Tag: social media

  • Instagram Stories, i video sotto i 60 secondi non saranno divisi

    Instagram Stories, i video sotto i 60 secondi non saranno divisi

    Su Instagram si potranno condividere nelle stories video di 60 secondi senza che questi vengano suddivisi in segmenti. La strategia è sempre quella di puntare sui video.

    Se è vero, come abbiamo visto di recente, che i video su Instagram saranno trasformati tutti in Reels, è vero anche che questo processo, per rincorrere TikTok, non risparmierò neanche le Stories.

    Infatti, Instagram sta implementando una nuova funzionalità che permetterà agli utenti di condividere nelle storie video fino a 60 secondi, senza che questi vengano poi spezzettati in vari segmenti. Il test era stato avviato alla fine dello scorso anno e ora, via via, si procede ad un rilascio a livello globale.

    In pratica, grazie a questa possibilità, nel momento in cui si tenta di condividere un video nella modalità effimera della piattaforma, appare una notifica in cui c’è scritto che “i video lunghi fino a 60 secondi non saranno più suddivisi in segmenti“.

    Come ricorderete, prima, caricando un video di 1 minuto nelle stories, lo stesso veniva spezzettato in tanti segmenti da 15 secondi. Quindi da adesso in poi si assisterà ad una progressiva omologazione dell’app il formato video che restano sempre i Reels.

    Obiettivo per Instagram è sempre quello di avere a disposizione nuovi Reels da proporre nel feed e questa mossa di accordare una lunghezza fino a 60 secondi serve proprio ad armonizzare la visualizzazione dei video.

    instagram stories video 60 secondi

    Però, questa novità arriva a distanza di pochi giorni dalla pubblicazione di dati interni di Meta che dicono che in realtà in formato dei Reels non funziona come sperato. I dati dicono che gli utenti di Instagram trascorrono 17,6 milioni di ore al giorno a guardare Reels, vale a meno di un decimo dei 197,8 milioni di ore che gli utenti di TikTok trascorrono ogni giorno sulla piattaforma di ByteDance.

    I Reels su Instagram non funzionano, TikTok è sempre avanti

    Insomma, aggiungere un video più lungo nelle stories risulterà sicuramente più comodo e coinvolgente, ma resta ancora da capire sul campo il valore dei Reels, anche perché questa continua omologazione tra le piattaforme, alla lunga, può anche risultare noiosa.

  • I Reels su Instagram non funzionano, TikTok è sempre avanti

    I Reels su Instagram non funzionano, TikTok è sempre avanti

    Il formato Reels non coinvolge gli utenti e la strategia su Instagram e Facebook di imitare TikTok al momento non paga, anzi. Questo è quanto contenuto all’interno di un documento di Meta, di cui alcuni dati sono stati pubblicati sul WSJ.

    Instagram dovrà per forza rivedere la sua strategia, anche quella più recente viste le reazioni. Quello che è apparso come un tentativo, spuntato, di provare a rincorrere formati e modalità molto coinvolgenti altrove, alla fine per Meta, e per Instagram in particolare, si sta trasformando in un grande sforzo che, probabilmente non porterà al risultato sperato.

    Perché sosteniamo questo? A parte il fatto di aver rilevato subito che questo tentativo risultava una forzatura per tutti gli utenti, affezionati o meno di Instagram, ricorderete certamente la raccolta firme per cercare di fermare questa strategia. Ma adesso ci sono anche i numeri, e sono numeri di Meta.

    In pratica, il Wall Street Journal è entrato in possesso si dati interni di Meta che fotografano, in termini più analitici, la situazione fin qui riassunta.

    TikTok Instagram reels

    Secondo i dati raccolti in un documento di Meta, gli utenti di Instagram trascorrono 17,6 milioni di ore al giorno a guardare Reels, vale a meno di un decimo dei 197,8 milioni di ore che gli utenti di TikTok trascorrono ogni giorno sulla piattaforma di ByteDance. “Creators x Reels State of the Union 2022“, questo il titolo del documento, è stato pubblicato ad agosto di quest’anno e ha rilevato che l’engagement dei Reels è sceso del 13,6% nelle quattro settimane precedenti, quindi nel mese di luglio.

    Se ne deduce, guardando questi dati, una considerazione di massima molto semplice, e cioè che la maggior parte degli utenti Instagram non è coinvolta dal formato dei Reels. Li vede, per forza di cose, ma scorre avanti senza soffermarsi.

    Ma non è tutto.

    I dati, sempre interni di Meta, rilevano che i Reels per lo più non sono contenuti originali, ma provengono da altre piattaforme.

    Dal documento si evince che quasi un terzo dei video è stato realizzato su altre piattaforme, spesso si nota un watermark sopra di essi. Il tema dei contenuti video “riciclati” da Reels è stato già affrontato da Instagram, al punto da rigettare i contenuti ripostati. Proprio per evitare quello che poi è accaduto.

    E per incentivare gli utenti a creare contenuti per Instagram e Facebook, Meta ha stanziato, nei mesi scorsi, la cifra di 1 miliardo di dollari per i creator fino alla fine dell’anno. Sempre secondo il WSJ, i creator di Reels hanno ricevuto già 120 milioni di dollari fino ad oggi.

    Dato interessante, sempre contenuto all’interno del documento interno di Meta, è che sono 11 milioni i creator su Instagram negli Stati Uniti, ma solo circa 2,3 milioni di loro, cioè il 20,7%, mantengono il ritmo di una pubblicazione al mese.

    Insomma, quella tregua che Adam Mosseri aveva annunciato, a seguito delle proteste di luglio, quando le sorelle Kardashian protestarono al grido di “smettete di cercare di essere TikTok“, non avrà molto seguito.

    Nonostante questi numeri, e soprattutto se li guardiamo dal punto di vista di Meta, Instagram e Facebook assomiglieranno sempre di più a TikTok e continueremo a vedere contenuti realizzati da creator che non seguiamo, solo perché l’algoritmo ritiene che ci possano interessare.

    Si continuerà su questa strada, pur sapendo che sarà fallimentare in relazione all’obiettivo.

  • Twitter conferma, il modifica tweet sarà a pagamento

    Twitter conferma, il modifica tweet sarà a pagamento

    Twitter, dopo anni di tira e molla, conferma l’introduzione del modifica tweet. Per ora in fase di test, sarà disponibile entro poche settimane all’interno dell’app a pagamento Twitter Blue.

    Non era mai successo che Twitter confermasse quella che è, a tutti gli effetti da sempre, la funzionalità più richiesta dagli utenti. Dopo tante false partenze, corredate da risolini, meme e quant’altro, Twitter conferma l’avvio di un test, per ora interno, sul modifica tweet.

    E, come già trapelato negli scorsi mesi, si tratterà di una funzionalità a pagamento. Infatti, dopo questa fase di test interno, il modifica tweet verrà reso disponibile su Twitter Blue, entro la fine di questo mese, e solo in un paese, per iniziare.

    In un primo momento, alla vista del tweet con cui Twitter, dal suo account ufficiale, dava notizia dell’avvio del test, sembrava l’ennesimo scherzo, l’ennesimo tira e molla già visto in questi anni. Ma poi il tutto veniva confermato anche sul blog di Twitter, cosa mai successa prima.

    modifica tweet 2022 pagamento

    Nel dettaglio, il modifica tweet di Twitter permetterà la modifica del testo entro i 30 minuti dalla pubblicazione. La società non stabilisce quante volte, ma sostiene che il tweet potrà essere modificato “alcune volte” all’interno dei 30 minuti.

    La modifica del testo sarà evidente a tutti con una icona e la data dell’ultima modifica. Toccando sull’etichetta che appare sarà poi possibile accedere alla cronologia delle modifiche apportate al testo.

    Come sapete, si è molto discusso in questi anni sulla possibilità di modificare il contenuto di un tweet e su come poi preservare l’integrità dello stesso, per evitare modifiche fuorvianti.

    https://twitter.com/Twitter/status/1565318587736285184

    A fronte di questo test, forse si è arrivati ad un periodo di modifica congruo, i 30 minuti sono più che sufficienti, e, soprattutto, non lasciano il contenuto modificabile in qualsiasi momento, come invece avviene su altre piattaforme.

    Prima di qualsiasi altra considerazione, val la pensa specificare che non è corretto dire che il modifica tweet arriva su Twitter Blue grazie a Elon Musk. Il fondatore della Tesla in questa scelta non c’entra praticamente nulla, anzi. Nella sua scalata per arrivare all’acquisizione ha cercato di intestarsi la paternità di questa scelta. Ma le cose stanno diversamente. Twitter già ad inizio anno aveva deciso di rendere disponibile il modifica tweet all’interno dell’app a pagamento. A gennaio, quando ancora Elon Musk non pensava ai 280 caratteri.

    Sosteniamo la possibilità del modifica tweet dal 2015 e da questo blog venne lanciato l’hashtag #modificatweet per attirare l’attenzione di Twitter su questo tema e sensibilizzare tutti gli utenti sulla necessità di arrivare ad un compromesso.

    Il risultato oggi viene ottenuto ma a metà.

    Già, perché come già anticipato ad aprile di quest’anno, il modifica tweet sarà a pagamento.

    Forse sarà sfuggito a molti, ma Twitter nelle scorse settimane ha portato a 4,99 dollari il costo mensile per l’abbonamento a Twitter Blue, dai 2,99 iniziali.

    Al momento l’app che offre agli utenti funzionalità aggiuntive, quindi anche la possibilità di modificare il tweet a breve, è disponibile in pochissimi paesi e non è ancora chiaro quando arriverà in Europa e quindi in Italia.

    Ma quei 4,99 dollari al mese si trasformeranno, forse, in 4,99 euro al mese. Stiamo parlando di circa 60 euro all’anno per avere, in più, anche la possibilità di modificare il tweet.

    Twitter in questo modo garantisce una entrata sicura e alternativa, provando a staccarsi, per quanto possibile, dall’advertising. E, anche se fosse una piccola parte dei 239 milioni di utenti giornalieri, attuali, ad abbonarsi, il ritorno sarebbe comunque considerevole. Ma non per tutti.

    Ecco, il rammarico è che per il momento questa funzionalità non sarà per tutti, anche se questa notizia mette fine ad una richiesta durata sette anni.

    E voi che farete, pagherete per avere il modifica tweet?

  • Twitter, contenuti verificati ed emoji in vista delle Elezioni Politiche

    Twitter, contenuti verificati ed emoji in vista delle Elezioni Politiche

    Twitter, in collaborazione con il Ministero dell’Interno, attiva da oggi una pagina evento in vista delle prossime Elezioni Politiche 2022 e iniziative per assicurare notizie e informazioni verificate. E vi è anche una emoji per l’occasione.

    Come forse vi sarete già accorti, accedendo a Twitter dalla vostra app, nella sezione Esplora, nella parte in alto, appare un focus sulle Elezioni Politiche 2022, con notizie e aggiornamenti. Per intenderci, quella sezione è stata dedicata, fino ad oggi, ad approfondire informazioni e notizie verificate sulla pandemia in collaborazione con il Ministero della Salute.

    Da oggi, appunto, in collaborazione con il Ministero dell’Interno, Twitter dedica una sezione speciale alle prossime elezioni, con diverse iniziative.

    Twitter in questo momento sta giocando, come spesso accade in situazioni come queste, un ruolo importante nella diffusione e condivisione di informazioni e notizie che riguardano questo importante evento politico per il nostro paese, come è appunto quello delle Elezioni Politiche. E, proprio in questo momento, servono informazioni e notizie verificate e affidabili.

    twitter elezioni politiche 2022

    Prima di tutto, viene attivato un avviso di ricerca. Quindi, ogni qual volta verranno ricercati, all’interno del motore di ricerca interno di Twitter (forse non troppo sfruttato come strumento) termini relativi alle elezioni, il primo risultato che troveranno sarà un avviso di ricerca che li reindirizzerà a una pagina dedicata sul sito ufficiale del Ministero dell’Interno. L’iniziativa aiuterà gli utenti italiani, come dicevamo prima, ad accedere a informazioni verificate sulle elezioni quando cercheranno delle parole chiave associate su Twitter.

    twitter elezioni politiche 2022

    Siamo lieti di collaborare con Twitter al lancio di un messaggio d’informazione sulle prossime elezioni. Quando i cittadini italiani cercheranno notizie relative al voto del 25 settembre su Twitter verranno indirizzati alla pagina dedicata sul sito del Ministero dell’Interno. Ci auguriamo di portare avanti ulteriori analoghe iniziative per fornire ai cittadini un’adeguata informazione in tempo reale sui canali digitali“, ha affermato il Ministero dell’Interno.

    Per favorire al diffusione di informazioni verificate, Twitter, come ricordavamo all’inizio, ha lanciato per l’Italia una pagina evento con tutte le notizie e istruzioni su come votare.

    Inoltre, Twitter ha lanciato oggi un emoji dedicata alle elezioni politiche. Lo strumento aiuterà gli utenti a trovare i Tweet sulle elezioni in modo da stimolare la partecipazione alla conversazione. L’emoji raffigura un’urna elettorale ricoperta dalla bandiera tricolore italiana, e comparirà sulla piattaforma ogni volta che si utilizzerà l’hashtag #ElezioniPolitiche2022.

    twitter elezioni politiche 2022 emoji

    Twitter è il luogo dove le persone si ritrovano per informarsi, partecipare alla conversazione e seguire la campagna elettorale in vista delle elezioni. In preparazione al voto, gli italiani utilizzano Twitter per seguire e discutere i principali temi della campagna elettorale e cercare informazioni sulle elezioni. Iniziative come l’avviso di ricerca e l’emoji sono parte del nostro continuo lavoro per rendere Twitter una piattaforma accogliente e sicura anche per parlare di politica, e siamo grati al Ministero dell’Interno per la collaborazione“, ha affermato Silvia Caneva, Public Policy Manager di Twitter.

  • Elon Musk e i problemi di Twitter sulla sicurezza, facciamo il punto

    Elon Musk e i problemi di Twitter sulla sicurezza, facciamo il punto

    I problemi sulla sicurezza di Twitter, dopo l’eclatante denuncia di Peiter Zatko, detto “Mudge”, potrebbero fornire una grande occasione di rivalsa per Elon Musk. E comunque le cose restano complicate, anche per lo stesso fondatore della Tesla.

    La vicenda che riguarda Elon Musk e Twitter si arricchisce di un nuovo, ed imprevisto, episodio e, questa volta, il fondatore della Tesla potrebbe addirittura spuntarla. Forse.

    Come sappiamo, Elon Musk da maggio ha iniziato ad insinuare che il fenomeno spam/bot su Twitter fosse ben più alto del 5% rilevato dalla società di San Francisco. A nulla sono valse i report forniti, al punto che a luglio il fondatore della Tesla decide di abbandonare l’accordo di acquisizione della società, quello siglato ad un prezzo di 44 miliardi di dollari, lamentando di non aver avuto accesso ai dati e di essere convinto che Twitter stesse mentendo sugli stessi dati.

    Ne è conseguito una prima citazione da parte di Twitter verso Elon Musk, il caso verrà discusso presso la Corte del Delaware dal prossimo 17 ottobre, e poi una successivo contro citazione da parte di Elon Musk verso Twitter.

    elon musk twitter sicurezza

    Insomma, quando tutto si preparava ad essere discusso nelle aule dei tribunali, con avvocati pronti ad addentrarsi nei dati e nelle carte processuali per cercare di escogitare la propria linea a difesa della propria strategia, ecco che arriva l’imprevisto, quello che nessuno si aspettava.

    Qualche giorno fa Peiter Zatko, noto con il suo nome di hacker “Mudge”, assunto nel novembre del 2020 da Jack Dorsey, co-fondatore ed ex CEO di Twitter, presenta una denuncia formale, depositata presso la SEC, in cui, in sostanza, sostiene che Twitter ha mentito sui dati.

    E poi, in aggiunta, sostiene che Twitter in realtà non ha mai fatto nulla per risolvere il problema, molto più esteso secondo “Mudge” di quanto Twitter si ostini ad affermare. E, inoltre, che Twitter non fosse sufficientemente attrezzata per affrontare questo problema  con software e server obsoleti.

    Insomma, una denuncia che mette a nudo una situazione che potrebbe compromettere seriamente la reputazione di Twitter, proprio in vista delle prossime audizioni in tribunale, e mettere la società in una situazione difficile nei confronti di Musk.

    Infatti, il fondatore della Tesla non ha perso l’occasione per ritornare alla carica e sfruttare il momento a suo favore.

    Intanto non ha perso tempo a usare Twitter. Per primo ha twittato uno screenshot del Washington Post con scritto: “Quindi la prevalenza dello spam *è stata* condivisa con il consiglio, ma il consiglio ha scelto di non rivelarlo al pubblico…“.

    Poco prima aveva twittato un meme del Grillo Parlante, in riferimento a quanto ha denunciato da Peiter Zatko.

    Come dicevamo, il team di legali non si è fatto sfuggire l’occasione e ha subito presentato istanza presso la Corte del Delaware per richiedere di nuovo la possibilità di poter vedere i dati e confutare la loro tesi. In precedenza la giudice Kathaleen St. J. McCormick aveva rifiutato qualsiasi richiesta, ma alla luce di quanto successo, le cose sono cambiate.

    Vista la richiesta di Musk di analizzare miliardi di dati, richiesta che la giudice ha ritenuto assurda, la stessa giudice ha però imposto a Twitter di fornire a Musk i dati di 9 mila account che risultano come stima dal report di fine anno scorso. E sempre la giudice McCormick ha imposto a Twitter di fornire ulteriori dati che possano essere utili.

    Se fossimo ad un incontro di pugilato, questa per Musk è una ripresa da mille punti, si potrebbe dire che ha il match ormai alla portata. Ma le cose potrebbero complicarsi anche per lo stesso fondatore della Tesla.

    Ne abbiamo parlato nello spazio su Twitter (e dove, se no?) insieme a Luca Alagna con il prezioso contributo di Matteo Flora, esperto e docente di cyber security, che ci ha aiutato a comprendere meglio il quadro proprio da questo punto di vista. Qui sotto il link per poter riascoltare lo spazio:

    Twitter, dal canto suo, cerca di difendersi come può. Parag Agrawal cerca di far sentire la sua voce, sostenendo che tutta questa narrazione è pretestuosa. Ricordiamo che a licenziare Peiter “Mudge” Zatko fu proprio lui. Rebecca Hahn, portavoce di Twitter, prova ad allontanare i dubbi, confermando la veridicità dei dati diffusi da Twitter, e cioè che il fenomeno spam/bot sulla piattaforma è quantificabile al 5%.

    Per ora sembrerebbe, condizionale d’obbligo, che la situazione stia avvantaggiando Musk e forse neanche si aspettava tutto questo. O forse sì.

    Di certo, affronterà il processo di ottobre con un altro animo e intanto ha citato in giudizio Jack Dorsey e altri manager di Twitter per aver fornito informazioni fallaci.

    Staremo a vedere cosa succedere, in attesa del prossimo episodio di questa vicenda che quanto a colpi di scena non si è ancora esaurita.

  • Italiani e messaggistica, 33 milioni di utenti usano WhatsApp

    Italiani e messaggistica, 33 milioni di utenti usano WhatsApp

    Gli italiani continuano a preferire WhatsApp. L’app di Meta è usata da 33,1 milioni di italiani per 10 ore e 50 minuti al mese. Telegram diventa la terza app di messaggistica più usata con 15,5 milioni di utenti.

    Agli italiani piacciono le app di messaggistica, da sempre. Già nel 2013 il 56% degli utenti dichiarava di mandare oltre 5 messaggi al giorno, eleggendo poi WhatsApp come l’app preferita. Negli anni l’apprezzamento degli italiani verso le app di messaggistica è cresciuto costantemente e l’app di Meta è saldamente l’app più usata, anche se, nel frattempo, si sono affacciate altre app che hanno fatto breccia tra gli utenti italiani, soprattutto per quanto riguarda il tema della privacy.

    Tutta questa considerazione per arrivare a fare il punto di quale siano le app di messaggistica più usate dagli italiani nel 2022 e lo facciamo grazie ai dati pubblicati di recente da Vincenzo Cosenza. WhatsApp sarà ancora la più usata e amata? Di sicuro, come avevamo visto qualche mese fa, risulta ad essere ancora molto scaricata. Ma vediamo insieme i dati raccolti da Vincos.

    Italiani messaggistica 2022 franzrusso.it intime blog

    Iniziamo subito col dire, senza grandi sorprese, che sì WhatsApp è ancora l’app di messaggistica più amata dagli italiani. Nella prima metà di quest’anno gli utenti che l’ano usata sono stati 33,1 milioni, toccando il livello di 35 milioni di utenti nel mese di giugno, Ma se confrontiamo questi dati rispetto allo stesso periodo del 2021 allora notiamo che WhatsApp, come dato generale, perde appena l’1,4%. Da notare che tre anni fa la media era di 31,8 milioni di utenti.

    Dal punto di vista del tempo impiegato sull’app da parte degli utenti, i dati ci dicono che questo si attesta alle 10 ore e 50 minuti, con un picco di alle 11 ore e 29 minuti ad inizio di quest’anno. Sono dati che restano sostanzialmente uguali allo stesso periodo dello scorso anno.

    L’app che sicuramente continua a perdere terreno è l’alta app di messaggistica di casa Meta e cioè Facebook Messenger. Destinata a diventare un’app di utilità, in realtà non è mai riuscita del tutto a far innamorare gli utenti italiani. Gli italiani che l’usano sono 17,3 milioni ma il calo che si registra rispetto allo scorso anno è davvero pesante: -21%, ossia 4,5 milioni di utenti in meno. Il tempo di utilizzo di Messenger nei primi sei mesi dell’anno è stato di 50 minuti, in calo del 34% se paragonato a quello registrato nel 2021.

    app messaggistica italia 2022

    E veniamo a Telegram.

    L’applicazione di Pavel Durov conta in Italia 15,5 milioni di utenti e di fatto diventa la terza applicazione di messaggistica più usata dagli italiani. C’è da rilevare che, nonostante la grande crescita degli ultimi due anni, se paragonati allo stesso periodo dello scorso anno, la ricerca di Cosenza ci dice che Telegram ha perso il 7% degli utenti.

    Dal punto di vista del tempo trascorso sull’app, gli utenti italiani usano Telegram per 2 ore e 9 minuti al mese, un dato in crescita del 16% rispetto al 2021.

    Telegram, ecco le principali differenze rispetto a WhatsApp

    Da annotare la crescita di Discord che nella prima parte dell’anno conta 1,9 milioni di utenti al mese con una crescita del 29% rispetto all’anno scorso e un tempo di utilizzo pari a 1 ora e 20 minuti per utente.

    Tutte le altre applicazioni rilevate dalla ricerca di Vincenzo Cosenza segnano un netto calo, segno che il settore va ormai uniformandosi attorno alle app che abbiamo fin qui citato. Una menzione particolare merita Skype, che per anni è stata una delle app più usate, che ormai è sempre più sulla via del tramonto. I dati dicono che in un anno l’app ha perso il 14% degli utenti, pure mantenendo 3,1 milioni di utenti al mese. In netto calo il tempo di utilizzo: -40% e soli 27 minuti per utente.

    Altra app che merita una menzione particolare è Signal. L’app di cui molto si è parlato e che sembrava dovesse decollare anche nel nostro paese invece non fa registrare numeri brillanti, anzi. Gli utenti sono poco più di mezzo milione in calo del 48% in un anno, con appena 1 ora di tempo di utilizzo.

  • TikTok, le stories si potranno condividere anche su Instagram

    TikTok, le stories si potranno condividere anche su Instagram

    Le TikTok stories si potranno condividere anche su Instagram e su Facebook. Il formato dei video effimeri, non ancora disponibile per tutti, potrà così essere condiviso sulle app di Meta.

    Mentre Meta si avvia, anche se con qualche malumore da parte degli utenti, a “clonare” la visualizzazione dei contenuti nello stile di TikTok, sia su Facebook, con il doppio feed, che su Instagram, dall’altra parte TikTok si appresta a rendere possibile la condivisione delle stories proprio sulle app di Meta. E quindi anche su Instagram.

    È quanto riporta TechCrunch che ha ricevuto conferma proprio da TikTok, confermando che il test che permetterà la condivisione di contenuti verso Facebook e Instagram è in test da circa un anno.

    Come certamente saprete, la società di Zuckerberg ha lavorato in questi ultimi due anni per limitare la condivisione di contenuti video da TikTok verso Instagram, sotto forma di Reel. Questo per incentivare l’utilizzo organico della funzionalità e disincentivando la condivisione da TikTok. In pratica l’algoritmo aumenta la visibilità dei contenuti video originali e abbassa quella dei video condivisi da TikTok, individuabili facilmente dal watermark con il logo della piattaforma.

    Ma in questo caso stiamo parlando di Tik Tok stories, formato ancora in test.

    tiktok stories instagran

    Da quanto rilevato dai Watchful.ai dall’app si nota la nuova interfaccia di condivisione per le TikTok stories che renderà possibile, appunto, la condivisione verso Reddit, Facebook, Instagram e Instagram Stories. Non sarà possibile condividere le TikTok stories verso Facebook Reels o Instagram Reels, per chiarezza.

    Pur non essendo adatte per i Reels, la condivisione di TikTok stories verso altre app potrebbe permettere ai creator di estendere la visibilità dei propri contenuti, verso followers che sono soliti usare le app di Meta, ad esempio.

    Per essere sempre più chiari, bisogna dire che le TikTok stories sono ancora in fase di test, non essendo ancora un prodotto ben definito. Quello che sta cercando di fare TikTok attraverso questa operazione è di provare a superare quel limite di cui parlavamo permettendo agli utenti la condivisione verso l’esterno di un contenuto più adatto alle app di Meta, quelle su cui si registra un pubblico più elevato rispetto ad altre app.

    E, proprio perché si tratta ancora di un prodotto non definito, non è chiaro quando TikTok renderà possibile tutto questo a livello globale.

    Se le intenzioni  dovessero trovare conferma nel lancio finale del formato, allora sì che questa funzionalità potrebbe essere davvero rilevante per i creator.

    Cosa sono le TikTok stories

    Ma cosa sono le TikTok Stories?

    Di TikTok stories di parla da almeno un anno e, come dice la definizione stessa, si tratta di un formato effimero, come abbiamo imparato a conoscere in questi anni. E sempre come abbiamo imparato in questi anni, la prima piattaforma a lanciare il formato effimero è stata Snapchat, formato che poi ha fatto la fortuna di Instagram quando lo ha implementato nel 2016.

    Nel 2022 ci prova anche TikTok a misurarsi con il contenuto effimero, anche se ancora il cantiere non è stato chiuso e quindi la funzionalità non è disponibile per tutti. Per il momento si parla di Brasile e Usa.

    I Social Media alla ricerca di una nuova identità

    Le storie di TikTok sono dei video brevi, della durata massina di 15 secondi, visibili nel feed dell’app, ma che scompaiono dopo 24 ore. Ecco, se si può cogliere una differenza con Instagram è che le stories su TikTok vengono rese disponibili in mezzo ai video del feed, mentre sull’app di Meta esiste una sezione ad esse dedicata.

    Se state pensando, lecitamente, che TikTok adesso copia le altre app quando, per la verità, è stata TikTok stessa ad essere copiata da chiunque, allora è vero. Sì anche TikTok sta copiando un formato che ha segnato la fortuna di app come Instagram ma è stato un esperimento incompreso su app come Twitter e LinkedIn.

    Ma a dire il vero, per essere corretti, nessuno copia nessuno e tutti copiano tutti. Sembra una sciocchezza, ma la verità è che nel momento in cui una piattaforma ha tra le mani una funzionalità che diventa virale, ecco che le piattaforme “avversarie” proveranno in tutti i modi ad implementarla. È sempre stato così e continuerà ad essere così.

    Intanto, vedremo se e quanto arriveranno per tutti le TikTok Stories e che futuro avranno.

  • I Social Media alla ricerca di una nuova identità

    I Social Media alla ricerca di una nuova identità

    I Social Media sono alla ricerca di una nuova identità. Potrebbero cambiare per sempre e il ruolo della Generazione Z in questa fase è fondamentale. Del resto, questi devono essere considerati strumenti e non più contenitori delle nostre esistenze.

    Può darsi che i social media, per come li abbiamo imparati a conoscere in questi anni, possano cambiare per sempre. Quello che sta accadendo in questi giorni e in queste ultime settimane ne è la prova.

    Probabilmente questo cambiamento, va interpretata ancora la direzione, non è solo causato da un unico fattore, ma da un insieme di fattori. Tra i quali, certamente, dopo due anni di pandemia, fattore determinante è la crescente presenza della Generazione Z a guidare le decisioni delle aziende social media.

    Qualche giorno fa avevamo inquadrato uno dei motivi che sta sicuramente caratterizzando questo periodo per i colossi tech e social media ed è quello di una possibile recessione economica. Le trimestrali finora pubblicate hanno confermato che le aziende stanno attraversando un periodo piuttosto difficile, di grande incertezza dal punto di vista economico e finanziario.

    Avevamo anche anticipato ciò che poi è successo, e cioè che la trimestrale di Meta non sarebbe stata positiva. Infatti, per la prima volta la società di Mark Zuckerberg fa registrare un calo di oltre il 30% per i redditi netti e una perdita di 2,8 miliardi dal progetto Metaverso.

    social media generazione z identità

    Social media, primi segnali di cambiamento

    Sono segnali che ci dicono che il cambiamento è in atto e che qualcosa sta cambiando per davvero.

    Nei giorni scorsi proprio Meta aveva annunciato delle importanti novità per quanto riguarda le due piattaforme principali: Facebook e Instagram.

    Per Facebook è stata annunciato un nuovo design del feed, per iOS e Android, che si dividerà in due parti, e cioè: in Home, dove i contenuti che saranno proposti proverranno anche da Creator che spesso usano il formato video, Reels per intenderci; in Feeds, la sezione dove invece trovare una i contenuti condivisi dagli amici, dai gruppi, in senso cronologico.

    Anche Facebook quindi rincorre TikTok.

    Per quanto riguarda Instagram l’annuncio ha riguardato il fatto che, entro le prossime settimane, i video condivisi, della durata inferiore ai 15 minuti (quindi la stragrande maggioranza) saranno tutti trasformati in Reels. Si tratta di una funzionalità che traccia in maniera evidente l’inseguimento a TikTok.

    Ma perché questo?

    La risposta parrebbe semplice, perché il fenomeno TikTok è stato capace di attrarre l’attenzione dei giovani più di quanto non abbiano saputo fare altri, Facebook e Instagram tra tutti.

    Il fatto vero è che la Generazione Z guarda ai social media in modo diverso dalle altre generazioni precedenti.

    La trasformazione dei Social Media: dagli amici agli argomenti

    Se guardiamo agli albori del fenomeno social media, vero fenomeno rivoluzionario databile tra il 2003 e il 2004, l’elemento in comune erano “gli amici”. La logica degli amici era alla base di Friendster (ce l’aveva anche nel nome) ed era anche alla base di Facebook. Ma c’era anche MySpace, come ricorderà certamente qualcuno. Tutti con quella stessa logica.

    Col tempo, i fatti hanno portato ad un progressivo cambiamento che, per certi versi, la pandemia ha finito per accelerare.

    La Generazione Z è stata quella che più ha pagato il fatto di essere rimasta chiusa, con la quasi impossibilità di poter interagire con i propri amici. In questo contesto si accelera il fenomeno di una maggiore attenzione alla privacy e di una maggiore attenzione agli strumenti più intimi.

    Ma soprattutto, la Generazione Z ha sempre usato questi strumenti per scoprire, provare a entrare in contatto con persone nuove, conoscere e scoprire nuovi argomenti. Tutto questo in maniera rapida, veloce e divertente.

    I Social Media cambiano pelle

    Ecco perché TikTok ha avuto questo grande successo che tutte le piattaforme adesso provano a copiare. Ecco perché Facebook e Instagram “cambiano pelle”. Adam Mosseri, CEO di Instagram, lo disse chiaramente già lo scorso anno che Instagram non sarebbe stato più lo stesso.

    Quello che interessa ai più giovani è quindi il tema non il contatto, quello viene dopo. La relazione si sviluppa come forma di scoperta generata da un tema su cui si registra l’interesse di altri, sconosciuti.

    Altro elemento di cambiamento è che per i giovani queste piattaforme sono, a differenza di come venivano percepite all’inizio, luoghi di intrattenimento. Come appunto si definisce TikTok.

    Le aziende tech e social media alla prova della recessione

    A dimostrazione di tutto questo, non sorprende la protesta su Instagram alimentata dalle sorelle Kardashian che chiedono a Instagram di ritornare ad essere come era. La petizione Make Instagram, Instagram again ha già superato le 220 mila adesioni. A fronte di questa stessa petizione, Mosseri è intervenuto per dire, sostanzialmente, che nonostante si tratti di un test, il cambiamento radicale di Instagram è in atto e bisogna prenderne atto.

    Ma allora, a questo punto, c’è da chiedersi davvero se i social media sono finiti? Se l’era del like è finita?

    I Social Media sono strumenti, non contenitori di esistenze

    Certamente i social media non sono finiti, cambieranno e noi tutti dovremo essere in grado di interpretare questo cambiamento diventando padroni delle nostre esistenze, senza essere più vittime di algoritmi. Ragion per cui ad essere finita, o comunque in declino, è la logica dei like, responsabile di aver esasperato fenomeni di condivisioni alteranti. Pensiamo al clickbaiting, ad esempio.

    Quindi, la logica che dovremmo tutti seguire è quella di usare questi strumenti, senza essere usati. Provare ad essere unici gestori delle nostre esistenze, senza depositarle presso strumenti che, per ragioni commerciali, possono cambiare la loro stessa ragione.

    Diamo più attenzione a ciò che facciamo e a come lo facciamo, senza abbandonarci a queste piattaforme, usandoli come strumenti. Perché di questo stiamo parlando.

    Da qui i social media potrebbe dare vita ad una nuova identità. Ma molto dipenderà da noi e, intanto, altre piattaforme stanno emergendo come Twitch, Discord e anche BeReal.

Contatti