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  • Su Twitter arrivano i giudizi negativi, ma non pubblici

    Su Twitter arrivano i giudizi negativi, ma non pubblici

    Su Twitter arriva la possibilità di esprimere giudizi negativi sui commenti, con la freccia verso il basso, anche se non saranno pubblici. Una modalità che si presta ad altri utilizzi rischiosi e ci si chiede, legittimamente, se sia una modalità utile.

    Twitter continua la strada dell’evoluzione, a suo modo. Dopo aver trascorso l’ultimo anno, il 2021, all’insegna dell’innovazione della piattaforma, introducendo importanti novità come Twitter Spaces, ad esempio, ecco che il 2022 inizia con l’introduzione dei giudizi negativi sui commenti, quello che in gergo viene definito downvoting. Altro non è che la possibilità di esprimere un parere negativo su un contenuto.

    Sulla piattaforma da 280 caratteri, i giudizi negativi ad un tweet di commento ad un altro potranno essere espressi cliccando, o facendo tap-in, su una freccetta che indica verso il basso. Tale giudizio però non verrà reso pubblico, ma resterà solo valido per l’algoritmo di Twitter. La raccolta di giudizi negativi sui tweet servirà alla piattaforma per meglio proporre contenuti interessanti per gli utenti.

    Invece, quelli che saranno espressi come giudizi positivi saranno pubblici, solo ed esclusivamente, sotto forma di like, quindi cuoricini.

    Pareri negativi in test per un piccolo gruppo di utenti

    La possibilità verrà estesa ad un piccolo gruppo, nella fase iniziale per la versione web e anche sull’app per iOS e Android. Poi sarà gradualmente disponibile per tutti gli utenti.

    Su Twitter arrivano i giudizi negativi non pubblici

    Twitter fa sapere che la fase di test ha rivelato che gli utenti farebbero ricorso al downvoting come alternativa alla possibilità di silenziare l’utente o di segnalare il contenuto come spam.  Infatti, dalla fase di sperimentazione, viene fuori che gli utenti hanno utilizzato i giudizi negativi con la finalità di indicare alla piattaforma quei contenuti che non vogliono vedere.

    Obiettivo di Twitter è sempre quello di migliorare la conversazione dal punto di vista della qualità.

    Non è certo la prima volta che su una piattaforma social media appare la possibilità di esprimere un parere negativo verso alcuni contenuti. Come sapete, questa possibilità esiste già su Reddit, anche se un po’ diversa da come la vuole adottare Twitter. Ed esiste anche su YouTube, anche sa da un po’ di tempo il numero dei giudizi negativi viene nascosto.

    Il tentativo di Facebook nel 2018

    Ci aveva provato anche Facebook nel 2018, facendo partire una fase di test, ma senza dare seguito a quella iniziativa.

    Abilitare la possibilità di esprimere un giudizio negativo ad un tweet di commento, un dislike per intenderci, può prestarsi ad usi differenti. Come, ad esempio, quello di segnalare come contenuti negativi quelli che esprimono opinioni diverse dalla nostra. E tutto questo verrebbe immagazzinato dall’algoritmo di Twitter, il quale non farà altro che costruire attorno a noi una bolla, grande, ma sempre con dei confini evidenti.

    Per non parlare di come questa possibilità di esprimere giudizi negativi possa trasformarsi in molestie mirate semplicemente per il gusto di farlo e per danneggiare altri utenti.

    Il rischio c’è e ci si chiede, legittimamente, se davvero questa funzionalità ha motivo di esistere su una piattaforma come Twitter.

  • Social Media nel 2022, ecco uno sguardo globale

    Social Media nel 2022, ecco uno sguardo globale

    Puntuale come sempre, in questo periodo, viene pubblicato uno dei report più attesi sui Social Media, il Digital 2022 Global Overview Report. Dai dati emerge che i Social Media crescono del 10%.

    Dopo aver visto la mappa che ci aiuterà, in questo 2022, ad orientarci all’interno del grande mondo dei social media, è il momento di dare uno sguardo globale grazie ai dati dell’ormai celebre Digital 2022 Global Overview Report, edizione gennaio 2022.

    Il rapporto, come ormai abbiamo imparato in questi anni, è ricco di informazioni e, come sempre, noi ci concentreremo proprio sui Social Media che, in questo ultimo anno, crescono, rispetto al numeri di utenti attivi, di ben il 10,1%.

    Partiamo quindi con il nostro racconto che, come sempre, inizia con il riportare i dati internet in generale, per poi avvicinarci ai dati sull’uso dei social media, numeri di utenti, piattaforme e casi che caratterizzeranno questo 2022.

    E quindi, partiamo col dire che oggi, nel mondo le persone connesse a Internet sono quasi 5 miliardi (4,95 miliardi) su una popolazione complessiva che ormai è arrivata a toccare gli 8 miliardi. E, rispetto all’ultimo anno, si riscontra una crescita del 4%. Per la verità, un dato che equivale ad un terzo, in termini percentuali, a quello registrato tra il 2015 e il 2016 con il 12,5%.

    Social Media nel 2022, uno sguardo globale

    Rispetto a questo dato, c’è da considerare il dato del 37% di persone che ancora oggi non riesce a connettersi a Internet nel mondo.

    Social Media 2022, crescono a due cifre

    Solo i Social Media crescono a due cifre, con +10,1% e 424 milioni nuovi utenti nel mondo (58,4% rispetto al totale della popolazione mondiale connessa a Internet) e +77 milioni nell’ultimo trimestre. Dato percentuale inferiore comunque a quello registrato un anno prima, quando era 13,2%, o inferiore a quello tra 2012 e 2013 con +16%.

    Restando sui dati che riguardano i social media, il numero di piattaforme, in media, usate per utente è 7,5.

    Il tempo trascorso sui social media, in media al giorno per utente, è di 2 ore e 27 minuti, in rialzo dell’1,4% rispetto ad un anno prima. Niente di paragonabile al dato relativo al 2016, quando si registrò +15,3%. Le quasi due ore e mezza giornaliera significano il 35,2% del tempo trascorso connessi a Internet, quindi oltre un terzo sul totale.

    Social Media 2022, tempo trascorso

    Restando sul tempo trascorso, il report ci offre la possibilità di vedere anche dove gli utenti trascorrono più tempo. E al primo posto troviamo YouTube con 23,7 ore al mese per utente; segue poi Facebook con 19,6 ore al mese, lo stesso tempo registrato su TikTok; WhatsApp con 18,6 ore al mese. Su Twitter 5,1 ore al mese.

    Per quanto riguarda TikTok, vero fenomeno del 2021, anno in cui ha superato 1 miliardo di utenti, il paese dove si registrato il numero di ore trascorse per mese è Uk, con 27,3 ore; a seguire la Russia con 26,3 ore; e Usa con 25,6 ore.

    Abbiamo visto prima il numero di 7,5 piattaforme usate dagli utenti ogni mese.

    Social Media nel 2022, iniziamo da questa mappa

    Social Media 2022, le piattaforme preferite dagli utenti

    Vediamo quindi adesso quali sono, effettivamente le piattaforme preferite dagli utenti, a livello globale, dove nelle prime tre posizione troviamo 3 delle 4 app della famiglia Meta. Messenger è infatti più distaccata:

    1. WhatsApp – 15,7%
    2. Instagram – 14,8%
    3. Facebook – 14,5%
    4. Wechat – 11,4%
    5. Douyin – 5,1%
    6. TikTok – 4,3%
    7. Twitter – 3,3%

    Social Media 2022, piattaforme preferite

    Social Media 2022, le piattaforme più usate

    E queste invece le piattaforme social media più usate, sempre a livello globale, dove ritroviamo quelle che appartengono ai famosi tre blocchi, e cioè: Meta, Tencent e Alphabet.

    1. Facebook
    2. YouTube
    3. WhatsApp
    4. Instagram
    5. Wechat
    6. TikTok
    7. Messenger

    Social Media 2022, piattaforme più usate

    Social Media 2022 e il lavoro

    Un aspetto molto interessante che coglie il rapporto è quello che riguarda i Social Media come strumento di lavoro. Dai dati emerge che 1 utente su 4 usa i social media per il proprio lavoro. Una cifra che tende ad essere più alta nei paesi con economie in via di sviluppo.

    Infatti, in Kenya il 41,5% degli utenti sostiene di usare i social media come strumenti per la propria attività; seguono poi le Filippine e Sud Africa, dove si nota che più di un terzo degli utenti usano i social media per lavoro (36,7% e 36,3%). La media a livello globale degli utenti che usano le piattaforme e le app social media per il lavoro è del 22,9%.

    Per fare esempi di paesi molto sviluppati, possiamo citare gli Usa 14,8%, Uk 13,3%, Francia 10,9%.

    In Italia la percentuale rilevata è molto bassa, si attesta infatti al 9,8%, quindi meno del dieci percento degli utenti italiani tra i 16 e i 64 anni. Un dato che, forse, sorprenderà tutti coloro che stanno leggendo in questo momento.

    Peggio fa anche la Germania con l’8,9%.

    Ecco, queste le nostre considerazioni sul report tra i più attesi dell’anno che invitiamo a consultare a questo indirizzo.

  • Cosa è successo davvero tra Spotify e Neil Young

    Cosa è successo davvero tra Spotify e Neil Young

    Lo scontro tra Spotify e Neil Young ha provocato delle conseguenze ben evidenti. Vediamo di capire bene cosa è successo e forse la vicenda poteva essere gestita meglio, da tutti.

    Lo scontro che si è consumato nei giorni scorsi tra Neil Young e Spotify ha avuto delle conseguenze inevitabili, sotto diversi profili. E c’era da aspettarselo, ovviamente.

    Piccolo riassunto: Neil Young mercoledì scorso si rivolge a Spotify chiedendo di rimuovere il suo catalogo musicale dall’app, in contrasto con i contenuti podcast di Joe Rogan che, secondo il grande rocker, “diffondono disinformazione sul Covid“. La risposta di Spotify non si fa attendere ed elimina tutto il catalogo del rocker di Toronto con oltre 6 milioni di stream ogni mese.

    E a stretto giro, anche la cantautrice di Neil Young, Joni Mitchell, ha chiesto la stessa cosa, come segno di solidarietà con il suo conterraneo.

    Spotify rimuove i contenuti di Neal Young

    Quindi Spotify, prima ancora di dare una risposta nel merito, senza neanche provare a preservare il vasto catalogo musicale che avrebbe perso, opera dei due grandi artisti, rimuove da subito scegliendo la strada più immediata che è quella di tenere invece i contenuti di Rogan.

    Cosa è successo davvero tra Spotify e Neil Young

    Ora, al di là di quello che si pensi, sembra improbabile che dopo tutto quello che abbiamo visto in questi due anni Spotify abbia tardato ad annunciare policy più precise da seguire sui contenuti a riguardo.

    Le regole arrivano qualche giorno dopo, quando ormai i giochi erano fatti, con l’app che non potrà più contare sulla musica di due grandi come Neil Young e Joni Mitchell. Una scelta adottata quindi senza pensare alle conseguenze.

    Già, le conseguenze.

    Le conseguenze della scelta per Spotify

    Diversi analisti finanziari hanno stimato che il titolo a Wall Street abbia perso, in valore di capitalizzazione, qualcosa come 4 miliardi di dollari dall’inizio del mese di gennaio e 2,8 miliardi solo negli ultimi giorni. Il titolo, tra il 26 e il 28 gennaio, ha perso il 6%.

    Quindi, quella che doveva essere una scelta facile e veloce, scegliendo Joe Rogan e i suoi, circa, 190 milioni di download al mese, senza dimenticare i 100 milioni di dollari pagati da Spotify per assicurarsi, in esclusiva, gli episodi di Rogan, ha comunque creato dei danni.

    È vero che ieri il titolo a Wall Street ha recuperato, anche in seguito alla pubblicazione delle nuove regole, ma resta ancora da recuperare -19,6% nel mese di gennaio.

    Il messaggio di Rogan

    Joe Rogan su Instagram ha voluto far sapere di essere dispiaciuto di quanto è accaduto sostenendo che il suo show “è cresciuto in modo esponenziale, non ero preparato“. Vedendo aumentare la sua audience e non esistendo delle regole precise, ecco che dal punto di vista di Rogan poteva succedere di tutto, anche che si infilassero informazioni fuorvianti su Covid e vaccini. E così è successo infatti.

     

    Visualizza questo post su Instagram

     

    Un post condiviso da Joe Rogan (@joerogan)

    Spotify da tutta questa vicenda ha qualcosa da recriminarsi. Una maggiore chiarezza sulle regole e una comunicazione tempestiva su quanto fatto sulla piattaforma, avrebbe sicuramente limitato i danni.

    Vogliamo che tutta la musica e i contenuti audio del mondo siano disponibili per gli utenti di Spotify” – spiega la società guidata da Daniel Ek -. “Da ciò deriva una grande responsabilità nel bilanciare sia la sicurezza per gli ascoltatori che la libertà per i creatori. Abbiamo adottato politiche dettagliate sui contenuti e dall’inizio della pandemia abbiamo rimosso oltre 20.000 episodi di podcast relativi a COVID-19. Ci dispiace che Neil abbia deciso di rimuovere la sua musica da Spotify, ma speriamo di poterlo accogliere presto sulla nostra piattaforma“.

    Spotify punta su Joe Rogan

    Da una attenta analisi, sembra che nessun episodio di Joe Rogan non abbia mai superato la soglia di avvertimento e quindi nessuno di essi sarebbe da sospendere per aver violato le policy. Resta comunque il fatto che Spotify avrebbe potuto spiegare prima, e meglio, lo stato delle cose, evitando di esaudire subito la richiesta di Neil Young.

    Si fosse intervenuto prima, si sarebbe anche placata la preoccupazione degli investitori, preoccupati che il gesto di Neil Young potesse essere seguito anche da altri. Preoccupazione legittima e che ha avuto, in effetti qualche riscontro.

    Ovviamente, Questa nostra breve analisi non è assolutamente una critica negativa verso Spotify che adesso ha le carte in regola per poter evitare situazioni simili e garantire ad artisti e ascoltatori la possibilità di ascoltare, e creare, musica e contenuti audio nel rispetto delle regole e della libertà, limitando al minimo le situazioni estreme.

    Anche Young avrebbe qualcosa da recriminarsi

    Prima di segnalarvi una piccola curiosità, val la pena evidenziare però l’uscita poco felice di Neil Young quando critica, con parole piuttosto colorite, la scarsa qualità dello streaming di Spotify. Poco elegante e assolutamente inopportuna, soprattutto se da quella piattaforma, per sua stessa ammissione, deriva il 60% dell’ascolto totale della sua musica.

    Ed ecco la curiosità. James Blunt, celebre cantante britannico, su Twitter ha scherzato sull’accaduto, nel tentativo di stemperare un po’ gli animi. E a quanto pare ci è anche riuscito:

    “Se Spotify non rimuove immediatamente Joe Rogan, allora rilascerò nuova musica sulla piattaforma”. Forse qualcuno alla lettura di questo tweet si sarà preoccupato (si scherza!), ma va riconosciuto che è molto autoironico.

  • Quando i social media sono un problema sul lavoro

    Quando i social media sono un problema sul lavoro

    Una recente ricerca di Kaspersky ci mostra come i social media possono costituire un problema per l’uso che gli utenti ne fanno e anche per il proprio lavoro.

    Una recente ricerca di Kaspersky, azienda leader per quanto riguarda i software per la sicurezza informatica, ha messo in evidenza quelle che sono le attitudini dei consumatori europei riguardo alla gestione del proprio profilo online. E quindi vale l’account sui social media, quello per l’home banking o quello usato per fare acquisti online.

    L’indagine ha coinvolto oltre 8.500 utenti di età superiore ai 16 anni e residenti in 11 paesi europei, Italia compresa (gli utenti italiani sono stati 1.072).

    Il report non è lunghissimo, ma mette in evidenza alcuni risultati interessanti che meritano di essere riportati e commentati. Soprattutto la parte che riguarda i social media e il lavoro.

    Gestire la propria identità digitale

    Come sappiamo, gestire il proprio profilo sui social media si intende gestire la propria immagine digitale. Costruire la propria immagine significa costruire il proprio personaggio, significa quindi raccontarsi, specificare i propri interessi, raccontare le proprie competenze. Tutto questo ha senso se si riesce a costruire attorno a questa attività un proprio pubblico che segue con attenzione quello che facciamo e come lo facciamo.

    Quando i social media sono un problema sul lavoro

    Possiamo dire che stiamo parlando di personal branding e, di certo, tutto questo ha a che fare con la Reputazione. Ecco, tutte le persone che gestiscono la propria immagine online, devono monitorare il modo in cui condividono contenuti e il modo in cui interagiscono con il proprio pubblico.

    Di fatto però viene a mancare un pezzo in tutto questo. Ed è la storia di ciascuno che non può essere immediatamente resa disponibile. Le persone interagiscono online, soprattutto attraverso i social media, per quello che vedono e non per quello che storicamente conoscono. E sulla base di questo gli utenti che ci seguono si fanno un’idea.

    Certo, la storia può essere raccontata, col tempo, e non in maniera immediata.

    I social media nella vita di tutti noi

    Ecco, tutta questa premessa perché una parte del report di Kaspersky si concentra sul ruolo che hanno i social media nella vita di ciascuno di noi e che conseguenze scaturiscono da ciò che postiamo, prendendo in considerazione anche il lavoro.

    Intanto, quello che emerge dalla ricerca è che l’84% degli utenti europei intende cancellare almeno una cosa che ha pubblicato nel tempo sui propri profili social media. La percentuale arriva poi all’82% di quelli che vorrebbero cancellare qualcosa pubblicata nell’ultimo anno. Un segnale questo che indica come il tema sia sempre più sentito, specie in un momento in cui c’è molta attenzione su questo fronte.

    Se guardiamo poi il dato che riguarda la Generazione Z, allora la percentuale di quelli che vogliono cancellare qualcosa pubblicata nell’ultimo anno sale all’86%. Tra gli over35 si arriva al 70%.

    Ma quali sono questi contenuti che gli utenti europei vogliono cancellare?

    Cosa vogliono cancellare gli utenti

    Nel 21% dei casi si tratta di una foto poco presentabile o una che contiene un tag indesiderato, questo nel 20% dei casi (18% in Italia). Il 17% degli utenti poi vorrebbe cancellare qualche elemento della propria storia che potrebbe essere frainteso o che addirittura possa apparire imbarazzante, nel 16% dei casi.

    Il report, come dicevamo, mette in relazione questi atteggiamenti anche con il lavoro. E si scopre, da questo punto di vista, alcuni contenuti sono diventati un problema per la propria occupazione e per la propria carriera.

    Praticamente 3 utenti su 10 (30%) ammettono che un post pubblicato sui social media ha costituito un problema per la loro carriera. Un dato che sale fino al 35% all’interno della Generazione Z.

    Per dare qualche dato in più, questo è vero per il 46% degli utenti svizzeri, per il 42% degli utenti slovacchi e per il 32% degli utenti in Uk e Austria. In Italia lo dichiara il 22% degli utenti.

    Social media e sofferenze sul lavoro

    Vi è poi un 42% di utenti che dichiara di conoscere almeno un utente che abbia sofferto, sul lavoro, in seguito a una pubblicazione su qualche piattaforma social. Dato analogo anche in Italia.

    Ma i datori di lavoro, o chi si occupa di selezionare figure lavorative, non sono gli unici a guardare come si muovono le persone. Anche i propri colleghi lo fanno. La ricerca evidenzia, appunto che il 40% degli utenti dichiara di aver giudicato un/una collega dopo aver visto il suo profilo sui social media. In Italia la percentuale è quasi la stessa con il 38%.

    Oltre a tutto questo, esiste poi un problema di percezione che ognuno di noi ha di sé e si preoccupa della percezione che possano avere gli altri. Questo è vero anche per ciò che riguardo i social media.

    La ricerca rileva come il 42% degli utenti afferma di non sentirsi pienamente rappresentato dal proprio profilo social (38% in Italia) e il 48% è convinto che altri, consultandolo, potrebbero farsi un’idea sbagliata.

    Infine, mentre il 15% degli utenti ha dichiarato di aver cancellato vecchi post vecchi di 5 anni (9% in Italia), il 65% dichiara di aver cancellato quelli degli ultimi due anni (stesso dato in Italia, di cui 16% negli ultimi 6 mesi). Questo a testimonianza del fatto che proprio negli ultimi anni questo tema per molti utenti è diventato centrale.

  • Mobile 2022, ecco le app social media più usate in Italia

    Mobile 2022, ecco le app social media più usate in Italia

    Dal recente report di AppAnnie, State of Mobile 2022, ricco di informazioni, ecco quelle che sono le app social media più usate e scaricate dagli italiani in ambito social media. Un quadro che ci aiuta a capire come interpretare il nuovo anno appena iniziato.

    Il recente report di AppAnnie, che di consueto ci fotografa il panorama Mobile guardando al nuovo anno, il 2022. Si tratta di un report molto corposo e pieno di informazioni, ma noi abbiamo cercato di provare a semplificarlo riportando quelle che sono le app social media più usate e scaricate nel nostro paese.

    Partendo da uno scenario globale in cui gli utenti smartphone trascorrono 4,8 ore al giorno sugli smartphone, un dato in crescita del 30% negli ultimi due anni, con 230 miliardi di app scaricate a livello globale, con una crescita del 5% in un anno (sono state più di 435 mila le app scaricate al minuto nel 2021), proviamo a delineare lo scenario italiano riportando le app social più scaricate e usate dagli italiani dal report di AppAnnie “State of Mobile 2022”.

    Mobile 2022, le app social media più usate in Italia

    Andando a vedere quali sono le app mobile più scaricate dagli italiani, per avere anche un quadro più chiaro per fare delle considerazioni sul 2022, si ha la conferma che la pandemia ha influito anche da questo punto di vista, un dettaglio che si coglie forse di più nel nostro paese rispetto ad altri paesi europei. Proprio dal punto di vista delle app più scaricate.

    Partiamo, dunque, dalle app della categoria Social, quelle che rientrano nella fascia dei social media, l’argomento che più ci interessa di solito.

    I trend delle app social media per il 2022

    A livello globale, i trend che caratterizzano l’uso delle app social media riguardano la Realtà Aumentata, fenomeno che su Snapchat conta ormai 6 miliardi di interazioni ogni giorno, e il Live Streaming, fenomeno cresciuto di 9 volte negli ultimi 4 anni, con una crescita delle app di streaming del 40% in un anno.

    Altro fenomeno, a livello globale, non è certamente nuovo, ma sicuramente il 2021 è stato il suo anno. E stiamo parlando di TikTok, la celebre app di video brevi, che risulta essere la più scaricata e usata più o meno ovunque e proprio nel 2021 ha raggiunto il traguardo di 1 miliardo di utenti.

    Di sicuro, il fenomeno crescente del Metaverso non potrà prescindere dal mobile, e questo lo vedremo già nel corso di questo 2022.

    Ma ora passiamo invece a vedere quali sono le app più scaricate e usate in Italia e osservare se, anche nel nostro paese, trovano spazio i trend che abbiamo appena evidenziato.

    Mobile 2022: le app social media più scaricate in Italia

    Le app social media più scaricate in Italia sono state nel corso del 2021, così come evidenziate dal report di AppAnnie, sono queste:

    1. IO, l’app dei servizi pubblici – lanciata nell’aprile 2020, l’app ha avuto un ruolo centrale durante la pandemia per ricevere tutta una serie di servizi, tra i quali anche quello riguardante la ricezione del green pass.
    2. WhatsApp – l’app di messaggistica istantanea di Meta è sempre molto amata nel nostro paese. L’app risulta essere la più scaricata, tenendo conto dell’Europa, in Uk e Francia.
    3. Telegram – sul podio l’altra app di messaggistica che nel nostro paese continua ad avere un notevole riscontro e lo scorso anno ha visto una crescita esponenziale quando l’app di Meta aveva comunicato di voler aggiornare le regole sulla privacy rendendole, in un primo momento, obbligatorie.
    4. TikTok – mentre l’app è prima, tra le più scaricate, in Germania, Russia e Turchia, oltre he a livello globale, nel nostro paese non rientra sul podio. Anche se, come vedremo tra poco, è quella, nella categoria Social, più usata dagli italiani.
    5. Instagram – la concorrenza tra l’app di Meta e l’app di ByteDance è sempre più serrata e lo si vede anche da questi numeri.

    Social Media nel 2022, iniziamo da questa mappa

    Mobile 2022: le app social media più usate dagli italiani

    E ora passiamo a vedere le app dove gli italiani trascorrono più tempo, e quindi usano di più. E sono:

    1. TikTok –  l’app di ByteDance anche nel nostro paese si conferma come quella più usata, un dato riscontrato in tutti i paesi EMEA, tra in Russia dove regna VKontakte.
    2. Bigo Live – in seconda posizione, tra le più usate nella categoria live streaming e si conferma anche nel nostro paese.
    3. Facebook – l’app di Meta, la principale piattaforma social media più usata in Italia, continua ad avere molto riscontro, in termini di utilizzo, anche da mobile.
    4. Follower Analytics for Instagram – app molto usata dagli utenti più giovani per tracciare l’andamento dei propri follower su Instagram.
    5. Joi – app di video chat molto popolare tra i più giovani.

    A parte il caso IO, diciamo che nel nostro paese trovano conferma i trend mobile del momento, come il fenomeno TikTok e quello del live streaming. Due trend emersi chiaramente durante la pandemia e che caratterizzeranno anche il 2022 appena iniziato. Senza contare il grande fenomeno del metaverso che entrerà prepotentemente nel nostro utilizzo quotidiano.

    Mobile 2022: ecco tutte le app più scaricate e usate in Italia

    Infine, diamo un’occhiata a quelle che sono le app più usate e scaricate in assoluto, considerando anche la categoria delle app in termini di utenti attivi mensili.

    Mobile 2022, le app più scaricate in Italia

    Mettendo da parte le app istituzionali e funzionali, come Poste ID, IO e VerificaC19, val la pena segnalare l’exploit di Vinted, l’app che permette di vendere e scambiare articoli nuovi e usati. E poi WhatsApp continua ad essere molto scaricata. TikTok è in ottava posizione e Instagram in decima.

    Se guardiamo invece il dato della spesa, in prima posizione troviamo Dazn, l’app di live streaming degli avvenimenti sportivi, in seconda posizione Disney+ e in terza Google One.

    In termini di utenti attivi mensili, in assoluto, nelle prime quattro posizioni troviamo tutte le principali app di Meta in questo ordine: WhatsApp, Facebook, Instagram e Messenger. In quinta posizione troviamo l’app di Amazon, in sesta Telegram e in settima posizione Spotify. Netflix è in decima posizione.

    Per tutte le altre informazioni, potete consultare il report qui.

  • Social Media nel 2022, iniziamo da questa mappa

    Social Media nel 2022, iniziamo da questa mappa

    Diamo uno sguardo al panorama dei Social Media per il 2022 con questa mappa, dalla quale si nota che le principali piattaforme sono in mano a 3 aziende.

    Il 2022 è iniziato da pochi giorni e, come sempre, è bene dare un’occhiata al panorama esteso dei social media, per meglio comprenderne le dimensioni. Da qui si potranno fare delle considerazioni, perché è indubbio che le piattaforme sono cambiate e cambieranno ancora. Ma è necessario, viste le ultime vicissitudini, cambiare anche approccio.

    Bene, allora osserviamo più da vicino questo panorama dei social media per il 2022, grazie ad una preziosa infografica di Visual Capitalist che, come ormai ci ha abituato da diversi anni, ci mostra un dato ormai chiaro a tutti: le piattaforme più usate, quelle con più iscritti in assoluto, sono in mano a sole tre aziende. E parliamo di Meta (Facebook, Instagram, Messenger e WhatsApp), Tencent (WeChat, QZone e QQ) e Alphabet (YouTube).

    Subito dietro troviamo ByteDance (TikTok e Douyin), Kuaishou e Microsoft (LinkedIn, Teams e Skype).

    Social Media 2022, iniziamo con questa mappa

    I social media nelle mani di 3 aziende

    Nelle classifica delle prime 10 piattaforme social media più usate, notiamo che 6 sono concentrate nelle mani di 3 aziende. Con Meta che vede tutte le sue app praticamente ai vertici.

    Oggi i social media sono utilizzati da 4,5 miliardi di persone, vale a dire il 57% della popolazione mondiale. E, pensate, solo Facebook conta 2,9 miliardi di utenti, risultando molto forte, in termini di base utenti, in India (350 milioni), Usa (193 milioni) e Indonesia (142,5 milioni).

    Anche WhatsApp ormai è diventata ben più di una semplice app di messaggistica, contando più di 2 miliardi di utenti e, come Facebook, ha la sua roccaforte in India (390 milioni di utenti) e in Brasile (108 milioni).

    Restando nella famiglia Meta, sappiamo che anche Instagram ha di recente superato i 2 miliardi di utenti, ma, trattandosi di uno scoop, la notizia non troverà, ancora, conferme da parte della società di Zuckerberg. Ecco perché all’interno di questa classifica la piattaforma viene ancora considerata con poco più di 1,28 miliardi di utenti.

    Social media 2022, iniziamo con questa mappa

    Le piattaforma con oltre 2 miliardi di utenti arrivano dagli Usa

    Le piattaforme social media che hanno superato i 2 miliardi di utenti provengono tutte dagli Usa, come appunto Facebook e WhatsApp, insieme a YouTube che si piazza in seconda posizione tra le piattaforme social media più usate, con 500 ore di video caricate ogni minuti. Ed è l’unica di Alphabet.

    E poi ci sono quelle piattaforme che hanno superato il miliardo di utenti, come Messenger (1,3 miliardi di utenti), Instagram, WeChat (1,2 miliardi di utenti). Più avanti due app molto simili tra loro come Kuaishou, che sta per “mano veloce”, e TikTok, di ByteDance, che nel 2021 ha superato il traguardo di 1 miliardo di utenti. L’altra piattaforma di ByteDance, gemella di TikTok, Douyin, invece conta oltre 600 milioni di utenti.

    Ora, questa grafica e questi dati mostrano come ormai le piattaforme social media, in mano a poche aziende, hanno di gran lunga superato i confini territoriali e sono sempre più parte delle nostre vite. Parole quest’ultime che suonano come banali nel 2022, ma che è importante ribadire, specie alla luce di quanto successo negli ultimi due anni.

    Social Media 2022, iniziamo con questa mappa

    Esiste un problema di regolamentazione, ormai fin troppo evidente, delicato e di non facile soluzione. Così come esiste un problema di gestione. Lo scorso anno abbiamo visto cosa è successo dopo i fatti di Capitol Hill, ma sarebbe anche giusto ricordare che ormai dal 2009 Facebook è messo al bando in Cina, così come Twitter. La lista poi sarebbe lunghissima.

    Così come non si deve dimenticare il tentativo di Donald Trump di passare alla scomposizione di TikTok negli Usa. Situazione che portò Oracle ad un passo dall’acquisizione e poi non se ne fece più nulla.

    La disinformazione non nasce con i social media

    C’è da considerare che il fenomeno della disinformazione non nasce con i social media, come alcuni ritengono. Già del 1814 si usava la disinformazione per depistare le opinioni, quando appunto in quell’anno si fece credere, ad opera del “Colonnello Du Bourg”, che Napoleone fosse morto, provocando il crollo della borsa di Londra, senza che nessuno verificasse la notizia. E allora non c’era Twitter.

    I social media, vista la loro natura, hanno solo moltiplicato il fenomeno, vista la rapidità con cui si diffondono le informazioni che spesso vengono presentate come veritiere al punto che lo stesso utente non riesce a distinguere ciò che è vero da ciò che è palesemente falso.

    Il tema, come si può facilmente intuire, è di enorme complessità che merita un approfondimento a parte. L’intento era quello di dare una dimensione numerica dei social media che cresceranno man mano che vi accederanno sempre più persone.

    E questo non è affatto escluso che possa accadere, anche a breve, visto che nel 2021 ben il 37% della popolazione mondiale non aveva accesso a internet.

  • Social Tv, ecco i programmi più social del 2021

    Social Tv, ecco i programmi più social del 2021

    Il fenomeno social tv è sempre più diffuso. Ecco quindi i programmi più social del 2021. Dall’analisi di Talkwalker, troviamo conferma che Instagram è il canale dell’interazione e Twitter il canale del racconto live.

    Il fenomeno Social Tv è cresciuto nel tempo e oggi permette di seguire una sorta di secondo palinsesto dei programmi Tv sui social media. negli ultimi 7/8 anni abbiamo assistito ad un crescendo del fenomeno, complice la diffusione degli strumenti e l’aver compreso, da parte delle reti Tv, che il coinvolgimento generato dai social media giova ai programmi stessi.

    Un fenomeno che ci ha sempre interessato e che abbiamo sempre seguito. Ecco perché oggi vogliamo presentarvi i risultati che Talkwalker ha raccolto, attraverso lo strumento Social Content Ratings™, nel corso di questo 2021 che sta volgendo al termine.

    Guardiamo insieme quindi i programmi Tv che nel corso degli ultimi 12 mesi, più precisamente dal 1 gennaio al 15 dicembre 2021, hanno generato più interazioni sui social media in Italia.

    Diciamo subito che i programmi TV più social del 2021 sono: Amici di Maria De Filippi, Grande Fratello (Mediaset), Festival di Sanremo, Che Tempo che Fa (Rai), Lol e The Ferragnez (Prime Video).

    Social Tv, ecco i programmi più social del 2021

    Se osserviamo bene, notiamo che questi programmi rappresentano il giusto mix di come oggi viene fruita la Tv italiana dagli utenti con programmi RAI, Mediaset e streaming (Prime Video in questo caso).

    Social Tv, la classifica dei programmi social 2021

    Nel dettaglio, Amici di Maria De Filippi (Mediaset) in 183 puntate ha totalizzato 152.374.000 interazioni (4.139.000 su Facebook, 121.614.000 su Instagram, e 26.053.000 su Twitter), seguita dal Grande Fratello Vip (Mediaset) che con tutte le sue 41 puntate ha totalizzato 104.673.000 interazioni complessive nel 2021 (23.159.000 su Facebook, 20.139.000 su Instagram e 1.908.000 su Twitter) e al terzo posto Che Tempo Che Fa (Rai) che nelle 31 puntate ha totalizzato 45.268.000 interazioni di cui 23.159.000 registrate su Facebook, 20.139.000 su Instagram e 1.908.000 su Twitter. Al quarto posto troviamo il Festival di Sanremo che con 5 serate registra un totale di 36.067.000 interazioni (3.459.000 su Facebook, 21.150.000 su Instagram e 11.350.000 su Twitter).

    Ad un primo sguardo, notiamo che trova conferma quello che abbiamo sempre sostenuto durante i nostri focus su momenti particolari andati in onda in Tv, e cioè che Instagram (lo vediamo dai numeri sopra) si conferma essere il canale dell’interazione, mentre Twitter si conferma essere il canale del racconto live.

    Sanremo sempre al primo posto

    Se guardassimo invece la classifica vista sopra dal unto di vista dei risultati in relazione al numero delle puntate andate in onda, si noterebbe che Festival di Sanremo (Rai) salirebbe al primo posto, davanti alla serata dell’Eurovision trasmessa da Rai che ha totalizzato 6.750.000 interazioni complessive (Facebook: 221.000; Instagram: 3.081.000; Twitter: 3.445.000), quindi Grande Fratello Vip (Mediaset), Che Tempo che Fa (Rai) al quarto posto, quindi a seguire Ballando sotto le stelle (Rai), L’isola dei Famosi (Mediaset) ed Amici (Mediaset).

    Guardando invece i programmi andati in onda sui canali in streaming, notiamo che The Ferragnez, la serie TV che racconta le vicende della famiglia di Chiara Ferragni e Fedez in onda da poche settimane, con 8.429.100 interazioni di cui 6.550 su Facebook, 8.360.700 su Instagram e 61.100 su Twitter; subito dietro troviamo “LoL –  Chi ride è fuori” (Prime Video) che nell’anno ha totalizzato 7.982.000 interazioni totali di cui 331.400 su Facebook, 7.284.600 su Instagram e 313.000 su Twitter. Al terzo posto “La Casa di Carta”, la serie Netflix che registra 6.684.000 interazioni totali, di cui 126.200 su Facebook, 6.177.000 su Instagram e 321.000 su Twitter.

    SkySport Uno avanti a tutti

    Nella classifica per “canali” SkySport Uno (Paytv) nel corso del 2021 totalizza 433.241.000 totali pari ad uno share Social Tv di 29,11%, seguito da Canale 5 con 369.773.000 interazioni (share 24,85%), Netflix (OTT) con 95.964.000 di interazioni (share 6,45%), quindi Rai Uno con 90.166.000 interazioni (share 6,06%) e poi Rai Tre con 67.610.000 (share 4,54%). In relazione a quest’ultimo dato, vanno segnalate le performance di Report con 7.283.000 interazioni, di cui 6.209.000 su Facebook. 270.000 su Instagram e 803.000 su Twitter.

    Per quanto riguarda le news, esaminando i tre principali canali, SkyTG24 totalizza 36.553.000 interazioni (di cui 11.209.000 su Facebook, 23.811.000 su Instagram e 1.532.000 su Twitter), segue Mediaset TgCom24 con 24.396.000 interazioni (14.115.000 su Facebook, 9.021.000 su Instagram e 1.226.000 su Twitter) e quindi RaiNews24 con 2.686.000 di interazioni di cui 1.487.000 su Facebook, 657.000 su Instagram e 542.000 su Twitter.

  • Instagram supera i 2 miliardi di utenti, ma non lo dirà

    Instagram supera i 2 miliardi di utenti, ma non lo dirà

    Instagram supera i 2 miliardi di utenti. A scoprirlo è stata la CNBC che secondo quanto riportato da alcuni dipendenti di Meta, il traguardo è stato raggiunto ad ottobre.

    Era dal giugno del 2018 che non si aveva più notizie del numero effettivo degli utenti attivi al mese su Instagram. Ma lo scoop della CNBC rivela oggi che quel numero ha superato i 2 miliardi di utenti. Non sono dati ufficiali, certo, ma comunque sono per avere un quadro effettivo sulla app di proprietà di Facebook, cioè no, di Meta.

    La notizia viene diffusa dal sito specializzato in informazioni aziendali e finanziarie citando come fonte dipendenti che lavorano in Instagram “con conoscenza della metrica” che riguarda, dal punto di vista temporale, il dato di questo autunno, quindi in chiusura della terza trimestrale.

    I dipendenti, citati da Salvador Rodriguez nel suo scoop, raccontano di essere venuti a conoscenza del numero all’interno di conversazioni interne all’azienda e, nello specifico, uno di essi ha rivelato che il traguardo dei 2 miliardi di utenti è stato raggiunto qualche giorno prima che Facebook cambiasse il nome in Meta.

    Instagram supera i 2 miliardi di utenti

    Intanto TikTok supera il miliardo

    Stiamo parlando di un dato che non è stato confermato da fonti ufficiali di Instagram, anche se resta comunque verosimile. Un dato questo che assume una importanza rilevante in un momento in cui la concorrenza di TikTok, che ha superato 1 miliardo di utenti (restando comunque vietata in India) si fa sempre più agguerrita e nel momento in cui Instagram è stata al centro dei Facebook Files.

    E proprio in relazione alle rivelazione di Frances Haugen, nei giorni scorsi il Congresso Usa ha ascoltato il CEO Adam Mosseri in audizione, il quale ha dichiarato che l’app è ormai pronta ad introdurre il parental control. Questo, in risposta a tutta la polemica sollevata dalle rivelazioni della Haugen in merito alla pericolosità di Instagram sugli adolescenti.

    Restando sul dato dei 2 miliardi di utenti, che come detto Instagram non ha confermato, e forse non lo farà (visto i tempi che corrono, appunto), va rilevato un ulteriore dato. E cioè, cosa peraltro nota, Instagram ha impiegato 8 anni per raggiungere il miliardo di utenti e, guardando questo dato, solo 3 anni per raggiungere i 2 miliardi di utenti.

    Instagram continua a crescere

    Un segnale non di poco conto, a dimostrazione che Instagram, nonostante davvero tutto quello che abbiamo visto nel corso di questo anno, continua a crescere. Se guardiamo Facebook e Instagram, le due principali piattaforme di Meta, allora notiamo mentre Instagram ha raddoppiato la sua base utenti in tre anni, Facebook è cresciuta solo del 30%. E poi, dal punto di vista delle entrate, secondo gli analisti finanziari Instagram dovrebbe crescere entro il prossimo anno del 30% fino a 60,5 miliardi di dollari, mentre Facebook crescer del 18%, arrivando a 135,1 miliardi di dollari.

    Questo scenario appena visto indica una sola cosa. E cioè che se è vero che Meta punti dritto verso il metaverso, combinando realtà virtuale e realtà aumentata, è però anche vero che per raggiungere quell’obiettivo è necessario che Instagram continui il suo percorso di crescita. Al momento è l’elemento più importante di tutta la famiglia Meta.

  • Ecco chi è Parag Agrawal, il nuovo CEO di Twitter

    Ecco chi è Parag Agrawal, il nuovo CEO di Twitter

    Ecco un profilo di Parag Agrawal, nuovo CEO di Twitter succeduto a Jack Dorsey. Il suo nome arricchisce la lista dei CEO di origine indiana delle grandi aziende tech.

    La stragrande maggioranza delle persone ha sentito il nome Parag Agrawal ieri per la prima volta, colti di sorpresa dalle dimissioni di Jack Dorsey da CEO di Twitter. Eppure, Parag Agrawal, nuovo CEO della società nata nel 2006 a San Francisco, Twitter la conosce bene.

    Per saperne di più, tracceremo un breve profilo del personaggio che fino a ieri ha ricoperto il ruolo di CTO di Twitter, funzione che ricopriva dal 2017. Il suo nome va ad aggiungersi alla già lunga lista di CEO di origine indiana che guidano aziende della Silicon Valley, e non solo, e, a soli 37 anni, è il più giovane CEO tra le aziende S&P500 (le 500 aziende americane quotate a Wall Street con la più alta capitalizzazione). E c’è già chi parla di “scuola indiana” alla guida delle aziende tecnologiche del futuro.

    Parag Agrawal, da Mumbai alla Silicon Valley

    Parag Agrawal nasce a Aimer, nello stato del Rajasthan, il 21 maggio del 1984 anche se da subito si trasferisce a Mumbai (quella che fino al 1995 si chiamava Bombay). Il padre era un ingegnere, alto funzionario del Dipartimento Indiano dell’Energia Atomica, e sua madre era un’insegnante.

    Si è laureato all’Indian Institute of Tehcnology Bombay (IIT Bombay) nel 2005 per poi trasferirsi negli Usa per proseguire i suoi studi e conseguire un dottorato di ricerca in informatica presso la Stanford University.

    Ecco chi è Parag Agrawal, il nuovo CEO di Twitter

    Nell’ottobre 2011 entra in Twitter per lavorare sulla pubblicità, diventando poi il rimo ingegnere della società ad assumere il titolo di “Distinguished Engineer“. Paraga Agrawal continua negli anni successivi il suo lavoro, ricoprendo altre mansioni. Fino a quando arriva la svolta con la nomina, nel 20217 con Dorsey come CEO, a CTO dell’azienda. Un ruolo che lo vede lavorare a stretto contatto con Dorsey, sempre più impegnato, in quel periodo, ad occuparsi anche dell’altra società, Square.

    Agrawar legato al progetto Bluesky

    In un questi ultimi 4 anni Parag Agrawal si occupa del problema tecnologico della piattaforma, come quello delle password. Ma il suo nome è legato invece al progetto Blue Sky, il progetto che ha come obiettivo di trasformare Twitter in una “piattaforma libera e decentralizzata”. Il progetto sta andando avanti, lavorando a stretto contatto con il team “Crypto” voluto da Dorsey, visto il suo grande interesse per i bitcoin, che adesso continuerà a seguire, in maniera esclusiva a questo punto, con Square e la sua app Cash.

    Il progetto Blue Sky continuerà a crescere sotto la guida diretta di Parag Agrawal, visto anche il suo ruolo, per rendere Twitter più veloce e più, appunto, decentralizzata. In questo solco si inserisce la partnership con Google Cloud e la gestione della timeline ad Amazon Web Services (AWS).

    Questo un primo profilo del personaggio Parag Agrawal, persona non conosciuta ai più, ma che conosce bene i meccanismi di Twitter e gli obiettivi che l’azienda vuole raggiungere. Entra il 2023 l’azienda deve puntare a 7,5 miliardi di dollari di ricavi e ad avere 315 milioni di utenti giornalieri (oggi 211 milioni). E, nel contempo, riuscire a costruire un equilibrio attorno alla piattaforma.

    Twitter e le conversazioni da destra

    Sappiamo delle ultime vicissitudini che hanno spinto la piattaforma a sospendere per sempre l’account di Donald Trump e sappiamo anche, da un recente studio, che l’algoritmo di Twitter (senza che la società sappia spiegare il perché) ha nei fatti favorito le conversazioni di destra sulla piattaforma. Situazioni che devono trovare un equilibrio guardando sempre a Twitter come “un luogo sano dove conversare”, parole sposate proprio da Parag Agrawal.

    Ecco, queste sono le due sfide più insidiose per Agrawal già per i prossimi due anni, sapendo bene che l’azienda ha innovato tanto la piattaforma, puntando anche su nuove forme di contenuto, come Twitter Spaces, riuscendo a fornire sempre nuove funzionalità agli utenti.

    Tutto questo però ha bisogno di un piano più organizzato e siamo sicuri, da quello che abbiamo riportato in questo articolo, e da quelle che sono le opinioni di chi lo conosce bene, che Parag Agrawal sarà all’altezza del suo compito.

    I tanti CEO di origine indiana

    Ma come dicevamo in apertura, il nome Parag Agrawal come nuovo CEO di Twitter si va ad inserire all’interno di una lista di nomi di origine indiana che guidano aziende tecnologiche della Silicon Valley, e non solo. La lista di nomi, tra i più importanti, hanno una caratteristica in comune. Un grande background tecnologico, quasi tutti ingegneri, e arrivano al ruolo di CEO per dare una volta all’azienda, alla ricerca di un maggiore equilibrio per raggiungere gli obiettivi.

    E parliamo di Sundar Pichai, che arriva a diventare CEO di Google nell’agosto del 2015 quando nasce Alphabet, di cui diventerà CEO quattro anni più tardi nel 2019.

    E parliamo di Satya Nadella, altro grande nome, CEO di Microsoft nominato nel febbraio del 2014, dopo Steve Ballmer. Con lui il colosso di Redmond diventa l’azienda più valutata al mondo, superando la Apple.

    E ancora, nella lista c’è anche Arvind Krishna, CEO della IBM, nominato nel gennaio dello scorso anno, definito da Ginni Rometty come “l’uomo giusto per la nuova era di IBM”.

    E di origine indiana sono anche Ajay Banga, CEO di Mastercard, Shantanu Narayen, CEO di Adobe.

  • Jack Dorsey lascia la guida di Twitter, subentra Parag Agrawal

    Jack Dorsey lascia la guida di Twitter, subentra Parag Agrawal

    Le notizie che si sono susseguite nel pomeriggio, hanno poi trovato conferma. Jack Dorsey, co-fondatore e CEO di Twitter, lascia il suo incarico e al suo posto arriva Parag Agrawal, attuale CTO.

    Nel pomeriggio italiano si sono susseguite una serie di notizie sulle fonti raccolte dalla CNBC, il celebre canale finanziario americano, che dava Jack Dorsey, co-founder e CEO di Twitter, pronto a lasciare la guida di Twitter “a breve”. E così è stato.

    Al suo posto arriva Parag Agrawal, già CTO di Twitter, come nuovo CEO con effetto immediato e lo stesso Dorsey resterà comunque all’interno dell’azienda da lui fondata insieme a Biz Stone e Evan Williams. Le notizie dicono che resterà all’interno del board fino al 2022.

    Si è trattato (quasi) di un fulmine a ciel sereno, come si dice in questi casi, che arriva proprio nel momento in cui Twitter ha cominciato ad innovare la piattaforma da 280 caratteri. Quello che gli azionisti, e non solo, hanno sempre richiesto negli ultimi anni.

    Jack Dorsey lascia la guida di Twitter, al suo posto Parag Agrawal

    Dorsey già CEO di Square

    Come noto, Jack Dorsey oltre ad essere CEO di Twitter è anche CEO di Square, la società specializzata nei pagamenti mobile. Un doppio incarico che è stato mal digerito sin dal suo, secondo, insediamento nel 2015.

    In molti hanno sempre ritenuto che proprio quel doppio incarico avesse conseguenze negative nella gestione dell’azienda Twitter.

    E come ricorderete, lo scorso anno, nel mese di febbraio, il Fondo Eliiott (lo stesso che detiene il AC Milan) cercò di mettere alla porta proprio il co-fondatore di Twitter, reo, secondo Paul Singer di non aver fatto abbastanza per la crescita della società. In pratica, il Fondo Elliott, forte del suo ruolo di azionista di maggioranza, voleva fare spazio ad un suo uomo per avere un controllo più diretto della società.

    L’operazione venne poi stoppata, a distanza di pochi giorni, quando arrivò Silver Lake e mise sul piatto 1 miliardi di dollari di investimenti, con l’impegno che Dorsey mantenesse il suo posto. I ben informati dissero che l’operazione era stata animata da Bog Iger, oggi presidente della Walt Disney e grande amico di Jack Dorsey.

    In passato anche la Disney venne data come probabile compratore di Twitter, operazione che in effetti non vide mai la luce.

    Su Twitter il 25% degli utenti genera il 97% dei tweet

    Dorsey, cofondatore di Twitter

    Jack Dorsey ha fondato Twitter che ha visto la luce nel 2006 e per due anni ha ricoperto il ruolo di CEO, quindi fino al 2008. Ritornò alla guida della sua azienda sette anni dopo, quando Dick Costolo si dimise, anche per non essere riuscito del tutto nella sua missione di traghettare l’azienda dopo la quotazione a Wall Street.

    Nel momento in cui ritorna Jack Dorsey Twitter riversava in una situazione non felice, nonostante la quotazione in borsa nel 2013. E questa situazione si è protratta per diverso tempo, alimentata anche dalla scarsa crescita della base utenti.

    Una scarsa crescita che era figlia di una scarsa innovazione della piattaforma, quando invece tutte le altre piattaforme social media in qualche modo evolvevano.

    Solo nel 2019 Twitter ha cominciato a fare sul serio nell’innovare la piattaforma, mettendo al centro modalità che dessero la possibilità agli utenti di conversare più facilmente. Twitter da sempre è stata vista come una piattaforma difficile, una differenza che diveniva ancora più marcata in confronto con le altre piattaforme.

    Dorsey – Agrawal, quale futuro per Twitter

    Adesso il compito che ha davanti Parag Agrawal è quello di raggiungere entro il 2023 l’obiettivo di 7,5 miliardi di ricavi e 315 milioni di utenti giornalieri monetizzabili.

    Vedremo se riuscirà.

    Intanto, mentre scriviamo, il titolo TWTR guadagna a Wall Street già quasi il 5%. Segno che era un momento atteso dagli investitori. Salvo poi cedere il 2,74%.

    E non sfuggirà ai più attenti che queste dimissioni arrivano nel giorno in cui Twitter si avvia a sviluppare la modalità shopping con una diretta che vedrà come protagonista Walmart.