Tag: social media

  • Instagram Reels, i video si allungano fino a 30 secondi

    Instagram Reels, i video si allungano fino a 30 secondi

    A distanza di poco più di un mese dal lancio ufficiale, Instagram Reels si aggiorna. E adesso si potranno realizzare video più lunghi, fino a 30 secondi.

    Instagram Reels si aggiorna. A distanza di poco più di un mese dal lancio ufficiale, ecco alcune interessanti novità. Forse quella più interessante è la possibilità di fare video musicali più lunghi. Infatti la lunghezza passa dai 15 secondi iniziali fino a 30 secondi. Un aggiornamento importante, da questo punto di vista, se pensiamo che la lunghezza dei video su TikTok è di 60 secondi. Un aggiornamento di questo tipo, a distanza di poche settimane, fa pensare che il traguardo è proprio quello di garantire, a breve, una lunghezza di un minuto anche per quanto riguarda i Reels.

    Ma non è tutto, perché l’aggiornamento di oggi riguarda anche il timer. Infatti, da oggi il conto alla rovescia, quello che si attiva al momento di registrare il video, passa dai 3 ai 10 secondi.

    instagram reels 30 secondi

    Terza novità, parte di questo aggiornamento, riguarda la possibilità di modificare i video. Da oggi è possibile tagliare ed eliminare qualsiasi clip, in questo modo l’editing dei video diventa più semplice.

    Continuiamo a migliorare Reels ogni giorno“, dice Tessa Lyons-Laing, Product Director, Instagram Reels, “anche prendendo spunto dal feedback della community, e questi miglioramenti renderanno più semplice la creazione di reel. Siamo ancora agli inizi, ma stiamo già notando molti contenuti divertenti e creativi”.

    Insomma, è ormai chiaro che Instagram sembra voler investire molto su questa nuova modalità di contenuto, forse, anche approfittando delle vicende societarie di TikTok negli Usa.

    TikTok, ok da Trump all’accordo con Oracle e Walmart

    Ricordiamo che, a proposito dell’app di ByteDance, entro domenica prossima dovrà essere formulato l’accordo tra la startup cinese e Oracle, insieme a Walmart. E domenica potrebbe entrare in vigore il divieto di download dell’app che era stato rinviato domenica scorsa.

    Staremo a vedere.

  • TikTok, ok da Trump all’accordo con Oracle e Walmart

    TikTok, ok da Trump all’accordo con Oracle e Walmart

    Come previsto, alla fine Donald Trump ha dato il via libera all’accordo tra ByteDance, proprietaria di TikTok, e Oracle, insieme a Walmart.

    Alla fine, il divieto di download di TikTok negli Usa, previsto per oggi 20 settembre 2020, viene rinviato di 1 settimana perché intanto, come era previsto (lo avevamo scritto qui), Donald Trump ha dato il via libera all’accordo tra le parti. E quindi, da un lato ByteDance, la startup cinese proprietaria di TikTok, e Oracle, insieme a Walmart, dall’altro.

    oracle tiktok

    Quello che aveva deciso venerdì scorso il Dipartimento del Commercio Usa, il ministero dello Sviluppo Economico federale, per intenderci, cioè il divieto di download ler TikTok e WeChat a partire da oggi, era un “atto dovuto” proprio perché doveva dare una spinta verso un accordo. Accordo che lo stesso presidente Trump, rispondendo alle domande dei giornalisti, ha definito “un buon accordo”, dando la sua benedizione.

    TikTok, divieto di download negli Usa ma un accordo ancora è possibile

    In attesa di informazioni più dettagliate, si sa che Oracle prenderà possess del 12,5% delle azioni della TikTok Global. L’azienda di Larry Ellison sarà quindi il partner tecnologico della società, sua sarà la tecnologia cloud su cui si baserà la piattaforma.

    Come detto, Oracle ha elaborato la sua offerta insieme a Walmart, che sarà il partner commerciale, e insieme a Sequoia Capital. In totale la quota della società ripartita tra loro sarà del 20%, a ByteDance resterà dunque l’80%.

    Larry Ellison, in una notw, ha sottolineato come la tecnologia cloud che Oracle metterà a disposizione di TikTok sarà di seconda generazione, una tecnologia molto più avanti di quella attualmente offerta dal mercato”.

    Oracle fa dunque il suo ingresso nel mondo dei social media e sarà molto interessante capire come il colosso sfrutterà questa occasione per il suo business.

     

  • TikTok, divieto di download negli Usa ma un accordo ancora è possibile

    TikTok, divieto di download negli Usa ma un accordo ancora è possibile

    Il Dipartimento del Commercio Usa, recependo l’ordine esecutivo di Trump del 6 agosto scorso, ha disposto il divieto di download per TikTok e WeChat e la relativa rimozione delle app dagli app market a partire dal 20 settembre. Ma un accordo tra TikTok e Oracle è ancora possibile.

    Può suonare come sorprendente il comunicato in cui il Dipartimento del Commercio Usa (l’equivalente del nostro Ministero per lo Sviluppo Economico) dispone il divieto di download per TikTok e WeChat a partire dal 20 settembre. In realtà, come si potrebbe dire in gergo, è “un atto dovuto“, un’azione che comunque il Dipartimento era tenuta a fare, in attesa del pronunciamento finale del presidente Usa, Donald Trump. In pratica, il Dipartimento recepisce l’ordine esecutivo del 6 agosto, emanato da Trump, in attesa che lo stesso presidente prenda una decisione finale.

    Ad alcuni questa azione è sembrata un modo per affrettare i tempi e indurre TikTok ad accettare l’accordo con Oracle, in partnership con Walmart. Ricordiamo che il termine ultimo prima di un divieto definitivo per TikTok è il prossimo 12 novembre. L’intento sarebbe quindi, anche, quello di indurre i cinesi di ByteDance ad arrivare ad un accordo con Oracle che, secondo quelle che erano le indiscrezioni circolare nei giorni scorsi, dovrebbe avere un ruolo di tipo tecnologico, in modo da soddisfare il presidente Trump e rassicurarlo sul fatto che i dati degli utenti sarebbero gestiti da tecnologia “made in Usa”. E Oracle in fatto di tecnologia in cloud è leader mondiale.

    tiktok divieto download usa

    Ma torniamo a quanto ha stabilito il Dipartimento del Commercio Usa per poi collegarci alle novità di questi giorni, in modo da avere un quadro ancora più completo.

    Da domenica 20 settembre non sarà più possibile scaricare TikTok e WeChat dagli app market, quindi quelli di Apple e Google, in quanto da quella data nessuna azienda americana potrà distribuire le app e avere relazioni commerciali con le aziende cinesi di riferimento, ByteDance per TikTok e Tencent per WeChat. Quindi da domenica negli Usa nessuno utente potrà più scaricare le app. Significa che chi ha già scaricato l’app potrà continuare ad usarla, ma non potrà più aggiornarla, anche perché le stesse app non potranno più essere presenti su App Store e su Google Play.

    Lo stesso Dipartimento però lascia ancora aperti il termine del 12 novembre per TikTok, entro quella data dovrà risolvere i problemi di “sicurezza nazionale con gli Usa”. E proprio quest’ultima frase fa pensare che ci sia ancora la possibilità di arrivare ad un accordo.Su questo accordo, ipotetico, si attende il parere di Donald Trump e questo potrebbe avvenire anche nelle prossime ore.

    Infatti, nei giorni scorsi sono circolate diverse indiscrezioni su questo accordo che vede comunque come protagonisti TikTok, da un lato, e Oracle, insieme a Walmart, dall’altro. Le attività Usa, e quindi, come già spesso ricordato qui, anche quelle relative al Canada, all’Australia e alla Nuova Zelanda, verrebbero gestite da ByteDance insieme a Oracle che garantirà la propria tecnologia per preservare la sicurezza dei dati. Una soluzione che potrebbe incontrare il favore di Donald Trump.

    In virtù di questo accorso, ByteDance avrebbe presentato alle autorità Usa, e anche ai suoi partner, un progetto che porterebbe alla quotazione della società a Wall Street entro un anno. Ma non è tutto.

    Ultima indiscrezione che circolava fino a poche ore prima della decisione del Dipartimento del Commercio Usa, anticipata dal New York Times, è che nello scegliere il successore di Kevin Mayer, dopo le sue dimissioni da CEO nei giorni scorsi, si farebbe, in modo abbastanza insistente, il nome di Kevin Systrom, ossia fondatore ed ex CEO di Instagram. Un nome che potrebbe dare più solidità all’azienda che nascerebbe dall’accordo con Oracle, con una grande esperienza nello gestire piattaforme social media molto complesse.

    Insomma, TikTok prova a resistere cercando di arrivare ad un accorso che possa essere soddisfacente per tutti, pur di non perdere i 100 milioni di utenti negli Usa, un mercato che potrebbe essere strategico per la piattaforma.

    TikTok, con 100 milioni di utenti l’Europa diventa il mercato principale

    Tra l’altro nei giorni scorsi TikTok ha ufficializzato che sono 100 milioni gli utenti attivi anche in Europa.

    Adesso la palla è, nel vero senso della parola, nelle mani di Donald Trump che potrebbe decidere a breve. Una decisione che ha evidenti ricadute sulle prossime elezioni presidenziali del 3 novembre.

  • TikTok, con 100 milioni di utenti l’Europa diventa il mercato principale

    TikTok, con 100 milioni di utenti l’Europa diventa il mercato principale

    Mentre negli Usa non è ancora chiaro quale sia il suo destino, TikTok annuncia di aver raggiunto i 100 milioni di utenti in Europa. E per questo diventa il mercato principale per ByteDance, la startup cinese proprietaria della piattaforma.

    Mentre negli Usa si sta cercando di arrivare ad una soluzione per il futuro della attività che riguardano l’America, ma anche il Canada, l’Australia e la Nuova Zelanda, TikTok annuncia di aver raggiunto i 100 milioni di utenti attivi al mese in Europa. Un annuncio fatto a distanza di pochi giorni da quello che annunciava lo stesso risultato ottenuto proprio negli Usa. Una tempistica che, visto il contesto attuale, a molti è parso come un modo per dichiarare che da oggi l’Europa è il mercato principale di TikTok.

    Rich Waterworth, General Manager, Europe di TikTok ha spiegato in un comunicato che questo risultato è stato possibile raggiungerlo nel vecchio continente principalmente per tre motivazioni principali:

    • i video realizzati dagli operatori sanitari o dagli utenti per ringraziarli per il loro lavoro, visualizzati oltre 300 milioni di volte;
    • il duo hip-hop britannico YoungT e Bugsey, che ha visto decollare la sua carriera quando il brano ‘Don’t Rush’ è stato usato come suono della #DontRushChallenge (oltre 800 milioni di visualizzazioni e ancora in crescita);
    • le challenge come #respectmysize in Germania o #amoilmiocorpo in Italia, un appello ad abbracciare il concetto di “body positivity” che hanno generato complessivamente quasi 100 milioni di visualizzazioni.

    tiktok europa mercato 100 milioni utenti

    Waterworth ha poi aggiunto che dopo solo due settimane dal lancio del Fondo TikTok per i Creator (250 milioni di euro per aiutare i creator a trasformare la loro creatività in un percorso di carriera) si è iscritto oltre il 40% di tutti i creator in possesso dei requisiti.

    L’annuncio dei 100 milioni di utenti in Europa arriva in un momento particolare per ByteDance, la startup cinese proprietaria della piattaforma. Infatti, sembra proprio che Oracle possa spuntarla su Microsoft e aggiudicarsi le attività negli Usa, e non solo come abbiamo specificato, della piattaforma. Come avevamo già raccontato, la soluzione Oracle non è una sorpresa per due motivi principali: il primo è che Oracle è la soluzione che piace a Donald Trump; il secondo motivo, e dipende molto dal primo, è che Oracle è la soluzione preferita dagli investitori.

    Solo che la soluzione Oracle non piace proprio a ByteDance che avrebbe preferito di gran lunga vendere a Microsoft per poi concentrarsi su altri mercati.

    Già, gli altri mercati. E quali sono?

    Lo scenario, da questo punto di vista, vede ByteDance cambiare decisamente rotta e puntare proprio sul Vecchio Continente. In sostanza la startup cinese prende coscienza che ormai negli Usa le strade sono due e cioè: o vendere a Oracle oppure abbandonare gli Usa per via dell’ordine esecutivo che di fatto vieterà alla startup qualsiasi attività sul territorio americano. In ogni caso il mercato americano è perso.

    Ma è perso anche il grande mercato dell’India, dove la piattaforma, pur contando un grande numero di utenti e un crescente numero di influencer che hanno puntato molto su questa app, la piattaforma è ormai messa al bando dal governo indiano. E all’orizzonte non si vedono spiragli per una possibile ripresa.

    Intanto, anche ad agosto TikTok è risultata essere l’app più scaricata al mondo con 44,5 milioni di download rispetto ai 38,5 milioni di Instagram. In calo rispetto ai 72,8 di maggio, ma sempre avanti rispetto alla diretta concorrenza.

    tiktok download agosto 2020

    Quindi, i 100 milioni di utenti in Europa rappresentano per TikTok sicuramente un grande traguardo, ma anche un nuovo inizio in attesa di sviluppi dagli Usa.

  • Twitter limiterà la visibilità dei tweet copia-incolla

    Twitter limiterà la visibilità dei tweet copia-incolla

    Twitter punta a limitare la visibilità dei tweet “copia-incolla”. Per lo più si tratta di quei contenuti copiati e twittati per diffondere propaganda e disinformazione.

    Chissà quante volte vi sarà capitato di imbattervi in un flusso di tweet tutti uguali, copiati e incollati senza citare la fonte. Tutti identici, spesso condivisi in una sequenza temporale molto ravvicinata, al punto da far sorgere più di un sospetto.

    Ebbene, qualche giorno fa Twitter, dall’account @TwitterComms, ha fatto sapere di aver notato ormai questo fenomeno, molto diffuso, e di provvedere a “limitarne la visibilità”, rinviando alla lettura di una sezione dell’Help Center, quella dedicata alla “Safety and Security”. All’interno di questa sezione si legge che Twitter, pur rispettando la libertà di espressione di tutti gli utenti, interviene però in casi specifici, provvedendo a limitare la visibilità di quei contenuti ritenuti abusivi e spammosi. Come appunto quello di fare copia incolla dei tweet. Nel gergo questi contenuti vengono definiti “copypasta“, da “copy and paste“.

    tweet copia incolla visibilità

    Non si tratta di censura, ma quanto di limitare un fenomeno che spesso si rifà a scopi ascrivibili allo spamming e alla disinformazione.

    In alcuni casi, questa del “copia-incolla” è proprio una tecnica usata per fare andare in trending topic hashtag che hanno il chiaro obiettivo di disinformare.

    Secondo i media Usa, quello che ha reso necessario l’intervento di Twitter, di fronte all’ennesima manifestazione di questo fenomeno, è stato l’attacco subito dall’emittente sportiva ESPN, il cui account è stato oggetto di un flusso di tweet, praticamente identici, con su scritto: “I’m done with NBA. It’s turned into an extension of the far left. Won’t watch. Don’t care. Used to enjoy games. Enough is enough“. Se provate a riportare la frase all’interno del motore di ricerca di Twitter vi renderete conto di quanto siano stati i tweet, tutti uguali. L’episodio è avvenuto subito dopo che i Milwaukee Bucks si erano rifiutati di scendere in campo, in gara 5, dopo i fatti di Kenosha con il drammatico ferimento alla schiena di Jacob Blake.

    https://twitter.com/TwitterComms/status/1298810494648688641

    In Italia, per fare un esempio, che generò più di un sospetto, si può citare il tweet di Luigi Di Maio, nel 2018, quando approvò l’azione dell’ambasciatore italiano in Francia dopo che a Bardonecchia la gendarmerie superò il confine italiano per svolgere azioni di controllo. In quel caso, il tweet di Di Maio, “Bene ha fatto la Farnesina a convocare l’ambasciatore francese. Quanto accaduto a #Bardonecchia deve essere chiarito completamente in ogni suo aspetto” venne poi copiato e incollato prima dagli stessi esponenti del M5S e poi da tantissimi utenti, molti dei quali in modo ironico. Infatti da lì nacquero numerosissimi “meme”. In quel caso forse Twitter sarebbe intervenuta. Ma come?

    Ecco, questo è quello che Twitter non ha provveduto a chiarire. Infatti, non è stato spiegato il modo in cui verrà limitata la visibilità dei tweet “copia-incolla”. È molto probabile che Twitter agirà riducendo le potenziali views dei tweet una volta che l’algoritmo ha rinvenuto il fenomeno. Come è anche possibile che possa inserire una etichetta, come già avviene nel caso in cui qualcuno condivida tweet con contenuti fake, vedi i casi che hanno coinvolto ad esempio Donald Trump. Al momento non è chiaro, però da oggi è sempre meglio fare molta attenzione.

    Qualche tempo fa, in una intervista a Wired, Jack Dorsey disse che Twitter stava lavorando ad un modo per tracciare quante volte un tweet viene copiato. Ecco questo potrebbe essere un modo evidente per individuare meglio i “copypasta”.

    E voi che ne pensate?

  • Twitter aggiunge tweet di contesto ai trending topics

    Twitter aggiunge tweet di contesto ai trending topics

    Twitter introduce i tweet di contesto per spiegare meglio i trending topic, gli argomenti del momento più discussi sulla piattaforma. Un modo per evitare che argomenti legati alla disinformazione possano ottenere visibilità. Anche se in Italia dovremo attendere.

    Twitter decide di aggiungere dei tweet di contesto all’interno dei trending topic, gli argomenti più discussi del momento. Questo per aiutare gli utenti a comprendere meglio del perché di discute di quel tema (o personaggio). Come sappiamo, spesso un trending topic è individuato da un nome, da una frase, da un luogo e spesso ci si chiede come mai gli utenti stiano scrivendo così tanto su quello specifico hashtag o su quella specifica parola. Ecco, Twitter risponde con il tweet di contesto a tutti quegli utenti che solo lo scorso anno hanno twittato questa domanda, “perché è in trending?” ben più di 500 mila volte.

    L’idea di aggiungere dei tweet per spiegare il perché la community di Twitter stia discutendo di quel preciso argomento, sarà quindi molto apprezzata, anche perché, nonostante gli sforzi fatti in passato, spesso non è così intuitiva. Va bene dare una visione d’insieme, come è lo stato attuale, di ciò che viene discusso sulla piattaforma, mostrando appunto la classifica dei trending, ma aggiungere un contenuto che spieghi il contesto è una buona idea.

    tweet contesto twitter franzrusso.it 2020

    Diciamo subito che la funzionalità non sarà subito disponibile nel nostro paese, Twitter ha previsto che nelle prossime settimane sarà disponibile, per Android, iOS e twitter.com, in Arabia Saudita, Argentina, Australia, Brasile, Canada, Colombia, Egitto, Emirati Arabi, Francia, India, Irlanda, Giappone, Messico, Nuova Zelanda, Spagna, Stati Uniti e UK.

    A selezionare i tweet di contesto per spiegare meglio i trending topics sarà una combinazione tra algoritmi e un gruppo di persone che analizzeranno i contenuti. Gli algoritmi serviranno ad individuare meglio i contenuti spam per evitare che questi possano entrare in trending, come, purtroppo, è capitato qualche volta.

    Anche di recente, negli Usa in special modo, gli hashtag di QAnon sono entrati in trending. In Italia capita poi che hashtag che si ispirano a gruppi negazionisti o dediti alla disinformazione arrivino ad essere molto discussi ottenendo visibilità tra i trending.

    Ecco, forse questa novità sarà molto di aiuto per evitare che si ripetino situazioni come queste. Anche se in Italia dobbiamo ancora attendere.

  • L′affare TikTok potrebbe chiudersi domani, Cina permettendo

    L′affare TikTok potrebbe chiudersi domani, Cina permettendo

    Secondo la CNBC, l’affare TikTok potrebbe già concludersi domani, ByteDance avrebbe deciso il prezzo, circa 20 miliardi di dollari, e compratore, uno tra Microsoft e Oracle. Solo che adesso c’è l’ostacolo Cina. Intanto gli americani appoggiano la decisione di Trump.

    L’affare TikTok potrebbe concludersi nelle prossime ore e pare che ormai sia tutto chiaro, sia per quanto riguarda il prezzo, sia per quanto riguarda i compratori. È quanto riporta la CNBC, sostenendo che TikTok ha scelto a chi vendere, tra Microsoft e Oracle, e ha dichiarato anche il prezzo, una cifra che dovrebbe essere attorno ai 20 miliardi di dollari.

    Come abbiamo già ricordato, cercando di raccontarvi questa vicenda, che non si tratta della vendita totale di TikTok, ma solo delle attività della piattaforma negli Usa, Canada, Australia e Nuova Zelanda. È noto che si è arrivati a questo punto dopo che Donald Trump, presidente degli Usa, in piena campagna presidenziale, ha emesso un ordine esecutivo per chiedere ad un’azienda americana di comprare le attività Usa di TikTok, prima che scatti il divieto totale per ByteDance, società cinese proprietaria della piattaforma, di agire sul suolo statunitense entro il 15 settembre prossimo.

    tiktok trump vendita app

    L’affare TikTok potrebbe concludersi domani

    Domani quindi potrebbe concludersi questa vicenda, sempre che quanto riporta la CNBC sia confermato (al momento TikTok non ha dato nessuna conferma ufficiale). E per quanto riguarda i compratori, ormai il cerchio si stringe su due nomi, e sono Microsoft, che nei giorni scorsi ha ottenuto il sostegno di Walmart (la catena GDO americana vorrebbe sfruttare l’affare per far crescere il suo e-commerce), e Oracle che ha il sostegno diretto di Donald Trump, come abbiamo già spiegato qui.

    Resta in piedi ancora l’ipotesi Twitter, anche se molto debole. L’idea di Alphabet, la società madre di Google, è invece tramontata del tutto.

    Sembra essere quindi conclusa la vicenda, ma invece non è così. Ricordiamoci che questa vicenda che riguarda TikTok in realtà non è altro che un episodio della più ampia guerra commerciale tra Usa e Cina, scatenata proprio da Donald Trump. E infatti la Cina non sta certo a guardare e, mentre tutto sembrava segnato, ha posto quello che potrebbe essere il vero ostacolo all’affare.

    L’ostacolo cinese sulla vendita di TikTok

    Nei giorni scorsi il governo cinese ha rivisto le nuove regole di controllo sulle esportazioni, inserendo anche le nuove regole sulle tecnologie che implementano l’Intelligenza Artificiale. Significa che qualsiasi azienda cinese che volesse esportare la propria tecnologia, compresa in quelle regole, deve ottenere una licenza specifica dal governo cinese.

    TikTok è una piattaforma che implementa Intelligenza Artificiale, infatti le norme riguardano l’analisi del testo, il riconoscimento vocale e i suggerimenti sui contenuti. Tutte tecnologie per cui bisogna adesso avere una licenza. Tradotto in maniera ancora più semplice, significa che ByteDance può vendere le sue attività solo se in possesso di questa licenza.

    Ora, se è vero che domani potremmo conoscere l’esito delle trattative avviate ormai da giorni, con Microsoft da una parte e Oracle dall’altra, è anche vero che la stessa vendita potrebbe non concludersi in assenza di questa specifica licenza cinese. Su questo infatti non si sa nulla. Potrebbe anche darsi che nel frattempo ByteDance abbia ottenuto il via libera dal governo cinese, ma è anche vero che la Cina non permetterebbe la cessione di una parte di un’azienda ad una americana così a cuor leggero.

    E quindi, ancora nulla è deciso in effetti.

    Il 40% degli americani appoggia Trump contro TikTok

    Intanto, proprio mentre arrivava la notizia di una possibile conclusione dell’affare già domani, 1° settembre 2020, Reuters pubblicava i risultati di un sondaggio, condotto dalla Ipsos, negli Usa per sapere cosa ne pensano gli americani a proposito del possibile ban da parte di Trump ai danni di TikTok.

    Ebbene, il sondaggio, condotto sulla base di 1.349 interviste, rivela che il 40% degli americani si dice favorevole all’azione che Trump sta portando avanti innescata con l’ordine esecutivo. Quindi buona parte degli americani pensa che Trump faccia bene a portare avanti la sua battaglia contro l’app cinese. E proprio la scorsa settimana vi avevamo riportato che l’uso dell’app negli Usa è cresciuta dell’800%!

    I dati del sondaggio sono stati suddivisi anche in base all’orientamento politico, visto il clima elettorale. Il 69% degli elettori repubblicani ha risposto di appoggiare l’azione di Trump, mentre solo il 32% di essi ha dichiarato di conoscere l’app; il 21% degli elettori democratici appoggia la linea del presidente Usa, mentre il 46% ha dichiarato di conoscere l’app.

    Leggi anche:

    TikTok, si dimette Kevin Mayer. Facciamo il punto della situazione

    Quindi si può dire che gli americani appoggiano Trump, pur avendo una conoscenza non approfondita della vicenda TikTok. E questo lo si può spiegare guardando al modo in cui Trump, sui social media e non solo, ha portato avanti la sua crociata contro TikTok. Gli americani lo hanno seguito, hanno abbracciato la sua retorica, senza approfondire.

    E questo potrebbe avere qualche significato proprio in vista delle prossime elezioni elettorali.

  • TikTok, si dimette Kevin Mayer. Facciamo il punto della situazione

    TikTok, si dimette Kevin Mayer. Facciamo il punto della situazione

    Le dimissioni di Kevin Mayer da CEO di TikTok arrivano in un momento in cui sull’azienda incombono forti pressioni politiche e trattative serrate per una possibile vendita prima che si materializzi il ban imposto da Trump. Ma facciamo un po’ il punto della situazione.

    Kevin Mayer si dimette da CEO di TikTok, proprio nel momento in cui la piattaforma cinese si trova al centro di una grande pressione negli Usa, secondo quanto riportato dal Financial Times. E la motivazione del gesto dell’ex capo dei servizi di streaming di Disney va trovata proprio qui, nei grandi giochi politici a cui TikTok è ormai sottoposta da mesi, soprattutto in relazione all’ordine esecutivo emesso da Donald Trump che in pratica mette ByteDance di fronte ad un bivio: cedere le attività Usa (e di altri paesi) o lasciare completamente a seguito del divieto ad operare sul territorio americano.

    tiktok usa getty franzrusso.it 2020

    TikTok, le dimissioni del CEO Kevin Mayer

    Evidentemente tutto questo per Mayer è stato difficile da gestire, tra colloqui per la vendita dell’azienda e colloqui politici per cercare di provare a cambiare la situazione. L’ormai ex CEO di TikTok ha comunicato la sua decisione con una mail interna a tutti i dipendenti, che riportiamo qui, grazie a TikTok:

    Nelle ultime settimane, dato che l’ambiente politico è fortemente cambiato, ho fatto una significativa riflessione su ciò che i cambiamenti strutturali aziendali richiederanno e su ciò che comporta per il ruolo che ricopro” – ha scritto Kevin Mayer nella sua mail. “In questo contesto, visto che ci aspettiamo di raggiungere una soluzione molto presto, è con il cuore pesante che volevo comunicarvi che ho deciso di lasciare l’azienda.

    Voglio che sia chiaro che questa decisione non ha nulla a che vedere con l’azienda, con quello che vedo per il nostro futuro, o con la fiducia che ho in quello che stiamo costruendo. Yiming comprende la mia decisione e lo ringrazio per il suo sostegno.

    Mentre guardiamo alla prossima fase di questa azienda, non c’è dubbio che il futuro è incredibilmente luminoso. Per i nostri utenti, qualsiasi potenziale cambiamento strutturale non dovrebbe influire sulla loro esperienza, e credo fermamente che la nostra comunità sarà più creativa e diversificata che mai. La piattaforma continuerà a fornire alla nostra comunità globale un’esperienza sorprendente e integrata come quella attuale. Allo stesso modo, dal punto di vista dei dipendenti, credo che la maggior parte del lavoro rimarrà invariato“.

    Ci rendiamo conto che le dinamiche politiche degli ultimi mesi hanno cambiato in modo significativo quello che sarebbe stato, di qui in poi, la portata del ruolo di Kevin e rispettiamo pienamente la sua decisione. Lo ringraziamo per il suo tempo dedicato all’azienda e gli auguriamo ogni bene“. Queste le parole di un portavoce di TikTok al nostro blog.

    Evidentemente, tutto questo ha comportato un peso eccessivo per Mayer ed è arrivato al punto che la situazione non potesse essere gestita forse come lui sperava, decidendo, alla fine e solo dopo pochi mesi, di lasciare l’azienda.

    Chi è Kevin Mayer, ex CEO di TikTok

    kevin mayer ex ceo tiktok
    Kevin Mayer, ex CEO di TikTok

    Kevin Mayer è arrivato in TikTok solo nel maggio di quest’anno ed è quindi restato in carica per circa 90 giorni. Mayer era capo dei servizi in streaming di Disney, è stato lui a supervisionare Disney Plus, la soluzione in streaming del colosso dell’animazione. Il tempo di lanciarla per poi decidere di raccogliere la sfida tikTok, quando ancora non era all’orizzonte un possibile ban da parte di Trump. Importante il suo ruolo per l’acquisizione della Marvel, Lucas Film e Century Fox.

    Il suo posto verrà preso ad interim dall’attuale direttore generale di TikTok, Vanessa Pappas.

    Tanto per comprendere un po’ di più il contesto, è meglio fare un po’ il punto della situazione, soprattutto per quel che riguarda la prima soluzione imposta da Donald Trump, ossia quella di vendere l’attività americana di TikTok ad un’azienda Usa.

    L′affare TikTok potrebbe chiudersi domani, Cina permettendo

    TikTok lo scenario dei possibili compratori

    Lo scenario è ovviamente in divenire, i tempi imposti dall’ordine esecutivo sono stretti. La soluzione deve essere trovata entro 90 giorni, vale a dire entro il prossimo 15 novembre, quando ormai si conoscerà il nome del prossimo presidente degli Stati Uniti d’America. Ed è proprio su questo punto che Donald Trump vuole fare la sua scommessa, credendo come sicura la sua riconferma. E se così non fosse? Per quanto ne sappiamo, al momento Joe Biden, candidato democratico alla presidenza americana, non ha espresso nulla in merito, se non vietare l’utilizzo dell’app all’interno del suo staff.

    Microsoft, l’azienda in vantaggio per acquisire TikTok

    Lo scenario, come dicevamo prima, è in divenire. La prima azienda che ha avanzato l’intenzione di acquisire le attività di TikTok, negli Usa e in Canada, Australia e Nuova Zelanda, è stata Microsoft. Un’idea alla fine congeniale all’amministrazione Trump, dopo diversi colloqui che hanno visto coinvolto anche Satya Nadella, CEO di Microsoft, e gradita anche a Zhang Yiming, fondatore di ByteDance classe 1983. Yiming vede di buon grado la cessione delle attività al colosso di Redmond, anche se ha ricevuto pesanti critiche in patria.

    Quindi la soluzione gradita a ByteDance è vendere a Microsoft, ma non sarebbe lo stesso per l’amministrazione Trump, che invece spingerebbe verso altri compratori.

    Oracle, la soluzione gradita a Donald Trump e agli investitori

    Un nome su tutti, a sorpresa per la verità è quello di Oracle, nome emerso nei giorni scorsi, di cui vi abbiamo dato conto anche qui sul nostro blog che inizialmente ha sparigliato le carte, ma col passare dei giorni sembra essere diventata la preferenza numero uno, almeno per Trump.

    Larry Ellison Oracle
    Larry Ellison, Oracle

    Questo perché Larry Ellison, chairman di Oracle, è un grande sostenitore di Donald Trump, uno dei pochi nella Silicon Valley. A gennaio, quindi prima del lockdown, aveva organizzato cene di raccolte fondi a favore dell’attuale presidente Usa. Ma non c’è solo questo, nei giorni scorsi, dopo che è circolato il nome del colosso di Redwood, lo stesso Donald Trump ha espresso parere favorevole al’idea che Oracle possa acquisire TikTok. Un endorsement che non passato inosservato, al punto che adesso anche gli investitori a sostegno dell’operazione Oracle adesso sono più convinti, e parliamo di General Atlantic e Sequoia Capital.

    Nei giorni scorsi il Wall Street Journal ha riportato che proprio i due investitori principali, già possessori di azioni in ByteDance, sicuri di non avere spazio nell’operazione Microsoft, starebbero spingendo per portare a termine l’operazione con a capo Oracle, allargando anche ad altre aziende. Tutto questo grazie proprio al favore espresso da Donald Trump.

    Ma, nonostante tutto, lo scenario non è ancora definito del tutto e le trattative si svolgono a tutto campo.

    Twitter e Google le altre alternative

    Tra le offerte, sul tavolo c’è anche quella di Twitter che resta ancora in piedi, anche se non sono stati fatti grossi passi in avanti dal punto di vista finanziario, il problema per la società guidata da Jack Dorsey sarebbe tutto lì. Se poi vogliamo vederla dal punto di vista politico, questa soluzione sarebbe sicuramente quella meno gradita all’amministrazione Trump, per via di quanto successo di recente. Ma questo è un parere tutto nostro.

    All’interno di questo scenario ancora molto in movimento, proprio qualche giorno fa è spuntato il nome di Alphabet, la società madre di Google, che secondo fonti americane sarebbe all’interno di un altro consorzio di aziende, costituitosi per cercare di entrare nelle trattative per acquisire TikTok.

    Insomma, si tratta di uno scenario ancora non ben definito e i giorni intanto passano. Trattative che vanno avanti senza che nessuno sappia il reale prezzo di vendita delle attività. Proprio sul presso sarebbe giusto spendere due parole, perché comunque si parla di decine di miliardi di dollari.

    Partiamo dalla considerazione che oggi ByteDance ha un valore forse superiore ai 75 miliardi di dollari, il che significa, ad occhio, che il prezzo per cedere le attività non dovrebbe essere tanto diverso dai 30 miliardi di dollari. E chi potrebbe avere una cifra così alta a portata di mano? La risposta è semplice: Microsoft. Il colosso di Redmond ha in mano una cifra che ai aggira attorno ai 130 miliardi in contanti. Quindi potrebbe agire subito, senza tanti problemi. E poi, cosa non da poco, Microsoft ha esperienza nel mondo dei social media, essendo già proprietaria di LinkedIn, acquisita nel 2016. Esperienza che potrebbe far valere in termini di business, mettendolo insieme nella capacitò di sviluppare software, ragion per cui i dati di TikTok, quelli che farebbero gola un po’ a tutti, potrebbe permettere di dare vita a nuove soluzioni.

    Diverso il discorso che riguarda Oracle, più avanti dal punto di vista di soluzioni business, essendo specializzata solo sullo sviluppo di software e soluzioni cloud per le aziende e nessuna esperienza nel mondo dei social media. Questo è un elemento che potrebbe giocare a suo sfavore, nonostante il beneplacito di Trump.

    Twitter e Google (anche se non direttamente) avrebbero solo da guadagnarci, essendo aziende con esperienza di social media e di piattaforme video. Per la società di Dorsey sarebbe la svolta, ma peccato non avere soluzioni finanziarie tali da poterla mettere in pratica.

    Infine, non sarà certo un caso se TikTok proprio in questi giorni ha reso noti i dati relativi agli utenti Usa che usano la piattaforma.

    I numeri di TikTok negli Usa

    crescita tiktok usa 2020

    Gli utenti Usa sono 100 milioni, su un totale di circa 700 milioni a livello globale. Negli Usa gli utenti sono cresciuti di ben l’800% dal gennaio 2018, e gli utenti attivi al giorno sono 50 milioni, sempre americani.

    Ecco, questo voleva essere il punto sulla situazione di TikTok, alla luce delle dimissioni, a sorpresa, di Kevin Mayer. La situazione nei prossimi giorni subirà un’accelerazione, come di solito accade in casi come questi, e noi cercheremo di raccontarvela.

  • Twitter, ecco la nuova interfaccia delle conversazioni sul web

    Twitter, ecco la nuova interfaccia delle conversazioni sul web

    Twitter nel mese di maggio annunciò l’introduzione di un nuovo layout delle conversazioni, sul web e su iOS. Ed ecco come si presenta. Più semplice comprendere a chi rispondere e ottenere informazioni.

    Forse a qualcuno di voi la cosa sarà sfuggita, l’annuncio è stato fatto più di tre mesi fa. Ma siamo sicuri che qualcuno ha già visualizzato il nuovo layout delle conversazioni di Twitter. “Qualcuno” perché il rilascio del nuovo modo di visualizzare le conversazioni sulla piattaforma è per ora limitato agli utenti mobile su iOS e alla versione web. E anche in quest’ultimo caso, non è detto che ancora tutti lo visualizzino.

    In ogni caso, siamo qui a spiegarvi questa novità che aiuta, e non poco, a seguire meglio le conversazioni su Twitter, un miglioramento notevole che segue quello del 2015.

    Il nuovo layout è frutto del test avviato con la versione beta dell’app Twitter denominata “twttr”, quella a cui hanno accesso poco più di mille persone che passano al vaglio tutta una serie di nuove funzionalità che vengono poi introdotte all’interno della piattaforma e che riguardano diversi aspetti.

    twitter layout delle conversazioni

    Questo nuovo layout rappresenta una grossa mano a seguire meglio le risposte ad un tweet. Le linee sono più sottili e per visualizzare le altre risposte, basta cliccare su “Mostra risposte”

    Come notate dall’immagine (grazie agli amici Gianluca e Riccardo), adesso vengono utilizzate linee e rientranze che aiutano a seguire meglio le conversazioni. Il nuovo layout si presta meglio nel seguire conversazioni più lunghe, in quel caso è più facile creare una sorta di conversazione diretta con un utente, all’interno della conversazione aperta a tutti.

    esempio nuovo layout conversazioni twitter

    Uno dei tanti problemi era proprio quello, proprio nel caso di una conversazione abbastanza lunga, di riuscire a rispondere all’utente cercando di preservare un minimo di filo logico dal punto di vista grafico, per permettere a tutti di seguirla. Chissà quante volte vi siete trovati in situazioni di tweet in cui decine di utenti hanno risposto e di non riuscire seguire bene chi ha risposto a chi.

    Ecco, il nuovo layout aiuta a:

    • seguire “chi risponde a chi”, in maniera sintetica;
    • ottenere maggior informazioni sulla conversazione stessa;
    • visualizzare i dettagli in un unico punto.

    Questo layout però è molto diverso da quello che venne presentato al CES nel 2019, in quel caso si trattava di visualizzare bolle colorate, quasi a ricordare layout simili a quelli presenti sulle più comuni app di instant messaging. Evidentemente la fase di test all’interno dell’app “twttr” ha poi portato verso un layout più leggero.

    Ma Twitter, proprio nel mese di maggio, fece cenno ad un’altra novità che sarebbe dovuto essere introdotto nelle settimane successive. Ed è quella che porterebbe a nascondere i tasti per “Retweet”, “Like” e “Rispondi” proprio per seguire meglio le risposte ai tweet. In questo caso, i tasti di engagement si troverebbero poi in un altro luogo. Anche questa è comunque in fase di test.

    Allora, anche voi state visualizzando, sul web o su iOS, il nuovo layout delle conversazioni su Twitter? Che ne pensate?

  • Hashtag e Social Media, ecco come usarlo su Twitter e sulle altre piattaforme

    Hashtag e Social Media, ecco come usarlo su Twitter e sulle altre piattaforme

    L’hashtag su Twitter è ormai un modo per personalizzare la propria comunicazione e renderla più efficace. Diventa importante usarlo nella propria strategia di contenuti, di visibilità del brand e di personal branding. E sulle altre piattaforme? Vediamolo insieme.

    Ieri abbiamo celebrato l’Hashtag Day che su Twitter è ormai presente da 13 anni, da quando Chris Messina lo usò per la prima volta in un suo tweet (quando ancora erano da 140 caratteri) scrivendo #barcamp. Anche se poi il primo utente ad usare questa forma, ossia parola contrassegnata da cancelletto, è stato Nate Ritter, qualche mese dopo , sempre nel 2007.

    Certo, lo scriviamo subito e lo ribadiamo ancora una volta, l’hashtag non è nato su Twitter, era già usato dalla fine degli anni ’80 per dare vita a delle stanze di discussione su IRC, la piattaforma antesignana delle moderne chat.

    Ma possiamo ben dire che Twitter è la piattaforma che meglio di altre ha saputo sfruttare la possibilità che permette il “cancelletto”, ossia quella di catalogare attorno ad una determinata parola tutte le discussioni. Non è molto diverso da quello che era l’uso su IRC, se ci pensate, solo che su Twitter su quella determinata parola possono discutere tutti gli utenti.

    hashtag social media franzrusso.it 2020

    L’hashtag ha finito per essere in questi anni l’elemento distintivo di Twitter perché, proprio per la sua brevità, il cancelletto è riuscito a dare la possibilità di ampliare alcuni temi e alcuni concetti. Ma non solo. Già, perché c’è una caratteristica ben più importante che proprio su Twitter è diventata basilare.

    E cioè che grazie all’hashtag è possibile personalizzare la comunicazione. Se è vero che l’hashtag ha cambiato il modo di comunicare, è anche vero che l’hashtag permette di aggiungere qualcosa in più. Permette alle aziende, ai professionisti, agli utenti di realizzare un termine distintivo, una parola che può essere usata per farsi “riconoscere”. Banalmente potremmo definirla una sorta di etichetta, ma è molto di più.

    Pensate poi alle campagne adv, agli eventi (quando si potevano fare in presenza, ma anche online), sempre caratterizzati da un hashtag. Questo per meglio indicare quella specifica conversazione agli utenti, per seguirla e conoscere meglio l’argomento di cui si parla in quel momento. “In quel momento“, ecco una caratteristica che Twitter ha in più rispetto alle altre piattaforme, il racconto in tempo reale di un evento grazie ad uno specifico hashtag. Perché Twitter, meglio di altre, è la piattaforma per raccontare ciò che avviene in tempo reale e permette agli utenti di sapere cosa sta avvenendo proprio grazie al cancelletto.

    Su questa “strategia” chi scrive ci lavora ormai da anni insieme ad un team di professionisti di altissimo livello, proprio per mettere meglio in risalto gli eventi delle aziende, valorizzarli e renderli più proficui, riuscendo a fornire loro dati e informazioni su cui lavorare in seguito.

    Hashtag Day, Twitter celebra i 13 anni del cancelletto

    Quello che vorremmo fare, a questo punto, dopo questa introduzione doverosa, era una breve panoramica sulle piattaforme che oggi permettono l’utilizzo degli hashtag e cercare di ottimizzarli al meglio.

    Intanto, meglio fissare alcune regole di base per confezionare il proprio hashtag.

    • La parola che viene dopo il cancelletto deve essere senza punteggiatura, in generale, trovate qualche forma poco utile utilizzando il tasto “underscore” (_), es. #social_media.
    • Meglio usare sostantivi e non ripetere nel contenuto la parola che viene determinata dal cancelletto.
    • Andate alla ricerca del vostro hashtag che meglio spiega cosa fate e di cosa vi occupate. Ad esempio #socialmedia è molto usate con milioni di conversazioni, per emergere dovete costruire attorno ad esso tutta la vostra strategia di contenuti. Se usato spesso, se usato nelle vostre conversazioni, allora pian piano riuscirete ad imporvi e ad essere visibili.
    • Se avete bisogno di qualche suggerimento, potete dare un’occhiata su Hashtagify o su RiteTag che vi offre una panoramica degli hashtag correlati. Ma potete verificare voi stessi sulla piattaforma di riferimento, quella su cui andrete ad operare. Ad esempio su Twitter provate a generare il vostro hashtag e verificare se già in uso, e da quando tempo, o se “libero”, in quel caso fatelo subito vostro cominciando ad usarlo e a farvi riconoscere.
    • Un buon hashtag, usato a dovere, diventa un prezioso strumento di analisi delle conversazioni.

    Gli Hashtag su Twitter

    Come detto, su Twitter l’hashtag compare 13 anni fa. Diventato simbolo dell piattaforma, permette agli utenti, alle aziende, ai professionisti di “personalizzare” la propria comunicazione.

    Intanto, meglio non abusarne, come spesso accade. Ricordate sempre che infarcire tweet di hashtag, specie se non correlati con il tema trattato nella conversazione e nel tweet, viene letto dalla piattaforma come spam. Di conseguenza, otterrete il risultato opposto. Meglio usarne fino ad un massimo di 5 (meglio sarebbe stare su 2/3). Un tweet con hashtag ottiene il 90% in più di interazioni, se infarcito di hashtag l’engagement sarebbe pari a zero.

    Da non sottovalutare gli hashtag del giorno (#24agosto ad esempio) e quelli geografici (#Bologna), aiutano a connotare meglio la conversazione essendo molto usati.

    Se usato bene l’hashtag, per raccontare un evento o suggellare meglio un momento, può arrivare in poco tempo in trending topic, il che non significa dare a questo momento una caratteristica meramente “vanity” (in parte lo è), significa portare a conoscenza a più persone possibili, coinvolgendole, il proprio argomento.

    Gli Hashtag su Instagram

    Se c’è una piattaforma che, dopo Twitter, riesce a valorizzare meglio gli hashtag, questa è proprio Instagram. Anche su questa piattaforma gli utenti, le aziende, gli influencer, i professionisti hanno bisogno di creare una conversazione quanto più mirata rispetto al loro ambito proprio usando il cancelletto. E Instagram premia tutto questo.

    Intanto diciamo che è una delle poche piattaforme che permette un uso “generoso” degli hashtag all’interno dei post, se ne possono usare fino ad un massimo di 30. Significa che se ne usate di più e spesso, Instagram annullerà la visibilità al post e quindi verrete sottoposti ad una sorta di “shadow ban”. Siccome 30 sono una massa enorme, forse sarebbe meglio fissare un numero più basso e usare hashtag quanto più vicini al tema del contenuto e a quello che vi occupate.

    Per le aziende, quindi per tutti i profili business, Instagram mette a disposizione tutta una serie di strumenti per migliorare l’uso degli hashtag, ma potete sempre cercare all’interno della piattaforma in “Cerca”, quello che fa al caso vostro e quelli più popolari.

    Qui qualche utile suggerimento https://business.instagram.com/blog/how-to-get-discovered-on-instagram

    Inoltre, dal 2017 Instagram offre agli utenti la possibilità di seguire gli hashtag, modalità molto utile. E non dimenticate che gli hashtag sono molto utili anche nelle Stories, se ne possono usare fino ad un massimo di 10, anche qui meglio usarne di meno e più efficaci, per dare ancora più visibilità ai propri contenuti effimeri.

    Gli Hashtag su TikTok

    TikTok, piattaforma del momento, per tanti motivi, ultimo dei quali per il fatto che presto potrebbe essere bannata dagli Usa, a meno che qualcuno non riesca a comprare le sue attività sul territorio americano. E la lista dei possibili compratori, dopo Microsoft, si allunga.

    Ovviamente, anche su TikTok gli hashta sono molto utili per tanti usi. Per scoprire argomenti, per le challenge e lanciarne di nuove. Anche qui, come su Instagram, è possibile scoprire quelli più rilevanti e anche qui usare l’hashtag serve a farsi riconoscere, a rendersi visibile.

    Considerando la brevità dei caratteri a disposizione, e considerando che non vi è un limite specifico per l’uso di hashtag, è sempre meglio non abusarne. In teoria, se ne potrebbe usare una trentina, ma meglio stare su numeri inferiori.

    Gli Hashtag su LinkedIn

    Dopo Twitter e Instagram, le due piattaforme che meglio permettono di attuare una sorte di “hashtag strategy“, anche LinkedIn da qualche anno sta cominciando a spingere sul cancelletto. La piattaforma di social media business, di proprietà di Microsoft, permette di usare parole chiavi anticipate dal cancelletto per meglio spiegare il proprio contenuto. Attenzione, “spiegare” non è usato a caso, perché la piattaforma su questo è abbastanza rigida. L’hashtag deve essere correlato strettamente al contenuto e se ne possono usare fino ad un massimo di 3 (c’è chi dice fino a 5, ma meno è meglio e se ne usate di più il post verrà contrassegnato come spam), che vadano a definire meglio ciò che è trattato nel post.

    Anche qui gli hashtag geografici, o locali, assumono significato, usateli per identificare meglio l’evento della vostra azienda, ad esempio.

    Come visto su Instagram, anche LinkedIn permette agli utenti di seguire gli hashtag, li potete cercare allo stesso modo di quando cercate un utente o una specifica professione.

    Gli Hashtag su Facebook

    Già a leggere il titolo di questo paragrafo, immagino molti di voi molto perplessi, ma aspettate prima di andare via e abbandonare questo post, è utile sapere qualcosa anche su Facebook.

    Come sapete, gli hashtag si possono usare anche su Facebook ma, tra tutte le piattaforme, questa è quella che peggio valorizza il cancelletto. Nel senso che esiste una struttura per poterli valorizzare, solo che l’algoritmo non li premia a dovere. Anche se proprio di recente, scrivendo una parola anticipata da cancelletto, Facebook comincia a suggerirne qualcuno.

    Ma nonostante questo sforzo, il risultato non cambia.

    Allora possiamo solo dire che su Facebook non serve a niente infarcire il post si hashtag sperando in un miracolo, meglio usarne 1, al massimo 2, che sia strettamente legato all’argomento. Va bene usare anche gli hashtag geografici, anzi questi performano meglio di altri. Su tutto il resto, meglio aspettare ancora qualche anno.

    Gli Hashtag su Pinterest

    Come sapete certamente, gli hashtag si possono usare anche su Pinterest, anche se, non avendo possibilità di monitorare in modo analitico questa piattaforma, in realtà non si ha ben chiara quale sua la loro efficacia.

    Sicuramente gli hashtag tornano utili per la descrizione di un pin, ma attenzione anche qui perchèé un uso eccessivo delle parole con cancelletto viene segnalato dall’algoritmo come spam, e quindi niente visibilità.

    Gli Hashtag su YouTube

    Prima di lasciarvi, non potevamo non menzionare la piattaforma video più usata al mondo, il secondo sito più visitato dopo Google. Ecco, su YouTube gli hashtag servono a descrivere meglio il contenuto e si possono usare anche nei titoli. Se è vero che gli hashtag possono aiutare alla visibilità dei video postati, è anche vero che abusarne, come abbiamo visto anche su tutte le altre piattaforme, è invece dannoso.

    Secondo YouTube “se un video ha più di 15 hashtag, tutti gli hashtag di quel video saranno ignorati“, ecco, fissate bene questa regola. E fate attenzione anche a questa regole, se gli hashtag non sono allineati al tema del video, o se sono fuorvianti, questo non solo penalizzerà la visibilità del video, ma porterà anche alla rimozione dello stesso. Quindi fate molta attenzione ad usare gli hashtag nei vostro video.

    Ecco, questo è la nostra breve panoramica su come usare gli hashtag, nel 2020, sulle piattaforme social media per meglio sfruttarli nella propria strategia di contenuti, nella propria strategia di brand awareness e di personal branding.

    Se avete suggerimenti o altre indicazioni, siamo qua. E intanto fateci sapere cosa ne pensate.

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