Tag: social media

  • Su Instagram ritorna il feed in senso cronologico

    Su Instagram ritorna il feed in senso cronologico

    Instagram lancia due nuove modalità che riguardano il feed che si aggiungono a quello algoritmico della Home. Si chiamano Seguiti e Preferiti, in pratica ritorna il feed cronologico.

    Quasi sempre, quando si accede su una piattaforma social media, la prima cosa che si vuole vedere è sempre l’ultima. Proprio perché social “media” (nel senso di informazione e notizie), il primo contenuto che un utente si aspetta di vedere, solitamente, è l’ultimo, quello appena pubblicato. Certo, direte, non è per tutti così, ma di certo vale per una buona parte degli utenti.

    E lo sa bene anche Instagram, così come lo sa benissimo anche Twitter (ma di questo parleremo brevemente più avanti).

    Lo sa bene Instagram che oggi lancia una grande e gradita novità. In pratica, la piattaforma di Meta lancia due nuove modalità per visualizzare il feed, chiamate: Seguiti e Preferiti.

    Su Instagram ritorna il feed cronologico

    Instagram: Seguiti e Preferiti

    Si tratta di due modalità che, nella pratica, vanno ad aggiungersi a quella algoritmica, la Home. Quella che è stata oggetto di molte critiche da parte degli utenti, e non solo. Questo perché la sezione Home di Instagram continua a suggerire utenti che non si seguono. Finendo per rendere il feed stesso non vicino a quelle che sono le preferenze degli utenti. Ma più vicino a quello che l’algoritmo vuole mostrare, ovviamente. Questo per sottolineare che spesso la scelta algoritmica non significa perfezione.

    Invece, con Suggeriti e Preferiti le cose cambiano sensibilmente. Prima di passare a vedere cosa comportano, bisogna specificare che le due modalità, una volta scelte, non restano di default come si vorrebbe. La modalità di visualizzazione predefinita dei contenuti su Instagram resta sempre la Home.

    Se si sceglie Seguiti

    Se si sceglie la “modalità “Seguiti” verranno mostrati i post delle persone che seguiamo“. In pratica, si tratta del feed cronologico inverso, praticamente nell’ordine in cui vengono pubblicati.

    Se si sceglie Preferiti

    E sempre in ordine cronologico sarà anche la modalità “Preferiti”, con la quale verranno mostrati i post più recenti dei profili aggiunti in una lista precedentemente creata, ad esempio i migliori amici o i creator preferiti.

    Sempre per quanto riguarda i Preferiti, si potranno aggiungere fino a 50 profili di cui volete vedere i contenuti appena aprite l’app, una volta impostata la modalità. Le persone non verranno avvisate quando vengono aggiunte o rimosse da questa lista. I post dei profili della lista Preferiti saranno visualizzati più in alto anche nel feed della home, in quello della modalità “Seguiti” e saranno identificabili da un’icona a forma di stella.

    Accennavamo a Twitter, poco più sopra, perché di recente (lo abbiamo citato nella nostra newsletter settimanale) ha cambiato il feed impostando di default la Home e lascando come opzione “Ultimi tweet”. Dopo le proteste degli utenti, Twitter è ritornata sui suoi passi, portando il feed cronologico come predefinito. In pratica sconfessando Instagram.

    E voi quale modalità sceglierete su Instagram?

  • Su Twitter Spaces sarà possibile creare degli audio Clip

    Su Twitter Spaces sarà possibile creare degli audio Clip

    Su Twitter Spaces, la funzionalità audio di Twitter, sarà possibile creare audio clip della durata di 30 secondi. Per ora è disponibile solo su iOS e negli Usa, ma presto arriverà su Android e sulla versione web.

    Si tratta di un test, ma per Twitter Spaces è una di quelle funzionalità necessarie. Infatti, Twitter ha iniziato a testare la possibilità di estrarre da uno spazio live su Twitter Spaces degli audio clip. Ci riferiamo a brani audio di qualche secondo che possono essere condivisi per aumentare l’interesse verso lo spazio. La possibilità di creare audio clip riguarderà gli spazi registrati, quindi una funzionalità che torna molto utile agli host.

    Gli host, e non solo, (fra poco vedremo perché) potranno estrarre delle registrazioni della durata di 30 secondi. In pratica, è come se fosse possibile fare un tweet in audio.

    Dopo aver registrato uno spazio, alla sua conclusione l’audio registrato resta disponibile per l’ascolto per i successivi 30 giorni. E non è possibile estrarlo per poterlo condividere (chissà quando verrà data questa possibilità). Stessa durata per l’ascolto di 30 giorni avranno anche gli audio clip.

    Ad esempio: state ascoltando la registrazione di uno spazio che non avete potuto seguire in diretta. In questo modo potrete estrarre un momento che vi ha particolarmente colpito ed invitare altri ad ascoltarlo.

    Come potete vedere, la condivisione attraverso un tweet dell’audio clip estrae una preview con le parole iniziali dell’audio estratto, riportando poi il link dello spazio per intero.

    Su Twitter Spaces sarà possibile creare degli audio Clip

    Al momento questa possibilità è in fase di test negli Usa, e solo per iOS. Tutti coloro che usano dispositivi mobili iOS possono ascoltare gli audio brevi condivisi. Ma per il momento solo pochi host possono crearli. Prossimamente questa possibilità verrà estesa anche su Android e anche per la versione web di Twitter.

    Non solo gli host potranno estrarre audio clip dagli spazi registrati su Twitter Spaces. Infatti, la possibilità verrà estesa a tutti gli utenti che avranno voglia di ascoltare lo spazio registrato.

    Non c’è limite al numero di clip audio che possono essere creati, e vivranno sulla piattaforma per 30 giorni“, ha dichiarato il portavoce di Twitter, Joseph J. Nuñez, e “tutti su iOS possono vedere e ascoltare le clip di Spaces sulla loro timeline, e presto anche le persone su Android e Twitter.com riceveranno l’accesso. Monitoreremo il feedback e abbiamo in programma di espandere a tutti su Twitter la funzionalità di ritaglio di Spaces nel prossimo futuro“.

    Ecco il punto, “abbiamo in programma di estendere a tutti su Twitter la funzionalità“. Questo da un lato potrebbe essere un grande vantaggio, perché significherebbe dare a tutti la possibilità di condividere una porzione della registrazione ed estendere ancora di più l’ascolto dello stesso spazio. Ed è assolutamente positivo.

    Il problema, però, è che potrebbe esserci il caso in cui qualcuno potrebbe estrarre un brano di 30 secondi ed usarlo per altri scopi, anche non del tutto leciti. Certo, stiamo esagerando, ma potrebbe essere un rischio portare la funzionalità a tutti senza degli opportuni strumenti di controllo. E su questo aspetto ancora non ci sono dettagli, che aspettiamo ovviamente.

    Intanto, possiamo dire che Twitter in questa fase si trova a rincorrere Clubhouse che ha introdotto gli audio clip, da 30 secondi, già a settembre. Anche se, pur rincorrendo, quindi arrivando dopo, Twitter ha ancora il vantaggio di posizionare Twitter Spaces un gradino più in alto. Infatti, l’interesse per la funzionalità audio di Twitter è in crescendo, anche per il decrescente interesse verso quell’app che ha di fatto aperto la strada alle stanze audio.

    Come già ricordato, Clubhouse paga il fatto di aver esteso il periodo di esclusività per troppo tempo, arrivando, nell’estate scorsa, su Android quando l’interesse verso altre modalità, come appunto Twitter Spaces, era già in atto.

    In questo periodo Clubhouse vive un momento interlocutorio, riscontrando successo in India ad esempio e anche tra gli utenti russi. Ma al momento non si segnalano situazioni particolari, prova ne è il fatto che nè l’India e nè la Russia, come invece successo per tutte le altre piattaforme, hanno preso provvedimenti verso questa app.

    Di clip poi se ne parla di recente a proposito di YouTube che ha introdotto la possibilità di estrarre dei clip della durata compresa tra i 5 e i 60 secondi, funzionalità per ora disponibile solo per pochi creator. E clip sono anche disponibili su Slack, lanciati lo scorso mese di settembre, e su Prime Video di Amazon, modalità che permette la condivisione di brevi video trailer sempre durata di 30 secondi.

    Per concludere, Twitter Spaces in questo momento gode di un forte interesse e questa funzionalità degli audio clip può aiutare ancora di più ad estendere la funzionalità. Ma serve, quanto prima, dare un ordine tematico agli spazi audio, per permettere agli utenti di poter avvicinarsi all’ascolto con interesse.

    Sappiamo che al momento Twitter sta sperimentando questa possibilità, ma adesso è diventata una necessità.

  • Su Instagram presto arriveranno gli NFT

    Su Instagram presto arriveranno gli NFT

    Parlando al SXSW 2022, Mark Zuckerberg, CEO di Meta, ha dichiarato che presto su Instagram arriveranno gli NFT. Non ha spiegato i dettagli, ma probabilmente ci sarà la possibilità di coniarli.

    Parlando al SXSW 2022, in corso fino al 20 marzo, Mark Zuckerberg, founder e CEO di Meta (la società madre di Facebook e di tutte le altre app di Menlo Park) ha detto che a breve su Instagram arriveranno gli NFT (Non-Fungible-Token).

    Un intervento alla South by Southwest (una delle conferenze più interessanti al mondo) della durata di circa 50 minuti. Per lo più occupato a parlare di Metaverso. Ma è bastato un breve intervento sugli NFT per scatenare curiosità. E per mostrare che Meta, da questo punto di vista, punta a fare le cose sul serio.

    Stiamo lavorando per portare gli NFT su Instagram a breve termine“. Queste le parole di Zuckerberg, come riportate da Engadget, che traccia una linea che sarà seguita a breve. Senza però scendere nei dettagli di come tutto questo verrà messo in pratica.

    La cosa su cui Zuckerberg si è soffermato è che gli utenti, una volta che gli NFT saranno disponibili su Instagram, potranno sia metterli in mostra, ma anche crearne di nuovi. Zuckerberg ha aggiunto che “nei prossimi mesi, (si avrà) la capacità di portare alcuni dei vostri NFT. E si spera, nel tempo, essere in grado di coniare le cose all’interno di quell’ambiente“.

    Gli NFT arrivano su Instagram

    Come qualcuno forse ricorderà, quest’annuncio di Zuckerberg sugli NFT non è una vera e proprio novità. Già lo scorso anno Adam Mosseri, il CEO di Instagram, aveva detto che l’azienda stata “esplorando” il tema NFT. E come questo potesse conciliarsi con Instagram. A gennaio di quest’anno giravano voci che i team di Facebook e Instagram stavano effettivamente sviluppando qualche idea in concreto.

    Su Instagram presto arriveranno gli NFT

    E, da quello che si sa, sempre rispetto a quelle voci, è che le direttive su cui si lavora sono essenzialmente due. Una riguarda la possibilità di usare un NFT all’interno del proprio profilo; la seconda quella, appunto, di coniare NFT e attivare, attorno a questa possibilità, conversazioni all’interno dell’app.

    Ma come? Vendendo un post o immagine popolare sull’app? Oppure legare gli NFT a contenuti specifici e, per questo, coniati per l’occasione? Sono solo due ipotesi che facciamo, per il fatto che, al momento, siamo di fronte solo ad una comunicazione di interesse, concreta, ma che non ha ancora una base solida da essere messa in pratica.

    E poi, c’è tutto il tema del metaverso, appunto, che vedrà sicuramente gli NFT al centro di tutto. Resta, quindi, da capire come Meta intenda armonizzare il tutto coinvolgendo attivamente anche Instagram.

    Intanto possiamo dire che, per quanto riguarda l’idea di rendere gli NFT visibili all’interno del proprio profilo, Twitter si è già mossa, rilasciando questa possibilità a chi, non ancora in Italia, sta usando Twitter Blue, l’app a pagamento, che permette di avere altre funzionalità in aggiunta a quelle disponibili sulla piattaforma madre.

    Cosa sono gli NFT

    Ne avevamo, infatti, già trattato dell’argomento, proprio a proposito di Twitter, ma è il caso di ritornarci.

    Come detto, NFT sta per “non-fungible-Token”, e, cercando di essere più chiari possibili, e può contenere qualsiasi cosa digitale, inclusi disegni, GIF animate, ma anche canzoni o oggetti all’interno dei videogiochi.

    Gli NFT permettono quindi la compravendita di “oggetti digitali” unici e permettono di tenere traccia del possessore attraverso la blockchain.

    Ricordiamo che per oggetti difitali unici si intende anche tweet, come quello di Jack Dorsey, ex CEO e co-founder di Twitter, che ha venduto, sotto forma di NFT, il suo primo tweet per 2,5 milioni di dollari.

    Volendo fare altri esempi, possiamo citare Nyan Cat, la cui GIF è stata venduta per oltre mezzo milione di dollari, circa 300 Ethereum. Oppure il meme degli occhiali “deal with it” venduto per circa 8 mila dollari.

  • Come agiscono i social media nella guerra Ucraina Russia

    Come agiscono i social media nella guerra Ucraina Russia

    I Social Media nella guerra Ucraina-Russia sono, a tutti gli effetti, un nuovo terreno di scontro. Ecco tutte le iniziative messe in atto dalle diverse piattaforme, come conseguenze delle sanzioni adottate contro la Russia.

    [Ultimo aggiornamento: 30 marzo]

    Sin dall’inizio della guerra Ucraina Russia, abbiamo cercato di raccontare come, in realtà, i social media siano oggi un terreno di scontro all’interno di questa crisi. Parliamo della prima guerra nell’era dei social media, un triste primato, che ci mostra come questi oggi giocano un ruolo fondamentale, per informare e informarsi.

    Giunti ormai a oltre due settimane dall’inizio delle ostilità, iniziate il 24 febbraio scorso, giorno in cui è iniziato l’attacco su larga scala da parte della Russia in Ucraina, cerchiamo di fare un po’ il punto della situazione rispetto alle iniziative che le piattaforme social media, o meglio le aziende che le guidano, hanno preso come conseguenza delle sanzioni che buona parte del mondo ha messo in atto.

    Come abbiamo detto, in questi giorni di angoscia globale, i social media sono stati usati per offrire un racconto, quasi in tempo reale, di ciò che accade sul campo (qui gli account che suggeriamo di seguire su Twitter), un filo diretto ininterrotto con la guerra, una condizione mai vista prima. Ma, allo stesso tempo, i social media sono stati il mezzo attraverso il quale condividere propaganda, fake news, disinformazione. In situazione di guerra, la propaganda gioca sempre un ruolo, nell’era dei social media tutto questo viaggia a velocità più sostenuta.

    Ma vediamo di fare il punto su come i social media si sono comportati, e continuano a farlo, dall’inizio della guerra ad oggi.

    Come agiscono i social media nel conflitto Ucraina Russia

    Meta, Facebook, Instagram

    E partiamo da Meta, la società che vede al suo interno le piattaforme social media come Facebook, Instagram, Messenger. Stiamo parlando delle piattaforme tra le più usate al mondo che superano, singolarmente, il traguardo di 1 miliardo di utenti. Facebook da sola ne fa ormai 3 miliardi.

    Ebbene, Facebook tra Russia e Ucraina contava circa 100 milioni di utenti (70 milioni in Russia e 25 milioni in Ucraina). Come sappiamo, alla fine della prima settimana della guerra, Facebook è stata bloccata in Russia, dopo essersi rifiutata di rimuovere le etichette che indicavano i contenuti di disinformazione dagli account delle emittenti televisive russe di stato, come RT e Sputnik. Il passo successivo di Meta è stato quello di sospendere iniziative di advertising da parte di queste emittenti, impedendo loro di usare Facebook come veicolo di informazione.

    Meta e l’appello a bloccare gli account

    La scorsa settimana Facebook ha risposto all’appello Uk che chiedeva di bloccare gli account di RT e Sputnik. Su Instagram, Meta ha poi criptato tutte le conversazioni private, questo sia in Russia che in Ucraina.

    Ed è di oggi la notizia che su Facebook e su Instagram sarà possibile pubblicare contenuti che in altre situazioni sarebbero vietate. Compresi gli inviti a danneggiare o addirittura la morte di soldati o politici russi. Andy Stone, portavoce di Meta, in merito ha detto: “Come conseguenza dell’invasione russa dell’Ucraina, abbiamo temporaneamente fatto delle concessioni verso forme di espressione politica che normalmente violerebbero le nostre regole, come discorsi violenti tipo ‘morte agli invasori russi’. Non permetteremo appelli credibili alla violenza contro i civili russi“. Non si tratta di permettere la possibilità di minacciare liberamente, ma Meta permetterà l’uso di dichiarazioni di difesa nel contesto della guerra.

    E sempre per quanto riguarda Meta, arriva un nuovo aggiornamento. I procuratori russi si sarebbero rivolti ad un tribunale russo chiedendo che Facebook e Instagram vengano dichiarate “piattaforme estremiste”. Se venisse approvata questa richiesta, si tratterebbe di un ulteriore “giro di vite” rispetto a quello che è la guerra sui social media.

    Instagram messa al bando in Russia

    [Aggiornamento/12 marzo] Come conseguenza della messa al bando di Instagram il prossimo lunedì 14 marzo 2022, in Russia, Nick Clegg su Twitter pubblica un comunicato in cui spiega, in via eccezionale, che sulle sue piattaforme, modificando in via eccezionale e temporaneamente le regole d’uso, sarà consentito utilizzare “appelli alla violenza contro i soldati russi”, solo in Ucraina. Anche se Clegg aggiunge che non sarà tollerata alcuna forma di “russofobia”.

    Guerra Ucraina Russia, ecco chi seguire su Twitter

    “Meta è una organizzazione estremista”

    [Aggiornamento/ 21 marzo]

    Come anticipato qualche giorno fa, la richiesta di etichettare Facebook e Instagram come organizzazioni estremiste ha trovato conferma in una sentenza di una Corte russa che ha definito Meta, appunto, una organizzazioni estremiste mettendo al bando tutte le attività sul suolo russo.

    Twitter

    Passiamo a vedere adesso cosa ha fatto e cosa sta facendo Twitter, la piattaforma guidata oggi da Parag Agrawal.

    Sempre nella prima settimana della guerra, Twitter ha sospeso temporaneamente tutti gli annunci pubblicitari che provengono dagli account delle emittenti televisive di stato russe, in Russia e in Ucraina. Nei primissimi giorni, Twitter ha apposto etichette indicanti contenuti di disinformazione agli account delle Tv di stato russe, riducendo le impressions e il downraniking dei contenuti pubblicati.

    https://twitter.com/TwitterSafety/status/1497353976588689411

    Come anche per Facebook, anche Twitter, sempre alla fine della prima settimana di guerra, è stata messa al bando in Russia. In risposta a questo, Twitter ha rimosso un centinaio di account sulla piattaforma che pubblicavano contenuti a sostengo della Russia con l’hashtag #IStandWithPutin.

    Sempre nell’ordine delle iniziative, e proprio in conseguenza del ban in Russia, qualche giorno fa Twitter ha lanciato la versione TOR della piattaforma, sfruttando appunto il sistema che protegge la privacy e aggira la censura, proprio per permettere agli utenti russi di continuare ad usare la piattaforma.

    E, notizia di ieri, Twitter, come anche Facebook, ha rimosso il tweet dell’ambasciata russa in Uk, per le false affermazioni riguardanti il bombardamento di un ospedale pediatrico nella città ucraina di Mariupol.

    Google e YouTube

    YouTube, di proprietà di Google, ha negato l’accesso ai media russi statali per gli utenti in Ucraina e ha sospeso le iniziative pubblicitarie per diversi canali russi. I contenuti video delle emittenti tv statali russe sono stati anche rimossi dai contenuti raccomandati.

    Come sappiamo, anche Google ha cessato tutte le sue iniziative pubblicitarie dopo che l’autorità delle comunicazioni russa aveva ordinato al colosso di Mountain View di cessare la diffusione di disinformazione su YouTube.

    [Aggiornamento/ 24 marzo] 

    Il regolatore per le comunicazione russo ha bloccato Google News in Russia, con l’accusa di aver contribuito a diffondere disinformazione. Allo stesso tempo Google non passerà più annunci su YouTube che ignorino la guerra in Ucraina.

    TikTok

    TikTok, come abbiamo anche riportato qui sul nostro blog, a inizio di questa settimana ha fatto sapere chein Russia non è più possibile caricare nuovi contenuti video e fare nuove dirette. Un provvedimento, ricordiamolo, reso necessario dopo l’approvazione della nuova legge russa sulle fake news che prevede anche fino a 15 anni di carcere. La piattaforma, nei primi giorni della guerra è stata usata spesso, anche da militari, per mostrare scene di guerra, ma anche per diffondere propaganda e disinformazione.

    TikTok sospende le dirette e upload di nuovi video in Russia

    Nei giorni scorsi, la piattaforma della società cinese ByteDance ha etichettato come fake news i contenuti video degli account appartenenti alle tv russe di stato.

    [Aggiornamento/ 18 marzo]

    L’app di proprietà della cinese ByteDance ha donato 5 milioni di dollari per sostenere tutte le attività umanitarie che si stanno adoperando per l’Ucraina, tra le quali Unicef e Unhcr.

    Reddit e Snapchat

    Anche Reddit ha assunto iniziative in questo contesto. La piattaforma molto usata negli Usa ha vietato la condivisione dei link che facessero riferimento alle emittenti di stato russe.

    Snapchat ha sospeso tutte le attività di advertising in Russia, Bielorussia e Ucraina e mettendo in pausa tutte le attività pubblicitarie di entità russe e bielorusse. Snapchat ha anche temporaneamente sospeso la funzione “Snap Map” per l’Ucraina, si tratta della funzione mostra quanti “snap” sono stati creati in luoghi particolari.

    Ecco, queste tutte le iniziative messe in atto finora dalle principali piattaforme social media, tenuto conto che tutte hanno preso parte, o organizzato, attività benefiche per l’Ucraina. E in questo contesto va citata anche Pinterest.

    Ovviamente, siamo qui ad aggiornare questo articolo man mano che nuove iniziative saranno annunciate.

  • Amazon presenta Amp, le stanze audio con la musica

    Amazon presenta Amp, le stanze audio con la musica

    Amazon presenta Amp, la sua app di stanze audio ma con la musica. Per ora è in versione beta solo negli Usa e su iOS. I creator potranno utilizzare musica con licenza gratuita e creare il proprio show radiofonico.

    Mentre in tanti si stanno chiedendo in questo periodo, “ma che fine ha fatto Clubhouse?“, ecco che arriva Amazon a dare vita al suo progetto audio.

    Sì, anche Amazon avrà la sua piattaforma di stanze audio, sotto forma di app solo su iOS, proprio in stile Clubhouse, e si chiama Amp. Ma c’è una differenza sostanziale. Amp permette a tutti, in realtà, di creare stanze audio non solo per conversare, ma per ascoltare musica.

    In pratica, con Amp ognuno può fare il suo live show radiofonico, attingendo a “decine di milioni di canzoni su licenza” delle tre grandi etichette discografiche coinvolte, Universal Music Group, Sony Music Entertainment, Warner Music Group, e “una lunga lista” di etichette indipendenti, le cosiddette indies”, come Beggars Group, Believe, CD Baby, e PIAS.

    Amp, ognuno può fare la sua radio

    Ognuno potrà quindi fare la propria radio, quell’elemento che mancava su Clubhouse, così come su Twitter Spaces, la piattaforma di spazi audio di Twitter che in pratica adesso ha preso il posto di Clubhouse.

    Amazon Amp, le stanze audio con la musica

    Già perché con Amp si potranno fare spazi, o stanze, audio parlando al proprio pubblico, conversando in chat, facendo poi ascoltare musica attraverso una playlist predisposta in precedenza.

    Al momento Amazon ha lanciato Amp in versione beta solo negli Usa, per ora, accedendo con le credenziali Amazon. I creator che daranno vita a spazi audio su questa piattaforma avranno la possibilità di programmarli, gestire gli interventi da parte del pubblico.

    Come detto, la musica la si potrà usare gratuitamente e aiuterà i creator a rendere lo spazio ancora più coinvolgente parlando del tema oggetto dello spazio stesso. Come sport, cultura, attualità. Allo stesso modo di come accade all’interno di qualsiasi altro programma radio.

    Amp, coinvolti grandi artisti per il lancio

    Per lanciare questa nuova modalità, Amazon ha pensato di coinvolgere artisti come Nicki Minaj, Pusha T, Tinashe, Travis Barker, Lil Yachty e Big Boi.

    Cos’ha dunque Amp che Twitter Spaces o Clubhouse o anche le Live Audio Rooms di Facebook non hanno? Semplice, la musica.

    Quasi tutti i tentativi di creare stanze, o spazi, audio, a partire da Clubhouse a cui va dato merito di aver animato lo scenario dei social media in piena pandemia, si sono concentrati sulla conversazione. E se avete avuto modo di partecipare a qualche spazio su Twitter Spaces o a qualche stanza su Clubhouse, vi sarete resi conto che in tante occasioni la musica sembrava essere l’elemento mancante. O ancora, almeno nella fase iniziale di Clubhouse, ma anche su Twitter Spaces, non mancavano incontri dove si sentiva solo musica, con l’elevato rischio, sicuro, di vedersi chiudere quello spazio per l’uso di musica senza la dovuta licenza.

    Una situazione simile si vede anche su Instagram, con dirette interrotte per il fatto di trasmettere musica senza licenza.

    Amp e la musica con licenza libera

    Amazon, dunque, offre un qualcosa in più, fornendo agli utenti musica con licenza d’uso liberamente e con la possibilità di poter costruire il proprio palinsesto, attorno allo sviluppo di un tema da trattare con gli utenti. E non è questo uno show radiofonico?

    Come dicevamo, al momento Amazon sta sperimentando Amp solo negli Usa, per un ristretto gruppo di persone, e solo su iOS.

    Al momento non si sa se vi saranno sviluppi anche su Android e non si sa se Amp potrà mai varcare i confini americani. Anche perché garantire la musica da usare con licenza gratuita non è cosa semplice da attuare in tutto il mondo.

    Se l’esperimento dovesse dare risultati positivi, allora potremmo sperare di poter vedere Amp anche in Europa e in Italia. E non sarebbe una cattiva idea.

    Intanto, si può seguire @onamp_, su Twitter, Instagram e TikTok per avere informazioni aggiornate.

  • TikTok sospende le dirette e upload di nuovi video in Russia

    TikTok sospende le dirette e upload di nuovi video in Russia

    TikTok, dopo essersi allineata con altre piattaforme social media nel sospendere gli account delle reti tv statali russe, sospende il caricamento di nuovi video e le dirette in Russia. Provvedimento necessario dopo l’approvazione della legge sulle fake news russa.

    Gli ultimi giorni, praticamente lo scorso fine settimana, sono stati scanditi da diverse iniziative in relazione al “conflitto Ucraina Russia“. Come vi abbiamo raccontato, ormai quasi tutte le aziende che gestiscono piattaforme social media hanno preso posizione, dando seguito, quindi, alle sanzioni già messe in atto contro la Russia.

    E mentre proprio la Russia ha messo al bando piattaforme come Facebook e Twitter, ultima, in ordine di tempo, è TikTok. La piattaforma di proprietà della cinese ByteDance (particolare rilevante in questo contesto) ha annunciato di sospendere il caricamento di nuovi contenuti video e le dirette streaming in Russia. Da questo provvedimento resta fuori il servizio di messaggistica all’interno dell’app.

    TikTok si allinea con le altre piattaforme

    Il provvedimento si è reso necessario, fa sapere TikTok su Twitter, in seguito all’approvazione della legge russa sulle fake news, approvata la scorsa settimana su precisa richiesta di Putin. Tale legge, infatti, prende di mira tutti i media che tentino di raccontare il conflitto Ucraina Russia come una “aggressione”. E se ci fosse qualche media, piattaforma social, che la raccontasse da questo punto di vista, o desse spazio a questa narrazione, rischierebbe pesanti sanzioni come multe e fino a 15 anni di reclusione.

    TikTok sospende le dirette e upload di nuovi video in Russia

    Alla luce della nuova legge russa sulle ‘fake news’, non abbiamo altra scelta che sospendere il livestreaming e i nuovi contenuti del nostro servizio video, mentre prendiamo in considerazione le implicazioni di questa legge sulla sicurezza“, si legge nel secondo dei tre tweet con cui TikTok ha dato l’annuncio su Twitter.

    Nei giorni scorsi, TikTok si era unita a Meta, Twitter e YouTube nel vietare i media di stato russi all’interno dell’Unione europea e nell’etichettare tali media nel resto del mondo. Le piattaforme social media, come abbiamo già sottolineato, si sono trovate nel mezzo di una guerra d’informazione sull’invasione, con i leader ucraini, americani ed europei che chiedono loro di tagliare fuori la Russia. E allo stesso tempo, la Russia fa pressione sulle aziende per censurare i loro contenuti.

    Come scrivevamo qualche giorno fa, i social media costituiscono quindi un verso e proprio terreno di scontro.

    Val la pena di ricordare anche che TikTok nei giorni scorsi ha visto lievitare contenuti video, e dirette, che pretendevano di mostrare le azioni sul campo di guerra, contenuti che spesso non sono verificati, rischiando quindi di diffondere propaganda e disinformazione.

    Quasi 500 milioni di video con #Ukrainewar

    Secondo alcune informazioni, sula piattaforma si sono registrati quasi 500 milioni di contenuti video con l’hashtag #Ukrainewar e spesso alcuni di questi hanno ottenuto centinaia di migliaia di like. Su Instagram, sempre con lo stesso hashtag si sono registrati 125 mila video e i più popolari hanno ottenuto qualche migliaio di like.

    Guerra Ucraina Russia, ecco chi seguire su Twitter

    Questa misura non è che una dimostrazione di quanto la situazione sia grave, dal punto di vista dell’informazione, a testimonianza che in Russia non si può dare vita ad una informazione indipendente. Questo riguarda TikTok e tutte le altre piattaforme che in questo momento non hanno la possibilità di continuare ad operare liberamente.

  • Twitter, il progetto di fact checking Birdwatch è attivo negli Usa

    Twitter, il progetto di fact checking Birdwatch è attivo negli Usa

    Twitter estende negli Usa, dopo un anno di test e per piccolo gruppo di utenti, il proprio programma di fact checking chiamato Birdwatch.

    Un anno fa Twitter lanciava il suo programma di fact checking denominato Birdwatch. E da oggi il programma inizia ad estendersi negli Usa, sebbene disponibile per un picciolo gruppo “randomizzato”. Ma di cosa si tratta?

    Birdwatch è un programma che consente agli utenti di aggiungere delle note sui tweet che contengono informazioni fuorvianti. Attraverso questo programma di fact checking collaborativo, si possono aggiungere delle note manuali in modo tale da aiutare gli utenti che entreranno in contatto con quel tweet specifico specificando che il contenuto all’interno di esso contiene disinformazione. In pratica, il tweet preso in esame avrà visibili delle note di contesto che aiuteranno l’utente a comprendere se quelle informazioni sono in realtà delle fake news.

    Twitter e Birdwatch

    Va detto che una volta che lo stesso tweet viene segnalato con delle note, Twitter non ne limita le impressions o la reach. Quindi, se ci si trova di fronte ad un tweet che contiene tante note di segnalazioni, evidentemente ci si trova ne caso in cui effettivamente quel tweet contiene informazioni false.

    Si tratta quindi di un progetto partecipativo, potremmo quasi dire che si ispira a Wikipedia, coinvolgendo gli utenti a segnalare contenuti fuorvianti. Un progetto importante, soprattutto in un momento particolare della storia odierna, con il dilagare delle informazioni sul conflitto Ucraina Russia dal potenziale fuorviante enorme. Il processo ricorda molto Reddit (ancora una volta), anche se non ci sono il voti negativi (il downvote), che invece troviamo all’interno dei tweet di risposta.

    Ma il rilascio negli Usa, ad un ristretto gruppo di utenti, non è che un primo passo, lento. Segno che il progetto, ambizioso, ha bisogno di tempo ancora per riuscire a risultare efficace.

    Dagli screenshot diffusi da Twitter si vedono dei tweet con delle note in primo piano e gli stessi utenti saranno anche invitati a valutare tali note, in modo da individuare quelle più affidabili.

    Twitter Birdwatch, il programma di fact checking attivo negli Usa

    Come funziona Birdwatch

    Ma come funziona il progetto Birdwatch?

    Per poter apparire sotto forma di nota, la segnalazione degli utenti riguardo ad un tweet deve essere votata da “un numero sufficiente di collaboratori di Birdwatch“, precisa Twitter, da diverse prospettive, in modo da avere diversi punti di vista. “La differenza di prospettive è determinata da come le persone hanno valutato le note in passato, non in base ai dati demografici“, precisa sempre Twitter.

    Al momento si sa che al progetto hanno contribuito, nella prima fase, circa 10 mila persone. Anche se, come riportava da Poynter a febbraio scorso, solo la metà degli utenti aveva citato una fonte e che spesso le note contenevano “retorica di parte”. Certo, si trattava di un progetto appena lanciato e se oggi Twitter procede ad una prima estensione, vuol dire che qualche segnale è stato ricevuto.

    Infatti, nel presentare il lancio, limitato, negli Usa, Twitter fa sapere che coloro che hanno visto le note sui tweet hanno avuto tra il 20% e il 40% di probabilità in meno di essere d’accordo con il contenuto di un tweet, potenzialmente fuorviante; mentre la maggioranza degli utenti che ha visto le note le ha trovate utili.

    Il progetto esce dalla fase di test

    Il progetto quindi esce dalla sua fase di test, anche se il lancio resta ancora molto circoscritto e la modalità è abbastanza comprensibile. Come in tutte le cose, ci vuole tempo e, quando di parla di disinformazione, ce ne vuole ancora di più.

    Il lancio prevede anche la novità degli alias, ossia la possibilità che gli utenti che propongono delle note possono utilizzare dei nomi diversi in modo da non essere facile bersaglio sulla piattaforma.

    Birdwatch comincia a prendere più forma proprio nel momento in cui i social media sperimentano nuove modalità per tenere lontana la disinformazione dalle piattaforme, un tema particolarmente sentito proprio in questo periodo in cui i social media diventano un nuovo luogo di scontro all’interno del conflitto Ucraina Russia.

    Ovviamente, saremo qui a raccontarvi gli sviluppi di questo programma.

  • Su Instagram arrivano le didascalie automatiche nei video

    Su Instagram arrivano le didascalie automatiche nei video

    Un anno dopo TikTok, Instagram segue a ruota. Sull’app di Meta arrivano le didascalie automatiche nei video che possono essere anche disabilitate. Instagram punta sempre più sui video raccolti tutti nell’app principale.

    Un anno dopo TikTok, anche Instagram segue a ruota. Del resto, il destino delle due app è ormai segnato per sempre, dopo che l’app di Meta, nel 2016, ha praticamente copiato la funzionalità dell’app di ByteDance, chiamandola Instagram Stories.

    E sappiamo bene quanto questa mossa, nel tempo, si sia rivelata azzeccata per la società guidata oggi da Adam Mosseri.

    La notizia di questi giorni, allacciandoci a quello che dicevamo in apertura, è che su Instagram arrivano le didascalie automatiche nei video. Una funzionalità che gli utenti, specialmente i creator, apprezzeranno particolarmente, visto che fino a ieri dovevano utilizzare altri metodi.

    Su Instagram arrivano le didascalie automatiche nei video

    Instagram e le didascalie in 17 lingue

    La nuova funzionalità viene rilasciata in 17 lingue, tra cui l’italiano. Le altre sono inglese, spagnolo, portoghese, francese, arabo, vietnamita, tedesco, turco, russo, tailandese, tagalog, urdu, malese, hindi, indonesiano e giapponese. Presto verrà esteso a tutte le altre lingue. Sono 105 le lingue ufficiali nel mondo e 33 risultano essere quelle più parlate.

    Le didascalie offriranno la possibilità ai creator di provare a cambiare le abitudini di uso dell’app del proprio pubblico. Infatti, la possibilità che venga aggiunto del testo in automatico permetterà, da una parte, ad altri utenti con disabilità di poter accedere con un ausilio in più. E, dall’altra, permetterà agli utenti di poter vedere il video anche senza audio, avendo appunto la possibilità di leggere, senza arrecare fastidio a chi si ha di fianco, per esempio.

    Ovviamente, per i creatori, questa può essere un’occasione per provare a verificare come reagisce il proprio pubblico.

    Le didascalie possono essere anche disattivate e la tecnologia di Intelligenza Artificiale che sta dietro alla funzionalità migliorerà man mano che la stessa funzionalità viene utilizzata.

    Instagram, ancora una volta, punta sui video, in particolar modo sui Reels. In questa direzione va anche l’ultima decisione che è quella di disattivare definitivamente IGTV, l’app standalone che avrebbe dovuto aprire nuove opportunità, scegliendo quindi di raccogliere tutti i contenuti video all’interno dell’app principale.

  • Se i Social Media diventano il nuovo terreno di scontro

    Se i Social Media diventano il nuovo terreno di scontro

    Il conflitto Ucraina-Russia vede un altro terreno di scontro, ed è quello dei social media. Tra disinformazione, fake news e paesi che cercano di controllare questi strumenti, alla fine Internet potrebbe cambiare definitivamente.

    Il conflitto Ucraina-Russia è il primo vero conflitto che si combatte nell’era dei social media, un primato che avremmo voluto non segnalare. Come stiamo vedendo in questi giorni, di fianco al terreno di scontro, quello cruento che provoca vittime innocenti, ne esiste un altro: quello dei social media.

    Negli ultimi giorni stiamo assistendo ad uno scontro sulle diverse piattaforme social media che, come abbiamo già sottolineato, diventano luoghi fondamentali dove informarsi e dove informare chi vuole capirne di più. In mezzo a tutto questo, le stesse piattaforme vengono usate per diffondere disinformazione e fake news, con grande difficoltà, da parte degli utenti, di riuscire a distinguere le informazioni vere da quelle false.

    Per questo motivo, nei giorni scorsi abbiamo suggerito una serie di account da seguire su Twitter, dai quali attingere informazioni verificate e veritiere. Un suggerimento che nasce anche dalla difficoltà degli utenti di riuscire ad individuarli.

    Il conflitto Ucraina-Russia e il nuovo terreno di scontro

    Ma, oltre a questo elemento che caratterizza queste piattaforme come nuovo terreno di scontro nel conflitto, c’è da registrare anche la presa di posizione da parte delle aziende che gestiscono queste piattaforme social media.

    E nei giorni scorsi abbiamo visto come Meta, Twitter e anche Google (la casa madre di YouTube) sono intervenute con misure precise.

    Google ha sospeso tutte le forme di monetizzazione che i media di stato russi stavano usando e misura analoga è stata adottata anche da YouTube. Sabato l’autorità russa sui media ha chiesto a Google di rimuovere questa restrizione.

    Meta, l’azienda che controlla Facebook, ha adottato una misura simile indirizzata sempre ai media russi statali.

    Sulla falsariga delle aziende competitor, anche Twitter si è mossa in questa direzione, adottando una misura che mette in pausa tutte le iniziative di advertising che provengono dall’Ucraina e dalla Russia, allo scopo di “garantire che le informazioni critiche sulla sicurezza pubblica siano elevate e che gli annunci non le sminuiscano“.

    Le restrizioni da parte dei social media

    E la Russia, proprio di fronte a queste posizioni, è intervenuta duramente, attivando provvedimenti di restrizione che riguardano l’uso di Facebook e Twitter sul territorio russo. Provvedimento che ha trovato conferma nelle dichiarazioni di Nick Clegg, responsabile Meta per le attività globali:

    Il provvedimento di restrizione, da parte del governo russo, ha preso di mira Facebook per esseri rifiutata di cessare l’attività di fact-checking e di eliminare le etichette di avviso di disinformazione apparse all’interno dei contenuti pubblicati da quattro media russi statali.

    La risposta di Meta, attraverso appunto Nick Clegg, è abbastanza eloquente.

    Ma perché avviene questo?

    La Russia punta al controllo dei social media

    La risposta è semplice, forse anche scontata. Come anche altri paesi (tra cui la Cina), la Russia mira a controllare l’uso dei social media, così come Internet. Va precisato che questo desiderio della Russia non si manifesta oggi, ma è ormai palese da un po’ di anni a questa parte.

    Surfshark nelle scorse settimane, quando ancora cominciava a parlarsi di una nuova situazione di crisi, dopo quella del 2014, in Ucraina, ha stilato un report rilevando come siano decine i paesi nel mondo che vogliono controllare l’uso dei social media, limitando la libertà di parola e di espressione.

    Un’analisi interessante, pubblicata all’inizio di quest’anno, dalla quale si evince che nel mondo sono ben 72 i paesi, su 193, che hanno applicato restrizioni all’accesso sui social media negli ultimi sette anni.

    Social Media nuovo terreno scontro mondo 2022

    E in Europa i paesi che applicano restrizioni sono soprattutto quelli dell’est. Come la Russia, la Bielorussia che ha bloccato Twitter e altre piattaforme nell’agosto del 2020, il Montenegro che ha bloccato WhatsApp e Viber in occasione delle elezioni del 2016, e anche in Ucraina che ha provveduto a bloccare la piattaforma social media russa dopo l’annessione della Crimea avvenuta nel 2017.

    Social Media terreno di scontro bloccati 2022

    La frammentazione di Internet

    La situazione attuale che si è creata porta al centro, ancora una volta, il tema della frammentazione di Internet. Quello che doveva essere uno strumento libero, democratico per alcuni paesi di venta quasi una minaccia da controllare.

    Un’idea per la quale non esisterebbe più una sola Internet, ma ne esisteranno tante altre, chiuse e, quasi impenetrabili, se non con strumenti di identificazione, controllati ovviamente.

    Ogni paese (o insieme di paesi) avrà la sua rete e controllerà idee e opinioni, facendo venire meno il motivo per cui Internet è stata creata.

    Questo conflitto nell’era dei social media, come dicevamo all’inizio, mette al centro in maniera prepotente questo tema. Anche perché, vada come vada, è probabile che una volta finita questa emergenza, Internet, come il mondo, potrebbe non essere più come quello che abbiamo imparato a usare in questi anni.

  • Guerra Ucraina Russia, ecco chi seguire su Twitter

    Guerra Ucraina Russia, ecco chi seguire su Twitter

    In una situazione così complicata e difficile da interpretare, come quella tra Ucraina e Russia, Twitter assume un valore fondamentale, offrendo un luogo dove reperire informazioni preziose. Ecco una serie di account da seguire per comprendere meglio quello che accade.

    Quando ancora non era spuntato il sole del 24 febbraio 2022, la Russia sferra l’attacco verso l’Ucraina. La guerra entra di nuovo in Europa e, dopo due anni di pandemia, davvero era l’ultima cosa a cui si pensava.

    Le motivazioni che hanno portato a questa escalation militare sono tante e iniziano, per la verità 8 anni fa, nel 2014, con l’attacco dei militari russi in Crimea. Da lì in poi è iniziato un percorso, scandito anche da due trattati di pace, che avrebbe dovuto garantire la pace. Ma in effetti non era così e, forse non lo è mai stato.

    L’attacco arriva quindi in un momento in cui l’Europa e il mondo intero è ancora alle prese con una pandemia che ha segnato pesantemente questi due anni. E in un momento in cui, forse, tutte le leadership mondiali, a vario titolo, sono apparse più vulnerabili.

    Non è questo il luogo per rintracciare quelle che sono le motivazioni, anche politiche, che hanno portato a questa pesante situazione, non ne abbiamo le giuste competenze.

    Ucraina Russia, chi seguire su Twitter

    Guerra Ucraina-Russia, ecco chi seguire

    Quello che possiamo fare è segnalarvi account, internazionali e italiani, da seguire su Twitter per cercare di comprenderne di più attraverso la loro narrazione degli eventi.

    Prima di tutto è opportuno segnalare un account di cui molto si è parlato in questi ultimi anni e, specialmente, in questi ultimi due mesi. Parliamo dell’account, verificato, @Ukraine.

    Se ne è parlato molto perché spesso e volentieri utilizza una comunicazione ironica, dissacrante e dispettosa, il contrario di quello che invece ci si aspetterebbe da un account ufficiale, nato in seno alla presidenza dell’Ucraina nel 2016.

    Questo che vedete è il tweet di stamattina:

    Quindi non si può dire che non manchi il coraggio e la sfrontatezza di pubblicare un contenuto del genere, in una giornata come questa.

    L’account era stato creato da Yarema Dukh, oggi ex addetto stampa dell’ufficio presidenziale dell’Ucraina. All’inizio doveva essere un account istituzionale, poi si è trasformato, usando l’ironia come un’arma proprio contro la Russia. Da leggere questa intervista al Washington Post, via DM su Twitter, con gli attuali gestori dell’account. Infatti Dukh ha passato la mano, anche se le persone che lo gestiscono seguono quei dettami da lui indicati.

    È diventato ormai celebre il tweet di dicembre che aveva come messaggio “avere come vicino la Russia, provoca il mal di testa“.

    Nel tentativo di offrivi degli account da seguire su Twitter per seguire, e comprendere, tutta la vicenda Ucraina-Russia, segnaliamo questa due liste. Una di Josh Marshall, “2022 Ukraine Crisis“:

    E l’altra, “Ukraine“, di Daniel Dale della CNN:

    E poi, da seguire:

    https://twitter.com/maxseddon/status/1496858679970304007

     

     [Aggiornamento/14 marzo]

    Intanto, Twitter offre alcuni suggerimenti per utilizzare la piattaforma in modo sicuro in “zone di conflitto”.

    https://twitter.com/TwitterSafety/status/1496698664747687942

    Ecco, questi sono gli account da seguire su Twitter per cercare di avere un quadro più completo, per quanto possibile, di quella che è la situazione, anche in Ucraina, per sapere come la popolazione sta vivendo questi drammatici momenti.

    Ovviamente, questa è una lista in divenire e se avete suggerimenti di altri account, segnalateceli pure.

    [La foto di copertina è di ©Pierre Crom ©Getty Images – New York Times]

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