Categoria: Social Media

In questa categoria trovate articoli che riportano dati e ricerche sul mondo dei Social Media. Dal numero di utenti connessi, al tempo trascorso su ciascun social network

  • Gli utenti più giovani seguono gli influencer per gli acquisti

    Gli utenti più giovani seguono gli influencer per gli acquisti

    Un recente studio di Oracle e CRM Essentials rileva come gli utenti più giovani, quelli della Generazione Z, decidono di fare acquisti seguendo influencer.

    Forse il titolo sembra scontato, ma non lo è del tutto. Un recente studio di Oracle e CRM Essentials ha rilevato come il ruolo degli influencer sia sempre più rilevante per i giovani in relazione agli acquisti. Lo studio traccia in maniera evidente un cambiamento che si è reso ancora più evidente negli ultimi anni. Gli utenti quindi stanno modificando il modo in cui si informano prima di effettuare un acquisto e i social media sono luoghi all’interno dei quali si sviluppa la conversazione, all’interno delle community, utili per formarsi un’opinione.

    Ma quello che è più chiaro da questo studio è che i giovani, quelli della Generazione Z (i nati tra il 1997 e il 2012) hanno come punto di riferimento gli influencer e i social media.

    I dati ci dicono che l’80% degli utenti intervistati ha dichiarato di acquistare prodotti dopo essere entrato in contatto con contenuti sui social media; il 37% fa affidamento in maniera esclusiva agli influencer; solo il 13% degli intervistati dichiara di effettuare acquisti dopo essersi informato dalla tv.

    Dicevamo prima dei più giovani, quelli che si individuano all’interno della Generazione Z. Di questi l’84% effettua acquisti facendo riferimento agli influencer, un dato che assume una rilevanza importante per il fatto che questa fascia di età sarà quella che, nel corso dei prossimi anni non troppo lontani, sposterà sempre di più le proprie decisioni di acquisto guardando agli influencer. E nel corso degli anni vedrà crescere anche la propria possibilità di spesa. Questo è l’elemento interessante da cogliere.

    Se guardiamo alle altre fasce di età, “solo” il 46% dei Baby Boomers prende decisione di acquisto seguendo influencer. Restano comunque ancorati ai mezzi tradizionali.

    Inoltre, gli utenti della Generazione Z sono i più propensi a scoprire prodotti e marchi tramite gli influencer (il 32%), rispetto al 28% degli intervistati in generale e solo al 13% dei boomers intervistati.

    E attraverso quali canali gli utenti della Generazione Z seguono gli influencer?

    E dallo studio di Oracle e CRM Essentials scopriamo che il 49% degli utenti della Generazione Z lo fa attraverso YouTube. Una percentuale che scende al 37% se facciamo riferimento ai Millennials. C’è poi da rilevare il ruolo di TikTok, usato dal 23% degli utenti della Generazione Z, un dato che è più del doppio rispetto alle altre classi di età.

    E parlando di decisioni di acquisto una parte dello studio è dedicata anche alla customer care. Ebbene, il 98% degli utenti definisce frustranti le interazioni con il team di assistenza.

    In ogni casom anche in questo contesto, i social media giocano un ruolo rilevante. Infatti, il 31% degli intervistati preferisce commentare sulla pagina del marchio sui social media e il 24% preferisce inviare un messaggio diretto al marchio sui social media. Dati che raddoppiano se guardiamo la Generazione Z.

    Dato interessante è poi il 93% degli utenti che si rivolge a YouTube e a TikTok per ricevere risposte ad alcune domande riguardanti dei prodotti. Percentuale che sale poi al 95% degli intervistati che appartengono alla Generazione Z e che scende al 7% tra i boomers.

    Per il 20% degli i video condivisi su YouTube e su TikTok sono rilevanti perché realizzati da altri utenti/consumatori, per il 19% sono facilmente rintracciabili, per il 16% sono sono chiari e illustrativi.

  • Twitter, Elon Musk e il braccio di ferro sui bot

    Twitter, Elon Musk e il braccio di ferro sui bot

    La relazione tra Twitter e Elon Musk è sempre più complicata. Il futuro proprietario della piattaforma sfida in pubblico Parag Agrawal, CEO della società, a dimostrare che i bot siano davvero meno del 5%. Ma il suo vero interesse non è questo.

    Sin dall’inizio di questa storia, abbiamo sempre sostenuto che questa tra Twitter e Elon Musk sarebbe stata una relazione rischiosa. E purtroppo così è.

    Le vicende di questi ultimi giorni e di queste ultime ora, confermano ancora una volta che il destino di Twitter è legato alla sorte di Elon Musk.

    Vale la pena fare comunque un passo indietro e cercare di capire cosa è successo negli ultimi giorni e che significato avranno questi stessi fatti.

    Come certamente ricorderete, Elon Musk qualche giorno fa, riprendendo dei dati già pubblicati da Twitter a inizio del mese di maggio, disse di avere dei dubbi sul fatto che gli account spam/bot su Twitter fossero davvero al di sotto del 5%, facendo pensare che questo potesse costituire un problema.

    Già quella stessa affermazione mise in difficoltà il titolo Twitter in borsa, difficoltà che sono poi seguite nei giorni successivi.

    Twitter Musk bot

    In risposta alle affermazioni del fondatore della Tesla, l’attuale CEO di Twitter, Parag Agrawal, ha voluto fare un chiarimento su Twitter con diversi tweet. Il succo del discorso di Agrawal è che gli account sono meno del 5%, dato noto da almeno otto anni, e che questo stesso dato sarebbe difficile da rilevare da terze parti proprio perché esistono dei dati che non possono essere trasferiti all’esterno. Tra questi il modo in cui Twitter intende riconoscere come attivo un account. Era un ragionamento corretto e, ripetiamo, sufficientemente noto ai più. Figurarsi a chi aspira a diventare il proprietario della piattaforma.

    Per tutta risposta, Elon Musk risponde con la emoji della cacca. Si avete letto bene, quella. A sottolineare la grande statura del personaggio.

    Per tutta risposta, e veniamo al termine di questa nostra breve sintesi, Elon Musk ha sfidato pubblicamente Parag Agrawal a rendere noto il modo in cui la piattaforma sostiene di avere al suo interno meno del 5% di account spam/bot.

    Di fronte a questa “sfida”, sorgono diversi dubbi, anche troppi. Ma restiamo su quelli più evidenti.

    Il primo dubbio riguarda il fatto che è davvero singolare che l’uomo più ricco del mondo, con un patrimonio personale di circa 250 miliardi di dollari, decida di acquisire una piattaforma come Twitter per 44 miliardi di dollari (diventando, così restanti le cose, una delle acquisizione più costose nel panorama dei social media) senza effettuare una doverosa “due diligence”.

    Si intende con il termine due diligence, ci perdoneranno gli esperti se usiamo essere così generici, una valutazione chiara di quelli che sono i rischi e i benefici che comporta la definizione di una acquisizione. Elon Musk decide di comprare Twitter senza fare questa operazione.

    Lui sostiene di aver proceduto all’acquisizione basandosi sui dati depositati presso la SEC, ricordiamolo ancora una volta, la Consob americana.

    Il secondo dubbio riguarda proprio quello che pensava Elon Musk sui bot. La sua acquisizione l’ha portata avanti al grido di “renderò Twitter un posto migliore liberandolo dai bot“. Adesso sembra quasi che il problema gli sia scoppiato tra le mani dopo aver chiuso l’accordo, facendo quasi sembrare che lui non ne sapesse nulla.

    Intanto, la sua strategia per contrastare i bot non è stata mai molto chiara. Ha sempre detto che vuole rendere Twitter una piazza dove regna la libertà di espressione. E in qualche occasione ha aggiunto anche che per lui tutti dovrebbero avere un segno di spunta, differenziando i personaggi pubblici, proprio per individuare meglio i profili bot.

    Elon Musk sapeva benissimo dei bot su Twitter quando ha firmato l’accordo, con una penale da 1 miliardo di dollari e nelle settimane successive alla firma dell’accordo non è successo nulla di nuovo.

    Il suo interesse è quello di abbassare il prezzo di Twitter per pagare meno dei 44 miliardi di dollari offerti, ossia 54,2 per azione.

    Dopo le sue uscite, il titolo adesso vale 37,2 dollari, ben lontano dai 51 dollari dall’inizio della sua scalata. Praticamente Twitter ha perso il 23,2% in meno di 1 mese. Un capolavoro.

    Un tale capolavoro che ha comportato il calo dei 28% del titolo Tesla, sempre nell’ultimo mese, titolo fondamentale per Elon Musk per poter affrontare l’acquisizione.

    Il problema è poi che, a fronte di tutto quello che è successo negli ultimi giorni, il CdA di Twitter ha ribadito che l’accordo resta valido e che Elon Musk deve completare l’acquisizione a 44 miliardi di dollari così come pattuito in fase di definizione dell’accordo.

    Non conviene a Elon Musk portare tutta la vicenda in tribunale, perché la vicenda é piuttosto chiara. Ma lui non perde tempo a confondere le acque e a confondere gli utenti, facendo passare lui come vittima di un raggiro. E in questo, come si sa è bravissimo.

    Solo che stavolta rischia grosso, così come rischia grosso anche Twitter. Purtroppo.

  • Trenitalia Regionale e Accenture Song per la comunicazione social

    Trenitalia Regionale e Accenture Song per la comunicazione social

    Trenitalia Regionale e Accenture Song per la comunicazione sui social media. Una collaborazione iniziata un anno fa che continua con l’apertura di nuovi canali per raccontare nuove storie delle belle e dei luoghi regionali.

    La comunicazione social gioca un ruolo importante anche per comunicare i luoghi “regionali”. Anzi, i social media per la comunicazione local sono strumenti formidabili, per la loro capillarità e immediatezza. Attraverso questi strumenti diventa più efficace e coinvolgente la narrazione di storie.

    Ed è questo che muove la collaborazione tra Trenitalia Regionale e Accenture Song con il claim “Tutto quello che ti muove“, con al centro la comunicazione social dell’azienda di trasporto ferroviario regionale.

    Da sempre il treno rappresenta il mezzo di trasporto preferito per i viaggi e per gli spostamenti regionali. Viaggi e spostamenti che diventano occasione per conoscere e scoprire i luoghi, gli itinerari e le bellezze regionali del nostro paese.

    Social Media Trenitalia Accenture Song

    La collaborazione tra Trenitalia Regionale e Accenture Song è iniziata esattamente un anno fa, proseguendo poi fino al Giro d’Italia 2021, manifestazione di cui Trenitalia è Official Green Carrier.

    La collaborazione tra i due grandi player ha dato vita, nel corso del 2021, alla produzione di tanti contenuti, sono stati creati diversi eventi e appuntamenti. E non sono mancate le indicazioni sulle bellezze e i luoghi da visitare tutti segnalati attraverso il canale Instagram di Trenitalia Regionale, il primo canale avviato, @trenitaliaregionale.

    In poco tempo il profilo Instagram ha superato i 21 mila follower e, dopo questo anno così ricco, nei prossimi messi si darà il via ai nuovi canali su YouTube e Facebook.

    Accenture Song non continuerà ad occuparsi solo della comunicazione social di Trenitalia Regionale, ma si occuperà anche del “social care”, quindi del customer care attraversi i canali social, con l’obiettivo di offrire ai clienti e ai viaggiatori risposte pronte e pertinenti sempre in accordo con l’azienda del trasporto ferroviario regionale.

    Ci piaceva segnalarvi questa notizia come esempio di collaborazione che funziona, portata avanti con l’idea di investire sulla comunicazione credendo nei valori che muovono le due aziende. Come l’Innovazione e la Sostenibilità, valori che in un contesto di comunicazione local trovano sempre più spazio e acquistano sempre più importanza.

  • Elon Musk sta giocando con Twitter, ecco perché

    Elon Musk sta giocando con Twitter, ecco perché

    Elon Musk ha deciso di mettere in pausa l’acquisizione di Twitter, vuole verificare se davvero gli account spam/bot sono il 5% sulla piattaforma. In realtà, sta giocando.

    Difficile parlare di Elon Musk e Twitter, per il fatto che il susseguirsi di notizie  è così repentino che è difficile mettere a fuoco ciò che succede davvero. E sarà così fino al completamento dell’acquisizione da parte del fondatore della Tesla. Forse.

    Forse, perché mai come adesso Elon Musk sta mettendo in chiaro quella che è la sua strategia su Twitter.

    Ma andiamo per ordine. Verso la fine della mattinata di oggi venerdì 13 maggio 2022, ora italiana, ElonMusk twitta che l’acquisizione è temporaneamente sospesa in attesa dei dettagli relativamente ad un report di Twitter che rileva come il fenomeno degli account spam e/o bot sulla piattaforma sia inferiore al 5% sul totale degli utenti.

    Elon Musk Twitter

    Elon Musk quindi vuole vederci chiaro e di sua iniziativa (almeno seguendo le sue ultime gesta) decide di mettere in pausa l’accordo di acquisizione. Risultato? Il titolo TWTR precipita a Wall Street e nella fase di pre-apertura va giù del 15% fino a circa 38 dollari per azione. Salvo poi riprendere qualcosina, mentre scriviamo, perdendo il 10% a circa 40 dollari per azioni. Ben lontano dai 54 dollari per azione raggiunti quando Elon Musk acquisì il 9,2% di Twitter, operazione che in effetti era l’inizio della sua scalata.

    La strategia di Elon Musk: far scendere il valore di Twitter

    Ecco, l’obiettivo primario di Elon Musk era questo, far scendere il prezzo di Twitter e possiamo dire che ci sta riuscendo.

    Dopo circa due ore dal suo tweet, sorprendente e spiazzante come sempre, cerca di rinsavirsi e twitta che resta comunque impegnato nel portare avanti l’acquisizione.

    Certo, questo era chiaro, ma alle sue condizioni.

    Elon Musk non è certo nuovo ad operazioni come queste e non è certo nuovo ad atteggiamenti come questi. Lui è sempre stato così, imprevedibile.

    Di certo, prima di abbandonare l’acquisizione di Twitter dovrebbe pensarci su diverse volte (e lo farà) visto che una clausola prevede che se non completasse l’acquisizione sarebbe costretto a pagare una penalità di 1 miliardo di dollari.

    La situazione quindi si complica ancora più del dovuto in una settimana in cui si è parlato tanto dei tagli al personale. Anzi, dei tagli al management di Twitter.

    Elon Musk prevede di avviare una nuova era di Twitter in cui sarà sempre meno dipendente dalla pubblicità, iniziando a tagliare i costi sul personale. Ultimo addio, in ordine di tempo, è quello di Kayvon Beykpour, responsabile di prodotto di Twitter e già co-founder di Periscope. Un addio su “suggerimento” di Parag Agrawal, l’attuale CEO della società.

    “Parag mi ha chiesto di andarmene dopo avermi fatto sapere che vuole portare la squadra in un’altra direzione”.

    Sempre nei giorni scorsi, durante una intervista sulla CBS, Elon Musk ha definito un errore il ban su Donald Trump. Dichiarazioni che fanno ancora discutere e che definiscono meglio quale sia la sua strategia.

    Elon Musk sta quindi giocando a far abbassare il prezzo di Twitter, una strategia che di riflesso porterebbe a far aumentare il prezzo di Tesla e quindi essere sicuro di recuperare il terreno perso fin qui.

    Il dato è che Tesla ha perso quasi un quarto del suo valore da quando Elon Musk ha deciso di avviare la sua scalata di Twitter. Una mossa che ha finito per ingarbugliare i suoi piani. Le azioni Tesla sono per Elon Musk il tesoretto da utilizzare per riuscire a completare l’operazione finanziaria dell’acquisizione.

    Abbassando il prezzo di Twitter, cresce quello di Tesla e lui è più contento.

    Se guardiamo i dati è quello che sta accadendo.

    Mentre scriviamo Twitter cede il 9.2% e Tesla guadagna il 5,6%. Non serve aggiungere altro.

    Anzi no. C’è ancora un’altra cosa da aggiungere.

    Elon Musk sapeva perfettamente dei risultati del report, del 5% degli account spam/bot. Su Twitter è così da 2011 del resto.

    Ripescare il report dopo 10 giorni significa solo provare a fare il suo gioco.

  • Twitter presenta Data Dash, il gioco per spiegare la privacy

    Twitter presenta Data Dash, il gioco per spiegare la privacy

    Twitter ha lanciato nuove misure per la privacy e per farlo decide di comunicarle meglio con un linguaggio più comprensibile e con un gioco da browser, Data Dash.

    Twitter ha presentato Data Dash, un gioco per browser che aiuta a spiegare alcune delle impostazioni sulla privacy, tema sempre molto caro alla società di San Francisco che ormai si appresta a diventare di proprietà di Elon Musk.

    Il gioco si presenta con una grafica stile videogame anni ’80 e la descrizione che si legge in basso dice tutto: “Ti diamo il benvenuto a Città della Privacy! Porta il tuo cane Dati al parco in sicurezza. Evita gli annunci dei felini, naviga in un mare di DM, combatti i troll e scopri come ottenere il controllo della tua esperienza su Twitter“.

    Una volta scelta la lingua con cui giocare, Twitter Data Dash, realizzato da Momo Pixel, dovrete scegliere il personaggio e iniziare il percorso Maneggiando i cursori per evitare fake news, annunci falsi, troll. Il tutto attraverso un gioco che si sviluppa a scorrimento laterale.

    twitter privacy data dash

    Obiettivo del gioco è raccogliere cinque ossa nel più breve tempo possibile. Ad ogni osso ottenuto, Twitter spiega di più sulle impostazioni sulla privacy fino a quel momento del gioco, offrendo anche un link per approfondire.

    Se vi state chiedendo il perché Twitter abbia sentito il bisogno di rilasciare questo gioco, la risposta è tutta in questa frase: “Non dovrebbe servire una laurea in giurisprudenza per comprendere le norme sulla privacy, quindi abbiamo riscritto le nostre per cercare di renderle utili, puntando su un linguaggio chiaro e allontanandoci dal gergo giuridico“.

    Quindi Twitter inserisce Data Dash all’interno di una serie di iniziative messe in atto con l’obiettivo di spiegare meglio le nuove impostazioni sulla privacy.

    https://twitter.com/TwitterSafety/status/1524404757200207872

    https://twitter.com/TwitterSafety/status/1524404821494620162

    Un linguaggio più semplice, un sito con un design accattivante, un gioco per cercare di coinvolgere meglio gli utenti sono le nuove modalità con cui Twitter cerca di far arrivare meglio le novità e soprattutto l’importanza delle nuove misure per la privacy.

    Infatti la nuova comunicazione sulla privacy di Twitter si muove su queste direttrici:

    • un ripensamento dell’informativa e del sito sulla privacy di Twitter, riscritti con un linguaggio di facile comprensione;
    • un nuovo videogioco sulla privacy, chiamato Twitter Data Dash, per spiegare alle persone le nostre norme sulla privacy in un formato divertente e appassionante;
    • la nostra ricerca sulle icone della privacy, finalizzata a rendere le impostazioni e i controlli sulla privacy riconoscibili su Twitter e ovunque nel mondo.

    Al di là di quello che si possa pensare sul gioco, questa di Twitter è sicuramente un’azione interessante su un tema che per la piattaforma è stato sempre una sorta di tallo d’Achille.

    Resta da capire come tutto questo possa poi conciliarsi con la gestione di Elon Musk che sarà quasi sicuramente CEO pro-tempore e che ha già annunciato di allentare le maglie della della moderazione. Inoltre, nei giorni scorsi durante un’intervista video ha dichiarato che il ban su Donald Trump “è stato un errore”.

    Intanto, leggete le nuove iniziative sulla privacy di Twitter e mettetevi anche voi alla prova su Data Dash.

  • Instagram annuncia il test per usare gli NFT nel profilo

    Instagram annuncia il test per usare gli NFT nel profilo

    Dopo l’intervento alla SXSW 2022 di marzo, Mark Zuckerberg oggi ha confermato che gli NFT arrivano su Instagram. Il test sarà attivo solo negli Usa e coinvolgerà solo pochi utenti selezionati che potranno usare gli oggetti digitali collezionabili nel proprio profilo.

    Dopo l’indiscrezione svelata nel mese di marzo a SXSW 2022, lo stesso Mark Zuckerberg conferma le voci dei giorni scorsi, dichiarando che su Instagram prende il via il test per poter usare gli NFT, ma solo negli Usa. Già da questa settimana.

    Poco fa il capo di Meta, in un post su Facebook, ha confermato quello che già Coindesk aveva diffuso nei giorni scorsi, e cioè che ormai gli NFT sanno sbarcando su Instagram , così come era stati annunciato qualche mese fa. Il progetto verso il Metaverso sta cominciando a consolidarsi, anche se molti leggono questa accelerazione come un modo per allontanare le perdite registrate nello scorso esercizio trimestrale dal Reality Labs, la sezione di Meta dedicata allo sviluppo delle tecnologie per il metaverso. La perdita è stata di 2,9 miliardi di dollari.

    Instagram supporterà in questa fase di test gli NFT di Ethereum, Polygon, Solana e Flow.

    instagram nft test

    Collegando i propri portafogli digitali, gli utenti selezionati saranno in grado di dimostrare, anche su Instagram, la proprietà di NFT, metterli in mostra sui loro profili e taggare i creator che li hanno realizzati.

    L’annuncio di Zuckerberg e di Adam Mosseri

    L’annuncio dello sbarco degli NFT arriva qualche minuto dopo il tweet di Adam Mosseri che su Twitter scriveva che i “collezionabili digitali” stanno effettivamente arrivando su Instagram, disponibili solo per pochi creator e collezionisti negli Usa, specificando che non ci saranno costi aggiuntivi per la pubblicazione o la condivisione di NFT sulla piattaforma.

    Una specifica che vuole segnare la distanza da Twitter che, sebbene abbia reso disponibile l’uso di NFT all’interno del proprio profilo, collegano il proprio wallet, questa possibilità è circoscritta solo agli utenti di Twitter Blue che, come sapete, è una app stand-alone a pagamento che integra altre funzioni.

    Gli NFT su Facebook e nelle IG Stories

    Zuckerberg nel suo breve post ha scritto anche che presto una possibilità simile verrà estesa anche su Facebook e che gli NFT potranno essere utilizzati anche nelle stories di Instagram attraverso gli effetti creati con Spark AR.

    Spark AR, annunciata durante F8 del 2017, permette ad aziende e utenti di poter creare, gratuitamente, dei propri filtri. La possibilità di utilizzare NFT permetterà di realizzare filtri in realtà aumentata utilizzando oggetti digitali unici.

  • Le grandi acquisizioni nel mondo dei Social Media

    Le grandi acquisizioni nel mondo dei Social Media

    L’acquisizione di Twitter da parte di Elon Musk per 44 miliardi di dollari è la più alta nel panorama dei social media. Vediamo quali sono state le altre nel corso di questi ultimi anni.

    L’acquisizione di Twitter da parte di Elon Musk, per 44 miliardi di dollari, diventa una delle più costose nel panorama dei social media. Anzi, la più costosa, oltre ad essere tra quelle più costose in assoluto. Tra l’altro, l’acquisizione della piattaforma a 280 caratteri è la seconda acquisizione effettuata “by leverage”, ossia utilizzando capitale preso in prestito per finanziare l’operazione. E infatti, Elon Musk per completare l’operazione di acquisto della piattaforma co-fondata da Jack Dorsery ha messo sul piatto 25,5 miliardi di dollari attraverso Morgan Stanley Senior Funding. Il resto ce lo ha messo di tasca propria.

    Certo, di operazioni costose nel corso degli ultimi 20-25 anni ce ne sono state tante. Tra le tante si può ricordare l’operazione da 130 miliardi di dollari per permettere a Verizon, nel 2013, di acquisire Vodafone. Oppure, nel 2000 quando AOL acquisì per 165 miliardi di dollari la Time Warner Inc.

    Ma quello che vogliamo fare oggi è elencare le acquisizioni che hanno caratterizzato il panorama dei social media negli ultimi anni. Negli ultimi 18-19 anni possiamo dire. E il fatto stesso che nel giro di quasi due decadi si arrivi a toccare queste cifre, di decine e decine di miliardi di dollari, vuol dire che alla fine queste piattaforme social a livello di business hanno rappresentato più di qualcosa.

    Nessuno avrebbe mai previsto, almeno 5-6 anni fa, che un giorno sarebbe arrivato un personaggio come Elon Musk e avrebbe messo sul piatto più di 40 miliardi di dollari per comprarsi Twitter. E dire 5-6 anni fa non è un caso. Stiamo parlando del 2016, all’incirca, quando su Twitter non ci avrebbe scommesso nessuno e, anzi, in quel periodo molti avrebbero voluto farlo comprando l’azienda ad un prezzo stracciato.

    Social Media Acquisizioni

    Ricorderete quando nel 2015/2016 si diceva che Google sarebbe stata ad un passo, ed era vero. Così come è stata ad un passo Salesforce e anche Disney, per via della stretta amicizia tra Jack Dorsey e Bob Iger, colui che salvò Dorsey da tante situazioni.

    Insomma, l’acquisizione di Elon Musk rappresenta, comunque la si pensi ovviamente, un punto importante per i social media, ammesso che ci sia qualcuno che abbia compreso del perché Musk abbia sentito una così forte esigenza di acquistare una piattaforma come Twitter (forse neanche lui ha le idee chiare).

    Allora, vediamo insieme quali sono state le più grandi acquisizione nel mondo dei social media negli ultimi anni, considerando l’ultima acquisizione di Twitter.

    Facebook compra Instagram

    Esattamente 10 anni fa, era l’aprile del 2012, Facebook decise che la sua strada all’interno di Wall Street (era da poco approdata in borsa con mille difficoltà) dovesse essere accompagnata da una strategia orientata al mobile. E l’opportunità era segnata proprio acquisendo Instagram, quando ancora aveva “solo” 150 milioni di utenti. Fu, ovviamente, una scelta azzeccata. Era il 2012 e la cifra sborsata da Mark Zuckerberg fu di 1 miliardo di dollari.

    Facebook compra WhatsApp

    Come per Instagram, qualche anno dopo Facebook sempre puntando verso il mobile decise che fosse arrivato il momento di arricchire il parco app della casa di Menlo Park. E l’occasione ghiotta era rappresentata da WhatsApp. Era il 2016 e sul piatto Zuckerberg offrì a Jan Koum e Brian Acton (poi fondatore di Signal) 16 miliardi di dollari, di cui 4 in cash.

    Microsoft compra LinkedIn

    Ma poteva il colosso di Redmond restare fuori dal gioco dei social media, nel 2016? Certo che no. E così Satya Nadella, CEO di Microsoft dal 2014, offre a Reid Hoffman, uno dei fondatori di LinkedIn (la prima piattaforma social media nata nel 2003), la bella cifra di 26,2 miliardi di dollari. Oggi LinkedIn è parte integrante dell’universo Microsoft.

    Microsoft compra Skype

    Poco prima dell’era Nadella, Microsoft aveva compreso che il mondo dei social media stava andando nella direzione dei video, e delle video conferenze in particolare. Quello, il 2011, era il periodo in cui svettava Skype, allora di proprietà di eBay. E così, Steve Ballmer (poi azionista e consigliere di amministrazione di Twitter) fece il grande passo e mise sul piatto 8,5 miliardi di dollari per accaparrarsi lo strumento. Anche se nel corso degli anni ha perso un po’ di smalto, resta comunque ancora oggi molto usato.

    Microsoft compra Yammer

    Forse non tutti ricordano Yammer, una piattaforma social orientata al business. Stiamo parlando di una piattaforma che anticipò Slack, Asana, Trello, per intenderci. Diciamo che un’altra piattaforma competitor è diventata poi Facebook Workplace. Ebbene, Microsoft voleva presidiare anche questo settore e così, nel 2012 offrì a David Sacks, uno dei fondatori di Yammer, 1,2 miliardi di dollari.

    Grandi acquisizioni social media franzrusso.it 2022

    Google compra YouTube

    Come sapete, YouTube, piattaforma di condivisione video, è a tutti gli effetti una piattaforma social media e Google ne comprese il potenziale prima di altri nel 2006. Non solo comprese il potenziale, ma lo sviluppò rendendola la piattaforma social media più usata al mondo. Si tratta di uno degli investimenti nel mondo dei social media per la casa di Mountain View meglio riusciti e costato “solo” 1,65 miliardi di dollari. Un vero affare.

    Yahoo compra Tumblr

    Yahoo!, ve lo ricordate? Il motore di ricerca del web prima ancora che nascesse Google. Un grande potenziale a portata di mano che poi via via si è sprecato nel tempo. C’è stato un momento, però, in cui l’azienda è stata guidata da Marissa Mayer, fino al 2017. La sua strategia era quella di rivitalizzare l’azienda e vide in Tumblr una possibilità. L’operazione si concluse con 1,1 miliardi di dollari ma non ne beneficiò nessuno. Infatti, Yahoo venne poi assorbita da Verizon diventando Altaba e Marissa Mayer si dimise di lì a poco.

    Twitter compra Vine

    Twitter nel corso della sua storia ha formalizzato diverse acquisizioni. E, spesso, si trattava di soluzioni che anticipavano i tempi. Un paradosso per Twitter di quel tempo, infatti quelle occasioni vennero sprecate tutte. Una di queste è proprio Vine, la piattaforma che permetteva la condivisione di video della durata di sei secondi. L’operazione è costata 970 milioni di dollari, conclusasi prima che Vine rilasciasse il prodotto al pubblico.

    Salesforce acquisisce Slack

    Si tratta di una acquisizione molto recente, è del dicembre 2020, e coinvolge un’azienda, come Salesforce, che più volte è andata vicino ad acquisire Twitter. Più o meno verso il 2016. L’operazione è costata all’azienda di Marc Benioff ben 27,7 miliardi di dollari.

    Elon Musk compra Twitter

    A differenza di tutte le altre acquisizioni che abbiamo visto fino ad ora, questa di Elon Musk che compra Twitter per 44 miliardi di dollari, di cui una buona parte con capitale finanziato, non è orientata a far crescere il business dell’azienda. Più volte in questi giorni il fondatore della Tesla ha sottolineato come questa non sia una acquisizione per fare soldi. Non è chiaro ancora cosa intenda fare, ma certo è che il progetto della app a pagamento andrà avanti, lo aveva confermato lo stesso Musk, e sicuramente quei soldi verranno investiti per creare una struttura aziendale per alimentare la piattaforma con diverse funzionalità, ma non per farla crescere in termini di affari. In questi giorni Twitter sta inviando messaggi via mail a tutti coloro che hanno investito in pubblicità sulla piattaforma tranquillizzando i clienti che non cambierà nulla e che la piattaforma non diventerà uno spazio tossico. Ancora tutto da vedere.

    Ecco, questo un po’ il panorama che abbiamo tracciato delle più grandi acquisizioni che si sono succedute in questi ultimi anni nel mondo dei social media. Come avrete certamente notato, questa di Twitter è la più costosa, fino ad oggi. Almeno fino alla prossima.

  • Twitter rende pubblici gli ultimi dati prima dell’era Elon Musk

    Twitter rende pubblici gli ultimi dati prima dell’era Elon Musk

    Twitter pubblica i dati dell’ultimo trimestre, il primo di quest’anno, prima dell’era Elon Musk. Gli utenti arrivano a 229 milioni giornalieri, poi non conosceremo più questi dati.

    Sono stati resi noti oggi i dati relativi al Q1 2022, i dati finanziari e societari che si riferiscono all’esercizio del primo trimestre di quest’anno di Twitter. E, alla luce dell’acquisizione da parte di Elon Musk, sono di grane importanza per il fatto che si tratta degli ultimi dati pubblici che avremo modo di conoscere. Una volta che il processo di acquisizione verrà concluso, Twitter si trasformerà in una private company e non avrà più l’obbligo, come quello attuale, di rendere pubblici i dati di esercizio.

    Anche per questo motivo, Twitter ha annullato la conferenza di presentazione e sta ritirando tutti quelli che erano gli obiettivi prefissati per il quinquennio che si sarebbe concluso entro il prossimo anno.

    In pratica, i dati che stiamo per conoscere, specialmente quelli riferiti agli utenti giornalieri, sono gli ultimi che conosceremo di Twitter in via ufficiale.

    Twitter pubblici ultimi dati

    Dal punto di vista finanziario, Twitter chiude il trimestre, alla data del 31 marzo, con entrate per 1,2 miliardi di dollari in crescita del 15,4% rispetto allo scorso anno. Le entrate ricavate dalla vendita pubblicitaria sono aumentate del 23% in un anno arrivando a 1,11 miliardi di dollari.

    Le spese e i costi della società sono 1,33 miliardi di dollari in aumento del 35% rispetto all’anno precedente. Il reddito netto durante il trimestre è stato di 513 milioni di dollari, anche se è stato aiutato da un guadagno di 970 milioni di dollari, al netto delle tasse, dalla vendita di MoPub.

    https://twitter.com/TwitterIR/status/1519648492926341120

    Twitter, gli utenti giornalieri sono 229 milioni

    Se guardiamo invece il dato riferito agli utenti, Twitter fa registrare 229 milioni di utenti giornalieri, in aumento del 15,9% rispetto all’anno precedente. E crescono negli Usa del 6,4% e nel resto del mondo con 18,1%. In pratica, si passa dai 217 milioni dell’ultimo trimestre del 2021 ai 229 milioni del primo trimestre di quest’anno.

    Ma c’è da rilevare che, negli ultimi due anni/tre anni, Twitter ha praticamente sempre sovrastimato il numero dei suoi utenti. Un errore in eccesso che ha portato a calcolare circa 1,9 milioni di utenti giornalieri in più per ogni trimestre. Questo per il fatto di considerare come attivi anche account che spesso erano riferiti ad un solo utente. Un errore grossolano che i numeri attuali riportano alla realtà.

    Come dicevamo in apertura, questi saranno gli ultimi numeri resi pubblici da parte di Twitter, dopo aver accettato la proposta di acquisizione per 44 miliardi di dollari avanzata da Elon Musk.

    Il quale Elon Musk ha più volte tenuto a precisare che questo per lui non è un affare per fare soldi, ma solo per rendere Twitter una piazza “de-facto”, dove ognuno sarà libero di esprimersi come gli pare.

    Questo il principio in generale, anche se ancora non è dato sapere come questo principio verrà messo in pratica.

    Di certo, questi sono gli ultimi dati di Twitter come società pubblica, con l’era Elon Musk inizia la vita di Twitter come azienda privata, non più tenuta a rendere pubblici i propri dati.

    Il processo di acquisizione va avanti e, come gli accordi impongono, in questo periodo è fatto divieto a Elon Musk di usare Twitter per denigrare il vecchio management di Twitter. Un obbligo a cui lo stesso fondatore della Tesla fa fatica a rispettare, visto che nei giorni scorsi ha preso di mira Vijaya Gadde, responsabile legale di Twitter, la persona che ha lavorato molto in questi ultimi tre anni per approntare una policy su Twitter in modo da garantire regole certe.

    Il futuro di Twitter è legato al destino di Elon Musk

    Dal tweet di Elon Musk è scaturito un fiume di insulti, rea di essere stata secondo molti artefice della censura di diversi personaggi su Twitter, Donald Trump compreso. Un atteggiamento che la dice lunga su quale sia l’idea di “libertà di parola” che da giorni ormai Elon Musk va professando ovunque.

    L’unica cosa che al momento è certa, è che una volta chiuso il processo di acquisizione non si sa in quale direzione andrà Twitter.

  • Il futuro di Twitter è legato al destino di Elon Musk

    Il futuro di Twitter è legato al destino di Elon Musk

    Elon Musk è riuscito a raggiungere il suo scopo e ad acquisire Twitter per 44 miliardi di dollari. La società diventerà una private company e tutto si gioca sulla libertà di parola. Probabilmente, la libertà di parola di Elon Musk.

    Otto anni e mezzo dopo dal suo ingresso a Wall Street e 16 anni dopo la sua fondazione, Twitter è pronta a uscire dal mercato per trasformarsi in una private company e cambiare di mano. Come ormai sapete bene, ad acquistarla è stato Elon Musk, per 44 miliardi di dollari, che nelle ultime settimane ha intensificato tutti i suoi sforzi, anche finanziari, per arrivare a quello che era il suo obiettivo ormai da qualche tempo: compare Twitter.

    Non è ancora chiaro cosa voglia fare di Twitter il fondatore di Tesla, ma da quanto affermato, anche nel suo breve comunicato di ieri, gli entusiasmi si infrangono immediatamente contro le intenzioni.

    Elon Musk ha più volte tenuto a precisare che questa operazione è animata dall’idea di trasformare Twitter in un grande luogo dove vige la libertà di parolapietra fondante di una democrazia che funziona“. Resta, però, il grande problema su come questa libertà verrà resa effettiva.

    Sappiamo bene che la reputazione che accompagna Musk non è spesso lusinghiera, anche per come tratta le sue aziende. Ecco perché, oggi, la preoccupazione che Twitter possa trasformarsi in qualcosa di diverso a come lo conosciamo è molto alta. Per non parlare della preoccupazione dei dipendenti che da settimane sollevano dubbi e che adesso rischiano di lasciare l’azienda. Almeno un cospicuo gruppo da quello che si sa, prima ancora che venga formalizzato l’accordo di acquisizione.

    Intanto, in attesa che lo stesso Musk, o chi per lui, spieghi davvero cosa intende fare, al di là dei proclami generalizzati, per “libertà di parola” va intesa anche come la sua di libertà di scrivere sulla sua piattaforma quello che vuole, insulti compresi, senza che ci sia nessuno che possa fare qualcosa.

     

    elon musk futuro twitter franzrusso

    Perchè questo? Perché proprio nei giorni scorsi, durante lo scorso fine settimana, si succedevano riunioni su riunioni per arrivare ad un accordo, lo stesso Musk prendeva ad insultare i funzionari della SEC (la Consob italiana), definendoli ”sfacciati burattini“ continuando a dire di aver perso qualsiasi rispetto per loro. Tutto normale?

    Proviamo ad estendere, nella situazione attuale, questa libertà di parola, per come la intende Musk, a tutti gli utenti. Significherebbe gettare alle ortiche tutto quello che è stato fatto in questi anni, per rendere Twitter un luogo dove dare vita ad una conversazione sana.

    Restiamo ancora su questo punto, e ci avviciniamo a prendere in considerazione uno dei punti più chiari espressi da Elon Musk. Stiamo parlando dell’intenzione di rendere l’algoritmo “open-source”. Cosa significa questo?

    Molto semplice. Rendendolo open source significa renderlo più trasparente per tutti, per comprendere come vengono regolati i contenuti, sia algoritmicamente che manualmente.

    La trasparenza come valore è comunque un grande auspicio, specie su una piattaforma come Twitter. Lo stesso Musk, verso fine marzo, aveva fatto un sondaggio tra i suoi oltre 83 milioni di utenti chiedendo se fossero d’accorso a rendere trasparente il codice che disciplina i contenuti pubblicati. Ovviamente la risposta fu per il sì.

    Nel concreto, rendendo open-source il codice che sta alla base dell’algoritmo, si vorrebbe (il condizionale è d’obbligo!) rendere più partecipi gli utenti nella definizione di ciò che deve essere regolamentato, e come. Un principio che lo stesso Jack Dorsey, co-fondatore di Twitter e ex CEO fino a novembre 2021, ha sempre sostenuto. Lo stesso Jack Dorsey ha lodato l’operazione di acquisizione della sua ex creatura.

    Un’idea di decentralizzazione era già stata messa in atto da Twitter, andando nella direzione di abilitare una maggiore partecipazione degli utenti, attraverso, ad esempio, l’applicazione di targhette o applicare segnalazioni visibili, in modo da rendere chiaro a tutti che quello specifico contenuto non fosse adeguato agli standard della piattaforma.

    Per fare un esempio, in questi giorni non si fa altro che parlare di Mastodon, una piattaforma social che somiglia molto a Twitter e che permette proprio questo. Un’idea che, in realtà, non ha mai suscitato tanto interesse, ma adesso il contesto è cambiato. Nel senso che Twitter sta per cambiare per sempre. E Mastodon diventa un modello a cui guardare.

    Questo è il punto focale su sui si concentrano adesso le curiosità di tutti e le critiche, ovviamente. Nel senso che non è ancora chiaro come questo processo verrà messo in pratica.

    Altro punto focale per la strategia di rilancio di Twitter da parte della gestione di Elon Musk è la lotta serrata agli spam-bot. In questo caso, Elon Musk vorrebbe impiegare massicciamente la tecnologia di Intelligenza Artificiale per eliminare milioni di account che ogni giorno, su Twitter, diffondono contenuti spam e disinformazione.

    E questa lotta dovrebbe essere accompagnata dal rilascio della spunta di verifica a tutti gli utenti che non siano bot, appunto. Idea che piaceva tanto anche a Jack Dorsey.

    Finora abbiamo trattato di punti e fatto considerazioni su cui ancora non ci sono elementi ufficiali. Probabile che qualcosa verrà snocciolata dallo stesso Elon Musk nel corso delle prossime settimane.

    Il percorso che porta alla formalizzazione dell’acquisizione di Twitter da parte di Elon Musk non è breve. Si prevede che tutto si debba concludere entro l’anno, quando Twitter verrà ritirata da Wall Street e diventerà, appunto, un’azienda privata guidata da un amministratore unico che è Elon Musk.

    Vista questa situazione, mai avremmo immaginato di dover scrivere che adesso il futuro di Twitter è legato al destino di Elon Musk.

  • Elon Musk vuole Twitter, l′offerta arriva a 46 miliardi di dollari

    Elon Musk vuole Twitter, l′offerta arriva a 46 miliardi di dollari

    Elon Musk non molla la presa su Twitter. Ora, grazie ad un finanziamento con Morgan Stanley, offre 46 miliardi di dollari. Probabile che Twitter risponda di no, passando alla pillola avvelenata.

    Da 43 miliardi di dollari, l’offerta di Elon Musk adesso cresce a 46 miliardi di dollari. Se qualche giorno dopo l’offerta di circa 43 miliardi, appunto, lo stesso Elon Musk dichiarava di “non essere sicuro di potercela fare“, adesso contrattacca mettendo insieme altri denari.

    Il co-fondatore della Tesla mette sul piatto, poggiandolo sul tavolo della SEC, 46 miliardi di dollari. Così distribuiti: con il supporto di Morgan Stanley Senior Funding, grazie ad una serie di finanziamenti, mette insieme 25,5 miliardi di dollari, e poi 21 miliardi di dollari di tasca sua.

    C il deposito formale dell’offerta, si attende la risposta di Twitter che ha già fatto sapere sarà “attenta e completa”.

    “Abbiamo ricevuto la proposta aggiornata e non vincolante di Elon Musk, che fornisce informazioni aggiuntive sulla proposta originale e nuove informazioni sul potenziale finanziamento”, fa sapere un portavoce di Twitter. “Come già annunciato e comunicato al signor Musk direttamente, il Consiglio di Amministrazione è impegnato a condurre una revisione attenta, completa e deliberata per determinare il corso di azione che ritiene sia nel migliore interesse della società e di tutti gli azionisti di Twitter”.

    Insomma, una dichiarazione formale che, nei fatti, dimostra quanto la situazione per Twitter sia particolarmente impegnativa.

    Elon Musk, pur essendo tra gli uomini più ricchi al mondo con un patrimonio stimato in circa 249 miliardi di dollari, aveva difficoltà a comprare Twitter da solo. Questo perché la gran parte del suo patrimonio è legata ad azioni Tesla. E, nonostante questo sia un patrimonio considerevole, Elon Musk comunque non può usare tutto il suo patrimonio per via di limiti apposti sulle azioni Tesla.

    Perché Elon Musk vuole comprare Twitter

    Se vi state chiedendo perché mai Elon Musk si è messo in testa di comprare Twitter, la risposta ancora non c’è. Si possono fare delle ipotesi, ma una spiegazione vera forse non l’avremo mai.

    Musk vuole Twitter per fare una piattaforma che permette a tutti, nessuno escluso, di potersi esprimere liberamente. Un po’ come una piazza digitale. Secondo lui, Twitter incarna le caratteristiche perché questo possa verificarsi. Ma, sempre secondo il fondatore della Tesla, questo potenziale è ancora bloccato e lui vorrebbe sboccarlo.

    Elon Musk Twitter 46 miliardi

    Di “piazza digitale” o Agorà se ne parlava una decina di anni fa, quando Dick Costolo, allora CEO di Twitter. In un discorso all’Università del Michigan, spiegò come il ruolo di Twitter fosse quello di una grande piazza. Questo era uno dei valori alla base stessa di Twitter.

    L’idea di Musk su Twitter

    E comunque, la metafora di Twitter, oggi, come piazza digitale suona molto diversa rispetto ad allora. Twitter è una piazza moderata, nel senso di strutture tecnologiche e umane che monitorano quello che si dice all’interno della piattaforma. L’idea che ha quindi Elon Musk potrebbe essere in contrasto con quella che la vera natura di Twitter oggi.

    A molti sembra però, e potrebbe essere una spiegazione plausibile, che questa operazione serva a Elon Musk per pura e semplice visibilità. Per sua stessa ammissione, non è un bravo manager ed è spesso rispetto alla gestione dei suoi affari. Per non parlare del suo carattere, volubile al quadrato.

    Elon Musk ha provato a coinvolgere qualche attore finanziario per arrivare a prendere la società di San Francisco, ma non è stato possibile. Vuoi per i già citati limiti che permangono sul patrimonio di Elon Musk. Ma anche per il fatto che la stessa reputazione finanziaria di Twitter non sia una grande garanzia. Per essere precisi, reputazione legata al fatto che Twitter non ha mai messo in fila prestazioni finanziarie solide e costati nel corso degli anni.

    Twitter e la pillola avvelenata

    E va detto anche che, nonostante i finanziamenti, è molto probabile che l’operazione di acquisizione non vada a buon fine. Questo perché Twitter userà quella che ormai tutti hanno imparato a chiamare poison pill, ossia la “pillola avvelenata“. E in cosa consiste?

    La pillola avvelenata di Twitter in pratica permetterebbe agli azionisti di Twitter di compare azioni con uno sconto, al fine di diluire quella che è la quota di Elon Musk. Come sappiamo, Elon Musk dopo l’acquisizione del 9,2% di Twitter (con un investimento di circa 3 miliardi di dollari) avrebbe dovuto prendere posto nel Consiglio di Amministrazione. Posto che poi ha deciso di non occupare, a sorpresa. Prima di questa decisione era stato fatto un accordo fatto con Twitter che impedisce, tuttora, di andare oltre il 14,9% delle quote per azionista.

    E adesso Elon Musk vuole comprare tutta Twitter

    Provando a fare una previsione, di fronte a questa situazione, è molto probabile che Twitter rimandi al mittente anche questa proposta. Elon Musk si troverà a quel punto a decidere se mollare la presa e rinunciare, oppure trovare qualche altro escamotage.

    Elon Musk ha più volte tenuto a precisare che per lui Twitter non è un affare per fare soldi. Ma vuole farlo perché crede che Twitter sia la piattaforma “della libertà di parola”, che per lui è “un imperativo sociale per una democrazia funzionante”.

    In attesa di vedere se Elon Musk sarà in grado, prima o poi, di “sbloccare il potenziale di Twitter”, attendiamo lo sviluppo degli eventi.

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