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  • Social Media in Italia nel 2022, le piattaforme e non solo

    Social Media in Italia nel 2022, le piattaforme e non solo

    Ecco i dati principali della sezione dedicata all’Italia del Digital 2022 Global Overview Report. Gli italiani usano i social media per leggere nuove storie.

    Dopo aver dato uno sguardo globale all’ultima edizione di Digital 2022 Global Overview Report, sempre dallo stesso report, è il momento di guardare insieme quella che è la situazione dei Social Media in Italia nel, e per il, 2022.

    Sono dati sempre molto attesi e che ci offrono uno spaccato approfondito, e interessante, che ci accompagnerà lungo tutto questo anno con aggiornamenti periodici. Ma intanto, partiamo con questi dati che possono incontrare l’interesse di aziende ma anche di semplici utenti che vogliono capire più a fondo lo stato dei Social Media in Italia.

    Social Media in Italia 2022: 43,2 milioni di utenti

    Partiamo col dire che in Italia le persone connesse a Internet sono 50,85 milioni, vale a dire l’84,3% della popolazione italiana che è di 60,3 milioni. Le persone che usano i social media in maniera attiva sono 43,2 milioni, vale a dire il 71,6% della popolazione italiana.

    E proprio in relazione all’ultimo dato, il rapporto rileva che nel corso dell’ultimo anno le persone che usano i social media sono cresciute del 5,4%, vale a dire la metà del dato relativo a livello globale, con 2.2 milioni di nuovi utenti.

    Prima ancora di vedere i dati relativi a come e quanto gli utenti italiani usano i social media, è utile considerare forse, prima di tutto, che cosa spinge, nel 2022, gli italiani a usare i social media. Quali sono le motivazioni e che cosa cercano?

    Social Media in Italia 2022: cosa cercano gli italiani

    Ed eccola qua la risposta a queste domande: gli italiani vogliono leggere storie (48%). Al primo posto tra le ragioni per cui gli italiani usano questi strumenti troviamo, appunto, “leggere nuove storie”. Gli italiani vanno alla ricerca di storie, e questo può essere una indicazione unica per chi, come le aziende, i professionisti che sono alla ricerca di un mood da usare per coinvolgere le persone. Eccolo qua: raccontate storie.

    Motivi uso social media in Italia nel 2022

    Al secondo posto troviamo la motivazione per cui queste piattaforme sono nate, ossia quella di “restare in contatto con amici e familiari” (46,8%). In terza posizione, “riempire il tempo libero” (46,1%). Crearsi nuovi contatti e scoprire contenuti da brand sono in fondo alla classifica.

    Social Media in Italia 2022: leggero calo tempo di utilizzo

    Questa panoramica che vedete qui in basso, ci offre un colpo d’occhio molto esaustivo.

    Panoramica Social Media in Italia nel 2022
    Intanto, ricordiamo ancora una volta, in Italia gli utenti che usano i social media sono 43,2 milioni, in crescita del 5,4%, 2,2 milioni, nell’ultimo anno.

    In relazione al tempo trascorso sulle piattaforme social, il report rileva una durata media, per utente, di 1 ora e 47 minuti al giorno. Dato che fa segnare un lieve decremento del 4,5%, che corrisponde a 5 minuti in meno. Un dato che forse appare in contrasto con il periodo che abbiamo vissuto, e stiamo vivendo, che è quello della pandemia. Ci si aspettava forse una crescita, vito il periodo di massiccio utilizzo di strumenti digitali. Ebbene, forse il massiccio uso del digitale si è orientato verso altri strumenti.

    Gli italiani, in media, utilizzano 6 piattaforme social media ogni mese, il dato globale è di 7,5 piattaforme. Fra poco vedremo quale sono queste piattaforme che gli italiani usano e preferiscono.

    Dato demografico interessante da considerare è che il 50,8% degli utenti social media italiano sono uomini e 49,2% sono donne. Possiamo sostenere che vi è quasi parità.

    Social Media in Italia 2022: le piattaforme preferite

    E adesso vediamo quelle che sono le piattaforme social media che preferiscono gli italiani, quelle che amano di più, al di là dell’utilizzo che ne fanno.

    Piattaforme social media preferite in Italia nel 2022

    E non sorprende che al primo posto ci sia WhatsApp (39,7%), seguono poi le altre app di casa Meta come Instagram (21,7%) e Facebook (16,4%). Molto più staccato, troviamo Telegram (5,4%) e TikTok (3,4%). Twitter è preferito solo al 2,4%; poi Pinterest (2,2%), LinkedIn (1,2%), Messenger (1%) e chiude Discord (0,6%).

    Social Media in Italia 2022: le piattaforme più usate

    Queste, invece, sono le piattaforme social media più usate in Italia.

    Piattaforme social media più usate in Italia nel 2022

    E di nuovo, ai vertici, troviamo le app di Meta in un ordine leggermente diverse da prima. Infatti, WhatsApp, oltre che preferita, è anche l’app social media più usata in Italia (90,8%), seguita da Facebook (78,6%) e da Instagram (71,4%). Più staccata è Messenger (51,1%).

    Come prima, l’unica app capace di stare dietro al gruppo Meta è Telegram (45,3%), anche se forse qualcuno si sarebbe aspettato qualcosa di più. Poi troviamo TikTok (28,9%) e Twitter (28,2%), LinkedIn e Pinterest (27,6%), Skype (24,3%).

    Ecco, questo era il nostro resoconto su un report tra i più attesi, come ripetiamo sempre, oltre che utile e prezioso. Potete consultarlo e scaricarlo anche da qui.

  • Twitter al lavoro per evitare le mention indesiderate

    Twitter al lavoro per evitare le mention indesiderate

    Twitter starebbe lavorando ad una funzionalità che potrebbe essere “Lascia questa conversazione”, che permetterebbe agli utenti di rimuovere le mention indesiderate.

    Qualche anno fa mi ritrovai a conversare con un grande manager italiano e, tra una chiacchiera e un’altra, arrivammo a parlare di Twitter. Pur restandone sempre affascinato, mi guardò e mi disse: “Vedi Franz (mostrandomi un tweet in cui era menzionato) questo io non lo posso eliminare, su Facebook sì. Ecco perché Twitter mi piace poco“. In quel momento, potevo aggiungere veramente poco, aveva ragione.

    Uno dei grandi limiti di Twitter è da sempre l’attività di mention “selvaggia”, quella che prevede l’aggiunta dell’account all’interno del tweet, mention che nei fatti non è possibile annullare. Lo stesso vale poi nelle conversazioni che si sviluppano, con tweet di risposta pieni di mention che possono risultare non graditi.

    Questo per il semplice fatto che, a volte, la conversazione in cui si è menzionati possa degenerare o anche allontanarsi molto da quello che era il contenuto originale.

    In effetti ci sarebbe un modo per annullare il rumore di fondo e sarebbe quello di silenziare. Anche se si tratta di una modalità che rimane anonima, nel senso che l’autore del tweet non saprà mai che uno di quelli che è menzionato l’ha silenziata.

    Twitter al lavoro per evitare le mention indesiderate

    Twitter lavora ad una funzione per le mention indesiderate

    Ecco, tutto questo per inquadrare meglio la notizia di cui stiamo per parlarvi. Più che notizia, in effetti, per ora è solo un rumor. Ma, vista la fonte che l’ha resa nota, è molto probabile che si tratti di una anticipazione di qualcosa che verrà presto alla luce in maniera ufficiale.

    Jane Manchun Wong, reverse engineering non nuova a scovare novità, ha scoperto che Twitter starebbe lavorando ad una nuova funzionalità che permetterebbe agli utenti di “lasciare la conversazione” nel momento in cui ci si trovi di fronte ad una mention indesiderata.

    Ecco come potrebbe essere

    Dal tweet si vede uno screenshot della funzionalità, che potrebbe prendere il nome “Lascia questa conversazione”, con un bottone grande, cliccato il quale si attiveranno queste tre opzioni di default:

    • Annullare la mention: il nome resta ma non si riceveranno più notifiche dalla conversazione;
    • Bloccare la mention: le persone non potranno più menzionare quell’utente in quella conversazione specifica;
    • Bloccare le notifiche: non si riceveranno più notifiche relative alla conversazione specifica, anche se sarà sempre e comunque visibile.

    Quindi, scegliendo questa funzionalità, il nome dell’account (il nome scelto dopo la @) resterà all’interno del tweet ma non sarà più linkabile. Di conseguenza, non si riceveranno più notifiche e si potrà essere più menzionati nella conversazione.

    Come potete vedere, si tratta di una funzionalità che andrebbe oltre il semplice silenziare la conversazione.

    Questa modalità, se confermata, andrebbe quindi ad aggiungersi a “Rimuovi tag dalla foto“, la funzionalità che permette agli utenti di rimuovere il tag, questa volta, da una immagine all’interno di un tweet che risulta essere indesiderato.

    Fine all’effetto “canoa”

    Se andasse in porto questa funzionalità “Lascia questa conversazione”, si metterebbe fine a quel fenomeno che va sotto il nome di “canoa di Twitter”, locuzione coniata da Lindsey Weber indicando quel fenomeno che vede un tweet crescere, man mano, con diverse mention. ” I partecipanti sono invitati a ‘prendere una pagaia’ per portare la canoa ‘a riva’, prima che ‘affondi’. In migliaia sono annegati in canoe rovesciate su Twitter“. Una forma che rende bene l’idea.

    Piccolo recap delle novità che Twitter ha lanciato ultimamente, due su tutte.

    La prima, la possibilità di pinnare le conversazioni nei DM, quindi si potranno riportare e fissare in alto le conversazioni solite che tenete con qualche utente in particolare.

    La seconda, che segnalavamo anche all’interno della nostra newsletter settimanale (non vi siete ancora registrati?🤔), è la funzione Safety Mode, che si sta propagando in Usa, Regno Unito, Canada, Australia, Irlanda e Nuova Zelanda, che applicherà un blocco a quegli utenti che fanno uso di linguaggio ingiurioso, violento o che disturbano la conversazione con risposte ripetute e con menzioni continue. Infatti, dicevamo proprio delle menzioni selvagge, e quindi tutto torna.

  • Manager e social media, sempre più brand ambassador

    Manager e social media, sempre più brand ambassador

    La nuova edizione della Social Top Manager di Reputation Manager rileva che ancora il 26% dei manager italiani è assente sui social media, e che il 26% è invece inattivo. Tra i manager italiani, si fa strada la modalità d’uso da brand ambassador.

    A distanza di sei mesi, ecco la versione 2022 di uno dei report più interessanti che indagano il rapporto dei Manager italiani e il loro modo di usare i social media. Dalla precedente edizione, la nuova edizione di Social Top Manager di Reputation Manager evidenzia come ci sia stato un lieve miglioramento nell’uso. Infatti, se nella precedente edizione avevamo visto che ben il 32% dei manager era inattivo sui social media, adesso lo è il 26%. Un miglioramento lieve che comunque va registrato.

    Resta sempre poi il 26% di manager che invece è totalmente assente sui social media, vale a dire quasi un terzo.

    Più di un quarto dei manager non usa i social media

    E poi, va evidenziato come i Manager italiani usino i social media come strumenti per comunicare l’azienda che guidano. Una modalità da “brand ambassador” per l’appunto. I valori dell’azienda rientrano nello stile comunicativo del manager, e viceversa. Un processo che, proprio durante la pandemia da Covid-19 ha permesso agli executive di porsi come punto di riferimento per l’azienda e per le persone a cui parlano.

    Manager e social media, sempre più brand ambassador

    Altro interessante elemento, che vogliamo portare alla vostra attenzione, prima di passare a vedere i dati relativi alle performance dei manager sulle singole piattaforme social media, è che i manager si concentrano sempre di più sui temi legati all’ESG, ossia Environmental, Social e Governance. Il tema sociale, attenzione alla sostenibilità e a nuovi modelli di governance, temi emersi soprattutto durante e dopo la pandemia, sono entrati nel lessico comunicativo dei manager. I loro contenuti diffusi attraverso i social media hanno lo scopo di portare i propri follower a comprendere meglio i tempi che viviamo e a trovare nuove modalità e soluzioni per il futuro.

    Come potete vedere, si tratta di due elementi molto interessanti che delineano una evoluzione da questo punto di vista. Anche se, resta ancora molto alta la percentuale di manager che usano poco i social media.

    Social media e manager, i dati

    E ora passiamo a i dati per ogni singola piattaforma.

    I Social Top Manager stili comunicazione

    Prima di passare alle piattaforme social media, il report mette in evidenza come, ancora oggi, solo il 51% dei manager italiani è presente con una pagina su Wikipedia. Si tratta di un presidio importante da considerare, visto che il sito della più grande enciclopedia partecipativa online è uno dei link principali posizionati su Google.

    Passiamo adesso a guardare come i manager italiani usano LinkedIn. E, come già rilevato prima, sono due i grandi temi che guidano la comunicazione su LinkedIn dei top manager: le tematiche relative al mondo Esg e le performance positive delle aziende che guidano. Sono invece più rari i riferimenti al mercato di cui fanno parte e all’attualità.

    Manager su LinkedIn

    Tra i manager più seguiti sulla piattaforma di proprietà di Microsoft, al primo posto troviamo ancora l’Amministratore Delegato di Lamborghini Stephan Winkelmann, “Top Employers Italia 2022”, con i suoi 113 mila follower. Nella precedente edizione, pubblicata qui sul nostro InTime Blog, ne aveva 72 mila. Winkelmann è sempre molto attento alle ultime innovazioni tecnologiche, prova ne è che il 1° febbraio Lamborghini ha messo all’asta il suo primo Nft.

    I Social Top Manager su LinkedIn

    In seconda posizione, stabile l’Ad di Renault, Luca de Meo, con 76 mila follower, 14 mila in più dall’ultima edizione del report. Tra i contenuti postati dal manager italiano, ex Seat, la firma dei Women Empowerment Principles delle Nazioni Unite. De Meo ha ricordato come Renault sia la casa automobilistica con la più alta percentuale di occupazione femminile nel settore, vicina al 25%, e ribadendo il proprio impegno su questo tema.

    In terza, stabile anche lui, troviamo Marco Alverà, Snam, con 65 mila follower, 11 mila in più dall’ultima rilevazione. Da segnalare la “scalata” di Giampaolo Grossi, General Manager di Starbucks, che passa in settima posizione con 39 mila follower, 10 mila in più dall’ultima rilevazione.

    Dopo aver visto le performance dei manager italiani su LinkedIn, passiamo a vedere come usano Twitter, altra piattaforma sempre più centrale per gli executive italiani.

    Manager su Twitter

    Il presidente del Napoli, oltre che presidente della Filmauro, Aurelio de Laurentiis, è sempre molto attivo su Twitter e si conferma al primo posto tra i manager italiani più seguiti, con 684 mila follower, 16 mila in più dall’ultima rilevazione. De Laurentiis usa spesso lo strumento per parlare del suo Napoli, ma non disdegna di offrire la sua visione riguardo i temi di attualità.

    I Social Top Manager su Twitter

    In seconda posizione, stabile, troviamo il presidente della Juve, Andrea Agnelli, con 163 mila follower, 2 mila in più dall’ultima rilevazione. Il nipote dell’Avvocato però non usa lo strumento in modo costante, infatti è inattivo dallo scorso 18 giugno.

    In terza posizione troviamo Lapo Elkann, con i suoi 135 mila follower. Nella scorsa rilevazione era quarto con 108 mila follower. L’altro nipote dell’Avvocato usa lo strumento per parlare delle sue attività, spesso benefiche, senza trascurare i grande temi dell’attualità e, ovviamente, la Juve.

    Nella classifica troviamo anche lo stilista Giuseppe Zanotti, Lady Gaga ha indossato sue creazioni. Da segnalare l’ottima performance di Corrado Passera, co-fondatore di illimity bank, che riesce ad essere molto attivo anche su Twitter, oltre che su LinkedIn.

    Manager e Instagram

    Come già rilevato la scorsa volta, i manager italiani si stanno avvicinando anche a Instagram, piattaforma che riserva grandi soddisfazioni quando si è in grado di inquadrare la corretta comunicazione da usare sulla piattaforma.

    Il report ci riporta anche questa classifica, nella quale spiccano i manager del fashion e dello sport.

    Al primo posto, stabile, troviamo infatti Elisabetta Franchi, fondatrice di Betty Blue, con i suoi 2,7 milioni di follower, 200 mila in più dall’ultima rilevazione pubblicata qui sul nostro blog. La sua forza è quella di generare 9 mila interazioni in media per ogni post condiviso.

    I Social Top Manager su Instagram

    In seconda posizione, anche questa una conferma, troviamo Steven Zhang, presidente dell’Inter, con 534 mila follower, circa 16 mila in meno rispetto all’ultima rilevazione da noi riportata.

    Terzo posto, e anche qui una conferma, con Brunello Cucinelli, con 348 mila follower, 28 mila in più dall’ultima rilevazione a noi pubblicata. Il fondatore della omonima azienda usa Instagram per raccontare della sua azienda, ma anche per condividere pensieri su questi tempi che stiamo vivendo.

    Non è un caso che anche in quarta e quindi posizione, con Margherita Missoni (205 mila follower) e Renzo Rosso (181 mila follower), ci siano manager particolarmente affermati nel mondo della moda, uno dei settori principali del belpaese.

    Ecco, questa in sintesi l’analisi dell’Osservatorio Social Top Manager di Reputation Manager che potete anche scaricare.

  • Su Instagram arrivano i Like, privati, nelle Stories

    Su Instagram arrivano i Like, privati, nelle Stories

    Su Instagram arrivano i Like, privati, nelle Stories. Non ci sarà nessun contatore pubblico, i like saranno visibili solo all’utente.

    La notizia era stata già annunciata qualche tempo fa, ma adesso con l’annuncio di Adam Mosseri, è diventata ufficiale. Su Instagram stanno per arrivare i Like nelle Stories, ma saranno sempre privati.

    Come già sapete, per interagire con le Stories di Instagram si potevano usare le emoji che, comunque, rischiavano di intasare i DM, così come anche solo scrivere un commento. Tutto finiva all’interno dei messaggi privati.

    Ma con questa nuova funzionalità, i Like, molto attesi per le Stories, non compariranno all’interno dei messaggi privati. Infatti, da oggi nelle Stories comparirà una icona a forma di cuore con cui esprimere appunto un “Like”.

    Su Instagram arrivano i Like, privati, nelle Stories

    Nessun contatore visibile

    Non ci sarà nessun contatore visibile, se è questo che vi state chiedendo, ma il Like sarà visibile solo dall’utente che ha pubblicato la storia e lo stesso Like comparirà nella schermata che offre la possibilità di vedere che ha visto il contenuto insieme alle altre informazioni.

    Quindi, nessun contatore pubblico per i Like nelle storie, un approccio diverso da quello che Instagram ha tenuto per i post pubblicati all’interno del feed. Come ricorderete, Instagram aveva provato nel 2019 a nascondere i Like, per rendere gli utenti meno schiavi di una dinamica legata al “mi piace” poco salubre. Salvo poi fare marcia indietro lo scorso anno, dopo due anni. Adesso sono gli utenti a decidere se i Like devono essere visibili, o meno. E da quello che si vede, tutti lasciano l’impostazione di default, ossia con i Like pubblici.

    L’idea sembra quella di provare a monitorare la reazione degli utenti rispetto a questa nuova possibilità. Anche se, ci scommettiamo, quella di rendere i Like pubblici non è un’idea così remota e presto potrebbe comparire un contatore. Vedremo.

  • Safer Internet Day 2022, ecco 10 consigli di Twitter

    Safer Internet Day 2022, ecco 10 consigli di Twitter

    Safer Internet Day 2022, la Giornata Internazionale per la promozione di un Internet più sicuro. Ecco 10 consigli di Twitter per una conversazione più sicura.

    Safer Internet Day 2022, la Giornata Internazionale per la promozione di un Internet più sicuro. E questa giornata, oggi 8 febbraio 2022, cade in un momento storico molto particolare, dove la sicurezza su Internet e sui social media in particolare, è molto sentita.

    E a proposito di social media, Twitter, come sempre in queste occasioni, fa sempre la sua parte. Intanto viene aggiunto a #SaferInternetDay, e ad altri hashtag annessi come #SicurezzaInRete, #GiornataMondialeDellaSicurezzaInRete, #GiornataDellaSicurezzaInRete e #SID, la emoji della giornata, un modo per incoraggiare la conversazione attorno a questi temi.

    E proprio per questa occasione, dicevamo, Twitter ha ideato una guida per illustrare tutte le funzioni a disposizione degli utenti per accrescere in prima persona la loro sicurezza e sentirsi sempre più a proprio agio quando si uniscono a una conversazione.

    Safer Internet Day 2022, consigli di Twitter

    Nuove funzioni per la sicurezza

    Infatti, segnalare un tweet non è l’unica azione disponibile. Esistono molte altre nuove funzioni dedicate alla sicurezza. Vediamole insieme:

    • Blocca: si può impedire a specifici account di contattare e seguire il proprio profilo, oltre a visualizzare i Tweet. Maggiori info sulla funzione a questo link;
    • Silenzia: si possono silenziare i Tweet di un account rimuovendoli dalla timeline senza bloccarlo o smettendo di seguirlo. Si possono anche silenziare determinate parole, conversazioni, frasi, username, emoji o hashtag. Maggiori info sulla funzione;
    • Rimuovi follower: non è necessario bloccare direttamente qualcuno su Twitter.
      Accedendo alla lista dei follower, infatti, è ora possibile rimuovere uno specifico account dal proprio elenco;
    • Contenuti sensibili: l’impostazione predefinita di Twitter è quella di avvertire l’utente quando si trova di fronte ad un contenuto potenzialmente sensibile. Si può modificare questa opzione nelle impostazioni del profilo, scegliendo di visualizzare sempre i contenuti sensibili.

    Consigli di sicurezza per i DM

    Ma Twitter offre dei consigli molto utili per mantenere sicuri la conversazione e lo scambio di messaggi tra gli utenti in DM, come questi:

    • Nascondi risposte: ogni utente può scegliere se rendere visibile o meno una risposta ad un proprio Tweet. Se una risposta è fuori tema o è spam si può cliccare su di essa e nasconderla. Le risposte non verranno cancellate, e per poterle visualizzare sarà necessario fare doppio click. Maggiori info qui;
    • Controlli di conversazione: ciascun utente di Twitter può scegliere in qualsiasi
      momento chi può rispondere o interagire con un proprio Tweet. Questa funzione è utile per gestire una conversazione senza dover ricorrere alla funzione Blocca e può prevenire lo spam. Qui la guida completa alle impostazioni per controllare le conversazioni;
    • DM: sarà l’utente a scegliere chi può contattarlo attraverso i DM – messaggi in privato. Le impostazioni dei DM permettono all’utente di filtrare i messaggi indesiderati e limitare i contatti da parte di persone che non si seguono. Maggiori informazioni a questo link.

    Come mantenere i dati in sicurezza

    Infine, ecco alcuni consigli per mantenere sicuri il proprio profilo e i propri dati:

    • Autenticazione a due fattori: oltre alla password, ogni utente può aggiungere un ulteriore livello di sicurezza per il proprio account. Maggiori info qui per scoprire come impostare questa funzione;
    • Protezione dei Tweet: gli utenti possono decidere di rendere i loro Tweet visibili solo ai propri follower. Qualora un altro utente desiderasse seguire un profilo non pubblico, si riceverà una richiesta di follow. Ecco maggiori informazioni su questa funzione;
    • Identificazione: si possono tenere separati gli amici reali da quelli di Internet. Quando un nuovo utente si unisce a Twitter verranno suggeriti gli account da seguire sulla base di e-mail e/o numeri di telefono, se forniti. Se non si vuole essere suggeriti ai nuovi account sulla base di questi dati, si può disabilitare la possibilità di essere identificati.
      Dettagli a questo link.
  • Se Facebook e Instagram scomparissero, una riflessione

    Se Facebook e Instagram scomparissero, una riflessione

    Ma davvero Facebook e Instagram rischiano di non funzionare più in Europa? Uno scenario, possibile quanto improbabile, che induce a fare una riflessione e a cambiare il nostro approccio verso i social media.

    Meta potrebbe chiudere le due piattaforme principali, come sono appunto Facebook e Instagram, in Europa. Una notizia che sta facendo il giro del mondo. Ma davvero potrebbe accadere una cosa del genere? Cerchiamo di capire perché potrebbe avverarsi questo scenario.

    Intanto partiamo da un punto fermo che è rappresentato dalla gestione dei dati degli utenti. Come sapete, con l’Europa da tempo esiste un contenzioso con le grandi aziende tech, che gestiscono app e piattaforme social media con centinaia di milioni di utenti, riguardo alla gestione dei dati al di fuori della SEE (Spazio Economico Europeo: Unione Europea incluse Norvegia, Liechtenstein e Islanda).

    Facebook e Instagram potrebbero non funzionare in Europa, lo scenario

    Il contenzioso, per cercare di essere sintetici ed esaustivi, nasce dal fatto che l’UE, prevede che il trattamento dei dati dei cittadini europei, al di fuori dell’Europa con diversa collocazione geografica, avvenga in due casi: nel caso lo richiedano gli stati esteri e nel caso lo richiedano le organizzazioni internazionali, come l’ONU e altre.

    Se Facebook e Instagram scomparissero, una riflessione

    Questo perché, mentre la circolazione dei dati dei cittadini europei è libera all’interno della SEE, è vietato che questo trattamento avvenga al di fuori.

    Però, nel caso del trattamento dei dati in paesi diversi dall’UE, il regolamento europeo richiede che il trattamento mantenga il principio dell’adeguatezza. Vale a dire, che le aziende che volessero trattare i dati di cittadini europei in server localizzati negli Usa, tanto per restare nella situazione di specie, devono osservare le regole europee previste dal famoso GDPR.

    Questo per avere un quadro chiaro della situazione sotto il profilo delle regole europee e per inquadrare meglio il tema.

    L’impossibilità di garantire alcuni servizi

    Ora, succede che nei documenti che Meta ha depositato presso la SEC (ricordiamo, l’ente americano equiparabile alla nostra Consob) ha delineato uno scenario in cui potrebbe accadere che, per via delle regole che vigono in Europa, l’impossibilità di garantire alcuni servizi (per i motivi che abbiamo visto sopra) come appunto Facebook e Instagram.

    I documenti sono quelli rivolti ai propri investitori e, come sempre accade in casi come questi, l’azienda prefigura anche gli scenari più nefasti, proprio per “avvisare” gli investitori che questo scenario, per quanto improbabile, potrebbe comunque verificarsi. Si tratta di una sorta: “non dite poi che non ve l’avevo detto!“. Ecco, proprio così.

    Come detto, lo scenario che Meta possa sospendere, o addirittura chiudere, Facebook e Instagram in Europa, rinunciando a oltre 300 milioni di utenti, è ipotesi assai remota, improbabile, impensabile. Eppure, se non viene trovato un accordo, cosa che invece avverrà, lo scenario potrebbe essere questo.

    Ma se, come abbiamo visto, questa ipotesi che Facebook e Instagram non dovessero più funzionare in Europa è probabile, quanto remota, non sarebbe invece il caso di porsi qualche domanda?

    È il momento di cambiare il nostro approccio verso i social media

    Non sarebbe il caso di cominciare a delineare uno scenario post-Facebook?

    Nel senso che, forse è meglio che cominciamo a rendere la nostra persona, i nostri profili, la nostra immagine meno dipendente dalle piattaforme social, meno dipendente dagli algoritmi, e cominciassimo a considerare la conversazione per come è.

    Insomma, fino ad ora, e la pandemia lo ha accentuato in un certo senso, abbiamo dedicato completamente le nostre esistenze a questi strumenti. Ben inteso, sono sempre validi e preziosi, ma come strumenti vanno utilizzati e non come esclusivi contenitori delle nostre esistenze.

    Anche perché, se continuassimo con questo approccio esclusivo, rischieremmo di restare senza la nostra esistenza digitale nel momento in cui queste piattaforme non dovessero più funzionare.

    Deve cambiare l’approccio

    Allora, l’approccio deve cambiare, e la pandemia, ancora una volta, ce lo ha dimostrato. Dobbiamo usare questi strumenti per comunicare con altre persone, mettendo in risalto la conversazione umana, quella che non dipende da algoritmi, ma solo dalla volontà di confrontarsi. Perché se un giorno tutto questo non dovesse più esistere, almeno siamo sicuri di aver creato una Relazione che può svilupparsi anche al di fuori di queste piattaforme. Saremmo sicuri che le nostre esistenza potrebbero continuare anche in altri luoghi, sempre con lo stesso approccio.

    Forse è un concetto ancora troppo astratto, che vale anche per le aziende, ma in qualche modo da questa notizia dobbiamo trarne un insegnamento e una riflessione.

    È arrivato il momento di usare i social media come strumenti di Relazione tra persone, senza lasciarsi guidare dagli algoritmi. Solo così potremmo essere sicuri di quello che abbiamo realizzato e non ci preoccuperemmo più di tanto se queste piattaforme dovessero scomparire, un giorno.

  • Su Twitter arrivano i giudizi negativi, ma non pubblici

    Su Twitter arrivano i giudizi negativi, ma non pubblici

    Su Twitter arriva la possibilità di esprimere giudizi negativi sui commenti, con la freccia verso il basso, anche se non saranno pubblici. Una modalità che si presta ad altri utilizzi rischiosi e ci si chiede, legittimamente, se sia una modalità utile.

    Twitter continua la strada dell’evoluzione, a suo modo. Dopo aver trascorso l’ultimo anno, il 2021, all’insegna dell’innovazione della piattaforma, introducendo importanti novità come Twitter Spaces, ad esempio, ecco che il 2022 inizia con l’introduzione dei giudizi negativi sui commenti, quello che in gergo viene definito downvoting. Altro non è che la possibilità di esprimere un parere negativo su un contenuto.

    Sulla piattaforma da 280 caratteri, i giudizi negativi ad un tweet di commento ad un altro potranno essere espressi cliccando, o facendo tap-in, su una freccetta che indica verso il basso. Tale giudizio però non verrà reso pubblico, ma resterà solo valido per l’algoritmo di Twitter. La raccolta di giudizi negativi sui tweet servirà alla piattaforma per meglio proporre contenuti interessanti per gli utenti.

    Invece, quelli che saranno espressi come giudizi positivi saranno pubblici, solo ed esclusivamente, sotto forma di like, quindi cuoricini.

    Pareri negativi in test per un piccolo gruppo di utenti

    La possibilità verrà estesa ad un piccolo gruppo, nella fase iniziale per la versione web e anche sull’app per iOS e Android. Poi sarà gradualmente disponibile per tutti gli utenti.

    Su Twitter arrivano i giudizi negativi non pubblici

    Twitter fa sapere che la fase di test ha rivelato che gli utenti farebbero ricorso al downvoting come alternativa alla possibilità di silenziare l’utente o di segnalare il contenuto come spam.  Infatti, dalla fase di sperimentazione, viene fuori che gli utenti hanno utilizzato i giudizi negativi con la finalità di indicare alla piattaforma quei contenuti che non vogliono vedere.

    Obiettivo di Twitter è sempre quello di migliorare la conversazione dal punto di vista della qualità.

    Non è certo la prima volta che su una piattaforma social media appare la possibilità di esprimere un parere negativo verso alcuni contenuti. Come sapete, questa possibilità esiste già su Reddit, anche se un po’ diversa da come la vuole adottare Twitter. Ed esiste anche su YouTube, anche sa da un po’ di tempo il numero dei giudizi negativi viene nascosto.

    Il tentativo di Facebook nel 2018

    Ci aveva provato anche Facebook nel 2018, facendo partire una fase di test, ma senza dare seguito a quella iniziativa.

    Abilitare la possibilità di esprimere un giudizio negativo ad un tweet di commento, un dislike per intenderci, può prestarsi ad usi differenti. Come, ad esempio, quello di segnalare come contenuti negativi quelli che esprimono opinioni diverse dalla nostra. E tutto questo verrebbe immagazzinato dall’algoritmo di Twitter, il quale non farà altro che costruire attorno a noi una bolla, grande, ma sempre con dei confini evidenti.

    Per non parlare di come questa possibilità di esprimere giudizi negativi possa trasformarsi in molestie mirate semplicemente per il gusto di farlo e per danneggiare altri utenti.

    Il rischio c’è e ci si chiede, legittimamente, se davvero questa funzionalità ha motivo di esistere su una piattaforma come Twitter.

  • Social Media nel 2022, ecco uno sguardo globale

    Social Media nel 2022, ecco uno sguardo globale

    Puntuale come sempre, in questo periodo, viene pubblicato uno dei report più attesi sui Social Media, il Digital 2022 Global Overview Report. Dai dati emerge che i Social Media crescono del 10%.

    Dopo aver visto la mappa che ci aiuterà, in questo 2022, ad orientarci all’interno del grande mondo dei social media, è il momento di dare uno sguardo globale grazie ai dati dell’ormai celebre Digital 2022 Global Overview Report, edizione gennaio 2022.

    Il rapporto, come ormai abbiamo imparato in questi anni, è ricco di informazioni e, come sempre, noi ci concentreremo proprio sui Social Media che, in questo ultimo anno, crescono, rispetto al numeri di utenti attivi, di ben il 10,1%.

    Partiamo quindi con il nostro racconto che, come sempre, inizia con il riportare i dati internet in generale, per poi avvicinarci ai dati sull’uso dei social media, numeri di utenti, piattaforme e casi che caratterizzeranno questo 2022.

    E quindi, partiamo col dire che oggi, nel mondo le persone connesse a Internet sono quasi 5 miliardi (4,95 miliardi) su una popolazione complessiva che ormai è arrivata a toccare gli 8 miliardi. E, rispetto all’ultimo anno, si riscontra una crescita del 4%. Per la verità, un dato che equivale ad un terzo, in termini percentuali, a quello registrato tra il 2015 e il 2016 con il 12,5%.

    Social Media nel 2022, uno sguardo globale

    Rispetto a questo dato, c’è da considerare il dato del 37% di persone che ancora oggi non riesce a connettersi a Internet nel mondo.

    Social Media 2022, crescono a due cifre

    Solo i Social Media crescono a due cifre, con +10,1% e 424 milioni nuovi utenti nel mondo (58,4% rispetto al totale della popolazione mondiale connessa a Internet) e +77 milioni nell’ultimo trimestre. Dato percentuale inferiore comunque a quello registrato un anno prima, quando era 13,2%, o inferiore a quello tra 2012 e 2013 con +16%.

    Restando sui dati che riguardano i social media, il numero di piattaforme, in media, usate per utente è 7,5.

    Il tempo trascorso sui social media, in media al giorno per utente, è di 2 ore e 27 minuti, in rialzo dell’1,4% rispetto ad un anno prima. Niente di paragonabile al dato relativo al 2016, quando si registrò +15,3%. Le quasi due ore e mezza giornaliera significano il 35,2% del tempo trascorso connessi a Internet, quindi oltre un terzo sul totale.

    Social Media 2022, tempo trascorso

    Restando sul tempo trascorso, il report ci offre la possibilità di vedere anche dove gli utenti trascorrono più tempo. E al primo posto troviamo YouTube con 23,7 ore al mese per utente; segue poi Facebook con 19,6 ore al mese, lo stesso tempo registrato su TikTok; WhatsApp con 18,6 ore al mese. Su Twitter 5,1 ore al mese.

    Per quanto riguarda TikTok, vero fenomeno del 2021, anno in cui ha superato 1 miliardo di utenti, il paese dove si registrato il numero di ore trascorse per mese è Uk, con 27,3 ore; a seguire la Russia con 26,3 ore; e Usa con 25,6 ore.

    Abbiamo visto prima il numero di 7,5 piattaforme usate dagli utenti ogni mese.

    Social Media nel 2022, iniziamo da questa mappa

    Social Media 2022, le piattaforme preferite dagli utenti

    Vediamo quindi adesso quali sono, effettivamente le piattaforme preferite dagli utenti, a livello globale, dove nelle prime tre posizione troviamo 3 delle 4 app della famiglia Meta. Messenger è infatti più distaccata:

    1. WhatsApp – 15,7%
    2. Instagram – 14,8%
    3. Facebook – 14,5%
    4. Wechat – 11,4%
    5. Douyin – 5,1%
    6. TikTok – 4,3%
    7. Twitter – 3,3%

    Social Media 2022, piattaforme preferite

    Social Media 2022, le piattaforme più usate

    E queste invece le piattaforme social media più usate, sempre a livello globale, dove ritroviamo quelle che appartengono ai famosi tre blocchi, e cioè: Meta, Tencent e Alphabet.

    1. Facebook
    2. YouTube
    3. WhatsApp
    4. Instagram
    5. Wechat
    6. TikTok
    7. Messenger

    Social Media 2022, piattaforme più usate

    Social Media 2022 e il lavoro

    Un aspetto molto interessante che coglie il rapporto è quello che riguarda i Social Media come strumento di lavoro. Dai dati emerge che 1 utente su 4 usa i social media per il proprio lavoro. Una cifra che tende ad essere più alta nei paesi con economie in via di sviluppo.

    Infatti, in Kenya il 41,5% degli utenti sostiene di usare i social media come strumenti per la propria attività; seguono poi le Filippine e Sud Africa, dove si nota che più di un terzo degli utenti usano i social media per lavoro (36,7% e 36,3%). La media a livello globale degli utenti che usano le piattaforme e le app social media per il lavoro è del 22,9%.

    Per fare esempi di paesi molto sviluppati, possiamo citare gli Usa 14,8%, Uk 13,3%, Francia 10,9%.

    In Italia la percentuale rilevata è molto bassa, si attesta infatti al 9,8%, quindi meno del dieci percento degli utenti italiani tra i 16 e i 64 anni. Un dato che, forse, sorprenderà tutti coloro che stanno leggendo in questo momento.

    Peggio fa anche la Germania con l’8,9%.

    Ecco, queste le nostre considerazioni sul report tra i più attesi dell’anno che invitiamo a consultare a questo indirizzo.

  • Cosa è successo davvero tra Spotify e Neil Young

    Cosa è successo davvero tra Spotify e Neil Young

    Lo scontro tra Spotify e Neil Young ha provocato delle conseguenze ben evidenti. Vediamo di capire bene cosa è successo e forse la vicenda poteva essere gestita meglio, da tutti.

    Lo scontro che si è consumato nei giorni scorsi tra Neil Young e Spotify ha avuto delle conseguenze inevitabili, sotto diversi profili. E c’era da aspettarselo, ovviamente.

    Piccolo riassunto: Neil Young mercoledì scorso si rivolge a Spotify chiedendo di rimuovere il suo catalogo musicale dall’app, in contrasto con i contenuti podcast di Joe Rogan che, secondo il grande rocker, “diffondono disinformazione sul Covid“. La risposta di Spotify non si fa attendere ed elimina tutto il catalogo del rocker di Toronto con oltre 6 milioni di stream ogni mese.

    E a stretto giro, anche la cantautrice di Neil Young, Joni Mitchell, ha chiesto la stessa cosa, come segno di solidarietà con il suo conterraneo.

    Spotify rimuove i contenuti di Neal Young

    Quindi Spotify, prima ancora di dare una risposta nel merito, senza neanche provare a preservare il vasto catalogo musicale che avrebbe perso, opera dei due grandi artisti, rimuove da subito scegliendo la strada più immediata che è quella di tenere invece i contenuti di Rogan.

    Cosa è successo davvero tra Spotify e Neil Young

    Ora, al di là di quello che si pensi, sembra improbabile che dopo tutto quello che abbiamo visto in questi due anni Spotify abbia tardato ad annunciare policy più precise da seguire sui contenuti a riguardo.

    Le regole arrivano qualche giorno dopo, quando ormai i giochi erano fatti, con l’app che non potrà più contare sulla musica di due grandi come Neil Young e Joni Mitchell. Una scelta adottata quindi senza pensare alle conseguenze.

    Già, le conseguenze.

    Le conseguenze della scelta per Spotify

    Diversi analisti finanziari hanno stimato che il titolo a Wall Street abbia perso, in valore di capitalizzazione, qualcosa come 4 miliardi di dollari dall’inizio del mese di gennaio e 2,8 miliardi solo negli ultimi giorni. Il titolo, tra il 26 e il 28 gennaio, ha perso il 6%.

    Quindi, quella che doveva essere una scelta facile e veloce, scegliendo Joe Rogan e i suoi, circa, 190 milioni di download al mese, senza dimenticare i 100 milioni di dollari pagati da Spotify per assicurarsi, in esclusiva, gli episodi di Rogan, ha comunque creato dei danni.

    È vero che ieri il titolo a Wall Street ha recuperato, anche in seguito alla pubblicazione delle nuove regole, ma resta ancora da recuperare -19,6% nel mese di gennaio.

    Il messaggio di Rogan

    Joe Rogan su Instagram ha voluto far sapere di essere dispiaciuto di quanto è accaduto sostenendo che il suo show “è cresciuto in modo esponenziale, non ero preparato“. Vedendo aumentare la sua audience e non esistendo delle regole precise, ecco che dal punto di vista di Rogan poteva succedere di tutto, anche che si infilassero informazioni fuorvianti su Covid e vaccini. E così è successo infatti.

     

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    Un post condiviso da Joe Rogan (@joerogan)

    Spotify da tutta questa vicenda ha qualcosa da recriminarsi. Una maggiore chiarezza sulle regole e una comunicazione tempestiva su quanto fatto sulla piattaforma, avrebbe sicuramente limitato i danni.

    Vogliamo che tutta la musica e i contenuti audio del mondo siano disponibili per gli utenti di Spotify” – spiega la società guidata da Daniel Ek -. “Da ciò deriva una grande responsabilità nel bilanciare sia la sicurezza per gli ascoltatori che la libertà per i creatori. Abbiamo adottato politiche dettagliate sui contenuti e dall’inizio della pandemia abbiamo rimosso oltre 20.000 episodi di podcast relativi a COVID-19. Ci dispiace che Neil abbia deciso di rimuovere la sua musica da Spotify, ma speriamo di poterlo accogliere presto sulla nostra piattaforma“.

    Spotify punta su Joe Rogan

    Da una attenta analisi, sembra che nessun episodio di Joe Rogan non abbia mai superato la soglia di avvertimento e quindi nessuno di essi sarebbe da sospendere per aver violato le policy. Resta comunque il fatto che Spotify avrebbe potuto spiegare prima, e meglio, lo stato delle cose, evitando di esaudire subito la richiesta di Neil Young.

    Si fosse intervenuto prima, si sarebbe anche placata la preoccupazione degli investitori, preoccupati che il gesto di Neil Young potesse essere seguito anche da altri. Preoccupazione legittima e che ha avuto, in effetti qualche riscontro.

    Ovviamente, Questa nostra breve analisi non è assolutamente una critica negativa verso Spotify che adesso ha le carte in regola per poter evitare situazioni simili e garantire ad artisti e ascoltatori la possibilità di ascoltare, e creare, musica e contenuti audio nel rispetto delle regole e della libertà, limitando al minimo le situazioni estreme.

    Anche Young avrebbe qualcosa da recriminarsi

    Prima di segnalarvi una piccola curiosità, val la pena evidenziare però l’uscita poco felice di Neil Young quando critica, con parole piuttosto colorite, la scarsa qualità dello streaming di Spotify. Poco elegante e assolutamente inopportuna, soprattutto se da quella piattaforma, per sua stessa ammissione, deriva il 60% dell’ascolto totale della sua musica.

    Ed ecco la curiosità. James Blunt, celebre cantante britannico, su Twitter ha scherzato sull’accaduto, nel tentativo di stemperare un po’ gli animi. E a quanto pare ci è anche riuscito:

    “Se Spotify non rimuove immediatamente Joe Rogan, allora rilascerò nuova musica sulla piattaforma”. Forse qualcuno alla lettura di questo tweet si sarà preoccupato (si scherza!), ma va riconosciuto che è molto autoironico.

  • Quando i social media sono un problema sul lavoro

    Quando i social media sono un problema sul lavoro

    Una recente ricerca di Kaspersky ci mostra come i social media possono costituire un problema per l’uso che gli utenti ne fanno e anche per il proprio lavoro.

    Una recente ricerca di Kaspersky, azienda leader per quanto riguarda i software per la sicurezza informatica, ha messo in evidenza quelle che sono le attitudini dei consumatori europei riguardo alla gestione del proprio profilo online. E quindi vale l’account sui social media, quello per l’home banking o quello usato per fare acquisti online.

    L’indagine ha coinvolto oltre 8.500 utenti di età superiore ai 16 anni e residenti in 11 paesi europei, Italia compresa (gli utenti italiani sono stati 1.072).

    Il report non è lunghissimo, ma mette in evidenza alcuni risultati interessanti che meritano di essere riportati e commentati. Soprattutto la parte che riguarda i social media e il lavoro.

    Gestire la propria identità digitale

    Come sappiamo, gestire il proprio profilo sui social media si intende gestire la propria immagine digitale. Costruire la propria immagine significa costruire il proprio personaggio, significa quindi raccontarsi, specificare i propri interessi, raccontare le proprie competenze. Tutto questo ha senso se si riesce a costruire attorno a questa attività un proprio pubblico che segue con attenzione quello che facciamo e come lo facciamo.

    Quando i social media sono un problema sul lavoro

    Possiamo dire che stiamo parlando di personal branding e, di certo, tutto questo ha a che fare con la Reputazione. Ecco, tutte le persone che gestiscono la propria immagine online, devono monitorare il modo in cui condividono contenuti e il modo in cui interagiscono con il proprio pubblico.

    Di fatto però viene a mancare un pezzo in tutto questo. Ed è la storia di ciascuno che non può essere immediatamente resa disponibile. Le persone interagiscono online, soprattutto attraverso i social media, per quello che vedono e non per quello che storicamente conoscono. E sulla base di questo gli utenti che ci seguono si fanno un’idea.

    Certo, la storia può essere raccontata, col tempo, e non in maniera immediata.

    I social media nella vita di tutti noi

    Ecco, tutta questa premessa perché una parte del report di Kaspersky si concentra sul ruolo che hanno i social media nella vita di ciascuno di noi e che conseguenze scaturiscono da ciò che postiamo, prendendo in considerazione anche il lavoro.

    Intanto, quello che emerge dalla ricerca è che l’84% degli utenti europei intende cancellare almeno una cosa che ha pubblicato nel tempo sui propri profili social media. La percentuale arriva poi all’82% di quelli che vorrebbero cancellare qualcosa pubblicata nell’ultimo anno. Un segnale questo che indica come il tema sia sempre più sentito, specie in un momento in cui c’è molta attenzione su questo fronte.

    Se guardiamo poi il dato che riguarda la Generazione Z, allora la percentuale di quelli che vogliono cancellare qualcosa pubblicata nell’ultimo anno sale all’86%. Tra gli over35 si arriva al 70%.

    Ma quali sono questi contenuti che gli utenti europei vogliono cancellare?

    Cosa vogliono cancellare gli utenti

    Nel 21% dei casi si tratta di una foto poco presentabile o una che contiene un tag indesiderato, questo nel 20% dei casi (18% in Italia). Il 17% degli utenti poi vorrebbe cancellare qualche elemento della propria storia che potrebbe essere frainteso o che addirittura possa apparire imbarazzante, nel 16% dei casi.

    Il report, come dicevamo, mette in relazione questi atteggiamenti anche con il lavoro. E si scopre, da questo punto di vista, alcuni contenuti sono diventati un problema per la propria occupazione e per la propria carriera.

    Praticamente 3 utenti su 10 (30%) ammettono che un post pubblicato sui social media ha costituito un problema per la loro carriera. Un dato che sale fino al 35% all’interno della Generazione Z.

    Per dare qualche dato in più, questo è vero per il 46% degli utenti svizzeri, per il 42% degli utenti slovacchi e per il 32% degli utenti in Uk e Austria. In Italia lo dichiara il 22% degli utenti.

    Social media e sofferenze sul lavoro

    Vi è poi un 42% di utenti che dichiara di conoscere almeno un utente che abbia sofferto, sul lavoro, in seguito a una pubblicazione su qualche piattaforma social. Dato analogo anche in Italia.

    Ma i datori di lavoro, o chi si occupa di selezionare figure lavorative, non sono gli unici a guardare come si muovono le persone. Anche i propri colleghi lo fanno. La ricerca evidenzia, appunto che il 40% degli utenti dichiara di aver giudicato un/una collega dopo aver visto il suo profilo sui social media. In Italia la percentuale è quasi la stessa con il 38%.

    Oltre a tutto questo, esiste poi un problema di percezione che ognuno di noi ha di sé e si preoccupa della percezione che possano avere gli altri. Questo è vero anche per ciò che riguardo i social media.

    La ricerca rileva come il 42% degli utenti afferma di non sentirsi pienamente rappresentato dal proprio profilo social (38% in Italia) e il 48% è convinto che altri, consultandolo, potrebbero farsi un’idea sbagliata.

    Infine, mentre il 15% degli utenti ha dichiarato di aver cancellato vecchi post vecchi di 5 anni (9% in Italia), il 65% dichiara di aver cancellato quelli degli ultimi due anni (stesso dato in Italia, di cui 16% negli ultimi 6 mesi). Questo a testimonianza del fatto che proprio negli ultimi anni questo tema per molti utenti è diventato centrale.

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