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  • Facebook, prima rivincita sulla FTC e vola a Wall Street

    Facebook, prima rivincita sulla FTC e vola a Wall Street

    Facebook si è presa la sua prima rivincita sulla FTC e, subito dopo, ha spiccato il volo a Wall Street, toccando per la prima volta i 1.000 miliardi di dollari di capitalizzazione.

    Facebook si è presa la sua prima rivincita sulla FTC e, subito dopo, ha spiccato il volo a Wall Street, toccando i 1.000 miliardi di dollari di capitalizzazione. In questo modo, la società di Facebook è la quinta tech company per capitalizzazione, superando il trilione di dollari; la prima è Apple che supera i 2 mila miliardi di dollari.

    Ma cerchiamo di capire bene cosa è successo ieri e quali conseguenze su Facebook sul mercato in generale.

    Come sappiamo bene, FTC (Federal Trade Commission), ossia la autorità federale sulla concorrenza americana, aveva denunciato Facebook per monopolio, in quanto l’acquisizione di Instagram e WhatsApp poneva la società di Mark Zuckerberg in una posizione dominante sul mercato. Una vicenda questa che ha molto pesato negli Usa in termini di equilibri anche a livello politico. In aggiunta a questa denuncia, ne esisteva un’altra avanzata da 48 procuratori federali, praticamente da quasi tutti gli stati, sempre ad evidenziare l’eccessiva presenza di Facebook a danno degli altri competitor. Obiettivo era quello di dimostrare praticamente che Facebook violasse le norme sulla concorrenza e obbligare, per legge ovviamente, il colosso di Menlo Park a cedere Instagram e WhatsApp.

    facebook capitalizzazione 2021 franzrusso

    La causa mirava a dimostrare che Facebook fosse in palese violazione per aver acquisito quelli che erano potenziali competitor.

    E qui succede l’imprevedibile e il colpo di scena.

    Il giudice James E. Boasberg, giudice della Corte Federale del distretto di Columbia, ha di fatto firmato una sentenza in cui si dice chiaramente che la FTC non è riuscita a dimostrare coi fatti la violazione da parte di Facebook, dichiarando soltanto che Facebook in questo modo controlla oltre il 60% del mercato. Una dimostrazione che il giudice Boasberg ha ritenuto insufficiente. Anche perché, come è scritto nella sentenza, “questo caso non coinvolge un mercato ordinario e intuitivo“.

    Facebook e FTC, cosa dice la sentenza

    La FTC non è riuscita a dichiarare abbastanza fatti per stabilire in modo plausibile un elemento necessario di tutte le sue rivendicazioni della Sezione 2 – ossia che Facebook ha un potere monopolistico nel mercato dei servizi di Personal Social Networking (PSN)“, scrive Boasberg nella sentenza.

    La denuncia della FTC non dice quasi nulla di concreto sulla questione chiave di quanto potere Facebook aveva, e ha ancora, in un mercato del prodotto antitrust correttamente definito“, si legge nel documento. “È quasi come se l’agenzia si aspettasse che la Corte annuisse semplicemente alla dichiarazione convenzionale che Facebook è un monopolista“.

    In pratica, la FTC non è riuscita a dimostrare portando “prove concrete” a riprova della sua denuncia ed è significativa l’affermazione del giudice Boasberg quando afferma che comunque ci si riferisce ad un mercato non “ordinario”. Su questa espressione ci sarebbe molto da riflettere in quanto potrebbe significare, per le leggi sulla concorrenza Usa, che sarebbe difficile dimostrare in modo pratico una violazione sul mercato di riferimento, per società come Facebook si intende.

    Boasberg ha respinto anche la denuncia dei procuratori federali.

    C’è da dire che questo è solo un primo round a favore di Facebook, in quanto il giudice ha dato tempo fino al 29 luglio di quest’anno alla FTC per presentare una denuncia puntuale che miri a specificare meglio e in modo più concreto i fatti contestati.

    La sentenza di Boasberg sta facendo molto discutere negli Usa, proprio nel momento in cui il Congresso americano si trova a discutere diversi disegni di legge con l’obiettivo di produrre norme sull’anti-concorrenza sempre più restrittive. Nel mirino ci sono proprio le compagnie tech.

    Facebook: 1.000 miliardi di dollari di capitalizzazione

    facebook capitalizzazione 2021 franzrusso

    Intanto a Wall Street, Facebook ha messo in pratica la sua rivincita. Dopo la sentenza, le azioni del colosso di Menlo Park sono cresciute del 4,18%, tanto è bastato per far elevare la capitalizzazione di Facebook a oltre 1.000 miliardi di dollari, 1.008 per la precisione. Si tratta della prima volta in cui la società fondata da Mark Zuckerberg supera questo traguardo, di fatto ponendola tra le prime 5 delle compagni tech che hanno superato il trilione di dollari del valore totale delle sue azioni.

    Al primo posto troviamo la Apple con 2.249 miliardi di dollari di capitalizzazione, seguita da Microsoft con 2.023 miliardi di dollari, poi Amazon con 1.736 miliardi di dollari e, infine, Facebook.

    E pensare che Facebook aveva iniziato il suo percorso a Wall Street con una capitalizzazione di 104 miliardi di dollari nel 2012. Un colpo di arresto si era registrato nel 2018, in conseguenza dei fatti legati a Cambridge Analytica, perdendo il 19%. Ma da luglio 20218 le azioni Facebook sono cresciute del 90%.

  • Twitter, al via i test sugli spazi a pagamento e Super Follows

    Twitter, al via i test sugli spazi a pagamento e Super Follows

    Twitter avvia un test su due modalità che permetteranno ai creator di cominciare a guadagnare sulla piattaforma da 280 caratteri. Si tratta di Ticketed Spaces e di Super Follows.

    È da diversi anni che si parla di provare a fare in modo che Twitter possa riconoscere una parte economica ai propri utenti, per aumentare l’engagement, l’interesse verso la piattaforma. Idee che venivano formulate in un momento in cui la piattaforma era ferma dal punto di vista della crescita degli utenti. Si provava, allora, a immaginare nuove strade da percorrere, anticipando i tempi. Ebbene, questo momento è arrivato, frutto di una serie di innovazioni che la piattaforma ha intrapreso, con molta convinzione negli ultimi due anni, l’ultimo, a dire la verità, in particolare.

    Twitter ha infatti annunciato di aver avviato dei test, per ora solo negli Usa, sui Ticketed Spaces, gli spazi a pagamento all’interno di Twitter Spaces, e su Super Follows, una funzionalità specifica per i creator che vogliono offrire contenuti di qualità dietro un abbonamento mensile. Agli spazi a pagamento ci si potrà unire sia da iOS che da Android, mentre Super Follows al momento funzionerà solo per gli utenti iOS.

    Ma vediamo  meglio come funzionano le due modalità, in attesa che vengano poi lanciate a livello globale.

    twitter spazi pagamento super follows intime blog franzrusso 2021

    Ticketed Spaces, come funzionano gli spazi a pagamento

    Annunciati a maggio di quest’anno, i Ticketed Spaces, quindi gli spazi a pagamento, rappresentano una prima forma di monetizzazione per i creator che arriva direttamente da Twitter Spaces, ossia la funzionalità che permette di creare spazi vocali all’interno dei quali conversare su temi specifici con la propria community.

    ticketes spaces twitter

    I creator, ossia tutti quegli utenti che creano dei contenuti esclusivi tali da dare vita a spazi a pagamento, possono impostare il prezzo del biglietto in un range compreso tra 1 e 999 dollari (verosimilmente queste saranno anche le cifre in euro, ma vedremo).

    Come sappiamo a tutti gli spazi può partecipare un numero indefinito di persone. Invece, con i Ticketed Spaces si ha la possibilità di limitare il numero delle persone partecipanti. E quindi si possono creare spazi a pagamento per 100 persone, come per 5, a seconda di quelle che sono le intenzioni dell’host che organizza lo spazio. Si possono promuovere gli spazi a pagamento inviando notifiche agli utenti in maniera diretta.

    Super Follows, i contenuti in abbonamento

    L’altra modalità che Twitter lancia negli Usa attraverso un test su un piccolo gruppo di utenti è Super Follows, funzionalità molto attesa che permette a Twitter di inserirsi tra quelle piattaforme che anno attivano programmi rivolti ai propri creator. Così come fatto già da Clubhouse, anche in questa occasione la prima a lanciare un programma concreto in questo senso.

    Super Follows permetterà ai creator di creare dei contenuti di qualità “extra”, in maniera esclusiva per la propria community, attraverso il pagamento di un abbonamento mensile. Questo può essere possibile attraverso un abbonamento da 2,99 dollari, 4,99 dollari oppure 9,99 dollari sempre al mese. Sarà interessante capire come questa modalità verrà percepita dagli utenti che già adesso possono comunque offrire dei tips attraverso Tip Jar ai creator che seguono di più.

    Twitter Super Follows

    E chi sono i creator che possono essere in grado di partecipare al programma Super Follows? Twitter specifica che per prendere parte a Super Follows bisogna:

    • avere almeno 18 anni;
    • avere almeno 10 mila follower;
    • aver twittato almeno 25 volte negli ultimi 30 giorni;
    • essere stati attivi negli ultimi 3 mesi.

    E, ovviamente, avere un indirizzo email verificato e non aver commesso

    Si tratta quindi di modalità, come dicevamo rivolta ai creator che possono cominciare a costruire una fonte di guadagno, ma anche una nuova linea di business per Twitter. Per la società guidata da jack Dorsey significa cominciare a diversificare i guadagni e a rendersi un po’ più autonoma dalla logica degli spazi pubblicitari.

    Ma quanto può guadagnare un creator su Twitter?

    https://twitter.com/jacknicas/status/1407462324483411968

    Da quello che viene diffuso ufficialmente, dalla somma che il creator può guadagnare dai Ticketed Spaces o da Super Follows, Twitter trattiene il 3%, quindi il guadagno potenziale è del 97% della somma percepita. Twitter dichiara che il 3% di commissioni varrà fino alla somma di 50 mila dollari. Superata questa soglia, la commissione sarà del 20%.

    Per chiarezza, a questa percentuale, del 97%, va imposta la commissione dei marketplace, come App Store o Google Play, che è del 30%. E su questo si sta discutendo molto.

  • Facebook, ecco la risposta a Clubhouse e lo streaming dei podcast

    Facebook, ecco la risposta a Clubhouse e lo streaming dei podcast

    A distanza di 15 mesi dal lancio Clubhouse, arriva la risposta di Facebook. Si chiama Live Audio Rooms, disponibile solo negli Usa. Al via anche lo streaming dei podcast sulla piattaforma.

    A distanza di 15 mesi dal lancio di Clubhouse, arriva anche la risposta di Facebook all’app che ha sicuramente, come già sottolineato altre volte, a dare una scrollata al panorama dei Social Media. Non che lo stesso panorama fosse fermo, ma che fosse attorcigliato su sè stesso questo sì. La chat audio ha sicuramente fatto riscoprire la voce come strumento efficace per dare vita a nuovi contenuti coinvolgenti.

    C’era molta attesa attorno alla risposta di Facebook, già in test in Taiwan, ma adesso disponibile negli Usa, e soltanto lì per ora, in attesa di raccogliere qualche dato e poi passare ad un graduale rilascio a livello globale. Una pratica già vista in altre occasioni in cui Menlo Park ha provveduto a lanciare nuovi prodotti.

    Facebook Audio Rooms

    La risposta a Clubhouse in salsa Facebook si chiama Live Audio Rooms e per ora solo alcuni utenti selezionati negli Usa, per lo più influencer (si parla comunque di personaggi pubblici e creators), e una decina di gruppi sono abilitati ad usarli attivamente solo per iOS. Gli ascoltatori possono però unirsi alle stanza audio sia da iOS che da Android.

    Facebook risposta Clubhouse podcast franzrusso intime blog

    Come detto all’inizio, Live Audio Rooms arriva a distanza di oltre un anno da Clubhouse e sette mesi dopo Twitter Spaces. Con la funzionalità audio di Twitter, la proposta di Facebook ha molte cose in comune. La prima, e forse la più impostante, è quella di essere appunto una “funzionalità” e non un’app separata dalla piattaforma centrale. Questo permetterà a Facebook quello che è già possibile fare su Twitter, ossia declinare i contenuti in diverse forme. La seconda è che anche Live Audio Rooms permette interazioni attraverso emoji e i sottotitoli, esiste un modo per attivarli. Ma vediamo meglio le caratteristiche salienti di Live Audio Rooms.

    Live Audio Rooms presenta un format molto simile a quello visto già su Clubhouse o anche su Twitter Spaces, con l’host e gli speaker che appaiono in alto e gli ascoltatori più in basso. Vero, su Twitter l’impostazione tra “palco” e “platea” non è così netta, ma grosso modo è quella. Diciamo che questa somiglia molto a quella che dovrebbe apparire nella proposta audio di LinkedIn che dovrebbe arrivare presto.

    Live Audio Rooms, fino a 50 speaker

    Gli speaker possono essere fino ad un massimo di 50, mentre non vi è alcun limite per gli ascoltatori presenti in una stanza. Gli host possono invitare gli speaker a partecipare anche un attimo prima, o addirittura durante il live, e tutti possono essere invitati nei gruppi di Facebook dove la stanza viene aperta, a meno che non si tratta di gruppi privati, a quel punto la partecipazione è limitata ai soli iscritti a quel gruppo. Tutti gli utenti riceveranno una notifica nel momento in cui un amico si è unito ad una stanza.

    facebook live audio rooms franzrusso

    Nella parte bassa della stanza di vede l’icona di una mano, che serve per chiedere di intervenire, e quella del pollice in su che da accesso alle emoji che possono essere espresse dagli utenti durante l’evento live.

    Inoltre Facebook prevede per le Live Audio Rooms che gli utenti possano inviare delle “Stelle” che possono essere acquistate per poi inviarle allo stesso modo di come si inviano le emoji. Solo che queste “Stelle” permetteranno agli utenti di avanzare fino alla “Front Row” una sezione speciale della stanza dove questi utenti saranno facilmente riconoscibili dagli utenti.

    Atra cosa molto interessante che sarà possibile fare all’interno delle Live Audio Rooms riguarda la raccolta fonti. Infatti, gli host possono individuare una organizzazione non profit e organizzare una raccolta immediatamente coinvolgendo i presenti nella stanza. Una cosa molto simile l’abbiamo sperimentata anche all’interno del nostro #SpazioTech su Twitter Spaces, in quel caso però potendo riportare all’interno dello spazio il link della organizzazione a cui chiedevamo di effettuare una donazione. Nel caso della room di Facebook si può anche verificare sempre all’interno lo stato delle donazioni.

    facebook live audio rooms franzrusso

    Lo streaming dei podcast su Facebook

    Oltre alle Live Audio Rooms, Facebook completa il ciclo per quanto riguarda i podcast. dopo aver avviato la partnership con Spotify attivando un player attraverso il quale rintracciare podcast su Facebook, ma ascoltarli sulla piattaforma di musica on demand, in questo caso l’ascolto avviene direttamente su Facebook senza più uscire verso app esterne.

    I podcaster potranno quindi pubblicare gli RSS feed degli episodi direttamente su Facebook e permettere agli utenti di ascoltarli anche mentre si naviga sul News feed, anche se il display dello smartphone si disattiva, in modalità background. Dopo l’estate dovrebbero esseri attivi anche i sottotitoli automatici.

    Insomma, Facebook dopo aver studiato a lungo Clubhouse, ricordiamo che Zuckerberg ha usato diverse volte l’app di cha audio, si appresta ad investire molto su questa modalità, permettendo agli utenti di attivare stanza audio nei gruppi in modo tale da affrontare tematiche che riguardano i temi del gruppo stesso, o anche permettendo di creare dei live show. Così come Twitter Spaces, anche le Live Audio Rooms saranno programmabili e precederanno una forma di tipping, quindi una modalità per effettuare donazioni agli host.

    Facebook Live Audio Rooms è l’ultima proposta audio di un colosso social media, dopo quella di qualche giorno fa di Spotify. Adesso non resta che attendere LinkedIn.

    E voi che ne pensate?

  • Instagram, la pubblicità arriva sui Reels

    Instagram, la pubblicità arriva sui Reels

    Sui Reels di Instagram da oggi arriva la pubblicità. I formati, sempre in verticale, non dovranno avere una durata superiore ai 30 secondi.

    La notizia era attesa e in effetti, dopo un periodo di test realizzato con successo, Instagram oggi annuncia che la pubblicità sbarca anche sui Reels, il formato che è stato lanciato in Italia ormai un anno fa e che rappresenta la sfida a TikTok.

    In che modo la pubblicità apparirà sui video brevi di Instagram?

    Le inserzioni, sempre in verticale, appariranno nelle sezioni più popolari dei contenuti Reel come la tab Reels, le Storie, tra i reel in Esplora e nel Feed. Come le inserzioni nelle Storie, anche le inserzioni di Reels saranno a schermo intero e verticali, e appariranno a intervalli tra i singoli reel, con una durata fino a 30 secondi. Gli utenti potranno commentare, mettere “mi piace”, visualizzare, salvare e anche condividere tutte le inserzioni di Reels.

    Instagram pubblicità Reels franzrusso.it

    Reels è un ottimo modo per scoprire nuovi contenuti su Instagram, ecco perché le inserzioni vanno in questa direzione. Per i brand, questo significa avere a disposizione una nuova modalità creativa per interagire con il proprio pubblico”. – ha dichiarato Justin Osofsky, Chief Operating Officer di Instagram, nel presentare la novità.

    Proprio come per qualsiasi altra inserzione su Instagram, agli utenti sarò data la possibilità di controllare anche quelle che compaiono come Reels dando, ad esempio, la possibilità di saltare, nascondere o segnalare un’inserzione non gradita. Cosa molto utile, del resto.

    Come creare annunci pubblicitari sui Reels di Instagram

    Intanto, come detto prima, i video possono avere una durata massima di 30 secondi, un po’ come uno spot televisivo, la durata è la stessa di media. Per dare sfogo alla Creatività sui Reels sappiate che la musica e/o i suoni devono essere integrati al video stesso, una specifica che Instagram tiene a sottolineare.

    Una volta su “Ads Manager” e dopo aver cliccato “Create“, selezionate il vostro obiettivo come “Conversioni”, “Traffico”, “Reach”, “Visualizzazioni video”, “Brand awareness”, “Installazioni di applicazioni”.

    A questo punto, completate l’annuncio come al solito fissando budget, pubblico di riferimento, ottimizzazione e delivery. Alla voce “Posizionamento“, selezionate Instagram Reels, individuate una Call To Action (CTA) e poi avete completato l’impostazione dell’annuncio.

    Come sempre succede, l’annuncio sarà previamente sottoposto ad approvazione e poi, una volta superata con successo questa fase, l’annuncio sarà visibile dagli utenti e comincerete a ricevere i primi dati.

    Ecco, tutte queste informazioni le trovate dettagliate all’interno del Centro Assistenza di Instagram.

  • WhatsApp, prima campagna pubblicitaria dopo il pasticcio sulla privacy

    WhatsApp, prima campagna pubblicitaria dopo il pasticcio sulla privacy

    WhatsApp ha lanciato la sua prima campagna pubblicitaria, una scelta quasi obbligata dopo il grande pasticcio sulla privacy delle scorse settimane. Al via in Germania e in Uk, non senza polemiche.

    WhatsApp era nata nel 2009 con l’obiettivo di garantire la privacy degli utenti, senza mai ricorrere a campagne di marketing o pubblicitarie. Ebbene, possiamo dire, oggi, che tutto quello che avevano pensato Brian Acton e Jan Koum è stato ampiamente superato. Il perché lo spiegheremo più avanti.

    La notizia del giorno, sempre all’interno di questo contesto ovviamente, è che WhatsApp, di proprietà di Facebook, ha lanciato ieri, 14 giugno 2021, una campagna pubblicitaria globale per chiarire meglio la situazione dopo il grande, e grave, pasticcio proprio sulla privacy, quello che doveva essere l’incontrastato fiore all’occhiello dell’applicazione.

    Come vi abbiamo raccontato, sin dall’inizio, la vicenda si è rivelata un pasticcio, perdonate la ripetizione, con continui cambi di fronte e di scenario, mandando letteralmente in confusione gli utenti, che da quel momento hanno cominciato a guardarsi intorno e a considerare le alternative offerte da Telegram e da Signal.

    whatsapp privacy prima campagna franzrusso.it

    WhatsApp e l’impegno sulla privacy

    La campagna prende il via in Germania e in Regno Unito ed è stata progettata affinché WhatsApp possa ribadire al mondo “il suo impegno per la privacy”.

    Come affermato da Will Cathcart, il capo di WhatsApp, proprio l’incidente di inizio anno, quello generato dall’aggiornamento della privacy, in modo unilaterale, ha portato alla creazione di una campagna su come viene garantita la privacy sulla piattaforma che prevede una campagna di pubblicità online, una campagna su radio e Tv e anche una campagna di digital outdoor.

    L’idea è quella di comunicare alle persone i vantaggi della privacy e della crittografia direttamente” – ha dichiarato Cathcart. “Quello che stiamo davvero cercando di fare qui è prendere la crittografia end-to-end, che è un termine astratto, e aiutare a tradurlo alle persone“.

    https://twitter.com/WhatsApp/status/1404470234774450180

    Campagna non senza polemiche

    La campagna però ottiene subito un primo effetto molto polemico, che mette al centro il grande dibattito tra autorità e app sulla crittografia End-To-End. Da una parte WhatsApp vorrebbe che le autorità degli stati spingessero di più verso la crittografia, dall’altro le stesse autorità vogliono frenare WhatsApp perché la stessa crittografia rischierebbe di tramutarsi in un “rifugio” per chi volesse commettere degli illeciti.

    Infatti, Priti Patel, Ministra degli Interni Uk, ha descritto l’uso della crittografia end-to-end come “inaccettabile” nella lotta contro la condivisione di contenuti illegali, criticando anche l’intenzione di Facebook di voler estendere la crittografia anche alle altre app, come Instagram e Messenger. La ministra Patel ritiene anche che la crittografia possa costituire un grave rischio per i minori e “un nascondiglio” per i criminali.

    L′imbarazzante tira e molla di WhatsApp sulla privacy

    In merito alla campagna di WhatsApp, il Ministero degli Interni Uk si dice a favore di un sistema di crittografia che protegga gli utenti da danni e rischi online, ma si dice preoccupata che la tecnologia adottata da Facebook possa costituire un ostacolo per le forze dell’ordine ad accedere ai contenuti.

    Dobbiamo lavorare insieme” – ha detto la ministra Priti Patel – “per trovare un modo reciprocamente accettabile al fine di proteggere la sicurezza pubblica, senza compromettere la privacy degli utenti”.

    Da dibattito a scontro

    Il dibattito rischia di trasformarsi in uno scontro, come sta già avvenendo in India, dove le autorità hanno chiesto a WhatsApp di ritirare l’aggiornamento della privacy perché contrarie alle leggi locali.

    Prima del lancio dello spot video, visibile appunto in Germania e in Uk, l’account Twitter di WhatsApp aveva twittato una serie di contenuti a sostegno della crittografia dell’app.

    WhatsApp è costruito per proteggere i tuoi messaggi privati con la crittografia end-to-end. Così, solo le persone a cui hai inviato i messaggi possono leggere o ascoltare la tua conversazione“, si legge nel primo tweet che avvia il thread. E si conclude con: “Oltre 100 miliardi di messaggi personali al giorno sono crittografati end-to-end per impostazione predefinita su WhatsApp. Quindi sei tu a decidere cosa dire, come dirlo e con chi condividerlo. Sei tu che hai il controllo“.

    Insomma, WhatsApp cerca di spingere con la crittografia per recuperare in termini di immagine rispetto al grande pasticcio fatto nelle scorse settimane.

    Se vi ricordate, avevamo trattato in post apposito il modo in cui WhatsApp applica la sua tecnologia che è la medesima di Signal. Infatti il protocollo in uso è Open Whisper Systems, ma non vengono crittografati i metadati delle conversazioni, sempre accessibili dalle autorità. E quindi venire a conoscenza di chi ha scritto quel messaggio e a che ora.

  • Instagram e i Like, due anni dopo non è cambiato niente

    Instagram e i Like, due anni dopo non è cambiato niente

    Da qualche giorno su Instagram sono ritornati pubblici i “Like” sui post. Sembra, a vedere come gli utenti stanno reagendo, che in due anni non sia cambiato nulla. Peccato perché per Instagram era una occasione per cambiare logica.

    Ebbene, il titolo che abbiamo voluto dare a questo post è abbastanza eloquente, senza polemica chiaramente. Come già anticipato un paio di mesi fa, Instagram da pochi giorni ha, in effetti, di nuovo impostato di default i “Like” sui post pubblicati dagli utenti sul feed, lasciando agli utenti stessi la scelta se renderli visibili o meno. Proprio per ogni post. Quindi, si torna a quello che accadeva prima del 2019 con i Like che tornano di nuovo visibili. Adam Mosseri, capo di Instagram, ha spiegato che il periodo è ormai maturo per “lasciare la scelta agli utenti“.

    Due anni di test, perché di questo si è trattato, per arrivare al punto che quella modalità di nascondere i Like di fatto non ha cambiato nulla, questa la spiegazione ufficiale. Anzi, Instagram aggiunge anche che questa modalità era piuttosto “polarizzante”, per il fatto che gli utenti erano nettamente divisi tra chi la approvava e chi la criticava fortemente. La scelta che Instagram è quindi quella di lasciare impostata in automatico la pubblicazione del numero dei Like, permettendo agli utenti di nasconderli.

    Instagram like franzrusso.it 2021

    Il risultato che stiamo vedendo tutti in questi giorni è che nessuno, o quasi, li sta nascondendo. Tutti sono tornati come nel 2019 a lasciare il conteggio dei Like pubblico. E in effetti sì, non è cambiato assolutamente nulla.

    Come certamente ricorderete, Instagram, e non solo, in quel periodo era sotto pressione per il fatto che il numero dei Like finiva per alterare la qualità dei contenuti condivisi, diventava una distrazione che snaturava la condivisione stessa. Generando una sorta di “ansia da prestazione” tra gli utenti che vedevano in quel numero l’unico parametro per essere considerati. Situazione analoga per le aziende che vedevano quel numero come necessario per giustificare la riuscita delle proprie campagne o della propria comunicazione.

    Quel momento di nascondere i Like aveva rappresentato una occasione importante per Instagram, nel tentativo di provare a dare vita ad un nuovo corso, meno concentrato sull’aspetto vanity e più concentrato sulla qualità. Questo per dare modo a tutti di migliorare il modo di approcciare alla piattaforma, meno ansioso. Tra l’altro era proprio Instagram che sosteneva, sempre due anni fa, come l’idea fosse quella di “provare a depressurizzare Instagram, renderlo meno competitivo, dare alle persone più spazio per concentrarsi sulla connessione con le persone che amano, le cose che li ispirano“. E poi aggiungeva che tutto quello era mirato ai giovani, a renderli più liberi e creativi, invece che incatenati alla logica dei “Like”.

    Cristina Maccarrone, per InTime Blog, a proposito delle implicazione sull’Influencer Marketing, aveva ascoltato un po’ di esperti e tutti sottolineavano quanto fosse stata una scelta felice quella di nascondere dei like che avrebbe giovato alla piattaforma, e agli utenti, spostando l’attenzione sulla qualità dei contenuti.

    Quella di nascondere i Like era una mossa che ci trovava assolutamente d’accordo e il ritorno a questa dinamica suona come una occasione mancata.

    Vero, nel corso di questi mesi sono stati diversi gli studi che hanno decretato come non esista una relazione diretta tra tempo speso sui social e salute mentale, così come non ci sia dirette corrispondenze tra l’uso degli smartphone e gli attacchi di panico tra gli adolescenti. Eppure il clima che si respirava due anni fa era di tutt’altro tono, con i social media sulla gogna, a prescindere da tutto.

    Due anni dopo ci si rende conto che così non è, e tutto torna come prima.

    Instagram e i Like, la grande occasione sprecata

    Il mood del momento adesso è quello di dire “facciamo scegliere agli utenti“. Uno dei primi ad innescare questa nuova mentalità è stato Jack Dorsey, CEO e co-fondatore di Twitter, che qualche tempo fa diceva che fra qualche anno gli utenti decideranno quale algoritmo adottare per la classificazione dei feed.

    Ma c’è un però. Tutto bene quando si lascia agli utenti la libertà di scegliere, ma la strada la devono indicare le piattaforme, nel senso di specificare come funziona la piattaforma e i meccanismi che ne sono alla base. Il rischio è quello di lasciare il campo su decisioni fondamentali per la “salute” della piattaforma, e di chi la frequenta, per poi nascondersi dietro un: “ah, ma lo hanno deciso gli utenti“.

    L’idea maestra sarebbe quella di arrivare ad una soluzione ibrida, ascoltando gli utenti per migliorare l’usabilità della piattaforma, per migliorare gli aspetti che riguardano la privacy, la sicurezza della piattaforma stessa. E indicando agi utenti quelli che sono i capisaldi attraverso cui usare la piattaforma.

    Instagram ha avuto una grande occasione per cambiare la logica, mettendosi davanti a tutte le piattaforme e facendo scuola, impostando un modo di vivere le piattaforme con meno ansia, più liberamente e in maniera più creativa. Adesso, invece, si torna a come era prima.

    Ma forse, davvero forse, tutto questo non interessa ai tanti, perché guardando i post su Instagram, dall’app, sembra che nessuno si sia posto più di tanto il problema, lasciando l’impostazione dei Like visibili a tutti. Ma questa è solo un’opinione, senza polemica.

    E voi che ne pensate?

  • Ritorna la Museum Week all′insegna della Creatività

    Ritorna la Museum Week all′insegna della Creatività

    Ritorna una delle “settimane” più attese ritorna sui social media, e su Twitter in particolare. Stiamo parlando della #MuseumWeek: 7 giorni, 7 temi, 7 hashtag all’insegna della Creatività. Si inizia con #CeraUnaVoltaMW.

    Una delle “settimane” più attese ritorna sui social media, e su Twitter in particolare. Stiamo parlando della Museum Week, iniziativa di Culture For Causes Network, Art Explora e Unesco, in collaborazione con Talkwalker e Cloud Guide che quest’anno ha un valore ancora più grande.

    Museum Week nasce nel 2014 ed è cresciuta negli anni fino a coinvolgere oltre 60 mila partecipanti da oltre 200 paesi del mondo. Una bella iniziativa che vede la partecipazione anche dei più importanti musei al mondo, come il Moma di New York, il Louvre di Parigi e anche la Reggia di Caserta, Palazzo Ducale di Mantova, Museo Egizio di Torino, Palazzo Reale di Napoli e tanti altri. Sono ben 6 mila le istituzioni culturali coinvolte.

    La settimana dedicata ai musei e alla cultura quest’anno ha come tema la Creatività, ogni giorno, per i prossimi 7 giorni, 7 hashtag e 7 temi che avranno come obiettivo quello di raggiungere un pubblico che solitamente non intercetta questo tipo di contenuti, stimolare la creatività, appunto, e rafforzare l’immagine degli artisti come dei veri innovatori delle società, perché da loro spesso viene innescato il cambiamento.

    Museum Week 2021 Italia creatività

    Dopo un anno difficile come quello del 2020, a causa della pandemia da Covid-19, che ha visto il mondo della Cultura e degli operatori in grande difficoltà, e dopo esserci accorti, finalmente che senza Cultura non si può vivere e che con la Cultura si cresce e si progredisce, questa settimana ha un significato particolare. Riaccendere la Creatività in tutte le sue forme per far ripartire il settore e riportarlo al centro di un vero progetto di ripartenza, a livello locale e globale.

    Questi gli hashtag che caratterizzeranno i temi che ogni giorno saranno al centro delle condivisioni, a suon di Creatività:

    • 7 giugno: #CeraUnaVoltaMW
    • 8 giugno: #DietroLeQuinteMW
    • 9 giugno: #ConGliOcchiDeiBambiniMW
    • 10 giugno: #EurekaMW
    • 11 giugno: #DaiUnTitoloMW
    • 12 giugno: #ArteOvunqueMW
    • 13 giugno: #ParolePerIlFuturoMW

    Questi invece i due hashtag ufficiali della manifestazione: #MuseumWeek #MuseumWeek2021.

    La Museum Week è già partita e di seguito alcune delle condivisioni della giornata di oggi:

     

    Buona #MuseumWeek a tutti!

     

  • Twitter, l′innovazione della piattaforma passa da Spaces

    Twitter, l′innovazione della piattaforma passa da Spaces

    Quella innovazione tanto richiesta a gran voce dagli utenti su Twitter sta concretizzandosi, vedendo al centro proprio Twitter Spaces. Di questo e di altro abbiamo parlato a #SpazioTech con Simone Tomassetti, Strategic Media Partnerships di Twitter.

    Per diversi anni, almeno negli ultimi tre/quattro anni, abbiamo sempre richiesto a gran voce, non solo noi ma tutta la fanbase, che Twitter cominciasse a innovare la piattaforma. Sono tanti gli articoli che abbiamo scritto a riguardo, proprio dal momento in cui ci si è accorti che qualcosa cominciasse a non funzionare più come prima. E ci riferiamo al momento in cui Twitter non è più cresciuto. Il numero di utenti per diverso tempo è stato fermo sui 300 milioni a livello globale, un numero molto inferiore a quello che era il numero di persone che ogni mese entravano in contatto con la piattaforma, circa 1 miliardo, senza però registrarsi. Quindi i due terzi degli utenti non si registravano per tanti motivi.

    Uno di questi è stato sempre quello di vedere Twitter come “una piattaforma complicata”, difficile da usare e da comprendere subito. Vero, per lungo tempo è stato così, anche se l’errore è stato sempre quello di considerare Twitter una piattaforma social media al pari delle altre. Invece Twitter è diversa è molto di più.

    Twitter innovazione piattaforma Spaces tomassetti spaziotech franzrusso

    Nel corso del 2019 e del 2020 però ci si è accorti che “il vento è cambiato”. Twitter ha cominciato ad aprire il suo “cantiere” e a dare vita a diverse novità che hanno di fatto introdotto vera innovazione sulla piattaforma. Le novità più importanti che possiamo citare sono quelle inerenti le conversazioni, è migliorato il layout e sono stati specificati meglio i temi di contesto, in modo da orientarsi meglio. È stato introdotta anche la possibilità di limitare l’interazione sul tweet, limitandola a “chi segui” o a “chi menzioni”. Sono state introdotte le stories, Fleet, una ulteriore forma di contenuto, questa volta effimera, che arricchisce gli strumenti a disposizione della piattaforma, che vanno quindi oltre ai 280 caratteri.

    Certo, Twitter ha dovuto tener conto di tante richieste e di tante esigenze, per cercare di soddisfare un po’ tutti e di dare un nuovo equilibrio alla piattaforma.

    Tutto questo lungo preambolo per dire che due giorni fa, il 2 giugno, è stato ospite del nostro #SpazioTech su Twitter Spaces, Simone Tomassetti, che avevamo già incontrato a Rimini nel 2019, oggi Twitter Strategic Media Partnerships.

    Una chiacchierata che è servita a noi, e a tutti coloro che hanno seguito lo spazio, che ringraziamo ancora una volta, per comprendere l’effettivo stato di Twitter oggi. E possiamo dire che si tratta di uno stato di salute ottima, con una piattaforma in pieno rilancio e con una strategia, come ci ha confermato lo stesso Tomassetti, “che vede proprio Spaces al centro di questo grande momento di innovazione e di evoluzione sulla piattaforma“.

    I temi che abbiamo toccato sono stati tanti, ma di sicuro possiamo evidenziare che “Twitter di oggi non è assolutamente paragonabile a come era solo qualche anno fa“. Questo perché spesso Twitter è stata vista come una piattaforma difficile da interpretate e da usare, cosa che abbiamo già scritto altre volte, ma “oggi non è così”, ci ha detto Simone Tomassetti:

    Invito tutti quelli che ritenevano Twitter difficile da usare a dargli un’altra occasione. Le possibilità che offre oggi e gli strumenti a disposizione sono imparagonabili solo a pochi anni fa. Partendo da uno strumento base che ha ancora oggi la sua grande utilità come quello delle Liste, che permettono di creare dei feed tematici alternativi, basti vedere quello che offre oggi Twitter dal punto di vista delle possibilità di poter conversare, avendo sempre ben presente la sicurezza e la privacy degli utenti. Twitter è la piattaforma della personalizzazione dei contenuti che si concretizza anche con l’utilizzo degli hashtag.

    Ma parliamo di Spaces, – continua Simone Tomassetti – la grande novità di Twitter che è perfettamente calata all’interno della piattaforma. Ebbene, Spaces rappresenta per Twitter un momento importante e strategico. È il momento in cui Twitter ha deciso di cambiare e che fosse giunto il momento di innovare il prodotto. Perché pensare di vivere sempre con lo stesso prodotto in uno scenario, come quello dei social media che si evolve a velocità sostenuta, non è pensabile“.

    E poi abbiamo parlato anche della grande attenzione di Twitter ai temi etici e sociali, basti pensare ai grande fenomeni nati proprio sulla piattaforma come #MeToo oppure il grande ausilio dato a #BlackLivesMatter. Senza dimenticare la grande presa di posizione di Twitter di fronte alla tragedia di George Floyd.

    Insomma, Twitter è una piattaforma oggi in salute, ha finalmente avviato quel processo che gli utenti chiedevano e Spaces rappresenta al meglio questo “vento nuovo”.

    Prima di salutarci, senza ovviamente fare menzione nello specifico, Tomassetti ci ha detto che sono in arrivo altre grandi novità e noi speriamo che arrivi la possibilità di poter registrare gli spazi (e su questo Tomasetti non ha negato), così da potervi offrire un resoconto più puntuale

  • L′imbarazzante tira e molla di WhatsApp sulla privacy

    L′imbarazzante tira e molla di WhatsApp sulla privacy

    WhatsApp ritorna ancora una volta sui suoi passi dall’inizio dell’anno, a proposito dell’aggiornamento delle regole sulla privacy. Nessuna limitazione per chi non lo accetterà, l’esatto contrario di quanto affermato pochi giorni fa. Una gestione della vicenda imbarazzante.

    Il tira e molla di WhatsApp va avanti ormai da mesi ed è diventato ormai imbarazzante. Certo, forse imbarazzante può essere fuori luogo, ma è l’unico aggettivo che viene in mente dopo aver visto come la piattaforma di messaggistica, di proprietà di Facebook, ha gestito il delicato momento dell’aggiornamento delle regole sulla privacy.

    Imbarazzante perché quello che viene fuori in questi ultimi due giorni è l’esatto contrario di quello che era stato scritto, sempre da WhatsApp, appena due settimane fa, sempre sulla stessa pagina di supporto.

    Come sapete bene, lo avete letto anche negli articoli che abbiamo riservato alla vicenda, WhatsApp all’inizio di quest’anno ha modificato i termini d’uso e le regole sulla privacy. Il tema centrale era la richiesta di aggiornamento unilaterale verso gli utenti, una sorta di prendere o lasciare. Tutto questo sarebbe dovuto accadere il 15 maggio di quest’anno. Il termine iniziale era l’8 febbraio.

    WhatsApp tira molla imbarazzante privacy franzrusso.it

    Nel corso dei mesi WhatsApp ha dovuto cambiare più volte atteggiamento per via delle polemiche che scaturivano da ogni tentativo di spiegazione riguardo la vicenda. Ricordiamo il tema centrale, ossia il passaggio dei dati degli utenti a Facebook, quindi verso le aziende che investono sula piattaforma, che coinvolge di più i paesi extra europei (grazie al nostro GDPR e alle direttive europee in materia) e al modo in cui questo aggiornamento è stato proposto. Appunto, in modo unilaterale, senza possibilità di scelta per l’utente.

    Solo due settimane fa, a ridosso della data del 15 maggio, WhatsApp aveva specificato nella pagina di supporto che gli utenti che non avessero accettato le modifiche avrebbero via via perso funzionalità nell’usare l’app di messaggistica. Limitazioni ben specifiche, che abbiamo riportato qui sul nostro blog, che avrebbero finito per rendere inutile l’app.

    Ebbene, due giorni fa WhatsApp ha di nuovo cambiato idea e, in un comunicato, ha scritto:

    “Date le recenti discussioni con varie autorità ed esperti di privacy, vogliamo chiarire che attualmente non abbiamo intenzione di limitare la funzionalità di  WhatsApp per coloro che non hanno ancora accettato l’aggiornamento. Invece, continueremo a ricordare l’aggiornamento agli utenti di tanto in tanto”.

    Quindi, nessuna limitazione per nessuno. Un vero pasticcio, l’esatto contrario di quanto scritto in precedenza.

    Nella pagina di supporto adesso si legge che “la maggior parte degli utenti ha accettato l’aggiornamento“.

    A tutto questo bisogna aggiungere che l’India qualche giorno fa aveva chiesto a WhatsApp di ritirare l’aggiornamento, in quanto in violazione con le leggi del paese. La risposta di Facebook alle autorità indiane è stata quella di garantire che nessuno avrebbe perso funzionalità nell’usare l’app.

    WhatsApp, tra conseguenze per gli utenti e la crescita delle app concorrenti

    E anche la Germania, nonostante il GDPR, si era mossa in maniera perentoria con l’autorità della privacy locale che aveva ordinato a Facebook, qualche giorno prima del 15 maggio, il divieto di trattare i dati degli utenti tedeschi proprio in relazione all’aggiornamento di WhatsApp.

    Anche il Garante italiano si era espresso sulla vicenda, sostenendo che quell’aggiornamento avrebbe finito per “confondere” gli utenti”.

    Insomma, è molto probabile che WhatsApp si sia trovata costretta a rivedere la sua strategia pasticciata anche in relazione alle proteste di tante autorità dei paesi in cui l’app è usata. Sintomo che la vicenda della privacy degli utenti è stata trattata con estrema leggerezza e senza la dovuta cautela. Un atteggiamento sorprendente da parte di Facebook che sa bene quanto sia rilevante il tema privacy e quante contestazioni le sono state mosse nel corso di questi anni. Basterebbe solo citare il caso Cambridge Analytica e tutto quello che ne è conseguito. Ecco perché riteniamo che tutta questa vicenda sia stata trattata in modo imbarazzante.

    Per non parlare del grande dibattitto su come questa vicenda abbia finito per far crescere app come Telegram e Signal.

  • Twitter Blue, arriva la versione di Twitter in abbonamento

    Twitter Blue, arriva la versione di Twitter in abbonamento

    Twitter Blue è la versione a pagamento di Twitter e presto sarà disponibile a livello globale. Si tratta di una versione in-app ed è già disponibile su Apple Store negli Usa. Ecco le funzionalità aggiuntive.

    Le prime indiscrezioni risalgono a luglio dello scorso anno, quando iniziò a girare il nome del progetto “Gryphon”, il nome in codice che all’interno dell’ambiente Twitter stava ad indicare l’avvio del progetto di sottoscrizione sulla piattaforma. La cosa viene poi confermata proprio a febbraio di quest’anno, quando spunta il nome di “Rogue One”, altro nome in codice di un progetto riferito a TweetDeck, il servizio di Twitter da sempre ne mirino per trasformarlo a pagamento.

    Ebbene, questo breve preambolo per spiegare che il servizio in abbonamento su Twitter potrebbe arrivare a breve, confermato proprio dagli ambienti di San Francisco, dove si trova il quartier generale della società guidata da Jack Dorsey, co-fondatore e CEO di Twitter.

    Il servizio in abbonamento, da quello che si sa, dovrebbe prendere il nome di Twitter Blue e il servizio, sotto forma di acquisto in-app, offrirà una serie di funzionalità (anche queste sembrerebbero essere confermate rispetto alle voci che sono circolate nei mesi scorsi) dietro al pagamento di una quota mensile di 2,99 dollari. In Uk sarà di 2,99 sterline ed è quindi molto probabile, anche se su questo non ci sono ancora conferme definitive, che nel resto d’Europa dovrebbe essere di 2,99 euro.

    Twitter Blue version Twitter-abbonamento franzrusso.it

    Come ha mostrato ieri Jane Manchun Wong, reverse engineer che ci ha ormai abituato a questo tipo di scoperte, il nuovo servizio metterebbe a disposizione degli utenti paganti diverse funzionalità aggiuntive, rispetto a quelle disponibile già sulla piattaforma.

    Mentre scriviamo, arriva la conferma che Twitter Blue si trova all’interno dell’App Stores, negli Usa, trovando conferma anche del costo, ossia 2,99 dollari.

    Ma quali sono le funzionalità che si acquistano in più con Twitter Blue, rispetto alle funzionalità già disponibili sulla piattaforma?

    Come dicevamo prima, si tratta di funzionalità di cui avevamo già scritto, quando le voci avevano cominciato a circolare, e cioè:

    Annullare i tweet – no, non si tratta del modifica tweet (quindi neanche a pagamento si può avere), ma si tratta della possibilità di annullare l’invio del tweet, nel caso in cui ci si accorga di aver fatto un errore o di aver scritto qualcosa in maniera non precisa, nel tempo di 5-10 secondi. Si tratta comunque di una funzionalità che si avvicina molto a quella di modificare il contenuto;

    Catalogare i segnalibri – questa funzionalità permetterà agli utenti di catalogare i segnalibri, i link di tweet che sono stati precedentemente salvati, catalogandoli all’interno di cartelle specifiche;

    Reader Mode – “modalità lettore” (vedremo come sarà la versione italiana), funzionalità che permetterà di rendere di facile lettura le conversazioni, specialmente quelle molto lunghe. Si tratta di una funzione ancora in fase di sviluppo;

    Colore del tema – lo avevamo già segnalato in precedenza che ci sarebbe stata la possibilità di modificare il colore del tema con una scelta di colori più ampia. Cosa che è già possibile fare, ma in questo caso viene migliorata e resa davvero effettiva e visibile da tutti gli utenti;

    Icone dell’app – gli abbonati avranno la possibilità di personalizzare il colore dell’app che appare sul proprio dispositivo, dagli screenshot di Jane Manchun Wong si vede chiaramente.

    Tutto questo per 2,99 euro al mese.

    Ovviamente Twitter sa benissimo che non tutti gli utenti sottoscriveranno un abbonamento a 2,99 euro, ma sicuramente ci sarà una buona fetta di utenti che lo farà, quanto basta per continuare a sviluppare Twitter Blue. Basterebbe anche una piccola percentuale dei 199 milioni di utenti attivi al mese per garantirsi qualche milione di dollari al mese e continuare con lo sviluppo.

    Attenzione, se deciderete di non pagare, e quindi di non usare Twitter Blue, potrete comunque continuare ad usare Twitter come sempre, senza alcuna limitazione. Certo, se volete personalizzare la vostra app e se volete avere la possibilità di “non inviare” il tweet prima che venga pubblicato con i suoi errori, allora ci potreste fare un pensierino.

    Allora, che ne pensate di Twitter Blue? La userete?

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