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  • Twitter potrebbe aggiungere i tasti Reactions ai tweet. Ma servono davvero?

    Twitter potrebbe aggiungere i tasti Reactions ai tweet. Ma servono davvero?

    Twitter sta testando i tasti reactions anche nei tweet. Dopo averli introdotti ad inizio di quest’anno nei DM, la piattaforma di Jack Dorsey sta provando ad estendere la possibilità di interazione per i contenuti da 280 caratteri. Ma servirebbero davvero?

    Come certamente ricorderete, ad inizio di quest’anno Twitter ha introdotto i tasti reactions all’interno dei DM. Era la prima volta che Twitter provava ad estendere le possibilità di reazione ad un contenuto sulla sua piattaforma attraverso i tasti di reazione che abbiamo imparato a conoscere bene su Facebook. Infatti, quando solo si dice o si scrive “tasti reactions”, l’associazione è immediata con Facebook. Quello che suona appunto strano è immaginare questa associazione anche con Twitter, associandola ad una possibilità di interazione su un tweet.

    Non è difficile immaginare cosa stiano pensando gli amanti di Twitter che stanno leggendo fino a questo punto, sembra quasi una cosa assurda, “impossibile che possa mai avvenire“.

    twitter tweet reactions

    E invece no, quello che sembra lontano da Twitter perché molto vicino a Facebook potrebbe davvero arrivare sulla piattaforma, in mezzo ai 280 caratteri.

    Infatti, la sempre attenta Jane Manchun Wong, solita a scovare test come questi, ha, appunto, scoperto che la piattaforma di Jack Dorsey sta lavorando su un test che potrebbe (condizionale d’obbligo) portare i tasti reactions per andare oltre il like (già, tipica espressione che avremmo certamente usato scrivendo di Facebook).

    Va detto che non sono propri gli stessi di quelli in uso su Facebook sotto ai post, ma sono molto simili nell’idea.

    Però, attenzione, Social Media Today ricorda che Twitter stava lavorando su tasti reactions già nel 2015, cioè un anno prima che arrivassero sulla piattaforma di Facebook. Questo avrebbe significato, per una volta, che Twitter avrebbe anticipato Facebook e, forse, oggi staremmo scrivendo un altro post, invece di questo. Ma Twitter ci ha abituati anche a questo, nel momento in cui ha la possibilità di giocare un ruolo da leader, si ferma.

    Successe lo stesso con Periscope, quando Twitter nono seppe approfittare del vantaggio competitivo che aveva su Facebook che poi sorpassò tutti con il suo Facebook Live.

    Quindi la possibilità concreta di poter mettere una reazione al tweet che vada oltre il classico retweet o like, è davvero molto concreta. I tasti comparirebbero dopo aver cliccato sul simbolo “RT” e si andrebbero a posizionare dopo “Ritwitta con commento“.

    E poi, notate dallo screenshot, che si vede nel tweet della Jane Manchun Wong, anche “react with Fleet“. Fleet è la nuova modalità simile alle Instagram Stories che Twitter ha lanciato per prima in Italia, dopo averli testati in Brasile. Da qualche giorno sono disponibili anche in India.

    Ma, quindi, davvero Twitter avrebbe bisogno dei tasti reactions?

    Forse la possibilità di reagire ad un tweet esprimendosi con una emoji, senza neanche scrivere una risposta ad un tweet potrebbe tornare utile, se non altro per la velocità che questa reazione comporta. Ma ci sembra comunque un’attività lontana alla logica di Twitter, oseremmo dire che non gli appartiene.

    Leggi anche:

    Twitter da piattaforma aperta si trasforma in piattaforma chiusa

    Vero, Twitter è la piattaforma della velocità, dell’immediatezza, della brevità per va dei 280 caratteri, ma è pure sempre la piattaforma che genera Relazioni attraverso il contenuto. Questa è la caratteristica principale. La Relazione tra gli utenti nasce proprio per come si usa la piattaforma, per quello che si scrive con pochi caratteri. Esprimersi attraverso una emoji no appartiene alla logica di Twitter che non è Facebook.

    Anche se, ormai da qualche giorno, anche Twitter è diventata una piattaforma chiusa come Facebook.

    E voi che ne pensate?

  • Il caso Twitter, quando prendere posizione serve al brand

    Il caso Twitter, quando prendere posizione serve al brand

    Nei giorni scorsi sono state diverse le aziende che, in seguito alle proteste nate dopo la morte di George Floyd, hanno preso una posizione contro il razzismo. Una su tutte, Twitter che ha dimostrato come prendere posizione anche su temi come questi può giovare al brand.

    Questi ultimi giorni sono stati segnati dalle proteste negli Stati Uniti dopo la morte assurda di George Floyd, che ha avuto una grande eco in tutto il mondo grazie proprio ai Social Media. Ancora una volta, questi strumenti digitali hanno assolto il compito di informare in maniera immediata e di fungere da megafono per coinvolgere e far conoscere il messaggio che sta dietro a #BlackLivesMatter, nato nel 2016.

    E proprio durante lo scorso fine settimana, aziende tech e piattaforme social non hanno voluto far mancare il loro appoggio alla causa, condividendo proprio sui Social Media i loro messaggi. Sul nostro blog ne abbiamo raccolto alcuni, evidenziando come questo non era una semplice condivisione per agganciare il trend delle conversazioni. No, era una vera presa di posizione, coraggiosa. Aziende e piattaforme social media hanno espresso quello che pensano, ripudiando il razzismo e qualsiasi forma di discriminazione.

    twtter razzismo george floyd brand

    Le aziende prendono posizione

    Non accade spesso che le aziende decidano di esporsi su temi così sentiti a livello globale e così sensibili, per paura di scontentare qualcuno e per paura che il messaggio possa ritorcersi contro. Invece, è proprio quello che cercano gli utenti che vogliono sapere come quell’azienda, quel brand di cui si fidano e che seguono da anni, affronta temi anche molto sensibili. L’utente lo vuole sapere perché ha bisogno di capire se può continuare a fidarsi. Già, la fiducia si conquista ma poi è difficile da mantenere e per un brand lo è ancora di più, nulla può essere considerato come scontato.

    In questa fase così drammatica quindi le aziende erano chiamate a fare quel passo così importante. Per quello che è stato il nostro racconto, sono state tante quelle che hanno risposto a questa richiesta, tacita, che arrivava dagli utenti, non tutte però hanno osato fare quel passo in avanti. Forse perché non lo ritenevano opportuno, o forse perché avevano paura che questa esposizione avrebbe potuto avere effetti negativi sul proprio business.

    Fatta questa doverosa premessa, perdonate la lunghezza ma serviva a contestualizzare il tema che vogliamo portare alla vostra attenzione, val la pena portare un esempio di come invece prendere posizione può essere positivo e può dare effetti inaspettati, per certi versi.

    Ed è il caso di Twitter.

    Twitter e il valore della solidarietà

    Come sapete, lo abbiamo raccontato anche qui sul nostro blog, la piattaforma di Jack Dorsey è stata in prima linea nel dare supporto alla causa #BlackLivesMatter, è stata la prima piattaforma social, ad esempio, a cambiare immagine profilo e copertina su Twitter, in segno di solidarietà con la comunità black. Un piccolo, ma molto significativo, gesto di vicinanza per lanciare un messaggio chiaro al mondo.

    Twitter black lives matter

    Sulla piattaforma gli utenti hanno poi potuto seguire il racconto di tutto quello che ha riguardato la morte di Floyd, con immagini e video delle proteste. Un canale di informazione, immediato e reattivo, che è riuscito ad assolvere il suo compito, dichiarando però di stare dalla parte di chi pensa che siamo tutti uguali, indipendentemente dal colore della pelle.

    In quei giorni però Twitter era al centro dell’attenzione anche per essere stata la prima piattaforma social a segnare come “infondato” un contenuto condiviso dal presidente Trump, prendendo, anche in questo caso, una posizione netta, cosa non scontata. E Trump, per tutta risposta, di fronte a quella presa di posizione, a difesa delle regole della piattaforma, manifestando la sua contrarietà alla diffusione di notizie e informazioni false, risponde con la modifica della Section 230 e l’annullamento della copertura legale a favore delle piattaforme che diventano quindi responsabili dirette dei contenuti condivisi sulle piattaforme.

    Trump si vendica con l′addio all′immunità legale per i social media

    Prendere posizione e credere nei valori

    Una situazione in cui, proprio in quei giorni, Twitter si è trovata da sola a contrastare l’ira di Trump. Una posizione molto scomoda che poteva minare l’azienda e la piattaforma stessa. Ma Dorsey decide di mantenere ferma la posizione presa, del resto era da tempo che molti chiedevano questo passaggio che sarebbe dovuto anche capitare ben prima, le occasioni infatti non erano mancate. Ma Twitter non aveva mai pensato di intervenire direttamente, per garantire e mantenere il dibattito politico.

    Ci preme sottolineare che questo contrasto tra Twitter e Trump ha messo fine alla disintermediazione delle piattaforme, viste come strumento d comunicazione e di diffusione di messaggi, anche politici. Twitter, etichettando come “infondato” il tweet di Trump interviene direttamente sul contenuto, filtrandolo e giudicandolo, appunto, infondato. Una situazione che cambia lo scenario della comunicazione politica e non solo.

    Ebbene, tutto questo, e non era affatto sicuro che potesse accadere, ha giovato eccome a Twitter, toccando de record di download che mai aveva visto prima.

    Come avevamo già scritto qui, riportando il dato di Apptopia, anche Sensor Tower conferma il record di download dell’app di Twitter durante la scorsa settimana.

    Twitter, crescono i download

    Lunedì scorso, secondo Sensor Tower, Twitter ha toccato più di un milione di installazioni e poi circa 1 milione di nuovi download il giorno successivo. Quindi il lunedì è il giorno in cui si è registrato il più alto numero di download dell’app di Twitter dal 2014, da quando Sensor Tower ha iniziato il monitoraggio.

    Twitter download social media

    Apptopia, come già ricordato, ha rilevato che Twitter ha superato il suo record di installazioni il mercoledì, con 677.000 download in tutto il mondo. Questo numero includeva il dato record di 140.000 installazioni negli Stati Uniti, con un numero maggiore di download provenienti paesi come Uk, India, Brasile e Messico.

    Noterete numeri più alti da parte di Sensor Tower rispetto a quelli di Apptopia. Sono numeri che indicano comunque un risultato enorme per Twitter e, probabilmente, i numeri veri stanno nel mezzo, sempre molto alti.

    Twitter, esempio da seguire

    Apptopia ha anche rilevato, lo scorso 3 giugno, l’accesso di 40 milioni di utenti attivi sulla piattaforma, segnando un altro record per l numero di utenti attivi giornalieri negli Usa. Gli ultimi dati, riferiti sempre agli Usa, degli utenti attivi giornalieri “monetizzabili” era di 30 milioni.

    Tutto questo per dire che Twitter rappresenta un esempio di quando un’azienda decide di prendere posizione su alcuni temi e in alcune situazioni molto complesse, ottenendo dati concreti, soprattutto in termini di brand awareness.

    Twitter verrà ricordata dagli utenti esistenti per questa “presa di posizione” e continueranno ad usarla, forse più di prima. Ma ha acquisito ancora più riconoscibilità per quanto riguarda nuovi utenti, i quali hanno apprezzato come Twitter ha affrontato quelle giornate molto difficili, diventando un punto di riferimento per tanti.

    Certo, non sappiamo se questi dati avranno un effetto duraturo sulla piattaforma, lo scopriremo con i dati della prossima trimestrale di fine estate. Ma di certo, si può annoverare questo esempio come quello di un’azienda che riesce a trarre giovamento non temendo di esporre il suo pensiero.

  • Proteste negli Usa, Signal e Citizen sono le app più scaricate

    Proteste negli Usa, Signal e Citizen sono le app più scaricate

    Dal giorno dell’uccisione di George Floyd negli Usa continuano le proteste nelle principali città. E Apptopia mostra come dal 25 maggio scorso Signal sia stata l’app di messaggistica più scaricata. Insieme a Citizen, l’app che manda alert sugli spostamenti della polizia.

    Dal giorno in cui George Floyd è stato ucciso, negli Usa in quasi tutte le principali città, e non solo, impazzano le proteste, contro la brutalità della polizia. Da giorni, ormai, gli Usa sono diventati di nuovo teatro di proteste, come non accadeva ormai da anni. In questi giorni abbiamo visto come anche le aziende tech e le piattaforme social non hanno voluto far mancare il loro appoggio, manifestando chiaramente il loro pensiero per dire non al razzismo e alla violenza, Twitter su tutte.

    Ma c’è ancora un aspetto che ci aiuta a capire quale sia davvero la situazione  che viene vissuta negli Usa. Ed è quello che ci offre Apptopia, mostrandoci le app più scaricate dal 25 maggio al 3 giugno, quindi un periodo di tempo che ricade nel pieno delle proteste.

    signal app proteste usa

    Come abbiamo imparato ad osservare in quest anni, in situazioni di grandi rivolte, i cittadini sono alla ricerca di modalità che possono essere di aiuto per poter comunicare in modo sicuro, al riparo da qualsiasi controllo esterno. Proprio per evitare che altri, in questo caso la polizia, possa interferire nelle comunicazioni.

    Guardandola da questo punto di vista si spiega come Signal e Citizen siano le due app più scaricare negli Usa nell’ultima settimana.

    Molti di voi sicuramente già conoscono Signal, applicazione di messaggistica istantanea che fa della crittografia delle comunicazioni il suo punto di forza, attraverso la comunicazione cifrata E2E (end-to-end). Quindi, solo gli utenti coinvolti nella conversazione sono in possesso delle chiavi di crittografia necessarie per accedere e leggere i messaggi condivisi. L’app è progettata per prevenire le intercettazioni da parte di terzi, come possono essere i fornitori di servizi di telecomunicazione e Internet, o le autorità governative, come la polizia.

    signal app proteste social media george floyd

    Signal per la prima volta in questi giorni è tra le prime 10 applicazioni più scaricate negli Usa, con oltre 121 mila download. L’app negli Usa, dai dati diffusi da App Annie, mostra solitamente picchi di download in presenza di proteste sociali e politiche, l’ultimo picco è stato durante l’insediamento di Donald Trump come 45° presidente degli Stati Uniti d’America.

    Tra l’altro, proprio oggi Signal lancia un nuovo strumento per oscurare i volti delle persone che compaiono all’interno d una foto. Lo strumento aggiunge l’effetto blur in modo automatico. Signal dichiara in un post sul blog ufficiale che il lancio di questo strumento è proprio in relazione a fatti di Minneapolis.

    signal app proteste

    Più scaricata di Signal è stata Citizen, un’app nata per dare una mano al servizio 911, il numero per chiamare l’ambulanza negli Usa, in modo tale che qualsiasi cittadino potesse fare la sua parte nelle emergenze. In questi giorni invece è stata scaricata dai protestanti per via degli alert che l’app rilascia sugli spostamenti della polizia. In questi modo i gruppi di protestanti hanno potuto organizzarsi meglio grazie proprio a quest’app.

    citizen app proteste george floyd

    Dal 25 maggio Citizen è stata scaricata 234 mila volte, diventando nella settimana la quarta app più scaricata (adesso in nona posizione).

    E tra le app più scaricate troviamo anche quella di Twitter, più scaricata nella settimana di Facebook.

    L’app ha superato mercoledi scorso il record con 677 mila download a livello globale, di cui 140 mila negli Usa, un altro record.

    Twitter download social media

    La piattaforma di Jack Dorsey in questi giorni ha assunto un ruolo primario per essere stata la prima piattaforma a segnalare come infondate le informazioni condivise da Donald Trump. La piattaforma ha mantenuto il suo impegno nella condivisione di messaggi contro il razzismo.

    Altra app molto scaricata n questo periodo è stata Instagram, molto usata per condividere storie usando l’hashta #BlackLivesMatter. Qualcosa però non è andato per il verso giusto lo scorso martedì, quando gli utenti usando #BlackOutTuesday e condividendo immagini del tutto nere, hanno anche usato #BlackLivesMatter. In questo modo tutte le informazioni importanti veicolate attraverso l’hashtag principale venivano offuscate da un fiume di immagini nere. A poco sono poi serviti gli appelli a non usare l’hashtag principale per quella condivisione.

    Ecco, come dicevamo all’inizio, per comprendere cosa succede nella società e come la gente reagisce a situazioni che la vedono coinvolta direttamente, bisogna guardare anche a questi dati, perché ci dicono molto rispetto a quello che le persone vogliono e rispetto ai tempi che viviamo.

  • Le aziende tech e social prendono posizione contro il razzismo

    Le aziende tech e social prendono posizione contro il razzismo

    Di fronte ai fatti di Minneapolis, con la morte di George Floyd che ha acceso proteste negli Usa, anche le aziende tech e social, e non solo, hanno deciso di prendere una posizione, manifestando la loro solidarietà alla comunità Black. Eccone alcune raccolte in questo articolo.

    Di fronte a situazioni di conflitti sociali le aziende spesso sono molto restie a prendere una posizione. Ma viviamo in un’era dove le persone vogliono sapere da quale parte stanno le aziende, i brand con cui negli anni hanno costruito una relazione. Lo vogliono sapere anche per comprendere meglio se la fiducia accordata viene ripagata anche i termini di valori condivisi. Parliamo di valori basilari.

    I fatti di Minneaopolis, la morte di George Floyd, soffocato da un poliziotto, hanno messo le aziende di fronte al fatto che fosse giunto il momento di prendere una posizione. Parliamo di colossi tech e social, di aziende che fanno della convivenza, dell’equità, del rispetto valori attorno ai quali, in buona parte dei casi, hanno costruito le proprie realtà.

    black lives matter aziende social franzrusso.it

    Bello, a nostro parere, il messaggio condiviso da Netflix che sabato ha twittato:

    Tacere è essere complici. Black Lives Matter. Noi abbiamo una piattaforma e abbiamo il dovere di parlare, nel rispetto dei nostri membri, dipendenti, creators e talenti neri“.

    In questo post vogliamo mostrarvi quello che forse in Italia non è stato ancora notato, e cioè che quasi tutti i brand tech e social hanno preso una posizione contro il razzismo, manifestando la loro solidarietà alla comunità Black e condividendo, in alcuni casi rimarcando anche, valori ormai acquisiti tra brand e utenti. Un messaggio di lealtà vero nei confronti d una comunità ma anche nei confronti del mondo intero.

    Durante lo scorso fine settimana, brand e CEO di aziende tech e social hanno espresso e manifestato il loro pensiero, spesso su Twitter, ma anche su Instagram, agganciandosi all’hashtag #BlackLivesMatter.

    E cominciamo da Twitter, uno dei primi brand social a manifestare solidarietà alla community Black, che venerdì scorso decide di cambiare la proprio foto profilo e quella di copertina, insieme alla bio che diventa semplicemente: #BlackLivesMatter.

    Twitter black lives matter

    Un messaggio simile a quello di Netflix lo ha condiviso poi anche Amazon, la società di Jeff Bezos:

    Più o meno lo stesso messaggio è stato condiviso anche da Prime Video, sempre su Twitter:

    E lo stesso Bezos ha poi postato su Instagram un messaggio rivolto ai leader e ai manager di aziende, invitandoli a leggere un articolo di Shenequa Golding, riportando il link nella sua bio e anche un breve brano:

    Ci mordiamo la lingua, inghiottiamo la rabbia e tratteniamo le lacrime per rimanere professionali, perché esprimere il dolore causato dalla morte di un nero è considerato meno professionale di quanto non lo siano gli uomini e le donne di colore che vengono effettivamente uccisi. Quindi, se potete, per favore, fate attenzione. I vostri dipendenti neri devono fare i conti con tante di queste cose“.

    https://www.instagram.com/p/CAzG5h8nWg5/?utm_source=ig_web_copy_link

    Tra le aziende che hanno manifestato solidarietà alla comunità nera, anche solo cambiando immagine di profilo e copertina su Twitter, ci sono anche:

    Instagram, che pubblica lo stesso messaggio sulla propria piattaforma, invitando gli utenti a raccontare e condividere storie con #shareblackstories:

    Instagram black lives matter

    Facebook

    Facebook black lives matter

    YouTube

    YouTube black lives matter

    La piattaforma della famiglia Google, condividendo un messaggio di solidarietà, fa anche una donazione di 1 milione di dollari per contrastare l’ingiustizia sociale:

    Square, l’altra società di Jack Dorsey:

    Square black lives matter

    E poi ci sono anche aziende come Nike che condivide anche un bellissimo video, condiviso anche da molte star come Michael Jordan, invitando tutti ad essere parte del cambiamento, cambiando il celebre claim “Just Do It”:

    Per una volta, non farlo. Non fingere che in America non ci sia un problema di razzismo“.

    Nike black lives matter

    Columbia Records

    Columbia Records black lives matter

    La società discografica, proprietà della Sony, manifestando la sua solidarietà alla comunità black, lancia per il 2 giugno il “Black Out Tuesday“, una giornata per riflettere e immaginare modi per proseguire insieme all’insegna della solidarietà:

    HBO ha cambiato il suo nome, per l’occasione, in #BlackLivesMatter:

    HBO Black Lives Matter

    Di seguito, alcuni comunicati che i CEO hanno condiviso per lo più su Twitter:

    https://twitter.com/TwitterTogether/status/1266173332140904449

     

    Anche Intel dona 1 milione di dollari per contrastare l’ingiustizia sociale:

    Don MacAskill, Flickr

    Qui l’articolo completo di Kathleen Hogan su LinkedIn.

    https://twitter.com/natfriedman/status/1266790816174882816

    Ecco, questo era quello che ci piaceva mostrare e raccontare. Le aziende prendono parte, superando, questo va detto, anche alcune contraddizioni interne, ma alla fine, ci mettono la faccia, come si dice.

    E voi che ne pensate? Se avete altro esempi, oltre a questi, segnalateci.

  • Trump si vendica con l′addio all′immunità legale per i social media

    Trump si vendica con l′addio all′immunità legale per i social media

    La modifica del Communications Decency Act, e del “Section 230”, da parte di Trump suona come una vendetta verso Twitter e tutte le piattaforme social media. Sarà il caos nei tribunali federali, le piattaforme rischiano di diventare de censori. E intanto Twitter segnala, ma non elimina, un altro Tweet di Trump che dice: “se iniziano i saccheggi, iniziano le sparatorie”.

    Alla fine, quello che si temeva è successo. Donald Trump, 45° presidente degli Stati Uniti d’America, è riuscito a formulare la sua (prima) vendetta verso i social media e verso Twitter in particolare. Tanto per essere chiari, riguardo a social media esiste un grande problema, non lo negano nemmeno le aziende proprietarie delle piattaforme e di chi le guida, ma questo non significa che una eventuale regolamentazione debba passare dopo che chi dovrebbe fare e garantire le leggi viene colto nel momento in cui diffonde informazioni “infondate”, lamentando, addirittura, che questo prefigura una minaccia alla libertà. Non funziona così. La libertà deve essere sempre garantita, nel rispetto delle regole che valgono per chiunque.

    Ma restiamo su quanto successo ieri, quando in Italia era sera inoltrata.

    donald trump twitter social media

    Trump firma l’ordine esecutivo che modifica il Section 230

    Donald Trump ieri sera ha firmato un ordine esecutivo che mira a modificare il Communications Decency Act, noto a tutti come “Section 230“. In pratica sparisce lo scudo che metteva a riparo le piattaforme social dalle responsabilità derivanti dalla pubblicazione degli stessi contenuti. Da oggi le piattaforme social non potranno godere della protezione legale, questo comporterà citazioni e ricorsi che affolleranno i tribunali federali.

    Cosa dice il “Section 230”

    Prima di procedere, è doveroso però, a beneficio di tutti, spendere due parole su questo “Section 230“.

    Questa sezione fa parte della legge, come dicevamo prima, Communications Decency Act, una legge approvata nel 1997 che ha come obiettivo quello di regolamentare i contenuti pornografici su Internet. Questa legge ha avuto un forte impatto per due motivi: primo per aver cercato, appunto, di regolamentare “l’indecenza” su Internet; secondo per aver introdotto il principio per cui i servizi internet non sono da considerarsi editori, grazie proprio alla “Section 230”.

    Questa sezione negli anni ha assunto un valore enorme, soprattutto con l’ascesa del fenomeno dei social media, impedendo, tra l’altro, che le stesse piattaforme si trasformassero in censori e arbitri di tutto quello che viene condiviso attraverso questi strumenti.

    “Nessun fornitore o utente di un servizio informatico interattivo può essere trattato come l’editore o il relatore di qualsiasi informazione fornita da un altro fornitore di contenuti informativi”, così recita un passo della sezione.

    La protezione legale quindi proteggeva le piattaforme da qualsiasi azione illecita commessa dall’utilizzatore stesso. Ora, con l’ordine esecutivo, strumento che la Costituzione mette in dote al Presidente per determinare come far rispettare le leggi, il rischio è che questo possa generare il caos.

    Già nel 2013 un altro tentativo da parte di 47 procuratori generali che ne chiedevano la modifica, chiedendo appunto la rimozione dell’immunità legale per le piattaforme. La ACLU (l’Unione Americana per le Libertà Civili) commentò: “Se la sezione 230 venisse spogliata delle sue protezioni, non ci vorrebbe molto perché la vivace cultura della libertà di parola scompaia dalla rete“. Il rischio è appunto quello.

    Twitter e Trump, quando la politica crede di possedere i social media

    Obiettivo di Trump è una legge sui social media

    Vero obiettivo di Trump è una legge che punti a regolamentare i social e, non avendone potere diretto, dovrà per forza di cose ricorrere al Congresso. E non sarà certo facile. Anche con le elezioni presidenziali imminenti.

    Di certo questo è un primo passo verso quel controllo che la politica ha sempre cercato di esercitare sui social media. Prima volevano possedere e controllare i giornali, adesso vorrebbero fare lo stesso con questi strumenti gestiti da aziende private.

    Il dibattito sul Section 230 negli Usa è stato sempre molto vivace. Pensate che era uno dei temi portati avanti anche da Joe Biden, certo non un repubblicano, e anche Bernie Sanders aveva detto che era giunto il momento di modificarlo.

    Twitter segnala un altro tweet di Trump: “quando inizieranno i saccheggi, inizieranno le sparatorie”

    https://twitter.com/TwitterComms/status/1266267446979129345

    Intanto, Twitter ha segnalato, ma non eliminato, un altro tweet di Donald Trump in quanto ritenuto violento. Il contenuto viene oscurato in grigetto con l’etichetta “Visualizza”. Il tweet viene depotenziato in termini di reach e non è possibile esprimere interazioni, solo retwittare con commento. In questo tweet Trump fa riferimento ai fatti di Minneapolis dopo l’uccisione da parte di un poliziotto di George Floyd.

    “Quando inizieranno i saccheggi, inizieranno le sparatorie”. Una frase che Twitter ha giudicato come inneggiante alla violenza, contravvenendo alle regole della piattaforma.

    Un presidente degli Stati Uniti dovrebbe esprimersi in altri modi, cercando di agire per riunire le comunità con atteggiamenti e parole responsabili, proprio per evitare ulteriore violenze.

  • Twitter e Trump, quando la politica crede di possedere i social media

    Twitter e Trump, quando la politica crede di possedere i social media

    Twitter, per la prima, ha evidenziato come “infondati” due tweet di Donald Trump e il presidente Usa non l’ha presa bene. Al punto di minacciare la chiusura delle piattaforme. Questo è quello che accade quando la politica tende a possederle.

    Fino ad un paio di anni fa tra Twitter e Donald Trump c’era molto affetto. Più volte il 45° presidente degli Stai Uniti d’America aveva manifestato il suo apprezzamento per la piattaforma che usa direttamente, senza che vi sia lo staff a supporto. Poi qualcosa ha cominciato ad incrinarsi, quando, dietro la pressione del “Russia Gate“, ma soprattutto, in conseguenza dello scandalo “Cambridge Analytica“, Twitter ha cominciato seriamente a contrastare la diffusone di fake news, di contenuti violenti e inneggianti all’odio in ogni sua forma. Qualcosa si è incrinato perché più volte i contenuti di Trump venivano segnalati per i contenuti di odio e di violenza, ma, comunque, Twitter in virtù della garanzia di un dibattito sempre aperto, ha preferito sempre evitare la censura, “proteggendo” il presidente da oltre 80 milioni di followers.

    twitter donald trump politica

    Come ricorderete, lo scorso anno, Twitter ha cominciato a rendere più stringente il contrasto alle fake news, introducendo una etichetta che avrebbe dovuto evidenziare quei tweet palesemente infondati, senza ricorrere alla censura. Uno strumento introdotto poi alla fine del 2019, in vista proprio delle prossime elezioni Usa.

    C’è anche da ricordare, ne facevamo cenno prima, che Twitter ha sempre “protetto” (se si può usare questa espressione) Donald Trump, anche in quei casi era lecito intervenire in qualche modo, ma ha sempre evitato di farlo perché per Twitter i contenuti condivisi dai politici servivano in ogni caso a generare un dibattito, anche quando gli stesi contenuti erano forti, al limite. Una scelta che ha generato non poche critiche e dubbi. Per fare un esempio, nel 2018 Twitter decise di non cancellare i tweet di Trump che, in maniera esplicita, dichiarava guerra alla Corea del Nord, mentre, invece, fece cancellare un tweet del leader supremo dell’Iran, l’Ayatollah Seyed Ali Khamenei.

    Ora Twitter afferma il principio che chiunque vìoli la policy sul contrasto alle fake news deve essere segnalato attraverso una etichetta che, con una procedura di fact-checking, mette il luce la vera notizia. E a farne le spese è stato proprio Donald Trump.

    Il tycoon non l’ha presa bene e ha dichiarato in un tweet che la piattaforma di Jack Dorsey “sta soffocando la libertà di parola“, oltre che a dichiarare che Twitter sta interferendo nelle elezioni presidenziali facendo fare “controlli di parte alla Fake News CNN e all’Amazon Washington Post“, le due testate usate per fare fact-checking verso le quali Trump non ha mai avuto simpatia.

    (In alto uno de due tweet segnalati da Twitter)

    Questo accade quando la politica pensa di possedere le piattaforme, non di usarle, in virtù del proprio ruolo. Trump, e tutti quelli che la pensano come lui (e sono tanti) crede che il suo ruolo possa giustificare qualsiasi cosa, anche quella di diffondere, come in questo caso, informazioni sbagliate.

    Trump si vendica con l′addio all′immunità legale per i social media

    Trump minaccia di chiudere Twitter e tutti i social media

    Come vedete il quadro è abbastanza grave già fin qui, ma c’è dell’altro. Perché, sempre oggi, Trump che minacciato in un tweet di chiudere le piattaforme, trovando la scusa che i repubblicani sono presi di mira da queste piattaforme. “Le regoleremo con la forza o le chiuderemo”.

    Ecco, questo è il punto più grave che si potesse toccare, quando la politica incapace di accettare regole democratiche per garantire una corretta informazione e per evitare la diffusione di disinformazione, decide di usare il pungo duro nel tentativo di assoggettarle al suo volere, alla sua parziale verità.

    È triste che si arrivi a queste minacce, come è triste che un presidente degli Usa arrivi ad esprimersi in questo modo. Il rispetto delle regole dovrebbe essere la base della convivenza civile e il suo ruolo è sinonimo di garanzia di libertà e democrazia.

    Adesso sì che è in ballo la libertà e non sono le regole a soffocarla, come sostiene Trump, ma l’uso degli strumenti a proprio piacimento per il ruolo politico. Il confronto e il rispetto sono il sale della democrazia e bisogna farne sempre buon uso.

  • Twitter sceglie l′Italia per lanciare Fleet, abbracciando l’effimero

    Twitter sceglie l′Italia per lanciare Fleet, abbracciando l’effimero

    Twitter sceglie l’Italia per lanciare per le sue stories, denominate Fleet. La piattaforma da 280 caratteri abbraccia quindi il contenuto effimero. Un passaggio, per certi versi, obbligato.

    Twitter sceglie l’Italia per lanciare per le sue stories, denominate Fleet. Verso la tarda serata di ieri gli utenti italiani hanno cominciato a notare in alto sulla home, dall’app mobile, qualcosa di “già visto“. In effetti si tratta di una “nuova” modalità di contenuto su una piattaforma che da sempre, dal 2006, si è sempre caratterizzata per la brevità di caratteri a disposizione: 140 caratteri prima, 280 dopo.

    Il lancio sembra aver colto molti utenti di sorpresa, tra l’altro non tutti ancora le possono ancora utilizzare, anche se, in effetti di sorpresa non si può parlare, almeno per quanto riguarda i lettori del nostro blog. Infatti, se proviamo a mettere insieme i pezzi, non è una sorpresa, anzi, era un lancio atteso, solo non si conoscevano le tempistiche. La sorpresa sta sicuramente nell’aver scelto l’Italia per il lancio ufficiale.

    twitter fleets franzrusso.it

    Il test era stato avviato in Brasile lo scorso marzo.

    Prima di passare a vedere come si usano (lo avevamo già spiegato), anche se sono abbastanza intuitive (un po’ meno lo scorrimento verso “verso l’alto” per le nuove), è utile mettere in fila alcuni elementi, per capire meglio come Twitter è arrivato a Fleet.

    Partiamo da una premessa, e cioè che Twitter ha necessariamente bisogno di accrescere il coinvolgimento degli utenti sulla piattaforma e, di conseguenza, accrescere il numero degli utenti giornalieri monetizzabili (oggi 166 milioni al giorno). Teniamo ben presente che Twitter è un’azienda quotata in borsa che deve realizzare ricavi e garantire dividendi ai suoi investitori. Quindi deve vendere pubblicità e tenere gli utenti quanto più tempo possibile sulla piattaforma. Descritto in maniera poco elegante, ma di questo parliamo. Consideriamo anche che negli ultimi tempi Twitter, a livello di azienda, ha subito alcune “scossette”, come quella provocata dal Fondo Elliott che voleva mandare via Jack Dorsey, co-fondatore e CEO di Twitter, perché “poco focalizzato” sull’azienda. Pericolo poi rientrato, con l’aiuto di Silver Lake pronto ad aiutare l’amico Dorsey con 1 miliardo di dollari.

    Tutto questo succede tra la fine di febbraio e gli inizi di marzo di quest’anno, quando Twitter acquisì Chroma Labs, la startup specializzata in layout per le stories che vede come suo fondatore John Barnett, l’inventore di Boomerang, la famosa app di Instagram.

    Ecco. Era utile ricostruire brevemente queste fasi per comprendere che in realtà Twitter vive una fase di innovazione (e finalmente!) e di sperimentazione che porta la società a considerare anche altre forme di contenuto, effimere come Fleet, per tentare di coinvolgere gli utenti sulla piattaforma.

    Ora, per quanto sia comprensibile lo spaesamento e la sorpresa degli utenti, è normale che Twitter arrivasse a considerare i contenuti effimeri, unendo la caratteristica di questi contenuti a quella che da sempre contraddistingue la piattaforma: la dinamicità.

    Molti, leggendo  commenti e i messaggi, fanno notare la ridondanza del contenuto, essendo già presente su altre piattaforme (con grande successo), e l’inutilità di questa forma su Twitter. In realtà, proprio questa funzionalità potrebbe tornare molto utile a Twitter per, come dicevamo prima, coinvolgere gli utenti sulla piattaforma offrendo una ulteriore modalità di creazione di contenuti. E potrebbe rivelarsi anche utile per attrarre un pubblico più giovane, tra l’altro ben rappresentato sulla piattaforma.

    Certo, nessuno può escludere nulla e non è detto che poi non facciano la fine dei Moments. Ma Twitter ha il dovere di provare a vivacizzare la piattaforma presentando ai suoi utenti nuove forme.

    Vi ricordate quando nel 2016 apparvero le Stories su Instagram? Tutti a gridare allo scandalo perché in realtà quella era la modalità tipica d Snapchat. E come è andata a finire? Che oggi in Italia 14 milioni di utenti usano solo quella modalità effimera. Giustamente, direte voi, le due piattaforme non sono paragonabili, vero. Ma Twitter doveva provare questa modalità, altrimenti avremmo continuare a dire che “tanto Twitter non cambierà mai“. Inoltre, ricordiamoci sempre che stiamo parlando di piattaforme che non sono ancora definite del tutto, nessuna lo è, proprio per il fatto che sono piattaforme rivoluzionarie che prima non esistevano, sono in continua evoluzione. Normale che l’una possa copiare dall’altra.

    Ecco, detto tutto questo, doveroso descrivere come usare le Fleet su Twitter.

    Ecco come creare Fleet su Twitter

    Come già detto, si tratta di una forme di contenuto che non sarà mai rintracciabile su search, sul motore di ricerca della piattaforma, proprio perché “effimero”.

    Per creare una serie di Fleet, sarà sufficiente toccare il segno “+” all’interno della foto profilo che apparirà in un sorta di bolla di conversazione, la si vede in alto nella timeline:

    twitter fleets home

    Una volta cliccato sul segno più, comparirà uno spazio all’interno del quale sarà possibile inserire un testo fino a 280 caratteri (la caratteristica di Twitter rimane), immagini, GIF, video della durata massima di 2 minuti e 20 secondi. Gli editori “whitelisted” potranno inserire video fino a 10 minuti di durata.

    Dalla timeline sarà possibile scorrere in modo laterale le Fleet (stories) degli utenti che si seguono. La differenza, rispetto al classico formato delle stories che abbiamo imparato a conoscere su altre piattaforme, è che le Fleet di un utente scorrono in modo verticale attraverso il classico gesto dello scroll. E per passare ad un’altra serie di Fleet d un altro account bisognerà toccare verso sinistra (e non verso destra).

    Non sarà possible fare Like o retweet alle Fleet. Sarà possibile rispondere con DM (i messaggi privati) solo se l’utente li prevede e sarà comunque possible interagire con emoji, come succede già su altre piattaforme.

    Ecco, questo era il nostro pensiero, adesso tocca a voi farci sapere cosa ne pensate.

  • Twitter, al via il test che limita le risposte ma non le interazioni

    Twitter, al via il test che limita le risposte ma non le interazioni

    Twitter annuncia l’avvio del test che limita le risposte ad un tweet solo agli utenti menzionati. Ma non sono limitate le interazioni, chiunque può fare retweet. In ogni caso, l’era di Twitter come piattaforma chiusa potrebbe davvero iniziare.

    Twitter ha avviato il test che era stato annunciato all’inizio di quest’anno, si tratta di un test che, come avevamo sottolineato allora, rischia di cambiare per sempre la natura della piattaforma.

    In pratica, da oggi un piccolo gruppo di utenti, a livello globale, inizierà ad usare la funzionalità che permetterà loro di limitare le risposte ai propri tweet. Come scrivevamo lo scorso gennaio, questa funzionalità permetterà ad un utente di comporre un tweet, menzionando uno o più utenti, e limitando le risposte allo stesso tweet solo alle persone effettivamente menzionate nel tweet.

    Nel momento in cui si andrà a comporre il tweet, si potrà scegliere tra tre opzioni delle quali, per ora, è attiva, sempre per il ristretto gruppo di utenti, quella che limita le risposte agli utenti menzionati.

    twitter risposte limitate

    Una volta che il tweet viene pubblicato, tutti gli altri utenti avranno comunque la possibilità di visualizzarlo o di retweetarlo, con o senza commento. Non sarà possibile rispondere, appunto. Una piccola etichetta in basso evidenzierà che solo le persone menzionate potranno rispondere, cliccando la quale si vedrà una finestra che spiega il perché non è possibile rispondere, spiegando che l’utente preferisce “chiudere” la conversazione tra gli utenti menzionati.

    Come detto a gennaio, in questo modo Twitter si trasformerà in una piattaforma chiusa, al pari di altre.

    https://twitter.com/Twitter/status/1263145271946551300

    Il fatto di permettere a chiunque di rispondere ha comunque permesso a tanti di intrufolarsi nelle conversazioni, rispondendo alle volte anche con toni volenti, generando un fenomeno che ha finito per allontanare molti utenti dalla piattaforma. Dalle celebrità ad utenti meno noti che non ritenevano la piattaforma abbastanza sicura.

    La funzionalità di limitare le risposte certamente permetterà di preservare meglio le conversazioni, limitandole solo agli utenti menzionati. Sarà come avere delle “piccole stanze” (ricorda molto mIRC della fine degli anni ’90) che però tutti potranno vedere.

    tweet risposte limitate twitter

    Ecco il punto. Tutti potranno vedere le conversazioni limitate, tutti potranno comunque fare retweet, anche con commento, di conseguenza anche chi vuole “avvelenare” la conversazione, può comunque farlo, anche se non potrà partecipare attivamente con delle risposte dirette. Chiunque, facendo RT con commento potrebbe comunque generare a sua volta delle conversazioni che potrebbero arrecare fastidio proprio all’autore del tweet limitato, e anche in questo caso non potrebbe fare nulla per evitarlo.

    Quello che stona un po’ in merito a questa funzionalità è che forse, pur limitando le risposte, sarebbe opportuno anche limitarne le interazioni, come appunto fare RT. Chiaro, diventerebbe una conversazione ristretta, che potrebbe anche svilupparsi in altri ambiti, ma almeno risponderebbe a tutte le richieste di avere una conversazione più protetta da eventuali disturbatori.

    Al momento, va ribadito, si tratta solo di un test, aperto, ripetiamo, ad un piccolo gruppo di utenti che potrà usarlo sia su Android, iOS e web.

    L’era di Twitter intesa come piattaforma chiusa potrebbe davvero iniziare.

    E voi che ne pensate?

    Twitter da piattaforma aperta si trasforma in piattaforma chiusa

  • Ecco i veri interessi degli utenti italiani su Instagram e Facebook

    Ecco i veri interessi degli utenti italiani su Instagram e Facebook

    SoPRISM è una startup belga che ha elaborato uno strumento per conoscere a fondo gli interessi degli utenti italiani che usano Instagram e Facebook. Dai dati vengono fuori spunti interessanti.

    Qualsiasi azienda o agenzia italiana vorrebbe sapere cosa fanno gli utenti su Instagram,  loro interessi, le loro passioni, per cercare di offrire loro contenuti sempre più mirati. È un desiderio che hanno in molti ed è sempre alla base di qualsiasi strategia e che spesso resta tale, in assenza di dati più specifici.

    Ma oggi qualcosa sta cambiando perché, in realtà, questi dati ci sono perché qualcuno li ha estrapolati nella maniera corretta, e oggi ve li presentiamo. I dati sono stati già presentati in anteprima europea, ma questa volta possiamo dire di presentarvi una vera e propria anteprima italiana.

    Ad elaborare questi dati molto interessanti, che tra poco vedremo insieme, è SoPRISM, una startup belga, i fondatori sono italiani, specializzata nella profilazione degli utenti usando i dati di Facebook e delle sue applicazioni, che ha messo a punto un tool, Audience Profling, il quale integra anche i dati Instagram. Come sappiamo, Facebook è molto interessante per conoscere gli interessi degli utenti, quello di cui discutono. Ma Instagram, per la sua grande capacità in termini di coinvolgimento, è utile per sapere come orientare la propria strategia su questa piattaforma che oggi offre diverse modalità.

    facebook instagram interessi franzrusso.it 2020

    SoPRISM offre la possibilità di conoscere con precisione l’audience strategica per un brand, quindi clienti, visitatori del sito, interesse per la concorrenza, ecc.) grazie a comportamenti di interazione e consumo di contenuti sulle principali piattaforme di social media ma anche su gran parte del web. Questi comportamenti sono identificati da clic, likes, visualizzazione di video e molto altro.

    Ma come l’Audience Profiling può aiutare le aziende a rilanciare il proprio business?

    • La generazione di insights sui clienti esistenti o potenziali è alla base del processo di costruzione di una strategia di marketing
    • Mettere la ricerca al centro di tutte le campagne di marketing permette di creare contenuti che rispecchino realmente il pubblico target
    • La personalizzazione della strategia pubblicitaria basata su segmenti o personas di una categoria di clienti o di un gruppo target è essenziale per aumentare la rilevanza dell’esposizione del marchio.

    Instagram, come sappiamo, è una fonte di dati estremamente ricca e rilevante al riguardo dei consumatori, da una parte perché il tasso di adozione del social network continua a crescere in modo significativo, raggiungendo oggi 1 miliardo di utenti, e dall’altra perché il livello di interazione su questa piattaforma è 4 volte superiore a quello della sua piattaforma sorella Facebook.

    Ora, iniziamo a vedere qualche dato più in dettaglio rispetto agli utenti Instagram in Italia. Intanto, diciamo subito che gli utenti attivi nel nostro paese sono 20 milioni. Come detto, questi dati assumono una valenza ancora più importante se raffrontati con i dati di Facebook, gli italiani che usano la piattaforma “madre” sono 32 milioni.

    analisi soprism instagram facebook italia demografico

    Da un punto di vista demografico, notiamo dati tra donne e uomini che si scambiano tra le due piattaforme. Infatti su Instagram sono 51% donne e 48% uomini, mentre su Facebook sono 51% uomini e 48% donne. Interessante notare che il 52% degli utenti Instagram ha un’età compresa tra i 18-34 anni (22%, 18-24 anni; 30%, 25-34 anni), con una audience che è sempre più catalogabile come “Millennials”. I giovani utenti, quelli sotto i 25 anni usano ancora Instagram, ma non sono più la parte preponderante come un tempo.

    Utile anche notare un dettaglio più geografico dei dati raccolti da SoPRISM e cioè che il Nord-Ovest del paese è più presente su Instagram, mentre il Centro è più presente su Facebook. Il Sud presenta una leggera prevalenza su Instagram, mentre le Isole sono leggermente più prevalenti su Facebook. Le regioni più rappresentate su Instagram da questo punto di vista sono la Lombardia e la Campania, mentre quelle più presenti su Facebook sono Lazio e Sicilia.

    analisi soprism instagram facebook italia geografico

    Ora arriviamo alla parte più interessante di questi dati, ossia capire bene quali sono gli interessi degli utenti italiani su Facebook e su Instagram, in modo tale da avere un quadro completo e su questo provare a trarre qualche indicazione.

    SoPRISM offre un’analisi psicografica che ci permette di capre bene le emozioni, le scelte, gli interessi degli utenti, un modo per orientarci meglio rispetto a ciò che l’utente fa su Facebook e su Instagram, e ricavarne le dovute scelte di marketing.

    analisi soprism instagram facebook italia auto moto

    Se guardiamo questa analisi dal punto di viste “Auto & Moto“, notiamo che i brand preferiti dagli utenti su Facebook sono BMW, Audi, Mercedes, Ford, mentre su Instagram sono preferiti brand come Ferrari, Porsche e un po’ più staccato Lamborghini, quindi brand iconici.

    Guardando i dati dal punto di vista del retail, su Facebook si preferiscono brand legati all’e-commerce, quindi ad un’esperienza di acquisto più diretta, non sorprende che ad essere preferiti siano brand come Amazon, Zalando e Wish, più in fondo troviamo poi per buona parte brand legati al mondo della GDO. Su Instagram invece troviamo la moda raccontata per immagini, brand che prima di ogni cosa costruiscono sulla piattaforma un racconto fatto di immagini emozionali, non sorprende quindi se troviamo, tra i preferiti, brand come Adidas, Gucci, Chanel, Yves Saint Laurent.

    analisi soprism instagram facebook italia retail

    analisi soprism instagram facebook italia beauty

    Un altro esempio che spiega bene la differenza tra Facebook e Istagram è quello che riguarda il settore Beauty. Guardando il grafico si percepisce subito quanto questo sia molto più presente su Instagram che su Facebook, caratterizzato poi dal settore make-up.

    Il food sia su Instagram che su Facebook è dominato da Ferrero, con i due brand “Nutella” e “Kinder”. Su Facebook regge solo McDonald’s, mentre su Instagram sono tutti molto più distaccati.

    Guardando ai Media, curioso notare l’affinità degli utenti italiani verso il “Time” su Facebook, mentre su Instagram gli utenti sono molto più affini sul tema “social media”. Altrettanto curioso notare l’affinità con Twitter su Facebook e che il primo media italiano sia il Corriere della Sera. Su Instagram il primo brand italiano di settore più in alto è “La Gazzetta dello Sport” insieme a “La Stampa”, “Il Giornale” e poi Vogue. Ma più in alto troviamo Tumblr, Netflix, YouTube e Spotify.

    Continuando a vedere insieme questi dati interessanti, scopriamo che se su Instagram c’è interesse per i ristoranti, per le bevande alcoliche per il vino e la cucina italiana, su Facebook invece c’è interesse verso la Pizza e il caffè. E ancora, dal punto di vista del lifestyle, su Instagram l’interesse degli utenti è verso shopping & fashion, l’abbigliamento luxury e gli accessori, verso l’elettronica di consumo, la cosmetica e l’abbigliamento femminile. Su Facebook gli utenti sono più affini con Black Friday, coupon e automotive.

    analisi soprism instagram facebook italia food

    Su Instagram gli utenti poi sono più attenti e interessati al fitness e all’esercizio fisico in generale, e ce ne siamo accorti durante il lockdown. C’è poi attenzione verso la famiglia e le relazioni, verso l’amore, l’amicizia, la felicità; c’è poi spazio per la creatività e la qualità della vita. Possiamo dire che gli utenti Instagram, da questo punto di vista, sono più aperti, open-minded. Su Facebook invece si è forse più tradizionalisti, infatti gli interessi principali da questo punto di vista sono figli, vita e Dio.

    Insomma, da questi dati vene fuori un profilo più netto dell’utente che usa Instagram. Anche se alcuni dati potrebbero sembrarvi come già conosciuti attraverso l’esperienza, come fashion o beauty, è comunque interessante conoscere i dati nel suo insieme per poterne fare un profilo più netto e per meglio veicolare le proprie strategie di marketing.

    Le differenze tra gli utenti che usano Facebook e quelli che usano Instagram sono adesso più evidenti.

    Qui tutti i dati completi, con tutti i grafici.

    E voi che ne pensate?

  • Facebook compra il motore di GIF Giphy per integrarlo su Instagram

    Facebook compra il motore di GIF Giphy per integrarlo su Instagram

    Facebook compra Giphy, il popolare motore di ricerca di GIF per la cifra di 400 milioni di dollari. L’operazione ha come obiettivo quello di integrare il motore all’interno di Instagram.

    Secondo quanto riportato inizialmente da Axios, Facebook compra Giphy, il popolare motore di ricerca di GIF per la cifra di 400 milioni di dollari. Da quello che si sa, la notizia è ora confermata anche da Facebook, l’obiettivo della società di Mark Zuckerberg è quello di integrare Giphy all’interno di Instagram, anche se è già possibile usare Giphy su questa app come su tutte le altre della famiglia Facebook. Solo che in questo modo, Giphy diventerebbe non più solo un partner, ma parte integrante di tutto l’ecosistema Facebook.

    E, secondo le informazioni che Facebook ha fatto trapelare, la metà del traffico di Giphy, ogni mese circa 70 milioni di visitatori, proverrebbe proprio dalle app di Facebook, da Instagram, in particolare, il 50% del totale.

    facebook compra giphy franzrusso.it

    La cifra che ha chiuso l’accordo, conseguenza delle trattative iniziate prima che scoppiasse la pandemia da Coronavirus, come detto è di 400 milioni di dollari. Va detto che ad oggi, secondo una recente valutazioni della società, Giphy varrebbe circa 600 milioni di dollari. Anche in questa circostanza, Mark Zuckerberg dimostra di aver fatto un buon affare.

    Il marchio Giphy continuerà ad esistere, una politica che Facebook ha mantenuto in tutte le acquisizioni che si sono succedute in questi anni. L’azienda fondata nel 2013 a New York da Jace Cooke e da Alex Chung continuerà ad operare come sempre e per gli utenti del motore di ricerca sostanzialmente non cambierà nulla.

    Allora, perché Facebook compra Giphy?

    Semplice, per garantirsi una ulteriore fonte di accesso alla piattaforma d’elezione per questo tipo di contenuto (le GIF) che è Instagram. Attraverso questa operazione sarà più facile attaccare GIF come adesivi sulle Stories oppure condividerle nei DM. Tutto questo genera traffico e quindi coinvolgimento.

    Il perché proprio Giphy è altrettanto semplice. Giphy è il più grande motore di GIF su Internet con oltre 1 miliardo di GIF.