stessa Graber ne divenne CEO, ruolo che ricopre, appunto, ancora oggi.

    Bluesky è un progetto avviato da Jack Dorsey, il co-fondatore ed ex CEO di Twitter, che lo annunciò nel dicembre 2019, con l’intento di voler finanziare un team indipendente con l’obiettivo di sviluppare uno standard aperto e decentralizzato per i social media.

    L’obiettivo di Bluesky è quello di creare una rete sociale basata su un protocollo comune, chiamato AT Protocol (dove AT sta per “Authenticated Transfer Protocol”), che permetta agli utenti di comunicare tra loro senza passare per un intermediario centrale.

    In questo modo, gli utenti potrebbero scegliere tra diverse applicazioni compatibili con il protocollo, senza perdere i propri contatti o i propri contenuti. Inoltre, il protocollo prevede l’uso della crittografia per proteggere la privacy e l’identità degli utenti, e l’integrazione della blockchain per garantire la tracciabilità e l’immutabilità dei messaggi.

    bluesky android come funziona

    Bluesky, è opportuno ricordarlo, è ancora in fase beta e accessibile solo attraverso la modalità ad invito. Ma come dicevamo in apertura, l’app ha già attirato l’interesse di molti utenti che vedono in Bluesky una sorta di possibile soluzione ai problemi di Twitter nell’era di Elon Musk.

    Volendo dare qualche numero, grazie alla volta di iOS, al momento, Bluesky è stata scaricata 360 mila volte dall’App Store a livello globale, la lista di attesa è cresciuta fino ad 1 milione di persone.

    E l’interesse cresce anche con la versione per Android e lo sarà ancora di più nei prossimi giorni, o almeno così si spera.

    Intanto sull’app ci sono già Chris Messina, l’inventore dell’hashtag, Jack Dorsey, ovviamente, ma anche, da pochi giorni, due persone molto note negli Usa, per motivi diversi, come “dril” e la deputata democratica Alexandria Ocasio-Cortez.

    Tra l’altro, a testimoniare che un grande interesse si sta muovendo attorno a Bluesky, la società con un post (e no, non si chiamano tweet) ha fatto sapere che la giornata di giovedì, 27 aprile 2023, ha fatto registrare “il suo ‘più grande salto di un giorno’ di sempre”.

    Se anche le celebrità cominciano ad approdare su Bluesky, allora è probabile, nonostante la modalità ad invito, che qualcosa possa muoversi sul serio.

    Anche se, va detto, quella sensazione di Twitter prima maniera piace, piace molto agli attuali utenti che sperano non venga dispersa.

    Ma, per cercare di arrivare alla conclusione, pur consapevoli che questo di Bluesky resta, qui su InTime Blog, un argomento aperto, restano ancora da capire alcune cose.

    Chiaro che una piattaforma decentralizzata offra come vantaggi la possibilità di offrire maggiore privacy, maggiore innovazione. Ma è anche vero che gli utenti possono riscontrare, ad esempio, minore facilità d’uso, se questa viene paragonata alle piattaforme centralizzate; minore qualità della piattaforma che si manifesta in quella lentezza nel caricare i contenuti che spesso allontana gli utenti.

    Bluesky, come confermato anche da Jay Graber, sta mantenendo la modalità ad invito per definire al meglio il grande tema della moderazione dei contenuti. Tema insidioso e spinosissimo, su cui molte piattaforme sono andate a sbattere. La sfida è quella di riuscire a realizzare una piattaforma sicura dove gli utenti siano pienamente responsabili di ciò che pubblicano. Un sogno praticamente.

    La seconda questione riguarda il modello di business. Al momento da questo punto di vista non ci sono elementi su cui fare qualche considerazione concreta. La piattaforma ora è concentrata a mettere a punto le fondamenta, ma appare chiare che queste fondamenta dovranno dare vita ad una struttura che poi dovrà essere mantenuta in qualche modo.

    E poi, infine, resta da comprendere il tema della portabilità su cui Bluesky, attraverso il proprio AT Protocol, punta molto. L’intento è quello di permettere agli utenti di passare da una piattaforma ad un’altra, riuscendo a mantenere la propria audience, senza vederla dispersa perché c’è qualcuno che un giorno decide di chiudere tutto.

    Questo ultimo è un grande tema che, se davvero andrà in porto, potrà permettere la ricostruzione del proprio grafo sociale anche su altre piattaforme e continuare a restare in contatto mettendo al centro le persone e le relazioni che si costruiscono.

    Però, tutto questo deve trovare una rapida manifestazione, altrimenti le persone si stanca facilmente. Va benissimo, ed è sacrosanto, lavorare sulla moderazione, ne va del successo stesso della piattaforma, ma in tempi rapidi per poi abbandonare subito la modalità ad invito che fa tanto effetto Clubhouse. E poi abbiamo visto come è andata a finire con Clubhouse.

  • Social Media, LinkedIn e YouTube sono le piattaforme più affidabili

    Social Media, LinkedIn e YouTube sono le piattaforme più affidabili

    I Social Media stanno cambiando e la Fiducia diventa in questo momento fondamentale. In questo contesto, tra le piattaforme gli utenti ritengono che siano più affidabili LinkedIn e YouTube. Un dato che non sorprende.

    I Social Media stanno attraversando una fase di cambiamento, diciamo che si trovano in un momento in cui devono ricostruire la propria identità. Un argomento, questo, che mi appassiona e a cui tengo molto in questo periodo.

    E se è vero che queste piattaforme si trovano in una fase interlocutoria, in cui tutto sembra essere diverso da come lo abbiamo conosciuto, la Fiducia, in questo contesto, diventa un valore enorme. Una scommessa per queste piattaforme che può essere la chiave di volta per una nuova identità, appunto.

    Quando si parla di Fiducia si intende un tema rilevante che comprende tanto la condivisione dei dati personali, e la gestione e la cura degli stessi, quanto l’aderenza delle informazioni ai valori di chi li condivide e alla qualità stessa dei contenuti che si condividono, senza dimenticare la reputazione degli attori coinvolti.

    Quindi si tratta di un tema che mette insieme tanti elementi e tanti fattori che, una volta riunificati, compongono appunto la parola “Fiducia”. I nu momento di grande incertezza, dunque, gli utenti vanno alla ricerca di contenuti positivi, in termini di esperienza trasmessa e di qualità, ossia contenuti in grado di arricchire la propria esperienza.

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    Non è semplice che questo accada anche se non impossibile. Di certo, i social media nella condivisione di informazioni e contenuti di qualità giocano un ruolo, come abbiamo visto in questi anni, ormai fondamentale. E questo per il ruolo che i social media sono stati in grado di ritagliarsi in questi anni.

    Ecco, se vogliamo adesso vedere l’argomento da un punto di vista più concreto, con dati certi, nel tentativo di definire meglio il ruolo dei social media all’interno del grande tema della Fiducia e dei contenuti condivisi, i dati di uno studio di Capterra, celeberrima piattaforma per la comparazione di software B2B, pubblicato da poco, ci aiuta non poco a fotografare il momento.

    Lo studio ha preso ad esaminare l’evoluzione dei metodi di ricerca online, verificando quanto gli utenti ritengono affidabili i risultati che si ottengono, l’utilità della personalizzazione delle ricerche e cosa ne deriva per la privacy dei dati degli utenti. Sono state intervistate 1015 persone dai 18 anni in su che cercano informazioni e contenuti online almeno qualche volta al mese.

    Guardando ai dati emersi, il 54% dei rispondenti si fida di più di un’informazione quando essa proviene da un ente scientifico; e ancora, il 42% quando proviene da un creatore di contenuti riconosciuto. Il valore della reputazione sta in questo ultimo punto.

    Quasi una persona su due fa uso sia dei social media che dei motori di ricerca per trovare informazioni online.

    Dal punto di vista dei social media più utilizzati dagli utenti intervistati, è emerso che il 51% ritiene YouTube e LinkedIn le piattaforme più affidabili nella maggior parte dei casi.

    Seguono poi Instagram e Twitter, le cui percentuali scendono rispettivamente al 47% e al 42%. Le piattaforme social media considerate meno affidabili sono in generale Facebook e TikTok, considerati dal 58% degli intervistati come “Qualche volta affidabili” e “Per niente affidabili”.

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    Dati molto interessanti questi ultimi che definiscono quale sia l’umore degli utenti verso le piattaforme in questo momento.

    Risulta evidente che YouTube e LinkedIn sono le due piattaforme che si caratterizzano per la tipologia: contenuti video per la prima, social media business per la seconda.

    Si tratta quindi di due ambienti molto ben definiti, anche se LinkedIn da quando è stata acquisita da Microsoft si è aperta sempre di più, dal punto di vista della tipologia dei contenuti, fino ad essere sempre affine al concetto vero di “social media”, ossia di piattaforma dove si condividono notizie ed informazioni.

    Da evidenziare che LinkedIn, tra tutte le piattaforme social media più usate e conosciute, è quella più anziana e tra qualche settimana compirà 20 anni.

    Ma, al netto di tutto, sono dati che non sorprendono. Ricorderete come nel 2022 proprio YouTube era l’unica piattaforma social media che cresceva come strumento usato dagli utenti per informarsi mentre tutte le altre piattaforme erano in calo.

    E in un contesto di ricerca di Fiducia, vista la grande frammentazione ormai in atto e la grande difficoltà a comprendere il momento, ecco che gli utenti si affidano a due piattaforme che, forse, meglio di altre riescono a soddisfare questa esigenza degli utenti.

    Parlando della privacy dei propri dati personali, dalla ricerca emerge che solo il 31% intraprende sempre azioni per proteggerla nel momento in cui effettua ricerche online; il 51% lo fa qualche volta mentre il 15 raramente.

    Il 45% dei rispondenti che si preoccupa per la propria privacy, dichiara che una delle azioni più intraprese per proteggerla nel momento in cui cerca online è l’utilizzo di una forte password unica e personale.

    Il 40% cerca di condividere il minor numero di informazioni personali possibili, il 34% tende a rifiutare i cookies ed il 32% mantiene i propri account privati.

    Ecco, queste le considerazioni in merito a questa ricerca interessante di Capterra da condividere con voi.

    E voi quali piattaforme social media ritenete più affidabili in questo momento e perché?

  • Twitter è ormai parte della X Holding voluta da Elon Musk

    Twitter è ormai parte della X Holding voluta da Elon Musk

    Twitter Inc. non esiste più. Documenti giudiziari dimostrano che oggi l’azienda co-fondata da Jack Dorsey si chiama X Corp. e fa parte della X Holding voluta da Elon Musk. Il progetto di Musk della “X app” è ormai ad un passo, sempre che si realizzi.

    Ormai è diventato noto, Twitter Inc. la società che era stata fondata per gestire la piattaforma e che era stata acquisita da Elon Musk, in pratica on esiste più. La società è stata inglobata dalla X Holding con il nome X Corp.

    Tutto questo non è stato ancora reso pubblico e a far affiorare questa fusione è stata la causa che vede coinvolti Laura Loomer e Twitter Inc. colpevole, secondo la Loomer di aver bloccato il suo account nel 2019 per aver violato le leggi sul racket, come sostenuto dall’allora società guidata da Jack Dorsey.

    Ebbene, questa vicenda giudiziaria ha fatto emergere il fatto che ormai Twitter Inc. non esiste più e lo hanno spiegato bene Nitish Pahwa e Mark Joseph Stern su The Slate.

    Nel presentare le carte, come si dice, in tribunale e per certificare lo stato della società è venuto fuori, appunto che adesso, in qualità di “successore nell’interesse di Twitter Inc.” la posizione è gestita da X Corp., la società in cui è stata fusa, in tutto e per tutto, Twitter Inc..

    twitter inc parte X Holding franzrusso

    Non è un caso che si parli di X, ricorderete che lo stesso Elon Musk tre settimane prima sosteneva che questa sarebbe diventata l’app per fare tutto e si sapeva che sarebbe successo. In pratica X sarebbe una sorta di WeChat americano, un contenitore di società e applicazioni di Musk che dovrebbe, con funzionalità diverse, essere utili “per qualsiasi cosa”.

    La notizia ormai si sta diffondendo, non è semplice da decifrare i vari passaggi che su The Slate sono spiegati benissimo.

    Nel riassumerle, possiamo dire che inizialmente, nell’aprile del 2022, era stata creata la X Holding che era stata divisa in tre parti, I, II e III. Nella seconda era stata posta Twitter Inc, acquisita nell’ottobre del 2022, e la terza tranche della holding serviva a Musk per accollarsi il prestito dei 13 miliardi di dollari per l’acquisizione.


    Questo account aveva anticipato tutti qualche giorno fa:


    Ad arrivare a marzo 2023, dopo diverse operazioni finanziarie, esistono la H Xolding che fa da società madre alle aziende di Musk e la X Corp. che altro non è che la seconda parte iniziale, quella contenente Twitter Inc.. Nei fatti, X Corp. è oggi l’azienda che sostituisce Twitter che, per questo motivo, non esiste più.

    Sicuramente vi sarete chiesti che cosa volesse dire Elon Musk quando ha twittato X. Ecco spiegato il significato.

    Ora, Twitter Inc. continuerà ad esiste ancora nelle varie cause in cui è coinvolta e anche nelle diverse cause che i dipendenti di Twitter hanno intentato per il modo in cui sono stati licenziati.

    Ma nei fatti Twitter, per come l’abbiamo conosciuta in tutti questi anni, non esiste più.

    Per ora non cambia nulla, Twitter resta ancora la piattaforma e l’app che conosciamo, ma dopo questo passaggio è facile attendersi qualcosa che vada a sostituire la forma stessa della piattaforma.

    Abbiamo visto nei giorni scorsi cosa è accaduto con il cambio del logo Twitter sostituito da Doge meme.


    Se Elon Musk fa di Twitter un uso personale


    Ecco, potrebbe darsi che il prossimo cambio sarà definitivo.

    Intanto, sulla pagina Wikipedia di Twitter si legge che “una dichiarazione del tribunale ha rivelato che Twitter, Inc. è stata fusa in X Corp.“.

  • Negli Usa le aziende continuano ad investire su TikTok

    Negli Usa le aziende continuano ad investire su TikTok

    Nonostante il bando potenziale negli Usa, le aziende continuano ad investire su TikTok a marzo e il 75% prevede di aumentare la spesa nei prossimi 12 mesi. La situazione resta comunque complessa anche dal punto di vista politico da Usa e Cina.

    Nonostante la situazione non delle migliori per TikTok, sempre molto vicina al bando totale, negli Usa le aziende continuano ad investire sull’app cinese. A confermare questo ci sono i dati di Sensor Tower che riporta un aumento dell’advertising a marzo di quest’anno dell’11%, con aziende come Pepsi, DoorDash, Amazon e Apple che hanno speso di più.

    Un dato che assume una certa rilevanza in un contesto, come dicevamo, molto complesso e non ancora risolto. Le aziende, dunque, sembrano non mostrare segni di preoccupazione e, nonostante le principali agenzie pubblicitarie, come GroupM e Omnicom di WPP, si siano premurate a consigliare ale proprie aziende clienti di ridurre gli investimenti sull’app di ByetDance, continuano ad aumentare gli investimenti.

    Mentre si aggiunge anche l’Australia tra i paesi che vietano TikTok sugli smartphone dei dipendenti e funzionari governativi, negli Usa il dibattito sull’app cinese che coinvolge anche il Congresso è sempre molto accesso.

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    Solo pochi giorni fa il CEO di TikTok, Shou Zi Chew, è stato interrogato dalla Commissione per l’energia e il commercio della Camera Usa per i timori sulla sicurezza nazionale legati alla proprietà cinese. Il governo cinese, in occasione di questo interrogatorio, ha fatto sapere che si opporrà “con fermezza” a qualsiasi tentativo di separare il ramo statunitense di TikTok dai suoi proprietari cinesi.

    Come ricorderete, Donald Trump era andato molto vicino al compimento di questa operazione che avrebbe visto Oracle come acquirente. Cosa che poi non si fece.

    Prima dell’udienza di Shou Zi Chew al Congresso Usa, un sondaggio condotto da Capterra su 300 marketer statunitensi aveva rilevato che il 75% degli intervistati prevedeva di aumentare la spesa su TikTok nei prossimi 12 mesi. E, a fronte di questo sondaggio, non sono pochi gli osservatori a notare che le aziende abbiano deciso di aumentare gli investimenti su TikTok prima delle dichiarazioni di Shou Zi Chew che ha ribadito, sostanzialmente la natura globale di TikTok, non solamente cinese.

    A fronte di questa affermazione, TikTok precisa che il 60% delle sue azioni è di proprietà di investitori globali, il 20% è di proprietà dei dipendenti e il 20% del suo fondatore Zhang Yiming.

    Tanto per dare qualche numero, l’advertising per TikTok rappresenta la voce principale dei 10 miliardi di dollari di fatturato a livello globale.

    Insider Intelligence rileva che nel 2023 TikTok dovrebbe registrare ricavi per 14,15 miliardi di dollari, dato in crescita rispetto ai 9,89 miliardi del 2022.

    La situazione dunque, nonostante tutto, perdonate la ripetizione, resta complessa e difficile da sciogliere, anche perché all’orizzonte non sembrano esserci le condizioni per cedere ad un compratore le attività Usa. E anche perché i rapporti tra Usa e Cina sono sempre più roventi.

  • Su WhatsApp arrivano i Canali in stile Telegram

    Su WhatsApp arrivano i Canali in stile Telegram

    Su WhatsApp arrivano i Canali in vero stile Telegram. Da quello che si vede dalla versione beta per Android, ognuno potrà creare il proprio canale per condividere informazioni e aggiornamenti. La sezione comprenderà gli status che appariranno come le Stories su Instagram.

    WhatsApp si evolve sempre di più mantenendo fede al progetto iniziale, quello voluto da Mark Zuckerberg, di trasformare l’app in una sorta di utility app. L’evoluzione corre e dopo gli avatar lanciati qualche mese fa, adesso si comincia a sapere qualcosa di più sui canali broadcasting di cui si parla da fine dell’anno scorso.

    Grazie a quanto scoperto da WaBetaInfo, scopriamo che dalla versione beta 2.23.8.6 per Android, disponibile su Play Store, appaiono quelli che vengono definiti, appunto, Canali.

    Si tratta di una funzionalità, one-to-many (uno a molti), che potrà essere usata per trasmettere informazioni, permettendo agli utenti di ricevere aggiornamenti da altri. Se si è pratici di Telegram, noterete che le similitudini con i canali dell’app di messaggistica concorrente sono tante. Per non dire identiche.

    Parliamo di canali ma si potrebbe parlare anche di newsletter inviate sempre all’interno di WhatsApp.

    Qualche informazione in più per inquadrare la funzionalità e spiegare meglio alcuni passaggi.

    canali whatsapp beta android franzrusso.it

    I Canali su WhatsApp sono strumenti ad uso privato, significa che le informazioni dell’utente e i numeri di contatto non saranno visibili ad altri all’interno del canale.
    I canali non saranno crittografati end-to-end. Questo è comprensibile, dato che ogni canale avrà diversi iscritti. Le chat e le chiamate di WhatsApp continueranno a essere crittografate end-to-end, e quindi nessuno potrà spiare le vostre conversazioni.

    All’interno dei Canali, nessuno sarà in grado di vedere chi seguite, indipendentemente dal fatto che faccia parte o meno dei vostri contatti. Un aspetto interessante è che non ci saranno raccomandazioni algoritmiche che suggeriscono contenuti correlati.

    Secondo quanto riferito, i canali di WhatsApp saranno contrassegnati da maniglie. Quindi, per cercare un canale WhatsApp specifico basterà inserire il nome utente all’interno dell’app. In questo modo sarà più facile trovare un canale particolare, eliminando la necessità di affidarsi a siti web esterni per raggiungere il canale desiderato.

    È necessario sottolineare che si tratta di una funzionalità in beta, ancora invia di sviluppo, e non disponibile per tutti gli utenti. Questa versione di cui stiamo parlando è solo per Android. Probabile che la versione per iOS possa subire qualche piccola modifica di design.

    Da quello che si vede dagli screenshot diffusi da WaBetaInfo, i Canali appariranno sottoforma di “Aggiornamenti” tra “Chat” e “Chiamate”. Accedendo ai Canali, la parte superiore sarà occupata dagli Status che verranno visualizzati come le Stories su Instagram.

    Ora, dopo aver spiegato tutto, si può assolutamente affermare che questa è una funzionalità del tutto simile ai Canali di Instagram. Una funzionalità che permetterà quindi di condividere gli aggiornamenti del proprio sito web, del proprio blog.

    Con la differenza che stiamo parlando di un’app, WhatsApp, che è molto usata dagli italiani. Stiamo parlando di oltre 33 milioni di utenti, secondo gli ultimi dati del 2022.

  • Una Comunicazione trasparente e responsabile sui Social Media

    Una Comunicazione trasparente e responsabile sui Social Media

    In un momento di grande trasformazione nel panorama dei Social Media, vale la pena ricordare che ad usare questi strumenti siamo sempre noi. Ecco alcuni valori che non dovrebbero mai mancare nel nostro modo di comunicare, sempre trasparente e responsabile.

    I Social Media nel 2023 stanno vivendo un momento di grande cambiamento. Forse possiamo dire che ci troviamo di fronte a un passaggio epocale, senza voler sembrare esagerati. Queste piattaforme stanno cambiando pelle per vari motivi. Se guardiamo indietro di qualche anno, possiamo osservare che le differenze e le distanze cominciano ad essere più marcate.

    Col tempo, i social media hanno occupato un ruolo sempre più importante nella vita di tutti. Per lavoro o per piacere, hanno creato e modellato nuovi stili di comunicazione. Certo, non sono mancati i tanti aspetti negativi emersi, come la diffusione di disinformazione, fake news, trolling e contenuti d’odio.

    Ma, di fronte a questo cambiamento, alle scelte delle piattaforme di optare per formule premium (e non è questo il luogo per esaminare le motivazioni) e, soprattutto, di fronte alla scelta che tutti noi faremo, ricordiamoci che quelli che comunicano siamo sempre noi. Solo noi siamo in grado di rendere l’ambiente della comunicazione sui social media diverso. Nel senso di più trasparente e responsabile.

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    Valori per una comunicazione trasparente e responsabile sui Social Media

    Ma come? Di seguito segnalo alcuni valori che dovrebbero essere alla base di una comunicazione, appunto, più responsabile e trasparente. Valori che, per la verità, non dovrebbero mancare mai se il nostro intento è quello di comunicare per dare vita a delle relazioni durature e genuine:

    Autenticità

    Mostriamo agli altri ciò che siamo veramente e fissiamo l’obiettivo di essere onesti in quello che comunichiamo. Non serve, e non è mai servito, apparire come qualcuno che non si è. L’autenticità aiuta a stabilire un legame genuino con il tuo pubblico. Sempre.

    Empatia

    Proviamo a metterci nei panni degli altri e a cercare di comprendere le loro esigenze, preoccupazioni ed emozioni. Comunicare con empatia significa dimostrare rispetto e sensibilità verso gli altri. Un esercizio, questo, che ci aiuta a crescere personalmente e professionalmente.

    Trasparenza

    Proviamo ad essere più aperti e sinceri riguardo a quelle che sono le nostre intenzioni e i nostri obiettivi. La trasparenza, come valore, ci consente di costruire un legame forte con il nostro pubblico fondato sulla fiducia e ci permette di dimostrare tutta la nostra integrità.

    Rispetto

    Sembra quasi scontato dirlo, ma cerchiamo di trattare gli altri con cortesia e considerazione, indipendentemente da quelle che sono le loro opinioni o da quello che è il loro background. Meglio evitare un linguaggio offensivo, provocatorio o, addirittura, discriminatorio.

    Responsabilità

    Questo forse è il passaggio più importante, perché ci porta ad ammettere i nostri errori e ad imparare da essi. Se condividiamo delle informazioni, è sempre bene assicurarsi che siano accurate e verificate. E quando si ricevono critiche, bisogna accoglierle in modo costruttivo e lavorare per migliorarsi.

    Ascolto attivo

    Usare i social media significa comunicare e ascoltare. Quindi, serve prestare attenzione ai commenti e alle preoccupazioni del proprio pubblico. Bisogna rispondere alle domande e ai feedback nei tempi e nei modi adeguati, e che siano rispettosi del proprio pubblico.

    Coerenza

    Significa mantenere una presenza costante sui social media e comunicare in modo coerente con la propria identità e con i propri valori. Questo ci aiuterà a costruire e a mantenere una reputazione solida e affidabile.

    Positività

    Cerchiamo, noi tutti, di diffondere contenuti positivi e incoraggianti, per creare un ambiente più accogliente e meno ostile. Facciamo lo sforzo di condividere contenuti che siano di ispirazione, che siano di intrattenimento anche, invece di concentrarci su aspetti negativi o polemici.

    Ecco, ho pensato che attraverso questi valori si possa ancora creare sui social media, nonostante questa fase di cambiamento, un ambiente più positivo, costruttivo e inclusivo. Perché dipende sempre da noi e dal modo in cui comunichiamo.

    Se vi va, potete aggiungere altri valori, i vostri pensieri e considerazioni a riguardo per dare vita ad un uso dei social media più trasparente e responsabile.

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