Categoria: Social Media

In questa categoria trovate articoli che riportano dati e ricerche sul mondo dei Social Media. Dal numero di utenti connessi, al tempo trascorso su ciascun social network

  • CoTweet, Twitter inizia il test sul tweet collaborativo

    CoTweet, Twitter inizia il test sul tweet collaborativo

    Twitter avvia il test su una funzionalità che permetterà la possibilità a due utenti di collaborare sullo stesso tweet. Si chiama CoTweet, o Co-Tweet, e potrebbe essere interessante.

    In attesa che la vicenda della proprietà, che vede Elon Musk come futuro proprietario della piattaforma, Twitter è alla ricerca continua di modalità innovative e collaborative. Una di queste modalità viene alla ribalta in queste ore e si tratta della possibilità di poter collaborare su uno stesso tweet. La modalità per il momento pare chiamarsi CoTweet o Co-Tweet, ma al momento non ci sono conferme ufficiali sul naming. Quello che si sa, per certo, è che dopo l’anticipazione di utenti molto attenti come Alessandro Paluzzi e Matt Navarra, la società ha confermato l’avvio del test.

    Forse questa notizia relativa a questo test lascerà gli utenti affezionati di Twitter un po’ interdetti, ma anche questa funzionalità, se confermata, è frutto del processo di innovazione che la società aveva già intrapreso prima che arrivasse Elon Musk. Un processo di innovazione a lungo invocato e per tanto tempo atteso, che segue la direttrice rivolta ai creator e strizza l’occhio alla collaborazione.

    E quindi, dopo aver attuato già una funzionalità simile, il pensiero va ovviamente alla figura del co-host, ossia la possibilità che ha un host di poter gestire uno spazio su Twitter Spaces insieme ad altri due utenti al massimo, Twitter adesso sperimenta un concetto simile ma sul tweet, il contenuto principe della piattaforma, quello che resta ancora limitato ai 280 caratteri. E qui ci fermiamo perché su Note approfondiremo in avanti.

    twitter cotweet

    Come funziona CoTweet

    Come funzionerebbe CoTweet?

    Intanto il condizionale nella domanda è d’obbligo visto che la funzionalità, seppure in uso in queste ore, è comunque ancora tutta da sviluppare.

    La funzionalità ricorda molto quella già in uso su Instagram (conferma che qui alla fine non si inventa niente di nuovo).

    In pratica, l’utente che ha attiva la funzione, come ha mostrato nei suoi tweet Kelly Vaughn, può scrivere un tweet e poi, pigiando l’icona “cotweet” che si vede in basso all’editor, quello dove si trova la possibilità di aggiungere le immagini per intenderci, può invitare un utente qualsiasi a collaborare al contenuto.

    L’utente invitato vedrà all’interno del suo feed l’invito che mostra il contenuto su cui collaborare e la notifica “Accetta/Declina”. In DM, quindi come messaggio privato, l’utente visualizzerà un link al tweet con questo testoSei stato invitato a twittare insieme a un CoTweet!“.

    Come dicevamo, Kelly Vaughn ha sperimentato questa funzionalità e ha pubblicato anche alcuni screenshot, a conferma che Twitter ha avviato il test.

    Curiosità che conferma il fatto che tutto è ancora in fase sperimentale. L’incorporazione del tweet all’interno di questo articolo mostra solo l’utente principale e non l’altro utente “CoTweet”. Pare che questo piccolo bug compaia anche su iOS. Per visionare la modalità collaborativa come dovrebbe essere, cliccate sul link per vedere il tweet originale, in basso l’immagine di quello che si vede.

    cotweet esempio franzrusso.it

    Per come si presenta, CoTweet potrebbe essere una modalità molto interessante, specie in quei contesti in cui la collaborazione può avere molto senso. E pensiamo, ad esempio, alle aziende che potrebbero approfittarne per realizzare contenuti in collaborazione con influencer o in partnership con altre aziende. Ma di esempi se ne potrebbero fare altri, questo è quello che è venuto più facile da fare visto il contesto in cui solitamente operiamo.

    cotweet paluzzi

    Però, e c’è sempre un però, non è detto che poi questa funzionalità possa davvero diventare effettiva. Twitter, confermando il test, ha comunque specificato che solo alcuni utente la stanno usando per “un periodo di tempo limitato“. Un periodo nel quale provare a migliorarla oppure no.

    Per quello che vediamo, ci sembra interessante. E voi che ne pensate?

    fatecelo sapere tra i commenti, se volete, oppure sui nostri canali social.

  • Estate 2022, il Turismo riparte anche sul web

    Estate 2022, il Turismo riparte anche sul web

    L’Estate 2022 è quella del rilancio del Turismo. L’osservatorio “Tourism in The Net” di Registro.it ha rilevato che nei primi sei mesi di quest’anno sono 7.764 i nuovi siti ‘.it’ nel comparto turistico, quasi il doppio rispetto al totale dello scorso anno.

    Quella del 2022 è l’Estate del vero rilancio. Un rilancio che riguarda tutti i settori, in particolare il Turismo. Ricordiamoci sempre che il Turismo è uno dei grandi motori della ricchezza del nostro paese, i dati del 2019 ci dicono che tutto il comparto vale il 13% del PIL. Ripartire significa rilanciare quindi la nostra economia e questo rilancio passa anche dal web, come stiamo per vedere.

    L’osservatorio “Tourism in The Net” di Registro.it rileva che nei primi sei mesi del 2022 sono 7.764 i nuovi siti ‘.it’ nel comparto turistico, quasi il doppio rispetto al totale dello scorso anno.

    In percentuale, tra le categorie monitorate dall’Osservatorio, a crescere di più è la Ristorazione, che passa da 1.763 siti classificati nel 2021 ai 3.642 del primo semestre 2022, + 106% rispetto all’intero computo dell’anno scorso.

    Notevole incremento anche per la categoria Alloggio, che nel primo semestre dell’anno in corso comprende 3.230 nuovi .it classificati, segnando un incremento del 58%, e per quello Tour Operator e Trasporto, che con 319 nuovi siti web – sempre .it – vede un aumento del 25% rispetto al totale 2021.

    Estate 2022 Turismo web

    Ottima prestazione anche per il settore dell’Intrattenimento che, arrivando nei primi sei mesi del 2022 a 300 nuovi siti web classificati, vede un incremento del 72% rispetto al totale dell’anno precedente. Dati positivamente influenzati, probabilmente, dalla ripresa degli eventi e degli spettacoli dal vivo dopo il grande stop causato dalla pandemia.

    A un generale aumento dei siti classificati nel 2022, la rilevazione mette in luce anche un aumento delle cancellazioni all’interno del comparto, che toccano nel primo semestre del 2022 quota 5.516, contro un totale di 2.025 dell’anno scorso.

    Nel complesso, dall’analisi svolta si evince che i siti in .it afferenti al settore turistico sono notevolmente aumentati dall’inizio della rilevazione, iniziata nel 2017.

    Estate 2022 Turismo web slide franzrusso.it

    All’epoca, infatti, l’osservatorio contava un totale di 22.992 siti web .it appartenenti al comparto, mentre oggi il numero dei siti riguardanti il turismo è aumentato a 148.021, segnando una crescita complessiva del 543%.

    Questi i dati in percentuale delle categorie .it rilevate nei primi sei mesi del 2022:

    • Alloggio: 52.8%
    • Ristorazione 31%
    • Tour Operator e Trasporto: 7.6%
    • Intrattenimento: 4.4%
    • News e Blog: 4.3%

    Sono dati molto interessanti che sottolineano come il web sia un volano da prendere anche quando si parla di Turismo. Vedremo se questo trend durerà ancora.

  • NFT e Social Media, un rapporto da riconsiderare

    NFT e Social Media, un rapporto da riconsiderare

    Il mercato degli NFT è in crollo continuo. Adesso vale appena un terzo di quanto valeva lo scorso anno. Una conseguenza del crollo delle cripto valute. Un crollo che coinvolge anche i social media dove il rapporto con NFT va riconsiderato.

    La cronaca odierna ci dice, al momento, che l’interesse verso gli NFT (non-fungible-tokens) starebbe già svanendo. E questo on conseguenza del tonfo del mercato delle criptovalute di questi giorni. Una conseguenza calante comune a tutto ciò che riguarda le monete digitali e tutto ciò che adesso è collegato, come appunto gli NFT.

    Dopo un periodo luminosissimo, dove sembrava che tutto dovesse trasformarsi in oggetto digitale da scambiare sulle varie piattaforme appena nate, con l’ideale di creare un business solido, ecco che tutto questo si infrange con la realtà di oggi.

    Infatti, negli ultimi sei mesi il valore degli NFT è progressivamente crollato. Un esempio è dato dal fatto che e vendite di NFT per il mese di giugno 2022 sono state di poco superiori a 1 miliardo di dollari, rispetto al picco di 12,6 miliardi di dollari toccato all’inizio dell’anno.

    Calano le vendite e il mercato perde di valore. Se a novembre il valore era di circa 3 mila miliardi di dollari, oggi ne vale appena un terzo di quel valore.

    social media NFT

    Il crollo dei bitcoin e di tutte le altre criptovalute porterà ad un forte rallentamento degli NFT, con un calo di collezioni e del numero di oggetti vendibili.

    Tutto questo avrà comunque conseguenze anche per quanto riguarda i social media.

    E voi, giustamente vi chiedete, “ma perché?“.

    Semplice, perché quasi tutte le piattaforme, con Meta in testa, avevano iniziato a sfruttare il fenomeno, con l’obiettivo di fungere da terreno comune tra acquirente, venditore o mediatore per la vendita di NFT.

    I social media sono potenti mezzi di comunicazione e condivisione e, per loro natura, possono incontrare zone floride quando si presentano occasioni come queste. Vuoi per la comunicazione che si riesce a veicolare proprio sull’argomento NFT e vuoi anche per la capacità di far incontrare gli interessi degli utenti con chi realizza oggetti digitali come gli NFT.

    Come abbiamo raccontato qui sul nostro blog, alcune piattaforme social media come Twitter e Instagram hanno già iniziato ad avviare programmi orientati all’utilizzo e alla diffusione degli NFT sulle proprie piattaforme.

    Lo avevamo visto con Twitter, una delle prime a muoversi in questo senso, permettendo agli utenti di Twitter Blue (la versione premium di Twitter) di poter collegare un NFT all’interno della propria foto profilo.

    Recentemente Instagram ha avviato il suo progetto che prevede una serie di features, tra cui quella di mostrare opere digitali all’interno della foto profilo, con la finalità principale che è quella di permettere ai creator di realizzare opere direttamente sulla piattaforma.

    Ed quello che di prefigge anche Facebook, la piattaforma social regina di Meta, che proprio in questi ultimi giorni ha avviato un progetto identico a quello già avviato su Instagram. Solo che le notizie di questi giorni e il crollo delle criptovalute hanno un po’offuscato la notizia.

    Si tratta quindi di un progetto, come quello avviato su Instagram, al momento disponibile per pochi creator negli Usa e per il momento non si sa se e quando questo verrà esteso in altri paesi.

    Rendere possibile la compravendita di NFT sulle proprie piattaforme social media significa aprire nuove possibilità di business molto forti. Così come la possibilità di usare un NFT nella foto profilo sono usando una versione a pagamento, vedi Twitter, con la possibilità di attirare un nuovo pubblico disposto a pagare per mettere in mostra un NFT e avere poi ulteriori possibilità.

    Il problema è che, alla luce della cronaca di questi giorni, con il tonfo delle criptovalute e il tonfo del mercato degli NFT, tutto questo è da riconsiderare.

    Ma non solo Meta è saltata sul carro degli NFT. Lo ha fatto anche YouTube con NFT personalizzati distribuiti agli influencer, lo ha fatto Reddit che ha avviato un test per aggiungere opere NFT all’interno della foto profilo.

    Non significa certo la fine degli NFT, e nemmeno la fine delle criptovalute. Si tratta comunque di un forte ridimensionamento di quelli che sono i progetti lanciati con finalità specifiche, come abbiamo visto, che alla luce di ciò che sta avvenendo portano tutti ad una forte riconsiderazione.

  • Italiani e Social Media, il 47% li usa per informarsi

    Italiani e Social Media, il 47% li usa per informarsi

    Il 47% degli italiani si informa attraverso i Social Media. Lo rileva il Digital News Report 2022. Instagram è la piattaforma che cresce di più.

    Ripetere che i social media sono parte integrante della nostra vita nel 2022 suona quasi noioso. Ormai è un dato di fatto. Però, essendo i social media l’ultimo vero fenomeno rivoluzionario nella comunicazione che si ricordi, per aver ribaltato il paradigma della comunicazione negli ultimi 18 anni, è utile monitorare i vari aspetti della nostra vita in cui sono usati e impiegati.

    E quindi è utile capire come gli italiani usano i social media, ad esempio, per informarsi. Perché, se è vero come è vero che i social media stanno mutando e stanno diventando altro, basti pensare alle forme di intrattenimento o alle varie soluzioni pensare per i creator, è vero che restano strumenti attraverso i quali informarsi.

    Negli ultimi giorni è stato pubblicato uno dei report più interessanti sul tema informazione e stiamo parlando del Digital News Report 2022 di Reuter Institute, un enorme lavoro che mette in luce tutta una serie di voci utili per comprendere come ci si informa nel 2022.

    Ecco, per quel che ci riguarda, da questo enorme lavoro abbiamo estrapolato in linea di massima quelli che sono gli aspetti che ci interessano di più, e cioè quelli legati, appunto ai social media, tema che è ormai alla base di questo blog nato ormai 14 anni fa.

    Ebbene, partendo da un dato in generale, il 47% degli italiani usa i social media per informarsi. Va detto che questo dato è parte del 75% degli italiani che di informa online. Ergo, la gran parte si informa proprio attraverso i social media.

    italiani social media informazioni

    Prima di passare a vedere quali sono le piattaforme social media da cui gli italiani si informano, è utile sottolineare come il device più usato per cercare informazioni e news è lo smartphone. Il 69% degli italiani accede alle news dal proprio smartphone.

    italiani social media mobile informazioni

    E parlando di informazione online, va aggiunto che ben il 29% degli italiani ascolta podcast.

    Italiani e Social Media, le piattaforme da cui ci si informa nel 2022

    E ora passiamo a vedere da quali piattaforme social media gli italiani si informano nel 2022.

    Facebook resta la piattaforma più usata per informarsi, lo usa il 45% degli italiani in questo senso. Un dato in calo del 5% rispetto allo scorso anno e dell’11% se lo paragoniamo al 2020.

    Il 26% usa WhatsApp per informarsi. Un dato anche questo in calo del 4% rispetto allo scorso anno e in calo del 3% rispetto al 2020.

    Il 21% si informa attraverso YouTube, la piattaforma di condivisione video per eccellenza. Un dato in aumento dell’1% rispetto allo scorso anno e in calo del 3% rispetto al 2020.

    italiani social media informazioni

    Il 18% degli italiani accede alle informazioni su Instagram, dato in aumento del 3% rispetto al 2021 e in crescita dell’1% rispetto al 2020. Se ricordate, proprio nel 2020, anno della pandemia, Instagram aveva superato anche Twitter come strumento attraverso cui informarsi. Dato che poi si è confermato anche lo scorso anno e quest’anno.

    Dalle prime posizioni scompare Facebook Messenger e invece al suo posto troviamo Telegram. Gli italiani che si informano attraverso questa piattaforma di messaging sono il 9% in aumento del 2% rispetto allo scorso anno.

    E veniamo a Twitter, la piattaforma più usata dai giornalisti. In questo caso, solo l’8% degli italiani usa questa piattaforma per informarsi. Dato rimasto stabile rispetto allo scorso anno e in calo dell’1% rispetto al 2020.

    Come avrete certamente notato, la piattaforma social media che cresce di più da questo punto di vista è Instagram che fa registrare la crescita più alta e si conferma come strumento attraverso cui informare.

    Ecco, questo era il nostro piccolo approfondimento su un aspetto molto interessante che riguarda l’uso dei social media da parte degli italiani nel 2022.

    E voi da quale piattaforma social media siete soliti informarvi?

    Fatecelo sapere tra i commenti oppure sui nostri canali social.

  • Twitter, la piattaforma social media preferita dai giornalisti

    Twitter, la piattaforma social media preferita dai giornalisti

    Secondo una recente ricerca di Pew Research, Twitter resta ancora la piattaforma social media preferita dai giornalisti: per 7 su 10 è al primo posto.

    Un nuovo studio di Pew Research ci mostra come Twitter sia, ancora, la piattaforma social media preferita dai giornalisti. Non che sia una novità, ma è comunque interessante visto il contesto che vive oggi la piattaforma, alle prese con una transizione proprietaria che va verso Elon Musk. E chissà che lo stesso Elon Musk non ne sia contento.

    Lo studio svolto da Pew Research ha visto la partecipazione di 11.500 giornalisti negli Usa. Il 69% dei giornalisti, quindi quasi 7 su 10, ha messo la primo posto Twitter come piattaforma social media utile per il proprio lavoro. Segue poi Facebook, con il 52% e poi, molto più distaccata, Instagram con il 19%. Tra le piattaforme usate dai giornalisti ci sono anche LinkedIn (17%) e YouTube (14%).

    Come sempre abbiamo sostenuto qui sul nostro blog, con numeri e dati alla mano, nel corso di questi anni, Twitter si conferma essere la piattaforma dove condividere e reperire news, nonostante le sue dimensioni siano molto più piccole delle altre piattaforme social media che abbiamo citato. I giornalisti stessi poi riescono a costruire, su questa piattaforma, la propria autorevolezza e capacità di influenza che rende Twitter la piattaforma per eccellenza dei giornalisti.

    Infatti, Twitter mantiene questa caratteristica dove è possibile fare influenza sulle opinioni nonostante ci siano “solo” 290 milioni di utenti al giorno.

     

    twitter giornalisti

    Ovviamente parliamo dei giornalisti, ma possiamo provare ad allargare anche a tutti quegli account che nel corso degli anni hanno costruito tutta la loro reputazione condividendo, su Twitter, informazioni e notizie, sempre verificate e di qualità, riuscendo a creare una community attorno a questa attività che manifesta la capacità di influenzare su certi temi.

    Si tratta quindi di giornalisti, blogger, influencer che usano Twitter per informare sfruttando le caratteristiche tipiche della piattaforma, come la timeline in continuo aggiornamento che infonde una carattere sempre dinamico, davvero in tempo reale.

    twitter giornalisti 2022

    I dati della ricerca mostrano anche che Twitter risulta essere preferito anche dai giornalisti più giovani, con l’83% di quelli di età compresa tra i 18 e i 29 anni che lo indicano come la piattaforma social media più usata. Se guardiamo alle fasce più mature, il 45% dei giornalisti della fascia +65 anni indica Twitter come uno dei due principali social media per le attività lavorative.

    Anche Instagram risulta essere molto popolare popolare tra i giornalisti più giovani, quelli sotto i 50 anni, mentre LinkedIn e YouTube sono un po’ più popolari tra i giornalisti più anziani, ossia quelli di 50 anni e più).

    La ricerca poi rileva un aspetto interessante e che potrebbe poi generare opinioni molto divergenti. Ma val la pena riportarlo.

    In pratica, la ricerca ha evidenziato il fatto che i giornalisti che dichiarano di lavorare in una testata il cui pubblico è politicamente orientato più a destra, hanno molte più probabilità di quelli con un pubblico orientato più a sinistra di ritenere Facebook come una delle due principali piattaforme social media per il loro lavoro: 67% contro 45%. Invece, i giornalisti che dichiarano che la testata per cui lavorano ha un pubblico orientato più a sinistra, hanno il doppio delle probabilità di usare Instagram rispetto a quelli che dichiarano che la loro organizzazione ha un pubblico orientato più a destra: 24% contro 12%. Magari può essere uno spunto interessante di riflessione.

    twitter giornalisti età 2022

    Quello che era giusto riportare è che, nonostante tutto, Twitter resta ancora oggi una piattaforma attraverso cui informare e fare opinione. E che le sue caratteristiche, nonostante il numero di utenti giornalieri relativamente basso, se paragonate a piattaforme come Facebook o Instagram, sono riconosciute come valide per il proprio lavoro dai giornalisti, e da chi fa informazione, una delle categorie più presenti e attive sulla piattaforma.

    Una dato questo che conferma il fatto che Elon Musk abbia acquistato Twitter per fare opinione e influenzare. Anche dall’alto dei suoi 100 milioni di utenti, traguardo da poco raggiunto.

  • Chora Media compra Will, l′informazione digitale si espande

    Chora Media compra Will, l′informazione digitale si espande

    Chora Media compra Will, un’operazione che porterà alla nascita di un polo di informazione digitale, fondendo la voce e il visual. L’operazione è costata 5,2 milioni di euro.

    Di solito notizie come queste si propagano nel nostro paese perché spesso arrivano da altri paesi, da cui troviamo di frequente ispirazione. Ma la notizia di cui si parla oggi nel nostro paese, ovviamente circoscritta nel mondo della comunicazione e dell’informazione digitale, è tutta italiana, segno che qualcosa sta cambiando, in modo radicale, anche nel nostro paese.

    Chora Media, la podcast company co-fondata tra gli altri da Mario Calabresi (attuale CEO) e Guido Maria Brera, ha comprato il 100% di Will co-fondata da Alessandro Tommasi.

    Ed è una bella notizia perché da qui passa la nascita di un grande polo di informazione tutta digitale che fonde la voce, attraverso i podcast, e il visual, attraverso i video e le immagini. Un esperimento mai fatto prima nel nostro paese e merita di essere accolto con grande favore.

    Spesso si dice che i social media vengono usati dagli organi di informazione come meri strumenti di distribuzione, riproponendo sotto altre forme quelle che già sono notizie svelate.

    chorma media will

    Quello che fanno invece Chora Media e Will è di usare i social media come strumenti attraverso i quali raccontare notizie che nascono in quei luoghi e si sviluppano in altre forme. I social media in questa ottica sono strumenti di diffusione, ovvio, ma soprattutto di coinvolgimento. Una strategia completamente diversa e vincente, e il successo di Chora e di Will lo dimostra.

    La fusione di queste due realtà giovani, nate entrambe nel 2020, dimostra che in Italia c’è spazio per fare informazione in maniera diversa, innovativa e digitale.

    Da quello che si sa, l’operazione è costata 5,2 milioni di euro, come riporta Askanews. Basti pensare che Will che ha sin dall’inizio usato Instagram come mezzo per informare, vanta sulla piattaforma di Meta 1,3 milioni di follower.

    Le due società insieme contano su una community social di 2 milioni di persone e su oltre 3 milioni di ascolti medi mensili podcast, guidando così le classifiche nazionali su tutte le piattaforme.

    L’audio è la grande novità di questi ultimi due anni – sottolinea Mario Calabresi, CEO di Chora Mediae in pochi mesi in Italia l’ascolto dei podcast è completamente esploso: sono stati creati più podcast negli ultimi 12 mesi che in tutto il tempo precedente. Oggi abbiamo un interesse, sia da parte degli ascoltatori che delle aziende verso l’audio, che era inimmaginabile soltanto un anno fa. Stanno crescendo gli ascoltatori sia nell’intrattenimento che nell’informazione. Con Chora siamo stati capaci di intercettare questa richiesta di innovazione e cambiamento, e vogliamo continuare a crescere e a sperimentare. Abbiamo scelto Will perché la riteniamo la realtà più dinamica, fresca e innovativa del mondo social“.

    Con l’acquisizione di Will, Chora Media punta a consolidarsi come editore cross-platform, capace di spaziare dall’intrattenimento all’informazione e insieme di rispondere alle necessità espresse dalle aziende, dalle associazioni e in generale dalle diverse realtà che devono comunicare in questa fase di cambiamento profondo della società.

    E Will potrà continuare il suo sviluppo, completando la propria proposta commerciale e rafforzando il team, che conta già 35 professionisti, con un’età media intorno ai 27 anni di cui il 60% donne. Will per il 2022 punta a raddoppiare i numeri dello scorso anno in fatturato e nuove assunzioni.

    Grazie a questa operazione, Alessandro Tommasi resta alla guida di Will come CEO della società IS Media e parteciperà al CdA di Chora Media. A sua volta, Mario Calabresi entra invece a far parte del CdA di Will.

    Insomma, na oggi nasce un nuovo polo di informazione digitale da seguire.

  • Telegram, ecco la versione Premium e 700 milioni di utenti

    Telegram, ecco la versione Premium e 700 milioni di utenti

    Telegram raggiunge i 700 milioni di utenti e annuncia la versione a pagamento, Telegram Premium, con alcune funzionalità aggiuntive con un abbonamento da 5,99 euro al mese.

    Proprio la scorsa settimana scrivevamo che Telegram avesse superato i 500 milioni di utenti, si parlava infatti di 550 milioni. Ma in realtà sono molti di più.

    L’app di messaggistica ha annunciato di aver raggiunto i 700 milioni di utenti, un traguardo che WhatsApp, l’app concorrente di quella di Pavel Durov, raggiunge nella seconda metà del 2017, a distanza di 8 anni dalla sua nascita.

    Telegram raggiunge i 700 milioni di utenti dopo 9 anni, l’app venne lanciata nel 2013 e un anno dopo, nel 2014, aveva 35 milioni di utenti.

    L’annuncio dei 700 milioni di utenti è accompagnato anche dall’annuncio della versione Telegram Premium. E, ricordiamolo ancora una volta, non è Telegram tutta ad essere a pagamento, l’app continuerà ad esistere come sempre in maniera gratuita. A pagamento, nelle versione Telegram Premium, saranno messe a disposizione alcune funzionalità utilizzabili con un pagamento mensile.

    Telegram 700 milioni utenti

    Ecco tutte le funzionalità di Telegram Premium

    Il costo mensile è di 5,99 euro al mese, si tratta di una cifra ipotizzata nei giorni scorsi, ma sicuramente più alta dei 4,99 euro che era praticamente data per certa.

    Avevamo annunciato proprio qualche giorno fa le funzionalità che avrebbero fatto parte di Telegram Premium, disponibile nella versione dell’app 8.8 per iPhone e Android a partire da oggi e acquistabile in-app, ma adesso abbiamo l’ufficialità. Ecco quali sono:

    • nessuna pubblicità
    • possibilità di caricare file da 4 GB. Resta per tutti la possibilità di caricare file da 2 GB.
    • download più veloci, gli abbonati a Telegram Premium potranno scaricare file e contenuti multimediali “alla massima velocità possibile”.
    • limiti raddoppiati, gli abbonati a Telegram Premium potranno seguire fino a 1000 canali, creare fino a 20 cartelle chat con un massimo di 200 chat ciascuna, aggiungere un quarto account a qualsiasi app Telegram, fissare 10 chat nella lista principale e salvare fino a 10 sticker preferiti. È anche possibile possibile scrivere una bio più lunga e includervi un link
    • da voce a testo, i messaggi vocali possono essere convertiti in testo
    • sticker e tasti reactions unici
    • nuovi strumenti per le chat, come la possibilità di cambiare la cartella chat predefinita, in modo che l’app si apra sempre su una cartella personalizzata
    • foto profilo animate
    • badge profilo premium
    • nuove icone per l’app

    Telegram premium 700 milioni utenti franzrusso.it

    Queste le funzionalità che potranno essere attivate dietro il pagamento di un abbonamento mensile di 5,99 euro per Telegram Premium.

    Alla fine, si notano molte similitudini con un’altra app che ha già avviato la sua versione a pagamento e stiamo parlando di Twitter con Twitter Blue. Non ancora attiva nel nostro paese, lo sarà presto, è l’app che Elon Musk vorrebbe estendere ancora di più, nel senso di aggiungere funzionalità maggiori in modo quasi da renderla come l’app principale.

    Come già sottolineato, Telegram Premium è un passaggio necessario e permetterà di sostenere lo “sviluppo continuo dell’app”. E chissà, magari a breve anche lo sbarco in borsa.

    E voi siete pronti a pagare per avere funzionalità aggiuntive su Telegram?

    Fateci sapere tra i commenti o sui nostri profili social.

  • Anche Telegram avrà la sua versione a pagamento

    Anche Telegram avrà la sua versione a pagamento

    Dopo le prime immagini diffuse un mese fa, Pavel Durov ha confermato che Telegram avrà la sua versione a pagamento con funzionalità aggiuntive. Un passaggio necessario che potrebbe portare alla IPO.

    Dopo le prime immagini della fase di test che giravano un mese fa, Telegram, per voce del suo fondatore Pavel Durov, ha ufficializzato che l’app di messaggistica avrà la sua versione a pagamento.

    In verità, sono almeno due anni che si parla di una versione a pagamento di Telegram, ma adesso quella che inizialmente poteva essere solo un’idea, adesso diventa realtà. Una necessaria realtà, come vedremo fra poco.

    Intanto, come ha specificato lo stesso Durov nel suo messaggio su Telegram di pochi giorni fa, non si tratta di una versione a pagamento per tutti e nessuno sarà costretto a compare nulla per usare l’app abitualmente. Si tratta di una versione che includerà funzionalità maggiori, rispetto a quanto già offre Telegram.

    In pratica, si tratta di funzionalità aggiuntive che verranno rese disponibili a pagamento. Chi vorrà continuare ad usare Telegram abitualmente potrà continuare a farlo.

    telegram pagamento 2022

    Questa specifica è doverosa per evitare di fornire informazioni che possano confondere gli utenti, pensando che Telegram diventa a pagamento.

    Si tratta quindi di un passaggio necessario, come spiega lo stesso Durov, per il fatto che ad oggi, con oltre 500 milioni di utenti a livello globale (c’è chi dice che siano già 550 milioni), la gestione di una piattaforma come questa, dal punto di vista dei server necessari, si fa sempre più complicata, da l punto di vista dei costi.

    Ecco che serve introdurre qualche funzionalità in più a pagamento per permettere alla piattaforma di poter continuare ad offrire i suoi servizi a tutti gli utenti e per continuare ad essere sostenibile economicamente.

    In pratica, questa versione a pagamento permetterà agli utenti di continuare a permettere lo sviluppo della piattaforma. L’idea è quella di portare avanti un progetto che sia partecipato dagli utenti, senza essere dipendenti da qualche forma di sponsorizzazione onerosa.

    Al momento non si conoscono i dettagli economici della versione a pagamento, Durov non ha specificato nessuna tariffa e non ha specificato quelle che saranno le funzionalità aggiuntive.

    Ma, secondo i rumors, tra le funzionalità ci sarà quella di inviare file fino a 4GB, una velocità di trasferimento più elevata, dei tasti reactions esclusivi, un badge per il profilo premium, adesivi esclusivi e altre funzionalità. E, sempre secondo i rumors, visto che lo stesso Durov non ne ha parlato, l’abbonamento sarà mensile indicativamente a 4,99 dollari al mese, più o meno la stessa cifra in euro.

    Questa operazione potrebbe permettere a Durov di lanciare la sua IPO, l’operazione tanto agognata da Durov che permetterebbe di quotare in borsa telegram. Se così fossero le cose, Telegram entrerebbe nel listino della borsa di Hong Kong e potrebbe ambire ad una valutazione di 50 miliardi di dollari.

    Per Pavel Durov sarebbe un cambio di passo notevole. Vedremo cosa accadrà se la versione di Telegram a pagamento dovesse arrivare entro la fine di questo mese o giù di lì. Ovviamente vi terremo informati.

  • Twitter Circle, condividi tweet con un massimo di 150 utenti

    Twitter Circle, condividi tweet con un massimo di 150 utenti

    Lanciato come test il mese scorso, Twitter Circle sta cominciando ad estendersi a tutti gli utenti a livello globale, sia su app che su web. Vediamo insieme come funziona e a cosa serve.

    Lanciato come test il mese scorso, Twitter Circle sta cominciando ad estendersi verso un numero di utenti sempre più esteso. Segno che la fase di prova ha dato esito positivo e che da adesso la funzione può intendersi in uso per tutti.

    Nonostante le turbolenza dovute all’acquisizione della società da parte di Elon Musk, vicenda che continua ad essere caratterizzata dalle azioni spesso controverse del fondatore della Tesla, Twitter sta mantenendo comunque attivo il suo programma di lancio di nuove funzionalità.

    E tra queste vi è, appunto, Twitter Circle.

    Twitter Circle

    Cos’è Twitter Circle

    Ma cos’è Twitter Circle? Volendo provare a dare una risposta dopo averla usata, Twitter Circle è una funzionalità che permette all’utente di twittare contenuti all’interno di una “cerchia” che potrà essere composta da un numero massimo di 150 utenti.

    Già il nome cerchia vi avrà sicuramente riportato alla mente il fatto che questo termine veniva usato anche in Google Plus, il tentativo social di Google che si basava proprio sulle cerchie. Ma, al tempo stesso, Twitter Circle ricorda anche Amici più stretti” di Instagram, la modalità che permette, dal 2018, la condivisione di storie per un ristretto numero di contatti.

    Più o meno allo stesso modo funziona Twitter Circle, che permette di creare una timeline più diretta, nella quale fanno parte (lo decidete voi) utenti di interesse, siano essi follower o meno. La lista poi è sempre modificabile.

    Come usare Twitter Circle

    Come usare Twitter Circle? L’utilizzo è molto semplice e intuitivo.

    Allora, dalla vostra app, iOS o Android, o dalla versione web, quando aprirete il “Componi tweet” vi accorgerete di poter usare Twitter Circle se in altro a sinistra dell’editor compare un menù a tendina. Se cliccate sopra al menù vedrete che potrete inviare il vostro tweet a Tutti, alle vostre community (quelle che gestite o seguite) e, quindi anche ad un ristretto numero di utenti con Twitter Circle.

    https://twitter.com/TwitterSafety/status/1521540727557218309

    Non appena inviato il tweet, gli utenti che fanno parte della lista vedranno una nota come questa, “Solo le persone della Cerchia di @nomeutente possono vedere questo tweet“, e lo stesso tweet non è visibile in modalità pubblica.

    Inoltre, il tweet non può essere retwittato, proprio per il fatto che non è un contenuto pubblico ma privato, e gli utenti che fanno parte della cerchia non posso sapere chi sono gli altri della lista. La lista può essere sempre modificata e l’utente non riceverà mai una notifica di aggiunta (a differenza di quello che avviene per gli account delle Liste aggiunti in modalità pubblica).

    Nota importante, è vero che il tweet non è pubblico, ma può sempre essere condiviso come screenshot.

    Twitter Circle attivo per tutti, su web e app iOS/Android

    Nella giornata del 30 agosto 2022 Twitter ha ufficializzato il rilascio di Twitter Circle per tutti gli utenti a livello globale.

    Valgono le funzionalità e opzioni descritte più sopra, significa che la fase di test è stata superata dopo aver ricevuto e verificato tutti i feedback forniti dagli utenti che l’hanno provata per primi.

    A cosa serve Twitter Circle

    A cosa serve Twitter Circle? Sicuramente ad introdurre una modalità più privata nell’usare Twitter. Se ma se ne sentisse il bisogno.

    Twitter in questo modo vuole offrire agli utenti che vorrebbe avere uno spazio più appartato per esprimersi, invece di usare sempre e soltanto la modalità pubblica. Ricordiamolo, è ristretta certo, ma certamente non privata per come la si volesse intendere.

    Twitter Circle

    Si tratta di una modalità che richiama l’idea di certi gruppi ristretti all’interno dei quali condividere pensieri che non si vorrebbero rendere pubblici.

    Al momento la funzionalità si sta estendendo a livello globale su iOS, Android e nella versione web di Twitter. Se non l’avete ancora, si tratta solo di attendere un po’ di più.

  • Gli azionisti di Twitter fanno causa a Elon Musk

    Gli azionisti di Twitter fanno causa a Elon Musk

    L’era di Elon Musk non è ancora iniziata, ma per Twitter non c’è pace. Un gruppo di azionisti ha fatto causa al fondatore della Tesla al quale contestano di aver manipolato le azioni della società per scopi personali.

    L’era di Elon Musk, come nuovo proprietario di Twitter, ma per l’ex società di Jack Dorsey (che proprio in questi giorni ha ufficializzato la sua uscita dal board) non vi è pace.

    Due giorni fa, presso il tribunale di San Francisco, la città dove si trova la sede di Twitter, è stata depositata una causa per conto degli azionisti di Twitter contro Elon Musk. Il fondatore della Tesla viene accusato di aver, intenzionalmente, manipolato le azioni della società per scopi personali. Il documento, di circa 40 pagine, riporta in modo preciso tutti i fatti che si sono succeduti nel corso degli ultimi mesi, da marzo a maggio di quest’anno, con tanto di screenshot di tweet.

    In pratica con questa denuncia gli azionisti di Twitter vogliono mettere in evidenza come il fondatore della tesla abbia manipolato, presumibilmente, i prezzi delle azioni per agevolare la sua scalata da 44 miliardi di dollari.

    L’accusa è basata sul fatto che Elon Musk, con questo suo atteggiamento, avrebbe violato le leggi della California in tema di regolamentazione dei mercati. Inoltre, elemento rilevato da più parti, gli azionisti attraverso questa azione legale collettiva vogliono dimostrare come le lamentele verso i bot sulla piattaforma (ricorderete più o meno del 5%) altro non è che una strategia per ottenere un prezzo migliore rispetto ai 44 miliardi precedentemente concordati.

    Elon Musk azionisti causa twitter

    Oppure, alla peggio, far fallire l’accordo, attivando una narrazione a sua favore, come paladino della libertà di informazione mentre gli altri gli avrebbero impedito di portare avanti la sua battaglia. Una narrazione, nei modi, già vista da qualche altra parte.

    Secondo gli inserzionisti che hanno proceduto con la denuncia, Elon Musk si sarebbe mosso illegalmente sin da subito. Il fondatore della Tesla avrebbe violato le regole della SEC non dichiarando da subito l’acquisizione del 5% di Twitter, avvenuto a marzo, quindi prima che venisse ufficializzata l’acquisizione del 9,2% della società, cioè agli inizi del mese di aprile. Un’operazione che avrebbe permesso a Musk di risparmiare 156 milioni di dollari.

    Come descritto in dettaglio, la condotta di Musk è stata e continua ad essere illegale, in violazione del Codice delle società della California e contraria ai termini contrattuali che ha accettato nell’accordo“, si legge nel documento che riporta la denuncia. Gli azionisti sperano comunque che la loro denuncia possa essere riconosciuta come class-action, in modo da richiedere risarcimenti da dividere con tutti gli azionisti.

    Qualche settimana fa proprio qui sul nostro blog avevamo ipotizzato quale potesse essere la strategia di Elon Musk, e cioè che tutte le sue energie fossero impiegate per giocare con questa acquisizione per fare in modo che il prezzo di Twitter potesse scendere e risparmiare qualcosa rispetto ai 44 miliardi di dollari dell’accordo. Una strategia che viene adesso denunciata anche dagli azionisti.

    Ma al di là di questo, va detto, Elon Musk finora non ha dato seguito in maniera concreta a questo atteggiamento. Anzi, proprio ieri il titolo in borsa ha fatto un balzo in avanti considerevole perché Musk ha promesso di mettere sul piatto altri 6 miliardi di dollari per alleggerire i prestiti Tesla sull’affare Twitter. E il titolo viaggia in positivo anche adesso mentre scriviamo.

    Nel corso di questi ultimi giorni Elon Musk non è stato certamente fermo e in silenzio su Twitter, anzi. Continua la sua battaglia per la libertà di informazione, ormai sempre più politica, avendo dichiarato che da adesso in poi il suo voto sarà per i repubblicani.

    Tra l’altro proprio ieri ha lanciato, come al suo solito, un sondaggio in cui chiede ai suoi follower “Di chi ti fidi di meno?” tra poilitici e miliardari. E al momento (con quasi 2,8 milioni di voti) il risultato vede i politici al 76% e, non contento, Musk sfida la deputata democratica Alexandria Ocasio-Cortez, con cui ha avuto di recente qualche diverbio, a fare lo stesso.

    A parte tutto questo, se la denuncia andasse avanti allora la decisione più probabile che potrebbe prendere un giudice sarebbe quella di costringere Elon Musk a tenere fede all’accordo siglato con la società e quindi pagare i 44 miliardi di dollari accordati.

    Ecco, questo non è altro che un nuovo capitolo di una saga che continua e continuerà ancora, fino a quando tutto l’accordo si concluderà, forse, in autunno. Staremo a vedere, fino al prossimo capitolo.

Benvenuto nella newsletter di InTime Blog!

Iscriviti per ricevere contenuti nella tua casella di posta. Senza essere invadenti ;)

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.