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  • L′affare TikTok potrebbe chiudersi domani, Cina permettendo

    L′affare TikTok potrebbe chiudersi domani, Cina permettendo

    Secondo la CNBC, l’affare TikTok potrebbe già concludersi domani, ByteDance avrebbe deciso il prezzo, circa 20 miliardi di dollari, e compratore, uno tra Microsoft e Oracle. Solo che adesso c’è l’ostacolo Cina. Intanto gli americani appoggiano la decisione di Trump.

    L’affare TikTok potrebbe concludersi nelle prossime ore e pare che ormai sia tutto chiaro, sia per quanto riguarda il prezzo, sia per quanto riguarda i compratori. È quanto riporta la CNBC, sostenendo che TikTok ha scelto a chi vendere, tra Microsoft e Oracle, e ha dichiarato anche il prezzo, una cifra che dovrebbe essere attorno ai 20 miliardi di dollari.

    Come abbiamo già ricordato, cercando di raccontarvi questa vicenda, che non si tratta della vendita totale di TikTok, ma solo delle attività della piattaforma negli Usa, Canada, Australia e Nuova Zelanda. È noto che si è arrivati a questo punto dopo che Donald Trump, presidente degli Usa, in piena campagna presidenziale, ha emesso un ordine esecutivo per chiedere ad un’azienda americana di comprare le attività Usa di TikTok, prima che scatti il divieto totale per ByteDance, società cinese proprietaria della piattaforma, di agire sul suolo statunitense entro il 15 settembre prossimo.

    tiktok trump vendita app

    L’affare TikTok potrebbe concludersi domani

    Domani quindi potrebbe concludersi questa vicenda, sempre che quanto riporta la CNBC sia confermato (al momento TikTok non ha dato nessuna conferma ufficiale). E per quanto riguarda i compratori, ormai il cerchio si stringe su due nomi, e sono Microsoft, che nei giorni scorsi ha ottenuto il sostegno di Walmart (la catena GDO americana vorrebbe sfruttare l’affare per far crescere il suo e-commerce), e Oracle che ha il sostegno diretto di Donald Trump, come abbiamo già spiegato qui.

    Resta in piedi ancora l’ipotesi Twitter, anche se molto debole. L’idea di Alphabet, la società madre di Google, è invece tramontata del tutto.

    Sembra essere quindi conclusa la vicenda, ma invece non è così. Ricordiamoci che questa vicenda che riguarda TikTok in realtà non è altro che un episodio della più ampia guerra commerciale tra Usa e Cina, scatenata proprio da Donald Trump. E infatti la Cina non sta certo a guardare e, mentre tutto sembrava segnato, ha posto quello che potrebbe essere il vero ostacolo all’affare.

    L’ostacolo cinese sulla vendita di TikTok

    Nei giorni scorsi il governo cinese ha rivisto le nuove regole di controllo sulle esportazioni, inserendo anche le nuove regole sulle tecnologie che implementano l’Intelligenza Artificiale. Significa che qualsiasi azienda cinese che volesse esportare la propria tecnologia, compresa in quelle regole, deve ottenere una licenza specifica dal governo cinese.

    TikTok è una piattaforma che implementa Intelligenza Artificiale, infatti le norme riguardano l’analisi del testo, il riconoscimento vocale e i suggerimenti sui contenuti. Tutte tecnologie per cui bisogna adesso avere una licenza. Tradotto in maniera ancora più semplice, significa che ByteDance può vendere le sue attività solo se in possesso di questa licenza.

    Ora, se è vero che domani potremmo conoscere l’esito delle trattative avviate ormai da giorni, con Microsoft da una parte e Oracle dall’altra, è anche vero che la stessa vendita potrebbe non concludersi in assenza di questa specifica licenza cinese. Su questo infatti non si sa nulla. Potrebbe anche darsi che nel frattempo ByteDance abbia ottenuto il via libera dal governo cinese, ma è anche vero che la Cina non permetterebbe la cessione di una parte di un’azienda ad una americana così a cuor leggero.

    E quindi, ancora nulla è deciso in effetti.

    Il 40% degli americani appoggia Trump contro TikTok

    Intanto, proprio mentre arrivava la notizia di una possibile conclusione dell’affare già domani, 1° settembre 2020, Reuters pubblicava i risultati di un sondaggio, condotto dalla Ipsos, negli Usa per sapere cosa ne pensano gli americani a proposito del possibile ban da parte di Trump ai danni di TikTok.

    Ebbene, il sondaggio, condotto sulla base di 1.349 interviste, rivela che il 40% degli americani si dice favorevole all’azione che Trump sta portando avanti innescata con l’ordine esecutivo. Quindi buona parte degli americani pensa che Trump faccia bene a portare avanti la sua battaglia contro l’app cinese. E proprio la scorsa settimana vi avevamo riportato che l’uso dell’app negli Usa è cresciuta dell’800%!

    I dati del sondaggio sono stati suddivisi anche in base all’orientamento politico, visto il clima elettorale. Il 69% degli elettori repubblicani ha risposto di appoggiare l’azione di Trump, mentre solo il 32% di essi ha dichiarato di conoscere l’app; il 21% degli elettori democratici appoggia la linea del presidente Usa, mentre il 46% ha dichiarato di conoscere l’app.

    Leggi anche:

    TikTok, si dimette Kevin Mayer. Facciamo il punto della situazione

    Quindi si può dire che gli americani appoggiano Trump, pur avendo una conoscenza non approfondita della vicenda TikTok. E questo lo si può spiegare guardando al modo in cui Trump, sui social media e non solo, ha portato avanti la sua crociata contro TikTok. Gli americani lo hanno seguito, hanno abbracciato la sua retorica, senza approfondire.

    E questo potrebbe avere qualche significato proprio in vista delle prossime elezioni elettorali.

  • TikTok, si dimette Kevin Mayer. Facciamo il punto della situazione

    TikTok, si dimette Kevin Mayer. Facciamo il punto della situazione

    Le dimissioni di Kevin Mayer da CEO di TikTok arrivano in un momento in cui sull’azienda incombono forti pressioni politiche e trattative serrate per una possibile vendita prima che si materializzi il ban imposto da Trump. Ma facciamo un po’ il punto della situazione.

    Kevin Mayer si dimette da CEO di TikTok, proprio nel momento in cui la piattaforma cinese si trova al centro di una grande pressione negli Usa, secondo quanto riportato dal Financial Times. E la motivazione del gesto dell’ex capo dei servizi di streaming di Disney va trovata proprio qui, nei grandi giochi politici a cui TikTok è ormai sottoposta da mesi, soprattutto in relazione all’ordine esecutivo emesso da Donald Trump che in pratica mette ByteDance di fronte ad un bivio: cedere le attività Usa (e di altri paesi) o lasciare completamente a seguito del divieto ad operare sul territorio americano.

    tiktok usa getty franzrusso.it 2020

    TikTok, le dimissioni del CEO Kevin Mayer

    Evidentemente tutto questo per Mayer è stato difficile da gestire, tra colloqui per la vendita dell’azienda e colloqui politici per cercare di provare a cambiare la situazione. L’ormai ex CEO di TikTok ha comunicato la sua decisione con una mail interna a tutti i dipendenti, che riportiamo qui, grazie a TikTok:

    Nelle ultime settimane, dato che l’ambiente politico è fortemente cambiato, ho fatto una significativa riflessione su ciò che i cambiamenti strutturali aziendali richiederanno e su ciò che comporta per il ruolo che ricopro” – ha scritto Kevin Mayer nella sua mail. “In questo contesto, visto che ci aspettiamo di raggiungere una soluzione molto presto, è con il cuore pesante che volevo comunicarvi che ho deciso di lasciare l’azienda.

    Voglio che sia chiaro che questa decisione non ha nulla a che vedere con l’azienda, con quello che vedo per il nostro futuro, o con la fiducia che ho in quello che stiamo costruendo. Yiming comprende la mia decisione e lo ringrazio per il suo sostegno.

    Mentre guardiamo alla prossima fase di questa azienda, non c’è dubbio che il futuro è incredibilmente luminoso. Per i nostri utenti, qualsiasi potenziale cambiamento strutturale non dovrebbe influire sulla loro esperienza, e credo fermamente che la nostra comunità sarà più creativa e diversificata che mai. La piattaforma continuerà a fornire alla nostra comunità globale un’esperienza sorprendente e integrata come quella attuale. Allo stesso modo, dal punto di vista dei dipendenti, credo che la maggior parte del lavoro rimarrà invariato“.

    Ci rendiamo conto che le dinamiche politiche degli ultimi mesi hanno cambiato in modo significativo quello che sarebbe stato, di qui in poi, la portata del ruolo di Kevin e rispettiamo pienamente la sua decisione. Lo ringraziamo per il suo tempo dedicato all’azienda e gli auguriamo ogni bene“. Queste le parole di un portavoce di TikTok al nostro blog.

    Evidentemente, tutto questo ha comportato un peso eccessivo per Mayer ed è arrivato al punto che la situazione non potesse essere gestita forse come lui sperava, decidendo, alla fine e solo dopo pochi mesi, di lasciare l’azienda.

    Chi è Kevin Mayer, ex CEO di TikTok

    kevin mayer ex ceo tiktok
    Kevin Mayer, ex CEO di TikTok

    Kevin Mayer è arrivato in TikTok solo nel maggio di quest’anno ed è quindi restato in carica per circa 90 giorni. Mayer era capo dei servizi in streaming di Disney, è stato lui a supervisionare Disney Plus, la soluzione in streaming del colosso dell’animazione. Il tempo di lanciarla per poi decidere di raccogliere la sfida tikTok, quando ancora non era all’orizzonte un possibile ban da parte di Trump. Importante il suo ruolo per l’acquisizione della Marvel, Lucas Film e Century Fox.

    Il suo posto verrà preso ad interim dall’attuale direttore generale di TikTok, Vanessa Pappas.

    Tanto per comprendere un po’ di più il contesto, è meglio fare un po’ il punto della situazione, soprattutto per quel che riguarda la prima soluzione imposta da Donald Trump, ossia quella di vendere l’attività americana di TikTok ad un’azienda Usa.

    L′affare TikTok potrebbe chiudersi domani, Cina permettendo

    TikTok lo scenario dei possibili compratori

    Lo scenario è ovviamente in divenire, i tempi imposti dall’ordine esecutivo sono stretti. La soluzione deve essere trovata entro 90 giorni, vale a dire entro il prossimo 15 novembre, quando ormai si conoscerà il nome del prossimo presidente degli Stati Uniti d’America. Ed è proprio su questo punto che Donald Trump vuole fare la sua scommessa, credendo come sicura la sua riconferma. E se così non fosse? Per quanto ne sappiamo, al momento Joe Biden, candidato democratico alla presidenza americana, non ha espresso nulla in merito, se non vietare l’utilizzo dell’app all’interno del suo staff.

    Microsoft, l’azienda in vantaggio per acquisire TikTok

    Lo scenario, come dicevamo prima, è in divenire. La prima azienda che ha avanzato l’intenzione di acquisire le attività di TikTok, negli Usa e in Canada, Australia e Nuova Zelanda, è stata Microsoft. Un’idea alla fine congeniale all’amministrazione Trump, dopo diversi colloqui che hanno visto coinvolto anche Satya Nadella, CEO di Microsoft, e gradita anche a Zhang Yiming, fondatore di ByteDance classe 1983. Yiming vede di buon grado la cessione delle attività al colosso di Redmond, anche se ha ricevuto pesanti critiche in patria.

    Quindi la soluzione gradita a ByteDance è vendere a Microsoft, ma non sarebbe lo stesso per l’amministrazione Trump, che invece spingerebbe verso altri compratori.

    Oracle, la soluzione gradita a Donald Trump e agli investitori

    Un nome su tutti, a sorpresa per la verità è quello di Oracle, nome emerso nei giorni scorsi, di cui vi abbiamo dato conto anche qui sul nostro blog che inizialmente ha sparigliato le carte, ma col passare dei giorni sembra essere diventata la preferenza numero uno, almeno per Trump.

    Larry Ellison Oracle
    Larry Ellison, Oracle

    Questo perché Larry Ellison, chairman di Oracle, è un grande sostenitore di Donald Trump, uno dei pochi nella Silicon Valley. A gennaio, quindi prima del lockdown, aveva organizzato cene di raccolte fondi a favore dell’attuale presidente Usa. Ma non c’è solo questo, nei giorni scorsi, dopo che è circolato il nome del colosso di Redwood, lo stesso Donald Trump ha espresso parere favorevole al’idea che Oracle possa acquisire TikTok. Un endorsement che non passato inosservato, al punto che adesso anche gli investitori a sostegno dell’operazione Oracle adesso sono più convinti, e parliamo di General Atlantic e Sequoia Capital.

    Nei giorni scorsi il Wall Street Journal ha riportato che proprio i due investitori principali, già possessori di azioni in ByteDance, sicuri di non avere spazio nell’operazione Microsoft, starebbero spingendo per portare a termine l’operazione con a capo Oracle, allargando anche ad altre aziende. Tutto questo grazie proprio al favore espresso da Donald Trump.

    Ma, nonostante tutto, lo scenario non è ancora definito del tutto e le trattative si svolgono a tutto campo.

    Twitter e Google le altre alternative

    Tra le offerte, sul tavolo c’è anche quella di Twitter che resta ancora in piedi, anche se non sono stati fatti grossi passi in avanti dal punto di vista finanziario, il problema per la società guidata da Jack Dorsey sarebbe tutto lì. Se poi vogliamo vederla dal punto di vista politico, questa soluzione sarebbe sicuramente quella meno gradita all’amministrazione Trump, per via di quanto successo di recente. Ma questo è un parere tutto nostro.

    All’interno di questo scenario ancora molto in movimento, proprio qualche giorno fa è spuntato il nome di Alphabet, la società madre di Google, che secondo fonti americane sarebbe all’interno di un altro consorzio di aziende, costituitosi per cercare di entrare nelle trattative per acquisire TikTok.

    Insomma, si tratta di uno scenario ancora non ben definito e i giorni intanto passano. Trattative che vanno avanti senza che nessuno sappia il reale prezzo di vendita delle attività. Proprio sul presso sarebbe giusto spendere due parole, perché comunque si parla di decine di miliardi di dollari.

    Partiamo dalla considerazione che oggi ByteDance ha un valore forse superiore ai 75 miliardi di dollari, il che significa, ad occhio, che il prezzo per cedere le attività non dovrebbe essere tanto diverso dai 30 miliardi di dollari. E chi potrebbe avere una cifra così alta a portata di mano? La risposta è semplice: Microsoft. Il colosso di Redmond ha in mano una cifra che ai aggira attorno ai 130 miliardi in contanti. Quindi potrebbe agire subito, senza tanti problemi. E poi, cosa non da poco, Microsoft ha esperienza nel mondo dei social media, essendo già proprietaria di LinkedIn, acquisita nel 2016. Esperienza che potrebbe far valere in termini di business, mettendolo insieme nella capacitò di sviluppare software, ragion per cui i dati di TikTok, quelli che farebbero gola un po’ a tutti, potrebbe permettere di dare vita a nuove soluzioni.

    Diverso il discorso che riguarda Oracle, più avanti dal punto di vista di soluzioni business, essendo specializzata solo sullo sviluppo di software e soluzioni cloud per le aziende e nessuna esperienza nel mondo dei social media. Questo è un elemento che potrebbe giocare a suo sfavore, nonostante il beneplacito di Trump.

    Twitter e Google (anche se non direttamente) avrebbero solo da guadagnarci, essendo aziende con esperienza di social media e di piattaforme video. Per la società di Dorsey sarebbe la svolta, ma peccato non avere soluzioni finanziarie tali da poterla mettere in pratica.

    Infine, non sarà certo un caso se TikTok proprio in questi giorni ha reso noti i dati relativi agli utenti Usa che usano la piattaforma.

    I numeri di TikTok negli Usa

    crescita tiktok usa 2020

    Gli utenti Usa sono 100 milioni, su un totale di circa 700 milioni a livello globale. Negli Usa gli utenti sono cresciuti di ben l’800% dal gennaio 2018, e gli utenti attivi al giorno sono 50 milioni, sempre americani.

    Ecco, questo voleva essere il punto sulla situazione di TikTok, alla luce delle dimissioni, a sorpresa, di Kevin Mayer. La situazione nei prossimi giorni subirà un’accelerazione, come di solito accade in casi come questi, e noi cercheremo di raccontarvela.

  • Twitter, ecco la nuova interfaccia delle conversazioni sul web

    Twitter, ecco la nuova interfaccia delle conversazioni sul web

    Twitter nel mese di maggio annunciò l’introduzione di un nuovo layout delle conversazioni, sul web e su iOS. Ed ecco come si presenta. Più semplice comprendere a chi rispondere e ottenere informazioni.

    Forse a qualcuno di voi la cosa sarà sfuggita, l’annuncio è stato fatto più di tre mesi fa. Ma siamo sicuri che qualcuno ha già visualizzato il nuovo layout delle conversazioni di Twitter. “Qualcuno” perché il rilascio del nuovo modo di visualizzare le conversazioni sulla piattaforma è per ora limitato agli utenti mobile su iOS e alla versione web. E anche in quest’ultimo caso, non è detto che ancora tutti lo visualizzino.

    In ogni caso, siamo qui a spiegarvi questa novità che aiuta, e non poco, a seguire meglio le conversazioni su Twitter, un miglioramento notevole che segue quello del 2015.

    Il nuovo layout è frutto del test avviato con la versione beta dell’app Twitter denominata “twttr”, quella a cui hanno accesso poco più di mille persone che passano al vaglio tutta una serie di nuove funzionalità che vengono poi introdotte all’interno della piattaforma e che riguardano diversi aspetti.

    twitter layout delle conversazioni

    Questo nuovo layout rappresenta una grossa mano a seguire meglio le risposte ad un tweet. Le linee sono più sottili e per visualizzare le altre risposte, basta cliccare su “Mostra risposte”

    Come notate dall’immagine (grazie agli amici Gianluca e Riccardo), adesso vengono utilizzate linee e rientranze che aiutano a seguire meglio le conversazioni. Il nuovo layout si presta meglio nel seguire conversazioni più lunghe, in quel caso è più facile creare una sorta di conversazione diretta con un utente, all’interno della conversazione aperta a tutti.

    esempio nuovo layout conversazioni twitter

    Uno dei tanti problemi era proprio quello, proprio nel caso di una conversazione abbastanza lunga, di riuscire a rispondere all’utente cercando di preservare un minimo di filo logico dal punto di vista grafico, per permettere a tutti di seguirla. Chissà quante volte vi siete trovati in situazioni di tweet in cui decine di utenti hanno risposto e di non riuscire seguire bene chi ha risposto a chi.

    Ecco, il nuovo layout aiuta a:

    • seguire “chi risponde a chi”, in maniera sintetica;
    • ottenere maggior informazioni sulla conversazione stessa;
    • visualizzare i dettagli in un unico punto.

    Questo layout però è molto diverso da quello che venne presentato al CES nel 2019, in quel caso si trattava di visualizzare bolle colorate, quasi a ricordare layout simili a quelli presenti sulle più comuni app di instant messaging. Evidentemente la fase di test all’interno dell’app “twttr” ha poi portato verso un layout più leggero.

    Ma Twitter, proprio nel mese di maggio, fece cenno ad un’altra novità che sarebbe dovuto essere introdotto nelle settimane successive. Ed è quella che porterebbe a nascondere i tasti per “Retweet”, “Like” e “Rispondi” proprio per seguire meglio le risposte ai tweet. In questo caso, i tasti di engagement si troverebbero poi in un altro luogo. Anche questa è comunque in fase di test.

    Allora, anche voi state visualizzando, sul web o su iOS, il nuovo layout delle conversazioni su Twitter? Che ne pensate?

  • Hashtag e Social Media, ecco come usarlo su Twitter e sulle altre piattaforme

    Hashtag e Social Media, ecco come usarlo su Twitter e sulle altre piattaforme

    L’hashtag su Twitter è ormai un modo per personalizzare la propria comunicazione e renderla più efficace. Diventa importante usarlo nella propria strategia di contenuti, di visibilità del brand e di personal branding. E sulle altre piattaforme? Vediamolo insieme.

    Ieri abbiamo celebrato l’Hashtag Day che su Twitter è ormai presente da 13 anni, da quando Chris Messina lo usò per la prima volta in un suo tweet (quando ancora erano da 140 caratteri) scrivendo #barcamp. Anche se poi il primo utente ad usare questa forma, ossia parola contrassegnata da cancelletto, è stato Nate Ritter, qualche mese dopo , sempre nel 2007.

    Certo, lo scriviamo subito e lo ribadiamo ancora una volta, l’hashtag non è nato su Twitter, era già usato dalla fine degli anni ’80 per dare vita a delle stanze di discussione su IRC, la piattaforma antesignana delle moderne chat.

    Ma possiamo ben dire che Twitter è la piattaforma che meglio di altre ha saputo sfruttare la possibilità che permette il “cancelletto”, ossia quella di catalogare attorno ad una determinata parola tutte le discussioni. Non è molto diverso da quello che era l’uso su IRC, se ci pensate, solo che su Twitter su quella determinata parola possono discutere tutti gli utenti.

    hashtag social media franzrusso.it 2020

    L’hashtag ha finito per essere in questi anni l’elemento distintivo di Twitter perché, proprio per la sua brevità, il cancelletto è riuscito a dare la possibilità di ampliare alcuni temi e alcuni concetti. Ma non solo. Già, perché c’è una caratteristica ben più importante che proprio su Twitter è diventata basilare.

    E cioè che grazie all’hashtag è possibile personalizzare la comunicazione. Se è vero che l’hashtag ha cambiato il modo di comunicare, è anche vero che l’hashtag permette di aggiungere qualcosa in più. Permette alle aziende, ai professionisti, agli utenti di realizzare un termine distintivo, una parola che può essere usata per farsi “riconoscere”. Banalmente potremmo definirla una sorta di etichetta, ma è molto di più.

    Pensate poi alle campagne adv, agli eventi (quando si potevano fare in presenza, ma anche online), sempre caratterizzati da un hashtag. Questo per meglio indicare quella specifica conversazione agli utenti, per seguirla e conoscere meglio l’argomento di cui si parla in quel momento. “In quel momento“, ecco una caratteristica che Twitter ha in più rispetto alle altre piattaforme, il racconto in tempo reale di un evento grazie ad uno specifico hashtag. Perché Twitter, meglio di altre, è la piattaforma per raccontare ciò che avviene in tempo reale e permette agli utenti di sapere cosa sta avvenendo proprio grazie al cancelletto.

    Su questa “strategia” chi scrive ci lavora ormai da anni insieme ad un team di professionisti di altissimo livello, proprio per mettere meglio in risalto gli eventi delle aziende, valorizzarli e renderli più proficui, riuscendo a fornire loro dati e informazioni su cui lavorare in seguito.

    Hashtag Day, Twitter celebra i 13 anni del cancelletto

    Quello che vorremmo fare, a questo punto, dopo questa introduzione doverosa, era una breve panoramica sulle piattaforme che oggi permettono l’utilizzo degli hashtag e cercare di ottimizzarli al meglio.

    Intanto, meglio fissare alcune regole di base per confezionare il proprio hashtag.

    • La parola che viene dopo il cancelletto deve essere senza punteggiatura, in generale, trovate qualche forma poco utile utilizzando il tasto “underscore” (_), es. #social_media.
    • Meglio usare sostantivi e non ripetere nel contenuto la parola che viene determinata dal cancelletto.
    • Andate alla ricerca del vostro hashtag che meglio spiega cosa fate e di cosa vi occupate. Ad esempio #socialmedia è molto usate con milioni di conversazioni, per emergere dovete costruire attorno ad esso tutta la vostra strategia di contenuti. Se usato spesso, se usato nelle vostre conversazioni, allora pian piano riuscirete ad imporvi e ad essere visibili.
    • Se avete bisogno di qualche suggerimento, potete dare un’occhiata su Hashtagify o su RiteTag che vi offre una panoramica degli hashtag correlati. Ma potete verificare voi stessi sulla piattaforma di riferimento, quella su cui andrete ad operare. Ad esempio su Twitter provate a generare il vostro hashtag e verificare se già in uso, e da quando tempo, o se “libero”, in quel caso fatelo subito vostro cominciando ad usarlo e a farvi riconoscere.
    • Un buon hashtag, usato a dovere, diventa un prezioso strumento di analisi delle conversazioni.

    Gli Hashtag su Twitter

    Come detto, su Twitter l’hashtag compare 13 anni fa. Diventato simbolo dell piattaforma, permette agli utenti, alle aziende, ai professionisti di “personalizzare” la propria comunicazione.

    Intanto, meglio non abusarne, come spesso accade. Ricordate sempre che infarcire tweet di hashtag, specie se non correlati con il tema trattato nella conversazione e nel tweet, viene letto dalla piattaforma come spam. Di conseguenza, otterrete il risultato opposto. Meglio usarne fino ad un massimo di 5 (meglio sarebbe stare su 2/3). Un tweet con hashtag ottiene il 90% in più di interazioni, se infarcito di hashtag l’engagement sarebbe pari a zero.

    Da non sottovalutare gli hashtag del giorno (#24agosto ad esempio) e quelli geografici (#Bologna), aiutano a connotare meglio la conversazione essendo molto usati.

    Se usato bene l’hashtag, per raccontare un evento o suggellare meglio un momento, può arrivare in poco tempo in trending topic, il che non significa dare a questo momento una caratteristica meramente “vanity” (in parte lo è), significa portare a conoscenza a più persone possibili, coinvolgendole, il proprio argomento.

    Gli Hashtag su Instagram

    Se c’è una piattaforma che, dopo Twitter, riesce a valorizzare meglio gli hashtag, questa è proprio Instagram. Anche su questa piattaforma gli utenti, le aziende, gli influencer, i professionisti hanno bisogno di creare una conversazione quanto più mirata rispetto al loro ambito proprio usando il cancelletto. E Instagram premia tutto questo.

    Intanto diciamo che è una delle poche piattaforme che permette un uso “generoso” degli hashtag all’interno dei post, se ne possono usare fino ad un massimo di 30. Significa che se ne usate di più e spesso, Instagram annullerà la visibilità al post e quindi verrete sottoposti ad una sorta di “shadow ban”. Siccome 30 sono una massa enorme, forse sarebbe meglio fissare un numero più basso e usare hashtag quanto più vicini al tema del contenuto e a quello che vi occupate.

    Per le aziende, quindi per tutti i profili business, Instagram mette a disposizione tutta una serie di strumenti per migliorare l’uso degli hashtag, ma potete sempre cercare all’interno della piattaforma in “Cerca”, quello che fa al caso vostro e quelli più popolari.

    Qui qualche utile suggerimento https://business.instagram.com/blog/how-to-get-discovered-on-instagram

    Inoltre, dal 2017 Instagram offre agli utenti la possibilità di seguire gli hashtag, modalità molto utile. E non dimenticate che gli hashtag sono molto utili anche nelle Stories, se ne possono usare fino ad un massimo di 10, anche qui meglio usarne di meno e più efficaci, per dare ancora più visibilità ai propri contenuti effimeri.

    Gli Hashtag su TikTok

    TikTok, piattaforma del momento, per tanti motivi, ultimo dei quali per il fatto che presto potrebbe essere bannata dagli Usa, a meno che qualcuno non riesca a comprare le sue attività sul territorio americano. E la lista dei possibili compratori, dopo Microsoft, si allunga.

    Ovviamente, anche su TikTok gli hashta sono molto utili per tanti usi. Per scoprire argomenti, per le challenge e lanciarne di nuove. Anche qui, come su Instagram, è possibile scoprire quelli più rilevanti e anche qui usare l’hashtag serve a farsi riconoscere, a rendersi visibile.

    Considerando la brevità dei caratteri a disposizione, e considerando che non vi è un limite specifico per l’uso di hashtag, è sempre meglio non abusarne. In teoria, se ne potrebbe usare una trentina, ma meglio stare su numeri inferiori.

    Gli Hashtag su LinkedIn

    Dopo Twitter e Instagram, le due piattaforme che meglio permettono di attuare una sorte di “hashtag strategy“, anche LinkedIn da qualche anno sta cominciando a spingere sul cancelletto. La piattaforma di social media business, di proprietà di Microsoft, permette di usare parole chiavi anticipate dal cancelletto per meglio spiegare il proprio contenuto. Attenzione, “spiegare” non è usato a caso, perché la piattaforma su questo è abbastanza rigida. L’hashtag deve essere correlato strettamente al contenuto e se ne possono usare fino ad un massimo di 3 (c’è chi dice fino a 5, ma meno è meglio e se ne usate di più il post verrà contrassegnato come spam), che vadano a definire meglio ciò che è trattato nel post.

    Anche qui gli hashtag geografici, o locali, assumono significato, usateli per identificare meglio l’evento della vostra azienda, ad esempio.

    Come visto su Instagram, anche LinkedIn permette agli utenti di seguire gli hashtag, li potete cercare allo stesso modo di quando cercate un utente o una specifica professione.

    Gli Hashtag su Facebook

    Già a leggere il titolo di questo paragrafo, immagino molti di voi molto perplessi, ma aspettate prima di andare via e abbandonare questo post, è utile sapere qualcosa anche su Facebook.

    Come sapete, gli hashtag si possono usare anche su Facebook ma, tra tutte le piattaforme, questa è quella che peggio valorizza il cancelletto. Nel senso che esiste una struttura per poterli valorizzare, solo che l’algoritmo non li premia a dovere. Anche se proprio di recente, scrivendo una parola anticipata da cancelletto, Facebook comincia a suggerirne qualcuno.

    Ma nonostante questo sforzo, il risultato non cambia.

    Allora possiamo solo dire che su Facebook non serve a niente infarcire il post si hashtag sperando in un miracolo, meglio usarne 1, al massimo 2, che sia strettamente legato all’argomento. Va bene usare anche gli hashtag geografici, anzi questi performano meglio di altri. Su tutto il resto, meglio aspettare ancora qualche anno.

    Gli Hashtag su Pinterest

    Come sapete certamente, gli hashtag si possono usare anche su Pinterest, anche se, non avendo possibilità di monitorare in modo analitico questa piattaforma, in realtà non si ha ben chiara quale sua la loro efficacia.

    Sicuramente gli hashtag tornano utili per la descrizione di un pin, ma attenzione anche qui perchèé un uso eccessivo delle parole con cancelletto viene segnalato dall’algoritmo come spam, e quindi niente visibilità.

    Gli Hashtag su YouTube

    Prima di lasciarvi, non potevamo non menzionare la piattaforma video più usata al mondo, il secondo sito più visitato dopo Google. Ecco, su YouTube gli hashtag servono a descrivere meglio il contenuto e si possono usare anche nei titoli. Se è vero che gli hashtag possono aiutare alla visibilità dei video postati, è anche vero che abusarne, come abbiamo visto anche su tutte le altre piattaforme, è invece dannoso.

    Secondo YouTube “se un video ha più di 15 hashtag, tutti gli hashtag di quel video saranno ignorati“, ecco, fissate bene questa regola. E fate attenzione anche a questa regole, se gli hashtag non sono allineati al tema del video, o se sono fuorvianti, questo non solo penalizzerà la visibilità del video, ma porterà anche alla rimozione dello stesso. Quindi fate molta attenzione ad usare gli hashtag nei vostro video.

    Ecco, questo è la nostra breve panoramica su come usare gli hashtag, nel 2020, sulle piattaforme social media per meglio sfruttarli nella propria strategia di contenuti, nella propria strategia di brand awareness e di personal branding.

    Se avete suggerimenti o altre indicazioni, siamo qua. E intanto fateci sapere cosa ne pensate.

  • Hashtag Day, Twitter celebra i 13 anni del cancelletto

    Hashtag Day, Twitter celebra i 13 anni del cancelletto

    Il celebre “cancelletto” compie oggi, 23 agosto 2020, 13 anni. Il primo ad usarlo su Twitter fu Chris Messina, quando scrisse #barcamp nel suo tweet. In occasione dell’Hashtag Day, vediamo allora gli hashtag più usati nell’anno e, ovviamente, a guidare la classifica c’è il Covid-19.

    Come ormai saprete, l’hashtag, il celebre cancelletto, è ormai uno dei simboli di Twitter. Fu infatti Chris Messina, il 23 agosto del 2007, ad usare per la prima volta in cancelletto in un tweet, la parola era #barcamp. Quello fu un momento importante per Twitter che, in qualche modo, diede vita ad una forma di comunicazione che, ormai, ci piace definire “personalizzabile”.

    hashtag day 2020 franzrusso.it

    E oggi, per ricordare quel momento, si celebra l’Hashtag Day, una giornata dedicata a ripassare quelli che sono stati gli hashtag più usati durante l’ultimo anno. Un anno caratterizzato ovviamente dalle conversazioni attorno al Covid-19, la pandemia che ha colpito il nostro paese verso la fine di febbraio. Ma non sono mancati anche altri temi di attualità, che adesso vedremo insieme, evidenziando come Twitter sia il luogo principale in cui tenersi informati, aggiornati.

    hashtag day chris messina

    E tutto questo grazie proprio al cancelletto che permette agli utenti di individuare il tema, di seguirlo e quindi di approfondire l’argomento attraverso i contenuti condivisi dagli utenti. Un meccanismo che su Twitter il più delle volte da vita a delle Relazioni, ossia quel momento in cui gli interessi tra gli utenti coincidono e, per proseguire la conoscenza dell’argomento, si instaura una relazione diretta. In 280 caratteri.

    Questa è la vera forza di Twitter che, purtroppo, tanti ancora non riescono a cogliere.

    #HashtagDay 2020, gli Hashtag più usati in Italia su Twitter

    Ma vediamo insieme gli Hashtag più usati su Twitter in Italia nell’ultimo anno segnato, come dicevamo prima dal Covid-19.

    Il virus, le misure igienico-sanitarie, i bollettini sull’andamento dei contagi, le manovre
    politiche, ma anche il lockdown e la quarantena: le persone si sono riunite su Twitter per
    condividere riflessioni e dibattiti e per trovare informazioni da fonti autorevoli. E gli hashtag
    utilizzati lo dimostrano.

    Non solo, quindi, #Covid19, #Coronavirus, #coronavirusitalia e #covid19italia, ma anche
    #lockdown, #quarantena, #mascherine, #conte, soprattutto in occasione degli annunci più
    salienti, e, in particolare nel periodo più critico tra marzo e aprile, #andratuttobene.

    Ricordiamo quei momenti in questi tweet:

    Tra gli hashtag più utilizzati in assoluto, con l’inizio della quarantena, figura anche
    #iorestoacasa, per incoraggiare le persone a contenere la diffusione dei contagi rimanendo
    a casa:

    Tra gli hashtag più utilizzati, è interessante ricordare #Distantimauniti, l’hashtag lanciato
    dall’Ufficio per lo sport della Presidenza del Consiglio dei Ministri nei primi giorni di marzo, e
    #grazie, hashtag che ha visto un’impennata nell’utilizzo – spesso accompagnato dalle emoji
    preghiera 🙏🏼 e applauso 👏🏻 – per esprimere gratitudine in particolare a tutti i medici e
    gli operatori sanitari attivi nel contrasto all’epidemia e nella cura dei malati. E i ringraziamenti  si sono propagati in tutto il mondo: nel periodo tra marzo e maggio sono stati pubblicati oltre  265 milioni di tweet a livello mondiale contenenti espressioni riconducibili alla parola “grazie”.

    I Coronavirus ha monopolizzato le conversazioni in Italia, e non solo, negli ultimi mesi, ma nello stesso periodo sono avvenuti altri fatti che hanno comunque scosso la comunità di Twitter che ha usato la piattaforma per esprimere i propri pensieri. Ed è quello che è successo con #BlackLivesMatter, hasthag che ha avuto un picco tra l’ultima
    settimana di maggio e la prima di giugno a seguito dell’uccisione di George Floyd in America, che ha permesso di amplificare i messaggi di protesta e di lotta contro il razzismo.

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    Il caso Twitter, quando prendere posizione serve al brand

    Ma, nonostante tutto, su Twitter non è mancato l’intrattenimento. Gli hashtag che hanno avuto più successo comprendono infatti popolari trasmissioni televisive, da #TemptationIsland a #GfVip e #CiaoDarwin, fino al fenomeno musicale K-Pop della band coreana #Bts (e tutti gli hashtag connessi come #Jimin o #kpop).

    Rimanendo sempre in tema musica, #Sanremo2020 si conferma tra gli hashtag più condivisi dagli italiani su Twitter, uno degli ultimi momenti prima che arrivasse il Covid-19 e il conseguente lockdown. E ogni tanto riappare anche tra i trending, come qualche settimana fa.

    Per quanto riguarda lo sport, grande tema molto condiviso su Twitter, gli hashtag più usati nell’ultimo anno, nonostante la sospensione del campionato nei mesi del lockdown, sono #SerieA, #Inter, #Milan, #Roma e #Juventus.

    Ecco, questo era il nostro modo per celebrare l’Hashtag Day 2020 e…buon hashtag a tutti!

  • Su Instagram attivi i QR Code per tutti i profili

    Su Instagram attivi i QR Code per tutti i profili

    Instagram, dopo un test effettuato in Giappone lo scorso anno, lancia i QR Code per tutti gli utenti. In questo modo, chiunque potrà inquadrare il codice con la propria fotocamera e accedere direttamente al profilo. Una funzionalità utile per le aziende.

    Dopo un periodo di test attivato lo scorso anno in Giappone, Instagram da oggi permette a tutti gli utenti, a livello globale, di generare il proprio QR Code. I codici potranno essere poi scansionati da chiunque, da qualsiasi fotocamera, per accedere direttamente al profilo interessato.

    Attivarlo è molto semplice, basta andare nelle Impostazioni dell’app (cliccando in alto a destra) e poi andare su “Codice QR“. A quel punto potrete attivare il vostro codice in tre semplici passi. È possibile che in qualche caso compari il Nametag, una modalità molto simile al Qr Code, solo che era scansionabile solo dalla fotocamera di Instagram, ma presto diventerà QR code per tutti.

    instagram qr code intime blog franzrusso.it 2020

    Se vi state chiedendo dell’utilità di avere attivo un QR Code anche su Instagram, allora provate a pensare ad un’attività, come può essere un bar, un ristorante, un parrucchiere o un negozio qualsiasi che, attivando e stampando il proprio codice, permetterà ai suoi clienti di accedere direttamente al proprio profilo.

    Ma il codice potrebbe risultare molto utile anche per far conoscere prodotti specifici, oppure, per restare sull’esempio del ristorante, di permettere l’accesso diretto al menù della giornata, esempio calzante visto il periodo che stiamo vivendo, legato alla pandemia da Covid-19.

    Insomma, ancora una volta Instagram cerca di proporre modalità utili soprattutto per le aziende in una fase in cui hanno bisogno di strumenti per operare tenendo conto della situazione.

    Inoltre, lo stesso codice può risultare utile nel caso in cui voleste suggerire il vostro profilo a qualcun altro, il QR Code si presta anche in questa situazione.

    Allora, che ne pensate?

     

  • Nella gara a comprare TikTok si inserisce anche Oracle

    Nella gara a comprare TikTok si inserisce anche Oracle

    Nella gara a comprare TikTok, entro i termini stabiliti dall’ordine esecutivo di Trump, scaduti i quali scatta il divieto di operare negli Usa, si inserisce anche Oracle. Microsoft ha quindi un potenziale competitor.

    I 90 giorni indicati dall’ordine esecutivo di Donald Trump contro TikTok stanno trascorrendo in modo inesorabile, prima che la piattaforma cessi di operare sul suolo Usa. I termini dovrebbero scadere entro il 15 novembre prossimo, entro i quali TikTok potrebbe passare di mano ed essere acquisita da un’altra società. Al momento sembrava che l’unica azienda che avesse mosso l’intenzione di muoversi in questa direzione fosse solo Microsoft, anche dopo trattative condotte direttamente con il governo americano. Ma, come succede quasi sempre in casi complessi come questi, c’è un colpo di scena, come racconta il Fiancial Times.

    Infatti sembra che ci sia anche un’altra azienda interessata ad acquisire il business di TikTok operante negli Usa, in Canada, in Australia e in Nuova Zelanda e questa azienda sarebbe Oracle, colosso americano nel campo per i software dedicati al business e uno dei leader mondiale per il Cloud. La notizia sembra trovare più di una conferma.

    oracle tiktok

    La società, co-fondata da Larry Ellison, di cui è chairman, ha già avuto colloqui in fase avanzata con ByteDance, la società proprietaria della piattaforma TikTok e sta realizzando la sua proposta con a fianco investitori come General Atlantic e Sequoia Capital.

    Oracle potrebbe avere qualche possibilità in più di Microsoft, sempre sulla carta, in quanto la società di Redmond punterebbe ad acquisire anche l’attività europea di TikTok, cosa che ByteDance vorrebbe evitare, accordando invece di cedere quelle attività su cui vorrebbe concentrarsi il colosso dei software, quindi quelle relative agli Usa, Canda, Australia e Nuova Zelanda.

    Ma, sebbene Oracle possa avere qualche possibilità in più rispetto a Microsoft, bisogna dire che proprio la società di Nadella era stata indicata come unica con il compito di risolvere la questione prima del termini previsti.

    Ad onor del vero, elemento sottolineato da molti siti americani che danno questa notizia, va sottolineato che Larry Ellison è stato uno dei pochi imprenditori della Silicon Valley a sostenere apertamente Donald Trump, organizzando anche una raccolta fondi nel mese di gennaio a suo favore. Questo potrebbe fare pensare che Ellison possa avere vita facile e assicurarsi l’affare. Ma si tratta solo di supposizioni.

    Nella “gara” a comprare TikTok, nei giorni scorsi, aveva provato ad inserirsi anche Twitter, ipotesi poi rivelatasi poco praticabile per motivi finanziari.

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    Instagram lancia la sfida a TikTok anche in Italia, ecco Reels

    Ma cosa se ne farebbe Oracle di una piattaforma come TikTok?

    Intanto sarebbe una delle tante acquisizioni a cui il colosso di Redwood ci ha abituato negli anni. Oracle nel corso degli ultimi 20 anni ha acquisito aziende del calibro di NetSuite, Sun, Micro Systems, Datalogix. Acquisire TikTok permetterebbe ad Oracle di entrare direttamente nel mondo dei social media e del business dei video. Avrebbe l’occasione di estendere un altro ramo di business e migliorare i suoi prodotti proprio sfruttando i dati raccolti da TikTok. Non sarebbe male come idea.

    Al momento, però si tratta solo di ipotesi, verificate certo, ma ancora poco concrete. Anche perché si sta parlando di un’acquisizione di cui non si conosce ancora il prezzo, anche se sappiamo benissimo che ByteDance ha un valore di circa 75 miliardi di dollari.

    Vedremo quali saranno gli sviluppi.

  • Instagram lancia la sfida a TikTok anche in Italia, ecco Reels

    Instagram lancia la sfida a TikTok anche in Italia, ecco Reels

    I rumors dei giorni scorsi si sono verificati e da oggi Instagram Reels è disponibile anche in Italia e in altri paesi. La sfida a TikTok è ufficialmente lanciata, in un momento molto particolare.

    Così come era stato previsto, le voci di un lancio più esteso si sono verificate in maniera puntuale. E da oggi Instagram Reels è ufficialmente attivo in decine di paesi, tra cui figura anche l’Italia. La data di oggi segna un momento importante in quella che è ormai la sfida a TikTok, in un momento molto particolare per via di notizie che vedono l’app cinese al centro di una pesante trattativa di acquisizione da parte di Microsoft proprio nel momento in cui il presidente degli Stati Uniti si dice pronto a mettere al bando l’app popolarissima tra i più giovani.

    instagram reels italia tiktok

    Il fatto di lanciare la funzionalità che di fatto è un modo per attrarre gli amanti dei contenuti veloci a tempo di musica, significa che Instagram punta a giocarsela in maniera frontale rendendo presente Reels in quei paesi in cui è più forte dal punto di vista dell’uso e della presenza. Il lancio in 50 paesi, tra cui Italia, Usa, Messico, Uk, Spagna rappresenta per Instagram la prova più difficile per comprendere se Reels permetterà all’app di Facebook di iniziare le manovre di sorpasso, così come successo quattro anni fa (esatti, anche allora era agosto) con il lancio delle Stories, ai danni di Snapchat.

    Prima di fare qualche altra considerazione, vediamo come funziona Instagram Reels.

    Come funziona Instagram Reels

    Come già detto in occasione del lancio di prova in Brasile, avvenuto a novembre dello scorso anno, con questa funzionalità gli utenti potranno registrare brevi video musicali della durata di 15 secondi, avendo a disposizione doversi strumenti per dare sfogo alla propria creatività, per poi condividerli sul feed dell’app oppure, o, se si è in possesso di un account pubblico, renderli disponibili all’intera community Instagram grazie a un nuovo spazio dedicato all’interno della sezione Esplora. Reels in Esplora offre a chiunque la possibilità di diventare un creator su Instagram e raggiungere un nuovo pubblico su scala globale.

    Attivare Reel è molto semplice. Una volta avviata la fotocamera dell’pp, è sufficiente posizionarsi, appunto, sulla voce Reels. Una volta selezionata, sulla sinistra compariranno una serie si strumenti come “Audio”, “Effetti”, “Velocità”, “Timer”:

    • Audio: da qui si può cercare una canzone dalla libreria musicale di Instagram. Si può anche
      utilizzare un tuo audio originale e quando viene condiviso un reel con l’audio originale, l’audio sarà attribuito al profilo dell’utente e, se si tratta di un account
      pubblico, le persone potranno realizzare nuovi reel proprio con quell’audio,
      selezionando “Usa Audio” direttamente da reel.
    • Effetti di Realtà Aumentata: da qui si potrà selezionare uno dei tanti effetti dalla libreria, realizzati da Instagram e da creators in tutto il mondo, per registrare
      più videoclip con effetti diversi.
      Cronometro e conto alla rovescia: da qui si otrà impostare il timer per registrare i video
      a mani libere. Una volta premuto il tasto registra, apparirà un conto alla
      rovescia 3-2-1, che segnalerà l’inizio effettivo della registrazione per il tempo
      selezionato.
    • Allinea: è possibile allineare i soggetti dal video precedente prima di
      registrare quello successivo, questo permette di effettuare transizioni fluide,
      utili ad esempio per il cambio di abbigliamento o l’aggiunta di nuovi amici nel
      reel.
    • Velocità: da qui si può scegliere di accelerare o rallentare una parte del video o
      dell’audio selezionati, per tenere il ritmo o fare video a rallentatore.

    Instagram con Reels prova a imitare Tik Tok, solo in Brasile per ora

    I reel possono essere registrati in una serie di clip tutti in una volta, oppure utilizzando i video dalla galleria. Per registrare il primo clip, basta cliccare e tenere premuto il pulsante di registrazione. Nella parte superiore dello schermo si vedrà un indicatore di avanzamento durante tutto il periodo della registrazione. Per terminare i video, basterà semplicemente interrompere la registrazione.

    Come condividere Instagram Reels

    Come dicevamo prima, se un utente è in possesso di un profilo pubblico, quindi collegato ad una pagina Facebook, potrà condividere il propri reel in un apposito spazio
    all’interno di Esplora, dove si avrà la possibilità di essere visti e scoperti dalla grande
    community di Instagram. Si possono anche condividere sul proprio feed con i proprii followers. Quando si condividono reel con determinate canzoni, hashtag o effetti, lo stesso contenuto  potrebbe anche apparire su pagine dedicate ogni volta che qualcuno clicca su quella canzone, hashtag o effetto.

    Se invece un utente ha un profilo privato, lo stesso contenuto reel viene trattato secondo le regole sulla privacy dell’app. Quindi si potranno condividere reel sul proprio feed, in modo che solo i propri follower possano vedere il contenuto. Gli utente non potranno utilizzare l’audio originale dei reel e non potranno condividerli con altri che non seguono quell’account.

    Dopo averlo condiviso, il reel comparirà su una sezione Reels separata all’interno del profilo dell’utente, dove le persone potranno trovare i reel che lo stesso utente condivide. Se verranno condivisi anche sul Feed, il reel apparirà anche sulla griglia del profilo principale, ma potrà sempre essere rimosso in seguito.

    Instagram Reels, la sfida a TikTok si sposta in Europa

    Reel potrà essere condiviso anche attraverso le Stories e questo vale sia per chi ha un profilo privato che un profilo pubblico. In questo modo il reelsi comporterà
    come una normale Storia: non sarà condiviso su Reels in Esplora, non apparirà sul profilo e scomparirà dopo 24 ore.

    Insomma, Reels è TikTok all’interno di Instagram e a questo punto, alla luce di quelle che sono le notizie di cronaca attorno alla vicenda dell’app cinese, bisognerà capire che tipo di impatto avrà Instagram su tutta questa storia.

    Sembra essere che anche questa volta Facebook possa averla vinta, sia nel caso Microsoft acquisisca per davvero l’app, sia nel caso in cui questo non avvenga. In quest’ultimo caso significherà che Donald Trump darà seguito alla messa al bando, cosa che ha dichiarato di voler fare nel caso in cui l’acquisizione non vada a buon fine entro il 15 settembre.

    Ma anche nel caso in cui TikTok dovesse finire nelle mani di Microsoft, Instagram avrà comunque campo libero e quindi avviarsi a sorpassare alla grande l’app, in quanto dal momento dell’acquisizione perderà la sua forza, o gran parte.

    Da oggi possiamo quindi dire che in tutta questa storia l’unico che ci ha visto giusto è sempre quella vecchia volpe di Mark Zuckerberg.

  • #ChallengeAccepted, la solidarietà femminile viaggia sui Social Media

    #ChallengeAccepted, la solidarietà femminile viaggia sui Social Media

    Da qualche giorno sui social media si susseguono migliaia di post con #ChallengeAccepted. Sono foto in bianco e nero di donne che invitano amiche e conoscenti a fare lo stesso. Ma l’origine di questa “sfida” non è ben chiara. Anche se ci sono due motivazioni più forti di altre.

    Diciamolo, non è difficile imbattersi in “challenge” sui social media, ne spunta una quasi ogni giorno, come le catene di Sant’Antonio via mail. E poi l’estate è un periodo classico per il fiorire di sfide a colpi di post. Spesso si tratta di “sfide” con motivazioni più o meno precise e/nobili. Ma quella che sta spopolando in questi giorni,#ChallengeAccepted, sembra non avere ancora una origine chiara e definita. Molti la spiegano come un classico esempio di solidarietà femminile e in effetti di questo si tratta.

    In pratica, da giorni sui social media, in particolare su Twitter e su Instagram (da dove tutto è iniziato) si susseguono post con foto in bianco e nero di donne che invitano altre donne, spesso amiche e conoscenti, a fare lo stesso. Senza una motivazione specifica però.

    challenge accepted social media italia 2020 franzrusso.it

    Infatti, il fatto di non avere un chiaro scopo, quindi un obiettivo tangibile, ha finito per attirare non poche critiche. Non è mancato chi ha definito questa sfida come un “concorso fotografico senza senso“.

    Scavando più a fondo però delle motivazioni ci sono, oltre a quella di evidenziare anche sui social media una solidarietà femminile che supera ogni confine, accomunando tutte attraverso un semplice gesto, quello di condividere una foto di sè in bianco e nero, dando a questo gesto il significato che si vuole.

    Delle motivazioni di fondo ci sono e sono due in particolare. La prima è che questa sfida nasce dopo il grande discorso che la deputata democratica Alexandria Ocasio-Cortez ha tenuto al Congresso in risposta alle offese ricevute da parte del deputato repubblicano Ted Yoho che l’aveva definita, davanti ai giornalisti “una fottuta stronza“. “Quello che non posso tollerare è usare le donne, mogli e figlie per farsi scudo e trovare scuse per un comportamento sbagliato“, è solo uno dei passaggi del suo discorso che ha finito poi per coinvolgere altre deputate che hanno preso la parola dopo di lei.

    Altra motivazione, la seconda e forse la più accreditata, è che questa sfida sia collegata alle manifestazioni femministe dei giorni scorsi in Turchia, in seguito all’ennesimo caso di femminicidio, quello di Pinar Gültekin, 27 anni, picchiata a morte dal suo fidanzato. Le foto delle donne uccise dai propri compagni, mariti, familiari, sono spesso mostrate in bianco e nero. Ecco il perché delle foto postate in bianco e nero sui social media.

    Come è stato scritto dai media americani, si tratta di una sfida che vede partecipi anche chi, come Ivanka Trump, figlia di Donald Trump, presidente degli Stati Uniti, che non è intervenuta quando il padre ha strappato i figli piangenti dalle madri ai confini con il Messico.

    Ricordiamo che la sfida nasce (o riparte) da questo post condiviso sui social media da un post su Instagram della giornalista brasiliana Ana Paula Padräo che ha postato una sua foto in bianco e nero con scritto “Desafio aceito“, ossia “sfida accettata”.

    https://www.instagram.com/p/CCxGfzTBmXP/?utm_source=ig_embed

    Dal nostro punto di vista ci piace pensare che queste due motivazioni siano davvero la ragione della ricomparsa dell’hashtag #ChallengeAccepted (già usato in altre occasioni per la verità) perché oltre ad esprimere un messaggio di solidarietà, diventa strumento per mantenere alta l’attenzione su questi temi, ancora purtroppo attuali anche nel nostro paese.

    E infatti anche l’Italia non ha fatto mancare la sua partecipazione. Moltissime sono state le donne, note e meno note, che hanno voluto esprimere la loro vicinanza a questa challenge, spesso senza saperne il vero significato.

    Con Talkwalker siamo riusciti a seguire un po’ l’andamento dell’hashtag nel nostro paese, hashtag spesso accompagnato da altri come #Womensupportingwomen, #WomenEmpoweringwomen, #BlackAndWhiteChallenge.

    Ed ecco una breve carrellata di quello che abbiamo raccolto su Twitter, usato per il 97,6% dei casi. Ricordiamo che i contenuti rilevati da Facebook e Instagram, il restante 2,4%, provengono da profili pubblici e business.

    challenge accepted italia social media franzrusso.it 2020

    Ad oggi i post condivisi in Italia sono 1.100 (da 950 autori) e Laura Pausini risulta essere la più condivisa su Twitter e su Facebook. Il 70,1% di chi ha preso parte alle conversazioni sui social media sono donne e il restante 29,9% sono uomini. L’85% ha un’età compresa tra 18-34 anni (18-24 anni, 33,4%; 25-34 anni, 51,6%).

    https://www.facebook.com/permalink.php?id=145165688832506&story_fbid=3861046770577694

    http://twitter.com/chetempochefa/status/1288200648715120641

    http://twitter.com/GloriaMarinel7/status/1288580666549035011

    Ovviamente non è mancato chi ha finito per usare hashtag a caso, agganciandoli a scopi diversi, cosa ripetuta poi su Instagram.

    Ecco questo il nostro breve resoconto sul fenomeno del momento.

    E voi che ne pensate?

  • Social Media in Italia nel 2020: crescono TikTok e Twitter

    Social Media in Italia nel 2020: crescono TikTok e Twitter

    Secondo i dati dell’Osservatorio sulle Comunicazioni di Agcom, nel primo trimestre del 2020, caratterizzato dal lockdown a seguito della pandemia da Covid-19, a crescere di più sono stati TikTok e Twitter.

    I nuovi dati dell’Osservatorio sulle Comunicazioni di Agcom, il secondo capitolo di questo anno che fotografano i primi tre mesi, ci danno un’immagine più chiara di quello che è stato l’uso dei social media e della rete in generale in un periodo caratterizzato da lockdown. Già grazie ai dati di Comscore avevamo notato che in quel periodo l’uso dei social media in Italia era cresciuto del 30%.

    I dati che fornisce l’Osservatorio sulle Comunicazioni di Agcom si riferiscono ai primi tre mesi del 2020, comprendono quindi il mese di marzo, quello in cui, a seguito della pandemia da Coivd-19, l’Italia decise, per prima in Europa, di fermare tutto. Di conseguenza, gli italiani si ritrovarono a far fronte allo smart working (meglio definirlo telelavoro) e a utilizzare in maniera massiccia proprio i social media, sia per lavoro che per restare in contatto con amici e parenti.

    twitter tiktok social media italia 2020

    Come abbiamo più volte ricordato in quelle settimane, i social media hanno giocato un ruolo fondamentale per gli italiani, in quanto hanno permesso loro di restare in contatto con le persone care, vista l’impossibilità di potersi ritrovare dal vivo, di usarli di più per il proprio lavoro e di vederli come una finestra sul mondo, dalla quale reperire informazioni e notizie su tutto quello che stava succedendo.

    Ecco, i dati di Agcom ci offrono l’opportunità di avere uno spaccato più preciso rispetto a tutto quello che abbiamo ricordato finora. Allora, guardiamo insieme questi dati.

    socialmedia italia lockdown coronavirus 2020

    Come potete notare dal grafico in alto, tutte le piattaforme fanno segnare dati in crescita, sia rispetto al trimestre sia rispetto all’anno precedente. E le sorprese non sono mancate.

    I dato che balza agli occhi, su tutti, è quello riferito a TikTok che in un anno cresce del 475% (!!) e che nel trimestre fa segnare +49,7%, di fatto la piattaforma social media che cresce di più nel periodo caratterizzato dal lockdown. Non una sorpresa, ma lo è per il fatto che fa registrare numeri in crescita di oltre sette volte maggiori della diretta rivale, cioè Instagram. Un divario che arriva a trenta volte superiore (e più) e lo guardiamo rispetto all’anno precedente.

    TikTok è quindi la piattaforma social media dell’anno in Italia e sarà molto interessante osservare come questa “battaglia” con Instagram andrà avanti nei prossimi mesi, visto che l’app di Facebook di appresta a lanciare Reels (l’app che permette di fare quello che si fa su TikTok) negli Usa nei prossimi giorni e, forse, in altri paesi europei (anche in Italia?) nelle prossime settimane. E sarà ancora più interessante osservare come si comporteranno gli Usa riguardo ad un possibile ban dell’app cinese, visto che la stessa azienda ha in programma decine di migliaia di assunzioni proprio negli Stati Uniti nelle prossime settimane.

    Ma veniamo ancora ai nostri dati.

    Altra grande sorpresa, nel periodo del lockdown, è la crescita di Twitter che fa segnare +25,2% nel trimestre, il secondo dato più alto dopo quello di TikTok, e il +24,2% rispetto all’anno precedente, il terzo più alto dopo TikTok e Pinterest.

    Twitter nel periodo del lockdown ha giocato il ruolo che più gli si addice, ossia di piattaforma che tiene aggiornati su quello che succede. Ricordiamo che la piattaforma di Dorsey è stata la prima, in collaborazione con il Ministero della Salute, ad inizio febbraio, ad attivare un’area di informazione certificata rispetto a tutto quello che riguardava la diffusione del Coronavirus, proprio per evitare la crescita di disinformazione. Gli italiani hanno quindi riscoperto la piattaforma da 280 caratteri, premiando forse questo sforzo. Sono dati che corrispondono a quelli relativi al secondo trimestre resi noti dall’azienda nei giorni scorsi che hanno visto un significativo balzo in avanti degli utenti giornalieri monetizzabili.

    Sarà interessante vedere se questi dati si confermeranno anche nelle prossime settimane, soprattutto a seguito del grave episodio di hacking subito nei giorni scorsi che ha colpito soprattutto account verificati con milioni di followers a seguito, come Barack Obama o Elon Musk.

    uso internet coronavirus clockdown italia 2020

    Menzione speciale poi per due piattaforme che hanno visto crescere l’apprezzamento da parte degli utenti italiani e parliamo di LinkedIn, che cresce nel primo trimestre del 12,8% (+19,5% in un anno), e di Pinterest che cresce nei primi tre mesi dell’anno del 4,1% ma che fa registrare +30,5% in un anno (secondo dato più alto dopo quello di TikTok).

    Ecco, questo era quello che volevamo sottolineare rispetto a questi dati, quello che ci sembrava più rilevante.

    In chiusura, val la pena ricordare anche che i dati riportano 44,7 milioni di italiani connessi nel giorno medio a marzo 2020, con 113 ore di navigazione di media nel mese di marzo.

    Allora, che ne pensate? Riscontrate anche voi questi dati, sulla base della vostra diretta esperienza?