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  • WhatsApp, gli utenti possono decidere chi può aggiungerli nei Gruppi

    WhatsApp, gli utenti possono decidere chi può aggiungerli nei Gruppi

    In molti lo stavano aspettando e da oggi su WhatsApp gli utenti hanno la possibilità di decidere chi può aggiungerli nei gruppi. La novità è attiva solo per un ristretto gruppo di persone e nei prossimi giorni sarà disponibile per tutti.

    Chiunque usi WhatsApp sa cosa significa essere aggiunto, di continuo, a gruppi indesiderati, un tema questo che, purtroppo va be oltre quello che può essere il disagio di un singolo utente. Infatti, i gruppi su WhatsApp negli ultimi anni sono diventati luoghi preferiti dove diffondere fake news e disinformazione. Di casi se ne sono registrati tanti, i più eclatanti in Brasile e in India.

    Ma oggi quella fastidiosa aggiunta a gruppi indesiderati da parte di chiunque sta per finire. WhatApp ha da poco annunciato nuove impostazioni per gli utenti in grado adesso di essere più liberi di gestire alcuni aspetti della privacy. E cioè, la possibilità di decidere quali utenti possono aggiungerli nei gruppi.

    whatsapp impostazioni gruppi

    Come attivare le nuove impostazioni per i Gruppi WhatsApp

    Per attivare questa funzionalità è sufficiente andare su Impostazioni > Account > Privacy > Gruppi. Una volta arrivati nella voce “Gruppi”, si possono selezionare queste tre opzioni:

    • Tutti
    • I miei contatti
    • I miei contatti eccetto… .

    Se selezioni “I miei contatti”, solo i contatti presenti nella tua rubrica potranno aggiungerti ai gruppi, mentre l’opzione “I miei contatti eccetto…” offre ulteriore controllo permettendoti di stabilire chi tra i tuoi contatti può aggiungerti a un gruppo“. Questo è quello che si legge sul blog ufficiale di WhatsApp che ha dato la notizia.

    Nel caso in cui un amministratore non riesca ad aggiungere un utente, perché figura tra quelli bloccati, può comunque inviare un invito. Invito che può essere accettato solo entro tre giorni, trascorsi i quali, decade. Una bella differenza con l’essere aggiunti in maniera fastidiosa senza alcuna richiesta particolare.

    Al momento WhatsApp fa sapere che solo un ristretto gruppo di persone sta già usando le nuove impostazioni e che presto queste saranno disponibili per tutti gli utenti.

    Inutile ripetere che si tratta di una grossa novità che in tanti stavano aspettando, anche perché era annunciata da tempo.

    E voi che ne pensate? Raccontateci la vostra opinione.

     

     

  • Twitter vieta gli annunci politici, ecco perché è una scelta sensata

    Twitter vieta gli annunci politici, ecco perché è una scelta sensata

    Jack Dorsey, CEO di Twitter, ha annunciato che dal prossimo 22 novembre sulla piattaforma saranno vietati gli annunci pubblicitari politici. Una scelta coraggiosa e sensata che dovrebbero seguire tutte le piattaforme, Facebook in primis.

    Si sta molto discutendo, giustamente, della decisione annunciata da Jack Dorsey, CEO e co-fondatore di Twitter, di voler vietare, dal prossimo 22 novembre, la pubblicazioni di annunci pubblicitari politici. Una scelta che a noi appare coraggiosa e sensata, e siamo convinti che anche altre piattaforme dovrebbero seguire questa scelta, Facebook su tutte. Ma, proprio perché il dibattito che si è giustamente generato può sembrare fuorviante, è necessario contestualizzare questa decisione che non arriva a sorpresa o in maniera spontanea.

    Come sapete, negli Usa si stanno avvicinando le elezioni presidenziali del 2020, un momento importante che, per i contenuti politici che si propagano da questo avvenimento, interessa tutto il mondo. E ricorderete, certamente, come le precedenti elezioni presidenziali, quelle del 2016, sono passate alla storia come le elezioni pilotate da fake news, specialmente su Facebook. E sappiamo bene tutti cosa ne è scaturito da quel momento come il Russiagate e, soprattutto, lo scandalo Cambridge Analytica che ha travolto Facebook. La piattaforma di Mark Zuckerberg è stata scelta da coloro che volevano pilotare l’elezione di Donald Trump, riuscendoci.

    facebook fake news trump
    Questo grafico mostra come Facebook sia stata, in occasione delle elezioni presidenziali Usa del 2016, la piattaforma attraverso la quale le fake news si sono diffuse in modo particolare

    Ebbene, sempre per contestualizzare la decisione di Jack Dorsey, qualche giorno fa, Joe Biden, già ex vice presidente degli Usa durante i due mandati di Barack Obama, e possibile sfidante di Trump da parte dei democratici, aveva rivolto un appello alle piattaforme social media di vietare la pubblicità da parte di politici. Questo perché Biden, fautore della richiesta di impeachment nei confronti di Trump a seguito delle vicende legate all’Ucraina, si è accorto, ma non solo lui, che la macchina delle fake news è già in moto, e il rischio che si possa ripetere quanto già successo nel 2016 è molto alto.

    Ecco che, a questo punto, Jack Dorsey risponde all’appello di Biden decidendo di vietare la pubblicità politica dalla piattaforma. Dal 15 novembre verrà condivisa la nuova policy e dal prossimo 22 novembre la pubblicità politica non sarà più possibile su Twitter.

    Una decisione che merita applausi per il coraggio. Certo, non è facile prendere una decisione del genere, sapendo benissimo che la piattaforma si regge sulla pubblicità, ma forse è arrivato il momento di prendere decisioni coraggiose nel rispetto degli utenti. “Il consenso va conquistato” – scrive Dorsey nei tweet che hanno annunciato la decisione – “non va comprato“. Questa frase dice molto, perché spesso la politica si è avvicinata a questo tipo di piattaforme con la logica tradizionale, nel senso che “non importa ciò che pensano gli altri l’importante è avere un luogo dove poter acquistare consensi con la pubblicità“. Pensate che due anni fa scrivevamo di questo riferito però alle aziende, quando le invitavamo a “guadagnarsi lo spazio” invece che comprarlo sulle piattaforme, nel senso di essere aperti al confronto e alla conversazione.

    jack dorsey twitter politica
    Jack Dorsey, CEO di Twitter

    Jack Dorsey vuole sottrarre la sua piattaforma da quella politica che le vede solo come strumento per “influenzare”, per “deviare” l’opinione degli utenti, e non per informare o per confrontarsi. Dorsey sottolinea il grande lavoro che Twitter sta facendo per contrastare la diffusione di fake news e disinformazione. Da ultima, la decisione di limitare le interazioni dei tweet dei politici che violano le regole di Twitter, una decisione che ha lo scopo di annullare la reach, e quindi di impedire quel contenuto che diffonde odio o disinformazione, contrassegnandolo in grigio. Per ora Twitter non ha mai attivato questa procedura, ma è sicuramente in linea con l’annuncio di vietare annunci pubblicitari da parte dei politici.

    Leggi anche: 

    Twitter limiterà le interazioni con tweet di leader politici che infrangono le regole

    Se Twitter ha deciso di rispondere in questo modo all’appello di Joe Biden, lo stesso non si può dire di Facebook che, rispondendo comunque, ha ribadito la sua idea di non vietarli, anzi. Facebook dice che impedire gli annunci sarebbe come vietare la libertà di espressione. n realtà non è così.

    Il gesto di Twitter, anche se per ora non è stato compreso nemmeno dai mercati, è da premiare, contro quella logica che per anni ha guidato le piattaforme, ossia quella dei profitti a tutti i costi, anche al costo di diffondere fake news e disinformazione. Ecco perché il gesto di Twitter è sensato e tutte le piattaforme dovrebbero seguirlo.

  • Tik Tok compie un anno in Italia: i numeri del fenomeno del momento in infografica

    Tik Tok compie un anno in Italia: i numeri del fenomeno del momento in infografica

    Tik Tok, nato nel 2018 dall’unione con musical.ly, compie un anno in Italia e per l’occasione ha realizzato un’infografica con un po’ di dati interessanti.

    Tik Tok ultimamente è diventato il vero fenomeno del momento, infatti se ne parla ovunque. E oggi, dopo più di un anno, ne parliamo anche noi soprattutto perché Tik Tok compie un anno nel nostro paese e, per l’occasione, è stata creata un’infografica con dati interessanti.

    Nato dalla fusione con musical.ly, Tik Tok è ormai la piattaforma del momento. Parliamo della piattaforma per la creazione e condivisione di video di breve durata direttamente da mobile che ha ormai contagiato tutti. Non solo gli utenti più giovani, ma, come si vede in questi giorni, anche quello più adulti.

    TikTok è oggi in oltre 150 Paesi e tradotta in ben 75 lingue ed è diventata, in pochissimo tempo, la piattaforma preferita per chi vuole esprimersi attraverso brevi contenuti video, della durata di 15 secondi, direttamente dal proprio smartphone. A livello globale, conta già quasi 1 miliardo di utenti (la maggior parte in Cina, poi 100 mln negli Usa e 250 mln in India) e nel mese di settembre è risultata essere l’app più scaricata in assoluto.

    Ma adesso vediamo qualche numero che ci fornisce Tik Tok.

    tiktok italia

    In un anno sono state ben 280 le challenge lanciate nel nostro paese su TikTok, mentre gli hashtag più popolari hanno fatto registrare importanti numeri di visualizzazioni come #wasabisong che ne ha raggiunte ben 62 milioni, #backtoschool con 45 milioni e infine #greenscreen con 44 milioni.

    Gli effetti più utilizzati nell’editing dei video sono stati la naturalezza di Senza Filtro, l’effetto stroboscopico di Filtri Colorati e infine la dicotomia colore/bianco e nero di Double Split Screen. Tra i contenuti più amati, al primo posto c’è sicuramente Comedy mentre Fashion&Lifestyle è quello che ha fatto registrare la crescita più rapida in termini di apprezzamento da parte degli utenti e di nascita di nuovi creator.

    Tra i topic in ascesa troviamo invece Animali supportato dal creator @jessibrugali, Arte con @marco.grassi.painter, Famiglia con @missmammasorriso, Beauty con @beatricegherardini, Food con @chefincamicia, Sport con @doda.gledi e @_sg_soccer e infine Travel con @giuligartner.

    Analizzando invece i contenuti tematici, quello che ha appassionato di più è stato Environment, grazie al video di @sespo che ha ottenuto ben 232.000 visualizzazioni, seguito da Beauty con @marta.losito (225.000 visualizzazioni) e infine da Comedy con @zelig_official (201.000 visualizzazioni).

    La vera forza di TikTok, oltre all’aver messo a disposizione uno strumento di editing semplice e immediato, è però la sua community fatta di persone che hanno trovato nell’applicazione lo strumento per far esplodere la propria creatività ed emergere il proprio talento come ad esempio i creator Gabriele Vagnato, Cecilia Cantarano, Vincenzo Tedesco e Daniele Davì che sono nati artisticamente proprio sulla piattaforma. Tra gli altri talenti popolari su TikTok ci sono anche  Jessica Brugali, Maryna, Rosalba, Edoardo Esposito, Nuela, Patrizia & Micol, Tommaso Cassissa e Francesco Vigliotti.

    Lorenzo Antonelli, Cecilia Cantarano, Ludovica Olgiati e Gianmarco Rottaro sono stati invece i creator che hanno fatto registrare la crescita più rapida, mentre Giulia Mabe, Elena Rossi e Mattia Sacchetti quelli che si sono distinti per essere i più creativi.

    Inoltre, nell’ultimo anno, Tik Tok è stata scelta da diversi talent show, come: Italia’s Got Talent con la challegne #igtchallenge, che ha avuto ben 34 milioni di visualizzazioni, Zelig con #tiktokzelig (24 milioni di visualizzazioni) e infine Xfactor con #xf12inediti (20 milioni di visualizzazioni).

    Nike è stato uno dei primi brand a lanciare una challenge su TikTok e ad oggi ne ha veicolate ben tre: #theshadowboxer, #lightingfeet e #basketbeat. Non da meno è stata Vodafone con il progetto #shakeiteasy. Tra i profili professionali che hanno fatto registrare la crescita più rapida, non possiamo non ricordare @italiateam, @inter e @xfactor_italia.

    Guardando invece al mondo della musica i più seguiti sono stati Benji e Fede con #doveequando, Emis Killa con #tijuanachallenge e Sfera Ebbasta con #pablochallenge. TikTok ha attratto anche artisti, sportivi ma anche chef italiani e, tra i più popolari, troviamo Bruno Barbieri, Christian Vieri, Fiorello, Michelle Hunziker e la figlia Aurora Ramazzotti che, sulla scia di tanti artisti internazionali come Ed Sheeran, Will Smith, Jimmy Fallon o Mr Bean hanno aperto un profilo sulla piattaforma per condividere video e restare in contatto con i propri fan.

    Ecco, questo è stato il primo anno di Tik Tok in Italia, in basso trovate l’infografica. E voi lo usate? Raccontateci la vostra esperienza, anche sui social con #TikTokinItalia.

    Tik Tok un anno in Italia

  • Twitter: il bug sugli annunci penalizza la trimestrale, ma crescono gli utenti

    Twitter: il bug sugli annunci penalizza la trimestrale, ma crescono gli utenti

    Twitter ha annunciato i dati dell’ultima trimestrale, la Q3 2019, ed è venuto fuori un quadro tutt’altro che roseo, almeno dal punto di vista finanziario. La società di Jack Dorsey annuncia numeri al di sotto delle aspettative per via di un bug sugli annunci. Anche se il numero degli utenti giornalieri è in crescita.

    Twitter ha annunciato i dati dell’ultima trimestrale, la Q3 2019, e tutti si attendevano qualcosa di più, anzi molto di più. Il risultato è stato che la società di Jack Dorsey ha mancato clamorosamente le aspettative, con risultati che poi hanno portato il titolo TWTR in perdita a Wall Street, con un tonfo, uno dei peggiori dell’anno, del 20%. Ma c’è poi un altro grande problema che riguarda la piattaforma, ossia quello dei tweet abusivi, quindi quelli che non rispettano la policy della piattaforma. Un problema che ha finito per allontanare, nel tempo, utenti di lunga data e impedito a nuovi utenti di unirsi alla piattaforma. Twitter dice che oggi il 50% di questi tweet viene individuato prima ancora che l’utente lo segnali con una capacità di segnalazione cresciuta del 43% rispetto all’ultimo trimestre.

    Ma ora guardiamo i dati finanziari.

    Fatturato e utili in calo, mancando le aspettative

    Twitter ha realizzato nel terzo trimestre, Q3 2019, conclusosi il 30 settembre di quest’anno, 824 milioni di dollari di fatturato (in crescita del 9% su base annua) con un EPS, guadagno per azione, di soli 0,5 centesimi di dollaro. Un risultato di molto al di sotto delle attese che prevedevano un fatturato di 883 milioni di dollari e 0,20 centesimi di dollari di EPS. Dati che hanno provocato un tonfo a Wall Street del 20%, uno dei peggiori da inizio anno e ancora oggi il titolo perde (-1.3% mentre scriviamo).

    twitter calo wall street 2019

    La società di Jack Dorsey fa sapere che questo dato è influenzato dal bug che ha colpito la Mobile Application Promotion che ha finito per fornire dati sbagliati. Il tutto si è quindi tradotto in un calo degli utili operativi del 52%, arrivando a 44,1 milioni di dollari (erano 92 milioni di dollari lo scorso anno). Questo dato ha finito per creare sfiducia dei mercati facendo crollare il titolo in borsa.

    Crescono gli utenti giornalieri monetizzabili

    Dal punto di vista degli utenti, come sappiamo Twitter non rilascia più il numero degli utenti mensili, ma solo di quelli “giornalieri monetizzabili“, i dati sono in senso positivo. Infatti, nell’ultimo trimestre si registra una crescita del dato del 17%, arrivando quindi ad essere 145 milioni di utenti giornalieri, rispetto ai 124 milioni dello stesso periodo del 2018, e rispetto ai 139 milioni dell’ultima trimestrale. Snapchat ne conta 210 milioni al giorno, però.

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    A differenza dei buoni risultati ottenuti negli Usa, in termini di advertising, lo stesso non può dirsi a livello internazionale. In questo caso Twitter è stata penalizzata anche dalla scarsità di eventi internazionali. E’ quindi lecito pensare che il 2020 sarà un anno potenzialmente positivo per la piattaforma, vista anche la recente partnership annunciata proprio in relazione ai prossimi Giochi Olimpici di Tokyo 2020.

    twitter calo fatturato q3 2019

    Twitter, come già detto in relazione alla scorsa trimestrale, è sulla buona strada, sta lavorando bene nel cercare di innovare la piattaforma e di rendere le conversazioni sempre più coinvolgenti. Il dato finanziario può forse dirsi come un incidente di percorso, ci riferiamo al bug che ha colpito la piattaforma di advertising, anche se sono quelle cose che per una azienda come questa non dovrebbero succedere. Basta veramente poco per minare la fiducia dei mercati.

    Ma Twitter è anche una delle poche piattaforme che sta davvero contrastando l’utilizzo abusivo della piattaforma, ammettendo i proprio errori e cercando di migliorare il modo di rendere la piattaforma sempre più un luogo vivibile. Da questo punto di vista, la funzionalità “nascondi tweet”, quella che permette di nascondere tweet molesti in risposta ad un tweet, non ancora attiva nel nostro paese, potrebbe dare una spinta positiva.

  • Instagram starebbe lavorando per gestire meglio gli account che si seguono

    Instagram starebbe lavorando per gestire meglio gli account che si seguono

    Secondo quanto rilevato dall’esperta Jane Manchun Wong, Instagram starebbe lavorando su due nuovi strumenti per aiutare gli utenti a gestire meglio gli account che si seguono.

    Ultimamente si parla spesso di Instagram, è vero, vuoi per i nuovi tool ufficialmente lanciati e vuoi anche per il fatto che la piattaforma è sempre più legata alla piattaforma madre, ossia Facebook. Ma se ne torna a parlare anche perché la solita Jane Manchun Wong, super esperta di reverse engineering, sempre a caccia di nuovi tool tra le app, ha scoperto, curiosando nell’app Android di Instagram, che la piattaforma starebbe lavorando per rendere più gestibile il follow degli account. Per inciso, si parla di una rivelazione che, al momento, non viene confermata da Instagram in modo ufficiale, ma si tratta comunque di una novità che andrebbe a sopperire una lacuna che la piattaforma presenta da quel punto di vista.

    Jane Manchun Wong ha scoperto che Instagram starebbe lavorando su nuovi tool che permetterebbero all’utente di catalogare gli utenti seguiti in base a delle categorie di appartenenza. Si potrebbe quindi catalogare gli account seguiti sotto diverse etichette come “quelli con meno interazioni“, “i più mostrati nel feed“. E ancora “sport“, “design“, “fashion” e così via. Insomma, si potrebbe replicare quello che già accade su Twitter con le Liste, il modo che permette di seguire gli utenti sulla base di un argomento.

    instagram strumenti tool follow

    Se questo fosse possibile anche su Instagram, sarebbe un grande aiuto per gli utenti che potrebbe, a quel punto, anche ripulire la lista di account seguiti, eliminando quelli, ad esempio, con cui si interagisce di meno. In pratica, anche in questo caso si potrebbero creare dei feed alternativi e seguirli quando non si ha voglia di seguire sempre le solite immagini dal proprio feed.

    Se venisse confermata, questa sarebbe davvero una bella novità per Instagram che diventerebbe più gestibile e aiuterebbe gli utenti a creare una griglia di interessi in base agli account con cui si interagisce.

    Instagram al momento non ha voluto commentare queste indiscrezioni, ma pensiamo che questa novità sarebbe molto utile. E voi che ne pensate?

  • Sono Facebook e Instagram le due piattaforme preferite dagli italiani

    Sono Facebook e Instagram le due piattaforme preferite dagli italiani

    La nuova edizione del report dell’Osservatorio sulle Comunicazioni di Agcom fa il punto anche sui social media più usati dagli italiani. Facebook e Instagram restano le due piattaforme preferite.

    La nuova edizione del report dell’Osservatorio sulle Comunicazioni di Agcom ci offre uno spaccato diverso rispetto a quelle che sono le piattaforme social media più usate dagli italiani, in termini di utenti unici. Non che sia cambiato qualcosa rispetto al report precedente, ma i dati del nostro paese vengono messi in relazioni ai principali paesi europei, quindi Regno Unito, Germania, Francia e Spagna. Lo scenario che ne viene fuori, rispetto al nostro paese è quello a cui ormai siamo abituati da anni, con il consolidamento crescente di Instagram come seconda piattaforma più usata dagli utenti italiani.

    Dai dati dell’Osservatorio sulle Comunicazioni Agcom, dati riferiti a giugno 2019, emerge che Facebook e Instagram, che fanno parte della stessa casa di Menlo Park, sono le prime due piattaforme per utenti unici sono particolarmente utilizzati in Spagna, Italia e Regno Unito, da almeno il 58% dei navigatori. Nel dettaglio, in Italia Facebook conta l’88% degli utenti, dato analogo a quello registrato in Spagna. Il dato più basso lo si registra in Germania con il 66%, mentre in Francia è del 75%. In Germania si registra il dato più basso, caratteristica che si registra anche sulle altre piattaforme, come vedremo più avanti.

    facebook osservatorio comunicazioni 2019

    Instagram in Italia quindi si piazza dietro Facebook con il 63% degli utenti, confermandosi come piattaforma sempre più preferita dagli italiani, anche se gli spagnoli ci battono. Sì perché in Spagna Instagram conta il 79% degli utenti, il dato più alto tra i principali paesi europei. In Germania, ancora una volta, la piattaforma di Facebook conta solo il 35%, va un po’ meglio in Francia con il 40%, e si arriva poi al 58% in Francia. La Germania, possiamo dirlo, al momento è davvero poco social.

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    Facebook resta la prima piattaforma in Italia, nonostante tutto

    A seguire, dato che ci interessa e sorprende allo stesso tempo, troviamo Twitter. La piattaforma di Jack Dorsey in Italia conta il 31% degli utenti, un dato tutto sommato positivo che dimostra come le innovazioni recenti sulla piattaforma stiano facendo prendere quota alla piattaforma oggi da 280 caratteri. In Spagna, sempre più social, Twitter registra il 59% degli utenti, mentre in Germania solo 17%, in Francia il 27% e in Regni Unito si arriva al 51%, il secondo dato più alto.

    A seguire le altre piattaforma come LinkedIn, con il 31% degli utenti, Pinterest con il 15%. I dati dell’Osservatorio sulle Comunicazioni di Agcom prendono ancora in considerazione Google +, piattaforma che è andata in pensione, lato utente, definitivamente.

    audience tempo medio mensile osservatorio comunicazioni

    Altro elemento, e spunto di riflessione che ci offre questo report, è che in termini di utilizzo cresce il tempo di navigazione del 3% con Google che è alla vetta del ranking con il 98% della popolazione digitale europea (cresce su base annua del 9%), segue Facebook con l’85%  di utilizzo da parte degli utenti in Europa (+5% su base annua) e poi Microsoft con il 74%. Amazon è quella che cresce di più con il 34% su base annua.

  • Facebook: al via il test per eliminare i Like, per ora in Australia

    Facebook: al via il test per eliminare i Like, per ora in Australia

    Se ne parlava ormai da qualche giorno, ma ora è ufficialmente partito il test per eliminare i Like da Facebook, in Australia. Il test segue quello avviato anche nel nostro paese su Instagram e se avrà successo verrà esteso anche ad altri paesi.

    Se ricordate, ne avevamo già parlato qualche settimana fa, quando avevamo parlato della “soffiata” della solita Jane Manchun Wong, quando aveva scoperto un codice all’interno dell’app di Facebook per Android che nascondeva il numero dei Like dai post. Ebbene, quella soffiata era vera e ieri TechCrunch ha dato notizia dell’avvio del test da part di Facebook per eliminare i Like dai post, con l’intento di verificare la reazione degli utenti. Al momento il test è programmato per la sola Australia, ma, se avrà successo, come sperano in tanti, verrà poi esteso anche ad altri paesi.

    La notizia arriva a due giorni dall’avvio del test dieliminare i Like da Instagram anche nel nostro paese e la modalità che Facebook avvierà è la medesima. Infatti, il test farà in modo che gli utenti non vedano più il numero di like totale ma solo una dicitura del tipo “(un amico) e altri…“, più o meno quello che si vede in questi giorni su Instagram, appunto. E una volta cliccato su “altri”, viene fuori l’elenco delle persone che hanno espresso un apprezzamento. Ora, se davvero qualcuno vuole conoscere quanti sono, allora non deve fare altro che contarli manualmente (lo stesso vale per Instagram).

    test facebook like australia

    Da quello che si sa, anche se era logico, Facebook vuole verificare la reazione degli utenti, vuole quindi sapere se questa modalità risulta più “rilassante” rispetto all’opprimente ricerca dei Like. Il fatto di non vedere più comparire quel numero sui post, potrebbe aiutare gli utenti a vivere meglio la condivisione, senza essere rapiti da una compulsiva ricerca di Like che non fa altro che rovinare la qualità delle condivisioni.

    Come già detto in altre occasioni, ormai si era creata la convinzione che i Like fossero sinonimo di approvazione, indipendentemente dal contenuto. Spesso si è portati a pensare, sbagliando, che un maggiore numero di Like significa maggiore approvazione. Invece non è così. La ricerca spasmodica del Like ha portato solo ad un approccio ai social media sempre più ansioso, trasformando la condivisione in una “lotta” a chi ottiene più like. Conseguenza ne è stata una qualità sempre più bassa dei contenuti condivisi.

    Questo test, per ora solo in Australia, otterrà l’approvazione che merita e presto lo vedremo anche nel nostro paese. Perché è da qui che passa la “fase 2” di queste piattaforme, sempre più appiattite verso una unica direzione, “avere più like”. E’ il momento di voltare pagina e di pensare queste piattaforme come strumenti di comunicazione e di condivisione. Una riflessione che riguarda tanto gli utenti, quanto le aziende che dovranno necessariamente puntare sulla qualità.

  • Glassdoor da oggi arriva anche in Italia

    Glassdoor da oggi arriva anche in Italia

    Glassdoor, la piattaforma che offre recensioni, valutazioni, indicazioni sugli stipendi e molte altre informazioni sui datori di lavoro fornite direttamente dai dipendenti, insieme alle offerte di impiego più aggiornate, arriva in Italia. La piattaforma oggi accoglie a livello globale circa 67 milioni di visitatori unici mensili e offre siti ad hoc in 20 mercati mondiali.

    Glassdoor arriva in Italia. La piattaforma è ormai nota in tutto il mondo e offre recensioni, valutazioni, indicazioni sugli stipendi e molte altre informazioni sui datori di lavoro fornite direttamente dai dipendenti, insieme alle offerte di impiego più aggiornate. L’obiettivo di Glassdoor è quello di offrire a chi è in cerca di impiego una maggiore conoscenza delle opportunità professionali e degli ambienti di lavoro attraverso recensioni e informazioni condivise da coloro che conoscono di più un’azienda, ovvero i suoi dipendenti. La piattaforma unisce queste informazioni con l’accesso alle offerte di lavoro più aggiornate. Glassdoor accoglie a livello globale circa 67 milioni di visitatori unici mensili e offre siti ad hoc in 20 mercati mondiali.

    Lo scopo di Glassdoor è quello di aiutare le persone a trovare il lavoro e l’azienda che amano: sia il sito che la app rappresentano una risorsa gratuita per chi è in cerca di lavoro. Da oggi, prima di candidarsi o di accettare una proposta, gli utenti potranno utilizzare Glassdoor per farsi un’idea più precisa di come sia realmente lavorare presso quel datore di lavoro. La piattaforma offre oltre 50 milioni fra recensioni, valutazioni, informazioni sugli stipendi e molti altri dettagli, il tutto condiviso dai dipendenti stessi. Nessun’altra piattaforma di lavoro unisce la disponibilità di posizioni aperte con questo livello di dettaglio e informazioni su specifiche professioni e aziende.

    glassdoor in italia

    Con Glassdoor è poi possibile personalizzare le proprie ricerche di lavoro in base a titolo, posizione, distanza, settore, dimensioni e valutazioni dell’azienda e molto altro ancora. È possibile anche impostare degli avvisi che allertano l’utente qualora nuove offerte in linea con la propria ricerca compaiono online.

    Glassdoor utilizza un modello “dare-avere”, offrendo accesso gratuito a tutti i dati di Glassdoor una volta che si contribuisce alla piattaforma con i propri contenuti, fornendo ad esempio recensioni su una società o informazioni sui salari. Questo modello aiuta a ridurre la probabilità di recensioni troppo positive o negative, incoraggiando invece valutazioni aziendali più neutre ed equilibrate. La valutazione media delle aziende su Glassdoor è di 3,4 su 5.

    La piattaforma, lanciata nel 2008, aiuta anche i datori di lavoro a selezionare e assumere candidati di qualità e ben informati. Attualmente collabora con un numero crescente e diversificato di 16.000 datori di lavoro. Inoltre, ci sono 200.000 aziende che utilizzano un account Glassdoor gratuito, che consente ai rappresentanti delle aziende di rispondere alle recensioni, pubblicare aggiornamenti aziendali e accedere agli analytics di base che possono aiutare a prendere decisioni più informate in merito alle assunzioni.

    glassdoor italia

    Ideata da Tim Besse, Robert Hohman, attuale CEO dell’azienda, e dal fondatore di Expedia Rich Barton, Glassdoor è una piattaforma sempre più importante e utile per trovare e candidarsi per posizioni aperte e ricercare datori di lavoro – quasi quattro utenti di Glassdoor su cinque (79%) sono più propensi a candidarsi per una posizione aperta se l’azienda è attiva sulla piattaforma (ad esempio, risponde alle recensioni, aggiorna il suo profilo, condivide gli aggiornamenti sulla cultura aziendale e l’ambiente di lavoro). Inoltre, assumere personale attraverso Glassdoor consente alle aziende di ottenere un retention rate più alto del 30%.

    In occasione del lancio della piattaforma in Italia, Glassdoor ha condotto una ricerca online tra oltre 750 persone occupate e in cerca di lavoro nel mercato italiano. Questi i risultati principali:

      • l’85% delle persone in cerca di lavoro e dei dipendenti afferma che la realtà lavorativa tende a differire rispetto alle aspettative generate in fase di colloquio;
      • l’84% dei dipendenti afferma di voler essere meglio informato su quale sia un salario in linea con la propria posizione e le proprie competenze, tanto all’interno dell’azienda in cui si lavora che nel proprio settore di lavoro di riferimento;
      • il 77% delle persone in cerca di lavoro e degli occupati dichiara di trovare utile leggere le recensioni dei dipendenti attuali o precedenti di un’azienda quando deve decidere dove andare a lavorare;
      • il 77% delle persone in cerca di lavoro e dei dipendenti afferma che trovare la giusta cultura aziendale è più importante che guadagnare di più;
      • il 63% delle persone in cerca di lavoro e dei dipendenti, in riferimento al lavoro attuale o al più recente, di non aver negoziato il proprio stipendio e di aver accettato il salario offerto nella proposta d’impiego;
      • il 51% delle persone in cerca di lavoro e degli occupati sta attualmente cercando o prevede di cercare un nuovo lavoro nel corso del prossimo anno.

    Da oggi è quindi disponibile la piattaforma Glassdoor anche nel nostro paese a questo link: glassdoor.it.

  • Mark Zuckerberg: ‘No, non vendo Instagram e WhatsApp’

    Mark Zuckerberg: ‘No, non vendo Instagram e WhatsApp’

    Mark Zuckerberg, CEO e fondatore di Facebook, è stato ricevuto alla Casa Bianca dal presidente Donald Trump e ha anche incontrato alcuni deputati del Congresso. Ma, alla richiesta del  senatore repubblicano Josh Hawley di vendere Instagram e WhatsApp, Zuckerberg ha risposto fermamente di no.

    No, Mark Zuckerberg non venderà Instagram e WhatsApp e, forse, non lo farà mai. Circola con insistenza questa notizia, a ragione, per il fatto che per la prima volta al Congresso americano qualche deputato stia pensando in maniera seria di sciogliere Facebook. Fino ad ora era stato solo un pensiero in reazione a quanto successo negli ultimi mesi, soprattutto in relazione allo scandalo Cambridge Analytica, per cui Facebook è stata multata per 5 miliardi di dollari. Ma ora c’è qualcuno, qualche deputato del Congresso, che prende in considerazione questa idea, del tutto lontana dalla realtà, almeno per ora.

    Tutto ha inizio con la visita di Mark Zuckerberg alla Casa Bianca, dove ha incontrato il presidente Donald Trump, incontro definito da Trump “nice meeting, come ha scritto su Twitter e su Facebook, senza dare ulteriori dettagli su quello che si sono detti. Molto probabilmente hanno parlato anche di Libra, la valuta digitale di Facebook. E su questo punto, incontrando diversi deputati in forma privata a Capitol Hill (il Campidoglio, sede dei due rami del Congresso americano), Zuckerberg ha voluto tranquillizzare tutti sostenendo che Libra non verrà lanciata senza il placet delle autorità. Un elemento che ha sicuramente remato a favore del fondatore di Facebook.

    Fino a quando, proseguendo i suoi incontri privati, Mark Zuckerberg non si è imbattuto con il senatore repubblicano Josh Hawley, uno dei deputati più critici verso Facebook, e nel suo incontro privato ha avuto modo di dimostrarlo. Infatti, senza tanti giri di parole, Hawley ha chiesto a Zuckerberg due cose, in particolare: “L’ho sfidato a fare due cose per dimostrare che Facebook è serio sull’imparzialità, la privacy e la concorrenza: (1) Vendere Whatsapp e Instagram; (2) Sottoporre Facebook ad un audit esterno, indipendente, per quanto riguarda il tema della censura. Ha detto di no a entrambi“.

    L’idea del senatore Hawley è quella di costringere Facebook ad evitare che i dati degli utenti passino da Instagram e WhatsApp alla piattaforma madre, per impedire una sempre più estesa concentrazione di interessi.

    Una impostazione di pensiero che trova spazio in quella parte di deputati che vogliono “costringere” Facebook a gestire meglio i dati degli utenti, per impedire un nuovo scandalo Cambridge. Oltre a questo, poi, c’è da considerare che al Congresso si sta lavorando su una legge sulla privacy che potrebbe limitare drasticamente la capacità di aziende come Facebook, Google, Amazon e Apple di raccogliere e fare business con i dati personali degli utenti. Si tratta di una legge che potrebbe consentire agli utenti di vedere o vietare l’uso dei loro dati.

    Insomma, la situazione per Facebook, e non solo, da questo punto di vista, si fa sempre più difficile.

  • Anche quest’anno Twitter supporta la prevenzione del suicidio in Italia con una speciale iniziativa

    Anche quest’anno Twitter supporta la prevenzione del suicidio in Italia con una speciale iniziativa

    In occasione della Giornata Mondiale per la Prevenzione del Suicidio, Twitter lancia un’importante iniziativa per aiutare soggetti a rischio in collaborazione con Samaritans Onlus. E fino al 1° ottobre una speciale emoji, un fiocco arancione, comparirà con #GiornataMondialePrevenzioneSuicidio.

    Il 10 settembre è la Giornata Mondiale per la Prevenzione del Suicidio e per l’occasione Twitter, sempre molto sensibile al tema, ha stretto una partnership con​ Samaritans Onlus,​ associazione no-profit italiana a sostegno delle persone in difficoltà avente come obiettivo primario la prevenzione del suicidio, e lancia sulla piattaforma un’importante iniziativa. A partire da oggi, per la prima volta in Italia, chi effettua una ricerca legata al suicidio o all’autolesionismo su Twitter, vedrà comparire in primo piano nella homepage una notifica che incoraggia l’utente a chiedere aiuto, indirizzandolo al servizio di ascolto telefonico di Samaritans Onlus.

    Twitter continua inoltre la sua collaborazione con l’​Associazione Internazionale per la Prevenzione del Suicidio e lancia ​una emoji speciale raffigurante un fiocco arancione​ – il   simbolo internazionale della Giornata Mondiale per la Prevenzione del Suicidio. Fino al 1 ottobre l’emoji comparirà su Twitter con l’uso dell’hashtag #GiornataMondialePrevenzioneSuicidio.

    twitter suicidio

    Le communities su Twitter possono rappresentare una fonte di grande supporto in tempo reale per chiunque stia attraversando una battaglia contro depressione e pensieri suicidi. Affrontare i delicati problemi legati alla salute mentale richiede una forte collaborazione tra pubblico, privato e associazioni no-profit. L’iniziativa lanciata in Italia con Samaritans Onlus va proprio in questa direzione. Vogliamo offrire tutti gli strumenti possibili alle persone in difficoltà e incoraggiarle a chiedere aiuto” commenta ​Karen White, Director of Public Policy, Europe di Twitter.

    Sono lieto di collaborare con Twitter a questa importante iniziativa volta a contribuire alla prevenzione del suicidio e sono fiducioso che l’utilizzo di Twitter possa rafforzare il supporto che offriamo a tutti coloro che sono in una condizione di solitudine, nella disperazione e sull’orlo del suicidio e accrescere la consapevolezza delle risorse che sono loro disponibili” dichiara ​Mario Salvetti, Presidente di Samaritans Onlus.

    Qualche giorno fa l’OMS, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, ha lanciato un allarme, sono 800.000 persone che si tolgono la vita ogni anno nel mondo – una ogni 40 secondi – i numeri rimangono allarmanti anche se il tasso di suicidi pro capite sta diminuendo. Tra il 2010 e il 2016, continua l’OMS, il tasso globale è diminuito del 9,8%, con un calo di 19,6% nella regione del Pacifico occidentale al 4,2% nella regione del sud-est asiatico. La ragione delle Americhe – dove l’accesso alle armi da fuoco è un importante mezzo di suicidio secondo l’OMS – è l’unica che ha registrato un aumento (+ 6%).

    La stragrande maggioranza dei suicidi si verifica nei paesi a basso e medio reddito, ma i paesi ad alto reddito hanno il più alto tasso di suicidi (11,5 per ogni 100.000 abitanti). I tassi di suicidio in Africa, Europa e Sud-Est asiatico sono superiori alla media mondiale del 10,5 per 100.000 abitanti, mentre la regione del Mediterraneo orientale ha il tasso più basso.

    In Italia, la Sardegna gode di un triste primato, mettendo in evidenza una situazione anomala e in contro tendenza rispetto al resto del paese, che la porta in vetta alle statistiche per numero di suicidi: 20,4 uomini e 4,5 donne su 100 mila abitanti contro circa 5 casi su 100 mila di media nelle regioni del Sud Italia. Lo rileva un’indagine di Voce Amica Sassari Onlus, uno dei 20 centri in tutta Italia aderenti al Telefono Amico Italia che in diverse città d’Italia, oggi, martedì 10 settembre 2019, ha previsto una street action di coinvolgimento della popolazione.

    Twitter ha anche dedicato un form per segnalare gli utenti che minacciano di suicidarsi oppure di farsi del male sulla piattaforma. Un team di esperti specializzati analizza tutte le segnalazioni ricevute e fornisce agli utenti interessati strumenti online e ​hotlines per incoraggiarli a chiedere aiuto. La piattaforma fornisce inoltre informazioni utili nel proprio Help Centre, rivolte sia alle persone in difficoltà che a chiunque sia preoccupato per un altro utente.

    La notifica in homepage ​- già attiva negli Stati Uniti, nel Regno Unito, in Australia, Corea, Giappone, Irlanda, Brasile, Spagna, Germania, Hong Kong e Singapore – ​viene lanciata quest’anno per la prima volta in Italia, Svezia, Belgio e Francia.

    Se tu o qualcuno che conosci sta attraversando un periodo difficile, sappi che non sei solo/a. Chiedi aiuto a Samaritans Onlus.

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