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  • La vittoria dell′Italia a Euro 2020 sui Social Media

    La vittoria dell′Italia a Euro 2020 sui Social Media

    Sono stati 3,6 milioni di contenuti condivisi e 16 milioni di interazioni sui social media. Questa in sintesi la serata della vittoria dell′Italia di Roberto Mancini a Euro 2020.

    Sono stati 3,6 milioni di contenuti condivisi e 16 milioni di interazioni sui social media. Possiamo riassumere così, in sintesi, la serata della finale di Euro 2020 che ha visto l’Italia di Roberto Mancini prevalere ai rigori sull’Inghilterra che deve rimandare l’appuntamento con la conquista di un titolo internazionale.

    Grazie a Talkwalker, possiamo tracciare alcuni dati molto interessanti che mostrano come, ancora una volta, se ce ne fosse bisogno, i social media in questi contesti sono strumento di racconto di ciò che accade e di commento. Un flusso di contenuti che è andato avanti tutta la notte. Interessante notare che in tv, in Italia, siano stati 18 milioni gli italiani che hanno visto l’impresa, con uno share del 74%.

    vittoria Italia Euro 2020 Social Media franzrusso.it

    Per la nostra analisi abbiamo considerato gli hashtag #euro2020, quello ufficiale, #ItaliaInghilterra, #Euro2020final, #ItalyEngland e anche #campionideuropa e #ItsComingRome, per un totale, come dicevamo in apertura, 3,6 milioni di contenuti condivisi.

    Questo il grafico che ci mostra l’andamento della condivisione

    italia inghilterra euro 2020

    Questo è l’engagement, il coinvolgimento scaturito dai contenuti condivisi. Il momento clou della nottata azzurra, intorno all’1 di notte, si sono registrati quasi 5 milioni di like su Twitter e 725 mila retweet e oltre 103 mila like su Instagram.

    engagement euro 2020 finale italia inghilterra

    Dal punto di vista del sentiment, possiamo rilevare che il 31% ha espresso, ovviamente sentimenti di “gioia” e il 23% sentimenti di “amore”. Il 23% ha espresso invece sentimenti di “rabbia”.

    L’85,8% degli utenti che hanno condiviso contenuti sui social media aveva un’età compresa tra i 18 e i 34 anni, mentre il pubblico era composto dal 61,3% di uomini e dal 38,7% di donne.

    Questa la “mappa di calore” che ci mostra le aree più calde in cui si è registrata maggiore attività sui social media.

    mappa italia inghilterra euro 2020

    Un quadro globale  che mostra come la finale di Euro 2020 tra Italia Inghilterra abbia coinvolto tifosi e appassionati di calcio sui social media in tutto il mondo.

    Questi gli influencer, tenendo conto i contenuti condivisi in lingua italiana:

    influencer italia inghilterra euro 2020

    Prima di vedere i tweet più coinvolgenti, vi volevamo far notare il bel tributo che il Galatasary ha dedicato a Roberto Mancini, squadra che il “Mancio” allenò tra il 2013 e il 2014, lasciando un buon ricordo:

    Il Chelsea invece fa gli onori ai nostri Emerson e Jorginho:

    E ora vediamo quelli più coinvolgenti, iniziando da quello di Chiellini, il più condiviso in assoluto:

    http://twitter.com/sharonstone/status/1414351534297690112

    http://twitter.com/sononatanera/status/1414349123915067392

    Questi invece quelli più condivisi su Instagram, dove le radio la fanno da padrone:

     

    Visualizza questo post su Instagram

     

    Un post condiviso da Radio Italia (@radioitalia)

     

    Visualizza questo post su Instagram

     

    Un post condiviso da Radio DEEJAY (@radiodeejay)

     

    Visualizza questo post su Instagram

     

    Un post condiviso da RDS 100% Grandi Successi (@rds_official)

    Ecco, questa la nostra piccola analisi, grazie alla collaborazione con Talkwalker.

    E voi come avete vissuto la grande notte degli Europei 2020?

  • Le PMI italiane usano Instagram ma poco Influencer Marketing

    Le PMI italiane usano Instagram ma poco Influencer Marketing

    Da uno studio di Kantar per l’Osservatorio Piccole Imprese di GoDaddy emerge che le PMI italiane usano molto Instagram, anche se Facebook resta sempre il più usato. E solo il 7% fa uso di Influencer Marketing.

    Un interessante studio condotto da Kantar dell’Osservatorio Piccole Imprese di GoDaddy ci offre uno spaccato interessante riguardo le PMI italiane, rispetto all’uso del web e dei social media. Lo studio ha preso in esame 5.100 piccole e medie imprese europee (Italia, Germania, Francia e Spagna), ma ci concentreremo sui risultati che riguardano le aziende italiane, con qualche raffronto.

    La pandemia da Coronavirus ha dato, come abbiamo più volte sottolineato anche qui sul nostro blog, una forte accelerazione nell’utilizzo del digitale e nell’adozione di strumenti digitali per fare business. Un fenomeno che non ha certamente escluso le PMI, il vero cuore pulsante dell’economia italiana. E vediamo quali sono i risultati salienti dello studio.

    PMI italiane Instagram poco Influencer Marketing franzrusso.it

    Il 62% delle PMI possiede un sito web, di queste il 71% svolge attività di marketing e promozione attraverso il proprio sito o i propri canali social media. E poi, il 95% delle PMI che hanno un sito web afferma che è uno strumento importante per incrementare la propria visibilità nei confronti del mercato. Da notare che tra le PMI che non hanno ancora un sito web, nel 2021, il 15% lamenta costi di gestione elevati.

    PMI e Social Media, cresce l’utilizzo di Instagram

    In relazione agli strumenti social più usati, Facebook resta la piattaforma preferita nell’86% dei casi, anche se cresce l’uso di Instagram, preferito per il 58% dei casi. Pensate che le PMI fanno registrare un utilizzo maggiore dell’app di Facebook, rispetto alle piccole e medie imprese francesi (43%) e tedesche (50%).

    Il 36% delle PMI italiane usa LinkedIn per attività di promozione e visibilità, mentre solo il 18% usa Twitter per attività marketing, contro il 31% delle piccole e medie imprese spagnole.

    PMI Social Media grafico 2021

    PMI e Social Media, WhatsApp per le PMI di piccole dimensioni

    Dallo studio non poteva mancare WhatsApp. Il 54% delle PMI lo ha infatti utilizzato come canale preferenziale per rimanere in contatto con i propri clienti, alla pari con la Spagna, contro il 36% delle imprese tedesche e solo il 14% di quelle francesi. WhatsApp si è mostrato strumento utile per permettere un contatto diretto e continuo con la clientela,  soprattutto per le imprese di piccole dimensioni (da 1 a 9 dipendenti), come piccoli ristoranti, negozi al dettaglio, artigiani e aziende ortofrutticole a conduzione familiare.

    Ma come usano il Digitale e gli strumenti digitai le PMI, con quale strategia? Dai dati emersi dallo studio si nota che le PMI preferiscono gli strumenti digitali per il marketing (48%) rispetto al 40% delle piccole e medie imprese che preferiscono canali offline (40%). Il 27% delle PMI preferisce invece un utilizzo ibrido tra canali digitali e canali tradizionali.

    PMI e Social Media, solo il 7% usa Influencer Marketing

    Il 33% delle PMI usa il digitale per fare advertising, il 12% per la promozione dei video o banner pubblicitari. Ma sono ancora poche le PMI che usano il digitale e i social media in particolare per fare nuove operazioni di marketing. In questa ottica, si rileva infatti che solo il 7% di esse mette in atto azioni di Influencer Marketing e solo il 2% adotta i podcast.

    Infine, il 24% delle PMI utilizza strumenti di automazione per promuovere i propri prodotti, rispetto al 16% di Francia e Germania. Di queste, il 53% utilizza strumenti di email marketing per rimanere in contatto con i propri clienti e inviare loro offerte e promozioni.

    Il quadro, come dicevamo in apertura di questo post, dedicato ai risultati del sondaggio condotto da Kantar per GoDaddy, risulta interessante. Ci sono buoni presupposti per ottimizzare l’aumento dell’uso degli strumenti social media e farli diventare strumenti di marketing e comunicazione a tutti gli effetti. Anche se c’è da lavorare ancora molto dal lato delle strategie da mettere in campo.

  • Norvegia, ora è illegale modificare le foto senza dichiararlo

    Norvegia, ora è illegale modificare le foto senza dichiararlo

    In Norvegia diventa illegale pubblicare foto ritoccate senza una chiara etichetta sui social media. Una norma che vuole contrastare il dilagante fenomeno della dismorfofobia che colpisce sempre più gli adolescenti.

    In Norvegia diventa illegale pubblicare foto sui social media senza specificare il foto-ritocco. Si tratta di una norma, approvata dal parlamento norvegese lo scorso mese con 72 voti favorevoli e 15 contrari, che entra in vigore per contrastare quello che ormai viene definito “social body pressure“, ossia l’imposizione di canoni di bellezza artefatta, fatta passare per naturale. Un fenomeno molto serio questo che ha finito per creare “pressione” psicologica su tutte quelle persone che a tutti i costi, nel vero senso della parola, cercano di assomigliare quanto più possibile all’influencer che seguono solitamente, senza sapere che il più delle volte si tratta di immagini modificate senza alcuna specifica.

    I social media in questi anni hanno permesso a molte persone di esprimersi al meglio, di crearsi opportunità ed emergere. Ma hanno anche dato vita alla dipendenza dai like, quell’approvazione spesso cercata con ansia, quasi fosse l’unico modo per far sapere al mondo di esistere. Ebbene, tutto questo ha generato una pressione tale da portare alcune persone a imporsi canoni non naturali, pur di apparire. Ci si è spinti a immedesimarsi in contesi non naturali, perdendo di vista il fatto che ognuno di noi è bello a suo modo ed è Altrettando bello mostrarsi come si è veramente.

    norvegia illegale foto ritoccate franzrusso.it

    Norvegia, approvata norma conto le foto ritoccare

    La norma approvata in Norvegia fa parte del regolamento sul Marketing del 2009 ed è stata proposta dal Ministero per l’Infanzia e per la Famiglia, al fine di contrastare la pressione sull’aspetto fisico che “spesso è impercettibile e difficile da contrastare”. Il ministero ha proposto questa legge chiedendo di adottare “misure più severe” per contenere queste tendenze, surreali, spinte dalle immagini manipolate su Instagram, e su altre piattaforme social media, che generano un impatto negativo sulla salute mentale, creando situazioni di “disagio sociale”, specialmente tra le giovani donne. Il nuovo regolamento nasce per contrastare la “dismorfismo corporeo”, o il pensiero ossessivo sui propri difetti o difetti percepiti nell’aspetto.

    Che cos’è il Dismorfismo Corporeo, noto come dismorfofobia

    Il Disturbo di Dismorfismo Corporeo, DDC, noto col nome di dismorfofobia, lo diciamo in modo sintetico e non da esperti, è la preoccupazione per un difetto nell’aspetto fisico, che può essere totalmente immaginario, oppure, se è presente una reale piccola anomalia fisica, la preoccupazione del soggetto è di gran lunga superiore. Chi è affetto da dismorfismo corporeo ha quindi una visione distorta del proprio aspetto esteriore, causata da una eccessiva preoccupazione per il proprio aspetto esteriore. In casi gravi, tutto questo può sfociare in anoressia o bulimia nervosa. La dismorfofobia spesso si manifesta in persone che hanno una scarsa stima di sè spesso adolescenti.

    Il primo a parlare di dismorfofobia è stato il medico e psichiatra italiano Enrico Morselli nella sua opera del 1891 “Sulla dismorfofobia e sulla tafofobia“.

    Era necessario riportare qualche informazione in più sulla dismorfofobia, in alcuni casi viene descritta anche come “dismorfia corporea“, ma sempre di questo si tratta, per dare un contesto più completo del grande tema che la norma norvegese si pone di contrastare.

    Multe e reclusione in caso di mancata specifica

    Quindi, in presenza di immagini ritoccate su Instagram, come su altre piattaforme, che costituiscono casi di collaborazione con aziende e quindi di pubblicità (si parla quindi di contenuti sponsorizzati), devono contenere obbligatoriamente una etichetta che specifichi che si tratta di foto ritoccate. “I giovani sono esposti a una forte pressione per avere un bell’aspetto attraverso, tra le altre cose, la pubblicità e i social media, e i modelli che vengono mostrati sono spesso ritoccati digitalmente. Ciò espone i giovani a un ideale di bellezza impossibile da raggiungere“, si legge nella proposta del ministero norvegese.

    La legge si applica a tutte le piattaforme di social media, quindi Instagram, Facebook, TikTok, Snapchat e Twitter, e riguarda i post per scopi pubblicitari, di marketing e altri scopi promozionali. La legge norvegese richiede che qualsiasi post che possa contenere un corpo con dimensioni, forma o pelle modificate, labbra ingrossate, muscoli pronunciati riporti una dichiarazione di alterazione. Ciò include entrambi: girovita stretto, forme del corpo perfette o carnagioni insolitamente perfette ottenute utilizzando attrezzature o metodi fotografici fisici prima di scattare la fotografia, o gli strumenti di editing digitale, ritocco rimodellamento e filtri utilizzati dopo che la fotografia è stata scattata. Tutte queste immagini devono portare un’etichetta progettata e fornita dal governo norvegese.

    La mancata specifica riferita alle immagini ritoccate comporterà multe e anche la reclusione.

    Come era inevitabile che succedesse, l’entrata in vigore della norma ha creato un dibattito molto accesso, in Norvegia come in altri paesi. Molti sono i sostenitori, tra cui influencer stessi, che approvano la mossa del ministero norvegese, definito come progressista, altri, invece, credono che la norma sia di difficile applicazione, in quanto sarebbe difficile poi andare ad individuare quali foto siano state realmente ritoccate.

    I social media potrebbero essere alleati con l’Intelligenza Artificiale

    Dal nostro punto di vista, nonostante la reale applicazione della norma, riteniamo che si tratta di un passo avanti necessario, al fine di proteggere la salute mentale degli utenti e di rendere i social media sempre più luoghi sani.

    Sarebbe poi auspicabile che anche le piattaforme social media, come Instagram, Twitter e Facebook si facessero promotrici di azioni volte a mettere in pratica un uso più consapevole delle piattaforme stesse, condannando l’utilizzo distorto e aiutando, come tecnologie di intelligenza artificiale, ad individuare le immagini ritoccate e a segnalarle automaticamente. Non sarebbe una cattiva idea.

  • TikTok, ecco i video più lunghi fino a tre minuti

    TikTok, ecco i video più lunghi fino a tre minuti

    TikTok fa sapere che, a livello globale, sta per essere rilasciata una novità che interesserà molto gli utenti. Si potranno caricare video lunghi fino a 3 minuti.

    TikTok ha appena fatto sapere che, a livello globale, sta per essere rilasciata una novità che interesserà molto gli utenti. Infatti, se fino a ieri si potevano caricare brevi video della durata massima di 60 secondi, da oggi in avanti sarà possibile caricare video con una durata fino al triplo di quella attuale, cioè fino a 3 minuti. Questo è il frutto di un test partito ad inizio dicembre dello scorso anno.

    Lo scopo sarebbe quello di dare ai creator più flessibilità nella gestione dei video, avendo la possibilità di poter spezzettare il video in dei piccoli trailer, in modo da agganciare gli utenti in diverse condivisioni.

    I primi ad usare la modalità dei video più lunghi, i mezzo a pochi altri sono stati i creator del mondo food, molto condiviso come tema.

    tiktok video lunghi 3 minuti franzrusso

    TikTok nello spiegare questa decisione, che sicuramente ha come obiettivo quello di accrescere il coinvolgimento sulla piattaforma, a beneficio dell’algoritmo, molto discusso, sostiene che sono stati tanti i creatori a richiedere più tempo per poter esprimersi al meglio.

    Volendo fare qualche breve considerazione, con questa novità TikTok si pone in competizione maggiore con YouTube, il social network video per eccellenza. La piattaforma ha infatti orientato l’algoritmo a premiare video tendenzialmente più lunghi. Quello che, col tempo, finirà per fare TikTok, se venisse apprezzata dagli utenti la modalità dei video più lunghi, incentivando maggiore coinvolgimento, rispetto ai video più brevi.

    Questo per dire che, oltre ad allungare la durata dei video, la novità comporta necessariamente una rimodulazione dell’algoritmo. Col passare del tempo, quindi, la piattaforma si caratterizzerà per video più lunghi, perdendo forse la caratteristica che più la contraddistinta, quella della brevità e immediatezza, dando sfogo alla creatività.

    Di creatività ce ne sarà bisogno, eccome, anche a fare video più lunghi, ma sarà una mossa che premierà i creator più bravi a sfruttare questa potenzialità.

    Insomma, sarà interessante vedere come evolveranno i video più lunghi che saranno disponibili per tutti entro qualche giorno.

  • Facebook, prima rivincita sulla FTC e vola a Wall Street

    Facebook, prima rivincita sulla FTC e vola a Wall Street

    Facebook si è presa la sua prima rivincita sulla FTC e, subito dopo, ha spiccato il volo a Wall Street, toccando per la prima volta i 1.000 miliardi di dollari di capitalizzazione.

    Facebook si è presa la sua prima rivincita sulla FTC e, subito dopo, ha spiccato il volo a Wall Street, toccando i 1.000 miliardi di dollari di capitalizzazione. In questo modo, la società di Facebook è la quinta tech company per capitalizzazione, superando il trilione di dollari; la prima è Apple che supera i 2 mila miliardi di dollari.

    Ma cerchiamo di capire bene cosa è successo ieri e quali conseguenze su Facebook sul mercato in generale.

    Come sappiamo bene, FTC (Federal Trade Commission), ossia la autorità federale sulla concorrenza americana, aveva denunciato Facebook per monopolio, in quanto l’acquisizione di Instagram e WhatsApp poneva la società di Mark Zuckerberg in una posizione dominante sul mercato. Una vicenda questa che ha molto pesato negli Usa in termini di equilibri anche a livello politico. In aggiunta a questa denuncia, ne esisteva un’altra avanzata da 48 procuratori federali, praticamente da quasi tutti gli stati, sempre ad evidenziare l’eccessiva presenza di Facebook a danno degli altri competitor. Obiettivo era quello di dimostrare praticamente che Facebook violasse le norme sulla concorrenza e obbligare, per legge ovviamente, il colosso di Menlo Park a cedere Instagram e WhatsApp.

    facebook capitalizzazione 2021 franzrusso

    La causa mirava a dimostrare che Facebook fosse in palese violazione per aver acquisito quelli che erano potenziali competitor.

    E qui succede l’imprevedibile e il colpo di scena.

    Il giudice James E. Boasberg, giudice della Corte Federale del distretto di Columbia, ha di fatto firmato una sentenza in cui si dice chiaramente che la FTC non è riuscita a dimostrare coi fatti la violazione da parte di Facebook, dichiarando soltanto che Facebook in questo modo controlla oltre il 60% del mercato. Una dimostrazione che il giudice Boasberg ha ritenuto insufficiente. Anche perché, come è scritto nella sentenza, “questo caso non coinvolge un mercato ordinario e intuitivo“.

    Facebook e FTC, cosa dice la sentenza

    La FTC non è riuscita a dichiarare abbastanza fatti per stabilire in modo plausibile un elemento necessario di tutte le sue rivendicazioni della Sezione 2 – ossia che Facebook ha un potere monopolistico nel mercato dei servizi di Personal Social Networking (PSN)“, scrive Boasberg nella sentenza.

    La denuncia della FTC non dice quasi nulla di concreto sulla questione chiave di quanto potere Facebook aveva, e ha ancora, in un mercato del prodotto antitrust correttamente definito“, si legge nel documento. “È quasi come se l’agenzia si aspettasse che la Corte annuisse semplicemente alla dichiarazione convenzionale che Facebook è un monopolista“.

    In pratica, la FTC non è riuscita a dimostrare portando “prove concrete” a riprova della sua denuncia ed è significativa l’affermazione del giudice Boasberg quando afferma che comunque ci si riferisce ad un mercato non “ordinario”. Su questa espressione ci sarebbe molto da riflettere in quanto potrebbe significare, per le leggi sulla concorrenza Usa, che sarebbe difficile dimostrare in modo pratico una violazione sul mercato di riferimento, per società come Facebook si intende.

    Boasberg ha respinto anche la denuncia dei procuratori federali.

    C’è da dire che questo è solo un primo round a favore di Facebook, in quanto il giudice ha dato tempo fino al 29 luglio di quest’anno alla FTC per presentare una denuncia puntuale che miri a specificare meglio e in modo più concreto i fatti contestati.

    La sentenza di Boasberg sta facendo molto discutere negli Usa, proprio nel momento in cui il Congresso americano si trova a discutere diversi disegni di legge con l’obiettivo di produrre norme sull’anti-concorrenza sempre più restrittive. Nel mirino ci sono proprio le compagnie tech.

    Facebook: 1.000 miliardi di dollari di capitalizzazione

    facebook capitalizzazione 2021 franzrusso

    Intanto a Wall Street, Facebook ha messo in pratica la sua rivincita. Dopo la sentenza, le azioni del colosso di Menlo Park sono cresciute del 4,18%, tanto è bastato per far elevare la capitalizzazione di Facebook a oltre 1.000 miliardi di dollari, 1.008 per la precisione. Si tratta della prima volta in cui la società fondata da Mark Zuckerberg supera questo traguardo, di fatto ponendola tra le prime 5 delle compagni tech che hanno superato il trilione di dollari del valore totale delle sue azioni.

    Al primo posto troviamo la Apple con 2.249 miliardi di dollari di capitalizzazione, seguita da Microsoft con 2.023 miliardi di dollari, poi Amazon con 1.736 miliardi di dollari e, infine, Facebook.

    E pensare che Facebook aveva iniziato il suo percorso a Wall Street con una capitalizzazione di 104 miliardi di dollari nel 2012. Un colpo di arresto si era registrato nel 2018, in conseguenza dei fatti legati a Cambridge Analytica, perdendo il 19%. Ma da luglio 20218 le azioni Facebook sono cresciute del 90%.

  • Twitter, al via i test sugli spazi a pagamento e Super Follows

    Twitter, al via i test sugli spazi a pagamento e Super Follows

    Twitter avvia un test su due modalità che permetteranno ai creator di cominciare a guadagnare sulla piattaforma da 280 caratteri. Si tratta di Ticketed Spaces e di Super Follows.

    È da diversi anni che si parla di provare a fare in modo che Twitter possa riconoscere una parte economica ai propri utenti, per aumentare l’engagement, l’interesse verso la piattaforma. Idee che venivano formulate in un momento in cui la piattaforma era ferma dal punto di vista della crescita degli utenti. Si provava, allora, a immaginare nuove strade da percorrere, anticipando i tempi. Ebbene, questo momento è arrivato, frutto di una serie di innovazioni che la piattaforma ha intrapreso, con molta convinzione negli ultimi due anni, l’ultimo, a dire la verità, in particolare.

    Twitter ha infatti annunciato di aver avviato dei test, per ora solo negli Usa, sui Ticketed Spaces, gli spazi a pagamento all’interno di Twitter Spaces, e su Super Follows, una funzionalità specifica per i creator che vogliono offrire contenuti di qualità dietro un abbonamento mensile. Agli spazi a pagamento ci si potrà unire sia da iOS che da Android, mentre Super Follows al momento funzionerà solo per gli utenti iOS.

    Ma vediamo  meglio come funzionano le due modalità, in attesa che vengano poi lanciate a livello globale.

    twitter spazi pagamento super follows intime blog franzrusso 2021

    Ticketed Spaces, come funzionano gli spazi a pagamento

    Annunciati a maggio di quest’anno, i Ticketed Spaces, quindi gli spazi a pagamento, rappresentano una prima forma di monetizzazione per i creator che arriva direttamente da Twitter Spaces, ossia la funzionalità che permette di creare spazi vocali all’interno dei quali conversare su temi specifici con la propria community.

    ticketes spaces twitter

    I creator, ossia tutti quegli utenti che creano dei contenuti esclusivi tali da dare vita a spazi a pagamento, possono impostare il prezzo del biglietto in un range compreso tra 1 e 999 dollari (verosimilmente queste saranno anche le cifre in euro, ma vedremo).

    Come sappiamo a tutti gli spazi può partecipare un numero indefinito di persone. Invece, con i Ticketed Spaces si ha la possibilità di limitare il numero delle persone partecipanti. E quindi si possono creare spazi a pagamento per 100 persone, come per 5, a seconda di quelle che sono le intenzioni dell’host che organizza lo spazio. Si possono promuovere gli spazi a pagamento inviando notifiche agli utenti in maniera diretta.

    Super Follows, i contenuti in abbonamento

    L’altra modalità che Twitter lancia negli Usa attraverso un test su un piccolo gruppo di utenti è Super Follows, funzionalità molto attesa che permette a Twitter di inserirsi tra quelle piattaforme che anno attivano programmi rivolti ai propri creator. Così come fatto già da Clubhouse, anche in questa occasione la prima a lanciare un programma concreto in questo senso.

    Super Follows permetterà ai creator di creare dei contenuti di qualità “extra”, in maniera esclusiva per la propria community, attraverso il pagamento di un abbonamento mensile. Questo può essere possibile attraverso un abbonamento da 2,99 dollari, 4,99 dollari oppure 9,99 dollari sempre al mese. Sarà interessante capire come questa modalità verrà percepita dagli utenti che già adesso possono comunque offrire dei tips attraverso Tip Jar ai creator che seguono di più.

    Twitter Super Follows

    E chi sono i creator che possono essere in grado di partecipare al programma Super Follows? Twitter specifica che per prendere parte a Super Follows bisogna:

    • avere almeno 18 anni;
    • avere almeno 10 mila follower;
    • aver twittato almeno 25 volte negli ultimi 30 giorni;
    • essere stati attivi negli ultimi 3 mesi.

    E, ovviamente, avere un indirizzo email verificato e non aver commesso

    Si tratta quindi di modalità, come dicevamo rivolta ai creator che possono cominciare a costruire una fonte di guadagno, ma anche una nuova linea di business per Twitter. Per la società guidata da jack Dorsey significa cominciare a diversificare i guadagni e a rendersi un po’ più autonoma dalla logica degli spazi pubblicitari.

    Ma quanto può guadagnare un creator su Twitter?

    https://twitter.com/jacknicas/status/1407462324483411968

    Da quello che viene diffuso ufficialmente, dalla somma che il creator può guadagnare dai Ticketed Spaces o da Super Follows, Twitter trattiene il 3%, quindi il guadagno potenziale è del 97% della somma percepita. Twitter dichiara che il 3% di commissioni varrà fino alla somma di 50 mila dollari. Superata questa soglia, la commissione sarà del 20%.

    Per chiarezza, a questa percentuale, del 97%, va imposta la commissione dei marketplace, come App Store o Google Play, che è del 30%. E su questo si sta discutendo molto.

  • Facebook, ecco la risposta a Clubhouse e lo streaming dei podcast

    Facebook, ecco la risposta a Clubhouse e lo streaming dei podcast

    A distanza di 15 mesi dal lancio Clubhouse, arriva la risposta di Facebook. Si chiama Live Audio Rooms, disponibile solo negli Usa. Al via anche lo streaming dei podcast sulla piattaforma.

    A distanza di 15 mesi dal lancio di Clubhouse, arriva anche la risposta di Facebook all’app che ha sicuramente, come già sottolineato altre volte, a dare una scrollata al panorama dei Social Media. Non che lo stesso panorama fosse fermo, ma che fosse attorcigliato su sè stesso questo sì. La chat audio ha sicuramente fatto riscoprire la voce come strumento efficace per dare vita a nuovi contenuti coinvolgenti.

    C’era molta attesa attorno alla risposta di Facebook, già in test in Taiwan, ma adesso disponibile negli Usa, e soltanto lì per ora, in attesa di raccogliere qualche dato e poi passare ad un graduale rilascio a livello globale. Una pratica già vista in altre occasioni in cui Menlo Park ha provveduto a lanciare nuovi prodotti.

    Facebook Audio Rooms

    La risposta a Clubhouse in salsa Facebook si chiama Live Audio Rooms e per ora solo alcuni utenti selezionati negli Usa, per lo più influencer (si parla comunque di personaggi pubblici e creators), e una decina di gruppi sono abilitati ad usarli attivamente solo per iOS. Gli ascoltatori possono però unirsi alle stanza audio sia da iOS che da Android.

    Facebook risposta Clubhouse podcast franzrusso intime blog

    Come detto all’inizio, Live Audio Rooms arriva a distanza di oltre un anno da Clubhouse e sette mesi dopo Twitter Spaces. Con la funzionalità audio di Twitter, la proposta di Facebook ha molte cose in comune. La prima, e forse la più impostante, è quella di essere appunto una “funzionalità” e non un’app separata dalla piattaforma centrale. Questo permetterà a Facebook quello che è già possibile fare su Twitter, ossia declinare i contenuti in diverse forme. La seconda è che anche Live Audio Rooms permette interazioni attraverso emoji e i sottotitoli, esiste un modo per attivarli. Ma vediamo meglio le caratteristiche salienti di Live Audio Rooms.

    Live Audio Rooms presenta un format molto simile a quello visto già su Clubhouse o anche su Twitter Spaces, con l’host e gli speaker che appaiono in alto e gli ascoltatori più in basso. Vero, su Twitter l’impostazione tra “palco” e “platea” non è così netta, ma grosso modo è quella. Diciamo che questa somiglia molto a quella che dovrebbe apparire nella proposta audio di LinkedIn che dovrebbe arrivare presto.

    Live Audio Rooms, fino a 50 speaker

    Gli speaker possono essere fino ad un massimo di 50, mentre non vi è alcun limite per gli ascoltatori presenti in una stanza. Gli host possono invitare gli speaker a partecipare anche un attimo prima, o addirittura durante il live, e tutti possono essere invitati nei gruppi di Facebook dove la stanza viene aperta, a meno che non si tratta di gruppi privati, a quel punto la partecipazione è limitata ai soli iscritti a quel gruppo. Tutti gli utenti riceveranno una notifica nel momento in cui un amico si è unito ad una stanza.

    facebook live audio rooms franzrusso

    Nella parte bassa della stanza di vede l’icona di una mano, che serve per chiedere di intervenire, e quella del pollice in su che da accesso alle emoji che possono essere espresse dagli utenti durante l’evento live.

    Inoltre Facebook prevede per le Live Audio Rooms che gli utenti possano inviare delle “Stelle” che possono essere acquistate per poi inviarle allo stesso modo di come si inviano le emoji. Solo che queste “Stelle” permetteranno agli utenti di avanzare fino alla “Front Row” una sezione speciale della stanza dove questi utenti saranno facilmente riconoscibili dagli utenti.

    Atra cosa molto interessante che sarà possibile fare all’interno delle Live Audio Rooms riguarda la raccolta fonti. Infatti, gli host possono individuare una organizzazione non profit e organizzare una raccolta immediatamente coinvolgendo i presenti nella stanza. Una cosa molto simile l’abbiamo sperimentata anche all’interno del nostro #SpazioTech su Twitter Spaces, in quel caso però potendo riportare all’interno dello spazio il link della organizzazione a cui chiedevamo di effettuare una donazione. Nel caso della room di Facebook si può anche verificare sempre all’interno lo stato delle donazioni.

    facebook live audio rooms franzrusso

    Lo streaming dei podcast su Facebook

    Oltre alle Live Audio Rooms, Facebook completa il ciclo per quanto riguarda i podcast. dopo aver avviato la partnership con Spotify attivando un player attraverso il quale rintracciare podcast su Facebook, ma ascoltarli sulla piattaforma di musica on demand, in questo caso l’ascolto avviene direttamente su Facebook senza più uscire verso app esterne.

    I podcaster potranno quindi pubblicare gli RSS feed degli episodi direttamente su Facebook e permettere agli utenti di ascoltarli anche mentre si naviga sul News feed, anche se il display dello smartphone si disattiva, in modalità background. Dopo l’estate dovrebbero esseri attivi anche i sottotitoli automatici.

    Insomma, Facebook dopo aver studiato a lungo Clubhouse, ricordiamo che Zuckerberg ha usato diverse volte l’app di cha audio, si appresta ad investire molto su questa modalità, permettendo agli utenti di attivare stanza audio nei gruppi in modo tale da affrontare tematiche che riguardano i temi del gruppo stesso, o anche permettendo di creare dei live show. Così come Twitter Spaces, anche le Live Audio Rooms saranno programmabili e precederanno una forma di tipping, quindi una modalità per effettuare donazioni agli host.

    Facebook Live Audio Rooms è l’ultima proposta audio di un colosso social media, dopo quella di qualche giorno fa di Spotify. Adesso non resta che attendere LinkedIn.

    E voi che ne pensate?

  • Instagram, la pubblicità arriva sui Reels

    Instagram, la pubblicità arriva sui Reels

    Sui Reels di Instagram da oggi arriva la pubblicità. I formati, sempre in verticale, non dovranno avere una durata superiore ai 30 secondi.

    La notizia era attesa e in effetti, dopo un periodo di test realizzato con successo, Instagram oggi annuncia che la pubblicità sbarca anche sui Reels, il formato che è stato lanciato in Italia ormai un anno fa e che rappresenta la sfida a TikTok.

    In che modo la pubblicità apparirà sui video brevi di Instagram?

    Le inserzioni, sempre in verticale, appariranno nelle sezioni più popolari dei contenuti Reel come la tab Reels, le Storie, tra i reel in Esplora e nel Feed. Come le inserzioni nelle Storie, anche le inserzioni di Reels saranno a schermo intero e verticali, e appariranno a intervalli tra i singoli reel, con una durata fino a 30 secondi. Gli utenti potranno commentare, mettere “mi piace”, visualizzare, salvare e anche condividere tutte le inserzioni di Reels.

    Instagram pubblicità Reels franzrusso.it

    Reels è un ottimo modo per scoprire nuovi contenuti su Instagram, ecco perché le inserzioni vanno in questa direzione. Per i brand, questo significa avere a disposizione una nuova modalità creativa per interagire con il proprio pubblico”. – ha dichiarato Justin Osofsky, Chief Operating Officer di Instagram, nel presentare la novità.

    Proprio come per qualsiasi altra inserzione su Instagram, agli utenti sarò data la possibilità di controllare anche quelle che compaiono come Reels dando, ad esempio, la possibilità di saltare, nascondere o segnalare un’inserzione non gradita. Cosa molto utile, del resto.

    Come creare annunci pubblicitari sui Reels di Instagram

    Intanto, come detto prima, i video possono avere una durata massima di 30 secondi, un po’ come uno spot televisivo, la durata è la stessa di media. Per dare sfogo alla Creatività sui Reels sappiate che la musica e/o i suoni devono essere integrati al video stesso, una specifica che Instagram tiene a sottolineare.

    Una volta su “Ads Manager” e dopo aver cliccato “Create“, selezionate il vostro obiettivo come “Conversioni”, “Traffico”, “Reach”, “Visualizzazioni video”, “Brand awareness”, “Installazioni di applicazioni”.

    A questo punto, completate l’annuncio come al solito fissando budget, pubblico di riferimento, ottimizzazione e delivery. Alla voce “Posizionamento“, selezionate Instagram Reels, individuate una Call To Action (CTA) e poi avete completato l’impostazione dell’annuncio.

    Come sempre succede, l’annuncio sarà previamente sottoposto ad approvazione e poi, una volta superata con successo questa fase, l’annuncio sarà visibile dagli utenti e comincerete a ricevere i primi dati.

    Ecco, tutte queste informazioni le trovate dettagliate all’interno del Centro Assistenza di Instagram.

  • WhatsApp, prima campagna pubblicitaria dopo il pasticcio sulla privacy

    WhatsApp, prima campagna pubblicitaria dopo il pasticcio sulla privacy

    WhatsApp ha lanciato la sua prima campagna pubblicitaria, una scelta quasi obbligata dopo il grande pasticcio sulla privacy delle scorse settimane. Al via in Germania e in Uk, non senza polemiche.

    WhatsApp era nata nel 2009 con l’obiettivo di garantire la privacy degli utenti, senza mai ricorrere a campagne di marketing o pubblicitarie. Ebbene, possiamo dire, oggi, che tutto quello che avevano pensato Brian Acton e Jan Koum è stato ampiamente superato. Il perché lo spiegheremo più avanti.

    La notizia del giorno, sempre all’interno di questo contesto ovviamente, è che WhatsApp, di proprietà di Facebook, ha lanciato ieri, 14 giugno 2021, una campagna pubblicitaria globale per chiarire meglio la situazione dopo il grande, e grave, pasticcio proprio sulla privacy, quello che doveva essere l’incontrastato fiore all’occhiello dell’applicazione.

    Come vi abbiamo raccontato, sin dall’inizio, la vicenda si è rivelata un pasticcio, perdonate la ripetizione, con continui cambi di fronte e di scenario, mandando letteralmente in confusione gli utenti, che da quel momento hanno cominciato a guardarsi intorno e a considerare le alternative offerte da Telegram e da Signal.

    whatsapp privacy prima campagna franzrusso.it

    WhatsApp e l’impegno sulla privacy

    La campagna prende il via in Germania e in Regno Unito ed è stata progettata affinché WhatsApp possa ribadire al mondo “il suo impegno per la privacy”.

    Come affermato da Will Cathcart, il capo di WhatsApp, proprio l’incidente di inizio anno, quello generato dall’aggiornamento della privacy, in modo unilaterale, ha portato alla creazione di una campagna su come viene garantita la privacy sulla piattaforma che prevede una campagna di pubblicità online, una campagna su radio e Tv e anche una campagna di digital outdoor.

    L’idea è quella di comunicare alle persone i vantaggi della privacy e della crittografia direttamente” – ha dichiarato Cathcart. “Quello che stiamo davvero cercando di fare qui è prendere la crittografia end-to-end, che è un termine astratto, e aiutare a tradurlo alle persone“.

    https://twitter.com/WhatsApp/status/1404470234774450180

    Campagna non senza polemiche

    La campagna però ottiene subito un primo effetto molto polemico, che mette al centro il grande dibattito tra autorità e app sulla crittografia End-To-End. Da una parte WhatsApp vorrebbe che le autorità degli stati spingessero di più verso la crittografia, dall’altro le stesse autorità vogliono frenare WhatsApp perché la stessa crittografia rischierebbe di tramutarsi in un “rifugio” per chi volesse commettere degli illeciti.

    Infatti, Priti Patel, Ministra degli Interni Uk, ha descritto l’uso della crittografia end-to-end come “inaccettabile” nella lotta contro la condivisione di contenuti illegali, criticando anche l’intenzione di Facebook di voler estendere la crittografia anche alle altre app, come Instagram e Messenger. La ministra Patel ritiene anche che la crittografia possa costituire un grave rischio per i minori e “un nascondiglio” per i criminali.

    L′imbarazzante tira e molla di WhatsApp sulla privacy

    In merito alla campagna di WhatsApp, il Ministero degli Interni Uk si dice a favore di un sistema di crittografia che protegga gli utenti da danni e rischi online, ma si dice preoccupata che la tecnologia adottata da Facebook possa costituire un ostacolo per le forze dell’ordine ad accedere ai contenuti.

    Dobbiamo lavorare insieme” – ha detto la ministra Priti Patel – “per trovare un modo reciprocamente accettabile al fine di proteggere la sicurezza pubblica, senza compromettere la privacy degli utenti”.

    Da dibattito a scontro

    Il dibattito rischia di trasformarsi in uno scontro, come sta già avvenendo in India, dove le autorità hanno chiesto a WhatsApp di ritirare l’aggiornamento della privacy perché contrarie alle leggi locali.

    Prima del lancio dello spot video, visibile appunto in Germania e in Uk, l’account Twitter di WhatsApp aveva twittato una serie di contenuti a sostegno della crittografia dell’app.

    WhatsApp è costruito per proteggere i tuoi messaggi privati con la crittografia end-to-end. Così, solo le persone a cui hai inviato i messaggi possono leggere o ascoltare la tua conversazione“, si legge nel primo tweet che avvia il thread. E si conclude con: “Oltre 100 miliardi di messaggi personali al giorno sono crittografati end-to-end per impostazione predefinita su WhatsApp. Quindi sei tu a decidere cosa dire, come dirlo e con chi condividerlo. Sei tu che hai il controllo“.

    Insomma, WhatsApp cerca di spingere con la crittografia per recuperare in termini di immagine rispetto al grande pasticcio fatto nelle scorse settimane.

    Se vi ricordate, avevamo trattato in post apposito il modo in cui WhatsApp applica la sua tecnologia che è la medesima di Signal. Infatti il protocollo in uso è Open Whisper Systems, ma non vengono crittografati i metadati delle conversazioni, sempre accessibili dalle autorità. E quindi venire a conoscenza di chi ha scritto quel messaggio e a che ora.

  • Instagram e i Like, due anni dopo non è cambiato niente

    Instagram e i Like, due anni dopo non è cambiato niente

    Da qualche giorno su Instagram sono ritornati pubblici i “Like” sui post. Sembra, a vedere come gli utenti stanno reagendo, che in due anni non sia cambiato nulla. Peccato perché per Instagram era una occasione per cambiare logica.

    Ebbene, il titolo che abbiamo voluto dare a questo post è abbastanza eloquente, senza polemica chiaramente. Come già anticipato un paio di mesi fa, Instagram da pochi giorni ha, in effetti, di nuovo impostato di default i “Like” sui post pubblicati dagli utenti sul feed, lasciando agli utenti stessi la scelta se renderli visibili o meno. Proprio per ogni post. Quindi, si torna a quello che accadeva prima del 2019 con i Like che tornano di nuovo visibili. Adam Mosseri, capo di Instagram, ha spiegato che il periodo è ormai maturo per “lasciare la scelta agli utenti“.

    Due anni di test, perché di questo si è trattato, per arrivare al punto che quella modalità di nascondere i Like di fatto non ha cambiato nulla, questa la spiegazione ufficiale. Anzi, Instagram aggiunge anche che questa modalità era piuttosto “polarizzante”, per il fatto che gli utenti erano nettamente divisi tra chi la approvava e chi la criticava fortemente. La scelta che Instagram è quindi quella di lasciare impostata in automatico la pubblicazione del numero dei Like, permettendo agli utenti di nasconderli.

    Instagram like franzrusso.it 2021

    Il risultato che stiamo vedendo tutti in questi giorni è che nessuno, o quasi, li sta nascondendo. Tutti sono tornati come nel 2019 a lasciare il conteggio dei Like pubblico. E in effetti sì, non è cambiato assolutamente nulla.

    Come certamente ricorderete, Instagram, e non solo, in quel periodo era sotto pressione per il fatto che il numero dei Like finiva per alterare la qualità dei contenuti condivisi, diventava una distrazione che snaturava la condivisione stessa. Generando una sorta di “ansia da prestazione” tra gli utenti che vedevano in quel numero l’unico parametro per essere considerati. Situazione analoga per le aziende che vedevano quel numero come necessario per giustificare la riuscita delle proprie campagne o della propria comunicazione.

    Quel momento di nascondere i Like aveva rappresentato una occasione importante per Instagram, nel tentativo di provare a dare vita ad un nuovo corso, meno concentrato sull’aspetto vanity e più concentrato sulla qualità. Questo per dare modo a tutti di migliorare il modo di approcciare alla piattaforma, meno ansioso. Tra l’altro era proprio Instagram che sosteneva, sempre due anni fa, come l’idea fosse quella di “provare a depressurizzare Instagram, renderlo meno competitivo, dare alle persone più spazio per concentrarsi sulla connessione con le persone che amano, le cose che li ispirano“. E poi aggiungeva che tutto quello era mirato ai giovani, a renderli più liberi e creativi, invece che incatenati alla logica dei “Like”.

    Cristina Maccarrone, per InTime Blog, a proposito delle implicazione sull’Influencer Marketing, aveva ascoltato un po’ di esperti e tutti sottolineavano quanto fosse stata una scelta felice quella di nascondere dei like che avrebbe giovato alla piattaforma, e agli utenti, spostando l’attenzione sulla qualità dei contenuti.

    Quella di nascondere i Like era una mossa che ci trovava assolutamente d’accordo e il ritorno a questa dinamica suona come una occasione mancata.

    Vero, nel corso di questi mesi sono stati diversi gli studi che hanno decretato come non esista una relazione diretta tra tempo speso sui social e salute mentale, così come non ci sia dirette corrispondenze tra l’uso degli smartphone e gli attacchi di panico tra gli adolescenti. Eppure il clima che si respirava due anni fa era di tutt’altro tono, con i social media sulla gogna, a prescindere da tutto.

    Due anni dopo ci si rende conto che così non è, e tutto torna come prima.

    Instagram e i Like, la grande occasione sprecata

    Il mood del momento adesso è quello di dire “facciamo scegliere agli utenti“. Uno dei primi ad innescare questa nuova mentalità è stato Jack Dorsey, CEO e co-fondatore di Twitter, che qualche tempo fa diceva che fra qualche anno gli utenti decideranno quale algoritmo adottare per la classificazione dei feed.

    Ma c’è un però. Tutto bene quando si lascia agli utenti la libertà di scegliere, ma la strada la devono indicare le piattaforme, nel senso di specificare come funziona la piattaforma e i meccanismi che ne sono alla base. Il rischio è quello di lasciare il campo su decisioni fondamentali per la “salute” della piattaforma, e di chi la frequenta, per poi nascondersi dietro un: “ah, ma lo hanno deciso gli utenti“.

    L’idea maestra sarebbe quella di arrivare ad una soluzione ibrida, ascoltando gli utenti per migliorare l’usabilità della piattaforma, per migliorare gli aspetti che riguardano la privacy, la sicurezza della piattaforma stessa. E indicando agi utenti quelli che sono i capisaldi attraverso cui usare la piattaforma.

    Instagram ha avuto una grande occasione per cambiare la logica, mettendosi davanti a tutte le piattaforme e facendo scuola, impostando un modo di vivere le piattaforme con meno ansia, più liberamente e in maniera più creativa. Adesso, invece, si torna a come era prima.

    Ma forse, davvero forse, tutto questo non interessa ai tanti, perché guardando i post su Instagram, dall’app, sembra che nessuno si sia posto più di tanto il problema, lasciando l’impostazione dei Like visibili a tutti. Ma questa è solo un’opinione, senza polemica.

    E voi che ne pensate?