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  • Twitter, il progetto di fact checking Birdwatch è attivo negli Usa

    Twitter, il progetto di fact checking Birdwatch è attivo negli Usa

    Twitter estende negli Usa, dopo un anno di test e per piccolo gruppo di utenti, il proprio programma di fact checking chiamato Birdwatch.

    Un anno fa Twitter lanciava il suo programma di fact checking denominato Birdwatch. E da oggi il programma inizia ad estendersi negli Usa, sebbene disponibile per un picciolo gruppo “randomizzato”. Ma di cosa si tratta?

    Birdwatch è un programma che consente agli utenti di aggiungere delle note sui tweet che contengono informazioni fuorvianti. Attraverso questo programma di fact checking collaborativo, si possono aggiungere delle note manuali in modo tale da aiutare gli utenti che entreranno in contatto con quel tweet specifico specificando che il contenuto all’interno di esso contiene disinformazione. In pratica, il tweet preso in esame avrà visibili delle note di contesto che aiuteranno l’utente a comprendere se quelle informazioni sono in realtà delle fake news.

    Twitter e Birdwatch

    Va detto che una volta che lo stesso tweet viene segnalato con delle note, Twitter non ne limita le impressions o la reach. Quindi, se ci si trova di fronte ad un tweet che contiene tante note di segnalazioni, evidentemente ci si trova ne caso in cui effettivamente quel tweet contiene informazioni false.

    Si tratta quindi di un progetto partecipativo, potremmo quasi dire che si ispira a Wikipedia, coinvolgendo gli utenti a segnalare contenuti fuorvianti. Un progetto importante, soprattutto in un momento particolare della storia odierna, con il dilagare delle informazioni sul conflitto Ucraina Russia dal potenziale fuorviante enorme. Il processo ricorda molto Reddit (ancora una volta), anche se non ci sono il voti negativi (il downvote), che invece troviamo all’interno dei tweet di risposta.

    Ma il rilascio negli Usa, ad un ristretto gruppo di utenti, non è che un primo passo, lento. Segno che il progetto, ambizioso, ha bisogno di tempo ancora per riuscire a risultare efficace.

    Dagli screenshot diffusi da Twitter si vedono dei tweet con delle note in primo piano e gli stessi utenti saranno anche invitati a valutare tali note, in modo da individuare quelle più affidabili.

    Twitter Birdwatch, il programma di fact checking attivo negli Usa

    Come funziona Birdwatch

    Ma come funziona il progetto Birdwatch?

    Per poter apparire sotto forma di nota, la segnalazione degli utenti riguardo ad un tweet deve essere votata da “un numero sufficiente di collaboratori di Birdwatch“, precisa Twitter, da diverse prospettive, in modo da avere diversi punti di vista. “La differenza di prospettive è determinata da come le persone hanno valutato le note in passato, non in base ai dati demografici“, precisa sempre Twitter.

    Al momento si sa che al progetto hanno contribuito, nella prima fase, circa 10 mila persone. Anche se, come riportava da Poynter a febbraio scorso, solo la metà degli utenti aveva citato una fonte e che spesso le note contenevano “retorica di parte”. Certo, si trattava di un progetto appena lanciato e se oggi Twitter procede ad una prima estensione, vuol dire che qualche segnale è stato ricevuto.

    Infatti, nel presentare il lancio, limitato, negli Usa, Twitter fa sapere che coloro che hanno visto le note sui tweet hanno avuto tra il 20% e il 40% di probabilità in meno di essere d’accordo con il contenuto di un tweet, potenzialmente fuorviante; mentre la maggioranza degli utenti che ha visto le note le ha trovate utili.

    Il progetto esce dalla fase di test

    Il progetto quindi esce dalla sua fase di test, anche se il lancio resta ancora molto circoscritto e la modalità è abbastanza comprensibile. Come in tutte le cose, ci vuole tempo e, quando di parla di disinformazione, ce ne vuole ancora di più.

    Il lancio prevede anche la novità degli alias, ossia la possibilità che gli utenti che propongono delle note possono utilizzare dei nomi diversi in modo da non essere facile bersaglio sulla piattaforma.

    Birdwatch comincia a prendere più forma proprio nel momento in cui i social media sperimentano nuove modalità per tenere lontana la disinformazione dalle piattaforme, un tema particolarmente sentito proprio in questo periodo in cui i social media diventano un nuovo luogo di scontro all’interno del conflitto Ucraina Russia.

    Ovviamente, saremo qui a raccontarvi gli sviluppi di questo programma.

  • Su Instagram arrivano le didascalie automatiche nei video

    Su Instagram arrivano le didascalie automatiche nei video

    Un anno dopo TikTok, Instagram segue a ruota. Sull’app di Meta arrivano le didascalie automatiche nei video che possono essere anche disabilitate. Instagram punta sempre più sui video raccolti tutti nell’app principale.

    Un anno dopo TikTok, anche Instagram segue a ruota. Del resto, il destino delle due app è ormai segnato per sempre, dopo che l’app di Meta, nel 2016, ha praticamente copiato la funzionalità dell’app di ByteDance, chiamandola Instagram Stories.

    E sappiamo bene quanto questa mossa, nel tempo, si sia rivelata azzeccata per la società guidata oggi da Adam Mosseri.

    La notizia di questi giorni, allacciandoci a quello che dicevamo in apertura, è che su Instagram arrivano le didascalie automatiche nei video. Una funzionalità che gli utenti, specialmente i creator, apprezzeranno particolarmente, visto che fino a ieri dovevano utilizzare altri metodi.

    Su Instagram arrivano le didascalie automatiche nei video

    Instagram e le didascalie in 17 lingue

    La nuova funzionalità viene rilasciata in 17 lingue, tra cui l’italiano. Le altre sono inglese, spagnolo, portoghese, francese, arabo, vietnamita, tedesco, turco, russo, tailandese, tagalog, urdu, malese, hindi, indonesiano e giapponese. Presto verrà esteso a tutte le altre lingue. Sono 105 le lingue ufficiali nel mondo e 33 risultano essere quelle più parlate.

    Le didascalie offriranno la possibilità ai creator di provare a cambiare le abitudini di uso dell’app del proprio pubblico. Infatti, la possibilità che venga aggiunto del testo in automatico permetterà, da una parte, ad altri utenti con disabilità di poter accedere con un ausilio in più. E, dall’altra, permetterà agli utenti di poter vedere il video anche senza audio, avendo appunto la possibilità di leggere, senza arrecare fastidio a chi si ha di fianco, per esempio.

    Ovviamente, per i creatori, questa può essere un’occasione per provare a verificare come reagisce il proprio pubblico.

    Le didascalie possono essere anche disattivate e la tecnologia di Intelligenza Artificiale che sta dietro alla funzionalità migliorerà man mano che la stessa funzionalità viene utilizzata.

    Instagram, ancora una volta, punta sui video, in particolar modo sui Reels. In questa direzione va anche l’ultima decisione che è quella di disattivare definitivamente IGTV, l’app standalone che avrebbe dovuto aprire nuove opportunità, scegliendo quindi di raccogliere tutti i contenuti video all’interno dell’app principale.

  • Se i Social Media diventano il nuovo terreno di scontro

    Se i Social Media diventano il nuovo terreno di scontro

    Il conflitto Ucraina-Russia vede un altro terreno di scontro, ed è quello dei social media. Tra disinformazione, fake news e paesi che cercano di controllare questi strumenti, alla fine Internet potrebbe cambiare definitivamente.

    Il conflitto Ucraina-Russia è il primo vero conflitto che si combatte nell’era dei social media, un primato che avremmo voluto non segnalare. Come stiamo vedendo in questi giorni, di fianco al terreno di scontro, quello cruento che provoca vittime innocenti, ne esiste un altro: quello dei social media.

    Negli ultimi giorni stiamo assistendo ad uno scontro sulle diverse piattaforme social media che, come abbiamo già sottolineato, diventano luoghi fondamentali dove informarsi e dove informare chi vuole capirne di più. In mezzo a tutto questo, le stesse piattaforme vengono usate per diffondere disinformazione e fake news, con grande difficoltà, da parte degli utenti, di riuscire a distinguere le informazioni vere da quelle false.

    Per questo motivo, nei giorni scorsi abbiamo suggerito una serie di account da seguire su Twitter, dai quali attingere informazioni verificate e veritiere. Un suggerimento che nasce anche dalla difficoltà degli utenti di riuscire ad individuarli.

    Il conflitto Ucraina-Russia e il nuovo terreno di scontro

    Ma, oltre a questo elemento che caratterizza queste piattaforme come nuovo terreno di scontro nel conflitto, c’è da registrare anche la presa di posizione da parte delle aziende che gestiscono queste piattaforme social media.

    E nei giorni scorsi abbiamo visto come Meta, Twitter e anche Google (la casa madre di YouTube) sono intervenute con misure precise.

    Google ha sospeso tutte le forme di monetizzazione che i media di stato russi stavano usando e misura analoga è stata adottata anche da YouTube. Sabato l’autorità russa sui media ha chiesto a Google di rimuovere questa restrizione.

    Meta, l’azienda che controlla Facebook, ha adottato una misura simile indirizzata sempre ai media russi statali.

    Sulla falsariga delle aziende competitor, anche Twitter si è mossa in questa direzione, adottando una misura che mette in pausa tutte le iniziative di advertising che provengono dall’Ucraina e dalla Russia, allo scopo di “garantire che le informazioni critiche sulla sicurezza pubblica siano elevate e che gli annunci non le sminuiscano“.

    Le restrizioni da parte dei social media

    E la Russia, proprio di fronte a queste posizioni, è intervenuta duramente, attivando provvedimenti di restrizione che riguardano l’uso di Facebook e Twitter sul territorio russo. Provvedimento che ha trovato conferma nelle dichiarazioni di Nick Clegg, responsabile Meta per le attività globali:

    Il provvedimento di restrizione, da parte del governo russo, ha preso di mira Facebook per esseri rifiutata di cessare l’attività di fact-checking e di eliminare le etichette di avviso di disinformazione apparse all’interno dei contenuti pubblicati da quattro media russi statali.

    La risposta di Meta, attraverso appunto Nick Clegg, è abbastanza eloquente.

    Ma perché avviene questo?

    La Russia punta al controllo dei social media

    La risposta è semplice, forse anche scontata. Come anche altri paesi (tra cui la Cina), la Russia mira a controllare l’uso dei social media, così come Internet. Va precisato che questo desiderio della Russia non si manifesta oggi, ma è ormai palese da un po’ di anni a questa parte.

    Surfshark nelle scorse settimane, quando ancora cominciava a parlarsi di una nuova situazione di crisi, dopo quella del 2014, in Ucraina, ha stilato un report rilevando come siano decine i paesi nel mondo che vogliono controllare l’uso dei social media, limitando la libertà di parola e di espressione.

    Un’analisi interessante, pubblicata all’inizio di quest’anno, dalla quale si evince che nel mondo sono ben 72 i paesi, su 193, che hanno applicato restrizioni all’accesso sui social media negli ultimi sette anni.

    Social Media nuovo terreno scontro mondo 2022

    E in Europa i paesi che applicano restrizioni sono soprattutto quelli dell’est. Come la Russia, la Bielorussia che ha bloccato Twitter e altre piattaforme nell’agosto del 2020, il Montenegro che ha bloccato WhatsApp e Viber in occasione delle elezioni del 2016, e anche in Ucraina che ha provveduto a bloccare la piattaforma social media russa dopo l’annessione della Crimea avvenuta nel 2017.

    Social Media terreno di scontro bloccati 2022

    La frammentazione di Internet

    La situazione attuale che si è creata porta al centro, ancora una volta, il tema della frammentazione di Internet. Quello che doveva essere uno strumento libero, democratico per alcuni paesi di venta quasi una minaccia da controllare.

    Un’idea per la quale non esisterebbe più una sola Internet, ma ne esisteranno tante altre, chiuse e, quasi impenetrabili, se non con strumenti di identificazione, controllati ovviamente.

    Ogni paese (o insieme di paesi) avrà la sua rete e controllerà idee e opinioni, facendo venire meno il motivo per cui Internet è stata creata.

    Questo conflitto nell’era dei social media, come dicevamo all’inizio, mette al centro in maniera prepotente questo tema. Anche perché, vada come vada, è probabile che una volta finita questa emergenza, Internet, come il mondo, potrebbe non essere più come quello che abbiamo imparato a usare in questi anni.

  • Guerra Ucraina Russia, ecco chi seguire su Twitter

    Guerra Ucraina Russia, ecco chi seguire su Twitter

    In una situazione così complicata e difficile da interpretare, come quella tra Ucraina e Russia, Twitter assume un valore fondamentale, offrendo un luogo dove reperire informazioni preziose. Ecco una serie di account da seguire per comprendere meglio quello che accade.

    Quando ancora non era spuntato il sole del 24 febbraio 2022, la Russia sferra l’attacco verso l’Ucraina. La guerra entra di nuovo in Europa e, dopo due anni di pandemia, davvero era l’ultima cosa a cui si pensava.

    Le motivazioni che hanno portato a questa escalation militare sono tante e iniziano, per la verità 8 anni fa, nel 2014, con l’attacco dei militari russi in Crimea. Da lì in poi è iniziato un percorso, scandito anche da due trattati di pace, che avrebbe dovuto garantire la pace. Ma in effetti non era così e, forse non lo è mai stato.

    L’attacco arriva quindi in un momento in cui l’Europa e il mondo intero è ancora alle prese con una pandemia che ha segnato pesantemente questi due anni. E in un momento in cui, forse, tutte le leadership mondiali, a vario titolo, sono apparse più vulnerabili.

    Non è questo il luogo per rintracciare quelle che sono le motivazioni, anche politiche, che hanno portato a questa pesante situazione, non ne abbiamo le giuste competenze.

    Ucraina Russia, chi seguire su Twitter

    Guerra Ucraina-Russia, ecco chi seguire

    Quello che possiamo fare è segnalarvi account, internazionali e italiani, da seguire su Twitter per cercare di comprenderne di più attraverso la loro narrazione degli eventi.

    Prima di tutto è opportuno segnalare un account di cui molto si è parlato in questi ultimi anni e, specialmente, in questi ultimi due mesi. Parliamo dell’account, verificato, @Ukraine.

    Se ne è parlato molto perché spesso e volentieri utilizza una comunicazione ironica, dissacrante e dispettosa, il contrario di quello che invece ci si aspetterebbe da un account ufficiale, nato in seno alla presidenza dell’Ucraina nel 2016.

    Questo che vedete è il tweet di stamattina:

    Quindi non si può dire che non manchi il coraggio e la sfrontatezza di pubblicare un contenuto del genere, in una giornata come questa.

    L’account era stato creato da Yarema Dukh, oggi ex addetto stampa dell’ufficio presidenziale dell’Ucraina. All’inizio doveva essere un account istituzionale, poi si è trasformato, usando l’ironia come un’arma proprio contro la Russia. Da leggere questa intervista al Washington Post, via DM su Twitter, con gli attuali gestori dell’account. Infatti Dukh ha passato la mano, anche se le persone che lo gestiscono seguono quei dettami da lui indicati.

    È diventato ormai celebre il tweet di dicembre che aveva come messaggio “avere come vicino la Russia, provoca il mal di testa“.

    Nel tentativo di offrivi degli account da seguire su Twitter per seguire, e comprendere, tutta la vicenda Ucraina-Russia, segnaliamo questa due liste. Una di Josh Marshall, “2022 Ukraine Crisis“:

    E l’altra, “Ukraine“, di Daniel Dale della CNN:

    E poi, da seguire:

    https://twitter.com/maxseddon/status/1496858679970304007

     

     [Aggiornamento/14 marzo]

    Intanto, Twitter offre alcuni suggerimenti per utilizzare la piattaforma in modo sicuro in “zone di conflitto”.

    https://twitter.com/TwitterSafety/status/1496698664747687942

    Ecco, questi sono gli account da seguire su Twitter per cercare di avere un quadro più completo, per quanto possibile, di quella che è la situazione, anche in Ucraina, per sapere come la popolazione sta vivendo questi drammatici momenti.

    Ovviamente, questa è una lista in divenire e se avete suggerimenti di altri account, segnalateceli pure.

    [La foto di copertina è di ©Pierre Crom ©Getty Images – New York Times]

  • Social Media in Italia nel 2022, le piattaforme e non solo

    Social Media in Italia nel 2022, le piattaforme e non solo

    Ecco i dati principali della sezione dedicata all’Italia del Digital 2022 Global Overview Report. Gli italiani usano i social media per leggere nuove storie.

    Dopo aver dato uno sguardo globale all’ultima edizione di Digital 2022 Global Overview Report, sempre dallo stesso report, è il momento di guardare insieme quella che è la situazione dei Social Media in Italia nel, e per il, 2022.

    Sono dati sempre molto attesi e che ci offrono uno spaccato approfondito, e interessante, che ci accompagnerà lungo tutto questo anno con aggiornamenti periodici. Ma intanto, partiamo con questi dati che possono incontrare l’interesse di aziende ma anche di semplici utenti che vogliono capire più a fondo lo stato dei Social Media in Italia.

    Social Media in Italia 2022: 43,2 milioni di utenti

    Partiamo col dire che in Italia le persone connesse a Internet sono 50,85 milioni, vale a dire l’84,3% della popolazione italiana che è di 60,3 milioni. Le persone che usano i social media in maniera attiva sono 43,2 milioni, vale a dire il 71,6% della popolazione italiana.

    E proprio in relazione all’ultimo dato, il rapporto rileva che nel corso dell’ultimo anno le persone che usano i social media sono cresciute del 5,4%, vale a dire la metà del dato relativo a livello globale, con 2.2 milioni di nuovi utenti.

    Prima ancora di vedere i dati relativi a come e quanto gli utenti italiani usano i social media, è utile considerare forse, prima di tutto, che cosa spinge, nel 2022, gli italiani a usare i social media. Quali sono le motivazioni e che cosa cercano?

    Social Media in Italia 2022: cosa cercano gli italiani

    Ed eccola qua la risposta a queste domande: gli italiani vogliono leggere storie (48%). Al primo posto tra le ragioni per cui gli italiani usano questi strumenti troviamo, appunto, “leggere nuove storie”. Gli italiani vanno alla ricerca di storie, e questo può essere una indicazione unica per chi, come le aziende, i professionisti che sono alla ricerca di un mood da usare per coinvolgere le persone. Eccolo qua: raccontate storie.

    Motivi uso social media in Italia nel 2022

    Al secondo posto troviamo la motivazione per cui queste piattaforme sono nate, ossia quella di “restare in contatto con amici e familiari” (46,8%). In terza posizione, “riempire il tempo libero” (46,1%). Crearsi nuovi contatti e scoprire contenuti da brand sono in fondo alla classifica.

    Social Media in Italia 2022: leggero calo tempo di utilizzo

    Questa panoramica che vedete qui in basso, ci offre un colpo d’occhio molto esaustivo.

    Panoramica Social Media in Italia nel 2022
    Intanto, ricordiamo ancora una volta, in Italia gli utenti che usano i social media sono 43,2 milioni, in crescita del 5,4%, 2,2 milioni, nell’ultimo anno.

    In relazione al tempo trascorso sulle piattaforme social, il report rileva una durata media, per utente, di 1 ora e 47 minuti al giorno. Dato che fa segnare un lieve decremento del 4,5%, che corrisponde a 5 minuti in meno. Un dato che forse appare in contrasto con il periodo che abbiamo vissuto, e stiamo vivendo, che è quello della pandemia. Ci si aspettava forse una crescita, vito il periodo di massiccio utilizzo di strumenti digitali. Ebbene, forse il massiccio uso del digitale si è orientato verso altri strumenti.

    Gli italiani, in media, utilizzano 6 piattaforme social media ogni mese, il dato globale è di 7,5 piattaforme. Fra poco vedremo quale sono queste piattaforme che gli italiani usano e preferiscono.

    Dato demografico interessante da considerare è che il 50,8% degli utenti social media italiano sono uomini e 49,2% sono donne. Possiamo sostenere che vi è quasi parità.

    Social Media in Italia 2022: le piattaforme preferite

    E adesso vediamo quelle che sono le piattaforme social media che preferiscono gli italiani, quelle che amano di più, al di là dell’utilizzo che ne fanno.

    Piattaforme social media preferite in Italia nel 2022

    E non sorprende che al primo posto ci sia WhatsApp (39,7%), seguono poi le altre app di casa Meta come Instagram (21,7%) e Facebook (16,4%). Molto più staccato, troviamo Telegram (5,4%) e TikTok (3,4%). Twitter è preferito solo al 2,4%; poi Pinterest (2,2%), LinkedIn (1,2%), Messenger (1%) e chiude Discord (0,6%).

    Social Media in Italia 2022: le piattaforme più usate

    Queste, invece, sono le piattaforme social media più usate in Italia.

    Piattaforme social media più usate in Italia nel 2022

    E di nuovo, ai vertici, troviamo le app di Meta in un ordine leggermente diverse da prima. Infatti, WhatsApp, oltre che preferita, è anche l’app social media più usata in Italia (90,8%), seguita da Facebook (78,6%) e da Instagram (71,4%). Più staccata è Messenger (51,1%).

    Come prima, l’unica app capace di stare dietro al gruppo Meta è Telegram (45,3%), anche se forse qualcuno si sarebbe aspettato qualcosa di più. Poi troviamo TikTok (28,9%) e Twitter (28,2%), LinkedIn e Pinterest (27,6%), Skype (24,3%).

    Ecco, questo era il nostro resoconto su un report tra i più attesi, come ripetiamo sempre, oltre che utile e prezioso. Potete consultarlo e scaricarlo anche da qui.

  • Twitter al lavoro per evitare le mention indesiderate

    Twitter al lavoro per evitare le mention indesiderate

    Twitter starebbe lavorando ad una funzionalità che potrebbe essere “Lascia questa conversazione”, che permetterebbe agli utenti di rimuovere le mention indesiderate.

    Qualche anno fa mi ritrovai a conversare con un grande manager italiano e, tra una chiacchiera e un’altra, arrivammo a parlare di Twitter. Pur restandone sempre affascinato, mi guardò e mi disse: “Vedi Franz (mostrandomi un tweet in cui era menzionato) questo io non lo posso eliminare, su Facebook sì. Ecco perché Twitter mi piace poco“. In quel momento, potevo aggiungere veramente poco, aveva ragione.

    Uno dei grandi limiti di Twitter è da sempre l’attività di mention “selvaggia”, quella che prevede l’aggiunta dell’account all’interno del tweet, mention che nei fatti non è possibile annullare. Lo stesso vale poi nelle conversazioni che si sviluppano, con tweet di risposta pieni di mention che possono risultare non graditi.

    Questo per il semplice fatto che, a volte, la conversazione in cui si è menzionati possa degenerare o anche allontanarsi molto da quello che era il contenuto originale.

    In effetti ci sarebbe un modo per annullare il rumore di fondo e sarebbe quello di silenziare. Anche se si tratta di una modalità che rimane anonima, nel senso che l’autore del tweet non saprà mai che uno di quelli che è menzionato l’ha silenziata.

    Twitter al lavoro per evitare le mention indesiderate

    Twitter lavora ad una funzione per le mention indesiderate

    Ecco, tutto questo per inquadrare meglio la notizia di cui stiamo per parlarvi. Più che notizia, in effetti, per ora è solo un rumor. Ma, vista la fonte che l’ha resa nota, è molto probabile che si tratti di una anticipazione di qualcosa che verrà presto alla luce in maniera ufficiale.

    Jane Manchun Wong, reverse engineering non nuova a scovare novità, ha scoperto che Twitter starebbe lavorando ad una nuova funzionalità che permetterebbe agli utenti di “lasciare la conversazione” nel momento in cui ci si trovi di fronte ad una mention indesiderata.

    Ecco come potrebbe essere

    Dal tweet si vede uno screenshot della funzionalità, che potrebbe prendere il nome “Lascia questa conversazione”, con un bottone grande, cliccato il quale si attiveranno queste tre opzioni di default:

    • Annullare la mention: il nome resta ma non si riceveranno più notifiche dalla conversazione;
    • Bloccare la mention: le persone non potranno più menzionare quell’utente in quella conversazione specifica;
    • Bloccare le notifiche: non si riceveranno più notifiche relative alla conversazione specifica, anche se sarà sempre e comunque visibile.

    Quindi, scegliendo questa funzionalità, il nome dell’account (il nome scelto dopo la @) resterà all’interno del tweet ma non sarà più linkabile. Di conseguenza, non si riceveranno più notifiche e si potrà essere più menzionati nella conversazione.

    Come potete vedere, si tratta di una funzionalità che andrebbe oltre il semplice silenziare la conversazione.

    Questa modalità, se confermata, andrebbe quindi ad aggiungersi a “Rimuovi tag dalla foto“, la funzionalità che permette agli utenti di rimuovere il tag, questa volta, da una immagine all’interno di un tweet che risulta essere indesiderato.

    Fine all’effetto “canoa”

    Se andasse in porto questa funzionalità “Lascia questa conversazione”, si metterebbe fine a quel fenomeno che va sotto il nome di “canoa di Twitter”, locuzione coniata da Lindsey Weber indicando quel fenomeno che vede un tweet crescere, man mano, con diverse mention. ” I partecipanti sono invitati a ‘prendere una pagaia’ per portare la canoa ‘a riva’, prima che ‘affondi’. In migliaia sono annegati in canoe rovesciate su Twitter“. Una forma che rende bene l’idea.

    Piccolo recap delle novità che Twitter ha lanciato ultimamente, due su tutte.

    La prima, la possibilità di pinnare le conversazioni nei DM, quindi si potranno riportare e fissare in alto le conversazioni solite che tenete con qualche utente in particolare.

    La seconda, che segnalavamo anche all’interno della nostra newsletter settimanale (non vi siete ancora registrati?🤔), è la funzione Safety Mode, che si sta propagando in Usa, Regno Unito, Canada, Australia, Irlanda e Nuova Zelanda, che applicherà un blocco a quegli utenti che fanno uso di linguaggio ingiurioso, violento o che disturbano la conversazione con risposte ripetute e con menzioni continue. Infatti, dicevamo proprio delle menzioni selvagge, e quindi tutto torna.

  • Manager e social media, sempre più brand ambassador

    Manager e social media, sempre più brand ambassador

    La nuova edizione della Social Top Manager di Reputation Manager rileva che ancora il 26% dei manager italiani è assente sui social media, e che il 26% è invece inattivo. Tra i manager italiani, si fa strada la modalità d’uso da brand ambassador.

    A distanza di sei mesi, ecco la versione 2022 di uno dei report più interessanti che indagano il rapporto dei Manager italiani e il loro modo di usare i social media. Dalla precedente edizione, la nuova edizione di Social Top Manager di Reputation Manager evidenzia come ci sia stato un lieve miglioramento nell’uso. Infatti, se nella precedente edizione avevamo visto che ben il 32% dei manager era inattivo sui social media, adesso lo è il 26%. Un miglioramento lieve che comunque va registrato.

    Resta sempre poi il 26% di manager che invece è totalmente assente sui social media, vale a dire quasi un terzo.

    Più di un quarto dei manager non usa i social media

    E poi, va evidenziato come i Manager italiani usino i social media come strumenti per comunicare l’azienda che guidano. Una modalità da “brand ambassador” per l’appunto. I valori dell’azienda rientrano nello stile comunicativo del manager, e viceversa. Un processo che, proprio durante la pandemia da Covid-19 ha permesso agli executive di porsi come punto di riferimento per l’azienda e per le persone a cui parlano.

    Manager e social media, sempre più brand ambassador

    Altro interessante elemento, che vogliamo portare alla vostra attenzione, prima di passare a vedere i dati relativi alle performance dei manager sulle singole piattaforme social media, è che i manager si concentrano sempre di più sui temi legati all’ESG, ossia Environmental, Social e Governance. Il tema sociale, attenzione alla sostenibilità e a nuovi modelli di governance, temi emersi soprattutto durante e dopo la pandemia, sono entrati nel lessico comunicativo dei manager. I loro contenuti diffusi attraverso i social media hanno lo scopo di portare i propri follower a comprendere meglio i tempi che viviamo e a trovare nuove modalità e soluzioni per il futuro.

    Come potete vedere, si tratta di due elementi molto interessanti che delineano una evoluzione da questo punto di vista. Anche se, resta ancora molto alta la percentuale di manager che usano poco i social media.

    Social media e manager, i dati

    E ora passiamo a i dati per ogni singola piattaforma.

    I Social Top Manager stili comunicazione

    Prima di passare alle piattaforme social media, il report mette in evidenza come, ancora oggi, solo il 51% dei manager italiani è presente con una pagina su Wikipedia. Si tratta di un presidio importante da considerare, visto che il sito della più grande enciclopedia partecipativa online è uno dei link principali posizionati su Google.

    Passiamo adesso a guardare come i manager italiani usano LinkedIn. E, come già rilevato prima, sono due i grandi temi che guidano la comunicazione su LinkedIn dei top manager: le tematiche relative al mondo Esg e le performance positive delle aziende che guidano. Sono invece più rari i riferimenti al mercato di cui fanno parte e all’attualità.

    Manager su LinkedIn

    Tra i manager più seguiti sulla piattaforma di proprietà di Microsoft, al primo posto troviamo ancora l’Amministratore Delegato di Lamborghini Stephan Winkelmann, “Top Employers Italia 2022”, con i suoi 113 mila follower. Nella precedente edizione, pubblicata qui sul nostro InTime Blog, ne aveva 72 mila. Winkelmann è sempre molto attento alle ultime innovazioni tecnologiche, prova ne è che il 1° febbraio Lamborghini ha messo all’asta il suo primo Nft.

    I Social Top Manager su LinkedIn

    In seconda posizione, stabile l’Ad di Renault, Luca de Meo, con 76 mila follower, 14 mila in più dall’ultima edizione del report. Tra i contenuti postati dal manager italiano, ex Seat, la firma dei Women Empowerment Principles delle Nazioni Unite. De Meo ha ricordato come Renault sia la casa automobilistica con la più alta percentuale di occupazione femminile nel settore, vicina al 25%, e ribadendo il proprio impegno su questo tema.

    In terza, stabile anche lui, troviamo Marco Alverà, Snam, con 65 mila follower, 11 mila in più dall’ultima rilevazione. Da segnalare la “scalata” di Giampaolo Grossi, General Manager di Starbucks, che passa in settima posizione con 39 mila follower, 10 mila in più dall’ultima rilevazione.

    Dopo aver visto le performance dei manager italiani su LinkedIn, passiamo a vedere come usano Twitter, altra piattaforma sempre più centrale per gli executive italiani.

    Manager su Twitter

    Il presidente del Napoli, oltre che presidente della Filmauro, Aurelio de Laurentiis, è sempre molto attivo su Twitter e si conferma al primo posto tra i manager italiani più seguiti, con 684 mila follower, 16 mila in più dall’ultima rilevazione. De Laurentiis usa spesso lo strumento per parlare del suo Napoli, ma non disdegna di offrire la sua visione riguardo i temi di attualità.

    I Social Top Manager su Twitter

    In seconda posizione, stabile, troviamo il presidente della Juve, Andrea Agnelli, con 163 mila follower, 2 mila in più dall’ultima rilevazione. Il nipote dell’Avvocato però non usa lo strumento in modo costante, infatti è inattivo dallo scorso 18 giugno.

    In terza posizione troviamo Lapo Elkann, con i suoi 135 mila follower. Nella scorsa rilevazione era quarto con 108 mila follower. L’altro nipote dell’Avvocato usa lo strumento per parlare delle sue attività, spesso benefiche, senza trascurare i grande temi dell’attualità e, ovviamente, la Juve.

    Nella classifica troviamo anche lo stilista Giuseppe Zanotti, Lady Gaga ha indossato sue creazioni. Da segnalare l’ottima performance di Corrado Passera, co-fondatore di illimity bank, che riesce ad essere molto attivo anche su Twitter, oltre che su LinkedIn.

    Manager e Instagram

    Come già rilevato la scorsa volta, i manager italiani si stanno avvicinando anche a Instagram, piattaforma che riserva grandi soddisfazioni quando si è in grado di inquadrare la corretta comunicazione da usare sulla piattaforma.

    Il report ci riporta anche questa classifica, nella quale spiccano i manager del fashion e dello sport.

    Al primo posto, stabile, troviamo infatti Elisabetta Franchi, fondatrice di Betty Blue, con i suoi 2,7 milioni di follower, 200 mila in più dall’ultima rilevazione pubblicata qui sul nostro blog. La sua forza è quella di generare 9 mila interazioni in media per ogni post condiviso.

    I Social Top Manager su Instagram

    In seconda posizione, anche questa una conferma, troviamo Steven Zhang, presidente dell’Inter, con 534 mila follower, circa 16 mila in meno rispetto all’ultima rilevazione da noi riportata.

    Terzo posto, e anche qui una conferma, con Brunello Cucinelli, con 348 mila follower, 28 mila in più dall’ultima rilevazione a noi pubblicata. Il fondatore della omonima azienda usa Instagram per raccontare della sua azienda, ma anche per condividere pensieri su questi tempi che stiamo vivendo.

    Non è un caso che anche in quarta e quindi posizione, con Margherita Missoni (205 mila follower) e Renzo Rosso (181 mila follower), ci siano manager particolarmente affermati nel mondo della moda, uno dei settori principali del belpaese.

    Ecco, questa in sintesi l’analisi dell’Osservatorio Social Top Manager di Reputation Manager che potete anche scaricare.

  • Su Instagram arrivano i Like, privati, nelle Stories

    Su Instagram arrivano i Like, privati, nelle Stories

    Su Instagram arrivano i Like, privati, nelle Stories. Non ci sarà nessun contatore pubblico, i like saranno visibili solo all’utente.

    La notizia era stata già annunciata qualche tempo fa, ma adesso con l’annuncio di Adam Mosseri, è diventata ufficiale. Su Instagram stanno per arrivare i Like nelle Stories, ma saranno sempre privati.

    Come già sapete, per interagire con le Stories di Instagram si potevano usare le emoji che, comunque, rischiavano di intasare i DM, così come anche solo scrivere un commento. Tutto finiva all’interno dei messaggi privati.

    Ma con questa nuova funzionalità, i Like, molto attesi per le Stories, non compariranno all’interno dei messaggi privati. Infatti, da oggi nelle Stories comparirà una icona a forma di cuore con cui esprimere appunto un “Like”.

    Su Instagram arrivano i Like, privati, nelle Stories

    Nessun contatore visibile

    Non ci sarà nessun contatore visibile, se è questo che vi state chiedendo, ma il Like sarà visibile solo dall’utente che ha pubblicato la storia e lo stesso Like comparirà nella schermata che offre la possibilità di vedere che ha visto il contenuto insieme alle altre informazioni.

    Quindi, nessun contatore pubblico per i Like nelle storie, un approccio diverso da quello che Instagram ha tenuto per i post pubblicati all’interno del feed. Come ricorderete, Instagram aveva provato nel 2019 a nascondere i Like, per rendere gli utenti meno schiavi di una dinamica legata al “mi piace” poco salubre. Salvo poi fare marcia indietro lo scorso anno, dopo due anni. Adesso sono gli utenti a decidere se i Like devono essere visibili, o meno. E da quello che si vede, tutti lasciano l’impostazione di default, ossia con i Like pubblici.

    L’idea sembra quella di provare a monitorare la reazione degli utenti rispetto a questa nuova possibilità. Anche se, ci scommettiamo, quella di rendere i Like pubblici non è un’idea così remota e presto potrebbe comparire un contatore. Vedremo.

  • Safer Internet Day 2022, ecco 10 consigli di Twitter

    Safer Internet Day 2022, ecco 10 consigli di Twitter

    Safer Internet Day 2022, la Giornata Internazionale per la promozione di un Internet più sicuro. Ecco 10 consigli di Twitter per una conversazione più sicura.

    Safer Internet Day 2022, la Giornata Internazionale per la promozione di un Internet più sicuro. E questa giornata, oggi 8 febbraio 2022, cade in un momento storico molto particolare, dove la sicurezza su Internet e sui social media in particolare, è molto sentita.

    E a proposito di social media, Twitter, come sempre in queste occasioni, fa sempre la sua parte. Intanto viene aggiunto a #SaferInternetDay, e ad altri hashtag annessi come #SicurezzaInRete, #GiornataMondialeDellaSicurezzaInRete, #GiornataDellaSicurezzaInRete e #SID, la emoji della giornata, un modo per incoraggiare la conversazione attorno a questi temi.

    E proprio per questa occasione, dicevamo, Twitter ha ideato una guida per illustrare tutte le funzioni a disposizione degli utenti per accrescere in prima persona la loro sicurezza e sentirsi sempre più a proprio agio quando si uniscono a una conversazione.

    Safer Internet Day 2022, consigli di Twitter

    Nuove funzioni per la sicurezza

    Infatti, segnalare un tweet non è l’unica azione disponibile. Esistono molte altre nuove funzioni dedicate alla sicurezza. Vediamole insieme:

    • Blocca: si può impedire a specifici account di contattare e seguire il proprio profilo, oltre a visualizzare i Tweet. Maggiori info sulla funzione a questo link;
    • Silenzia: si possono silenziare i Tweet di un account rimuovendoli dalla timeline senza bloccarlo o smettendo di seguirlo. Si possono anche silenziare determinate parole, conversazioni, frasi, username, emoji o hashtag. Maggiori info sulla funzione;
    • Rimuovi follower: non è necessario bloccare direttamente qualcuno su Twitter.
      Accedendo alla lista dei follower, infatti, è ora possibile rimuovere uno specifico account dal proprio elenco;
    • Contenuti sensibili: l’impostazione predefinita di Twitter è quella di avvertire l’utente quando si trova di fronte ad un contenuto potenzialmente sensibile. Si può modificare questa opzione nelle impostazioni del profilo, scegliendo di visualizzare sempre i contenuti sensibili.

    Consigli di sicurezza per i DM

    Ma Twitter offre dei consigli molto utili per mantenere sicuri la conversazione e lo scambio di messaggi tra gli utenti in DM, come questi:

    • Nascondi risposte: ogni utente può scegliere se rendere visibile o meno una risposta ad un proprio Tweet. Se una risposta è fuori tema o è spam si può cliccare su di essa e nasconderla. Le risposte non verranno cancellate, e per poterle visualizzare sarà necessario fare doppio click. Maggiori info qui;
    • Controlli di conversazione: ciascun utente di Twitter può scegliere in qualsiasi
      momento chi può rispondere o interagire con un proprio Tweet. Questa funzione è utile per gestire una conversazione senza dover ricorrere alla funzione Blocca e può prevenire lo spam. Qui la guida completa alle impostazioni per controllare le conversazioni;
    • DM: sarà l’utente a scegliere chi può contattarlo attraverso i DM – messaggi in privato. Le impostazioni dei DM permettono all’utente di filtrare i messaggi indesiderati e limitare i contatti da parte di persone che non si seguono. Maggiori informazioni a questo link.

    Come mantenere i dati in sicurezza

    Infine, ecco alcuni consigli per mantenere sicuri il proprio profilo e i propri dati:

    • Autenticazione a due fattori: oltre alla password, ogni utente può aggiungere un ulteriore livello di sicurezza per il proprio account. Maggiori info qui per scoprire come impostare questa funzione;
    • Protezione dei Tweet: gli utenti possono decidere di rendere i loro Tweet visibili solo ai propri follower. Qualora un altro utente desiderasse seguire un profilo non pubblico, si riceverà una richiesta di follow. Ecco maggiori informazioni su questa funzione;
    • Identificazione: si possono tenere separati gli amici reali da quelli di Internet. Quando un nuovo utente si unisce a Twitter verranno suggeriti gli account da seguire sulla base di e-mail e/o numeri di telefono, se forniti. Se non si vuole essere suggeriti ai nuovi account sulla base di questi dati, si può disabilitare la possibilità di essere identificati.
      Dettagli a questo link.
  • Se Facebook e Instagram scomparissero, una riflessione

    Se Facebook e Instagram scomparissero, una riflessione

    Ma davvero Facebook e Instagram rischiano di non funzionare più in Europa? Uno scenario, possibile quanto improbabile, che induce a fare una riflessione e a cambiare il nostro approccio verso i social media.

    Meta potrebbe chiudere le due piattaforme principali, come sono appunto Facebook e Instagram, in Europa. Una notizia che sta facendo il giro del mondo. Ma davvero potrebbe accadere una cosa del genere? Cerchiamo di capire perché potrebbe avverarsi questo scenario.

    Intanto partiamo da un punto fermo che è rappresentato dalla gestione dei dati degli utenti. Come sapete, con l’Europa da tempo esiste un contenzioso con le grandi aziende tech, che gestiscono app e piattaforme social media con centinaia di milioni di utenti, riguardo alla gestione dei dati al di fuori della SEE (Spazio Economico Europeo: Unione Europea incluse Norvegia, Liechtenstein e Islanda).

    Facebook e Instagram potrebbero non funzionare in Europa, lo scenario

    Il contenzioso, per cercare di essere sintetici ed esaustivi, nasce dal fatto che l’UE, prevede che il trattamento dei dati dei cittadini europei, al di fuori dell’Europa con diversa collocazione geografica, avvenga in due casi: nel caso lo richiedano gli stati esteri e nel caso lo richiedano le organizzazioni internazionali, come l’ONU e altre.

    Se Facebook e Instagram scomparissero, una riflessione

    Questo perché, mentre la circolazione dei dati dei cittadini europei è libera all’interno della SEE, è vietato che questo trattamento avvenga al di fuori.

    Però, nel caso del trattamento dei dati in paesi diversi dall’UE, il regolamento europeo richiede che il trattamento mantenga il principio dell’adeguatezza. Vale a dire, che le aziende che volessero trattare i dati di cittadini europei in server localizzati negli Usa, tanto per restare nella situazione di specie, devono osservare le regole europee previste dal famoso GDPR.

    Questo per avere un quadro chiaro della situazione sotto il profilo delle regole europee e per inquadrare meglio il tema.

    L’impossibilità di garantire alcuni servizi

    Ora, succede che nei documenti che Meta ha depositato presso la SEC (ricordiamo, l’ente americano equiparabile alla nostra Consob) ha delineato uno scenario in cui potrebbe accadere che, per via delle regole che vigono in Europa, l’impossibilità di garantire alcuni servizi (per i motivi che abbiamo visto sopra) come appunto Facebook e Instagram.

    I documenti sono quelli rivolti ai propri investitori e, come sempre accade in casi come questi, l’azienda prefigura anche gli scenari più nefasti, proprio per “avvisare” gli investitori che questo scenario, per quanto improbabile, potrebbe comunque verificarsi. Si tratta di una sorta: “non dite poi che non ve l’avevo detto!“. Ecco, proprio così.

    Come detto, lo scenario che Meta possa sospendere, o addirittura chiudere, Facebook e Instagram in Europa, rinunciando a oltre 300 milioni di utenti, è ipotesi assai remota, improbabile, impensabile. Eppure, se non viene trovato un accordo, cosa che invece avverrà, lo scenario potrebbe essere questo.

    Ma se, come abbiamo visto, questa ipotesi che Facebook e Instagram non dovessero più funzionare in Europa è probabile, quanto remota, non sarebbe invece il caso di porsi qualche domanda?

    È il momento di cambiare il nostro approccio verso i social media

    Non sarebbe il caso di cominciare a delineare uno scenario post-Facebook?

    Nel senso che, forse è meglio che cominciamo a rendere la nostra persona, i nostri profili, la nostra immagine meno dipendente dalle piattaforme social, meno dipendente dagli algoritmi, e cominciassimo a considerare la conversazione per come è.

    Insomma, fino ad ora, e la pandemia lo ha accentuato in un certo senso, abbiamo dedicato completamente le nostre esistenze a questi strumenti. Ben inteso, sono sempre validi e preziosi, ma come strumenti vanno utilizzati e non come esclusivi contenitori delle nostre esistenze.

    Anche perché, se continuassimo con questo approccio esclusivo, rischieremmo di restare senza la nostra esistenza digitale nel momento in cui queste piattaforme non dovessero più funzionare.

    Deve cambiare l’approccio

    Allora, l’approccio deve cambiare, e la pandemia, ancora una volta, ce lo ha dimostrato. Dobbiamo usare questi strumenti per comunicare con altre persone, mettendo in risalto la conversazione umana, quella che non dipende da algoritmi, ma solo dalla volontà di confrontarsi. Perché se un giorno tutto questo non dovesse più esistere, almeno siamo sicuri di aver creato una Relazione che può svilupparsi anche al di fuori di queste piattaforme. Saremmo sicuri che le nostre esistenza potrebbero continuare anche in altri luoghi, sempre con lo stesso approccio.

    Forse è un concetto ancora troppo astratto, che vale anche per le aziende, ma in qualche modo da questa notizia dobbiamo trarne un insegnamento e una riflessione.

    È arrivato il momento di usare i social media come strumenti di Relazione tra persone, senza lasciarsi guidare dagli algoritmi. Solo così potremmo essere sicuri di quello che abbiamo realizzato e non ci preoccuperemmo più di tanto se queste piattaforme dovessero scomparire, un giorno.