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  • Hootsuite e Talkwalker, insieme per un nuovo social listening

    Hootsuite e Talkwalker, insieme per un nuovo social listening

    In un momento di grande cambiamento sui social media, Hootsuite acquisisce Talkwalker: un passaggio strategico nel mondo del social media marketing e del social listening.

    In un momento in cui i social media attraversano un grande cambiamento, anche le aziende che vi operano si adeguano. Ed è in questa visione che si inserisce l’acquisizione di Talkwalker da parte di Hootsuite.

    Per molti addetti ai lavori, si parla di due strumenti notissimi che per la gestione dei contenuti, l’analisi delle conversazioni e l’andamento delle campagne sui social media sono fondamentali.

    Saperli disponibili e appartenenti ad un unico gruppo evidentemente, cambia la prospettiva. In una fase in cui, come detto in apertura, cambia l’approccio ai social media.

    Non si conoscono i particolari economici e finanziari dell’operazione di acquisizione, ma Irina Novoselsky, CEO di Hootsuite, ha parlato di “progressione naturale“. Evidenziando come la partnership esistente tra le due aziende dovesse sfociare in questa direzione.

    hootsuite acquisisce talkwalker franzrusso

    Hootsuite acquisisce Talkwaker, acquisizione strategica

    La fusione consentirà ai 200.000 utenti di Hootsuite  di accedere ad analisi avanzate dei dati, consentendo loro di impostare avvisi di parole chiave per monitorare le menzioni sui social. Oltre agli attuali strumenti che esistono all’interno della dashboard di Hootsuite.

    “(L’acquisizione) innesca un passaggio rivoluzionario dalla gestione dei social media a un’evoluzione della categoria alimentata dalla domanda dei clienti: le prestazioni dei social media. Hootsuite esiste per aiutare i clienti a sfruttare il valore delle loro relazioni sui social media. E con l’acquisizione di Talkwalker,  Hootsuite porta questa missione a un livello superiore. Riunendo  due leader di categoria complementari, le aziende disporranno, per la prima volta, di un motore di performance sui social media per trasformare le informazioni in azioni in impatto, il tutto alimentato dall’intelligenza artificiale”.

    Lo scenario dei social media ha visto una trasformazione notevole in questi ultimi anni. Come segnale di questo cambiamento, basta dire Twitter che non esiste più. È stata rimpiazzata da X. Un passaggio questo che ha segnato in modo particolare il mondo del social listening.

    Irina Novoselsky, CEO di Hootsuite: “siamo fiduciosi”

    Come non fare riferimento alla nuova politica di API di X con l’introduzione di tariffe che ha portato alla trasformazione dei servizi di terze parti. In alcuni casi anche alla chiusura di alcuni strumenti.

    La fusione potrebbe quindi rappresentare una fase di svolta per tutte quelle aziende che, soprattutto per motivi economici, non hanno potuto fruire di servizi avanzati come quelli offerti. Prevedendo sempre che la direzione sia questa.

    Irina Novoselsky CEO Hootsuite
    Irina Novoselsky – CEO Hootsuite

    Crediamo fermamente che i social media stiano per essere rivoluzionati in modo massiccio“, ha affermato Irina Novoselsky. La CEO ha festeggiato da poco 1 anno alla guida di Hootsuite, con la promessa di attuare un grande piano di rilancio.

    Ecco spiegato quindi il motivo dell’acquisizione di Talkwalker.

    Con Talkwalker e Hootsuite dalla stessa parte, la Novoselsky si dice fiduciosa che l’azienda sarà in grado di resistere alla costante evoluzione delle piattaforme, insieme alla rivoluzione dei social media.

    Ciò che è esistito negli ultimi 10 anni riguardava soprattutto la FOMO (paura di perdere qualcosa) e ‘devo essere sui social media perché i miei concorrenti lo sono‘”, ha detto Novoselsky. “Il mondo sta cambiando. Non si tratta più solo di Mi piace, condivisioni ed esposizione. Si sta scavando oltre quei Mi piace.

    Le aziende a caccia di dati e informazioni strategiche

    In questa fase, le aziende si stanno concentrando sull’acquisizione della maggiore quantità di dati possibile. E da questa, ricavare quanto più valore possibile in termini di informazioni.

    Cinque miliardi di persone nel mondo sono sui social media, il 99% delle aziende sono su questi canali e, tuttavia, il punto principale è che continuiamo a sentire dai nostri clienti ‘Non sappiamo come attribuire valore a ciò che <<stanno facendo>>“, ha dichiarato Novoselsky. “Questa che abbiamo davanti a noi, da oggi, è una enorme opportunità“.

    Quindi il progetto di rilancio di Irina Novoselsky si basa principalmente sull’acquisizione di Talkwalker.

    Al momento non ci sarebbe alcuna ristrutturazione aziendale in termini di posti di lavoro. “Non lo stiamo facendo per sinergie di costo” – riferendosi sempre alla fusione con Talkwalker -. “Siamo concentrati sulla creazione di valore per i nostri clienti“.

    Hootsuite ha già effettuato tagli al personale in passato.

    La ristrutturazione voluta da Irina Novoselsky

    Nell’agosto del 2022 ha licenziato il 30% del suo personale nell’ambito di una ristrutturazione globale. E poi ha licenziato un altro 5%, a novembre dello stesso anno.

    Una terza serie di tagli pari a circa il 7% del personale è stata annunciata nel gennaio 2023, quando Novoselsky è subentrata a Tom Keiser, succeduto al fondatore Ryan Holmes. (Holmes si è dimesso nel 2019, dopo un presunto tentativo fallito di vendere Hootsuite).

    Talkwalker è uno degli strumenti di social media listening che abbiamo usato di più per le nostre attività sul blog. Ricordo le tante partnership portate avanti, insieme. Una su tutte, quelle in cui abbiamo raccontato Sanremo, riportando dati che via via hanno raggiunto un notevole interesse.

    L’azienda era già passata di mano nel 2017, diventando di proprietà del Marlin Equity Partners. Ma restando sempre e comunque indipendente.

    Questo il racconto di questa acquisizione che interesserà buona parte di chi opera nel mondo del marketing e del social media marketing.

    Una acquisizione che, come visto, nasce in un periodo particolare e che, da come sembra, promette di dare vita ad un nuovo gruppo pronto ad interpretare questo cambiamento.

    Vedremo se sarà così.


    L’immagine di copertina è stata generata da ChatGPT di OpenAI con DALL·E 3

     

  • X e i numeri in calo dopo un anno con la gestione di Elon Musk

    X e i numeri in calo dopo un anno con la gestione di Elon Musk

    Da quando Elon Musk ha acquisito Twitter, trasformandola in X, la piattaforma ha subito trasformazioni profonde. E la trasformazione ha portato ad un calo del numero degli utenti e dell’utilizzo della piattaforma.

    È passato un anno da quando Elon Musk ha completato l’acquisizione di Twitter, poi trasformata in X a luglio di quest’anno. Eppure, è stato un anno complicato per la piattaforma che, di fatto, ha cancellato definitivamente Twitter, introducendo funzionalità che ne hanno trasformato la forma e la sostanza. E il cambiamento vero lo si nota nel nuovo algoritmo, quello cha ha dato forma alla nuova piattaforma voluta da Elon Musk.

    Questa vuole essere l’occasione per fare qualche considerazione su ciò che è oggi X, la sua percezione, i numeri oggettivi (cioè forniti da società terze) in modo tale da avere una informazione oggettiva, senza pregiudizi o critiche.

    Per inciso, chi scrive non ha mai fatto mancare le sue critiche, a volte anche pesanti, su Twitter che non è mai stata una società perfetta e senza problemi. Per chi volesse, è tutto raccontato qui, su questo blog.

    Ma andiamo avanti.

    L’evoluzione di X sotto il controllo di Musk

    L’anno che X sta festeggiando, giustamente, non è stato tutto rose e fiori. Sono stati 12 mesi molto turbolenti, come turbolento è Elon Musk, l’uomo-impresa che incarca da solo la società, lasciando a Linda Yaccarino il compito di tenere buoni gli investitori. Impresa, come vedremo, assai ardua.

    Di sicuro avrete notato che i festeggiamenti del primo anno della nuova piattaforma X sono coincisi con l’annuncio dell’arrivo delle videochiamate via messaggi diretti. Significa che ormai l’app va sempre più nella direzione tracciata da Musk proprio un anno fa, ossia quella dell’app per qualsiasi cosa.

    X numeri in calo dopo un anno gestione Elon Musk franzrusso.it

    Tempo un anno, o forse meno, e l’app implementerà il sistema di pagamenti. A quel punto il cerchio si chiude e X rappresenterà quello che abbiamo già evidenziato. Diventerà una sorta di WeChat con poche possibilità di poter operare nei paesi UE.

    I numeri di X ad un anno dall’acquisizione

    I numeri diffusi da X, con il post a firma proprio della Yaccarino, dicono questo:

    • X ha oltre 500 milioni di utenti attivi mensili;
    • gli utenti X trascorrono 7,8 miliardi di minuti su X al giorno;
    • l’utente medio trascorre su X più di 32 minuti al giorno;
    • ogni giorno si registrano circa 1,5 milioni di nuovi account;
    • tutte le principali agenzie pubblicitarie ritornano a fare pubblicità su X;
    • 90 dei 100 principali investitori pubblicitari di X di un anno fa hanno ora ripreso le campagne.

    Molti di questi dati sono confutati da analisi di terze parti.

    Ora, se guardassimo i numeri di X, rispetto a quella che è la narrazione fiorente di Musk (senza fornire alcuna fonte dei dati che menziona), ci si accorgerebbe che la realtà sarebbe un’altra. E infatti…

    X ha dichiarato a settembre di avere 245 milioni di utenti attivi giornalieri, un numero inferiore rispetto ai 259,4 milioni del novembre 2022, ma superiore ai 237,8 milioni che l’allora Twitter aveva divulgato per il secondo trimestre del 2022, l’ultima volta che ha presentato pubblicamente i risultati finanziari, prima che Musk rendesse privata la società.

    I dati forniti da società di terze parti, in realtà appunto, sono meno ottimisti. Secondo i dati di Sensor Tower, gli utenti attivi giornalieri di X tramite app mobile sono diminuiti del 16% a settembre rispetto a quando Musk ha assunto il controllo della piattaforma. Si tratta del peggiore dato rispetto alle altre piattaforme “competitor”. Snapchat, ad esempio, cresce più di tutte le altre facendo registra +11%.

    X utenti in calo 2023 WSJ franzrusso

     

    A settembre 2023, X ha 183 milioni di utenti attivi sulla piattaforma, un numero assai inferiore rispetto a quando vuole la narrazione di Musk. Addirittura ben al di sotto dei 315 milioni di utenti attivi giornalieri “monetizzabili” che Twitter si era impegnata a raggiungere entro la fine di quest’anno, prima che intervenisse l’acquisizione di Musk.

    X dopo un anno in calo utenti e download

    Snapchat, visto da Twitter come elemento di comparazione per quanto riguarda il numero di utenti attivi al giorno, ha ormai raggiunto la soglia dei 400 milioni di utenti attivi giornalieri. Sono invece sempre più distaccate da X piattaforme come YouTube, con oltre 2 miliardi di utenti attivi al giorno, e Facebook, con oltre 1,4 miliardi di utenti attivi al giorno.

    Ancora, i dati che offre Sensor Tower rispetto ai download delle app riflettono questo trend al ribasso di X. I download sono calati dopo che Musk ha improvvisamente rinominato la piattaforma X, come dicevamo a luglio di quest’anno. Questo perché le persone in cerca di “Twitter” non sapevano che l’app avesse cambiato nome. Un piccolo pasticcio possiamo dire, dettato dalla fretta di anticipare i tempi per stare al passo con Threads. Stiamo parlando dei tempi del famoso incontro tra Musk e Zuckerberg, quello che si sarebbe dovuto tenere al Colosseo.

    Qualche settimana fa avevamo riportato che il 69% degli utenti statunitensi si riferisce ancora alla piattaforma con il nome “Twitter”.

    X in queste settimane ha affermato di avere registrato uno slancio, segnalando questo mese i propri dati che mostrano che 1,5 milioni di persone si iscrivono a X ogni giorno, in crescita del 4% rispetto allo scorso anno. Dato riportato sopra.

    L’evoluzione di X e il rapporto con gli inserzionisti

    I numeri degli utenti sono importanti per attrarre inserzionisti che vogliano investire in advertising su X. E il compito di attirare nuovi inserzionisti e trattenere quelli attuali è affidato alla CEO di X, Linda Yaccarino. Ebbene, come parte del suo progetto che comprende uno scenario ben più positivo dello stato del business, affermando che il 90% dei primi 100 inserzionisti dello scorso anno sia ritornato, in realtà le cose stanno in modo un po’ diverso. Ricordiamo che la pubblicità fornisce a X la maggior parte delle entrate dell’azienda, sebbene la società di Musk abbia lavorato sulla crescita di entrate da altre fonti, come gli abbonamenti.

    Ma i segnali che arrivano sono molto più deboli, in particolare per quando riguarda mercato pubblicitario degli Stati Uniti, quello più importante per X. Sono tante le agenzie di pubblicità che affermano di dover ancora vedere un ritorno su larga scala a X e che alcuni marchi stanno, davvero, tornando sulla piattaforma, ma spendendo molto meno. Musk ha dichiarato il mese scorso che le entrate pubblicitarie statunitensi di X sono diminuite del 60% dall’acquisizione.

    E poi, c’è un altro tema che in questi mesi ha tenuto banco, e cioè il valore di X rispetto a quello reale. Se è vero che Elon Musk ha chiuso una acquisizione da 44 miliardi di dollari, è però vero che il valore reale si aggira al di sotto della metà. Si parla infatti di un valore di 20 miliardi di dollari rilevato a marzo di quest’anno.

    Ma anche su questo fronte Musk alimenta ottimismo. Si è addirittura sbilanciato a dire che un giorno, senza specificare di quale anno, X potrebbe valere addirittura più di 250 miliardi di dollari.

    Il futuro di X passa anche dall’UE

    Questa è solo una parte del resoconto. Ci sarebbe poi da considerare, i maniera sostanziale, che questi 12 mesi hanno cambiato in maniera basilare l’esperienza utente sulla piattaforma. E questo è un dato evidente che si evince anche dai dati riportati qui.

    Ci sarebbe poi da aggiungere le polemiche che Musk ha alimentato con l’UE a proposito dell’aumento di disinformazione. Ci sarebbe da aggiungere le modifiche apportate che finiscono per danneggiare gli editori, con cui Musk è in polemica quotidianamente.

    Di recente si è paventata la possibilità di eliminare X dall’UE, ipotesi poi smentita ma che in realtà potrebbe verificarsi. Si tratta di uno scenario non proprio lontano dalla realtà.

    Per non parlare del taglio del personale, -75%, taglio che ha finito per coinvolgere anche i dipartimenti legati alla sicurezza della piattaforma. Non sono opinioni queste, sono dati di fatto.

    In conclusione, l’evoluzione di Twitter/X sotto la guida di Elon Musk ha portato a cambiamenti significativi, sia in termini di gestione aziendale che di esperienza utente. Mentre alcune delle decisioni di Musk hanno suscitato polemiche e preoccupazioni, è innegabile che la piattaforma stia attraversando una fase di profonda trasformazione.

    Sarà interessante osservare come X si svilupperà nei prossimi mesi e se riuscirà a realizzare le ambiziose visioni del suo controverso leader. Ciò che è certo è che, indipendentemente dalla direzione in cui si muoverà, X continuerà a essere al centro dell’attenzione, alimentando dibattiti e discussioni nel mondo dei social media e oltre.

  • Elon Musk ha comprato Twitter, ora inizia un′altra storia

    Elon Musk ha comprato Twitter, ora inizia un′altra storia

    Alla fine, dopo mesi travagliati, Elon Musk ha comprato Twitter per 44 miliardi di dollari. “Twitter non può diventare un inferno per tutti” ha scritto agli investitori. Di certo, per Twitter inizia un’altra storia, dal destino incerto.

    L’uccellino è libero“. Con queste poche parole, Elon Musk ha confermato che l’acquisizione di Twitter è completata, con un giorno di anticipo. In effetti, c’era tempo fino alle ore 17, orario di New York, del 28 ottobre 2022 per concludere l’affare, ma, evidentemente, i giochi erano ormai fatti e Musk, d’altronde, non aveva altra scelta.

    Sin dall’inizio di questa vicenda, andata avanti per mesi, abbiamo seguito con estrema attenzione tutte le fasi, per cercare di comprendere quale fosse il vero motivo per cui, ad un certo punto, uno degli uomini più ricchi del pianeta, decidesse di investire su una piattaforma come Twitter. Quello che poteva sembrare una grande occasione, in effetti si è dimostrata quasi una grande iattura.

    Elon Musk dunque arriva a completare l’acquisizione di Twitter e per la piattaforma nata a 140 caratteri inizia un’altra storia, piena di incognite e di incertezze.

    Per restare sulla cronaca di queste ore, il primo atto di Musk è stato quello di licenziare i primi executive dell’azienda co-fondata dall’ex CEO Jack Dorsey. E parliamo del CEO Parag Agrawal, insediatosi solo a novembre dello scorso anno, del direttore finanziario Ned Segal e di Vijaya Gadde, responsabile delle politiche legali, della fiducia e della sicurezza, la persona che ha lavorato molto in questi ultimi tre anni per approntare una policy su Twitter in modo da garantire regole certe.

    Elon Musk compra Twitter 2022

    Ci sono stati momenti concitati, ovviamente, anche solo per il fatto che la vicenda, come vi abbiamo raccontato, non è stata condotta come avrebbe dovuta essere, caratterizzata da diversi momenti di tensione, che hanno alimentato un ambiente molto irrequieto. I manager e un consulente sono stati scortati fuori, come ha scritto il Washington Post.

    La situazione che si prospetta da oggi in poi non è molto tranquilla e non lo è certamente per gli oltre 7.500 dipendenti che lavorano all’interno dell’azienda. Nei giorni scorsi si è parlato di un taglio del 75% della forza lavoro dell’azienda, destando molti dubbi su quello che sarà il futuro della piattaforma anche solo dal punto di vista della moderazione. Un taglio pesante che è stato messo in discussione, anche se su questo Musk non si è mai pronunciato chiaramente.

    Quello che si sà è che i tagli ci saranno, forse in misura molto ridotta rispetto a quanto si pensa, ma a questo si aggiunge il taglio di quasi 1 miliardo di dollari per la gestione del personale. Gioco forza, ci saranno comunque delle conseguenze.

    E proprio ieri, giovedì 27 ottobre 2022, Musk in una lettera, pubblicata anche in un suo tweet, indirizzata agli investitori pubblicitari, ha cercato di rassicurarli sostenendo che questo passaggio per lui non è un modo per fare soldi, ma semplicemente per rendete “Twitter una piazza aperta a tutti”. Parole che abbiamo già sentito, soprattutto all’inizio di questa lunga vicenda.

    Nella lettera Musk aggiunge che “Twitter non può diventare un inferno libero per tutti“, senza spiegare come intende portare a compimento questo intento.

    Di certo, Musk ha dimostrato in più occasioni di essere particolarmente funambolico, poco affidabile, ma pur sempre allergico alle regole e alla suo osservazione. Si dice spesso che sia un carattere spesso presente nelle persone geniali, poco avvezze a seguire certi canoni e molto più propensi verso il loro istinto. Ma questo aspetto geniale può essere valido, per certi versi, quando riguarda la persona singola e non quando questo aspetto finisce per essere in relazione con altri e averne addirittura la responsabilità. Sono due cose diverse e non possono stare insieme.

    Questo denota come sarà il nuovo corso di Twitter: funambolico.

    Diciamo anche, come accennato all’inizio, per chi non avesse seguito tutti i passaggi di questa “saga”, come l’hanno definita i media americani, che Elon Musk non aveva scelta.

    In sintesi, quando a luglio scorso manifestò l’intento di uscire dall’accordo di acquisizione, per il fatto che lui ritenesse le informazioni fornite da Twitter sulla presenza di spam/bot assolutamente lontane dalla realtà, Twitter un secondo dopo lo ha citato in giudizio per fare in modo che l’accordo si completasse.

    Ricordiamo che, naturalmente, l’accordo avrebbe dovuto compiersi comunque entro ottobre di quest’anno.

    Ora, in questi ultimi mesi ha cercato di percorre la via legale con i suoi avvocati, salvo poi rendersi conto che i debiti contratti con le banche erano alti e le stesse cominciavano a stancarsi del suo atteggiamento; che gli stessi amici coinvolti, come Larry Ellison (che ha sborsato 1 miliardo di dollari) non avevano nessuna intenzione di abbandonare l’affare; che gli stessi azionisti gli avrebbero fatto causa per avere i loro soldi a 54,2 dollari per azione posseduta; che avrebbe comunque dovuto pagare una pensale da 1 miliardi di dollari e che, soprattutto, il Tribunale del Delaware lo avrebbe costretto a completare l’acquisizione.

    Di fatto, non aveva scelta a completare l’acquisizione di un’azienda verso cui, si dice, avrebbe perso interesse, ammettendo, qualche giorno fa, di essere consapevole di pagarla ad un prezzo ben più alto di quello che vale effettivamente. Il prezzo finale, ricordiamolo ancora una volta, è di 44 miliardi di dollari. Alcuni analisti finanziari sostengono che il valore effettivo dell’azienda oggi sarebbe di circa un quarto di quella cifra.

    Insomma, da oggi per Twitter inizia un’altra storia con la rimozione del titolo da Wall Street diventando di fatto un’azienda privata. Un vecchio pallino di Jack Dorsey che aveva inizialmente approvato l’interesse di Elon Musk proprio su questo punto.

    Non conosceremo più le informazioni di base in via ufficiale, come il numero effettivo degli utenti, ad esempio, che resterà condiviso solo con gli inserzionisti pubblicitari. Non conosceremo più diverse informazioni sulla crescita della piattaforma, anche dal punto di vista del business.

    Il futuro di Twitter resta incerto e già una parte dei repubblicani chiedono a Musk di sbloccare subito l’account Twitter di Donald Trump, bloccato da Twitter per via dei fatti di Capitol Hill. “L’uccellino è libero, adesso libera il GOAT“, scrive in risposta la repubblicana Lauren Boebert, menzionando Donald Trump e dove GOAT, ma questo lo sapete già, sta per “Great Of All Times”, il più grande di tutti i tempi.

    Di recente è tornato anche Kanye West, che adesso si fa chiamare Ye, accolto a bracci aperte da Musk.

    Ecco, questo è il tono che prenderà il nuovo corso di Twitter, si partirà da qui.

    Di certo Twitter non sparirà, ma forse finirà per far parte di un ecosistema con al centro Tesla, denominato X app, e vedremo se sarà davvero così.

    Noi continueremo ad usarlo e chi vi scrive deve molto a questa piattaforma. Mi ha dato tanto, mi ha permesso di fare tanto, regalandomi come primo follower addirittura Barack Obama.

    Seguiremo le vicende a seguire e ve le racconteremo sempre qui, ma intanto da oggi per Twitter inizia un’altra storia.

  • L′accordo tra Elon Musk e Twitter si farà, ma a caro prezzo

    L′accordo tra Elon Musk e Twitter si farà, ma a caro prezzo

    Il 28 ottobre si avvicina e l’accordo di acquisizione di Twitter da parte di Elon Musk sembra proprio che si farà e a caro prezzo. I tagli al personale ci saranno, ma Twitter rischia di diventare altro.

    La data del 28 ottobre si avvicina e l’accordo tra Elon Musk e Twitter sembra consolidarsi sempre di più. Dopo aver riaperto la strada verso l’acquisizione, con il conseguente stop al processo che le vedeva contrapposte, le parti ormai sono sempre più vicine e si lavora sugli ultimi dettagli. E che dettagli.

    Da parte sua, Elon Musk non ha mai nascosto che, una volta acquisita la società, avrebbe operato una forte riduzione del personale, ma i numeri che sono stati anticipati dal Washington Post sono davvero allarmanti. E non è detto che quanto riportato da WP accadrà per davvero.

    Secondo quanto riportato dall’autorevole quotidiano Usa, oggi di proprietà di Jeff Bezos, il fondatore della Tesla avrebbe in mente di ridurre di ben il 75% la forza lavoro di Twitter, una volta diventato proprietario. Un dato decisamente impressionante.

    Tenendo fede a questo dato, l’attuale forza lavoro di Twitter, composta da 7.500 lavoratori, si ridurrebbe a circa 1.850 dipendenti. Una forte riduzione che avrebbe, come è facile intuire, una pesante ricaduta sulla gestione dell’azienda e, di conseguenza, anche sulla funzionalità della piattaforma.

    Elon Musk accordo Twitter 2022

    Va detto che, se l’accordo dovesse andare male, e quindi non concludersi, le conseguenze sul personale dell’azienda e sulla gestione sarebbero comunque gravi. Si stima che ci sarà una riduzione di 800 milioni di dollari nella gestione dell’azienda che comporterà la riduzione del numero dei dipendenti del 25%.

    E le preoccupazioni, da questo punto di vista, riguardano tutto quanto è stato fatto in questi anni per rendere la piattaforma più sicura. Una forte riduzione del personale rischierebbe di rendere la piattaforma più suscettibile ad violazioni e attacchi.

    Uno scenario che andrebbe evitato.

    L’intento di Musk sarebbe quello di avvalersi dello stack ranking, metodo dismesso da Microsoft nel 2013, in quanto contribuiva ad alimentare un cattivo ambiente di lavoro, che consiste nell’individuare, all’interno del personale, gli “high” e i “low performer” attraverso una metodologia informatica.

    Il punto è proprio questo. Si vuole adottare all’interno di un team di essere umani quello che viene usato all’interno di uno schema in bit. Appare evidente che il metodo risulterebbe poco praticabile e, infatti, sono sempre di meno le aziende che lo adottano oggi. Figurarsi all’interno di un’azienda come Twitter.

    Il vero problema di Elon Musk sta nei costi che deve sostenere per completare l’acquisizione. Non ne ha mai fatto mistero, anzi, il suo staff di consulenti è alla continua ricerca di sconti.

    Intanto, lui ribadisce l’intento di raddoppiare le entrate nei prossimi tre anni. E come? Vendendo profumi? Perché al momento non è dato sapere come questo potrà mai concretizzarsi. Pensare di riuscirci attuando una forte riduzione del personale sarebbe semplicemente da folli. E in effetti il soggetto in questione nell’etichetta “folle” ci sta tutto.

    Senza tralasciare il fatto che, nello stesso lasso di tempo, intende anche triplicare il numero degli utenti giornalieri sulla piattaforma. E anche su questo le parole descrivono solo intenzioni senza dettagli. Anche perché il fondatore della Tesla ritiene che i 238 milioni di utenti giornalieri “monetizzabili” siano gonfiati, ritenendo più veritieri essere intorno ai 20 milioni giornalieri. E anche qui ha ingaggiato una battaglia a suon di numeri.

    Come certamente ricorderete, Elon Musk, all’inizio di questa sua “avventura”, aveva posto l’accento su una possibile versione premium di Twitter per cercare di creare una alternativa alle entrate. Ora, era strano che proprio colui che intendeva acquisire la piattaforma non sapesse che questa modalità a pagamento esiste e si chiama Twitter Blue. Ricorderete anche quando cercò di far passare una sua idea il fatto di rendere a pagamento la funzionalità per modificare i tweet, cosa che invece Twitter aveva già messo in cantiere.

    Ma è forse il caso, adesso, che lo stesso Elon Musk si rendesse conto di come stanno veramente le cose.

    elon musk accordo twitter 2022

    Dopo aver annunciato il rilascio della funzionalità, tanto attesa, per modificare i tweet, entro 30 minuti per un massimo di 5 volte (con cronologia delle modifiche visibile) all’interno di Twitter Blue, l’app a pagamento, sembra che l’interesse non sia entusiasmante. I primi dati, dopo il rilascio della funzionalità negli Usa lo scorso 6 ottobre, ci dicono che non si è registrato quel boom che ci si aspettava. E questo per due motivi.

    Il primo è spiegato dall’aumento dei costi per l’abbonamento all’app, quasi raddoppiati durante la scorsa estate. Negli Usa è passato da 2,99 dollari a 4,99 dollari al mese. Il secondo è spiegato, forse, dal fatto che adesso l’interesse verso questa funzionalità tanto attesa e tanto richiesta, sta calando. Nel senso che avrebbe avuto più senso rilasciarla disponibile per tutti gli utenti, come già avviene su altre piattaforme, invece che renderla premium sperando che questo avesse attirato gli utenti ad abbonarsi.

    Questa considerazione ha molto senso se la guardiamo nell’ottica di modalità alternativa di guadagno per Twitter. Anche perché questa stessa funzionalità avrebbe dovuto alimentare l’interesse e gli abbonamenti. E invece, sembrerebbe non essere così.

    E dunque, come intende Elon Musk raddoppiare le entrate? Lo scopriremo, forse, dopo il 28 ottobre, sapendo bene che il destino di Twitter sarà quello di diventare un’azienda privata, libera dalla pressione di Wall Street, il vero intento di Elon Musk che piacque subito a Jack Dorsey. Ma ora?

    Davvero Elon Musk è pronto ad acquisire un’azienda, quasi di malavoglia adesso, e licenziare la gran parte dei dipendenti? Davvero vuole rendere Twitter così debole? E come lo spiegherebbe ai suo creditori, tra i quali figura anche Larry Ellison, co-fondatore di Oracle, che ha messo nell’affare 1 miliardo di dollari? E come pensa di raddoppiare le entrate con una piattaforma indebolita?

    Sono queste le domande che andrebbero poste a Musk e che rendono poco attuabile il taglio del 75% del personale.

    Senza dimenticare che adesso l’amministrazione Biden ha deciso di monitorare da vicino tutte le attività di Elon Musk e, quindi, anche l’acquisizione di Twitter. Fatto non del tutto secondario.

    In tutto questo, la notizia di oggi è che le banche coinvolte nell’affare si dicono ormai pronte a sostenere l’accordo di Twitter di Elon Musk per mantenere tutti i 13 miliardi di dollari di debito nei loro bilanci piuttosto che venderlo. Questo perché, anche volendo rivenderlo, nel mercato con la situazione attuale sarebbe un rischio ulteriore. allora è meglio continuare su questa strada. Lo riporta il Wall Street Journal, a conferma che tutto sta procedendo verso la conclusione.

    Insomma, tutti i segnali, come abbiamo visto, dicono che sarà un accordo a caro prezzo, per Musk e per Twitter.

  • Elon Musk ci ripensa, l′accordo con Twitter è vicino

    Elon Musk ci ripensa, l′accordo con Twitter è vicino

    A sorpresa, come sempre, Elon Musk invia una lettera a Twitter mostrando l’intenzione di riprendere l’accordo di acquisizione allo stesso prezzo iniziale. Tutto questo a poche settimane dall’inizio del processo da lui stesso innescato.

    Probabilmente Elon Musk vuole tenersi lontano dai tribunali o, meglio ancora, deve essersi reso conto che i bot-spam sono realmente intorno al 5%. Fatto sta che il fondatore della Tesla ci ha ripensato e con una lettera ha comunicato a Twitter l’intenzione di proseguite il processo di acquisizione al prezzo inizialmente concordato. E cioè 54.2 dollari per azione, vale a dire 44 miliardi di dollari.

    Si ricomincia, quindi non da dove ci si era fermati per volere dello stesso Musk. Una mossa che, oltre a lasciare ancora una volta stupiti, lascia anche molte domande.

    Di sicuro, Twitter, come sempre ha sostenuto in questi mesi, intende accettare la proposta di acquisto iniziale, quella che era stata chiusa con un accordo formale. Solo che ora la società guidata da Parag Agrawal vuole proseguire solo se il Tribunale del Delaware dichiara che si tratta di una mossa legalmente valida tale da sospendere definitivamente il processo che avrebbe dovuto tenersi a partire dal prossimo 17 ottobre.

    Elon Musk Twitter acqusizione 2022

    Questo è uno dei punti chiave della vicenda. Musk decide a sorpresa di proseguire l’accordo quando lui stesso lo aveva sospeso qualche mese fa, sostenendo che Twitter non lo avesse informato del reale numero di account spam/bot sulla piattaforma. Decisione che era, appunto, proseguita per vie legali, fino alla definizione di un processo da celebrarsi entro poche settimane.

    Ma perché questo ennesimo passo indietro?

    Elon Musk avrebbe dovuto essere interrogato presso il Tribunale di Austin e forse si è reso conto di essere in una posizione debole, posizione che avrebbe reso inefficace la stessa azione legale da lui innescata.

    Per non parlare della vicenda di Peiter Zatko, ex responsabile della sicurezza dell’azienda, che nei giorni scorsi ha accusato Twitter di affrontare il problema della sicurezza con leggerezza e senza una adeguata struttura tecnologica. La sua stessa entrata in scena non sarebbe stata di grande aiuto per Musk.

    A fronte di una situazione così complessa per Elon Musk, lo stesso ha finalmente dato ascolto ai suoi avvocati, convincendosi che l’accordo sarebbe stato concluso comunque. Allora, prima che questa decisione fosse presa da un giudice, Musk ha pensato di anticipare i tempi e dichiararsi disponibile a proseguire alle stesse condizioni iniziali.

    Al momento, visto il personaggio, non è ben chiaro cosa possa succedere da qui in avanti. Se all’inizio di quest’anno Elon Musk sembrava deciso ad acquisire Twitter per renderla una “piazza” dove ognuno potesse esprimersi liberamente (ricordate le polemiche?), adombrando anche l’idea di rimuovere il divieto che vige sull’account di Donald Trump, onestamente, anche dopo questa lettera, le intenzioni sono tutte da verificare.

    Verosimilmente, Twitter andrà avanti come se la data del 17 ottobre non fosse stata ancora modificata. Corretto prendere atto della situazione, ribadendo la propria posizione, ma la storia recente ha insegnato che il personaggio è alquanto inaffidabile e pensare che si possa essere “redento sulla via di Damasco” è molto improbabile. Ma non impossibile. Nel dubbio, meglio proseguire per la strada conosciuta.

    E poi, aspetto non secondario, c’è la grande scadenza dell’aprile 2023. In quel mese scadono i tempi per la conclusione dell’accorso da 44 miliardi di dollari e Elon Musk si troverebbe a dover sborsare 1 miliardo di dollari di penalità. Una situazione che gli stessi investitori che lo stanno aiutando a proseguire con l’accordo vorrebbero bellamente evitare. Ricordiamo che nella cordata di investitori figurano anche Andreessen Horowitz, il fondatore di Oracle Larry Ellison, il principe saudita Alwaleed Bin Talal Bin Abdulaziz Alsaud (già maggiore azionista della società nel 2016 insieme a Steve Ballmer).

    A sentire Elon Musk, l’acquisizione di Twitter, adesso, avrebbe un ruolo strategico nella creazione di X app, l’app per “qualsiasi cosa” come ha scritto in un tweet ieri:

    Si tratta di uno dei suoi grande pallini poi non portati avanti e che potrebbero riprendere adesso. L’idea sarebbe quella di combinare Tesla e Twitter all’interno di una super company.
    Nel dicembre 2020, un investitore e sostenitore di Musk, Dave Lee, scrisse su Twitter che Musk avrebbe dovuto “costituire una holding chiamata X” che sarebbe diventata la “società madre di Tesla, SpaceX, Neuralink e Boring Company” con la “missione di garantire sopravvivenza e progresso“. Ecco il senso del tweet di Musk.

    Dal nostro punto di vista, se anche così fosse, Twitter potrebbe diventare altro. Non scomparirebbe, ma certamente avrebbe un valore molto diverso da quello attuale.

    Lo stesso potrebbe succedere nell’eventualità in cui ad aprile 2023 Musk non dovesse dare seguito all’accordo e pagare la penale. Twitter intascherebbe facilmente 1 miliardo di dollari che male non fa. Ma sarebbe una società da ricostruire totalmente, dopo un anno pesante trascorso dietro alle velleità di Musk. Sarebbe comunque un momento in cui Twitter rischierebbe seriamente di diventare altro.

  • Le grandi acquisizioni nel mondo dei Social Media

    Le grandi acquisizioni nel mondo dei Social Media

    L’acquisizione di Twitter da parte di Elon Musk per 44 miliardi di dollari è la più alta nel panorama dei social media. Vediamo quali sono state le altre nel corso di questi ultimi anni.

    L’acquisizione di Twitter da parte di Elon Musk, per 44 miliardi di dollari, diventa una delle più costose nel panorama dei social media. Anzi, la più costosa, oltre ad essere tra quelle più costose in assoluto. Tra l’altro, l’acquisizione della piattaforma a 280 caratteri è la seconda acquisizione effettuata “by leverage”, ossia utilizzando capitale preso in prestito per finanziare l’operazione. E infatti, Elon Musk per completare l’operazione di acquisto della piattaforma co-fondata da Jack Dorsery ha messo sul piatto 25,5 miliardi di dollari attraverso Morgan Stanley Senior Funding. Il resto ce lo ha messo di tasca propria.

    Certo, di operazioni costose nel corso degli ultimi 20-25 anni ce ne sono state tante. Tra le tante si può ricordare l’operazione da 130 miliardi di dollari per permettere a Verizon, nel 2013, di acquisire Vodafone. Oppure, nel 2000 quando AOL acquisì per 165 miliardi di dollari la Time Warner Inc.

    Ma quello che vogliamo fare oggi è elencare le acquisizioni che hanno caratterizzato il panorama dei social media negli ultimi anni. Negli ultimi 18-19 anni possiamo dire. E il fatto stesso che nel giro di quasi due decadi si arrivi a toccare queste cifre, di decine e decine di miliardi di dollari, vuol dire che alla fine queste piattaforme social a livello di business hanno rappresentato più di qualcosa.

    Nessuno avrebbe mai previsto, almeno 5-6 anni fa, che un giorno sarebbe arrivato un personaggio come Elon Musk e avrebbe messo sul piatto più di 40 miliardi di dollari per comprarsi Twitter. E dire 5-6 anni fa non è un caso. Stiamo parlando del 2016, all’incirca, quando su Twitter non ci avrebbe scommesso nessuno e, anzi, in quel periodo molti avrebbero voluto farlo comprando l’azienda ad un prezzo stracciato.

    Social Media Acquisizioni

    Ricorderete quando nel 2015/2016 si diceva che Google sarebbe stata ad un passo, ed era vero. Così come è stata ad un passo Salesforce e anche Disney, per via della stretta amicizia tra Jack Dorsey e Bob Iger, colui che salvò Dorsey da tante situazioni.

    Insomma, l’acquisizione di Elon Musk rappresenta, comunque la si pensi ovviamente, un punto importante per i social media, ammesso che ci sia qualcuno che abbia compreso del perché Musk abbia sentito una così forte esigenza di acquistare una piattaforma come Twitter (forse neanche lui ha le idee chiare).

    Allora, vediamo insieme quali sono state le più grandi acquisizione nel mondo dei social media negli ultimi anni, considerando l’ultima acquisizione di Twitter.

    Facebook compra Instagram

    Esattamente 10 anni fa, era l’aprile del 2012, Facebook decise che la sua strada all’interno di Wall Street (era da poco approdata in borsa con mille difficoltà) dovesse essere accompagnata da una strategia orientata al mobile. E l’opportunità era segnata proprio acquisendo Instagram, quando ancora aveva “solo” 150 milioni di utenti. Fu, ovviamente, una scelta azzeccata. Era il 2012 e la cifra sborsata da Mark Zuckerberg fu di 1 miliardo di dollari.

    Facebook compra WhatsApp

    Come per Instagram, qualche anno dopo Facebook sempre puntando verso il mobile decise che fosse arrivato il momento di arricchire il parco app della casa di Menlo Park. E l’occasione ghiotta era rappresentata da WhatsApp. Era il 2016 e sul piatto Zuckerberg offrì a Jan Koum e Brian Acton (poi fondatore di Signal) 16 miliardi di dollari, di cui 4 in cash.

    Microsoft compra LinkedIn

    Ma poteva il colosso di Redmond restare fuori dal gioco dei social media, nel 2016? Certo che no. E così Satya Nadella, CEO di Microsoft dal 2014, offre a Reid Hoffman, uno dei fondatori di LinkedIn (la prima piattaforma social media nata nel 2003), la bella cifra di 26,2 miliardi di dollari. Oggi LinkedIn è parte integrante dell’universo Microsoft.

    Microsoft compra Skype

    Poco prima dell’era Nadella, Microsoft aveva compreso che il mondo dei social media stava andando nella direzione dei video, e delle video conferenze in particolare. Quello, il 2011, era il periodo in cui svettava Skype, allora di proprietà di eBay. E così, Steve Ballmer (poi azionista e consigliere di amministrazione di Twitter) fece il grande passo e mise sul piatto 8,5 miliardi di dollari per accaparrarsi lo strumento. Anche se nel corso degli anni ha perso un po’ di smalto, resta comunque ancora oggi molto usato.

    Microsoft compra Yammer

    Forse non tutti ricordano Yammer, una piattaforma social orientata al business. Stiamo parlando di una piattaforma che anticipò Slack, Asana, Trello, per intenderci. Diciamo che un’altra piattaforma competitor è diventata poi Facebook Workplace. Ebbene, Microsoft voleva presidiare anche questo settore e così, nel 2012 offrì a David Sacks, uno dei fondatori di Yammer, 1,2 miliardi di dollari.

    Grandi acquisizioni social media franzrusso.it 2022

    Google compra YouTube

    Come sapete, YouTube, piattaforma di condivisione video, è a tutti gli effetti una piattaforma social media e Google ne comprese il potenziale prima di altri nel 2006. Non solo comprese il potenziale, ma lo sviluppò rendendola la piattaforma social media più usata al mondo. Si tratta di uno degli investimenti nel mondo dei social media per la casa di Mountain View meglio riusciti e costato “solo” 1,65 miliardi di dollari. Un vero affare.

    Yahoo compra Tumblr

    Yahoo!, ve lo ricordate? Il motore di ricerca del web prima ancora che nascesse Google. Un grande potenziale a portata di mano che poi via via si è sprecato nel tempo. C’è stato un momento, però, in cui l’azienda è stata guidata da Marissa Mayer, fino al 2017. La sua strategia era quella di rivitalizzare l’azienda e vide in Tumblr una possibilità. L’operazione si concluse con 1,1 miliardi di dollari ma non ne beneficiò nessuno. Infatti, Yahoo venne poi assorbita da Verizon diventando Altaba e Marissa Mayer si dimise di lì a poco.

    Twitter compra Vine

    Twitter nel corso della sua storia ha formalizzato diverse acquisizioni. E, spesso, si trattava di soluzioni che anticipavano i tempi. Un paradosso per Twitter di quel tempo, infatti quelle occasioni vennero sprecate tutte. Una di queste è proprio Vine, la piattaforma che permetteva la condivisione di video della durata di sei secondi. L’operazione è costata 970 milioni di dollari, conclusasi prima che Vine rilasciasse il prodotto al pubblico.

    Salesforce acquisisce Slack

    Si tratta di una acquisizione molto recente, è del dicembre 2020, e coinvolge un’azienda, come Salesforce, che più volte è andata vicino ad acquisire Twitter. Più o meno verso il 2016. L’operazione è costata all’azienda di Marc Benioff ben 27,7 miliardi di dollari.

    Elon Musk compra Twitter

    A differenza di tutte le altre acquisizioni che abbiamo visto fino ad ora, questa di Elon Musk che compra Twitter per 44 miliardi di dollari, di cui una buona parte con capitale finanziato, non è orientata a far crescere il business dell’azienda. Più volte in questi giorni il fondatore della Tesla ha sottolineato come questa non sia una acquisizione per fare soldi. Non è chiaro ancora cosa intenda fare, ma certo è che il progetto della app a pagamento andrà avanti, lo aveva confermato lo stesso Musk, e sicuramente quei soldi verranno investiti per creare una struttura aziendale per alimentare la piattaforma con diverse funzionalità, ma non per farla crescere in termini di affari. In questi giorni Twitter sta inviando messaggi via mail a tutti coloro che hanno investito in pubblicità sulla piattaforma tranquillizzando i clienti che non cambierà nulla e che la piattaforma non diventerà uno spazio tossico. Ancora tutto da vedere.

    Ecco, questo un po’ il panorama che abbiamo tracciato delle più grandi acquisizioni che si sono succedute in questi ultimi anni nel mondo dei social media. Come avrete certamente notato, questa di Twitter è la più costosa, fino ad oggi. Almeno fino alla prossima.

  • Il futuro di Twitter è legato al destino di Elon Musk

    Il futuro di Twitter è legato al destino di Elon Musk

    Elon Musk è riuscito a raggiungere il suo scopo e ad acquisire Twitter per 44 miliardi di dollari. La società diventerà una private company e tutto si gioca sulla libertà di parola. Probabilmente, la libertà di parola di Elon Musk.

    Otto anni e mezzo dopo dal suo ingresso a Wall Street e 16 anni dopo la sua fondazione, Twitter è pronta a uscire dal mercato per trasformarsi in una private company e cambiare di mano. Come ormai sapete bene, ad acquistarla è stato Elon Musk, per 44 miliardi di dollari, che nelle ultime settimane ha intensificato tutti i suoi sforzi, anche finanziari, per arrivare a quello che era il suo obiettivo ormai da qualche tempo: compare Twitter.

    Non è ancora chiaro cosa voglia fare di Twitter il fondatore di Tesla, ma da quanto affermato, anche nel suo breve comunicato di ieri, gli entusiasmi si infrangono immediatamente contro le intenzioni.

    Elon Musk ha più volte tenuto a precisare che questa operazione è animata dall’idea di trasformare Twitter in un grande luogo dove vige la libertà di parolapietra fondante di una democrazia che funziona“. Resta, però, il grande problema su come questa libertà verrà resa effettiva.

    Sappiamo bene che la reputazione che accompagna Musk non è spesso lusinghiera, anche per come tratta le sue aziende. Ecco perché, oggi, la preoccupazione che Twitter possa trasformarsi in qualcosa di diverso a come lo conosciamo è molto alta. Per non parlare della preoccupazione dei dipendenti che da settimane sollevano dubbi e che adesso rischiano di lasciare l’azienda. Almeno un cospicuo gruppo da quello che si sa, prima ancora che venga formalizzato l’accordo di acquisizione.

    Intanto, in attesa che lo stesso Musk, o chi per lui, spieghi davvero cosa intende fare, al di là dei proclami generalizzati, per “libertà di parola” va intesa anche come la sua di libertà di scrivere sulla sua piattaforma quello che vuole, insulti compresi, senza che ci sia nessuno che possa fare qualcosa.

     

    elon musk futuro twitter franzrusso

    Perchè questo? Perché proprio nei giorni scorsi, durante lo scorso fine settimana, si succedevano riunioni su riunioni per arrivare ad un accordo, lo stesso Musk prendeva ad insultare i funzionari della SEC (la Consob italiana), definendoli ”sfacciati burattini“ continuando a dire di aver perso qualsiasi rispetto per loro. Tutto normale?

    Proviamo ad estendere, nella situazione attuale, questa libertà di parola, per come la intende Musk, a tutti gli utenti. Significherebbe gettare alle ortiche tutto quello che è stato fatto in questi anni, per rendere Twitter un luogo dove dare vita ad una conversazione sana.

    Restiamo ancora su questo punto, e ci avviciniamo a prendere in considerazione uno dei punti più chiari espressi da Elon Musk. Stiamo parlando dell’intenzione di rendere l’algoritmo “open-source”. Cosa significa questo?

    Molto semplice. Rendendolo open source significa renderlo più trasparente per tutti, per comprendere come vengono regolati i contenuti, sia algoritmicamente che manualmente.

    La trasparenza come valore è comunque un grande auspicio, specie su una piattaforma come Twitter. Lo stesso Musk, verso fine marzo, aveva fatto un sondaggio tra i suoi oltre 83 milioni di utenti chiedendo se fossero d’accorso a rendere trasparente il codice che disciplina i contenuti pubblicati. Ovviamente la risposta fu per il sì.

    Nel concreto, rendendo open-source il codice che sta alla base dell’algoritmo, si vorrebbe (il condizionale è d’obbligo!) rendere più partecipi gli utenti nella definizione di ciò che deve essere regolamentato, e come. Un principio che lo stesso Jack Dorsey, co-fondatore di Twitter e ex CEO fino a novembre 2021, ha sempre sostenuto. Lo stesso Jack Dorsey ha lodato l’operazione di acquisizione della sua ex creatura.

    Un’idea di decentralizzazione era già stata messa in atto da Twitter, andando nella direzione di abilitare una maggiore partecipazione degli utenti, attraverso, ad esempio, l’applicazione di targhette o applicare segnalazioni visibili, in modo da rendere chiaro a tutti che quello specifico contenuto non fosse adeguato agli standard della piattaforma.

    Per fare un esempio, in questi giorni non si fa altro che parlare di Mastodon, una piattaforma social che somiglia molto a Twitter e che permette proprio questo. Un’idea che, in realtà, non ha mai suscitato tanto interesse, ma adesso il contesto è cambiato. Nel senso che Twitter sta per cambiare per sempre. E Mastodon diventa un modello a cui guardare.

    Questo è il punto focale su sui si concentrano adesso le curiosità di tutti e le critiche, ovviamente. Nel senso che non è ancora chiaro come questo processo verrà messo in pratica.

    Altro punto focale per la strategia di rilancio di Twitter da parte della gestione di Elon Musk è la lotta serrata agli spam-bot. In questo caso, Elon Musk vorrebbe impiegare massicciamente la tecnologia di Intelligenza Artificiale per eliminare milioni di account che ogni giorno, su Twitter, diffondono contenuti spam e disinformazione.

    E questa lotta dovrebbe essere accompagnata dal rilascio della spunta di verifica a tutti gli utenti che non siano bot, appunto. Idea che piaceva tanto anche a Jack Dorsey.

    Finora abbiamo trattato di punti e fatto considerazioni su cui ancora non ci sono elementi ufficiali. Probabile che qualcosa verrà snocciolata dallo stesso Elon Musk nel corso delle prossime settimane.

    Il percorso che porta alla formalizzazione dell’acquisizione di Twitter da parte di Elon Musk non è breve. Si prevede che tutto si debba concludere entro l’anno, quando Twitter verrà ritirata da Wall Street e diventerà, appunto, un’azienda privata guidata da un amministratore unico che è Elon Musk.

    Vista questa situazione, mai avremmo immaginato di dover scrivere che adesso il futuro di Twitter è legato al destino di Elon Musk.

  • E adesso Elon Musk vuole comprare tutta Twitter

    E adesso Elon Musk vuole comprare tutta Twitter

    Elon Musk, dopo aver rinunciato qualche giorno fa al suo posto nel CdA, ha sorpreso tutti di nuovo. Adesso vuole comprare tutta Twitter. La sua proposta è di 54,2 dollari per azione. “Twitter ha un potenziale straordinario e io lo sbloccherò”.

    Quello che sembrava il capitolo di una relazione complicata, altro non era un ulteriore capitolo. Quello finale stava in effetti per arrivare. Ed eccolo qui: Elon Musk vuole comprare tutta Twitter.

    Elon Musk ha di fatto formulato una proposta di acquisto del 100% dell’azienda co-fondata da Jack Dorsey. Proponendo un prezzo di 54,2 dollari per azione (ieri il titolo TWTR ha chiuso a 44,47 dollari). Un’offerta che farebbe salire la capitalizzazione di Twitter fino a 43 miliardi di dollari. Attualmente è di 35 miliardi di dollari.

    Si tratta di una proposta formalizzata all’interno dello “Schedule 13D” e depositato presso la SEC americana, l’equivalente della Consob italiana. Quindi siamo di fronte ad un gesto sostanziale che dimostra come il fondatore della Tesla adesso faccia sul serio.

    Twitter Elon Musk, proposta di acquisto

    Solo qualche giorno fa il CEO di Twitter, Parag Agrawal, aveva annunciato che Elon Musk, in virtù dell’acquisto del 9,2% di Twitter (un investimento di circa 3 miliardi di dollari), rinunciava al suo posto all’interno del Consiglio di Amministrazione dell’azienda di San Francisco.

    Elon Musk vuole Twitter

    Adesso, da maggior azionista, Elon Musk vuole diventare il proprietario di Twitter. Giusto come dettaglio, stiamo parlando di un personaggio che oggi vanta un patrimonio di circa 230 miliardi di dollari.

    Ho investito in Twitter perché credo nel suo potenziale di essere la piattaforma per la libertà di parola in tutto il mondo, e credo che la libertà di parola sia un imperativo sociale per una democrazia funzionante“, ha scritto Elon Musk in una lettera indirizzata al presidente di Twitter, Bret Taylor. “Twitter ha un potenziale straordinario. Io lo sbloccherò“.

    Nel caso in cui la sua proposta non venisse accettata, Elon Musk aggiunge: “Avrei bisogno di riconsiderare la mia posizione di azionista“.

    https://twitter.com/TwitterIR/status/1514565044490563585

    In risposta all’offerta di Elon Musk, Twitter ha rilasciato un breve comunicato in cui confermando l’offerta, si legge: “Twitter, Inc. (NYSE: TWTR) ha confermato oggi di aver ricevuto una proposta, non richiesta e non vincolante, da Elon Musk per acquisire tutte le azioni ordinarie in circolazione della società per 54,20 dollari per azione in contanti. Il Consiglio di Amministrazione di Twitter esaminerà con attenzione la proposta al fine di determinare la linea di azione da adottare nel migliore interesse della società e di tutti gli azionisti di Twitter“.

    Elon Musk e le sue aziende

    Ora, se la cosa andasse in porto, e al momento è difficile provare a fare qualsiasi previsione in questo senso, Elon Musk potrebbe aggiungere anche Twitter tra le aziende di sua proprietà. Le altre sono: Tesla, SpaceX, The Boring Company e Neuralink. Significherebbe per Musk un’azienda in più da gestire, e che azienda!

    Per sbloccare il potenziale di Twitter, come afferma nel documento depositato oggi, Elon Musk dovrebbe dedicarsi all’azienda molto di più di quanto già on faccia per Tesla o SpaceX. E se pensiamo che una volta, pubblicamente, fu lo stesso Elon Musk a criticare Jack Dorsey per il fatto che fosse alla guida contemporaneamente di due aziende, Twitter e Square, non è proprio il massimo per iniziare. Gestire 5 aziende di questo calibro non è cosa da poco. Ma sappiamo anche che si tratta di Elon Musk.

    Certo, di fronte ad un’offerta del genere è difficile resistere. Ma la saga continua…

  • Nella gara a comprare TikTok si inserisce anche Oracle

    Nella gara a comprare TikTok si inserisce anche Oracle

    Nella gara a comprare TikTok, entro i termini stabiliti dall’ordine esecutivo di Trump, scaduti i quali scatta il divieto di operare negli Usa, si inserisce anche Oracle. Microsoft ha quindi un potenziale competitor.

    I 90 giorni indicati dall’ordine esecutivo di Donald Trump contro TikTok stanno trascorrendo in modo inesorabile, prima che la piattaforma cessi di operare sul suolo Usa. I termini dovrebbero scadere entro il 15 novembre prossimo, entro i quali TikTok potrebbe passare di mano ed essere acquisita da un’altra società. Al momento sembrava che l’unica azienda che avesse mosso l’intenzione di muoversi in questa direzione fosse solo Microsoft, anche dopo trattative condotte direttamente con il governo americano. Ma, come succede quasi sempre in casi complessi come questi, c’è un colpo di scena, come racconta il Fiancial Times.

    Infatti sembra che ci sia anche un’altra azienda interessata ad acquisire il business di TikTok operante negli Usa, in Canada, in Australia e in Nuova Zelanda e questa azienda sarebbe Oracle, colosso americano nel campo per i software dedicati al business e uno dei leader mondiale per il Cloud. La notizia sembra trovare più di una conferma.

    oracle tiktok

    La società, co-fondata da Larry Ellison, di cui è chairman, ha già avuto colloqui in fase avanzata con ByteDance, la società proprietaria della piattaforma TikTok e sta realizzando la sua proposta con a fianco investitori come General Atlantic e Sequoia Capital.

    Oracle potrebbe avere qualche possibilità in più di Microsoft, sempre sulla carta, in quanto la società di Redmond punterebbe ad acquisire anche l’attività europea di TikTok, cosa che ByteDance vorrebbe evitare, accordando invece di cedere quelle attività su cui vorrebbe concentrarsi il colosso dei software, quindi quelle relative agli Usa, Canda, Australia e Nuova Zelanda.

    Ma, sebbene Oracle possa avere qualche possibilità in più rispetto a Microsoft, bisogna dire che proprio la società di Nadella era stata indicata come unica con il compito di risolvere la questione prima del termini previsti.

    Ad onor del vero, elemento sottolineato da molti siti americani che danno questa notizia, va sottolineato che Larry Ellison è stato uno dei pochi imprenditori della Silicon Valley a sostenere apertamente Donald Trump, organizzando anche una raccolta fondi nel mese di gennaio a suo favore. Questo potrebbe fare pensare che Ellison possa avere vita facile e assicurarsi l’affare. Ma si tratta solo di supposizioni.

    Nella “gara” a comprare TikTok, nei giorni scorsi, aveva provato ad inserirsi anche Twitter, ipotesi poi rivelatasi poco praticabile per motivi finanziari.

    Leggi anche:

    Instagram lancia la sfida a TikTok anche in Italia, ecco Reels

    Ma cosa se ne farebbe Oracle di una piattaforma come TikTok?

    Intanto sarebbe una delle tante acquisizioni a cui il colosso di Redwood ci ha abituato negli anni. Oracle nel corso degli ultimi 20 anni ha acquisito aziende del calibro di NetSuite, Sun, Micro Systems, Datalogix. Acquisire TikTok permetterebbe ad Oracle di entrare direttamente nel mondo dei social media e del business dei video. Avrebbe l’occasione di estendere un altro ramo di business e migliorare i suoi prodotti proprio sfruttando i dati raccolti da TikTok. Non sarebbe male come idea.

    Al momento, però si tratta solo di ipotesi, verificate certo, ma ancora poco concrete. Anche perché si sta parlando di un’acquisizione di cui non si conosce ancora il prezzo, anche se sappiamo benissimo che ByteDance ha un valore di circa 75 miliardi di dollari.

    Vedremo quali saranno gli sviluppi.

  • Twitter in vendita, quali vantaggi per Google o per Salesforce

    Twitter in vendita, quali vantaggi per Google o per Salesforce

    I rumors si rincorrono ormai da mesi, in estate c’era stata una continua fuga di notizie, ma ieri si è verificata un’improvvisa accelerazione. Twitter è in vendita e in pole position, per acquisire l’azienda guidata dal CEO e co-fondatore Jack Dorsey, ci sono Google e Salesforce. Ma cosa comporterebbe per questi colossi acquisire una piattaforma come Twitter?

    Sono mesi che si parla di Twitter in vendita, anzi un anno almeno, ossia da quando la crescita della base utenti ha cominciato a stagnare sempre di più. La conseguenza diretta è stata che gli investitori di Twitter hanno cominciato a lamentare che la piattaforma non avesse il giusto appeal per competere sul mercato. Le performance comunque non sono mai state in grado di tranquillizzarli, una base utenti più ampia degli attuali 320 milioni di utenti attivi (nonostante siano 800 milioni gli utenti che gravitano attorno alla piattaforma ogni mese) permetterebbe a Twitter di dormire sonni più tranquilli. Ma non è stato così, fino ad ora.

    In questi mesi Twitter ha introdotto tutta una serie di novità e strumenti per rendere la piattaforma più facile da utilizzare, già perché un problema sentito dagli utenti, e anche dagli inserzionisti stessi, è che Twitter a 140 caratteri è difficile da usare come un qualsiasi social network. Ma, come sappiamo e come abbiamo imparato in questi anni, Twitter non è un social network qualsiasi, Dorsey lo ha sottolineato spesso in queste settimane. E da poco è stata anche organizzata una campagna video per sottolineare proprio questo aspetto: Twitter è una finestra sul mondo, dalla quale osservare tutto ciò che accade nel mondo.

    twitter vendita salesforce

    Twitter in vendita, lo scenario possibile

    Nel mese di agosto i due maggiori azionisti, cioè il principe saudita Alwaleed bin Talal e Steve Ballmer (ex CEO di Microsoft) si erano uniti nell’intento di vendere l’azienda. La loro posizione era condivisa da buona parte del consiglio di amministrazione, meno che da Dorsey stesso e dagli altri co-fondatori. Nelle scorse settimana una riunione avrebbe in effetti dato il via libera alla vendita, anche se il CEO e tutto il management fosse contrario.

    Ieri CNBC annuncia che Twitter è in vendita (il titolo TWTR a Wall Street ha chiuso a +21% ieri) e che in pole per l’acquisizione ci sono due colossi come Google e Salesforce. Due nomi non certamente nuovi per chi segue questa vicenda da mesi, ne avevo parlato anche al DigitalicX del dicembre 2015 sostenendo che entro l’anno (questo) Twitter sarebbe stata acquisita dal colosso di Mountain View (qui il video).

    Ci sarebbero altre aziende interessate, come Verizon, al momento “scottata” dalla vicenda Yahoo! per via dei 500 milioni di utenti violati e starebbe rivedendo al ribasso la prima offerta di quasi 5 miliardi di euro per acquisire ll’azienda di Sunnyvale; ma ci sarebbe anche Microsoft, guidata oggi da Satya Nadella, che di recente ha acquisito anche LinkedIn.

    Lo scenario che si starebbe paventando sarebbe questo, più o meno. Come riportavano i media Usa ieri, si è in attesa di offerte formali (si vocifera di un’offerta da parte di Google vicina ai 30 miliardi di dollari). Ma quali vantaggi potrebbe portare Twitter per queste due aziende? Proviamo a vederne solo alcuni.

    I vantaggi per Google nell’acquisire Twitter

    E cominciamo da Google. Al netto del grande desiderio di Google di riuscire ad entrare in maniera forte e solida sul mercato dei social media (cosa non riuscita con G+, progetto azzeccato comunque in chiave business), Google, in sintesi, avrebbe un grande vantaggio ad acquisire Twitter per meglio integrare all’interno dei motori di ricerca i tweet; potrebbe in questo modo migliorare il motore di ricerca interno alla piattaforma di 140 caratteri (un sogno!) e, di conseguenza, incrementare le possibilità di advertising per gli inserzionisti. Ma c’è anche un altro grosso vantaggio che potrebbe prevalere su tutti, e cioè le news. Se è vero che Google ha puntato molto in questi anni su Google News, è anche vero che Google ha realizzato soluzioni orientate ai publisher e al mondo dei media proprio per avere il predominio di un settore che coinvolge sempre più gli utenti. Basti pensare al Google News Lab, al potenziamento di Google Trends. Immaginate allora cosa sarebbe tutto questo con la possibilità di integrare in questi servizi anche la potenza di Twitter, vero strumento per essere informati in tempo reale e in modo assolutamente dinamico. Le soluzioni editoriali che potrebbero scaturire da questa acquisizione permetterebbero a Google di mettersi in seria competizione con Facebook.

    I vantaggi per Salesforce nell’acquisire Twitter

    In vantaggi per Salesforce non sarebbero meno evidenti. Azienda fondata nel 1999 da Marc Benioff, oggi anche CEO e chairman dell’azienda di San Francisco, nata come cloud company, con un fatturato dal oltre 6 miliardi di dollari generato soprattutto dal suo potente software CRM (Customer Relationship Manager). L’azienda quindi potrebbe integrare (cosa che per altro già fa) Twitter all’interno della sua piattaforma, sfruttando i 140 caratteri anche in chiave CRM. Va detto che Salesforce era inizialmente l’azienda che aveva mostrato più interesse ad acquisire LinkedIn, poi finita nelle mani di Microsoft. L’interesse per Twitter nasce dall’idea di estendere il raggio d’azione dell’azienda, avendo a disposizione la liquidità necessaria per affrontare questo investimento.

    Questo il tweet di Vala Afshar, Chief Digital Evangelist di Salesforce, ieri, solito a manifestare il suo amore per Twitter, ma ieri questo tweet a molti è sembrato voler dire altro, oltre a confermare l’interesse di Salesforce.

    Resta da capire come si svolgeranno le cose e, soprattutto, bisogna attendere la presentazione formale delle proposte. dal nostro punto di vista, Google appare più avanti. Sarebbe un’occasione da non perdere dopo aver perso per poche migliaia di euro Instagram.

    E voi che ne pensate?