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  • Anche nella seconda serata di Sanremo 2020 sui social media è boom di interazioni

    Anche nella seconda serata di Sanremo 2020 sui social media è boom di interazioni

    Anche la seconda serata di Sanremo 2020 ha fatto registrare un grande interesse su social media, anche considerando il consueto calo fisiologico. Dalla nostra analisi, che stiamo conducendo, in esclusiva con Talkwalker, abbiamo rilevato 454 mila contenuti condivisi.

    La seconda serata di Sanremo 2020 ha un po’ sofferto il consueto calo fisiologico che la manifestazione accusa in ogni edizione, ma, guardando il Festival dai social media e paragonando i dati con la seconda serata delle scorse edizioni, possiamo dire che i numeri sono in crescita. E quindi cresce anche sulle piattaforme che stiamo monitorando per la nostra analisi, in esclusiva con Talkwalker. Il pubblico che segue Sanremo 2020 sui social resta comunque giovane e femmine, elementi che sembrano ormai caratterizzare la manifestazione di quest’anno. Ma fatta questa dovuta premessa, passiamo a vedere più in dettaglio qualche dato.

    I contenuti condivisi sui social media nella seconda serata di Sanremo 2020 sono stati in totale 454 mila e 400, molti di più rispetto alla seconda serata dello scorso anno, quando furono 307 mila e 500. Si può quindi registrare un incremento delle conversazioni di oltre il 50%.

    seconda serata sanremo 2020 talkwalker franzrusso.it

     

    l momento di condivisioni più alto si è registrato ad inizio della gara, verso le 22:15, quando sul palco si esibiva Elettra Lamborghini, l’artista più citata della serata con oltre 20 mila citazioni, 11.800 delle quali proprio durante l’esibizione sul palco dell’Ariston.

    Interessante notare, così come visto già nella prima serata, che in trend delle interazioni resta sempre molto alto, rispetto all’edizione del 2019. Anche nella seconda serata le interazioni sono state molte, 5,5 milioni secondo i dati rilevati grazie a Talkwalker, quasi il triplo dello scorso anno.

    engagement seconda serata sanremo 2020

    E resta giovane il pubblico di Sanremo 2020 sui social media, un dato rilevato anche nella prima serata. Infatti, anche nella seconda, la stragrande maggioranza, 89,2%, ha un’età compresa tra i 18 e i 34 anni. Nel dettaglio: 18-24 anni, il 39,4%; 35-44 il 49,7%; 35-44 anni il 9.3%; 45-54 anni il 2.3%.

    demografici seconda serata sanremo 2020

    Dal punto di vista degli influencer, la seconda serata ci offre una panoramica molto simile a quella vista nella prima serata. Nel primo grafico in basso troviamo gli influencer della serata in generale, dove gli account ufficiali guidano le conversazioni su Facebook e su Instagram. Seguiti da Fanpage.it, da Trash Italiano, leader degli influencer su Twitter (dove avviene il 95% delle conversazioni), e da altri media, sempre su Facebook.

    influencer seconda serata sanremo 2020

    influencer twitter seconda serata sanremo 2020

    Volevamo anche offrirvi una panoramica proprio geografica che ci mostra quando il Festival sia seguito anche all’estero. La prima ci offre uno sguardo globale, la seconda invece ci mostra le zone italiane in cui le conversazioni sono più calde.

    mappa seconda serata sanremo 2020

    mappa italia seconda serata sanremo 2020

    E ora vediamo una breve carrellata dei contenuti con il più alto numero di interazioni durante la seconda serata del Festival di Sanremo 2020:

    https://www.instagram.com/p/B8Mm2yLI4vc/

    https://www.instagram.com/p/B8MrHK9Cj8I/

    https://www.instagram.com/p/B8MAWYJIaV3/

    https://www.instagram.com/p/B8M48rvi1uW/

    E questi  contenuti con più interazioni su Twitter:

    https://twitter.com/Enzo_Miccio/status/1225161247408230405

    Ecco, questo il resoconto della seconda serata di Sanremo 2020, grazie alla collaborazione con Talkwalker che ci permette di pubblicare questi dati in esclusiva.

    E voi, state guardando il Festival, che ne pensate?

  • Sanremo 2020, il racconto della prima serata sui social media

    Sanremo 2020, il racconto della prima serata sui social media

    Anche quest’anno vi raccontiamo l’edizione del Festival di Sanremo dal punto di vista dei social media, grazie alla collaborazione con Talkwalker. La prima serata di Sanremo 2020 è stata più discussa rispetto a quella dello scorso anno, con oltre 580 mila citazioni.

    Anche quest’anno siamo lieti di raccontarvi il nostro Festival di Sanremo, quello dal punto di vista dei social media, un racconto resto possibile alla collaborazione esclusiva con Talkwalker, leader globale nel settore del social listening. E quest’anno la collaborazione si impreziosisce anche della partecipazione di DataMedia Hub, punto di riferimento per tutto ciò che riguarda le analisi nel nostro paese.

    sanremo 2020 prima serata getty images

    La prima serata di Sanremo 2020, oltre che ad essere stata un successo in Tv, con il 52% di share (facendo meglio dell’era di Baglioni), ha fatto registrare un successo anche sui social media. Secondo i dati che abbiamo raccolto con Talkwalker, in riferimento alle citazione di ‘Sanremo 2020’, ‘sanremo70’ e ‘sanremo20’, la prima serata ha totalizzato oltre 580 mila citazioni. Il picco della serata si è registrato durante l’esibizione di Achille Lauro, il cantante più citato della serata. Per fare un paragone, lo scorso anno erano state 464 mila, quindi un incremento di oltre il 20%. Il 95% delle conversazioni si è svolto su Twitter, ma se guardiamo al canale per engagement da questo punto di vista la fa da padrone, ancora una volta Instagram.

    totale prima serata sanremo 2020

    Un incremento nelle citazioni che si riflette, di conseguenza, anche nelle interazioni, ossia la somma di like, Retweet, risposte e commenti sulle varie piattaforme. Nella prima serata ne abbiamo registrate 6 milioni, quasi il triplo rispetto alla prima serata dello scorso anno.

    engagement sanremo 2020

    Un aspetto interessante che emerge dalla nostra analisi è quello che riguarda il dato dal punto di vista demografico, ossia l’età e il sesso degli utenti che hanno seguito la prima serata di Sanremo 2020 sui social media. Ebbene, il dato sostanzialmente è simile a quello rilevato lo scorso anno, con un leggero incremento del pubblico femminile.

    demograf sanremo 2020

    Infatti, rispetto allo scorso anno il pubblico femminile è stato il 58,7% (57% nel 2019) e il pubblico maschile è stato il 41,3% (43% nel 2019). Da segnalare l’età del pubblico rilevata: il 49,3% ha un’età compresa tra 25-34 anni; il 39,4% un’età compresa tra 18-24 anni. Aumenta, anche se leggermente, rispetto allo scorso anno la fascia più giovane, mentre resta stabile quella più matura.

    E vediamo ora gli influencer della serata, tenendo conto che la gran parte delle conversazioni si è tenuta su Twitter. Partiamo quindi con il dato generale, dove vediamo come gli account ufficiali della manifestazione guidano le conversazioni. Su Twitter invece troviamo un volto a noi familiare, come Trash Italiano, che guida invece la classifica degli influencer su Twitter, come si vede bene nella grafica più in basso.

    influencer tot sanremo 2020

    influencer twitter sanremo 2020

    Ecco invece, come siamo soliti fare, una breve carrellata dei contenuti più condivisi sulle piattaforme dove si sono concentrate maggiormente le conversazioni:

    https://www.instagram.com/p/B8KQZP-imKZ/

    https://www.instagram.com/p/B8KSQNwo4QZ/

    https://www.instagram.com/p/B8KKQ2DIVP2/

    Questi invece i tweet più condivisi della prima serata di Sanremo 2020:

    https://twitter.com/staharmo/status/1224807661771902976

    Ecco, questo il nostro racconto della prima serata di Sanremo 2020 sui social media, un evento che continueremo a seguire con Talkwalker. E voi, diteci, avete seguito anche voi il festival? Cosa ne pensate?

    [Immagine di copertina: Getty Images 2020]

  • Social Reporters, continua la crescita della startup di Brand Journalism

    Social Reporters, continua la crescita della startup di Brand Journalism

    Social Reporters continua a crescere. La startup di Brand Journalism raddoppia il numero degli eventi nel 2019 e per il 2020 implementa nuovi servizi per allargare il proprio business. Una bella realtà guidata da Ilario Vallifuoco.

    Se siete tra coloro che frequentano gli eventi lungo lo stivale, allora avrete sicuramente incrociato qualche maglietta azzurra con su scritto “Social Reporters“, e siamo sicuri che vi è capitato. Per quei pochi che ancora non la conoscessero, Social Reporters è una bella startup italiana che si occupa di Brand Journalism, si tratta di un gruppo di ragazzi, professionisti e appassionati del proprio lavoro, che ogni giorno documentano ciò che accade negli eventi, offrendo una visione multimediale quanto più ampia possibile. Nata da un progetto universitario, la startup sviluppa proprio progetti di comunicazione digitale che mettono insieme la creatività multimediale con il racconto. Questo mix ha dato vita ad un modello vincente e di successo.

    La startup, basata su fondamentali concreti di crescita, profittabilità e cash flow nel 2019 ha raddoppiato il numero degli eventi seguiti arrivando ad oltre 300 iniziative delle imprese, allargando e differenziando la platea dei clienti. E in questo ultimo anno, Social Reporters ha investito molto nella produzione di video e foto per dare una racconto completo, arricchito da un elemento caratteristico che è la modalità “in real time”.

    Social Reporters 2020 startup

    Cresciamo con i nostri clienti che, grazie ai risultati ottenuti, danno continuità alla collaborazione con noi ampliando gli investimenti di comunicazione brand journalism e live communication.” – ci dice Ilario Vallifuoco, fondatore e AD di Social Reporters -. “Il nostro modello di relazione con i clienti è per risultati di breve su strategie di partnership di medio-lungo termine. Valorizziamo un approccio ‘Agile’ che si inquadra in una strategia di digital transformation della comunicazione aziendale garantendo qualità ed efficienza dalla prima iniziativa. ‘Think global act local’ è la linea guida dell’azienda. Vogliamo che l’internazionalizzazione sia l’evoluzione naturale della crescita di un servizio pensato per una scalabilità globale e applicato con modalità, linguaggio della comunicazione locale. L’Italia è un business case di un disegno globale. Abbiamo molti clienti internazionali con cui abbiamo creato best practice e risultati di successo localmente in Italia e che potremo ‘naturalmente’ estendere ai loro colleghi della comunicazione e marketing di altri Paesi“.

    L’obiettivo finale di Social Reporters,  è quello di contribuire fattivamente a far diventare le aziende delle vere Media Company. “E per farlo” –  continua Vallifuoco – “investiremo sempre di più nell’Academy di Social Reporters, corsi formativi intensivi per i dipendenti delle aziende per andare indagare e acquisire strategie sulla corporate communication e nello sviluppo della piattaforma e strumenti operativi a supporto del Brand Journalism“.

    Conosciamo bene la realtà di Social Reporters, avendo spesso l’occasione di lavorare su progetti comuni e potendo vedere da vicino la passione, l’impegno e la professionalità con cui questa startup riesce ad arricchire nuove forme di narrazione digitale. E a tutti loro auguriamo sempre il meglio e che il nuovo anno porti nuove opportunità di collaborazione.

  • Douyin, l’app cinese gemella di TikTok, si attiva per il coronavirus

    Douyin, l’app cinese gemella di TikTok, si attiva per il coronavirus

    La versione cinese di TikTok, Douyin, si mobilita lanciando una pagina #FightPneumonia con cui vengono forniti aggiornamenti sulla diffusione del coronavirus, il virus che ha infettato 1.300 persone provocando 41 vittime, anche se c’è il rischio che il numero possa crescere ancora.

    Come tutti voi già sapete il coronavirus sta spaventando il mondo, per la velocità con cui si sta propagando e per i rischi di un contagio a livello globale. E come spesso accade, anche il mondo dei social e digital si attiva per creare maggiore consapevolezza attorno al fenomeno e per informare tutti. Da questo punto di vista, vogliamo segnalarvi quello che sta portando avanti in questi giorni l’app Douyin, ossia l’applicazione gemella di TikTok, che ha lanciato una iniziativa, denominata #FightPneumonia, attraverso la quale fornire aggiornamenti sulla diffusione di questo terribile virus. Al momento il coronavirus ha provocato 41 vittime, anche se pare sia un numero destinato a crescere, e ha infettato più di 1.300 persone. Al momento in cina sono praticamente isolate 56 milioni di persone, un numero di abitanti quasi pari a quello dell’intera popolazione italiana.

    coronavirus Douyin getty images

    Ma, come dicevamo, il nostro intento era quello di portare alla vostra attenzione questa iniziativa, già bollata come “tragicomica” da un giornale italiano, ma che in realtà dimostra quanto sia importante fare divulgazione e informazione, quindi creare maggiore consapevolezza, andando in tutti i luoghi in cui le persone si incontrano. Ecco che quindi l’app Douyin ha pensato che fosse il caso di render più consapevoli gli utenti lanciando #FightPneumonia. A lanciare la notizia è stato TMT Post, poi ripreso da pochi altri media americani.

    https://twitter.com/tmtpostenglish/status/1220330751356366849

    Pochi sanno che Douyin è un’app in cui esiste un effetto video chiamato “Jiayou”, un effetto che gli utenti utilizzano per incoraggiare i medici che stanno operando per contrastare al diffusione del virus, e per curare i malati, e anche per le stesse vittime del coronavirus. Corrisponde all’equivalente in italiano “Dai! Dai!“. L’espressione “Jiayou”, in “chinglish”, che significa “aggiungere olio” è stata inserita nell’Oxford English Dictionary.

    Pare che molti influencer e molte celebrities stanno manifestando il loro sostegno con semplici video in cui appaiono con il pollice alzato, una situazione che da un lato sta creando molto coinvolgimento e dall’altro anche molte critiche.

    https://twitter.com/ForeverWithFOX_/status/1219966468042850304?ref_src=twsrc%5Etfw%7Ctwcamp%5Etweetembed%7Ctwterm%5E1219966468042850304&ref_url=https%3A%2F%2Fwww.businessinsider.com%2Fwuhan-coronavirus-douyin-tiktok-launches-feature-to-help-fight-virus-2020-1

    Dal nostro punto di vista, ci sembra che questa di Douyin sia una iniziativa molto utile in questo momento, per, lo diciamo ancora una volta, creare ancora maggiore consapevolezza attorno al coronavirus e per dare supporto ai medici. Tr al’altro la categoria dei medici e dei paramedici è molto presente sull’app, proprio per dare informazioni utili ad un pubblico molto giovane. Da considerare che l’app conta più di 400 milioni di utenti al giorno e riesce a registrare 1 miliardo di visualizzazioni, sempre al giorno.

    Esiste però un problema non da poco in Cina, relativamente ai social media. E come segnalato su Twitter, sembrerebbe che il governo cinese abbia censurato i tweet riguardanti la diffusione del coronavirus. Anche se Xi Jinping, presidente della Repubblica Popolare Cinese, ha detto proprio oggi che “la situazione è grave”.

  • Open-Box continua a crescere e si consolida come gruppo digital

    Open-Box continua a crescere e si consolida come gruppo digital

    Open-Box, la digital agency di Arezzo, ha registrato anche nel 2019 una grande crescita: +30% di fatturato, 1,8 milioni di euro. La crescita ha riguardato i clienti e anche il team, con l’ingresso di un nuovo Creative Director.

    Se ricordate, avevamo parlato l’ultima volta di Open-Box, la digital agency di Arezzo, esattamente due anni fa, quando entrò in Comunicatica, il gruppo fondato e guidato da Jacopo Paoletti. Da quel momento per Open-Box è iniato un percorso di forte crescita. Infatti, dopo una crescita del 40% registrata proprio alla fine del 2018, l’agenzia ha fatto registrate anche nel 2019 un momento di forte crescita, con un ulteriore +30% dl fatturato, ossia 1,8 milioni di euro. Numeri che testimoniano il grande momento che sta vivendo questa importante agency specializzata in social media, content e influencer marketing.

    La crescita ha riguardato anche i clienti e il team, con l’ingresso di Gianni Gaggiani, operante prima nella startup Grow The Planet e poi in H-Farm, come nuovo Creative Director dell’agenzia.

    open-box

    Un’evoluzione, quella intrapresa da Open-Box, che non arriva per caso, ma è figlia anche dei progetti di social media, e soprattutto dell’influencer marketing, settore che vede l’agenzia e il suo partner Matteo Pogliani da anni in prima linea, anche con la nascita dell’ONIM (Osservatorio Nazionale Influencer Marketing).

    Con questo nostro rebranding – ha aggiunto Jacopo Paoletti, Partner & CMO di Open-Box – si conclude positivamente anche l’esperienza iniziata tre anni fa con Comunicatica, che è stato il primo network liquido di startup e PMI del digitale, e inizia il consolidamento delle nostre partnership e partecipazioni dirette e indirette verso un gruppo societario vero e proprio, che vedrà Open-Box come capofila. Fra i nostri goal c’è quello di dar vita ad un hub diffuso dell’innovazione digitale, che unisca il modello dell’agenzia strutturata con realtà verticali di prodotto ad alto potenziale (come Vidoser, SEO Tester Online, Userbot e Coderblock), con il fine comune di creare nuove opportunità per i nostri clienti a supporto delle strategie di digital transformation ed open innovation.

  • Twitter, nei DM sono disponibili i tasti Reactions

    Twitter, nei DM sono disponibili i tasti Reactions

    La funzionalità era in fase di test dallo scorso anno, ma ora Twitter la ufficializza per tutti, sia su iOS, Android e versione web. Stiamo parlando dei tasti Reactions disponibili solo per i DM. Noterete che è inserito, tra gli altri, anche il pollice in giù.

    Come detto ormai da tempo, Twitter ha intrapreso lo scorso anno un serio percorso per innovare la piattaforma, a tutti i livelli. Qui sul nostro blog stiamo cercando di raccontarvi più nel dettaglio gli ambiti su cui Twitter si sta concentrando, il focus principale resta quello di migliorare la conversazione, ma la piattaforma di Jack Dorsey ha ufficializzato un’altra funzionalità che molti potrebbero apprezzare. Stiamo parlando dei tasti Reactions (sì, quelli che Facebook ha inserito sulla propria piattaforma nel 2016) che sono disponibili da subito per i DM, i messaggi privati. E questo vale sia per l’app mobile, iOS e Android, sia per la versione web.

    twitter tasti reactions dm

    Come usare subito i tasti Reactiond dei DM di Twitter

    Se provate ad entrare nella sezione della messaggistica di Twitter, noterete che adesso di fianco al messaggio, sulla destra, compare un simbolo cuore con all’interno un simbolo “+” più piccolo (lo vedete nell’immagine in alto).

    tasti reactions dm twitter

    Cliccandoci sopra vi si apre un pop-up con i tasti Reaction che ormai abbiamo imparato a conoscere bene in questi anni. Notate subito che, a differenza di quelli che si vedono su Facebook, in questo caso compare il tasto “ok”, pollice in alto, e anche il pollice in basso, per indicare un “dislike”. Sarebbe comunque il settimo, visto che su Facebook sono sei.

    Aggiungere una reazione ad un messaggio privato adesso è facilissimo. Basta scegliere che tipo di reazione mandare all’autore del messaggio e lo stesso riceverà una notifica che lo informa della reaction. La stessa reaction può comunque essere annullata in qualsiasi momento. E’ poi sufficiente cliccare sulla reazione per vedere chi l’ha espressa.

    In caso di conversazione privata con altri utenti, ognuno dei partecipanti alla conversazione riceverà una notifica ogni qual volta verrà aggiunta una reaction.

    Qualcuno ricorderà che, ad ottobre 2019, la prima ad accorgersi del test che Twitter stava effettuando sui reaction nei DM era stata Jane Manchun Wong, solita a scovare test di questo tipo. Se guardate l’immagine da lei postata allora, nella versione finale è sparita l’emoji “arrabbiata”, sostituita dalla emoji con il pollice in giù.

    Visti gli sforzi che Twitter sta facendo per migliorare, aggiornare e innovare la piattaforma, è normale che questo processo riguardi anche il servizio di messaggistica. Primo per restare al passo con le altre piattaforme, può sembrare scontato ma non lo è. E poi per potenziare l’esperienza utente all’interno di un servizio che per Twitter è molto importante, sia per quanto riguarda la conversazione diretta tra utenti, sia per quanto riguarda la relazione tra utente e azienda che proprio attraverso i DM può mettere in atto azioni di customer care.

    Allora, voi che ne pensate? Li avete già usati?

  • Twitter, il modifica tweet (forse) non arriverà mai

    Twitter, il modifica tweet (forse) non arriverà mai

    Potrebbe essere la risposta definitiva quella che Jack Dorsey ha dato, a proposito del tasto modifica tweet che gli utenti di Twitter attendono ormai da sempre. Alla domanda, durante un Q&A con Wired se arriverà il modifica tweet per il 2020, Dorsey ha detto: “La risposta è no”.

    Era esattamente un anno fa quando Jack Dorsey, co-fondatore e CEO di Twitter, durante un intervista, disse che l’idea del modifica tweet, un tasto che permetta agli utenti di correggere i 280 caratteri, potesse essere presa in considerazione. Addirittura, disse che l’idea di rendere la modifica nel tempo di 30 secondi dalla pubblicazione del tweet era quella più probabile. Il 2019 è trascorso nella speranza che questo benedetto modifica tweet arrivasse, prima o poi. Ma, a distanza di 12 messi, ecco la svolta. Il tasto modifica tweet potrebbe non arrivare mai, almeno questo è il pensiero di Jack Dorsey.

    Durante un Q&A con Wired ovviamente non è mancata la classica domanda sul modifica tweet. “E’ possibile aspettarsi nel 2020 il tasto modifica tweet”, è stata la domanda. Jack Dorsey con un leggero sorriso ha detto: “La risposta è no”.

    jack dorsey twitter modifica tweet 2020

    Per molti utenti Twitter, che da sempre attendono il tasto di modifica sarà una doccia fredda, la risposta di Dorsey può anche interpretarsi come un modo per poi giocarsi un cambio di programma in seguito, magari entro qualche mese. Almeno questa potrebbe essere una speranza.

    Qualche segnale la scorsa estate c’era stato, quando Kayvon Beykpour, responsabile di prodotto e co-founder di Periscope, aveva detto chiaramente che il modifica tweet non era tra le priorità dell’azienda di San Francisco, pur riconoscendo che prima o poi un tasto che dia la possibilità di modificare il contenuto debba essere inserito prima o poi.

    La risposta di Jack Dorsey pare allontanare ancora di più questa possibilità.

    Tutti sanno che Twitter nasce con i 140 caratteri perché ispirato agli SMS e, come tali, i messaggini non sono modificabili. Ecco, Dorsey spiega che questa è una caratteristica che Twitter manterrà ancora per un po’, nonostante i caratteri siano poi arrivati ad essere il doppio, ossia 280 caratteri. Quindi già di fatto Twitter ha perso la sua caratteristica originale, ragion per cui non si capisce perché non prendere in considerazione anche quella del modifica tweet.

    Queste sono le nostre considerazioni, probabilmente non lo faremo mai“. Queste le parole di Dorsey che sembrano, almeno così pare, mantenere comunque uno spazio aperto per considerare in futuro una possibilità per ripensarci.

    Eppure Twitter negli ultimi mesi ha intrapreso una decisa strada verso l’innovazione della piattaforma, puntando di molto a migliorare le conversazioni. L’ultima quella di trasformarsi definitivamente in una piattaforma chiusa. Di fatto, Twitter è cambiata, non è più quella piattaforma che si ispirava agli SMS, è molto di più.

    Motivo per cui, il modifica tweet sarebbe anche necessario, magari anche tenendo buona l’idea di renderlo disponibile entro pochi secondi, ma è una funzionalità che darebbe un qualcosa in più alla piattaforma. Completerebbe questo processo di innovazione intrapreso.

    Nonostante questa, apparente, chiusura, restiamo ancora fiduciosi.

  • The New Facebook, ecco la nuova versione desktop 2020

    The New Facebook, ecco la nuova versione desktop 2020

    Facebook, dopo averla annunciata lo scorso anno, e dopo un periodo di test, sta cominciando a rilasciare la nuova versione desktop. Per ora è disponibile solo per pochi utenti, per lo più negli Usa. Entro la primavera lo sarà per tutti, o quasi.

    Era stata annunciata lo scorso anno e dopo un lungo test ecco che Facebook ha cominciato a rilasciare la nuova versione desktop. Per ora è disponibile solo per un piccolo gruppo di utenti, per lo più negli Usa, ma, secondo quanto confermato da Menlo Park e CNet, che ne ha dato notizia, la nuova versione dovrebbe essere disponibile per un gruppo più vasto di persone, infatti non si dice “tutti”. Ma staremo a vedere.

    Intanto, da quelle che sono le prime impressioni raccontate proprio da CNet, e anche da altri siti e blog tech americani, la nuova versione piace. Facebook l’ha chiamata “The New Facebook“, quasi a voler indicare una sorta di nuovo corso della piattaforma. Tutti coloro che troveranno un pop-up che invita a provare la nuova versione, avranno sempre valida, in questa fase, la possibilità di ritornare alla vecchia versione. Un po’ come fece Twitter, per poi rilasciare a tutti la nuova versione web.

    Ricordiamo che questo aggiornamento di Facebook arriva dopo quello mobile. In altre epoche si sarebbe visto un aggiornamento a fasi inverse, prima desktop e poi mobile. Ma adesso i tempi li detta proprio il mobile.

    nuova versione desktop facebook 2020 franrusso.it

    La nuova versione desktop di Facebook appare più ordinata e meno “pesante” di quella attuale. Sembra sia anche un po’ più veloce e dinamica, mettendo in evidenza i Gruppi, su cui Facebook vuole scommettere molto.

    Gli utenti che accetteranno di provare la nuova versione avranno comunque la possibilità di inviare feedback per segnalare eventuali situazioni particolari ed eventuali bug notati durante l’uso della piattaforma.

    Ad un primo sguardo, regna il bianco come colore principale mettendo in evidenza colori molto accesi. E’ prevista anche una versione scura, in linea con quello che già si vede su altre applicazioni.

    Insomma, Facebook prova a rifarsi un po’ il look per quest’anno che vedono la società di Mark Zuckerberg impegnata a ridare slancio alla piattaforma, parliamo sempre dal punto di vista della reputazione.

    Resta ancora il problema legato alle pubblicità fake che Facebook non vuole ancora risolvere del tutto, in aggiunta alle pubblicità che diffondono informazioni errate sui vaccini, violando palesemente la policy della piattaforma.

  • Twitter da piattaforma aperta si trasforma in piattaforma chiusa

    Twitter da piattaforma aperta si trasforma in piattaforma chiusa

    Al CES di Las Vegas Twitter annuncia che entro il primo trimestre dell’anno verrà introdotta una nuova funzionalità che permetterà agli utenti di limitare le risposte ai tweet. Al fine di rendere la piattaforma un luogo più sicuro, Twitter perde la sua caratteristica di “piattaforma aperta”.

    Twitter all’inizio del 2019 aveva iniziato un processo di innovazione della piattaforma che ha generato, nel corso dell’anno, alcune novità interessanti e l’avvio di un processo di testing su una version beta, un test per circa un migliaio di utenti. Obiettivo era quello di innovare la piattaforma, a gran richiesta degli utenti, e di provare a rendere Twitter un luogo più sicuro, al riparo da contenuti violenti che hanno generato spesso conversazioni cariche d’odio e di intolleranza. E ora, il frutto di quel lavoro comincia a palesarsi, proprio in questo 2020.

    L’annuncio fatto a Las Vegas da Suzanne Xie, responsabile del product placement di Twitter è importante per due motivi. Il primo è che dimostra che Twitter è una piattaforma viva e che il 2020 sarà l’anno in cui arriverà quella svolta tanto richiesta dagli utenti. Il secondo motivo è che Twitter, proprio per rendere la piattaforma più sicura per tutti gli utenti, perderà la sua caratteristica di “piattaforma aperta”, diventando come le altre, ossia piattaforme chiuse.

    Andiamo con ordine e vediamo subito l’oggetto dell’annuncio.

    Gli utenti decideranno chi potrà rispondere ai tweet

    Suzanne Xie ha annunciato al CES di Las Vegas che Twitter entro il Q1 2020, quindi entro il primo trimestre del nuovo anno (che si chiude a fine marzo), renderà disponibile a tutti gli utenti la possibilità di limitare le risposte ai propri tweet. Detta così sembra che ogni utente agisca per limitare le conversazioni invece di alimentarle. Invece, è più corretto dire che gli utenti avranno la possibilità di decidere a quale pubblico fare riferimento, mettendo al riparo il contenuto. In pratica, entra in vigore anche su Twitter la possibilità di “rendere il contenuto più privato“.

    twitter piattaforma chiusa

    La funzionalità sarà resa evidente quando gli utenti avranno la possibilità di scegliere se rendere il contenuto disponibile per queste categorie:

    Global: il tweet viene reso visibile a tutti e tutti potranno eventualmente rispondere;

    Gruppo: in questo caso potranno rispondere al tweet solo gli account citati e gli account che l’utente stesso segue;

    Panel: scegliendo questa opzione potranno rispondere al tweet solo gli account citati all’interno del contenuto;

    Statement: infine, con questa opzione nessuno potrà rispondere al tweet, sarà una di quelle opzione che useranno i politici, ad esempio, quando useranno Twitter per fare qualche annuncio.

    Fino ad oggi gli utenti non avevano un grane controllo da questo punto di vista, a meno di “Silenziare” o bloccare gli account che infastidiscano la conversazione. Di recente Twitter ha anche aggiunto la possibilità di nascondere la risposta ad un tweet.

    Ma, in questo caso, il passo in avanti è notevole. Twitter si allinea alla modalità già presente su altre piattaforme (pensiamo a Facebook, ad esempio) permettendo agli utenti di decidere chi può rispondere ad un tweet. Di fatto, l’utente decide di rendere quel contenuto più privato, preservando la qualità della conversazione e mettendola al riparo da chiunque voglia perseguire intenti diversi.

    Si tratta quindi di una risposta di Twitter a tutti gli utenti, la gran parte, che chiedevano la possibilità di gestire meglio la conversazione, il vero problema che ha tenuto lontani dalla piattaforma centinaia di milioni di utenti. Sì, proprio così. Ogni mese su Twitter, dati di un pio di anni fa, arrivavano su Twitter un miliardo di utenti, ma solo un terzo erano quelli che poi risultavano iscritti alla piattaforma. Un motivo, e più di uno, per cui gli altri 700 milioni andavano via subito c’era eccome.

    Se da una parte questa novità renderà felici buona parte degli utenti, c’è da sottolineare un aspetto importante, quello che all’inizio avevamo individuato come il secondo motivo per cui l’annuncio di Suzanne Xie era importante. E cioè che Twitter in questo modo perde la sua caratteristica di piattaforma tradizionalmente aperta per diventare una piattaforma chiusa, come tutte le altre.

    twitter risposta tweet

    Twitter si trasforma da “piattaforma aperta” a “piattaforma chiusa”

    Significa che permettendo a delle categorie di utenti di partecipare alla conversazione, di fatto si sta limitando anche la stessa visibilità di quel contenuto. Questo avrà quindi un impatto su quella che sarà la reach totale del contenuto, sulle impressions. Se così fosse, stiamo parlando di una nostra considerazione, Twitter dovrà intervenire dal punto di vista dell’advertising, come conseguenza, per garantire agli investitori la visibilità massima del contenuto. Dovrà trovare quindi delle modalità per strutturare meglio la possibilità di fare promozione sulla piattaforma.

    E poi ci sarebbe l’impatto sull’analisi dei contenuti, ossia nella misurazione analitica della visibilità di quel tweet. Forse un esempio ci potrà aiutare. Se un utente decide di posizionare il contenuto sotto la categoria “Panel”, sarà possibile riuscire ad avere i dati sulla visibilità e sulle interazioni così come è possibile fare oggi? Al momento la risposta potrebbe essere di no, proprio perché a quel contenuto può rispondere solo una piccola parte di pubblico e non tutti. Di fatto è un contenuto “chiuso” e non “aperto”, come avviene oggi. Ovviamente su questo aspetto attendiamo altri dettagli da parte di Twitter nei prossimi mesi.

    E voi che ne pensate?

  • Facebook spiega la strategia per contrastare il deepfake

    Facebook spiega la strategia per contrastare il deepfake

    Facebook in un post ha spiegato la sua strategia per contrastare il fenomeno del deepfake. Verranno rimossi tutti i contenuti modificati “in modo da far credere che il soggetto del video abbia detto cose che in realtà non ha detto”. Anche quelli modificati in modi che “non sono riconoscibili da un utente medio”.

    Con una campagna elettorale in corso per le presidenziali Usa 2020, campagna dai toni ormai sempre più accesi, anche alla luce dei recenti fatti di cronaca, Facebook mette in chiaro in un post ufficiale quella che è la sua strategia a proposito del crescente fenomeno del deepfake, un fenomeno che lo scorso anno abbiamo tutti, più o meno, imparato a conoscere. E sono molti i media americani che sottolineano come questa strategia venga resa pubblica alla vigilia di una importante audizione presso la Camera dell’Energia e del Commercio, proprio sui media manipolati, che vedrà protagonista proprio Monika Bickert, vice presidente della gestione globale delle politiche di Facebook, autrice del post.

    Il fenomeno deepfake

    Facebook rende nota, quindi, quella che è la sua strategia per contrastare il fenomeno del deepfake, ossia il crescente fenomeno di tecniche che, grazie all’ausilio dell’Intelligenza Artificiale, riescono a modificare contenuti video riuscendo a modificare radicalmente il contenuto. La strategia della società fondata da Mark Zuckerberg si basa sulla collaborazione di 50 esperti, provenienti da diversi settori come quello tecnico, politico, mediatico, legale, civico e accademico, al fine di migliorare le tecniche per individuare i contenuti modificati.

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    Deepfake, la strategia di Facebook

    In pratica, Facebook rimuoverà tutti qui contenuti che sono stati modificati in modi che non sono facilmente riconoscibili dall’utente medio, che indurrebbero a pensare che qualcuno abbia fatto affermazioni che nella realtà, invece, non ha mai dichiarato. Saranno rimossi tutti quei contenuti modificati facendo uso di Machine Learning al fine di unire, sostituire e sovrapporre le persone che compaiono all’interno di video o immagini.

    Restano fuori da questa strategia tutti quei contenuti di parodia o satira, quei contenuti in cui è evidente la sola inversione dell’ordine delle parole. Tutti gli altri contenuti modificati saranno comunque visionati all’interno della partnership con 50 istituzioni, a cui accennavamo prima, a livello globale in oltre 40 lingue.

    Facebook inoltre fa parte della Deepfake Detection Challenge, annunciata a settembre dello scorso anno, di cui fanno parte anche Amazon Web Services, Microsoft, accademici provenienti da università come Cornell Tech, MIT, University of Oxford, UC Berkeley, University of Maryland, College Park e State University of New York.

    Cresce dell’84% in uno anno il fenomeno deepfake

    Secondo Deeptrace, sono 14.678 i video deepfake online individuati durante il 2019, con un incremento dell’84% rispetto all’anno precedente. Erano infatti 7.964 nel 2018. Il 96% di quelli condivisi online nel 2019 provengono dal mondo del porno. Si tratta quindi di un fenomeno che cresce in maniera vistosa e preoccupante. Per le sue caratteristiche infatti potrebbero essere il volano per diffondere, in maniera molto veloce, informazioni e notizie false proprio in un momento in cui, anche alla luce delle prossime elezioni Usa di quest’anno, è necessaria la massima attenzione. Anche per evitare il ripetersi di quanto avvenne esattamente quattro anni. E questo Facebook lo sa bene.

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