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  • Italiani e messaggistica, 33 milioni di utenti usano WhatsApp

    Italiani e messaggistica, 33 milioni di utenti usano WhatsApp

    Gli italiani continuano a preferire WhatsApp. L’app di Meta è usata da 33,1 milioni di italiani per 10 ore e 50 minuti al mese. Telegram diventa la terza app di messaggistica più usata con 15,5 milioni di utenti.

    Agli italiani piacciono le app di messaggistica, da sempre. Già nel 2013 il 56% degli utenti dichiarava di mandare oltre 5 messaggi al giorno, eleggendo poi WhatsApp come l’app preferita. Negli anni l’apprezzamento degli italiani verso le app di messaggistica è cresciuto costantemente e l’app di Meta è saldamente l’app più usata, anche se, nel frattempo, si sono affacciate altre app che hanno fatto breccia tra gli utenti italiani, soprattutto per quanto riguarda il tema della privacy.

    Tutta questa considerazione per arrivare a fare il punto di quale siano le app di messaggistica più usate dagli italiani nel 2022 e lo facciamo grazie ai dati pubblicati di recente da Vincenzo Cosenza. WhatsApp sarà ancora la più usata e amata? Di sicuro, come avevamo visto qualche mese fa, risulta ad essere ancora molto scaricata. Ma vediamo insieme i dati raccolti da Vincos.

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    Iniziamo subito col dire, senza grandi sorprese, che sì WhatsApp è ancora l’app di messaggistica più amata dagli italiani. Nella prima metà di quest’anno gli utenti che l’ano usata sono stati 33,1 milioni, toccando il livello di 35 milioni di utenti nel mese di giugno, Ma se confrontiamo questi dati rispetto allo stesso periodo del 2021 allora notiamo che WhatsApp, come dato generale, perde appena l’1,4%. Da notare che tre anni fa la media era di 31,8 milioni di utenti.

    Dal punto di vista del tempo impiegato sull’app da parte degli utenti, i dati ci dicono che questo si attesta alle 10 ore e 50 minuti, con un picco di alle 11 ore e 29 minuti ad inizio di quest’anno. Sono dati che restano sostanzialmente uguali allo stesso periodo dello scorso anno.

    L’app che sicuramente continua a perdere terreno è l’alta app di messaggistica di casa Meta e cioè Facebook Messenger. Destinata a diventare un’app di utilità, in realtà non è mai riuscita del tutto a far innamorare gli utenti italiani. Gli italiani che l’usano sono 17,3 milioni ma il calo che si registra rispetto allo scorso anno è davvero pesante: -21%, ossia 4,5 milioni di utenti in meno. Il tempo di utilizzo di Messenger nei primi sei mesi dell’anno è stato di 50 minuti, in calo del 34% se paragonato a quello registrato nel 2021.

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    E veniamo a Telegram.

    L’applicazione di Pavel Durov conta in Italia 15,5 milioni di utenti e di fatto diventa la terza applicazione di messaggistica più usata dagli italiani. C’è da rilevare che, nonostante la grande crescita degli ultimi due anni, se paragonati allo stesso periodo dello scorso anno, la ricerca di Cosenza ci dice che Telegram ha perso il 7% degli utenti.

    Dal punto di vista del tempo trascorso sull’app, gli utenti italiani usano Telegram per 2 ore e 9 minuti al mese, un dato in crescita del 16% rispetto al 2021.

    Telegram, ecco le principali differenze rispetto a WhatsApp

    Da annotare la crescita di Discord che nella prima parte dell’anno conta 1,9 milioni di utenti al mese con una crescita del 29% rispetto all’anno scorso e un tempo di utilizzo pari a 1 ora e 20 minuti per utente.

    Tutte le altre applicazioni rilevate dalla ricerca di Vincenzo Cosenza segnano un netto calo, segno che il settore va ormai uniformandosi attorno alle app che abbiamo fin qui citato. Una menzione particolare merita Skype, che per anni è stata una delle app più usate, che ormai è sempre più sulla via del tramonto. I dati dicono che in un anno l’app ha perso il 14% degli utenti, pure mantenendo 3,1 milioni di utenti al mese. In netto calo il tempo di utilizzo: -40% e soli 27 minuti per utente.

    Altra app che merita una menzione particolare è Signal. L’app di cui molto si è parlato e che sembrava dovesse decollare anche nel nostro paese invece non fa registrare numeri brillanti, anzi. Gli utenti sono poco più di mezzo milione in calo del 48% in un anno, con appena 1 ora di tempo di utilizzo.

  • TikTok, le stories si potranno condividere anche su Instagram

    TikTok, le stories si potranno condividere anche su Instagram

    Le TikTok stories si potranno condividere anche su Instagram e su Facebook. Il formato dei video effimeri, non ancora disponibile per tutti, potrà così essere condiviso sulle app di Meta.

    Mentre Meta si avvia, anche se con qualche malumore da parte degli utenti, a “clonare” la visualizzazione dei contenuti nello stile di TikTok, sia su Facebook, con il doppio feed, che su Instagram, dall’altra parte TikTok si appresta a rendere possibile la condivisione delle stories proprio sulle app di Meta. E quindi anche su Instagram.

    È quanto riporta TechCrunch che ha ricevuto conferma proprio da TikTok, confermando che il test che permetterà la condivisione di contenuti verso Facebook e Instagram è in test da circa un anno.

    Come certamente saprete, la società di Zuckerberg ha lavorato in questi ultimi due anni per limitare la condivisione di contenuti video da TikTok verso Instagram, sotto forma di Reel. Questo per incentivare l’utilizzo organico della funzionalità e disincentivando la condivisione da TikTok. In pratica l’algoritmo aumenta la visibilità dei contenuti video originali e abbassa quella dei video condivisi da TikTok, individuabili facilmente dal watermark con il logo della piattaforma.

    Ma in questo caso stiamo parlando di Tik Tok stories, formato ancora in test.

    tiktok stories instagran

    Da quanto rilevato dai Watchful.ai dall’app si nota la nuova interfaccia di condivisione per le TikTok stories che renderà possibile, appunto, la condivisione verso Reddit, Facebook, Instagram e Instagram Stories. Non sarà possibile condividere le TikTok stories verso Facebook Reels o Instagram Reels, per chiarezza.

    Pur non essendo adatte per i Reels, la condivisione di TikTok stories verso altre app potrebbe permettere ai creator di estendere la visibilità dei propri contenuti, verso followers che sono soliti usare le app di Meta, ad esempio.

    Per essere sempre più chiari, bisogna dire che le TikTok stories sono ancora in fase di test, non essendo ancora un prodotto ben definito. Quello che sta cercando di fare TikTok attraverso questa operazione è di provare a superare quel limite di cui parlavamo permettendo agli utenti la condivisione verso l’esterno di un contenuto più adatto alle app di Meta, quelle su cui si registra un pubblico più elevato rispetto ad altre app.

    E, proprio perché si tratta ancora di un prodotto non definito, non è chiaro quando TikTok renderà possibile tutto questo a livello globale.

    Se le intenzioni  dovessero trovare conferma nel lancio finale del formato, allora sì che questa funzionalità potrebbe essere davvero rilevante per i creator.

    Cosa sono le TikTok stories

    Ma cosa sono le TikTok Stories?

    Di TikTok stories di parla da almeno un anno e, come dice la definizione stessa, si tratta di un formato effimero, come abbiamo imparato a conoscere in questi anni. E sempre come abbiamo imparato in questi anni, la prima piattaforma a lanciare il formato effimero è stata Snapchat, formato che poi ha fatto la fortuna di Instagram quando lo ha implementato nel 2016.

    Nel 2022 ci prova anche TikTok a misurarsi con il contenuto effimero, anche se ancora il cantiere non è stato chiuso e quindi la funzionalità non è disponibile per tutti. Per il momento si parla di Brasile e Usa.

    I Social Media alla ricerca di una nuova identità

    Le storie di TikTok sono dei video brevi, della durata massina di 15 secondi, visibili nel feed dell’app, ma che scompaiono dopo 24 ore. Ecco, se si può cogliere una differenza con Instagram è che le stories su TikTok vengono rese disponibili in mezzo ai video del feed, mentre sull’app di Meta esiste una sezione ad esse dedicata.

    Se state pensando, lecitamente, che TikTok adesso copia le altre app quando, per la verità, è stata TikTok stessa ad essere copiata da chiunque, allora è vero. Sì anche TikTok sta copiando un formato che ha segnato la fortuna di app come Instagram ma è stato un esperimento incompreso su app come Twitter e LinkedIn.

    Ma a dire il vero, per essere corretti, nessuno copia nessuno e tutti copiano tutti. Sembra una sciocchezza, ma la verità è che nel momento in cui una piattaforma ha tra le mani una funzionalità che diventa virale, ecco che le piattaforme “avversarie” proveranno in tutti i modi ad implementarla. È sempre stato così e continuerà ad essere così.

    Intanto, vedremo se e quanto arriveranno per tutti le TikTok Stories e che futuro avranno.

  • I Social Media alla ricerca di una nuova identità

    I Social Media alla ricerca di una nuova identità

    I Social Media sono alla ricerca di una nuova identità. Potrebbero cambiare per sempre e il ruolo della Generazione Z in questa fase è fondamentale. Del resto, questi devono essere considerati strumenti e non più contenitori delle nostre esistenze.

    Può darsi che i social media, per come li abbiamo imparati a conoscere in questi anni, possano cambiare per sempre. Quello che sta accadendo in questi giorni e in queste ultime settimane ne è la prova.

    Probabilmente questo cambiamento, va interpretata ancora la direzione, non è solo causato da un unico fattore, ma da un insieme di fattori. Tra i quali, certamente, dopo due anni di pandemia, fattore determinante è la crescente presenza della Generazione Z a guidare le decisioni delle aziende social media.

    Qualche giorno fa avevamo inquadrato uno dei motivi che sta sicuramente caratterizzando questo periodo per i colossi tech e social media ed è quello di una possibile recessione economica. Le trimestrali finora pubblicate hanno confermato che le aziende stanno attraversando un periodo piuttosto difficile, di grande incertezza dal punto di vista economico e finanziario.

    Avevamo anche anticipato ciò che poi è successo, e cioè che la trimestrale di Meta non sarebbe stata positiva. Infatti, per la prima volta la società di Mark Zuckerberg fa registrare un calo di oltre il 30% per i redditi netti e una perdita di 2,8 miliardi dal progetto Metaverso.

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    Social media, primi segnali di cambiamento

    Sono segnali che ci dicono che il cambiamento è in atto e che qualcosa sta cambiando per davvero.

    Nei giorni scorsi proprio Meta aveva annunciato delle importanti novità per quanto riguarda le due piattaforme principali: Facebook e Instagram.

    Per Facebook è stata annunciato un nuovo design del feed, per iOS e Android, che si dividerà in due parti, e cioè: in Home, dove i contenuti che saranno proposti proverranno anche da Creator che spesso usano il formato video, Reels per intenderci; in Feeds, la sezione dove invece trovare una i contenuti condivisi dagli amici, dai gruppi, in senso cronologico.

    Anche Facebook quindi rincorre TikTok.

    Per quanto riguarda Instagram l’annuncio ha riguardato il fatto che, entro le prossime settimane, i video condivisi, della durata inferiore ai 15 minuti (quindi la stragrande maggioranza) saranno tutti trasformati in Reels. Si tratta di una funzionalità che traccia in maniera evidente l’inseguimento a TikTok.

    Ma perché questo?

    La risposta parrebbe semplice, perché il fenomeno TikTok è stato capace di attrarre l’attenzione dei giovani più di quanto non abbiano saputo fare altri, Facebook e Instagram tra tutti.

    Il fatto vero è che la Generazione Z guarda ai social media in modo diverso dalle altre generazioni precedenti.

    La trasformazione dei Social Media: dagli amici agli argomenti

    Se guardiamo agli albori del fenomeno social media, vero fenomeno rivoluzionario databile tra il 2003 e il 2004, l’elemento in comune erano “gli amici”. La logica degli amici era alla base di Friendster (ce l’aveva anche nel nome) ed era anche alla base di Facebook. Ma c’era anche MySpace, come ricorderà certamente qualcuno. Tutti con quella stessa logica.

    Col tempo, i fatti hanno portato ad un progressivo cambiamento che, per certi versi, la pandemia ha finito per accelerare.

    La Generazione Z è stata quella che più ha pagato il fatto di essere rimasta chiusa, con la quasi impossibilità di poter interagire con i propri amici. In questo contesto si accelera il fenomeno di una maggiore attenzione alla privacy e di una maggiore attenzione agli strumenti più intimi.

    Ma soprattutto, la Generazione Z ha sempre usato questi strumenti per scoprire, provare a entrare in contatto con persone nuove, conoscere e scoprire nuovi argomenti. Tutto questo in maniera rapida, veloce e divertente.

    I Social Media cambiano pelle

    Ecco perché TikTok ha avuto questo grande successo che tutte le piattaforme adesso provano a copiare. Ecco perché Facebook e Instagram “cambiano pelle”. Adam Mosseri, CEO di Instagram, lo disse chiaramente già lo scorso anno che Instagram non sarebbe stato più lo stesso.

    Quello che interessa ai più giovani è quindi il tema non il contatto, quello viene dopo. La relazione si sviluppa come forma di scoperta generata da un tema su cui si registra l’interesse di altri, sconosciuti.

    Altro elemento di cambiamento è che per i giovani queste piattaforme sono, a differenza di come venivano percepite all’inizio, luoghi di intrattenimento. Come appunto si definisce TikTok.

    Le aziende tech e social media alla prova della recessione

    A dimostrazione di tutto questo, non sorprende la protesta su Instagram alimentata dalle sorelle Kardashian che chiedono a Instagram di ritornare ad essere come era. La petizione Make Instagram, Instagram again ha già superato le 220 mila adesioni. A fronte di questa stessa petizione, Mosseri è intervenuto per dire, sostanzialmente, che nonostante si tratti di un test, il cambiamento radicale di Instagram è in atto e bisogna prenderne atto.

    Ma allora, a questo punto, c’è da chiedersi davvero se i social media sono finiti? Se l’era del like è finita?

    I Social Media sono strumenti, non contenitori di esistenze

    Certamente i social media non sono finiti, cambieranno e noi tutti dovremo essere in grado di interpretare questo cambiamento diventando padroni delle nostre esistenze, senza essere più vittime di algoritmi. Ragion per cui ad essere finita, o comunque in declino, è la logica dei like, responsabile di aver esasperato fenomeni di condivisioni alteranti. Pensiamo al clickbaiting, ad esempio.

    Quindi, la logica che dovremmo tutti seguire è quella di usare questi strumenti, senza essere usati. Provare ad essere unici gestori delle nostre esistenze, senza depositarle presso strumenti che, per ragioni commerciali, possono cambiare la loro stessa ragione.

    Diamo più attenzione a ciò che facciamo e a come lo facciamo, senza abbandonarci a queste piattaforme, usandoli come strumenti. Perché di questo stiamo parlando.

    Da qui i social media potrebbe dare vita ad una nuova identità. Ma molto dipenderà da noi e, intanto, altre piattaforme stanno emergendo come Twitch, Discord e anche BeReal.

  • Le aziende tech e social media alla prova della recessione

    Le aziende tech e social media alla prova della recessione

    I venti di una possibile recessione soffiano anche sulle aziende tech e social media. Il quadro economico è in cambiamento con licenziamenti estesi e ridimensionamento di progetti di assunzioni. Ma potrebbe essere l’occasione per dare vita a nuovi modelli.

    Questa settimana sarà per le aziende tech e social media molto importante, sotto il profilo economico e non solo. Ci sono stati molti segnali che preludono ad un periodo di possibile recessione che riguarda anche queste aziende e i dati del secondo trimestre delle grandi aziende come Meta, Google, Amazon, Microsoft e Apple assumono un nuovo significato.

    Stiamo parlando di aziende che nel periodo della pandemia hanno visto lievitare i loro profitti, vista la grande domanda di digitale che si era generata a livello globale. Quasi tutte le aziende si videro costrette a rivedere, in meglio, i propri progetti e a programmare massicce campagne di assunzioni. Basti solo l’esempio di Meta che nel 2021 è passata da 48 mila dipendenti del 2019 ai 77.800 di quell’anno, offrendo a tutti massima flessibilità e diversi bonus.

    Ora il vento è cambiato e i segnali, come dicevamo all’inizio, fanno pensare che anche queste aziende, che finora costituivano il grande traino economico, possano accusare il modificarsi del panorama economico a livello globale.

    Uno dei primi segnali lo si è visto la scorsa settimana con i dati finanziari di Snap, la società di Evan Spiegel proprietaria della piattaforma Snapchat. I dati, come era previsto, non sarebbero stati entusiasmanti, lo stesso Spiegel lo lo aveva annunciato in una conferenza di JP Morgan nel maggio scorso, ma i dati reali sono stai pure peggiori. Il titolo ha perso quasi il 40% rinunciando a fare qualsiasi previsione per i prossimi tre mesi.

    Le aziende tech e social media alla prova della recessione

    Altro dato i negativo è arrivato da Twitter confermando il quadro economico negativo su cui pesa la vicenda di acquisizione, poi rifiutata e per cui c’è una causa legale che verrà discussa nel prossimo mese di ottobre, da parte di Elon Musk.

    Le aziende tech e social media stanno cominciando a ripiegarsi su se stesse, dovendo affrontare un quadro economico non sorprendente per certi versi che, forse, si è presentato in dimensioni più pesanti. E le conseguenze sono notizie di licenziamenti che riguardano più o meno tutte, rallentamento o cancellazioni di nuovi piani di assunzioni. Un quadro che sta provocando non poche ansie ai lavoratori di queste aziende.

    Il quadro economico negativo, dicono gli esperti, non dovrebbe risparmiare nemmeno le aziende più grandi citate prima e cioè Meta (che presenterà i suoi dati domani 27 luglio), Google, Amazon, Microsoft e Apple.

    Qualche giorno fa ha fatto notizia la frase, inviata in una mail ai dipendenti, del CEO di Google, Sundar Pichai, il quale sottolineava come le giornate soleggiate fossero ormai alle spalle: “Dobbiamo essere più intraprendenti, lavorare con maggiore urgenza, più attenzione e più fame di quanta ne abbiamo mostrata nei giorni più soleggiati“. Una frase che ha fatto capire come questo momento negativo sia avvertito dal colosso di Mountain View, leader nel mercato dell’advertising. Ed è qui la vera questione su cui tutto si gioca.

    Il calo degli investimenti pubblicitari da parte delle aziende investitrici sta generando questo clima negativo. Un dato che non può essere messo in discussione. Se le aziende vedono calare la propria domanda sui loro prodotti/servizi ecco che diminuiscono gli investimenti pubblicitari. Ed è quello che sta accadendo.

    Per anni le aziende tech e social media hanno vissuto una fase di prosperità che sembrava interminabile, procedendo a mettere in atto ingenti campagne di assunzioni, come ricordavamo prima anche durante la pandemia. Solo che adesso il vento sta cambiando ed è un vento che soffia recessione.

    Nei giorni scorsi ha fatto anche molto discutere il cambio di passo che sta annunciando Meta. In pratica l’azienda di Mark Zuckerberg ha accusato il colpo del calo degli investimenti, situazione che è poi apparsa più anche dalla mossa di Apple, su iOS, per proteggere la privacy degli utenti. La modalità messa in pratica dal colosso di Cupertino permette all’utente di evitare la visualizzazione di annuncia pubblicitari grazie alla possibilità di  rifiutare il tracciamento cross-app.

    Una modalità che ha fatto infuriare non poco Zuckerberg e i suoi ma che adesso ha anche un valore economico preciso: 10 miliardi di dollari. Quanti ne sono serviti a Meta per mettere su il lab dedicato alla definizione del progetto sul metaverso.

    Il Metaverso che infatti appare adesso molto più lontano di quello che sarebbe dovuto essere. E pensare che il rebranding di Facebook avrebbe dovuto dare slancio al progetto. Per non parlare dei visori AR, dispositivi ancora molto lontani dall’essere in grado di sostituire gli smartphone, come sosteneva Zuckerberg.

    Per avere un’idea di quanto sta succedendo anche a livello finanziario, basta dare un’occhiata ai titoli in borsa dei colossi tech e social media. Nel momento in cui scriviamo sono tutti in rosso.

    Una parte degli esperti pensa che tutto questo fenomeno possa portare ad un ridimensionamento delle aziende che negli anni hanno investito anche su cose che adesso pesano non poco.

    Ma c’è anche da aspettarsi che questa possibile recessione possa accelerare un progressivo allontanamento dall’advertising dando vita a nuove formule come quelle, appunto di Snapchat, Twitter. Versioni premium, con pochi euro al mese, e dare nuove funzionalità. Un modello, questo, che potrebbe generare nuove possibilità.

    Ma va detto che anche questa possibilità, in un contesto di recessione, resta una forte incognita.

    Vedremo cosa succederà.

  • Su Instagram i nuovi video saranno trasformati in Reels

    Su Instagram i nuovi video saranno trasformati in Reels

    Su Instagram, entro poche settimane, tutti i nuovi video della durata inferiore ai 15 minuti saranno trasformati in Reels, con il vantaggio, a seconda dei punti di vista, di poter acceder ad una audience più estesa. Intanto Instagram da oggi, per davvero, non è più una app di photo-sharing.

    Se Facebook prova a rinnovarsi, arrivando a proporre un nuovo design del feed “splittandolo” in due parti, Home e Feeds, rincorrendo TikTok, possiamo dire che Instagram non è da meno. Anche perché sempre di Meta si parla, la loro casa comune.

    Allora, prima di vedere meglio la novità che è stata annunciata, sarebbe meglio, per comprenderla meglio, partire da una dichiarazione di Adam Mosseri di un anno fa quando, presentando il nuovo corso di Instagram disse, in maniera non molto celata, che Instagram non è più una app di photo-sharing come l’abbiamo imparata a conoscere e ad usare in questi anni. Non più. Disse, allora, che l’intenzione era quella di “abbracciare il formato video in maniera più estesa“.

    Alla luce di queste parole, si può comprendere meglio il senso dell’annuncio di ieri che trova, forse, la sua rilevanza proprio nel collegamento alle parole di Adam Mosseri.

    In pratica, per andare meglio a parlare della novità, Instagram ieri ha annunciato un po’ di novità tra cui quella che è la più interessante e che segna, per davvero, il nuovo cambio di passo.

    Instagram video Reels

    Entro le prossime settimane, il tempo che la possibilità sull’app si estenda a tutti, tutti i nuovi video inferiore ai 15 minuti di durata saranno automaticamente trasformati in Reels. Un annuncio questo che segue il test, avviato il mese scorso, che trasformava la condivisione di video su Instagram, appunto, in Reels.

    Si tratta di una novità che avrà un impatto notevole per gli utenti, quindi se non siete avvezzi all’utilizzo dei Reels, la cosa potrebbe non farvi piacere.

    L’impatto sta nel fatto che se un video, dopo questa novità, verrà condiviso su Instagram, e che dura meno di 15 minuti, se il profilo dell’utente è pubblico, il contenuto verrà visualizzato sull’app in modalità estesa. Questo significa anche da utenti che non vi seguono. Questo perché l’algoritmo proporrà il contenuto in formato Reels a tutti gli utenti sulla piattaforma che potrebbero essere interessanti, indipendentemente se si  è seguiti o meno.

    Se, invece, il profilo di utente è privato, i video non verranno trasformati in Reel e solo le persone che seguono quell’account li vedranno sulla loro timeline. Ma, oltre a vederli, quei contenuti video potranno essere remixati e condivisi con i propri follower, amplificando la portata del video originale.

    Ma attenzione, se tutto questo non rientra più nel vostro modo di intendere Instagram, non vi preoccupate. I video già presenti sull’app non saranno trasformati in Reels, lo saranno, come dicevamo prima, solo i nuovi video che saranno condivisi dopo che questa modalità sarà attiva, nel giro di qualche settimana.

    E se qualcuno potrà trovare poco interessante questa modalità, ci saranno tanti utenti, influencer o meno, che avranno enorme piacere a sapere che i propri video saranno trasformati in Reel e che potranno incontrare una audience più estesa.

    A fronte di tutto questo, Instagram fa sapere che questa modalità porterà all’unione dei video e dei Reels sotto una unica sezione. E, aggiungiamo, non poteva essere diversamente.

    Facebook rincorre TikTok e propone un nuovo design del feed

    E tra le novità più interessanti, segnaliamo anche quella di creare Reels utilizzando le foto dal proprio rullino.

    Insomma, Instagram non è più quella di una volta dove il vero contenuto era caratterizzato dalle foto. Del resto, la motivazione che aveva portato alla sua nascita nel 2010 era proprio questa.

    Adesso Instagram va verso una strada che mette al centro sempre di più i video. Questo per poter meglio contrastare la concorrenza di TikTok e per poter dare ai propri utenti, e ai propri creator, nuovi strumenti per coinvolgere gli utenti.

  • Facebook rincorre TikTok e propone un nuovo design del feed

    Facebook rincorre TikTok e propone un nuovo design del feed

    Facebook abbandona il newsfeed e propone un nuovo design del feed: Home e Feeds. Rincorre TikTok, da una parte, e accentra l’attenzione su cosa vogliono gli utenti.

    Facebook è una piattaforma che ormai, raggiunta la maggiore età, deve decidere cosa fare: se abbandonarsi a sè stessa o se provare a stare ancora al passo, guardando a cosa fanno gli altri. L’abbiamo sintetizzata così, ma nei fatti la principale app di Meta, con l’annuncio di oggi, sta agendo proprio in questo modo, optando, ovviamente, per la seconda ipotesi. E quindi, guardando cosa fanno gli altri, quelli più bravi al momento, e provando a migliorare e aggiornare la propria piattaforma.

    Nulla da eccepire da questo punto di vista e, come ci racconta la breve storia dei social media, non si tratta nulla di nuovo. Tra l’altro, sempre guardando un po’ indietro nel tempo di queste piattaforme lanciate a mille (già guardare indietro sembra una contraddizione in un contesto come questo) era già successa una cosa simile, proprio in casa Meta (quando allora si chiamava Facebook) con Instagram che ad un certo punto per provare ad essere più competitiva fu “costretta” a guardare a Snapchat e provare a fare di meglio. A distanza di sei anni quella strategia è risultata vincente.

    Perdonate questo allungo e torniamo all’annuncio di oggi.

    Come cambia il feed di Facebook: Home e Feeds

    Oggi, 21 luglio 2022, Meta nella persona del suo CEO Mark Zuckerberg, sempre più uomo degli annunci ha fatto sapere che il feed di Facebook verrà rivisto e “splittato”, come si dice in gergo.

    In pratica, quello che è il feed principale verrà denominato “Home” che resterà il luogo dove scorrono i contenuti dei “creator”. Infatti, è qui che verranno mostrati i post provenienti da creator e sempre da qui sarà più facile accedere ai Reels, il servizio di video brevi di Facebook, e alle Stories.

    Quindi vedremo questa sezione principale con contenuti “suggeriti” provenienti, appunto, da creator dove la visualizzazione degli stessi sarà per lo più in verticale. Molti riscontreranno una grande similitudine con quanto avviene già su Instagram che da poco ha introdotto il feed in senso cronologico.

    L’altra sezione si chiama Feeds si tratta di una sezione, in senso cronologico, in cui gli utenti troveranno i contenuti condivisi da amici, parenti e gruppi. In pratica è una sezione che può essere “filtrata” tenendo conto di queste variabili.

    L’app continuerà ad aprirsi con un feed personalizzato nella scheda Home, dove il nostro motore di scoperta consiglierà i contenuti che riteniamo più interessanti per voi“, ha dichiarato Mark Zuckerberg nel suo post. “Ma la scheda Feed vi darà la possibilità di personalizzare e controllare ulteriormente la vostra esperienza“.

    facebook home feed design

    Ora, di fronte a questo “rinnovamento” c’è da fare alcune veloci considerazioni che dimostrano quanto Facebook stia cambiando e come la strategia da adesso in poi muterà completamente.

    Perché Facebook cambia il feed e va verso TikTok

    Facebook rincorre TikTok seguendo quanto sostenuto da Zuckerberg nei mesi scorsi, ossia l’intenzione di investire sempre di più nei Reels nei prossimi anni. E questo ormai è sotto gli occhi di tutti. Così come è evidente la concorrenza serrata di TikTok verso Meta in generale. Facebook vuole provare ad agganciare l’attenzione dei giovani. E non è detto che ci riesca, essendo ormai Facebook percepito dai giovani come piattaforma “vecchia”.

    Altra considerazione da fare. Facebook procede con questa modifica per “dare maggiore controllo agli utenti“. Negli Usa si sta discutendo molto sul fatto che continuare a proporre una sola modalità di feed gestita da un algoritmo ponga al centro la privacy. Discorso un po’ lungo da fare adesso, ma Facebook è costretta ad uniformarsi. Ed ecco spiegata la separazione del feed.

    Inoltre, questo nuovo design è di enorme importanza per Facebook che imposta una nuova strategia.

    Se prima l’algoritmo gestiva i contenuti in base al tempo trascorso e poi, dal 2018, sulla base del coinvolgimento, alimentandolo, adesso viene messo al centro in maniera più concreta ciò che gli utenti desiderano.

    Questo permetterà a Facebook di provare ad incentivare l’advertising su questo parametro, avendo ormai cambiato la strategia che, tra l’altro, non si basa più sulle notizie. Notate che il nuovo feed non si chiama più “newsfeed”. E questo è molto indicativo.

    Facebook quindi prova a cambiare e cercare di far valere la sua esperienza da fratello maggiore rispetto alle piattaforme più giovani che stanno navigando in mezzo ad un coinvolgimento sempre più crescente. Vedremo se, come già successo in passato, saprà farsi valere o se sarà costretto a soccombere perché ormai “vecchio”.

  • Twitter, ecco come evitare le mention indesiderate

    Twitter, ecco come evitare le mention indesiderate

    Una delle funzionalità più attese di Twitter è finalmente attiva da qualche giorno. Ecco come evitare quindi le mention indesiderate.

    La funzionalità, tanto desiderata dagli utenti (tra le tante), era stata annunciata da Twitter a febbraio di quest’anno, ma ora a distanza di mesi diventa effettiva per tutti. Stiamo parlando della possibilità di evitare le mention indesiderate.

    Da qualche giorno, infatti, è possibile annullare una mention all’interno di un tweet in cui si è citati, quando si tratta di una mention poco gradita. Se non per altro, per il fatto che poi quella citazione all’interno di un tweet finisce per intasare la sezione delle notifiche relative a quel tweet. Fino a qualche giorno fa non era possibile, se non silenziare la conversazione o silenziare l’utente autore del tweet, peggio in extremis, bloccare l’utente autore. Azione quest’ultima in effetti esagerata.

    Allora, ecco che si accoglie con favore l’introduzione di questa funzionalità che viene definita “Unmentionig“, cioè la possibilità di “Abbandonare la conversazione“.

    twitter mention indesiderate

    Come funziona Abbandona la Conversazione su Twitter

    Mettiamo il caso che vi rendiate conto di essere stati citati, menzionati, in un tweet e che vi infastidisce l’essere stato citato e anche le relative notifiche che vi arrivano in seguito alle azioni, come commenti, like e retweet. Adesso, per evitare questo fastidio, si può cliccare i tre pallini in alto a destra che compaiono nel tweet e arrivare alla voce “Abbandona la conversazione”.

    Una volta fatto questo passaggio comparirà la sezione che vedete nell’immagine che abbiamo realizzato in basso. E cioè cosa accade se andate avanti.

    twitter mention indesiderate

    Quindi, viene annullato il tag all’interno del tweet. In questo caso @nomeutente comparirà nel tweet senza link, in questo modo non vedrete più alcuna notifica relativa al tweet in cui eravate citati. E quindi, ancora, nessuno anche rispondendo al tweet potrà citarvi. Il vostro tag è, appunto, annullato.

    A quel punto, prima di procedere, si presentano due opzioni:

    • Abbandona la conversazione, con tutto quello che abbiamo visto;
    • Come non detto resto, ci ripensate e tornate indietro.

    Per chi non fosse abituato con questa funzionalità, vale la pena di ricordare che si tratta più o meno di un’altra funzionalità che va sotto il nome “Rimuovi il tag”, quando volete annullare il tag all’interno di una immagine condivisa in un tweet per gli stessi motivi.

    Forse questa funzionalità viene vista come un modo per evitare critiche o altro. In effetti, è un modo invece per avere più controllo rispetto ad un tagging spesso indesiderato da cui è difficile liberarsi, se non procedendo come abbiamo descritto sopra.

  • Elon Musk e Twitter, i possibili scenari

    Elon Musk e Twitter, i possibili scenari

    Elon Musk ha manifestato l’intenzione di abbandonare l’accordo di acquisizione di Twitter a causa del fenomeno spam/bot. Una mossa che si tradurrà in una lunga battaglia legale dalla quale, comunque, Twitter ne uscirà con le ossa rotte.

    Sin dall’inizio (abbiamo già iniziato con questo incipit su questo tema, non se ne trovano altri visto il contesto), abbiamo sempre guardato con scetticismo all’accordo di acquisizione di Twitter da parte di Elon Musk. Anzi, lo scetticismo è cominciato con la scalata alle azioni della società, poi trasformatasi in una proposta di acquisizione ad un prezzo di 44 miliardi di dollari, un’offerta a 54,2 dollari per azione.

    Ecco, non siamo qui a dire “l’avevamo detto!“, no. Anzi. Continuiamo a raccontare questa saga, quasi “triste, solitaria e finale” (per citare un grande scrittore come Osvaldo Soriano) perché davvero triste e solitaria rischia di essere Twitter. La società che non seppe dire di no alla maxi offerta, a fine aprile di quest’anno, proposta dal miliardario e fondatore, tra l’altro, della Tesla, adesso, tra gli scenari possibili, rischia davvero grosso. Da qualsiasi punto si guardi questa vicenda.

    Ecco perché, di seguito proviamo a delineare, brevemente, quelli che sono gli scenari possibili dopo che Elon Musk, con una lettera al CdA di Twitter e alla SEC (l’equivalente della Consob italiana), ha comunicato l’intenzione di abbandonare la proposta di acquisizione di Twitter per 44 miliardi.

    Ma prima, breve recap dell’ultimo episodio che ha portato a questo triste epilogo, anche se la fine è ancora lontana. Elon Musk a maggio di quest’anno ha contestato, dopo diversi giorni, il report di Twitter che riportava la presenza di spam e bot sulla piattaforma come un fenomeno al di sotto del 5%. Il fondatore della Tesla è, e resta, convinto che il fenomeno spam/bot su Twitter sia almeno 4 volte tanto. E lo fece notare pubblicamente a Parag Agrawal, l’attuale CEO di Twitter, con tanto di emoji raffigurante la cacca. Già questo basterebbe a definire il profilo del miliardario in procinto di acquisire una società con una acquisizione che resterebbe tra la più alte mai viste nel panorama dei social media.

    Elon Musk e Twitter scenari

    A seguito di questo, Elon Musk ha chiesto di verificare la veridicità di quei dati e di voler esaminare direttamente, attraverso un team di tecnici esterni, se quei dati fossero reali o meno. Pena la validità dell’accordo.

    Ora, persino uno meno avvezzo alla materia economica sa bene che una verifica di tutto quello che riguarda la compravendita di beni e servizi di fa ben prima di procedere ad un accordo. Ben prima, non dopo. Infatti, come molti analisti hanno già notato, il buon miliardario non ha provveduto ad applicare quella che in gergo viene chiamata due diligence, ossia una operazione di verifica dei benefici e dei rischi che comporta una acquisizione come questa.

    Questo è uno dei punti che verrà esaminato in sede legale. Perché se Elon Musk fosse andato a fondo prima della proposta, avrebbe potuto avanzare i suoi dubbi e quindi decidere, legittimamente, di non procedere all’acquisizione. Non ci sarebbe stato nulla da eccepire, sotto il profilo legale.

    Ma Twitter, dopo la richiesta, ha provveduto a dare a Elon Musk e ai suoi esperti tutti i dati necessari accompagnati da una etichetta che recitava più o meno così: data la enorme massa di dati e data la privacy degli utenti che va sempre protetta, di più non possiamo fare, anche perché sarebbe impossibile quantificare con certezza il fenomeno.

    Alla fine dell’analisi operata dagli esperti di Elon Musk, gli stessi esperti sono arrivati alla stessa conclusione, e cioè che non è possibile riuscire ad avere un quadro più chiaro e definitivo di quello fornito da Twitter, ossia il dato inferiore al 5% relativo a spam/bot.

    Twitter giovedì ha ribadito il dato del 5% e ha anche aggiunto che ogni giorno viene eliminato qualcosa come 1 milione di account spam. A quando pare tutto questo non è bastato perché il giorno dopo Elon Musk ha fatto partire la sua missiva indirizzata a Twitter e alla SEC.

    Ora, gli scenari dicevamo.

    Tutti gli scenari sono comunque nefasti per Twitter.

    Elon Musk e Twitter, accordo in bilico su spam e bot

    Di fronte alla lettera, il CdA di Twitter ha emanato un breve comunicato, riportato poi su Twitter da Bret Taylor, il presidente, in cui c’è scritto:

    Siamo impegnati a chiudere la transazione al prezzo e alle condizioni concordate con il signor Musk e intendiamo intraprendere un’azione legale per far rispettare l’accordo di fusione. Siamo fiduciosi di poter prevalere presso la Corte della Cancelleria del Delaware“.

    Un’azione legale contro Elon Musk che potrà avere, essenzialmente, due esiti.

    Il primo è che il giudice costringerà, sulla base delle leggi americane, Elon Musk a procedere all’acquisizione così come era stata concordata, ossia alla cifra di 44 miliardi di dollari. Quindi quella fatta a 54,2 dollari per azione. Una mazzata per Musk che intanto, con le sue “picconate”, ha trascinato il prezzo attuale a circa 37 dollari per azione. Prezzo che potrebbe continuare a scendere nei prossimi giorni anche al di sotto dei 30 dollari. Possibilità concreta già entro la prossima settimana a meno di colpi di scena.

    La seconda è che il giudice possa condannare Elon Musk a pagare un risarcimento danni per aver diffamato Twitter e aver detto il falso. Il falso sarebbe riferito al fenomeno spam/bot. Uno scenario che, tra le righe, evoca anche il CdA di Twitter perché, in qualche modo, restituirebbe un po’ di dignità alla società. Infatti Twitter da questa vicenda ha interesse a che le sue affermazioni sia riconosciute come vere e non avere questa “macchia” di aver diffuso dati diversi e sottostimati.

    Ecco, di fronte a questi due esiti, Twitter comunque ne uscirebbe male, molto male.

    La battaglia legale sarà lunga, ma la pazienza degli investitori non è infinita e i mercati, si sa, non aspettano.

    Twitter rischia di vedere il proprio valore crollare e con esso tutto quello di buono fatto in questi anni. Soprattutto in questi ultimi due-tre anni, quando un processo vero di innovazione stava per prendere piede.

    Per evitare tutto questo, sarebbe stato meglio non accettare la proposta di Elon Musk ad aprile. Questa non è la solita frase ex-post “è facile dirlo adesso“. No. Le condizioni per dire di no c’erano tutte. E ora è difficile uscire da questo pantano.

    Resta comunque il forte dubbio di quale fosse il reale obiettivo di Elon Musk acquisendo Twitter. Chiunque al posto suo, anche di fronte ad una situazione come questa, avrebbe fatto di tutto per migliorare le cose, non per peggiorarle, proprio per difendere i suoi interessi. Invece no. Il suo intento non era garantire la libertà di parola, come ha detto per settimane. Il suo intento non era, a questo punto, nemmeno quello di sedersi al tavolo dei grandi con un social media tutto suo. Neanche questo.

  • Elon Musk e Twitter, accordo in bilico su spam e bot

    Elon Musk e Twitter, accordo in bilico su spam e bot

    Il Washington Post, secondo alcune fonti, riporta che l’accordo di acquisizione di Twitter da parte di Elon Musk sarebbe ormai in pericolo. Il destino di Twitter è sempre più legato al fondatore della Tesla.

    Proprio ieri pomeriggio, ora italiana, quando negli Usa stavano aprendo i mercati, Twitter aveva ribadito che gli account spam/bot sulla piattaforma fossero “ben al di sotto del 5%“. Una dichiarazione che aveva provocato un balzo in avanti del titolo TWTR a Wall Street. Tutto faceva pensare che sarebbe stata una buona giornata. E invece…

    Invece a tarda sera, sempre ora italiana, è arrivata la soffiata del Washington Post, giornale di proprietà di Jeff Bezos, il quale citando alcune fonti vicine al team di Elon Musk, riportava che l’accordo di acquisizione di Twitter da parte del fondatore della Tesla è ormai in bilico. Sempre sulla questione degli account spam/bot.

    Come sapete, dopo aver dichiarato di voler andare a fondo sulla vicenda dei bot sulla piattaforma da 280 caratteri, Elon Musk si era preso del tempo per vederci chiaro. In qualità di acquirente, sulla base dell’accordo di acquisizione della società di San Francisco per 44 miliardi di dollari, aveva dato incarico ad un team ai dati che Twitter, poi, gli aveva fatto avere per fare le sue verifiche. Ricordiamoci che Elon Musk sostiene che gli account spam/bot su Twitter siano al di sopra del 20%. In pratica l’intendo del suo team era quello di dimostrare che gli spa/bot fossero di più, in modo tale da tirare sul prezzo dei 44 miliardi oppure far saltare direttamente il banco.

    elon musk twitter accordo bilico

    E cosa è successo ieri?

    Come dicevamo prima, il WP citando fonti vicine al team di Musk scrive che l’accordo sarebbe ormai in pericolo.

    Il team che ha valutato i dati mandati da Twitter ha preso atto di ciò che Twitter stessa ha sostenuto proprio di fronte alla richiesta dei dati. E cioè che gli stessi dati non possono essere verificati, il processo non potrebbe “avvenire in modo sicuro”.

    Questa conclusione ha quindi spento “l’entusiasmo” di Elon Musk e dei suoi creditori, ossia Larry Ellison, Andreessen Horowitz (società di venture capital), Binance (borsa di criptovalute), Fidelity e la società di investimento statale del Qatar. Le trattative e i colloqui sui finanziamenti si sono fermati, uno stop che potrebbe portare, come sostengono le fonti citate dal WP, “ad una drastica inversione” sull’accordo.

    Quello che si prospettava solo un mese fa, adesso sta diventando sempre più concreto. E cioè che lo scopo vero di Elon Musk è quello di far saltare il banco perché, nel frattempo, e grazie alle sue “picconate”, il titolo ha progressivamente perso valore in borsa provocando maggiore esborso per le tasche del miliardario.

    A complicare il tutto, Twitter deve fari conti anche con la situazione che si sta creando in questo limbo. La società ha licenziato il 30% del personale addetto al Recruiting. Una situazione complicata legata a quella del personale dell’intera azienda, preoccupato sin dall’arrivo di Elon Musk come azionista della propria situazione. E non sono stati pochi i manager che sono stati convinti dal CEO di Twitter, Parag Agrawal, tra cui Keyvon Beykpour e il leader dei prodotti Bruce Falck.

    Ma anche appellandosi al caso della presenza di spam/bot sulla piattaforma, non sarebbe così facile per Elon Musk abbandonare l’accordo e venire meno agli impegni presi.

    Certo, resta la penale da 1 miliardo di dollari che una parta deve all’altra in caso di rottura. Ma le possibilità che Elon Musk possa riuscire a fare saltare il banco per davvero sono davvero poche. Potrebbe venirne fuori una battaglia legale interminabile.

    Ecco perché i suoi avvocati sono al lavoro per cercare di trovare un appiglio su cui poggiarsi, una clausola adesso negativa per il miliardario, in modo da permettere a Musk di poter lasciare Twitter al suo destino.

    Già, perché come abbiamo sempre sostenuto, sin dall’inizio di questa vicenda, a perdere è sempre Twitter. Un eventuale uscita dall’accordo di acquisizione da parte di Elon Musk, sarebbe per Twitter un duro colpo. Ne uscirebbe con le ossa rotte, più debole e con meno valore. Adesso, la società è ben consapevole che il proprio destino è legato a quello di Elon Musk. Una triste verità.