Tag: social media

  • Moda e Digitale, su TikTok sarà un (in)successo?

    Moda e Digitale, su TikTok sarà un (in)successo?

    Moda e Digitale, tema su cui c’è molta attenzione, ovviamente. Ma ha senso puntare su TikTok o Instagram Stories, come visto con le recenti sfilate per la Haute Couture a Parigi? Potrebbe non essere un successo, come tutti credono.

    Sfilate digitali per la Haute Couture a Parigi e video passerelle, o forse no, per le Collezioni Uomo. Più qualche presentazione delle Collezioni Cruise, fra TikTok, Instagram Stories, video e shooting pubblicati sulla qualsiasi e pure sulla qualunque.

    Insomma una confusione che la metà sarebbe bastata.

    Ma il consumatore finale ci avrà capito qualcosa, perché il rischio alla fine è proprio questo.

    Se chi osserva, ha compreso quale Collezione stava guardando e soprattutto perché avrebbe dovuto desiderare – leggi acquistare – un capo. Di quale collezione e dove lo potrebbe comprare, in boutique,  sull’ecommerce del brand o direttamente dalla vetrina di Instagram?

    Perché è chiaro, o tocca ancora ripeterlo, che la Moda è un’Industria – quella del Tessile Manifatturiero  – e se non vende non fattura, ergo chiude.

    tiktok digitale social media moda

    Eppure al momento pare ci sia in atto solo un si salvi chi può.

    Eppure era un principio elementare.

    Eppure era chiaro che si sarebbe dovuto approfittare del  lockdown perché le Istituzioni della Moda, tutte intendo, si accordassero su una linea da seguire, perché si sapeva che nulla sarebbe più tornato come prima, ne ero sicura anch’io che non sono di certo un genio conclamato.
    Invece si sono comportati tipo come (non) stanno facendo in Europa, segno che l’egoismo è la regola, altro che l’eccezione, altro che saremmo diventati migliori dopo la pandemia.

    Sarebbe bastato cioè, costituire dei “Canali Ufficiali” seppur virtuali, dove convogliare i Calendari tutti, senza sferzarli e disperderli.

    Invece ognuno – e pure ogni brand –  ha fatto ciò che gli è sembrato opportuno generando una sorta di ingenua inadeguatezza generale, mentre Amazon stringe un accordo con Vogue, che Anna Wintour (temutissima direttora di Vogue America) considera un’opportunità.

    Lei, che ha sempre schifato, si schifato è il termine giusto, gli influencer e tutto il virale che comporta, improvvisamente è d’accordo, semplicemente perché la Condé Nast le ha ridotto lo stipendio visto la crisi della carta stampata? Più le dimissioni (?) della famosa e storica giornalista Suzy Menkes, annunciate dal suo profilo Instagram, per l’appunto.

    Ma in Italia, siamo pronti a girare il video di un balletto di moda per TikTok, mentre c’è ancora chi critica Instagram e detesta gli influencer? Soprattutto ci sarà un modo per spiegare che il Marketing ha delle regole che si fondano su statistiche e non su opinioni e pregiudizi personali, e se i Magazine stanno offrendo le copie a costi ridicoli, un motivo ci sarà o no?

    E’ questo che mi chiedo, senza aver trovato ancora una risposta.

  • Spotify, ecco le classifiche dei podcast anche in Italia

    Spotify, ecco le classifiche dei podcast anche in Italia

    Spotify continua a credere nei podcast. E dopo quasi due anni, lancia le classifiche dei podcast più popolari, in base all’audience. La classifica saranno due: “Top Podcast” e “Podcast di Tendenza” al momento disponibili in 26 paesi, Italia compresa.

    Spotify continua a credere nei podcast e, a distanza di due anni dal lancio ufficiale, era ottobre del 2018, ecco che arriva una funzionalità che in molti attendevano. Da oggi saranno disponibili le classifiche dei podcast più popolari, in base all’audience. In pratica, vi saranno due classifiche: “Top Podcast” e “Podcast di Tendenza“. Ogni classifica potrà essere poi diversificata in base ai vari temi dei podcast, come business, tech e altro. Ad oggi la funzionalità è presente in 26 paesi, tra cui Stati Uniti, Messico, Regno Unito, Brasile, Germania e anche Italia.

    I podcast, come sappiamo, stanno vivendo un momento d’oro e, ovviamente, anche Spotify non vuole perdere l’occasione di agganciare un fenomeno in grande crescita che porterebbe ancora più ascoltatori sulla piattaforma. L’idea della classifica può essere quindi utile per conoscere quali sono i canali più ascoltati in ogni paese, ma anche essere l’occasione per scoprirne di nuovi.

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    Le classifiche si divideranno in Top Podcast e Trending Podcast, facili da rintracciare Cerca > Podcast > Classifiche Podcast sia su iOS che su Android. Top Podcast considera i 200 canali più ascoltati, mentre Podcast di Tendenza considera i 50 canali lanciati di recente.

    Le classifiche verranno redatte sulla base dei “podcast più popolari“, ossia in base al “numero recente degli ascoltatori“. La classifica verrà poi aggiornata mensilmente.

    Come sottolinea The Verge, il tema classifica su Spotify non ha avuto dei buoni trascorsi. Nel senso che le classifiche vengono generate da algoritmi che rilevano in automatico gli ascolti per ciascun canale. In passato è capitato, per quanto riguarda le classifiche musicali, che queste stesse venissero un po’ falsificate per via di ascolti “gonfiati”. Gli ascoltatori venivano pagati in modo tale che il brano potesse scalare la classifica.

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    In questo caso, con le classifiche dei podcast questo non dovrebbe verificarsi, in quanto siamo sicuri che chi ascolta i podcast non viene pagato da nessuno.

    Anche se proprio nel 2018, John Perotti, podcaster americano, aveva pagato gli utenti 5 dollari ciascuno per arrivare alla posizione 55 della classifica dei podcast più ascoltati sulla piattaforma Apple.

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    Al momento non si può escludere a priori che questo possa succedere anche su Spotify, ma siamo sicuri che adesso questo non succede.

    Allora, che ne pensate? Quali sono i vostri podcast preferiti?

  • Twitter starebbe lavorando ad una piattaforma in abbonamento

    Twitter starebbe lavorando ad una piattaforma in abbonamento

    Da un annuncio di lavoro potrebbe venir fuori una nuova idea di Twitter. Infatti, da un annuncio pubblicato dalla società di Jack Dorsey si scopre che Twitter starebbe lavorando ad una piattaforma in abbonamento, nome in codice “Gryphon”.

    E se Twitter introducesse una sorta di abbonamento? Continuereste a seguirla e usarla lo stesso, pura pagando? Queste domande non le facciamo a caso, ma le poniamo perché si è scoperto, invece, che questa potrebbe essere davvero un’idea, più concreta di quanto si possa pensare.

    Si è scoperto, da un annuncio di lavoro della società di Jack Dorsey, il co-fondatore e CEO della società, che Twitter stia lavorando ad una piattaforma in abbonamento e che, in questi giorni, è alla ricerca di persone che possano lavorare allo sviluppo di questa piattaforma, il cui nome in codice è “Gryphon“.

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    Il nascente team dovrebbe lavorare a stretto contatto con il team “Payments” e con quello di Twitter.com.

    Dall’annuncio infatti si legge:

    Stiamo costruendo una piattaforma in abbonamento, che potrà essere riutilizzata da altri team in futuro. Questa è la prima volta per Twitter! Gryphon è un team di ingegneri web che collabora strettamente con il team di Payments e con il team di Twitter.com”.

    Al momento abbiamo solo questo annuncio e non ci sono altre conferme da Twitter, la società per ora non ha rilasciato dichiarazioni o commenti in merito. Però, questa potrebbe risultare un’idea da considerare seriamente, soprattutto per diversificare le entrate, che per ora sono costituite per l’80% dalla vendita di pubblicità.

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    Una piattaforma a pagamento che fosse in grado di offrire agli utenti informazioni, notizie e strumenti tali per cui varrebbe la pena pagare un abbonamento, potrebbe essere un modo per realizzare nuove entrate. 

    Forse non è legato strettamente a questa notizia, ma il titolo oggi in borsa è schizzato a +8%. Potrebbe essere che il mercato recepisce positivamente il fatto che Twitter provi a dare agli investitori nuove possibilità di guadagno. Anche se, come osserva qualcuno, il riscontro positivo a Wall Street di Twitter, e non solo, è invece figlio delle dichiarazioni del Segretario di Stato Mike Pompeo che ieri ha dichiarato che gli Usa stanno davvero considerano la messa al bando di TikTok, e di altre app cinesi. Questo provocherebbe un effetto positivo sulle società proprietarie di piattaforme social.

    TikTok interrompe il servizio dell’app a Hong Kong

    Tornando alla piattaforma in abbonamento di Twitter, è giusto sottolineare che già in passato Twitter aveva preso inconsiderazione un’idea del genere. Si parlava di una piattaforma a pagamento per i “power user“, ai quali venivano forniti contenuti esclusivi.

    Quell’idea non partì mai, ma adesso, in uno scenario in cui Twitter, soprattutto da un punto di vista societario, necessita di trovare una condizione più stabile, forse questa potrebbe essere una strada percorribile.

    Ovviamente seguiremo con una certa attenzione lo sviluppo di questa notizia ma, intanto, voi raccontateci cosa ne pensate.

  • TikTok interrompe il servizio dell’app a Hong Kong

    TikTok interrompe il servizio dell’app a Hong Kong

    TikTok, la popolare app cinese, ha deciso di interrompere il servizio dell’app a Hong Kong, dopo l’approvazione della nuova legge sulla sicurezza. Anche Google, Facebook e Twitter hanno annunciato l’accesso ai dati alle autorità locali.

    I social media ormai riflettono quelli che sono i problemi sociali e politici delle società di oggi. Non sono strumenti a sè stanti, sono strumenti di comunicazione che fanno parte del nostro quotidiano, frase che può sembrare scontata, ma non lo è. E i fatti di questi giorni ne sono una ulteriore prova, con TikTok come protagonista,.

    I fatti ci dicono che TikTok, app cinese di proprietà di Bytedance, ha deciso di interrompere il servizio a Hong Kong, la regione amministrativa della Cina, in cui ormai da mesi è teatro di una protesta da parte dei cittadini, timorosi di poter perdere la loro autonomia prima del previsto.

    tiktok hong kong

    La decisione di TikTok arriva dopo l’approvazione della nuova legge sulla sicurezza che da maggiori poteri proprio alla Cina. ByteDance, proprietaria anche di Douyin, la versione di TikTok per il mercato cinese, ha deciso quindi di interrompere il servizio, per evitare di trovarsi costretta a cedere i dati dell’app alla Cina, cosa che la proprietà ha comunque sempre negato di fare.

    Abbiamo raggiunto TikTok per una dichiarazione e un portavoce della società di ha confermato la decisione, senza però andare oltre con le spiegazioni: “Alla luce dei recenti avvenimenti, abbiamo deciso di interrompere il servizio dell’app TikTok a Hong Kong“.

    E sempre a seguito dell’approvazione della nuova elegge sulla sicurezza, anche gli altri big tecnologici che operano ad Hong Kong, come Google, Facebook e Twitter, hanno cessato di elaborare dati delle proprie piattaforme per le autorità locali.

    Ma non è tutto, perché nei giorni scorsi TikTok, insieme ad altre decine di app, è stata messa al bando in India, uno dei mercati più grandi dell’app dove operano oltre 1 milione influencer. La decisione della autorità indiane nasce dall’inasprimento delle relazione tra India e Cina per via dei problemi sorti per la Valle di Galwan, al confine tra i due paesi, già teatro di una guerra tra i due paesi negli anni ’60. Adesso l’India vuole forzare la mano.

    La creazione di team a livello locale nei paesi in cui TikTok è disponibile, inclusa l’India, è stata fondamentale per il nostro successo a livello mondiale. In questo momento in cui il governo indiano ha emesso un’ordinanza provvisoria per bloccare 59 app, il team ByteDance, composto da circa 2000 persone in India, è impegnato a collaborare con il governo per dimostrare la nostra dedizione per garantire sicurezza agli utenti e il nostro impegno verso il Paese. Siamo orgogliosi di fornire a centinaia di milioni di utenti in India – e in tutto il mondo- una piattaforma creativa per le loro storie, performance, per l’apprendimento e, spesso, fonte di guadagno.” Questo è quanto rilasciato al nostro blog da un portavoce di TikTok.

    Ma per TikTok non finisce qui. Da tempo l’app cinese è nel mirino delle autorità Usa che starebbero pensando ad un possibile ban nel territorio americano. Questo è quanto affermato dal Segretario di Stato, Mike Pompeo.

    Nel tardo pomeriggio di oggi è arrivata la risposta da parte dell’azienda cinese: “TikTok è guidata da un CEO americano (Kevin Mayer, ex capo dei servizi di streaming di Disney), con centinaia di impiegati e figure chiave per quanto riguarda la sicurezza, la protezione, il prodotto e le politiche pubbliche, che operano negli Stati Uniti. La nostra priorità assoluta è promuovere un’esperienza sicura e un luogo protetto per i nostri utenti. Non abbiamo mai fornito dati degli utenti al governo cinese, né lo faremmo in caso di richiesta“.

    Insomma, la questione TikTok è tutt’altro che risolta. Resta da capire quanto durerà il ban indiano e, soprattutto, è da capire quale sarà la mossa Usa nei prossimi giorni.

    È molto probabile che l’amministrazione Trump voglia dare un ulteriore segnale alla Cina, dopo la guerra dei dazi, le accuse sul Coronavirus. E questo segnale potrebbe passare proprio da TikTok. Anche in vista delle prossime elezioni presidenziali.

    Staremo a vedere e vi terremo aggiornati.

  • Twitter, ecco perché il modifica tweet non arriverà mai

    Twitter, ecco perché il modifica tweet non arriverà mai

    Twitter ha ancora una volta ribadito che il modifica tweet non arriverà mai. E lo ha fatto agganciandosi ad un tema ancora molto sentito negli Usa che è quello legato all’uso delle mascherine. Infatti, Twitter ha scritto che avremo un tasto modifica tweet solo quando tutti indosseranno la mascherina.

    Twitter, ancora una volta, ha trovato il modo per ribadire la sua contrarietà all’introduzione di un tasto modifica tweet. Quella che è, ormai, la funzionalità che tutti gli utenti attendono da tempo. Solo ad inizio di quest’anno, Jack Dorsey, CEO e fondatore di Twitter, aveva ribadito che il modifica tweet non sarebbe arrivato.

    Il tweet di ieri sera ha sorpreso un po’ tutti, non tanto per il contenuto, cosa abbastanza chiara ormai, ma per il modo in cui è stato scritto. Il tweet infatti recita: “Sarà possibile avere un taso modifica tweet solo quando tutti indosseranno la mascherina”. E poi, l’account Comunicazione di Twitter ribadisce con: “Tutti, si intende TUTTI”.

    twitter modifica tweet mascherine franzrusso.it-2020

    Twitter si aggancia ad un tema molto sentito negli Usa in questi giorni, alle prese con una nuova ondata di contagi da Coronavirus, con alcuni stati che stanno di nuovo decidendo sul lockdown, revocando le riaperture. E attorno a questo tema, i cittadini americani sono divisi sull’efficacia di indossare la mascherina. Dibattito che si è trasferito anche sui social media, e su Twitter in particolare.

    I tweet suona quindi come una provocazione, quasi un trolling, ma ha alla base un tema molto serio, come quello di indurre all’uso della mascherina, come prima forma di difesa contro il Covid-19.

    https://twitter.com/Twitter/status/1278763679421431809

    https://twitter.com/TwitterComms/status/1278789654561452032

    Twitter prende posizione, quindi, ancora una volta, usando il tema del modifica tweet, molto sentito dagli utenti, per indurre le persone ad usare sempre la mascherina. Ma, a quanto pare, l’esito non sarebbe quello sperato.

    In molti hanno criticato questa scelta, questa nuova presa di posizione, rinfacciando a Twitter di schierarsi sempre “politicamente”. Molti hanno criticato la scelta di mettere insieme due temi molto lontani tra loro. E altrettanti hanno dichiarato che, comunque, non indosseranno la mascherina perché non ritengono utile il modifica tweet.

    Ecco, in passato Twitter ha già espresso la sua posizione a riguardo, sostenendo che il modifica tweet potrebbe indurre l”utente a cambiare il senso stesso del contenuto. A questo si era pensato di ovviare imponendo un limite di tempo molto ristretto all’interno del quale effettuare la correzione, si era parlato addirittura di 30 secondi e sembrava fosse questa la soluzione. Ma poi, come ricordavamo, Dorsey ha detto chiaramente che il modifica tweet non ci sarà.

    Jack Dorsey: il modifica tweet sarà possibile entro massimo 30 secondi

    Sebbene tutte le piattaforme offrano già la possibilità di correggere il contenuto, senza alcun limite di tempo, Twitter ormai ha deciso che questa funzionalità potrebbe contrastare con l’idea di base, e cioè che “quanto un tweet è inviato, è ormai in circolo”.

    Il modifica tweet non lo vedremo mai, almeno per ora (ci prendiamo ancora un briciolo di dubbio), ma Twitter adesso deve cominciare seriamente a considerare il fatto che molti utenti cominciano a non digerire più prese di posizione “politiche”. Al punto che sta cominciando a riscuotere una certa attenzione una nuova app che si chiama Parler, una piattaforma stile Twitter che si presenta come “imparziale”: vedremo se sarà così.

    Intanto, per ora scordiamoci il modifica tweet e cerchiamo di fare meno errori…

  • WhatsApp: ecco QR code, sticker animati e tema scuro per il web

    WhatsApp: ecco QR code, sticker animati e tema scuro per il web

    Novità in arrivo su WhatsApp nelle prossime settimane. L’app di messaggistica di proprietà di Facebook ha annunciato il lancio dei QR Code, degli sticker animati, del tema scuro e anche di alcune migliorie per le videochiamate di gruppo.

    WhatsApp non manca di lanciare novità agli oltre 2 miliardi di utenti che continuano ad eleggere l’app di messaggistica della famiglia Facebook come la loro preferita. Attraverso il blog ufficiale, la società ha annunciato le prossime novità che gli utenti potranno utilizzare entro poche settimane. E parliamo della possibilità di utilizzare i QR Code, per aggiungere in modo rapido nuovi contatti, gli sticker animati e il lancio del tema scuro anche per il web. Novità anche per quanto riguarda le videochiamate di gruppo.

    E vediamo subito da vicino forse la funzionalità più interessante che è quella che permette l’utilizzo dei QR Code nell’app. In pratica, usando il codice, che tutti ormai abbiamo imparato a conoscere e ad usare, sarò possibile aggiungere rapidamente un nuovo contatto. Basta la semplice scansione del codice, non si deve poi aggiungere manualmente nient’altro, e il gioco è fatto.

    whatsapp sticker tema scuro

    L’altra novità riguarda gli adesivi animati che adesso escono dalla versione beta e vendono inseriti all’interno dell’app in maniera stabile. È vero, su WhatsApp arrivano un po’ in ritardo, altre applicazioni simili li usano già da tempo, ma era inevitabile che prima o poi accadesse anche per WhatsApp. Nello specifico, altro non sono che gli adesivi statici già presenti nell’app, ma con quel tocco di animazione che li rende utili per certe situazioni.

    Novità anche per le videochiamate di gruppo che da un po’ di tempo è possibile invitando fino a 8 utenti contemporaneamente. La novità è che adesso sarà possibile concentrarsi sul singolo utente all’interno della conversazione. Per fare questo, basterà tenere premuto il video dell’utente per visualizzarlo a schermo intero. È stata aggiunta anche un’icona del video nelle chat con un massimo di 8 partecipanti, così si potrà avviare una videochiamata di gruppo con un solo tocco.

    E poi ancora, la tanto apprezzata versione scura dell’app sarà disponibile anche per la versione web dell’app.

    E, infine, WhatsApp fa sapere che gli Status, ossia le stories dell’app, saranno disponibile anche per gli utenti KaiOS, sistema operativo, basato su Linux, della famiglia Firefox. Se vi state chiedendo come mai questa notizia è importante, allora è utile sapere che KaiOS è molto usato ad esempio in India, paese dove WhatsApp è molto usato. Questo sistema operativo in termini di utilizzo è secondo solo ad Android, riuscendo a superare anche iOS.

  • Microsoft sospende l’advertising su Facebook a livello globale

    Microsoft sospende l’advertising su Facebook a livello globale

    Decisione clamorosa quella di Microsoft che complica ancora di più la posizione di Facebook. Il colosso di Redmond ha deciso di sospendere la spesa pubblicitaria a livello globale su Facebook e su Instagram.

    La lista delle aziende che decide di non voler continuare a fare pubblicità su Facebook si allunga. Anzi, in questo caso parliamo di un’azienda che decide di estendere lo stop a livello globale.

    Stiamo parlando di Microsoft che, secondo quanto riporta Axios, dopo aver visionato una chat interna, avrebbe deciso di sospendere la spesa pubblicitaria su Facebook e su Instagram a livello globale.

    A maggio l’azienda guidata da Satya Nadella aveva sospeso l’advertising su Facebook, però solo negli Usa.

    È quindi più corretto dire che Microsoft non si accoda, ma certamente è una delle grandi aziende che decide di sospendere i suoi importanti investimenti pubblicitari sulla piattaforma di Mark Zuckerberg.

    Rispondendo ad una domanda di un dipendente su Yammer, il social network aziendale di Microsoft, il iCMO di Microsoft  Chris Capossela ha risposto: “Sulla base delle preoccupazioni che avevamo espresso già a maggio, abbiamo sospeso tutte le spese pubblicitarie su Facebook e Instagram negli Stati Uniti. Ora abbiamo sospeso tutte le spese per Facebook/Instagram in tutto il mondo”.

    La motivazione è che il colosso di Redmond non vuole più apparire in un luogo dove ci siano contenuti di hate speech, pornografia, terrorismo.

    Le grandi aziende abbandonano l’advertising sui social media

    Per quanto riguarda la tempistica della decisione, sembrerebbe che Microsoft sia intenzionata a portare avanti questa scelta fino a tutto il mese di agosto. E su un possibile ritorno, Capossela chiarisce che “molto dipenderà dalle azioni positive che intenderanno portare avanti”. Quelli di Facebook si intende.

    Sempre dalla conversazione ripresa da Yammer, sembra che Microsoft abbia deciso di non seguire il boicottaggiodi Facebook e i social media, come stanno facendo ormai tantissime aziende, la lista ormai si aggiorna di giorno in giorno. Ma è intenzionata comunque a mantenere un dialogo con Facebook affinché si arrivi ad una conclusione adeguata.

    Microsoft, secondo i dati di Pathmathics, nel 2019 ha investito sulla piattaforma di Zuckerberg 115 milioni di euro.

    Ora, è molto probabile che la spesa pubblicitaria di Microsoft per il 2020 si aggiri più o meno su queste cifre. È arrivato il momento che Facebook dia un segnale concreto a tutte queste aziende, perché adesso il problema comincia a farsi molto serio, essendo messo in discussione il core business dell’azienda, che è quello di vendere pubblicità.

  • Le grandi aziende abbandonano l’advertising sui social media

    Le grandi aziende abbandonano l’advertising sui social media

    Le grandi aziende cominciano ad abbandonare l’advertising sui social media. E dopo Coca Cola, Verizon, Unilever e il gruppo Diageo (J&B, Johnny Walker ecc…) anche Starbucks decide di fermare la sua attività promozionale sulle piattaforme.

    Dopo Coca Cola, Verizon, Unilever e il gruppo Diageo (J&B, Johnny Walker ecc…) anche Starbucks decide di non fare più advertising sui social media, in particolare su Facebook e Twitter.

    A questo punto, il fenomeno comincia a prendere dimensioni considerevoli e dovrebbe indurre i colossi social, come Facebook, a rendersi conto che è arrivato davvero il momento di considerare con serietà questo che potrebbe costituire un vero problema.

    L’iconica catena di caffè ha annunciato la sua decisione sul suo blog, dichiarando di essere contro l’hate speech e che tanto le aziende, quanto la politica, “devono unirsi insieme per contrastare il fenomeno e dare vita ad un cambiamento reale”.

    colossi social media facebook hate speech

    Metteremo in pausa la pubblicità su tutte le piattaforme social media, mentre continuiamo a discutere al nostro interno, con i nostri media partner e con le organizzazioni per i diritti civili, nel tentativo di fermare la diffusione dell’hate speech“, si legge ancora sul blog dell’azienda.

    Più precisamente, la decisione di fermare l’advertising sulle piattaforme social non riguarda in questo caso YouTube, mentre le normali attività continueranno. Starbucks non chiude i suoi canali che resteranno comunque attivi, ma decide di sospendere tutta l’attività promozionale, a pagamento, su Facebook e su Twitter.

    La decisione di Starbucks non è una decisione isolata, arriva alla fine di un fine settimana nero per Facebook, e anche per Twitter ovviamente. Infatti anche Coca-Cola, colosso del beverage, aveva annunciato la decisione di smettere di fare pubblicità sulle piattaforme social media dal prossimo 1° luglio per i prossimi 30 giorni. Anche se non è escluso che lo stop possa seguire poi anche oltre il mese.

    E oltre a alla Coca-Cola, la stessa decisione è stata presa anche da Verizon, Unilever, Gruppo Diageo, colosso delle bibite alcoliche con marchi come Guinness, Baileys, J&B, Johnny Walker e tanti altri.

    Ma anche The North Face, Patagonia, Ben & Jerry’s, Magnolia Pictures, Honda e Hershey che hanno aderito alla campagna #StopHateforProfit.

    Unilever, altro colosso con marchi come Dove, Algida (in Italia), Ben & Jerry’s, Lipton e tantissimi altri, ha deciso di fare un passo indietro con una dichiarazione abbastanza polemica: “continuare a fare pubblicità su queste piattaforme, in questo momento, non aggiungerebbe valore alla nostra gente e alla società“.

    Da parte sua Facebook, di fronte al passo indietro di tante aziende che investono tanto sui social media, ha confermato il suo impegno a fare di più. Ad onor del vero, non è la prima volta che la società di Mark Zuckerberg promette. Il problema è che adesso le promesse rischiano per passare come parole al vento. Nel senso che adesso si rischia davvero di perdere milioni di dollari di fatturato che potrebbero in qualche modo impattare sulla stessa società.

    facebook wall street social media

    Tanto per fare un esempio, venerdì scorso Facebook ha lasciato sul terreno di Wall Street l’8,32%, un tonfo praticamente. Nel momento in cui scriviamo il titolo in borsa guadagna qualcosa,+0,61%.

    Insomma, la situazione comincia a complicarsi per Facebook, e non solo, ed è il caso di cominciare a pensare seriamente ad una soluzione. Perché se la politica prendesse il sopravvento, allora ci sarebbero delle conseguenze ben più pesanti, visto anche il clima che si respira ultimamente.

  • Instagram Reels, la sfida a TikTok si sposta in Europa

    Instagram Reels, la sfida a TikTok si sposta in Europa

    Instagram adesso sposta la sfida a TikTok in Europa. Dopo aver lanciato Reels in Brasile alla fine dello scorso anno, la società di Facebook lancia lo strumento anche in Francia e in Germania.

    Vi ricordate quando a novembre del 2019 vi avevamo dato notizia del fatto che Instagram avesse iniziato a sperimentare uno strumento in Brasile che rappresentava praticamente la sfida a TikTok? Ebbene, adesso quella sfida si sposta in Europa perché Reels da ieri è disponibile in Francia e in Germania. A darne notizia è TechCrunch.

    Lo strumento che permette agli utenti di registrare brevi video della durata di 15 secondi impostati su musica o altro audio, per poi condividerli sulla piattaforma, sbarca quindi in Europa, ancora prima di essere lanciato in Europa, il mercato più grande per Instagram.

    Ma la novità non è solo questa. Oltre all’approdo in Europa, Instagram sposta Reels nella sezione “Esplora”, dandogli ancora più visibilità, essendo più facile da rintracciare adesso. Questo significa che Instagram sta puntando su questo strumento, sapendo bene che potrebbe rappresentare una svolta.

    instagram reels europa TikTok

    L’esperienza di test portata avanti in Brasile, come dicevamo ha rappresentato per Instagram l’occasione per ricevere important feedback dalla propria community per migliorare l’usabilità dello strumento

    Infatti, gli utenti hanno proposto l’idea di condividere Reels con i propri followers, anche al di fuori della piattaforma. Un altro suggerimento è stato quello dedicare uno spazio all’alterno del quale poter facilmente vedere i Reels degli altri utenti. E questo si è tradotto, appunto, nel far approdare Reels nella sezione Esplora.

    Instagram con Reels prova a imitare Tik Tok, solo in Brasile per ora

    Instagram, dando seguito a suggerimenti che arrivano dalla propria community, dimostra attenzione e, soprattutto, l’intenzione di voler dedicare una maggiore esposizione, magari una sezione dedicata in Home, come già avviene per le Instagram Stories.

    Con Instagram Reels, la piattaforma punta a coinvolgere gli utenti più giovani, quelli ormai più pratici ad usare contenuti brevi e musicali, avendo la capacità di creare video divertenti in modo veloce e coinvolgente. Una modalità che potrebbe attrarre anche gli utenti meno giovani, quelli che adesso usano di più la piattaforma, cercando di costruirsi un proprio spazio attraverso il contenuto visual.

    Al momento non è dato sapere se e quando Instagram intende estendere Reels a livello globale e né se intende procedere a piccoli passi. Di sicuro, l’esperimento in Francia e in Germania darà delle indicazioni importanti alla società di Facebook.

  • Instagram in Italia supera Twitter come canale di informazione

    Instagram in Italia supera Twitter come canale di informazione

    Il nuovo Digital News Report di Reuters ci mostra chiaramente che Instagram in Italia, durante il lockdown, ha superato Twitter come canale social attraverso il quale gli italiani si sono informati.

    Analizzare tutto quello che è stato durante la fase acuta della pandemia da Coronavirus diventa fondamentale per comprendere cosa davvero è cambiato. Questa è ormai una considerazione da fare a tutti i livelli, e vale anche per i social media, protagonisti indiscussi per quanto riguarda l’informazione e la comunicazione, specie in quei giorni caratterizzati dal lockdown.

    In quest contesto è quindi utile fare riferimento al nuovo studio Digital News Report di Reuters, un report importante che ci aiuta a capire come ci siamo informati e quali sono gli strumenti che abbiamo usato di più.

    Il report è ricco di informazioni e dati che caratterizza il consumo di notizie a livello globale, nel momento in cui la pandemia del Covid-19 toccava il suo punto più alto. Ma l’elemento su cui vorremmo concentrarci riguarda proprio i social media, Instagram in particolare.

    instagram supera twitter informazione italia

    Instagram da due anni a questa parte è evoluto molto, aggregando a sè un pubblico giovane, ma sempre più eterogeneo. Abbiamo già ricordato qui sul nostro blog come la fuga dei giovani da Facebook terminasse proprio su Instagram. Anche se, va detto, anche su Instagram adesso l’età media comincia a crescere, nel senso che anche quegli utenti che fino a due anni fa non usavano Instagram, adesso lo usano. E sono proprio quelli di età superiore ai 35 anni.

    L’evoluzione di Instagram vale a livello globale, e anche per il nostro paese. Tutto questo per allacciarci al dato che emerge dallo studio di Reuters, e cioè che Instagram in questi mesi è stato sempre più considerato come strumento attraverso il quale informarsi. Cresce l’accesso a Internet e cresce l’accesso alle notizie, un passaggio che coinvolge anche piattaforme, tipicamente visual, come Instagram.

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    Il report evidenzia proprio come dal 2018 ad oggi (aprile 2020), l’uso di Instagram come strumento attraverso il quale informarsi è raddoppiato. Un riscontro importante questo che vale, come sottolinea il report, per tutte le fasce di età. E non è tutto.

    L’accesso all’informazione passa sempre più da piattaforme social attraverso il contenuto “visual”. E Instagram stesso enfatizza questa forma di contenuto, sempre più diffusa, attraverso le stories e attraverso la sezione dedicata IGTV. Ogni settimana l’app visual della famiglia Facebook attrae il 36% degli utenti e il 64% degli unenti sotto i 25 anni.

    C’è poi un dato che forse mette in luce ancora più chiaramente quale sia stato il ruolo di Instagram durante la quarantena. Instagram raggiunge come strumento di informazione l’11% degli utenti di tutte le età. Vale a dire, un punto percentuale in meno di Twitter.

    Significa che Instagram potrebbe superare anche Twitter da questo punto di vista, a livello globale.

    Anzi, in Italia è già così.

    instagram twitter informazioni

    Il report di Reuters ci mostra come anche nel nostro paese Instagram sia il canale che è cresciuto di più come fonte di informazione: +4%. E quindi, il 17% degli italiani ha usato Instagram come canale attraverso il quale tenersi informati rispetto al 9% di quelli che hanno invece usato Twitter, che fa registrare comunque +1% da questo punto di vista.

    Avrete notato anche voi come nei due mesi che hanno maggiormente caratterizzato la quarantena, tra marzo e maggio di quest’anno, su Instagram era un pullulare di dirette quasi a tutte le ore. E avrete certamente notato come proprio alcune testate, come Sky Tg 24, abbiano usate le dirette per informare, coinvolgendo i giornalisti con diverse specializzazioni. Un esempio su tutti sono le dirette di Mariangela Pira, giornalista economica, che ogni giorno, grazie alla presenza di un ospite, spiegava le notizie economiche del giorno, riscuotendo un grande successo di pubblico e riuscendo ad agganciare una fetta di pubblico importante proprio tra i più giovani.

    instgram vs twitter informazioni

    Dando uno sguardo agli altri paesi, scopriamo che in Uk Twitter (14%) è il secondo canale attraverso cui i “britons” si informano, mentre Instagram solo 3% in calo dell’1%. In Francia Twitter e Instagram sono alla paro con il 9%, con l’app di Facebook che guadagna 1 punto percentuale. Anche in Germania sono alla pari, 6%, solo che in questo caso è Twitter a guadagnare 1 punto percentuale. In Spagna Twitter (+4%) è avanti a Instagram (+5%), 20% contro 17%.

    Negli Usa, Twitter è il terzo canale di informazione, tra i social media, crescendo del 2%; mentre Instagram è all’8% con +1%. Anche in Canada Twitter è avanti a Instagram, 13% contro il 10%. In Brasile è invece Instagram che fa registrare il 30% con una crescita del 4%, come in Italia, mentre Twitter è al 17%. In Australia, Twitter è di poco avanti a Instagram, 10% contro il 9%.