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  • Elon Musk e Twitter, tra vantaggi e rischi

    Elon Musk e Twitter, tra vantaggi e rischi

    Elon Musk acquista il 9,2% di Twitter e diventa il maggiore azionista. Un investimento che per Twitter comporta dei vantaggi ma potrebbe comportare anche dei rischi.

    E pensare che solo qualche giorno fa Elon Musk, proprietario di Tesla e di SpaceX, criticava la società guidata da Parag Agrawal proprio su Twitter. Nessuno, a distanza di pochi giorni, poteva pensare quello che in effetti è poi successo.

    Basti pensare al sondaggio su Twitter che Musk ha sottoposto ai suoi 80 milioni di follower sulla libertà di parola, affermando tra l’altro che da quel sondaggio “deriveranno importanti conseguenze”.

    Elon Musk ha acquisito, sotto forma di investimento passivo (si intende, anche se non è facile da definire, un investimento di lungo termine che implica l’acquisto di un titolo da mantenere, indipendentemente dalle condizioni di mercato) una quota di Twitter, pari al 9,2%. Si tratta di una cifra vicina ai 3 miliardi di dollari. Per chiarire, non ha comprato Twitter per intero. Sull’investimento passivo ci arriviamo fra un attimo.

    Elon Musk e la sua quota in Twitter

    Con questa quota, però, Elon Musk diventa il maggior azionista ed entra nel consiglio di amministrazione dell’azienda. L’accordo tra il fondatore della Tesla e Twitter, in virtù dell’investimento, prevede che la quota in possesso di Elon Musk non superi, nel tempo, il 14,9% della società. Questo per impedire una possibile “scalata” ed evitare che Musk possa diventare l’unico e solo con una quota maggioritaria in senso assoluto.

    Elon Musk e Twitter

    Inoltre, dal documento che Twitter ha depositato presso la SEC, 8-K, si legge che Elon Musk entra nel consiglio di amministrazione con il titolo di “Class II director“, ossia il suo ruolo all’interno del CdA scadrà nella riunione annuale del 2024, fra due anni. Si tratta quindi di un ruolo “passivo”, limitato nel tempo.

    La domanda che tutti si stanno facendo da ieri è che cosa vorrà fare Elon Musk all’interno di Twitter? E già questa è una bella domanda alla quale cercheremo di dare una risposta.

    Intanto, per effetto di questa acquisizione da parte di Elon Musk, dopo il boom dell’altro ieri con il +27%, il titolo TWTR continua a crescere a Wall Street, facendo segnare, mentre scriviamo, +2,6% ieri. Il prezzo quindi è arrivato a 51,10 dollari registrando il massimo dall’inizio dell’anno con una crescita, da gennaio, del 20,1%. E se guardiamo il dato mese su mese, si arriva a +57%.

    Insomma, l’effetto Elon Musk si vede e anche tanto.

    Elon Musk, un grande vantaggio e un grande rischio

    Un effetto che potrebbe tramutarsi, per Twitter, in un grande vantaggio e anche in un grande rischio.

    Il grande vantaggio è quello di avere all’interno della società una persona realmente influente che potrebbe permettere a Twitter di raggiungere gli importanti traguardi che si era prefissata entro il 2023. Vale a dire il traguardo dei 7,5 miliardi di dollari in termini di ricavi e i 315 milioni di utenti giornalieri, quelli che Twitter (e solo Twitter) definisce “non monetizzabili”.

    Da ricordare che questi obiettivi sono stati fissati dal Fondo Elliott, il maggior azionista, dopo l’acquisizione di una parte delle quote di Twitter avvenuta nel 2020, che voleva mandar via Jack Dorsey appena insediata. Poi, come sappiamo, Dorsey, vuoi anche per la forte pressione esercitata dal Fondo Elliott, ha lasciato la sua società alla fine di novembre dello scorso anno.

    Elon Musk è grande utilizzatore di Twitter e non è un caso che, ad un certo punto, decida di investire sulla piattaforma social media che ha continuato ad usare in maniera costante.

    Come visto, la funzionalità del modifica tweet, ossia quella che dovrebbe permettere la modifica del contenuto all’interno del tweet, come ormai avviene su quasi tutte le piattaforme social media, stava per essere già annunciata. Anzi, l’annuncio era stato fatto, ma essendo stato fatto il 1° di aprile, tutti (o quasi) hanno pensato ad uno scherzo.

    Come abbiamo più volte raccontato qui sul nostro blog, la funzionalità non ha mai visto la luce anche perché lo stesso Jack Dorsey ha sempre pensato che su Twitter l’integrità del tweet è più importante di qualsiasi altra cosa. E lo ha ribadito più volte. Questo per evitare che lo stesso tweet possa, grazie alla possibilità di modifica, cambiare il suo  significato e il suo senso. Un rischio che molti hanno sottolineato.

    Ma la gran parte degli utenti l’ha sempre reclamata a suon di tweet, tra l’altro rispondendo ad un tweet di Jack Dorsey a inizio 2017. In quell’occasione di definì che la possibilità avrebbe dovuta essere permessa entro un breve tempo prestabilito. Un tempo che poteva considerarsi in via teorica dai 30 secondi a 1 minuto. Fatto sta che non se ne è mai fatto niente.

    Elon Mus si intesta il modifica tweet

    E che cosa fa Elon Musk come primo tweet dopo l’acquisizione della quota maggioritaria in Twitter? Coglie l’occasione e chiede esplicitamente, attraverso un sondaggio su Twitter, con la modalità prevista, chiedendo agli utenti se vogliono il modifica tweet.

    Su oltre 4 milioni di voti, i “sì” sono stati il 73,5% e i “no” sono stati il 26,5%. Un dato che non sorprende in effetti. Tra l’altro segnaliamo un bug che faceva apparire “yse” al posto di “yes” e “on” al posto di “no”. E questo la dice lunga su cosa significhi avere la possibilità di modificare su Twitter.

    Ma quale sarebbe il grande rischio?

    Di certo, si tratta di una figura sì influente ma, allo stesso tempo, imprevedibile. Elon Musk è riconosciuto essere un genio, capace di guardare, dove altri non pensano di volgere lo sguardo, e riuscire anche a costruirci un business. Un visionario insomma.

    Su Twitter sta per arrivare davvero il modifica tweet

    Ma, essendo un genio, è anche imprevedibile. Di recente ha preso di mira Twitter, lo ricordavamo in apertura, in quanto non farebbe abbastanza per garantire la libertà di parola a tutti gli utenti. E, anche qui, non è un caso che una volta diffusasi la notizia dell’acquisizione una una quota maggioritaria di Twitter, molti sulla piattaforma hanno cominciato a chiedersi quando Elon Musk toglierà il ban a Donald Trump. E pare che tutta la destra americana da due giorni stia tartassando Musk proprio su questo punto.

    È anche imprevedibile perché è quello che proprio con un tweet decise di chiudere le pagine di SpaceX e Tesla.

    E, come Bloomberg fa sapere, proprio per tornare al punto dell’investimento passivo, il fondatore della Tesla ha modificato il suo ruolo in “attivo”. Il rischio che Elon Musk possa essere effettivamente un rischio (perdonate la ripetizione) non è affatto basso come qualcuno pensa, anche se resta comunque una figura notevole. Al punto che potrebbe considerare Twitter un giocattolo, come piace a lui, un gioco fatto sull’imprevedibilità, appunto.

  • Su Twitter sta per arrivare davvero il modifica tweet

    Su Twitter sta per arrivare davvero il modifica tweet

    Stavolta il modifica tweet su Twitter arriva per davvero. E il sondaggio di Elon Musk non c’entra niente. Twitter ci lavora da un anno e arriverà in fase di test sull’app Twitter Blue.

    Quello che in molti speravano, la grande maggioranza degli utenti Twitter, sta per arrivare. E stavolta si fa sul serio. E Elon Musk non c’entra assolutamente niente.

    La notizia è che il modifica tweet sta per arrivare davvero. Dopo anni di tira e molla, prima sì poi no, e poi ancora forse, complice il fatto che il Fondo Elliott volesse questa funzionalità più di Jack Dorsey, che poi ha lasciato la sua azienda, la tanto agognata funzionalità che permetterà di modificare il tweet, arriverà anche su Twitter.

    Non c’entra nulla il sondaggio che Elon Musk ha lanciato subito dopo aver acquisito il 9,2% di Twitter. Diventando in questo modo l’azionista maggioritario. Ed ecco perché.

    Twitter, arriva il modifica tweet

    Twitter, per quelli a cui è sfuggito, il 1° aprile scorso aveva twittato dall’account ufficiale “stiamo lavorando sul modifica tweet“. Ora, proprio perché fosse il 1° aprile, tutti hanno pensato che fosse un pesce d’aprile, uno scherzo insomma. Come già successo in questi anni.

    Solo che stavolta era tutto vero. Quel tweet era una sorta di annuncio a cui è seguito un doveroso chiarimento proprio ieri.

    https://twitter.com/TwitterComms/status/1511456430024364037

    https://twitter.com/TwitterComms/status/1511456466233815041

    https://twitter.com/TwitterComms/status/1511456469207556101

    Un chiarimento doveroso in quanto tutti, o quasi, hanno creduto che Elon Musk si facesse carico della richiesta e che fosse in grado di metterla in pratica. Le cose non stanno così e sarebbe davvero fantasioso che questo potesse essere vero.

    Twitter ha chiarito che l’azienda sta lavorando seriamente ad introdurre il modifica tweet. E questa funzionalità sarà presto disponibile sotto forma di test su Twitter Blue, l’app di Twitter a pagamento che abilità funzioni aggiuntive a quelle già disponibili sulla piattaforma. App che non è ancora disponibile in Italia.

    L’idea non nasce dal un sondaggio

    Twitter chiarisce che l’idea “non è nata da un sondaggio“, chiaro riferimento al sondaggio di Elon Musk. E chiarisce anche che il tweet del 1° aprile “non era uno scherzo“.

    A supporto di questo annuncio, Jay Sullivan, vice presidente di Twitter e responsabile di prodotto, confermando che l’azienda è al lavoro per realizzare la funzionalità modifica tweet sicura, già da un anno.

    Senza cose come limiti di tempo, controlli e trasparenza su ciò che è stato modificato, ‘modidica tweet’ potrebbe essere usato impropriamente per alterare il record della conversazione pubblica“, ha twittato Sullivan. “Proteggere l’integrità di quella conversazione pubblica è la nostra massima priorità“.

    L’integrità del contenuto

    E qui si arriva al punto centrale del perché si è sempre ritardata l’introduzione di una funzionalità come questa: l’integrità del contenuto all’interno del tweet.

    Questo era il grande cruccio di Jack Dorsey che ha sempre pensato che il contenuto, una volta pubblicato, dovesse rimanere tale, errori di battitura compresi. E che la strada maestra era quella di cancellare il tweet e rifarlo, sacrificando eventuali retweet e like raccolti nel frattempo.

    Come abbiamo già raccontato qui sul nostro blog, nel 2015 siamo stati tra i primi a coniare l’hashtag #modificatweet, sollevando il problema e dando vita ad un dibattito a 140 caratteri, prima, e a 280 caratteri, dopo, che dura fino ad oggi.

    E abbiamo anche raccontato i grandi “stop-and-go” di Jack Dorsey riguardo all’introduzione di questa funzionalità, fino a quando nel 2020 disse chiaramente che la funzionalità non avrebbe mai visto la luce. Con lui.

    Non sappiamo dire se questa chiusura sia stata al centro di un ennesimo attrito con il Fondo Elliott, maggior azionista in quel momento con un investimento attivo. Di certo però sappiamo che da lì a poco Jack Dorsey avrebbe lasciato la sua creatura e che nel giro di poco tempo, lo conferma Twitter stesso come abbiamo visto prima, la funzionalità cominciasse a prendere forma.

    Fino all’annuncio ufficiale di ieri.

    Adesso non resta che attendere per capire con quale modalità la funzionalità verrà resa effettiva. Senza dubbio, peserà il limite di tempo consentito all’interno del quale procedere alla modifica del testo, verso punto focale di tutta la questione.

    Però, di fronte a tutto quanto visto in questi anni, per ora ci accontentiamo che il modifica tweet sta per diventare una cosa concreta.

  • Su WhatsApp si inviano 7 miliardi di vocali al giorno

    Su WhatsApp si inviano 7 miliardi di vocali al giorno

    Croce e delizia delle app di messaggistica, i vocali sono sempre più diffusi. Su WhatsApp se ne inviano 7 miliardi al giorno e ci sono nuove funzionalità.

    I messaggi vocali sono croce e delizia di coloro (quindi quasi tutti) che usano app di messaggistica. E come sappiamo bene, tra queste app, la stragrande maggioranza usa WhatsApp. E proprio oggi, l’app di messaggistica più usata al mondo, di proprietà di Meta, ha fatto sapere che ogni giorno si inviano sull’app ben 7 miliardi di messaggi vocali.

    Nella nota, WhatsApp spiega che questa modalità di invio di messaggi vocali, lanciata nel 2013, è popolare perché permette alle persone di adottare “una comunicazione più espressiva“..

    Con la voce, le emozioni traspaiono in modo più naturale rispetto ai messaggi di testo. E in molte situazioni i messaggi vocali sono la forma di comunicazione prediletta su WhatsApp“.

    Sulla facilità d’uso siamo tutti d’accordo. Ed è sicuramente questa facilità a renderli così popolari al punto che se ne inviano miliardi al giorno.

    WhatsApp, 7 miliardi di vocali al giorno

    In alcuni come l’India e altri del sud est asiatico, si sta pian piano abbandonando la modalità di messaggistica scritta. E si da spazio ai messaggi vocali.

    WhatsApp e i messaggi vocali, le funzionalità

    In aggiunta, WhatsApp rilascia alcune nuove funzionalità per migliorare l’esperienza con i messaggi vocali.

    E sono:

    • Riproduzione in background. Ti consente di continuare ad ascoltare un messaggio vocale anche se la pagina della relativa chat è chiusa, così puoi fare altro nel frattempo.
    • Metti in pausa/riprendi registrazione. Se necessario, puoi mettere in pausa la registrazione di un messaggio vocale e riprenderla quando ti è più comodo.
    • Visualizzazione a forma d’onda. La rappresentazione visiva dell’intensità del suono del messaggio vocale aiuta a seguire la registrazione.

    • Ascolta anteprima: riascolta i tuoi messaggi vocali prima di inviarli.
    • Continua riproduzione: se metti in pausa un messaggio vocale, puoi ricominciare ad ascoltarlo dallo stesso punto in cui l’avevi lasciato quando riapri la chat.
    • Riproduzione veloce per i messaggi inoltrati: riproduci a velocità 1,5x o 2x anche i messaggi vocali inoltrati.

    WhatsApp vocali 7 miliardi WhatsApp vocali 7 miliardi

    Tutte le funzionalità saranno disponibili progressivamente per tutti gli utenti nei prossimi giorni. Anche se alcune, come la modalità di visualizzazione a forma d’onda, sono attive da qualche giorno. Ricordatevi di aggiornare sempre la vostra applicazione.

  • Guerra Ucraina Russia, il racconto su Internet e social media

    Guerra Ucraina Russia, il racconto su Internet e social media

    La guerra Ucraina Russia continua ed è giunta alla quinta settimana. È arrivato il momento di guardare cosa è stato condiviso nelle quattro settimane di conflitto, sui social media e su Internet con il report “La Guerra e la Rete”.

    La guerra Ucraina Russia purtroppo continua, dal 24 febbraio, giorno dell’aggressione militare sferrata dalla Russia contro l’Ucraina. E siamo intanto entrati nella quinta settimana.

    Come già ricordato qui sul nostro blog, si tratta della prima guerra dell’era dei social media, un triste prima purtroppo. E proprio i social media, e Internet in generale, in queste settimane hanno aiutato le persone ad informarsi e anche a condividere informazioni. Ma, come abbiamo rilevato qui sul nostro blog, i social media in questo contesto hanno costituito un nuovo terreno di scontro. Luoghi in cui si è combattuta, e ancora si combatte, un’altra guerra a suon di propaganda e disinformazione.

    È arrivato il momento di fare un po’ un resoconto di tutto il racconto fatto sui social media e su Internet. A distanza di oltre un mese da questa guerra che ancora non accenna a finire. E, per fare questo, ci serviamo di un report molto interessante, e dettagliato, elaborato da dentsu italia – The Story Lab dal titolo “La Guerra e la Rete”.

    Guerra Ucraina Russia, il racconto su Internet e social media

    Guerra Ucraina-Russia, il paper su web e social media

    Si tratta di un paper che passa in rassegna i contenuti condivisi in queste settimane su: siti di news; Blog; Forum. E canali Social come: Twitter; YouTube; Facebook; Instagram. Con al loro interno almeno una keyword o un hashtag relativi alla guerra Ucraina Russia.

    Nel mese preso in considerazione, dal 24 febbraio al 24 marzo, in lingua italiana, sono state tracciate 102 keyword e sono 10 gli hashtag più ricorrenti. Alcuni anche in inglese, a denotare il desiderio di prender parte ad un flusso di informazioni più ampio.

    Lo scenario che viene fuori da questa indagine è che sono 8,7 milioni i contenuti pubblicati in rete in un mese, da parte di oltre 400 mila utenti unici: il 72% di questi di questi su Twitter che si conferma essere canale di informazione immediata. Il restante 17% su Facebook e solo l’8% sui siti di notizie.

    the story lab la guerra e la rete

    Nelle ultime 4 settimane sono stati diversi i picchi di maggiore condivisione di informazioni. A parte quello iniziale del 24 febbraio, con oltre 473 mila contenuti condivisi, c’è da registrare un calo fisiologico naturale. Il picco più alto degli ultimi giorni del periodo monitorato è quello relativo al giorno in cui il presidente dell’Ucraina. Volodymyr Zelensky, interviene in videoconferenza al Parlamento italiano, con oltre 300 mila contenuti condivisi.

    Guerra Ucraina-Russia, il sentiment

    Il sentiment che viene fuori è negativo, nel senso che per il 55% prevale il no alla guerra. La negatività rilevata dagli algoritmi, in realtà, denota una positività nelle conversazioni che manifestano contrarietà alla guerra e all’aggressione russa. Solo il 4% appoggia Putin e questa guerra folle. Anche se in alcuni casi questa minoranza sembra prendere il sopravvento alimentata fin troppo dai media e non solo.

    La ricerca poi rileva come i media e i siti di notizie abbiano giocato un ruolo fondamentale nel racconto. Grazie a propri inviati sul campo, poi esteso anche ai social media, su Twitter in particolare. Meno rilevante la posizione di influencer nel nostro paese. A differenza invece di quello che si è visto in altri paesi.

    Guerra Ucraina Russia racconto sui social media

    Ora, se guardiamo a cosa hanno cercato gli italiani su Google, il 24 febbraio, giorno in cui la guerra su larga scala è iniziata, le tre keyword, vale a dire “Ucraina“, “Russia Ucraina” e “ANSA” hanno totalizzato 8 milioni di ricerche. Tra le query, quindi le richieste espresse dagli utenti sul motore di ricerca, troviamo “guerra ucraina ansa”, “guerra ucraina aggiornamenti”, “guerra ucraina bambini”.

    Guerra Ucraina-Russia, migliaia di citazioni sui social

    Come dicevamo, tra gli hashtag più usati dagli italiani nelle conversazioni segnaliamo #Ucraina con oltre 790 mila citazioni, poi #Putin con oltre 425 mila citazioni, #Russia con oltre 384 mila citazioni, #Guerra con più di 193 mila citazioni. Da evidenziare #Zelenesky con più di 167 mila citazioni e #UkraineRussiaWar, tra i più usati a livello globale, con oltre 163 mila citazioni.

    Il report poi mette a confronto Putin e Zelensky dal punto di vista delle citazioni e del sentiment generato in rete e non trascura l’avvento di Anonymous in questa guerra.

    E mette in evidenza i casi di social resposibility, dove forse il caso che ha colpito di più, tra i tanti, è quello di Airbnb che ha aiutato la popolazione ucraina incentivando finte prenotazioni di abitazioni/appartamenti colpite dalla guerra.

    In 48 ore sono state più di 61 mila le richieste di prenotazioni arrivate in Ucraina. Significa 1,9 milioni di dollari che arriveranno agli Host in questo momento di necessità“, scriveva su Twitter Brian Chesky, cofondatore e Ceo di Airbnb il 4 marzo scorso. Cifra che poi ha continuato a salire nei giorni successivi.

    Guerra Ucraina-Russia, le iniziative

    Ma il report cita anche Fastweb he ha azzerato il roaming sms e chiamate da e verso l’Ucraina e la donazione del Gruppo Armani di 500 mila euro alle associazioni umanitarie per l’Ucraina.

    A un mese dall’inizio del conflitto, le discussioni in rete ci mostrano l’oscillazione dello stato d’animo (e dell’interesse) degli italiani. Per le persone, ricostruire una visione d’insieme chiara e univoca sembra impossibile” ci dice Samanta Giuliani, Executive Strategy Director di The Story Lab.Tra le altre cose, i dati che abbiamo raccolto ci ricordano il pericolo di arrivare troppo velocemente a una saturazione di informazioni e stimoli su un argomento. L’essere umano non riesce a rimanere in uno stato di ansia o paura troppo a lungo: fisiologicamente, più un fenomeno si dilata nel tempo, più siamo programmati per perdere interesse”.

    Come agiscono i social media nella guerra Ucraina Russia

    Insomma, il report The Story Lab: la Guerra e la Rete merita davvero di essere consultato, in quanto diventa uno strumento prezioso per tenere traccia di tutto quello che è successo in queste 4 settimane di guerra da poco passate.

    Intanto si è arrivati alla quinta settimana in cui si registra un significativo passo verso i negoziati da poco avviati a Istanbul, sperando che sia davvero la volta buona.

  • Su Instagram ritorna il feed in senso cronologico

    Su Instagram ritorna il feed in senso cronologico

    Instagram lancia due nuove modalità che riguardano il feed che si aggiungono a quello algoritmico della Home. Si chiamano Seguiti e Preferiti, in pratica ritorna il feed cronologico.

    Quasi sempre, quando si accede su una piattaforma social media, la prima cosa che si vuole vedere è sempre l’ultima. Proprio perché social “media” (nel senso di informazione e notizie), il primo contenuto che un utente si aspetta di vedere, solitamente, è l’ultimo, quello appena pubblicato. Certo, direte, non è per tutti così, ma di certo vale per una buona parte degli utenti.

    E lo sa bene anche Instagram, così come lo sa benissimo anche Twitter (ma di questo parleremo brevemente più avanti).

    Lo sa bene Instagram che oggi lancia una grande e gradita novità. In pratica, la piattaforma di Meta lancia due nuove modalità per visualizzare il feed, chiamate: Seguiti e Preferiti.

    Su Instagram ritorna il feed cronologico

    Instagram: Seguiti e Preferiti

    Si tratta di due modalità che, nella pratica, vanno ad aggiungersi a quella algoritmica, la Home. Quella che è stata oggetto di molte critiche da parte degli utenti, e non solo. Questo perché la sezione Home di Instagram continua a suggerire utenti che non si seguono. Finendo per rendere il feed stesso non vicino a quelle che sono le preferenze degli utenti. Ma più vicino a quello che l’algoritmo vuole mostrare, ovviamente. Questo per sottolineare che spesso la scelta algoritmica non significa perfezione.

    Invece, con Suggeriti e Preferiti le cose cambiano sensibilmente. Prima di passare a vedere cosa comportano, bisogna specificare che le due modalità, una volta scelte, non restano di default come si vorrebbe. La modalità di visualizzazione predefinita dei contenuti su Instagram resta sempre la Home.

    Se si sceglie Seguiti

    Se si sceglie la “modalità “Seguiti” verranno mostrati i post delle persone che seguiamo“. In pratica, si tratta del feed cronologico inverso, praticamente nell’ordine in cui vengono pubblicati.

    Se si sceglie Preferiti

    E sempre in ordine cronologico sarà anche la modalità “Preferiti”, con la quale verranno mostrati i post più recenti dei profili aggiunti in una lista precedentemente creata, ad esempio i migliori amici o i creator preferiti.

    Sempre per quanto riguarda i Preferiti, si potranno aggiungere fino a 50 profili di cui volete vedere i contenuti appena aprite l’app, una volta impostata la modalità. Le persone non verranno avvisate quando vengono aggiunte o rimosse da questa lista. I post dei profili della lista Preferiti saranno visualizzati più in alto anche nel feed della home, in quello della modalità “Seguiti” e saranno identificabili da un’icona a forma di stella.

    Accennavamo a Twitter, poco più sopra, perché di recente (lo abbiamo citato nella nostra newsletter settimanale) ha cambiato il feed impostando di default la Home e lascando come opzione “Ultimi tweet”. Dopo le proteste degli utenti, Twitter è ritornata sui suoi passi, portando il feed cronologico come predefinito. In pratica sconfessando Instagram.

    E voi quale modalità sceglierete su Instagram?

  • Su Twitter Spaces sarà possibile creare degli audio Clip

    Su Twitter Spaces sarà possibile creare degli audio Clip

    Su Twitter Spaces, la funzionalità audio di Twitter, sarà possibile creare audio clip della durata di 30 secondi. Per ora è disponibile solo su iOS e negli Usa, ma presto arriverà su Android e sulla versione web.

    Si tratta di un test, ma per Twitter Spaces è una di quelle funzionalità necessarie. Infatti, Twitter ha iniziato a testare la possibilità di estrarre da uno spazio live su Twitter Spaces degli audio clip. Ci riferiamo a brani audio di qualche secondo che possono essere condivisi per aumentare l’interesse verso lo spazio. La possibilità di creare audio clip riguarderà gli spazi registrati, quindi una funzionalità che torna molto utile agli host.

    Gli host, e non solo, (fra poco vedremo perché) potranno estrarre delle registrazioni della durata di 30 secondi. In pratica, è come se fosse possibile fare un tweet in audio.

    Dopo aver registrato uno spazio, alla sua conclusione l’audio registrato resta disponibile per l’ascolto per i successivi 30 giorni. E non è possibile estrarlo per poterlo condividere (chissà quando verrà data questa possibilità). Stessa durata per l’ascolto di 30 giorni avranno anche gli audio clip.

    Ad esempio: state ascoltando la registrazione di uno spazio che non avete potuto seguire in diretta. In questo modo potrete estrarre un momento che vi ha particolarmente colpito ed invitare altri ad ascoltarlo.

    Come potete vedere, la condivisione attraverso un tweet dell’audio clip estrae una preview con le parole iniziali dell’audio estratto, riportando poi il link dello spazio per intero.

    Su Twitter Spaces sarà possibile creare degli audio Clip

    Al momento questa possibilità è in fase di test negli Usa, e solo per iOS. Tutti coloro che usano dispositivi mobili iOS possono ascoltare gli audio brevi condivisi. Ma per il momento solo pochi host possono crearli. Prossimamente questa possibilità verrà estesa anche su Android e anche per la versione web di Twitter.

    Non solo gli host potranno estrarre audio clip dagli spazi registrati su Twitter Spaces. Infatti, la possibilità verrà estesa a tutti gli utenti che avranno voglia di ascoltare lo spazio registrato.

    Non c’è limite al numero di clip audio che possono essere creati, e vivranno sulla piattaforma per 30 giorni“, ha dichiarato il portavoce di Twitter, Joseph J. Nuñez, e “tutti su iOS possono vedere e ascoltare le clip di Spaces sulla loro timeline, e presto anche le persone su Android e Twitter.com riceveranno l’accesso. Monitoreremo il feedback e abbiamo in programma di espandere a tutti su Twitter la funzionalità di ritaglio di Spaces nel prossimo futuro“.

    Ecco il punto, “abbiamo in programma di estendere a tutti su Twitter la funzionalità“. Questo da un lato potrebbe essere un grande vantaggio, perché significherebbe dare a tutti la possibilità di condividere una porzione della registrazione ed estendere ancora di più l’ascolto dello stesso spazio. Ed è assolutamente positivo.

    Il problema, però, è che potrebbe esserci il caso in cui qualcuno potrebbe estrarre un brano di 30 secondi ed usarlo per altri scopi, anche non del tutto leciti. Certo, stiamo esagerando, ma potrebbe essere un rischio portare la funzionalità a tutti senza degli opportuni strumenti di controllo. E su questo aspetto ancora non ci sono dettagli, che aspettiamo ovviamente.

    Intanto, possiamo dire che Twitter in questa fase si trova a rincorrere Clubhouse che ha introdotto gli audio clip, da 30 secondi, già a settembre. Anche se, pur rincorrendo, quindi arrivando dopo, Twitter ha ancora il vantaggio di posizionare Twitter Spaces un gradino più in alto. Infatti, l’interesse per la funzionalità audio di Twitter è in crescendo, anche per il decrescente interesse verso quell’app che ha di fatto aperto la strada alle stanze audio.

    Come già ricordato, Clubhouse paga il fatto di aver esteso il periodo di esclusività per troppo tempo, arrivando, nell’estate scorsa, su Android quando l’interesse verso altre modalità, come appunto Twitter Spaces, era già in atto.

    In questo periodo Clubhouse vive un momento interlocutorio, riscontrando successo in India ad esempio e anche tra gli utenti russi. Ma al momento non si segnalano situazioni particolari, prova ne è il fatto che nè l’India e nè la Russia, come invece successo per tutte le altre piattaforme, hanno preso provvedimenti verso questa app.

    Di clip poi se ne parla di recente a proposito di YouTube che ha introdotto la possibilità di estrarre dei clip della durata compresa tra i 5 e i 60 secondi, funzionalità per ora disponibile solo per pochi creator. E clip sono anche disponibili su Slack, lanciati lo scorso mese di settembre, e su Prime Video di Amazon, modalità che permette la condivisione di brevi video trailer sempre durata di 30 secondi.

    Per concludere, Twitter Spaces in questo momento gode di un forte interesse e questa funzionalità degli audio clip può aiutare ancora di più ad estendere la funzionalità. Ma serve, quanto prima, dare un ordine tematico agli spazi audio, per permettere agli utenti di poter avvicinarsi all’ascolto con interesse.

    Sappiamo che al momento Twitter sta sperimentando questa possibilità, ma adesso è diventata una necessità.

  • Su Instagram presto arriveranno gli NFT

    Su Instagram presto arriveranno gli NFT

    Parlando al SXSW 2022, Mark Zuckerberg, CEO di Meta, ha dichiarato che presto su Instagram arriveranno gli NFT. Non ha spiegato i dettagli, ma probabilmente ci sarà la possibilità di coniarli.

    Parlando al SXSW 2022, in corso fino al 20 marzo, Mark Zuckerberg, founder e CEO di Meta (la società madre di Facebook e di tutte le altre app di Menlo Park) ha detto che a breve su Instagram arriveranno gli NFT (Non-Fungible-Token).

    Un intervento alla South by Southwest (una delle conferenze più interessanti al mondo) della durata di circa 50 minuti. Per lo più occupato a parlare di Metaverso. Ma è bastato un breve intervento sugli NFT per scatenare curiosità. E per mostrare che Meta, da questo punto di vista, punta a fare le cose sul serio.

    Stiamo lavorando per portare gli NFT su Instagram a breve termine“. Queste le parole di Zuckerberg, come riportate da Engadget, che traccia una linea che sarà seguita a breve. Senza però scendere nei dettagli di come tutto questo verrà messo in pratica.

    La cosa su cui Zuckerberg si è soffermato è che gli utenti, una volta che gli NFT saranno disponibili su Instagram, potranno sia metterli in mostra, ma anche crearne di nuovi. Zuckerberg ha aggiunto che “nei prossimi mesi, (si avrà) la capacità di portare alcuni dei vostri NFT. E si spera, nel tempo, essere in grado di coniare le cose all’interno di quell’ambiente“.

    Gli NFT arrivano su Instagram

    Come qualcuno forse ricorderà, quest’annuncio di Zuckerberg sugli NFT non è una vera e proprio novità. Già lo scorso anno Adam Mosseri, il CEO di Instagram, aveva detto che l’azienda stata “esplorando” il tema NFT. E come questo potesse conciliarsi con Instagram. A gennaio di quest’anno giravano voci che i team di Facebook e Instagram stavano effettivamente sviluppando qualche idea in concreto.

    Su Instagram presto arriveranno gli NFT

    E, da quello che si sa, sempre rispetto a quelle voci, è che le direttive su cui si lavora sono essenzialmente due. Una riguarda la possibilità di usare un NFT all’interno del proprio profilo; la seconda quella, appunto, di coniare NFT e attivare, attorno a questa possibilità, conversazioni all’interno dell’app.

    Ma come? Vendendo un post o immagine popolare sull’app? Oppure legare gli NFT a contenuti specifici e, per questo, coniati per l’occasione? Sono solo due ipotesi che facciamo, per il fatto che, al momento, siamo di fronte solo ad una comunicazione di interesse, concreta, ma che non ha ancora una base solida da essere messa in pratica.

    E poi, c’è tutto il tema del metaverso, appunto, che vedrà sicuramente gli NFT al centro di tutto. Resta, quindi, da capire come Meta intenda armonizzare il tutto coinvolgendo attivamente anche Instagram.

    Intanto possiamo dire che, per quanto riguarda l’idea di rendere gli NFT visibili all’interno del proprio profilo, Twitter si è già mossa, rilasciando questa possibilità a chi, non ancora in Italia, sta usando Twitter Blue, l’app a pagamento, che permette di avere altre funzionalità in aggiunta a quelle disponibili sulla piattaforma madre.

    Cosa sono gli NFT

    Ne avevamo, infatti, già trattato dell’argomento, proprio a proposito di Twitter, ma è il caso di ritornarci.

    Come detto, NFT sta per “non-fungible-Token”, e, cercando di essere più chiari possibili, e può contenere qualsiasi cosa digitale, inclusi disegni, GIF animate, ma anche canzoni o oggetti all’interno dei videogiochi.

    Gli NFT permettono quindi la compravendita di “oggetti digitali” unici e permettono di tenere traccia del possessore attraverso la blockchain.

    Ricordiamo che per oggetti difitali unici si intende anche tweet, come quello di Jack Dorsey, ex CEO e co-founder di Twitter, che ha venduto, sotto forma di NFT, il suo primo tweet per 2,5 milioni di dollari.

    Volendo fare altri esempi, possiamo citare Nyan Cat, la cui GIF è stata venduta per oltre mezzo milione di dollari, circa 300 Ethereum. Oppure il meme degli occhiali “deal with it” venduto per circa 8 mila dollari.

  • Come agiscono i social media nella guerra Ucraina Russia

    Come agiscono i social media nella guerra Ucraina Russia

    I Social Media nella guerra Ucraina-Russia sono, a tutti gli effetti, un nuovo terreno di scontro. Ecco tutte le iniziative messe in atto dalle diverse piattaforme, come conseguenze delle sanzioni adottate contro la Russia.

    [Ultimo aggiornamento: 30 marzo]

    Sin dall’inizio della guerra Ucraina Russia, abbiamo cercato di raccontare come, in realtà, i social media siano oggi un terreno di scontro all’interno di questa crisi. Parliamo della prima guerra nell’era dei social media, un triste primato, che ci mostra come questi oggi giocano un ruolo fondamentale, per informare e informarsi.

    Giunti ormai a oltre due settimane dall’inizio delle ostilità, iniziate il 24 febbraio scorso, giorno in cui è iniziato l’attacco su larga scala da parte della Russia in Ucraina, cerchiamo di fare un po’ il punto della situazione rispetto alle iniziative che le piattaforme social media, o meglio le aziende che le guidano, hanno preso come conseguenza delle sanzioni che buona parte del mondo ha messo in atto.

    Come abbiamo detto, in questi giorni di angoscia globale, i social media sono stati usati per offrire un racconto, quasi in tempo reale, di ciò che accade sul campo (qui gli account che suggeriamo di seguire su Twitter), un filo diretto ininterrotto con la guerra, una condizione mai vista prima. Ma, allo stesso tempo, i social media sono stati il mezzo attraverso il quale condividere propaganda, fake news, disinformazione. In situazione di guerra, la propaganda gioca sempre un ruolo, nell’era dei social media tutto questo viaggia a velocità più sostenuta.

    Ma vediamo di fare il punto su come i social media si sono comportati, e continuano a farlo, dall’inizio della guerra ad oggi.

    Come agiscono i social media nel conflitto Ucraina Russia

    Meta, Facebook, Instagram

    E partiamo da Meta, la società che vede al suo interno le piattaforme social media come Facebook, Instagram, Messenger. Stiamo parlando delle piattaforme tra le più usate al mondo che superano, singolarmente, il traguardo di 1 miliardo di utenti. Facebook da sola ne fa ormai 3 miliardi.

    Ebbene, Facebook tra Russia e Ucraina contava circa 100 milioni di utenti (70 milioni in Russia e 25 milioni in Ucraina). Come sappiamo, alla fine della prima settimana della guerra, Facebook è stata bloccata in Russia, dopo essersi rifiutata di rimuovere le etichette che indicavano i contenuti di disinformazione dagli account delle emittenti televisive russe di stato, come RT e Sputnik. Il passo successivo di Meta è stato quello di sospendere iniziative di advertising da parte di queste emittenti, impedendo loro di usare Facebook come veicolo di informazione.

    Meta e l’appello a bloccare gli account

    La scorsa settimana Facebook ha risposto all’appello Uk che chiedeva di bloccare gli account di RT e Sputnik. Su Instagram, Meta ha poi criptato tutte le conversazioni private, questo sia in Russia che in Ucraina.

    Ed è di oggi la notizia che su Facebook e su Instagram sarà possibile pubblicare contenuti che in altre situazioni sarebbero vietate. Compresi gli inviti a danneggiare o addirittura la morte di soldati o politici russi. Andy Stone, portavoce di Meta, in merito ha detto: “Come conseguenza dell’invasione russa dell’Ucraina, abbiamo temporaneamente fatto delle concessioni verso forme di espressione politica che normalmente violerebbero le nostre regole, come discorsi violenti tipo ‘morte agli invasori russi’. Non permetteremo appelli credibili alla violenza contro i civili russi“. Non si tratta di permettere la possibilità di minacciare liberamente, ma Meta permetterà l’uso di dichiarazioni di difesa nel contesto della guerra.

    E sempre per quanto riguarda Meta, arriva un nuovo aggiornamento. I procuratori russi si sarebbero rivolti ad un tribunale russo chiedendo che Facebook e Instagram vengano dichiarate “piattaforme estremiste”. Se venisse approvata questa richiesta, si tratterebbe di un ulteriore “giro di vite” rispetto a quello che è la guerra sui social media.

    Instagram messa al bando in Russia

    [Aggiornamento/12 marzo] Come conseguenza della messa al bando di Instagram il prossimo lunedì 14 marzo 2022, in Russia, Nick Clegg su Twitter pubblica un comunicato in cui spiega, in via eccezionale, che sulle sue piattaforme, modificando in via eccezionale e temporaneamente le regole d’uso, sarà consentito utilizzare “appelli alla violenza contro i soldati russi”, solo in Ucraina. Anche se Clegg aggiunge che non sarà tollerata alcuna forma di “russofobia”.

    Guerra Ucraina Russia, ecco chi seguire su Twitter

    “Meta è una organizzazione estremista”

    [Aggiornamento/ 21 marzo]

    Come anticipato qualche giorno fa, la richiesta di etichettare Facebook e Instagram come organizzazioni estremiste ha trovato conferma in una sentenza di una Corte russa che ha definito Meta, appunto, una organizzazioni estremiste mettendo al bando tutte le attività sul suolo russo.

    Twitter

    Passiamo a vedere adesso cosa ha fatto e cosa sta facendo Twitter, la piattaforma guidata oggi da Parag Agrawal.

    Sempre nella prima settimana della guerra, Twitter ha sospeso temporaneamente tutti gli annunci pubblicitari che provengono dagli account delle emittenti televisive di stato russe, in Russia e in Ucraina. Nei primissimi giorni, Twitter ha apposto etichette indicanti contenuti di disinformazione agli account delle Tv di stato russe, riducendo le impressions e il downraniking dei contenuti pubblicati.

    https://twitter.com/TwitterSafety/status/1497353976588689411

    Come anche per Facebook, anche Twitter, sempre alla fine della prima settimana di guerra, è stata messa al bando in Russia. In risposta a questo, Twitter ha rimosso un centinaio di account sulla piattaforma che pubblicavano contenuti a sostengo della Russia con l’hashtag #IStandWithPutin.

    Sempre nell’ordine delle iniziative, e proprio in conseguenza del ban in Russia, qualche giorno fa Twitter ha lanciato la versione TOR della piattaforma, sfruttando appunto il sistema che protegge la privacy e aggira la censura, proprio per permettere agli utenti russi di continuare ad usare la piattaforma.

    E, notizia di ieri, Twitter, come anche Facebook, ha rimosso il tweet dell’ambasciata russa in Uk, per le false affermazioni riguardanti il bombardamento di un ospedale pediatrico nella città ucraina di Mariupol.

    Google e YouTube

    YouTube, di proprietà di Google, ha negato l’accesso ai media russi statali per gli utenti in Ucraina e ha sospeso le iniziative pubblicitarie per diversi canali russi. I contenuti video delle emittenti tv statali russe sono stati anche rimossi dai contenuti raccomandati.

    Come sappiamo, anche Google ha cessato tutte le sue iniziative pubblicitarie dopo che l’autorità delle comunicazioni russa aveva ordinato al colosso di Mountain View di cessare la diffusione di disinformazione su YouTube.

    [Aggiornamento/ 24 marzo] 

    Il regolatore per le comunicazione russo ha bloccato Google News in Russia, con l’accusa di aver contribuito a diffondere disinformazione. Allo stesso tempo Google non passerà più annunci su YouTube che ignorino la guerra in Ucraina.

    TikTok

    TikTok, come abbiamo anche riportato qui sul nostro blog, a inizio di questa settimana ha fatto sapere chein Russia non è più possibile caricare nuovi contenuti video e fare nuove dirette. Un provvedimento, ricordiamolo, reso necessario dopo l’approvazione della nuova legge russa sulle fake news che prevede anche fino a 15 anni di carcere. La piattaforma, nei primi giorni della guerra è stata usata spesso, anche da militari, per mostrare scene di guerra, ma anche per diffondere propaganda e disinformazione.

    TikTok sospende le dirette e upload di nuovi video in Russia

    Nei giorni scorsi, la piattaforma della società cinese ByteDance ha etichettato come fake news i contenuti video degli account appartenenti alle tv russe di stato.

    [Aggiornamento/ 18 marzo]

    L’app di proprietà della cinese ByteDance ha donato 5 milioni di dollari per sostenere tutte le attività umanitarie che si stanno adoperando per l’Ucraina, tra le quali Unicef e Unhcr.

    Reddit e Snapchat

    Anche Reddit ha assunto iniziative in questo contesto. La piattaforma molto usata negli Usa ha vietato la condivisione dei link che facessero riferimento alle emittenti di stato russe.

    Snapchat ha sospeso tutte le attività di advertising in Russia, Bielorussia e Ucraina e mettendo in pausa tutte le attività pubblicitarie di entità russe e bielorusse. Snapchat ha anche temporaneamente sospeso la funzione “Snap Map” per l’Ucraina, si tratta della funzione mostra quanti “snap” sono stati creati in luoghi particolari.

    Ecco, queste tutte le iniziative messe in atto finora dalle principali piattaforme social media, tenuto conto che tutte hanno preso parte, o organizzato, attività benefiche per l’Ucraina. E in questo contesto va citata anche Pinterest.

    Ovviamente, siamo qui ad aggiornare questo articolo man mano che nuove iniziative saranno annunciate.

  • Amazon presenta Amp, le stanze audio con la musica

    Amazon presenta Amp, le stanze audio con la musica

    Amazon presenta Amp, la sua app di stanze audio ma con la musica. Per ora è in versione beta solo negli Usa e su iOS. I creator potranno utilizzare musica con licenza gratuita e creare il proprio show radiofonico.

    Mentre in tanti si stanno chiedendo in questo periodo, “ma che fine ha fatto Clubhouse?“, ecco che arriva Amazon a dare vita al suo progetto audio.

    Sì, anche Amazon avrà la sua piattaforma di stanze audio, sotto forma di app solo su iOS, proprio in stile Clubhouse, e si chiama Amp. Ma c’è una differenza sostanziale. Amp permette a tutti, in realtà, di creare stanze audio non solo per conversare, ma per ascoltare musica.

    In pratica, con Amp ognuno può fare il suo live show radiofonico, attingendo a “decine di milioni di canzoni su licenza” delle tre grandi etichette discografiche coinvolte, Universal Music Group, Sony Music Entertainment, Warner Music Group, e “una lunga lista” di etichette indipendenti, le cosiddette indies”, come Beggars Group, Believe, CD Baby, e PIAS.

    Amp, ognuno può fare la sua radio

    Ognuno potrà quindi fare la propria radio, quell’elemento che mancava su Clubhouse, così come su Twitter Spaces, la piattaforma di spazi audio di Twitter che in pratica adesso ha preso il posto di Clubhouse.

    Amazon Amp, le stanze audio con la musica

    Già perché con Amp si potranno fare spazi, o stanze, audio parlando al proprio pubblico, conversando in chat, facendo poi ascoltare musica attraverso una playlist predisposta in precedenza.

    Al momento Amazon ha lanciato Amp in versione beta solo negli Usa, per ora, accedendo con le credenziali Amazon. I creator che daranno vita a spazi audio su questa piattaforma avranno la possibilità di programmarli, gestire gli interventi da parte del pubblico.

    Come detto, la musica la si potrà usare gratuitamente e aiuterà i creator a rendere lo spazio ancora più coinvolgente parlando del tema oggetto dello spazio stesso. Come sport, cultura, attualità. Allo stesso modo di come accade all’interno di qualsiasi altro programma radio.

    Amp, coinvolti grandi artisti per il lancio

    Per lanciare questa nuova modalità, Amazon ha pensato di coinvolgere artisti come Nicki Minaj, Pusha T, Tinashe, Travis Barker, Lil Yachty e Big Boi.

    Cos’ha dunque Amp che Twitter Spaces o Clubhouse o anche le Live Audio Rooms di Facebook non hanno? Semplice, la musica.

    Quasi tutti i tentativi di creare stanze, o spazi, audio, a partire da Clubhouse a cui va dato merito di aver animato lo scenario dei social media in piena pandemia, si sono concentrati sulla conversazione. E se avete avuto modo di partecipare a qualche spazio su Twitter Spaces o a qualche stanza su Clubhouse, vi sarete resi conto che in tante occasioni la musica sembrava essere l’elemento mancante. O ancora, almeno nella fase iniziale di Clubhouse, ma anche su Twitter Spaces, non mancavano incontri dove si sentiva solo musica, con l’elevato rischio, sicuro, di vedersi chiudere quello spazio per l’uso di musica senza la dovuta licenza.

    Una situazione simile si vede anche su Instagram, con dirette interrotte per il fatto di trasmettere musica senza licenza.

    Amp e la musica con licenza libera

    Amazon, dunque, offre un qualcosa in più, fornendo agli utenti musica con licenza d’uso liberamente e con la possibilità di poter costruire il proprio palinsesto, attorno allo sviluppo di un tema da trattare con gli utenti. E non è questo uno show radiofonico?

    Come dicevamo, al momento Amazon sta sperimentando Amp solo negli Usa, per un ristretto gruppo di persone, e solo su iOS.

    Al momento non si sa se vi saranno sviluppi anche su Android e non si sa se Amp potrà mai varcare i confini americani. Anche perché garantire la musica da usare con licenza gratuita non è cosa semplice da attuare in tutto il mondo.

    Se l’esperimento dovesse dare risultati positivi, allora potremmo sperare di poter vedere Amp anche in Europa e in Italia. E non sarebbe una cattiva idea.

    Intanto, si può seguire @onamp_, su Twitter, Instagram e TikTok per avere informazioni aggiornate.

  • TikTok sospende le dirette e upload di nuovi video in Russia

    TikTok sospende le dirette e upload di nuovi video in Russia

    TikTok, dopo essersi allineata con altre piattaforme social media nel sospendere gli account delle reti tv statali russe, sospende il caricamento di nuovi video e le dirette in Russia. Provvedimento necessario dopo l’approvazione della legge sulle fake news russa.

    Gli ultimi giorni, praticamente lo scorso fine settimana, sono stati scanditi da diverse iniziative in relazione al “conflitto Ucraina Russia“. Come vi abbiamo raccontato, ormai quasi tutte le aziende che gestiscono piattaforme social media hanno preso posizione, dando seguito, quindi, alle sanzioni già messe in atto contro la Russia.

    E mentre proprio la Russia ha messo al bando piattaforme come Facebook e Twitter, ultima, in ordine di tempo, è TikTok. La piattaforma di proprietà della cinese ByteDance (particolare rilevante in questo contesto) ha annunciato di sospendere il caricamento di nuovi contenuti video e le dirette streaming in Russia. Da questo provvedimento resta fuori il servizio di messaggistica all’interno dell’app.

    TikTok si allinea con le altre piattaforme

    Il provvedimento si è reso necessario, fa sapere TikTok su Twitter, in seguito all’approvazione della legge russa sulle fake news, approvata la scorsa settimana su precisa richiesta di Putin. Tale legge, infatti, prende di mira tutti i media che tentino di raccontare il conflitto Ucraina Russia come una “aggressione”. E se ci fosse qualche media, piattaforma social, che la raccontasse da questo punto di vista, o desse spazio a questa narrazione, rischierebbe pesanti sanzioni come multe e fino a 15 anni di reclusione.

    TikTok sospende le dirette e upload di nuovi video in Russia

    Alla luce della nuova legge russa sulle ‘fake news’, non abbiamo altra scelta che sospendere il livestreaming e i nuovi contenuti del nostro servizio video, mentre prendiamo in considerazione le implicazioni di questa legge sulla sicurezza“, si legge nel secondo dei tre tweet con cui TikTok ha dato l’annuncio su Twitter.

    Nei giorni scorsi, TikTok si era unita a Meta, Twitter e YouTube nel vietare i media di stato russi all’interno dell’Unione europea e nell’etichettare tali media nel resto del mondo. Le piattaforme social media, come abbiamo già sottolineato, si sono trovate nel mezzo di una guerra d’informazione sull’invasione, con i leader ucraini, americani ed europei che chiedono loro di tagliare fuori la Russia. E allo stesso tempo, la Russia fa pressione sulle aziende per censurare i loro contenuti.

    Come scrivevamo qualche giorno fa, i social media costituiscono quindi un verso e proprio terreno di scontro.

    Val la pena di ricordare anche che TikTok nei giorni scorsi ha visto lievitare contenuti video, e dirette, che pretendevano di mostrare le azioni sul campo di guerra, contenuti che spesso non sono verificati, rischiando quindi di diffondere propaganda e disinformazione.

    Quasi 500 milioni di video con #Ukrainewar

    Secondo alcune informazioni, sula piattaforma si sono registrati quasi 500 milioni di contenuti video con l’hashtag #Ukrainewar e spesso alcuni di questi hanno ottenuto centinaia di migliaia di like. Su Instagram, sempre con lo stesso hashtag si sono registrati 125 mila video e i più popolari hanno ottenuto qualche migliaio di like.

    Guerra Ucraina Russia, ecco chi seguire su Twitter

    Questa misura non è che una dimostrazione di quanto la situazione sia grave, dal punto di vista dell’informazione, a testimonianza che in Russia non si può dare vita ad una informazione indipendente. Questo riguarda TikTok e tutte le altre piattaforme che in questo momento non hanno la possibilità di continuare ad operare liberamente.