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  • Le aziende tech e social media alla prova della recessione

    Le aziende tech e social media alla prova della recessione

    I venti di una possibile recessione soffiano anche sulle aziende tech e social media. Il quadro economico è in cambiamento con licenziamenti estesi e ridimensionamento di progetti di assunzioni. Ma potrebbe essere l’occasione per dare vita a nuovi modelli.

    Questa settimana sarà per le aziende tech e social media molto importante, sotto il profilo economico e non solo. Ci sono stati molti segnali che preludono ad un periodo di possibile recessione che riguarda anche queste aziende e i dati del secondo trimestre delle grandi aziende come Meta, Google, Amazon, Microsoft e Apple assumono un nuovo significato.

    Stiamo parlando di aziende che nel periodo della pandemia hanno visto lievitare i loro profitti, vista la grande domanda di digitale che si era generata a livello globale. Quasi tutte le aziende si videro costrette a rivedere, in meglio, i propri progetti e a programmare massicce campagne di assunzioni. Basti solo l’esempio di Meta che nel 2021 è passata da 48 mila dipendenti del 2019 ai 77.800 di quell’anno, offrendo a tutti massima flessibilità e diversi bonus.

    Ora il vento è cambiato e i segnali, come dicevamo all’inizio, fanno pensare che anche queste aziende, che finora costituivano il grande traino economico, possano accusare il modificarsi del panorama economico a livello globale.

    Uno dei primi segnali lo si è visto la scorsa settimana con i dati finanziari di Snap, la società di Evan Spiegel proprietaria della piattaforma Snapchat. I dati, come era previsto, non sarebbero stati entusiasmanti, lo stesso Spiegel lo lo aveva annunciato in una conferenza di JP Morgan nel maggio scorso, ma i dati reali sono stai pure peggiori. Il titolo ha perso quasi il 40% rinunciando a fare qualsiasi previsione per i prossimi tre mesi.

    Le aziende tech e social media alla prova della recessione

    Altro dato i negativo è arrivato da Twitter confermando il quadro economico negativo su cui pesa la vicenda di acquisizione, poi rifiutata e per cui c’è una causa legale che verrà discussa nel prossimo mese di ottobre, da parte di Elon Musk.

    Le aziende tech e social media stanno cominciando a ripiegarsi su se stesse, dovendo affrontare un quadro economico non sorprendente per certi versi che, forse, si è presentato in dimensioni più pesanti. E le conseguenze sono notizie di licenziamenti che riguardano più o meno tutte, rallentamento o cancellazioni di nuovi piani di assunzioni. Un quadro che sta provocando non poche ansie ai lavoratori di queste aziende.

    Il quadro economico negativo, dicono gli esperti, non dovrebbe risparmiare nemmeno le aziende più grandi citate prima e cioè Meta (che presenterà i suoi dati domani 27 luglio), Google, Amazon, Microsoft e Apple.

    Qualche giorno fa ha fatto notizia la frase, inviata in una mail ai dipendenti, del CEO di Google, Sundar Pichai, il quale sottolineava come le giornate soleggiate fossero ormai alle spalle: “Dobbiamo essere più intraprendenti, lavorare con maggiore urgenza, più attenzione e più fame di quanta ne abbiamo mostrata nei giorni più soleggiati“. Una frase che ha fatto capire come questo momento negativo sia avvertito dal colosso di Mountain View, leader nel mercato dell’advertising. Ed è qui la vera questione su cui tutto si gioca.

    Il calo degli investimenti pubblicitari da parte delle aziende investitrici sta generando questo clima negativo. Un dato che non può essere messo in discussione. Se le aziende vedono calare la propria domanda sui loro prodotti/servizi ecco che diminuiscono gli investimenti pubblicitari. Ed è quello che sta accadendo.

    Per anni le aziende tech e social media hanno vissuto una fase di prosperità che sembrava interminabile, procedendo a mettere in atto ingenti campagne di assunzioni, come ricordavamo prima anche durante la pandemia. Solo che adesso il vento sta cambiando ed è un vento che soffia recessione.

    Nei giorni scorsi ha fatto anche molto discutere il cambio di passo che sta annunciando Meta. In pratica l’azienda di Mark Zuckerberg ha accusato il colpo del calo degli investimenti, situazione che è poi apparsa più anche dalla mossa di Apple, su iOS, per proteggere la privacy degli utenti. La modalità messa in pratica dal colosso di Cupertino permette all’utente di evitare la visualizzazione di annuncia pubblicitari grazie alla possibilità di  rifiutare il tracciamento cross-app.

    Una modalità che ha fatto infuriare non poco Zuckerberg e i suoi ma che adesso ha anche un valore economico preciso: 10 miliardi di dollari. Quanti ne sono serviti a Meta per mettere su il lab dedicato alla definizione del progetto sul metaverso.

    Il Metaverso che infatti appare adesso molto più lontano di quello che sarebbe dovuto essere. E pensare che il rebranding di Facebook avrebbe dovuto dare slancio al progetto. Per non parlare dei visori AR, dispositivi ancora molto lontani dall’essere in grado di sostituire gli smartphone, come sosteneva Zuckerberg.

    Per avere un’idea di quanto sta succedendo anche a livello finanziario, basta dare un’occhiata ai titoli in borsa dei colossi tech e social media. Nel momento in cui scriviamo sono tutti in rosso.

    Una parte degli esperti pensa che tutto questo fenomeno possa portare ad un ridimensionamento delle aziende che negli anni hanno investito anche su cose che adesso pesano non poco.

    Ma c’è anche da aspettarsi che questa possibile recessione possa accelerare un progressivo allontanamento dall’advertising dando vita a nuove formule come quelle, appunto di Snapchat, Twitter. Versioni premium, con pochi euro al mese, e dare nuove funzionalità. Un modello, questo, che potrebbe generare nuove possibilità.

    Ma va detto che anche questa possibilità, in un contesto di recessione, resta una forte incognita.

    Vedremo cosa succederà.

  • Su Instagram i nuovi video saranno trasformati in Reels

    Su Instagram i nuovi video saranno trasformati in Reels

    Su Instagram, entro poche settimane, tutti i nuovi video della durata inferiore ai 15 minuti saranno trasformati in Reels, con il vantaggio, a seconda dei punti di vista, di poter acceder ad una audience più estesa. Intanto Instagram da oggi, per davvero, non è più una app di photo-sharing.

    Se Facebook prova a rinnovarsi, arrivando a proporre un nuovo design del feed “splittandolo” in due parti, Home e Feeds, rincorrendo TikTok, possiamo dire che Instagram non è da meno. Anche perché sempre di Meta si parla, la loro casa comune.

    Allora, prima di vedere meglio la novità che è stata annunciata, sarebbe meglio, per comprenderla meglio, partire da una dichiarazione di Adam Mosseri di un anno fa quando, presentando il nuovo corso di Instagram disse, in maniera non molto celata, che Instagram non è più una app di photo-sharing come l’abbiamo imparata a conoscere e ad usare in questi anni. Non più. Disse, allora, che l’intenzione era quella di “abbracciare il formato video in maniera più estesa“.

    Alla luce di queste parole, si può comprendere meglio il senso dell’annuncio di ieri che trova, forse, la sua rilevanza proprio nel collegamento alle parole di Adam Mosseri.

    In pratica, per andare meglio a parlare della novità, Instagram ieri ha annunciato un po’ di novità tra cui quella che è la più interessante e che segna, per davvero, il nuovo cambio di passo.

    Instagram video Reels

    Entro le prossime settimane, il tempo che la possibilità sull’app si estenda a tutti, tutti i nuovi video inferiore ai 15 minuti di durata saranno automaticamente trasformati in Reels. Un annuncio questo che segue il test, avviato il mese scorso, che trasformava la condivisione di video su Instagram, appunto, in Reels.

    Si tratta di una novità che avrà un impatto notevole per gli utenti, quindi se non siete avvezzi all’utilizzo dei Reels, la cosa potrebbe non farvi piacere.

    L’impatto sta nel fatto che se un video, dopo questa novità, verrà condiviso su Instagram, e che dura meno di 15 minuti, se il profilo dell’utente è pubblico, il contenuto verrà visualizzato sull’app in modalità estesa. Questo significa anche da utenti che non vi seguono. Questo perché l’algoritmo proporrà il contenuto in formato Reels a tutti gli utenti sulla piattaforma che potrebbero essere interessanti, indipendentemente se si  è seguiti o meno.

    Se, invece, il profilo di utente è privato, i video non verranno trasformati in Reel e solo le persone che seguono quell’account li vedranno sulla loro timeline. Ma, oltre a vederli, quei contenuti video potranno essere remixati e condivisi con i propri follower, amplificando la portata del video originale.

    Ma attenzione, se tutto questo non rientra più nel vostro modo di intendere Instagram, non vi preoccupate. I video già presenti sull’app non saranno trasformati in Reels, lo saranno, come dicevamo prima, solo i nuovi video che saranno condivisi dopo che questa modalità sarà attiva, nel giro di qualche settimana.

    E se qualcuno potrà trovare poco interessante questa modalità, ci saranno tanti utenti, influencer o meno, che avranno enorme piacere a sapere che i propri video saranno trasformati in Reel e che potranno incontrare una audience più estesa.

    A fronte di tutto questo, Instagram fa sapere che questa modalità porterà all’unione dei video e dei Reels sotto una unica sezione. E, aggiungiamo, non poteva essere diversamente.

    Facebook rincorre TikTok e propone un nuovo design del feed

    E tra le novità più interessanti, segnaliamo anche quella di creare Reels utilizzando le foto dal proprio rullino.

    Insomma, Instagram non è più quella di una volta dove il vero contenuto era caratterizzato dalle foto. Del resto, la motivazione che aveva portato alla sua nascita nel 2010 era proprio questa.

    Adesso Instagram va verso una strada che mette al centro sempre di più i video. Questo per poter meglio contrastare la concorrenza di TikTok e per poter dare ai propri utenti, e ai propri creator, nuovi strumenti per coinvolgere gli utenti.

  • Facebook rincorre TikTok e propone un nuovo design del feed

    Facebook rincorre TikTok e propone un nuovo design del feed

    Facebook abbandona il newsfeed e propone un nuovo design del feed: Home e Feeds. Rincorre TikTok, da una parte, e accentra l’attenzione su cosa vogliono gli utenti.

    Facebook è una piattaforma che ormai, raggiunta la maggiore età, deve decidere cosa fare: se abbandonarsi a sè stessa o se provare a stare ancora al passo, guardando a cosa fanno gli altri. L’abbiamo sintetizzata così, ma nei fatti la principale app di Meta, con l’annuncio di oggi, sta agendo proprio in questo modo, optando, ovviamente, per la seconda ipotesi. E quindi, guardando cosa fanno gli altri, quelli più bravi al momento, e provando a migliorare e aggiornare la propria piattaforma.

    Nulla da eccepire da questo punto di vista e, come ci racconta la breve storia dei social media, non si tratta nulla di nuovo. Tra l’altro, sempre guardando un po’ indietro nel tempo di queste piattaforme lanciate a mille (già guardare indietro sembra una contraddizione in un contesto come questo) era già successa una cosa simile, proprio in casa Meta (quando allora si chiamava Facebook) con Instagram che ad un certo punto per provare ad essere più competitiva fu “costretta” a guardare a Snapchat e provare a fare di meglio. A distanza di sei anni quella strategia è risultata vincente.

    Perdonate questo allungo e torniamo all’annuncio di oggi.

    Come cambia il feed di Facebook: Home e Feeds

    Oggi, 21 luglio 2022, Meta nella persona del suo CEO Mark Zuckerberg, sempre più uomo degli annunci ha fatto sapere che il feed di Facebook verrà rivisto e “splittato”, come si dice in gergo.

    In pratica, quello che è il feed principale verrà denominato “Home” che resterà il luogo dove scorrono i contenuti dei “creator”. Infatti, è qui che verranno mostrati i post provenienti da creator e sempre da qui sarà più facile accedere ai Reels, il servizio di video brevi di Facebook, e alle Stories.

    Quindi vedremo questa sezione principale con contenuti “suggeriti” provenienti, appunto, da creator dove la visualizzazione degli stessi sarà per lo più in verticale. Molti riscontreranno una grande similitudine con quanto avviene già su Instagram che da poco ha introdotto il feed in senso cronologico.

    L’altra sezione si chiama Feeds si tratta di una sezione, in senso cronologico, in cui gli utenti troveranno i contenuti condivisi da amici, parenti e gruppi. In pratica è una sezione che può essere “filtrata” tenendo conto di queste variabili.

    L’app continuerà ad aprirsi con un feed personalizzato nella scheda Home, dove il nostro motore di scoperta consiglierà i contenuti che riteniamo più interessanti per voi“, ha dichiarato Mark Zuckerberg nel suo post. “Ma la scheda Feed vi darà la possibilità di personalizzare e controllare ulteriormente la vostra esperienza“.

    facebook home feed design

    Ora, di fronte a questo “rinnovamento” c’è da fare alcune veloci considerazioni che dimostrano quanto Facebook stia cambiando e come la strategia da adesso in poi muterà completamente.

    Perché Facebook cambia il feed e va verso TikTok

    Facebook rincorre TikTok seguendo quanto sostenuto da Zuckerberg nei mesi scorsi, ossia l’intenzione di investire sempre di più nei Reels nei prossimi anni. E questo ormai è sotto gli occhi di tutti. Così come è evidente la concorrenza serrata di TikTok verso Meta in generale. Facebook vuole provare ad agganciare l’attenzione dei giovani. E non è detto che ci riesca, essendo ormai Facebook percepito dai giovani come piattaforma “vecchia”.

    Altra considerazione da fare. Facebook procede con questa modifica per “dare maggiore controllo agli utenti“. Negli Usa si sta discutendo molto sul fatto che continuare a proporre una sola modalità di feed gestita da un algoritmo ponga al centro la privacy. Discorso un po’ lungo da fare adesso, ma Facebook è costretta ad uniformarsi. Ed ecco spiegata la separazione del feed.

    Inoltre, questo nuovo design è di enorme importanza per Facebook che imposta una nuova strategia.

    Se prima l’algoritmo gestiva i contenuti in base al tempo trascorso e poi, dal 2018, sulla base del coinvolgimento, alimentandolo, adesso viene messo al centro in maniera più concreta ciò che gli utenti desiderano.

    Questo permetterà a Facebook di provare ad incentivare l’advertising su questo parametro, avendo ormai cambiato la strategia che, tra l’altro, non si basa più sulle notizie. Notate che il nuovo feed non si chiama più “newsfeed”. E questo è molto indicativo.

    Facebook quindi prova a cambiare e cercare di far valere la sua esperienza da fratello maggiore rispetto alle piattaforme più giovani che stanno navigando in mezzo ad un coinvolgimento sempre più crescente. Vedremo se, come già successo in passato, saprà farsi valere o se sarà costretto a soccombere perché ormai “vecchio”.

  • Twitter, ecco come evitare le mention indesiderate

    Twitter, ecco come evitare le mention indesiderate

    Una delle funzionalità più attese di Twitter è finalmente attiva da qualche giorno. Ecco come evitare quindi le mention indesiderate.

    La funzionalità, tanto desiderata dagli utenti (tra le tante), era stata annunciata da Twitter a febbraio di quest’anno, ma ora a distanza di mesi diventa effettiva per tutti. Stiamo parlando della possibilità di evitare le mention indesiderate.

    Da qualche giorno, infatti, è possibile annullare una mention all’interno di un tweet in cui si è citati, quando si tratta di una mention poco gradita. Se non per altro, per il fatto che poi quella citazione all’interno di un tweet finisce per intasare la sezione delle notifiche relative a quel tweet. Fino a qualche giorno fa non era possibile, se non silenziare la conversazione o silenziare l’utente autore del tweet, peggio in extremis, bloccare l’utente autore. Azione quest’ultima in effetti esagerata.

    Allora, ecco che si accoglie con favore l’introduzione di questa funzionalità che viene definita “Unmentionig“, cioè la possibilità di “Abbandonare la conversazione“.

    twitter mention indesiderate

    Come funziona Abbandona la Conversazione su Twitter

    Mettiamo il caso che vi rendiate conto di essere stati citati, menzionati, in un tweet e che vi infastidisce l’essere stato citato e anche le relative notifiche che vi arrivano in seguito alle azioni, come commenti, like e retweet. Adesso, per evitare questo fastidio, si può cliccare i tre pallini in alto a destra che compaiono nel tweet e arrivare alla voce “Abbandona la conversazione”.

    Una volta fatto questo passaggio comparirà la sezione che vedete nell’immagine che abbiamo realizzato in basso. E cioè cosa accade se andate avanti.

    twitter mention indesiderate

    Quindi, viene annullato il tag all’interno del tweet. In questo caso @nomeutente comparirà nel tweet senza link, in questo modo non vedrete più alcuna notifica relativa al tweet in cui eravate citati. E quindi, ancora, nessuno anche rispondendo al tweet potrà citarvi. Il vostro tag è, appunto, annullato.

    A quel punto, prima di procedere, si presentano due opzioni:

    • Abbandona la conversazione, con tutto quello che abbiamo visto;
    • Come non detto resto, ci ripensate e tornate indietro.

    Per chi non fosse abituato con questa funzionalità, vale la pena di ricordare che si tratta più o meno di un’altra funzionalità che va sotto il nome “Rimuovi il tag”, quando volete annullare il tag all’interno di una immagine condivisa in un tweet per gli stessi motivi.

    Forse questa funzionalità viene vista come un modo per evitare critiche o altro. In effetti, è un modo invece per avere più controllo rispetto ad un tagging spesso indesiderato da cui è difficile liberarsi, se non procedendo come abbiamo descritto sopra.

  • Elon Musk e Twitter, i possibili scenari

    Elon Musk e Twitter, i possibili scenari

    Elon Musk ha manifestato l’intenzione di abbandonare l’accordo di acquisizione di Twitter a causa del fenomeno spam/bot. Una mossa che si tradurrà in una lunga battaglia legale dalla quale, comunque, Twitter ne uscirà con le ossa rotte.

    Sin dall’inizio (abbiamo già iniziato con questo incipit su questo tema, non se ne trovano altri visto il contesto), abbiamo sempre guardato con scetticismo all’accordo di acquisizione di Twitter da parte di Elon Musk. Anzi, lo scetticismo è cominciato con la scalata alle azioni della società, poi trasformatasi in una proposta di acquisizione ad un prezzo di 44 miliardi di dollari, un’offerta a 54,2 dollari per azione.

    Ecco, non siamo qui a dire “l’avevamo detto!“, no. Anzi. Continuiamo a raccontare questa saga, quasi “triste, solitaria e finale” (per citare un grande scrittore come Osvaldo Soriano) perché davvero triste e solitaria rischia di essere Twitter. La società che non seppe dire di no alla maxi offerta, a fine aprile di quest’anno, proposta dal miliardario e fondatore, tra l’altro, della Tesla, adesso, tra gli scenari possibili, rischia davvero grosso. Da qualsiasi punto si guardi questa vicenda.

    Ecco perché, di seguito proviamo a delineare, brevemente, quelli che sono gli scenari possibili dopo che Elon Musk, con una lettera al CdA di Twitter e alla SEC (l’equivalente della Consob italiana), ha comunicato l’intenzione di abbandonare la proposta di acquisizione di Twitter per 44 miliardi.

    Ma prima, breve recap dell’ultimo episodio che ha portato a questo triste epilogo, anche se la fine è ancora lontana. Elon Musk a maggio di quest’anno ha contestato, dopo diversi giorni, il report di Twitter che riportava la presenza di spam e bot sulla piattaforma come un fenomeno al di sotto del 5%. Il fondatore della Tesla è, e resta, convinto che il fenomeno spam/bot su Twitter sia almeno 4 volte tanto. E lo fece notare pubblicamente a Parag Agrawal, l’attuale CEO di Twitter, con tanto di emoji raffigurante la cacca. Già questo basterebbe a definire il profilo del miliardario in procinto di acquisire una società con una acquisizione che resterebbe tra la più alte mai viste nel panorama dei social media.

    Elon Musk e Twitter scenari

    A seguito di questo, Elon Musk ha chiesto di verificare la veridicità di quei dati e di voler esaminare direttamente, attraverso un team di tecnici esterni, se quei dati fossero reali o meno. Pena la validità dell’accordo.

    Ora, persino uno meno avvezzo alla materia economica sa bene che una verifica di tutto quello che riguarda la compravendita di beni e servizi di fa ben prima di procedere ad un accordo. Ben prima, non dopo. Infatti, come molti analisti hanno già notato, il buon miliardario non ha provveduto ad applicare quella che in gergo viene chiamata due diligence, ossia una operazione di verifica dei benefici e dei rischi che comporta una acquisizione come questa.

    Questo è uno dei punti che verrà esaminato in sede legale. Perché se Elon Musk fosse andato a fondo prima della proposta, avrebbe potuto avanzare i suoi dubbi e quindi decidere, legittimamente, di non procedere all’acquisizione. Non ci sarebbe stato nulla da eccepire, sotto il profilo legale.

    Ma Twitter, dopo la richiesta, ha provveduto a dare a Elon Musk e ai suoi esperti tutti i dati necessari accompagnati da una etichetta che recitava più o meno così: data la enorme massa di dati e data la privacy degli utenti che va sempre protetta, di più non possiamo fare, anche perché sarebbe impossibile quantificare con certezza il fenomeno.

    Alla fine dell’analisi operata dagli esperti di Elon Musk, gli stessi esperti sono arrivati alla stessa conclusione, e cioè che non è possibile riuscire ad avere un quadro più chiaro e definitivo di quello fornito da Twitter, ossia il dato inferiore al 5% relativo a spam/bot.

    Twitter giovedì ha ribadito il dato del 5% e ha anche aggiunto che ogni giorno viene eliminato qualcosa come 1 milione di account spam. A quando pare tutto questo non è bastato perché il giorno dopo Elon Musk ha fatto partire la sua missiva indirizzata a Twitter e alla SEC.

    Ora, gli scenari dicevamo.

    Tutti gli scenari sono comunque nefasti per Twitter.

    Elon Musk e Twitter, accordo in bilico su spam e bot

    Di fronte alla lettera, il CdA di Twitter ha emanato un breve comunicato, riportato poi su Twitter da Bret Taylor, il presidente, in cui c’è scritto:

    Siamo impegnati a chiudere la transazione al prezzo e alle condizioni concordate con il signor Musk e intendiamo intraprendere un’azione legale per far rispettare l’accordo di fusione. Siamo fiduciosi di poter prevalere presso la Corte della Cancelleria del Delaware“.

    Un’azione legale contro Elon Musk che potrà avere, essenzialmente, due esiti.

    Il primo è che il giudice costringerà, sulla base delle leggi americane, Elon Musk a procedere all’acquisizione così come era stata concordata, ossia alla cifra di 44 miliardi di dollari. Quindi quella fatta a 54,2 dollari per azione. Una mazzata per Musk che intanto, con le sue “picconate”, ha trascinato il prezzo attuale a circa 37 dollari per azione. Prezzo che potrebbe continuare a scendere nei prossimi giorni anche al di sotto dei 30 dollari. Possibilità concreta già entro la prossima settimana a meno di colpi di scena.

    La seconda è che il giudice possa condannare Elon Musk a pagare un risarcimento danni per aver diffamato Twitter e aver detto il falso. Il falso sarebbe riferito al fenomeno spam/bot. Uno scenario che, tra le righe, evoca anche il CdA di Twitter perché, in qualche modo, restituirebbe un po’ di dignità alla società. Infatti Twitter da questa vicenda ha interesse a che le sue affermazioni sia riconosciute come vere e non avere questa “macchia” di aver diffuso dati diversi e sottostimati.

    Ecco, di fronte a questi due esiti, Twitter comunque ne uscirebbe male, molto male.

    La battaglia legale sarà lunga, ma la pazienza degli investitori non è infinita e i mercati, si sa, non aspettano.

    Twitter rischia di vedere il proprio valore crollare e con esso tutto quello di buono fatto in questi anni. Soprattutto in questi ultimi due-tre anni, quando un processo vero di innovazione stava per prendere piede.

    Per evitare tutto questo, sarebbe stato meglio non accettare la proposta di Elon Musk ad aprile. Questa non è la solita frase ex-post “è facile dirlo adesso“. No. Le condizioni per dire di no c’erano tutte. E ora è difficile uscire da questo pantano.

    Resta comunque il forte dubbio di quale fosse il reale obiettivo di Elon Musk acquisendo Twitter. Chiunque al posto suo, anche di fronte ad una situazione come questa, avrebbe fatto di tutto per migliorare le cose, non per peggiorarle, proprio per difendere i suoi interessi. Invece no. Il suo intento non era garantire la libertà di parola, come ha detto per settimane. Il suo intento non era, a questo punto, nemmeno quello di sedersi al tavolo dei grandi con un social media tutto suo. Neanche questo.

  • Elon Musk e Twitter, accordo in bilico su spam e bot

    Elon Musk e Twitter, accordo in bilico su spam e bot

    Il Washington Post, secondo alcune fonti, riporta che l’accordo di acquisizione di Twitter da parte di Elon Musk sarebbe ormai in pericolo. Il destino di Twitter è sempre più legato al fondatore della Tesla.

    Proprio ieri pomeriggio, ora italiana, quando negli Usa stavano aprendo i mercati, Twitter aveva ribadito che gli account spam/bot sulla piattaforma fossero “ben al di sotto del 5%“. Una dichiarazione che aveva provocato un balzo in avanti del titolo TWTR a Wall Street. Tutto faceva pensare che sarebbe stata una buona giornata. E invece…

    Invece a tarda sera, sempre ora italiana, è arrivata la soffiata del Washington Post, giornale di proprietà di Jeff Bezos, il quale citando alcune fonti vicine al team di Elon Musk, riportava che l’accordo di acquisizione di Twitter da parte del fondatore della Tesla è ormai in bilico. Sempre sulla questione degli account spam/bot.

    Come sapete, dopo aver dichiarato di voler andare a fondo sulla vicenda dei bot sulla piattaforma da 280 caratteri, Elon Musk si era preso del tempo per vederci chiaro. In qualità di acquirente, sulla base dell’accordo di acquisizione della società di San Francisco per 44 miliardi di dollari, aveva dato incarico ad un team ai dati che Twitter, poi, gli aveva fatto avere per fare le sue verifiche. Ricordiamoci che Elon Musk sostiene che gli account spam/bot su Twitter siano al di sopra del 20%. In pratica l’intendo del suo team era quello di dimostrare che gli spa/bot fossero di più, in modo tale da tirare sul prezzo dei 44 miliardi oppure far saltare direttamente il banco.

    elon musk twitter accordo bilico

    E cosa è successo ieri?

    Come dicevamo prima, il WP citando fonti vicine al team di Musk scrive che l’accordo sarebbe ormai in pericolo.

    Il team che ha valutato i dati mandati da Twitter ha preso atto di ciò che Twitter stessa ha sostenuto proprio di fronte alla richiesta dei dati. E cioè che gli stessi dati non possono essere verificati, il processo non potrebbe “avvenire in modo sicuro”.

    Questa conclusione ha quindi spento “l’entusiasmo” di Elon Musk e dei suoi creditori, ossia Larry Ellison, Andreessen Horowitz (società di venture capital), Binance (borsa di criptovalute), Fidelity e la società di investimento statale del Qatar. Le trattative e i colloqui sui finanziamenti si sono fermati, uno stop che potrebbe portare, come sostengono le fonti citate dal WP, “ad una drastica inversione” sull’accordo.

    Quello che si prospettava solo un mese fa, adesso sta diventando sempre più concreto. E cioè che lo scopo vero di Elon Musk è quello di far saltare il banco perché, nel frattempo, e grazie alle sue “picconate”, il titolo ha progressivamente perso valore in borsa provocando maggiore esborso per le tasche del miliardario.

    A complicare il tutto, Twitter deve fari conti anche con la situazione che si sta creando in questo limbo. La società ha licenziato il 30% del personale addetto al Recruiting. Una situazione complicata legata a quella del personale dell’intera azienda, preoccupato sin dall’arrivo di Elon Musk come azionista della propria situazione. E non sono stati pochi i manager che sono stati convinti dal CEO di Twitter, Parag Agrawal, tra cui Keyvon Beykpour e il leader dei prodotti Bruce Falck.

    Ma anche appellandosi al caso della presenza di spam/bot sulla piattaforma, non sarebbe così facile per Elon Musk abbandonare l’accordo e venire meno agli impegni presi.

    Certo, resta la penale da 1 miliardo di dollari che una parta deve all’altra in caso di rottura. Ma le possibilità che Elon Musk possa riuscire a fare saltare il banco per davvero sono davvero poche. Potrebbe venirne fuori una battaglia legale interminabile.

    Ecco perché i suoi avvocati sono al lavoro per cercare di trovare un appiglio su cui poggiarsi, una clausola adesso negativa per il miliardario, in modo da permettere a Musk di poter lasciare Twitter al suo destino.

    Già, perché come abbiamo sempre sostenuto, sin dall’inizio di questa vicenda, a perdere è sempre Twitter. Un eventuale uscita dall’accordo di acquisizione da parte di Elon Musk, sarebbe per Twitter un duro colpo. Ne uscirebbe con le ossa rotte, più debole e con meno valore. Adesso, la società è ben consapevole che il proprio destino è legato a quello di Elon Musk. Una triste verità.

  • CoTweet, Twitter inizia il test sul tweet collaborativo

    CoTweet, Twitter inizia il test sul tweet collaborativo

    Twitter avvia il test su una funzionalità che permetterà la possibilità a due utenti di collaborare sullo stesso tweet. Si chiama CoTweet, o Co-Tweet, e potrebbe essere interessante.

    In attesa che la vicenda della proprietà, che vede Elon Musk come futuro proprietario della piattaforma, Twitter è alla ricerca continua di modalità innovative e collaborative. Una di queste modalità viene alla ribalta in queste ore e si tratta della possibilità di poter collaborare su uno stesso tweet. La modalità per il momento pare chiamarsi CoTweet o Co-Tweet, ma al momento non ci sono conferme ufficiali sul naming. Quello che si sa, per certo, è che dopo l’anticipazione di utenti molto attenti come Alessandro Paluzzi e Matt Navarra, la società ha confermato l’avvio del test.

    Forse questa notizia relativa a questo test lascerà gli utenti affezionati di Twitter un po’ interdetti, ma anche questa funzionalità, se confermata, è frutto del processo di innovazione che la società aveva già intrapreso prima che arrivasse Elon Musk. Un processo di innovazione a lungo invocato e per tanto tempo atteso, che segue la direttrice rivolta ai creator e strizza l’occhio alla collaborazione.

    E quindi, dopo aver attuato già una funzionalità simile, il pensiero va ovviamente alla figura del co-host, ossia la possibilità che ha un host di poter gestire uno spazio su Twitter Spaces insieme ad altri due utenti al massimo, Twitter adesso sperimenta un concetto simile ma sul tweet, il contenuto principe della piattaforma, quello che resta ancora limitato ai 280 caratteri. E qui ci fermiamo perché su Note approfondiremo in avanti.

    twitter cotweet

    Come funziona CoTweet

    Come funzionerebbe CoTweet?

    Intanto il condizionale nella domanda è d’obbligo visto che la funzionalità, seppure in uso in queste ore, è comunque ancora tutta da sviluppare.

    La funzionalità ricorda molto quella già in uso su Instagram (conferma che qui alla fine non si inventa niente di nuovo).

    In pratica, l’utente che ha attiva la funzione, come ha mostrato nei suoi tweet Kelly Vaughn, può scrivere un tweet e poi, pigiando l’icona “cotweet” che si vede in basso all’editor, quello dove si trova la possibilità di aggiungere le immagini per intenderci, può invitare un utente qualsiasi a collaborare al contenuto.

    L’utente invitato vedrà all’interno del suo feed l’invito che mostra il contenuto su cui collaborare e la notifica “Accetta/Declina”. In DM, quindi come messaggio privato, l’utente visualizzerà un link al tweet con questo testoSei stato invitato a twittare insieme a un CoTweet!“.

    Come dicevamo, Kelly Vaughn ha sperimentato questa funzionalità e ha pubblicato anche alcuni screenshot, a conferma che Twitter ha avviato il test.

    Curiosità che conferma il fatto che tutto è ancora in fase sperimentale. L’incorporazione del tweet all’interno di questo articolo mostra solo l’utente principale e non l’altro utente “CoTweet”. Pare che questo piccolo bug compaia anche su iOS. Per visionare la modalità collaborativa come dovrebbe essere, cliccate sul link per vedere il tweet originale, in basso l’immagine di quello che si vede.

    cotweet esempio franzrusso.it

    Per come si presenta, CoTweet potrebbe essere una modalità molto interessante, specie in quei contesti in cui la collaborazione può avere molto senso. E pensiamo, ad esempio, alle aziende che potrebbero approfittarne per realizzare contenuti in collaborazione con influencer o in partnership con altre aziende. Ma di esempi se ne potrebbero fare altri, questo è quello che è venuto più facile da fare visto il contesto in cui solitamente operiamo.

    cotweet paluzzi

    Però, e c’è sempre un però, non è detto che poi questa funzionalità possa davvero diventare effettiva. Twitter, confermando il test, ha comunque specificato che solo alcuni utente la stanno usando per “un periodo di tempo limitato“. Un periodo nel quale provare a migliorarla oppure no.

    Per quello che vediamo, ci sembra interessante. E voi che ne pensate?

    fatecelo sapere tra i commenti, se volete, oppure sui nostri canali social.

  • Gruppo Unipol arriva su TikTok per parlare alla Generazione Z

    Gruppo Unipol arriva su TikTok per parlare alla Generazione Z

    Il Gruppo Unipol approda su TikTok, una delle prime aziende del settore assicurativo a sbarcare sulla piattaforma di ByteDance. Il gruppo coinvolgerà alcuni tra i creator più seguiti per instaurare un dialogo con la Generazione Z.

    Non sono tanti i casi di aziende che approdano su TikTok nel nostro paese ed è per questo che vogliamo segnalarvi il caso del Gruppo Unipol, uno dei pochi casi corporate del settore assicurativo a sbarcare sulla piattaforma di ByteDance.

    Trattandosi di una piattaforma social media con peculiarità evidenti, vista la esclusività del contenuto video, Grippo Unipol vuole sperimentare nuove forme di comunicazione e, in questo caso, ponendosi come obiettivo quello di rivolgersi alla Generazione Z per raccontare la propria dimensione nella sua interezza e attrattività, oltre la sua natura assicurativa.

    I contenuti saranno condivisi in linea con lo stile e i desideri del target del canale. La regola è quella di divertirsi e imparare in maniera semplice e intuitiva, grazie a un ricco piano editoriale che vedrà il coinvolgimento di alcuni tra i creator più famosi in Italia, tra i quali Mathias Loi, Andrea Nuzzo, Marilù Casini, Matteo Albrizio e Andrea Borello. Nel dettaglio, i TikToker affronteranno temi che variano dalla mobilità sostenibile alla sicurezza informatica, dal welfare alle difficoltà che i giovani incontrano nel mondo del lavoro.

    Unipol TikTok 2022

    Ai contenuti dei creator si aggiungeranno, ogni settimana, quelli redazionali dedicati ai temi trattati su Changes, il progetto editoriale del Gruppo Unipol. Nei video saranno così affrontati i cambiamenti che stanno avvenendo nella nostra società sotto numerosi punti di vista, come la tecnologia, l’ambiente e il benessere.

    Con questo primo canale TikTok si estende ulteriormente l’ecosistema social corporate del Gruppo Unipol, sempre più media company impegnata nella produzione e nella distribuzione di contenuti proprietari – gestiti attraverso UnipolGroup Press Room e UnipolSai Corporate – sulle piattaforme LinkedIn, Facebook, Instagram, Twitter, Youtube e sul blog Changes, con stili e linguaggi diversi a seconda dei contenuti e dei relativi target.

    Un caso che ci piacerà seguire, e vi invitiamo a farlo, a questo link https://www.tiktok.com/@unipolgroup_pr. Da segnalare che la strategia del canale, lo scouting dei creator e la gestione diretta sono a cura di iCorporate, da anni a fianco di Unipol nello sviluppo del suo ecosistema social.

  • NFT e Social Media, un rapporto da riconsiderare

    NFT e Social Media, un rapporto da riconsiderare

    Il mercato degli NFT è in crollo continuo. Adesso vale appena un terzo di quanto valeva lo scorso anno. Una conseguenza del crollo delle cripto valute. Un crollo che coinvolge anche i social media dove il rapporto con NFT va riconsiderato.

    La cronaca odierna ci dice, al momento, che l’interesse verso gli NFT (non-fungible-tokens) starebbe già svanendo. E questo on conseguenza del tonfo del mercato delle criptovalute di questi giorni. Una conseguenza calante comune a tutto ciò che riguarda le monete digitali e tutto ciò che adesso è collegato, come appunto gli NFT.

    Dopo un periodo luminosissimo, dove sembrava che tutto dovesse trasformarsi in oggetto digitale da scambiare sulle varie piattaforme appena nate, con l’ideale di creare un business solido, ecco che tutto questo si infrange con la realtà di oggi.

    Infatti, negli ultimi sei mesi il valore degli NFT è progressivamente crollato. Un esempio è dato dal fatto che e vendite di NFT per il mese di giugno 2022 sono state di poco superiori a 1 miliardo di dollari, rispetto al picco di 12,6 miliardi di dollari toccato all’inizio dell’anno.

    Calano le vendite e il mercato perde di valore. Se a novembre il valore era di circa 3 mila miliardi di dollari, oggi ne vale appena un terzo di quel valore.

    social media NFT

    Il crollo dei bitcoin e di tutte le altre criptovalute porterà ad un forte rallentamento degli NFT, con un calo di collezioni e del numero di oggetti vendibili.

    Tutto questo avrà comunque conseguenze anche per quanto riguarda i social media.

    E voi, giustamente vi chiedete, “ma perché?“.

    Semplice, perché quasi tutte le piattaforme, con Meta in testa, avevano iniziato a sfruttare il fenomeno, con l’obiettivo di fungere da terreno comune tra acquirente, venditore o mediatore per la vendita di NFT.

    I social media sono potenti mezzi di comunicazione e condivisione e, per loro natura, possono incontrare zone floride quando si presentano occasioni come queste. Vuoi per la comunicazione che si riesce a veicolare proprio sull’argomento NFT e vuoi anche per la capacità di far incontrare gli interessi degli utenti con chi realizza oggetti digitali come gli NFT.

    Come abbiamo raccontato qui sul nostro blog, alcune piattaforme social media come Twitter e Instagram hanno già iniziato ad avviare programmi orientati all’utilizzo e alla diffusione degli NFT sulle proprie piattaforme.

    Lo avevamo visto con Twitter, una delle prime a muoversi in questo senso, permettendo agli utenti di Twitter Blue (la versione premium di Twitter) di poter collegare un NFT all’interno della propria foto profilo.

    Recentemente Instagram ha avviato il suo progetto che prevede una serie di features, tra cui quella di mostrare opere digitali all’interno della foto profilo, con la finalità principale che è quella di permettere ai creator di realizzare opere direttamente sulla piattaforma.

    Ed quello che di prefigge anche Facebook, la piattaforma social regina di Meta, che proprio in questi ultimi giorni ha avviato un progetto identico a quello già avviato su Instagram. Solo che le notizie di questi giorni e il crollo delle criptovalute hanno un po’offuscato la notizia.

    Si tratta quindi di un progetto, come quello avviato su Instagram, al momento disponibile per pochi creator negli Usa e per il momento non si sa se e quando questo verrà esteso in altri paesi.

    Rendere possibile la compravendita di NFT sulle proprie piattaforme social media significa aprire nuove possibilità di business molto forti. Così come la possibilità di usare un NFT nella foto profilo sono usando una versione a pagamento, vedi Twitter, con la possibilità di attirare un nuovo pubblico disposto a pagare per mettere in mostra un NFT e avere poi ulteriori possibilità.

    Il problema è che, alla luce della cronaca di questi giorni, con il tonfo delle criptovalute e il tonfo del mercato degli NFT, tutto questo è da riconsiderare.

    Ma non solo Meta è saltata sul carro degli NFT. Lo ha fatto anche YouTube con NFT personalizzati distribuiti agli influencer, lo ha fatto Reddit che ha avviato un test per aggiungere opere NFT all’interno della foto profilo.

    Non significa certo la fine degli NFT, e nemmeno la fine delle criptovalute. Si tratta comunque di un forte ridimensionamento di quelli che sono i progetti lanciati con finalità specifiche, come abbiamo visto, che alla luce di ciò che sta avvenendo portano tutti ad una forte riconsiderazione.

  • Italiani e Social Media, il 47% li usa per informarsi

    Italiani e Social Media, il 47% li usa per informarsi

    Il 47% degli italiani si informa attraverso i Social Media. Lo rileva il Digital News Report 2022. Instagram è la piattaforma che cresce di più.

    Ripetere che i social media sono parte integrante della nostra vita nel 2022 suona quasi noioso. Ormai è un dato di fatto. Però, essendo i social media l’ultimo vero fenomeno rivoluzionario nella comunicazione che si ricordi, per aver ribaltato il paradigma della comunicazione negli ultimi 18 anni, è utile monitorare i vari aspetti della nostra vita in cui sono usati e impiegati.

    E quindi è utile capire come gli italiani usano i social media, ad esempio, per informarsi. Perché, se è vero come è vero che i social media stanno mutando e stanno diventando altro, basti pensare alle forme di intrattenimento o alle varie soluzioni pensare per i creator, è vero che restano strumenti attraverso i quali informarsi.

    Negli ultimi giorni è stato pubblicato uno dei report più interessanti sul tema informazione e stiamo parlando del Digital News Report 2022 di Reuter Institute, un enorme lavoro che mette in luce tutta una serie di voci utili per comprendere come ci si informa nel 2022.

    Ecco, per quel che ci riguarda, da questo enorme lavoro abbiamo estrapolato in linea di massima quelli che sono gli aspetti che ci interessano di più, e cioè quelli legati, appunto ai social media, tema che è ormai alla base di questo blog nato ormai 14 anni fa.

    Ebbene, partendo da un dato in generale, il 47% degli italiani usa i social media per informarsi. Va detto che questo dato è parte del 75% degli italiani che di informa online. Ergo, la gran parte si informa proprio attraverso i social media.

    italiani social media informazioni

    Prima di passare a vedere quali sono le piattaforme social media da cui gli italiani si informano, è utile sottolineare come il device più usato per cercare informazioni e news è lo smartphone. Il 69% degli italiani accede alle news dal proprio smartphone.

    italiani social media mobile informazioni

    E parlando di informazione online, va aggiunto che ben il 29% degli italiani ascolta podcast.

    Italiani e Social Media, le piattaforme da cui ci si informa nel 2022

    E ora passiamo a vedere da quali piattaforme social media gli italiani si informano nel 2022.

    Facebook resta la piattaforma più usata per informarsi, lo usa il 45% degli italiani in questo senso. Un dato in calo del 5% rispetto allo scorso anno e dell’11% se lo paragoniamo al 2020.

    Il 26% usa WhatsApp per informarsi. Un dato anche questo in calo del 4% rispetto allo scorso anno e in calo del 3% rispetto al 2020.

    Il 21% si informa attraverso YouTube, la piattaforma di condivisione video per eccellenza. Un dato in aumento dell’1% rispetto allo scorso anno e in calo del 3% rispetto al 2020.

    italiani social media informazioni

    Il 18% degli italiani accede alle informazioni su Instagram, dato in aumento del 3% rispetto al 2021 e in crescita dell’1% rispetto al 2020. Se ricordate, proprio nel 2020, anno della pandemia, Instagram aveva superato anche Twitter come strumento attraverso cui informarsi. Dato che poi si è confermato anche lo scorso anno e quest’anno.

    Dalle prime posizioni scompare Facebook Messenger e invece al suo posto troviamo Telegram. Gli italiani che si informano attraverso questa piattaforma di messaging sono il 9% in aumento del 2% rispetto allo scorso anno.

    E veniamo a Twitter, la piattaforma più usata dai giornalisti. In questo caso, solo l’8% degli italiani usa questa piattaforma per informarsi. Dato rimasto stabile rispetto allo scorso anno e in calo dell’1% rispetto al 2020.

    Come avrete certamente notato, la piattaforma social media che cresce di più da questo punto di vista è Instagram che fa registrare la crescita più alta e si conferma come strumento attraverso cui informare.

    Ecco, questo era il nostro piccolo approfondimento su un aspetto molto interessante che riguarda l’uso dei social media da parte degli italiani nel 2022.

    E voi da quale piattaforma social media siete soliti informarvi?

    Fatecelo sapere tra i commenti oppure sui nostri canali social.

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