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  • Facebook: al via il test per eliminare i Like, per ora in Australia

    Facebook: al via il test per eliminare i Like, per ora in Australia

    Se ne parlava ormai da qualche giorno, ma ora è ufficialmente partito il test per eliminare i Like da Facebook, in Australia. Il test segue quello avviato anche nel nostro paese su Instagram e se avrà successo verrà esteso anche ad altri paesi.

    Se ricordate, ne avevamo già parlato qualche settimana fa, quando avevamo parlato della “soffiata” della solita Jane Manchun Wong, quando aveva scoperto un codice all’interno dell’app di Facebook per Android che nascondeva il numero dei Like dai post. Ebbene, quella soffiata era vera e ieri TechCrunch ha dato notizia dell’avvio del test da part di Facebook per eliminare i Like dai post, con l’intento di verificare la reazione degli utenti. Al momento il test è programmato per la sola Australia, ma, se avrà successo, come sperano in tanti, verrà poi esteso anche ad altri paesi.

    La notizia arriva a due giorni dall’avvio del test dieliminare i Like da Instagram anche nel nostro paese e la modalità che Facebook avvierà è la medesima. Infatti, il test farà in modo che gli utenti non vedano più il numero di like totale ma solo una dicitura del tipo “(un amico) e altri…“, più o meno quello che si vede in questi giorni su Instagram, appunto. E una volta cliccato su “altri”, viene fuori l’elenco delle persone che hanno espresso un apprezzamento. Ora, se davvero qualcuno vuole conoscere quanti sono, allora non deve fare altro che contarli manualmente (lo stesso vale per Instagram).

    test facebook like australia

    Da quello che si sa, anche se era logico, Facebook vuole verificare la reazione degli utenti, vuole quindi sapere se questa modalità risulta più “rilassante” rispetto all’opprimente ricerca dei Like. Il fatto di non vedere più comparire quel numero sui post, potrebbe aiutare gli utenti a vivere meglio la condivisione, senza essere rapiti da una compulsiva ricerca di Like che non fa altro che rovinare la qualità delle condivisioni.

    Come già detto in altre occasioni, ormai si era creata la convinzione che i Like fossero sinonimo di approvazione, indipendentemente dal contenuto. Spesso si è portati a pensare, sbagliando, che un maggiore numero di Like significa maggiore approvazione. Invece non è così. La ricerca spasmodica del Like ha portato solo ad un approccio ai social media sempre più ansioso, trasformando la condivisione in una “lotta” a chi ottiene più like. Conseguenza ne è stata una qualità sempre più bassa dei contenuti condivisi.

    Questo test, per ora solo in Australia, otterrà l’approvazione che merita e presto lo vedremo anche nel nostro paese. Perché è da qui che passa la “fase 2” di queste piattaforme, sempre più appiattite verso una unica direzione, “avere più like”. E’ il momento di voltare pagina e di pensare queste piattaforme come strumenti di comunicazione e di condivisione. Una riflessione che riguarda tanto gli utenti, quanto le aziende che dovranno necessariamente puntare sulla qualità.

  • Glassdoor da oggi arriva anche in Italia

    Glassdoor da oggi arriva anche in Italia

    Glassdoor, la piattaforma che offre recensioni, valutazioni, indicazioni sugli stipendi e molte altre informazioni sui datori di lavoro fornite direttamente dai dipendenti, insieme alle offerte di impiego più aggiornate, arriva in Italia. La piattaforma oggi accoglie a livello globale circa 67 milioni di visitatori unici mensili e offre siti ad hoc in 20 mercati mondiali.

    Glassdoor arriva in Italia. La piattaforma è ormai nota in tutto il mondo e offre recensioni, valutazioni, indicazioni sugli stipendi e molte altre informazioni sui datori di lavoro fornite direttamente dai dipendenti, insieme alle offerte di impiego più aggiornate. L’obiettivo di Glassdoor è quello di offrire a chi è in cerca di impiego una maggiore conoscenza delle opportunità professionali e degli ambienti di lavoro attraverso recensioni e informazioni condivise da coloro che conoscono di più un’azienda, ovvero i suoi dipendenti. La piattaforma unisce queste informazioni con l’accesso alle offerte di lavoro più aggiornate. Glassdoor accoglie a livello globale circa 67 milioni di visitatori unici mensili e offre siti ad hoc in 20 mercati mondiali.

    Lo scopo di Glassdoor è quello di aiutare le persone a trovare il lavoro e l’azienda che amano: sia il sito che la app rappresentano una risorsa gratuita per chi è in cerca di lavoro. Da oggi, prima di candidarsi o di accettare una proposta, gli utenti potranno utilizzare Glassdoor per farsi un’idea più precisa di come sia realmente lavorare presso quel datore di lavoro. La piattaforma offre oltre 50 milioni fra recensioni, valutazioni, informazioni sugli stipendi e molti altri dettagli, il tutto condiviso dai dipendenti stessi. Nessun’altra piattaforma di lavoro unisce la disponibilità di posizioni aperte con questo livello di dettaglio e informazioni su specifiche professioni e aziende.

    glassdoor in italia

    Con Glassdoor è poi possibile personalizzare le proprie ricerche di lavoro in base a titolo, posizione, distanza, settore, dimensioni e valutazioni dell’azienda e molto altro ancora. È possibile anche impostare degli avvisi che allertano l’utente qualora nuove offerte in linea con la propria ricerca compaiono online.

    Glassdoor utilizza un modello “dare-avere”, offrendo accesso gratuito a tutti i dati di Glassdoor una volta che si contribuisce alla piattaforma con i propri contenuti, fornendo ad esempio recensioni su una società o informazioni sui salari. Questo modello aiuta a ridurre la probabilità di recensioni troppo positive o negative, incoraggiando invece valutazioni aziendali più neutre ed equilibrate. La valutazione media delle aziende su Glassdoor è di 3,4 su 5.

    La piattaforma, lanciata nel 2008, aiuta anche i datori di lavoro a selezionare e assumere candidati di qualità e ben informati. Attualmente collabora con un numero crescente e diversificato di 16.000 datori di lavoro. Inoltre, ci sono 200.000 aziende che utilizzano un account Glassdoor gratuito, che consente ai rappresentanti delle aziende di rispondere alle recensioni, pubblicare aggiornamenti aziendali e accedere agli analytics di base che possono aiutare a prendere decisioni più informate in merito alle assunzioni.

    glassdoor italia

    Ideata da Tim Besse, Robert Hohman, attuale CEO dell’azienda, e dal fondatore di Expedia Rich Barton, Glassdoor è una piattaforma sempre più importante e utile per trovare e candidarsi per posizioni aperte e ricercare datori di lavoro – quasi quattro utenti di Glassdoor su cinque (79%) sono più propensi a candidarsi per una posizione aperta se l’azienda è attiva sulla piattaforma (ad esempio, risponde alle recensioni, aggiorna il suo profilo, condivide gli aggiornamenti sulla cultura aziendale e l’ambiente di lavoro). Inoltre, assumere personale attraverso Glassdoor consente alle aziende di ottenere un retention rate più alto del 30%.

    In occasione del lancio della piattaforma in Italia, Glassdoor ha condotto una ricerca online tra oltre 750 persone occupate e in cerca di lavoro nel mercato italiano. Questi i risultati principali:

      • l’85% delle persone in cerca di lavoro e dei dipendenti afferma che la realtà lavorativa tende a differire rispetto alle aspettative generate in fase di colloquio;
      • l’84% dei dipendenti afferma di voler essere meglio informato su quale sia un salario in linea con la propria posizione e le proprie competenze, tanto all’interno dell’azienda in cui si lavora che nel proprio settore di lavoro di riferimento;
      • il 77% delle persone in cerca di lavoro e degli occupati dichiara di trovare utile leggere le recensioni dei dipendenti attuali o precedenti di un’azienda quando deve decidere dove andare a lavorare;
      • il 77% delle persone in cerca di lavoro e dei dipendenti afferma che trovare la giusta cultura aziendale è più importante che guadagnare di più;
      • il 63% delle persone in cerca di lavoro e dei dipendenti, in riferimento al lavoro attuale o al più recente, di non aver negoziato il proprio stipendio e di aver accettato il salario offerto nella proposta d’impiego;
      • il 51% delle persone in cerca di lavoro e degli occupati sta attualmente cercando o prevede di cercare un nuovo lavoro nel corso del prossimo anno.

    Da oggi è quindi disponibile la piattaforma Glassdoor anche nel nostro paese a questo link: glassdoor.it.

  • Mark Zuckerberg: ‘No, non vendo Instagram e WhatsApp’

    Mark Zuckerberg: ‘No, non vendo Instagram e WhatsApp’

    Mark Zuckerberg, CEO e fondatore di Facebook, è stato ricevuto alla Casa Bianca dal presidente Donald Trump e ha anche incontrato alcuni deputati del Congresso. Ma, alla richiesta del  senatore repubblicano Josh Hawley di vendere Instagram e WhatsApp, Zuckerberg ha risposto fermamente di no.

    No, Mark Zuckerberg non venderà Instagram e WhatsApp e, forse, non lo farà mai. Circola con insistenza questa notizia, a ragione, per il fatto che per la prima volta al Congresso americano qualche deputato stia pensando in maniera seria di sciogliere Facebook. Fino ad ora era stato solo un pensiero in reazione a quanto successo negli ultimi mesi, soprattutto in relazione allo scandalo Cambridge Analytica, per cui Facebook è stata multata per 5 miliardi di dollari. Ma ora c’è qualcuno, qualche deputato del Congresso, che prende in considerazione questa idea, del tutto lontana dalla realtà, almeno per ora.

    Tutto ha inizio con la visita di Mark Zuckerberg alla Casa Bianca, dove ha incontrato il presidente Donald Trump, incontro definito da Trump “nice meeting, come ha scritto su Twitter e su Facebook, senza dare ulteriori dettagli su quello che si sono detti. Molto probabilmente hanno parlato anche di Libra, la valuta digitale di Facebook. E su questo punto, incontrando diversi deputati in forma privata a Capitol Hill (il Campidoglio, sede dei due rami del Congresso americano), Zuckerberg ha voluto tranquillizzare tutti sostenendo che Libra non verrà lanciata senza il placet delle autorità. Un elemento che ha sicuramente remato a favore del fondatore di Facebook.

    Fino a quando, proseguendo i suoi incontri privati, Mark Zuckerberg non si è imbattuto con il senatore repubblicano Josh Hawley, uno dei deputati più critici verso Facebook, e nel suo incontro privato ha avuto modo di dimostrarlo. Infatti, senza tanti giri di parole, Hawley ha chiesto a Zuckerberg due cose, in particolare: “L’ho sfidato a fare due cose per dimostrare che Facebook è serio sull’imparzialità, la privacy e la concorrenza: (1) Vendere Whatsapp e Instagram; (2) Sottoporre Facebook ad un audit esterno, indipendente, per quanto riguarda il tema della censura. Ha detto di no a entrambi“.

    L’idea del senatore Hawley è quella di costringere Facebook ad evitare che i dati degli utenti passino da Instagram e WhatsApp alla piattaforma madre, per impedire una sempre più estesa concentrazione di interessi.

    Una impostazione di pensiero che trova spazio in quella parte di deputati che vogliono “costringere” Facebook a gestire meglio i dati degli utenti, per impedire un nuovo scandalo Cambridge. Oltre a questo, poi, c’è da considerare che al Congresso si sta lavorando su una legge sulla privacy che potrebbe limitare drasticamente la capacità di aziende come Facebook, Google, Amazon e Apple di raccogliere e fare business con i dati personali degli utenti. Si tratta di una legge che potrebbe consentire agli utenti di vedere o vietare l’uso dei loro dati.

    Insomma, la situazione per Facebook, e non solo, da questo punto di vista, si fa sempre più difficile.

  • Anche quest’anno Twitter supporta la prevenzione del suicidio in Italia con una speciale iniziativa

    Anche quest’anno Twitter supporta la prevenzione del suicidio in Italia con una speciale iniziativa

    In occasione della Giornata Mondiale per la Prevenzione del Suicidio, Twitter lancia un’importante iniziativa per aiutare soggetti a rischio in collaborazione con Samaritans Onlus. E fino al 1° ottobre una speciale emoji, un fiocco arancione, comparirà con #GiornataMondialePrevenzioneSuicidio.

    Il 10 settembre è la Giornata Mondiale per la Prevenzione del Suicidio e per l’occasione Twitter, sempre molto sensibile al tema, ha stretto una partnership con​ Samaritans Onlus,​ associazione no-profit italiana a sostegno delle persone in difficoltà avente come obiettivo primario la prevenzione del suicidio, e lancia sulla piattaforma un’importante iniziativa. A partire da oggi, per la prima volta in Italia, chi effettua una ricerca legata al suicidio o all’autolesionismo su Twitter, vedrà comparire in primo piano nella homepage una notifica che incoraggia l’utente a chiedere aiuto, indirizzandolo al servizio di ascolto telefonico di Samaritans Onlus.

    Twitter continua inoltre la sua collaborazione con l’​Associazione Internazionale per la Prevenzione del Suicidio e lancia ​una emoji speciale raffigurante un fiocco arancione​ – il   simbolo internazionale della Giornata Mondiale per la Prevenzione del Suicidio. Fino al 1 ottobre l’emoji comparirà su Twitter con l’uso dell’hashtag #GiornataMondialePrevenzioneSuicidio.

    twitter suicidio

    Le communities su Twitter possono rappresentare una fonte di grande supporto in tempo reale per chiunque stia attraversando una battaglia contro depressione e pensieri suicidi. Affrontare i delicati problemi legati alla salute mentale richiede una forte collaborazione tra pubblico, privato e associazioni no-profit. L’iniziativa lanciata in Italia con Samaritans Onlus va proprio in questa direzione. Vogliamo offrire tutti gli strumenti possibili alle persone in difficoltà e incoraggiarle a chiedere aiuto” commenta ​Karen White, Director of Public Policy, Europe di Twitter.

    Sono lieto di collaborare con Twitter a questa importante iniziativa volta a contribuire alla prevenzione del suicidio e sono fiducioso che l’utilizzo di Twitter possa rafforzare il supporto che offriamo a tutti coloro che sono in una condizione di solitudine, nella disperazione e sull’orlo del suicidio e accrescere la consapevolezza delle risorse che sono loro disponibili” dichiara ​Mario Salvetti, Presidente di Samaritans Onlus.

    Qualche giorno fa l’OMS, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, ha lanciato un allarme, sono 800.000 persone che si tolgono la vita ogni anno nel mondo – una ogni 40 secondi – i numeri rimangono allarmanti anche se il tasso di suicidi pro capite sta diminuendo. Tra il 2010 e il 2016, continua l’OMS, il tasso globale è diminuito del 9,8%, con un calo di 19,6% nella regione del Pacifico occidentale al 4,2% nella regione del sud-est asiatico. La ragione delle Americhe – dove l’accesso alle armi da fuoco è un importante mezzo di suicidio secondo l’OMS – è l’unica che ha registrato un aumento (+ 6%).

    La stragrande maggioranza dei suicidi si verifica nei paesi a basso e medio reddito, ma i paesi ad alto reddito hanno il più alto tasso di suicidi (11,5 per ogni 100.000 abitanti). I tassi di suicidio in Africa, Europa e Sud-Est asiatico sono superiori alla media mondiale del 10,5 per 100.000 abitanti, mentre la regione del Mediterraneo orientale ha il tasso più basso.

    In Italia, la Sardegna gode di un triste primato, mettendo in evidenza una situazione anomala e in contro tendenza rispetto al resto del paese, che la porta in vetta alle statistiche per numero di suicidi: 20,4 uomini e 4,5 donne su 100 mila abitanti contro circa 5 casi su 100 mila di media nelle regioni del Sud Italia. Lo rileva un’indagine di Voce Amica Sassari Onlus, uno dei 20 centri in tutta Italia aderenti al Telefono Amico Italia che in diverse città d’Italia, oggi, martedì 10 settembre 2019, ha previsto una street action di coinvolgimento della popolazione.

    Twitter ha anche dedicato un form per segnalare gli utenti che minacciano di suicidarsi oppure di farsi del male sulla piattaforma. Un team di esperti specializzati analizza tutte le segnalazioni ricevute e fornisce agli utenti interessati strumenti online e ​hotlines per incoraggiarli a chiedere aiuto. La piattaforma fornisce inoltre informazioni utili nel proprio Help Centre, rivolte sia alle persone in difficoltà che a chiunque sia preoccupato per un altro utente.

    La notifica in homepage ​- già attiva negli Stati Uniti, nel Regno Unito, in Australia, Corea, Giappone, Irlanda, Brasile, Spagna, Germania, Hong Kong e Singapore – ​viene lanciata quest’anno per la prima volta in Italia, Svezia, Belgio e Francia.

    Se tu o qualcuno che conosci sta attraversando un periodo difficile, sappi che non sei solo/a. Chiedi aiuto a Samaritans Onlus.

  • Ecco Facebook Dating, il servizio di incontri di Facebook arriverà in Europa il prossimo anno

    Ecco Facebook Dating, il servizio di incontri di Facebook arriverà in Europa il prossimo anno

    Facebook, dopo un anno dai primi test in Colombia, lancia ufficialmente Facebook Dating, il servizio di incontri per coloro che cercano l’anima gemella. Lanciato oggi in 20 paesi, in Europa arriverà il prossimo anno. Vediamo come funziona.

    Dopo un anno dai primi test, Facebook lancia negli Usa, e in altri 19 paesi, Facebook Dating, il servizio di incontri della piattaforma per chi cerca l’anima gemella. Prima di vedere come funziona, è opportuno dire che questo è uno dei primi esempi di vera integrazione con Instagram. Infatti, all’interno dell’account su Facebook Dating (in italiano diventerà “Facebook Incontri”?) sarà possibile integrare i messaggi da Instagram e, entro l’anno, sarà possibile anche aggiungere le stories, sia da Facebook che, appunto, da Instagram. Avrete notato che parliamo di Facebook come se fosse una piattaforma a parte, e infatti lo è.

    Facebook Dating è come se fosse una piattaforma a parte, specificatamente dedicata a chi è in cerca dell’anima gemella. Si tratta di un servizio gratuito e, per usarlo, bisogna avere più di 18 anni. Diciamo subito, per essere ancora più chiari, che, una volta creato il profilo, all’interno di Facebook Dating, non vedrete i vostri amici, quello sarà possibile solo utilizzando la funzione “secret crush” (cotta segreta). Tutta l’attività che si svilupperà su Facebook Dating resterà lì circoscritta e non verrà condivisa con Facebook.

    facebook dating incontri

    Quindi, una volta creato il profilo, l’utente verrà suggerito ad altri utenti sulla base degli interessi indicati al momento dell’iscrizione. Se un utente è interessato a qualcuno, per farglielo sapere basta commentare direttamente sul suo profilo oppure mettere un Like.

    L’aspetto potenzialmente interessante è quello di poter aggiungere al proprio profilo amici anche da Instagram, sempre attraverso la funzionalità “secret crush”. Infatti, è possibile selezionare fino a nove di Facebook o di Instagram che interessano, in questo caso è necessario collegare il proprio account Instagram a quello di Facebook Incontri.

    Leggi anche:

    Lo stato del dating online a livello globale, e anche in Italia, nel 2018

    Altro aspetto interessante di Facebook Incontri è quello legato alla sicurezza, da sempre anello debole di Facebook. Un aspetto in particolare è quello che si attiva toccando l’icona a forma di scudo per condividere i dettagli di un appuntamento imminente con un amico o un membro della famiglia utilizzando Facebook Messenger, oltre alla possibilità di condividere temporaneamente la tua posizione live. Un modo per informare gli altri sui propri spostamenti, utile nel caso ci fosse bisogno.

    facebook dating incontri profilo

    Facebook Dating è attivo da oggi negli Usa e anche in Brasile, Canada, Cile, Cile, Colombia, Ecuador, Guyana, Laos, Malesia, Messico, Paraguay, Perù, Filippine, Singapore, Suriname, Thailandia, Uruguay e Vietnam. Facebook fa sapere che in Europa arriverà il prossimo anno.

    Sarà interessante verificare come gli utenti di quei paesi utilizzeranno questo nuovo servizio e, soprattutto, se si fideranno di affidare i propri dati a Facebook anche per cercare l’anima gemella. Facbook è ottimista riguardo al successo del suo nuovo servizio, in un settore dove la concorrenza è agguerrita, sostenendo che il 40% degli utenti sarebbe deluso delle app di incontri attualmente in circolazione. Un dato che però ci sembra nettamente al ribasso.

  • Twitter disattiva la possibilità di twittare via SMS

    Twitter disattiva la possibilità di twittare via SMS

    Twitter, a seguito della violazione dell’account di Jack Dorsey, avvenuta qualche giorno fa, ha deciso di disattivare la possibilità di twittare via SMS. Una modalità ormai in disuso per la verità, ancora utile in certi paesi.

    Ricorderete quando qualche giorno fa vi avevamo dato la notizia della violazione dell’account Twitter di Jack Dorsey, il CEO e co-fondatore della piattaforma, oggi, a 280 caratteri. Una violazione messa in atto da un gruppo di hacker, che si fa chiamare Chuckling Squad, che già, nei giorni precedenti, aveva violato gli account di alcuni influencer negli Usa. Una situazione incresciosa, e al tempo stesso imbarazzante, per Jack Dorsey, anche per la modalità con cui è avvenuta questa violazione. Infatti, come già accaduto in altri episodi simili, questo gruppo è riuscito a violare l’account di Dorsey dal suo numero di telefono e da lì ha inviato dei tweet, a contenuto razzista e antisemita, via SMS.

    Dopo qualche giorno in cui Twitter ha cercato di capire meglio come sia avvenuto questo episodio, anche se era ormai chiaro la modalità, ha deciso di disattivare la modalità di twittare via SMS, proprio a causa dell’incidente accaduto a Jack Dorsey.

    twitter SMS

    Siamo sicuri che molti di voi che usano Twitter non usano questa modalità di twittare via SMS, oggi appare quanto meno una modalità anacronistica. Ma, nella fase iniziale della vita di Twitter (ricordiamo che Twitter a 140 caratteri nasce proprio dall’idea dell’SMS) la possibilità di twittare attraverso messaggi testuali è stata molto importante. E lo è stata anche in tanti paesi dove, effettivamente, per tante difficoltà strutturali, era impossibile, o quasi, usare Twitter in assenza di connessione alla rete. In quella circostanza, bastava un SMS per usare comunque la piattaforma e ricevere le notifiche.

    Tra l’altro la pagina che illustra la modalità per usare Twitter via SMS è ancora attiva.

    Ora, di fronte a quello che è successo, Twitter ha deciso, opportunamente aggiungiamo, di sospendere l’invio di tweet via SMS. Proprio per preservare quegli utenti che ancora usano questa modalità da possibili violazioni.

    Twitter, violato l’account di Jack Dorsey. Ecco cosa è successo

    Twitter accusa gli operatori telefonici di non fare abbastanza per proteggere i propri utenti, ed è quello che sarebbe successo a Dorsey, anche se su questo vi è un’indagine in corso. C’è poi la volontà di migliorare l’autenticazione a due fattori che pure si basa sul numero di telefono e sugli SMS, anche su questo Twitter non spiega come intende procedere. Il servizio è quindi sospeso da oggi in molti paesi, non vengono specificati quali, ma Twitter fa sapere che presto verrà riattivato, soprattutto in quei paesi che ancora dipendono dagli SMS, come India, Filippine, Indonesia.

    A seguito della violazione subita, Jack Dorsey fa sapere di non avere attivo alcun numero di telefono. Pur esistendo diversi modi per comunicare oggi, sapere di un CEO senza un numero di telefono forse è un po’ troppo.

  • Anche in Italia cala il tempo trascorso sui social media, nel 2019

    Anche in Italia cala il tempo trascorso sui social media, nel 2019

    In un recente report, GlobalWebIndex mette in evidenza come il tempo trascorso sui social media, negli ultimi anni, sia in calo o sia rimato invariato. Un dato che potrebbe essere la conseguenza dell’attenzione delle varie piattaforme riposta proprio sul tempo che gli utenti vi trascorrono. In calo anche nel nostro paese.

    Negli ultimi anni, più precisamente negli ultimi due, tutte le piattaforme social media hanno cominciato a porre maggiore attenzione sul tempo che gli utenti trascorrono sui social media. Questo perché, proprio negli ultimi anni, si è registrato un aumento deciso del tempo trascorso. Un aumento che ha suscitato non poche preoccupazioni. Ricorderete quando anche Tim Cook, CEO della Apple, a gennaio del 2018, diceva, in occasione di un incontro all’Harlow college in Essex, “non voglio che mio nipote stia tanto tempo sui social media“. Aggiungendo, qualche mese dopo, sempre nello stesso anno, che l’intenzione della Apple non era quello di far trascorrere così tanto tempo sullo smartphone ai loro utenti.

    Il crescente tempo sui social media va insieme con quello crescente anche sullo smartphone, anche perché esistono tanti paesi nel mondo dove l’accesso ai social media avviene in prevalenza da dispositivi mobili.

    tempo speso social media 2019

    Tutto questo per parlare di un recente report di GlobalWebIndex che, tra le altre cose, mette in risalto come, negli ultimi due anni, il tempo sui social media, a livello globale, sia in realtà in calo. E questo può essere interpretato, e sicuramente è così, come da parte delle piattaforme, sempre negli ultimi due anni, ci sia stata una maggiore attenzione sul tempo trascorso sui social media dagli utenti. Al punto da introdurre strumenti per dare modo agli utenti di monitorare il tempo che viene impiegato sui social media. Ma soprattutto per rendere più consapevoli gli utenti verso un utilizzo più sano dei social media e delle nuove tecnologie in generale.

    Dal report si evince chiaramente come questo andamento sia calante.

    Le persone che utilizzano i social media solo il 98% della popolazione online, nell’ultimo mese, e la media del tempo trascorso si attesta, sempre a livello globale, sulle 2 ore e 23 minuti al giorno.

    tempo speso social media

    Il paese in cui si registra il dato più alto è le Filippine con 4 ore e 1 minuto al giorno; dato in calo rispetto al 2018 quando il tempo era di 4 ore e 8 minuti. Nel 2012 il dato del tempo era di 2 ore e 49 minuti. Anche nei paesi che seguono questa classifica di registra un calo o un assestamento, oppure, come in Nigeria, che si affaccia sulla scena mondiale, in Colombia e in Argentina dove si resta su un tempo compreso tra 3 ore e 45 minuti e poco sotto le 3 ore e mezza. Anche in Indonesia, paese molto importante per la sua conformazione basata su infrastrutture mobile, il tempo cala e passa da 3 ore e 23 al giorno del 2018 alle 3 ore e 15 minuti del 2019. Il tempo trascorso è in calo in altri paesi asiatici come India e Vietnam

    E in Italia?

    Il nostro paese si attesta a 1 ora e 46 minuti,  un dato in calo di 2 minuti rispetto allo scorso anno. In dettaglio:

    • 2012 – 1:33
    • 2013 – 1:49
    • 2014 – 1:47
    • 2015 – 1:58
    • 2016 – 2:02
    • 2017 – 1:53
    • 2018 – 1:48
    • 2019 – 1:46

    Sono dati interessanti e aggiungiamo che, nei primi tre mesi dell’anno, la media di account sui social media, per utente è di 7,3. Il dato più alto si registra in India con oltre 10 account per utente, e anche lì il dato relativo al tempo trascorso sui social media è in leggero calo, lo stesso del dato del 2017, 2 ore e 25 minuti.

    Nel nostro paese, a fronte di un dato di utilizzo dei social media del 98% da parte degli utenti, il 77% li usa da pc/laptop e l’89% li usa da mobile.

    Da punto di vista delle attività che gli italiani fanno sui social media, il report evidenzia, dal punto di viste delle attitudini quindi, come il 42% dichiari di usare questi canali per restare aggiornati; il 36% per seguire i brand preferiti; il 30% per scoprire nuovi prodotti e brand che usano i social media il 18% per scoprire brand attraverso i commenti.

    Il report è molto interessante e vi consigliamo di consultarlo perché contiene molti elementi che caratterizzano l’uso dei social media nel 2019. Ci sembrava interessante mettere in evidenza il calo del tempo di utilizzo di questi strumenti, per il fatto che siamo di fronte all’inizio di una fase nuova, per una crescente saturazione e per una frammentazione sempre più ampia. Una chiave di lettura che diventa oltre modo interessante se la osserviamo da come si sta muovendo Facebook che tende alla centralità della piattaforma, in modo che tutte le direttrici possano congiungersi in una sola piattaforma.

    Sullo sfondo, ed è poi l’aspetto più importante, c’è una maggiore attenzione sulla privacy che arriva dagli utenti, e, forse, il calo del tempo d’uso è anche un po’ il riflesso dei recenti scandali, leggi Cambridge Analytica, che hanno caratterizzato lo scorso anno.

    Insomma, un report che ci porta a fare diverse considerazioni. E voi che ne pensate?

  • Anche Facebook sta pensando di abbandonare i Like

    Anche Facebook sta pensando di abbandonare i Like

    Da quanto riportato da TechCrunch, Facebook starebbe pensando di abbandonare i Like e alla base di questo ci sarebbe l’intenzione di partire con un test. A scoprire questa intenzione è stata Jane Manchun Wong, non nuova a scoperte di questo tipo.

    Dopo l’annuncio, qualche mese fa da parte di Twitter di eliminare i conteggio dei retweet, cosa che dovrebbe concretizzarsi a breve, e dopo il test avviato su Instagram per eliminare i Like, adesso sembra arrivato il turno di Facebook. A rivelarlo è TechCrunch, basandosi su una “soffiata” di Jane Manchun Wong, non nuova a scoperte di questo tipo. La ricercatrice ha scoperto un codice all’interno dell’app di Facebook per Android che nasconderebbe il numero dei Like dai post. Come già visto per Instagram, gli altri utenti non vedranno più il numero totale delle interazioni al post attraverso i Like, il dato sarà visibile solo dal post originale.

    Facebook conferma questa intenzione di lavorare sull’eliminare del tutto il numero dei Like, anche se non conferma l’andamento del test relativo a Instagram, test, come già sapete, attivo anche in Italia e in altri sei paesi.

    facebook rimozione like

    Anche se, da quel poco che si sa, pare che, almeno per quello che riguarda Instagram, il test sia molto apprezzato dagli utenti, liberi adesso di postare foto e immagini, senza l’ansia dei like. In ogni caso, qui potete leggere il parere di sei esperti a cui ci siamo rivolti per sapere come affrontare questo cambiamento.

    In che direzione sta andando l’influencer marketing dopo le scelte di Instagram? La parola a 6 esperti

    Lo stesso può dirsi per Facebook, anzi, forse in questo contesto l’eliminazione dei Like potrebbe rivelarsi una mossa molto più positiva con effetti più evidenti. 

    Da sempre, i Like su Facebook sono quasi sinonimo di approvazione, indipendentemente dal contenuto. Una considerazione che spesso si è rivelata fuorviante per gli utenti, perché, spesso, un elevato numero di Like non è associabile ad una maggiore affidabilità del contenuto e, tantomeno, di chi lo diffonde.

    Quelle interazioni sono alla base di quello che ormai si definisce “l’economia dei Like”, ossia di una forma di pensiero per cui il Like diventa l’unica forma di approvazione possibile, da ottenere per essere considerati. Niente di più sbagliato.

    L’eliminazione dei Like potrebbe far cessare quella eccessiva pressione che spesso accompagna gli utenti, liberi, se mai fosse così, di mettere online anche cose che non necessitano di una approvazione obbligatoria attraverso un Like.

    Si tratta di un situazione in divenire, vi terremo comunque informati.

  • Twitter, violato l’account di Jack Dorsey. Ecco cosa è successo

    Twitter, violato l’account di Jack Dorsey. Ecco cosa è successo

    Nel pomeriggio americano di ieri, l’account Twitter di Jack Dorsey, CEO e co-fondatore della piattaforma da 280 caratteri, è stato violato. A rivendicare l’hacking è stato un gruppo chiamato Chuckling Squad. La violazione è durata 30 minuti, giusto il tempo di twittare contenuti razzisti, a nome di Dorsey. Pare che la violazione sia partita dal numero di telefono.

    Avreste mai immaginato che l’account Twitter di @jack, Jack Dorsey, il CEO e co-fondatore della piattaforma da 280 caratteri, potesse mai essere violato? Ebbene sì, è successo ieri, nel pomeriggio americano, quando in Italia erano più o meno le 21:45, che si è scoperto che l’account dell’attuale capo di Twitter era stato violato. Una violazione durata una trentina di minuti, un periodo di tempo sufficiente per twittare, a nome di Dorsey, contenuti razzisti, antisemiti. E’ passato quindi un po’ di tempo prima che il team sicurezza di Twitter si accorgesse di cose stava avvenendo.

    A rivendicare la violazione, quindi a mettere la firma sotto questo hacking, è stato un gruppo chiamato Chuckling Squad, in Italia poco noto, ma negli Usa è ormai conosciuto per il fatto di aver preso di mira famosi youtubers. Di recente hanno preso di mira infatti James Charles, Shane Dawson, King Bach, Etika e Amanda Cerny, tutti nelle ultime due settimane. Tutti nelle ultime due settimane. James Charles ha poi annunciato un’azione legale con l’intenzione di querelare AT&T, l’operatore telefonico americano, reo di aver “permesso” l’accesso al gruppo hacker.

    jack dorsey account violato screen

    Già, ma perché querelare AT&T?

    Da quello che sembra, ne parla Business Insider, e non solo, pare che la violazione dell’account di Jack Dorsey sia partita proprio dal suo numero di telefono. I tweet sono stati fatti partire da una piattaforma, di proprietà di Twitter dal 2010, chiamata Cloudhopper. Questa piattaforma, non accessibile a tutti, permette di inviare tweet direttamente dagli SMS.

    Si tratta quindi di un caso anomalo, oltre che imbarazzante, per un CEO importante come Dorsey. Tra l’altro, c’erano state nei giorni scorsi diverse avvisaglie, al punto da suggerire a Dorsey di usare un computer protetto per twittare, invece di usare il suo iPhone. Questo è quello che scrive Ryan Mac, di BuzzFeed:

    La conferma che la violazione del numero di telefono di Dorsey arriva, dopo un po’ di tempo, da Twitter:

    https://twitter.com/TwitterComms/status/1167591003143847936

    La violazione quindi è partita dal numero di telefono, ma non è chiaro, però, come questo sia potuto succedere. E’ quindi plausibile pensare, come già successo, che questo gruppo abbia preso di mira l’operatore telefonico, sicuro di poter violare account di personalità importanti. Non ci sarebbe quindi un carattere politico in capo a questo atto. Ma si tratta solo di supposizioni, senza che ci sia alcuna conferma.

    Insomma, si è trattato di una situazione per Dorsey assolutamente fastidiosa che mette in evidenza come l’attenzione, sotto molteplici punti di vista, non deve mai calare. Specie quando sei il CEO di Twitter.

     

    [Immagine di copertina: COLE BURSTON/BLOOMBERG/GETTY IMAGES]

  • Instagram potrebbe lanciare Threads, l’app di condivisione intima istantanea

    Instagram potrebbe lanciare Threads, l’app di condivisione intima istantanea

    Secondo quando riportato da The Verge, Facebook sta sviluppando una nuova app di messaggistica chiamata Threads, fortemente legata a Instagram. L’app potrebbe permettere la condivisione immediata della posizione dell’utente e anche della durata della batteria. Sembra un nuovo attacco a Snapchat.

    In molti avevano previsto che il pensionamento anticipato dell’app Direct, quell’app stand-alone che avrebbe dovuto fungere da costola per la messaggistica di Instagram, potesse dare seguito a qualche altra soluzione. E, in effetti, da quello che riporta The Verge, che ha dato per primo la notizia, sembra essere così. Facebook avrebbe avviato un test su una nuova app chiamata Threads, si tratterebbe di una app di messaggistica istantanea, quasi in tempo reale, con cui condividere, oltre alla possibilità di contenuti come video e immagini, anche la posizione, velocità e, addirittura, l’autonomia della batteria. Proprio quest’ultimo elemento è caratteristico di un’app che vuole essere uno strumento di comunicazione più intimo, più circoscritto e meno generale. Attenzione, usiamo il condizionale perché nè Facebook, il dominus di Instagram, e nè Instagram hanno rilasciato dichiarazioni ufficiali.

    Quindi, restiamo su quanto riportato da The Verge sapendo che non ci sono conferme ufficiali, anche se, a ben vedere, questa è un’app, per come si presenta, che risponde a quanto Zuckerberg diceva qualche mese fa, e cioè che Facebook, intendendo tutto la galassia intorno, dovesse diventare uno spazio più intimo per il futuro. Si riferiva ad un luogo in cui la persona che deve comunicare, appunto, restando sull’app Threads, di avere lo smartphone scarico, lo possa fare a quel ristretto gruppo di persone che devono saperlo. E non, come accade oggi, direttamente su Facebook, intesa come piattaforma adesso, facendolo sapere, più o meno, al mondo intero.

    threads app facebook

    Attenzione, perché quando Zuckerberg, sempre qualche mese fa, parlava di rendere Facebook uno spazio più intimo, lo intendeva anche più sicuro, più attento alla privacy. E’ chiaro che alcune informazioni come la posizione, una di quelle che sarebbe immediatamente condivisa attraverso Threads con un ristretto numero di persone, deve essere fatta in un luogo ristretto, e non in luogo generalista aperto a tutti.

    Anche la condivisione di immagini e video, l’app supporta la fotocamera sarà più “intima” e immediata. E su questo aspetto ci sarà molto da discutere.

    Prima di trarre una considerazione conclusiva su Threads, è utile ricordare che questa è l’evoluzione di quella che doveva essere Direct, ricordate, l’app stand-alone che avrebbe dovuto essere l’app di messaggistica istantanea di Instagram che poi, dopo un periodo di test infinito, è stata mandata letteralmente in pensione e i messaggi sono stati convogliati all’interno dell’app Instagram, come accadeva un tempo. Già, Direct era stata progettata dal vecchio team di Instagram, quello che faceva capo ai due co-fondatori, Kevin Systrom e Mike Krieger, quindi doveva essere riprogettata una nuova app che rispondesse al nuovo filone di pensiero voluto dal dominus.

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    E non sono mancati i tanti, come ha fatto inizialmente un altro blog tech, molto seguito come 9to5, nella versione 9to5Mac, che praticamente dice che questo è un nuovo tentativo di Instagram (leggi Facebook) di “copiare” (senza mezzi termini) Snapchat, già a sua volta copiato quando furono lanciate le Instagram Stories nell’agosto di tre anni fa. E’ chiaro che Facebook guarda ad altra situazioni per cercare di intercettare segmenti di pubblico dove è meno presente, come appunto i giovanissimi, cercando di carpire quanto di buono fanno altri. E’ un dato di fatto.

    A proposito, le Instagram Stories saranno visibili anche da questa nuova app Threads.

    Ora, cerchiamo di arrivare ad un conclusione, pur consapevoli di ragionare su una ipotetica app, nel senso che non esiste e non ci sono commenti ufficiali. Ma una considerazione finale va fatta, ed è questa.

    E’ vero che, forse, l’evoluzione dei social media, dei social network per usare la definizione originale, siano verso una dimensione più intima, più privata, e su questo non ci sono molti dubbi. Una sorta di “fase 2” è alle porte. Ma è anche vero che chi propone una migliore gestione delle conversazioni, nel senso di più private, più circoscritte, più sicure, è sempre quello che ha dato vita a uno dei più grandi scandali legati alla privacy come è stato lo scandalo Cambridge Analytica. Tutto molto bello, ma ci deve essere davvero un segnale concreto di cambiamento.

    Infine, non essendoci conferme ufficiali, non si sa neanche quando questa app verrà rilasciata ufficialmente.