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  • Twitter, ecco perché il modifica tweet non arriverà mai

    Twitter, ecco perché il modifica tweet non arriverà mai

    Twitter ha ancora una volta ribadito che il modifica tweet non arriverà mai. E lo ha fatto agganciandosi ad un tema ancora molto sentito negli Usa che è quello legato all’uso delle mascherine. Infatti, Twitter ha scritto che avremo un tasto modifica tweet solo quando tutti indosseranno la mascherina.

    Twitter, ancora una volta, ha trovato il modo per ribadire la sua contrarietà all’introduzione di un tasto modifica tweet. Quella che è, ormai, la funzionalità che tutti gli utenti attendono da tempo. Solo ad inizio di quest’anno, Jack Dorsey, CEO e fondatore di Twitter, aveva ribadito che il modifica tweet non sarebbe arrivato.

    Il tweet di ieri sera ha sorpreso un po’ tutti, non tanto per il contenuto, cosa abbastanza chiara ormai, ma per il modo in cui è stato scritto. Il tweet infatti recita: “Sarà possibile avere un taso modifica tweet solo quando tutti indosseranno la mascherina”. E poi, l’account Comunicazione di Twitter ribadisce con: “Tutti, si intende TUTTI”.

    twitter modifica tweet mascherine franzrusso.it-2020

    Twitter si aggancia ad un tema molto sentito negli Usa in questi giorni, alle prese con una nuova ondata di contagi da Coronavirus, con alcuni stati che stanno di nuovo decidendo sul lockdown, revocando le riaperture. E attorno a questo tema, i cittadini americani sono divisi sull’efficacia di indossare la mascherina. Dibattito che si è trasferito anche sui social media, e su Twitter in particolare.

    I tweet suona quindi come una provocazione, quasi un trolling, ma ha alla base un tema molto serio, come quello di indurre all’uso della mascherina, come prima forma di difesa contro il Covid-19.

    https://twitter.com/Twitter/status/1278763679421431809

    https://twitter.com/TwitterComms/status/1278789654561452032

    Twitter prende posizione, quindi, ancora una volta, usando il tema del modifica tweet, molto sentito dagli utenti, per indurre le persone ad usare sempre la mascherina. Ma, a quanto pare, l’esito non sarebbe quello sperato.

    In molti hanno criticato questa scelta, questa nuova presa di posizione, rinfacciando a Twitter di schierarsi sempre “politicamente”. Molti hanno criticato la scelta di mettere insieme due temi molto lontani tra loro. E altrettanti hanno dichiarato che, comunque, non indosseranno la mascherina perché non ritengono utile il modifica tweet.

    Ecco, in passato Twitter ha già espresso la sua posizione a riguardo, sostenendo che il modifica tweet potrebbe indurre l”utente a cambiare il senso stesso del contenuto. A questo si era pensato di ovviare imponendo un limite di tempo molto ristretto all’interno del quale effettuare la correzione, si era parlato addirittura di 30 secondi e sembrava fosse questa la soluzione. Ma poi, come ricordavamo, Dorsey ha detto chiaramente che il modifica tweet non ci sarà.

    Jack Dorsey: il modifica tweet sarà possibile entro massimo 30 secondi

    Sebbene tutte le piattaforme offrano già la possibilità di correggere il contenuto, senza alcun limite di tempo, Twitter ormai ha deciso che questa funzionalità potrebbe contrastare con l’idea di base, e cioè che “quanto un tweet è inviato, è ormai in circolo”.

    Il modifica tweet non lo vedremo mai, almeno per ora (ci prendiamo ancora un briciolo di dubbio), ma Twitter adesso deve cominciare seriamente a considerare il fatto che molti utenti cominciano a non digerire più prese di posizione “politiche”. Al punto che sta cominciando a riscuotere una certa attenzione una nuova app che si chiama Parler, una piattaforma stile Twitter che si presenta come “imparziale”: vedremo se sarà così.

    Intanto, per ora scordiamoci il modifica tweet e cerchiamo di fare meno errori…

  • WhatsApp: ecco QR code, sticker animati e tema scuro per il web

    WhatsApp: ecco QR code, sticker animati e tema scuro per il web

    Novità in arrivo su WhatsApp nelle prossime settimane. L’app di messaggistica di proprietà di Facebook ha annunciato il lancio dei QR Code, degli sticker animati, del tema scuro e anche di alcune migliorie per le videochiamate di gruppo.

    WhatsApp non manca di lanciare novità agli oltre 2 miliardi di utenti che continuano ad eleggere l’app di messaggistica della famiglia Facebook come la loro preferita. Attraverso il blog ufficiale, la società ha annunciato le prossime novità che gli utenti potranno utilizzare entro poche settimane. E parliamo della possibilità di utilizzare i QR Code, per aggiungere in modo rapido nuovi contatti, gli sticker animati e il lancio del tema scuro anche per il web. Novità anche per quanto riguarda le videochiamate di gruppo.

    E vediamo subito da vicino forse la funzionalità più interessante che è quella che permette l’utilizzo dei QR Code nell’app. In pratica, usando il codice, che tutti ormai abbiamo imparato a conoscere e ad usare, sarò possibile aggiungere rapidamente un nuovo contatto. Basta la semplice scansione del codice, non si deve poi aggiungere manualmente nient’altro, e il gioco è fatto.

    whatsapp sticker tema scuro

    L’altra novità riguarda gli adesivi animati che adesso escono dalla versione beta e vendono inseriti all’interno dell’app in maniera stabile. È vero, su WhatsApp arrivano un po’ in ritardo, altre applicazioni simili li usano già da tempo, ma era inevitabile che prima o poi accadesse anche per WhatsApp. Nello specifico, altro non sono che gli adesivi statici già presenti nell’app, ma con quel tocco di animazione che li rende utili per certe situazioni.

    Novità anche per le videochiamate di gruppo che da un po’ di tempo è possibile invitando fino a 8 utenti contemporaneamente. La novità è che adesso sarà possibile concentrarsi sul singolo utente all’interno della conversazione. Per fare questo, basterà tenere premuto il video dell’utente per visualizzarlo a schermo intero. È stata aggiunta anche un’icona del video nelle chat con un massimo di 8 partecipanti, così si potrà avviare una videochiamata di gruppo con un solo tocco.

    E poi ancora, la tanto apprezzata versione scura dell’app sarà disponibile anche per la versione web dell’app.

    E, infine, WhatsApp fa sapere che gli Status, ossia le stories dell’app, saranno disponibile anche per gli utenti KaiOS, sistema operativo, basato su Linux, della famiglia Firefox. Se vi state chiedendo come mai questa notizia è importante, allora è utile sapere che KaiOS è molto usato ad esempio in India, paese dove WhatsApp è molto usato. Questo sistema operativo in termini di utilizzo è secondo solo ad Android, riuscendo a superare anche iOS.

  • Microsoft sospende l’advertising su Facebook a livello globale

    Microsoft sospende l’advertising su Facebook a livello globale

    Decisione clamorosa quella di Microsoft che complica ancora di più la posizione di Facebook. Il colosso di Redmond ha deciso di sospendere la spesa pubblicitaria a livello globale su Facebook e su Instagram.

    La lista delle aziende che decide di non voler continuare a fare pubblicità su Facebook si allunga. Anzi, in questo caso parliamo di un’azienda che decide di estendere lo stop a livello globale.

    Stiamo parlando di Microsoft che, secondo quanto riporta Axios, dopo aver visionato una chat interna, avrebbe deciso di sospendere la spesa pubblicitaria su Facebook e su Instagram a livello globale.

    A maggio l’azienda guidata da Satya Nadella aveva sospeso l’advertising su Facebook, però solo negli Usa.

    È quindi più corretto dire che Microsoft non si accoda, ma certamente è una delle grandi aziende che decide di sospendere i suoi importanti investimenti pubblicitari sulla piattaforma di Mark Zuckerberg.

    Rispondendo ad una domanda di un dipendente su Yammer, il social network aziendale di Microsoft, il iCMO di Microsoft  Chris Capossela ha risposto: “Sulla base delle preoccupazioni che avevamo espresso già a maggio, abbiamo sospeso tutte le spese pubblicitarie su Facebook e Instagram negli Stati Uniti. Ora abbiamo sospeso tutte le spese per Facebook/Instagram in tutto il mondo”.

    La motivazione è che il colosso di Redmond non vuole più apparire in un luogo dove ci siano contenuti di hate speech, pornografia, terrorismo.

    Le grandi aziende abbandonano l’advertising sui social media

    Per quanto riguarda la tempistica della decisione, sembrerebbe che Microsoft sia intenzionata a portare avanti questa scelta fino a tutto il mese di agosto. E su un possibile ritorno, Capossela chiarisce che “molto dipenderà dalle azioni positive che intenderanno portare avanti”. Quelli di Facebook si intende.

    Sempre dalla conversazione ripresa da Yammer, sembra che Microsoft abbia deciso di non seguire il boicottaggiodi Facebook e i social media, come stanno facendo ormai tantissime aziende, la lista ormai si aggiorna di giorno in giorno. Ma è intenzionata comunque a mantenere un dialogo con Facebook affinché si arrivi ad una conclusione adeguata.

    Microsoft, secondo i dati di Pathmathics, nel 2019 ha investito sulla piattaforma di Zuckerberg 115 milioni di euro.

    Ora, è molto probabile che la spesa pubblicitaria di Microsoft per il 2020 si aggiri più o meno su queste cifre. È arrivato il momento che Facebook dia un segnale concreto a tutte queste aziende, perché adesso il problema comincia a farsi molto serio, essendo messo in discussione il core business dell’azienda, che è quello di vendere pubblicità.

  • Le grandi aziende abbandonano l’advertising sui social media

    Le grandi aziende abbandonano l’advertising sui social media

    Le grandi aziende cominciano ad abbandonare l’advertising sui social media. E dopo Coca Cola, Verizon, Unilever e il gruppo Diageo (J&B, Johnny Walker ecc…) anche Starbucks decide di fermare la sua attività promozionale sulle piattaforme.

    Dopo Coca Cola, Verizon, Unilever e il gruppo Diageo (J&B, Johnny Walker ecc…) anche Starbucks decide di non fare più advertising sui social media, in particolare su Facebook e Twitter.

    A questo punto, il fenomeno comincia a prendere dimensioni considerevoli e dovrebbe indurre i colossi social, come Facebook, a rendersi conto che è arrivato davvero il momento di considerare con serietà questo che potrebbe costituire un vero problema.

    L’iconica catena di caffè ha annunciato la sua decisione sul suo blog, dichiarando di essere contro l’hate speech e che tanto le aziende, quanto la politica, “devono unirsi insieme per contrastare il fenomeno e dare vita ad un cambiamento reale”.

    colossi social media facebook hate speech

    Metteremo in pausa la pubblicità su tutte le piattaforme social media, mentre continuiamo a discutere al nostro interno, con i nostri media partner e con le organizzazioni per i diritti civili, nel tentativo di fermare la diffusione dell’hate speech“, si legge ancora sul blog dell’azienda.

    Più precisamente, la decisione di fermare l’advertising sulle piattaforme social non riguarda in questo caso YouTube, mentre le normali attività continueranno. Starbucks non chiude i suoi canali che resteranno comunque attivi, ma decide di sospendere tutta l’attività promozionale, a pagamento, su Facebook e su Twitter.

    La decisione di Starbucks non è una decisione isolata, arriva alla fine di un fine settimana nero per Facebook, e anche per Twitter ovviamente. Infatti anche Coca-Cola, colosso del beverage, aveva annunciato la decisione di smettere di fare pubblicità sulle piattaforme social media dal prossimo 1° luglio per i prossimi 30 giorni. Anche se non è escluso che lo stop possa seguire poi anche oltre il mese.

    E oltre a alla Coca-Cola, la stessa decisione è stata presa anche da Verizon, Unilever, Gruppo Diageo, colosso delle bibite alcoliche con marchi come Guinness, Baileys, J&B, Johnny Walker e tanti altri.

    Ma anche The North Face, Patagonia, Ben & Jerry’s, Magnolia Pictures, Honda e Hershey che hanno aderito alla campagna #StopHateforProfit.

    Unilever, altro colosso con marchi come Dove, Algida (in Italia), Ben & Jerry’s, Lipton e tantissimi altri, ha deciso di fare un passo indietro con una dichiarazione abbastanza polemica: “continuare a fare pubblicità su queste piattaforme, in questo momento, non aggiungerebbe valore alla nostra gente e alla società“.

    Da parte sua Facebook, di fronte al passo indietro di tante aziende che investono tanto sui social media, ha confermato il suo impegno a fare di più. Ad onor del vero, non è la prima volta che la società di Mark Zuckerberg promette. Il problema è che adesso le promesse rischiano per passare come parole al vento. Nel senso che adesso si rischia davvero di perdere milioni di dollari di fatturato che potrebbero in qualche modo impattare sulla stessa società.

    facebook wall street social media

    Tanto per fare un esempio, venerdì scorso Facebook ha lasciato sul terreno di Wall Street l’8,32%, un tonfo praticamente. Nel momento in cui scriviamo il titolo in borsa guadagna qualcosa,+0,61%.

    Insomma, la situazione comincia a complicarsi per Facebook, e non solo, ed è il caso di cominciare a pensare seriamente ad una soluzione. Perché se la politica prendesse il sopravvento, allora ci sarebbero delle conseguenze ben più pesanti, visto anche il clima che si respira ultimamente.

  • Instagram Reels, la sfida a TikTok si sposta in Europa

    Instagram Reels, la sfida a TikTok si sposta in Europa

    Instagram adesso sposta la sfida a TikTok in Europa. Dopo aver lanciato Reels in Brasile alla fine dello scorso anno, la società di Facebook lancia lo strumento anche in Francia e in Germania.

    Vi ricordate quando a novembre del 2019 vi avevamo dato notizia del fatto che Instagram avesse iniziato a sperimentare uno strumento in Brasile che rappresentava praticamente la sfida a TikTok? Ebbene, adesso quella sfida si sposta in Europa perché Reels da ieri è disponibile in Francia e in Germania. A darne notizia è TechCrunch.

    Lo strumento che permette agli utenti di registrare brevi video della durata di 15 secondi impostati su musica o altro audio, per poi condividerli sulla piattaforma, sbarca quindi in Europa, ancora prima di essere lanciato in Europa, il mercato più grande per Instagram.

    Ma la novità non è solo questa. Oltre all’approdo in Europa, Instagram sposta Reels nella sezione “Esplora”, dandogli ancora più visibilità, essendo più facile da rintracciare adesso. Questo significa che Instagram sta puntando su questo strumento, sapendo bene che potrebbe rappresentare una svolta.

    instagram reels europa TikTok

    L’esperienza di test portata avanti in Brasile, come dicevamo ha rappresentato per Instagram l’occasione per ricevere important feedback dalla propria community per migliorare l’usabilità dello strumento

    Infatti, gli utenti hanno proposto l’idea di condividere Reels con i propri followers, anche al di fuori della piattaforma. Un altro suggerimento è stato quello dedicare uno spazio all’alterno del quale poter facilmente vedere i Reels degli altri utenti. E questo si è tradotto, appunto, nel far approdare Reels nella sezione Esplora.

    Instagram con Reels prova a imitare Tik Tok, solo in Brasile per ora

    Instagram, dando seguito a suggerimenti che arrivano dalla propria community, dimostra attenzione e, soprattutto, l’intenzione di voler dedicare una maggiore esposizione, magari una sezione dedicata in Home, come già avviene per le Instagram Stories.

    Con Instagram Reels, la piattaforma punta a coinvolgere gli utenti più giovani, quelli ormai più pratici ad usare contenuti brevi e musicali, avendo la capacità di creare video divertenti in modo veloce e coinvolgente. Una modalità che potrebbe attrarre anche gli utenti meno giovani, quelli che adesso usano di più la piattaforma, cercando di costruirsi un proprio spazio attraverso il contenuto visual.

    Al momento non è dato sapere se e quando Instagram intende estendere Reels a livello globale e né se intende procedere a piccoli passi. Di sicuro, l’esperimento in Francia e in Germania darà delle indicazioni importanti alla società di Facebook.

  • Instagram in Italia supera Twitter come canale di informazione

    Instagram in Italia supera Twitter come canale di informazione

    Il nuovo Digital News Report di Reuters ci mostra chiaramente che Instagram in Italia, durante il lockdown, ha superato Twitter come canale social attraverso il quale gli italiani si sono informati.

    Analizzare tutto quello che è stato durante la fase acuta della pandemia da Coronavirus diventa fondamentale per comprendere cosa davvero è cambiato. Questa è ormai una considerazione da fare a tutti i livelli, e vale anche per i social media, protagonisti indiscussi per quanto riguarda l’informazione e la comunicazione, specie in quei giorni caratterizzati dal lockdown.

    In quest contesto è quindi utile fare riferimento al nuovo studio Digital News Report di Reuters, un report importante che ci aiuta a capire come ci siamo informati e quali sono gli strumenti che abbiamo usato di più.

    Il report è ricco di informazioni e dati che caratterizza il consumo di notizie a livello globale, nel momento in cui la pandemia del Covid-19 toccava il suo punto più alto. Ma l’elemento su cui vorremmo concentrarci riguarda proprio i social media, Instagram in particolare.

    instagram supera twitter informazione italia

    Instagram da due anni a questa parte è evoluto molto, aggregando a sè un pubblico giovane, ma sempre più eterogeneo. Abbiamo già ricordato qui sul nostro blog come la fuga dei giovani da Facebook terminasse proprio su Instagram. Anche se, va detto, anche su Instagram adesso l’età media comincia a crescere, nel senso che anche quegli utenti che fino a due anni fa non usavano Instagram, adesso lo usano. E sono proprio quelli di età superiore ai 35 anni.

    L’evoluzione di Instagram vale a livello globale, e anche per il nostro paese. Tutto questo per allacciarci al dato che emerge dallo studio di Reuters, e cioè che Instagram in questi mesi è stato sempre più considerato come strumento attraverso il quale informarsi. Cresce l’accesso a Internet e cresce l’accesso alle notizie, un passaggio che coinvolge anche piattaforme, tipicamente visual, come Instagram.

    uso social media notizie 2020

    Il report evidenzia proprio come dal 2018 ad oggi (aprile 2020), l’uso di Instagram come strumento attraverso il quale informarsi è raddoppiato. Un riscontro importante questo che vale, come sottolinea il report, per tutte le fasce di età. E non è tutto.

    L’accesso all’informazione passa sempre più da piattaforme social attraverso il contenuto “visual”. E Instagram stesso enfatizza questa forma di contenuto, sempre più diffusa, attraverso le stories e attraverso la sezione dedicata IGTV. Ogni settimana l’app visual della famiglia Facebook attrae il 36% degli utenti e il 64% degli unenti sotto i 25 anni.

    C’è poi un dato che forse mette in luce ancora più chiaramente quale sia stato il ruolo di Instagram durante la quarantena. Instagram raggiunge come strumento di informazione l’11% degli utenti di tutte le età. Vale a dire, un punto percentuale in meno di Twitter.

    Significa che Instagram potrebbe superare anche Twitter da questo punto di vista, a livello globale.

    Anzi, in Italia è già così.

    instagram twitter informazioni

    Il report di Reuters ci mostra come anche nel nostro paese Instagram sia il canale che è cresciuto di più come fonte di informazione: +4%. E quindi, il 17% degli italiani ha usato Instagram come canale attraverso il quale tenersi informati rispetto al 9% di quelli che hanno invece usato Twitter, che fa registrare comunque +1% da questo punto di vista.

    Avrete notato anche voi come nei due mesi che hanno maggiormente caratterizzato la quarantena, tra marzo e maggio di quest’anno, su Instagram era un pullulare di dirette quasi a tutte le ore. E avrete certamente notato come proprio alcune testate, come Sky Tg 24, abbiano usate le dirette per informare, coinvolgendo i giornalisti con diverse specializzazioni. Un esempio su tutti sono le dirette di Mariangela Pira, giornalista economica, che ogni giorno, grazie alla presenza di un ospite, spiegava le notizie economiche del giorno, riscuotendo un grande successo di pubblico e riuscendo ad agganciare una fetta di pubblico importante proprio tra i più giovani.

    instgram vs twitter informazioni

    Dando uno sguardo agli altri paesi, scopriamo che in Uk Twitter (14%) è il secondo canale attraverso cui i “britons” si informano, mentre Instagram solo 3% in calo dell’1%. In Francia Twitter e Instagram sono alla paro con il 9%, con l’app di Facebook che guadagna 1 punto percentuale. Anche in Germania sono alla pari, 6%, solo che in questo caso è Twitter a guadagnare 1 punto percentuale. In Spagna Twitter (+4%) è avanti a Instagram (+5%), 20% contro 17%.

    Negli Usa, Twitter è il terzo canale di informazione, tra i social media, crescendo del 2%; mentre Instagram è all’8% con +1%. Anche in Canada Twitter è avanti a Instagram, 13% contro il 10%. In Brasile è invece Instagram che fa registrare il 30% con una crescita del 4%, come in Italia, mentre Twitter è al 17%. In Australia, Twitter è di poco avanti a Instagram, 10% contro il 9%.

  • Twitter potrebbe aggiungere i tasti Reactions ai tweet. Ma servono davvero?

    Twitter potrebbe aggiungere i tasti Reactions ai tweet. Ma servono davvero?

    Twitter sta testando i tasti reactions anche nei tweet. Dopo averli introdotti ad inizio di quest’anno nei DM, la piattaforma di Jack Dorsey sta provando ad estendere la possibilità di interazione per i contenuti da 280 caratteri. Ma servirebbero davvero?

    Come certamente ricorderete, ad inizio di quest’anno Twitter ha introdotto i tasti reactions all’interno dei DM. Era la prima volta che Twitter provava ad estendere le possibilità di reazione ad un contenuto sulla sua piattaforma attraverso i tasti di reazione che abbiamo imparato a conoscere bene su Facebook. Infatti, quando solo si dice o si scrive “tasti reactions”, l’associazione è immediata con Facebook. Quello che suona appunto strano è immaginare questa associazione anche con Twitter, associandola ad una possibilità di interazione su un tweet.

    Non è difficile immaginare cosa stiano pensando gli amanti di Twitter che stanno leggendo fino a questo punto, sembra quasi una cosa assurda, “impossibile che possa mai avvenire“.

    twitter tweet reactions

    E invece no, quello che sembra lontano da Twitter perché molto vicino a Facebook potrebbe davvero arrivare sulla piattaforma, in mezzo ai 280 caratteri.

    Infatti, la sempre attenta Jane Manchun Wong, solita a scovare test come questi, ha, appunto, scoperto che la piattaforma di Jack Dorsey sta lavorando su un test che potrebbe (condizionale d’obbligo) portare i tasti reactions per andare oltre il like (già, tipica espressione che avremmo certamente usato scrivendo di Facebook).

    Va detto che non sono propri gli stessi di quelli in uso su Facebook sotto ai post, ma sono molto simili nell’idea.

    Però, attenzione, Social Media Today ricorda che Twitter stava lavorando su tasti reactions già nel 2015, cioè un anno prima che arrivassero sulla piattaforma di Facebook. Questo avrebbe significato, per una volta, che Twitter avrebbe anticipato Facebook e, forse, oggi staremmo scrivendo un altro post, invece di questo. Ma Twitter ci ha abituati anche a questo, nel momento in cui ha la possibilità di giocare un ruolo da leader, si ferma.

    Successe lo stesso con Periscope, quando Twitter nono seppe approfittare del vantaggio competitivo che aveva su Facebook che poi sorpassò tutti con il suo Facebook Live.

    Quindi la possibilità concreta di poter mettere una reazione al tweet che vada oltre il classico retweet o like, è davvero molto concreta. I tasti comparirebbero dopo aver cliccato sul simbolo “RT” e si andrebbero a posizionare dopo “Ritwitta con commento“.

    E poi, notate dallo screenshot, che si vede nel tweet della Jane Manchun Wong, anche “react with Fleet“. Fleet è la nuova modalità simile alle Instagram Stories che Twitter ha lanciato per prima in Italia, dopo averli testati in Brasile. Da qualche giorno sono disponibili anche in India.

    Ma, quindi, davvero Twitter avrebbe bisogno dei tasti reactions?

    Forse la possibilità di reagire ad un tweet esprimendosi con una emoji, senza neanche scrivere una risposta ad un tweet potrebbe tornare utile, se non altro per la velocità che questa reazione comporta. Ma ci sembra comunque un’attività lontana alla logica di Twitter, oseremmo dire che non gli appartiene.

    Leggi anche:

    Twitter da piattaforma aperta si trasforma in piattaforma chiusa

    Vero, Twitter è la piattaforma della velocità, dell’immediatezza, della brevità per va dei 280 caratteri, ma è pure sempre la piattaforma che genera Relazioni attraverso il contenuto. Questa è la caratteristica principale. La Relazione tra gli utenti nasce proprio per come si usa la piattaforma, per quello che si scrive con pochi caratteri. Esprimersi attraverso una emoji no appartiene alla logica di Twitter che non è Facebook.

    Anche se, ormai da qualche giorno, anche Twitter è diventata una piattaforma chiusa come Facebook.

    E voi che ne pensate?

  • Il caso Twitter, quando prendere posizione serve al brand

    Il caso Twitter, quando prendere posizione serve al brand

    Nei giorni scorsi sono state diverse le aziende che, in seguito alle proteste nate dopo la morte di George Floyd, hanno preso una posizione contro il razzismo. Una su tutte, Twitter che ha dimostrato come prendere posizione anche su temi come questi può giovare al brand.

    Questi ultimi giorni sono stati segnati dalle proteste negli Stati Uniti dopo la morte assurda di George Floyd, che ha avuto una grande eco in tutto il mondo grazie proprio ai Social Media. Ancora una volta, questi strumenti digitali hanno assolto il compito di informare in maniera immediata e di fungere da megafono per coinvolgere e far conoscere il messaggio che sta dietro a #BlackLivesMatter, nato nel 2016.

    E proprio durante lo scorso fine settimana, aziende tech e piattaforme social non hanno voluto far mancare il loro appoggio alla causa, condividendo proprio sui Social Media i loro messaggi. Sul nostro blog ne abbiamo raccolto alcuni, evidenziando come questo non era una semplice condivisione per agganciare il trend delle conversazioni. No, era una vera presa di posizione, coraggiosa. Aziende e piattaforme social media hanno espresso quello che pensano, ripudiando il razzismo e qualsiasi forma di discriminazione.

    twtter razzismo george floyd brand

    Le aziende prendono posizione

    Non accade spesso che le aziende decidano di esporsi su temi così sentiti a livello globale e così sensibili, per paura di scontentare qualcuno e per paura che il messaggio possa ritorcersi contro. Invece, è proprio quello che cercano gli utenti che vogliono sapere come quell’azienda, quel brand di cui si fidano e che seguono da anni, affronta temi anche molto sensibili. L’utente lo vuole sapere perché ha bisogno di capire se può continuare a fidarsi. Già, la fiducia si conquista ma poi è difficile da mantenere e per un brand lo è ancora di più, nulla può essere considerato come scontato.

    In questa fase così drammatica quindi le aziende erano chiamate a fare quel passo così importante. Per quello che è stato il nostro racconto, sono state tante quelle che hanno risposto a questa richiesta, tacita, che arrivava dagli utenti, non tutte però hanno osato fare quel passo in avanti. Forse perché non lo ritenevano opportuno, o forse perché avevano paura che questa esposizione avrebbe potuto avere effetti negativi sul proprio business.

    Fatta questa doverosa premessa, perdonate la lunghezza ma serviva a contestualizzare il tema che vogliamo portare alla vostra attenzione, val la pena portare un esempio di come invece prendere posizione può essere positivo e può dare effetti inaspettati, per certi versi.

    Ed è il caso di Twitter.

    Twitter e il valore della solidarietà

    Come sapete, lo abbiamo raccontato anche qui sul nostro blog, la piattaforma di Jack Dorsey è stata in prima linea nel dare supporto alla causa #BlackLivesMatter, è stata la prima piattaforma social, ad esempio, a cambiare immagine profilo e copertina su Twitter, in segno di solidarietà con la comunità black. Un piccolo, ma molto significativo, gesto di vicinanza per lanciare un messaggio chiaro al mondo.

    Twitter black lives matter

    Sulla piattaforma gli utenti hanno poi potuto seguire il racconto di tutto quello che ha riguardato la morte di Floyd, con immagini e video delle proteste. Un canale di informazione, immediato e reattivo, che è riuscito ad assolvere il suo compito, dichiarando però di stare dalla parte di chi pensa che siamo tutti uguali, indipendentemente dal colore della pelle.

    In quei giorni però Twitter era al centro dell’attenzione anche per essere stata la prima piattaforma social a segnare come “infondato” un contenuto condiviso dal presidente Trump, prendendo, anche in questo caso, una posizione netta, cosa non scontata. E Trump, per tutta risposta, di fronte a quella presa di posizione, a difesa delle regole della piattaforma, manifestando la sua contrarietà alla diffusione di notizie e informazioni false, risponde con la modifica della Section 230 e l’annullamento della copertura legale a favore delle piattaforme che diventano quindi responsabili dirette dei contenuti condivisi sulle piattaforme.

    Trump si vendica con l′addio all′immunità legale per i social media

    Prendere posizione e credere nei valori

    Una situazione in cui, proprio in quei giorni, Twitter si è trovata da sola a contrastare l’ira di Trump. Una posizione molto scomoda che poteva minare l’azienda e la piattaforma stessa. Ma Dorsey decide di mantenere ferma la posizione presa, del resto era da tempo che molti chiedevano questo passaggio che sarebbe dovuto anche capitare ben prima, le occasioni infatti non erano mancate. Ma Twitter non aveva mai pensato di intervenire direttamente, per garantire e mantenere il dibattito politico.

    Ci preme sottolineare che questo contrasto tra Twitter e Trump ha messo fine alla disintermediazione delle piattaforme, viste come strumento d comunicazione e di diffusione di messaggi, anche politici. Twitter, etichettando come “infondato” il tweet di Trump interviene direttamente sul contenuto, filtrandolo e giudicandolo, appunto, infondato. Una situazione che cambia lo scenario della comunicazione politica e non solo.

    Ebbene, tutto questo, e non era affatto sicuro che potesse accadere, ha giovato eccome a Twitter, toccando de record di download che mai aveva visto prima.

    Come avevamo già scritto qui, riportando il dato di Apptopia, anche Sensor Tower conferma il record di download dell’app di Twitter durante la scorsa settimana.

    Twitter, crescono i download

    Lunedì scorso, secondo Sensor Tower, Twitter ha toccato più di un milione di installazioni e poi circa 1 milione di nuovi download il giorno successivo. Quindi il lunedì è il giorno in cui si è registrato il più alto numero di download dell’app di Twitter dal 2014, da quando Sensor Tower ha iniziato il monitoraggio.

    Twitter download social media

    Apptopia, come già ricordato, ha rilevato che Twitter ha superato il suo record di installazioni il mercoledì, con 677.000 download in tutto il mondo. Questo numero includeva il dato record di 140.000 installazioni negli Stati Uniti, con un numero maggiore di download provenienti paesi come Uk, India, Brasile e Messico.

    Noterete numeri più alti da parte di Sensor Tower rispetto a quelli di Apptopia. Sono numeri che indicano comunque un risultato enorme per Twitter e, probabilmente, i numeri veri stanno nel mezzo, sempre molto alti.

    Twitter, esempio da seguire

    Apptopia ha anche rilevato, lo scorso 3 giugno, l’accesso di 40 milioni di utenti attivi sulla piattaforma, segnando un altro record per l numero di utenti attivi giornalieri negli Usa. Gli ultimi dati, riferiti sempre agli Usa, degli utenti attivi giornalieri “monetizzabili” era di 30 milioni.

    Tutto questo per dire che Twitter rappresenta un esempio di quando un’azienda decide di prendere posizione su alcuni temi e in alcune situazioni molto complesse, ottenendo dati concreti, soprattutto in termini di brand awareness.

    Twitter verrà ricordata dagli utenti esistenti per questa “presa di posizione” e continueranno ad usarla, forse più di prima. Ma ha acquisito ancora più riconoscibilità per quanto riguarda nuovi utenti, i quali hanno apprezzato come Twitter ha affrontato quelle giornate molto difficili, diventando un punto di riferimento per tanti.

    Certo, non sappiamo se questi dati avranno un effetto duraturo sulla piattaforma, lo scopriremo con i dati della prossima trimestrale di fine estate. Ma di certo, si può annoverare questo esempio come quello di un’azienda che riesce a trarre giovamento non temendo di esporre il suo pensiero.

  • Proteste negli Usa, Signal e Citizen sono le app più scaricate

    Proteste negli Usa, Signal e Citizen sono le app più scaricate

    Dal giorno dell’uccisione di George Floyd negli Usa continuano le proteste nelle principali città. E Apptopia mostra come dal 25 maggio scorso Signal sia stata l’app di messaggistica più scaricata. Insieme a Citizen, l’app che manda alert sugli spostamenti della polizia.

    Dal giorno in cui George Floyd è stato ucciso, negli Usa in quasi tutte le principali città, e non solo, impazzano le proteste, contro la brutalità della polizia. Da giorni, ormai, gli Usa sono diventati di nuovo teatro di proteste, come non accadeva ormai da anni. In questi giorni abbiamo visto come anche le aziende tech e le piattaforme social non hanno voluto far mancare il loro appoggio, manifestando chiaramente il loro pensiero per dire non al razzismo e alla violenza, Twitter su tutte.

    Ma c’è ancora un aspetto che ci aiuta a capire quale sia davvero la situazione  che viene vissuta negli Usa. Ed è quello che ci offre Apptopia, mostrandoci le app più scaricate dal 25 maggio al 3 giugno, quindi un periodo di tempo che ricade nel pieno delle proteste.

    signal app proteste usa

    Come abbiamo imparato ad osservare in quest anni, in situazioni di grandi rivolte, i cittadini sono alla ricerca di modalità che possono essere di aiuto per poter comunicare in modo sicuro, al riparo da qualsiasi controllo esterno. Proprio per evitare che altri, in questo caso la polizia, possa interferire nelle comunicazioni.

    Guardandola da questo punto di vista si spiega come Signal e Citizen siano le due app più scaricare negli Usa nell’ultima settimana.

    Molti di voi sicuramente già conoscono Signal, applicazione di messaggistica istantanea che fa della crittografia delle comunicazioni il suo punto di forza, attraverso la comunicazione cifrata E2E (end-to-end). Quindi, solo gli utenti coinvolti nella conversazione sono in possesso delle chiavi di crittografia necessarie per accedere e leggere i messaggi condivisi. L’app è progettata per prevenire le intercettazioni da parte di terzi, come possono essere i fornitori di servizi di telecomunicazione e Internet, o le autorità governative, come la polizia.

    signal app proteste social media george floyd

    Signal per la prima volta in questi giorni è tra le prime 10 applicazioni più scaricate negli Usa, con oltre 121 mila download. L’app negli Usa, dai dati diffusi da App Annie, mostra solitamente picchi di download in presenza di proteste sociali e politiche, l’ultimo picco è stato durante l’insediamento di Donald Trump come 45° presidente degli Stati Uniti d’America.

    Tra l’altro, proprio oggi Signal lancia un nuovo strumento per oscurare i volti delle persone che compaiono all’interno d una foto. Lo strumento aggiunge l’effetto blur in modo automatico. Signal dichiara in un post sul blog ufficiale che il lancio di questo strumento è proprio in relazione a fatti di Minneapolis.

    signal app proteste

    Più scaricata di Signal è stata Citizen, un’app nata per dare una mano al servizio 911, il numero per chiamare l’ambulanza negli Usa, in modo tale che qualsiasi cittadino potesse fare la sua parte nelle emergenze. In questi giorni invece è stata scaricata dai protestanti per via degli alert che l’app rilascia sugli spostamenti della polizia. In questi modo i gruppi di protestanti hanno potuto organizzarsi meglio grazie proprio a quest’app.

    citizen app proteste george floyd

    Dal 25 maggio Citizen è stata scaricata 234 mila volte, diventando nella settimana la quarta app più scaricata (adesso in nona posizione).

    E tra le app più scaricate troviamo anche quella di Twitter, più scaricata nella settimana di Facebook.

    L’app ha superato mercoledi scorso il record con 677 mila download a livello globale, di cui 140 mila negli Usa, un altro record.

    Twitter download social media

    La piattaforma di Jack Dorsey in questi giorni ha assunto un ruolo primario per essere stata la prima piattaforma a segnalare come infondate le informazioni condivise da Donald Trump. La piattaforma ha mantenuto il suo impegno nella condivisione di messaggi contro il razzismo.

    Altra app molto scaricata n questo periodo è stata Instagram, molto usata per condividere storie usando l’hashta #BlackLivesMatter. Qualcosa però non è andato per il verso giusto lo scorso martedì, quando gli utenti usando #BlackOutTuesday e condividendo immagini del tutto nere, hanno anche usato #BlackLivesMatter. In questo modo tutte le informazioni importanti veicolate attraverso l’hashtag principale venivano offuscate da un fiume di immagini nere. A poco sono poi serviti gli appelli a non usare l’hashtag principale per quella condivisione.

    Ecco, come dicevamo all’inizio, per comprendere cosa succede nella società e come la gente reagisce a situazioni che la vedono coinvolta direttamente, bisogna guardare anche a questi dati, perché ci dicono molto rispetto a quello che le persone vogliono e rispetto ai tempi che viviamo.

  • Le aziende tech e social prendono posizione contro il razzismo

    Le aziende tech e social prendono posizione contro il razzismo

    Di fronte ai fatti di Minneapolis, con la morte di George Floyd che ha acceso proteste negli Usa, anche le aziende tech e social, e non solo, hanno deciso di prendere una posizione, manifestando la loro solidarietà alla comunità Black. Eccone alcune raccolte in questo articolo.

    Di fronte a situazioni di conflitti sociali le aziende spesso sono molto restie a prendere una posizione. Ma viviamo in un’era dove le persone vogliono sapere da quale parte stanno le aziende, i brand con cui negli anni hanno costruito una relazione. Lo vogliono sapere anche per comprendere meglio se la fiducia accordata viene ripagata anche i termini di valori condivisi. Parliamo di valori basilari.

    I fatti di Minneaopolis, la morte di George Floyd, soffocato da un poliziotto, hanno messo le aziende di fronte al fatto che fosse giunto il momento di prendere una posizione. Parliamo di colossi tech e social, di aziende che fanno della convivenza, dell’equità, del rispetto valori attorno ai quali, in buona parte dei casi, hanno costruito le proprie realtà.

    black lives matter aziende social franzrusso.it

    Bello, a nostro parere, il messaggio condiviso da Netflix che sabato ha twittato:

    Tacere è essere complici. Black Lives Matter. Noi abbiamo una piattaforma e abbiamo il dovere di parlare, nel rispetto dei nostri membri, dipendenti, creators e talenti neri“.

    In questo post vogliamo mostrarvi quello che forse in Italia non è stato ancora notato, e cioè che quasi tutti i brand tech e social hanno preso una posizione contro il razzismo, manifestando la loro solidarietà alla comunità Black e condividendo, in alcuni casi rimarcando anche, valori ormai acquisiti tra brand e utenti. Un messaggio di lealtà vero nei confronti d una comunità ma anche nei confronti del mondo intero.

    Durante lo scorso fine settimana, brand e CEO di aziende tech e social hanno espresso e manifestato il loro pensiero, spesso su Twitter, ma anche su Instagram, agganciandosi all’hashtag #BlackLivesMatter.

    E cominciamo da Twitter, uno dei primi brand social a manifestare solidarietà alla community Black, che venerdì scorso decide di cambiare la proprio foto profilo e quella di copertina, insieme alla bio che diventa semplicemente: #BlackLivesMatter.

    Twitter black lives matter

    Un messaggio simile a quello di Netflix lo ha condiviso poi anche Amazon, la società di Jeff Bezos:

    Più o meno lo stesso messaggio è stato condiviso anche da Prime Video, sempre su Twitter:

    E lo stesso Bezos ha poi postato su Instagram un messaggio rivolto ai leader e ai manager di aziende, invitandoli a leggere un articolo di Shenequa Golding, riportando il link nella sua bio e anche un breve brano:

    Ci mordiamo la lingua, inghiottiamo la rabbia e tratteniamo le lacrime per rimanere professionali, perché esprimere il dolore causato dalla morte di un nero è considerato meno professionale di quanto non lo siano gli uomini e le donne di colore che vengono effettivamente uccisi. Quindi, se potete, per favore, fate attenzione. I vostri dipendenti neri devono fare i conti con tante di queste cose“.

    https://www.instagram.com/p/CAzG5h8nWg5/?utm_source=ig_web_copy_link

    Tra le aziende che hanno manifestato solidarietà alla comunità nera, anche solo cambiando immagine di profilo e copertina su Twitter, ci sono anche:

    Instagram, che pubblica lo stesso messaggio sulla propria piattaforma, invitando gli utenti a raccontare e condividere storie con #shareblackstories:

    Instagram black lives matter

    Facebook

    Facebook black lives matter

    YouTube

    YouTube black lives matter

    La piattaforma della famiglia Google, condividendo un messaggio di solidarietà, fa anche una donazione di 1 milione di dollari per contrastare l’ingiustizia sociale:

    Square, l’altra società di Jack Dorsey:

    Square black lives matter

    E poi ci sono anche aziende come Nike che condivide anche un bellissimo video, condiviso anche da molte star come Michael Jordan, invitando tutti ad essere parte del cambiamento, cambiando il celebre claim “Just Do It”:

    Per una volta, non farlo. Non fingere che in America non ci sia un problema di razzismo“.

    Nike black lives matter

    Columbia Records

    Columbia Records black lives matter

    La società discografica, proprietà della Sony, manifestando la sua solidarietà alla comunità black, lancia per il 2 giugno il “Black Out Tuesday“, una giornata per riflettere e immaginare modi per proseguire insieme all’insegna della solidarietà:

    HBO ha cambiato il suo nome, per l’occasione, in #BlackLivesMatter:

    HBO Black Lives Matter

    Di seguito, alcuni comunicati che i CEO hanno condiviso per lo più su Twitter:

    https://twitter.com/TwitterTogether/status/1266173332140904449

     

    Anche Intel dona 1 milione di dollari per contrastare l’ingiustizia sociale:

    Don MacAskill, Flickr

    Qui l’articolo completo di Kathleen Hogan su LinkedIn.

    https://twitter.com/natfriedman/status/1266790816174882816

    Ecco, questo era quello che ci piaceva mostrare e raccontare. Le aziende prendono parte, superando, questo va detto, anche alcune contraddizioni interne, ma alla fine, ci mettono la faccia, come si dice.

    E voi che ne pensate? Se avete altro esempi, oltre a questi, segnalateci.

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