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  • Clubhouse arriva su Android, ma forse è un po’ tardi

    Clubhouse arriva su Android, ma forse è un po’ tardi

    Dopo poco più di un anno dal suo lancio ufficiale, Clubhouse ha ufficializzato il suo approdo su Android, per ora negli Usa. Resterà comunque sempre su invito, ma forse adesso è un po’ tardi.

    Dopo poco più di un anno dal suo lancio ufficiale, Clubhouse ha ufficializzato il suo approdo su Android, il sistema operativo di Google che copre il 90% del mercato mobile. L’ufficializzazione è arrivata domenica scorsa, 9 maggio 2021. Per ora Clubhouse su Android resta solo per gli Usa anche se l’obiettivo è, a breve (anche se non si conoscono tempistiche precise), di espandere l’app il altri paesi.

    C’è da dire che la notizia è giunta a sorpresa e in anticipo rispetto a quelle che erano, fino a ieri, le notizie ufficiali. E cioè che l’app per Android sarebbe arrivata solo poco dopo l’estate. Evidentemente si trattava di pura tattica e per questo motivo è possibile che entro poche settimane l’app sia disponibile su Google Play anche in Italia. Tra l’altro, seguendo il link dalla home del sito di Clubhouse, sulla quale compare anche il logo del market di Android, potrete preregistrarvi e ricevere una notifica non appena l’app sarà disponibile per il download, scegliendo anche la possibilità che l’app si auto installi non appena possibile.

    android clubhouse ritardo intime blog

    Il passaggio verso Android resta per Clubhouse un passaggio importante, significa mettere fine ad un anno di esclusività per i soli dispositivi iOS e abbracciare un pubblico più ampio. E se vi state chiedendo se questo passaggio comporterà la fine degli inviti per accedervi, allora la risposta è no. La modalità degli inviti resterà ancora valida su Android, anche se resta comunque obiettivo finale quello di rendere l’app aperta davvero a tutti.

    Come dicevamo, si tratta di un passaggio importante che forse, e diciamo forse, potrebbe rivelarsi tardivo per Clubhouse.

    Clubhouse, calo dei download anche ad aprile

    Come già riportato il mese scorso, i dati relativi ai download sono in calo. Nel mese di marzo di quest’anno, come rilevato da Sensor Tower, in un mese il calo è stato di -72%. E il calo non si è fermato a marzo, i dati di aprile, sempre di Sensor Tower, ci dicono che l’app è stata scaricata meno di 1 milione di volte: 922 mila volte, per la verità.

    grafico clubhouse download 2021 aprile franzrusso.it

    Naturalmente i dati di maggio saranno molto più alti, risentiranno dell’apertura verso Android, sebbene solo limitata agli Usa, il mercato più grande per Clubhouse. Ma rischia di essere uno sforzo tardivo. Se fosse arrivato ad inizio di quest’anno, forse, sarebbe stata tutta un’altra storia.

    Già, perché nel giro di pochi mesi lo scenario è totalmente cambiato. Clubhouse da una posizione preminente, con un vantaggio competitivo elevato rispetto a tutte le altre piattaforme social media, è finita per ritrovarsi circondata dalla concorrenza che oggi presenta la sua idea di chat audio. E stiamo intendendo tutte le piattaforme, quasi nessuna esclusa. Da Twitter che ormai ha rilasciato Twitter Spaces agli utenti con più di 600 follower a Facebook, da Discord a Reddit, passando per LinkedIn fino a Spotify. E l’elenco sarebbe pure più lungo.

    Vero, Clubhouse oltre che “sdoganare” la voce come “strumento di coinvolgimento”, ha anche aperto la strada in maniera concreta verso i Creator, avviando un programma di accelerazione “Creator First”, con cui si attiveranno 50 eventi live sulla piattaforma, sino a permettere agli utenti di sostenere economicamente proprio quegli utenti in grado di creare contenuti di valore e originali.

    Twitter inizia a introdurre le donazioni per sostenere i Creator

    Ma anche su questo si sono giù attivati Twitter, che ha già avviato la sua modalità per permettere agli utenti di sostenere i creator con Tip Jar, e anche LinkedIn che ha attivato il suo programma.

    La sensazione è che Clubhouse abbia sciupato la sua grande occasione, spiegando che il grande successo ottenuto rapidamente dall’app ha finito per spingere di più a lavorare sull’organizzazione di lavoro che non sullo sviluppo dell’app per Android.

    In ogni caso, per Clubhouse non sarà una passeggiata, anche perché la modalità “invito esclusivo” su una piattaforma aperta, come è appunto il sistema operativo Android, sono palesemente in antitesi.

  • Twitter Spaces da oggi per (quasi) tutti con nuove funzionalità

    Twitter Spaces da oggi per (quasi) tutti con nuove funzionalità

    Twitter Spaces continua ad evolversi. Da oggi è disponibile per gli utenti che hanno più di 600 follower e prossimamente gli spazi saranno programmabili. Inoltre arriveranno anche gli spazi esclusivi con acquisto del biglietto.

    Twitter Spaces, come previsto qualche settimana fa, si sta propagando verso tutti gli utenti, o quasi, e fra poco vedremo perché. E la propagazione è accompagnata da una serie di funzionalità che verranno presto implementate che sono frutto dei feedback ricevuti dagli utenti che hanno usato la funzionalità nelle ultime settimane. Si tratta di funzionalità che rispondono alle esigenze emerse dall’uso di Twitter Spaces che, ricordiamo, è la risposta a Clubhouse. Ci riferiamo quindi ad una funzionalità che mette al centro la voce come strumento di coinvolgimento e intrattenimento.

    La notizia è che da oggi Twitter Spaces è disponibile per tutti gli utenti che hanno più di 600 follower. L’intento di Twitter è quello di raccogliere ancora più feedback, migliorare ancora di più la funzionalità e poi rilasciarla a tutti gli utenti, senza alcun limite. Solo che al momento non si sa quanto durerà questa operazione.

    twitter spaces nuove funzionalità-maggio 2021 franzrusso.it

    Qualche giorno fa abbiamo sviluppato un post apposito per spigare cos’è Twitter Spaces e come fare per creare uno spazio coinvolgente. Un contenuto che ha riscosso molta attenzione e considerazione da voi che ci leggete e anche da chi vuole saperne di più rispetto a questa nuova funzionalità di Twitter che arricchisce gli strumenti attraverso i quali esprimersi sulla piattaforma.

    Come usare Twitter Spaces e organizzare uno spazio coinvolgente

    In aggiunta al rilascio di Twitter Spaces agli utenti che superano i 600 followers, Twitter annuncia altre novità che verranno presto implementate all’interno della funzionalità, tra cui quella di aggiungere anche la risata tra le emoji disponibili. E le principali sono:

    Ticketed Spaces

    Si tratta di una modalità che permetterà agli Host di ricevere un compenso nell’organizzare spazi esclusivi per gli utenti, dietro il pagamento di un biglietto. Gli host potranno impostare i prezzi dei biglietti per partecipare alle conversazioni e decidere quanti sono disponibili per la vendita. La funzione Ticketed Spaces verrà testata nei prossimi mesi da un gruppo ristretto di utenti. Gli host guadagneranno la maggior parte delle entrate dalla vendita dei biglietti, mentre Twitter tratterrà una piccola commissione.

    twitter spaces pagamenti

    Programmazione degli spazi e creazione di reminder

    Se c’è una funzionalità che si fa sempre più necessaria, è quella poter programmare gli spazi. E infatti, nelle prossime settimane si potranno programmare i Twitter Spaces e impostare anche dei promemoria per le prossime conversazioni. In questo modo, gli utenti saranno sempre informati e aggiornati.

    twitter spaces programmare

    Gestire Twitter Space in co-hosting

    Prossimamente verrà attivata la funzione di co-hosting insieme ad altre persone per facilitare la gestione degli speaker, dei partecipanti e, nel caso si dovesse abbandonare la conversazione, passare il testimone ad un co-host.

    Migliore accessibilità

    Miglioramento dei sottotitoli in tempo reale in modo che possano essere messi in pausa, personalizzati e resi più precisi.

    Più modi per trovare conversazioni Twitter Spaces

    Altri modi per trovare e accedere a Twitter Spaces sulla piattaforma. Attualmente in fase di test è la possibilità di unirsi ad una conversazione Twitter Spaces toccando una bolla viola
    che si crea sulla propria timeline attorno alla foto profilo di un utente quando è in diretta. Un modo per essere riconoscibili, quando di partecipa o quando si organizza uno spazio, immediatamente già dalla timeline e accedere direttamente cliccando sull’avatar dell’utente.

    https://twitter.com/jakhorner/status/1359564760942071815

    Queste tutte le novità che arriveranno presto su Twitter Spaces e continueremo a tenervi aggiornati. Intanto continuate a seguire il nostro #SpazioTech su Twitter Spaces.

     

  • Clubhouse perde slancio e i download sono ormai in caduta libera

    Clubhouse perde slancio e i download sono ormai in caduta libera

    Clubhouse in un mese vede crollare i download del 72%, a marzo sono stati 2,7 milioni. E intanto la concorrenza cresce ogni giorno.

    Un mese fa Clubhouse compiva un anno e festeggiava l’evento con 10 milioni di download a livello globale, 435 mila download in Italia. Sembrava che l’app di audio room fosse ormai destinata a ripetere il dato anche nei mesi successivi, confermando il grande interesse di pubblico, sebbene solo limitata ad utenti iOS, e degli investitori. Proprio ieri avevamo dato notizia del nuovo finanziamento ricevuto, di serie C, che ha fatto lievitare il valore dell’app a 4 miliardi di dollari.

    Ma, appunto, a distanza di un mese, i dati di download non sono stati confermati, anzi. Prima di vedere i dati, è opportuno chiarire che nel caso di Clubhouse ogni download corrisponde ad un utente, proprio per il fatto che l’app funziona solo su inviti. Quindi, è molto plausibile che chi scarica l’app poi la usa effettivamente. Lo stesso, come sappiamo, non può dirsi in altri casi.

    clubhouse caduta download franzrusso.it

    I dati, dicevamo. Eccoli.

    Secondo i dati rilevato da Sensor Tower i download di Clubhouse sono in calo del 72%: erano 9,5 milioni a febbraio di quest’anno mentre sono stati solo 2,7 milioni nel mese di marzo. Sono dati che confermano come Clubhouse abbia perso un po’ il suo slancio iniziale, quando sembrava ormai proiettata verso numeri ben più alti.

    dati download clubhouse 2021 intime blog franzrusso

    Il grafico qui in alto rende bene l’idea di quello che stiamo trattando. I numeri registrati a marzo sono molto simili a quelli di gennaio e febbraio sembra essere stata solo una fiammata.

    Serve comunque evidenziare il fatto che un calo dei download non significa calo di utenti, che restano quindi intorno ai 10 milioni. Quello che stiamo cercando di dimostrare, attraverso questi numeri, è che, forse, l’app ha perso un po’ di appeal e che il dato dei download è strettamente collegato alla crescita della base utenti, essendo un’app che funziona solo su invito. Certo, è molto probabile che una versione dell’app per Android invertirà la tendenza e l’app comincerà a crescere, ma prima di allora passeranno ancora altri mesi e la concorrenza continua a crescere, ormai ad un ritmo quotidiano.

    Di fianco a questo calo, evidente, c’è anche da registrare l’aumento di critiche negative che gli utenti cominciano a muovere nei confronti dell’app. Negli Usa è sempre molto acceso il dibattito su quanto l’app sia diventata, nel corso dei mesi, sempre più “monotona e noiosa” e di come le stanze che una volta vedevano la partecipazione di centinaia di utenti, adesso sono frequentate pochissimo.

    E, come dicevamo prima, la concorrenza al momento cresce sempre di più. E Twitter, al momento, è proprio la piattaforma che, grazie a Twitter Spaces, può mettere Clubhouse in ulteriore difficoltà, proprio perché al momento è quella già operativa e punta molto anche sulle notizie del giorno, dando modo agli utenti la possibilità di creare spazi in modo veloce.

    Ricordiamo anche che al momento non tutti possono creare spazi su Twitter Spaces, anche se il rilascio continua lentamente sia per iOS che per Android, e che gli spazi presentano ancora dei limiti (su questo ci soffermeremo con un focus specifico prossimamente), ma di sicuro è l’alternativa migliore.

    Ma Twitter Spaces al momento è l’alternativa migliore anche perché non si tratta solo di un’app stand-alone, ma è una funzionalità. Clubhouse nasce come app di social audio in maniera esclusiva, mentre Twitter Spaces è una funzionalità all’interno di una piattaforma che permette agli utenti di esprimersi anche con altre forme di contenuto. Ecco la carte vincente di Twitter.

    Perchè sappiamo bene quanto sia difficile creare contenuti audio di continuo, ogni giorno. Molto diverso invece offrire agli utenti anche la possibilità di esprimersi in audio e non in via esclusiva. E dè un po’ quello su cui si stanno orientando tutte le altre piattaforme che al loro interno stanno cercando di introdurre il contenuto audio con funzionalità simili a Clubhouse.

    Certo, non è la fine di Clubhouse, ma di sicuro quello che era il fenomeno del momento sta cominciando a subire una frenata notevole.

     

  • Clubhouse riceve nuovi finanziamenti, ma ora arriva Facebook

    Clubhouse riceve nuovi finanziamenti, ma ora arriva Facebook

    Clubhouse riceve un nuovo round di finanziamenti facendo lievitare il valore della società a 4 miliardi di dollari. Ma oggi nel panorama delle audio room si affaccia anche Facebook.

    Avevamo anticipato qualche giorno fa la notizia, ma ora arriva la conferma ufficiale. Clubhouse ha ricevuto un nuovo round di finanziamenti, di serie C, che permetterà alla società di Paul Davison e Rohan Seth di “attrarre nuovi utenti, scalare la nostra infrastruttura e raddoppiare il nostro supporto ai creator”, si legge sul sito dell’app di social media audio. Questo finanziamento, più ambito per le società che puntano a confermare il proprio progetto di business, permetterà a Clubhouse di raggiungere il valore di 4 miliardi di dollari, quella stessa cifra che Twitter, secondo le indiscrezioni riportate qualche giorno fa, era ormai pronta a pagare 4 miliardi di dollari pur di accaparrarsi l’app del momento.

    Come già accaduto per il finanziamento del mese di gennaio di quest’anno, a guidare al cordata degli investitori c’è Andrew Chen di a16z, con la partecipazione di investitori come DST Global, Tiger Global e Elad Gil. Questo nuovo round, oltre a far lievitare il valore della società, permetterà a Clubhouse di essere più scalabile, vale a dire di saper affrontare un processo di crescita più strutturato, puntando tutto sul programma di accelerazione per i Creator, denominato “Creator First”, programma che permette ai Creator di essere pagati e a Clubhouse di scoprire nuove figura su cui investire.

    Clubhouse finanziamenti facebook franzrusso.it

    Facebook e la sua idea di social audio

    Ma la notizia del nuovo investimento ricevuto da Clubhouse viene, quasi allo stesso tempo, accompagnata da un’altra notizia che sta ricevendo, giustamente, molta attenzione, perché si sa, quando c’è di mezzo Facebook l’attenzione sale.

    E infatti, secondo quanto riporta Vox-Recode, la società di Mark Zuckerberg è ormai pronta per lanciare, praticamente oggi, una serie di prodotti catalogabili sotto l’etichetta “social audio”.

    Poco più di due mesi fa era stato proprio il New York Times a riportare, secondo alcune fonti interne alla società di Menlo Park, che Facebook stava proprio lavorando ad un prodotto che potesse competere con Clubhouse, visto il grande successo riscontrato dall’app social media audio, dalla fine dello scorso anno in poi.

    Quello che si sa oggi è che Facebook vuole trasformare Room, lo strumento di video chat lanciato lo scorso anno in piena pandemia, in un luogo in cui dare vita a stanze solo in audio. Di fatto, un prodotto analogo a Clubhouse. Un altro prodotto, sempre “Clubhouse-like”, che permetterà a gruppi di persone di interagire con gli speaker all’interno di un “palco virtuale”. Un altro prodotto che permetterà agli utenti di registrare brevi messaggi vocali e di condividere all’interno del proprio newsfeed. E poi un prodotto collegato a Spotify dedicato ai podcast.

    Be Heard: Bringing Social Audio Experiences to Facebook

    Non è chiaro se tutti i prodotti verranno lanciati oggi, ma da quello che si vede, la trasformazione di Rooms potrebbe essere quella più accreditata a contrastare Clubhouse, ameno in questa fase iniziale. Staremo a vedere.

    Questa notizia conferma il fatto che Mark Zuckerberg vuole fare sul serio per quanto riguarda le chat audio e non vuole l’occasione in un momento in cui la luce di Clubhouse sembra quasi offuscarsi. I segnali di un rallentamento dell’app social audio per eccellenza sono ormai evidenti e questo annuncio di Facebook potrebbe complicare le cose, proprio quando viene annunciato un nuovo round di finanziamenti.

    Clubhouse rallenta la sua corsa

    Clubhouse paga il fatto di essere ancora molto limitata, ricordiamo che può essere solo usata da dispositivi iOS, mentre l’87% del mercato mobile è in mano ad Android. Impossibile pensare che questo dato non abbia conseguenze, anche per il fatto che la società, dopo l’annuncio dei 10 milioni di download, di cui 435 mila in Italia, non ha più aggiornato i dati.

    Clubhouse perde slancio e i download sono ormai in caduta libera

    E poi, la concorrenza non è rimasta a guardare. Twitter sta ormai estendendo Twitter Spaces sempre di più, continuando a rendere disponibile la funzionalità che permette di creare spazi in audio ad un numero sempre più crescente di utenti. LinkedIn è ormai pronta a lanciare la sua versione di audio rooms, così come Spotify.

    Insomma, creare in continuo contenuti in audio non è facile e Clubhouse è nata solo per quella forma di contenuto. Una problematica, se vogliamo definirla in questo modo, che le altre piattaforme come Twitter, Facebook o LinkedIn non avranno, in quanto il formato audio si andrà ad unire al formato testuale e a quello visual, offrendo all’utente più possibilità per esprimersi al meglio.

    Di sicuro, Clubhouse non è finito ma si può dire che non riceve più l’attenzione che riceveva a fine dello scorso anno.

  • Instagram e il contatore dei like, la scelta agli utenti

    Instagram e il contatore dei like, la scelta agli utenti

    Lasciare o nascondere il contatore dei like, questo è il problema. Instagram, dopo due anni, ha pensato di risolvere il problema con un test che lascia la scelta agli utenti.

    Lasciare o nascondere il contatore dei like, questo è il problema. Chiunque segua le vicende di Instagram, ma dei social media in generale, conosce già il gran dibattito che si scatenò nel 2019 quando la società, oggi di proprietà di Facebook, decise di nascondere il conteggio dei like, dall’app, rendendolo disponibile solo per il proprietario del contenuto. La specifica “via app”, non è casuale, perché, appunto, i like sono comunque visibile se si accede a Instagram via web, quindi anche via desktop. Anche se esistono decine di app che permettono di ripristinare il conteggio e tornare ad usare l’app come se nulla fosse.

    L’idea, anticipata da un comunicato di Facebook oggi e confermata anche da Adam Mosseri, il capo di Instagram, dal suo account Twitter, sarebbe quella di lasciare la scelta agli utenti. Una scelta “ibrida” possiamo dire, una scelta che, forse, sarebbe stato meglio adottare due anni fa, per poi arrivare ad una eventuale eliminazione del contatore.

    Instagram contatore like utenti franzrusso.it

    Come scritto nel suo thread da Mosseri, “stiamo testando una nuova opzione che permette agli utenti quale esperienza adottare, se si tratta di: non vedere il conteggio dei like sui post di altri utenti, di disattivarli per i tuoi post o di mantenere l’esperienza originale“.

    Riassumendo, il test, avviato su Instagram da oggi, è quindi quello di passare la scelta agli utenti, attraverso tre opzioni:

    • non vedere il contatore dei like sui post di altri utenti;
    • lasciare la possibilità agli utenti di disattivarli anche per i propri post;
    • lasciare tutto come prima.

    In pratica ora, dopo due anni, gli utenti hanno un maggiore controllo su un elemento che ha finito per alterare la dinamica delle condivisioni dei contenuti, privilegiando quelli che ottenevano più like che, spesso, non erano sinonimo di qualità.

    La politica dei like ha poi diffuso ansia e insofferenza tra gli utenti che vedevano solo in quel valore il modo per verificare l’apprezzamento degli utenti. Una modalità, non dimentichiamolo, che ha finito anche, guardando il tema da un punto di vista più ampio, per diffondere “bufale”. L’attrazione che derivava dall’avere un maggior numero di like non era in linea, spesso, con un contenuto di qualità.

    Per arrivare ad una soluzione che propende per un maggiore controllo da parte degli utenti, evidentemente Instagram, così come Facebook, che avvierà a sua volta lo stesso test, si è resa conto che quel dato è ancora importante per gli utenti e che, in qualche modo, bisognava dare una risposta “tranquillizzante”.

    Instagram: al via il test che nasconde il Like in Italia, ma in Canada sono ritornati

    Va detto però che in questi quasi due anni senza contatore la condivisione di contenuti è stata vissuta in maniera più tranquilla, senza patema d’animo. Preoccuparsi dei like distrae dalla qualità dei contenuti, generando un vortice di condivisioni che nulla aggiungono, se non maggiore ansia.

    Staremo a vedere quale sarà il risultato di questo test e quale sarà la conseguente decisione finale da parte di Instagram, e di Facebook.

    Intanto voi che ne pensate?

  • Twitter ha provato ad acquisire Clubhouse prima di lanciare Twitter Spaces

    Twitter ha provato ad acquisire Clubhouse prima di lanciare Twitter Spaces

    Questo è il momento della voce e la notizia che riporta Bloomberg lo conferma. Twitter, mentre stava già lavorando su Twitter Spaces, ha provato ad acquisire Clubhouse per 4 miliardi di dollari.

    La notizia di fatto conferma che questo è il momento della voce. Bloomberg, secondo le proprie fonti, riporta che Twitter, mentre stava già costruendo il suo format per la voce, aveva provato ad acquisire Clubhouse. La cifra che era stata messa sul tavolo è importante, si parla infatti di 4 miliardi di dollari, quando, forse, ancora la stessa Clubhouse non vale va nemmeno 1 miliardo. Ricordiamo, come scritto già ieri qui sul nostro blog, che Clubhouse sta per ricevere un nuovo finanziamento che potrebbe far lievitare il suo valore a 4 miliardi, proprio quella cifra che Twitter era disposta a pagare per inserirla tra le forme di contenuto da usare all’interno della piattaforma da 280 caratteri.

    In realtà, non si sa perché poi le trattative si siano arenate, non si conoscono tutti i dettagli rispetto a questa notizia. Di certo è la conferma che Twitter, tra le concorrenti di Clubhouse, è quella che più sente lo strumento voce come affine alla sua natura. Come se sentisse il bisogno, già prima del fenomeno Clubhouse, di offrire ai suoi utenti uno strumento più per esprimersi.

    twitter acquisire clubhouse franzrusso.it

    E infatti, Twitter in questi giorni ha cominciato ad estendere Twitter Spaces, la sua risposta a Clubhouse, anche agli utenti Android e che in questo mese di aprile sarà disponibile davvero per tutti. E infatti cominciano a comparire con una certa frequenza, e anche una certa costanza, “spazi” (così si definiscono su Twitter, a differenza delle “room” o “stanze” di Clubhouse) nella sezione dei Fleets i contenuti simili alle Stories. Senza dimenticare che presto arriverà anche la versione web, quindi anche per desktop.

    Ricordiamo che nell’arco di un anno, l’arrivo Clubhouse è stato capace di innovare il panorama dei social media come non avveniva da tempo. Di fatto, tutte le atre piattaforma social media, a partire da Twitter, fino ad arrivare a Spotify e anche a LinkedIn, si stanno preparando a lanciare ognuna il proprio format che vede al centro la voce dal vivo.

    La vera differenza che queste piattaforme, includiamo anche Facebook (anche se ancora non si sa davvero nulla di più che un intenzione), hanno rispetto a Clubhouse è che l’audience è sicuramente più alta. Infatti gli utenti che usano Twitter Spaces partono già da una proprio audience costruita nel corso del tempo, mentre su Clubhouse si parte praticamente da zero.

    Insomma, la notizia che Twitter volesse acquisire Clubhouse conferma che il trend della voce è di assoluto interesse. Chiaro che l’intento di Twitter fosse quello di provare ad annullare la concorrenza e provare ad affrontare il mercato con un vantaggio competitivo non da poco. Ma, non è detto che questo non possa avvenire comunque.

  • Social Media e Creator, le piattaforme seguono Clubhouse

    Social Media e Creator, le piattaforme seguono Clubhouse

    Clubhouse permetterà agli utenti di pagare i Creator, in grado di creare contenuti esclusivi. E altre piattaforme social media sono pronte a seguire l’esempio, come già successo con le chat audio.

    Come promesso a fine gennaio, quando la startup ricevette il finanziamento da 100 milioni di dollari da Andreessen Horowitz, Clubhouse ha lanciato la funzionalità che permetterà di pagare i Creator. Chiamata Payments, attraverso questa modalità, gli utenti potranno pagare quelle persone che seguono in quanto capaci di creare “contenuti esclusivi”, i Creator. A loro volta, i Creator avranno la possibilità di guadagnare il 100% dai pagamenti, e questa è un’altra grande novità che permetterà a Clubhouse di metter in crisi la concorrenza delle membership platform.

    Alla fine, Clubhouse, dopo aver lanciato il suo programma di accelerazione “Creator First“, pensato per reclutare Creator e aiutarli a costruire il proprio pubblico, come promesso, l’app che ha rivoluzionato il panorama social media con l’introduzione delle chat audio, permetterà ad un ristretto numero di Creator, per ora, di cominciare a guadagnare.

    social media creator franzrusso.it

    Come funziona payments di Clubhouse

    La funzionalità per i pagamenti di Clubhouse è molto semplice. Una volta toccata l’immagine del profilo del creatori di riferimento, comparirà il pulsante “Invia denaro” (Send Money) offrendo all’utente la possibilità di scegliere quanto pagare. L’intera somma verrà riconosciuta al Creator, a questa andrà aggiunta “una piccola quota di elaborazione della carta” che verrà riconosciuta a Stripe, l’azienda di San Francisco, nata nel 2011, che elabora piattaforme per i pagamenti che già vanta collaborazioni con Google, Amazon, Spotify, Microsoft, Uber, Lyft.

    Ma il vero tema che introduce Clubhouse è quello di portare all’interno di una piattaforma social media la logica “membership”. Ancora una volta Clubhouse può ritenersi pioniera in quanto, con questa mossa, apre la strada ai “social media memerhsip platform”. Perché questo?

    Cresce l’esigenza di contenuti di qualità

    La pandemia ha fatto emergere in maniera evidente quanto ci sia bisogno di accedere a contenuti di qualità, in quanto garantiscono certezza delle informazioni, verificabili, e, cosa non da poco, sicuro valore aggiunto. Possiamo, forse, dire che la pandemia da Covid-19 ha fatto comprendere quanto la logica del contenuto per i “like forzati” non garantisce sempre qualità e valore per chi ne usufruisce. Allora c’è bisogno di altro.

    Vero, Clubhouse in realtà non inventa nulla, esistono già vere e proprie piattaforme di memebership che già attuano questa logica. Solo che, come dicevamo prima, Clubhouse è la prima (se non una delle prime) a sperimentare questa logica all’interno della propria piattaforma. Ecco la novità.

    E come già successo, con l’esplosione delle chat audio, o audio room che dir si voglia, sappiamo già che questa sarà la strategia che adotteranno le altre piattaforme social.

    Cos’è Patreon, la platform membership

    Prima di vedere quali sono, è doveroso, per completezza di informazione, che tra le piattaforme di memebership più usate, ad oggi, non si può non citare Patreon “piattaforma in abbonamento che permette ai creator di ricevere compensi in modo facile. E la società fondata da Jack Conte (CEO) e Sam Yam ha triplicato il suo valore, arrivano a 4 miliardi di dollari, grazie ad un nuovo investimento di 155 milioni di dollari. La dimostrazione che la strada del membership sarà, presto, quella che seguiranno tutti.

    A proposito dei 4 miliardi di dollari di valore di Patreon, è notizia di oggi, riportata da Bloomberg, secondo fonti, che Clubhouse starebbe arrivando allo stesso valore di 4 miliardi di dollari in quanto è in attesa di ricevere un nuovo finanziamento, anche se non si sa di quanto e non si sa da chi. In pochi mesi quindi l’azienda di Paul Davison e Rohan Seth ha visto lievitare il suo valore, pur non avendo ancora un versione per Android (forse arriverà in estate o poco dopo) e pur non avendo ancora generato un modello di business chiaro a tal punto da generare entrate.

    Ecco, l’introduzione della modalità per i pagamenti e il lancio di una strategia chiara proiettata ai Creator da parte di Clubhouse, sono due pilastri su cui si basa tutta la strategia dell’app di chat audio e, nei prossimi mesi, vedremo se questa pagherà.

    Le altre piattaforme social: Super Follows di Twitter

    Intanto le altre piattaforme non stanno solo a guardare. Twitter, che in questi giorni ha rilasciato la possibilità di aprire spazi su Twitter Spaces anche su Android, sebbene sempre in modalità “beta” (se vi va, seguite anche il nostro #SpazioTech) sta per lanciare Super Follows, un programma orientato ai Creator in abbonamento che consentirà loro di monetizzare. La funzionalità permetterà poi alla società di Jack Dorsey di sperimentare una nuova linea di business che consentirà di ottenere nuove entrate. Un modo per smarcarsi, se vogliamo, dalla dipendenza dall’advertising.

    Twitter, il futuro è nelle Community e nei Creator

    Anche TikTok guarda ai Creatori realizzando il “Fondo per Creator”, al quale possono accedere utenti che superano un certo numero di visualizzazioni mensili. Adesso si parla di 100 mila visualizzazioni in 30 giorni. Da alcune stime, emerge che per generare entrate per i Creator, bisogna partire da un minimo di circa 80 mila visualizzazioni per ottenere 1 euro.

    La “Creator Mode” di LinkedIn

    Ai Creator guarda anche LinkedIn, introducendo “Creator Mode”, che verrà rilasciata per gli utenti entro questo mese, permettendo agli utenti di aggiungere funzionalità in modo da rendersi riconoscibili su certi argomenti ed essere considerati come “influencer” o “opinion leader”. Una volta impostata la modalità, il tasto “Connetti” si trasformerà in “Segui”. Inoltre, sarà possibile inserire, all’interno del proprio profilo, degli hashtag che caratterizzano i contenuti dell’utente.

    E sempre LinkedIn è ormai pronta a lanciare la sua audio room, come abbiamo visto qualche giorno da, un altro strumento per aiutare i Creator ad emergere. Anche se ancora non è chiaro il modo con cui gli stessi Creator possano pensare di monetizzare a fronte di una attività sempre più strutturata sulla piattaforma.

    Ecco, questa era solo una considerazione di un grande tema che, vedremo nei prossimi mesi, sarà sempre più al centro dell’attenzione di tutti.

    E voi che ne pensate?

  • Twitter Spaces sarà disponibile anche nella versione web

    Twitter Spaces sarà disponibile anche nella versione web

    Twitter Spaces, dopo il propagarsi su iOS e anche su Android, sta per arrivare anche per versione web, quindi anche per desktop.

    Da qualche giorno, Twitter Spaces si sta propagando anche sull’app Android, diversi utenti, anche in Italia, stanno cominciando ad aprire i propri “spazi” di conversazione, dopo un primo test riservato a pochi utenti su iOS. E infatti, aumentano i momenti live visibili nella sezione dedicata ai Fleets. Ma c’è una notizia che potrebbe ancora di più estendere la diffusione di Spaces ed è quella, confermata poi anche da Twitter, che presto vedremo e useremo Twitter Spaces anche via web. Questo significa poter aprire spazi di conversazione anche dal proprio desktop e non solo, come è adesso, solo via app mobile.

    La prima ad accorgersi della novità, come sempre accade in questi casi, è stata Jane Manchun Wong, la revers engineering specializzata a scovare novità che poi vedremo aperte a tutti, che con un tweet ha “spoilerato” la novità. Nel tweet si vede una anteprima di quello che potrebbe essere la scheda di anteprima dell’apertura dello spazio, visualizzata da web.

    twitter spaces desktop franzrusso.it

    Ma c’è di più. Infatti, un po’ prima della Manchun Wong, uno sviluppatore di Twitter Spaces, “Noah”, che tutti abbiamo imparato a conoscere, ha pubblicato delle schermate di come potrebbe apparire Spaces da desktop.

    Portare Twitter Spaces sul web, e quindi renderlo disponibile anche per desktop, permetterebbe a Twitter di essere ancora più avanti nella grande corsa che vede tutte le piattaforme impegnate a lanciare la propria versione “Clubhouse-like“. Significherebbe, per la società guidata da Jack Dorsey, presidiare una zona, quella web/desktop, finora ancora inesplorata, in fatto di chat audio o audio rooms, che permetterebbe di abbracciare e coinvolgere un pubblico ancora più vasto.

    Di solito Twitter, in questi anni, non ci ha abituato a scatti in avanti nel momento in cui sembrava naturale muoversi in una direzione già segnata (basta guardare la storia di Periscope e del suo epilogo), ma stavolta è diverso. Twitter ha in mano un’occasione unica di anticipare tutti, anche Clubhouse che ancora non ha un versione Android che potrebbe vedere la luce, forse, in estate o più avanti. L’unico competitor diretto, al momento è Discord che ha lanciato la sua versione di audio room, chiamata Stage Channels, su tutte le versione, web e mobile.

    Twitter a questo punto ha tutto per non fallire e provare a tracciare una rotta, guidando le fila. E siamo sicuri che sarà così, anche perché le notizie societarie sono molto positive.

    Twitter, il futuro è nelle Community e nei Creator

    Come ricorderete, lo scorso anno il fondo Elliott (proprietario anche del Milan) aveva investito una grossa quota all’interno della società, con l’intento di mandare via Jack Dorsey e perseguire una strada diversa, che prevedesse innovazione e introiti. Ebbene, a distanza di pochi giorni tutto venne sistemato con l’ingresso di Silver Lake che mise sul piatto 1 miliardo di dollari e la riconferma di Jack Dorsey.

    Tutto questo per dire che la notizia è che Jesse Cohn, l’uomo di Elliott all’interno del consiglio di amministrazione di Twitter si dimetterà non appena la società di Dorsey troverà il suo nuovo direttore. La conferma che la strada giusta è ormai segnata, quella che prevede di raddoppiare i ricavi entro il 2023. E i mercati stanno dando ragione a questa strategia. In un anno, dall’ingresso di Elliott, le azioni di Twitter sono cresciute del 95%.

  • Anche LinkedIn e Spotify pronti a sfidare Clubhouse sulle chat audio

    Anche LinkedIn e Spotify pronti a sfidare Clubhouse sulle chat audio

    Anche LinkedIn e Spotify si apprestano a sfidare Clubhouse sulle chat audio. Due nuove occasioni per gli utenti di creare contenuto audio coinvolgente.

    Da quando Clubhouse è approdato nel mondo dei social media, mettendo la voce al centro della propria piattaforma, diversamente da quanto fatto dalle altre piattaforme in precedenza, non passa giorno che l’elenco dei potenziali competitor si aggiorni. Stavolta è il turno di LinkedIn, l’ultima grande piattaforma social media ad approdare alla forma di contenuto vocale, e di Spotify che, con l’acquisizione di Betty Labs, si appresta ad ospitare anche le conversazioni dal vivo, dopo aver molto investito sui podcast.

    Allora, andiamo con ordine e cerchiamo di capire come le due piattaforme si stanno attrezzando ad entrare nel grande mondo delle chat audio. Prima però è necessario ribadire che ci troviamo di fronte ad un fenomeno, per certi versi, inarrestabile e inevitabile. Certo, siamo ancora qui a raccontare dell’ennesimo esempio di “copia-incolla”, ma non poteva essere che così. I social media costituiscono l’unica, vera e grande, rivoluzione all’interno della comunicazione digitale ed è, appunto, inevitabile che questo fenomeno “copy-pasta” (da copy and paste) continui. D’altronde, tutti copiano la Coca-Cola, ma solo la Coca-cola è unica. Arriveremo, ad un certo punto, che sapremo riconoscere l’unicità come un valore per il fatto che una piattaforma riesce ad interpretare quella novità meglio di chiunque altra. Ed è quello che è successo per le Instagram Stories, meglio riuscite che su Snapchat e che tutti, più o meno, oggi associamo all’idea “contenuto effimero”.

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    Bene, detto questo, passiamo a conoscere le idee di LinkedIn e Spotify rispetto alle chat audio.

    Anche LinkedIn avrà le sue chat audio

    Come anticipato da Alessandro Paluzzi, il nostro revers engineering a cui nulla sfugge, anche LinkedIn sta sviluppando la sua versione di chat audio. Nell’ottica di offrire sempre nuove modalità di creazione del contenuto, LinkedIn ha poi confermato quello che Paluzzi aveva scoperto dall’app LinkedIn su Android. L’idea della piattaforma di proprietà di Microsoft è quella di offrire la possibilità di creare contenuti audio dall’identità professionale degli utenti. Si tratta quindi di un passo avanti ulteriore, rispetto alle altre piattaforme che si stanno cimentando sulla forma di contenuto vocale, come Twitter con Twitter Spaces (che dovrebbe essere presto disponibile per tutti gli utenti) o Facebook, di cui ancor non si conosce nulla.

    LinkedIn quindi, dopo i video e i video live, la newsletter, le stories, si lancia anche nelle chat audio e conferma di stare lavorando ad un format audio a TechCrunch, offrendo anche un’immagine di come sarà la chat audio sulla piattaforma. Come si vede dall’immagine, a differenza delle altre versioni, qui si differenziano visivamente gli speaker dagli ascoltatori, mettendoli ben in evidenza insieme all’host.

    Cosa offre di più LinkedIn? Di certo la possibilità di estendere la modalità di contenuto in chiave di networking, il vero core della piattaforma. E il contenuto audio può essere poi impiegato anche negli eventi. Come confermato dalla stessa società, il 2020 per LinkedIn è stato l’anno in cui gli utenti hanno usato di più la piattaforma per connettersi con gli altri (+30%), totalizzando 4,8 miliardi di connessioni, considerando che il 60% degli utenti si è spostato verso lo smart working, rispetto all’8% pre pandemia.

    Spotify pronta a lanciarsi negli audio live

    E anche Spotify, piattaforma audio musicale per eccellenza, dopo aver investito molto sui podcast, decide di lanciarsi nella sfida a Clubhouse puntando sugli audio live, andando a completare l’offerta di contenuto che viene messa a disposizione degli utenti. E questo perché la società guidata da Daniel Ek, CEO e co-founder, ha deciso di acquisire Betty Labs, la società che sviluppa Locker Room, l’app audio dal vivo dedicata allo sport. L’app è stata finora disponibile solo all’interno dell’Apple Store per iOS, probabile pensare, a questo punto, che l’app verrà sviluppata anche per Android aprendosi anche ad altri generi (con un altro nome), in modo da permettere agli utenti di creare contenuti audio anche su altri generi, oltre allo sport.

    Sebbene le due app rimarranno separate nella fase iniziale, non è escluso che poi, anche sulla base di come gli utenti useranno l’app per conversare dal vivo, le due possano fondersi un qualche modo. Di certo, lo sviluppo di Spotify verso i contenuti audio dal vivo è molto interessante.

    Come abbiamo visto, da qui in avanti la possibilità di usufruire e creare, soprattutto, contenuti audio sarà alla portata di tutti. Sarà poi l’utente, in base all’argomento, al pubblico a cui vuole parlare, a decidere dove realizzare la sua chat audio.

    A differenza di Clubhouse e di Twitter, LinkedIn e Spotify non hanno specificato se verrà sviluppata una modalità tale da permettere ai creator la possibilità di guadagnare creando degli eventi. Ma siamo certi che anche questa possibilità verrà replicata.

    E voi che ne pensate?

  • Amazon, i sindacati Usa e una strategia social sbagliata

    Amazon, i sindacati Usa e una strategia social sbagliata

    Amazon sta affrontando uno dei momenti più complicati da quando è nata. Il voto in Alabama potrebbe permettere l’ingresso dei sindacati all’interno delle proprie strutture. Ma la strategia social, molto aggressiva, è una scelta sbagliata.

    Come molti di voi sapranno, questa per Amazon è la settimana decisiva, in quanto potrebbe dare vita, per la prima volta in 27 anni, all’ingresso dei sindacati all’interno dei propri magazzini. La posta in gioco per Amazon è molto alta perché significherebbe rivedere i rapporti di lavoro con i propri dipendenti, finora gestiti senza bisogno che ci fosse una organizzazione dei lavoratori ad avanzare le istanze e le richieste degli stessi. Si tratta di uno dei grandi traguardi del secondo datore di lavoro degli Stati Uniti d’America che impiega nel mondo 1,3 milioni di persone. Solo nel 2020, l’anno della pandemia, con la spinta enorme e globale registratasi sul commercio online, Amazon ha impiegato 500 mila persone. In Italia sono circa 9.500 in 40 siti.

    Amazon e Union Vote in Alabama

    Per cercare di riassumere la questione, molto complessa per la verità, diciamo che all’interno del magazzino di Bessemer, Alabama (Usa), a fronte della pandemia, è nata una crescente richiesta di orari di lavoro più congrui, più tempo per le pause (i lavoratori raccontano di due pause di 30 minuti in un turno di 10 ore) e un trattamento più rispettoso. Come già successe nel 2014, per la seconda volta in un magazzino Amazon negli Usa si vota per avere una rappresentanza sindacale che gestisca le relazioni con l’azienda.

    amazon sindacati social media franzrusso.it

    Le operazioni di voto per posta non iniziate a febbraio e si sono concluse nello scorso fine settimane. Da lunedì è iniziata la fase del conteggio dei 6.000 voti e le operazioni potrebbero protrarsi per diverse giorni prima di conoscere l’esito. Nel frattempo, il caso ha finito per coinvolgere, inevitabilmente, la politica e non sono pochi i deputati che hanno preso posizione a difesa dei lavoratori Amazon dell’Alabama.

    In particolare, due senatori si sono schierati apertamente a difesa dei lavoratori e parliamo di Bernie Sanders, che è andato a trovare i lavoratori nel sito di Bessemer, ed Elizabeth Warren.

    Amazon e la strategia sui social media

    Ora, questo era per cercare di contestualizzare un po’ quello che sta accadendo intorno ad Amazon, il colosso e-commerce fondato da Jeff Bezos, l’intento è quello di soffermarci sulla strategia di comunicazione, sui social media in particolare, che l’azienda ha tenuto negli ultimi giorni. Una strategia dura, rude, in alcuni casi anche inappropriata, a testimonianza di come a volte non è vero che le dimensioni dell’azienda corrispondano ad una migliore gestione della propria comunicazione e della propria immagine.

    Dopo che i due parlamentari citati si sono schierati apertamente a favore dei lavoratori, secondo quanto riportato da Recode, Jeff Bezos in persona si sarebbe indispettito non poco, ordinando ai suoi manager di essere più incisivi a contenere le critiche sollevate dai due democratici.

    Di fronte a questa richiesta, mentre le operazioni di voto erano ancora aperte, Amazon decide di optare per una strategia sui social media frontale, molto aggressiva. E, oltre alle lamentele di Bezos, quello che ha preoccupato di più i vertici di Amazon è stato l’annuncio della visita di Sanders al magazzino di Bessemer. A quel punto la parola d’ordine è diventata “combattere”.

    Guardate i tweet che fa Dave Clark, il 24 marzo, quasi a sfidare Sanders sul tema del salario orario che l’azienda garantisce e sulle garanzie.

    https://twitter.com/davehclark/status/1374853182484963332

    Clark alza subito il tiro, vuole lo scontro e non è affatto conciliante. Butta nel mezzo quello che loro fanno, facendo intendere che “quello che facciamo noi non lo fa nessun altro, vai a fare battaglia da qualche altra parte“. Insomma, non un bel modo di conversare per essere il CEO di Amazon, una delle aziende più grandi del mondo. Provate a immaginare se Tim Cook facesse una cosa del genere, sarebbe, appunto, impossibile.

    Amazon sa benissimo che questo “Union Vote” è più grande di quanto si possa immaginare, è in gioco la stessa credibilità dell’azienda.

    E non è finita. Guardate come l’account di Amazon, @AmazonNews, risponde al repubblicano Mark Pocan che, citando con un commento il tweet di Clark, fa notare che nonostante la paga 15 dollari l’ora, Amazon non è un “luogo di lavoro progressista” se ci sono autisti che “fanno la pipì nelle bottiglie“. Guardate con quale aggressività si risponde, tutto il contrario di quello che si dovrebbe fare in questi casi: “La verità è che noi abbiamo più di 1 milione di dipendenti che sono orgogliosi di quello che fanno”.

    L’azienda non approcci alla conversazione cercando di spiegare la propria posizione, come si dovrebbe fare in questi casi, invitando l’interlocutore a “toccare con mano” quello che si sostiene. L’errore è già stato fatto, continuare con una strategia aggressiva non si fa altro che peggiorare le cose. Altro errore è anche quello di ritenere che l’aggressività in questi casi possa poi permettere di raccogliere qualche frutto. Invece, e bisogna dirlo chiaramente, questa strategia porta a raccogliere solo tempesta, come infatti sta avvenendo.

    Come detto prima, anche Elizabeth Warren, in questa occasione, è tornata alla carica sfruttando l’occasione dello Union Vote per rimarcare l’intenzione di presentare una legge che imponga ai colossi di Amazon di pagare “le giuste tasse” ed “evitare di eluderle portando tutto in paradisi fiscali“. Ecco come risponde Amazon:

    Cambiatele pure le leggi, non abbiamo pagato miliardi di dollari di tasse negli ultimi anni, questi sono i fatti“. Ma il diverbio poi è continuato, con la senatrice Warren che sottolinea l’arroganza dei tweet:

    E Amazon risponde così:

    La strategia del “tweeting through it”

    Quasi sempre le grandi personalità, come anche le grandi aziende, quando avvertono di essere in difficoltà o di essere prese di mira, la prima cosa che pensano di fare è adottare una strategia di attacco, pensando che esprimendo il proprio pensiero e le proprie motivazioni con aggressività possa portare a qualcosa di buono. Si tratta di una strategia che il più delle volte viene adottata proprio su Twitter, è quella che in gergo la si definisce “tweeting through it“. Una strategia difensiva che il più delle volte ha finito per complicare le cose. In pratica ad una domanda o ad alcune considerazioni che possono sembrare aggressive, si risponde moltiplicando l’aggressività, alzando il tono della conversazione, spiegando le proprie motivazioni con un tono arrogante e tracotante.

    Un esempio di strategia “tweeting through it” è quella che sistematicamente metteva in campo Donald Trump quando veniva attaccato. E sappiamo tutti come è finita.

    Cosa avrebbe dovuto fare Amazon in una situazione come questa?

    Cosa avrebbe dovuto fare Amazon?

    La risposta è molto semplice: esattamente il contrario.

    Questo perché l’esito del voto dell’Alabama, se vincessero i lavoratori, potrebbe innescare altri voti in altrettanti magazzini Usa e quindi metter in condizioni l’azienda di cedere sul punto che finora ha resistito in questi 27 anni. Quello che rimane, mettendo in pratica una strategia aggressiva, senza minimamente dimostrare di voler ascoltare e aprire un dialogo costruttivo, è il messaggio: “Io sono quello che vi pago di più e voi fate quello che vi dico“.

    Non è un bel modo di comunicare, specialmente sui social media dove il tema è trattato sempre con grande enfasi, capaci di generare conseguenze pesanti per l’azienda. Adesso Amazon potrebbe ancora recuperare in termini di immagine e chiedere scusa. Ma questa volta senza usare Twitter. Non avrebbe senso infatti fare come fanno in tanti, alzare il polverone e poi esporsi chiedendo scusa non aiuta. Il più delle volta si finisce per generare una “toppa peggiore del buco”.

    Ideale, prima dell’esito del voto, sarebbe quello di emanare un comunicato e scusarsi per aver alzato i toni, invitando i parlamentari a un dialogo sereno. Questo aiuterebbe molto, ma non succederà.