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  • Hashtag Day, Twitter celebra i 13 anni del cancelletto

    Hashtag Day, Twitter celebra i 13 anni del cancelletto

    Il celebre “cancelletto” compie oggi, 23 agosto 2020, 13 anni. Il primo ad usarlo su Twitter fu Chris Messina, quando scrisse #barcamp nel suo tweet. In occasione dell’Hashtag Day, vediamo allora gli hashtag più usati nell’anno e, ovviamente, a guidare la classifica c’è il Covid-19.

    Come ormai saprete, l’hashtag, il celebre cancelletto, è ormai uno dei simboli di Twitter. Fu infatti Chris Messina, il 23 agosto del 2007, ad usare per la prima volta in cancelletto in un tweet, la parola era #barcamp. Quello fu un momento importante per Twitter che, in qualche modo, diede vita ad una forma di comunicazione che, ormai, ci piace definire “personalizzabile”.

    hashtag day 2020 franzrusso.it

    E oggi, per ricordare quel momento, si celebra l’Hashtag Day, una giornata dedicata a ripassare quelli che sono stati gli hashtag più usati durante l’ultimo anno. Un anno caratterizzato ovviamente dalle conversazioni attorno al Covid-19, la pandemia che ha colpito il nostro paese verso la fine di febbraio. Ma non sono mancati anche altri temi di attualità, che adesso vedremo insieme, evidenziando come Twitter sia il luogo principale in cui tenersi informati, aggiornati.

    hashtag day chris messina

    E tutto questo grazie proprio al cancelletto che permette agli utenti di individuare il tema, di seguirlo e quindi di approfondire l’argomento attraverso i contenuti condivisi dagli utenti. Un meccanismo che su Twitter il più delle volte da vita a delle Relazioni, ossia quel momento in cui gli interessi tra gli utenti coincidono e, per proseguire la conoscenza dell’argomento, si instaura una relazione diretta. In 280 caratteri.

    Questa è la vera forza di Twitter che, purtroppo, tanti ancora non riescono a cogliere.

    #HashtagDay 2020, gli Hashtag più usati in Italia su Twitter

    Ma vediamo insieme gli Hashtag più usati su Twitter in Italia nell’ultimo anno segnato, come dicevamo prima dal Covid-19.

    Il virus, le misure igienico-sanitarie, i bollettini sull’andamento dei contagi, le manovre
    politiche, ma anche il lockdown e la quarantena: le persone si sono riunite su Twitter per
    condividere riflessioni e dibattiti e per trovare informazioni da fonti autorevoli. E gli hashtag
    utilizzati lo dimostrano.

    Non solo, quindi, #Covid19, #Coronavirus, #coronavirusitalia e #covid19italia, ma anche
    #lockdown, #quarantena, #mascherine, #conte, soprattutto in occasione degli annunci più
    salienti, e, in particolare nel periodo più critico tra marzo e aprile, #andratuttobene.

    Ricordiamo quei momenti in questi tweet:

    Tra gli hashtag più utilizzati in assoluto, con l’inizio della quarantena, figura anche
    #iorestoacasa, per incoraggiare le persone a contenere la diffusione dei contagi rimanendo
    a casa:

    Tra gli hashtag più utilizzati, è interessante ricordare #Distantimauniti, l’hashtag lanciato
    dall’Ufficio per lo sport della Presidenza del Consiglio dei Ministri nei primi giorni di marzo, e
    #grazie, hashtag che ha visto un’impennata nell’utilizzo – spesso accompagnato dalle emoji
    preghiera 🙏🏼 e applauso 👏🏻 – per esprimere gratitudine in particolare a tutti i medici e
    gli operatori sanitari attivi nel contrasto all’epidemia e nella cura dei malati. E i ringraziamenti  si sono propagati in tutto il mondo: nel periodo tra marzo e maggio sono stati pubblicati oltre  265 milioni di tweet a livello mondiale contenenti espressioni riconducibili alla parola “grazie”.

    I Coronavirus ha monopolizzato le conversazioni in Italia, e non solo, negli ultimi mesi, ma nello stesso periodo sono avvenuti altri fatti che hanno comunque scosso la comunità di Twitter che ha usato la piattaforma per esprimere i propri pensieri. Ed è quello che è successo con #BlackLivesMatter, hasthag che ha avuto un picco tra l’ultima
    settimana di maggio e la prima di giugno a seguito dell’uccisione di George Floyd in America, che ha permesso di amplificare i messaggi di protesta e di lotta contro il razzismo.

    Leggi anche:

    Il caso Twitter, quando prendere posizione serve al brand

    Ma, nonostante tutto, su Twitter non è mancato l’intrattenimento. Gli hashtag che hanno avuto più successo comprendono infatti popolari trasmissioni televisive, da #TemptationIsland a #GfVip e #CiaoDarwin, fino al fenomeno musicale K-Pop della band coreana #Bts (e tutti gli hashtag connessi come #Jimin o #kpop).

    Rimanendo sempre in tema musica, #Sanremo2020 si conferma tra gli hashtag più condivisi dagli italiani su Twitter, uno degli ultimi momenti prima che arrivasse il Covid-19 e il conseguente lockdown. E ogni tanto riappare anche tra i trending, come qualche settimana fa.

    Per quanto riguarda lo sport, grande tema molto condiviso su Twitter, gli hashtag più usati nell’ultimo anno, nonostante la sospensione del campionato nei mesi del lockdown, sono #SerieA, #Inter, #Milan, #Roma e #Juventus.

    Ecco, questo era il nostro modo per celebrare l’Hashtag Day 2020 e…buon hashtag a tutti!

  • Su Instagram attivi i QR Code per tutti i profili

    Su Instagram attivi i QR Code per tutti i profili

    Instagram, dopo un test effettuato in Giappone lo scorso anno, lancia i QR Code per tutti gli utenti. In questo modo, chiunque potrà inquadrare il codice con la propria fotocamera e accedere direttamente al profilo. Una funzionalità utile per le aziende.

    Dopo un periodo di test attivato lo scorso anno in Giappone, Instagram da oggi permette a tutti gli utenti, a livello globale, di generare il proprio QR Code. I codici potranno essere poi scansionati da chiunque, da qualsiasi fotocamera, per accedere direttamente al profilo interessato.

    Attivarlo è molto semplice, basta andare nelle Impostazioni dell’app (cliccando in alto a destra) e poi andare su “Codice QR“. A quel punto potrete attivare il vostro codice in tre semplici passi. È possibile che in qualche caso compari il Nametag, una modalità molto simile al Qr Code, solo che era scansionabile solo dalla fotocamera di Instagram, ma presto diventerà QR code per tutti.

    instagram qr code intime blog franzrusso.it 2020

    Se vi state chiedendo dell’utilità di avere attivo un QR Code anche su Instagram, allora provate a pensare ad un’attività, come può essere un bar, un ristorante, un parrucchiere o un negozio qualsiasi che, attivando e stampando il proprio codice, permetterà ai suoi clienti di accedere direttamente al proprio profilo.

    Ma il codice potrebbe risultare molto utile anche per far conoscere prodotti specifici, oppure, per restare sull’esempio del ristorante, di permettere l’accesso diretto al menù della giornata, esempio calzante visto il periodo che stiamo vivendo, legato alla pandemia da Covid-19.

    Insomma, ancora una volta Instagram cerca di proporre modalità utili soprattutto per le aziende in una fase in cui hanno bisogno di strumenti per operare tenendo conto della situazione.

    Inoltre, lo stesso codice può risultare utile nel caso in cui voleste suggerire il vostro profilo a qualcun altro, il QR Code si presta anche in questa situazione.

    Allora, che ne pensate?

     

  • Nella gara a comprare TikTok si inserisce anche Oracle

    Nella gara a comprare TikTok si inserisce anche Oracle

    Nella gara a comprare TikTok, entro i termini stabiliti dall’ordine esecutivo di Trump, scaduti i quali scatta il divieto di operare negli Usa, si inserisce anche Oracle. Microsoft ha quindi un potenziale competitor.

    I 90 giorni indicati dall’ordine esecutivo di Donald Trump contro TikTok stanno trascorrendo in modo inesorabile, prima che la piattaforma cessi di operare sul suolo Usa. I termini dovrebbero scadere entro il 15 novembre prossimo, entro i quali TikTok potrebbe passare di mano ed essere acquisita da un’altra società. Al momento sembrava che l’unica azienda che avesse mosso l’intenzione di muoversi in questa direzione fosse solo Microsoft, anche dopo trattative condotte direttamente con il governo americano. Ma, come succede quasi sempre in casi complessi come questi, c’è un colpo di scena, come racconta il Fiancial Times.

    Infatti sembra che ci sia anche un’altra azienda interessata ad acquisire il business di TikTok operante negli Usa, in Canada, in Australia e in Nuova Zelanda e questa azienda sarebbe Oracle, colosso americano nel campo per i software dedicati al business e uno dei leader mondiale per il Cloud. La notizia sembra trovare più di una conferma.

    oracle tiktok

    La società, co-fondata da Larry Ellison, di cui è chairman, ha già avuto colloqui in fase avanzata con ByteDance, la società proprietaria della piattaforma TikTok e sta realizzando la sua proposta con a fianco investitori come General Atlantic e Sequoia Capital.

    Oracle potrebbe avere qualche possibilità in più di Microsoft, sempre sulla carta, in quanto la società di Redmond punterebbe ad acquisire anche l’attività europea di TikTok, cosa che ByteDance vorrebbe evitare, accordando invece di cedere quelle attività su cui vorrebbe concentrarsi il colosso dei software, quindi quelle relative agli Usa, Canda, Australia e Nuova Zelanda.

    Ma, sebbene Oracle possa avere qualche possibilità in più rispetto a Microsoft, bisogna dire che proprio la società di Nadella era stata indicata come unica con il compito di risolvere la questione prima del termini previsti.

    Ad onor del vero, elemento sottolineato da molti siti americani che danno questa notizia, va sottolineato che Larry Ellison è stato uno dei pochi imprenditori della Silicon Valley a sostenere apertamente Donald Trump, organizzando anche una raccolta fondi nel mese di gennaio a suo favore. Questo potrebbe fare pensare che Ellison possa avere vita facile e assicurarsi l’affare. Ma si tratta solo di supposizioni.

    Nella “gara” a comprare TikTok, nei giorni scorsi, aveva provato ad inserirsi anche Twitter, ipotesi poi rivelatasi poco praticabile per motivi finanziari.

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    Instagram lancia la sfida a TikTok anche in Italia, ecco Reels

    Ma cosa se ne farebbe Oracle di una piattaforma come TikTok?

    Intanto sarebbe una delle tante acquisizioni a cui il colosso di Redwood ci ha abituato negli anni. Oracle nel corso degli ultimi 20 anni ha acquisito aziende del calibro di NetSuite, Sun, Micro Systems, Datalogix. Acquisire TikTok permetterebbe ad Oracle di entrare direttamente nel mondo dei social media e del business dei video. Avrebbe l’occasione di estendere un altro ramo di business e migliorare i suoi prodotti proprio sfruttando i dati raccolti da TikTok. Non sarebbe male come idea.

    Al momento, però si tratta solo di ipotesi, verificate certo, ma ancora poco concrete. Anche perché si sta parlando di un’acquisizione di cui non si conosce ancora il prezzo, anche se sappiamo benissimo che ByteDance ha un valore di circa 75 miliardi di dollari.

    Vedremo quali saranno gli sviluppi.

  • Instagram lancia la sfida a TikTok anche in Italia, ecco Reels

    Instagram lancia la sfida a TikTok anche in Italia, ecco Reels

    I rumors dei giorni scorsi si sono verificati e da oggi Instagram Reels è disponibile anche in Italia e in altri paesi. La sfida a TikTok è ufficialmente lanciata, in un momento molto particolare.

    Così come era stato previsto, le voci di un lancio più esteso si sono verificate in maniera puntuale. E da oggi Instagram Reels è ufficialmente attivo in decine di paesi, tra cui figura anche l’Italia. La data di oggi segna un momento importante in quella che è ormai la sfida a TikTok, in un momento molto particolare per via di notizie che vedono l’app cinese al centro di una pesante trattativa di acquisizione da parte di Microsoft proprio nel momento in cui il presidente degli Stati Uniti si dice pronto a mettere al bando l’app popolarissima tra i più giovani.

    instagram reels italia tiktok

    Il fatto di lanciare la funzionalità che di fatto è un modo per attrarre gli amanti dei contenuti veloci a tempo di musica, significa che Instagram punta a giocarsela in maniera frontale rendendo presente Reels in quei paesi in cui è più forte dal punto di vista dell’uso e della presenza. Il lancio in 50 paesi, tra cui Italia, Usa, Messico, Uk, Spagna rappresenta per Instagram la prova più difficile per comprendere se Reels permetterà all’app di Facebook di iniziare le manovre di sorpasso, così come successo quattro anni fa (esatti, anche allora era agosto) con il lancio delle Stories, ai danni di Snapchat.

    Prima di fare qualche altra considerazione, vediamo come funziona Instagram Reels.

    Come funziona Instagram Reels

    Come già detto in occasione del lancio di prova in Brasile, avvenuto a novembre dello scorso anno, con questa funzionalità gli utenti potranno registrare brevi video musicali della durata di 15 secondi, avendo a disposizione doversi strumenti per dare sfogo alla propria creatività, per poi condividerli sul feed dell’app oppure, o, se si è in possesso di un account pubblico, renderli disponibili all’intera community Instagram grazie a un nuovo spazio dedicato all’interno della sezione Esplora. Reels in Esplora offre a chiunque la possibilità di diventare un creator su Instagram e raggiungere un nuovo pubblico su scala globale.

    Attivare Reel è molto semplice. Una volta avviata la fotocamera dell’pp, è sufficiente posizionarsi, appunto, sulla voce Reels. Una volta selezionata, sulla sinistra compariranno una serie si strumenti come “Audio”, “Effetti”, “Velocità”, “Timer”:

    • Audio: da qui si può cercare una canzone dalla libreria musicale di Instagram. Si può anche
      utilizzare un tuo audio originale e quando viene condiviso un reel con l’audio originale, l’audio sarà attribuito al profilo dell’utente e, se si tratta di un account
      pubblico, le persone potranno realizzare nuovi reel proprio con quell’audio,
      selezionando “Usa Audio” direttamente da reel.
    • Effetti di Realtà Aumentata: da qui si potrà selezionare uno dei tanti effetti dalla libreria, realizzati da Instagram e da creators in tutto il mondo, per registrare
      più videoclip con effetti diversi.
      Cronometro e conto alla rovescia: da qui si otrà impostare il timer per registrare i video
      a mani libere. Una volta premuto il tasto registra, apparirà un conto alla
      rovescia 3-2-1, che segnalerà l’inizio effettivo della registrazione per il tempo
      selezionato.
    • Allinea: è possibile allineare i soggetti dal video precedente prima di
      registrare quello successivo, questo permette di effettuare transizioni fluide,
      utili ad esempio per il cambio di abbigliamento o l’aggiunta di nuovi amici nel
      reel.
    • Velocità: da qui si può scegliere di accelerare o rallentare una parte del video o
      dell’audio selezionati, per tenere il ritmo o fare video a rallentatore.

    Instagram con Reels prova a imitare Tik Tok, solo in Brasile per ora

    I reel possono essere registrati in una serie di clip tutti in una volta, oppure utilizzando i video dalla galleria. Per registrare il primo clip, basta cliccare e tenere premuto il pulsante di registrazione. Nella parte superiore dello schermo si vedrà un indicatore di avanzamento durante tutto il periodo della registrazione. Per terminare i video, basterà semplicemente interrompere la registrazione.

    Come condividere Instagram Reels

    Come dicevamo prima, se un utente è in possesso di un profilo pubblico, quindi collegato ad una pagina Facebook, potrà condividere il propri reel in un apposito spazio
    all’interno di Esplora, dove si avrà la possibilità di essere visti e scoperti dalla grande
    community di Instagram. Si possono anche condividere sul proprio feed con i proprii followers. Quando si condividono reel con determinate canzoni, hashtag o effetti, lo stesso contenuto  potrebbe anche apparire su pagine dedicate ogni volta che qualcuno clicca su quella canzone, hashtag o effetto.

    Se invece un utente ha un profilo privato, lo stesso contenuto reel viene trattato secondo le regole sulla privacy dell’app. Quindi si potranno condividere reel sul proprio feed, in modo che solo i propri follower possano vedere il contenuto. Gli utente non potranno utilizzare l’audio originale dei reel e non potranno condividerli con altri che non seguono quell’account.

    Dopo averlo condiviso, il reel comparirà su una sezione Reels separata all’interno del profilo dell’utente, dove le persone potranno trovare i reel che lo stesso utente condivide. Se verranno condivisi anche sul Feed, il reel apparirà anche sulla griglia del profilo principale, ma potrà sempre essere rimosso in seguito.

    Instagram Reels, la sfida a TikTok si sposta in Europa

    Reel potrà essere condiviso anche attraverso le Stories e questo vale sia per chi ha un profilo privato che un profilo pubblico. In questo modo il reelsi comporterà
    come una normale Storia: non sarà condiviso su Reels in Esplora, non apparirà sul profilo e scomparirà dopo 24 ore.

    Insomma, Reels è TikTok all’interno di Instagram e a questo punto, alla luce di quelle che sono le notizie di cronaca attorno alla vicenda dell’app cinese, bisognerà capire che tipo di impatto avrà Instagram su tutta questa storia.

    Sembra essere che anche questa volta Facebook possa averla vinta, sia nel caso Microsoft acquisisca per davvero l’app, sia nel caso in cui questo non avvenga. In quest’ultimo caso significherà che Donald Trump darà seguito alla messa al bando, cosa che ha dichiarato di voler fare nel caso in cui l’acquisizione non vada a buon fine entro il 15 settembre.

    Ma anche nel caso in cui TikTok dovesse finire nelle mani di Microsoft, Instagram avrà comunque campo libero e quindi avviarsi a sorpassare alla grande l’app, in quanto dal momento dell’acquisizione perderà la sua forza, o gran parte.

    Da oggi possiamo quindi dire che in tutta questa storia l’unico che ci ha visto giusto è sempre quella vecchia volpe di Mark Zuckerberg.

  • #ChallengeAccepted, la solidarietà femminile viaggia sui Social Media

    #ChallengeAccepted, la solidarietà femminile viaggia sui Social Media

    Da qualche giorno sui social media si susseguono migliaia di post con #ChallengeAccepted. Sono foto in bianco e nero di donne che invitano amiche e conoscenti a fare lo stesso. Ma l’origine di questa “sfida” non è ben chiara. Anche se ci sono due motivazioni più forti di altre.

    Diciamolo, non è difficile imbattersi in “challenge” sui social media, ne spunta una quasi ogni giorno, come le catene di Sant’Antonio via mail. E poi l’estate è un periodo classico per il fiorire di sfide a colpi di post. Spesso si tratta di “sfide” con motivazioni più o meno precise e/nobili. Ma quella che sta spopolando in questi giorni,#ChallengeAccepted, sembra non avere ancora una origine chiara e definita. Molti la spiegano come un classico esempio di solidarietà femminile e in effetti di questo si tratta.

    In pratica, da giorni sui social media, in particolare su Twitter e su Instagram (da dove tutto è iniziato) si susseguono post con foto in bianco e nero di donne che invitano altre donne, spesso amiche e conoscenti, a fare lo stesso. Senza una motivazione specifica però.

    challenge accepted social media italia 2020 franzrusso.it

    Infatti, il fatto di non avere un chiaro scopo, quindi un obiettivo tangibile, ha finito per attirare non poche critiche. Non è mancato chi ha definito questa sfida come un “concorso fotografico senza senso“.

    Scavando più a fondo però delle motivazioni ci sono, oltre a quella di evidenziare anche sui social media una solidarietà femminile che supera ogni confine, accomunando tutte attraverso un semplice gesto, quello di condividere una foto di sè in bianco e nero, dando a questo gesto il significato che si vuole.

    Delle motivazioni di fondo ci sono e sono due in particolare. La prima è che questa sfida nasce dopo il grande discorso che la deputata democratica Alexandria Ocasio-Cortez ha tenuto al Congresso in risposta alle offese ricevute da parte del deputato repubblicano Ted Yoho che l’aveva definita, davanti ai giornalisti “una fottuta stronza“. “Quello che non posso tollerare è usare le donne, mogli e figlie per farsi scudo e trovare scuse per un comportamento sbagliato“, è solo uno dei passaggi del suo discorso che ha finito poi per coinvolgere altre deputate che hanno preso la parola dopo di lei.

    Altra motivazione, la seconda e forse la più accreditata, è che questa sfida sia collegata alle manifestazioni femministe dei giorni scorsi in Turchia, in seguito all’ennesimo caso di femminicidio, quello di Pinar Gültekin, 27 anni, picchiata a morte dal suo fidanzato. Le foto delle donne uccise dai propri compagni, mariti, familiari, sono spesso mostrate in bianco e nero. Ecco il perché delle foto postate in bianco e nero sui social media.

    Come è stato scritto dai media americani, si tratta di una sfida che vede partecipi anche chi, come Ivanka Trump, figlia di Donald Trump, presidente degli Stati Uniti, che non è intervenuta quando il padre ha strappato i figli piangenti dalle madri ai confini con il Messico.

    Ricordiamo che la sfida nasce (o riparte) da questo post condiviso sui social media da un post su Instagram della giornalista brasiliana Ana Paula Padräo che ha postato una sua foto in bianco e nero con scritto “Desafio aceito“, ossia “sfida accettata”.

    https://www.instagram.com/p/CCxGfzTBmXP/?utm_source=ig_embed

    Dal nostro punto di vista ci piace pensare che queste due motivazioni siano davvero la ragione della ricomparsa dell’hashtag #ChallengeAccepted (già usato in altre occasioni per la verità) perché oltre ad esprimere un messaggio di solidarietà, diventa strumento per mantenere alta l’attenzione su questi temi, ancora purtroppo attuali anche nel nostro paese.

    E infatti anche l’Italia non ha fatto mancare la sua partecipazione. Moltissime sono state le donne, note e meno note, che hanno voluto esprimere la loro vicinanza a questa challenge, spesso senza saperne il vero significato.

    Con Talkwalker siamo riusciti a seguire un po’ l’andamento dell’hashtag nel nostro paese, hashtag spesso accompagnato da altri come #Womensupportingwomen, #WomenEmpoweringwomen, #BlackAndWhiteChallenge.

    Ed ecco una breve carrellata di quello che abbiamo raccolto su Twitter, usato per il 97,6% dei casi. Ricordiamo che i contenuti rilevati da Facebook e Instagram, il restante 2,4%, provengono da profili pubblici e business.

    challenge accepted italia social media franzrusso.it 2020

    Ad oggi i post condivisi in Italia sono 1.100 (da 950 autori) e Laura Pausini risulta essere la più condivisa su Twitter e su Facebook. Il 70,1% di chi ha preso parte alle conversazioni sui social media sono donne e il restante 29,9% sono uomini. L’85% ha un’età compresa tra 18-34 anni (18-24 anni, 33,4%; 25-34 anni, 51,6%).

    https://www.facebook.com/permalink.php?id=145165688832506&story_fbid=3861046770577694

    http://twitter.com/chetempochefa/status/1288200648715120641

    http://twitter.com/GloriaMarinel7/status/1288580666549035011

    Ovviamente non è mancato chi ha finito per usare hashtag a caso, agganciandoli a scopi diversi, cosa ripetuta poi su Instagram.

    Ecco questo il nostro breve resoconto sul fenomeno del momento.

    E voi che ne pensate?

  • Social Media in Italia nel 2020: crescono TikTok e Twitter

    Social Media in Italia nel 2020: crescono TikTok e Twitter

    Secondo i dati dell’Osservatorio sulle Comunicazioni di Agcom, nel primo trimestre del 2020, caratterizzato dal lockdown a seguito della pandemia da Covid-19, a crescere di più sono stati TikTok e Twitter.

    I nuovi dati dell’Osservatorio sulle Comunicazioni di Agcom, il secondo capitolo di questo anno che fotografano i primi tre mesi, ci danno un’immagine più chiara di quello che è stato l’uso dei social media e della rete in generale in un periodo caratterizzato da lockdown. Già grazie ai dati di Comscore avevamo notato che in quel periodo l’uso dei social media in Italia era cresciuto del 30%.

    I dati che fornisce l’Osservatorio sulle Comunicazioni di Agcom si riferiscono ai primi tre mesi del 2020, comprendono quindi il mese di marzo, quello in cui, a seguito della pandemia da Coivd-19, l’Italia decise, per prima in Europa, di fermare tutto. Di conseguenza, gli italiani si ritrovarono a far fronte allo smart working (meglio definirlo telelavoro) e a utilizzare in maniera massiccia proprio i social media, sia per lavoro che per restare in contatto con amici e parenti.

    twitter tiktok social media italia 2020

    Come abbiamo più volte ricordato in quelle settimane, i social media hanno giocato un ruolo fondamentale per gli italiani, in quanto hanno permesso loro di restare in contatto con le persone care, vista l’impossibilità di potersi ritrovare dal vivo, di usarli di più per il proprio lavoro e di vederli come una finestra sul mondo, dalla quale reperire informazioni e notizie su tutto quello che stava succedendo.

    Ecco, i dati di Agcom ci offrono l’opportunità di avere uno spaccato più preciso rispetto a tutto quello che abbiamo ricordato finora. Allora, guardiamo insieme questi dati.

    socialmedia italia lockdown coronavirus 2020

    Come potete notare dal grafico in alto, tutte le piattaforme fanno segnare dati in crescita, sia rispetto al trimestre sia rispetto all’anno precedente. E le sorprese non sono mancate.

    I dato che balza agli occhi, su tutti, è quello riferito a TikTok che in un anno cresce del 475% (!!) e che nel trimestre fa segnare +49,7%, di fatto la piattaforma social media che cresce di più nel periodo caratterizzato dal lockdown. Non una sorpresa, ma lo è per il fatto che fa registrare numeri in crescita di oltre sette volte maggiori della diretta rivale, cioè Instagram. Un divario che arriva a trenta volte superiore (e più) e lo guardiamo rispetto all’anno precedente.

    TikTok è quindi la piattaforma social media dell’anno in Italia e sarà molto interessante osservare come questa “battaglia” con Instagram andrà avanti nei prossimi mesi, visto che l’app di Facebook di appresta a lanciare Reels (l’app che permette di fare quello che si fa su TikTok) negli Usa nei prossimi giorni e, forse, in altri paesi europei (anche in Italia?) nelle prossime settimane. E sarà ancora più interessante osservare come si comporteranno gli Usa riguardo ad un possibile ban dell’app cinese, visto che la stessa azienda ha in programma decine di migliaia di assunzioni proprio negli Stati Uniti nelle prossime settimane.

    Ma veniamo ancora ai nostri dati.

    Altra grande sorpresa, nel periodo del lockdown, è la crescita di Twitter che fa segnare +25,2% nel trimestre, il secondo dato più alto dopo quello di TikTok, e il +24,2% rispetto all’anno precedente, il terzo più alto dopo TikTok e Pinterest.

    Twitter nel periodo del lockdown ha giocato il ruolo che più gli si addice, ossia di piattaforma che tiene aggiornati su quello che succede. Ricordiamo che la piattaforma di Dorsey è stata la prima, in collaborazione con il Ministero della Salute, ad inizio febbraio, ad attivare un’area di informazione certificata rispetto a tutto quello che riguardava la diffusione del Coronavirus, proprio per evitare la crescita di disinformazione. Gli italiani hanno quindi riscoperto la piattaforma da 280 caratteri, premiando forse questo sforzo. Sono dati che corrispondono a quelli relativi al secondo trimestre resi noti dall’azienda nei giorni scorsi che hanno visto un significativo balzo in avanti degli utenti giornalieri monetizzabili.

    Sarà interessante vedere se questi dati si confermeranno anche nelle prossime settimane, soprattutto a seguito del grave episodio di hacking subito nei giorni scorsi che ha colpito soprattutto account verificati con milioni di followers a seguito, come Barack Obama o Elon Musk.

    uso internet coronavirus clockdown italia 2020

    Menzione speciale poi per due piattaforme che hanno visto crescere l’apprezzamento da parte degli utenti italiani e parliamo di LinkedIn, che cresce nel primo trimestre del 12,8% (+19,5% in un anno), e di Pinterest che cresce nei primi tre mesi dell’anno del 4,1% ma che fa registrare +30,5% in un anno (secondo dato più alto dopo quello di TikTok).

    Ecco, questo era quello che volevamo sottolineare rispetto a questi dati, quello che ci sembrava più rilevante.

    In chiusura, val la pena ricordare anche che i dati riportano 44,7 milioni di italiani connessi nel giorno medio a marzo 2020, con 113 ore di navigazione di media nel mese di marzo.

    Allora, che ne pensate? Riscontrate anche voi questi dati, sulla base della vostra diretta esperienza?

  • Moda e Digitale, su TikTok sarà un (in)successo?

    Moda e Digitale, su TikTok sarà un (in)successo?

    Moda e Digitale, tema su cui c’è molta attenzione, ovviamente. Ma ha senso puntare su TikTok o Instagram Stories, come visto con le recenti sfilate per la Haute Couture a Parigi? Potrebbe non essere un successo, come tutti credono.

    Sfilate digitali per la Haute Couture a Parigi e video passerelle, o forse no, per le Collezioni Uomo. Più qualche presentazione delle Collezioni Cruise, fra TikTok, Instagram Stories, video e shooting pubblicati sulla qualsiasi e pure sulla qualunque.

    Insomma una confusione che la metà sarebbe bastata.

    Ma il consumatore finale ci avrà capito qualcosa, perché il rischio alla fine è proprio questo.

    Se chi osserva, ha compreso quale Collezione stava guardando e soprattutto perché avrebbe dovuto desiderare – leggi acquistare – un capo. Di quale collezione e dove lo potrebbe comprare, in boutique,  sull’ecommerce del brand o direttamente dalla vetrina di Instagram?

    Perché è chiaro, o tocca ancora ripeterlo, che la Moda è un’Industria – quella del Tessile Manifatturiero  – e se non vende non fattura, ergo chiude.

    tiktok digitale social media moda

    Eppure al momento pare ci sia in atto solo un si salvi chi può.

    Eppure era un principio elementare.

    Eppure era chiaro che si sarebbe dovuto approfittare del  lockdown perché le Istituzioni della Moda, tutte intendo, si accordassero su una linea da seguire, perché si sapeva che nulla sarebbe più tornato come prima, ne ero sicura anch’io che non sono di certo un genio conclamato.
    Invece si sono comportati tipo come (non) stanno facendo in Europa, segno che l’egoismo è la regola, altro che l’eccezione, altro che saremmo diventati migliori dopo la pandemia.

    Sarebbe bastato cioè, costituire dei “Canali Ufficiali” seppur virtuali, dove convogliare i Calendari tutti, senza sferzarli e disperderli.

    Invece ognuno – e pure ogni brand –  ha fatto ciò che gli è sembrato opportuno generando una sorta di ingenua inadeguatezza generale, mentre Amazon stringe un accordo con Vogue, che Anna Wintour (temutissima direttora di Vogue America) considera un’opportunità.

    Lei, che ha sempre schifato, si schifato è il termine giusto, gli influencer e tutto il virale che comporta, improvvisamente è d’accordo, semplicemente perché la Condé Nast le ha ridotto lo stipendio visto la crisi della carta stampata? Più le dimissioni (?) della famosa e storica giornalista Suzy Menkes, annunciate dal suo profilo Instagram, per l’appunto.

    Ma in Italia, siamo pronti a girare il video di un balletto di moda per TikTok, mentre c’è ancora chi critica Instagram e detesta gli influencer? Soprattutto ci sarà un modo per spiegare che il Marketing ha delle regole che si fondano su statistiche e non su opinioni e pregiudizi personali, e se i Magazine stanno offrendo le copie a costi ridicoli, un motivo ci sarà o no?

    E’ questo che mi chiedo, senza aver trovato ancora una risposta.

  • Spotify, ecco le classifiche dei podcast anche in Italia

    Spotify, ecco le classifiche dei podcast anche in Italia

    Spotify continua a credere nei podcast. E dopo quasi due anni, lancia le classifiche dei podcast più popolari, in base all’audience. La classifica saranno due: “Top Podcast” e “Podcast di Tendenza” al momento disponibili in 26 paesi, Italia compresa.

    Spotify continua a credere nei podcast e, a distanza di due anni dal lancio ufficiale, era ottobre del 2018, ecco che arriva una funzionalità che in molti attendevano. Da oggi saranno disponibili le classifiche dei podcast più popolari, in base all’audience. In pratica, vi saranno due classifiche: “Top Podcast” e “Podcast di Tendenza“. Ogni classifica potrà essere poi diversificata in base ai vari temi dei podcast, come business, tech e altro. Ad oggi la funzionalità è presente in 26 paesi, tra cui Stati Uniti, Messico, Regno Unito, Brasile, Germania e anche Italia.

    I podcast, come sappiamo, stanno vivendo un momento d’oro e, ovviamente, anche Spotify non vuole perdere l’occasione di agganciare un fenomeno in grande crescita che porterebbe ancora più ascoltatori sulla piattaforma. L’idea della classifica può essere quindi utile per conoscere quali sono i canali più ascoltati in ogni paese, ma anche essere l’occasione per scoprirne di nuovi.

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    Le classifiche si divideranno in Top Podcast e Trending Podcast, facili da rintracciare Cerca > Podcast > Classifiche Podcast sia su iOS che su Android. Top Podcast considera i 200 canali più ascoltati, mentre Podcast di Tendenza considera i 50 canali lanciati di recente.

    Le classifiche verranno redatte sulla base dei “podcast più popolari“, ossia in base al “numero recente degli ascoltatori“. La classifica verrà poi aggiornata mensilmente.

    Come sottolinea The Verge, il tema classifica su Spotify non ha avuto dei buoni trascorsi. Nel senso che le classifiche vengono generate da algoritmi che rilevano in automatico gli ascolti per ciascun canale. In passato è capitato, per quanto riguarda le classifiche musicali, che queste stesse venissero un po’ falsificate per via di ascolti “gonfiati”. Gli ascoltatori venivano pagati in modo tale che il brano potesse scalare la classifica.

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    In questo caso, con le classifiche dei podcast questo non dovrebbe verificarsi, in quanto siamo sicuri che chi ascolta i podcast non viene pagato da nessuno.

    Anche se proprio nel 2018, John Perotti, podcaster americano, aveva pagato gli utenti 5 dollari ciascuno per arrivare alla posizione 55 della classifica dei podcast più ascoltati sulla piattaforma Apple.

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    Al momento non si può escludere a priori che questo possa succedere anche su Spotify, ma siamo sicuri che adesso questo non succede.

    Allora, che ne pensate? Quali sono i vostri podcast preferiti?

  • Twitter starebbe lavorando ad una piattaforma in abbonamento

    Twitter starebbe lavorando ad una piattaforma in abbonamento

    Da un annuncio di lavoro potrebbe venir fuori una nuova idea di Twitter. Infatti, da un annuncio pubblicato dalla società di Jack Dorsey si scopre che Twitter starebbe lavorando ad una piattaforma in abbonamento, nome in codice “Gryphon”.

    E se Twitter introducesse una sorta di abbonamento? Continuereste a seguirla e usarla lo stesso, pura pagando? Queste domande non le facciamo a caso, ma le poniamo perché si è scoperto, invece, che questa potrebbe essere davvero un’idea, più concreta di quanto si possa pensare.

    Si è scoperto, da un annuncio di lavoro della società di Jack Dorsey, il co-fondatore e CEO della società, che Twitter stia lavorando ad una piattaforma in abbonamento e che, in questi giorni, è alla ricerca di persone che possano lavorare allo sviluppo di questa piattaforma, il cui nome in codice è “Gryphon“.

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    Il nascente team dovrebbe lavorare a stretto contatto con il team “Payments” e con quello di Twitter.com.

    Dall’annuncio infatti si legge:

    Stiamo costruendo una piattaforma in abbonamento, che potrà essere riutilizzata da altri team in futuro. Questa è la prima volta per Twitter! Gryphon è un team di ingegneri web che collabora strettamente con il team di Payments e con il team di Twitter.com”.

    Al momento abbiamo solo questo annuncio e non ci sono altre conferme da Twitter, la società per ora non ha rilasciato dichiarazioni o commenti in merito. Però, questa potrebbe risultare un’idea da considerare seriamente, soprattutto per diversificare le entrate, che per ora sono costituite per l’80% dalla vendita di pubblicità.

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    Una piattaforma a pagamento che fosse in grado di offrire agli utenti informazioni, notizie e strumenti tali per cui varrebbe la pena pagare un abbonamento, potrebbe essere un modo per realizzare nuove entrate. 

    Forse non è legato strettamente a questa notizia, ma il titolo oggi in borsa è schizzato a +8%. Potrebbe essere che il mercato recepisce positivamente il fatto che Twitter provi a dare agli investitori nuove possibilità di guadagno. Anche se, come osserva qualcuno, il riscontro positivo a Wall Street di Twitter, e non solo, è invece figlio delle dichiarazioni del Segretario di Stato Mike Pompeo che ieri ha dichiarato che gli Usa stanno davvero considerano la messa al bando di TikTok, e di altre app cinesi. Questo provocherebbe un effetto positivo sulle società proprietarie di piattaforme social.

    TikTok interrompe il servizio dell’app a Hong Kong

    Tornando alla piattaforma in abbonamento di Twitter, è giusto sottolineare che già in passato Twitter aveva preso inconsiderazione un’idea del genere. Si parlava di una piattaforma a pagamento per i “power user“, ai quali venivano forniti contenuti esclusivi.

    Quell’idea non partì mai, ma adesso, in uno scenario in cui Twitter, soprattutto da un punto di vista societario, necessita di trovare una condizione più stabile, forse questa potrebbe essere una strada percorribile.

    Ovviamente seguiremo con una certa attenzione lo sviluppo di questa notizia ma, intanto, voi raccontateci cosa ne pensate.

  • TikTok interrompe il servizio dell’app a Hong Kong

    TikTok interrompe il servizio dell’app a Hong Kong

    TikTok, la popolare app cinese, ha deciso di interrompere il servizio dell’app a Hong Kong, dopo l’approvazione della nuova legge sulla sicurezza. Anche Google, Facebook e Twitter hanno annunciato l’accesso ai dati alle autorità locali.

    I social media ormai riflettono quelli che sono i problemi sociali e politici delle società di oggi. Non sono strumenti a sè stanti, sono strumenti di comunicazione che fanno parte del nostro quotidiano, frase che può sembrare scontata, ma non lo è. E i fatti di questi giorni ne sono una ulteriore prova, con TikTok come protagonista,.

    I fatti ci dicono che TikTok, app cinese di proprietà di Bytedance, ha deciso di interrompere il servizio a Hong Kong, la regione amministrativa della Cina, in cui ormai da mesi è teatro di una protesta da parte dei cittadini, timorosi di poter perdere la loro autonomia prima del previsto.

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    La decisione di TikTok arriva dopo l’approvazione della nuova legge sulla sicurezza che da maggiori poteri proprio alla Cina. ByteDance, proprietaria anche di Douyin, la versione di TikTok per il mercato cinese, ha deciso quindi di interrompere il servizio, per evitare di trovarsi costretta a cedere i dati dell’app alla Cina, cosa che la proprietà ha comunque sempre negato di fare.

    Abbiamo raggiunto TikTok per una dichiarazione e un portavoce della società di ha confermato la decisione, senza però andare oltre con le spiegazioni: “Alla luce dei recenti avvenimenti, abbiamo deciso di interrompere il servizio dell’app TikTok a Hong Kong“.

    E sempre a seguito dell’approvazione della nuova elegge sulla sicurezza, anche gli altri big tecnologici che operano ad Hong Kong, come Google, Facebook e Twitter, hanno cessato di elaborare dati delle proprie piattaforme per le autorità locali.

    Ma non è tutto, perché nei giorni scorsi TikTok, insieme ad altre decine di app, è stata messa al bando in India, uno dei mercati più grandi dell’app dove operano oltre 1 milione influencer. La decisione della autorità indiane nasce dall’inasprimento delle relazione tra India e Cina per via dei problemi sorti per la Valle di Galwan, al confine tra i due paesi, già teatro di una guerra tra i due paesi negli anni ’60. Adesso l’India vuole forzare la mano.

    La creazione di team a livello locale nei paesi in cui TikTok è disponibile, inclusa l’India, è stata fondamentale per il nostro successo a livello mondiale. In questo momento in cui il governo indiano ha emesso un’ordinanza provvisoria per bloccare 59 app, il team ByteDance, composto da circa 2000 persone in India, è impegnato a collaborare con il governo per dimostrare la nostra dedizione per garantire sicurezza agli utenti e il nostro impegno verso il Paese. Siamo orgogliosi di fornire a centinaia di milioni di utenti in India – e in tutto il mondo- una piattaforma creativa per le loro storie, performance, per l’apprendimento e, spesso, fonte di guadagno.” Questo è quanto rilasciato al nostro blog da un portavoce di TikTok.

    Ma per TikTok non finisce qui. Da tempo l’app cinese è nel mirino delle autorità Usa che starebbero pensando ad un possibile ban nel territorio americano. Questo è quanto affermato dal Segretario di Stato, Mike Pompeo.

    Nel tardo pomeriggio di oggi è arrivata la risposta da parte dell’azienda cinese: “TikTok è guidata da un CEO americano (Kevin Mayer, ex capo dei servizi di streaming di Disney), con centinaia di impiegati e figure chiave per quanto riguarda la sicurezza, la protezione, il prodotto e le politiche pubbliche, che operano negli Stati Uniti. La nostra priorità assoluta è promuovere un’esperienza sicura e un luogo protetto per i nostri utenti. Non abbiamo mai fornito dati degli utenti al governo cinese, né lo faremmo in caso di richiesta“.

    Insomma, la questione TikTok è tutt’altro che risolta. Resta da capire quanto durerà il ban indiano e, soprattutto, è da capire quale sarà la mossa Usa nei prossimi giorni.

    È molto probabile che l’amministrazione Trump voglia dare un ulteriore segnale alla Cina, dopo la guerra dei dazi, le accuse sul Coronavirus. E questo segnale potrebbe passare proprio da TikTok. Anche in vista delle prossime elezioni presidenziali.

    Staremo a vedere e vi terremo aggiornati.

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